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64.
SEDUTA DI MERCOLEDÌ 21 DICEMBRE 2011
(ANTIMERIDIANA)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE RICHETTI
Indice
OGGETTO 1990
Progetto di legge d'iniziativa della Giunta: «Legge finanziaria regionale adottata a norma dell'art. 40 della L.R. 15/11/2001, n. 40 in coincidenza con l'approvazione del bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario 2012 e del bilancio pluriennale 2012-2014» (31)
(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, conclusioni ed esame articolato)
OGGETTO 1991
Progetto di legge d'iniziativa della Giunta: «Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario 2012 e Bilancio pluriennale 2012-2014» (32)
(Relazione della Commissione, relazione di minoranza e conclusioni)
PRESIDENTE (Richetti)
VECCHI Luciano, relatore della Commissione
LOMBARDI, relatore di minoranza
FAVIA (Mov. 5 Stelle)
SALIERA, vicepresidente della Giunta
DEFRANCESCHI (Mov. 5 Stelle)
NOÈ (UDC)
POLLASTRI (PDL)
MANFREDINI (Lega Nord)
BARBIERI (PD)
GRILLINI (Italia dei Valori)
MALAGUTI (PDL)
MONARI (PD)
BARBATI (Italia dei Valori)
MONTANARI (PD)
NALDI (SEL - Verdi)
FILIPPI (PDL)
VECCHI Alberto (PDL)
ALESSANDRINI (PD)
LEONI (PDL)
MANDINI (Italia dei Valori)
Allegato
Partecipanti alla seduta
Votazioni elettroniche
Allegato A
Atti esaminati nel corso della seduta
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE RICHETTI
La seduta ha inizio alle ore 9,48
PRESIDENTE (Richetti): Dichiaro aperta la sessantaquattresima seduta della IX legislatura dell'Assemblea legislativa.
Ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno dell’Assemblea, comunico l’assenza del Presidente Errani per la giornata odierna.
Diamo immediato svolgimento, come di consueto all’apertura delle nostre sedute, all’Inno nazionale. Vi chiedo di alzarvi in piedi.
(L'Assemblea, in piedi, ascolta l'esecuzione dell'Inno di Mameli)
OGGETTO 1990
Progetto di legge d'iniziativa della Giunta: «Legge finanziaria regionale adottata a norma dell'art. 40 della L.R. 15/11/2001, n. 40 in coincidenza con l'approvazione del bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario 2012 e del bilancio pluriennale 2012-2014» (31)
(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, conclusioni ed esame articolato)
OGGETTO 1991
Progetto di legge d'iniziativa della Giunta: «Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario 2012 e Bilancio pluriennale 2012-2014» (32)
(Relazione della Commissione, relazione di minoranza e conclusioni)
PRESIDENTE (Richetti): Colleghi, apriamo i nostri lavori. I testi sono stati licenziati dalla Commissione Bilancio, Affari generali ed istituzionali nella seduta del 13 dicembre 2011.
Vi ricordo che l'Assemblea legislativa è convocata in sessione unica ed esclusiva di bilancio, organizzata a norma degli artt. 99 e 20 del Regolamento con contingentamento dei tempi stabilito in ore 6,30 (390 minuti).
In tale sessione non sono iscrivibili altri oggetti all'ordine del giorno.
Relatore della Commissione è il consigliere Luciano Vecchi, che ha presentato relazione scritta.
Relatore di minoranza è il consigliere Marco Lombardi, che ha presentato relazione scritta.
Diamo la parola al relatore Luciano Vecchi per l’illustrazione dei provvedimenti.
VECCHI Luciano, relatore della Commissione: Grazie, presidente. Rimando, come usualmente faccio, alla relazione scritta per il dettaglio più specifico ed esaustivo delle valutazioni e della descrizione delle misure contenute nel Progetto di bilancio per il 2012. Intervenendo oggi posso rimandare in buona parte al dibattito che abbiamo avuto ieri, di forte pregnanza politica, rispetto al resoconto delle attività della Regione e alle idee per il futuro.
Vorrei, quindi, limitarmi ad alcune considerazioni che ritengo essenziali. Innanzitutto, nel contesto attuale, che è determinato da una grande incertezza economica e finanziaria, pesano anche nella nostra realtà la crisi economica mondiale, le speculazioni sui mercati finanziari internazionali, i ritardi nel definire un quadro di governance europea, scelte politiche sbagliate a livello nazionale. Tutto ciò ha determinato una situazione che ha messo a dura prova il sistema economico e sociale italiano e anche quello emiliano-romagnolo.
Le manovre finanziarie nazionali, in particolare nel 2010 e nel 2011, hanno ridotto i trasferimenti e le possibilità di spesa della Regione e del sistema degli Enti locali e impongono scelte dure e rigorose di bilancio e di programmazione finanziaria.
La Regione, col presente progetto di legge di bilancio di previsione, pone al centro alcuni grandi obiettivi, che riassumerei in questo modo: non rassegnarsi al declino della società italiana, promuovere equità e sviluppo sostenibile e inclusivo, puntare sull’innovazione e sugli elementi di qualità del sistema emiliano-romagnolo.
Si vuole consolidare la qualificazione del sistema produttivo attraverso il sostegno all’economia, ai lavoratori, ai giovani e alle donne, anche con misure straordinarie sulla base del Patto regionale per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva; la qualificazione del sistema di istruzione e formazione regionale ed il sostegno alle politiche per l’ambiente; la tutela del territorio e della costa; l’agricoltura e la green economy. Proprio le giovani generazioni, la loro qualificazione, l’accesso al lavoro e la lotta alla precarietà sono al centro delle principali innovazioni che si vogliono introdurre con il bilancio 2012.
Lo vogliamo fare anche grazie a scelte coraggiose che sviluppiamo ulteriormente, mantenendo l’invarianza della pressione fiscale regionale, la razionalizzazione e il contenimento dei costi delle istituzioni e delle strutture regionali.
Accanto a questi intendimenti di ordine generale, il testo declina le traiettorie di sviluppo regionale riaffermando quali prioritarie le politiche di sostegno al welfare, agli Enti locali, al Fondo regionale per la non autosufficienza e al finanziamento del sistema sanitario con livelli di assistenza sanitaria superiori ai LEA.
Mi permetto di dire – e lo faccio in maniera non scontata e non per piaggeria – che davvero il lavoro che è stato compiuto, innanzitutto dalla Giunta regionale, nel predisporre in una situazione così complicata e anche carica di incertezze, un bilancio allo stesso tempo prudente, responsabile, ma anche ambizioso, è qualcosa che deve essere sottolineato e di cui ringraziamo il nostro Esecutivo.
Oggi la situazione italiana è caratterizzata da una bassa crescita economica e da turbolenze finanziarie che derivano anche dall’enorme consistenza del suo debito pubblico. La crescita del PIL fino ad oggi oscilla attorno alla metà della media dell’Unione monetaria, tra lo 0,6 e lo 0,9, contro l’1,6 per cento. Una grave volatilità dei mercati finanziari, soprattutto per quanto riguarda i titoli bancari, e una crescita abnorme dello spread tra i titoli del debito pubblico italiani e quelli tedeschi, sono stati e sono ancora oggi al centro delle turbolenze finanziarie.
In estate sono state varate due manovre economiche per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Queste due manovre prevedono una correzione del disavanzo di 3 miliardi nel 2011, 28 nel 2012, 54 nel 2013 e 60 nel 2014. Ricordo che queste manovre – parlo evidentemente delle misure precedenti alla manovra Monti –,che in gran parte non hanno trovato un’attuazione pratica, vincolano tuttavia il quadro finanziario nazionale, ed erano basate per un terzo sulla riduzione della spesa, per un terzo sull’aumento di entrate e per un terzo su risorse che dovevano derivare dalla riforma del sistema fiscale e di quello assistenziale. Nonostante queste manovre, sia Standard and Poor’s che Moody’s hanno declassato il rating dello Stato italiano con outlook negativo.
Anche il sistema bancario è investito dalla crisi e oggi il principale fattore di crescita è dato dalle esportazioni. L’occupazione sembra in leggerissimo recupero, seppure molto lento, soprattutto nel settore del terziario. Vi è una stagnazione dell’industria simile a quella in atto alla fine del 2010.
I consumi delle famiglie continuano a registrare una crescita estremamente debole dovuta a una riduzione del reddito reale a disposizione delle stesse e anche il livello delle aspettative sull’evoluzione futura si è ridotto a causa della generalizzata paura rispetto alla situazione economica e al precipitare della crisi del debito sovrano.
In sostanza, operiamo in un contesto di rallentamento dell’economia europea dovuto e causato anche dai ritardi e dalle reticenze nel compiere, nell’Unione Europea, e nell’eurozona in particolare, quelle scelte di maggiore integrazione politica ed economica a livello continentale che appaiono sempre più indispensabili.
In Emilia-Romagna il quadro economico e sociale risente del contesto italiano e internazionale pur registrando, anche grazie a scelte positive del sistema istituzionale regionale e locale, indicatori anche tendenziali migliori.
L’aumento reale del PIL in Emilia-Romagna dovrebbe assestarsi quest’anno attorno allo 0,9 per cento, contro lo 0,6 dell’Italia. Anche per il 2012 si prevedeva, fino a qualche settimana fa, un aumento molto modesto, dello 0,5, ma sempre superiore a quello dello 0,2 previsto per l’Italia. C’è da dire, tuttavia, che i nuovi dati tendenziali, sia degli istituti italiani che di quelli europei, indicano uno scenario per il 2012, per quanto riguarda il nostro Paese, di recessione.
Nel biennio 2013-2014 dovrebbe esserci una lieve accelerazione del PIL regionale, anche qui difficilmente prevedibile oggi, comunque superiore all’incremento di quello nazionale. Vi sono stati dati, nel corso di quest’anno, di relativo miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, con una riduzione del tasso di disoccupazione regionale dal 6 al 5,1 per cento e una riduzione dell’utilizzo della cassa integrazione, nelle sue varie versioni, che resta comunque molto superiore alla norma.
Anche in Emilia-Romagna, come nel resto del Paese, le prospettive occupazionali si sono deteriorate per i più giovani, mentre sembrano migliorare lievemente per le donne e per i lavoratori con un livello di istruzione più elevato.
L’industria manifatturiera è stata in risalita nel primo trimestre di quest’anno, soprattutto trainata dall’export, e la crescita si è registrata in particolare nel settore metalmeccanico. Ma oggi aumenta il pessimismo delle aziende, analogamente a quanto accade a livello nazionale, e gli investimenti rimangono, per dirlo in maniera eufemistica, estremamente cauti.
L’industria delle costruzioni ha visto una situazione negativa nel primo semestre di quest’anno e anche per quanto riguarda il commercio interno restano estremamente deboli le vendite al dettaglio.
Il settore turistico ha dato risultati buoni, soprattutto grazie all’incremento della presenza straniera. Il mondo della cooperazione registra un andamento sostanzialmente stagnante che, tuttavia, per le caratteristiche di quel tipo di impresa, non ha prodotto effetti negativi sull’occupazione.
Vi è stato, dal mese di marzo di quest’anno, un lieve incremento del numero di imprese attive in Emilia-Romagna, con un’inversione di tendenza rispetto al calo degli anni passati.
Un problema grande, che si manifesta anche nella nostra regione, riguarda la dinamica dei prestiti, dove si è manifestato un inasprimento delle condizioni di accesso al credito da parte delle banche, sulle quali incidono pesantemente la crisi finanziaria europea, ma anche l’inasprimento delle cosiddette condizioni di Basilea.
Questo porta al fatto che il livello reale degli investimenti è inferiore di quasi il 5 per cento rispetto alla media del decennio precedente.
Per quanto riguarda la finanza regionale, per l’anno 2012 saranno ancora preponderanti le conseguenze del decreto-legge n. 78 del 2010, che riduce le risorse statali a qualunque titolo spettanti alle Regioni a statuto ordinario in misura pari a 4,5 miliardi di euro a decorrere dal 2012.
Per la nostra Regione, solo per quanto riguarda l’impatto del decreto-legge n. 78 del 2010, quindi senza contare le riduzioni successive, si tratta di una riduzione di 390 milioni di euro derivanti dal de finanziamento delle Bassanini, a cui occorre aggiungere l’impatto di 31 milioni di euro in meno derivanti dall’azzeramento del Fondo nazionale per la non autosufficienza.
Ricordo che il sostanziale azzeramento dei trasferimenti ex Bassanini ha gravi ripercussioni sui settori dell’ambiente, della viabilità, dell’agricoltura, del fondo unico per le imprese, dell’edilizia e del trasporto pubblico a interesse regionale e locale, rischiando di compromettere in qualche caso lo svolgimento di funzioni estremamente importanti dal punto di vista socio economico.
Ricordo, altresì, che alla riduzione dei trasferimenti si accompagna una riduzione conseguente, anche se non esattamente uguale, del tetto di spesa per la Regione, quindi nonostante la saggia e corretta – ma anche prudente – gestione finanziaria di questa Regione, in ogni caso le caratteristiche del Patto di stabilità che si impongono alle Regioni, anche laddove vi fossero risorse disponibili o minori tagli, impediscono comunque l’utilizzo delle risorse stesse.
Ricordo in particolare che un settore strategico, particolarmente colpito ad oggi dai tagli del Governo, è quello del trasporto pubblico locale. Sappiamo che il taglio del trasferimento a livello nazionale è stato di oltre 1 miliardo 600 milioni di euro, con il rischio di gravissime ripercussioni sullo svolgimento del servizio. Proprio oggi è in corso una riunione della Conferenza Stato-Regioni per arrivare a un accordo che noi auspichiamo sia il più vicino possibile alla cifra che è stata tagliata. Sappiamo che garantire quanto c'è oggi nel trasporto pubblico locale è comunque insufficiente rispetto alle esigenze dei cittadini e della società, ma auspichiamo che almeno si riesca a garantire risorse sufficienti anche per l’anno prossimo e per gli anni successivi.
Inoltre, il settore dei servizi sociali è stato nel corso di questi anni falcidiato. Si tratta di tagli, con l’azzeramento o la riduzione molto forte dei fondi sociali nazionali, che colpiscono anche il bilancio regionale, ma che soprattutto si riverberano nei bilanci degli Enti locali, che sono i titolari del grosso della spesa sociale, proprio in un momento di aumento delle esigenze dei cittadini e del territorio.
Da questo punto di vista, il Patto regionale di stabilità, con legge adottata da questa Assemblea un anno fa, ha avuto prima attuazione nel corso di questo autunno, allorché la Giunta regionale ha distribuito ai Comuni e alle Province del nostro territorio oltre 105 milioni di autorizzazioni di spesa per poter andare oltre i limiti del Patto di stabilità interno per i Comuni. Si tratta di un risultato estremamente positivo, che ha permesso di soddisfare le richieste di 161 Comuni e 6 Province e di avere risorse aggiuntive essenzialmente per il pagamento dei fornitori e per poter rimettere in circolo risorse per il sistema economico locale.
Noi predisponiamo questo bilancio avendo ancora numerosissime incertezze per quanto riguarda l’impatto della legislazione e delle scelte nazionali (e lo dico ancora al netto della manovra Monti) che incidono e incideranno necessariamente sulle risorse a disposizione e sulle regole che anche la nostra Regione dovrà seguire.
Mi riferisco al grande tema del settore del trasporto pubblico locale, al non ancora definito criterio di riparto delle risorse derivanti dalla cosiddetta “Robin Tax”, al tema dell’edilizia sanitaria, rispetto al quale all’accordo Stato-Regioni del 18 novembre 2010 non è stato dato seguito, e ad ulteriori elementi che riguardano la sanità, il tema delle condizioni di utilizzo del Fondo sociale europeo, i criteri di cofinanziamento e il fatto che nel maxiemendamento alla legge di stabilità, risalente a circa tre mesi fa, sono contenute disposizioni riguardanti il Patto di stabilità interno per il 2012 e gli anni successivi e per la Regione Emilia-Romagna si richiede come contributo agli obiettivi di finanza pubblica uno sforzo aggiuntivo, cioè una riduzione ulteriore dei trasferimenti ai tetti di spesa, in termini di competenza, di oltre 49 milioni di euro per il 2012, 106 milioni per il 2013, e un contributo un po’ superiore per quegli anni per quanto riguarda la cassa.
Sono altresì state introdotte, con quella legge, nuove norme con l’obiettivo della riduzione del debito a partire dal 2013, che modificano i criteri e i limiti imposti alle Regioni per il proprio stock di debito, dalle conseguenze ancora poco prevedibili per quanto riguarda tutte le Regioni, compresa la nostra.
Prima di arrivare alla sottolineatura di alcune delle misure - che ritengo più significative - contenute nel bilancio, vorrei dire che, come tutti gli anni, il lavoro della I Commissione è stato impegnativo e ancora una volta ringrazio tutti i colleghi, in maniera particolare il Presidente Marco Lombardi, per la competenza e la dedizione con cui si affronta un percorso complesso e con tempi molto ristretti, come quello della definizione e dell’approvazione del bilancio e della legge finanziaria. Anche quest’anno è stata significativa la realizzazione di un’udienza conoscitiva, peraltro molto partecipata, che ci permette evidentemente di sentire quali sono gli umori degli stakeholders, delle parti sociali, dei nostri interlocutori. Dall’udienza è emersa una grande preoccupazione per quanto riguarda la situazione socio-economica, ma anche un apprezzamento per alcune delle scelte fondamentali compiute sia in continuità con il passato che in maniera innovativa, in questo bilancio, che riguardano in maniera particolare l’attenzione alle misure, peraltro evocate nel nuovo Patto per la crescita, relative per esempio a un investimento straordinario sui giovani, relative a risorse aggiuntive, ancorché purtroppo limitate, per quanto riguarda l’aiuto all’accesso al credito delle imprese. È emerso altresì un apprezzamento per misure – sia già trasferite nella nostra legislazione, sia previste in futuro – quali quelle relative alla semplificazione o per misure che riguardano la promozione della legalità e la lotta a qualunque irregolarità, fino a quelle riguardanti la criminalità organizzata, che sono considerate fondamentali per lo sviluppo del sistema socio-economico.
Nella predisposizione del progetto di bilancio pluriennale 2012-2014 si è quindi tenuto conto, come sempre si è fatto in questa Regione, dei vincoli contenuti nelle disposizioni statali in vigore, e si è dovuto realizzare comunque il bilancio, che abbiamo voluto adottare prima del 31 dicembre, pur in un quadro di incertezze sulla normativa statale di riferimento.
Con questo bilancio la Regione prosegue l’azione di razionalizzazione delle spese di funzionamento e dei diversi interventi regionali, evitando la logica dei tagli lineari, cercando di concentrare le risorse per lo sviluppo economico e con un’attenzione particolare agli interventi di carattere sociale e socio-sanitario.
Le scelte politiche del bilancio regionale per il prossimo esercizio vogliono privilegiare, con risorse proprie, anche aggiuntive, interventi per la crescita e il lavoro attraverso la stabilizzazione del lavoro precario, interventi per l’accompagnamento al lavoro dei giovani e sostegno delle imprese che investono nel futuro, adeguatamente sostenute nell’acquisizione delle competenze necessarie al fare impresa, attraverso misure per la competitività del sistema produttivo, finanziando interventi mirati in grado di ottimizzare l’effetto leva e valorizzare la sinergia con gli strumenti di altri soggetti, ad esempio il sistema Confidi o il sistema bancario, con particolare attenzione alla green economy.
Si vogliono privilegiare, inoltre, interventi sul welfare per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie, consolidando gli interventi sullo stato sociale e per le politiche di contenimento tariffario; il trasporto pubblico locale che, come dicevo, rischia di essere falcidiato dalla riduzione di trasferimenti statali, per il mantenimento della qualità dei servizi all’interno di una politica della mobilità in un’ottica di sviluppo sostenibile.
Si conferma la volontà di procedere al contenimento dei costi anche con interventi di riorganizzazione territoriale interna – peraltro, proprio in questa sessione dell’Assemblea legislativa affrontiamo due argomenti, quello dei parchi e delle ATO che rientrano in questo quadro – ma anche una riqualificazione della spesa interna della Regione mediante la riduzione dei costi di funzionamento, in continuità con gli anni precedenti, la rivisitazione delle scelte di investimento che non hanno trovato ancora una definitiva attuazione (e questo permetterà, è una norma contenuta nella finanziaria, in qualche modo di “ripulire” il nostro bilancio da impegni di spesa e soprattutto di investimento che i beneficiari, in particolare il sistema degli Enti locali, non hanno potuto nel corso degli anni utilizzare), e anche attraverso interventi di semplificazione amministrativa.
Per quanto riguarda la spesa di funzionamento della macchina regionale, che sappiamo essere la meno costosa a livello nazionale, continuiamo con la razionalizzazione e con la riduzione dei costi, dove vi è una riduzione ulteriore di oltre il 2 per cento, pari a un risparmio per oltre 7 milioni. Queste riduzioni di spesa evidentemente si cerca di accompagnarle con interventi di qualificazione del funzionamento nella macchina regionale. Richiamo a questo proposito il dibattito avuto in occasione dell’adozione della legge sulla semplificazione.
Lo stock del debito a carico della Regione viene ulteriormente ridotto rispetto all’anno precedente di quasi 60 milioni di euro. La nostra Regione, lo ricordo, è tra le Regioni a statuto ordinario quella che presenta il più basso indebitamento sia rispetto al PIL che rispetto alla popolazione. Ricordo a me stesso e ai colleghi come la Corte dei conti abbia affermato a questo proposito che “la complessiva solidità dell’impostazione contabile e finanziaria colloca la Regione Emilia-Romagna in una posizione che può essere ritenuta certamente positiva rispetto al complessivo attuale scenario della finanza pubblica territoriale”.
La gravità della situazione economica e sociale richiede, anche nella nostra Regione, il rafforzamento delle politiche per l’occupazione, lo sviluppo sostenibile, l’equità sociale, la qualificazione ambientale e territoriale.
Da tempo la nostra Regione sta operando per mettere in campo strumenti utili a fronteggiare gli effetti della crisi economica, avendo fatto la scelta di lavorare fianco a fianco con il sistema della rappresentanza istituzionale, economica e sociale dell’Emilia-Romagna. Frutto di questo lavoro è un pacchetto di misure sostenute economicamente con risorse pubbliche, che rappresenta un concreto sostegno alle imprese, ai lavoratori e alle famiglie per attraversare e superare questa difficile fase congiunturale.
L’esperienza iniziata nel 2009, poi rinnovata lo scorso anno, con il Patto per attraversare la crisi, trova oggi un’evoluzione di straordinaria qualità e importanza con il Patto regionale per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.
Con il Patto, la Regione, le forze sociali ed economiche e le istituzioni hanno condiviso le scelte strategiche volte a sostenere lo sviluppo della società emiliano-romagnola. Le priorità dell’accordo sono legate anche ad alcuni elementi di fondo, quali la promozione della legalità e di un’economia sana, con la lotta a ogni forme di attività economica illegale, il sostegno a nuove proficue relazioni industriali, investimenti nel sapere e nelle competenze soprattutto dei giovani, con incentivi nei loro confronti sul versante occupazionale e azioni mirate ad aumentare l’occupazione femminile e favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Molti degli obiettivi rappresentati nel nuovo Patto trovano un’immediata applicazione nelle politiche già avviate dalla Regione sul fronte delle risorse a copertura di diversi interventi, quindi già previste nel bilancio 2012.
Come dicevo, per il 2012 la Regione Emilia-Romagna manterrà invariata la propria leva fiscale e non aumenterà la pressione fiscale propria, anche se ricordo – e questo sarà oggetto di emendamenti specifici alla legge finanziaria – che la cosiddetta manovra Monti prevede un aumento esclusivamente a pro dello Stato, quindi dell’Amministrazione centrale, anche di talune addizionali regionali, che sono in questo caso regionali soltanto di nome.
Complessivamente, il versante delle entrate è caratterizzato ancora una volta dall’incertezza sul sistema di finanziamento e dall’opacità del meccanismo perequativo, che hanno reso ancora più difficoltosa l’individuazione delle risorse da destinare al finanziamento degli interventi e delle attività istituzionali.
Mi limiterò, come ho detto, soltanto a citare alcune delle misure più importanti. Il bilancio, come dicevo, opera una serie di scelte – devo dire in coerenza con quanto compiuto nel 2011, è stato il primo bilancio di una nuova era dopo i tagli e le riduzioni – credo qualitativamente molto importanti.
In questo bilancio, oltre 450 milioni di euro sono destinati ai settori delle attività produttive, commercio e turismo, comprese le risorse del Programma operativo regionale 2007-2013. Sono tre gli obiettivi di fondo: il primo, lo sviluppo della ricerca e il trasferimento tecnologico al sistema produttivo, anche attraverso la rete dei tecnopoli; il secondo, il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese e del sistema regionale nel suo complesso; il terzo, l’incentivo alla sostenibilità dello sviluppo e l’orientamento verso l’economia verde.
Ricordo che, in questo quadro, uno degli interventi più significativi è lo stanziamento di 13 milioni di euro che riguarda i Consorzi Fidi regionali a favore del sistema delle imprese.
Circa 380 milioni di euro sono destinati al diritto allo studio, all’accesso al sapere, all’istruzione e alle borse di studio per il lavoro e la formazione, che comprendono anche i finanziamenti che fruiscono del contributo del Fondo sociale europeo.
Obiettivo primario è riscrivere in qualche modo il patto intergenerazionale, oltre che le riforme del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali.
La priorità assegnata all’occupazione giovanile non esclude attenzione a tutti i lavoratori disoccupati in mobilità e coinvolti in situazioni di crisi. In questa direzione sono perciò orientati gli strumenti formativi e i criteri premianti dei bandi; la formazione delle persone in mobilità sarà finanziata con i fondi nazionali che lo Stato ha assegnato alla Regione attraverso l’accordo Stato-Regioni del febbraio 2009.
Le azioni di politiche attive si sviluppano attraverso azioni di accompagnamento alle strategie di sviluppo per promuovere azioni di promozione e sostegno alle imprese, con azioni di accompagnamento all’imprenditorialità per valorizzare e supportare tutti i lavoratori che investono; l’imprenditorialità come leva per non disperdere un patrimonio costituito da imprese già esistenti, nonché valorizzare professionalità, vocazioni ed esperienze anche diverse dei singoli per l’avvio di nuove attività.
Da questo punto di vista, come dicevo, per il 2012 la Regione vuole destinare 20 milioni di euro per un intervento straordinario di accompagnamento al lavoro dei giovani e a sostegno dell’innalzamento delle competenze per fare impresa.
Vengono inoltre confermate per il 2012 le risorse per salvaguardare il sistema scolastico attraverso azioni per la valorizzazione dell’autonomia e l’arricchimento dell’offerta formativa delle scuole del territorio dell’Emilia-Romagna.
Come per i giovani, la politica per l’occupazione femminile integrerà le azioni di formazione con quelle di inserimento nel mercato del lavoro e sarà sostenuto con interventi finanziari e formativi l’avvio di attività autonome e di nuove imprese.
L’aumento della presenza femminile sul mercato del lavoro è un indicatore di crescita economica e di crescita sociale e culturale. Oltre alla precarietà, è necessario rimuovere le discriminazioni di genere negli accessi e nelle carriere e promuovere un’organizzazione del welfare e della società che non solo non scarichi sulla donna il peso del lavoro di cura, ma ne valorizzi l’apporto, favorendo la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Oltre 80 milioni di euro sono destinati alle politiche sociali e ai servizi educativi per l’infanzia, e si conferma, con uno sforzo straordinario, il fondo straordinario di 22 milioni di euro, in continuità con il 2011, per sostenere gli Enti locali nello sforzo di mantenere un adeguato livello di servizi.
Oltre 8 miliardi di euro sono destinati alla sanità, provenienti dal fondo sanitario, e 150 milioni aggiuntivi al nostro bilancio, quindi derivano dalla manovra regionale, che consentiranno il finanziamento dei livelli di assistenza sanitaria superiore ai LEA e il mantenimento dell’equilibrio della spesa del servizio sanitario come obiettivo prioritario di sistema, confermando i principi di qualità, adeguatezza e appropriatezza delle prestazioni sanitarie.
Stanziamo nel bilancio, oltre ai fondi molto più ingenti previsti dal Fondo sanitario, 85 milioni di euro per il Fondo regionale per la non autosufficienza, cercando di coprire – anche se ci si riuscirà solo in parte, il taglio del contributo statale.
Investiamo inoltre 934 milioni di euro per il trasporto pubblico locale e i sistemi di mobilità. Confermiamo le risorse previste nel 2011 per promuovere un sistema integrato di mobilità in cui il trasporto collettivo deve rivestire un ruolo centrale per la sostenibilità ambientale, lo sviluppo civile ed economico e la coesione sociale.
Destiniamo circa 50 milioni di euro per la cultura, lo sport, il tempo libero, con particolare attenzione alle politiche per i giovani; 320 milioni di euro per la casa e la riqualificazione urbana; 52 milioni di euro per la protezione civile, di cui quasi 32 milioni di euro per gli investimenti.
Uno sforzo straordinario, di quasi 70 milioni di euro, viene destinato alle politiche per l’agricoltura, con il cofinanziamento al Piano di sviluppo rurale 2007-2013, e per la promozione di iniziative di qualità sia nella produzione che in campo ambientale e nella commercializzazione.
Infine, ricordo uno sforzo straordinario di 186 milioni di euro per il settore dell’ambiente e la difesa del suolo e della costa.
Cari colleghi, la proposta di bilancio di previsione per il 2012 appare, quindi, fondata – come ho cercato di ricordare succintamente – su criteri di responsabilità finanziaria, di prudenza nelle previsioni e, nel contempo, si pone obiettivi coraggiosi di innovazione, di equità, di sviluppo, di inclusione sociale; propone alla comunità regionale un nuovo impegno per costruire insieme il nostro futuro comune.
Ed è per questi motivi che, con grande convinzione, oltre che per ruolo, invito questa Assemblea ad approvarla. Grazie.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Luciano Vecchi. Lei ha usato esattamente i trenta minuti che aveva a disposizione come relatore, sebbene potrà ovviamente fare ricorso alla quota di tempo che rimane al suo Gruppo.
La parola al consigliere Lombardi per la relazione di minoranza.
LOMBARDI, relatore di minoranza: Grazie. Presidente e colleghi, oggi che il clima appare essere meno influenzato da strumentalizzazioni politiche, alcune riflessioni sulla situazione economica internazionale, nazionale e regionale possono essere più pacate, quindi più obiettive, spero da entrambi gli schieramenti.
Dobbiamo intanto partire da alcuni concetti che non possono non costituire un patrimonio comune. Il Patto di stabilità non è stata un’invenzione del Governo Berlusconi, ma una decisione dell’Europa per tentare di armonizzare economie nazionali molto diverse tra loro. E chi, forse al momento dell’introduzione dell’euro, si è dimostrato troppo accondiscendente alle richieste della Germania, non è stato Berlusconi ma il Presidente del Consiglio di allora.
La necessità di ridurre il nostro deficit e di iniziare a diminuire il debito pubblico non è stata una mania di Tremonti ma un’esigenza che, al momento dell’inasprimento della crisi, ci ha salvato dalla bancarotta e che anche oggi il Governo tecnico ripropone come primo punto all’ordine del giorno.
Rientrare in poco tempo dai nostri ingenti debiti e contemporaneamente investire sullo sviluppo è un’operazione di non facile attuazione, soprattutto in momenti in cui l’aumento dei tassi sul debito pubblico modifica di giorno in giorno le esigenze di remunerazione del debito.
Fino a giugno scorso la nostra situazione, pur difficile, era migliore che in molti altri Paesi dell’area euro, tant’è vero che non avevamo ed ancora non abbiamo fatto tutte quelle manovre sui dipendenti pubblici e privati che in varie Nazioni hanno creato situazioni di tensione sociale assai pericolose. Da giugno in avanti, l’aggravamento della crisi internazionale, soprattutto a causa dei problemi economici americani e di governance politica dell’Europa per via degli errori della cancelliera Merkel – ricordo solo, come ha fatto anche il Presidente Errani ieri, la posizione sul salvataggio della Grecia, che poteva andare in porto con soli 25 miliardi di euro, e l’assurda avversione relativa ai bond europei – ha portato in primo piano il problema del nostro debito pubblico, ponendoci in una situazione di obiettiva e seria difficoltà.
L’assalto ai nostri titoli di Stato, drammaticamente enfatizzato dalla parte più militante dei media, ha irrobustito la lotta politica dell’opposizione ed ha alimentato alcune vendette che i mondi dell’industria e della finanza coltivavano da tempo nei confronti di Berlusconi, troppo legato per quei mondi al consenso popolare piuttosto che a un governo degli illuminati, da decidere in qualche circolo ristretto, magari con sede all’estero.
Come al solito, il Presidente Berlusconi, dal punto di vista istituzionale, si è dimostrato migliore di come viene comunemente rappresentato dai suoi detrattori e, senza essere mai sfiduciato, con senso di responsabilità si è dimesso per dare corso a un Governo ampiamente sostenuto che possa fare le cose che a lui, per partito preso o per tradimenti interni, non erano state permesse.
A tal proposito, e per sola memoria storica, vorrei ricordare l'esperienza del Governo Prodi, che nato da una maggioranza di soli 23 mila elettori e contando dall'inizio, e non per tradimenti successivi, su una maggioranza di pochi parlamentari, non ha mai pensato a soluzioni alternative o a larghe intese per il bene del Paese, ma ha testardamente proseguito per la sua strada fino a sbattere contro la sfiducia formale di Bertinotti.
Il Governo Monti, che noi vogliamo sostenere con convinzione purché si comporti effettivamente da tecnico e non da apripista a una politica bocciata dagli elettori prima ancora di iniziare il suo compito, ha già dimostrato la strumentalità di alcune affermazioni che in questi mesi hanno riempito i giornali, i talk-show e i comizi politici.
La presunta perdita di credibilità internazionale del nostro Paese non era addebitabile a Berlusconi e un’eventuale ripresa della nostra credibilità non passa per taumaturgici provvedimenti immediati, ma per riforme strutturali, in quanto la tanto vituperata finanza internazionale non guarda, o meglio non guarda solo all'oggi ma anche al periodo in cui scadranno i titoli che oggi comprano, quindi danno un giudizio di prospettiva non strettamente legato all'attualità né tanto meno al gossip quotidiano.
Qualche autorevole ma improvvido esponente del centrosinistra aveva persino sostenuto che le dimissioni di Berlusconi valessero duecento punti di spread, dimostrando un provincialismo e un'ignoranza delle dinamiche dei mercati scoraggiante.
Bene, venerdì 11 dicembre, il giorno prima che Berlusconi si dimettesse, lo spread era 456 punti base; il 16 dicembre, il giorno in cui la Camera ha approvato la manovra del Governo Monti, lo spread era 474 punti base (e ieri era ancora peggio).
In ogni caso, un periodo di tregua non può che far bene al Paese e può consentire alla politica di recuperare credibilità e rispetto nell'opinione pubblica. È bene ricordare che così come Tangentopoli non ha distinto tra onesti e disonesti, accomunando tutti i protagonisti di allora in un giudizio negativo, il vento di antipolitica non può essere cavalcato da nessuno, perché anche in questo caso, se non motivatamente contrastato, spazzerà via tutta l'attuale classe politica.
In questo clima, vorrei quindi che per un attimo si riflettesse sui messaggi allarmistici che anche in quest'Aula si sono lanciati in occasione delle precedenti manovre regionali e considerassimo che all'atto pratico la Regione ha fatto comunque fronte ai suoi impegni, magari riducendo alcune spese superflue, magari affrontando la redazione del bilancio con più rigore contabile, ma se leggiamo le varie relazioni della Corte dei conti – per loro natura fuori dall'agone politico – leggiamo di bilanci assolutamente compatibili con il mandato istituzionale a cui la nostra Regione è chiamata dalla stessa Costituzione.
Sacrifici ne sono stati fatti ed altri ne dovremo fare. I tagli ai trasferimenti sono reali ed ora veramente cominciano ad incidere profondamente, ma non diamo l'idea di uno Stato cattivo che punisce le Regioni per dispetto e senza motivo, perché di qui a pochi giorni, con i primi provvedimenti del Governo Monti, presumibilmente in linea con quelli di Tremonti in tema di finanza pubblica, potreste essere clamorosamente smentiti dai fatti creando ulteriore disorientamento presso quei cittadini che, fidandosi della vostra interpretazione, si erano convinti che dopo Berlusconi sarebbero finiti i sacrifici e sarebbe ricominciata l'età dell'oro.
Come ho avuto modo di dire per il rendiconto all'esercizio 2010, i tagli del passato sono stati assolutamente sopportabili da una regione ricca come la nostra ed hanno semplicemente consentito di affrontare alcune procedure contabili ed amministrative al fine di usare meglio le risorse a disposizione.
Certamente in passato da noi si poteva fare il bilancio senza impegnarsi troppo e con grandi margini di manovra; oggi ci vuole maggiore attenzione, più rigore contabile e forse c'è meno spazio per provvedimenti superflui o clientelari.
Oggi la situazione è obiettivamente più complicata, ma anche per l'esercizio 2012 non dovremmo avere eccessivi problemi. Se, dunque, il Presidente Errani volesse portare anche qui, dove lui comanda, un clima di condivisione, potremmo assieme, ma nella responsabilità dei ruoli a cui gli elettori ci hanno designato, affrontare con serietà il prossimo bilancio, lanciando così un segnale di fiducia alla nostra economia regionale e ai nostri cittadini.
Ci sono temi ideologici che seguono logiche di maggioranza, ma ci sono temi legati all'economia e allo sviluppo che possono essere condivisi. Alcuni momenti li abbiamo già vissuti: la legge sulla semplificazione e sul contrasto alle infiltrazioni malavitose costruite assieme e votate all'unanimità sono esempi assolutamente virtuosi, che per ora tuttavia dimostrano solo un nostro grande spirito di responsabilità piuttosto che la volontà di questa Giunta di condividere alcune impostazioni.
Veniamo al bilancio 2012. L’altra sera, a un convegno, il professor Bruni, economista ed editorialista di Avvenire sosteneva che i bilanci degli enti pubblici sono illeggibili e quindi incomprensibili anche per degli addetti ai lavori. In effetti, dobbiamo riconoscere che più ci si addentra nei meccanismi meno si capisce la sostanza.
Nel mio ormai consueto tentativo di spiegare prima di tutto a me stesso questi meccanismi, quindi di capire i conti, vi offro alcune considerazioni che magari possono aiutare a comprendere. Nella relazione del bilancio preventivo fatto dalla Giunta vi sono alcuni specchietti riassuntivi a mio avviso molto utili per inquadrare correttamente la discussione.
Il primo prevede quali e quante saranno le entrate della Regione nel 2012. A tal proposito, la Giunta ci informa che nel 2012 le entrate complessive saranno 13.525 milioni di euro che però, depurate dall'avanzo di amministrazione, ammonteranno realmente – compresi ovviamente tutti i tagli di cui si parla – a 12.573 milioni di euro.
Ora, la prima domanda che si farebbe l'uomo della strada è questa: ma sono meno o più di quelli degli anni precedenti? Facendo un raffronto sui dati omogenei e quindi riferiti ai bilanci preventivi, sempre depurati dell'avanzo di amministrazione, risulta, sempre dai dati della Giunta, che nel 2008 i milioni di euro a disposizione erano 12.021, nel 2010 erano 12.587, nel 2011 erano 12.620. Come si può notare, non voglio nascondere che, rispetto al 2010 e al 2011, ci sia stato un calo nelle entrate, ma con la stessa trasparenza si deve dire che il calo è stato di 14 milioni di euro rispetto al 2010 e di 47 milioni di euro rispetto al 2011. Pertanto, se aggiungiamo che pesa sulle Regioni un tetto di spesa decrescente, ci accorgiamo che oltre ad essere prevista questa riduzione è sopportabile.
Allora, perché il Presidente Errani e la vicepresidente Saliera parlano di 390 milioni di euro di tagli, oltre ai 30 milioni del Fondo sociale? Ovviamente non dicono una bugia, ma raccontano solo una parte di verità, quella ovviamente che interessa loro per propaganda politica, perché evidentemente la relazione è stata scritta prima della tregua del Governo Monti. Siccome abbiamo detto che oggi il clima è cambiato e siamo tutti più sinceri ed obiettivi, credo potranno convenire con la mia impostazione.
Quando il Presidente e l’assessore parlano di riduzione dei trasferimenti statali per spesa corrente dicono la verità, ma in base alle loro tabelle questa diminuzione ammonta a 83 milioni di euro, perché il dato dei trasferimenti statali era di 498 milioni di euro nel preventivo 2011 e ammonta a 415 milioni di euro nel 2012. Quello che il Presidente Errani e la vicepresidente omettono di dire è che nel bilancio 2012 sono previste in aumento sia le entrate relative ai tributi propri della Regione che la quota di tributi statali, per cui alla fine il dato complessivo assume quei contorni non certo preoccupanti a cui accennavo all'inizio.
In poche parole, mi pare inutile continuare ad enfatizzare l'aspetto dei tagli, necessari per rispettare i parametri di finanza pubblica, senza dire che comunque le somme a disposizione della Regione per il 2012 sono nel complesso praticamente le stesse del 2011, anzi qualcosa in più.
Ai cittadini e alle imprese non interessa da dove arrivano i soldi, ma quanto la Regione ha a disposizione per i suoi scopi istituzionali. A tal proposito, è interessante soffermarsi su alcuni dati relativi alle spese previste. Come si legge nella relazione della Giunta, le spese correnti operative «sono spese riguardanti attività attraverso le quali l’Ente persegue direttamente o indirettamente i suoi compiti istituzionali nei diversi settori di intervento: sanità, trasporto pubblico locale, promozione turistica, scuola, formazione professionale e servizi sociali».
Bene, sotto questa voce che rappresenta il 77 per cento dell’intero bilancio, per il 2012 si prevedono spese per 10.421 milioni di euro e non senza sorpresa, dal raffronto con gli anni precedenti, emerge un continuo aumento di questa posta, compreso nei confronti dell’esercizio 2011, in cui erano 10.198, cioè oltre 200 milioni in meno di quelli previsti per l’anno prossimo.
Quindi, per il suo core business, la Regione, anche il prossimo anno avrà a disposizione 200 milioni in più dell’anno precedente e non mi pare un segnale negativo.
Al contrario, mi sembra di poter dire che i tagli dei trasferimenti statali sono evidentemente compensati da altre maggiori entrate.
Sempre sul fronte delle spese va notato che per quanto attiene alle spese correnti d’amministrazione, che sono quelle necessarie al funzionamento dell’Ente in senso lato e rappresentano il 2,35 per cento del monte spese, si registra una diminuzione nel biennio di circa 45 milioni di euro, compreso ovviamente le manovre di risparmio in capo all’Assemblea, di cui tutti dobbiamo andare fieri, ma che vanno adeguatamente rappresentate all’opinione pubblica e sulle quali non possiamo neppure intervenire all’infinito, considerando che già nel 2010 avevamo inciso profondamente.
A tal proposito, mi sento di dare un suggerimento al Presidente di questa Assemblea. Invece di concentrarci su come assottigliare sempre più le spese funzionali all’esercizio dell’attività politica dei consiglieri, dei Gruppi e delle strutture speciali, che come detto sono un’insignificante parte di quel 2,35 per cento delle spese correnti di amministrazione, concentriamoci su come indirizzare, controllare e valutare meglio le politiche pubbliche attuate dalla Giunta che, come si vede, valgono il 77 per cento del bilancio regionale, per un valore complessivo di oltre 10 miliardi di euro. Aumentiamo gli strumenti per consentire all’Assemblea di verificare, ad esempio, se i 200 milioni di euro aggiuntivi alla sanità sono tutti effettivamente per prestazioni extra LEA o magari coprono anche disfunzioni organizzative o nicchie di potere o di clientele. Verifichiamo meglio se gli incentivi all’impresa assomigliano più a contributi a pioggia per mantenere buoni rapporti con le associazioni di categoria che a veri contributi per lo sviluppo. Analizziamo se l’enorme massa di denaro pubblico destinato, in questi ultimi anni, al sistema informativo e alla sua manutenzione venga impiegato in modo trasparente ed efficiente.
Credo che i cittadini di destra e di sinistra ci chiedano principalmente questo e solo di fronte a uno svilimento dell’attività di questa Assemblea ci chiederanno conto della sua utilità e quindi dei suoi costi, ma a quel punto nessun costo sarà più giustificato.
Da ultimo, presentano anche notevoli scostamenti in diminuzione le spese per investimenti, ma in questa voce sono compresi i cosiddetti “mutui a pareggio”, con tutte le loro particolarità, così come si prevede una diminuzione di oltre un milione di euro per spese di interessi sui mutui in virtù della consueta riduzione dello stock del debito; riduzione, questa, che non può che considerarsi virtuosa da un punto di vista contabile, ma che, a mio avviso, come evidenziato anche dalla Corte dei conti, non necessariamente costituisce un merito, soprattutto in un momento in cui investimenti pubblici potrebbero sostenere l’economia reale sotto stress per i provvedimenti del Governo dei tecnici.
Venendo ai singoli aspetti del bilancio e della legge finanziaria collegata, inizialmente andrebbe fatta una riflessione sull’impostazione complessiva del bilancio regionale. Guardando gli stanziamenti previsti per gli assessorati, la somma complessivamente prevista per il 2012, ammonta a 13,5 miliardi di euro e anche togliendo la parte relativa alla sanità, che impegna 9,5 miliardi di euro, rimangono disponibili oltre 4 miliardi di euro.
Questa enorme mole di risorse viene allocata con una pedante continuità con il passato, come se il mondo da cinque anni o cinque mesi a questa parte non fosse cambiato. Il pannicello caldo di indicare qualche diminuzione qua e là o qualche aumento irrisorio in alcuni settori appare un tentativo veramente puerile di mascherare l’assenza di scelte strategiche sotto il velo propagandistico dei tagli non lineari.
La Regione non è un Comune che ha un bilancio ingessato e fatica a modificare la propria impostazione. La Regione potrebbe, con politiche di bilancio innovative e spingendo in maniera selettiva in alcune direzioni, modificare l’assetto economico della realtà emiliano-romagnola, assumendo un ruolo da protagonista nello sviluppo almeno nel nostro territorio regionale.
Se ci consideriamo una regione ad alta vocazione turistica, si potrebbe ad esempio pensare di sfruttare il momento particolarmente favorevole per le condizioni politiche di alcuni Paesi nostri competitor e per la crisi, che induce a scegliere mete più accessibili, per investire in maniera straordinaria nel campo della promozione del prodotto e della qualità turistica un investimento aggiuntivo di 30 milioni di euro e non solo 1,7 come viene proposto.
Il nostro bilancio può sopportare un intervento di questo tipo, così come può sopportare una rivisitazione complessiva degli incentivi alle imprese più mirata e più misurabile nei risultati.
Va poi segnalata la necessità di una migliore esposizione dei dati, non tanto dal punto di vista quantitativo, assolutamente soddisfacente, ma dal punto di vista qualitativo, certamente migliorabile. Nella relazione della Giunta si legge, ad esempio, che per i settori attività produttive, commercio e turismo sono previste risorse complessive per 456 milioni di euro. Poi però questo dato non trova facile riscontro nella tabella sugli stanziamenti per assessorato, in quanto le attività produttive sono accomunate al piano energetico e sviluppo sostenibile, con una previsione di 629 milioni di euro, e il commercio e turismo sono a parte, con una previsione di 80 milioni di euro. Così si fa veramente fatica a capire i dati e sarebbe quindi opportuno avere sempre punti di riferimento omogenei per poter affrontare meglio le voci e capire il bilancio senza essere scienziati.
In questo settore vanno comunque considerati positivamente sia la somma di 13 milioni di euro per i Consorzi Fidi che l’incremento di 1,7 milioni di euro per il turismo. Per i Confidi, però, si rende necessario un accompagnamento, da parte della Regione, per quelle realtà che si stanno strutturando al fine di entrare nell’ambito della vigilanza della Banca d’Italia, senza obbligarle ad innaturali accorpamenti.
Per la promozione turistica si rende sempre più necessaria un’attenta valutazione dei risultati con criteri meno empirici che in passato e più scientifici.
Per quanto attiene alle politiche sociali e ai servizi educativi per l’infanzia, dobbiamo notare che a fronte di minori trasferimenti statali la Regione compensa solo in parte il finanziamento di queste politiche, non mettendo nulla per le politiche familiari e non prevedendo nulla per le pari opportunità, proprio nel momento in cui nasce la Commissione consiliare per le pari opportunità. A tal proposito, all’assessore Marzocchi, che recentemente in quest’Aula ha accusato la minoranza di votare contro a prescindere, vorrei dire che in Commissione non ci ha convinto, ed è per questo che abbiamo votato contro. Viceversa, alcuni suoi colleghi assessori le potranno testimoniare che, per altri provvedimenti più condivisi e meglio motivati, il nostro voto è stato spesso favorevole.
In sanità va rimarcata la questione ticket e la questione fondo aggiuntivo per i livelli di assistenza extra LEA. Sull’effettiva obbligatorietà dei ticket personalmente mi permangono forti dubbi, ma ho la certezza che sui farmaci si potevano escludere e che la modulazione poteva tener conto della presenza dei figli senza coprirsi con la foglia di fico delle famiglie numerose che in Emilia-Romagna rappresentano una percentuale insignificante.
Del resto, anche la recente previsione del Governo Monti in tema di rivisitazione dell’ISEE va nella direzione da noi auspicata per la corretta modulazione dei ticket e per altri servizi socio-assistenziali.
Sui 150 milioni aggiuntivi rispetto al Fondo sanitario nazionale ribadisco che la sanità della Lombardia non mi pare inferiore alla nostra e non prevede nessun finanziamento aggiuntivo. Inoltre, avendo approfondito le componenti di questo intervento aggiuntivo, devo dire che in mezzo a iniziative di assoluto valore ve ne sono altre in cui il limite tra prestazione aggiuntiva e copertura di un deficit ordinario è assai labile. Del resto anche la lettera dell’articolo 20 della legge finanziaria è ambigua, perché a proposito dei 150 milioni di risorse aggiuntive proprie parla di «finanziamento dei livelli di assistenza sanitaria superiori ai LEA e a garanzia dell’equilibrio economico-finanziario». Quindi, va chiarito se è l’uno o l’altro o quanto l’uno e quanto l’altro.
Sul trasporto pubblico locale mi sento di dare un suggerimento. Visti i tempi difficili in cui naviga questo settore, pensiamo a mantenere ed eventualmente migliorare i servizi esistenti prima di avventurarci nel sostenere iniziative inutili come quelle del trasporto rapido costiero tra Rimini e Riccione.
Per la casa e la riqualificazione urbana, più che fondi sarà utile la legge sulla semplificazione amministrativa appena approvata e sarebbe utile un ripensamento profondo di questa Giunta per rendere operativo il Piano casa del Governo bloccato a suo tempo, contro l’interesse dei cittadini, solo per contrastare il Governo Berlusconi.
Sulle reti telematiche continua ad esserci opacità. Non si capisce bene il ruolo di Lepida e il suo effettivo utilizzo. A fronte di investimenti enormi in ogni esercizio – oltre 5,5 milioni di euro anche nel 2012 – ancora il digital divide non è colmato, le ASL non dialogano con la Regione, il nostro sistema ha spesso dei blocchi che evidentemente denunciano alcune criticità, e il fatto che il nostro sistema non riesce a monitorare adeguatamente il nostro bilancio ai fini del rispetto del Patto di stabilità ci costringe a essere troppo prudenti e quindi avari nei confronti di cittadini, imprese ed istituzioni.
In conclusione, una situazione nazionale ed internazionale che dimostra tutta la sua drammaticità, indipendentemente dalla presenza al Governo di Berlusconi, e che anzi rivaluta anche agli occhi dei più critici le manovre passate, che quanto meno ci hanno permesso di sopravvivere.
Un bilancio regionale 2012 difficile, ma che consente ancora una gestione tranquilla, visto che aumentano e non diminuiscono le risorse per la spesa operativa della Regione. Un bilancio regionale conservatore, che infine dimostra ancora una volta poca fantasia nell’allocazione delle risorse, ripetitivo nelle strategie di fondo, e che non si adegua ai profondi mutamenti che la realtà invece imporrebbe.
Non vi sembra, Presidente Errani, assessore Saliera, che di fronte all’incendio che sta interessando il mondo, l’Europa e l’Italia, il nostro bilancio sia esattamente e drammaticamente uguale, nella sua impostazione, a quello degli anni precedenti?
Cambia il peso di qualche capitolo, ma tutto è immutabile. Non era il caso di prevedere, magari solo per un anno, qualche provvedimento shock per provare a dare un vero impulso almeno all’economia regionale?
Invece di continuare a vantarci, anche con ragione, del nostro stato sociale, non era il caso di cominciare a modificare il nostro welfare per renderlo più efficiente, quindi più efficace, anche in ipotesi realistiche di riduzione di risorse pubbliche?
Il settore del turismo, quello agroalimentare e quello dell’abbigliamento contano nella nostra regione delle eccellenze, che in termini di produzione di ricchezza e di occupazione potrebbero dare una spinta notevole alla ripresa. Possibile che le associazioni che lottano contro la mafia nella nostra regione si debbano lamentare del ritardo con cui vengono assegnati miseri 21 mila euro per l’Osservatorio regionale antimafia? Il nostro bilancio non consentiva di fare di più e meglio?
L’innovazione che ieri il Presidente Errani dispensava a piene mani vale anche per la pubblica amministrazione: avete provveduto a scelte innovative in questi settori o vi siete limitati a dire che avete tagliato solo un pochino?
È evidente a tutti che le Regioni sane come la nostra hanno ampie possibilità di manovra e potrebbero fungere da contrappeso economico anticiclico per contribuire a combattere e superare la crisi mettendo in movimento un territorio produttivo e dinamico come il nostro.
Viceversa, avendo praticato in questi anni una strategia di bilancio più tesa a contrastare il Governo che a sostenere la crescita, oggi che il nemico non è più a Palazzo Chigi e addirittura ci si appresta a condividere con il nemico di ieri la manovra tecnica di oggi, il bilancio regionale rende evidente la sua portata anacronistica rispetto a una realtà che dovrebbe vedere tutte le istituzioni di questo Paese tirare dalla stessa parte.
In questo – e concludo – vedo un pericolo anche per il futuro, perché quando per troppo tempo ci si è abituati a guidare con il freno a mano tirato, per dimostrare che l’auto va piano e va cambiata, si diventa incapaci di correre anche quando, cambiando lo scenario, la gara contro la crisi lo richiederebbe.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Lombardi. Anche lei ha esaurito i trenta minuti a sua disposizione come relatore.
Apriamo la discussione generale. Ricordo che il Gruppo del Partito Democratico ha 84 minuti a disposizione, il Popolo della Libertà 48, Lega Nord Padania Emilia e Romagna 28, Italia dei Valori Lista Di Pietro 25, Federazione della Sinistra 22, Movimento 5 Stelle Beppe Grillo.it 22, Sinistra ecologia e libertà – Idee verdi 22, UDC 20, Gruppo Misto 20.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Favia. Ne ha facoltà.
FAVIA: Vorrei solo chiedere se gli emendamenti si possono presentare solo entro la discussione generale.
PRESIDENTE (Richetti): Sì, entro la discussione generale.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, chiudiamo la discussione generale.
Ha chiesto di parlare la vicepresidente Saliera in chiusura del dibattito. Ne ha facoltà.
SALIERA, vicepresidente della Giunta: Mi riferisco solo ovviamente alle ampie relazioni dei due relatori per sottolineare alcuni aspetti. In Commissione abbiamo ampiamente approfondito tutti i temi che sono stati anche richiamati questa mattina.
Quando il relatore Lombardi dice sostanzialmente che tutte le istituzioni debbono tirare dalla stessa parte, a dire il vero è qualche anno che questa Regione, consapevole della crisi e mai avendola negata, avanza proposte in questo senso.
Insieme, tutte le articolazioni dello Stato potevano già operare negli anni scorsi per riformare e per un calo effettivo della spesa pubblica a livello nazionale.
In particolare, come sappiamo, è la spesa pubblica centrale che aumenta il peso del nostro disavanzo. Gli Enti locali e anche le Regioni hanno operato significativamente sia sulla gestione – in particolare la Regione Emilia-Romagna, come i relatori hanno evidenziato – sia sulle spese della democrazia, ma non si riesce a invertire la spesa pubblica se non si riforma complessivamente lo Stato.
Noi ci siamo messi a disposizione da più di un anno – ancora l’anno scorso, quando si affrontò la prima manovra, quella estiva e nell’ambito anche del federalismo fiscale – per fare ciascuno la propria parte. Lo dico riferendomi alle riforme, ai fini della semplificazione, della sburocratizzazione, dell’individuazione di funzioni specifiche non duplicate nel sistema complesso dello Stato e nelle sue articolazioni. Ci siamo messi a disposizione per prevedere una riforma che non nell’immediato – o forse in alcuni casi anche immediatamente, ma adesso purtroppo diventa necessaria – avrebbe potuto programmare un calo di spesa e delle effettive funzioni per dare credibilità maggiore al nostro sistema complessivo istituzionale, nei confronti delle necessità e dei bisogni dei cittadini e delle imprese.
Il rigore contabile è il metodo sul quale stiamo operando da anni e lo stiamo ancora facendo.
Mi preme richiamare alcuni aspetti specifici. I 40 milioni per le imprese sono effettivi; il milione in più, rispetto ai fondi regionali dello scorso anno, sull’agricoltura è effettivo; la somma di 1,7 milioni sul turismo, come fondi regionali, è effettiva. Mancano le risorse previste in base alla legge Bassanini e questo aspetto si avvertirà nel territorio.
In Commissione abbiamo discusso sulla coerenza dei bilanci rispetto ai tagli e abbiamo anche visto, per le diverse voci, quanto è slittamento, quindi già programmato, e quanto è invece reale competenza annuale. Sulla reale competenza annuale i tagli ci sono e ammontano esattamente a – 421 milioni. Il Patto impedisce la spesa, rispetto al triennio 2007-2009, in media del 15 per cento rispetto alla spesa, sia di competenza che di cassa, del triennio precedente.
Quindi, non abbiamo molte leve per agire sulla crescita e sullo sviluppo, ma tutto ciò che abbiamo previsto nell’accordo e nell’intesa con le forze sociali il bilancio lo rispetta, promuovendo quelle politiche in direzione di crescita, stabilizzazione del lavoro, welfare e per assicurare il trasporto pubblico mantenendo aperto il ragionamento con il Governo per fare di più in termini di equità e di trasporto pubblico, per dare garanzie oltre il 2012.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, vicepresidente Saliera.
Abbiamo concluso la discussione generale, quindi iniziamo l’esame dell’articolato, partendo dall’oggetto 1990 Progetto di legge d'iniziativa della Giunta: "Legge finanziaria regionale adottata a norma dell'art. 40 della L.R. 15/11/2001, n. 40 in coincidenza con l'approvazione del bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario 2012 e del bilancio pluriennale 2012-2014".
Sull’oggetto 1990 sono stati presentati 26 emendamenti, 4 a firma del consigliere Favia, 16 a firma del consigliere Defranceschi, 5 a firma della vicepresidente Saliera, 1 a firma Bignami, Favia, Manfredini e Malaguti.
Prima di passare alla votazione, nomino scrutatori la consigliera Costi, il consigliere Carini e il consigliere Filippi, che mi daranno una mano nelle operazioni di voto.
Passiamo all’articolo 1. Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 1.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 1 è approvato.
Emendamento numero 1 istitutivo di nuovo articolo dopo l’articolo 1, a firma del consigliere Defranceschi.
Discussione generale. Ha chiesto di parlare il consigliere Defranceschi. Ne ha facoltà.
DEFRANCESCHI: Grazie, presidente. Abbiamo presentato questo emendamento proprio perché, all’interno delle società in cui partecipa la Regione, le nomine di competenza della stessa avvengano tramite concorso e non tramite scelte di altro .
Inoltre, chiediamo – è quanto è già stato previsto recentemente dalla Giunta Merola del Comune di Bologna – che vi sia un’incompatibilità per chi ricopre cariche pubbliche elettive o l’abbia ricoperta nei quattro anni precedenti.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Defranceschi.
Se nessun altro consigliere intende intervenire, nemmeno per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 1, a firma del consigliere Defranceschi.
(È respinto a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’emendamento è respinto.
Emendamento numero 2, anch’esso istitutivo di nuovo articolo dopo l’articolo 1, anche questo a firma del consigliere Defranceschi.
Discussione generale. Ha chiesto di parlare il consigliere Defranceschi. Ne ha facoltà.
DEFRANCESCHI: Grazie, presidente. Con questo emendamento intendiamo porre un tetto di spesa per quanto riguarda le retribuzioni dei dirigenti. Ci ritroviamo – ovviamente non solo la nostra Regione – con dirigenti che hanno i cosiddetti stipendi favolosi, nel senso che addirittura superano la retribuzione del Presidente della Giunta.
Credo che, nella situazione che stiamo vivendo, una morigeratezza anche su questo tema sia necessaria.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Defranceschi.
Se nessun altro consigliere intende intervenire, nemmeno per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 2, a firma del consigliere Defranceschi.
(È respinto a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’emendamento è respinto.
Passiamo all’articolo 2. Su tale articolo non insistono emendamenti.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’articolo 2.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 2 è approvato.
Emendamento numero 3 istitutivo di un ulteriore articolo a firma del consigliere Defranceschi.
Discussione generale. Ha chiesto di parlare il consigliere Defranceschi. Ne ha facoltà.
DEFRANCESCHI: Grazie, presidente.
Questo è il primo di alcuni emendamenti su un tema caldo e sentito quale quello dei vitalizi. In questo caso si richiede che il vitalizio o cariche elettive ricoperte non solo a livello regionale ma anche a livello europeo e italiano non si possano cumulare l'una con l'altra per evitare di trovarci con situazioni di famosi vitalizi d’oro per chi ha fatto sia il consigliere regionale sia il parlamentare nazionale o europeo.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Defranceschi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Favia. Ne ha facoltà.
FAVIA: Mi scusi, presidente, se mi sono iscritto all'ultimo momento, ma avevo fatto una piccola scommessa con me stesso che nessun consigliere sarebbe intervenuto nel merito di questo semplice emendamento.
PRESIDENTE (Richetti): Consigliere, non ho ancora messo il monitor con tutte le iscrizioni a parlare; la consigliera si era iscritta e avrei dato la parola dopo il suo intervento.
FAVIA: Mi faccia terminare perché non c'è nessuna polemica in corso. Però sento, come già sull'emendamento precedente, una mancanza di dibattito su questi temi. Mi fa piacere che la consigliera Noè, che anche in altre circostanze si è dimostrata quanto meno interessata a discutere alcune tematiche – sebbene con ragioni più o meno sostenibili dal mio punto di vista, ma ne riconosco il merito – si sia iscritta.
Penso che questo sia un tema importante. Non è possibile che oggi ci siano politici, che sono passati anche da questo consesso istituzionale, che cumulano dei vitalizi. Non accetto la logica del vitalizio; penso che sia un privilegio, una deformazione del sistema politico italiano, congegnato in questa maniera sbagliata.
Rispondo anche al Presidente Errani, che ieri ne ha dette due, entrambe sbagliate (abbiamo visto il foglietto che aveva in mano, era una “ciofeca”). Quanto alla nota di Grillo del 2005, sull'olio di palma, fu subito smentita. Sul tema dei vitalizi, invece, in Piemonte il Partito Democratico, sulla proposta del PdL e della Lega di abrogare dalla prossima legislatura i vitalizi si è dichiarato estremamente critico, dicendo che il vitalizio non andava abrogato dalla prossima legislatura, ma già da questa. Pur con sistemi sicuramente diversi da quelli che proponevamo noi, il Partito Democratico ha detto che abrogare il vitalizio dalla legislatura successiva – è il PD che accusa il PdL, quindi capiamo le logiche – era una presa in giro verso gli elettori.
Allora dobbiamo metterci d'accordo e penso che le forze politiche debbano avere un'unica posizione a livello nazionale, se hanno delle idee sul tema dei costi della politica. Noi, come Movimento 5 Stelle, abbiamo un’idea molto chiara: noi siamo per l'abrogazione retroattiva. Ammesso e non concesso che non si possa fare tecnicamente – noi abbiamo pareri diversi – ci sono dei sistemi tampone per far sì, anche senza passare per forza dal retributivo, che questi vitalizi diventino degli spiccioli. Oggi non sono parametrati a ciò che si è versato, quindi possono essere di più ma anche di meno, è sufficiente abbassare la percentuale dal 25-20 al 5 per cento e avremmo risolto il problema. In tal modo, con una sola alzata di mano, toglieremmo questo vergognoso privilegio.
C'è una cosa molto semplice. È possibile che chi è stato in Regione cumuli il vitalizio anche con altri livelli elettivi? Pensiamo al Parlamento europeo e al Parlamento italiano. È possibile che ci siano delle persone che, finita la loro carriera politica, percepiranno tre vitalizi? È un tema semplice, non c'è bisogno di approfondimenti, di discussioni. È un principio: siamo o non siamo contro il cumulo dei vitalizi? Oggi, con tutto quel che si dice del Governo Monti, sacrifici, tagli ai costi della politica, con tutte le critiche che si fanno, stando in periferia vediamo cosa decide, autogovernandosi, la periferia.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Favia.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Noè. Ne ha facoltà.
NOÈ: Chiedo scusa, avevo cancellato la prenotazione perché avevo l'impressione di essere arrivata in ritardo, ma era mia intenzione esprimermi favorevolmente rispetto a questo emendamento che viene presentato dal collega Favia.
Vorrei nuovamente ripetere un concetto che già da due anni sostengo, a questo riguardo, e che mi sono permessa di sottoporre all'attenzione del Presidente Errani, se non altro perché è anche Presidente della Conferenza Stato-Regioni. Siccome rendo comunque merito a questa Regione di essere intervenuta per prima quanto meno per dare un segnale concreto sul contenimento dei nostri compensi, vorrei ribadire altri due principi che da tempo sto fermamente cercando di portare avanti, anche a livello partitico, a livello nazionale, il che sicuramente non mi ha procurato delle simpatie da parte di alcuni colleghi.
Non è più accettabile che in questa nazione ci siano Consigli regionali la cui composizione prescinde completamente da ogni riferimento alla popolazione. Il numero dei consiglieri deve essere rapportato alla popolazione, così come sarebbe opportuno che i nostri compensi venissero modulati su base unitaria dal Trentino-Alto Adige alla Sicilia, a prescindere da Regioni a statuto speciale o ordinario. Non ha più senso che ci siano delle remunerazioni distinte sulla base di questi criteri che si basano su tempi completamente diversi.
Mi farebbe piacere che questa battaglia caratterizzasse l'operato o il messaggio di un'intera regione o di un intero gruppo di consiglieri regionali dell' Emilia-Romagna. L’ho detto più volte, l’ho detto anche in sede di insediamento di questo mandato, al Presidente Errani, come messaggio di rimbalzo, lo dico oggi con maggiore chiarezza. Al di là di tutto, vorrei far capire, anche se spesso mi identifico con questa battaglia che stanno portando avanti i colleghi del Movimento 5 Stelle, che qui c'è anche qualcun altro che con tanto buonsenso e con tanta ragionevolezza si identifica in un ragionamento di questo tipo, caro Favia e caro Defranceschi.
Ci tengo a dirlo perché io, con la stessa franchezza, non ho problemi a dire quando mi ritrovo in certe posizioni. Mi piacerebbe – consigliere Favia, al di là della scommessa che giustamente oggi facevi con te stesso – sentire il parere del collega Vecchi della maggioranza, per capire cosa pensa, lui che è un ex parlamentare europeo, della proposta che, ripeto, io ritengo condivisibile. Da ex parlamentare europeo e oggi consigliere regionale, come si pone il collega di fronte a una proposta di questo genere? Grazie.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Noè.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Pollastri. Ne ha facoltà.
POLLASTRI: Sull'emendamento proposto dai colleghi io ritengo – ma lo dico con molta serenità e tranquillità – che la nostra Regione sia stata il faro per le altre Regioni, anche grazie alla sua azione a livello di Presidenti delle Assemblee legislative.
Mi sembra di aver letto recentemente che è stato votato a Firenze un documento sul tema dei vitalizi. Secondo me, in Regione Emilia su questo tema il sipario va chiuso, perché con la legge dello scorso dicembre li abbiamo aboliti, quindi è chiaro ed evidente che ci poniamo, rispetto anche a tutte le discussioni che stanno avvenendo a livello nazionale, ma anche negli altri consessi, come una Regione virtuosa, quindi di riferimento per le altre. Questo ormai è noto a tutti. Siamo, come parlamentino legislativo, quello che grava, complessivamente, molto meno rispetto ad altre Regioni. Sotto questo profilo direi che noi la nostra parte, il nostro dovere ma soprattutto il nostro esempio di una classe politica seria e responsabile in questo momento abbiamo dimostrato di darlo.
È chiaro ed evidente che ci sono state nel tempo delle storture del sistema, ma non voglio addentrarmi nelle singole situazioni dei vari parlamentari e consiglieri, perché diventerebbe un ginepraio, ma ritengo che su questo punto come forze rappresentate in questo consesso non abbiamo da temere nulla, anche in omaggio quel principio di esclusività, di impegno, di indipendenza economica che, già sancito nella Costituzione e nelle norme, sta alla base non di quei privilegi, presidente, ma di quelle prerogative che consentono di espletare il mandato elettivo conferitoci dagli elettori.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Pollastri.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente.
Certamente il costo della politica è molto sentito dai cittadini e il Movimento 5 Stelle ne fa una battaglia.
Come evidenziato anche dall'amico Pollastri, siamo la Regione che per la gestione di tutto il baraccone risparmia di più e costa meno ai cittadini. Abbiamo già approvato la legge con cui si toglie questo beneficio e credo che la cosa sia finita.
A voi colleghi del Movimento 5 Stelle vorrei dire che fate come i preti – collega Favia, sto parlando con lei - predicate bene e razzolate male, come ad esempio la finta riduzione dello stipendio che vi siete fatti, perché il vostro costo per il ruolo di consiglieri è uguale a quello di tutti noi.
C’è stato un solo consigliere nella storia dell'Emilia-Romagna (credo di ricordare che fosse di Rifondazione Comunista) che si stipendiò per 1 milione delle vecchie lire, ma rinunciò al resto, non incassandolo.
Mi sono stancato di leggere sulla stampa che ho un reddito di 120.000 euro, che non ho, perché caricano l'effettivo costo di quello che percepiamo, mi sono stancato di andare in giro con il cedolino per far vedere a tutti cosa prendo.
Quel consigliere di Rifondazione Comunista si ridusse lo stipendio a 1 milione, mentre voi invece li prendete tutti, li accantonate e, all'opportunità, li andate a prendere. Mi sono stancato di questo finto buonismo, di sentirvi dire al popolo che siete i più bravi, mi sono rotto!
PRESIDENTE (Richetti): Consigliere Manfredini, ho sorvolato sulla “baracca”, che dicesi Assemblea legislativa, ma su questo no, per cui censuro questo linguaggio e ha finito il suo intervento!
MANFREDINI: Chiedo scusa, presidente.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Manfredini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Barbieri. Ne ha facoltà.
BARBIERI: Mi pare ovviamente che queste cose, più che badare alla concretezza siano più ad uso e consumo del circolo mediatico, perché, se leggo un emendamento che di per sé a primo acchito risulta interessante, il cui testo dice che non è cumulabile con la carica di parlamentare europeo o parlamentare della Repubblica italiana o altro Consiglio regionale; mi sembra, però, evidente che la legislazione della nostra Regione non c'entri niente con la proposta presentata, perché non è la legislazione dell'Emilia-Romagna che interviene sulla cumulabilità di livelli diversi.
Mi sembra che in fase di bilancio nulla c’entri meno che un emendamento di questo genere. Se poi si vogliono prendere altre vie politiche è assolutamente legittimo, ma di sicuro con il bilancio della nostra Regione non c’entra.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Barbieri.
Il consigliere Favia è già intervenuto e non c’è fatto personale, perché non si è rivolto a lei in quello che ho censurato. Chiudiamo la discussione generale e apriamo le dichiarazioni di voto sull'emendamento 3 a firma Defranceschi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Favia. Ne ha facoltà.
FAVIA: Grazie, presidente.
Rispetto la sua volontà, ma quando si rivolge una critica a un'azione privata mia (quindi si va su un fatto personale) stravolgendola, non dicendo il vero, penso che il fatto personale ci sia.
Detto questo, userò il tempo per la dichiarazione di voto per rispondere al fatto personale in cui mi ha tirato dentro il consigliere Manfredini. Vedo il consigliere Manfredini parecchio nervoso: ha usato una parolaccia, ha urlato, perché quando si va a toccare il tema dei soldi si innervosiscono. È il tema che provoca più fastidio: quando qualcuno va a guardare loro in tasca, diventano matti.
(brusio in Aula)
PRESIDENTE (Richetti): Colleghi, se noi ci dessimo una norma comportamentale per cui, invece che invocare sempre il fatto personale, togliessimo gli aggettivi che ci affibbiamo l'un l'altro, forse il dibattito ne guadagnerebbe in chiarezza. Prego, consigliere Favia.
FAVIA: Grazie, presidente. Dai banchi del consigliere Piva sento dire anche un «vergognati!»: questo è il tono!
(interruzione del consigliere Piva)
PRESIDENTE (Richetti): Colleghi, lasciamo proseguire il consigliere Favia! Prego, consigliere.
FAVIA: Il tema dei soldi quindi innervosisce parecchio. Pur effettuando l’autoriduzione dello stipendio, che non è una riduzione perché la gestiamo noi, ho un reddito estremamente alto, ma il reddito è una cosa molto chiara, il reddito è quello.
Si possono fare opere private (la nostra è un’azione privata), ma il reddito che una persona ha è al netto di quello che da’ al partito, il reddito è complessivo. Se quindi un consigliere ha un reddito di 120.000 euro, ce l’ha e punto.
Noi siamo costretti a un'autoriduzione privata dello stipendio, ma abbiamo presentato la legge per dimezzarli, e non è colpa nostra se questa Regione non la porta avanti! La differenza rispetto al consigliere di Rifondazione Comunista, che lodevolmente anni fa si ridusse lo stipendio a livelli notevoli è che faceva un'erogazione liberale, cosa che, non avendo un partito, tecnicamente non possiamo fare.
Qui qualcun altro dice balle, perché noi non abbiamo mai detto di costare meno alla collettività: abbiamo sempre detto che incameriamo lo stipendio attraverso un conto corrente e poi in un'assemblea pubblica si decide come spendere la rimanenza. Non abbiamo mai raccontato di costare meno alla collettività, e chi dice questo dice delle balle.
Il fatto è uno solo: noi per la nostra vita privata incameriamo 2.700 euro al mese, punto. Ognuno fa le sue scelte, noi ne rispondiamo pubblicamente, pubblichiamo tutto on line, così come pubblichiamo il bilancio del Gruppo consiliare on line, sono parecchi soldi e in questa Regione oscillano dai 150.000 euro ai 2 milioni, a seconda dei Gruppi.
C’è quindi la trasparenza, c'è il controllo, c'è il confronto pubblico. Abbiamo preso una decisione etica, non formale, poi, se lei, consigliere Manfredini, ha votato contro la riduzione dello stipendio, è colpa sua, non mia, perché mi costringe ad usare una pratica privata. Se lei si informa con il Servizio Legislativo, apprenderà che può fare un’erogazione liberale ma i soldi sono comunque suoi, perché non è possibile rinunciare a monte allo stipendio, perché c'è una legge che te lo assegna, e non è colpa nostra.
Tutto il resto è propaganda al contrario – glielo voglio dire – fatta per i corridoi. Noi diciamo le cose pubblicamente e ce ne assumiamo le responsabilità.
Il tema è molto semplice: la Regione non impone al Parlamento europeo o al Parlamento italiano di non erogare più il vitalizio, ma dice che noi non lo eroghiamo. Usiamo una potestà che è nostra e affermiamo il principio di essere contro il cumulo dei vitalizi, per cui la Regione Emilia-Romagna dice che, se già percepisci un vitalizio, noi non te lo diamo. Possiamo farlo, è una scelta politica accettarlo o meno.
Detto questo, presidente, le chiedo cortesemente la possibilità di effettuare la votazione con voto elettronico. Grazie.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Favia. Ha chiesto di intervenire il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Grazie, presidente. Avevo fatto un accenno a un nostro ex collega e ho avuto la conferma che era di Rifondazione Comunista e si chiama Carlo Rasmi. Nel mandato 1995-2000 aveva rinunciato a tutto.
Lei quindi si informi bene e, se lei pensa di non trovare la strada, me ne occuperò anch'io, se la vostra intenzione è quella di rinunciare. Cercheremo di aiutarvi a rinunciare, in modo che la gente sappia la verità, perché come ho detto prima mi secca girare per Modena in mezzo alla gente con il cedolino di quanto percepisco.
Sapete tutti che di 5.900 euro diamo il 35 per cento al nostro movimento, come fanno tantissimi altri, voi lo fate in un modo e noi lo facciamo in un altro, però noi non abbiamo mai detto, sostenuto e pubblicato che ci siamo ridotti lo stipendio.
Lei quindi si informi bene e, se lei pensa di non trovare la strada, me ne occuperò anch'io, se la vostra intenzione è quella di rinunciare. Cercheremo di aiutarvi a rinunciare, in modo che la gente sappia la verità, perché come ho detto prima mi secca girare per Modena in mezzo alla gente con il cedolino dello stipendio.
Sapete tutti che di 5.900 euro diamo il 35 per cento al nostro movimento, come fanno tantissimi altri, voi lo fate in un modo e noi lo facciamo in un altro, però noi non abbiamo mai detto, sostenuto e pubblicato che ci siamo ridotti lo stipendio.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Manfredini. Ha chiesto di intervenire il consigliere Lombardi. Ne ha facoltà.
LOMBARDI: Grazie, presidente. Collega Favia, mi vorrei rivolgere con la massima pacatezza possibile (faccio fatica, ma ci provo) per non darle in minimo appiglio sul tono del mio intervento.
Rispetto alla dichiarazione di voto, il voto è contrario perché, come è stato già detto, lei si inventa le regole, le norme, spesso passa dalla maggioranza all'opposizione.
In tema ambientale la seguo, su altre questioni è un po' più confuso, e quindi il «no» è sul merito, non si può fare.
Apprendo con piacere che si è aumentato lo stipendio da 2.500, come aveva detto all'inizio della legislatura, a 2.700, e mi fa piacere. Credo che il collega Manfredini quando parlava della pubblicità delle nostre dichiarazioni si riferisse alla differenza fra il lordo e il netto, poi quello che ognuno fa dei propri soldi, se li dà al partito o li gioca ai cavalli, è una questione personale.
Mi è parso di capire che Manfredini si riferisse alla differenza fra il netto e il lordo, perché quando facciamo il riferimento con chi guadagna 1.300 euro al mese non facciamo riferimento al lordo, ma ragioniamo sul netto, e quindi Manfredini, che non ha bisogno della mia difesa, si riferiva a questo.
Nel merito della questione, sia per questo che per gli altri emendamenti che lei ha proposto, credo che su alcuni temi ognuno di noi ha alcune remore, e personalmente sui temi ambientali non mi sento particolarmente pronto, cerco di informarmi ma intervengo il meno possibile per paura di dire stupidaggini.
Recentemente abbiamo appreso che la sua ultima dichiarazione dei redditi prima di entrare in Consiglio regionale era di 8.500 euro lordi, pari ai gettoni che lei prendeva in Consiglio comunale. Il vostro candidato sindaco in Comune a Bologna ha dichiarazione zero, il candidato sindaco a Rimini ha dichiarazione zero, per cui non mi sembrate i più preparati e dotati di esperienza per poter parlare di indennità, di vitalizi, di tutto il resto, perché, fra zero e 2.000 euro, 2.000 euro è moltissimo.
Credo che la valutazione dovrebbe essere fatta eventualmente su un’obiettività. Ritiene che sia fatto personale anche questo, giacché vedo che chiama il Presidente? Avrà modo di intervenire. Se la notizia non è vera, bene. Siccome lei ci ha spiegato che invece faceva un lavoro prima…
Comunque secondo me la questione non è sui 2.500: è sulla dignità che deve avere un ruolo come il nostro, come quello dei parlamentari. Stabiliamo quanto deve essere, personalmente le dico subito che non penso sia 2.000 euro, ma nemmeno 20.000, ma potremmo fare una media di quello che succede in tutta Italia, come suggeriva la collega Noè, sia per quanto riguarda il numero dei consiglieri, per cui siamo assolutamente nella norma, e le retribuzioni, che sono le più basse d'Italia.
Non ho quindi capito perché in quest'Aula lei debba porre questi problemi, dove noi veniamo accomunati a quelli della Sicilia che prendono più dei senatori o a quelli della Puglia e a qualche collega della Lombardia. Poniamo il problema nelle sedi opportune, quando c'è, se vogliamo affrontarlo seriamente. Se invece vogliamo fare propaganda, allora io le ribalto che fra i suoi 8.500 euro lordi prima di entrare qui dentro e i miei prima di entrare qui dentro c'è una certa differenza, e non so chi pone la propria persona a un servizio pubblico fra me e lei.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Lombardi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Barbieri. Ne ha facoltà.
BARBIERI: Intervengo solo perché dalle ultime dichiarazioni del consigliere Favia, pur considerando comunque inaccettabile la formulazione dell'emendamento, ho capito meglio che ritiene non si debbano adeguare a noi sul piano europeo e nazionale, ma che sia la Regione Emilia-Romagna a svolgere autonomamente questo tipo di azione.
Vorrei però che capissimo che nel compenso di tutti i consiglieri regionali c'è una quota che viene accantonata per la parte che poi sarà ridata nel vitalizio. Non vorrei quindi che questa proposta che ha una logica, consigliere Favia, facesse una grossa cortesia a chi ha altri vitalizi, perché se, come questa proposta può sottintendere, ridiamo ai Consiglieri la parte versata per il vitalizio, ci guadagnano molto di più perché non va a sommarsi agli altri vitalizi, diventando, invece, cash molto più alti rispetto alla proposta.
Non vorrei quindi che questa indicazione producesse un'azione molto vantaggiosa proprio per chi lei immagina invece di mettere in discussione, perché queste sono risorse che i consiglieri versano sul vitalizio in prospettiva.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Barbieri.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Luciano Vecchi. Ne ha facoltà.
VECCHI Luciano: Grazie, presidente. Intervengo in dichiarazione di voto e preciso anche alla collega Noè che intervengo come relatore e non come portatore di un supposto “conflitto d'interesse”. Peraltro, penso che i colleghi del Movimento 5 Stelle, nell’avanzare una proposta di modifica della nostra legislazione, non pensino a norme ad personam, e per quanto mi riguarda non mi sento minimamente toccato per la ragione ben illustrata dal consigliere Barbieri.
Non da oggi, ma da quando fui per la prima volta relatore al Parlamento Europeo sulla riforma dello status dei parlamentari europei, ritengo che non ci siano più  ragioni storiche nel futuro (c'erano in passato) per avere un sistema di vitalizi separato dal sistema della contribuzione previdenziale generale, e in questa Regione, grazie al voto di tutti i consiglieri e di tutti i Gruppi politici, abbiamo per primi in Italia abolito l'istituto del vitalizio e l'abbiamo fatto in maniera che tale provvedimento fosse blindato rispetto a qualunque tipo di possibile ricorso, perché noi non presentiamo norme bandiera per vendere qualcosa su internet e quando presentiamo una norma lo facciamo perché diventi reale e sia di beneficio per la collettività. Proprio per queste ragioni motivo il voto contrario a questo emendamento.
Al di là del merito, infatti, si tratta di una norma inapplicabile, perché interviene e interferisce con livelli istituzionali diversi dal nostro (anche dopo la spiegazione del collega Favia), perché, nel caso in cui fosse un meccanismo praticabile e un soggetto che ha fatto il parlamentare e il consigliere in più livelli istituzionali optasse per il regime generale, essendo i regimi nazionale ed europeo, sia quello vecchio che quello attuale, regimi obbligatori, quelle istituzioni presenterebbero immediatamente ricorso contro una norma di questo tipo, perché è una norma che viola un principio di generalità del trattamento di tutti i cittadini o delle categorie a cui sono sottoposti.
Abbiamo già risolto il problema, perché abbiamo abolito l’istituto del vitalizio. Aggiungo che con legge nazionale, previa intesa interistituzionale tra il livello nazionale e quello regionale, nulla vieta che si introducano non tanto incompatibilità di cumulo, ma forme di tassazione supplementare come ad esempio contributi di solidarietà, riferiti però a categorie generali di tutti i consiglieri regionali e/o ex parlamentari che si trovassero in quella situazione, così come avviene per altre categorie.
Attraverso un accordo interistituzionale, perché la norma sia blindata e non propagandistica, perché a tutt'oggi il regime di vitalizio è un “interna corporis” delle istituzioni elettive. Grazie.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Luciano Vecchi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Grillini. Ne ha facoltà.
GRILLINI: Devo dire con franchezza che trovo molto sgradevole anche sul piano personale l'atteggiamento dei colleghi del Movimento 5 Stelle, perché trovo veramente penosa l'idea che si utilizzi un ragionamento di un certo tipo per fare un rapido comunicato stampa e infamare i colleghi.
Non è la prima volta che i colleghi del Movimento 5 Stelle adottano questo sistema e ho visto in alcune trasmissioni televisive i colleghi che dicono di essere gli unici che lavorano, mentre gli altri non fanno un tubo e sono mangiapane a tradimento (non proprio in questo modo, ma la sostanza è questa).
Penso che qui dentro ognuno abbia le proprie idee, che le possa esprimere anche in maniera aspra, ma credo che uno degli elementi di civiltà della nostra democrazia sia il rispetto reciproco. La vera differenza tra democrazia e dittatura è che in un regime autoritario si usano gli argomenti delle armi e qui invece si usano le armi degli argomenti. Il rispetto personale dei colleghi anche fuori da quest'Aula è fondamentale, perché è il nocciolo del sistema democratico.
Non sto a sentirmi infamare perché sono una persona che lavora 12 ore al giorno anche il sabato e la domenica; ieri mattina siamo arrivati con un'ora di ritardo perché ci siamo alzati alle 6 perché il giorno prima avevamo fatto 12 ore di discussione al nostro Esecutivo nazionale. Ognuno di noi ha la sua storia e io ho la storia di una persona povera e penso che la conclusione della mia vita sarà esattamente come è iniziata, perché tutti i miei redditi sono stati utilizzati per fare politica.
Quando ero in Parlamento, colleghi del Movimento 5 Stelle, io ero uno dei 30 che avevano i collaboratori in regola, davo il 50 per cento al partito e usavo il resto per fare politica, perché la politica che faccio io non è una politica da ricchi. Quando venivo e vengo chiamato a livello locale per fare le iniziative, pago di tasca mia e uso i soldi della indennità prima in Parlamento poi in Regione per pagare quelle spese che magari il Gruppo locale non si può permettere.
Quando si parla di costi della politica, si deve parlare anche della possibilità di poterla fare questa politica, perché il risultato di questa campagna – l'ho detto anche ai promotori perché sono amico personale del dottor Stella a cui ho raccomandato di stare attenti – è quello del taglio dei costi ingiustificati della politica, ma il rischio è che la politica diventi territorio dei ricchi e dei delinquenti.
Lei, cara consigliera Noè, può votare tranquillamente, perché lei è ricca, non ha il problema che ho io di pagare il biglietto per andare a Roma o per andare a fare un'iniziativa con un gruppo di Canicattì. Ci sono dei parlamentari che hanno rinunciato al loro stipendio, perché questo rappresenta una briciola rispetto ai loro redditi reali.
Come evidenziato da altri consiglieri, la Regione Emilia-Romagna è stata l'apripista e abbiamo dettato persino la linea al Parlamento abolendo il regime dei vitalizi, perché l'abbiamo approvato per primi, il Presidente Errani l'ha portato alla Conferenza Stato- Regioni e persino il Parlamento ha adottato questa norma.
Non accetto quindi che a me che faccio politica dalla mattina alla sera, che lavoro in continuazione si venga a dire che ogni volta che si parla di soldi esistono dei problemi, perché questo è un tema sul quale il segretario del vostro partito, Beppe Grillo, è particolarmente sensibile. Cito un articolo de Il fatto quotidiano: «monitorare i conti correnti: Grillo è contrario, è un passo avanti verso la Repubblica italiana dei soviet».
Si discute quindi dei redditi di chi fa politica, ma dei redditi del signor Grillo non si può discutere né si può accertare quanto guadagni, anche se lo sappiamo perché Panorama ha pubblicato i redditi del signor Beppe Grillo: 5,7 milioni nel 2008, quindi non c'è il problema di quei 1.300-1.500 euro di vitalizio, perché c’è chi non ha questo problema!
Visto che avete scritto una norma ad personam, quindi doppiamente sgradevole per i colleghi, dirò subito che quel vitalizio verrà usato interamente per le attività benefiche. Trovo anche sgradevole che si dica che i soldi verranno dati ai non autosufficienti, perché siamo a livelli di demagogia di bassa lega.
Siccome andrò in pensione tra tre anni e non vedo l'ora perché così non avrò più il dovere sgradevole di fare interventi di questo tipo, sarà verificabile: quei soldi verranno usati per attività di volontariato. Il resto delle mie sostanze verrà lasciato ad attività di volontariato (sono single, non ho figli), come ho già scritto nel mio testamento, che, se volete, cari colleghi del Movimento 5 Stelle, vi posso anche mostrare perché lascio tutte le mie sostanze a una fondazione.
Per cortesia, cercate di rispettare i vostri colleghi con cui dovrete passare ancora del tempo, se lo volete perché poi tra l'altro ogni sei mesi vi riunite per decidere se dimettervi o meno e invariabilmente l'Assemblea dice che dovete rimanere in carica, e io posso scommettere che questo succederà fino alla fine del mandato!
Cari colleghi, per favore smettiamola di prenderci in giro!
(applausi)
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Grillini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Malaguti. Ne ha facoltà.
MALAGUTI: Grazie, presidente.
Vede, collega Favia, lei dice che quando si affrontano questi argomenti i suoi colleghi si alterano. Forse in qualche caso è vero, ma credo che questo avvenga – e lo dico per il rispetto che ho dei miei colleghi di qualunque colore politico, perché credo che siano in quest'Aula per il loro senso civico e per i voti che hanno ricevuto dai loro concittadini – perché questi argomenti devono essere…
Presidente, avrei piacere che il collega Favia mi ascoltasse.
PRESIDENTE (Richetti): Il consigliere Favia riprenda il suo posto immediatamente, le chiedo scusa per questa interruzione. Prego, consigliere.
MALAGUTI: Per il rispetto che ho dei miei colleghi credo che quando qualcuno si altera affrontando questi argomenti sia perché queste sono questioni di stile e di dignità. Credo che a tutti noi sia capitato di fare beneficenza, ma senza fare una conferenza stampa per dichiarare come e a chi.
Ho il vago sospetto che questi argomenti, più che servire a detrarre dallo stipendio il 10 o il 20 per cento, siano utili a una delegittimazione della politica. Karen Smith diceva che nei momenti di difficoltà si capisce chi governa, perché sarà quello che prende le decisioni. Noi abbiamo attraversato un momento di difficoltà e assistiamo al fatto che le decisioni le prendono dei tecnici e non dei politici, e questa è di fatto una delegittimazione della politica.
Credo che questi argomenti, che forse lei tratta a volte anche inconsapevolmente, siano molto più utili a delegittimare la politica che non a ottenere dei reali effetti di beneficio pubblico.
Condivido che sia una questione che si possa trattare una volta per tutte equamente, guardando a cosa succede nelle altre Regioni, a cosa succede a livello europeo e nelle altre situazioni, però credo che per una questione di stile questa questione dovrebbe essere affrontata senza andare sui giornali tutti i giorni a sbandierare delle cose che poi in realtà non si fanno.
È opportuno quindi che sia affrontata una volta per tutte seriamente, guardando cosa succede a livello nazionale ed europeo, e che si smetta di usare questo argomento come campagna politica per prendere dei voti, in maniera davvero populista e demagogica.
Le voglio anche ricordare che mi sembra che l'onorevole Berlusconi sia riuscito a non percepire il proprio emolumento, per cui potrebbe mettersi in contatto con lui per capire come si fa. Tutti noi diamo il nostro contributo ai partiti, alle associazioni, ai circoli senza andare sui giornali tutte le volte che lo facciamo, e io non ho mai partecipato alle assemblee in cui decidete dove impiegare i soldi che comunque percepite dalla Regione, e non mi interessa neanche, ma credo che non sia una dimostrazione di stile fare tutte queste rappresentazioni e poi trovarsi in assemblee tra di voi a decidere dove debbano finire quei soldi, che poi nessuno lo sa.
Credo che l'onorevole Berlusconi, che voleva rinunciare ai propri emolumenti, ci sia riuscito, per cui potreste mettervi in contatto con lui e, se questo è il vostro traguardo, vi invito a formalizzare alla Presidenza la rinuncia a tutti i vostri emolumenti, poi vedremo se vi sia modo di ottenerlo, piuttosto che farlo nelle vostre assemblee, che sono cosa vostra e non dei cittadini. Grazie.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Malaguti.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Noè. Ne ha facoltà.
NOÈ: Grazie, presidente. Vorrei fare due chiarimenti e una proposta all'Aula.
Un chiarimento al collega Grillini: spero che quello che oggi ho onestamente dichiarato tutti possano confermare che li ho guadagnati onestamente, come credo di poter dimostrare a quest'Aula e alle persone che mi vedono quotidianamente, perché l'impegno profuso come consigliere regionale è forte e costante.
Nonostante oggi ci sia una grande dialettica più o meno opportuna su quello che prendiamo, credo sia molto più importante per noi individualmente poter dimostrare che meritiamo quello che ci viene riconosciuto e ci diamo da fare per meritare quello che oggi la legge ci riconosce.
Ritorno sull'articolo 2 bis all'emendamento presentato dai colleghi del Movimento 5 Stelle. Condivido nello spirito che ci siano oggi delle cumulabilità di rendite vitalizie, soprattutto in funzione del fatto che oggi a livello nazionale stiamo mettendo seriamente in discussione anche una riforma di natura pensionistica e addirittura stiamo chiedendo a gente che ha lavorato 40 anni di lavorare di più. In funzione di un patto generazionale o per garantire la sostenibilità economica del Paese, chiediamo dei sacrifici.
Siccome mi rendo conto che questo tema nel principio può essere condiviso da voi tutti, la mia proposta è di chiedere ai colleghi del Movimento 5 Stelle di ritirare cortesemente questo emendamento e di valutare se invece tutti insieme come Consiglio regionale possiamo fare una proposta di legge da sottoporre anche al giudizio delle Camere, dove ci poniamo l'obiettivo di giungere a un numero di consiglieri regionali proporzionale in tutta Italia in riferimento alla popolazione e di far sì che tutti possano percepire un compenso equo dal nord al sud, anche se questo può risultare difficile perché scaturisce da leggi regionali.
L’appello che si può fare è che su questi due fronti ci sia un'indicazione da una Regione che in modo responsabile si propone per avanzare questo suggerimento, e quindi di disciplinare, visto che si parla comunque di compensi, anche tutti gli aspetti collaterali legati alla remunerazione del ruolo che svolge un consigliere regionale, ma di sottrarre a questo momento una discussione che a molti crea imbarazzo.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Noè.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Monari. Ne ha facoltà.
MONARI: Grazie, presidente. Ascoltando il dibattito, sono entrato in una depressione personale perché mi sembrava che il dibattito confermasse il grave stato di patologia in cui versa la politica in Italia e purtroppo anche in Emilia-Romagna.
Si tratta di una gravissima patologia, che ne mina la credibilità (in questo senso abbiamo già fatto danni irreparabili nell'opinione pubblica, soprattutto nelle giovani generazioni) e che nelle tesi e nell'emendamento presentato ad arte dal Movimento 5 Stelle non vede a mio avviso la cura.
Si sta infatti discutendo di questo. In perfetta buona fede il collega Favia propone delle ricette per curare il grave stato di salute della politica. Ahimè no: penso che il contributo del Movimento 5 Stelle e in particolare lo stile, le ragioni, i toni adoperati soprattutto dal collega Favia rappresentino invece la conclamatezza del virus.
Questo virus potrebbe risultare letale se non avessi visto nel dibattito odierno un sussulto dell’Aula, di cui mi compiaccio, ringraziando tutti i colleghi intervenuti prima di me, teso a difendere non i propri personali interessi, ma la democrazia, perché di questo si sta parlando, la qualità del lavoro dell'Aula, le prerogative dei consiglieri regionali e la dignità che in molti interventi si è voluta affermare, la dignità come persone che hanno messo a disposizione della collettività uno straordinario, per quantità e qualità, tempo della loro vita.
Esco rassicurato dal dibattito che c'è stato oggi in quest'Aula, rassicurato sulla correttezza, sulla lealtà e sulla serietà di tutti i colleghi, che hanno avuto un approccio istituzionale, a tratti personale, a tratti anche brusco, ma istituzionale.
Quest'Aula ha preso molti provvedimenti non solo per quanto riguarda i vitalizi, gli emolumenti, i costi della macchina burocratica, e li abbiamo presi tutti insieme, nessuno si può appuntare sul petto una medaglia più grande o più lucida di altri. Li abbiamo presi tutti insieme e abbiamo fatto bene da quando abbiamo riportato il numero dei consiglieri regionali a 50, mentre per effetto della proporzione abitanti/territorio, come è stato evocato dalla consigliera Noè, si sarebbe potuto portare a 65.
Il bilancio che stiamo discutendo oggi, anche le faticosissime leggi di riordino istituzionale come quelle dei Parchi, degli ATO, dei Consorzi di bonifica, delle comunità montane vanno tutti nel segno di un rigore e di un’attenzione particolare al contenimento dei costi, e questo è merito di tutta l'Aula e a vantaggio della credibilità della politica.
Non mi dilungo perché è stato evocato lo stile ma lo stile è come il coraggio: se uno non ce l’ha, fa fatica a darselo! Prima c’è stato un siparietto sulle denunce dei redditi, ma mi chiedo se i colleghi si debbano giustificare affermando che il danaro percepito è stato guadagnato onestamente, perché sono discussioni tra di noi che non hanno un senso compiuto, se non una pruriginosa curiosità da bar, come si volesse guardare dal buco della serratura in casa degli altri quando è tutto pubblico, essendo noi pubblici amministratori. Veramente non capisco.
Come prima ricordava il consigliere Lombardi, i giornali hanno pubblicato denunce dei redditi a zero euro di colleghi di vari livelli istituzionali del Movimento 5 Stelle, ma potrei legittimamente chiedermi chi paghi le campagne elettorali, se sia tutto confezionato in casa, di cosa vivevano e di cosa campassero prima, se adesso campano di politica? Perché è di questo che si sta parlando.
Chi sono i burocrati che campano di politica, chi sono i funzionari di partito di oggi, se ci sono dichiarazioni dei redditi precedenti di zero euro? Come è possibile?
Sono domande che tengo per me, perché non voglio fare demagogia o propaganda in questa Aula, sono domande intime, alle quali cerco di dare una risposta intima. Grazie, presidente, credo di essere riuscito a spiegare bene il concetto.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Monari.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Barbati. Ne ha facoltà.
BARBATI: Grazie, presidente. Io non ho campato di politica: ho fatto 40 anni di insegnamento, quindi ho un reddito piuttosto alto, non so se adesso debba essere un outing che dobbiamo fare tutti.
Visto che come Italia dei Valori non possiamo prendere lezioni da nessuno, neanche dal Movimento 5 Stelle perché abbiamo cominciato prima a lavorare contro i privilegi della casta e continuiamo anche adesso, perché da anni in Parlamento continuiamo a presentare la faccenda dei vitalizi e l'abbiamo ripresentata adesso, sono molto serena.
La cosa che però mi diversifica è che anche quando in quest'Aula abbiamo lavorato sui vitalizi miravamo a raggiungere davvero uno scopo, non quello di finire sui giornali, ma quello di ottenere un risultato nell'interesse dei cittadini, e l'abbiamo raggiunto.
Oggi vorrei proporre che, al di là della pagina o dell’intervista che domani potremmo avere sul giornale, ci sia da parte nostra un reale interesse nei confronti dei cittadini.
Diamo la nostra disponibilità a contribuire alla realizzazione di un progetto di legge in linea con quanto descritto dalla consigliera Noè, perché stavamo già lavorando su questi temi. Se vogliamo ottenere davvero il risultato reale di ridurre quello che viene considerato un privilegio, lo possiamo dimostrare con questa disponibilità a lavorare tutti insieme per il risultato finale e non per la dichiarazione al giornale, la frase su Facebook. Capisco anche chi è interessato, però è facilmente attaccabile, perché se parliamo di coerenza, coerenza vorrebbe che venisse dimostrata a tutti i livelli del Movimento 5 Stelle.
Lo dico con dispiacere perché ho grande rispetto per questo Movimento, per le battaglie che porta avanti, ma trovo anche in questo Movimento una mancanza di democrazia che mi preoccupa molto, sia al loro interno, sia soprattutto in quello che il loro guru dice che noi dobbiamo fare e che lui non fa.
Credo che sarebbe opportuno ritirare questi emendamenti, perché dettati dall'interesse non di ridurre i nostri privilegi, ma di finire sui giornali, e ottenere la disponibilità anche del Movimento 5 Stelle a lavorare seriamente su un progetto di legge che stabilisca che tutti i consiglieri regionali debbano avere la stessa indennità (poi andremo a decidere quale), tutti i consiglieri regionali non debbano più avere vitalizi e privilegi.
La nostra disponibilità è in questo senso e la chiederei anche al Movimento 5 Stelle.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Barbati.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Defranceschi. Ne ha facoltà.
DEFRANCESCHI: Grazie, presidente. Il dibattito, di cui anch'io apprezzo molto la vivacità, la quantità e in certi casi anche la qualità degli interventi, verte su un argomento che non è nuovo. Non so se i giornali riusciranno a ricavarne una notizia perché è ormai trito e ritrito, anzi sono gli stessi emendamenti che ripresentiamo sempre e che fecero parte di una nostra proposta di legge che rimase per diversi mesi nella Commissione del consigliere Lombardi prima di approdare alla discussione. Se vogliamo riprenderla in mano, siamo assolutamente disponibili.
Ho apprezzato l'intervento del consigliere Pollastri perché ha parlato di una regione virtuosa e si è assunto anche il compito di ridire le stesse parole, come anche giustamente fa questa maggioranza. Ricordo che l'amministrazione della res publica non è una scienza esatta, per cui non esiste un numero che definisca il bene e il male, il migliore e il peggiore: al meglio non c'è comunque mai fine.
Pensare poi che si possa impostare dei ragionamenti sul fatto che noi siamo più bravi di altre regioni come la Sicilia o la Puglia francamente è al limite dell'imbarazzante, perché i numeri della Regione Sicilia, amministrata peraltro da chi lo ha richiamato (questi sono poi scelte di vita), inducono a ritenere che non esista una pietra di paragone. Mi rifiuterò per tutta la vita di paragonarmi e parametrarmi su questo tipo di Regione e su una classe politica, che in modo autoreferenziale ha creato e disfatto i suoi numeri, se li è dati da sola e poi si confronta da sola dichiarandosi più brava. Torno a dire che al meglio non c'è mai fine!
Ovviamente non mi soffermo sulle parolacce e gli epiteti del consigliere Manfredini, perché sarebbe assolutamente inutile. Tengo però a evidenziare a livello personale che dal suo partito, spesso capace di momenti folcloristici nella manifestazione delle opinioni, non ho assolutamente intenzione di accettare insegnamenti per quanto riguarda la serietà.
Si è innescato un dibattito che non ha nulla a che fare con l'emendamento, che parla di un concetto che considero sano, per cui, se uno ha fatto diverse carriere politiche in diversi consessi, non possa sommare dei vitalizi, perché il vitalizio è una specie di pensione, di indennità differita, che deve essere a compensazione del fatto che noi non versiamo i contributi INPS per quell'anno. Sommare quelli di diverse carriere non mi sembra consono alla realtà di chi lavora in questo Paese.
Il tema quindi non c'entrava assolutamente nulla. Il relatore di questo progetto di legge giustamente ha capito che non c'era nulla di personale, e nella mia pratica politica non agisco, collega Grillini, con questi metodi e con questi pensieri, e quando l’ho scritto non mi ero neanche ricordato che lei fosse stato deputato, quindi se lo tolga tranquillamente dalla testa.
Ho sentito discussioni francamente inutili sull'invidia per i ricchi, ma non ho intenzione di difendere il collega Favia che è abbastanza grande e penso che, se uno ha usato solo i gettoni di presenza per vivere, magari gli avrà dato da mangiare sua mamma, chiedete a lui cosa ha fatto e lo giustificherà.
Trovo molto curioso che qui dentro ci sia anche qualcuno che si vanti di rispettare le regole, perché ormai siamo a una tale degenerazione morale e politica che aver pagato le tasse, aver rispettato delle regole, aver assunto gente in regola e non in nero è diventato un vanto.
Diventa difficile in poco tempo spiegare, soprattutto a chi ha difficoltà a volerlo capire, cosa sia il nostro modo di confrontarci con i nostri elettori, con i nostri simpatizzanti, cosa voglia dire ogni sei mesi confrontarsi con loro e chiedere la loro opinione su come stiamo lavorando.
Le dico solo una cosa, consigliere Lombardi: i nostri cittadini che hanno deciso di aumentare il nostro stipendio hanno fatto una scelta libera, perché non ho il porto d'armi, per cui non ho avuto modo di costringere nessuno. Ritengo un piccolo fatto straordinario che nel clima generale qualche migliaio di cittadini abbia deciso quasi all'unanimità che, come avviene in qualunque azienda a fine anno, tu abbia meritato un aumento di stipendio.
Sarebbe molto bello e molto divertente per quella stampa politica che veniva citata in questo caso che lo facessero anche molti altri politici di tutti i livelli, e credo che i risultati sarebbero molto interessanti.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Defranceschi.
È mio obbligo ricordarvi che siamo in seduta contingentata e che ogni vostro intervento, sia esso fatto in discussione generale o in dichiarazione di voto, decurta dall'ammontare del tempo a disposizione del Gruppo. Lo dico perché i Gruppi stanno esaurendo il proprio tempo e siamo all'emendamento 3 del consigliere Defranceschi.
Ovviamente il Regolamento prevede che si possa intervenire anche più di una volta, perché quello che fa riferimento è il tempo contingentato per il Gruppo.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Montanari. Ne ha facoltà.
MONTANARI: Essendo pienamente soddisfatto degli interventi che mi hanno preceduto e particolarmente di quello del mio Capogruppo, ho una cosa modesta da dire in riferimento a quanto affermato dal collega Defranceschi sull’inopportunità di paragonarci con Regioni come la Sicilia.
Il discorso va ribaltato perché, se è vero che noi percepiamo il 65 per cento, se è vero che il vitalizio è il 35 per cento, vuol dire che quelli che ci hanno preceduto su questi banchi non erano dei mangiapane a tradimento. Questa Regione non ha conosciuto amministratori che hanno fatto della politica il letto su cui sdraiarsi e fare soldi.
Abbiamo avuto gente di ogni orientamento politico che si è dedicata alla comunità, divisa e unita sulle cose da fare per la comunità, è l'opposto del dipingere tutti i giorni la politica come un'arte messa in campo esclusivamente per gli interessi personali, non delle comunità.
Siccome la sfida di rinnovare la politica è anche quella di estirpare il cancro culturale che c'è, con l'emendamento si parla d'altro, come è stato detto e Vecchi ha già spiegato che non decidiamo noi bensì lo decide un altro consesso, ma tutta la discussione ricalca sul punto che vi sento dire in televisione, ma non qui.
Collega Defranceschi e collega Favia, vorrei che voi poteste dire qua che siamo degli sfaccendati, che non lavoriamo. Se lo dite qua, c'è anche il tribunale, che non mi interessa, ma vi portiamo in piazza sul discorso del lavoro e di quanto si fa, perché queste cose le andate dicendo quando non ci sono altri che possono rispondervi in televisione.
Credo che sul tema degli emolumenti da questa Regione possa partire un'iniziativa nel consesso delle Regioni a livello nazionale, perché a quel livello si stabilisca la cifra giusta, quella che consente di fare i consiglieri regionali a persone che non sono ricche o sponsorizzate da qualsiasi genere di lobby, cioè a persone libere. La cifra giusta per una buona politica è quella che consente a chi non ha di potersi dedicare alla cosa pubblica, agli altri.
Se nel passato non abbiamo avuto mangiapane a tradimento, se siamo stati i primi ad aprire la pista sulla questione dei vitalizi, se oggi possiamo suggerire di trovare nel concerto delle Regioni il punto di riferimento per fissare quello che è giusto che i consiglieri prendano, penso che questo ragionamento possa coinvolgerci tutti, così come ci ha coinvolto tutti l’annullamento del vitalizio.
Se si esce dalla demagogia, dal populismo e dalla bandierina, si riesce a fare un ragionamento in avanti, altrimenti si dicono un sacco di cose che non c'entrano niente e servono solo per dichiarazioni pubbliche.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Montanari.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Grillini. Ne ha facoltà.
GRILLINI: Molto velocemente, per un paio di chiarimenti. Consigliere Defranceschi, non mi sono vantato di avere i dipendenti in regola: ho solo detto che eravamo in 27 (neanche 30 in quel momento) su 630. Il riferimento era non al vanto di aver rispettato le regole, ma al fatto che ovviamente quello veniva sottratto al reddito e che quindi non mi sono arricchito facendo il parlamentare.
Un altro tema rilevante è quello delle regole, per cui uno si presenta alle elezioni e sa che le regole sono quelle, i cittadini che ti votano lo sanno che le regole sono quelle, altrimenti non ti voterebbero se non fossero d'accordo.
Qui qualcuno vuole cambiare le regole non per il mandato successivo, in modo che chi si candida sa che viene eletto con quelle regole e quindi si comporta di conseguenza, ma con regole che non si sa quale saranno, un circa, quasi.
Voglio fare l'esempio di un mio collega parlamentare eletto nel 1992, che aveva costruito la sua esistenza sulla base del fatto di avere un determinato tipo di pensione e adesso gli è stata tolta. Mi ha detto quindi che avrebbe potuto fare altro, investire su altre cose, non fare politica. Questo è il punto.
Le faccio l'esempio personale: io sono iscritto a due Ordini professionali, giornalisti e psicologi, e, se avessi fatto quei lavori, probabilmente avrei avuto una pensione anche più alta, che nessuno avrebbe messo in discussione. Si sceglie di dedicare la propria esistenza all'attività politica, che è un'attività dignitosa, rilevante, e questo si riferisce anche a voi, perché rischiate di diventare vittime di questo modo di fare e dell'idea che i politici sono tutti uguali, tutti ladri, mangiapane a tradimento, che non fanno niente dalla mattina alla sera.
A questo punto non è soltanto il destino personale, ma tutta la politica a essere messa in discussione, e quindi anche la democrazia. Stiamo attenti perché i discorsi di Benito Mussolini prima della dittatura sono straordinariamente identici a certi discorsi che sentiamo fare adesso contro i cittadini che onestamente fanno politica.
Per concludere, cari amici del Movimento 5 Stelle, come sapete ho dedicato tutta la mia vita all'associazionismo e al volontariato e con un anno – dico uno – del reddito di Beppe Grillo ci gestisco 5 associazioni per tutta la vita. Si potrà discutere anche del fatto che in questo Paese c'è un divario di reddito clamoroso o passiamo il nostro tempo soltanto a discutere autoreferenzialmente di noi stessi?
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Grillini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Malaguti. Ne ha facoltà.
MALAGUTI: Grazie. Molto velocemente, le dico, caro collega Favia, che non volevo intervenire su questo argomento, ma lei si era già alzato per dire che non c'era discussione come al solito, così adesso ha avuto una discussione corposa, peccato che c'è un numero enorme di emendamenti che dobbiamo approvare, tra cui quello sulla battaglia contro la sclerosi multipla che parla della vita delle persone, che sono molto più importanti di questi argomenti, e peccato che per fare questa discussione abbiamo bruciato gran parte del tempo a nostra disposizione.
(interruzione del consigliere Defranceschi)
Se lei crede di aver fatto oggi davvero l'interesse dei cittadini, io non lo credo!
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Malaguti.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Naldi. Ne ha facoltà.
NALDI: Grazie, presidente. Credo che converrete tutti con me che c'è un'anomalia nel fatto che, dovendo discutere di un bilancio che riguarda importi di 10-13 miliardi di euro, dedichiamo un tempo sproporzionato a questo argomento. Questa è la nostra malattia di questo periodo.
Non credo che si possa guarire da questa malattia negando alcuni problemi, perché anche secondo me, se tutti i lavoratori italiani vanno in pensione a 67 anni, non c'è ragione per cui il nostro vitalizio sia assegnato a un'età inferiore. Il problema è come si discute di questi argomenti, che vengono sempre affrontati per iniziativa dei Grillini o di alcuni organi di stampa, che su questo hanno costruito una teoria politica, in modo assolutamente propagandistico e delegittimante della politica.
I consiglieri che hanno proposto questi emendamenti stanno contribuendo a una totale delegittimazione, in quanto da tempo insistono su questo piano. Per salvare se stessi in una situazione in cui devono essere soggetti a determinati requisiti, sono costretti a “sputtanare” i loro colleghi.
PRESIDENTE (Richetti): Consigliere Naldi, la prego, almeno in quest'Aula! Prego, continui.
NALDI: Chiedo scusa, anche se è un verbo ormai utilizzato in televisione e forse anche su qualche dizionario, però chiedo scusa ugualmente.
È chiaro che i trattamenti che noi abbiamo sono uguali per tutti, ma questo a un certo punto è risultato non più chiaro. Ho risolto questo problema direttamente con il consigliere Favia, tirando fuori la mia busta paga della Regione a una trasmissione televisiva e invitando il consigliere Favia a fare altrettanto, però né il consigliere Favia né il consigliere Grillini sono in grado di fare questa semplice operazione, perché la busta paga che dovrebbero tirare fuori è quella che ricevo anch'io che dice che prendiamo circa 6.000-6.500 o 7.000 euro (non ricordo esattamente quanti sono dopo le ultime modifiche).
La differenza fra la mia e la loro è che dalla mia risulta la quota che io verso come erogazione liberale al mio partito, nella loro no, perché seguono una procedura diversa che amministrano loro. Sarà una procedura trasparente, però la mia è sicuramente trasparente ma non sono ancora riuscito a conoscere la vostra.
(interruzione del consigliere Defranceschi)
Il consigliere Defranceschi ha appena ammesso di aver avuto anche un aumento di stipendio in seguito a una verifica con i loro elettori. Ho un partito al quale verso la mia erogazione liberale, ma, se convocassi i miei elettori, di cui in linea di massima ho indirizzi e mail perché li ho contattatati in campagna elettorale, e chiedessi loro cosa mi merito, quasi sicuramente sarebbero molto più generosi del mio partito.
Non venite quindi a raccontarci delle favole, per cortesia, perché convocare gli elettori per stabilire se si meriti l'aumento a fine anno è una cosa veramente da bambini delle elementari, che a Natale scrivono la letterina per trovare il regalo sotto l'albero; la letterina, come facevo quando avevo dieci anni inviandola a mio padre!
Qui stiamo parlando di cose serie. La quota che voi versate in qualche modo alla vostra organizzazione ha la stessa legittimità politica della quota che ciascuno di noi in maniera diversa versa alla propria organizzazione. Avete negato questo quando per primi avete pubblicato i dati dai quali risultava che il nostro stipendio era di 6-8.000 euro, invece il vostro di 2.500: è lì che avete fatto una cosa profondamente ingiusta e bugiarda nei confronti della condizione dei consiglieri.
Questo non è un rapporto corretto fra di noi, e coglierò fino in fondo con determinazione tutte le occasioni che avrò per correggere questa informazione deformata che avete dato. Aspettatemi quindi alle prossime trasmissioni televisive con il mio cedolino, e vi continuerò a invitare a tirar fuori il vostro cedolino, perché secondo me avete dei problemi a farlo, ma quando l'avrete tirato fuori io sarò appagato del risultato che avrò raggiunto.
Dopodiché vorrei che passassimo a discutere dei problemi dei cittadini di questa Regione e di come quest'Aula può cercare di contribuire a risolverli con una buona legge di bilancio.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Naldi.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Noè. Ne ha facoltà.
NOÉ: Siccome avevo fatto una proposta, vorrei solo sapere se ci sia la disponibilità a ritirare l'emendamento e a valutare tutti insieme in una Commissione l’ipotesi di presentare una proposta di legge da sottoporre anche al vaglio delle Camere. Vorrei capire se questa proposta che ho avanzato ai colleghi del Movimento 5 Stelle possa essere accettata e non finire nel dimenticatoio.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie consigliera Noè. Mi pare che il Capogruppo Defranceschi abbia confermato che l'emendamento attualmente in dichiarazione di voto verrà votato.
L'emendamento rimane e non c'è disponibilità a ritirarlo.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Filippi. Ne ha facoltà.
FILIPPI: Grazie. Mi riallaccio velocemente all'intervento del consigliere Naldi per informare l'Aula che ci sono anche altri colleghi consiglieri regionali che tutti i mesi versano l'erogazione liberale al loro partito e lo detraggono dal cedolino. Tra questi ci sono anch'io, quindi anche la destra segue questa prassi.
Credo invece che il Movimento 5 Stelle non segua questa prassi. Grazie.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Filippi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Favia. Ne ha facoltà.
FAVIA: Grazie, presidente. I nostri cedolini sono on line dalla prima settimana in cui abbiamo ricevuto la busta paga, quindi tutti possono farsi un'idea e smentire da soli le falsità qui dette.
Dico solo una cosa importante – ci tengo, consigliere Malaguti –: mi sono occupato per settimane del tema della sclerosi multipla, ho qui un emendamento che ho sottoscritto che affronta il tema e chiedo per tutti gli emendamenti del Movimento 5 Stelle (sono una decina, presidente) il voto elettronico. Non avrò tempo per presentarli, abbiamo 22 minuti per tutto il bilancio, quindi capisco le necessità.
Abbiamo presentato due emendamenti e tutto il resto è stata polemica. Tecnicamente, presidente, si chiamano argomenti ad hominem, ovvero si tenta di delegittimare chi fa la proposta per non parlare della proposta. A ognuno il suo teatrino!
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Favia.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Alberto Vecchi. Ne ha facoltà.
VECCHI Alberto: Purtroppo, a causa di alcuni problemi, ho potuto seguire solo parte della discussione, di cui il finale mi ha particolarmente interessato.
Alcuni mesi fa, in quest'Aula, senza citare nomi, ho detto che esistono anche i nullafacenti, cioè quelli che non hanno mai prodotto nulla. Fortunatamente io non guardo i cedolini, però leggo i giornali e le dichiarazione dei redditi, per cui non parlavo a vanvera ed ero informato.
La cosa è evidente anche perché probabilmente qualcuno viveva d’aria, perché non avendo nulla non so come potesse vivere. Il tempo però è galantuomo e alla fine tutti sappiamo leggere, valutare, capire quando uno parla sempre in maniera precisa e puntuale.
Fatta questa doverosa premessa perché alla fine quanto avevo detto ha dimostrato di essere la verità, c'è qualcuno che ha fatto bingo o tredici al Totocalcio, perché, a fronte di non fare nulla, anche 2.500 euro sono un'esagerazione!
A questo punto, chiudo il mio discorso dicendo che quando si fanno alcune affermazioni bisogna sempre avere la documentazione cartacea di quello che si dice. È stata manifestata l’intenzione di ridurre il proprio compenso, per cui invito pubblicamente – lo dico perché rimanga agli atti – a dichiarare a quale ufficio della Regione sia stata rivolta questa richiesta, con quale funzionario regionale si sia parlato per ridurre i propri compensi, come sia stata formalizzata questa richiesta, se in forma orale o scritta, che cosa sia stato chiesto perché chiaramente a ogni richiesta c'è una risposta, e può darsi anche che, se viene chiesto veramente, non solo per andare sui giornali a fare spot, ci sia anche una risposta positiva, così evitiamo di polemizzare in futuro!
Invito quindi a formalizzare certe richieste e non solo a fare degli spot!
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Alberto Vecchi.
Chiudiamo le dichiarazioni di voto.
Si proceda alla votazione dell'emendamento 3 a firma del consigliere Defranceschi, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Richetti): Comunico l'esito della votazione:
Presenti
44
Assenti
6
Votanti
43
Favorevoli
5
Contrari
36
Astenuti
2
PRESIDENTE (Richetti): L'emendamento è respinto.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Alessandrini. Ne ha facoltà.
ALESSANDRINI: Il mio voto era un no.
PRESIDENTE (Richetti): Mettiamo a verbale il voto contrario del consigliere Alessandrini. Grazie, consigliere.
Passiamo all’emendamento 4 a firma del consigliere Defranceschi.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Se nessun consigliere chiede di intervenire, si proceda alla votazione dell'emendamento 4, a firma del consigliere Defranceschi, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Richetti): Comunico l'esito della votazione:
Presenti
44
Assenti
6
Votanti
43
Favorevoli
3
Contrari
38
Astenuti
2
PRESIDENTE (Richetti): L'emendamento è respinto.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Leoni. Ne ha facoltà.
LEONI: Grazie, presidente, per rettificare il mio voto: nella sua schermata era favorevole mentre in realtà ho votato in maniera contraria.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere. Mettiamo a verbale il voto contrario del consigliere Leoni.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Manfredini. Ne ha facoltà.
MANFREDINI: Anche io ho trovato astenuto, ma ho votato contro.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Manfredini. Mettiamo a verbale il voto contrario del consigliere Manfredini.
Passiamo all’emendamento 5 a firma del consigliere Defranceschi.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Favia. Ne ha facoltà.
FAVIA: Sull'ordine lavori. Non ho capito se i voti della Lega Nord sui nostri emendamenti sono stati tutti contrari o se i primi astenuti e gli altri contrari. Volevo solo una precisazione tecnica, non fare un intervento sull’oggetto.
PRESIDENTE (Richetti): Ha rettificato solo il consigliere Manfredini, per cui sugli altri voti fa riferimento la schermata che avete avuto e l’esito della votazione che ho proclamato.
Si proceda alla votazione dell'emendamento 5, a firma del consigliere Defranceschi, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Richetti): Comunico l'esito della votazione:
Presenti
44
Assenti
6
Votanti
43
Favorevoli
3
Contrari
35
Astenuti
5
PRESIDENTE (Richetti): L'emendamento è respinto.
Il consigliere Manfredini fa rilevare il voto contrario.
Passiamo all’emendamento 6 a firma del consigliere Defranceschi.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Si proceda alla votazione dell'emendamento 6, a firma del consigliere Defranceschi, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Richetti): Comunico l'esito della votazione:
Presenti
44
Assenti
6
Votanti
43
Favorevoli
3
Contrari
39
Astenuti
1
PRESIDENTE (Richetti): L'emendamento è respinto.
Passiamo all’emendamento 18 a firma del consigliere Favia. Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Voleva intervenire, consigliere Naldi?
NALDI: Volevo un chiarimento, ma me l’hanno dato i miei colleghi. Grazie.
PRESIDENTE (Richetti): Si proceda alla votazione dell'emendamento 18, a firma del consigliere Favia, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Richetti): Comunico l'esito della votazione:
Presenti
42
Assenti
8
Votanti
41
Favorevoli
1
Contrari
36
Astenuti
4
PRESIDENTE (Richetti): L'emendamento è respinto.
Passiamo all'articolo 3. Su tale articolo non insistono emendamenti.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 3.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L'articolo 3 è approvato.
Passiamo all'articolo 4. Su tale articolo non insistono emendamenti.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 4.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L'articolo 4 è approvato.
Passiamo all’articolo 5. Su tale articolo non insistono emendamenti.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 5.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L'articolo 5 è approvato.
Passiamo all’articolo 6. Su tale articolo non insistono emendamenti.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 6.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L'articolo 6 è approvato.
Passiamo all’articolo 7. Discussione generale.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Lombardi. Ne ha facoltà.
LOMBARDI: Solo per ricordare che questo articolo destina 7,5 milioni per i Consorzi fidi nell'ambito dei 13,5 milioni generalmente previsti per i Consorzi. Il mio intervento era semplicemente per ricordare che bisogna tener conto anche di quei Consorzi che si stanno avvicinando a entrare nell'ambito della sorveglianza della Banca d'Italia.
Questo è un sicuramente un principio positivo, ma devono essere incentivati a entrare. Piuttosto che perseguire una politica di aggregazione, che può viziare le prerogative dei singoli territori, siccome nel settore esistono già strutture importanti che necessitano di un impulso per entrare nell'ambito della sorveglianza della Banca d'Italia, chiedevo un’ attenzione della Giunta in questa direzione.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Lombardi.
È chiusa la discussione generale. Se nessun consigliere intende intervenire per dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 7.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 7 è approvato.
Passiamo all’emendamento 16 a firma del consigliere Favia, che istituisce l’articolo 7 bis “Azioni di promozione per l’utilizzo di energie rinnovabili”.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Si proceda alla votazione dell'emendamento 16, a firma del consigliere Favia, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Richetti): Comunico l'esito della votazione:
Presenti
43
Assenti
7
Votanti
42
Favorevoli
1
Contrari
39
Astenuti
2
PRESIDENTE (Richetti): L’emendamento è respinto.
Mettiamo a verbale il voto favorevole del consigliere Favia.
Passiamo all’articolo 8. Su tale articolo non insistono emendamenti.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 8.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L’articolo 8 è approvato.
Passiamo all’emendamento 7, a firma del consigliere Defranceschi, istitutivo di un nuovo articolo 8 bis.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha chiesto di intervenire il consigliere Naldi. Ne ha facoltà.
NALDI: Grazie, presidente. Apprezzo e valuto positivamente l'intento che sta alla base della proposizione di questo emendamento, però devo dire alcune cose che hanno anche un valore tecnico, e di questo mi scuso, e alla fine formulare una proposta.
Credo che nei capitolati d'appalto della Regione sia già previsto l'obbligo del rispetto dei contratti e delle leggi da parte delle aziende che partecipano a questi bandi. Rispetto al tema sollevato, l’emendamento e la sua motivazione, che vorrebbe aiutare la democrazia nei luoghi di lavoro e contrastare quello che la FIAT sta portando avanti sotto la direzione di Marchionne in tutte le aziende del nostro Paese, non è sufficiente.
Non è infatti sufficiente dire “contratti nazionali di lavoro di categoria” perché vi sono anche contratti di categoria cosiddetti “pirati” stipulati con organizzazioni sindacali di comodo, quindi bisognerebbe dire “contratti nazionali di categoria stipulati con le organizzazioni maggiormente rappresentative”.
In questo caso, però – e qui distinguo ovviamente il mio giudizio politico, laddove credo tutti conosciate la mia totale adesione alla posizione della FIOM –, si farebbe fatica a negare che le organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto i contratti alla FIAT non siano fra quelle maggiormente rappresentative, quindi in effetti anche aggiungere questo ulteriore chiarimento non permetterebbe di identificare il problema politico che abbiamo.
Dal momento che abbiamo votato un ordine del giorno sulla situazione delle aziende FIAT nella nostra Regione che conteneva un passaggio di questo tipo, dal momento che anche ieri nelle sue conclusioni il Presidente Errani ha fatto riferimento a un signore con il maglione blu che vuole dettare le regole e distribuire i pani e i pesci, chiederei al consigliere Defranceschi di ritirare questo emendamento con l'impegno a sottoscrivere insieme un ordine del giorno, nel quale richiamiamo l'attenzione della Giunta su un tema che va affrontato in maniera molto decisa, per avviare tutte le iniziative politiche e istituzionali necessarie per contrastare il processo antidemocratico che la FIAT sta portando avanti nel nostro Paese.
Adesso l'ho detto sommariamente, però si può studiare insieme come farlo. In questo contesto, però, effettivamente non risponde allo scopo lodevole per il quale l’avete proposto.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Naldi.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Noè. Ne ha facoltà.
NOÈ: Vorrei semplicemente dire che è letteralmente impossibile prendere in esame determinati emendamenti in queste condizioni, perché purtroppo non siamo in grado di intendere e di volere su questi emendamenti…
(interruzione del consigliere Monari)
Sto parlando della sottoscritta, ma forse qualcun altro mi fa compagnia, Monari, non preoccuparti! Personalmente mi esprimo contro in quanto anche rispetto alle osservazioni del consigliere Naldi mi rendo conto che su determinati emendamenti è necessario riflettere più lungamente.
Al momento, quindi, sommariamente voterò contro.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliera Noè.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Mandini. Ne ha facoltà.
MANDINI: Grazie, presidente. Noi concordiamo con la richiesta del consigliere Naldi, perché che l’argomento esiste, è un tema che va dibattuto, la nostra posizione su questa situazione è ampiamente riconosciuta, però non è questo il contesto in cui riteniamo si possa affrontare in modo compiuto questa tematica.
Anche noi rivolgiamo un invito a ritirare l'emendamento. In caso contrario, voteremo contro ma non sulla sostanza: sul fatto che in questo contesto non c'entra assolutamente nulla e non è il modo migliore per risolvere questa problematica.
PRESIDENTE (Richetti): Grazie, consigliere Mandini.
Se nessun altro consigliere chiede di intervenire, nemmeno per dichiarazione di voto, si proceda alla votazione dell'emendamento 7, a firma del consigliere Defranceschi, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Richetti): Comunico l'esito della votazione:
Presenti
43
Assenti
7
Votanti
42
Favorevoli
2
Contrari
39
Astenuti
1
PRESIDENTE (Richetti): L’emendamento è respinto.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Favia. Ne ha facoltà.
FAVIA: Ho votato a favore.
PRESIDENTE (Richetti): Mettiamo a verbale il voto a favore del consigliere Favia.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Pollastri. Ne ha facoltà.
POLLASTRI: Ho votato no come tutto il Gruppo.
PRESIDENTE (Richetti): Mettiamo a verbale il voto contrario del consigliere Pollastri.
Passiamo all’articolo 9. Su tale articolo non insistono emendamenti.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 9.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L'articolo 9 è approvato.
Passiamo all’articolo 10. Su tale articolo non insistono emendamenti.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 10.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L'articolo 10 è approvato.
Passiamo all’articolo 11. Su tale articolo non insistono emendamenti.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 11.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L'articolo 11 è approvato.
Passiamo all’articolo 12. Su tale articolo non insistono emendamenti.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 12.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L'articolo 12 è approvato.
Passiamo all’articolo 13. Su tale articolo non insistono emendamenti.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'articolo 13.
(È approvato a maggioranza)
PRESIDENTE (Richetti): L'articolo 13 è approvato.
Passiamo all’emendamento 19, a firma del consigliere Favia, istitutivo del nuovo articolo 13 bis. Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Si proceda alla votazione dell'emendamento 19, a firma del consigliere Favia, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Richetti): Comunico l'esito della votazione:
Presenti
44
Assenti
6
Votanti
43
Favorevoli
4
Contrari
33
Astenuti
6
PRESIDENTE (Richetti): L’emendamento è respinto.
Passiamo all’emendamento 20, a firma del consigliere Defranceschi, che istituisce l’articolo 13 ter in sostituzione dell’articolo 16 della legge n. 32 del 17 agosto “Disciplina delle acque minerali e termali, qualificazione del termalismo”.
Discussione generale. Dichiarazioni di voto.
Si proceda alla votazione dell'emendamento 20, a firma del consigliere Defranceschi, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE (Richetti): Comunico l'esito della votazione:
Presenti
42
Assenti
8
Votanti
41
Favorevoli
1
Contrari
38
Astenuti
2
PRESIDENTE (Richetti): L’emendamento è respinto.
La seduta è tolta.
La seduta ha termine alle ore 13,02
ALLEGATO
Partecipanti alla seduta
Numero consiglieri assegnati alla Regione: 50
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta per motivi istituzionali, ai sensi dell'art. 65, comma 2, del Regolamento interno, il presidente della Giunta Vasco ERRANI.
Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Stefano CAVALLI, Maurizio CEVENINI, Roberto CORRADI, Palma COSTI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Fabio FILIPPI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Silvia NOÈ, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Matteo RICHETTI, Matteo RIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Alberto VECCHI, Luciano VECCHI, Luigi Giuseppe VILLANI, Damiano ZOFFOLI.
Hanno partecipato alla seduta il sottosegretario alla Presidenza Alfredo BERTELLI;
gli assessori: Donatella BORTOLAZZI, Sabrina FREDA, Paola GAZZOLO, Carlo LUSENTI, Teresa MARZOCCHI, Maurizio MELUCCI, Massimo MEZZETTI, Gian Carlo MUZZARELLI, Alfredo PERI, Simonetta SALIERA.
Votazioni elettroniche
OGGETTO 1990
Emendamento 3 a firma del consigliere Defranceschi
Presenti: 44
Votanti: 43
Favorevoli: 4
Andrea DEFRANCESCHI, Giovanni FAVIA, Silvia NOÈ, Matteo RIVA.
Contrari: 37
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Maurizio CEVENINI, Palma COSTI, Monica DONINI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Roberto SCONCIAFORNI, Alberto VECCHI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Astenuti: 2
Roberto CORRADI, Mauro MANFREDINI.
Non voto: 1
Matteo RICHETTI.
Assenti: 6
Manes BERNARDINI, Stefano CAVALLI, Vasco ERRANI (m), Gabriele FERRARI, Fabio FILIPPI, Luigi Giuseppe VILLANI.
OGGETTO 1990
Emendamento 4 a firma del consigliere Defranceschi
Presenti: 44
Votanti: 43
Favorevoli: 3
Andrea DEFRANCESCHI, Giovanni FAVIA, Matteo RIVA.
Contrari: 38
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Maurizio CEVENINI, Palma COSTI, Monica DONINI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Roberto SCONCIAFORNI, Alberto VECCHI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Astenuti: 2
Silvia NOÈ, Luigi Giuseppe VILLANI.
Non voto: 1
Matteo RICHETTI.
Assenti: 6
Manes BERNARDINI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Vasco ERRANI (m), Gabriele FERRARI, Fabio FILIPPI.
OGGETTO 1990
Emendamento 5 a firma del consigliere Defranceschi
Presenti: 44
Votanti: 43
Favorevoli: 3
Andrea DEFRANCESCHI, Giovanni FAVIA, Matteo RIVA.
Contrari: 35
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Maurizio CEVENINI, Palma COSTI, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Luciano VECCHI, Luigi Giuseppe VILLANI, Damiano ZOFFOLI.
Astenuti: 5
Monica DONINI, Gabriella MEO, Gian Guido NALDI, Silvia NOÈ, Roberto SCONCIAFORNI.
Non voto: 1
Matteo RICHETTI.
Assenti: 6
Manes BERNARDINI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Vasco ERRANI (m), Fabio FILIPPI, Alberto VECCHI.
OGGETTO 1990
Emendamento 6 a firma del consigliere Defranceschi
Presenti: 44
Votanti: 43
Favorevoli: 3
Andrea DEFRANCESCHI, Giovanni FAVIA, Matteo RIVA.
Contrari: 39
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Maurizio CEVENINI, Palma COSTI, Monica DONINI, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Roberto SCONCIAFORNI, Luciano VECCHI, Luigi Giuseppe VILLANI, Damiano ZOFFOLI.
Astenuti: 1
Silvia NOÈ.
Non voto: 1
Matteo RICHETTI.
Assenti: 6
Manes BERNARDINI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Vasco ERRANI (m), Fabio FILIPPI, Alberto VECCHI.
OGGETTO 1990
Emendamento 18 a firma del consigliere Favia
Presenti: 42
Votanti: 41
Favorevoli: 1
Andrea DEFRANCESCHI.
Contrari: 36
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Galeazzo BIGNAMI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Maurizio CEVENINI, Palma COSTI, Monica DONINI, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciano VECCHI, Luigi Giuseppe VILLANI, Damiano ZOFFOLI.
Astenuti: 4
Mauro MANFREDINI, Silvia NOÈ, Andrea POLLASTRI, Matteo RIVA.
Non voto: 1
Matteo RICHETTI.
Assenti: 8
Manes BERNARDINI, Stefano BONACCINI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Vasco ERRANI (m), Giovanni FAVIA, Fabio FILIPPI, Alberto VECCHI.
OGGETTO 1990
Emendamento 16 a firma del consigliere Favia
Presenti: 44
Votanti: 43
Favorevoli: 2
Andrea DEFRANCESCHI, Giovanni FAVIA.
Contrari: 39
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Galeazzo BIGNAMI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Maurizio CEVENINI, Palma COSTI, Monica DONINI, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Fabio FILIPPI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Roberto SCONCIAFORNI, Luciano VECCHI, Luigi Giuseppe VILLANI, Damiano ZOFFOLI.
Astenuti: 2
Silvia NOÈ, Matteo RIVA.
Non voto: 1
Matteo RICHETTI.
Assenti: 6
Manes BERNARDINI, Stefano BONACCINI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Vasco ERRANI (m), Alberto VECCHI.
OGGETTO 1990
Emendamento 7 a firma del consigliere Defranceschi
Presenti: 44
Votanti: 43
Favorevoli: 2
Andrea DEFRANCESCHI, Giovanni FAVIA.
Contrari: 40
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Galeazzo BIGNAMI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Maurizio CEVENINI, Palma COSTI, Monica DONINI, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Fabio FILIPPI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Silvia NOÈ, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Roberto SCONCIAFORNI, Luciano VECCHI, Luigi Giuseppe VILLANI, Damiano ZOFFOLI.
Astenuti: 1
Matteo RIVA.
Non voto: 1
Matteo RICHETTI.
Assenti: 6
Manes BERNARDINI, Stefano BONACCINI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Vasco ERRANI (m), Alberto VECCHI.
OGGETTO 1990
Emendamento 19 a firma del consigliere Favia
Presenti: 44
Votanti: 43
Favorevoli: 4
Liana BARBATI, Andrea DEFRANCESCHI, Giovanni FAVIA, Matteo RIVA.
Contrari: 33
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Maurizio CEVENINI, Palma COSTI, Gabriele FERRARI, Fabio FILIPPI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Luciano VECCHI, Luigi Giuseppe VILLANI, Damiano ZOFFOLI.
Astenuti: 6
Monica DONINI, Sandro MANDINI, Gabriella MEO, Gian Guido NALDI, Silvia NOÈ, Roberto SCONCIAFORNI.
Non voto: 1
Matteo RICHETTI.
Assenti: 6
Stefano BONACCINI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Vasco ERRANI (m), Valdimiro FIAMMENGHI, Alberto VECCHI.
OGGETTO 1990
Emendamento 20 a firma del consigliere Favia
Presenti: 42
Votanti: 41
Favorevoli: 1
Andrea DEFRANCESCHI.
Contrari: 38
Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Maurizio CEVENINI, Palma COSTI, Monica DONINI, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Fabio FILIPPI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Roberto SCONCIAFORNI, Luciano VECCHI, Damiano ZOFFOLI.
Astenuti: 2
Silvia NOÈ, Matteo RIVA.
Non voto: 1
Matteo RICHETTI.
Assenti: 8
Stefano BONACCINI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Vasco ERRANI (m), Giovanni FAVIA, Roberto MONTANARI, Alberto VECCHI, Luigi Giuseppe VILLANI, .
IL PRESIDENTE
I SEGRETARI
Richetti
Cevenini - Corradi