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236.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 12 MARZO 2019

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

INDI DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 7720

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per ottenere deroghe riguardanti i punti nascita e sostenere le donne in stato di gravidanza, con particolare riferimento alla situazione esistente a Pavullo nel Frignano. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

VENTURI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 7772

Interpellanza circa la sorveglianza sanitaria in merito alle inidoneità e a quelle con limitazione alla mansione dei dipendenti del Servizio Sanitario nazionale. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

VENTURI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

Interpellanza oggetto 7722

(Rinvio)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

Interpellanza oggetto 7732

(Rinvio)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

OGGETTO 7744

Interpellanza circa le azioni da attuare per eliminare un cumulo di amianto situato sotto un telone nel Comune di San Felice sul Panaro. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

GAZZOLO, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

Interpellanza oggetto 7745

(Rinvio)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

OGGETTO 7799

Interpellanza relativa al progetto di discarica dei rifiuti di Finale Emilia (MO) e alle preliminari valutazioni sull’impatto ambientale. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Rainieri)

GIBERTONI (M5S)

GAZZOLO, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

Lutto cittadino a Bologna, nel giorno del funerale di Gianlorenzo Manchisi, il bimbo travolto da un carro di carnevale

PRESIDENTE (Rainieri)

 

OGGETTO 7889

Relazione sullo stato di attuazione del Piano triennale 2016/2018 per la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e in via di transizione, ai sensi dell'art. 10, c. 4 della L.R. 24 giugno 2002, n. 12

(Discussione)

PRESIDENTE (Rainieri)

CAMPEDELLI (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

TORRI (SI)

MARCHETTI Francesca (PD)

LORI (PD)

GUALMINI, vicepresidente della Giunta

PRESIDENTE (Saliera)

 

Inversione dell’ordine dei lavori

PRESIDENTE (Saliera)

 

OGGETTO 7109

Risoluzione per impegnare la Giunta a promuovere a livello regionale e nazionale interventi di prevenzione, indirizzati a specifici territori e colture tipiche che sono risultate maggiormente interessati da eventi climatici avversi, portando inoltre all'attenzione del Governo e del Parlamento, anche attraverso sedi di confronto quali la Conferenza Stato-Regioni, la necessità di rivedere in maniera strutturale il sistema definito dal D.Lgs. 102/04, avvalendosi a tal fine anche delle indicazioni fornite dalle Regioni nel contributo del settembre 2017. A firma dei Consiglieri: Rontini, Caliandro, Poli, Zappaterra, Montalti, Campedelli, Calvano, Bagnari, Lori, Serri

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Saliera)

RONTINI (PD)

TORRI (SI)

BERTANI (M5S)

POMPIGNOLI (LN)

RONTINI (PD)

PRESIDENTE (Saliera)

RONTINI (PD)

RAINIERI (LN)

 

OGGETTO 7224

Risoluzione per impegnare la Giunta a predisporre una programmazione coordinata con ANAS che preveda l'attuazione degli interventi di manutenzione ordinaria e ove possibile quelli di natura straordinaria sul raccordo autostradale Ferrara-Porto Garibaldi, prioritariamente nei periodi antecedenti o successivi alla stagione estiva. A firma dei Consiglieri: Calvano, Zappaterra

(Discussione e approvazione)

 

OGGETTO 8014

Risoluzione per impegnare la Giunta ad abbandonare l’ipotesi di costruzione di un collegamento autostradale fra Ferrara e Reggiolo in favore della qualificazione del tracciato stradale esistente e destinando le risorse regionali verso altre opere, nonché a predisporre una programmazione coordinata con Anas per programmare gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del raccordo Ferrara-Porto Garibaldi prima o dopo la stagione estiva. A firma dei Consiglieri: Bertani, Sensoli

(Discussione e reiezione)

 

OGGETTO 8114

Risoluzione per impegnare la Giunta a riconsiderare il progetto di “autostrada regionale Cispadana”, riutilizzando le risorse economiche per le infrastrutture trasportistiche già esistenti, la loro manutenzione, l’ammodernamento e lo sviluppo e, in particolare, puntando sull’intermodalità e la connessione dei sistemi di trasporto merci. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Presentazione, discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Saliera)

CALVANO (PD)

FABBRI (LN)

BERTANI (M5S)

GIBERTONI (M5S)

GALLI (FI)

CALVANO (PD)

BERTANI (M5S)

PRESIDENTE (Saliera)

 

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Comunicazione prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno

 

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

La seduta ha inizio alle ore 14,27

 

PRESIDENTE (Rainieri): Dichiaro aperta la seduta pomeridiana n. 236 del giorno 12 marzo 2019.

Ha comunicato di non poter partecipare, ai sensi dell’articolo 65 del Regolamento interno, il presidente della Giunta, Stefano Bonaccini.

Hanno giustificato la loro assenza il consigliere Bargi e gli assessori Bianchi, Donini e Caselli. Iniziamo con le interpellanze.

 

OGGETTO 7720

Interpellanza circa le azioni da porre in essere per ottenere deroghe riguardanti i punti nascita e sostenere le donne in stato di gravidanza, con particolare riferimento alla situazione esistente a Pavullo nel Frignano. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Partiamo dall’interpellanza 7720 circa le azioni da porre in essere per ottenere deroghe riguardanti i punti nascita e sostenere le donne in stato di gravidanza con particolare riferimento alla situazione esistente a Pavullo nel Frignano, a cui è stata accorpata, con un accordo tra la presentatrice e l’assessore, l’interpellanza 7772: Interpellanza circa la sorveglianza sanitaria in merito alle idoneità e a quelle con limitazione alla mansione dei dipendenti del Servizio sanitario nazionale.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente.

Io spero di non aver frainteso. Per “accorpamento” intendevo che cambiavamo l’ordine e avremmo svolto per prime le due interpellanze che ho con l’assessore Venturi, non altro. Non certamente, cioè, che faccio due presentazioni e l’assessore dà due risposte. Quindi dopo lei potrà presentare anche l’interpellanza che riguarda l’inidoneità degli infermieri.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Mi era sembrato di aver capito che l’assessore avrebbe risposto…

 

GIBERTONI: Sarebbe un precedente che non credo sia il caso…

 

PRESIDENTE (Rainieri): …l’assessore avrebbe risposto una dopo l’altra, direttamente, per non fare due interventi. Lei le illustra tutte e due e l’assessore…

 

GIBERTONI: No.

 

PRESIDENTE (Rainieri): No? Benissimo. Ripartiamo daccapo.

 

GIBERTONI: È per ottimizzare. Permettiamo all’assessore di ottimizzare il suo tempo, in modo che lui possa rispondere direttamente alle due interpellanze di cui deve la risposta a me. È molto più semplice.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Quindi, la 7720, Interpellanza circa le azioni da porre per ottenere deroghe riguardanti i punti nascita e sostenere le donne in stato di gravidanza, con particolare riferimento alla situazione esistente a Pavullo nel Frignano.

Prego, consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente.

Io rivolgo all’assessore Venturi, di nuovo, una richiesta. Su questo ho presentato diversi atti, sono intervenuta più volte. C’è stata anche disponibilità da parte dei vari livelli istituzionali che in questo momento credo stiano lavorando, stiano facendo ragionamenti, o possono fare ragionamenti importanti sulla riapertura dei punti nascita. In particolare oggi parliamo di quello di Pavullo, essendo che nei giorni scorsi si sono verificate nuove emergenze che hanno mosso l’elisoccorso e hanno risollevato nei cittadini la questione della mancanza, in quel caso, della guardia ginecologica h24, tutte questioni importanti che ruotano intorno alla stessa, quella cardine: si fa molto presto a chiudere un reparto. È molto più complesso riaprirlo. Quindi, nel momento in cui la disponibilità viene data a parole, mi preme capire come ci si sta muovendo per poter arrivare a breve ad una riapertura.

In questo, la mia posizione è sempre stata chiara. Da un lato, io trovo plausibile chiedere che ci sia una rivisitazione dell’accordo del 2010 Stato-Regioni, però, essendo la competenza sulla riapertura totalmente regionale, perché non muoversi in modo sinergico, quindi cominciare investendo in sicurezza, cosicché, quando si arriverà a quella rivisitazione, sulla quale mi pare ci sia stata anche una prima apertura del ministero, noi saremo già pronti, ci troveranno già pronti e sarà possibile, quindi, riaprire in meno tempo, senza ulteriormente aspettare che ci siano ulteriori perplessità oppure sfiducia rispetto alle vere intenzioni della Regione.

A questo nell’interpellanza si aggiunge un altro tema, che ho già portato in una risoluzione, quella che ci mise un anno e mezzo ad approdare all’aula e venne bocciata, purtroppo. Secondo me, invece, è un’istanza importante. Evidenzia, grazie al lavoro molto determinato e preciso di cittadini e comitati che si occupano dell’ospedale di Pavullo da sempre, come inconsapevolmente ci siano imprecisioni. Quindi, la domanda risulta incompleta nei dati perché la famosa domanda che venne inviata alla Commissione nazionale nascite, su cui ricordiamo che ci fu un parere consultivo negativo, sarebbe compilata con dati imprecisi, in cui le distanze, in particolare tra il punto nascite di Pavullo, quello ora chiuso, e le strutture, i presìdi ospedalieri di primo e secondo livello, quindi i punti nascita alternativi a quello di Pavullo, ossia Modena e Sassuolo, sarebbero in difetto di diversi chilometri, quindi anche di diversi minuti. A volte, addirittura, abbiamo visto che per Pievepelago-Sassuolo ci sono addirittura quasi venti minuti in più da aggiungere, mentre nella domanda inviata all’epoca alla Commissione nazionale nascite si parla soltanto di ottanta, invece che novantasette.

Stiamo, comunque, parlando di distanze abbondantemente superiori ai 60 chilometri, una condizione che ci sembra si possa già identificare come critica dal punto di vista geografico. A questo si aggiunge la condizione critica non solo dal punto di vista geografico, ma anche orografico. Parliamo, come è noto, di punti nascita di montagna, in cui gli spostamenti sono aggravati, sono rallentati dalle condizioni atmosferiche, dalla viabilità, tutt’altro che ottimale, e dalla mancanza di copertura anche di linee telefoniche mobili. A volte ci sono zone prive di segnale e altre con ricorrenti problematiche di interruzione e poi ci sono frazioni che sono state dimenticate. Qui citiamo Sant’Annapelago, a cui bisogna aggiungere altri diciotto minuti rispetto a Pievepelago, a cui dovremmo aggiungere gli ottanta, però anche i venti, ancora di più, che sono mancanti nella domanda che viene fatta alla Commissione.

Io, quindi, vorrei sapere dall’assessore essenzialmente come si sta procedendo. Io ritengo che sia bene muoversi in modo veloce e sinergico, investendo innanzitutto in sicurezza per non rallentare ulteriormente un processo di apertura che, sennò, risulterebbe per forza di cose indefinito, se non a parole. Poi se non si possa inviare alla Commissione nazionale nascite una domanda nuova, questa volta con dati indiscutibili e corretti. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Assessore Venturi, prego.

 

VENTURI, assessore: Grazie, presidente. Grazie, consigliera.

Intanto, rispetto a quello che riporta stamattina un quotidiano, stiamo facendo le opportune verifiche e io non sono in grado oggi di rispondere, naturalmente, rispetto alle opinioni che sono state espresse sul quotidiano proprio questa mattina.

Sappiamo, comunque, che in queste settimane, oltre alle prese di posizione ufficiali di ministro e presidente della Conferenza delle Regioni, ci sono stati anche incontri al Ministero tra esponenti del comitato delle cosiddette “cicogne”, ma non soltanto, anche di altri comitati del resto dell’Appennino, con il Comitato percorso nazionale nascita, dove sono state espresse anche le valutazioni rispetto ai minutaggi e ai chilometri a cui faceva riferimento la consigliera. Comunque, riepilogo lo stato dell’arte rispetto alle domande che sono state fatte.

Coerentemente con quanto previsto dal decreto del ministro della salute 11 novembre 2015, la Regione ha presentato a suo tempo richiesta di deroga per i punti nascita con meno di 500 parti all’anno.

La richiesta è stata redatta dai tecnici conformemente a quanto previsto dal protocollo metodologico ministeriale, fornendo le informazioni richieste in modo completo e corretto, inclusa l’indicazione delle distanze e dei tempi di percorrenza, che sono stati nel caso calcolati utilizzando il software in uso per il calcolo dei rimborsi chilometrici del personale dipendente.

Il Comitato percorso nascita, successivamente, ha comunque rivalutato questi dati, facendo una valutazione georeferenziata delle distanze verso i punti nascita alternativi e limitrofi, tenendo anche conto delle condizioni stradali e meteorologiche, che possono giocare un punto importante nell’allungare i tempi di percorrenza. Queste informazioni sono state anche restituite nei diversi incontri che sono stati effettuati presso il Ministero della salute.

Nel proprio parere, il Comitato nazionale ha considerato essenzialmente il trend delle nascite ed i criteri di disagio orografico, definiti in funzione delle necessità di garantire la sicurezza con l’obiettivo di un bilanciamento tra il rischio legato alle distanze da percorrere e il rischio collegato alla ridotta capacità di affrontare condizioni complesse e situazioni di emergenza in un punto nascita con volumi e casistiche molto ridotte.

L’indicazione della sospensione dell’attività di assistenza al parto per Pavullo e per gli altri due punti nascita collocati in area montana è stata determinata da bassi tassi di natalità, dall’impossibilità di raggiungere nei prossimi anni, almeno per ora, un numero di parti all’anno sufficiente per garantire condizioni di sicurezza per la donna e il bambino, nonché la competence e l’esperienza dei professionisti della struttura nella gestione delle situazioni di emergenza che possono presentarsi anche nei parti fisiologici.

La nostra regione ha dato corso alla risposta del ministero della salute, basata sulle valutazioni tecniche espresse dai massimi esperti specialisti della materia, in quanto la garanzia della massima tutela per la salute e la sicurezza delle donne, del bambino e del personale sanitario, nonché la qualità dell’assistenza, sono condizioni del tutto imprescindibili.

Da almeno sei anni, peraltro, a Pavullo, come negli altri punti nascita nei quali è stata sospesa l’attività, partorivano esclusivamente donne valutate a basso rischio, in quanto le donne a medio e alto rischio erano già indirizzate verso i punti nascita hub di riferimento, con disagi contenuti e sicurezza garantita anche grazie all’attivazione sistematica in tutti i territori dei protocolli cosiddetti STAM e STEN.

Recentemente, il ministro della salute e il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome hanno condiviso l’impegno ad affrontare il tema dei punti nascita nell’ambito del confronto del nuovo patto per la salute, la sede opportuna per aprire un confronto sui parametri dell’accordo Stato-Regioni il 16 dicembre 2010. In attesa delle decisioni che verranno assunte, la nostra regione, al pari di tutte le altre, ha attuato quanto previsto dal DM 11 novembre 2015, ha chiesto la deroga al ministero della salute a seguito della quale ha tenuto aperti i punti nascita per i quali la risposta è stata positiva, ed ha sospeso l’assistenza al parto negli altri.

Si evidenzia che la richiesta di deroghe impegnava la regione a garantire per i punti nascita per i quali la procedura di richiesta di deroga avesse avuto esito positivo, l’adeguamento, qualora non già idonei, agli standard operativi, tecnologici e di sicurezza previsti dall’accordo del 2010.

Nei territori nei quali è stata sospesa la funzione di assistenza al parto, le aziende USL stanno attuando azioni per migliorare l’assistenza e per potenziare i servizi del percorso nascita, con una personalizzazione ed un accompagnamento, in particolare da parte dell’ostetrica, delle donne e delle loro famiglie in tutto il percorso.

Il percorso nascita consultoriale, così come il percorso della dimissione appropriata del neonato garantiscono una completa presa in carico della donna durante la gravidanza e il puerperio ed un potenziamento della risposta ai bisogni delle donne, delle coppie, dei genitori con figli piccoli, oltre alla garanzia della qualità e della sicurezza dei percorsi offerti.

Si ricorda, infine, che le aree del Frignano attrezzate per il volo notturno sono Pavullo, Fanano, Fanano località Cimoncino, Fiumalbo, Pievepelago, Sestola, Sestola località Passo del Lupo, Serramazzoni e Riolunato, località Le Polle. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Gibertoni, per la replica, prego.

 

GIBERTONI: La mia replica è, purtroppo, di totale insoddisfazione. Evidenzio che restano in piedi due questioni fondamentali: quella dei dati inesatti, su cui, se effettivamente sono stati corretti e inviati alla Commissione nazionale, vorrei capire qual è stato il riscontro eventuale della Commissione nazionale nascite, a fronte di una domanda prima compilata in modo incompleto, inaccurato e poi corretta. Dei disagi quotidiani, invece, che sono inflitti alla popolazione dell’area sud della popolazione dell’Appennino modenese, non sento argomenti che siano particolarmente convincenti rispetto alle domande.

La guardia ginecologica h24 era tra le minime promesse che erano state garantite e ancora non è attiva. Questo fa sì che le persone, i cittadini dell’Appennino modenese possano, a ragione, dirsi insoddisfatti e dirsi scontenti di un trattamento che li penalizza in modo totalmente ingiustificato.

Credo si possano citare tabelle e tabelle di dati per cercare di corroborare una scelta politica scellerata, completamente sbagliata, che si ritorce contro in modo clamoroso anche a chi l’ha presa a suo tempo. Quando si citano tabelle e tabelle di dati si commette quell’errore, che di solito dicono gli scienziati, di vedere gli alberi uno per uno, ma non di vedere la foresta. Questo è quello che sta succedendo; sta succedendo per quanto riguarda il punto nascite di Pavullo e sta succedendo per l’inerzia della politica regionale nel far sua una prerogativa di totale autonomia, nel fare una scelta di coraggio per quelle popolazioni, per quei cittadini, per salvaguardarli, permettere di rimanere a casa loro, di essere tutelati, di avere i servizi per cui pagano regolarmente le tasse.

A questo, all’inerzia, al silenzio della politica in questi casi non ci accontentiamo certo ascoltando dati, tabelle, tabelle Excel, calcoli e via dicendo. C’è una penalizzazione in atto che è evidente. Si dice che siamo in attesa. Non restiamo in attesa. Cosa vuol dire? Dobbiamo stare in attesa di che cosa? Noi abbiamo già, come Regione, la libertà, l’autonomia e anche il dovere e la prerogativa di dare delle parole e dei fatti concreti a quei cittadini che ce lo chiedono tutti i giorni, ormai da anni. Non possiamo continuare a buttare la palla da un’altra parte perché non vogliamo noi prenderci la responsabilità di tornare sopra a una decisione che fu clamorosamente sbagliata. Chi vive in pianura ha molte scelte possibili, chi sta in Appennino deve essere penalizzato soltanto perché decide di vivere lì. Eppure, noi diciamo di voler lottare contro lo spopolamento di quei territori, di volerli valorizzare, di voler incentivare il turismo, di voler incentivare la possibilità di aprirsi un’attività, di andare a vivere lì, anche per persone che vengono da fuori. È tutto clamorosamente contraddittorio.

Non sta in piedi quello che noi stiamo continuando a fare, quello che voi state continuando a fare, da un lato utilizzando le parole teoriche e dall’altro continuando a portare in aula e rispondendo a me con l’elenco degli alvei, ma senza alcuna visione neppure di base della foresta e della visione complessiva che la politica dovrebbe avere, soprattutto quando dice, e poi clamorosamente non lo fa, di stare vicino a ogni cittadino, senza vederne di serie A o di serie B, di non scaricare la colpa su di loro, perché i parti non sono sufficienti, quindi meritano di essere…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliera Gibertoni, ha avuto un minuto in più rispetto…

 

GIBERTONI: Chiudo, presidente. Mi faccia finire la frase.

Quindi, meritano di essere spogliati anche dei servizi primari di cui normalmente godevano, il che credo sia una risposta che si autoqualifica sulla stessa linea che purtroppo avete deciso di portare avanti.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Gibertoni. Le ricordo che lei ha otto minuti per l’introduzione, l’illustrazione e la controreplica, se continuiamo così i minuti diventano dieci e, quindi, la situazione non va bene.

 

OGGETTO 7772

Interpellanza circa la sorveglianza sanitaria in merito alle inidoneità e a quelle con limitazione alla mansione dei dipendenti del Servizio Sanitario nazionale. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7772: interpellanza circa la sorveglianza sanitaria in merito alle idoneità e a quelle con limitazione alla mansione dei dipendenti del Servizio sanitario nazionale. È a firma della consigliera Gibertoni. Risponderà ancora l’assessore Venturi.

Consigliera Gibertoni, prego. Le ricordo i suoi otto minuti.

 

GIBERTONI: Parliamo del fenomeno delle inidoneità e in particolare delle inidoneità con una limitazione alla mansione per i dipendenti, in particolare gli infermieri, del Servizio sanitario nazionale.

È un tema che ci è stato segnalato e che riteniamo sia fondamentale, perché evidenzia come persone che sono state certificate come portatori di inidoneità e, quindi, non sono in grado di svolgere compiti che richiedano, per esempio, carichi di lavoro fisici molto stancanti, non ricevano una risposta, un aiuto, un sostegno da parte della programmazione ospedaliera, che in alcuni casi io sono convinta ci sia e sia fatta anche molto bene, quindi nel rispetto di tutti quegli infermieri e quegli operatori sanitari che, per causa di servizio, hanno malattie professionali che richiedono anche cure complesse, e quindi cosa succede? Vengono spostati in altri reparti in cui non ci sono criticità così ampie e possono svolgere le mansioni che sono all’altezza della loro certificata inidoneità.

Siamo in grado di dire che non ci sono discriminazioni di nessun tipo. La programmazione viene fatta correttamente, in modo da spostare le persone a seconda delle loro capacità fisiche. Stiamo parlando, lo specifico, ma l’assessore ce l’ha sicuramente chiarissimo perché ho ben voluto sottolinearlo nell’interpellanza, di inidoneità certificate tramite personale medico o Commissione di vigilanza preposte, quindi non certamente immaginate, ma ufficiali e provate.

Nello stesso tempo abbiamo personale infermieristico la cui età media si sta alzando perché il turnover non consente di coprire come si vorrebbe, a mio avviso, tutte le mansioni a cui gli infermieri sono chiamati. L’età media adesso si sarebbe attestata su circa cinquant’anni e, per quanto riguarda le inidoneità certificate, aumentano ovviamente con l’età. Quindi, il picco, il 30 per cento di queste inidoneità, noi ce l’abbiamo tra i 60 e i 64 anni. E allora non è consentito, assessore, che chi svolge già mansioni fisicamente usuranti, a volte addirittura con abnegazione incredibile, spostandosi da un paziente all’altro, quindi incentrati non soltanto sull’assistenza diretta del paziente, ma anche su quella competenza relazionale… Lo dicevamo in una precedente interpellanza: non è da tutti e gli infermieri portano avanti il loro lavoro, e noi abbiamo grande orgoglio per questa categoria.

Ma quando intervengono patologie lavoro-correlate, in cui banalmente non è consentito alle persone, per esempio, sollevare pesi, o lavorare con degenti allettati, bisogna consentire a queste persone di poter lavorare rispettando i loro carichi di lavoro. Parlo ovviamente di patologie certificate dal personale medico.

Vorrei capire come mai passa questa idea per cui ci siano ospedali che fanno un’ottima programmazione e riescono a distribuire i carichi senza discriminazioni, in modo che tutti quanti possano svolgere il loro lavoro secondo le loro possibilità, e altri che sono ciechi o sono poco lungimiranti rispetto a questa cosa, e non hanno attivato mai un monitoraggio all’altezza, che possa evidenziare come magari vi sono reparti in cui i carichi sono leggeri e le persone non avendo nessun tipo di patologia potrebbero svolgere incarichi di qualunque tipo, e altre che invece sono concentrate in reparti in cui sono coinvolte anche attività che richiedono carichi fisici, però non ne hanno l’idoneità. Chiedo quindi di fare ordine in questo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Assessore, prego.

 

VENTURI, assessore: Grazie di nuovo.

Intanto, invito la consigliera, se ci sono delle segnalazioni specifiche, a farmele pervenire. È del tutto evidente, come esporrò, che stiamo trattando di un dovere dell’Amministrazione e stiamo trattando di un diritto della persona che lavora. Nel caso, siamo qui anche per far rispettare il decreto legislativo n. 81/2008.

Ogni anno sono sottoposti a sorveglianza sanitaria periodica più di 30.000 operatori afferenti alle strutture sanitarie pubbliche della Regione, a cui si aggiungono gli operatori neoassunti che effettuano la visita medica preventiva al fine di constatare l’assenza di controindicazioni alla mansione specifica. Questa sorveglianza viene svolta sulla base della valutazione dei rischi, cui le aziende sono tenute, seguendo protocolli mirati con l’obiettivo di prevenire l’insorgenza di malattie causate o concausate dal lavoro e di impedire la progressione e l’aggravamento di eventuali patologie preesistenti.

I medici competenti collaborano da sempre alla valutazione dei rischi con il datore di lavoro e con il responsabile del servizio prevenzione e protezione dell’azienda sanitaria, anche al fine della programmazione di una sorveglianza sanitaria mirata. La valutazione dei rischi riguarda tutti i rischi lavorativi e comprende anche la valutazione dello stress lavoro correlato, così come previsto dal decreto legislativo n. 81/2008.

A seguito di tale valutazione sono, infatti, definite le relative misure di prevenzione. Riguardo alla prevenzione del rischio stress lavoro correlato, tutte le aziende sanitarie della regione hanno effettuato la valutazione prevista dal decreto legislativo citato, al fine di individuare reparti e mansioni a maggiore rischio e di individuare le relative azioni di miglioramento e stanno sviluppando, avrebbero dovuto sviluppare o comunque stanno sviluppando azioni di promozione del benessere organizzativo.

Nel 2014, allo scopo di qualificare ulteriormente la sorveglianza sanitaria, sono state inviate a tutte le aziende le linee di indirizzo per la sorveglianza sanitaria degli operatori delle aziende sanitarie della regione Emilia-Romagna che costituiscono tuttora un’indicazione per i medici competenti aziendali sulla sorveglianza e forniscono protocolli di riferimento per gli accertamenti sanitari e relative periodicità per reparto e per rischio.

Con l’obiettivo di promuovere ulteriormente la sicurezza dell’operatore e la sicurezza dei pazienti, nell’aprile di un anno fa, nel 2018, è stato trasmesso alle aziende sanitarie un ulteriore documento che tratta i più importanti rischi biologici cui sono sottoposti gli operatori, ossia quelli da agenti emotrasmessi, aereotrasmessi e da contatto diretto e le relative misure di prevenzione e i criteri per l’idoneità alla mansione specifica anche per l’operatore sanitario in condizioni di immunodepressione, in terapia farmacologica e in condizioni che richiedano attenzione.

Qualora, in esito alla sorveglianza sanitaria, il medico competente rilasci un giudizio di idoneità parziale, con prescrizioni o con limitazioni, o di inidoneità permanente o temporanea, come previsto dallo stesso decreto legislativo n. 81/2008, le Aziende sanitarie devono affidare al lavoratore una mansione alternativa coerente con le indicazioni del medico competente.

La salute e la sicurezza degli operatori delle strutture sanitarie sono un valore che questa Regione non ha mai trascurato, tant’è che, oltre alla predisposizione dei due documenti citati, ha partecipato allo studio del CERGAS-Bocconi, attraverso la collaborazione dell’Azienda USL di Bologna e dell’Azienda ospedaliera universitaria di Parma, ed ha effettuato un monitoraggio costante attraverso la gestione operativa delle Aziende sanitarie.

Inoltre, da marzo di quest’anno verrà avviata la sperimentazione di un sistema unico applicativo per la gestione della sorveglianza sanitaria, che sarà gradualmente esteso a tutte le Aziende sanitarie, che permetterà di avere un’unica cartella sanitaria di rischio, al fine di standardizzare ulteriormente la sorveglianza sanitaria dei lavoratori e gli eventuali altri accertamenti previsti.

Ricordo, inoltre, che nell’ultimo triennio, in condivisione con i sindacati, con i quali sono stati siglati ripetuti accordi, nella nostra regione sono stati assunti a tempo indeterminato circa 9.000 professionisti, di cui 4.060 nell’anno 2018. Di queste assunzioni 3.165 sono stabilizzazioni e hanno riguardato prevalentemente medici, infermieri, ostetriche e tecnici. Il personale infermieristico, tra il 2015 e il 2018, è aumentato di oltre 1.000 unità, con una copertura del turnover superiore al 150 per cento e la stabilizzazione di oltre 750 infermieri. Con l’approvazione dei Piani triennali aziendali delle assunzioni, questo percorso proseguirà anche nei prossimi anni.

Rinnovo alla consigliera l’invito di far segnalare o di segnalare direttamente all’Assessorato o alla mia persona eventuali comportamenti difformi rispetto a quello che ho appena segnalato come un dovere dell’Amministrazione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore.

Prego, consigliera Gibertoni, per la replica.

 

GIBERTONI: Apprezzo la sottolineatura di un dovere primario da parte dell’assessore. So bene che le linee guida non mancano in Regione rispetto a questo tema, ho posto il problema della loro applicazione e della sorveglianza rispetto all’applicazione. Ecco perché chiedo che ci sia un monitoraggio ampio che possa partire per capire come delle linee guida corrette, doverose, giuste a livello regionale arrivino anche, nelle varie strutture sanitarie, a operare quella distribuzione equa dei carichi che anche l’assessore ricordava e che è il centro della mia interpellanza. Ovviamente, siamo d’accordo nel dire che al lavoratore non possono essere richieste prestazioni incompatibili con le proprie condizioni di salute accertate e ovviamente parliamo di malattie che hanno profili chiari, che quindi sono certificate e sono attestate.

Lo stress che anche l’assessore ricordava è un altro tema importante che ho inserito non a caso nell’interpellanza perché il primo presidio rispetto al contatto con il paziente è proprio quello molto spesso dell’infermiere, dell’operatore sanitario, che lo incontra, che lo accoglie e che si relaziona con lui per ogni sua esigenza. Anche questo, secondo me, va reso un centro molto importante di attenzione per quanto riguarda la vita quotidiana degli infermieri e la loro grande disponibilità e professionalità.

Su quello che resta sicuramente darò seguito alla richiesta dell’assessore. È bene che ci sia un’attenzione, che possa passare sempre di più alla concretezza, quindi alla quotidianità della vita professionale all’interno dei nostri presidi sanitari.

Insisto, al di là del caso personale o della segnalazione personale di una distribuzione non equa, non congrua rispetto alle proprie condizioni di salute e al carico che viene chiesto e imposto, quindi di fatto a una disorganizzazione, è importantissimo che si attui, però, un monitoraggio generale perché c’è chi magari poi subisce la condizione e lo fa in modo inerte.

Ho citato nell’interpellanza appositamente lo studio dell’Università Bocconi, non solo perché lo ritengo uno studio molto serio, ma proprio perché testimonia, e quindi era importante citarlo proprio per dire quanto è centrale questo argomento di cui forse non si era ancora parlato in aula, ma che sono convinta nei prossimi anni diventerà una sfida sempre più importante, sia dal punto vista dell’organizzazione dei reparti e della programmazione delle professionalità, delle mansioni, delle competenze e sia del benessere lavorativo degli operatori sanitari che è assolutamente equiparabile ad alta qualità del servizio.

Le due cose non si possono disgiungere. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

Interpellanza oggetto 7722

(Rinvio)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’interpellanza numero 7722, circa la scelta del Ministero della salute, che ha portato a classificare il Lisozima nella produzione del Grana Padano DOP da conservante ad adiuvante/coadiuvante tecnologico, a firma della consigliera Gibertoni.

Risponderà la vicepresidente Gualmini.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Su questo punto ci siamo accordati con l’assessora Caselli che avrebbe risposto lei in aula quando ci sarà. Ieri mi ha fatto sapere che non ci sarebbe stata e io non ho fatto problemi a rinviare l’interpellanza. Attenderei la prossima presenza dell’assessora Caselli per avere la risposta. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Alla Presidenza non è arrivata nessuna richiesta di rinvio.

La vicepresidente si era gentilmente prestata per darle la risposta. Se poi chiede il rinvio e siete d’accordo, per me va benissimo. Quindi va bene. È rinviata. Grazie.

 

Interpellanza oggetto 7732

(Rinvio)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’interpellanza 7732, a firma Facci non si svolge perché è stata rinviata con l’accordo tra il presentatore e l’assessore.

 

OGGETTO 7744

Interpellanza circa le azioni da attuare per eliminare un cumulo di amianto situato sotto un telone nel Comune di San Felice sul Panaro. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’interpellanza 7744, circa le azioni da attuare per eliminare un cumulo di amianto situato sotto un telone nel Comune di San Felice sul Panaro, a firma della consigliera Gibertoni, a cui risponderà l’assessore Gazzolo.

Consigliera Gibertoni, prego.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente, per le sue attenzioni.

Assessore Gazzolo, è nota la questione di cui parliamo, credo che lei se ne sia occupata e che ne abbia sentito parlare più volte. Riguarda la questione di un cumulo di amianto a San Felice sul Panaro, ma non soltanto.

Il tema dell’interpellanza non è solo e soltanto questo, ma è lo strano balletto di ARPAE, all’epoca, nel 2012. Io ho scritto, nell’interpellanza, che da un giorno all’altro sembra che abbia cambiato idea, ed effettivamente è da un giorno all’altro che pare che abbia cambiato idea.

Il 24 ottobre 2012 dà parere negativo, ARPAE, quindi in seguito al problema della montagna di amianto che si era accumulata nel Comune di San Felice sul Panaro. Dà parere negativo perché dice che il piano di lavoro presentato non è conforme. Dice che non c’è conformità rispetto alla normativa ambientale vigente, che non è stato indicato un impianto autorizzato allo smaltimento dei rifiuti: questi documenti sono stati discussi, credo, e presentati anche in Comune a San Felice sul Panaro, in seguito ad una interpellanza del Gruppo consiliare San Felice in movimento. Poi, il giorno dopo, quindi letteralmente, da un giorno all’altro, il 25 ottobre dello stesso anno, scompaiono le criticità che erano state evidenziate nel punto precedente.

Come mai accade che lo stesso organismo preposto alla tutela dell’ambiente e anche alla tutela quindi dell’impatto ambientale, un giorno possa esprimere forti dubbi e il giorno dopo non rilevarne? Stesso anno, stesso mese, a 24 ore di distanza?

Su questo chiedo un approfondimento all’assessore Gazzolo, perché ci sembra che non sia mai stata fatta chiarezza su un punto importante che riguarda l’ambiente e soprattutto la salute dei cittadini di San Felice.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera.

Assessore Gazzolo, prego.

 

GAZZOLO, assessore: Grazie.

Consigliere, consiglieri e consigliera Gibertoni, la vicenda dei rifiuti contenenti amianto accumulati presso la ditta Bianchini Costruzioni Srl ha una storia di anni che è stata sempre seguita dalle strutture di controllo della Regione riguardo alle diverse attività e proposte avanzate e studiate dai diversi attori che si sono succeduti nel tempo al fianco del Comune, dalla Regione alla struttura commissariale a suo tempo istituita.

Nel 2015 l’area fu oggetto di sequestro e affidata a un amministratore giudiziario, l’avvocato Di Legami, con il compito di individuare e attivare azioni di messa in sicurezza. In merito alle richieste avanzate inerenti i pareri e le attività di ARPAE, si ritiene di precisare che nella comunicazione di ARPAE citata, inviata via posta elettronica dalla direzione generale ARPAE al Comune di San Felice in data 21 novembre 2018, si era ricostruita in maniera sistematica la vicenda in esame, in particolare il procedimento tramite Conferenza dei Servizi convocata nell’ottobre del 2012 dal Comune di San Felice, in emergenza post terremoto, inerente le problematiche di gestione di materiali contenenti amianto rinvenuti in via Milano.

La Conferenza fu convocata al fine dell’adozione di un’ordinanza sindacale contingibile e urgente, ai sensi dell’articolo 191 del decreto legislativo n. 152/2006 che, sulla base di presupposti di eccezionale ed urgente necessità, dà facoltà all’autorità comunale competente di indicare il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti. Pertanto, nel verbale della Conferenza del 25 ottobre 2012 si dava correttamente atto che, come peraltro evidenziato in fase istruttoria dalla sezione provinciale di ARPA Modena, sotto il profilo della normativa ambientale la procedura ordinaria avrebbe previsto la rimozione dei materiali mediante confezionamento in appositi big bags, con successivo conferimento in discarica.

Dall’altra parte, però, si evidenziava altrettanto correttamente che le tempistiche delle procedure ordinarie non sarebbero state compatibili con le esigenze di tutela della salute dei cittadini, competenza specifica dell’Amministrazione comunale, ciò anche in considerazione della centralità dell’area sulla quale si trovava collocato il materiale in questione, in particolare quella attigua al locale cimitero.

Alla luce delle considerazioni svolte, la Conferenza ha ritenuto prevalente la necessità di agire celermente. A seguito della Conferenza, il Comune ha adottato l’ordinanza sindacale, protocollata al n. 9541 del 2012, con la quale ha imposto alla ditta interessata la rimozione immediata del materiale in questione e lo stoccaggio dello stesso nel sito aziendale di via dell’Industria, nell’esercizio legittimo della propria prerogativa istituzionale di contemperare i molteplici interessi pubblici sottesi ad un procedimento complesso di questo tipo.

Si rileva ulteriormente che sia fatto notorio che la società Bianchini Costruzioni versi in uno stato di crisi aziendale e che la stessa sia tuttora sottoposta a procedura di amministrazione giudiziaria. È stata, quindi, informalmente attivata – ci tengo a sottolinearlo – un’interlocuzione con il Ministero dell’ambiente per l’ottenimento di finanziamenti nazionali o europei utili a supportare i soggetti nei costi, certamente rilevanti, connessi alla risoluzione delle problematiche ambientali riconducibili proprio alla condotta pregressa delle aziende, interlocuzione che, però, al momento ha dato un riscontro negativo.

Spero di aver chiarito e aver risposto. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore.

Consigliera Gibertoni, per la replica, prego.

 

GIBERTONI: Spero di aver capito male. Significa che noi non siamo in grado di rimuovere un cumulo di amianto in un comune terremotato della Bassa Modenese sette anni dopo e andiamo a chiedere al Governo che cosa dobbiamo fare? Non c’è mica da ieri mattina il cumulo di amianto.

Se lei mi dice, assessore, che nel 2012, in quelle ventiquattr’ore intercorse tra il 24 e il 25 ottobre, di fatto si è scelto tra una cosa che aveva un impatto sanitario negativo e un’altra cosa che aveva un impatto sanitario negativo, questo innanzitutto andava detto, perché mi risulta che in altri comuni non lontani da San Felice si siano seguite, invece, procedure ordinarie big-bags che hanno permesso di ottenere sia la rimozione sia il trasporto in sicurezza, e non di dover scegliere tra quello che poteva fare meno male forse, per poi trovarci, tra l’altro, a distanza di anni con una questione irrisolta.

Non so che cosa dire. Facciamo che la considero una non risposta e ripresento la stessa interpellanza tra un mese. Mi dica lei. D’altronde, la risposta che mi è stata data oggi significa che c’è un nulla di fatto, che c’è un’inerzia, non c’è azione, non c’è voglia di trovare una soluzione. Ripeto, il cumulo non è venuto fuori a marzo 2019. Se all’epoca non è stato messo in sicurezza, è stato trasportato non con una procedura ordinaria, anche con parole evidenti da parte dell’ARPAE, che dice che non è conforme, non è indicato un impianto autorizzato, non risulta autorizzato al deposito preliminare e il piano di lavoro non è conforme. È stato sette anni fa, e già è grave. Non abbiamo ancora risolto il problema? Abbiamo scelto all’epoca un impatto sanitario negativo e poi non abbiamo cercato di risolverlo immediatamente nel giro di pochi giorni, poche settimane al massimo, per poter almeno giustificare che quella sia stata davvero una procedura scorretta o comunque non all’altezza di una procedura ordinaria che tutelasse i cittadini, ma d’urgenza per poi rimediare con un po’ più di tempo, con la calma, nel modo che i cittadini si aspettavano e siamo ancora fermi a cercare di scaricare il barile? Su questo non è consentito, assessore, scaricare il barile. Questo è clamoroso. Mi dispiace che ci sia una sottovalutazione così grave. Non so che altro evidenziare. Sono totalmente dalla parte dei cittadini di San Felice. Anzi, dalla sua risposta ho il dubbio che la questione sia anche più grave di quella che io avevo immaginato quando ho scritto l’interpellanza.

Vediamo di fare reciprocamente gli ulteriori approfondimenti, al di là dello scaricare la questione dopo sette anni che la questione esiste. Facciamo gli ulteriori approfondimenti e diamo delle date ai cittadini e all’aula che dicano “abbiamo fatto un’azione importante, abbiamo risolto con grave ritardo, ma abbiamo risolto, come era nostra prerogativa, in autonomia, un impatto sanitario grave per i cittadini che vivono in questa Regione, i cittadini di San Felice sul Panaro.”

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

 

Interpellanza oggetto 7745

(Rinvio)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’interpellanza 7745, con accordo tra il presentatore Facci e l’assessore, è stata rinviata.

 

OGGETTO 7799

Interpellanza relativa al progetto di discarica dei rifiuti di Finale Emilia (MO) e alle preliminari valutazioni sull’impatto ambientale. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’interpellanza 7799 relativa al progetto di discarica dei rifiuti di Finale Emilia e alle preliminari valutazioni sull’impatto ambientale, a firma della consigliera Gibertoni, a cui risponderà l’assessore Gazzolo.

Prego, consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Non ho bisogno dell’esposizione, perché il caso è chiaro e l’abbiamo affrontato più volte in aula.

Ascolto la risposta dell’assessore Gazzolo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Benissimo.

Prego, assessore.

 

GAZZOLO, assessore: Grazie, presidente e consiglieri.

Consigliera, mi consenta in primo luogo di fare chiarezza rispetto a quanto riportato nelle premesse della sua interpellanza. Come avevo già avuto modo di precisare nel corso del mio precedente intervento in aula lo scorso 29 gennaio, in risposta ad un’analoga interpellanza, il progetto di ampliamento della discarica di Finale Emilia non prevede il conferimento di 1.488.000 tonnellate. Infatti, in sede di Conferenza dei servizi di VIA, tale quantitativo, inizialmente richiesto dal proponente, è stato ridotto di 300.000 tonnellate. Ciò determina un quantitativo massimo di rifiuti conferibili pari a 1.188.000 tonnellate.

Inoltre, non è corretta neppure l’affermazione secondo la quale una volta completata l’operazione di landfill mining, l’area liberata dai rifiuti sarebbe a disposizione per la realizzazione di nuovi lotti di discarica, ciò in quanto un’altra prescrizione individuata nel rapporto sull’impatto ambientale prevede espressamente che l’area attualmente occupata dalla discarica storica Feronia Zero, oggetto di landfill mining, dovrà essere riempita con terreno argilloso fino alla quota del piano campagna, e su tale area non dovranno essere depositati nuovi rifiuti.

Non si comprende, inoltre, a cosa faccia riferimento la consigliera interpellante, laddove riferisce di una sostanziale bocciatura di un precedente progetto da parte di ARPAE e azienda USL. Quanto alla procedura in oggetto, sia ARPAE che azienda sanitaria, hanno espresso parere favorevole, come è riportato nel Rapporto ambientale.

Per quanto concerne poi il dissenso espresso dall’amministrazione comunale di Finale Emilia, ricordo che la presidenza del consiglio dei ministri ha ritenuto inammissibile l’istanza di rimessione, data l’insussistenza dei presupposti di cui all’articolo 14 quater, commi 1 e 3 della legge 241 del 1990.

La consigliera riferisce inoltre di un’inchiesta giudiziaria in corso e chiede di sospendere il procedimento, o di non assumere la delibera di Giunta conclusiva, al fine di sottoporre preventivamente il progetto relativo alla discarica al parere della Consulta regionale per la legalità. Mi preme evidenziare come la Giunta non abbia fino ad ora ricevuto alcuna comunicazione formale rispetto a tale inchiesta, e che comunque ogni attività di approfondimento e accertamento della legalità dei fatti portata avanti dagli organi inquirenti troverà sempre la regione al suo fianco.

D’altro canto, la tutela dei diritti dei cittadini è garantita attraverso il rispetto, da parte dell’amministrazione, delle regole, dei tempi e delle procedure previste dalla legge per lo svolgimento delle proprie funzioni. Nel caso in esame, la legge stabilisce che il progetto relativo alla discarica debba essere esaminato e valutato dalla Conferenza dei Servizi, alla quale hanno partecipato tutte le amministrazioni che avevano competenze e conoscenze tecniche da esprimere, compresa quella regionale.

La legge non prevede, invece, la possibilità che il procedimento di autorizzazione sia sospeso al termine della lunga e complessa istruttoria da poco conclusa, per acquisire il parere della Consulta regionale per la legalità che, rammento, ha il compito di prevenire il crimine organizzato e mafioso.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Gibertoni, per la replica. Prego.

 

GIBERTONI: Sulla discarica di Finale Emilia le posizioni sono note.

Questa interpellanza coinvolgeva l’opportunità... È vero che non è necessario, ma non è neanche precluso che si faccia esaminare un documento o si applichi una sorta di cautela, di precauzione, di rallentamento dell’iter anche per poter avere un quadro più chiaro. In questo caso, citavo la Consulta per la legalità, ma era un modo per dire: cerchiamo di capire quanto il quadro, effettivamente, è chiaro oppure no, se le informazioni sono arrivate tutte per poter anche inquadrare la scelta e la nascita del progetto di questo ampliamento della discarica di Finale Emilia in una serie di visuali, di scelte più o meno obbligate che emergevano in quel periodo in un modo che non faceva pensare benissimo.

Resta che l’opposizione più chiara è quella dei cittadini ed è quella su cui ci siamo già confrontati. Forse si è confrontata anche l’assessore, la Giunta rispetto alla grandissima perplessità dei cittadini e dei comitati, ma in generale dei cittadini di Finale Emilia rispetto al tema per cui quando a una comunità è data in sorte una discarica si cerca di fare in modo che quella sorte sia per sempre. In realtà, sappiamo che quando si parla di Finale Emilia quel polo lì, che abbiamo battezzato controvoglia, ma per evidenziare il cumulo di impatti negativi, un “polo pattumiera”... Il Comune è già bersagliato, è già bersagliata la comunità dei cittadini da una serie di rischi sanitari e ambientali che, anche lì, se vogliamo cominciare a vedere la foresta e non soltanto elencare gli alberi uno per uno, danno un quadro preoccupante. Sono gli effetti cumulativi che vanno presi in considerazione e non quelli singoli e poi giustapposti, come pezzetti di un mosaico, in un quadro che non è un quadro.

Poi c’è la questione per cui ai cittadini il messaggio è passato, che si andava verso una dismissione delle discariche. Quelli a cui addirittura viene ampliato un impianto, giustamente, non si danno pace, non se ne fanno una ragione. Credo che questo sia comprensibile e vada in quella direzione che io cito spesso, perché ci tengo e credo sia la direzione giusta, che però si sceglie qui, in quest’aula, molto spesso di imbracciare solo a parole. È quella della coesione sociale, del fatto che si possa arrivare, a un certo punto, a congiungere le intenzioni, le promesse politiche e le ricadute, che dovrebbero essere anche positive, ogni tanto, su questi territori che già subiscono a sufficienza, con rischi di emissioni nell’aria, di inquinamenti di falde, di passaggi, di grandi opere, di inquinamenti aggiuntivi e che non meritano... Non è neanche solo una questione di meritare. Anche soltanto per un principio di non accanimento non dovrebbero subire – stiamo parlando anche di comuni terremotati che si stanno pian piano rialzando e sono stati in ginocchio fino a ieri praticamente – l’unica via che è quella dell’aprire la porta alla rassegnazione e dire “ormai effettivamente considerano Finale Emilia e dintorni un po’ la pattumiera, noi siamo – e lo sono effettivamente i cittadini di Finale Emilia – molto coraggiosi e molto determinati”, e di questo bisogna che in ogni caso gli sia reso merito, perché è una comunità veramente combattente, il che gli fa onore, a mio avviso, però non gli porta dei vantaggi, ma continua a portargli soltanto svantaggi. Quindi, la voce dei cittadini che resta inascoltata per me è sempre una sconfitta per chiunque siede qui e per chiunque avrebbe dovuto, invece, cercare di fare in modo che quella coesione sociale restasse la stella polare a cui tutti guardavamo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

È così conclusa la fase delle interpellanze.

 

Lutto cittadino a Bologna, nel giorno del funerale di Gianlorenzo Manchisi,

il bimbo travolto da un carro di carnevale

 

PRESIDENTE (Rainieri): Vi chiederei un attimo di attenzione. In virtù del lutto cittadino proclamato oggi a Bologna a seguito dei fatti tragici della scorsa settimana, prima di iniziare i lavori ordinari della seduta pomeridiana vi chiedo un minuto di silenzio.

 

(L’Assemblea, in piedi, osserva un minuto di silenzio)

 

OGGETTO 7889

Relazione sullo stato di attuazione del Piano triennale 2016/2018 per la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e in via di transizione, ai sensi dell’art. 10, c. 4 della L.R. 24 giugno 2002, n. 12

(Discussione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Riprendiamo i lavori con l’oggetto 7889: relazione sullo stato di attuazione del Piano triennale 2016/2018 per la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e in via di transizione, ai sensi dell’articolo 10, comma 4, della legge regionale 24 giugno 2002, n. 12.

Ai sensi del comma 4 dell’articolo 10 della legge regionale n. 12/2002, l’Assemblea legislativa, previo esame della Commissione assembleare competente, discute la relazione in oggetto.

L’esame della Commissione Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità dell’oggetto è avvenuto in data 14 febbraio 2019.

Siamo nella fase della discussione generale sul provvedimento, quindi dieci minuti per ogni consigliere.

Consigliere Campedelli, prego.

 

CAMPEDELLI: Grazie, presidente.

Credo che non si possa parlare oggi di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo senza che il pensiero vada immediatamente anche alle vittime del disastro aereo di Addis Abeba, in particolare agli otto italiani, la maggior parte dei quali lavoravano per migliorare le condizioni di vita di chi in questo mondo sta peggio di noi. A loro e alle loro famiglie credo debba andare il nostro più profondo cordoglio.

Oggi noi, come dicevo, andiamo ad approvare il rendiconto sullo stato di attuazione del Piano triennale 2016-2018 per la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e in via di transizione, così come si era deciso di condividere periodicamente questo monitoraggio delle attività in corso, così come vuole la legge regionale n. 12 del 2002, che riconosce la cooperazione allo sviluppo quale strumento essenziale di solidarietà tra i popoli ai fini della pace e della piena realizzazione dei diritti umani.

Il 2018 è stato un anno di particolare attenzione e di impegno concreto della Regione Emilia-Romagna nel settore della cooperazione internazionale, in cui abbiamo implementato il Piano triennale della cooperazione internazionale, che avevamo approvato a fine 2016, sia dal punto di vista delle politiche che da quello della governance del mondo della cooperazione internazionale regionale.

Gli obiettivi principali sono stati rinnovati e attualizzati ai tempi che stiamo vivendo. La lotta contro la povertà e la redistribuzione delle risorse e l’equità sono le nostre parole chiave e le modalità di intervento, le aree geografiche, le priorità d’azione, l’entità delle risorse, le partnership strategiche che avevamo fatto nostre sulla carta con il Piano triennale della cooperazione internazionale hanno trovato particolare concretezza quest’anno.

Sono tre i macro obiettivi su cui si è lavorato. Per quanto riguarda le risorse non abbiamo tagliato in questo settore, ma abbiamo aumentato anche i fondi. Nel 2018 le risorse regionali complessive impegnate ammontano a circa 1.700.000 euro, anche grazie ai 500.000 euro approvati in assestamento nell’estate del 2018.

Nel 2019, le risorse regionali attualmente previste sono poco più di un milione di euro. A questi si aggiungono anche le risorse europee per il 2019, che ammontano a quasi 2 milioni di euro. C’è un tema di rinnovamento anche delle politiche. Con il nuovo piano triennale abbiamo ragionato sulle priorità, i piani strategici e gli strumenti attuativi.

Le sfide che stiamo affrontando, su cui abbiamo incentrato il lavoro di questi anni riguardano innanzitutto l’adeguamento della nostra programmazione ai nuovi obiettivi dell’agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile, rafforzando in particolare la cooperazione nei settori agroalimentari, sviluppo rurale, sanità, politiche sociali, economia della conoscenza, emigrazione.

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Colleghi, chiedo un po’ di attenzione. Grazie.

 

CAMPEDELLI: …sulla governance del sistema emiliano-romagnolo. Le risorse, naturalmente, come sempre, devono essere gestite con efficienza e gli attori devono essere messi nelle condizioni di poter partecipare attivamente.

In questi mesi, la regione ha lavorato per coordinare e tenere unito il mondo molto vario, fondamentale dell’associazionismo, legato alla solidarietà internazionale e fatto di cittadini, professionisti, volontari, che si impegnano gratuitamente in tanti modi.

Se pensiamo anche solo all’ospitalità offerta dai nostri territori ai bambini del Saharawi in arrivo nella nostra regione, attraverso le associazioni, le organizzazioni non governative e molto spesso anche con l’intervento e il contributo di tanti Comuni della nostra regione. Si è rinnovato il gruppo consultivo, l’organismo che insieme alla Consulta collabora con la regione nella definizione delle politiche in materia di cooperazione internazionale.

Fra l’altro, a febbraio dello scorso anno è stato approvato il piano operativo della cooperazione allo sviluppo. Si tratta di uno strumento nuovo, che intende raccordare in maniera fra l’altro molto stringente le attività regionali con quelle nazionali ed europee in ambito di cooperazione allo sviluppo, tema di razionalizzazione delle opportunità, di capitalizzazione dei risultati raggiunti e relazioni con le programmazioni precedenti.

La nostra regione crede nella solidarietà, crede nell’aiuto fattivo ai popoli che vivono in condizioni non dignitose al limite della sopravvivenza. Credo non si debba rinunciare a promuovere nel mondo condizioni migliori di crescita e di sviluppo economico e di formazione. Nei progetti e nei report che abbiamo visto, fra l’altro vi è la dimostrazione che noi abbiamo a cuore il futuro di tanti bambini e tante bambine, la loro educazione, il loro potenziale.

I progetti che sono stati finanziati, anche se non risolvono i problemi nella loro totalità, danno però risposte concrete a sfide importantissime di cui ci facciamo carico.

Entriamo nel dettaglio degli interventi degli ultimi anni, quelli riportati nel report che ci è stato presentato. Nell’anno 2017 sono terminati i progetti approvati con il bando 2015 e i progetti di emergenza approvati negli anni 2015-2016. I progetti approvati nel bando sono stati ventuno, con un importo complessivo di cofinanziamento regionale di poco più di 900.000 euro. Le aree di intervento sono state il bacino sud del Mediterraneo, altri Paesi come l’Etiopia e il Mozambico, campi profughi Saharawi, il Senegal, territori palestinesi e Ucraina.

Il partenariato regionale costituito da enti locali, organizzazioni non governative, ONLUS, associazioni di volontariato, cooperative sociali, insieme al partenariato dei Paesi interessati, ha permesso di realizzare interventi nell’ambito agricolo, educativo, dello sviluppo economico, della sanità e dei diritti. Progetti di emergenza sono stati realizzati, come viene riportato dalle schede presentate, in Nepal e nei campi profughi Saharawi, per un importo complessivo di 206.000 euro. Questi progetti si caratterizzano come interventi di aiuto umanitario e sono stati realizzati in occasione di episodi emergenziali.

Sempre nel 2017 sono stati avviati ventotto nuovi progetti di cooperazione internazionale e due progetti di emergenza ad Haiti e nei campi profughi Saharawi.

La Regione Emilia-Romagna ha, inoltre, contribuito alla diffusione e alla partecipazione ai bandi nazionali dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. In particolare al bando rivolto alle imprese, al bando rivolto alla società civile e a quello rivolto alle autorità locali. A livello internazionale si è concluso il progetto Amitié Code, che ha avuto come capofila il Comune di Bologna, di cui la Regione era partner, e il progetto “Brasil Proximo”, cofinanziato dal ministero degli affari esteri, di cui era capofila la Regione Umbria, e ha preso avvio il progetto “Shaping fair cities”, di cui è capofila la Regione Emilia-Romagna. Questo progetto, di durata triennale, è finanziato dalla Commissione europea e coinvolge diciassette partner e dieci Paesi, otto membri dell’Unione Europea (Italia, Croazia, Danimarca, Grecia, Polonia, Romania, Spagna e Svezia) e due non membri, l’Albania e il Mozambico. L’obiettivo del progetto riguarda la localizzazione dell’Agenda 2030 dell’ONU con un focus sulle città inclusive sostenibili.

Per quanto riguarda la cooperazione sanitaria, si è cercato e si cerca di garantire l’accesso alle cure sanitarie ai gruppi più vulnerabili della popolazione, al fine di contribuire alla riduzione degli effetti negativi sullo stato di salute di bambini provenienti da determinate aree geografiche, nello spirito di valori solidaristici che costituiscono i princìpi di fondo del Sistema sanitario della Regione Emilia-Romagna.

In tale contesto, sono predisposti da diversi anni programmi e progetti specifici che vanno ad agire su cause ed effetti attraverso interventi mirati e coordinati, in particolare nell’ambito del programma assistenziale a favore di persone straniere e dei progetti solidaristici di accoglienza e assistenza primaria a favore dei bambini provenienti da Saharawi e da Chernobyl.

Nel 2017 sono stati accolti in regione circa 800 bambini provenienti, appunto, da campi profughi del Saharawi, ma in gran parte dal territorio di Chernobyl, bambini che vivono un’infanzia travagliata e che per alcuni periodi possono vivere lontani da pericoli sanitari ed essere visitati, curati e accuditi dalle famiglie che li ospitano. Sono, inoltre, stati accolti presso le strutture sanitarie regionali 44 minori con gravi patologie non curabili nei territori di provenienza.

Credo che queste siano azioni importanti, significative, che la nostra comunità regionale compie attraverso le Istituzioni e le associazioni di volontariato, molto vivo e propositivo sul nostro territorio regionale.

Vorrei far notare, come si evince dai report presentati, che i contributi regionali, così come prevede, fra l’altro, la legge del 2002, muovono pari e superiori ulteriori risorse, ricercate e stanziate dai soggetti attuatori degli interventi, interventi, come già dicevo, indirizzati verso gli strati più fragili della popolazione dei paesi che prima ho citato, anziani, donne e bambini, interventi che toccano settori relativi alla formazione, educazione, sanità e salute, diritti, democrazia, economia, con una particolare attenzione allo sviluppo agricolo. Le persone toccate sono tante. Ogni report ha il numero di persone raggiunte dall’intervento. Credo che questo sia un bel modo di rendicontare il raggiungimento degli obiettivi.

Mi avvio a concludere. Proprio grazie a questo impegno regionale, vorrei riportare qui una mia esperienza, che mi è capitato di seguire da vicino, il caso di una piccola bambina ucraina che, grazie alla rete regionale del volontariato, grazie alla Regione, grazie al suo Sistema sanitario, oggi può vivere. Infatti, nel novembre 2016, in collaborazione con l’ANPAS regionale, la Regione Emilia-Romagna e l’associazione AGEO, la Croce Blu di Carpi è riuscita a far arrivare dalla zona di Chernobyl in Italia questa bambina di sei anni, molto debilitata a causa di uno stato avanzato di leucemia. In Ucraina le era stata diagnosticata l’impossibilità di un trapianto, e questo capite bene che cosa significava per lei. Appena arrivata, è stata ricoverata al reparto di oncologia dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna e, dopo alcuni mesi di attesa, ha ricevuto il trapianto di midollo osseo e adesso è ritornata in Ucraina con la possibilità di vivere. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Campedelli.

Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Grazie, presidente.

Presidente e colleghi, come tutti ben sapete, già nell’affrontare la bozza dell’ordine del giorno di questa tornata assembleare sia in sede di Ufficio di Presidenza sia in Capigruppo ho avanzato delle grosse riserve su questa relazione, che poi relazione non è se perdiamo qualche istante per sfogliarla in quanto si tratta di un indice, di due paginette di testo e di una quarantina di slide di Power Point, ottime forse per riassumere per sommi capi la relazione in sede di Commissione, ma sicuramente non sostitutiva di essa.

Dopo lo smart working pare di capire che nel caso di specie si sia finalmente arrivati all’atto smart. Sulla base del dettato dell’articolo 10, comma 4, della legge regionale n. 12 del 2002 la Giunta regionale avrebbe dovuto presentare annualmente all’Assemblea una relazione sullo stato di attuazione della programmazione degli interventi. Lasciando perdere la scadenza temporale, considerando che l’ultima relazione che ho trovato in banca dati precedente a questa è l’oggetto 4833 del marzo 2017, voglio soffermarmi sul contenuto.

Francamente non ritengo che l’oggetto in questione, per il modo nel quale è formulato, sia ascrivibile all’ordine del giorno dell’Assemblea.

So che l’oggetto è già stato affrontato in sede di Commissione assembleare, ma penso che tutti abbiate avuto l’occasione di vedere di cosa si tratta. Se qualcuno non ha ancora avuto questo atto fra le mani, che ci hanno appena dato, questo, eccolo qui, vi prego di confrontarlo con quello precedente, analogo, cioè per l’appunto l’oggetto numero 4833 e anche chi non è membro della V Commissione ritengo si accorgerà della differenza tra 43 slide e la dettagliata relazione di 72 pagine presentata precedentemente.

Volendo spezzare una lancia in favore di chi il documento lo ha affrontato in Commissione, io stesso, pur non avendo partecipato alla seduta del 14 febbraio ritenni che per mero errore materiale al posto dell’oggetto ci fossero state inviate le slide di presentazione della relazione. Poco male, ho pensato. Da qui all’aula in questione sarà risolta con la sostituzione del contenuto dell’oggetto. Così non è stato. Segno, quindi, che per la Giunta proprio quelle slide costituiscono la relazione.

Capisco che ormai il presidente Bonaccini consideri come un’imperdonabile perdita di tempo sottrarre ore alla campagna elettorale per ascoltare i nostri sproloqui in aula, ma ricordo a chi ama tanto riempirsi la bocca della parola “democrazia” che la forma è sostanza.

Ritengo lontana anni luce da me e dalla forza politica che mi onoro di rappresentare la figura di Vasco Errani, ma devo sicuramente ammettere che per la sensibilità istituzionale che lo contraddistingueva, mai avrebbe commesso un tale errore.

Purtroppo, nell’epoca dello “stai sereno”, tutto ormai è cambiato, e certe sensibilità, ahimè, sono smarrite. Per chi avesse dubbi, vi invito ancora a prendere visione dell’oggetto n. 4833, ovvero, della scorsa relazione, questo sì, atto compiuto e dettagliato sul quale, a ragion veduta, l’aula ha potuto aprire un dibattito anche aspro, ma sicuramente costruttivo.

Qui tutt’al più ci si può esprimere sulla qualità dei disegnini di accompagnamento. Non dico di non trovare carina la sovrabbondanza di croci celtiche ad indicare i singoli obiettivi; ma riterrei opportuno che la Giunta, se ancora possiede un briciolo di dignità, procedesse a ritirare l’atto in questione e a ripresentarlo formulato come si conviene.

Perdonerete la lunga digressione, ma ovviamente sulle slide c’è ben poco da dire, perché nulle sono praticamente le informazioni in esse contenute. Mi limiterò quindi soltanto ad alcune brevi informazioni. La prima è che indubbiamente risulta impossibile esprimere una valutazione in ordine a progetti dei quali si conosce forse soltanto il numero e la spesa complessiva. Dei singoli progetti, fatti salvi quelli nazionali ed internazionali, mancano addirittura il nome, la natura e l’importo. Capisco ci si vergogni di gettare i soldi dei contribuenti per i dromedari da latte, o lo sport praticato fra le dune. Ma almeno abbiate il coraggio di assumervi la responsabilità di ciò che avete finanziato.

In tal senso non è stata di aiuto neppure la partecipazione dei funzionari dell’assessorato in Commissione. Se solo si pensa che parlando dei quattro progetti destinati alla Palestina, il funzionario ha illustrato come uno di essi era finalizzato al supporto e all’educazione dei bambini per permettere anche ai bambini di andare in sicurezza a scuola e di raggiungere sia gli asili, sia le scuole, quindi, una sorta di protezione anche in questo senso.

Capite bene che in una descrizione del genere ci sta davvero tutto, dal pulmino alla scorta di […].

La seconda osservazione è relativa ai Paesi destinatari, sempre i soli: Mozambico, Marocco, Palestina. Non c’è che dire: siete veramente un encomiabile esempio di coerenza. Il mondo è cambiato, ma voi no. Ecco allora snocciolarsi il solito mantra un po’ retrò dei legami con le romantiche rivoluzioni socialiste degli anni Settanta. Si parte da quel Mozambico di Samora Machel, leader di Frelimo, Fronte di Liberazione del Mozambico, che conquistata l’indipendenza dal Portogallo si allinea politicamente all’Unione Sovietica, per passare poi al sempre meno socialista Fronte Polisario, che alla faccia del vostro pacifismo, ha due fucili incrociati nel proprio simbolo ed oggi è sicuramente più vicino alle frange jihadiste dell’Africa subsahariana che alla lotta antimperialista degli anni ruggenti, arrivando inevitabilmente alla Palestina, terra leggendaria dell’FPLP, dei depistaggi nostrani e dell’OLP di Arafat, di eroi come la Kefiah, che si battono contro la dominazione sionista. Si sa, l’ebreo è buono fino a che risiede in Europa, ma diviene carnefice per antonomasia appena si trasferisce in Israele.

Ebbene, sarebbe quanto mai opportuno comprendere che gli scenari geopolitici sono mutati, così come sono mutati i teatri di crisi. Oggi andrebbe indirizzata la cooperazione internazionale decentrata verso nuovi obiettivi, in primis verso la Libia, poi verso Paesi come l’Iraq, l’Afghanistan e la Siria. Pure la risoluzione n. 2816 presentata nel 2016 dalla collega Marchetti e da altri esponenti del PD, rei di voler ampliare l’ambito dei Paesi alla Bielorussia, resta da allora impantanata.

La terza osservazione riguarda i beneficiari dei fondi. Quando parlo di beneficiari non mi riferisco certo alle popolazioni locali, bensì a quei soggetti che si spartiscono la torta composta da questi 900.000 euro per realizzare i progetti e che, sostanzialmente, sono sempre gli stessi. Nel presentare il nuovo piano triennale, la vicepresidente Gualmini asseriva, cito: “Ritengo che il collateralismo tra associazioni e partiti politici certamente non giovi né agli uni né agli altri. Allora spazziamo via l’idea del collateralismo. Vi assicuro che cercheremo di finanziare le iniziative che ci sembrano più valide, secondo una logica ben precisa”. Guarda caso, però, le iniziative più valide restano sempre quelle dei vari GVC, EducAid, Nexus e via dicendo, che diapo dopo diapo riemergono anche da questo scarno guazzabuglio.

La quarta osservazione, invece, è dedicata alle forme di monitoraggio dei progetti, un tempo delineate in modo ben preciso, che coincideva con le varie fasi di realizzazione ex ante, in itinere ed ex post. Oggi tutto ciò non esiste più, evidentemente per far posto a possibili controlli documentali a campione che vanno a sostituire il monitoraggio di ciò che è stato effettivamente realizzato con i soldi dei contribuenti.

In sede di approvazione del piano triennale avevamo richiesto, tramite un emendamento, di rendere monitorabili on line i progetti e il loro stato di attuazione, ma ovviamente voi, che della trasparenza fate un vanto, avete bocciato questa proposta.

Nulla, infine, è possibile desumere in ordine al vero scandalo di questa legge, cioè l’ammontare di quei fondi stanziati sulla base del fatidico articolo 8, comma 4-bis, per la pace, l’interculturalità a favore di enti locali, ONG, ONLUS, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali e associazioni di promozione sociale, che, pur operando soltanto all’interno dei confini regionali, prevedano nello Statuto attività di cooperazione e solidarietà internazionale.

Ben lungi dal voler mettere in crisi le vostre illusioni circa il fatto che si concluda con questa discussione il tema della cooperazione decentrata, vi preannuncio che presenterò alcuni articoli 30 su questi temi, perché se la Giunta non intende farsi carico di una relazione puntuale e compiuta sui progetti e sulle spese inerenti la cooperazione decentrata, sarà allora compito dell’opposizione richiedere gli atti necessari a valutare ciò che è stato fatto e chiamarvi in quest’aula a rispondere di come quei quattrini dei contribuenti sono stati spesi.

Concludendo per davvero, debbo dire che l’intero sistema della cooperazione decentrata andrebbe profondamente rivista e ripensata, non nell’ottica di continuare a mantenere una pletora di volontari di professione, nazionali e non, ma per aiutare veramente quelle popolazioni destinatarie degli interventi a rendersi autonome.

Infine, va chiarito che a nostro avviso la cooperazione decentrata, così come i contributi nazionali ed europei, dovrebbero poi essere concentrati verso quei Paesi in via di sviluppo che aderiscono a protocolli bilaterali per il rimpatrio di quei migranti economici che non hanno diritto di permanere tanto sul territorio nazionale quanto su quello dell’Unione europea. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Torri, prego.

 

TORRI: Grazie, presidente.

Facendo seguito anche al lavoro svolto in Commissione, la relazione oggetto della discussione, quindi sullo stato di attuazione della legge sulla cooperazione, penso meriti un momento di attenzione e di riflessione.

Penso meriti un plauso l’attività che la regione fa direttamente grazie alla rete che riesce a mobilitare in un ambito che per le attività delle regioni non è semplice affrontare, per le risorse e per le competenze che a loro vengono attribuite.

Per questo penso che la discussione di oggi abbia una certa rilevanza e che l’attività meriti questo momento di discussione e meriti apprezzamento, come avevo avuto modo di dire anche in Commissione.

Affrontando il tema della cooperazione, tanto più in una fase come questa in cui il pensiero dominante sembra andare tutto in un’altra direzione, non si può non dimenticare l’eco del disastro aereo recente, con la memoria delle vittime italiane, che per ONG o altre associazioni si stavano muovendo in base a progetti volti a collaborare per lo sviluppo di Paesi africani. Allo stesso modo penso vada richiamata la figura di Silvia Romano, la cooperante scomparsa in Kenya, di cui non si hanno ancora notizie e la cui situazione resta sotto silenzio. In un’aula istituzionale ritengo importante richiamare anche questo caso, proprio perché rende la complessità e l’importanza di non dare per scontate certe attività da parte di una Regione importante come la nostra, che ha alle spalle e conferma in questa relazione un’importante attività di cooperazione, di cui bisogna rendere atto.

Come ho fatto in Commissione, vorrei soffermarmi su tre esperienze principali tra quelle che ho avuto modo sia di approfondire con questa relazione sia di conoscere direttamente. La prima riguarda il Mozambico. Al di là della connotazione del Fronte di liberazione che veniva richiamata prima dal collega Tagliaferri, io riconosco a questo tipo di attività e al Comune di Reggio Emilia, che è stato centrale nel suo svolgimento, come alla nostra Regione, un’importanza sia da un punto di vista di sviluppo che ha portato in determinati luoghi, sia da un punto di vista di relazioni, che sono diventate, soprattutto nella fase di decolonizzazione, relazioni internazionali vere e proprie e punte avanzate di rapporti con Paesi con i quali ancora negli anni Settanta si faticava ad avere una diplomazia stabile.

Penso che questo valore vada riconosciuto, come è riconosciuto in certa letteratura, ed è frutto, appunto, di una iniziativa e di un impegno della Regione e dei nostri territori che è andato ben oltre le competenze ad essi attribuite, ma in uno spirito per certi versi pionieristico, lasciando perdere le colorazioni dei regimi.

Allo stesso modo vorrei richiamare un’altra esperienza che fa parte costitutiva ormai dell’attività di questa Assemblea, non solo da questa legislatura, che è l’attività a favore delle popolazioni del Sahara Occidentale e a favore della loro autodeterminazione. È stata oggetto di diverse risoluzioni, approvate a larga maggioranza, ed è oggetto di diversi progetti, alcuni dei quali, avendo potuto far parte delle delegazioni che hanno visitato i campi, ho potuto vedere direttamente e, allo stesso modo, ho avuto modo di conoscere dalle parole di chi li ha sviluppati direttamente. Uno su tutti è quello riguardante la prevenzione degli incendi soprattutto in campi profughi, dove i materiali sintetici e la scarsa conoscenza di questo tema sono delle variabili determinanti e diventa altrettanto determinante aver costituito una forza di pronto intervento, capace di prevenire con la conoscenza e risolvere con l’intervento diretto una problematica molto concreta e anche molto complicata da affrontare.

Un ultimo riferimento lo farei – oltre al valore dell’azione diretta dell’assessorato, dei suoi funzionari della Regione riguardo la cooperazione internazionale, l’ho fatto alla rete che si riesce a mettere in campo, a coinvolgere – al progetto Brasil Proximo, che avevo trattato anche in una interrogazione di qualche anno fa. È vero, la Regione non era la capofila. Tuttavia, vista la piega che ha preso l’attuale Governo brasiliano e gli annunci riguardo la politica economica, la politica ambientale e la politica nei confronti delle minoranze indigene, nel momento in cui l’obiettivo generale del progetto era migliorare la politica federativa brasiliana per il cooperativismo e in particolare si faceva riferimento a Istituzioni locali filiere di fairtrade, organizzazione di agroindustria, io farei una riflessione e troverei il modo di riprendere, di riattivare questa rete e fare quanto è in nostro potere per farlo dal momento, appunto, che la piega che prende quel tipo di economia, tutt’altro volta a passare sopra alle minoranze, a non rispettare gli aspetti ambientali e il valore ambientale e ineguagliabile della foresta amazzonica e così anche tutta una serie di modi di produrre e di vivere in nome di un liberismo esasperato che, chiaramente, non condivido e che va contro anche a un certo aspetto di condivisione e cooperazione internazionale.

Per tutti questi motivi, appunto, io penso sia una relazione importante quella di oggi. Penso che meritasse questa discussione. Ci sono tanti altri aspetti che sono stati approfonditi anche dai colleghi prima e hanno circostanziato l’azione della Regione; un’azione che noi auspichiamo si consolidi, vada avanti e, se è possibile, possa intensificarsi, anche in controtendenza rispetto a certe visioni più ristrette e chiuse. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Marchetti, prego.

 

MARCHETTI Francesca: Grazie, presidente.

Alcune considerazioni rispetto anche a dei termini un po’ forti che ho sentito da parte del collega Tagliaferri rispetto allo scandalo che rappresenterebbe questa relazione, questa programmazione rispetto alla cooperazione.

La voglio dire così: se lo scandalo è che la mia Regione continua a promuovere la pace e la cooperazione e a fare degli investimenti importanti su dei filoni fondamentali per quelle zone Paese in cui ci sono diverse emergenze – abbiamo visto, infatti, in sede di Commissione le due finalità principali del bando di questa rendicontazione, dove – mi permetta la battuta, collega Tagliaferri – non era tanto la forma quanto la sostanza che credo andasse accolta rispetto a un adempimento che riguardava il bando del 2015, quindi quelle due peculiari finalità che erano a sostegno dei progetti che vengono realizzati nelle aree dei Paesi prioritari e quel sostegno che viene dato anche su richiesta di quelle Amministrazioni locali colpite da catastrofi.

In questa Regione, se è scandaloso avere nel proprio DNA la parola “solidarietà”, credo che vada rigettato. Mi sembra un termine molto forte. A questa opinione, seppur legittima, la mia è opposta. Io, invece, credo che con orgoglio vadano messe in luce alcune questioni che da questo report emergono, alcune delle quali sono già state citate. Visto che è stata fatta dell’ironia sulla questione di uno dei filoni dei settori di intervento fondamentali che hanno riguardato interventi, ad esempio, sull’educazione alla formazione e all’istruzione, credo che una precisazione vada fatta. Quando si parla di inclusione scolastica, faccio riferimento, ad esempio, al progetto ben illustrato in Commissione, ma poi bisogna anche esserci in Commissione per interloquire rispetto ai referenti dell’assessorato, voglio citare il progetto dell’Ucraina, che ha visto la possibilità, da parte di ragazzi disabili, di accedere alla scuola, cosa su cui un lavoro è stato fatto e che prima non era possibile.

Oltre a questi interventi, quindi a un investimento importante sulle competenze, le capacità, l’inclusione in questi ambiti, credo che un importante riconoscimento vada fatto anche rispetto al filone dell’agricoltura, quindi di tutto quel lavoro importante che si sta attuando anche con il tavolo e con tutti gli esperti universitari della nostra regione, che stanno dando un risultato importante, soprattutto con la collaborazione della facoltà di veterinaria di Bologna.

Altre questioni che credo non debbano passare inosservate riguardano il tema di sensibilizzazione e di promozione delle politiche di genere, a livello trasversale, che anche in questi ambiti è stata più volte sottolineata e valorizzata.

Altra questione che credo vada messa in grande rilievo positivo è l’effetto leva che questi investimenti pubblici della nostra Regione riescono ad attivare e mobilitare anche con una quota di finanziamenti privati, dando così un ulteriore rafforzamento di investimento di risorse.

Rispetto alla questione che è stata sollecitata dei Paesi in cui vengono fatti investimenti, in particolare le zone palestinesi, è evidente, come è stato specificato anche in Commissione, che nuovi interventi e nuovi inserimenti di altri Paesi nei dati successivi verranno affrontati e sviluppati. È evidente che qui si fa riferimento a una storia anche che in quelle zone di impegno e di collaborazione la nostra Regione ha da sempre in quella promozione di cultura della pace e dei diritti.

Ultimo, ma non meno importante, lo citava già il collega Campedelli, io credo che sia tutto il tema della cooperazione sanitaria e quei progetti di accoglienza da Chernobyl al Saharawi, che vedono impegnati la nostra Regione in un ambito sempre più, come per gli altri progetti, trasversale, con quel mondo che è il volontariato, ma anche quel mondo della cooperazione delle organizzazioni non governative, che riescono veramente a fare un lavoro straordinario, patrimonio io credo di un lavoro di rete, che si sta sempre più ampliando e che va dato merito a questo report e anche al programma triennale che abbiamo approvato nel 2016 di aver cercato di far dialogare e di creare veramente un dialogo sinergico per affrontare le prossime sfide, che ci rendiamo conto, certo, devono far fronte a una nuova complessità, che riguarda sicuramente nuovi bisogni emergenti, ma che non per questo non si devono far forte di una tradizione straordinaria, che sono nel DNA della nostra Regione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ci sono altri interventi in discussione generale?

Consigliera Lori, prego.

 

LORI: Grazie, presidente.

Intervengo solo per aggiungere qualche considerazione a quanto è già stato egregiamente illustrato dai colleghi.

Intanto io vorrei ringraziare l’assessore Gualmini e tutto l’Assessorato, il Settore cooperazione in particolare, per questa relazione e per il lavoro che viene portato avanti con molta attenzione e anche grande capacità di ascolto delle esperienze e anche le capacità progettuali che vengono espresse dall’associazionismo e dalle organizzazioni non governative che operano sul nostro territorio.

Questa relazione a me è parsa particolarmente efficace, proprio perché è sintetica e perché ci dà una rappresentazione di quelle che sono state le dinamiche in questo triennio chiara, immediata, per territorio di riferimento e anche associando per aree provinciali un po’ i progetti e le realtà che su ogni territorio le hanno espresse.

Va detto che questa relazione è un atto dovuto, previsto dalla legge, ma anche in qualche modo conclusivo di una serie di delibere di Giunta che nel tempo si sono susseguite. Penso ai bandi, alle varie graduatorie che naturalmente contengono una serie di informazioni di maggior dettaglio rispetto a questa più sintetica che credo possano essere comunque un utile riferimento per una lettura più approfondita, per chi fosse interessato, di quello che accade.

Conosco abbastanza bene la realtà della mia provincia e devo dire che il lavoro fatto in questi anni è stato molto apprezzato, non solo per l’entità delle risorse, ma proprio per la cura e la puntualità, ma anche la determinazione e il senso di prospettiva con cui la programmazione regionale si è confrontata con chi, in alcuni casi da molto tempo, opera in vari territori oggetto della nostra programmazione.

I progetti qualche volta possono sembrare simili, ma credo che anche su questo vada fatta qualche considerazione. Progetti simili a volte significano capacità di portare avanti delle progettualità che non sono estemporanee, ma che in qualche modo si consolidano e crescono e quindi diventano davvero un valore aggiunto per i territori. Penso al caso dell’Etiopia piuttosto che a quello del Senegal, pensando alle realtà di Parma, così come anche, per esempio, il Burundi.

Operare nella cooperazione internazionale nel nostro caso ha significato anche saper rafforzare una rete che esisteva, ma che aveva bisogno di trovare dei riferimenti significativi, che non riguarda assolutamente in modo esclusivo chi si occupa di cooperazione internazionale, ma riguarda gli enti locali, riguarda l’università, riguarda le aziende sanitarie, riguarda in particolare per i progetti che presuppongono anche una fase di accoglienza (penso a Sahrawi piuttosto che ai bambini di Chernobyl), il saper interloquire con altre reti di associazionismo che praticano quotidianamente il tema della solidarietà e per questo si sono organizzate. Penso, per esempio, all’ANPAS regionale, che quest’anno, con un paio di rappresentanti, ha partecipato alla missione che si è svolta in Bielorussia e che ha creato al proprio interno, a livello regionale con declinazioni territoriali, gruppi che si occupano dell’accoglienza. Quindi, c’è una connessione forte che va anche oltre la programmazione che fa la Regione sui progetti di cooperazione internazionale.

Analogamente accade nel settore sanitario. La Regione propone alcuni tipi di percorsi. I colleghi Campedelli e Francesca Marchetti hanno accennato ad alcune esperienze, ma nella nostra realtà – credo debba essere motivo di grande orgoglio – esistono professionisti che autonomamente, a prescindere dalla proposta che mette in campo la Regione, si muovono, si spostano, organizzano équipe e vanno ad aiutare là dove c’è bisogno della loro competenza. Credo che davvero questo debba essere motivo di orgoglio e possa essere per il futuro anche motivo di una più approfondita mappatura di quello di cui in questa regione, dai singoli cittadini professionisti all’associazionismo, a chi si occupa in modo specifico di cooperazione, si è davvero capaci.

Nella nostra regione credo che la Regione possa aiutare con i suoi atti, i suoi indirizzi politici a fare alcune cose, ma credo che la capacità di essere davvero solidali e di esprimerlo con tante modalità dei nostri cittadini vada molto, molto, molto oltre. Questo è giusto possa e debba essere accompagnato e adeguatamente valorizzato.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Non avendo altri interventi in discussione generale, chiudo la fase della discussione.

Passo la parola alla vicepresidente Gualmini. Prego.

 

GUALMINI, vicepresidente della Giunta: Grazie, presidente.

Vi sono molto grata per questo dibattito appassionato, per certi versi, perché mi consente di chiarire alcuni contenuti a cui tengo in modo particolare. Dico subito che, francamente, non accetto né lezioncine, un po’ anche abborracciate, se me lo consentite, su cosa sia la cooperazione decentrata, la cooperazione allo sviluppo, ma soprattutto non accetto e trovo inqualificabile che si parli, pur legittimamente avendo opinioni diverse delle migliaia, milioni di persone che operano nella cooperazione e nel mondo del volontariato come una pletora di volontari che evidentemente non sanno cosa fare o non hanno altro da fare, tra l’altro a un giorno da una tragedia incredibile che ha visto coinvolti anche volontari.

Ma soprattutto vi dirò, cari consiglieri, che non accetto assolutamente le menzogne, cioè le cose vere e le cose false, quindi chiariamo le tre menzogne che sono state affermate circa questa infografica, che appunto è una infografica.

Primo, non è assolutamente corretto fare un confronto con l’atto, la relazione che il consigliere Tagliaferri ha più volte citato del 2017, peraltro fatta da noi stessi, siamo sempre noi, siamo sempre quelli ancora per qualche mese. Quella relazione era giustamente una relazione conclusiva relativa al Piano triennale 2012-2015, con qualche insight sugli anni successivi, quindi riferita allo scorso Piano triennale della Giunta dello scorso mandato, quindi giustamente è un atto consuntivo, che fa il punto, in oltre settanta pagine, sugli esiti e le risultanze di quel piano triennale.

Il documento di oggi, invece, che peraltro per un errore materiale stiamo cercando di capire per quale motivo è arrivato ai consiglieri in Commissione senza la mia premessa, che costituisce il quadro di riferimento dell’infografica, è un monitoraggio che abbiamo deciso dall’anno scorso di presentare su base annuale, la legge n. 12/2002 lo prevede, ma in realtà in passato dalle Giunte precedenti questo non era avvenuto, quindi essendo un monitoraggio, una rendicontazione non ha nulla a che vedere con la relazione conclusiva del precedente Piano triennale e volutamente è stata presentata sotto forma di infografica.

Seconda menzogna. Non è vero che non ci sono dati o informazioni. Qui ci sono nomi e cognomi di ONG, associazioni e reti che hanno avuto i contributi da parte della Regione. Né è una minaccia dire che si chiederà un articolo 30, ci mancherebbe. Siamo a disposizione. Per la prima volta nomi e cognomi, e io penso che questa sia un’informazione rilevante, nonché risorse finanziarie disaggregate per settore, per beneficiari, per area geografica, quindi disaggregate sotto tre diverse dimensioni. Ancora, le aree Paese e altre informazioni relative ai costi essi stessi disaggregati. È chiaro che bisogna fare la fatica, non avendo la legenda, di rimettere insieme i pezzi, ma le informazioni ci sono.

Terza menzogna che ho dovuto ascoltare: non è vero che non ci sono nuovi Paesi. Non è vero che insistiamo in maniera intrisa di ideologia a finanziare sempre gli stessi Paesi. Ovviamente, ci sono progetti che richiedono continuità, ma ci sono nuovi Paesi nei nostri bandi, negli atti che si sono succeduti al Piano triennale. Penso al Camerun, penso al Burundi, penso al Burkina Faso, penso alla Costa d’Avorio, penso al Kenya.

Sappiamo tutti che la questione migratoria è una gigantesca questione internazionale, politica, mondiale. Abbiamo pensato di modificare, di declinare i nostri strumenti di programmazione ovviamente nel nostro piccolo perché capite che con un milione di euro su un bilancio di oltre 12 miliardi si può fare quello che si può. Abbiamo cercato di cogliere lo spirito dei tempi e quindi di investire su nuovi Paesi ovviamente del continente africano; quale altro continente?

Su questi tre aspetti mi sento molto sinceramente di non concordare con quanto ho ascoltato, seppure con molto rispetto, in quest’aula. Dico anche perché l’infografica. Cerchiamo di capirci, noi l’abbiamo volutamente presentata in questa forma. Abbiamo presentato un monitoraggio user friendly, che sia appunto a favore dell’utente.

Esistono Piani d’azione nazionali di diversi Governi di destra, di sinistra, di centro che si sono succeduti sull’open government, quindi su una pubblica amministrazione aperta, semplice, rendicontabile, a misura dell’utente.

Capisco la nostalgia per strumenti premoderni, iper-burocratici. Capisco la nostalgia per il politichese spinto, per un burocratese paludato, arzigogolato, contorto, patinato, capzioso, manierato e chi più ne ha più ne metta. Francamente non mi vede favorevole questo. Se dobbiamo massacrare i nostri cittadini con migliaia di pagine che sappiamo bene che nessuno legge, io preferisco avere questo coraggio ardimentoso di cambiare, provare a presentare numeri, torte, grafici, flussi, diagrammi sperando che i nostri cittadini ci capiscano in maniera molto diretta.

Rivendico anche quello che abbiamo fatto in tema di cooperazione decentrata. Abbiamo utilizzato nel nostro piccolo tre canali di attività: il bando annuale che si è sempre ripetuto, con l’eccezione del 2016; progetti strategici più trasversali, a cui partecipano reti di soggetti pubblici e privati; infine gli aiuti umanitari, che talvolta servono perché ci sono catastrofi che li richiedono, naturalmente. Non solo guardiamo prima gli italiani, ma anche chi sta male fuori da questo Paese.

Rivendico quello che abbiamo fatto. Questa è una infografica. Ragioneremo – io sono molto aperta – se tornare a strumenti diversi da questo, per l’amor del cielo. Siamo aperti a qualsiasi modifica. Chiedo, però, il rispetto per un’attività che la Regione Emilia-Romagna si pregia di portare avanti e che ha permesso di curare da tumori, malattie gravissime, malattie quasi incurabili in giro per il mondo nella nostra regione quasi mille bambini. Questo è un dato che non può essere dimenticato. Così come rivendico che in alcuni Paesi in grandissima difficoltà progetti di auto-imprenditorialità, di sviluppo, di promozione dei diritti, di promozione delle pari opportunità e di promozione di una vita migliore siano stati portati avanti grazie a questi finanziamenti della Regione Emilia-Romagna.

Vi prego, non parliamo più con disgusto di una pletora di volontari. Grazie.

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Gualmini.

Con l’intervento dell’assessore si chiude questo argomento, il 7889.

 

Inversione dell’ordine dei lavori

 

PRESIDENTE (Saliera): Proseguiamo con le risoluzioni. È stata presentata una richiesta di inversione dell’ordine dei lavori per trattare prioritariamente i seguenti oggetti: la risoluzione n. 7109, con le risoluzioni abbinate nn. 7224...

 

(interruzione)

 

Scusate.

La risoluzione n. 7109 e poi le risoluzioni, che sono abbinate fra di loro, nn. 7224, 8014 e 8114.

Chiedo se c’è un oratore a favore dell’inversione e un oratore contro l’inversione. Altrimenti, procediamo con la votazione.

Vi chiedo un secondo per fare il cambio dell’intestazione. Adesso funziona.

Se non c’è nessuno, mettiamo in votazione, con un’unica votazione, la proposta, sia per la risoluzione 7109 che per le altre risoluzioni, che ho appena elencato, abbinate.

Nomino scrutatori i consiglieri Bagnari, Cardinali, Gibertoni.

Chi è a favore? Chi è contrario? Chi si astiene?

 

È approvata.

 

(L’inversione dell’ordine dei lavori è accolta a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 7109

Risoluzione per impegnare la Giunta a promuovere a livello regionale e nazionale interventi di prevenzione, indirizzati a specifici territori e colture tipiche che sono risultate maggiormente interessati da eventi climatici avversi, portando inoltre all’attenzione del Governo e del Parlamento, anche attraverso sedi di confronto quali la Conferenza Stato-Regioni, la necessità di rivedere in maniera strutturale il sistema definito dal D.Lgs. 102/04, avvalendosi a tal fine anche delle indicazioni fornite dalle Regioni nel contributo del settembre 2017. A firma dei Consiglieri: Rontini, Caliandro, Poli, Zappaterra, Montalti, Campedelli, Calvano, Bagnari, Lori, Serri

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Ora procediamo con l’oggetto 7109: risoluzione per impegnare la Giunta a promuovere a livello regionale e nazionale interventi di prevenzione, indirizzati a specifici territori e culture tipiche che sono risultate maggiormente interessati da eventi climatici avversi, portando inoltre all’attenzione del Governo e del Parlamento, anche attraverso sedi di confronto quali la Conferenza Stato-Regioni, la necessità di rivedere in maniera strutturale il sistema definito dal D.Lgs. 102/2004, avvalendosi a tal fine anche delle indicazioni fornite dalle Regioni nel contributo del settembre 2017, a firma dei consiglieri Rontini, Caliandro, Poli, Zappaterra, Montalti, Campedelli, Calvano, Bagnari, Lori e Serri.

Siamo in discussione generale sul documento. Dieci minuti per ciascun consigliere.

Ha chiesto la parola la consigliera Rontini Manuela, prego.

 

RONTINI: Grazie, presidente.

Finalmente oggi discutiamo in aula questa risoluzione, che avevo depositato diversi mesi fa e che riguarda il futuro di tanti agricoltori della nostra regione.

Il tema è quello del sistema assicurativo nazionale, che riteniamo vada rivisto in maniera strutturale. Tanti sono stati gli appelli e gli atti in questo senso dell’assessore Caselli fin dall’inizio della legislatura. Del tema delle gelate tardive ci siamo recentemente occupati anche in Commissione Politiche economiche grazie ad un testo portato alla nostra attenzione dai colleghi Bagnari e Poli che, però, nonostante il voto unanime e gli impegni presi in quella sede anche dai colleghi che sostengono il Governo giallo-verde, non ha dato risultati. Nel Decreto Semplificazione non c’era infatti traccia delle promesse fatte dal ministro Centinaio agli agricoltori dell’Emilia-Romagna.

Quello che più ci preoccupa, se è vero quanto si apprende dalla stampa di settore a seguito del comunicato stampa diffuso da Palazzo Chigi, è che nel testo del decreto-legge approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri per far fronte alle crisi agricole, decreto che meritoriamente si occupa della crisi del Pecorino Sardo, degli ulivi pugliesi affetti da Xylella e degli agrumi siciliani, non ci sono risposte per l’agricoltura emiliano-romagnola ripetutamente colpita da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale.

Senza voler evidenziare quanto successo ieri, i fenomeni atmosferici che hanno nuovamente colpito la Romagna faentina, ricordo, infatti, che dopo il gelo invernale portato lo scorso anno dal vento di Burian, a luglio 2018 sulle nostre campagne si sono abbattute fortissime grandinate che hanno interessato ampie zone dell’Emilia-Romagna mettendo in ginocchio l’intero comparto agricolo regionale e in alcuni casi compromettendo fino al 90 per cento dei raccolti.

Nelle province romagnole e nel bolognese ad essere maggiormente colpite sono state pesche, albicocche, kiwi e vigneti. Abbiamo assistito ad allagamenti nei campi di barbabietole, mais, patate e cipolle e a ciò vanno aggiunte le serie conseguenze sui castagneti, la cui coltivazione, che come è noto nelle zone appenniniche e nei territori di montagna è una delle più importanti fonti di reddito per le aziende agricole, è ormai in seria difficoltà a causa del concatenarsi di eventi che negli ultimi anni hanno visto susseguirsi parassiti, la siccità e poi la grandine.

Tutti questi eventi, ahinoi sempre più frequenti, hanno riacceso i riflettori sull’inadeguatezza del sistema assicurativo dettato dal decreto legislativo n. 102 del 2004, che prevede la possibilità di sottoscrivere polizze agevolate con contributo statale fino al 70 per cento del premio pagato per coprire da eventi atmosferici avversi le produzioni agricole e quelle zootecniche, nonché le strutture aziendali indicate annualmente dal ministero competente in quello che è il Piano assicurativo agricolo.

Accanto a tali misure e limitatamente ai rischi non assicurabili al mercato agevolato, sono poi contemplati interventi compensativi dei danni per favorire la ripresa economica e produttiva delle imprese colpite da calamità o avversità eccezionali e per ripristinare le infrastrutture connesse all’attività agricola.

A conferma di quanto sto dicendo, assistiamo al calo delle polizze stipulate (circa il 20 per cento nell’ultimo biennio), calo dovuto in primis sicuramente alle difficoltà economiche degli operatori del settore, ma rispetto al quale non sono da considerarsi irrilevanti neppure i ritardi nel pagamento degli aiuti pubblici a sostegno dei costi di assicurazione, a cui si aggiunge la presenza di un sistema informativo nazionale non all’altezza della gestione delle domande. Basti pensare che al deposito di quest’atto che stiamo discutendo, di questa risoluzione, oltre la metà della campagna 2015 non era ancora stata liquidata, mentre il 2016 e il 2017 dovevano ancora essere presi in considerazione.

Le colture danneggiate dalle grandinate, anche per il 2018, rientrano tra quelle assicurabili, il che esclude la possibilità di delimitare e compensare i danni causati. Di conseguenza, l’unica possibilità è che il ministero attivi gli interventi compensativi previsti dal Fondo di solidarietà nazionale e le altre forme di agevolazioni fiscali e previdenziali previste e possibili in questi casi.

Riteniamo sia del tutto inefficace e diseducativo continuare ad agire sulla base di deroghe, invece di affrontare in maniera strutturale un sistema di gestione dei rischi, che va profondamente revisionato, lo ripeto. Queste sono inefficienze evidenziate anche dal presidente di Condifesa, Stefano Francia, che ha denunciato la difficile situazione delle trattative con le compagnie assicurative. La loro strategia – vado a citare testualmente – ormai è chiara, dice: più si porta avanti nella stagione l’apertura della campagna assicurativa, più si riduce il rischio di pagare eventuali danni alle colture.

Questi sono, in estrema sintesi, i motivi per cui con questa risoluzione impegniamo la Giunta regionale a portare all’attenzione del Governo e del Parlamento, anche attraverso la Conferenza Stato-Regioni, che può essere una delle sedi naturali del confronto, la necessità di rivedere in maniera strutturale il sistema definito dal decreto legislativo n. 102/2004, avvalendosi a tal fine anche delle indicazioni fornite dalle stesse Regioni nel contributo di settembre 2017.

Vado a concludere. A settembre 2017 al Governo c’eravamo noi e il presidente del Consiglio si chiamava Paolo Gentiloni: lo sottolineo preventivamente dal momento che posso immaginare quella che sarà la risposta della minoranza. Il fatto di essere al Governo del Paese non ci ha impedito allora di portare a Roma una richiesta, quella di sollecitare i nostri rappresentanti a modificare una norma che non funzionava, perché noi siamo fatti così, una richiesta che non è nostra, anzi auspico la piena collaborazione dei colleghi e mi aspetto il voto unanime dell’aula, ma è la richiesta di tutti gli agricoltori dell’Emilia-Romagna. Lo chiedevamo ieri, lo ribadiamo oggi e continueremo a farlo domani, almeno fino a quando non si arriverà al risultato.

È ora di modificare la normativa nazionale sui meccanismi assicurativi in agricoltura perché banalmente non funziona. In politica non serve essere permalosi, serve agire con concretezza, facendosi carico delle richieste dei cittadini, per provare a dare risposta alle loro istanze, e le istanze degli agricoltori dell’Emilia-Romagna penso che non possano più aspettare.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Rontini.

Non c’è nessun oratore in attesa. Se non ci sono altri iscritti, procediamo con le dichiarazioni di voto.

Chi chiede la parola? La parola al consigliere Torri. Prego, consigliere.

 

TORRI: Grazie, presidente.

Il documento della collega Rontini prende le mosse dai fenomeni del vento di Buran che hanno colpito soprattutto la Romagna ma, come ha fatto la collega nella sua relazione e come è avvenuto negli altri momenti in cui si è affrontato questo tipo di discussione, potremmo fare riferimento a diversi episodi di forte maltempo, di criticità e di emergenza, in cui l’agricoltura emiliano-romagnola ha subìto danni e si è fatto fatica a ottenere il risarcimento per questi danni, sintomo da una parte del fatto che quelle che chiamiamo emergenze stanno diventando sempre più elementi ricorrenti e quindi difficilmente definibili come emergenze e dall’altra di un sistema che fatica a reggere questo tipo di richieste.

Abbiamo affrontato il tema in Commissione con un dibattito ampio con l’assessore, discutendo di un’altra risoluzione presentata da altri colleghi che andava nello stesso senso. Io stesso e il collega Taruffi presentammo sul tema un’interrogazione un anno e mezzo fa partendo proprio dai danni alla castanicoltura e dalla difficoltà nell’ottenere risposte adeguate per i castanicoltori; un’attività, come lo sono tante altre, essenziale per una Regione come la nostra che fa di un’agricoltura di qualità un elemento cardine del proprio sistema economico.

Per questo motivo trovo opportuno l’impegno che propone la collega Rontini nel proprio documento. Lo sosterremo, voteremo a favore. Pensiamo che vada modificato questo sistema, vada modificato con un’iniziativa che parta dagli enti pubblici, dalla Regione, dal Governo e da tutti quelli che possono fare qualcosa in questo senso a sostegno del nostro sistema produttivo.

Per questo motivo sosterremo convintamente il documento, anche per dare, come emerse anche dalla discussione in Commissione, un mandato pieno anche all’assessore e alla Giunta per quelle che sono le loro possibilità di intervenire in questo senso cercando un’ampia condivisione e una modifica che consenta maggiore accessibilità agli agricoltori partendo da quelli più piccoli che faticano di più a stare dentro a un sistema spesso distante dalle loro esigenze. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Torri.

Non ci sono altri consiglieri in attesa.

Procediamo con il consigliere Bertani. Prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

Non voglio fare il permaloso, ma le premesse della consigliera Rontini, ovviamente, sono da rigettare, perché quando viene a scaricare tutte le colpe del maltempo sul Governo attuale mi sembra siano da rigettare.

Ovviamente, invece, l’impegno che viene richiesto lo possiamo condividere. Quindi, l’impegno di questa risoluzione lo voteremo a favore.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bertani.

La parola al consigliere Pompignoli. Prego.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente.

Sempre in relazione a questa risoluzione e prendendo spunto da quanto detto dal consigliere Bertani, non si condivide, da un lato, quanto detto dalla consigliera Rontini, perché ovviamente adesso addossare le colpe al Governo mi sembra particolarmente eccessivo; dall’altro lato, visto che comunque è una risoluzione abbastanza datata, noi chiediamo la votazione per parti separate, dividendo le premesse dall’impegno. Ovviamente, voteremo a favore sul discorso collegato all’impegno e contro, invece, le premesse.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Pompignoli.

La parola alla consigliera Rontini. Prego.

 

RONTINI: Grazie.

Da parte nostra, naturalmente, accogliamo la proposta di poter votare il documento per parti separate. Accogliamo l’impegno dei colleghi del Movimento 5 Stelle e della Lega a votare questo documento, che testimonia il fatto che abbiamo scritto cose di buonsenso.

Mi avrebbe fatto comodo chiedere l’intervento per fatto personale, perché in quest’aula funziona così. Io non ho addossato colpe a nessuno. Ho semplicemente fatto il quadro della situazione. Non ho dato colpe al Governo attuale né a quello precedente. Ho fatto la fotografia di quello che è successo in termini di fenomeni atmosferici eccezionali sempre più frequenti in Emilia-Romagna. Mi sono limitata ad osservare – questo è nella realtà dei fatti – che, nonostante gli impegni che unanimemente abbiamo preso in Commissione, anche poco tempo fa, su questo tema, ad oggi le nostre richieste sono ancora inascoltate dal livello nazionale. Nei documenti approvati si danno risposte ad altre Regioni, si dà risposta alla Puglia, si dà risposta alla Sicilia, si dà risposta alla Sardegna, ma non ancora all’Emilia-Romagna.

Speriamo che il voto unanime dell’aula nella parte dell’impegno possa convincere i rappresentanti di questo Governo a mettere in campo risposte efficaci che gli agricoltori dell’Emilia-Romagna non possono più aspettare.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Rontini.

Chiedo al vicepresidente Rainieri, che si è iscritto, noi siamo in dichiarazione di voto, come è noto, quindi qual è la motivazione per cui…

 

(interruzione del consigliere Rainieri)

 

Per cosa?

 

(interruzione del consigliere Rainieri)

 

No, siamo in dichiarazione di voto. Le chiedo la cortesia di finire il voto. Grazie.

Non ci sono altre dichiarazioni di voto, altri iscritti non ne ho, quindi possiamo procedere alla votazione della risoluzione 7109 per parti separate. Consigliera Rontini, problemi? Prego.

 

RONTINI: Ne approfitto solo per segnalare, se mi è consentito, che nelle parti finali del documento, nel dispositivo, per un refuso è stato scritto “culture” invece che “colture”, se si può, nel documento che verrà pubblicato sui documenti ufficiali, provvedere alla correzione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): C’è una correzione di “colture”. Okay. Va bene.

Allora procediamo alla votazione della prima parte. La prima parte termina con “al sistema delle assicurazioni”. D’accordo? Prego, consigliere Rainieri.

 

RAINIERI: Intervengo in dissenso al Gruppo sul voto delle premesse. Non parteciperò al voto. Invece, voterò a favore dell’impegno, anche perché voglio ricordare alla consigliera Rontini che il ministro Centinaio, quest’estate, ha svincolato circa 50 milioni per le polizze a cui lei faceva riferimento.

Quindi, non parteciperò al voto della prima parte e voterò, invece, a favore dell’impegno. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Ora procediamo al voto della prima parte.

Sono aperte le votazioni.

Chi è favorevole? Chi è contrario? Chi si astiene?

 

È approvata.

 

(La prima parte della risoluzione oggetto 7109 è approvata a maggioranza dei presenti)

 

Procediamo ora alla votazione della seconda parte, da “impegna la Giunta” fino “a settembre 2017”, cioè fino alla conclusione della risoluzione.

Chi è a favore? Chi è contrario? Chi si astiene?

 

È approvata.

 

(La seconda parte della risoluzione oggetto 7109 è approvata all’unanimità dei presenti)

 

OGGETTO 7224

Risoluzione per impegnare la Giunta a predisporre una programmazione coordinata con ANAS che preveda l’attuazione degli interventi di manutenzione ordinaria e ove possibile quelli di natura straordinaria sul raccordo autostradale Ferrara-Porto Garibaldi, prioritariamente nei periodi antecedenti o successivi alla stagione estiva. A firma dei Consiglieri: Calvano, Zappaterra

(Discussione e approvazione)

 

OGGETTO 8014

Risoluzione per impegnare la Giunta ad abbandonare l’ipotesi di costruzione di un collegamento autostradale fra Ferrara e Reggiolo in favore della qualificazione del tracciato stradale esistente e destinando le risorse regionali verso altre opere, nonché a predisporre una programmazione coordinata con Anas per programmare gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del raccordo Ferrara-Porto Garibaldi prima o dopo la stagione estiva. A firma dei Consiglieri: Bertani, Sensoli

(Discussione e reiezione)

 

OGGETTO 8114

Risoluzione per impegnare la Giunta a riconsiderare il progetto di “autostrada regionale Cispadana” riutilizzando le risorse economiche per le infrastrutture trasportistiche già esistenti, la loro manutenzione, l’ammodernamento e lo sviluppo e, in particolare, puntando sull’intermodalità e la connessione dei sistemi di trasporto merci. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Presentazione, discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Ora procediamo con gli oggetti abbinati 7224, 8014 e 8114.

La prima è la risoluzione per impegnare la Giunta a predisporre una programmazione coordinata con ANAS che preveda l’attuazione degli interventi di manutenzione ordinaria e ove possibile quelli di natura straordinaria sul raccordo autostradale Ferrara-Porto Garibaldi prioritariamente nei periodi antecedenti o successivi alla stagione estiva, a firma Calvano e Zappaterra.

La numero 8014 è la risoluzione per impegnare la Giunta ad abbandonare l’ipotesi di costruzione di un collegamento autostradale fra Ferrara e Reggiolo in favore della qualificazione del tracciato stradale esistente e destinando le risorse regionali verso altre opere, nonché a predisporre una programmazione coordinata con ANAS per programmare gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del raccordo Ferrara-Porto Garibaldi prima o dopo la stagione estiva, a firma Bertani e Sensoli.

A tali oggetti è stata abbinata in aula la risoluzione 8114 per impegnare la Giunta a riconsiderare il progetto di autostrada regionale Cispadana riutilizzando le risorse economiche per le infrastrutture trasportistiche già esistenti, la loro manutenzione, l’ammodernamento e lo sviluppo, in particolare puntando sull’intermodalità e la connessione dei sistemi di trasporto merci, a firma della consigliera Gibertoni.

Apro la discussione generale congiunta su tutte e tre le risoluzioni. Dieci minuti per consigliere.

Calvano Paolo ha la parola. Prego.

 

CALVANO: Grazie, presidente.

La risoluzione 7224 è stata depositata da me insieme alla collega Zappaterra già in data 24 settembre 2018. Eravamo nella fase finale della stagione balneare, della stagione estiva e abbiamo ritenuto opportuno segnalare alla Regione una serie di disagi che si erano creati nel raccordo autostradale tra Ferrara e i lidi di Comacchio.

Proprio durante la stagione estiva quell’arteria di fondamentale collegamento non solo da Ferrara, ma addirittura da Bologna e da altre Regioni verso il mare, era stata, durante il corso della stagione estiva, fortemente penalizzata. Tutta la circolazione è stata fortemente penalizzata da una serie di lavori assolutamente utili e indispensabili, ma probabilmente fatti nel momento peggiore, cioè nel momento di massimo afflusso e di massima percorrenza di quell’arteria.

Per questo abbiamo ritenuto opportuno sollecitare la Regione, che già prima di oggi – devo dire – si è mossa in tal senso, per far sì che ANAS, in funzione della prossima stagione estiva e dei prossimi anni, programmi i lavori in modo tale che non si verifichino le situazioni che si sono create nella precedente stagione estiva.

Sono diversi i milioni di investimento previsti in termini di manutenzione ordinaria su quella arteria. Quindi, è indispensabile che vengano realizzati proprio nel corso di questi mesi. Questo ragionamento vale sia per la Ferrara-Mare che per la statale Romea, che collega, invece, Comacchio con Ravenna e con la Romagna, oltre che con il Veneto dall’altra parte. È, quindi, fondamentale che con ANAS ci sia un raccordo costante sulle modalità con cui vengono fatti i lavori, per far sì che quei lavori siano prioritariamente previsti nei periodi antecedenti o successivi alla stagione estiva.

Questa è la richiesta contenuta nella nostra risoluzione. Mi fa piacere che analoga richiesta sia stata fatta nella risoluzione depositata dai colleghi Bertani e Sensoli. Però, rispetto a quella risoluzione, ritengo che, a parte quest’ultima previsione, tutto il resto non sia assolutamente condivisibile. Non è condivisibile innanzitutto la descrizione che fanno di una serie di servizi nel nostro territorio. Tutto è perfettibile, tutto è migliorabile, però quando si racconta che sulla linea ferroviaria Ferrara-Codigoro tutto va male si fa, credo, un’operazione non propriamente corretta. Quella è stata una linea in cui negli ultimi due o tre anni, grazie alla nostra Regione, grazie anche alla mobilitazione da parte nostra e da parte dei sindaci, non sono mancati importanti interventi infrastrutturali. Sono in corso gli interventi di messa in sicurezza con il servizio SCMT, quindi di sicurezza e di regolazione della velocità su tutta la rete. Sono stati cambiati buona parte dei mezzi, quindi dei treni che vengono utilizzati, sostituendo le vecchie locomotive con mezzi assolutamente più moderni e che consentano anche il trasporto delle bici, quindi utili anche ai flussi turistici, e si è intervenuti a più riprese sugli orari proprio per migliorare la fruibilità della rete stessa.

Lo stesso accenno che si fa alla stazione di Ostellato e al fatto che non sia in buone condizioni denota che si è perso ciò che è successo negli ultimi mesi, e cioè che quella stazione è stata fortemente riqualificata con un investimento di 500.000 euro da parte di FER per migliorare la viabilità di accesso alla stazione e che, al contempo, è stata rifatta anche tutta la parte esterna alla stazione stessa.

Per quanto riguarda, invece, le stazioni non solo di Ostellato ma di tutta l’arteria, è in corso un confronto tra FER e Comuni per far sì che quegli stabili possano essere dati in gestione ai Comuni, che a loro volta potranno subconcederli a soggetti terzi, che ne potranno garantire sia l’apertura che, ovviamente, l’utilizzo, con finalità non solo di carattere trasportistico o di riparo per i passeggeri, ma anche con finalità più di carattere sociale.

Su quella linea, così come su altre, gli interventi non sono mancati e non mancheranno. Quindi, utilizzare quella scusa per poter dire “blocchiamo la Cispadana e utilizziamo i soldi che la Regione sta mettendo sulla Cispadana in favore della rete ferroviaria” credo che sia un esercizio più retorico che sostanziale e che non tiene conto di quanto già oggi si sta facendo sulla rete ferroviaria.

Venendo, invece, alla Cispadana, il documento dei colleghi Bertani e Sensoli, arricchito dal documento della collega Gibertoni, ci chiede di rinunciare alla realizzazione della Cispadana. Io credo che questo sia assolutamente da rigettare. Quell’arteria è un’arteria riconosciuta come fondamentale per il collegamento tra Ferrara, Modena e Reggiolo, ci sono le condizioni per realizzarla, la Regione sta facendo di tutto affinché questa arteria venga realizzata, consente una partnership pubblico-privata che non solo potrà consentire la realizzazione dell’arteria, ma ne potrà consentire, una volta realizzata, anche la manutenzione, cosa che sarebbe molto più complicata se quell’arteria venisse realizzata come strada a scorrimento veloce di carattere statale, che necessiterebbe, ovviamente, di una manutenzione insostenibile per il bilancio dello Stato.

Oggi discutiamo di bloccare la Cispadana quando ieri il premier Conte insieme al ministro Toninelli ci hanno detto che una delle priorità di questo Paese è la Agrigento-Caltanissetta.

Sono d’accordo sul fatto che la Agrigento-Caltanissetta sia assolutamente una priorità, però non capisco perché sulla Agrigento-Caltanissetta ci si debba mettere tutto l’impegno possibile per poterla realizzare e sulla Cispadana si lascia la Regione a se stessa.

Mi dispiace che il Movimento 5 Stelle consideri l’Emilia-Romagna figlia di un dio minore sulle infrastrutture. Non lo meritano gli emiliano-romagnoli, non lo merita la struttura produttiva della nostra regione, non lo merita il Paese, perché il buon funzionamento e il buon andamento dell’Emilia-Romagna credo che sia indispensabile al buon funzionamento e al buon andamento del nostro Paese.

Per questo, alle due risoluzioni proposte dal Movimento 5 Stelle noi voteremo no, sia alle premesse che agli impegni finali, perché rappresenterebbero un passo indietro rispetto a quanto si sta facendo e a quanto si può fare in questa Regione e che gli emiliano-romagnoli meritano.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Calvano.

La parola al consigliere Fabbri. Prego.

 

FABBRI: Grazie, presidente.

Noi abbiamo preso posizione ovviamente su queste risoluzioni che sono state presentate dai colleghi. Reputo di buon senso la risoluzione a firma Calvano e Zappaterra. La Lega voterà ovviamente a favore di questa risoluzione anche perché a prescindere dal colore politico del Governo le difficoltà per asfaltare questo tratto importante di viabilità per la provincia di Ferrara ci sono sempre state.

Valuto negativamente, invece, la presa di posizione del Movimento 5 Stelle sul tema non tanto del trasporto legato ai treni, dove il PD ha dimostrato grande fallimento sulla tratta che viene citata in questa risoluzione, ma la Lega appoggia fermamente da sempre il progetto di una Cispadana che collega effettivamente le realtà da Reggiolo a Ferrara.

Non riteniamo opportuno, ad oggi, prendere una posizione di questo tipo, anche perché andrebbe a pregiudicare, a nostro avviso, la possibilità di realizzare un’opera così importante per questo territorio.

Dico una cosa al Partito Democratico. Non credo sia difficile da capire per nessun cittadino. Se si intende realizzare un’autostrada regionale, questo aggettivo si riferisce al fatto, in una logica anche di sussidiarietà, che è la Regione che deve portare avanti questo tratto autostradale, questa arteria importante per il territorio emiliano. Dico questo perché siamo un po’ stanchi di sentirci dire sempre che le cose non vanno avanti per colpa del Governo. Anzi, in questo caso, è proprio la Regione che ha la responsabilità più grossa. Abbiamo già avuto modo di confrontarci, anche con l’assessore Donini, davanti alle associazioni di categoria, a Ferrara e anche in altre realtà del nostro territorio.

Chiediamo un passo in più al nostro presidente per cercare di trovare quelle risorse che mancano a seguito, probabilmente, di una sottovalutazione dei costi dovuta ad alcune questioni che sono nate dopo la valutazione di impatto ambientale di questa arteria.

Ad oggi, ci sono le condizioni per andare avanti. Andate avanti, credeteci e avrete, ovviamente, il nostro appoggio.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Fabbri.

La parola al consigliere Bertani. Prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

La risoluzione a mia prima firma aveva l’intenzione di evidenziare il fatto che, quando si parla di un collegamento, diciamo Ferrara-Mare, non si può pensare solo alla viabilità stradale, ma bisogna riflettere anche sulle alternative ferroviarie. Quindi, la Ferrara-Codigoro, che è competenza della Regione Emilia-Romagna, sulla quale qualche giorno fa abbiamo dato anche qualche numero sui ritardi che ci sono sopra e sullo stato di abbandono di diverse stazioni, è un fatto. La necessità che la Regione investa anche sulle alternative ferroviarie è una richiesta che riteniamo vada portata avanti, come pure il fatto che, ad esempio, la linea Ferrara-Codigoro potrebbe proseguire fino a Pomposa. Questo, ad oggi, non è utilizzabile.

Nella sua arringa, Calvano si dimentica di citare che nella nostra risoluzione parliamo anche della Dogato-Portomaggiore, soldi che abbiamo buttato. Abbiamo speso 15 milioni di euro come Regione e poi l’abbiamo chiusa lì. Penso che questo serva da monito a ricordarci che se noi vogliamo investire sul ferro lo dobbiamo fare per bene, lo dobbiamo fare con lungimiranza e gli investimenti vanno sostenuti e non eliminati alle prime difficoltà. Perché? Perché è mancata una visione complessiva. Quindi, i fondi che la Regione ha devono essere spesi per opere utili.

Il Movimento 5 Stelle non si è mai professato contro le grandi opere, ma si professa contro le grandi opere inutili, come riteniamo sia la Cispadana, tanto che per la Cispadana mi chiedo perché qualcuno dica che il Governo ha abbandonato la Regione Emilia-Romagna. La Regione Emilia-Romagna è già stata abbandonata sotto anche gli auspici di Delrio, che non c’ha messo, per fortuna, un soldo, come magari qualcuno sperava. Il Governo attuale ha confermato che non ci metterà un soldo, ha confermato che è un’iniziativa regionale, alla quale noi siamo contrari, perché basterebbe pensare ad una strada a scorrimento veloce, senza fare un investimento gigante, come quello che si pensa di fare, per il quale, fra l’altro, non abbiamo avuto ancora risposta su quali saranno i costi e quali saranno le fonti di finanziamento.

Da qui la nostra risoluzione, che vuole prendere, ovviamente, spunto da quella del collega Calvano, dove fa una richiesta condivisibile, che è quella di coordinare i lavori di ANAS, ma che apre una prospettiva e una riflessione più ampia, sulla quale io penso dobbiamo continuare a confrontarci. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bertani.

La parola alla consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Io non toccherò tanto, presidente, la questione della Cispadana quanto la questione di una visione più ampia rispetto alla viabilità dei nostri territori, a cui tengo molto e che ho già introdotto durante le presentazioni della prima relazione tecnica sul PRIT e poi delle presenze anche dell’assessore Donini quando è venuto in Commissione.

L’altra sera mi sono trovata ad un incontro che riguardava, in realtà, il tema della sanità, con il direttore generale dell’ASL di Modena, a Mirandola, e ancora una volta dai cittadini che erano presenti in modo molto numeroso, ma giustamente, viene sempre fuori, anche quando si parla solo di sanità… Uno dice: cosa c’entra a quel punto parlare di viabilità? Perché dovete – è legittimo come dubbio – sempre infilare…? È venuto proprio dai cittadini, che a un certo punto si sono chiesti: al di là della distribuzione che si decide di fare dei servizi sanitari sul territorio, perché almeno non siamo messi in grado di poterci muovere all’altezza della nostra epoca, del 2019, e non con una viabilità che è ancora quella di diversi decenni fa e non è mai stata migliorata? Quindi, non tocco e non voglio… È già stato detto sulla Cispadana, quelle posizioni sono note e non credo sia il caso, per forza di cose… Però, vorrei che si ampliasse un po’ la visione, se è possibile.

Quando giustamente prima si faceva riferimento a infrastrutture alcuni delle quali giudicate prioritarie e altre no, io mi sentirei di dire perché tanto impegno e tutto l’impegno possibile sempre sulla questione Cispadana? Bene, è una posizione che il Partito Democratico ha sempre tenuto, sin dalla campagna elettorale, e non l’ha mai cambiata. In questo c’è stata coerenza, così come anche da parte nostra la posizione è sempre stata quella. Noi le conosciamo e sono quelle le posizioni.

Perché non chiedersi anche come mai ci sono ancora delle intere zone, degli interi territori che non sono minimamente collegati in un modo decente con la direttrice che resta quella principale della nostra Regione, ossia la via Emilia, perché non possono usufruire di un collegamento all’altezza che sia ferroviario, un collegamento stradale, una tangenziale, una superstrada a scorrimento rapido, una infrastruttura più incisiva. Per quale motivo ancora ci debbano essere territori… E non ne voglio fare una questione di PIL, però anche quello è importante.

Il territorio tanto più si sente tradito quando sa che nonostante tutto paga anche con l’inquinamento della sua zona, con la laboriosità dei suoi cittadini il fatto di poter avere dei servizi che le Istituzioni politiche gli possono fornire anche per implementare quella stessa produttività, anche per poter…

La Cispadana non risolve in toto questi problemi. Quindi, puntare tutto, anche la propria identità progettuale rispetto ai trasporti presenti e futuri di questa Regione su questo per un territorio, evidentemente, è percepito come sufficiente.

Vorrei, senza entrare per forza nel solito “Cispadana sì, Cispadana no” che ci si chiedesse a un certo punto come mai territori che sono stati spogliati di collegamenti ferroviari che prima avevano e non hanno più… A un certo punto si decide magari di fare nei sedimi le ciclabili. A volte è una buona idea, a volte no. Lì dovrebbe tornare un treno. Non è che la ciclabile nel sedime è sempre una cosa che ci permette di esultare. Vorremmo un treno. Se ci sono tutti e due è meglio, però se un territorio è molto distante dalla direttrice principale, e magari ci mette un’ora ad arrivarci, diamo un servizio ferroviario, diamo un servizio stradale all’altezza verso Modena perché parlo del mio territorio, ma anche verso Bologna o quelle zone.

La zona dell’area nord della provincia di Modena continua a essere la zona – poi chiudo – che nonostante il terremoto partecipa in modo ingente al PIL regionale e in un modo molto importante al PIL nazionale. Ne siamo tutti orgogliosi, credo, e lo sono sicuramente quei cittadini che sono ben contenti di appartenere a un territorio che, nonostante tutto, produceva prima, poi si è risollevato e continua ad essere un territorio cardinale. Come mai, se prendo ad esempio quello e resto nella mia provincia o prendo ad esempio l’Appennino vedo che entrambi non hanno dei collegamenti che siano né ferroviari né di altro tipo che siano effettivamente già un problema risolto. Sono questioni aperte da diverso tempo. L’altra sera in questo incontro che avrebbe dovuto vertere soltanto sulla sanità, sono state aperte molte questioni che, in realtà, spostavano tutti i temi sulla viabilità, come a dire: quando i servizi diventano rarefatti, almeno dateci la possibilità della mobilità, di spostarci noi verso quei Comuni che, invece, i servizi li hanno.

Come mai – spero che lo faremo nel corso della discussione sul PRIT – al di là delle grandi opere, che noi riteniamo inutili e che altri ritengono utilissime, come mai non riusciamo a porci anche il problema del minimo sindacale? Quello che non sappiamo da stamattina, sappiamo da decenni, ce lo dicono gli imprenditori, ce lo dicono i fondatori e coloro che più contribuiscono a far prosperare il settore del biomedicale, che non è solo la Cispadana che può risolvere quel problema, ma è il collegamento, la direttrice principale della via Emilia, il fatto di poter andare a Modena, di poter venire a Bologna non a dorso di mulo.

Se nell’ambito del PRIT, oltre alla concentrazione sui grandi cantieri, sulle grandi opere, riusciamo a parlare anche di opere più piccole che, però, migliorerebbero decisamente la vita quotidiana di migliaia e migliaia di cittadini, credo sarebbe sicuramente un passo verso un ascolto più ampio e una ripartizione più equa dei servizi per tutti i cittadini emiliano-romagnoli.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

Non ho altri iscritti in discussione generale.

Chiudiamo la discussione generale.

Apriamo la dichiarazione di voto.

 

(interruzione)

 

Non potevo vederla.

 

(interruzione)

 

Può intervenire in dichiarazione di voto?

 

VOCE: Sì, certo.

 

PRESIDENTE (Saliera): Bene.

È aperta la dichiarazione di voto.

Credo che Galli chieda la parola. Perfetto.

Il consigliere Galli ha la parola.

 

GALLI: Grazie, presidente.

La dichiarazione di voto, in realtà, è molto semplice. Certamente è semplice per noi del centrodestra, di Forza Italia, della Lega, di Fratelli d’Italia, per chiunque abbia a cuore il tema delle infrastrutture. È un tema di cui si parla da molti anni e che ultimamente ha preso una fortissima accelerazione.

Ho partecipato al convegno organizzato dalla Regione sabato scorso e ho trovato un’atmosfera costruttiva, positiva. Cosa c’era di non positivo? La poca presenza di rappresentanti del Governo, la non presenza di rappresentanti del Governo. La spiegazione più facile, la più banale, la più misera è quella che chi oggi fa parte del Governo – non me ne vogliano i colleghi della Lega – ha, forse, delle idiosincrasie nei confronti delle infrastrutture e delle opere, idiosincrasie che cominciano ad avere conseguenze molto gravi per la nostra regione, per la nostra economia e per noi cittadini normali. Le opere di cui si parla e che vengono richiamate in queste due risoluzioni sono opere che, secondo me, hanno un collegamento, nelle due soluzioni, solamente formale, perché in realtà si parla della Ferrara Mare e viene incrociata con il tema della Cispadana, quindi con un collegamento non del tutto pertinente, ma che si può ritenere valido in un contesto di opere e di infrastrutture.

Io sono stupito dei colleghi Cinque Stelle che sostengono in aula una posizione contro le strade, contro qualunque tipo di strade, contro il buonsenso, contro quelle strade che ci obbligano a cominciare, ad esempio, l’Assemblea di questa mattina con delle mezz’ore di ritardo perché tutti eravamo fermi in tangenziale, perché eravamo fermi in autostrada. Del resto, fare la Ferrara Mare, come sarà capitato a tutti noi qualche volta d’estate, è un’impresa, e non solo per la qualità della strada non bella, ma perché in certi orari è assolutamente impossibile da percorrere.

Nascondersi dietro ai termini “cura del ferro”, “dobbiamo fare le autostrade”, “dirottiamo le risorse della Cispadana in questa strada”, sono tutte bugie, sono tutti mezzucci, sono delle toppe su una gamba di legno. Noi non possiamo nasconderci dietro la realtà dei fatti: le strade servono. È evidente che va cambiata la mentalità di “tutti devono avere la macchina e tutti devono usarla”, è evidente che l’ambiente richiede una maggiore attenzione, è evidente che le autostrade devono essere, insieme alle ferrovie, potenziate e migliorate, ma non si può sostenere qui a Bologna quello che magari in Piemonte è il contrario. Non si può dire “abbiamo fatto una valutazione costi-benefici dove non si può fare quest’opera, non si può fare questa TAV, perché si vengono a perdere le accise dei carburanti o i guadagni delle autostrade”. Lì non va bene la ferrovia, qui ci vuole la ferrovia. Decidetevi, colleghi dei Cinque Stelle. Questa regione ha bisogno di queste opere, ha bisogno della Cispadana, ha bisogno di una buona Ferrara Mare, ha bisogno di risolvere il problema del nodo stradale di Bologna.

Voi siete sempre e comunque “no”, “no” a prescindere, “no” contro il buonsenso normale. Siete negativi anche se il peso di queste discrepanze dovete portarle voi stessi. Le aziende che magari avete occasione di gestire o di cui conoscete magari i problemi di conduzione, tutte situazioni che a voi, con il vostro paraocchi ideologico, impediscono di ragionare.

Su queste due risoluzioni noi non abbiamo dubbi su come voteremo. A costo di cadere sul luogo comune “Forza Italia uguale al Partito Democratico”, voteremo a favore di quella del Partito Democratico e assolutamente contrario a questa malfatta risoluzione del collega del Movimento 5 Stelle che ritiene e scrive le solite banalità, la solita avversione a una vita normale, a delle aziende che non devono mettersi in colonna su delle strade vecchie come il cucco; risoluzione che una volta in più conferma l’avversione che abbiamo verso questo Governo e chi lo tiene in piedi.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Galli.

Altri in dichiarazione di voto? Taruffi Igor, prego.

 

(interruzione)

 

Vorrei chiudere almeno questa risoluzione, a meno che i capigruppo non mi dicano che…

 

(interruzione)

 

Per quanto riguarda la Presidenza, possiamo continuare qualche minuto. Siamo in dichiarazione di voto.

Consigliere Calvano, prego.

 

CALVANO: Grazie, presidente.

Per ribadire il voto favorevole del Partito Democratico alla nostra risoluzione e il voto contrario alle due risoluzioni proposte dal Movimento 5 Stelle.

Una battuta finale. Il collega Fabbri ricordava che la Cispadana è regionale e che quindi ci dobbiamo arrangiare. L’avevamo intuito dall’atteggiamento del Governo. Siamo consapevoli e credo che questa Regione farà di tutto per arrangiarsi e per rispondere positivamente alle sollecitazioni che arrivano in tal senso da parte dei nostri cittadini.

Mi permetto di dire questo. Per fortuna che è regionale, perché se la Cispadana fosse nazionale sulla Cispadana oggi si replicherebbe lo stesso balletto che Lega e Movimento 5 Stelle stanno facendo sulla TAV. Per fortuna che è regionale e cercheremo qui di trovare le condizioni, nel raccordo con i privati coinvolti e con le società autostrade coinvolte, di far sì che questa infrastruttura possa vedere finalmente la luce.

Ho finito.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Calvano.

La parola al consigliere Bertani.

 

BERTANI: Grazie.

Visto che siamo sempre quelli del no, dico no alle accuse che ci vengono fatte per dire no a tutto. Non è vero. Ribadisco, siamo a favore delle opere utili e dimensionalmente utili, non fatte per accontentare chi ha bisogno di costruire, chi ha bisogno di investire in costruzione, perché quelli sono posti di lavoro effimeri, durano il periodo della costruzione e poi ci lasciano delle eredità che dobbiamo digerire.

Riguardo alla Cispadana, anche il Governo precedente non aveva messo un soldo. Quindi, è inutile dire che è colpa di questo Governo. Sulla Cispadana la nostra posizione è nota. No ad un’autostrada. Sì sicuramente a rispondere alle esigenze di trasporto.

Per questo, voteremo ovviamente favorevolmente alle nostre risoluzioni e, come avevo già detto in precedenza, voteremo favorevolmente alla risoluzione del PD, in quanto chiede un coordinamento dei lavori ad ANAS.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bertani.

Non ho altri iscritti in dichiarazione di voto.

Chiudiamo la dichiarazione di voto.

Procediamo con la votazione sull’oggetto 7224, a firma Calvano e Zappaterra.

Chi è a favore? Chi è contrario? Chi si astiene?

 

È approvato.

 

(La risoluzione oggetto 7224 è approvata all’unanimità dei presenti)

 

Mettiamo in votazione l’oggetto 8014, a firma Bertani, Sensoli.

Chi è a favore? Chi è contrario? Chi si astiene?

 

È respinto.

 

(La risoluzione oggetto 8014 è respinta a maggioranza dei presenti)

 

Oggetto 8114, a firma Gibertoni.

Chi è a favore? Chi è contrario? Chi si astiene?

 

È respinto.

 

(La risoluzione oggetto 8114 è respinta a maggioranza dei presenti)

 

Abbiamo terminato.

Arrivederci alla prossima seduta.

 

La seduta ha termine alle ore 17,01

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Paola GAZZOLO, Elisabetta GUALMINI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta ai sensi dell’articolo 65, comma 2 del Regolamento interno, il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Patrizio BIANCHI, Simona CASELLI, Raffaele DONINI, Massimo MEZZETTI e il consigliere Stefano BARGI.

 

Comunicazione prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno

 

Nel corso delle sedute sono pervenuti i sottonotati documenti:

 

Interpellanza

 

8106 - Interpellanza circa questioni e problematiche riguardanti l’incendio di un capannone HERA, contenente rifiuti, avvenuto Modena e le azioni da porre in essere per tutelare la popolazione dall’inquinamento dallo stesso causato. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

Risoluzioni

 

8107 - Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare, in tutte le possibili sedi, anche interessando i parlamentari eletti in Emilia-Romagna, la soluzione legislativa della questione dei canoni demaniali da applicare alle darsene turistiche, sottraendo le concessioni dei beni del demanio marittimo e di zone del mare territoriale aventi ad oggetto la realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto dall'incremento del canone di cui al comma 252 dell'articolo 1 della Legge Finanziaria per il 2007 nel caso le darsene abbiano ottenuto la concessione prima dell'entrata in vigore della Finanziaria 2007. (11 03 19) A firma dei Consiglieri: Rossi, Lori, Sabattini, Caliandro, Mumolo, Zoffoli, Pruccoli, Marchetti Francesca, Poli, Zappaterra, Montalti, Calvano, Bessi, Serri, Rontini, Bagnari

8108 - Risoluzione per invitare la Giunta a predisporre azioni e misure per l'acquisto e la messa a disposizione, da parte della Regione, di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (pannelli solari, pompe di calore, ecc.) sulle coperture delle case dei cittadini, dando loro la possibilità di utilizzare gli impianti in comodato d'uso, con lo scopo di aiutare le persone in difficoltà economica, ad accelerare la transizione energetica, ciò il passaggio dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, obiettivo cardine del Piano Energetico Regionale e richiesto dall'Unione Europea, e diffondere la cultura delle energie rinnovabili sul territorio regionale. (11 03 19) A firma dei Consiglieri: Sensoli, Bertani

8113 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad intensificare le azioni preventive e di coordinamento di Enti locali e Ausl volte al controllo e al contrasto di fenomeni di abusi e maltrattamenti sulle persone più vulnerabili, a valutare di costituirsi parte civile contro coloro che siano accusati di violenza ai danni di bambini e persone non autosufficienti, nonché a promuovere a livello statale una modifica della normativa per una maggiore puntualità dei criteri autorizzatori delle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali e per un rafforzamento del principio del lavoro d’equipe. (12 03 19) A firma dei Consiglieri: Caliandro, Marchetti Francesca, Cardinali, Poli, Iotti, Rontini, Calvano, Zappaterra, Benati, Serri, Rossi, Lori, Zoffoli, Ravaioli, Tarasconi, Campedelli, Montalti, Boschini, Soncini, Taruffi, Prodi, Torri

8114 - Risoluzione per impegnare la Giunta a riconsiderare il progetto di “autostrada Regionale Cispadana”, riutilizzando le risorse economiche per le infrastrutture trasportistiche già esistenti, la loro manutenzione, l’ammodernamento e lo sviluppo e, in particolare, puntando sull’intermodalità e la connessione dei sistemi di trasporto merci. (12 03 19) A firma della Consigliera: Gibertoni

8117 - Risoluzione proposta dal Presidente Pompignoli, su mandato della I Commissione, recante: "Sessione Europea 2019. Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla fase ascendente e discendente del diritto dell’Unione Europea". (12 03 19)

 

Interrogazioni

 

8109 - Interrogazione a risposta scritta circa segnalazioni di criticità riguardanti il ponte sul fiume Reno, a Sasso Marconi. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

8110 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per raggiungere gli obiettivi assegnati a Cup 2000 S.c.p.a., ora fusa con Lepida. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

8111 - Interrogazione a risposta scritta circa la mancata installazione di sensori per il controllo della stabilità relativamente alla ristrutturazione del ponte sul Po tra Casalmaggiore e Colorno. A firma del Consigliere: Rainieri

8112 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per reintrodurre il servizio di ginecologia d’urgenza notturna, sette giorni su sette, presso gli Ospedali di Pavullo e di Castelnovo ne' Monti. A firma del Consigliere: Galli

8115 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per garantire livelli adeguati di sicurezza alle reti ferroviarie regionali meno interconnesse. A firma del Consigliere: Pettazzoni

8116 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per prevenire la proliferazione di insetti, quali zanzare e cimici, favorita dal clima mite. A firma del Consigliere: Pettazzoni

(Comunicazione n. 80 prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno - prot. NP/2019/655 del 13/03/2019)

 

 

I PRESIDENTI

I SEGRETARI

Rainieri - Saliera

Rancan - Torri