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260.

 

SEDUTA DI GIOVEDÌ 25 LUGLIO 2019

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

INDI DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 7159

Progetto di legge d'iniziativa del Consiglio comunale di Bologna "contro l'omotransnegatività e le violenze determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere". (Deliberazione della Consulta di garanzia statutaria di ammissibilità n. 2 del 19 luglio 2018 pubblicata sul BURERT n. 230 del 25/07/2018) (TESTO BASE) (120)

(Continuazione discussione)

 

OGGETTO 6586

Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Norme per il diritto all'autodeterminazione, contro le discriminazioni e le violenze determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere». A firma dei Consiglieri: Piccinini, Sensoli, Bertani

PRESIDENTE (Soncini)

RAINIERI (LN)

PRODI (Gruppo Misto)

CALIANDRO (PD)

TARUFFI (SI)

PRODI (Gruppo Misto)

BERTANI (M5S)

FACCI (FdI)

RAINIERI (LN)

GALLI (FI)

PARUOLO (PD)

MUMOLO (PD)

RANCAN (LN)

CALIANDRO (PD)

RANCAN (LN)

CALLORI (FdI)

BARGI (LN)

RAINIERI (LN)

MUMOLO (PD)

CALVANO (PD)

POMPIGNOLI (LN)

CALVANO (PD)

BERTANI (M5S)

PRESIDENTE (Soncini)

RAINIERI (LN)

BERTANI (M5S)

PETTAZZONI (LN)

PICCININI (M5S)

DELMONTE (LN)

MORI (PD)

FACCI (FdI)

PRESIDENTE (Saliera)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

 

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

La seduta ha inizio alle ore 9,57

 

PRESIDENTE (Soncini): Dichiaro aperta la seduta n. 260 del giorno 25 luglio 2019.

Ha comunicato di non poter partecipare, ai sensi dell’articolo 65 del Regolamento interno, il presidente della Giunta, Stefano Bonaccini.

Hanno giustificato la loro assenza gli assessori Mezzetti, Petitti, Venturi.

Visto il numero, aspetterei qualche minuto, in modo da arrivare a un maggior numero di consiglieri.

 

(La seduta, sospesa alle ore 9,58, è ripresa alle ore 10,01)

 

OGGETTO 7159

Progetto di legge d’iniziativa del Consiglio comunale di Bologna “contro l’omotransnegatività e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”. (Deliberazione della Consulta di garanzia statutaria di ammissibilità n. 2 del 19 luglio 2018 pubblicata sul BURERT n. 230 del 25/07/2018) (TESTO BASE) (120)

(Continuazione discussione)

 

OGGETTO 6586

Progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: “Norme per il diritto all’autodeterminazione, contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”. A firma dei Consiglieri: Piccinini, Sensoli, Bertani

 

PRESIDENTE (Soncini): Riprendiamo i nostri lavori dalla seduta pomeridiana di ieri, precisamente dalla discussione generale sull’argomento oggetto 7159 “Progetto di legge d’iniziativa del Consiglio comunale di Bologna “contro l’omotransnegatività e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere” (Testo Base), abbinato all’oggetto 6586 “Progetto di legge d’iniziativa consiglieri recante “Norme per il diritto all’autodeterminazione, contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”, a firma dei consiglieri Piccinini, Sensoli, Bertani.

Il testo n. 1/2019 è stato licenziato dalla Commissione per la Parità e per i diritti delle persone nella seduta dell’11 luglio 2019 con il seguente titolo: “Legge regionale contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”.

Siamo al dibattito generale.

Aspetto che prendiate posto. C’è qualcuno che intende intervenire in dibattito generale? Richiedo ai consiglieri se qualcuno intende intervenire in dibattito generale. Sapete che, dopo il dibattito generale, è eventualmente prevista, se lo richiede, la replica della relatrice di maggioranza e la replica del relatore di minoranza.

Nessuno chiede di intervenire?

Prego, consigliere Rainieri.

 

RAINIERI: Grazie, presidente.

Ho l’ingrato compito di aprire la seduta oggi su un argomento che credo stia… Vedo che i colleghi sono molto attenti a quello che ho da dire questa mattina. È un argomento, dicevo, che interessa solo una piccola parte della comunità. Io devo dire che con dispiacimento, se mi si può passare questo termine, prendo atto che quest’aula voglia fare una forzatura su un essere di alcune persone che non stanno nemmeno loro bene con se stessi.

Io sono molto amico di alcune persone che non la pensano come me sessualmente, ma non accettano nemmeno loro questo tipo di pubblicità che viene data al loro modo di vivere il loro essere. Lo vivono in modo molto sereno. Non si sentono ghettizzati. Non si sentono messi in un angolo. Non si sentono presi in giro. Ma in questa fase si sentono solo sfruttati. Sono persone che vivono come io vivo la mia sessualità, in modo sereno. Hanno rapporti come se fossero una famiglia. Non vedono il bisogno di andare a dimostrare, facendo manifestazioni tipo Gay Pride o queste cose, dove nemmeno si riconoscono.

In tutto questo, credo che tutte le comunità gay siano completamente divise su tutta questa situazione che si sta creando. La famiglia, sapete, è formata da un padre e una madre. Ritengo che non si possa andare oltre a questo tipo di impostazione della famiglia. Io ieri ho fatto molta fatica a trattenere le lacrime nell’intervento del segretario del PD regionale, Caliandro. Calvano, scusatemi. Non schiacciare per fatto personale, però, adesso. È solo stato un lapsus. Ho fatto veramente molta fatica a trattenere le lacrime, perché ci ha fatto un intervento bellissimo, un intervento che, parlando della sua famiglia, ci ha fatto ritornare alle origini di questo mondo. Anche adesso faccio fatica veramente a parlare di questo. Però, se vogliamo metterla sul discorso familiare, di aneddoti familiari, vivendo io in campagna, sto qui non solo per i venti minuti che mi sono stati dati, concessi, ma starei qui dei giorni a raccontare quando vicino al fuoco parlavamo di quello che succedeva all’interno delle famiglie, della nostra mamma e della nostra nonna che ci raccontavano di quello che succedeva negli asili, nelle scuole e tutto il resto.

Giuro che ieri sono uscito a prendere una boccata d’aria e mi sono un po’ ripreso. Dopodiché, devo dire una cosa, e chiedo al consigliere Taruffi di ascoltarmi per un secondo: consigliere Taruffi, sto parlando con lei, le chiedo un po’ di attenzione. Lei ieri ha citato alcuni episodi riguardanti consiglieri, vicesindaci di un’area politica ben nota. Presidente, le chiedo scusa in anticipo per quello che sto per dire; ma vorrei citare quello che Taruffi ha definito un mondo di persone perbene, che non hanno nessun tipo di problema. Vorrei citare alcune frasi che erano scritte nei cartelloni di quelle persone che al gay pride hanno sfilato – cito testualmente, non sono parole mie e mi dispiace doverle dire in quest’aula – “meno Salvini più pompini”, e questa è una; più altre questioni che non sto qui a citare, ne basta una per far capire a Taruffi che non può citare l’esempio di alcune persone, o di alcune parti politiche, senza poi citarne altre.

Detto questo, noi non siamo qui per fare una battaglia contro delle persone, contro dei modi di vivere. Siamo qui a fare una battaglia, invece, per una libertà che è di tutti: nessuno deve essere ghettizzato, nessuno deve pensare di valere di più o di meno di altri. Questo non ce lo dà una legge regionale, non ce lo dà una discussione in un’aula, che durerà per alcuni giorni; non ce lo dà nemmeno la mediaticità che si sta cercando con questo tipo di legge, o con questo modo di fare politica.

Io sono convinto che dalla parte dei consiglieri del PD, se avessero potuto ragionare a livello personale e se ci fosse stata una votazione segreta, ma di quelle veramente segrete, nemmeno loro lo avrebbero votato e nemmeno loro lo voterebbero, e avrebbero anche qualcosa da dire, molto probabilmente. Ma gli viene detto, per ordine di partito, di non muoversi… Posso smettere. Io vado avanti ancora. Dicevo, per ordine di partito di non parlare, di non esprimere il proprio pensiero.

Le varie riunioni che, come qualcuno del PD ha sostenuto, al loro interno si sono tenute con ampia discussione, come hanno definito loro, con toni anche forti, ma con, alla fine, un accordo che arriva alla stesura di quest’ultimo testo, io credo che siano tutte balle. E non a caso questa legge ha avuto un percorso particolare, addirittura minacciando raccolte di firme per il deposito oltre i termini e con dei grossi mal di pancia da parte di tutti o di buona parte dei consiglieri del PD.

Quindi, oggi non ci vengano a fare lezioni di libertà, non ci vengano a fare lezioni di modo di esprimere liberamente il proprio pensiero. Non ci devono insegnare niente. Guardino ai fatti di Bibbiano, che in qualche modo possono essere legati anche a questa vicenda. Guardino a quello che stanno cercando di nascondere con queste situazioni ben più gravi, ben più importanti, che riguardano le famiglie, ma le famiglie vere.

Quindi, io chiedo ai consiglieri del PD, a quelli che ancora hanno la voglia di definirsi consiglieri e non servi del partito, e non servi del partito, che gli impone di tenere una linea che va nella direzione di chi ha deciso di volere, a tutti i costi, fare questa legge, chiedo loro un minimo, un sussulto di dignità e di votare veramente secondo coscienza e non per, magari, salvaguardare quella che può essere la candidatura tra qualche mese alle prossime elezioni regionali. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Ci sono altri consiglieri in dibattito generale?

Consigliera Prodi Silvia, a lei la parola. Prego.

 

PRODI: Grazie, presidente.

Faccio alcune premesse. Una sul metodo. Spero che il mio intervento contribuisca a riportare la discussione nel merito con una certa compostezza. Eviterei veramente un clima da tifoserie.

L’altra premessa è che ritengo un privilegio il fatto che siamo persone che possono esprimere le proprie idee attraverso un voto assembleare. Questo è un grandissimo privilegio di cui dovremmo essere coscienti. Dovremmo ricordarci sempre di questa responsabilità. Oggi parliamo di un argomento sensibile. È un percorso molto serio. È un passaggio che vediamo essere di profonda criticità. Chiedo a tutti di recuperare lucidità e compostezza. Sono convinta della necessità estrema di avere una legge contro le discriminazioni basate sugli orientamenti sessuali e di genere. Trovo che la barbarie che stiamo vivendo al presente, dove rigurgiti reazionari oppressivi generano corto circuito ovunque e arrivano a figure pubbliche, istituzioni di cui anche ieri il collega Taruffi faceva menzione, che affermano cose indicibili, impensabili verso la comunità LGBT. Ricordo il vicepresidente del Consiglio comunale di Vercelli, ma ricordo anche la sentenza di Silvana De Mari. Potrei aggiungere moltissimi punti su questo particolare capitolo veramente indegno.

La situazione è difficilissima. Si traduce visivamente in quello che stiamo vedendo anche in questi giorni, dove abbiamo chi addirittura vorrebbe negare l’esistenza di un mondo discriminante. In questa negazione stessa sta il cuore dell’omofobia, dell’omotransfobia.

Arrivando al testo della legge, registro la difficoltà che ha avuto in tutti i passaggi. Credo che sarebbe stato più proficuo e semplice affrontare questo progetto di legge in aula all’inizio della legislatura, sul pdl che già era pronto, anche in omaggio al grande lavoro svolto, come veniva anche citato ieri, dal consigliere Grillini.

Si sono succedute, invece altre vie, e qui ovviamente però ringrazio i Consigli comunali, in particolare quello di Reggio Emilia, che hanno varato un testo che era a mio avviso equilibrato e misurato. Purtroppo, sappiamo il calvario che questo testo ha subìto in Commissione, con le destre che hanno presentato emendamenti offensivi e provocatori, su cui oggi non mi soffermo.

Il tema degli emendamenti, invece, licenziati in Commissione è più delicato, avendo personalmente votato contro le modifiche che a mio avviso andavano a indebolire la portata del testo originale. Tutto ciò, però, arriva fino all’introduzione forzata del tema della gestazione per altri. Questo è un punto che va tra l’altro a modificare la legge n. 6 del 2014. A suo tempo è stato frutto di una diffusa concertazione con le associazioni femministe e femminili che oggi viene mutata, inserendo un collegamento forzato con la gestazione per altri: argomento totalmente avulso dal contesto della legge, ma al centro di un attentissimo e delicato dibattito nel mondo totale, non solo nel mondo LGBT, eccetera.

La legge n. 40 del 2004 ha rappresentato un momento molto difficile, un passaggio complicatissimo nella storia sociale italiana. Io ricordo che ci fu un aspro dibattito in Parlamento, e ricordo che la sinistra era fortemente contraria a questa legge. Io vorrei anche leggervi quello che tutte le donne di sinistra, nel dibattito e nella dichiarazione di voto dichiararono, nel 2004, sulla legge 40: avete voluto a tutti i costi questa legge crudele, l’avete voluta ottusamente, contro ogni richiamo alla ragione e al buonsenso, perfino alla dignità, che è dovuta a un Paese civile laico come l’Italia. Con questo voto sbattete la porta in faccia alla laicità dello Stato, all’Europa moderna, alla libertà della ricerca scientifica. Questo dissero insieme tutte le donne di sinistra nel dibattito parlamentare nel 2004.

È quindi un argomento su cui io avrei auspicato molta, molta più attenzione, politicamente. Ricordo anche che nel dibattito parlamentare che menzionavo la Margherita, del 2004, lasciò libertà di voto, e vi invito a leggere l’intervento dell’allora onorevole Franco Monaco su questo tema. Lasciò libertà aprendo a un voto di coscienza. Forse si sarebbe dovuto ripartire da questo, e pensare cosa è intercorso fra il 2004 e il 2015, cosa e chi è intercorso politicamente.

Quindi, brandire la legge 40 come dirimente nella concessione dei contributi è un gesto molto forte, che non trova nessun riscontro, ovviamente, in nessun’altra legge regionale omologa di tutte le leggi regionali su questo tema, che sono state anche menzionate e che sono, comunque, in questo momento in vigore nelle altre regioni, si è citata l’Umbria e la Puglia, ma potrei anche citarne altre. È ovvio che le leggi vanno rispettate e l’azione critica deve seguire canali istituzionali, ma il suo inserimento io lo ritengo pretestuoso e rischia di diventare vessatorio.

Il mio ordine del giorno, che illustrerò più avanti, chiede quindi chiarezza, cioè che ci sia un’interpretazione chiara sul significato della legge, prendere atto che per pubblicizzazione si intende la sola pubblicizzazione dei servizi delle GPA, che peraltro è un’azione che non risulta essere implementata da nessuna associazione LGBT attualmente in Italia.

Chiedo, inoltre, nell’ordine del giorno, che si arrivi finalmente a normare la registrazione dei figli delle coppie omogenitoriali, che in questo momento sappiamo non hanno gli stessi diritti degli altri minori.

La legge di oggi sarebbe, quindi, un atto dovuto, un riconoscimento al coraggio di anni di lotte e di sofferenze subite dalla comunità LGBT, non una concessione, una concessione che poi rischia di avere ostacoli e di creare deterrenti.

Aggiungo un altro punto di metodo. Io ho sempre collocato questa discussione nell’ambito del contesto, del contenuto e della politica e non ne ho mai fatto e non ne farò mai una questione personale. Questo è molto importante. Trovo anche inutili gli attacchi personali che sono venuti da ogni parte.

Una parola, però, la voglio dare anche alla relatrice, perché voglio esprimere alla collega Mori la solidarietà completa rispetto agli attacchi che ha ricevuto, intimidatori e, comunque, inutili, e sottolineo inutili. Sono la prima a riconoscere tutte le difficoltà che abbiamo avuto in un percorso che purtroppo non ci ha visto protagonisti, e sottolineo purtroppo, e che hanno preso una forma negli emendamenti in cui non mi riconosco, ma questo non toglie il rispetto per il lavoro e l’impegno svolti e il fatto che io sia concorde con buona parte della sua relazione. Questo ci tengo a dirlo.

Aggiungo che lo schema politico è così devastato oggi che vediamo nel campo della destra una barbarie che non vorrebbe lasciare spazio alla libertà di vita e di espressione, alla restituzione della complessità che la società, finalmente e fortunatamente, ci regala, non vuole dare spazio alla possibilità di dare una rappresentazione della realtà diversa, ma ci forza in uno scontro violentissimo, dove loro sono portatori di un mondo che vuole vivere sul disprezzo, sulla paura e sull’odio di chi è diverso. La destra è quella che caccia per strada un minore con la sua pila di libri, è quella che non ci mette un secondo a lasciar morire sui barconi le donne incinte di figli naturalissimi, è quella che giudica lo straniero solo dal colore della pelle e dal conto in banca. Questa è la destra.

Io aggiungo che quello che posso fare oggi è solo vergognarmi per loro e scusarmi. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Prima di dare la parola al consigliere Caliandro, volevo informare l’aula che sono stati presentati più di mille emendamenti e gli uffici sono al lavoro.

Consigliere Caliandro, prego.

 

(interruzione)

 

In dibattito generale?

 

CALIANDRO: Presidente, io ho la necessità di comprendere in maniera definitiva qual è l’orientamento della Presidenza rispetto alla distribuzione degli emendamenti. Nella giornata di ieri abbiamo avuto un indirizzo e oggi ne ricevo altri. Voglio capire come deve fare il Gruppo del Partito Democratico a ricevere un’unica copia per tutti gli emendamenti. Basta che lo dica qui, o no?

 

PRESIDENTE (Soncini): Prendo atto che questa è una richiesta. Lei mi chiede che il Gruppo del PD riceva solo una copia di...

 

CALIANDRO: Può essere accolta questa richiesta?

 

PRESIDENTE (Soncini): Sì, certo. Può essere accolta. Per il suo Gruppo.

Consigliere Taruffi, in dibattito generale.

 

TARUFFI: In realtà, sull’ordine dei lavori.

Chiedo anch’io di avere una sola copia per il nostro Gruppo.

 

PRESIDENTE (Soncini): Va bene. Ne prendiamo atto.

Io avrei il consigliere Paruolo iscritto.

 

(interruzione)

 

Sull’ordine dei lavori, la consigliera Prodi.

 

PRODI: Sì. Non c’è il Capogruppo del Gruppo Misto, Sassi, però lui ha già avanzato questa richiesta ieri. Per cui, la rinnovo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Va bene saperlo adesso. Prendiamo atto di questa richiesta, così evitiamo che si proceda.

Sempre per questa richiesta, consigliere Bertani.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

Stessa cosa anche per il nostro Gruppo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie a lei, consigliere Bertani. Quindi, per il Gruppo del Movimento 5 Stelle.

Chi chiede sull’ordine dei lavori?

Consigliere Facci, prego.

 

FACCI: Grazie, presidente.

Anch’io chiedo una copia sola per il Gruppo di Fratelli d’Italia, cortesemente, ordinati secondo l’ordine dei lavori. Grazie.

 

(interruzione)

 

L’ordine di votazione, sì.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Rainieri, prego.

 

RAINIERI: Grazie, presidente.

Anche per il Gruppo della Lega basta una copia, come ha detto il consigliere Facci, ordinati per ordine di votazione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Ci proviamo volentieri.

Consigliere Galli, prego.

 

GALLI: Una copia sola degli emendamenti.

 

PRESIDENTE (Soncini): Quindi, per il gruppo del consigliere Galli, una copia sola. Va bene. Prendiamo atto.

Chiedo se c’è chi intende intervenire, a questo punto. Consigliere Paruolo. Il consigliere Galli ha ancora la parola, forse deve staccare il microfono. Grazie.

Consigliere Parolo, prego.

 

PARUOLO: Grazie, presidente.

Se permettete, esco dalle scaramucce regolamentari che sono in atto, per prolungare in modo artificioso il dibattito attorno a questa legge.

Volevo tornare al merito. Io credo che dobbiamo restare colpiti, per quanto non si parli di folle oceaniche, dal fatto che quando siamo venuti in aula a discutere di questi temi, siamo stati accolti da due presìdi di persone che erano fuori dall’aula, a manifestare sentimenti e idee in modo molto acceso e contrapposto. Credo che dobbiamo far suonare come un campanello d’allarme dentro noi stessi il fatto che ci sia un’attitudine a prendere una delle due posizioni assumendola come giusta, e rigettando l’altra come se stessimo parlando di terrapiattisti, o comunque, di posizioni talmente lontane e fantasiose da non avere in sé nessun elemento utile ad una riflessione che possa essere comune.

Peraltro, il fatto che le forze politiche tentino di identificarsi in modo pieno o, come credo sarà evidente dal seguito del mio intervento, in modo diverso e differenziato, con le posizioni in atto, con queste due posizioni, credo che sia un elemento su cui dovremmo riflettere di più. Prendiamole. Cerchiamo di capire quali sono le ragioni.

Uno dei due presìdi, quello che ci chiede con forza di procedere verso l’approvazione di questa legge, ci segnala che continuano a esserci problemi reali e concreti di omofobia, cioè di atteggiamenti di violenza o di dileggio o di esclusione rispetto a persone caratterizzate e basate sulla diversità di orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Possiamo dire che questa sia un’istanza del tutto priva di fondamento? Certo, qualcuno potrà dire che ci possono essere degli episodi che sono stati caricati e forse sopravvalutati. Forse. Qualcuno potrà dire che ci sono altri elementi di discriminazione che sono, in questo momento, meno all’attenzione. Capita sempre, e certamente ci sono anche altre discriminazioni.

Certamente è diversa la situazione di oggi rispetto alla situazione di molti anni fa, quando questi fenomeni erano molto più presenti. Però, possiamo in coscienza dire che non ci sono più problemi di discriminazione nei confronti delle persone omosessuali, LGBT in generale, e che, quindi, possiamo serenamente ignorare questa istanza? Io credo di no. Io credo di no, perché è evidente che ci sono problemi di questo genere ancora residui e che occorre fare uno sforzo per dire con chiarezza che, quando una persona viene insultata, derisa, emarginata a causa del suo diverso orientamento sessuale, si sta consumando un qualcosa che non va bene e su cui dobbiamo non soltanto limitarci a richiamare la necessità che esiste una legislazione penale, ma dobbiamo anche impegnarci in modo proattivo a promuovere le condizioni perché questo non avvenga.

Dall’altra parte, le persone che si imbavagliano dicendo che una legge di questo genere porterebbe alla compressione delle libere opinioni e che c’è un tema che enfatizza la lotta alle discriminazioni, facendola diventare qualcosa d’altro, facendola diventare l’anticamera di un pensiero unico (adesso non vorrei descrivere troppo nel dettaglio quelle che sono le posizioni che possono essere espresse dalle persone che si sono imbavagliate con un bavaglio arcobaleno) di fronte a loro possiamo dire con serenità che si stanno sognando ipotesi del tutto fantasiose e che non esistono problemi da questo punto di vista? Io, sommessamente, mi sento di dire che, invece, qualche elemento di preoccupazione debba esserci. Perché? Non mi voglio basare su questioni che, magari, leggiamo sui giornali e non sappiamo esattamente come vengano riportate, profili Twitter che vengono chiusi o cose di questo genere, però certamente ci sono stati episodi nei quali opinioni diverse sono state perseguite. Ricordo, per esempio, la richiesta di non far nemmeno entrare in una città della nostra regione un pullman che aveva scritto sopra “i bambini sono maschi, le bambine sono femmine”. Uno poteva dire “non sono d’accordo con il messaggio intrinseco”. Arrivare a dire che dovrebbe essere vietato il transito a chi manifesta questo tipo di pensieri credo manifesti esattamente il tema che dobbiamo comprendere di cosa stiamo parlando quando parliamo di discriminazioni.

Il muro contro muro che c’è da troppo tempo, e non solo in quest’aula, di cui quest’aula è un aspetto conseguenziale, che c’è su molti campi, è un muro contro muro che mi preoccupa, non perché io voglia dire che hanno tutti ragione o che è ugualmente divisa la ragione. Quando citiamo la Costituzione, citiamo partiti che si sono combattuti aspramente, ma che hanno riconosciuto nei valori dell’altro un interlocutore con cui poter parlare. Qui, invece, siamo in un campo in cui c’è un disconoscimento pieno. Per cui, da un certo punto di vista, c’è chi nega la possibilità che ci siano delle discriminazioni delle persone omosessuali e, dall’altra parte, c’è chi nega che ci possa essere un modo diverso di affrontare temi, come l’educazione e così via.

Quando si parla di educazione, questo muro contro muro è lampante. Da una parte c’è chi immagina che tutto ciò che è tradizionale sia uno stereotipo da superare nel nome di una assoluta fluidità delle opzioni che riguardano sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere, orientamento sessuale; dall’altra parte c’è chi, invece, ritiene che vi sia una forte correlazione naturale fra questi quattro parametri, che quindi non sono variabili indipendenti, salvo eccezioni che non sono da discriminare, ma nemmeno da far assurgere a regola.

La seconda posizione identifica la prima come teoria del gender e la prima rifiuta questo attributo dicendo che la loro è la sola posizione scientifica possibile e la sua negazione sia intrinsecamente discriminatoria. Potrebbe essere omotransnegativa, per l’appunto. In questo scontro fra pro-gender e anti-gender ‒ lasciatemele chiamare così soltanto per dare un nome alle due posizioni estreme, che sembrano combattersi ‒ che è uno scontro squisitamente culturale, perché ognuna delle due parti tende a conquistare il campo e a dare un significato alle parole, c’è in fondo questo assoluto disconoscimento del fatto che l’altro possa esprimere un pensiero degno di essere preso in considerazione.

In questo modo, e a causa di questo, si è giunti, ad esempio, a bollare come omofoba, e addirittura nazista, l’ipotesi di mettere l’emendamento, che poi è diventato l’articolo 12 sulla maternità surrogata, da parte di alcuni; e dall’altra parte, lo stesso impianto di proposta è stato bollato come un asservimento alla lobby gay.

Ringrazio la consigliera Prodi, che pur avendo su questi temi pareri diversi dai miei, da alcuni punti di vista, ha richiamato l’importanza di un rispetto reciproco, che credo debba essere alla base di ogni dialogo che possa essere costruttivo. È in questa mancanza di rispetto reciproco che io trovo che ci sia un campanello d’allarme che debba risuonare dentro ognuno di noi, per cercare di riconsegnare anche questi temi a un dialogo, a un confronto che dovrebbe arrivare a riconoscere tutti insieme, amici del centrodestra, quali sono le discriminazioni, in modo da poterle combattere tutti insieme, e poi magari dividersi sulla libertà di opinioni e di opzioni che possono essere distinte e distanti da questo.

Questa mancanza di rispetto reciproco che ho riscontrato anche in questo dibattito, con le provocazioni che sono arrivate anche nei nostri confronti da alcuni colleghi, pensando di voler lucrare su diversità di opinioni all’interno del Gruppo del Partito democratico, nel Partito democratico invece, c’è. È vero, ci sono delle opinioni diverse; è vero, ci sono delle valutazioni di merito che possono essere diverse su alcuni punti, anche di questa legge. Ma un dialogo c’è stato e c’è stato un ascolto reciproco che ha portato alla redazione dei 24 emendamenti che hanno profondamente cambiato il testo della legge: migliorandolo, eliminando alcune ambiguità, cercando di trovare un denominatore comune che potesse consentirci di arrivare in quest’aula, e di varare una legge contro le discriminazioni, che sia effettivamente una legge contro le discriminazioni, cercando di togliere anche le parti che potevano essere più ambigue o soggette a interpretazioni di tipo diverso.

Questo è il motivo per cui tante delle polemiche che ho sentito fare dai colleghi del centrodestra non sono in realtà riferite al testo che è in discussione, in realtà, in quest’aula, ma sono riferite al testo precedente. Un testo che effettivamente conteneva degli aspetti discutibili, a mio avviso, ma che il lavoro che abbiamo fatto insieme, magari da punti di vista diversi, perché per qualcuno di noi può essere stato un miglioramento di tipo sostanziale, per qualcun altro alcuni passaggi sono stati un miglioramento di tipo irrobustimento legale, e ci sta che ci siano punti di vista diversi per giungere a un testo che venga condiviso e votato. Però, su questo testo non continuate a fare finta che ci sia scritto “omotransnegatività”, perché non c’è più la parola “omotransnegatività”. Non continuate a far finta che si parli di discriminazione potenziale, perché discriminazione potenziale non c’è più.

Il concetto degli stereotipi che qualcuno poteva impugnare dicendo “se si parla di stereotipi, stiamo perseguendo le idee” è stato chiarito affermando che gli stereotipi che si intendono combattere sono stereotipi discriminatori, quelli che sono effettivamente dei pregiudizi che ledono la dignità delle persone, e non opinioni diverse che afferiscono evidentemente al tema delle opinioni.

L’articolo sul lavoro è stato redatto con attenzione per far comprendere che i progetti di cui si parla sono progetti rivolti alle persone vittime di effettive discriminazioni. Non stiamo parlando di creazione di categorie protette sulla base di presunte e future discriminazioni, stiamo parlando di questioni reali.

L’articolo che riguarda l’educazione è stato riscritto chiarendo, in modo inequivoco, che comunque c’è un coinvolgimento importante anche della famiglia, dei genitori, a cui è riconosciuta ampiamente la facoltà di poter esercitare le loro prerogative secondo l’articolo 30 della Costituzione e l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani, anche fornendo una pluralità di metodologie, fra cui quella di garantire un’effettiva libertà di scelta.

Sono tutte questioni che hanno risposto in modo puntuale a diverse sollecitazioni che erano arrivate forse da un mondo un pochino meno schierato aprioristicamente su una delle due posizioni estreme e che ci ha segnalato una serie di miglioramenti, che è stato possibile ascoltare mantenendo l’obiettivo di arrivare a mettere a punto la legge.

Proprio in quest’ottica di disambiguazione si colloca anche l’emendamento sulla maternità surrogata, che è un tema sicuramente delicato e che divide, che è un tema che merita di essere affrontato e sciolto. Il mio parere è molto chiaro: io credo che si debba arrivare rapidamente a una dichiarazione internazionale che segnali come quella sia una strada che non intendiamo percorrere. Però, siccome l’ambiguità di questo tema era evidente, perché ci sono, senza voler stare a parlare delle divisioni anche interne al mondo LGBT, che ci sono state su questo tema con l’esclusione di ArciLesbica dal Cassero, proprio a seguito delle polemiche che su questo tema si sono registrate, ricordo sommessamente che c’è questo tema in moltissimi dei documenti dei Pride. Addirittura ‒ ne leggo uno solo, ma ne ho scritti diversi qua ‒ il Padova Pride nel 2019 chiede “che venga regolamentata la GPA ponendo attenzione sia a garantire l’autodeterminazione delle persone sui propri corpi sia a impedire ogni forma di sfruttamento, anche provvedendo a rendere economicamente accessibili queste tecniche”, riferendosi anche alla gestazione per altri.

Dire che è un tema che è stato sovraimposto è una costruzione assolutamente immaginaria. È un tema presente nel dibattito, tanto che è presente nei documenti dei Pride. È presente nel dibattito. Scrivere questo emendamento semplicemente ricorda che, dal punto di vista di questa legge, che vuole combattere le discriminazioni, è una legge contro le discriminazioni. Circa l’interpretazione, la parola “discriminazioni” nessuno potrà affermare che include anche il fatto di dover regolamentare la gestazione per altri, la maternità surrogata, perché viene ribadito con chiarezza, peraltro nella sede ‒ come ha ricordato la relatrice ‒ di un’altra legge, la legge n. 6/2014, che c’è una posizione che sicuramente richiama una legge che esiste, ma che dà un giudizio di merito molto chiaro anche su questo punto.

Abbiamo fatto questo lavoro non per ostacolare o impedire che venisse fatta la legge, ma per far sì che la legge potesse essere effettivamente una legge contro le discriminazioni, che è il punto su cui dovremmo cercare la massima unità. Per cercare la massima unità ‒ lo dico proprio a tutti, anche a quelli che voteranno contro questa legge ‒ dovremmo cercare di mettere a fuoco quali sono effettivamente le discriminazioni da combattere, lasciando al campo delle opinioni le legittime opinioni diverse che ci possono essere su una serie di altri argomenti, proprio perché nel fare una legge contro le discriminazioni bisogna avere coscienza che queste discriminazioni esistono e dovremmo essere tutti intenti a combatterle. Se la destra, invece di fare ostruzionismo, si fosse cimentata ‒ anche lei ‒ nel dialogo per cercare di perimetrare correttamente quanto anche loro magari ritengono essere giusto e da combattere, forse oggi saremmo in una situazione diversa, invece che in questo muro contro muro.

Questo lavoro lo abbiamo fatto all’interno del Partito democratico, lo ripeto, l’abbiamo fatto a partire da punti di vista differenti su alcune delle opzioni. Le cose che ho detto io non mi illudo che possano rappresentare pienamente tutti, perché ci sono altri che sono partiti da punti di vista diversi, ma sono arrivati a condividere un testo.

Io credo che questo valore di condivisione di questo testo ci consenta di dare un contributo anche al Partito democratico nazionale, che su questi temi dovrebbe secondo me prendere coscienza del fatto che non si può continuare a rimandare sine die il fatto di sciogliere alcuni nodi. Sono nodi da affrontare, proprio per il rispetto che dobbiamo alle persone, alla chiarezza e al loro futuro.

In questo senso, credo davvero che lo sforzo che è stato fatto meriti di essere riconosciuto, anche se da punti di vista differenti, che non si nascondono, perché come vedete non li nascondiamo, ma si sono misurati in un percorso che arriva comunque a una soluzione. La legge che state combattendo a suon di 1.200 emendamenti, non è più la legge iniziale.

Io sono stato il primo, il 17 maggio del 2018, a scrivere un post sul mio sito in cui evidenziavo alcune questioni che secondo me meritavano di essere riviste. Quelle questioni sono state positivamente riviste. Altri, dopo, hanno dichiarato con chiarezza che c’erano dei punti da affrontare. Questi punti sono stati affrontati, abbiamo dichiarato, anche da parte di persone che hanno punti di vista diversi dal mio, che la legge è stata in questo senso migliorata.

Credo che questo sia un elemento da cui dobbiamo davvero partire, e possibilmente includere e svelenire un dibattito che dovrebbe abituarsi a riconoscere, anche nelle ragioni di chi è distante da noi, gli elementi di verità che possono essere raccolti per arrivare a far sì che la lotta alle discriminazioni sia patrimonio comune di tutti, e non di una parte contro un’altra.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Paruolo.

La parola al consigliere Mumolo. Prego.

 

MUMOLO: Grazie, presidente.

Io sono uno dei firmatari della legge che propose Franco Grillini nella legislatura precedente, e che non riuscimmo ad approvare perché la legislatura si chiuse prematuramente, come tutti sappiamo. Ci sarebbero bastate altre due settimane di lavoro e l’avremmo approvata. Su quella legge non c’era neanche il cancan mediatico che si è sviluppato rispetto a questa proposta. C’erano le opposizioni, che facevano le opposizioni, non erano favorevoli, ma non si paventavano i 1.500 emendamenti (non so quanti sono) depositati in questi giorni, perché semplicemente c’era un confronto di idee rispetto a una legge che tendeva, esattamente come questa, a cercare di evitare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere nel nostro territorio. L’unico scopo è quello.

È una legge di civiltà, cui noi siamo arrivati certamente dopo un dibattito molto lungo, complesso, un dibattito in quest’aula, un dibattito in questa Assemblea legislativa, un dibattito in Commissione, un dibattito anche all’interno dei vari partiti, immagino, perché come nel Partito Democratico non eravamo tutti d’accordo su alcune parti di questa legge così immagino che anche negli altri partiti ci sia stato un dibattito, o almeno spero.

È una legge che è molto simile a leggi che sono state approvate in tante altre Regioni d’Italia, senza che ci fossero problemi di questa natura, semplicemente perché dovremmo essere tutti d’accordo nel cercare di evitare discriminazioni. Possiamo magari dividerci su come cercare di evitare le discriminazioni, però sul principio immagino che dovremmo essere tutti quanti d’accordo. Dovremmo essere tutti quanti d’accordo che nessuno deve essere discriminato.

Io ho sentito tante cose, davvero tante cose, come tutti quanti voi, molte mi hanno fatto inorridire, perché sinceramente non pensavo di poter ascoltare determinate parole in quest’aula, però ognuno ha espresso la sua opinione. Devo dire che su una cosa non sono veramente d’accordo, ma perché è smentita dai fatti. Si è detto da più parti che in Emilia-Romagna non c’è necessità di questa legge perché qui non ci sono discriminazioni. Quindi, questa legge in realtà non serve a niente, perché le discriminazioni non ci sono. Quindi, se non ci sono le discriminazioni, a che serve cercare di prevenirle? Del resto, questa legge, ovviamente, non può eliminare le discriminazioni – magari potesse farlo – però può cercare di prevenirle. E io, invece, ho sentito questo, sia in Commissione che in quest’aula. Questo credo sia proprio l’atteggiamento più sbagliato da parte di chiunque si sia espresso in questa maniera, il più sbagliato per affrontare una realtà che si cerca di non guardare, foderandosi gli occhi.

Se io guardassi solamente le ultime settimane, potrei fare un lunghissimo elenco di esempi di discriminazione concreta avvenuti in Emilia-Romagna e a Bologna. Ma mi limito alle ultime settimane. In Emilia-Romagna, qualche giorno fa, è stato picchiato a sangue un ragazzo solamente perché gay, solo perché è gay. Immaginiamo da che tipo di cultura arrivano quegli aggressori, che sono magari cittadini emiliano-romagnoli, che se forse a scuola avessero imparato qualcosa in più o qualcuno avesse spiegato loro che non bisogna discriminare le persone sulla base dell’orientamento sessuale, forse non sarebbero arrivati a tanto.

Una donna è stata picchiata pochi giorni fa in Emilia-Romagna solamente perché trans. Non aveva fatto nient’altro. Solo per quello. Il presidente del Cassero di Bologna, Vincenzo Branà, è stato minacciato di morte. Le minacce sono minacce scritte, sono minacce serie. Su quelle minacce sta indagando la Procura della Repubblica. Ovviamente, di fronte a queste minacce, ci si può rivolgere soltanto all’autorità giudiziaria. Anzi, dirò di più: ci si “deve” rivolgere all’autorità giudiziaria. E poi vedremo se quelle persone che lo hanno minacciato di morte sono persone vere, sono dei troll, sono soggetti che non rispondono al nome che si danno su Facebook. Questa cosa si potrà tranquillamente scoprire. Esistono i mezzi per scoprirlo.

C’è stata un’aggressione verbale anche nei confronti della collega Roberta Mori, la relatrice di questo disegno di legge, che è stata diffamata, minacciata e offesa. Intanto, porto alla consigliera Roberta Mori, a nome di tutta la maggioranza, ma spero a nome di tutta l’aula, la solidarietà del Gruppo PD ‒ immagino di interpretare il pensiero anche dei colleghi della maggioranza ‒ per tutto ciò che le è accaduto, una vicinanza concreta. Rispetto alle denunce che la consigliera Roberta Mori presenterà, rispetto alle cause civili per il risarcimento del danno che la consigliera Roberta Mori presenterà... Ci sono soggetti che pensano, magari, di superare una questione di natura penale sulla base della scriminante che c’è rispetto alle opinioni politiche. Quella scriminante non funziona in sede civile. Per cui, chiunque abbia diffamato e offeso la consigliera Roberta Mori ne risponderà in sede civile, anche con il suo portafoglio. Magari questa cosa servirà un pochettino. Non è una minaccia nei confronti di nessuno. Non credo che qualcuno qui dentro ritenga di aver offeso e diffamato la consigliera Mori. La consigliera Mori si tutelerà in tribunale di fronte a queste offese e di fronte a queste minacce, lo ripeto, sia in sede penale sia in sede civile, con la nostra solidarietà fattiva, perché saremo al suo fianco.

Altra cosa che vorrei dire e che, secondo me, è stata veramente sbagliata e veramente strumentale, in questo dibattito, in cui ognuno ha espresso la sua legittima opinione: accostare questa legge ai fatti di Bibbiano. Io la ritengo una cosa davvero strumentale, che non c’entra assolutamente nulla. Qui stiamo discutendo di una legge che cerca di evitare delle discriminazioni. Lì stiamo discutendo di reati gravissimi, vergognosi, odiosi, rispetto ai quali chiunque abbia commesso questi reati deve essere punito secondo quello che prevede la nostra legge, e su questo non credo che qui dentro ci siano opinioni differenti. Ma sono cose completamente diverse.

Se uno volesse strumentalizzare queste cose, allora si potrebbe dire che però quel partito ha finanziato quella Onlus; però quell’altro ci è andato vicino.

Addirittura, ieri, il ministro dell’interno, Salvini, è andato a Bibbiano, dove ha detto anche espressamente che questa polemica col PD va chiusa, perché il PD non c’entra, come partito, in questa vicenda. Il sindaco è stato accusato di un abuso d’ufficio. Qui dentro ci sono molte persone che hanno svolto attività amministrativa, hanno fatto il sindaco: l’abuso d’ufficio è il reato “tipico” del sindaco, può accadere a chiunque. In questo caso, vedremo se l’ha commesso e se l’ha commesso, sarà punito secondo quello che prevede la legge, ma non c’entra niente con quei reati odiosi, che sono stati commessi, se sono stati commessi, da soggetti terzi.

Quindi, unire questo dibattito su una legge di civiltà che fa progredire la nostra Regione, a dei fatti vergognosi, che sono accaduti in Val d’Enza, che verranno accertati dall’autorità giudiziaria, secondo me è una scelta che ha poco a che vedere con il merito di questa legge, quindi eviterei.

Tra l’altro, siccome siamo tutti d’accordo in quest’aula, che forse è il caso di verificare anche noi, con gli strumenti che ci sono dati – purtroppo non abbiamo i poteri delle Commissioni d’inchiesta a livello nazionale – di verificare anche noi che cosa è successo, comunque aiutare anche la magistratura nella comprensione di quanto è accaduto in Val d’Enza.

Oggi c’è la richiesta di istituire due Commissioni. Ora, presentare 1.500 emendamenti che cosa è se non la plastica dichiarazione di non voler fare queste Commissioni? Con 1.500 emendamenti, infatti, ve lo dico molto tranquillamente perché la realtà, noi oggi abbiamo l’oltranza…

 

(interruzione)

 

Presidente, io non ho mai interrotto nessuno…

 

PRESIDENTE (Soncini): Lasciate che il consigliere possa intervenire senza commentare.

 

MUMOLO: Non ho interrotto nessuno e vorrei continuare. Si vede dalla reazione che effettivamente è un punto dolente, questo…

 

(interruzione)

 

Le cazzate te le puoi risparmiare e ti puoi risparmiare anche di battere la mano sul tavolo…

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Soncini): Silenzio in aula.

 

MUMOLO: Non mi intimidisce nessuno.

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Soncini): Chiedo un comportamento istituzionale da parte di tutti i consiglieri.

 

MUMOLO: Figuriamoci se mi faccio intimidire.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consiglieri…

 

MUMOLO: Non mi intimidisce nessuno. Se volete potete continuare a battere…

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere, lei si rivolga alla Presidenza. Consigliere, si rivolga alla Presidenza. Continui il suo intervento.

 

MUMOLO: Potete continuare a battere sui tavoli tipo batteria, ma siete voi…

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Soncini): Consiglieri, chiedo silenzio all’aula.

 

MUMOLO: …con i vostri 1.500 emendamenti che state impedendo a questa aula di approvare le Commissioni d’inchiesta per i fatti di Bibbiano. Se voi, piuttosto che scrivere emendamenti di natura ostruzionistica, perché sono emendamenti di natura ostruzionistica, che non tendono a modificare la legge, ma tendono soltanto a ritardarne l’approvazione, invece di presentare emendamenti di natura ostruzionistica, faceste il vostro lavoro di opposizione tentando di modificare la legge e non di ritardarne l’approvazione, noi arriveremmo tranquillamente oggi, giornata in cui abbiamo richiesto l’oltranza, ad approvare anche la Commissione. Ma evidentemente voi tutto questo desiderio non l’avete. Basta fare la passeggiata a Bibbiano e il cancan mediatico, però poi, quando si tratta di agire, evidentemente lì non ci arrivate.

Poi, presidente, per quanto riguarda il merito della legge, come ha detto il consigliere Paruolo, questa è una legge che è frutto di un compromesso. È perfetta? Certamente non è perfetta. Io non è che ne abbia viste molte di leggi perfette, ma certamente non è perfetta. E certamente io non ho alcun problema a dire, anche in quest’aula, che su quell’emendamento relativo alla gestazione per altri c’è stata una grande discussione nel nostro Gruppo, una grande discussione. Io, per esempio, sono uno di quelli che pensano che quell’emendamento non c’entri nulla con questa legge, che doveva essere presentato in altra occasione. Si doveva discutere di questo tema, e sono d’accordo con il consigliere Paruolo, e l’ho sempre detto anche nelle nostre discussioni, ma quell’emendamento non c’entra nulla con questa legge ed è un emendamento rispetto al quale c’è stato un forte dibattito all’interno del nostro Gruppo, tant’è vero che i primi due emendamenti firmati Paruolo, Boschini ed altri sono stati, alla fine, ritirati, e si è arrivato a un accordo nel Gruppo che tiene insieme tutti rispetto a un tema sul quale, per me, ci vorrebbe una grandissima discussione, non un emendamento in una legge. Il tema c’è e ci vorrebbe una grandissima discussione, ma seria, rivolta a quel tipo di pratica, vietata, come sappiamo tutti, in Italia. Siccome è una pratica vietata in Italia e siccome il tema, secondo me, c’entra poco, siamo arrivati all’emendamento, che è stato votato in Commissione e sarà votato oggi in aula, che è un emendamento che dice una cosa molto semplice. Se io organizzo un convegno sulla proprietà privata nel quale la tesi è “la proprietà privata è un furto, quindi andate nei supermercati perché è giusto prendersi da mangiare ‒ se una persona non ha da mangiare ‒ e rubate quello che volete” quella si chiama, nel nostro Codice penale, “istigazione al reato”. È un reato in sé, è punito e certamente in quel caso la Regione Emilia-Romagna non potrebbe sponsorizzarmi questo convegno. È lo stesso significato, identico, a questa legge, quell’emendamento, come ha detto giustamente la collega Mori prima di me quando l’ha presentato.

Esiste l’articolo 21 della Costituzione e non si può impedire a nessuno in questo Paese di discutere su un tema. Se ci sarà un convegno sulla GPA, sulla gestazione per altri, nessuno dovrà temere che, perché ha fatto un convegno, non ci saranno finanziamenti, se magari qualcuno volesse chiederli, da parte della Regione Emilia-Romagna. Non dovrà temerlo nessuno, perché non sarà così e non può essere così. Quell’emendamento, che ripete esattamente le parole che sono scritte nell’articolo di legge che prevede il reato, dice semplicemente che se un soggetto commette un reato o istiga alla commissione di un reato, a quel punto quel soggetto non solo deve essere denunciato, perché se commette un reato deve essere denunciato, qualcuno lo dovrà denunciare, ma non avrà diritto a richiedere ed ottenere finanziamenti dalla Regione Emilia-Romagna. La ritengo una cosa giusta, pur in un contesto sbagliato e in una legge che non doveva contenere questo articolo, perché nessun’altra legge in tutta Italia che riguarda la discriminazione contiene questo argomento. Però di questo argomento si è discusso, quell’articolo c’è e riporta esattamente ciò che dice la legge. Rispetto a questo, credo non ci dovrebbero essere controindicazioni. Se uno commette un reato non può ricevere un finanziamento.

Vorrei dire un’ultima cosa. Non impiegherò tutti i venti minuti a mia disposizione, perché era mio interesse dire quello che penso. Lascio tre minuti a voi. Sono una persona generosa.

Volevo semplicemente dire che, davvero, si può combattere in quest’aula con tutte le armi lecite e previste dal nostro Regolamento. Anche l’ostruzionismo è un’arma lecita e prevista dal nostro regolamento. Però, forse ci sarebbero cause migliori per cui battersi. Per cui, io chiudo il mio intervento invitando l’opposizione in quest’aula a ritirare in tutto o in parte i suoi emendamenti, quantomeno quelli, evidentemente, di natura ostruzionistica, per consentirci di arrivare, anche se dovessimo arrivare alla mezzanotte, a definire e a decidere su tutti i punti all’ordine del giorno.

Ricordo anche che oggi dovremmo discutere, se ce la dovessimo fare mi piacerebbe molto, di una legge che invece ci vede, differentemente da questa, tutti molto d’accordo, molto vicini, che è la legge sul microcredito emergenziale, rivolta a tutti i cittadini dell’Emilia-Romagna che dovessero trovarsi in un momento di difficoltà.

Su questo, anche in Commissione abbiamo visto che c’è un sostanziale non accordo, ma un sostanziale parere positivo anche delle minoranze, che non so se voteranno la legge, o si asterranno. Però sarebbe qualcosa di utile che facciamo per tutti i cittadini dell’Emilia-Romagna. Grazie, presidente.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Chiedo silenzio.

Consigliere Rancan, prego.

 

RANCAN: Balle!

La verità è che sono balle. Se vogliamo parlare dei temi, parliamo dei temi. Se vogliamo parlare delle cose come stanno, parliamo delle cose come stanno.

Ciò che è stato detto dal PD adesso, presidente, sono tutte, completamente cavolate inventate sul momento, perché non si conosce la realtà. Chi è intervenuto in dissenso sull’ordine del giorno? Solo i consiglieri di minoranza, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, perché i Capigruppo, il presidente del Partito Democratico ha imposto la trattazione del pdl omotransnegatività prima di tutti gli altri punti. Lo ha imposto! Quindi, non veniteci adesso a raccontare che la Commissione d’inchiesta non la vuol fare la Lega, non la vuol fare l’opposizione.

Oltretutto, dopo il dissenso e dopo il fatto che voi avete voluto dare precedenza all’omotransnegatività rispetto alla Commissione d’inchiesta, e specifico che di solito, per prassi e per regolamento le Commissioni d’inchiesta vengono trattate prima di tutto, la forzatura l’avete fatta doppia, in Capigruppo. Quindi, non mi si venga a dire, non ci si venga a dire che è stata la Lega a voler fermare le Commissioni d’inchiesta.

Oltretutto, ieri abbiamo presentato la richiesta di inversione dei punti all’ordine del giorno, quindi di mettere le Commissioni d’inchiesta prima del progetto di legge sull’omotransnegatività, progetto di legge sul quale sapevate che comunque ci sarebbero stato problemi, e che sarebbe stato un problema lungo. Noi vi abbiamo detto “Parliamo prima delle Commissioni d’inchiesta, perché secondo Regolamento sono sempre venute prima”, invece avete detto “no”, avete votato contro. Oggi, allora, cosa viene fuori? Che è stata la Lega che non vuole le Commissioni d’inchiesta, perché fa ostruzionismo. E no! Perché, allora, la verità qual è? La verità è chiarissima: non volete e non volevate parlare delle Commissioni d’inchiesta su Bibbiano. Avete voluto dare precedenza all’omotransnegatività, per cui adesso non veniteci a dire che voi volevate parlarne, solamente perché il presidente Bonaccini ha fatto un articolone sul giornale per accodarsi alle nostre dichiarazioni e richieste di Commissioni d’inchiesta. Quindi, non ci si venga a dire che siamo noi che non le vogliamo, perché le vostre sono solamente balle. E ve lo dimostro: date un segnale di coraggio, abbiate il coraggio delle vostre azioni.

Io chiedo al presidente, in questa fase, come segretario dell’Ufficio di Presidenza, siccome sono stati presentati tanti emendamenti sull’omotransnegatività, che si sospenda l’aula, che quindi per un tot di ore, utili anche all’ordinamento degli emendamenti sul pdl sull’omotransnegatività, e nel mentre si convochi la Capigruppo. Noi ci siamo, siamo pronti a fare la Capigruppo per invertire l’ordine del giorno e trattare le Commissioni d’inchiesta subito. Vediamo se il Partito Democratico lo farà.

Chiedo, quindi, una Capigruppo, insieme all’Ufficio di Presidenza, per invertire l’ordine del giorno e trattare subito le Commissioni d’inchiesta su Bibbiano.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Callori…

 

(interruzione)

 

Per fatto personale? No, un attimo, per fatto personale chi? Il consigliere Caliandro. Un attimo, consigliere Callori, mi scusi, per fatto personale chiede il consigliere Caliandro.

 

CALIANDRO: Io non so in quale scuola teatrale abbia imparato qualcuno degli intervenuti oggi a raccontare le cose, però – Presidente, mi rivolgo alla Presidenza perché ho la necessità di avere la vostra attenzione – quando si riunisce l’Ufficio di Presidenza lascia traccia. L’Ufficio di Presidenza di questa Regione si è riunito, alla presenza anche di chi mi ha preceduto, e ha stabilito un ordine dei lavori, che ha proposto poi alla Conferenza dei Capigruppo. Quando quella proposta è arrivata alla Conferenza dei Capigruppo, quindi il rappresentante del Partito Democratico vi ha partecipato, è stato ribadito, da parte della Lega e di Fratelli d’Italia, che c’era la volontà di cambiare l’ordine dei lavori, mentre noi abbiamo eccepito che si trattava di un pdl che aveva dovuto attendere i sei mesi, era tornato in Commissione e che era stata richiesta l’urgenza di trattazione, ragione per la quale bene aveva fatto la Presidenza e l’Ufficio di Presidenza a deliberare quel provvedimento. Il nostro atteggiamento è stato, quindi, di accondiscendenza alla proposta della Presidenza. In quell’occasione, vi è stato nella Conferenza dei Capigruppo un pezzo delle minoranze che ha scelto di operare per il dissenso, dissenso puntualmente riprodotto in quest’aula, votato e respinto.

Successivamente, nella giornata di ieri, nuovamente è stata richiesta l’inversione dell’ordine dei lavori, solo che ‒ e arrivo al dunque, presidente ‒ io ho bisogno di avere prima di tutto chiarezza rispetto a che cos’è la democrazia in questo ente. La democrazia sta nel rispetto delle regole. Vivo con un certo imbarazzo il fatto che la Conferenza dei Capigruppo venga richiesta da un membro dell’Ufficio di Presidenza. Mi deve credere. Credo sia veramente una...

 

(interruzione)

 

No. La Conferenza dei Capigruppo la convocano i Capigruppo, carissimo.

 

(interruzione)

 

Sì.

Detto questo, presidente, siccome io non sono abituato ad avere questi atteggiamenti da sottosviluppo democratico, chiedo con molta correttezza di sapere quanto può durare al massimo questa convocazione con il voto ad oltranza e sapere entro quanto tempo, con i tempi contingentati, il provvedimento Pdl del quale stiamo discutendo verrà approvato.

Voglio parole di chiarezza dall’Ufficio di Presidenza.

 

PRESIDENTE (Soncini): Avevo visto prima Callori, ma ora vedo iscritto Rancan.

Consigliere Rancan, prego.

 

RANCAN: Grazie.

Sfugge al Capogruppo Caliandro, che dice che è stata una proposta dell’Ufficio di Presidenza l’ordine del giorno, che i consiglieri che appartengono all’opposizione, seppur presenti in Ufficio di Presidenza, non hanno votato quell’ordine del giorno in Ufficio di Presidenza. Difatti, la decisione è stata rimessa ai Capigruppo, che si sono espressi come dicevo prima, dove voi avete fatto una forzatura per fare prima l’omotransnegatività del resto. Quindi, è inutile che mi si vengano a dire cose di questo tipo.

Altra cosa. Il Regolamento. La convocazione della Capigruppo da chi le arriva? Non le arriva da un Capogruppo, le arriva…

 

(interruzione)

 

Certo. Io ho chiesto di convocare un Ufficio di presidenza…

 

(interruzione)

 

No, possiamo riascoltare. Un Ufficio di presidenza insieme alla Capigruppo…

 

(interruzione)

 

Lo so che rode, Caliandro, ma la Capigruppo è sempre riunita insieme all’Ufficio di presidenza. Quindi, io ho chiesto…

 

(interruzione)

 

Ero sull’ordine dei lavori e si sta togliendo tempo alla discussione generale, non so perché, prima cosa…

 

PRESIDENTE (Soncini): Chiedo a Rancan di rivolgersi alla presidenza mentre interviene. In effetti aveva chiesto di intervenire per l’ordine dei lavori, gli stanno sottraendo tempo per l’intervento, però sono tre minuti, consigliere, quindi le chiedo di chiudere.

 

RANCAN: Non so quanto abbia ancora.

 

PRESIDENTE (Soncini): Tre minuti sull’ordine dei lavori.

 

RANCAN: Perfetto.

Comunque, ribadisco il fatto che siccome Caliandro dice che ho sbagliato, anche se non ho sbagliato, perché ho detto la verità, io chiedo la convocazione di una Capigruppo insieme all’Ufficio di presidenza. Subito. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Callori, prego.

 

CALLORI: Grazie, presidente.

Solo per alcune considerazioni. Innanzitutto sto notando, con la discussione di stamattina, che come si dice, abbiamo scoperchiato la pentola. Oggi sta uscendo di tutto. Stanno uscendo anche tutti i contrasti all’interno della maggioranza. Ma soprattutto, ho sentito negli interventi precedenti parlare di muro contro muro, ritrovare la massima unità.

Il muro contro muro penso che non sia mai l’ideale per trovare delle soluzioni immediate. E per trovare la massima unità, penso che ad oggi potrebbe esserci, arrivati a questo punto, un’unica soluzione. Quello che penso, e lo dico, è ritirare questa proposta di legge, ripartire da zero ed eventualmente vedere se ci può essere la massima unità. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie.

Consigliere Bargi, prego.

 

BARGI: Visto, come vedo dal tabellone, che ho quattro minuti, non sto ad intervenire su fatti personali o altro. Uso i miei tre minuti.

Vorrei chiarire però un paio di concetti, però, perché se quest’aula pensa di basare il dibattito esclusivamente sulla menzogna, non ci siamo proprio. Che la Lega abbia chiesto, ieri, l’inversione dell’ordine del giorno, è un fatto evidente.

 

PRESIDENTE (Soncini): Chiedo in generale all’aula, davvero, quando interviene un consigliere, di stare in silenzio, di non commentare. Ai consiglieri singoli chiedo di rivolgersi alla Presidenza quando si interviene, non agli altri consiglieri. Grazie.

 

BARGI: Il Gruppo della Lega, lo ripeto, ieri ha chiesto l’inversione dell’ordine del giorno, per un motivo molto semplice: nelle ore antecedenti a quella che è stata l’Assemblea di questi tre giorni, il presidente della Regione Stefano Bonaccini è uscito sulla stampa dicendo “io richiamo le forze politiche – pare che sia un capo religioso o un capo politico – sul tema della Commissione d’inchiesta”, peccato che la Commissione d’inchiesta era già stata depositata due settimane prima. Ricordo perfettamente la discussione (sarà anche registrata) avvenuta nella Capigruppo non per la convocazione di questa Assemblea, ma di quella di due settimane fa, in cui io stesso dissi: attenzione, perché abbiamo depositato una richiesta di Commissione d’inchiesta. Mi è stato detto dall’Ufficio di Presidenza: “È fuori tempo massimo”. Io ho detto: “Va bene. L’abbiamo chiesta sul tema dei fatti di Bibbiano. Non è un problema per noi”. Tra l’altro, l’abbiamo fatto in maniera molto tranquilla, senza fare polemica, senza andare sul giornale dicendo che il PD non vuole discutere. Abbiamo detto: “Benissimo, andiamo all’Assemblea successiva”. E io ero convinto che, vista la prassi tenuta nelle convocazioni dell’Assemblea da cinque anni a questa parte, la Commissione d’inchiesta fosse al primo punto. Peraltro, avevo letto anche sul giornale la volontà della maggioranza di sostenere la convocazione della Commissione d’inchiesta, non come qualcuno ha detto già con i giudizi e le sentenze. Ma chi fa sentenze? La Commissione d’inchiesta si convoca ai sensi del nostro Regolamento, e non è che avendo tre richieste cambia qualcosa l’una dall’altra. La richiesta è la stessa, è la medesima.

Quindi, una volta che era depositata e che era lì in discussione, era sufficiente o che i Capigruppo… Io non ero presente in quella Capigruppo, ed è il motivo per cui è inutile che intervenga io, Capogruppo Caliandro. C’era il consigliere Rancan, c’era il consigliere Delmonte, che è Vice Capogruppo della Lega e che faceva le mie veci in quella seduta, per cui è giusto che intervengano loro, perché sanno esattamente quello che vi siete detti. Non è che stiamo parlando di robine così. Avete parlato all’interno di una Commissione, che è registrata, ed è giusto che venga detto ciò che è stato detto in quella seduta.

Siete arrivati ad avere un ordine del giorno con il dissenso. Complimenti, in cinque anni ci siete riusciti. Siete arrivati ad avere una proposta a mezzo stampa per dire “vogliamo dare tutta l’attenzione delle forze politiche su questa Commissione”, vi abbiamo chiesto “mettiamola prima di una discussione così impegnativa e turbolenta, come quella che è avvenuta oggi”, che era perfettamente prevista, tant’è che avete chiesto l’oltranza, proprio per poter terminare questo progetto di legge. Era sufficiente discuterla ieri senza polemica.

Vi dico di più. Voi siete la maggioranza, ve l’ho detto tante volte, e potete fare quello che volete. Siete nella legittimità, fatelo, ma almeno non venite a dire delle balle su quello che dichiariamo noi, perché le falsità non sono assolutamente accettabili. Quelle che ha dichiarato prima il consigliere Mumolo sono tutte falsità rivolte al nostro movimento.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Bargi, le chiedo di avviarsi alla conclusione.

 

BARGI: Chiudo dicendo che la maggioranza, nella legittimità, può fare quello che vuole sui termini dell’ordine del giorno, ma lo faccia almeno ‒ chiedo ‒ senza venire a raccontare delle balle sull’azione politica degli altri Gruppi.

 

PRESIDENTE (Soncini): Invito i consiglieri, in generale, ad attenersi all’argomento e alla questione che stiamo trattando, quindi al progetto di legge di cui stiamo parlando. Siamo in dibattito generale.

Un attimo, do la parola io.

Vedo iscritto il consigliere Calvano.

 

CALVANO: Grazie, presidente.

Intervengo...

 

(interruzioni)

 

Non ho problemi. Basta che mi ridiate i quindici secondi...

 

PRESIDENTE (Soncini): L’ordine dei lavori ha la precedenza, però io vedo iscritti Mumolo e Rainieri. Chiedo scusa, Rainieri e Mumolo.

 

(interruzioni)

 

Scusate, se non parlate tra di voi riusciamo a capirci meglio. Già è complicato. La precedenza è dell’ordine dei lavori rispetto al fatto personale. Io non ho capito chi chiede la parola per fatto personale e chi per l’ordine dei lavori.

 

(interruzione)

 

Consigliere Rainieri. Stop.

 

RAINIERI: Come stop? Mi dà la parola?

 

PRESIDENTE (Soncini): Lo stop era rivolto all’aula e al dibattito che si era creato all’interno dell’aula.

 

RAINIERI: Okay. Pensavo “stop” ancora prima di parlare.

È stata depositata una richiesta di sospensione dei lavori per la convocazione urgente dell’Ufficio di Presidenza firmata da tre consiglieri. Essendoci la maggioranza in quella richiesta, chiedo che lei sospenda l’aula e che convochi immediatamente l’Ufficio di Presidenza. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Rainieri. È in arrivo la presidente Saliera. Va bene. Ho visto adesso la richiesta.

Consigliere Mumolo, per fatto personale.

 

MUMOLO: Grazie, presidente.

Forse dovremmo anche accordarci su come stare in quest’aula. Io non ho mai offeso nessuno, e credo che nessuno della minoranza possa dire di essere mai stato offeso da me. Credo di dovermi comportare in quest’aula non solo educatamente, come mi hanno insegnato, ma anche con uno stile in ossequio al luogo in cui ci si trova.

Sono stato accusato di dire falsità. Io ho detto semplicemente una verità, e cioè che se si continua con l’ostruzionismo è difficile arrivare ad approvare l’istituzione delle Commissioni. Chiedo che la presidenza tuteli i singoli consiglieri, quando vengono accusati di dire il falso, o comunque quando ci si rivolge a loro in maniera non consona, non corretta, perché potrei anche semplicemente respingere queste accuse, questa modalità, questi toni e queste parole al mittente: non lo faccio perché sono stato educato diversamente. Però chiedo che non ci si rivolga più alle persone in questa maniera. Si può dire semplicemente che la si pensa in maniera diversa, o che secondo il consigliere che parla i fatti sono svolti diversamente, senza bisogno di insultarci. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Calvano, a lei la parola.

 

CALVANO: Grazie, presidente.

Sono stupito dei 1.500 emendamenti depositati dalle opposizioni. Sono stupito per due ragioni. La prima è, ed è giusto che tutti lo sappiano, che questo provvedimento è stato approvato in Commissione. Ed è stato approvato in Commissione dopo che abbiamo discusso per ore di emendamenti, circa 300, presentati da Fratelli d’Italia e altri, alcuni presentati da altre forze politiche, alcuni presentati anche dal Partito Democratico e dalla relatrice. Devo dire la verità: pensavo, e lo penso tuttora, che le forze politiche a un certo punto, dopo una discussione come quella che c’è stata in Commissione, dopo l’approvazione del testo che c’è stata in Commissione, prendessero sostanzialmente atto che da parte dell’aula, della maggioranza dell’aula, con le sue responsabilità, indubbiamente, c’era la volontà di approvare questo testo.

Perché è la Commissione che ce l’ha già detto. L’aula diventa solo il passaggio successivo, previsto istituzionalmente, in cui è normale che ci sia dialettica istituzionale, però prendendo atto del fatto che la Commissione aveva già rappresentato che la maggioranza di quest’aula vuole approvare quella legge, piaccia o non piaccia, dentro o fuori.

È quindi evidente che i 1.500 emendamenti non stanno dentro una discussione, stanno dentro una strategia tutta strumentale, molto ideologica, che in realtà non prende atto del fatto che la maggioranza di quest’aula, dopo gli emendamenti fatti, dopo i miglioramenti fatti sulla legge, ha deciso di votarla. Ha deciso di votarla. C’erano queste condizioni alcuni mesi fa? Probabilmente no. Però, c’è stato un lavoro. C’è stato un lavoro anche dentro il Partito Democratico? Certo. C’è stato un lavoro nel rapporto dentro la maggioranza? Certo. E questo ha creato le condizioni perché la maggioranza di quest’aula oggi sia pronta a votare quel provvedimento.

Quindi, non siamo noi a dover spiegare o a doverci far carico di un ribaltamento dell’ordine del giorno. Siete voi che dovreste prendere atto del fatto che la maggioranza di quest’aula ha già deciso, in Commissione, che l’atto ritiene utile approvarlo, e ritiene utile approvarlo anche con l’obiettivo di poter, con i tempi che abbiamo di fronte, non solo discutere della Commissione sui fatti di Bibbiano, ma se non sbaglio c’è un bel progetto di legge per il microcredito a favore delle famiglie, ci sono altri provvedimenti utili a questa regione. E sapete perché sono stupito? Perché nel campo della destra ho sentito dire: “Siccome volete discutere di questo, non riusciamo ad occuparci di altro”. Ecco, se non riusciamo ad occuparci di altro, non è colpa nostra! Non è colpa nostra! Noi vorremmo occuparci di altro! Noi vorremmo occuparci di microcredito alle famiglie! Vorremmo occuparci della Commissione sui fatti di Bibbiano! Vorremmo occuparci degli altri punti all’ordine del giorno! Sta succedendo il contrario di quello che avete detto.

Voi, là fuori, state raccontando che, siccome facciamo una legge contro le discriminazioni, non discutiamo di altre cose. Poi, basta vedere gli atti di quest’aula in quattro anni e mezzo e uno capisce che anche questa affermazione è strumentale. Ma diventa ancor più strumentale alla luce del vostro comportamento qua oggi, perché potremmo discutere delle altre cose all’ordine del giorno, perché è importante la Commissione sui fatti di Bibbiano, ma è importante anche l’atto proposto dalla maggioranza sul microcredito, sono importantissime altre cose messe qua.

Allora, a fronte della vostra richiesta, io mi permetto di dire: prendete atto che c’è una maggioranza che quell’atto lo vuole approvare. Prendetene atto. È così. Lo abbiamo portato in Commissione, l’ha deciso già la Commissione.

 

(interruzione del consigliere Facci)

 

No, io non sto chiedendo di andare a casa, collega Facci.

Mi dispiace che il consigliere Facci intervenga, perché il consigliere Facci...

 

(interruzione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Lasciate intervenire il consigliere Calvano. Lasciate intervenire il consigliere Calvano senza commentare.

 

CALVANO: Presidente, la ringrazio molto.

Il mio obiettivo non era agitare ulteriormente il collega Facci e la destra. Vedo che si sono agitati. Mi dispiace. Il mio obiettivo era finalizzato a mettere una cornice a quello che è successo e a consentirci di provare ad andare avanti. Se non lo si vuol fare, noi ne prendiamo atto.

Giustamente, la Capigruppo e l’Ufficio di Presidenza hanno già deciso da tempo che si andava ad oltranza. Andremo ad oltranza per approvare tutto, fino ad arrivare, ovviamente, agli altri punti successivi alla legge contro le discriminazioni. Di questo mi dispiace. Ne prendo atto. Però, purtroppo, le condizioni ‒ mi pare di capire ‒ sono queste. Ho invitato a un atto di responsabilità, tenendo conto di quello che è successo fino ad oggi. Non se ne vuole prendere atto. Me ne rammarico.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Pompignoli, prego.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente.

Mi stupisco delle parole dell’ex Capogruppo, del segretario del Partito Democratico, Calvano. Se dovessi dare seguito a quelle che sono le sue parole, l’opposizione dovrebbe tacere su ogni provvedimento della maggioranza senza fare alcun tipo di discussione.

Prendo atto delle forzature che sta facendo il PD. Prendo atto del fatto che, da un certo punto di vista, a questo punto, loro li propongono, loro se li approvano, fanno tutto in casa e chiudiamo la partita, anche a livello regionale. A questo punto, la Regione sta andando avanti a forza di provvedimenti che la stessa maggioranza si approva e si discute. Però così non funziona.

Un procedimento democratico, tanto paventato dal PD, a questo punto, non diventa più democratico, ma diventa una forzatura e un’imposizione a non discutere sui progetti di legge. Mi dice che il provvedimento è stato mandato in Commissione e che ci sono state discussioni. Non è la prima volta che discutiamo di provvedimenti in Commissione e poi arriviamo in aula e presentiamo degli emendamenti. Non è la prima volta e non sarà sicuramente neanche l’ultima, questa, dove presenteremo degli emendamenti ai progetti di legge che ci portate all’attenzione.

Anche perché, da questo punto di vista, a questo punto, terminiamo ogni tipo di discussione, votiamo, e ovviamente, la maggioranza siete voi, vi approvate. Però, fate un atto nobile: fateci parlare, dando tempo agli uffici di sistemare gli emendamenti presentati dalla Commissione d’inchiesta di Bibbiano. L’ho detto inizialmente quando ho fatto l’intervento ieri. Non discutete del fatto che noi stiamo facendo opposizione su un progetto di legge a cui voteremo ovviamente contro perché non vogliamo, o vogliamo rimandare la discussione della Commissione d’inchiesta. È stato spiegato bene prima: abbiamo chiesto l’inversione, abbiamo chiesto tutta una serie di cose che ci sono state negate.

Oggi c’è la possibilità, e ci è stato rinfacciato di essere noi quelli che vogliono ritardare ogni tipo di discussione sulla Commissione d’inchiesta. Fate questo atto di nobiltà. Diteci: bene, parliamone, interrompiamo tutto, parliamo della Commissione d’inchiesta e poi ridiscutiamo su pdl oggetto di oggi.

Presidente, quanto a prendersi dei “burattini teatrali”, prendersi delle infamie dal Partito Democratico e dal Capogruppo Caliandro non è sicuramente diamo sicuramente spettacolo alla gente esterna che ci ascolta. Se a questo punto la discussione comincia a vertere su questi princìpi, è chiaro che troveranno terreno fertile. Però siamo in un’Assemblea legislativa e io credo che le offese debbano essere respinte al mittente. Ovviamente, questo è l’unico strumento che il Partito Democratico ha, ovvero, offendere, fare dei progetti di legge quello che loro ritengono opportuno, quindi se li votano, se li approvano; vogliono censurare le opposizioni, perché questo è. Dire “tanto noi abbiamo la volontà di approvare, è inutile che discutete su questo progetto”, questo è censurare le opposizioni. Questo l’ha detto il consigliere del Partito Democratico.

Ora, siamo arrivati alla fine? Vogliamo parlare della Commissione d’inchiesta? Lasciamo tempo e spazio all’aula per presentare e mettere a posto gli emendamenti? Noi siamo disponibili. Non credo che voi lo siate, però a questo punto vi assumete tutte le responsabilità.

 

PRESIDENTE (Soncini): Prego, consigliere Calvano.

 

CALVANO: Grazie, presidente.

Il collega Pompignoli avrebbe ragione, se in Commissione fosse stato approvato un testo senza un minimo di discussione…

 

(interruzione)

 

Io non interrompo mai. Presidente, le chiedo che loro abbiano rispetto degli interventi, perché io non li interrompo mai, mai!

 

(interruzione)

 

Va beh, ma c’è anche un rispetto individuale. C’è anche un rispetto individuale.

 

PRESIDENTE (Soncini): Ho chiesto più volte il rispetto, perché questa mattina ci si è parlato molto sopra. Chi interviene, interviene da solo. Il presidente dà la parola e la toglie.

Prego, consigliere Calvano.

 

CALVANO: Faccio prestissimo.

Avrebbe ragione, il consigliere Pompignoli, stra-ragione. Il problema è che in Commissione…

 

(interruzione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere…

 

(interruzione)

 

CALVANO: Prendo atto che mi vogliono censurare. Grazie, presidente.

 

PRESIDENTE (Soncini): Sto presiedendo io. Non ha chiesto la parola per fatto personale, il consigliere Calvano, stava intervenendo.

 

(interruzione)

 

Ha finito da pochissimi secondi. C’è stata flessibilità dell’aula. Poi, il consigliere Calvano è stato interrotto mentre interveniva, quindi quei secondi erano giusti. Comunque, aveva già finito.

Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

Prima di fare il mio intervento, chiedevo di capire quale sarà la conduzione dell’aula. Ho capito che ci sono gli emendamenti e sono allo studio, qualcuno ha richiesto di interrompere l’aula, vorrei capire un attimo di qui alle prossime ore che cosa succede. Dopodiché, eventualmente faccio il mio intervento. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Bertani, le rispondo, e rispondo anche all’aula.

È arrivata una richiesta da parte dei consiglieri Tagliaferri, Rancan e Rainieri: “I consiglieri regionali, membri dell’Ufficio di Presidenza, Rainieri, Rancan e Tagliaferri, chiedono la convocazione urgente di un Ufficio di Presidenza avente ad oggetto l’inversione di argomenti iscritti all’ordine del giorno dell’aula in corso”.

È arrivata una seconda richiesta da parte dei consiglieri Bargi, Facci e Galli: “I sottoscritti Capigruppo di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia chiedono, vista la convocazione dell’Ufficio di Presidenza, l’immediata convocazione della Conferenza dei Capigruppo al termine della seduta di Ufficio di Presidenza”.

Queste sono le due richieste che ho ricevuto. Il tema è che per votare un’inversione è semplice, non serve la convocazione dei Capigruppo, ma in questo caso la richiesta è quella di fare un Ufficio di Presidenza e una Capigruppo, che deve essere convocata dalla Presidente. Quindi, per correttezza istituzionale sto aspettando che arrivi la presidente Saliera, che è in arrivo. Nel frattempo, credo sia giusto continuare il dibattito generale, perché siamo in corso di dibattito generale, su un progetto di legge specifico. In questo senso, io ho richiamato anche chiedendo di attenersi all’argomento che stiamo trattando.

L’inversione è dell’aula. Se si vuole chiedere l’inversione...

 

(interruzioni)

 

Consigliere Bertani, prego.

 

(interruzione)

 

Non ho capito. Pensavo che lei volesse intervenire.

 

(interruzioni)

 

Per fatto personale?

 

(interruzione)

 

Consigliere Rainieri, nessuno non vuole dare la parola. Il tema è che il sistema sta cercando di dare la parola. Non sono io, come lei sa bene, che materialmente do la parola.

 

RAINIERI: Grazie.

Per fatto personale semplicemente perché il consigliere Caliandro ha detto che io voglio togliergli la possibilità di parlare e lo voglio censurare, cosa che non è assolutamente vera.

 

(interruzioni)

 

Calvano. Scusatemi. Calvano.

Io non voglio togliere la parola a Calvano e nemmeno lo voglio censurare. Dico solo che il tempo a sua disposizione era finito. Se lui ha qualche cosa da dire lo fa come fatto personale, se secondo lui sussiste, oppure lo fa sull’ordine dei lavori, ma non sulla discussione generale perché lui il tempo lo aveva già finito. Questo dice il Regolamento. Era già più di un minuto che parlava oltre il suo termine. Tranquillamente, se lui vuole parlare e ha qualcosa da dire sugli argomenti che fanno parte del fatto personale o sull’ordine dei lavori, nessuno ha nulla da dire. Lo ascolteremo con molto interesse. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Grazie, presidente. Ringrazio il sistema che mi dà la parola.

Cerchiamo di tornare un attimo nell’ambito di una discussione un po’ più seria. Mi rifaccio alle ultime parole del consigliere Calvano, che diceva che le condizioni per votare questa legge si sono concretizzate solo di recente. Io dico di no. Le condizioni per votare questa legge c’erano mesi fa. Una maggioranza in quest’aula per votare questa legge così com’era, c’era mesi fa. Il problema è che il PD, internamente, su questo aspetto era spaccato. Anche negli interventi precedenti il consigliere Calvano ci dice “le altre forze politiche”. II Movimento 5 Stelle ha presentato mesi fa una proposta di legge. Il Movimento 5 Stelle ha presentato emendamenti a questa proposta di legge. Il Movimento 5 Stelle aveva diritto ad essere relatore di minoranza di questa legge. Ma il Movimento 5 Stelle è volutamente stato tenuto fuori da questa discussione. Perché il Partito Democratico, piuttosto che pensare a difendere i diritti delle persone, pensava a mantenere un’unica faccia compatta e non divisa.

È questo che oggi ci ha portato in questo cul-de-sac: perché queste divisioni interne, queste crepe del Partito Democratico si sono rivelate anche oggi, e alla fine ci hanno portato in questo cul-de-sac.

Io vorrei far capire che oggi invece stiamo parlando di diritti delle persone, stiamo parlando di non discriminazione. Sarebbe un tema sul quale bisognerebbe parlare ed intervenire con un’estrema delicatezza. Io invece ho sentito da ambo le parti arrivare con le clave. Su questi temi, quando si parla di identità personale, di rispetto della persona, bisogna entrare con estrema delicatezza.

Mi dispiace che il PD, su questi temi di estrema delicatezza, si sia voluto arroccare sulle sue posizioni. Esprimo anch’io solidarietà alla consigliera Mori per le minacce e le ingiurie che ha ricevuto. Ma sicuramente non possiamo apprezzare il modo con cui ha condotto l’iter di questo progetto di legge, proprio perché ci si è voluti chiudere ed arroccare ognuno per difendere la propria riserva di caccia: chi ha la propria riserva LGBT, chi la propria riserva del mondo cattolico. Noi invece riteniamo che i diritti delle persone vadano tutelati, uscendo da queste logiche, uscendo dalle logiche ideologiche anche della destra, che come ribadivo prima, ha usato la clava, in questi giorni. Perché non si può dire che ognuno a casa sua può fare quello che gli pare, ma poi io quei diritti non li voglio riconoscere, perché un problema c’è. E il problema, come dicevano anche gli altri consiglieri, di tutela dei diritti della persona, del fatto che una violenza nei linguaggi e una violenza nelle azioni rispetto alle persone LGBT, rispetto a chi esprime un certo orientamento sessuale o una certa identità di genere, oggi c’è, quindi questa legge, questo intervento era importante.

Faccio outing: anch’io ritengo di ispirarmi ai valori della tradizione cattolica, ma oggi inserire all’interno di questa legge quell’emendamento, che oggi è un articolo, sulla GPA è una forzatura, perché un diritto o è un diritto o non è un diritto.

Voi oggi non potete dire: io ti concedo questo diritto di essere rispettato, di non essere insultato, di non subire discriminazioni, di non subire violenza, a patto che tu rinunci a discutere di altro. È come se oggi noi fossimo i padri costituenti che vogliono inserire in Costituzione il diritto di sciopero e avessimo detto che il diritto di sciopero lo concediamo, ma non si può manifestare contro il Governo in carica o non si può manifestare per entrare in guerra contro un’altra nazione. Il diritto di sciopero è un diritto e non lo si limita, finché non va a incidere su diritti di altri. Allora, il diritto di non essere discriminati è un diritto e non lo si limita rispetto ai temi sui quali si vuole discutere. Ed è qui che il PD si è incagliato.

Oggi, giustamente, non si deve parlare di GPA. La procreazione assistita è un tema delicatissimo, il tema degli affidi o delle adozioni a coppie omosessuali è un tema delicatissimo, che tocca la coscienza di tanti, che tocca le aspirazioni di alcuni e la coscienza di tanti, e non c’entra niente con questo dibattito. L’avete voluta infilare a forza, per cercare di rimanere voi compatti.

Io concordo che è un tema delicatissimo e sul quale anch’io ho la mia opinione, ma non deve entrare in questa tema dei diritti. Oggi voi, invece, l’avete voluto inserire forzatamente, vi siete inviluppati in questa discussione e avete dato il gancio alla destra, che in maniera ideologica non vuole questa discussione, perché per loro probabilmente è anche disturbante, ed è per questo che serve la promozione anche degli eventi culturali, per far conoscere anche un mondo, che ad alcuni mette in crisi le proprie credenze e anche magari la propria identità. Questa discussione ci deve essere. È ovvio che, poi, vanno tutelate tutte le altre discussioni, ma vanno fatte in altri ambiti.

Noi oggi voteremo convintamente a favore di questa legge, a parte un articolo, sul quale voteremo “no”. Su questo chiedo alla maggioranza dell’aula di votare insieme a noi “no”. C’è una maggioranza in quest’aula che può votare “no” a quell’articolo, per far diventare questo provvedimento una legge che difende i diritti.

Tutte le altre discussioni sono legittime e andrebbe fatto ‒ e qui concordo con il consigliere Paruolo ‒ un dibattito serio e pacato, senza tifoserie. Noi oggi ci siamo trovati fuori e in quest’aula con delle tifoserie. Temi così delicati non possono essere trattati dalle tifoserie. Su temi così delicati bisogna trovare dei punti di incontro, e i punti d’incontro si trovano solo se c’è una discussione pacata, che riconosce le richieste e le necessità dell’altro. Altrimenti non si arriva ad una soluzione, tanto che anche in Parlamento le soluzioni non si sono mai trovate.

Penso che una legge di questo genere, che parla anche di promozione culturale, debba servire ad aprire un dibattito. L’invito lo faccio sia ai colleghi della destra sia alle comunità LGBT, che a volte, forse, hanno usato e usano dei toni provocatori che danno voce alla clava che oggi alcuni colleghi, purtroppo, hanno utilizzato.

Ribadisco che noi oggi voteremo a favore di questo progetto di legge e che siamo disposti ad andare avanti in tutti i modi: ad andare avanti subito, ad andare avanti dopo, ad andare avanti per una settimana. Non c’è problema. Però, ribadisco, c’è una maggioranza in quest’aula che può votare tranquillamente “no” a quell’articolo.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Bertani.

Ci sono altri? Consigliere Pettazzoni, prego.

 

PETTAZZONI: Grazie, presidente.

Ho sentito alcune affermazioni da parte dei colleghi che mi hanno non dico “infastidito”, ma “ferito”. Parlo di alcune cose che diceva questa mattina la consigliera Prodi, dove pare che la destra, non ben identificata, sia responsabile di morte, di discriminazione. Poco fa il consigliere Bertani ha parlato di circostanze disturbanti che mettono in crisi la nostra identità.

Non credo che tutto questo, uno, rispecchi la realtà e, due, siano attributi, aggettivi nei quali possiamo riconoscerci.

Io sinceramente ho letto più volte questo progetto di legge. Devo dire che se lo devo ridurre ad un aggettivo, lo definirei pleonastico. Pleonastico perché credo che già nelle premesse il pleonasmo sia ben individuabile. Dire cioè all’articolo 1 che “i princìpi e le finalità sono di promuovere e realizzare politiche, programmi e azioni, finalizzate a tutelare ogni persona nella propria libertà di espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale, della propria identità di genere, nonché a prevenire e superare le situazioni di discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica”, mi sembra che sia una ripetizione bella, buona ed abbondante di quanto già la legislazione nazionale, e aggiungo il buonsenso, contemplano senza ombra di dubbio.

Quindi, partiamo da questo primo pleonasmo. Che si accompagna ad un secondo evidente pleonasmo, che sono i secondi fini. Secondi fini politici, economici, contemplati proprio nella legge stessa, all’articolo se non erro, 10 Norma finanziaria, dove per gli esercizi 2019, 2020 e 2021, si parla di oneri finanziari derivanti da questo tipo di attività.

Qualcuno, nel dibattito di ieri citava, senza se e senza ma, questo tipo di “rischio”, questo tipo di possibilità: ovvero, che questa sia una legge che non vada altro che a finanziare alcune attività rivolte a categorie ben precise, verso le quali il Partito Democratico strizza l’occhio, nella speranza di far fronte ad un’emorragia di voti che vi ha visto sconfitti nella maggior parte delle tornate elettorali recenti.

Un’altra cosa su cui voglio porre l’attenzione, e ne faccio una questione di metodo, non di merito, è la questione delle priorità. Io sento spesso, anzi, quasi sempre, il presidente Bonaccini, che non c’è e mi dispiace, parlare di ossessione: ossessione per il lavoro. Il lavoro dunque è una priorità per questa Assemblea, per questa Giunta, per questa maggioranza. Condivido pienamente che il lavoro possa essere la priorità numero uno verso la quale questa Assemblea e questa Giunta debbano lavorare nella direzione del lavoro, ma aggiungo nella direzione della sanità, nella direzione della sicurezza a 360 gradi, sia essa sicurezza per i cittadini nei trasporti, sicurezza idraulica, e tanto altro. Quindi, queste e altre per noi sono le priorità. E anche per voi perché, ripeto, il vostro presidente è il primo che dice che la priorità numero uno è il lavoro.

Quindi, se di ordine di priorità si potesse parlare, credo che questo progetto di legge non sarebbe da classificare ai primi posti, non sarebbe un codice rosso (per usare un termine ospedaliero) ma sarebbe un qualche cosa sul quale certamente vale la pena lavorare, sul quale certamente vale la pena investire tempo, ma una volta che sono state sistemate altre tematiche, secondo noi, più importanti.

Il consigliere Caliandro non mi ascolta.

 

CALIANDRO: Non sono obbligato.

 

PETTAZZONI: Lo so che non è obbligato. Le lascio l’opportunità di poterla rivedere in streaming.

La cosa immagino, almeno a mio parere, intelligente che avrei voluto dire ieri e per il quale ho chiesto tempo è la seguente: in questa legge non si parla di figli, si parla solo di diritti di adulti. Gli adulti, con questa legge, vengono tutelati a manifestare, a fare tutto ciò che ritengono opportuno della propria condotta individuale o della propria sessualità, ma nessuno parla di figli, nessuno parla di quelle che potrebbero essere le reazioni, le condizioni e le situazioni a cui verrebbero esposti minori adottati oppure che vivono con coppie che non sono le coppie tradizionali.

Ricordo un intervento, che mi è piaciuto tantissimo, di ieri del presidente del Partito Democratico emiliano-romagnolo Paolo Calvano, che ha ricordato a più riprese il papà e la mamma e gli insegnamenti che il papà e la mamma gli hanno dato fin da quando era bambino e che oggi, fortuna sua, perché non ho lo stesso privilegio, il confronto con i propri genitori lo può ancora avere. Quindi, l’idea di famiglia tradizionale, che in questo progetto di legge non viene minimamente contemplato dal punto di vista dei minori è un altro enorme deficit di questa legge, che ‒ ripeto ‒ guarda solo e soltanto agli interessi degli adulti.

Mi avvio alla conclusione, presidente, ricordando che questa legge porta in pancia una ripetizione, una grande ripetizione. Spesso e volentieri, praticamente in quasi tutti gli articoli, si parla di formazione e sensibilizzazione. Questi sono elementi ricorrenti, a partire dall’articolo 2 fino all’ultimo articolo. Formazione e sensibilizzazione. Lo scopo di questa legge, a mio parere, ma non mi ritengo un oratore intelligente così come sono stato apostrofato ieri, credo sia una sorta di cavallo di Troia per entrare nelle scuole, nel mondo dell’istruzione, nel mondo del lavoro, in tutti gli ambienti dove tentare un approccio, un tentativo di portare questo tipo di pensiero, questo tipo di cultura in maniera discriminatoria verso le culture tradizionali.

Convintamente voteremo contrari a questo progetto di legge. Ringrazio i colleghi della Lega e del centrodestra per l’apporto che hanno dato durante questo percorso. Mi spiace che sia andata per le lunghe questo dibattito e che andrà per le lunghe. Mi dispiace in ragione delle motivazioni che dicevo prima. Questa è un’Assemblea legislativa. Di fronte abbiamo una Giunta regionale. Dovremmo essere impegnati a fare altro, anche discussioni che proditoriamente sono state rinviate, spostate e, in pratica, quasi annullate.

Ripeto per l’ultima volta che, con convinzione, il nostro voto sarà contrario dal primo all’ultimo articolo, perché riteniamo che in un ordine di priorità questo provvedimento non sia da codice rosso, non sia nemmeno da codice bianco, ma sia una faccenda che avremmo tranquillamente potuto discutere in un altro momento.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliera Piccinini, ha esaurito il tempo.

 

PICCININI: Sull’ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE (Soncini): Prego.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Credo che oggi quest’aula abbia dato uno spettacolo indegno. La responsabilità è bipartisan. Ci tenevo a sottolineare la disponibilità del Movimento 5 Stelle a votare sia questo provvedimento, che ovviamente la Commissione d’inchiesta, e quindi andare ad oltranza, andare a venerdì, se vogliamo anche il week-end, e anche la prossima settimana, se ce ne fosse bisogno.

Inoltre, la spaccatura del PD è emersa in maniera chiara. Io su questo però vorrei chiedere da parte del Partito Democratico, visto che sono emerse questioni, dubbi…

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliera, stia sull’ordine dei lavori, se no le tolgo la parola. Sull’ordine dei lavori.

 

PICCININI: Chiederei al PD, rispetto ai nostri emendamenti e rispetto all’ordine del giorno, di motivare eventualmente il proprio voto, e capire, nel caso in cui venga respinto, le motivazioni.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Delmonte.

Chiedo di dare la parola al consigliere Delmonte, per cortesia. Consigliere Delmonte, non le vogliono dare la parola.

Consigliere Delmonte.

 

DELMONTE: Grazie, presidente.

Intervengo quasi per ultimo, del mio Gruppo, perché effettivamente parlare di questo tema, di questo progetto di legge, non è facile, e non lo si può ridurre…

 

PRESIDENTE (Soncini): Mi scusi, consigliere. Non la voglio interrompere, mi dispiace molto, ma non vedo comparire i minuti, quindi sono in difficoltà rispetto al fatto di non sapere quanti ne ha usati lei. Mi potete dire quanti minuti ha usato il consigliere?

 

DELMONTE: Tolgo e rimetto la prenotazione?

 

PRESIDENTE (Soncini): Sì, un attimo.

Se riusciamo a recuperare il verbale.

Ha venti minuti perché non è intervenuto, quindi. Prego, consigliere.

 

DELMONTE: Dicevo: parlare di questo progetto di legge non è facile, non lo si può ridurre a un dibattito da bar come effettivamente in alcuni casi sia i partiti di maggioranza, che alcuni partiti di opposizione lo hanno ridotto in questi ultimi mesi, ma anche all’interno di quest’aula, nelle ultime due giornate in cui abbiamo discusso. Tutto in nome di un finto… visto che i diritti di persone omosessuali e transessuali sono già degnamente scritti e impostati dalla nostra Costituzione italiana. In Italia, infatti, i rapporti omosessuali, sia maschili che femminili, sono legali sin dal 1890, quando è stato promulgato il nuovo codice penale. Una legge sulle unioni civili, poi, approvata a maggio 2016, garantisce la maggior parte dei diritti garantiti dal matrimonio. Il diritto di poter adottare, però, è stato l’ultimo rimosso dalla legge, pertanto la questione si è spostata su un piano diverso, su quello giudiziario. La stessa legge fornisce sia alle coppie omosessuali che a quelle transessuali che si trovano in una situazione di convivenza alcuni diritti fondamentali.

Noto, però, che la stessa maggioranza ha in parte condiviso queste perplessità da noi più volte evidenziate circa i profili di incostituzionalità del testo originario arrivato dal Comune di Bologna. Per quanto riguarda la finalità di questa legge, nel testo originale vi era al centro il concetto di omotransnegatività, eliminato poi dalla stessa maggioranza dopo aver cercato, senza riuscirci pienamente, di mettere d’accordo le due (o forse duecento, a quanto pare) anime presenti all’interno dello stesso Partito Democratico, quelle parti cattoliche che da sempre sostengono la famiglia e quelle parti che, invece, ne vogliono ridurre il ruolo sociale ed educativo.

Il testo richiede che ci sia un approccio positivo verso il fenomeno omosessuale, che non si riferisce unicamente nella stigmatizzazione dei comportamenti di discriminazione e violenza, cosa che sarebbe condivisibile e sostenibile, ma anche in tutti quegli atti, modi e comportamenti che non sono sufficientemente propositivi. Ed è qui che voi state andando a inserire un nuovo concetto, quello di eteronegatività.

Nei primi articoli del testo leggiamo di iniziative della Regione in ambito scolastico, associazionistico e sportivo, volte a combattere la discriminazione di genere. E le voglio andare a leggere queste parti di articoli, perché sono queste le parti importanti. Nell’articolo 1: “La Regione Emilia-Romagna promuove e realizza politiche, programmi e azioni finalizzati a tutelare ogni persona nella propria libertà di espressione”. Poi, però, mettete il CORECOM a controllare che qualcuno possa non esprimere liberamente la propria libertà di espressione.

Al comma 3 dite che “la Regione assicura l’accesso ai servizi senza alcuna discriminazione”. C’era bisogno di questa legge? Perché fino adesso avete garantito l’accesso ai servizi con alcune discriminazioni? O forse è completamente inutile, questo passaggio? Mi vien da dire – e qua mi sento di poterlo dire da uomo delle istituzioni – che, invece, in questa Regione si è sempre garantito l’accesso a tutti. Voi, invece, lo andate a specificare in una legge, evidentemente ammettendo che, fino ad oggi, è avvenuto il contrario.

Nel comma 5 dite che verrà nominata una persona all’interno della rete Ready – perfetto – nomina delegante mediante decreto del Presidente. Posso dire che, secondo me, immagino già chi sarà o soprattutto immagino già chi non sarà tra di voi?

All’articolo 2, al comma 1, ma anche all’articolo 3, al comma 1, andate sempre comunque a specificare, in ogni caso in cui voi vogliate fare qualcosa, le parole “nelle rispettive competenze”. Sapete perché? Perché sapete che non avete assolutamente le competenze per intervenire in merito. Ogni volta dite che lo farete nell’ambito delle vostre competenze perché non farete nulla, perché non avete nessuna competenza in molti degli articoli che qui andate a specificare.

Scorrendo, poi, arriviamo all’articolo 4, quello della promozione di eventi culturali, dove ci sono collaborazioni, anche concedendo contributi, con associazioni iscritte nei registri previsti. Collaborazione con associazioni. Che cosa vuol dire? Che fate direttamente collaborazioni? Vuol dire che non andrete più tramite bando, ma farete dei contratti di collaborazione diretta? Forse andrebbe specificato meglio oppure andiamo contro, a mio parere, a una certa discriminazione verso tutte quelle situazioni che, invece, non tratteranno questo tema.

Dopo arriviamo all’interessante articolo 5, quello che parla di materia socioassistenziale e sociosanitaria. Dite che coinvolgono le persone gay, lesbiche, transessuali, transgender e intersex. Io mi sono finto ignorante in materia qui fuori e ho chiesto ad alcuni di voi consiglieri del PD (alcuni di voi sanno benissimo che gliel’ho chiesto): “Scusatemi, io sono ignorante in materia. Sapete, sono uno della Lega, non leggo, non so leggere e non so scrivere. Cosa vuol dire transessuali, transgender e transex? Qual è la differenza?”. Tre di voi...

 

(interruzioni)

 

Scusatemi. Transessuali, transgender e intersex. Non so leggere.

Vi ho chiesto la differenza tra questi tre. Tre di voi mi hanno detto: “Ma cosa ne so io”. Ma di cosa state parlando? Cosa state andando a votare? Qui fuori voi, i vostri consiglieri, interrogati da me non sapevano la differenza.

 

(interruzione)

 

Ho trovato le persone sbagliate. Tre su tre, però. Evidentemente, non lo sapevano. Tra cui, tra l’altro, chi tra di voi dovrebbe occuparsi della parte socioassistenziale e sociosanitaria. Perfetto.

Comunque, non lo sapevate.

Andiamo all’articolo 6, in cui si dà mandato ai garanti e agli organi di garanzia di fare dei controlli. Ma come? Gli stessi garanti che non sono mai intervenuti in questi anni nel fatto di fare i controlli su quello che poi è emerso dalle ultime indagini? Gli stessi garanti che, interrogati e a cui abbiamo richiesto, tramite la presidente Mori, di venire a relazionare in Commissione, e non abbiamo ancora ricevuto nessuna risposta, né dalla presidente Mori né dai garanti degli organi di garanzia, che hanno paura di venire ad esporre ciò che hanno fatto in merito a certe situazioni? Se questo è l’organo di garanzia, siamo messi bene.

All’articolo 7, poi, istituite l’ennesimo osservatorio. Come se ad oggi, tutti gli osservatori, tavoli e sedute che abbiamo istituito sui diritti, sulle garanzie, sui servizi sociali avessero funzionato in qualcosa.

Torno poi all’articolo 8, sul tema Corecom. Quello che emerge da questa discussione, quello che scriveranno i giornali in merito a questa discussione, quello che hanno scritto e quello che è emerso dalla discussione in merito al caso di Bibbiano, si sarebbe potuto scrivere dopo l’approvazione di questa legge? Il Corecom dovrebbe vigilare sul fatto che quando si parla di situazioni che riguardano il mondo LGBT, ci sarebbe sempre dovuta essere una controparte in merito al tema. Quindi, è vero o no che volete garantire la libertà di espressione? A mio parere, con questo articolo, andate esattamente nella direzione opposta.

Ma questi sono solo alcuni degli articoli. Questa è la direzione che avete fatto prendere a questa legge, ed è la direzione che state facendo prendere a questa Regione, di fatto ammettendo che questa direzione questa Regione non l’ha mai avuta. C’è bisogno oggi, di una legge, per garantire dei diritti? Quali diritti sono negati, fino ad oggi, da questa Regione? Dovreste dircelo.

E qui tengo a dire una cosa chiara. Se volete concedere, con questa legge, soldi facili ad associazioni che vi sostengono politicamente, ditelo, siate onesti con quest’aula e con tutti i cittadini: forse fareste più bella figura.

Parlando poi del tema educativo, a livello educativo, negli ambienti scolastici assistiamo spesso ad episodi di bullismo – è verissimo – che vengono combattuti quotidianamente grazie al buonsenso di tanti docenti e assistenti scolastici. Ma non dimentichiamo che a monte di tutto ciò vi è un organo che funge da educatore primario contro le discriminazioni di genere, ed è la famiglia, famiglia che oggi in parte rinnegate. Quella famiglia, quell’istituzione millenaria che voi, con le vostre politiche finte progressiste ed impositorie, avete cercato di aggredire con le politiche del vostro ex Governo nazionale, e con le vostre politiche attuali, a livello regionale.

Scorrendo con gli articoli troviamo “Contributi elargiti per l’organizzazione di eventi culturali”: eventi culturali che abbiamo visto più volte sfociare in volgarità e spettacoli indegni, pur nel rispetto delle idee proposte. Volete sapere una cosa? Sono la stragrande maggioranza delle persone omosessuali, maschili e femminili, i primi a indignarsi delle manifestazioni organizzate da alcune associazioni del mondo LGBT, in cui vengono mostrate scene degne di un circo degli orrori, e a cui purtroppo vengono fatti partecipare anche i bambini, ignari di ciò che li circonda.

Mai da voi si è sentito qualcosa in merito a quei cartelli orrendi, che puntualmente, a ogni manifestazione LGBT, appaiono, di condanne a morte, di auspici di violenza nei confronti di un ministro; mai una volta avete limitato quella libertà di espressione.

Si cerca, con questo testo, di sponsorizzare manifestazioni come quelle di qualche tempo fa al Cassero di Bologna, in cui si parlava di affido e adozione al mondo LGBT. Manifestazione a cui hanno preso parte sia come oratori che come spettatore alcuni dei soggetti che oggi ritroviamo nelle misure cautelari dell’operazione “Angeli e Demoni”, nonché qualche consigliere di quest’aula.

Ma di che cosa stiamo parlando? Gente che metteva (me lo ricordo bene) i cuoricini arcobaleno sotto i post dei protagonisti in un sistema che toglieva figli alle famiglie, anche dietro l’accusa di omofobia. Adesso vuole approvare una legge regionale che conceda alle stesse associazioni LGBT uno status privilegiato e protetto non solo nei servizi sociali, come evidentemente in certi casi accade, ma in ogni ambito e settore del vivere comune, associazionismo, cultura, sport, addirittura comunicazione radio, tv e web. Un vero e proprio bavaglio.

Aggiungo che, in queste settimane, ho sentito ogni tipo di insulto e assurdità sul decreto-legge Pillon, in fase di discussione in questo periodo a Roma. Si parla di medioevo, di ritorno allo schiavismo delle donne. Ebbene, in realtà vi accanite contro un decreto-legge che elimina l’affido alle case famiglia, un decreto-legge che impone le videoregistrazioni dei colloqui con il minore e che salvaguarda la relazione sacrosanta tra il bambino e la sua mamma e il suo papà.

Bibbiano forse non vi ha ancora insegnato nulla e oggi in quest’aula lo state ampiamente dimostrando.

Perché dico questo? Cosa c’entra Bibbiano con questa legge. La stessa presidente, ieri, ci ha invitato a tornare in argomento, ma questo è proprio lo stesso argomento, signora presidente. Stiamo parlando di una legge ideologica, la stessa ideologia che compare fortemente presente nell’ordinanza del tribunale di Reggio Emilia, in particolare nel passaggio in cui dice, parlando di uno degli indagati, che “egli ha dimostrato la sua piena volontà di collaborare e aiutare soprattutto un altro indagato – non leggo il nome – e in ogni modo è significativa l’esplicita dichiarazione di disponibilità cristallizzata dalla sua viva voce”. In più, dice che “tutto questo è stato fatto con una forte ideologia”. Questo è quello che dice l’ordinanza ed è questo che voi state cercando di imporre come legge.

In più, devo dire che quello che state facendo oggi è testimoniato dal fatto che sia meramente una marchetta elettorale da quello che è stato dichiarato qui fuori, esattamente due settimane fa. Perché chi era qui fuori a manifestare che questa legge fosse approvata, che forse è qui anche oggi, perlomeno era qui ieri, vi ha minacciato dicendovi: “Attenzione, ci sono le elezioni regionali”. Avverte il rappresentante della comunità LGBT. Queste le dichiarazioni: “Se non passa questa legge, c’è il rischio che molta gente non vada a votare e che poi vinca la destra. Noi non vogliamo accada nulla di male a questa Regione”. Ecco come state lavorando, state lavorando sotto le minacce di perdere voti da parte di alcune associazioni.

Questo progetto di legge avrebbe meritato tutto un altro trattamento, visto che rappresenta, comunque, un aspetto importante della vita quotidiana di molti individui. Vi siete voluti far dettare i tempi dalle associazioni, dai gruppi autoregolati, che hanno voluto questa legge, e questo non vi fa onore.

Le realtà LGBT sono già tutelate dalla Costituzione. Questa legge, a nostro parere, non serve e forse anche la maggior parte di voi la pensa così. Chiunque ha bisogno di normalità, di tranquillità, chiunque ha il diritto di esprimere nelle giuste sedi il proprio amore e la propria sessualità. È giustissimo combattere le discriminazioni e gli episodi di bullismo, soprattutto nelle scuole, ma non si possono sfruttare determinati argomenti per elargire soldi pubblici facili a qualche associazione amica, per consolidare voti in vista delle prossime elezioni. Anche questo non lo dico io, ma le stesse associazioni, come vi ho appena letto.

Questa è semplicemente follia politica pura. Quello che avete avuto da ridire al vostro interno, guardate, è stato veramente pazzesco. Mi stupisco di alcuni di voi che hanno fatto campagna elettorale nelle parrocchie, che hanno speso parole per le famiglie in tutti i territori e che poi in queste settimane stanno andando dagli enti ecclesiastici del territorio a chiedere scusa. Alcuni di voi l’hanno fatto. Andare a chiedere scusa per quello che state approvando. Voi lo fate in camera caritatis, non lo fate, ovviamente, in pubblico, perché in pubblico dovete dire che siete assolutamente d’accordo su questo progetto di legge, che avete annacquato voi stessi con le vostre mani rispetto a quello originale.

Vi state piegando alle vostre ideologie opposte, l’un con l’altro, però alla fine non otterrete nulla di quello che ognuna delle vostre due parti voleva. Lo state facendo per meri fini elettorali, e lo vediamo anche dagli articoli di giornale, di continuo: slitta al 24 luglio, il clima è sempre acceso su questa legge e non pare raffreddarsi; il PD è pronto a lavorare tutta la notte, anche se un accordo tra i Democratici è quasi raggiunto (questo è di due settimane fa); un compromesso è in arrivo. Ecco la parola chiave: compromesso. Voi, che sbandierate tanto la tutela dei diritti, state raggiungendo questi diritti, che secondo voi sono negati e secondo noi, invece, sono già garantiti, attraverso un compromesso.

Voi state facendo un compromesso in primis con voi stessi. Ripeto, mi stupisco di alcuni di voi.

Devo dire che il clima al vostro interno è quasi ridicolo. Pone in ridicolo una legge che voi state portando avanti. L’avete espresso sui giornali e per chiunque conosca i meccanismi di quest’aula e di questa discussione è chiaro. Avete fatto slittare per sei mesi questa discussione. Avete preso in giro il Comune di Bologna e il Comune di Reggio Emilia, anche, che ha approvato questo atto, perché alla fine lo avete stravolto. Lo avete stravolto per accontentare la vostra anima cattolica, rappresentata da alcune persone all’interno di questo Consiglio. In realtà, non mi stupisce.

Qualche mese fa, anzi credo due-tre anni fa, forse, la mia memoria mi inganna, avevamo portato in esame un argomento all’interno della Commissione parità che trattava di questo argomento e parlava di come all’interno di una biblioteca di Casina, in provincia di Reggio Emilia, fossero stati esposti dei libri che parlavano di tematiche LGBT, e questo non è assolutamente un problema, ma che fossero stati esposti su quei tavolini di plastica, lì appositamente messi, alti 30 centimetri, per permettere di raggiungerli ai bambini piccoli.

Questo identifica esattamente quello che volete fare. Questa è una chiara scelta politica. Non volete darli a chi si può informare, a chi può leggerli, a chi può pensare con la propria testa e cercare di capire. Volete darli ai bambini piccoli, perché questo è il vostro modo di operare.

Ed è questo che noi vogliamo combattere, perché voi state cercando, con questa legge, di porre una censura, di far passare automaticamente quello che è un pensiero vostro, anzi, quello che è un pensiero, vittima e risultato del vostro compromesso.

Concludo semplicemente ponendovi un dubbio, un dubbio che davvero, da quando ho letto per la prima volta questo testo, quando è passato nel comune di Reggio Emilia, mi è sorto subito in testa: siete sicuri che quello che viene discriminato, e che dovremmo davvero combattere, non sia l’omosessualità in sé, ma l’ostentazione della stessa?

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere.

Ci sono altri in dibattito generale? Io non ho altri iscritti in dibattito generale. Lo dico per l’ultima volta: non ho iscritti in dibattito generale.

A questo punto do la parola alla relatrice di maggioranza, eventualmente per la replica, consigliera Mori.

 

MORI: Grazie, presidente.

È davvero molto breve, la replica, perché gli spunti sono stati tanti. Ho cercato di seguire il filo logico di tutti gli interventi, in particolare quelli di coloro che avversano il provvedimento. Devo dire che non è facile costruire una replica convincente, quando non esiste una comune grammatica valoriale. Quando, come presupposto del tutto sul merito della legge contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere vi è l’istigazione all’odio verso i destinatari della legge. Come si può replicare all’odio, che è un sentimento e non un’opinione, con ragionamenti politici? Come si può arginare l’incitamento all’odio travestito da libertà di espressione? Non si può, ma si deve.

Una democrazia compiuta è tale quando agisce in coerenza con lo stato di diritto e nel rispetto delle libertà, dei diritti fondamentali – diritti che sono prima individuali e poi collettivi – e del principio di uguaglianza.

Una società è aperta quando vi sia la disponibilità di accettare le critiche e le confutazioni altrui, ma democrazia non significa che si debbano accettare campagne denigratorie di manipolazione delle volontà individuali e dell’opinione pubblica. Sì, perché l’accostamento della legge in esame, quindi delle persone omosessuali a presunte condotte illecite in corso di accertamento da parte della Magistratura costituisce la volontà esplicita, corrosiva, irresponsabile di fare cassa sulla pelle delle persone.

Si devono, quindi, svelare le vere ragioni delle enormità messe in campo in queste settimane e delle evidenti contraddizioni emerse in quest’aula. Si passa dal considerare questa legge come pleonastica, come una legge manifesto, un giochino politico, una legge marchetta, quindi del tutto inutile, a considerarla la madre di tutte le ideologie e, finanche, una legge pericolosa. Come è possibile sostenere allo stesso tempo il tutto e il contrario di tutto? Semplicemente perché il problema non è la legge. Il problema sono le minoranze, il problema sono le persone LGBTI, il problema è l’ossessione, questa sì ideologica, di non considerare degne di rappresentanza le istanze di una parte della popolazione.

Ma tanto sono istanze della minoranza della minoranza della minoranza della minoranza degli emiliano-romagnoli, diceva ieri un illuminato collega. Appunto, è la tutela delle minoranze che garantisce il pluralismo in democrazia e salvaguarda dal pensiero unico e dalle derive autoritarie. Nella storia del nostro Paese, quando si sono cominciati prima a ignorare e poi a calpestare i diritti delle minoranze, non è finita benissimo.

Ecco, dunque, perché questa legge di periferia, senza alcun potere impositivo, desta cotanta levata di scudi, non in linea con il sentire diffuso, perché la partecipazione ai Pride è un sentire diffuso, perché questa legge è un riconoscimento esplicito e formale dell’esistenza di questo fenomeno, come lo fu la violenza contro le donne prima che diventasse sentire comune. Quanto tempo i centri antiviolenza hanno cercato di ribadire quanto di strutturale c’era della violenza contro le donne nella società? Ormai sembra diventata coscienza collettiva, ma quanto tempo ci è voluto?

Ebbene, il profilo del riconoscimento che questa legge vuole dare rappresenta la base preliminare perché una minoranza possa acquisire dignità di esistere, esistere davvero. Le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere esistono, e a negarne l’esistenza si fa un torto alle vittime di oggi e a quelle di ieri, in particolare a tutti coloro che furono internati nei campi di concentramento proprio perché omosessuali. È proprio così, dietro le nostre parole, i nostri ragionamenti, ci sono persone in carne ed ossa, ragazzi e ragazze, uomini e donne, famiglie che soffrono e che non meritano di essere stigmatizzate. Qui nessuno ce l’ha con l’uomo bianco, l’uomo nero, a meno che diventi la teorizzazione della supremazia bianca, ma allora siamo in un altro versante, e noi ci ribelliamo a questa negazione.

Si è parlato di formazione come indottrinamento. L’Emilia-Romagna, invece, per la propria esperienza, ha sempre teso a fare della competenza dei propri professionisti e degli operatori, nonché dell’appropriatezza della prestazione un obiettivo di qualità, che ci viene universalmente riconosciuto. Non sarà un’indagine delle singole responsabilità, che devono essere condannate aspramente, a cancellare una storia così importante.

Ringraziando tutti, soprattutto il collega Taruffi, che ieri ci ha fatto i nomi delle persone discriminate, oggetto e vittime di violenze, e lo ringrazio perché con la sua sensibilità ci ha portato a costruire un percorso intelligente e rispettoso, anche, di queste persone, ricordandone i nomi, perché esistono, ci sono, farei un appello, se posso permettermi, ma è un appello accorato. I colleghi dell’opposizione, almeno me lo dicono, spero che lo pensino, dicono che sono gentile, sono cortese. Si sono succeduti da parte dell’opposizione spesso interventi additando il Partito Democratico e la compattezza della postura politica come debolezza, come difetto. Noi non abbiamo un capo. Noi siamo persone libere in un partito plurale e democratico. Abbiamo raggiunto una sintesi. Vi prego di rispettarla, di rispettare il Partito Democratico e la maggioranza di questa Regione, perché la sintesi, che poi si svilupperà con il voto finale, va rispettata. Non sottovalutate questo potere, il potere del rispetto, e non confondete l’educazione con la debolezza. Non confondete la cortesia con la stupidità. Non confondete l’umiltà con l’ignoranza. Vi prego, portiamoci rispetto da uomini e donne liberi elette, degni di questo nome. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Mori.

La parola al relatore di minoranza, per la replica. Si prenota? Consigliere Facci, prego.

 

FACCI: Grazie.

Condivido: la collega Mori, effettivamente, è una collega molto cortese e molto gentile. Se voleva avere una conferma pubblica di questo riconoscimento, personalmente, ma credo di interpretare il pensiero dei colleghi, il pensiero che abbiamo glielo confermiamo.

Il tema però è un altro. Qui siamo in un ambito politico, quindi i giudizi personali c’entrano relativamente. Però condivido l’appello al rispetto, perché i toni, se vogliamo anche un po’ forti di questa discussione, di questi giorni, non fanno mai venir meno il rispetto.

Lei chiede rispetto nei confronti della vostra squadra, della sintesi che avete trovato; ebbene, io vorrei che ci fosse altrettanto rispetto per il nostro ruolo, perché se veniamo accusati, come è stato detto precedentemente, di sviluppare un ostruzionismo di fatto inutile, perché tanto la maggioranza ha già deciso cosa votare, ebbene, io credo che sia, passatemi il termine, offensivo nei confronti del nostro ruolo. Secondo questo presupposto, infatti, non dovremmo neanche entrare in quest’aula: i numeri sono netti, e sono impari.

Noi abbiamo detto che l’ostruzionismo che stiamo facendo su questo progetto di legge ha una sua logica, una sua causa giustificatrice. E lo abbiamo detto nel momento in cui abbiamo criticato fin da subito l’iter che è stato seguito per portare in quest’aula questo progetto. Non da ultimo, farsi dettare i tempi dall’Arcigay di Bologna, che ha svolto il proprio legittimo compito. Io rispetto la loro posizione; dico però che non deve essere un soggetto esterno a dettare i tempi di quest’aula. Credo che sia svilente se la politica si fa dettare i tempi da soggetti esterni, che certamente hanno un interesse diretto, anch’esso legittimo, dal loro punto di vista.

Rispetto per il nostro ruolo, quindi. Nel mio intervento di ieri, mi rivolgevo a tutto il personale, all’Ufficio di presidenza, a tutti i commessi, a tutto il personale che aiuta la nostra struttura ad andare avanti, ho già chiesto, per certi aspetti, di accettare le scuse per il superlavoro che gli andiamo in un qualche modo a far svolgere, ma fa parte degli unici strumenti che noi abbiamo a disposizione per poter rimarcare in maniera netta la contrarietà a questo progetto di legge, perché anche il numero degli emendamenti è proporzionale al grado di contrarietà rispetto al progetto di legge.

Prima di fare una riflessione generale in chiave politica che riassuma e sintetizzi quella che è stata la nostra posizione in questi due giorni, mi sia permesso di fare alcuni appunti personali. Lo vedo in aula, anche se in questo momento è un attimo distratto, comunque il consigliere Calvano ieri mi ha chiamato in causa, chiamandomi in causa in maniera improvvida, citando l’episodio del suo dialogo con la madre che gli chiedeva che senso c’era per questa legge e come motivo di convincimento, dice il consigliere Calvano, per far capire alla propria madre la bontà di questa legge, è stato riportato in maniera volutamente distorta uno dei 300 emendamenti che in Commissione è stato presentato a mia firma, dove non vi è in alcun modo l’accostamento, l’equazione realtà omosessuale uguale realtà pedofila. Questa è stata la chiave di lettura che avete dato voi. L’emendamento è grossolano, forzato o volutamente provocatorio, perché quegli emendamenti volevano rimarcare, come i 1.500 e rotti che sono stati depositati questa mattina, l’abnormità – è una metafora – di questo progetto di legge.

Se io avessi voluto offendere la comunità omosessuale, avrei ricordato cosa scriveva Mario Mieli a proposito di pedofilia, ma non l’ho fatto, perché ritengo che quel pensiero, pur autorevole vista l’importanza di questa figura come icona del mondo omosessuale, non sia un pensiero condiviso all’interno di quel mondo. Succede ‒ come succede ‒ anche nel mondo degli eterosessuali. Quindi, chi ha voluto mettermi in bocca quelle parole, interpretando forzatamente quell’emendamento, ha fatto torto prima di tutto alla propria intelligenza, oltre a cercare di offendere il sottoscritto o, in qualche modo, denigrare il sottoscritto.

Se il motivo di convincimento della madre di Calvano è stato questo, devo dire che Calvano, in maniera amichevole e ovviamente consentita, ha distolto la propria madre dai veri motivi per i quali, secondo il Partito Democratico, questa legge deve essere portata avanti.

Non pretendo, consiglieri del Movimento 5 Stelle e Gruppo Misto, di rappresentare... Avete rimarcato la dissociazione. Ci mancherebbe altro. Non ho mai parlato a nome vostro. Io sono relatore di minoranza perché le regole interne di questo ente stabiliscono i ruoli. Sicuramente interpreto la maggioranza delle minoranze, non interpreto il vostro pensiero, ma non mi sono mai arrogato questo ruolo.

Interessante la riflessione che ha fatto il collega Paruolo nel cercare di giustificare il perché improvvisamente la componente cattolica del Partito Democratico si è trovata a fare marcia indietro su un punto, a nostro avviso, importante di questa discussione. È un punto importante di questa discussione anche se riferito a una legge diversa, la legge n. 6/2014, tanto che noi l’abbiamo riproposto. Tra i 1.500 e rotti emendamenti, c’è anche l’emendamento originario, che peraltro noi stessi avevamo sottoscritto. Riteniamo che la Regione, nel dover dare dei segnali di civiltà... Più volte ho sentito dire dai colleghi della maggioranza il termine “civiltà”. Libertà, civiltà. Credo sia un segno forte di civiltà dichiarare in maniera netta e chiara che la Regione contrasta le pratiche della maternità surrogata, che sono una violenza nei confronti della donna, sono uno sfruttamento del corpo della donna. Giustamente andavano inserite come modifica alla legge 6 del 2014.

Il fatto che sia stata inserita la questione dei contributi alle associazioni è abbastanza risibile, passatemi il termine, perché sono i princìpi che si iscrivono nelle norme di legge, sono le dichiarazioni di fondo, gli elementi valoriali, che si scrivono nei provvedimenti legislativi.

Il fatto che abbiate abdicato a riconoscere questo elemento come un elemento giusto, di civiltà, da inserire, su questo credo che dobbiate fare i conti non certamente con noi, ma con il vostro orientamento di fondo.

Ho sentito parlare, dal collega Mumolo, ma anche dalla consigliera Mori, nella propria relazione finale, di atteggiamento irresponsabile, che vuole fare cassa sulla pelle delle persone. Ebbene, se io dovessi parlare di chi vuole fare cassa sulla pelle delle persone, avrei gioco facile a parlare di recenti episodi di cronaca che sono avvenuti nella sua terra d’origine, consigliera Mori. Ma ne parlerò, se mi rimane qualche minuto, in conclusione.

Non lo faccio, o meglio, lo faccio da un altro punto di vista – così rispondo al consigliere Mumolo, che chiede cosa c’entra la discussione su Bibbiano in questa sede. C’entra perché c’entra l’ideologia, nei fatti di Bibbiano, al di là delle questioni che possono costituire reato, e che verosimilmente lo costituiranno oppure no, che comunque oggi sono in qualche modo contestati. Ma i fatti, che possono anche non costituire reato, perché non necessariamente l’approccio ideologico a una determinata situazione costituisce reato, vivaddio, sarebbe la dittatura del pensiero unico, anzi forse è proprio questo progetto di legge che vuole andare a colpire il pensiero diverso, il pensiero di non adesione, quindi in un qualche modo a conculcare il diritto di pensarla diversamente, perché è così, perché la contrarietà nostra a questo progetto di legge è che si vuole colpire chi la pensa diversamente. Se si volesse colpire i fatti, i fatti che costituiscono reato e gli atti discriminatori, c’è già la tutela. È questo che io dico. Perché con questo progetto di legge si introduce un argomento ulteriore, una questione ulteriore, oltre alla tutela, che già esiste e che già tutela le persone, tutte le persone, che siano minoranze o che siano maggioranze, in quanto persone.

Allora, nel momento in cui si vuole andare oltre e dettare dei criteri, tra l’altro astratti, stereotipi discriminatori… Chi lo decide se uno stereotipo è discriminatorio? Lo decide la Capigruppo? Lo decide quest’aula? Lo decide la consigliera Mori? Lo decide l’Arcigay? Chi decide quando lo stereotipo è discriminatorio? Capite l’indeterminatezza e l’assoluta astrattezza di questi termini, che vogliono essere presi come riferimento per contestare, censurare comportamenti.

Se io dico che il gay pride è una pagliacciata o, meglio, molte manifestazioni – mi correggo – dei gay pride sono una pagliacciata, sono omotransnegativo, consigliera Mori? Forse sì. Secondo la vostra accezione, io sono omotransnegativo. Posso avere il diritto di dissentire da una impostazione? Io dico che ho questo diritto. Se io vado al gay pride e commetto un reato, già esiste una tutela costituzionale, penale per reprimere un eventuale reato che fosse commesso. Ecco perché questa è una legge ideologica, che vuole creare, di fatto, corsie preferenziali, che vuole introdurre il gender nei contesti in cui può essere introdotto. Ecco perché c’entra Bibbiano, perché a Bibbiano è emersa la prova provata dell’applicazione del metodo gender in un contesto socioassistenziale. Chi non lo capisce o è in malafede o non capisce. Ci può anche essere una via di mezzo. Magari è distratto. Posso pensare che, magari, molti di voi siano distratti su questo aspetto.

Io l’ho ricordato ieri, e non è una accusa. Io mi sono sentito, dopo l’intervento di ieri, attaccare a vari livelli per il fatto che avrei, in qualche modo, dato giudizi di colpevolezza. Nessun giudizio di colpevolezza. È tutto chiaro. C’è la registrazione, ci sono i documenti. Il giudizio di non colpevolezza in tutti i miei interventi che riguardano fatti di cronaca lo avete sempre visto come messo al primo posto. È un giudizio politico. Noi abbiamo il dovere di giudicare politicamente come si comportano le nostre strutture amministrative, i nostri servizi sanitari, in questo caso i servizi socioassistenziali. Abbiamo il dovere di farlo e di dare un giudizio politico. Il giudizio politico è questo: quando una realtà accertata, come quella, espressione ‒ forse può essere casuale che sia espressione, ma lo è, è un fatto; non è un giudizio; è un fatto ‒ di un mondo LGBT, decide le sorti rispetto a situazioni di affido e l’affido riguarda coppie omosessuali, oltre a un conflitto di interessi palese, c’è l’approccio ideologico al tema, c’è l’approccio ideologico nel momento in cui si svolge il proprio compito. Questa è la correlazione tra Bibbiano e questo progetto di legge, oltre al fatto che persone che in qualche modo sono coinvolte, valuteremo se colpevoli o no, ma oggi sono quantomeno coinvolte nei fatti di Bibbiano, hanno partecipato, verosimilmente indirettamente, o anche direttamente, alla realizzazione di quel protocollo sulla omotransnegatività, che di fatto è diventato il seme che ha portato questo progetto di legge qua, in questa sede: protocollo nato in Comune a Reggio Emilia. E allora, come si fa a dire che non c’è connessione? E la connessione, lo ripeto per l’ennesima volta non è sui fatti penalmente rilevanti. La connessione è sui fatti che hanno una matrice ideologica, quindi politica, quindi culturale: quella matrice che voi volete istituzionalizzare in un progetto di legge. Questo progetto di legge – mi spiace per il consigliere Paruolo, che pensa che alla fine tutto sommato possa passare – è un manifesto puro, di ideologia pura. E allora, come potete pensare che noi rispetto a questo progetto di legge possiamo accettarlo così, supinamente, solo per il fatto che siamo 12-13 e che voi siete in 30 e rotti? Come potete pensarlo?

Ecco perché noi, fino a quando avremo il diritto di parlare, anche solo dieci secondi in quest’aula, esprimeremo in maniera netta il nostro dissenso.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Facci.

Lascio la parola alla presidente Saliera, rispetto alle istanze presentate.

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

PRESIDENTE (Saliera): Prima di svolgere il lavoro a cui è tenuta l’Assemblea sull’articolato, sospendiamo l’Assemblea per l’inserimento, nell’articolato, dei diversi emendamenti che sono pervenuti.

Ho visto anche che nel frattempo sono arrivati da parte dei Capigruppo una serie di richieste, fra cui la convocazione dell’Ufficio di presidenza e la convocazione della Conferenza dei Capigruppo. Visto il periodo di sospensione, chiederei, senza convocare l’Ufficio di presidenza, perché non ha competenza nell’ordine dei lavori, eccetera, semplicemente un incontro con la presidente e i Capigruppo, per fare un po’ il punto della situazione.

Se vi fermate qui, ora l’aula è sospesa. Posso chiedere quanto tempo: presumibilmente qualche ora? Stabiliamo che per un’ora e mezza siete liberi. Però, poi cominceremo a convocare i Capigruppo e a mandare il messaggio per rientrare in aula.

 

(interruzione)

 

Significa alle ore 14. Proviamo per le ore 14, però previa verifica del lavoro che stiamo facendo.

Intanto chiedo ai Capigruppo se si fermano un momento qui con me.

 

(interruzione)

 

Va bene. Grazie del suggerimento.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 12,44

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Paola GAZZOLO, Emma PETITTI.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta ai sensi dell’articolo 65, secondo comma del Regolamento interno il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Patrizio BIANCHI, Massimo MEZZETTI, Sergio VENTURI.

 

 

LE PRESIDENTI

I SEGRETARI

Saliera - Soncini

Rancan - Torri