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276.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 3 DICEMBRE 2019

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

SESSIONE DI BILANCIO

 

OGGETTO 9139

Comunicazione del Presidente della Giunta sull’attuazione del Programma di Governo e Relazione del Presidente della Giunta all’Assemblea legislativa sull’attività della Giunta regionale nel 2018. (artt. 28, comma 2, e 46 comma 3, dello Statuto, e art. 19 del Regolamento interno)

 

OGGETTO 9085

Proposta d’iniziativa Giunta recante: «Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza Regionale – DEFR 2020». (Delibera di Giunta n. 1840 del 28 10 19) (232)

 

OGGETTO 9082

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Disposizioni collegate alla legge regionale di stabilità per il 2020» (134)

 

OGGETTO 9083

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2020-2022 (legge di stabilità regionale 2020)» (135)

 

OGGETTO 9084

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna 2020-2022» (136)

(Relazione di maggioranza, relazione di minoranza e discussione)

PRESIDENTE (Saliera)

IOTTI, relatore di maggioranza

BARGI, relatore di minoranza

PICCININI (M5S)

PRESIDENTE (Saliera)

CALLORI (FdI)

GALLI (FI)

FACCI (Gruppo Misto)

PRESIDENTE (Saliera)

MARCHETTI Daniele (Lega ER)

PETTAZZONI (Lega ER)

TAGLIAFERRI (FdI)

POMPIGNOLI (Lega ER)

POLI (PD)

CALVANO (PD)

 

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE (Saliera)

RAINIERI (Lega ER)

PRESIDENTE (Saliera)

 

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno

 

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

La seduta ha inizio alle ore 10,19

 

PRESIDENTE (Saliera): Buongiorno.

Dichiaro aperta la seduta antimeridiana n. 276 del giorno 3 dicembre 2019.

È computato come presente ai soli fini del numero legale, ai sensi dell’articolo 65, comma 1, del Regolamento, il presidente della Giunta Bonaccini, assente per motivi istituzionali.

Hanno giustificato la loro assenza il consigliere Bagnari e gli assessori Caselli e Venturi.

Le altre informazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno sono già state inviate a tutti i consiglieri e, pertanto, le do per lette.

 

(Le comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno sono riportate in allegato)

 

SESSIONE DI BILANCIO

 

OGGETTO 9139

Comunicazione del Presidente della Giunta sull’attuazione del Programma di Governo e Relazione del Presidente della Giunta all’Assemblea legislativa sull’attività della Giunta regionale nel 2018. (artt. 28, comma 2, e 46 comma 3, dello Statuto, e art. 19 del Regolamento interno)

 

OGGETTO 9085

Proposta d’iniziativa Giunta recante: «Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza Regionale – DEFR 2020». (Delibera di Giunta n. 1840 del 28 10 19) (232)

 

OGGETTO 9082

Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante: «Disposizioni collegate alla legge regionale di stabilità per il 2020» (134)

 

OGGETTO 9083

Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2020-2022 (legge di stabilità regionale 2020)» (135)

 

OGGETTO 9084

Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante: «Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna 2020-2022» (136)

(Relazione di maggioranza, relazione di minoranza e discussione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Cominciamo i nostri lavori relativi alla sessione di bilancio con la trattazione congiunta dei seguenti oggetti:

Oggetto 9139: comunicazione del presidente della Giunta sull’attuazione del programma di Governo e relazione del presidente della Giunta all’Assemblea legislativa sull’attività della Giunta regionale nel 2018 (ai sensi dell’articolo 19 del Regolamento interno).

La relazione sull’attuazione del programma di Governo, unitamente alla relazione della Giunta, sulla propria attività di cui all’articolo 46, comma 3, dello Statuto viene svolta nell’ambito della sessione di bilancio di cui all’articolo 99 del Regolamento.

Oggetto 9085: proposta di iniziativa della Giunta recante “Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza regionale – DEFR 2020”.

La Commissione Bilancio, Affari generali e istituzionali ha espresso parere favorevole nella seduta del 26 novembre 2019 con la seguente votazione: 24 voti a favore, 12 contrari e nessun astenuto.

Oggetto 9082: progetto di legge d’iniziativa della Giunta recante “Disposizioni collegate alla legge regionale di stabilità per il 2020”.

Il testo è il n. 18, licenziato dalla I Commissione nella seduta del 26 novembre 2019. È un progetto composto da 15 articoli.

Oggetto 9083: progetto di legge d’iniziativa della Giunta recante “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2020-2022 (legge di stabilità regionale 2020)”.

Il testo n. 19 è stato licenziato dalla I Commissione nella seduta del 26 novembre 2019 e consta di 19 articoli.

Oggetto 9084: progetto di legge sempre d’iniziativa della Giunta recante “Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna 2020-2022”.

Il testo è il n. 20, licenziato dalla I Commissione nella seduta del 26 novembre 2019.

Il progetto di legge è composto da nove articoli, con il parere del Collegio dei revisori dei conti sul progetto di legge n. 9084.

Il relatore della Commissione è il consigliere Massimo Iotti, che ha preannunciato di svolgere relazione orale. Il relatore di minoranza è il consigliere Stefano Bargi, che ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

I lavori dell’Assemblea sono organizzati con i tempi contingentati, pertanto i consiglieri e la Giunta possono intervenire nel rispetto dei tempi complessivi assegnati, così come descritti nella convocazione della presente tornata e concordati in Conferenza dei presidenti di Gruppo.

A proposito dei tempi, un’informazione: consiglieri, è bene che abbiate come riferimento per i tempi a disposizione non quelli indicati nel visore che avete sul tavolo, perché sono programmati solo fino a 30 minuti, ma quelli che invece vedete sui tabelloni. Dovete far riferimento a quelli. Altra comunicazione iniziale: questa seduta si svolge in un periodo che ha superato il quinquennio della legislatura, in quanto è finito; sono possibili quindi solo gli atti indifferibili ed urgenti, e non gli atti di indirizzo politico, come ad esempio ordini del giorno, risoluzioni, eccetera.

Se quindi presentati, non saranno messi al voto.

Ora possiamo cominciare con la relazione della Commissione.

La parola al relatore della Commissione, consigliere Massimo Iotti. Seguirà la relazione di minoranza del consigliere Stefano Bargi.

Prego, consigliere Iotti, ha la parola.

 

IOTTI, relatore di maggioranza: Grazie, presidente.

Arriviamo alla discussione oggi in aula di un documento importante, il bilancio 2020 e del successivo triennio. È un documento che pone la Regione in una condizione di estrema efficacia per quello che è stato il risultato di questi anni.

Il bilancio si fonda su un elemento fondamentale: nell’ottobre scorso, Governo e Regioni hanno sancito un accordo che anticipa la legge finanziaria nazionale, ma che nel merito introduce temi che consentono la previsione di spesa e di entrata che abbiamo all’oggetto. In particolare, la salvaguardia del sistema per quanto riguarda politiche sociali e trasporto pubblico locale; l’incremento delle risorse del fabbisogno sanitario nazionale, tema questo di grande importanza, un incremento di circa 2 miliardi per gli anni 2020 e successivi; un incremento di 2 miliardi per quello che riguarda anche l’edilizia sanitaria; un anticipo al 2020 dell’utilizzo dell’avanzo di amministrazione che consente una significativa capacità di nuovi investimenti sul territorio.

A questi vanno aggiunti l’adeguamento delle priorità di investimento relative a tutto il pacchetto Green New Deal, l’accelerazione degli investimenti nazionali e comunitari e la riduzione degli oneri sul debito. Questi sono i provvedimenti, che consentono poi di costruire, attorno a questo, tutte le previsioni di bilancio.

Il bilancio dal 1015 fa proprio il principio di pareggio, che concretamente significa non tenere in considerazione il risultato finale dell’anno precedente, né in termini di avanzo né di amministrazione, e questo naturalmente pone delle criticità.

Il bilancio, ripeto, in tutte le sue componenti parte da questi presupposti, con una capacità di investimento che si fonda su alcuni princìpi ispiratori. Intanto, il tema della pressione fiscale: in questi cinque anni questo tema ha avuto una caratteristica particolare, perché non c’è stato alcun aumento della pressione fiscale di competenza regionale, quindi un’invarianza assoluta, che viene mantenuta anche nel prossimo triennio. Inoltre, contenimento delle spese di funzionamento – ci torneremo, ed è un elemento che consente di liberare risorse –, promozione di politiche di investimento, quindi capacità di mettere una previsione di investimenti che siano assolutamente di sviluppo del sistema regionale e attuazione delle scelte fondamentali del programma di mandato, che con questo bilancio raggiungono il risultato finale.

Nel 2020, quindi, la Regione Emilia-Romagna parte da questi princìpi e si configura, quindi, come azioni in particolare di riordino e razionalizzazione, che consentono di recepire quanto il tema dell’accelerazione degli investimenti pubblici, per favorire, quindi, occupazione e reddito, sia un obiettivo non solo dei cinque anni di mandato, ma anche del futuro triennio.

In particolare voglio ricordare che tutto il sistema di spesa e di relazione è stato tenuto insieme dal Patto per il lavoro, che ha rappresentato un elemento trasversale di scelte e decisioni, ma soprattutto un tavolo di condivisione, che ha visto sedere al tavolo tutti i soggetti che in questa regione pongono le questioni decisive in termini di lavoro, occupazione e sviluppo.

I princìpi, quindi, ispiratori di questo bilancio sono in particolare consolidamento e potenziamento degli interventi sullo stato sociale e le politiche di contenimento tariffario, quindi tutta l’area che va riferita al sociale, al welfare, cito il Fondo per la non autosufficienza, confermato, anche per la quota regionale in aggiunta alle risorse nazionali, il mantenimento dei Fondi sulle politiche sociali, già finanziati in precedenza, anche a fronte della riduzione di risorse statali, e confermando gli interventi già introdotti in assestamento sia sul tema degli asili nido sia sugli affitti.

Da questo punto di vista, andando a verificare quella che è stata in questi cinque anni la capacità di spesa, a fronte di provvedimenti nazionali finanziari anche di riduzione dei trasferimenti e, quindi, di tagli, la Regione Emilia-Romagna ha mantenuto costante la capacità di spesa sia in termini assoluti che relativi e soprattutto la capacità di fare scelte in questa direzione.

L’attuazione dei programmi sui Fondi strutturali europei: anche da questo punto di vista credo che il risultato sia stato assolutamente positivo, in linea con la programmazione 2014-2020.

Tutti gli strumenti utili per la ripresa economica, per la competitività del sistema produttivo, in particolare per quello che riguarda sia l’occupazione complessiva sia per alcune aree particolari, e cito ad esempio quella a vocazione turistica.

La salvaguardia del livello della qualità di offerta dei servizi di trasporto pubblico locale, che ha rappresentato una voce sia di investimento che di spesa significativa, e che attraverso interventi in questo bilancio, anche di nuova introduzione, come la programmazione dell’elettrificazione progressiva delle ferrovie di competenza regionale e il consolidamento degli incentivi nell’intermodalità ferro- bus, che ha avuto buoni risultati e che questa volta significa una previsione attorno a 60.000 utenti che giornalmente possono beneficiare di questo provvedimento.

Per quanto riguarda gli investimenti per il dissesto idrogeologico, tema all’ordine del giorno anche nella settimana appena trascorsa, credo che il bilancio dia una prima fotografia del potenziale. È evidente che da questo punto di vista si attendono le decisioni del Governo nazionale per sostenere quelli che sono i piani già approvati, per i quali la Regione Emilia-Romagna ha avanzato una programmazione e una progettazione specifica.

Infine, le politiche culturali, i giovani e lo sport, per i quali, anche se in termini assoluti non hanno rilevanti voci di spesa, per quello che riguarda politiche culturali e sport, in questi cinque anni l’obiettivo di triplicare le risorse è stato mantenuto.

Noi partiamo quindi da una situazione per la quale il bilancio riesce a dare alcune risposte, in particolare la sanità. Sulla sanità, a livello nazionale, la legge di bilancio 2020 conferma la possibilità di un incremento di risorse pari a 2 miliardi, cosa non di poco conto; non si conosce tuttavia, allo stato attuale, il livello di finanziamento che verrà ripartito alle regioni. Voi sapete che abbiamo approvato un piano importante. Su questo credo che sarà impegno della prossima Amministrazione cercare di portare assolutamente a risultato.

Sulla sanità, visto che è stato tema anche di discussione generale, voglio portare solo un dato su quella che si chiama mobilità sanitaria interregionale. È quella materia per la quale i cittadini possono andare sui vari territori regionali e ricevere il trattamento sanitario gratuito previsto per la propria Regione.

Da questo punto di vista, i numeri iscritti a bilancio, quindi oggettivamente validi, parlano di una possibilità in positivo, della Regione Emilia-Romagna, di 302 milioni di euro, che a fronte di un accredito di mobilità attiva di 578 milioni, ne ha una di mobilità passiva di 276. Significa che la Regione Emilia-Romagna, in materia di sanità, ha un saldo presunto positivo da altre aziende sanitarie di altre regioni per 302 milioni.

Relativamente a tutte le altre materie, non mi dilungo. In materia di sanità posso confermare che tutte le previsioni che sono state portate avanti hanno un fondamento preciso in termini di bilancio.

Il finanziamento per quanto riguarda il welfare in termini complessivi, come detto, sulla non autosufficienza ha una capacità di 89,4 milioni di euro nel nostro bilancio, che verranno mantenuti anche successivamente, e come detto porta in totale 460 milioni di euro in tutta la Regione. Su questo la manovra per l’esenzione dal ticket, confermata anche nel bilancio attuale, soprattutto per le prime visite mediche per le famiglie numerose e per quello che è l’esenzione dal ticket con le fasce di reddito, ammonta a una cifra di 10,6 milioni.

Cambiando argomento, ma rimanendo sullo stesso tema welfare, la riduzione delle rette di frequenza per i servizi educativi per la prima infanzia è un provvedimento già preso nel bilancio precedente e viene confermato, viene allargato come capacità di spesa, e significa arrivare a dare sostegno alle famiglie per un servizio che in Emilia-Romagna è già ai primi posti nazionali, ma che si intende agevolare per quanto possibile.

Anche questo sta in una considerazione più complessiva, nel favorire occupazione e posti di lavoro. Nel complesso, le politiche di welfare ammontano a circa 53,7 milioni di euro per le politiche sociali e queste che poi vengono trasferite a beneficio degli Enti locali attraverso i piani di zona.

In particolare, spendo un po’ di tempo sulle politiche abitative. Durante l’udienza conoscitiva – lo dico per chi era anche presente, che lo può confermare – c’è stato un giudizio largamente positivo e ci sono state alcune segnalazioni. In particolare il tema dell’housing sociale è stato quello che più ha ricevuto indicazioni e suggerimenti. È stato emesso un bando da parte della Regione, recentemente, che ha trovato grande adesione di proposte a livello territoriale, forse anche sorprendentemente, ma questo significa che il tema dell’housing sociale, in particolare per progetti di innovazione, così come era il taglio in questa materia, ha trovato grande risposta di richieste. Questo ha prodotto il fatto che le somme a disposizione non hanno consentito la copertura di tutte le voci e richieste di finanziamento. Io credo che su questo non si possa che auspicare, per la prossima Amministrazione che gestirà la Regione Emilia-Romagna, così come detto in apertura, un sostegno in questa direzione, che significa in termini strategici andare incontro anche a quelle che sono le previsioni della nuova legge urbanistica, perché la chiave per i processi di rigenerazione non potrà che essere quella dell’housing sociale, in forme di affitto, di proprietà anche parziale convenzionata e differenziata, ma con un pacchetto di innovazione che gli ultimi atti ci dicono è stato molto gradito.

Per quello che riguarda altre voci in particolare di spesa, segnalo il Fondo regionale disabili, che è stato incrementato di circa 3 milioni e portato a 18 milioni di euro, successivamente quello che riguarda i programmi di edilizia scolastica, 600 nuovi posti sul territorio regionale, e tutto quello che riguarda il tema del terzo settore, che anch’esso richiede ormai innovazione del nostro stato normativo, e da questo punto di vista più che opportuna sarà una legge quadro complessiva.

Non voglio dilungarmi oltre, per cui mi accingo a esprimere alcune considerazioni generali.

Come detto, la manovra descritta prevede una spesa in bilancio corrente di 12,2 miliardi, come detto, in linea con quello che è stato il quinquennio di Amministrazione, di questi 8,4 sono sulla sanità, una riduzione di 50 milioni dell’indebitamento, che anche i revisori dei conti hanno sottolineato in termini positivi, investimenti per 1,44 miliardi di euro nel prossimo triennio, tenendo conto che dal 2018 al 2020 la stessa previsione parlava di 960 milioni di euro.

Questi sono i numeri complessivi. Potrei citare altre voci in particolare sugli investimenti. Vengono portate a termine scelte che sono state discusse e affrontate anche in termini di trasporti e di investimenti sul territorio. Credo che, da questo punto di vista, il bilancio finale porti a compimento quello che era il programma.

Mi fermo fino a questo punto, anche perché credo sia più giusto lasciare spazio alla discussione. Richiamo, infine, giusto per correttezza e per chiarimento del documento che abbiamo in discussione, che nella relazione del Collegio dei revisori dei conti – cito testualmente – sono state prese come positivamente il fatto di una iscrizione dei trasferimenti, quindi prudenziale, già attribuiti alla Regione, sia per quello che riguarda i Fondi di sviluppo e coesione e di edilizia sanitaria. Allo stesso modo le previsioni di spesa si attestano in maniera inferiore a quello che era l’assestato 2019, quindi una diminuzione prudenziale, in attesa di avere conferma di ulteriori risorse dalla manovra finanziaria nazionale, e quindi, alla fine, il limite della capacità di indebitamento risulta assolutamente compatibile, così come tutti i parametri obbligatori per legge relativi all’acquisto di beni e servizi, studi, consulenze, relazioni e tutto il resto.

Credo che da questo punto di vista, quindi, il bilancio per il 2020 e per il prossimo triennio conferma le previsioni, dà un’indicazione molto chiara sulle linee di sviluppo già tracciate in questa Regione, e quindi, da questo punto di vista credo significhi approvare per il 2020 una capacità di spesa in linea con quelli che sono i parametri di questa Regione che, lo voglio ricordare, è ai primi posti a livello nazionale e si attesta su quelli europei, in termini di occupazione e sviluppo.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Iotti.

La parola al relatore di minoranza, consigliere Bargi. Prego.

 

BARGI, relatore di minoranza: Grazie, presidente. Buongiorno.

Siamo ormai giunti all’ultimo bilancio che approviamo, di questo mandato, in quella che probabilmente sarà anche l’ultima Assemblea legislativa di questo quinquennio.

Mi riallaccio, partendo proprio dal mio intervento… Mi sia perdonato se ogni tanto magari divagherò su quella che consideriamo il bilancino di questi cinque anni e magari non starò così specificamente solo sull’oggetto in corso. Credo mi si possa perdonare per questo.

Inizierei proprio partendo da dove ha concluso il relatore di maggioranza poc’anzi. Noi siamo una delle prime regioni in Europa, e proprio per questo mi sembra quantomeno bizzarro che nel DEFR, e in questo caso nella sua nota di aggiornamento si faccia sempre riferimento al contesto internazionale, ma mai alla situazione, dal punto di vista europeo, di quelli che sono gli obblighi a cui ci richiama l’Unione europea. Prima ho sentito dire che siamo obbligati dal 2015 anche noi al pareggio di bilancio: sicuramente è una criticità, dice il relatore di maggioranza. Ma d’altronde, se viviamo in un contesto in cui si cerca di contrastare l’inflazione, o meglio, se questo è l’unico obiettivo della Banca centrale europea, di fronte a una situazione in cui l’Italia porta ancora una disoccupazione a doppia cifra, diventa un po’ difficile capire come misure orientate in questa direzione, che vanno a decretare poi come si devono muovere e come devono evolversi le politiche macroeconomiche degli Stati membri, possano poi andare a contrastare la congiuntura economica sfavorevole.

D’altronde, quando si vuole misurare qualcosa di non misurabile con unità di misura più classiche – perché non parliamo di fisica newtoniana, ma parliamo ovviamente del benessere, parliamo ovviamente della dignità del lavoro, parliamo di aspetti che difficilmente possono essere misurati – allora l’econometria ci viene incontro con concetti tipo il NAWRU, il NAIRU, il potenziale e via discorrendo, che influenzano pesantemente le scelte politiche ed economiche degli Stati membri. Una Regione come la nostra, che appunto è da traino nel nostro Paese ma trova dei primati anche a livello europeo, a mio avviso dovrebbe dire un po’ la sua anche rispetto a queste scelte politiche. Ovviamente questa non è forse la sede più opportuna, ma un passaggio credo fosse d’obbligo.

Venendo invece incontro a quella che è la congiuntura economica più nello specifico della nostra Regione, e quindi a quella che è la sua situazione dal punto di vista sia del mondo del settore produttivo sia di quelli che sono i rapporti con l’estero, vengono sempre citati ad esempio quelli che possono essere gli sbalzi dal punto di vista del mercato internazionale perché ancora oggi, come del resto in tutti gli ultimi cinque anni, la Regione presenta un trend positivo dal punto di vista economico soprattutto grazie al traino dell’export. Questo, se da un lato viene sicuramente letto come un dato positivo, dovuto anche, soprattutto dovuto alla capacità delle nostre imprese di farsi apprezzare nel mercato al di fuori del nostro Paese per qualità dei prodotti, per qualità dei servizi offerti, per la capacità anche di penetrare dei mercati diversi dal nostro, da quello europeo, ovviamente dall’altro punto di vista fa capire come noi siamo molto esposti, come economia emiliano-romagnola, a quello che è l’andamento del mercato internazionale.

Qui si fa riferimento adesso alla guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti. Vi potrei tirare in ballo quella tra Europa e Russia, che si è svolta proprio durante il nostro insediamento, che ripercussioni ne ha avute più nella nostra Regione e vede la nostra Regione come la seconda colpita a livello italiano, e che ha motivazioni prettamente politiche sulle quali non sto a tornare. Però, di fatto, fa capire come ancora oggi ci sia difficoltà a far partire il mercato interno in confronto a quello che è il traino dell’export, che però come sempre ci tiene esposti a quello che è il rischio delle oscillazioni di mercato.

Venendo, quindi, ad analizzare la parte interna, la componente interna della nostra congiuntura economica, i posti di lavoro per le persone nella fascia d’età tra i venticinque e i trentaquattro anni sono cresciuti molto meno. So che il tema della disoccupazione viene affrontato, da parte della Giunta e della maggioranza, come un obiettivo cardine. Ricordo quando il presidente diceva “lavoro, lavoro, lavoro, il lavoro è la nostra ossessione”, questo nelle prime Assemblee che facevamo nel 2015, e oggi sicuramente dal punto di vista occupazionale i dati sono migliorati, seppur poi, come sempre, bisognerebbe analizzare quante persone non sono neanche iscritte o non stanno cercando lavoro, quanti trovano lavoro diversamente da quello regolare, qual è la qualità e il potere d’acquisto di chi oggi trova un impiego.

Stavo appunto leggendo alcuni dati. I posti di lavoro per le persone nella fascia d’età tra i venticinque e i trentaquattro anni sono cresciuti molto meno nella nostra che nelle altre regioni, i posti di lavoro instabili e stabili sono diminuiti dell’11,3 per cento, quindi il calo della qualità, il tasso di infortuni mortali e inabilità permanente è salito del 25 per cento. Questo è un dato sicuramente da prendere in considerazione, forse che riguarda un po’ meno l’azione politica dell’Amministrazione regionale. Il tasso di irregolarità lavorativa è salito del 10 per cento: 208.000 occupati non regolari sono i numeri che ci vengono forniti relativamente alla nostra regione.

Dal 2017 in poi si è registrato un netto rallentamento della crescita delle start-up innovative, fino a un’inversione di tendenza nell’ultimo anno. È cambiata la composizione del mercato del lavoro, con forte contrazione per il settore primario delle costruzioni, le cui imprese, nonostante una forte decrescita negli ultimi anni, mostrano ancora il più alto tasso di entrate in sofferenza di tutto il nord Italia e un meno 50 per cento del fatturato.

L’artigianato, in particolare, sta attraversando un momento di forte decrescita della produzione e del fatturato, il che ha portato migliaia di attività a chiudere. Ogni anno il numero di imprese attive si riduce di più di 500 unità. I più colpiti sono i piccoli artigiani, le ditte individuali o le società di persone, e la situazione sta peggiorando con un calo dell’ordine del 3 per cento nel secondo trimestre 2019. Il settore dell’artigianato forte, che costituiva un terzo, fondamentalmente, delle partite IVA dell’Emilia-Romagna, sta subendo un contraccolpo pesantissimo. Noi che siamo in una terra che è diventata grande anche nei suoi prodotti manifatturieri in particolare di qualità grazie a questo settore, io credo che sia stato un po’ messo da parte, come più volte è stato sottolineato anche in udienze conoscitive dei bilanci degli scorsi anni, anche da parte dell’azione dell’Amministrazione. Avevamo sollecitato forme di intervento che, seppur possono incidere un minimo per quelli che sono gli strumenti della Regione, possono sicuramente dare una boccata d’ossigeno.

A questo, tra l’altro, aggiungerei il piccolo commercio, che oggi, al di là di quelle che sono le azioni politiche da mettere in campo come ente, soffre la concorrenza sia della grande distribuzione, che è molto più forte dal punto di vista del pricing e sulla capacità di fare investimento, sia dell’innovazione dell’e-commerce, che tende a fare una concorrenza veramente devastante a questa realtà, che però garantivano, fino a un decennio fa la possibilità di avere sicuramente dei redditi, e di inquadrare nel ceto medio gli imprenditori che avviavano questa attività, consentendo anche di rendere più vivi i centri storici delle nostre città, ma anche i quartieri con i negozi di vicinato.

Anche da quel punto di vista, quindi, a mio avviso serve una misura che vada più incontro alle esigenze di quelli che sono i segmenti in difficoltà, anche dal punto di vista espansivo da parte della Regione.

Il tasso di natalità delle imprese segna un meno 15,3 per cento. Al contempo, si registra un aumento del ricorso alla cassa integrazione, in particolare per quanto riguarda i dipendenti. Il numero di addetti del settore agricolo non ha ancora raggiunto i livelli pre-crisi, anzi, l’incidenza dei capi-azienda agricola con meno di quarant’anni, quindi i giovani che si dedicano all’impresa agricola, è diminuita del 22.8 per cento, mentre la produttività del settore della pesca è una delle più basse in Italia.

Nel 2018 il settore delle costruzioni ha generato una media di occupati dell’1.6 per cento registrato sull’anno precedente, che mitiga però solo in parte le forti perdite occupazionali registrate negli ultimi anni: meno 65.000 posti di lavoro dall’inizio della crisi.

È evidente quindi che i principali obiettivi del Patto del lavoro voluto fortemente da questa amministrazione, e più volte sbandierato come la soluzione alle problematiche relative all’occupazione, quindi l’attrattività, e in particolare il rientro di giovani che lavorano, soprattutto, magari, di chi potrebbe andare all’estero, o di chi oggi va fuori regione, e promuovere il lavoro dei giovani all’interno delle aziende, in particolare quelle agricole, non è stato raggiunto. Questo chiaramente non lo diciamo noi, ma lo dice la stessa nota integrativa al DEFR. Gli indicatori di contesto mostrano come questi dati purtroppo registrino ancora delle grosse difficoltà.

Per quanto riguarda la formazione professionale, altra tematica sulla quale negli anni ci siamo spesi anche proponendo alcune soluzioni, poi come spesso accade, scartate, non è più un’eccellenza, a livello europeo, quella della nostra regione, che ha perduto le caratteristiche di efficacia ed efficienza nell’attuazione delle politiche europee che la caratterizzavano fino a pochi anni fa.

Nel tempo quasi tutte le regioni hanno costruito i propri sistemi regionali di istruzione e formazione professionale per erogare, tramite enti di formazione, percorsi triennali e quadriennali che si sono rivelati efficaci nella prevenzione dell’abbandono scolastico e nella riduzione della dispersione scolastica e formativa, nella riduzione dei NEET, i giovani che non lavorano e non studiano, e nell’avvicinare il mondo del lavoro al mondo della formazione, a tutto vantaggio dei ragazzi stessi e della competitività del sistema produttivo territoriale.

Su questo mi verrebbe da aggiungere anche che qualche tempo fa avevamo proposto, sul bilancio previsionale 2017, una misura alternativa a quella del RES, sulla quale magari spendo due parole dopo, che prevedeva di andare a coprire, non soltanto per i giovani, ma anche per i disoccupati di lungo periodo, i costi dei corsi di formazione per consentire a queste persone di rimettersi sul mercato del lavoro. Quindi, non una forma di aiuto assistenziale, ma diamo un aiuto a chi però ci dimostra di rendersi disponibile. La misura fu poi cassata dalla maggioranza.

In Emilia-Romagna, invece, sono state approvate norme – ultima la legge regionale del 30 giugno 2011, n. 5 – che, salvo casi eccezionali definiti dall’articolo 11 della sopracitata legge, obbligano i ragazzi in uscita dalle scuole medie a iscriversi necessariamente presso l’istituto professionale (questo è l’articolo 6), da frequentare almeno per il primo anno, prima di poter chiedere il passaggio ai percorsi di istruzione e formazione professionale gestiti dagli enti di formazione, a partire dal secondo anno.

Questa impostazione ha dimostrato alla lunga i suoi limiti. Sono molti gli studenti che ogni anno lasciano il percorso scolastico di istruzione professionale cui si erano iscritti solo perché impediti dalla norma regionale di accedere direttamente a un percorso DFP. Mancano criteri di premialità nell’assegnazione dei contributi pubblici a quegli enti formativi che consentano di raggiungere alte percentuali di occupazione a chi frequenta i corsi proposti così da spingere a un costante aggiornamento dell’offerta e a un rafforzamento del dialogo con le imprese private.

Questo era il contenuto di un’altra proposta, anch’essa direi congelata più che bocciata, nel senso che c’era stata data un’apertura; andiamo indietro sempre di due o tre anni, quando noi chiedevamo di introdurre la premialità per quanto riguarda l’assegnazione dei contributi agli enti di formazione accreditati basata sulle percentuali di occupati che escono da quei corsi. Ci sembrava una misura sensata, che oltre a produrre magari qualche economia va soprattutto a incentivare un continuo ricambio di quella che è l’offerta formativa e soprattutto un dialogo molto più stretto con il mondo imprenditoriale, sia per andare a stabilire quali sono le figure professionali del domani, quindi quelle ricercate dal punto di vista dell’offerta, sia per consentire già direttamente a chi frequenta questi corsi di potersi inserire.

Per quanto riguarda le misure di politica sociale di questa Amministrazione, mi duole dire che questo bilancio viene utilizzato anche un po’ come un manifesto elettorale, se non fondamentalmente utilizzato nello specifico per poter affrontare al meglio l’imminente campagna elettorale per le regionali, nel senso che questa misura, come il resto, sulla quale questa Regione aveva sbandierato la sua profonda convinzione di intervento, e noi avevamo criticato fortemente la misura perché misura assistenziale, era stata fortemente lanciata come la bandiera delle politiche sociali da parte di questa maggioranza, con 70 milioni di euro previsti sugli anni di intervento. Tra l’altro, per quelli ad oggi stanziati, abbiamo registrato che un 40 per cento sono andati a stranieri, che costituiscono solo il 12 per cento dei cittadini emiliano-romagnoli. Quindi, capiamo bene di che tipi di cifre si parla e la sproporzione di questo strumento. Non vorrei che proprio questi numeri abbiano in qualche modo fatto drizzare le antenne alla maggioranza e alla Giunta in particolare, che, approfittando dell’introduzione del reddito di cittadinanza, ha cassato la misura, per dedicarsi, invece, ad aiutare le famiglie, in particolare per quanto riguarda gli asili nido, tra l’altro misura da noi fortemente sostenuta. Neanche a dirlo, tutti i nostri Governatori eletti che battono bandiera Lega hanno fondamentalmente introdotto misure di questo tipo, anche ben più forti e con più convinzione della Regione Emilia-Romagna. Qui sembra un po’ buttata lì, una tantum, sul prossimo triennio giusto per portare a casa un risultato da sbandierare in campagna elettorale.

Il sistema dei trasporti. Passando al tema dei trasporti pubblici, a nostro avviso è ancora oggi inadeguato, ma neanche a nostro avviso dato che lo dice anche la nota di aggiornamento al DEFR, dove negli indicatori di contesto viene evidenziato ancora come gli utilizzatori dei mezzi pubblici per raggiungere i luoghi di lavoro siano tra i più bassi in Italia. Il numero dei passeggeri è basso per gli standard del nord Italia e i posti per chilometro sono ancora scarsi.

Le infrastrutture della viabilità hanno trascurato tutto ciò che esula dalle dorsali principali e le principali opere regionali sono ferme da decenni. Non voglio aprire il capitolo, sul quale siamo intervenuti più volte, delle opere pubbliche, ma se vogliamo parlare di quello che è il trasporto su gomma dobbiamo dire che, se l’obiettivo che ci si è dati e si è sbandierato più volte era quello di ridurre l’utilizzo del mezzo su gomma, le percentuali dimostrano che, effettivamente, abbiamo ottenuto l’obiettivo esattamente opposto.

Non so se è vera – non si è capito se è vera o se è falsa, se è uscita sui giornali una mezza spifferata, questo non l’ho ancora ben capito – la decisione della Giunta di cedere le tratte ferroviarie di ferro a RFI entro il 2020, un passaggio che contraddice gli stessi obiettivi del PRIT, ma gli stessi princìpi di autonomia, che poi dall’altro lato sbandieriamo quando andiamo a chiedere maggiore autonomia differenziata.

Le ferrovie emiliano-romagnole sono state penalizzate negli ultimi anni dalla scarsità degli investimenti della Giunta regionale, e la gestione di RFI non sarebbe conveniente, né economicamente, né soprattutto, dal punto di vista del raggiungimento degli obiettivi sbandierati dal PRIT, che ancora oggi non è stato approvato, e spetterà alla prossima composizione di questa Assemblea approvarlo.

Ovviamente, se lo diamo in mano a chi ha già detto che ci sono reti di non interesse a livello nazionale, può solo voler dire ridurre ancora di più la situazione delle reti collaterali della nostra regione, quindi non facciamo altro che peggiorare una situazione che a nostro avviso si è voluta forse tenere un po’ sotto tono, proprio in previsione di questa cessione.

Vengo a un tema che abbiamo avuto modo di toccare con mano di nuovo, perché succede tutti gli anni e tutti gli anni torniamo a parlarne, ovvero, quello del dissesto idrogeologico. La nostra regione è nettamente la più a rischio in Italia, dal punto di vista della pericolosità idraulica e della sua rilevanza rispetto alla popolazione residente in zone a rischio.

Per decenni, le Giunte di centrosinistra che si sono susseguite nella nostra Regione, hanno sempre respinto l’idea della realizzazione degli invasi a monte, dei corsi d’acqua, strategici per il territorio, ricorrendo a un ambientalismo che fa tutto tranne che tutelare e preservare il territorio e, aggiungerei, soprattutto preservare le vite umane. Noi non possiamo vivere costantemente con la paura della piena, non possiamo, ogni volta che vengono due gocce di pioggia più del solito, avere l’emergenza nelle zone vicino ai corsi d’acqua. La nostra Regione è percorsa da corsi d’acqua importanti.

È vero, l’alluvione del 2014 qualcosa ha insegnato, e dopo trent’anni di fermo su questi interventi, abbiamo visto qualcosina muoversi dal punto di vista degli interventi di struttura per mettere in sicurezza le opere idrauliche. Però, spesso e volentieri, parlo soprattutto di un caso che posso

toccare con mano, perché è vicino casa, del fiume Secchia, abbiamo visto interventi che sono stati operati per resistere ad eventi di piccola intensità. Di solito si usa il tempo di risposta nel caso di interventi di questo tipo, come indice di criticità che può sopportare le opere costruite. Noi usiamo un tempo di risposta TR 20, di vent’anni, quando, in realtà, anche dal punto di vista accademico sono intervenuti illustri esperti, soprattutto nella nostra provincia, Modena, a dire: guardate, ragazzi, che per un’opera di questo tipo, per evitare il rischio di andare sotto ogni piena, servono interventi almeno di TR100 o TR200, che hanno anche un rapporto costi-benefici più alto e quindi ci consentirebbe di avere anche questa tipologia di vantaggio sui tipi di interventi. Quindi, manca questo grande piano.

Inoltre – abbiamo un emendamento che depositeremo – noi continuiamo a insistere perché vediamo nella legge di stabilità i 3 milioni messi a disposizione per i prossimi tre anni sulla prevenzione e continuiamo a vedere cifre più alte, più del doppio, oltre a 6 milioni sull’intervento in emergenza. Sembra quasi che si dia priorità a intervenire in emergenza piuttosto che a intervenire prevenendo quella che è la situazione di grave difficoltà. Questo chiaramente rimane un punto di forte criticità che in cinque anni non abbiamo mai mancato di segnalare e di proporre alternative con i nostri emendamenti.

Sicurezza. Sulla sicurezza i dati sono molto negativi. Le nostre città sono in fondo alle classifiche; pressoché negli ultimi cinque anni abbiamo potuto vedere ogni tipo di classifica che riguarda gli indici di sicurezza nelle nostre città. Forse solo per gli omicidi siamo sopra la media nazionale, ma per tutto il resto, ce lo dicono anche gli indicatori di contesto, siamo saldamente al di sotto della media del nostro Paese. Vediamo, ad esempio, soprattutto nell’ultimo anno l’aumento delle lesioni, da 3.745 a 3.787, con un aumento dell’1,1 per cento; le violenze sessuali, più 12 per cento; le truffe, più 17,9 per cento; i reati in materia di stupefacenti, più 7,6 per cento.

In realtà sui reati predatori siamo veramente molto in sofferenza. Capisco che la Regione non abbia forse la piena competenza dal punto di vista della sicurezza degli interventi in questo senso, ma non possiamo neanche girare la testa dall’altra parte e far finta che il problema non esista, se abbiamo le spalle abbastanza grosse per poterlo affrontare.

Abbiamo avuto un impatto pesante della legge sul riordino istituzionale, che ha comportato un aumento spropositato di sedi. Siamo passati da 58 ad agosto 2015 a 107 nell’anno seguente al riordino. Il totale dei costi di locazione, infatti, ha subìto un aumento già a dicembre 2016 che poteva registrarsi complessivamente in 12 milioni e rotti.

Legge anche questa corsa in avanti per prevenire il momento in cui verranno a mancare le Province, poi in realtà qualcosa è successo, qualcosa è rimasto in stand by e quindi la grande fuga in avanti per primeggiare, tipica della nostra Regione, ha portato oggi a una situazione in cui bisogna rimettere mano e intanto all’aggravio dei costi.

Tema autonomia, vero percorso di cambiamento istituzionale, da noi fortemente sostenuto, se non altro sulla linea di princìpi. Manchiamo ancora di capire quali funzioni esattamente si propone la Regione Emilia-Romagna, e non parlo solo delle materie, ma delle singole funzioni all’interno delle materie, di portarsi in capo come gestione, quindi di conseguenza quali costi oggi lo Stato per quelle funzioni/personale impiega, quindi quanto bisognerebbe andare a trattare. Ma credo che questo sia il problema minore di fronte al fatto che questo Governo, contraddicendo la pur debole proposta avanzata dalla nostra Giunta, sembra volgere la testa dall’altra parte.

Cerco di andare veloce, perché vedo il tempo scorrere.

I derivati. Tutti gli anni la ricordiamo questa bellissima manovra sbagliata, per il resto non solo della Regione, ma di tante Amministrazioni pubbliche tra il 2004 e il 2006, che sono ricorse a questi strumenti. Oggi, tra l’altro con una lungimiranza che sembra proprio la lungimiranza di un non vedente in questo caso, non sono stati in grado di prevenire quello che oggi è un danno che viaggia intorno ai 12-13 milioni di euro all’anno, buttati via per voler in qualche modo seguire forse un suggerimento di partito? O un suggerimento finanziario? Non lo so neanch’io, perché evidentemente la manovra non reggeva allora e non regge oggi.

Sul tema sanità dovrei fare una relazione a parte, ma almeno mi sia concesso di far notare alcuni comportamenti un po’ bizzarri tenuti dall’Amministrazione regionale, che prima interviene per la chiusura dei punti nascita, e convintamente, lo ricordo, ne abbiamo parlato anche ultimamente in occasione di alcune discussioni sulle risoluzioni, interviene sulla chiusura dei punti nascita perché non rispettano gli standard di sicurezza, quindi poiché non c’è sicurezza bisogna chiudere i punti nascita, salvo poi oggi vedere il presidente, in campagna elettorale, che viaggia soprattutto nell’Appennino dove ci sono state le chiusure più eclatanti, se non altro per questioni di distanze chilometriche e per difficoltà anche a viaggiare su quei territori, e spostandosi su quei territori va a dire “se vinciamo magari li riapriamo”. Verrebbe da dire, allora, che non era un problema di sicurezza per i pazienti, ma era un problema diverso, forse di conto economico, nel senso che, quando sbagli l’investimento e hai bisogno di portare i pazienti a curarsi al centro, perché se no non regge l’opera centrale, ovviamente devi andare a togliere a qualcun altro. Del resto, o tagli la spesa o aumenti i ricavi. Fondamentalmente funziona così per le aziende private, mi viene da dire che funziona così anche per le Aziende sanitarie.

Grazie, presidente.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bargi.

Chiedo all’assessore se intende intervenire ora o dopo. Bene.

Apriamo la discussione generale congiunta su tutti gli oggetti che ho elencato in apertura. Chi chiede la parola?

La consigliera Piccinini ha chiesto la parola in discussione generale. Prego, la parola alla consigliera.

 

PICCININI: Intervenivo sull’ordine dei lavori, prima che chiuda la discussione generale, perché stiamo discutendo di un emendamento che vogliamo presentare, quindi nel caso chiederei cinque minuti di pausa. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Mi scusi, non è in chiusura, è appena aperta, la discussione generale, quindi i consiglieri possono intervenire e lei può presentare l’emendamento fino alla fine della discussione generale. Magari, un po’ di attenzione.

L’ho aperta in questo momento, la discussione, non ho ancora iscritti. Siamo in discussione generale.

Chi chiede la parola?

Consigliere Callori Fabio, prego, la parola.

 

CALLORI: Grazie, presidente.

Ascoltando le relazioni di maggioranza e di minoranza, e avendo anche partecipato alle Commissioni, penso che non sarà una sorpresa il fatto di dire che sicuramente questa legge di bilancio deve essere bocciata.

Bocciata per due motivi: uno, perché chiaramente è una legge di bilancio che non rappresenta i nostri valori e le nostre priorità; due, perché è una legge di bilancio improntata sul 2020-2021, 2020, anno in cui si va alle elezioni. È chiaro quindi che ha una duplice bocciatura.

Per entrare nel dettaglio, però, e analizzare qualche tema, partirei con la sanità. Tante, troppe volte, si continua, lo vediamo anche negli incontri televisivi, a vantare la sanità emiliano-romagnola come modello nazionale, ma se poi si va sui territori, si parla con le persone, si parla con chi ha bisogno, questa sanità attenta, precisa, puntuale, con i tempi corti, non c’è. Quindi, sicuramente sul tema sanitario c’è tanto da fare, soprattutto da fare per quelle persone più deboli, quelle che hanno problemi, quelle che hanno bisogno, che non possono aspettare mesi per delle lastre, non possono aspettare mesi per delle visite. Soprattutto non si può pensare che chi ha delle malattie particolari o rare debba andare fuori regione di tasca sua e pagare per farsi curare. Questa è una sanità che non vogliamo in Emilia-Romagna, ma vogliamo una sanità che sia più vicina al cittadino. Infatti, non ritorno a dire quello di cui si è parlato prima, ma sicuramente una sanità vicina, quindi non chiusure, ma aperture. Non è importante fare tanti ospedali, ma è importante fare anche case di cura piccole, che però sul territorio possano essere vicine a quei cittadini che essendo in stato più disagevole non possono arrivare ai grandi centri.

Voglio parlare anche di tutto quello che è il sistema della viabilità, il sistema dello sviluppo delle infrastrutture. Noi andiamo a fine legislatura senza avere approvato il PRIT. Non c’erano i tempi tecnici, si è detto. È chiaro che questo è un grosso danno per il territorio emiliano-romagnolo, per il territorio che rappresento, piacentino, ma soprattutto anche perché si svicola da cosa si voleva fare veramente. Per evitare di dire che le risorse non ci sono per fare certe opere, non si approva, così eventualmente non si scontenta nessuno. Questo non va bene, perché abbiamo territori con tanti problemi di viabilità. Soprattutto si vuole puntare su una viabilità che non aumenti l’inquinamento, ma se non si fanno investimenti in infrastrutture, soprattutto per quanto riguarda la rotaia e il ferro, è chiaro che avremo sempre più macchine, avremo sempre più persone che utilizzano il mezzo privato anziché utilizzare i mezzi pubblici, anche perché più volte vediamo che i mezzi pubblici non sono poco inquinanti, ma molte volte sono più inquinanti delle auto private.

Per non parlare, poi, dei danni che son partiti da questa Regione, parlando di plastic tax, con la Regione prima in Italia che doveva eliminare la plastica, subito è stata recepita in prima istanza dal Governo centrale e ha prodotto una legge che oggi è un dramma per la nostra regione. È un dramma, ma chi ha portato avanti e ha voluto che questa fosse la prima Regione a plastica zero deve farsi anche un mea culpa e deve assumersi la responsabilità di quello che è stato fatto. Quindi, non si può dare la colpa al Governo e non mettere il simbolo del partito in un manifesto elettorale, ma bisogna avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, perché da Piacenza a Rimini gli imprenditori sanno nomi e cognomi di chi ha voluto tutto questo.

Per non parlare poi del turismo. Anche nel turismo abbiamo visto un disequilibrio fra le varie aree e le varie zone emiliano-romagnole, perché molte volte anche sul territorio – parlo principalmente di quello piacentino – non c’è la sufficiente attenzione di venire e conoscere le realtà che ci sono, le bellezze che ci sono, e di poterle valorizzare, ma tante volte si riversano risorse su altri territori perché magari sono più compatibilmente e politicamente interessanti rispetto al nostro.

Per concludere, penso che si sia dato poco spazio, poca condivisione e poco confronto alle categorie economiche. Infatti, leggiamo dalle relazioni che vengono fatte che sono relazioni non positive, soprattutto per quanto riguarda la burocrazia, e anche quella regionale non è stata ridotta, soprattutto perché sono stati introdotti dei codici, e ricordo il CIR per quanto riguarda, per esempio, il turismo, che vanno ad aumentare sicuramente la burocrazia e il controllo su tutto quello che è il mondo del privato, non dando spazio, invece, alla libera autonomia dei cittadini di poter fare investimenti e far soprattutto aumentare il volume d’affari.

Come dicevo prima, questo è un bilancio da bocciare. Prima parlavo con qualche collega e dicevo che mi auguro – ne sono convinto – che sia l’ultimo bilancio che vede l’Emilia-Romagna redatto e approvato dal centrosinistra, perché sicuramente quel 26 gennaio avremo una nuova visione dell’Emilia-Romagna, una Emilia-Romagna che potrà avanzare e sicuramente segnare quel passo che ancora oggi non segna.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Callori.

Altri iscritti in discussione generale?

Consigliere Galli Andrea, prego, ha la parola.

 

GALLI: Grazie, presidente.

Con il bilancio di previsione 2020 della Regione Emilia-Romagna siamo di fronte a una manovra da 12,2 miliardi di euro, oltre due terzi dei quali, esattamente 8,4 miliardi, investiti sulla sanità regionale. A questo proposito apro un piccolo spunto sulla discussione avuta qualche settimana fa col presidente Bonaccini, quando diceva che la sanità emiliano-romagnola “è ottima, a prescindere”. È chiaro, presidente Bonaccini, le direi, se lei fosse qui, che con 8,4 miliardi ogni anno investiti sulla sanità, che vuol dire 16-17-18.000 miliardi delle vecchie lire, è il minimo avere una sanità buona, o addirittura, paragonata ad altre regioni, ottima. Quando si investe molto, si spera che almeno qualcosa resti.

È un bilancio che ad una lettura anche solo superficiale, risente in modo notevole della vicina scadenza elettorale, ed è altrettanto evidente il tentativo, da parte della maggioranza uscente, che ha valutato evidentemente in molte delle sue azioni la concreta possibilità che il 26 gennaio questa Regione cambi finalmente prospettiva politica e colore politico, che va detto, non si sa quale sia più, se dobbiamo valutare i manifesti elettorali del governatore uscente, Bonaccini: il rosso con cui si era presentato cinque anni fa ha cambiato colore talmente tanto che è diventato un verde. Quindi, la possibilità concreta di una sconfitta elettorale è qualcosa che non fa dormire sonni tranquilli alla maggioranza.

Il tentativo di strizzare l’occhio ai vari portatori di interesse sul territorio, stakeholder, se dobbiamo usare il termine tanto grato e tanto gradito a chi governa questa Regione, è un tentativo di ricercare il consenso perduto, un’attenzione in extremis che in questi cinque anni non è mai stata così puntuale. È evidente: scoprire, alla fine di un periodo scolastico, che il giorno dopo ci saranno gli esami, senza appello, perché ricordiamoci che il 26 gennaio nel nostro sistema elettorale regionale non è previsto un appello, un ballottaggio, cioè un sistema che dia la possibilità alla maggioranza di avere una seconda occasione, ma si potrà a turno unico, quindi un esame senza appello, per questa Amministrazione. Ribadisco, quindi, che il presidente Bonaccini ha certamente elementi per non dormire sonni tranquilli, per usare un eufemismo.

In questo contesto, l’aumento degli investimenti triennali previsti per quasi 500 milioni salta sicuramente agli occhi, perché è oltre un terzo in più rispetto agli anni precedenti, quindi quest’anno in qualche maniera si è deciso di investire in maniera notevolmente superiore agli anni precedenti, ed è evidente il motivo. Si avvicina l’esame: cerchiamo di far vedere che almeno i compiti li abbiamo preparati.

Sulle singole misure legate alla detassazione, al sostegno a famiglie, è difficile non essere d’accordo con quanto leggiamo al bilancio preventivo. Ma sono le tempistiche e la continuità delle stesse, dopo la scadenza elettorale, per intenderci, che lascia qualche perplessità. È evidente che molte di queste misure risentiranno di chi governerà la Regione dopo il 26 gennaio, quindi manca quella certezza di prosecuzione degli investimenti che lascia almeno un poco perplessi. È evidente che una Regione importante come l’Emilia-Romagna non inizia e non finisce il 26 gennaio, ma una programmazione attenta negli anni non può non tener presente questa scadenza, questa importante cesura fra la vecchia Emilia-Romagna e la nuova Emilia-Romagna.

Sulle singole misure, al di là dei numeri non mancano le contraddizioni fra le dichiarazioni di indirizzo politico e i fatti. Il filo rosso della manovra a fini elettorali è evidente e più che un filo è una vera e propria autostrada. A volte si cercano degli indizi, delle molliche di Pollicino che possano far capire qual è la strada seguita da una maggioranza nelle sue scelte politiche, ma queste mollichine, questo filo rosso non sono un sentiero, non sono una mulattiera, ma una vera e propria autostrada che fa capire chiaramente quali sono le intenzioni di questa maggioranza.

Alcune manovre sono palesemente elettorali, palesemente di intenzione per quello che si potrebbe dire – permettetemi il termine – una marchetta elettorale. Non posso non leggere in questo modo, in chiave elettorale, la riduzione, che di per sé è positiva, di 12 milioni dell’IRAP, 12 milioni di euro, per le imprese situate nella montagna. Per questa misura, come per altre, non si può non dire “perché non l’avete fatta prima?”. È chiaro, non l’avete fatta prima perché era una delle tante carte che avete tenuto per gli ultimi mesi, per il rush finale.

La Giunta regionale ha puntato molto in termini di comunicazione su questo dimezzamento dell’IRAP, ma il punto chiave che emerge dal bilancio, al di là di questa mossa propagandistica, è la mancanza di investimenti strutturali sulle zone di montagna. Non si può non essere d’accordo su una riduzione della tassazione; questi 12 milioni sono sicuramente una cosa positiva, sono sicuramente una cosa su cui ci troviamo favorevoli, ma sono mosse che non prevedono un rilancio vero, strutturale, organico, una soluzione dei problemi della montagna.

Un anno fa mi sono trovato a un dibattito pubblico con il presidente Bonaccini, che su questo tema dello sviluppo della montagna spese in quell’occasione molte carte, spese molte parole. Questa riduzione dell’IRAP fu sicuramente avanzata e proposta, ma credetemi, colleghi, per chi vive la montagna questi 12 milioni sono poco più di una mancetta, sono poco più di una buona intenzione, ma non risolvono i veri problemi.

È previsto un fondo da 10 milioni di euro per contributi alle giovani coppie che vogliono comprare casa in montagna. Anche questo, come si può non essere d’accordo su manovre del genere? Ma non si tengono in conto i veri problemi di chi vive in Appennino. Ricordo, per i colleghi che non conoscono o non ricordano bene la morfologia della nostra regione, che un terzo della nostra regione è montagnoso. Quando parliamo con qualcuno di altre regioni o qualcuno che non conosce bene l’Italia, l’Emilia-Romagna viene immediatamente percepita come Pianura Padana, viene percepita come una zona di pianura senza particolari difficoltà di comunicazione od orografiche. Un terzo della nostra regione è formato da montagne, da zone con difficoltà di movimento, e va ricordato. Del resto, se pensiamo che su questo tema la viabilità ha molte strade nelle nostre montagne ridotte a mulattiere, a mulattiere, e uso un termine su cui forse potreste non essere d’accordo, perché le mulattiere fanno ricordare un sentiero dismesso, un sentiero malmesso, ma non si può non pensare a mulattiere quando molte nostre strade sono normalmente interrotte per lavori di manutenzione causa frane, la manutenzione delle strade è sempre più problematica, tant’è vero che bastano due dita di neve, e sottolineo quello che è successo a Pavullo, nel Modenese, più volte, dove con due dita di neve la città è rimasta isolata o si sono formate file lunghe 10-12 chilometri. E in quel caso vorrei sapere, in caso di emergenza, cosa si sarebbe potuto fare.

A un’azienda, sempre per rimanere a Pavullo, si può anche togliere completamente l’IRAP, ma se non si riescono a portare le proprie merci a valle, se non si riescono a portare le materie prime in azienda, se i propri lavoratori possono avere difficoltà a raggiungere l’azienda, queste misure sono dei contentini, ma non risolvono il problema.

I 10 milioni messi al bilancio per la manutenzione straordinaria delle strade sono un buon inizio, ma sono pochi se li spalmiamo su tutto il territorio regionale. Penso, ad esempio, al comune di Montefiorino, che ha problemi di viabilità: di questi 10 milioni a Montefiorino quanti ne arriveranno? Poche migliaia di euro probabilmente, insufficienti a risolvere i problemi di viabilità.

Se le aziende di montagna rischiano l’isolamento, questo ha conseguenze non solo sull’immediato, ma evidentemente diventa difficile anche pensare a formarsi una famiglia, pensare a costruirsi un futuro per sé e per i propri cari. La tentazione di abbandonare le nostre montagne, per colpa di una viabilità e di altre infrastrutture mancanti o non efficienti, fa sì che la nostra montagna tenda a spopolarsi. È una cosa molto grave. Pensate che nella montagna modenese, nel Frignano, su dieci comuni che formano l’Unione dei Comuni del Frignano solo due sono in saldo attivo come numero di abitanti e come età media, solo due, Pavullo e Serramazzoni, che infatti sono anche le realtà economicamente più vitali. Gli altri comuni conoscono uno spopolamento costante da molti anni, conoscono un invecchiamento costante della popolazione da molti anni, due indizi, spopolamento e invecchiamento, che fanno mal pensare sul futuro delle nostre montagne. Una montagna spopolata, una montagna abbandonata vuol dire meno manutenzione, meno attrattività. È un cane che si morde la coda. Meno gente va in montagna e meno risorse saranno presenti, meno risorse saranno presenti e meno strade ci saranno, meno strade ci saranno e spariranno i posti di lavoro. In questo loop negativo avremo, alla fine, una montagna abbandonata, una montagna maltenuta, che avrà conseguenze anche sugli abitanti della pianura, ricordiamolo. Quando la montagna non segue i propri fiumi, le precipitazioni meteoriche, vuol dire che in valle avremo precipitazioni che non saranno state seguite, avremo alluvioni, avremo quello che da troppi anni si ripete, nella nostra regione, sistematicamente tutti gli anni.

Noi, in Emilia-Romagna, tutti gli anni, e lo sottolineo dieci volte, abbiamo una provincia che finisce sott’acqua: vi sembra normale, colleghi della maggioranza? Vi sembra normale che un anno tocchi a Parma, un anno a Modena, un anno Bologna, e poi si ricominci il giro? Non credo che si possa esser contenti di una manutenzione del genere delle nostre montagne.

Ma un altro dei vanti della Giunta Bonaccini, oltre a quello della riduzione dell’IRAP nella montagna, è l’abolizione del superticket sanitario per oltre 30 milioni. Anche questa è una cosa positiva, ma non si può non dire: Bonaccini, perché ti sei ricordato di farlo adesso e non nei quattro anni precedenti, quando sempre governavi questa Regione? Perché hai tenuto questa risorsa positiva solo all’ultimo momento?

È chiaro: una misura positiva usata negli ultimi mesi di pre-campagna elettorale ha un certo effetto. Fosse stata usata due, tre, quattro anni fa, sarebbe stata dimenticata, passata in cavalleria, come si dice. Ma oltre all’abolizione del superticket, io vorrei chiedere al presidente Bonaccini: di fronte a questa misura positiva, perché ci sono state altre misure negative, tipo quelle che abbiamo affrontato in questi anni, in questo Consiglio regionale, infinite volte? La chiusura dei punti-nascita della nostra montagna: Pavullo, nel modenese, Borgotaro, Castelnuovo Monti, quindi i problemi che riguardano tutta la nostra regione. Chiudere i punti-nascita, oltre a creare un disagio notevole alle famiglie con donne in attesa di partorire, crea problemi enormi per chi progetta di costruirsi una famiglia. Ma con quale volontà uno può avere un figlio a Fiumalbo, quando sa che l’ospedale di cui potrà avere bisogno è distante un’ora di automobile, se tutto va bene? Perché in caso di nebbia, di ghiaccio, di neve, eventualità che in montagna accadono con una certa regolarità da alcuni milioni di anni, certamente questo parto può essere visto come un problema e non come una gioiosa opportunità.

Il limite di 500 parti all’anno, che è un limite che è stato teorizzato a livello nazionale, non ha tenuto presenti le difficoltà oro-geografiche presenti in montagna. Non si può pensare che il limite dei 500 parti possa valere a Sassuolo o a Modena e non possa essere tenuto in valutazione per numeri minori in zone in grave difficoltà.

Aggiungo un inciso: se a questa difficoltà noi aggiungiamo piccoli, vorrei dire trucchi, ma chiamiamole sviste, dove i chilometri da percorrere, i minuti di percorso vengono falsati, vengono ridotti, quando nella realtà, in condizioni normali, sono maggiori. Assistiamo allora a un tentativo di mischiare le carte. Sono almeno quattro anni che noi chiediamo di rivedere quelle valutazioni che hanno portato alla chiusura dei punti nascita e per quattro anni tetragona questa Amministrazione ha negato il rifacimento di quei conti.

Ho parlato personalmente col Ministro Lorenzin, quand’era Ministro della sanità, che mi ha detto “è impossibile riaprire i punti nascita, quello che è stato deciso è stato deciso”. Oggi, ultimi mesi di legislatura, ultimi mesi di campagna elettorale, questa Amministrazione col suo presidente Bonaccini scopre che in effetti si potrebbe rivalutare. Non so quanti emiliani e romagnoli ci staranno ascoltando in questo momento, ma certamente dovranno sapere che questa misura, come altre, è legata alla scadenza del 26 gennaio. Passato il 26 gennaio, gabbato lo santo.

Sono certo che tutte le parole spese in questi ultimi mesi sulla possibilità di riaprire i punti nascita sarebbero immediatamente cancellate nel caso che questa Amministrazione malauguratamente dovesse vincere le elezioni. In quel caso, il punto nascita di Pavullo, di Borgotaro, di Castelnuovo ne’ Monti e di Porretta (mi ero dimenticato nell’elenco Porretta, che in questa Assemblea regionale gode di un ascolto molto attento del collega Facci e del collega Igor Taruffi, porrettano illustre), tutti i punti nascita della nostra montagna… Questi ospedali di montagna hanno diritto a un occhio di riguardo. Il limite di 500 parti all’anno va sicuramente cancellato, come è successo in altre realtà italiane, che hanno probabilmente Regioni più attente o politici più vicini alle esigenze del territorio, dove questo limite è stato abbondantemente scavalcato. La Giunta regionale sapeva benissimo di questi limiti, sapeva benissimo di questi blocchi territoriali, problemi orografici, ma ha continuato così, senza far troppo caso alle tante segnalazioni. La tutela di mamme e neonati è stata garantita dalla presenza di un reparto di ostetricia ragionevolmente vicino alla propria abitazione, ragionevolmente vicino, che non vuol dire a un’ora di auto, se tutto va bene. Un’ora di trasporto, se tutto va bene, andava bene forse nel Far West, con i carri a cavallo, ma oggi un’ora di trasporto in auto è veramente troppo.

L’ospedale di Pavullo, che ho nominato già più volte e lo nomino perché è la mia provincia d’appartenenza, per decenni ha visto nascere i bambini di tutte le famiglie dell’Appennino modenese, anche una tradizione, per quello che oggi possono valere le tradizioni. Invece, queste famiglie, quelle che dal 2017 hanno avuto la fortuna di avere dei figli, da ottobre 2017 sono state costrette a ricorrere a sale parto del policlinico di Modena o di Sassuolo o di altre realtà, sottoponendo le partorienti a viaggi a volte superiori a un’ora e con condizioni meteo estreme. Sono successi diversi casi, che non voglio ricordare, ma che tutti noi sappiamo, di partorienti che hanno avuto il travaglio in una piazzola stradale. Io credo che nel far west, a bordo di un carro, il parto in queste condizioni fosse più o meno un evento normale, oggi, nel 2019, tutto si può dire tranne che sia una condizione normale.

La chiusura degli ospedali, a cui ora la Giunta Bonaccini tenta di mettere una pezza, è stata dettata unicamente dalla volontà di risparmiare risorse. Vorrei che ai cittadini questo fosse chiaro. Tutte quelle leggende che vi hanno raccontato sulla necessità di garantire la manualità e le capacità sono tutte bugie. Nell’ospedale di Cavalese, in Trentino, il numero dei parti è molto inferiore e, per quello che ne sappiamo noi, i bambini nascono bene, le partorienti stanno bene e le famiglie hanno un servizio efficiente e vicino a casa. Sono tutte bugie.

È evidente che un bilancio di 8-9 miliardi all’anno in sanità copre tutta una serie di spese, di malfunzionamenti, di stipendi faraonici alla burocrazia ospedaliera e alla burocrazia sanitaria, che andrebbero rivisti e ripensati.

Non vale il ragionamento che ho sentito dire al presidente Bonaccini e agli esponenti di questa maggioranza più e più volte “ma nelle altre regioni è peggio” o “dalle altre regioni vengono in Emilia-Romagna”. Non è un esempio. D’altronde, se allora volessimo esagerare, potremmo fare il paragone fra l’Emilia-Romagna e qualche altra regione sperduta dell’Africa o dell’Asia. I paragoni vanno fatti fra realtà paragonabili, fra realtà omogenee. Questo non toglie che un territorio disagiato debba essere valutato e considerato per quello che è: un territorio disagiato, che ha bisogno di maggiori attenzioni, non di minori conferimenti.

Permettetemi un ultimo breve inciso sul tema della tanto evocata eccellenza sanitaria. Un dato su tutti è quello legato alla cronica carenza dei medici nei pronto soccorso e al taglio dei posti letto. È un problema che abbiamo già affrontato molte volte, ricordo il caso di Mirandola, dove dopo il terremoto fu dichiarato che, in seguito al terremoto, veniva ripensato tutto il sistema ospedaliero di Mirandola, ma alla fine della fiera, alla fine dei conti, facendo il conto dei posti letto presenti prima e dei posti letto presenti dopo, il risultato era un bel meno settanta posti letto, così d’emblée. Settanta posti letto che sono spariti, che vuol dire meno servizi, meno posti a disposizione per i degenti e la chiusura, a seguito di questo, o il taglio o la riduzione di servizi sanitari essenziali.

Riferendomi a Modena, i dati relativi all’indice di occupazione dei posti-letto nei reparti di medicina interna fotografano un problema reale sugli ospedali modenesi.

L’indice di occupazione esprime la percentuale di posti-letto mediamente occupati durante l’anno, ed è il rapporto fra la presenza media giornaliera e il numero di posti-letto medi. Ricordiamoci sempre la storia delle medie: sono sempre medie di Trilussa; vuol dire che qualcuno ha di più e qualcuno ha di meno.

Di fronte a un tasso ideale di utilizzo, pari al 75 per cento, un tasso nazionale, le riviste internazionali di medicina stabiliscono che per avere un rapporto ottimale fra posti-letto reali e posti-letto occupati, il numero ideale sia 75 per cento, il Policlinico di Modena di Baggiovara ha normalmente un indice superiore a 100, o addirittura a 130, come picco nei mesi invernali. Da un’eccellenza ci si aspetterebbe meglio: un tasso di occupazione del 130 per cento, credetemi, devo capire come venga calcolato. Ma è evidente che uno entra e uno esce, uno entra e uno esce. Ma neanche in una giostra di vaudeville si riesce ad avere dei numeri del genere. Evidentemente, la sanità emiliano-romagnola ci riesce.

Vedo che il tempo sta scorrendo, ma alcuni altri argomenti sono importanti, tipo le misure di welfare: col bilancio di previsione 2020 sono state vendute, con l’abbattimento, le rette dei nidi per 18 milioni. Anche questo è un argomento interessante, al pari dell’abolizione del superticket. Perché questa misura di per sé positiva, che il centrodestra sostiene da sempre, viene adottata solo adesso? Ma perché non avete abolito le rette degli asili per categorie superiori a quelle che avete previsto col calcolo dell’ISEE? Ma comunque, perché l’avete fatto solo adesso, e non l’anno scorso, due anni fa, tre anni fa? È evidente: perché quest’anno si vota e voi volete uno specchietto, una coroncina da far vedere ai vostri elettori, credendo che si dimentichino di questi provvedimenti, che sono provvedimenti-tampone e fatti all’ultimo minuto, solo per compiacere qualche organo di stampa.

 

PRESIDENTE (Saliera): Consigliere Galli, lei ha finito il tempo di intervento e ha finito anche il tempo contingentato. Quindi, la invito a concludere.

 

GALLI: L’unica conclusione possibile è che questa maggioranza deve cambiare.

 

PRESIDENTE (Saliera): Aspetti.

 

GALLI: Grazie, presidente.

Dicevo, la conclusione, l’unica possibile, è che questa maggioranza deve cambiare, dopo cinquant’anni. A giugno 2020 festeggeremo cinquant’anni di questa Regione: è ora che il colore di questa regione cambi e che il presidente Bonaccini resti in quest’aula, però cambiando la seduta, da quel posto a questo posto.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Galli.

La parola al consigliere Facci.

 

FACCI: Grazie, presidente.

Il giudizio su questa manovra di bilancio non può che essere un giudizio negativo. Oltre a unirmi a quello che hanno già detto i colleghi, voglio precisare ed evidenziare che noi continuiamo ad avere un bilancio in sofferenza, con un disavanzo che questa volta si assesta a 1 miliardo e 800 milioni. Un miliardo e 800 milioni di disavanzo.

Se noi andiamo a verificare i bilanci precedenti e le previsioni nei trienni, questo valore avrebbe dovuto essere azzerato, invece lo ritroviamo ancora. Noi parliamo di circa 947 milioni e mezzo per debito autorizzato e non contratto, e circa 852 milioni che derivano dall’accantonamento del fondo di anticipazione di liquidità. È quindi un problema strutturale che questa Amministrazione si trascina ciclicamente e che non riesce a scalfire, se non in minima parte.

È evidente, quindi, che in assenza di un comportamento finanziariamente virtuoso, questo aspetto negativo verrà consegnato anche a tutti i prossimi esercizi finanziari. Vedete, diventa difficile pensare a comportamenti finanziariamente virtuosi da parte di questo ente, quando la Regione paga ogni anno tra i 12 e i 13 milioni di interessi passivi per avere posto in essere strumenti speculativi finanziari, i cosiddetti derivati, che a seguito di una scelta suicida di qualche funzionario, qualche consulente del nostro ente – sono stati sottoscritti nell’anno 2004 con scadenza 2032 – comporteranno appunto alla data di scadenza una perdita che noi oggi possiamo ottimisticamente stimare in 228 milioni. E dico ottimisticamente perché nel bilancio 2018 si prevedeva una perdita di 210 milioni, oggi siamo già a 228, quindi abbiamo già un incremento sui due bilanci in due anni di 20 milioni, sempre di interessi passivi. Continuiamo ad avere valori alti nei residui attivi, che appaiono molto datati e che quindi incidono in maniera significativa sulla valutazione delle reali capacità recuperatorie da parte dell’ente e che determinano appunto la concreta possibilità di squilibri di bilancio. Lo ha detto prima il collega sulle elargizioni che sono state compiute a destra e a sinistra, soprattutto a sinistra, da parte dell’Amministrazione regionale sui vari territori in questo periodo di campagna elettorale, e anche questo indubbiamente è significativo di una politica non certamente virtuosa, ma obiettivamente una politica abbastanza garibaldina per quanto riguarda la questione del mantenere gli equilibri di bilancio correttamente in linea.

Per brevità, visto che il mio tempo è ampiamente contingentato, mi unisco alle critiche che hanno mosso i colleghi rispetto, per esempio, a tutte quelle che erano le osservazioni del collega Galli rispetto alla montagna. Io vorrei ricordare, per quanto riguarda il famoso sgravio IRAP per la montagna, come il presidente ci abbia detto cose non vere, perché aveva comunicato che lo sgravio sarebbe stato di 15 milioni, in realtà ce lo ritroviamo per la seconda volta in 12 milioni, quindi un 20 per cento in meno di quello che era stato promesso sui territori. Vorrei anche ricordare che l’IRAP doveva essere azzerata per le imprese di nuova costituzione nei tre anni. Non abbiamo nulla di tutto ciò. Abbiamo, certo, un contributo, non abbiamo alcun tipo di azzeramento.

Voglio anche ricordare come questa Amministrazione si fosse assunta, fin dal bilancio approvato prima dell’estate, impegni precisi sulla montagna, e penso al finanziamento ulteriore, per esempio, delle bande musicali o delle attività coristiche o al mantenimento dei rifugi o, comunque, delle strutture ricettive in alta quota. Di tutto questo non abbiamo alcun tipo di provvedimento significativo in questo bilancio.

Mantengo il tempo successivo per presentare gli emendamenti ulteriori e anche per la dichiarazione di voto. Tengo solo a precisare fin d’ora un emendamento, che ho depositato e che è già stato distribuito, che riguarda le modifiche alla legge n. 5 del 2013. È un emendamento che cerca di sensibilizzare un’amministrazione con tutta evidenza cieca e sorda a qualsiasi istanza del settore, che ha avuto su questo tema un approccio palesemente parziale e ideologico, che confonde il gioco legale con il gioco illegale e che, nella sacrosanta, lo ripeto, lotta alla ludopatia, non si accorge che occorre effettuare differenziazioni, che il primo soggetto che su queste tematiche incassa denari e non si pone alcuno scrupolo è proprio lo Stato, a partire dal gioco del lotto e dei suoi derivati, dei gratta e vinci, e così via.

L’emendamento vuole porre l’attenzione su un settore che a mio avviso è stato ingiustamente colpevolizzato nella sua interezza, senza operare, come ho detto, alcun tipo di differenziazione, e che stando alle ultime stime impiega in Regione circa 8.000 persone, che oggi rischiano di perdere il loro posto di lavoro per l’applicazione troppo severa della normativa, tra l’altro, in assenza di una legge-quadro nazionale che metta chiarezza e uniformità nel settore, per evitare sperequazioni anche a livello territoriale.

Mi riservo i pochi ulteriori interventi per dichiarazione di voto nei minuti successivi, però tenevo a precisare un emendamento che ritengo molto importante, e che dovrebbe a mio avviso ricevere una significativa, quantomeno un’apertura da parte della maggioranza, che dimostrerebbe prima di tutto sensibilità e attenzione, soprattutto rispetto al mondo del lavoro e all’occupazione che vi è dietro il settore del gioco lecito. Grazie.

 

(applausi dal pubblico)

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Facci.

Prego il pubblico di astenersi. Grazie.

La parola al consigliere Marchetti.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente.

Come ogni anno, gran parte delle risorse messe a bilancio vengono assorbite dall’ambito sanitario, anche giustamente, per ovvie ragioni. Parliamo infatti di 8,5 miliardi di euro stanziati, proprio sul fondo sanitario.

È impossibile dunque non dire due parole su questo tema, anche perché come Lega, per tutto il mandato abbiamo cercato di seguire questo argomento con estrema attenzione e serietà. Al di là dei numeri, però, riteniamo importante fare alcuni ragionamenti di carattere generale, per capire che direzione abbiamo imboccato, per via delle politiche portate avanti da questa Giunta regionale.

La sanità, oggi, al di là degli aspetti di facciata, presenta molte criticità, crepe che dovrebbero far preoccupare, allarmare chi governa una Regione che però, fino ad oggi, come nel nostro caso, ha preferito nascondere la testa sotto la sabbia, negando tutto. Mi permetto, dunque, di elencare alcuni risultati negativi – passatemi il termine – che verranno lasciati in eredità da questa Amministrazione, da questo Governo, a chi verrà dopo il 26 gennaio. Dobbiamo parlare di meno 815 posti letto a livello regionale, con molti tagli sui day hospital, creando così problemi per alcune prestazioni sanitarie, come nel caso della chemioterapia, garantita oggi con prestazioni ambulatoriali. Tema affrontato anche dalla maggioranza che siede in quest’aula, che prima ha creato il problema e poi ha cercato di mettere una toppa, perché azioni di questo tipo penalizzano fortemente alcune categorie professionali che vedono messi a rischio i propri posti di lavoro e il proprio trattamento economico, come nel caso di chi ha un contratto metalmeccanico.

Poi dobbiamo parlare obbligatoriamente delle cosiddette reti cliniche, delle integrazioni tra vari presìdi ospedalieri, anche di diverse aziende sanitarie, che spesso costringono i pazienti a viaggiare per il territorio provinciale, percorrendo anche 40, 50 o addirittura 60 chilometri, magari con mezzi pubblici oppure con la propria auto, dovendo pagare, in molti casi (e mi riferisco ad esempio alle strutture ospedaliere bolognesi), anche il posteggio, che oggi voi promettete di rendere gratuito, dopo che per anni avete concesso praticamente in molti casi questo servizio esclusivamente a dei privati che guadagnano su queste situazioni.

Poi c’è il discorso dei punti nascita. Non sto a entrare nel merito, perché diversi colleghi che mi hanno preceduto hanno già elencato tutte le azioni che avete messo in campo, le chiusure imposte, che oggi volete rivedere, guarda caso in campagna elettorale.

C’è il discorso delle case della salute da affrontare, strutture che spesso hanno sostituito presìdi ospedalieri esistenti, diventando di fatto dei contenitori vuoti, senza i servizi previsti dalle linee guida regionali. Ciò per vostra stessa ammissione, perché anche dei tecnici che sono intervenuti in Commissione hanno ammesso che ci sono delle criticità a livello territoriale. Strutture, però, che hanno impegnato e assorbito risorse economiche importanti per interventi dal punto di vista strutturale, risorse che potevano essere investite in miglior modo, ad esempio, sul personale impiegato nel servizio sanitario regionale.

C’è il capitolo meritocrazia, sempre legato alla sanità. Dobbiamo prendere atto delle super nomine, dei commissariamenti che abbiamo visto recentemente mettere in atto, azioni che hanno, di fatto, premiato persone di fiducia, nonostante le procedure pubbliche avviate per la selezione delle figure idonee a guidare le Aziende sanitarie.

Ricordo, infatti, la rincorsa di questa Giunta alla selezione della rosa dei nomi idonei per guidare, come i direttori generali, le Aziende sanitarie del nostro territorio regionale, azione ritenuta illogica dal nostro punto di vista, perché sarebbe stato opportuno garantire a chi verrà dopo il 26 gennaio di poter decidere in autonomia e comporre questa rosa di nominativi magari pescando da un albo nazionale, che è in aggiornamento proprio in questi giorni. È un appello rimasto inascoltato, anche affrontato e replicato con arroganza da parte della Giunta regionale, che ha utilizzato anche i mezzi di informazione, come il Portale della salute del sito internet della Regione Emilia-Romagna, in maniera non adeguata, pubblicando attacchi alla Lega, dicendo che il nostro movimento non sa di quel che sta parlando, quando in realtà avevamo soltanto chiesto di tenere le bocce ferme in vista delle elezioni, senza andare a ricomporre delle rose di nomi per le nomine dei direttori generali per dare la possibilità a chi verrà di gestire in autonomia e con più libertà questa questione.

Ci venne risposto che tutta questa fretta era dovuta al fatto che era necessario garantire una guida da direttore generale all’Azienda ASL di Bologna, rimasta vacante per via della nomina della dottoressa Gibertoni alla guida del policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, una giustificazione che, però, si è rivelata fasulla, in quanto a pochi giorni di distanza abbiamo visto che, una volta che erano state selezionate le persone che dovevano ricoprire questo ruolo, alla guida dell’Azienda ASL di Bologna è tornata la stessa dottoressa Gibertoni, questa volta come commissario. Quindi, doppio ruolo per questa persona, al di là delle sue capacità professionali, che io non metto in dubbio, ma umanamente credo sia impossibile gestire due Aziende sanitarie così importanti. Questo è un palese esempio di nomina per questioni legate a una fiducia che c’è sulle persone, al di là della meritocrazia.

Questo, quindi, dimostra che quel che abbiamo denunciato fin dal principio era assolutamente fondato. Poi c’è il tema delle liste d’attesa: siamo passati da “tempi perfetti”, dichiarazione resa pubblica dall’assessore Venturi, tramite gli organi di stampa, per passare a un “si può migliorare”, dichiarazione dell’assessore comunale di Bologna, Barigazzi, sempre con delega alla sanità. Mettetevi d’accordo, dunque: si può migliorare in quale modo?

A nostro avviso, i problemi ci sono assolutamente e lo dimostrano le segnalazioni che riceviamo quotidianamente sulle liste d’attesa, sulle agende chiuse, che in realtà, per legge sarebbero vietate, ma che in realtà purtroppo i cittadini devono affrontare ogni giorno, perché non si trovano un’offerta alternativa quando nella struttura ospedaliera della propria città non ci sono posti per determinate visite specialistiche, o esami.

Sarebbe quindi importante investire su un ampliamento degli orari, in fasce serali, o nei fine settimana, per quanto riguarda questi servizi che abbiamo il dovere di garantire a tutti i nostri cittadini. Lasciatemi dire che a volte un po’ di autocritica a mio avviso farebbe bene, ma purtroppo l’autocritica è abbastanza sconosciuta per questa Giunta regionale.

Poi ci sono le risorse messe a bilancio per abolire il superticket, è giusto e doveroso ricordarlo. È un’azione, per carità, assolutamente condivisibile. Fa specie il tempismo per la messa in campo di un’azione di questo tipo, che sembra un’azione, uno spot elettorale. Però, comunque, come iniziativa, ribadisco, è assolutamente condivisibile.

Un’unica cosa, però: bisogna stare attenti, perché non vorremmo che queste risorse fossero state ottenute tramite quei risparmi dovuti a gare per servizi o beni, condotte al ribasso estremo. È capitato, ci sono gare per l’acquisto di servizi, come ad esempio per la manutenzione dei macchinari e della strumentazione a livello sanitario. Ci sono stati dei problemi, con gare condotte con estremo ribasso, che non permettono nemmeno ai servizi di partire a pieno regime.

Così come ci sono gli acquisti che lamentano gli operatori sanitari, di strumentazioni che presentano una qualità inferiore a quella delle forniture precedenti. Sarebbe quindi più saggio e più intelligente, a nostro avviso, puntare su quelle azioni sperimentali avviate, ad esempio, su farmaci ad alto costo, come quelli derivati dalla lavorazione del sangue, gare condotte con centrali d’acquisto anche di altre regioni, sperimentazioni avviate grazie a delle indicazioni che abbiamo dato anche noi come Lega nel 2015, in quest’aula, con un ordine del giorno che venne approvato. Azione sperimentale che ha portato però a un risparmio annuo di 8 milioni di euro, senza ridurre di un minimo la qualità del servizio e del prodotto. Quindi, alla faccia della incompetenza della Lega, che purtroppo tante volte qualcuno cerca di vendere ai cittadini.

Poi c’è il capitolo del fondo per la non autosufficienza. Anche questo è un capitolo corposo, perché assorbe 460 milioni di euro, ma mai come oggi il nostro invito, che abbiamo rivolto a questa maggioranza più volte, sul monitorare l’utilizzo di queste risorse risulta estremamente attuale. Infatti, alla luce della situazione vergognosa, ribadisco vergognosa, delle rette calcolate in maniera inadeguata ed errata per le strutture e i servizi sociosanitari, rette appesantite per via di calcoli sbagliati che tenevano in considerazione anche le indennità di invalidità e di accompagnamento, una situazione che abbiamo denunciato più volte, su cui oggi si cerca di mettere una pezza, rimane il fatto che comunque questa Regione ha sottratto risorse economiche a persone che già sono in difficoltà.

Le ha sottratte ingiustamente e sarebbe assolutamente doveroso creare un capitolo per risarcire queste persone, perché queste sono persone che hanno bisogno di servizi sociosanitari, sono persone che ogni giorno devono affrontare tantissime difficoltà e quindi oltre al danno c’è anche la beffa del fatto che la Regione, per via di un’applicazione normativa errata ha sottratto di fatto risorse economiche non dovute a queste persone. In sostanza, lasciatemi dire in conclusione che non è tutto oro quel che luccica. Sicuramente, se facciamo un raffronto con altre realtà regionali per quanto riguarda la sanità siamo sicuramente di un livello superiore, ma noi non dobbiamo assolutamente fare gara a chi è meno peggio, noi possiamo puntare più in alto, perché abbiamo competenze, centri di eccellenza sul nostro territorio, e crediamo che sia importante investire per andare proprio in questa direzione.

Concludo il mio intervento, per lasciare spazio anche ad altri colleghi che magari interverranno su altri capitoli del bilancio.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Marchetti.

La parola al consigliere Pettazzoni. Prego.

 

PETTAZZONI: Grazie, presidente.

Vorrei concentrarmi su quello che attiene ai lavori fatti in Commissione Ambiente e Territorio in questi anni, perché credo che il bilancio, segnatamente l’ultimo bilancio, sia anche una sorta di bilancio generale di un’attività fatta in questi anni, che ritengo particolarmente deludente sotto il profilo del risultato di questa Amministrazione regionale.

Un dato. Oggi c’è il sole, nei giorni scorsi era tutt’altra la condizione meteorologica che si è verificata in questa regione, e se pensassimo a quelle che sono state le cause disastrose degli eventi atmosferici che ci hanno colpito dovremmo ragionevolmente pensare anche a una serie di interventi volti a mitigare, a controbattere quelli che sono i disastri creati dalle piogge, che hanno creato alluvioni, che hanno creato esondazioni. E, allora, ci si aspettava non solo in questo bilancio, ma nel bilancio di questi cinque anni che venissero attivati investimenti importanti nell’ambito della prevenzione.

In realtà, se andiamo a vedere questo bilancio, leggiamo cifre ridicole (lasciatemelo dire). Si parla di investimenti pari a 3 milioni di euro su una dozzina di miliardi del totale del bilancio, 3 milioni di euro in prevenzione, ma il dato incredibile è che se ne mettono 6 per la prevenzione. Con 3 milioni di investimenti non si fa nulla. Sono cifre, lo ripeto, inesistenti su un bilancio e su una quantità di territorio enorme, vasto come quello della nostra regione. Non dico che la sproporzione tra gli investimenti, ad esempio, in sanità e quelli in manutenzioni debba essere presa in considerazione, dico che sono necessari investimenti maggiori e soprattutto sostanziali. Penso alle manutenzioni dei fiumi, penso a tutti i corsi d’acqua di questa regione. Poche settimane fa, si è rotto un canale a Finale Emilia, creando un disagio enorme e rischiando di allagare il sito di una discarica, che avrebbe comportato un disastro ambientale incredibile. Ma sono tante altre le situazioni che si sono ripetute negli anni in questa regione e che non hanno visto investimenti significativi di messa in sicurezza. Si è ragionato soprattutto sull’acuto, cioè sul risolvere il problema.

Oggi, l’ho detto decine di volte, sia qui in aula, che in Commissione, lo straordinario è diventato l’ordinario: siamo di fronte ad eventi talmente devastanti, quando avvengono, che creano disastri. Dobbiamo essere pronti – dovevamo essere pronti – a riparare prima, piuttosto che intervenire sui danni. Invece, si è ragionato in maniera opposta, o forse, addirittura, stanti le cifre che vi accennavo prima, non si è proprio ragionato in questo ambito.

Se quindi di bilanci si tratta, sul discorso prevenzione, sul discorso dissesto idrogeologico, sul discorso di manutenzione di quelli che sono i 4.000 chilometri di reticolo idrico (fiumi, canali e tutto il resto) che c’è in questa regione, direi che il bilancio è assolutamente negativo, se non addirittura inesistente.

Sempre in Commissione III abbiamo parlato di infrastrutture. Io mi aspettavo, entro la fine di questa legislatura, anche il Piano regionale integrato dei trasporti, l’approvazione. Nemmeno quello siamo riusciti a fare. All’interno di questo, ci sono opere sbandierate da anni, da questa Amministrazione. Ne cito una ad esempio: la Cispadana. Si sta parlando tanto di questa benedetta opera, di questa benedetta autostrada, che ha visto tanti proclami, ha visto tanti interventi, tanti articoli di giornale; ma di fatto, non vedrà la luce, perché il presidente Bonaccini recentemente ha preso tempo, forse per lusingare un’ipotesi di alleanza con il Movimento 5 Stelle, che ha una posizione completamente diversa da quella del Partito democratico, ma nemmeno, ripeto, ha visto la luce l’approvazione il Piano che contempla questa e tante altre opere pubbliche: Campogalliano-Sassuolo, la bretella sulla statale 16 sul territorio di Argenta, tutti quelli che sono investimenti in manutenzioni, porti, aeroporti, cioè, tutto quello che il PRIT avrebbe contemplato. Anche da questa parte, quindi, un nulla di fatto. per non parlare poi della situazione delle strade.

Io vi invito a fare un giro per le strade della nostra regione: c’è veramente bisogno di investimenti seri e concreti in sicurezza. Abbiamo spesso e volentieri non delle strade, ma delle mulattiere all’interno del nostro territorio. Anche qui, dalla Regione direi che poco o nulla è stato fatto e gli investimenti sono assolutamente esigui. Quindi, anche io colgo l’abbrivio del consigliere Marchetti e lascio spazio ad altri colleghi per esaminare altri ambiti, ma sicuramente due ambiti, che ritengo assolutamente importanti e fondamentali, come quello delle infrastrutture e delle opere pubbliche e quello della lotta al dissesto idrogeologico li ritengo assolutamente fallimentari, perché quello che era cinque anni fa non ha visto nessun tipo di miglioramento per effetto del lavoro di questa Amministrazione.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Pettazzoni.

Non ho altri iscritti in discussione generale.

Se non ci sono altri iscritti, passiamo alla replica.

Consigliere Tagliaferri, prego.

 

TAGLIAFERRI: Grazie, presidente.

Considerando lo scarso tempo che lascia a disposizione il contingentamento, mi soffermerò in particolare su alcuni aspetti del collegato e delle disposizioni di formazione del bilancio.

L’articolo 2 del progetto di legge regionale 9082 tocca le attività di animazione e di accompagnamento turistico. Ecco, dopo cinque anni siamo ancora a cambiare parola, sostituendo “Regione” a “Provincia”. Basta questo per dare una chiara ed inequivocabile visione di come governate. Quando eravate ancora una cosa seria, l’assessore Mariucci diede il proprio nome ad una legge che a vent’anni di distanza conserva ancora la sua validità. Oggi dimostrate solo l’incapacità nel fare.

L’articolo 3 tratta del CIR, il codice identificativo di riferimento, che noi non condividiamo e contro il quale ci siamo battuti. Fortunatamente spetta a voi realizzarlo ed oggi scopriamo che ne rimandate l’entrata in funzione dopo le elezioni. Che c’è? È incapacità o la paura di perdere qualche voto da parte di chi affitta una stanza?

Proseguendo la veloce carrellata, giova poi sapere che all’articolo 10, quali misure di incentivazione delle iniziative a ridotto impatto ambientale, la Regione ha previsto che – udite udite – le “Ecofeste” in deroga alla legge regionale 399 oggi potranno essere finanziate in toto dalla Regione.

L’articolo 11 inserisce, invece, il principio di reciprocità nei confronti delle regioni confinanti, principio interessante, purtroppo lo limita la disciplina funeraria e di polizia mortuaria. Speriamo si ravveda e lo estenda anche all’Arabia Saudita per quanto riguarda gli edifici di culto.

L’articolo 12 contiene l’ennesimo rinvio del limite fissato al diritto di prelazione per i Comuni nei confronti delle nuove sedi farmaceutiche, anche in questo caso l’attesa generata dal passaggio delle competenze dalle Province alla Regione. Inizialmente si parlava di concorso nel 2018-2019, siamo arrivati al 2022. Se inizialmente veniva concesso un anno ai Comuni per aprire la farmacia opzionata, ormai siamo arrivati a sei. La situazione sta diventando intollerabile e a farne le spese sono i cittadini, oltre a quei giovani che, avendo scelto la professione farmaceutica, si vedono negare da questa Giunta la possibilità di vincere una farmacia.

Venendo ad altro tema, ovviamente sono già in questa sede a preannunciare il voto a favore per quanto concerne il solo articolo 14 dell’oggetto 9082, in quanto altro non è che il recepimento di una istanza sollevata dal nostro Gruppo assembleare nel corso della scorsa estate. Siamo, infatti, felici del fatto che, al di là della risposta evasiva data all’interrogazione in questione, la Giunta abbia trovato così stringente la giurisprudenza illustrata da essere costretta, seppur in sordina, a mutare la norma abrogando in questa sede il computo di eventuali indennità di carattere previdenziale e assistenziale percepite dall’utente, considerate esenti ai fini IRPEF, fatte salve le indennità di natura risarcitoria quale ulteriore elemento ai fini della valutazione della situazione economica equivalente dell’assistito, per la definizione del concorso da parte dell’utente alla copertura del costo dei servizi sociali, socioeducativi e sociosanitari, come da noi all’epoca richiesto.

Ho poi proposto l’istituzione di un nuovo articolo, che riguarda le concessionarie d’auto ed è connesso con il pagamento della cosiddetta “tassa automobilistica nel caso di radiazione del veicolo per esportazione”. Secondo l’interpretazione data dalla Regione Emilia-Romagna, la concessionaria d’auto che, per accordi commerciali si intesti al PRA un veicolo che poi viene esportato entro la data di scadenza del termine di pagamento, è tenuta al pagamento della tassa automobilistica dovuta per la prima immatricolazione e, solo dal periodo tributario successivo, all’annotazione della cessazione della circolazione per l’esportazione cessa l’obbligo tributario.

Tale interpretazione contrasta con quella fornita da Regioni limitrofe, quali il Veneto e la Lombardia, ponendo i concessionari emiliano-romagnoli in condizione di evidente svantaggio rispetto a quelli che hanno sede in dette Regioni.

Sul piano normativo, l’articolo 5, comma 32 del decreto-legge n. 953/1982, prevede che al pagamento della cosiddetta tassa automobilistica siano tenuti coloro che risultino proprietari alla scadenza del termine utile per il pagamento stabilito, con decreto del Ministero delle finanze. Tale termine, secondo l’articolo 1, ultimo comma del DM 25 novembre 1985, n. 7307, è individuato nell’ultimo giorno del mese iniziale del periodo annuale di imposta. La sentenza n. 10011 del 2006, della Cassazione, conforta questa tesi, in quanto precisa che “la giurisprudenza di questa Suprema Corte è infatti consolidata nel ritenere che l’articolo 5, comma trentaduesimo del DL 30 dicembre 1982, n. 953, non condiziona l’esistenza dell’obbligazione tributaria al dato formale dell’iscrizione, ma pone soltanto una presunzione relativa di appartenenza del veicolo a colui che secondo detta pubblicità ne risulti titolare, che può essere esclusa dalla prova contraria dell’avvenuta perdita del possesso”.

Elemento fondamentale diviene quindi il fatto che l’avvenuta perdita di possesso sia avvenuta antecedentemente alla scadenza della tassa in esame e che tale situazione di fatto emerga dal Pubblico registro automobilistico. La norma risulta essere di chiara interpretazione, la tassa pertanto dovuta dal proprietario che risulta essere tale nei registri del PRA alla data di scadenza del termine per il pagamento del tributo. A conforto di questa tesi va anche la decisione assunta dalla Commissione tributaria di Bologna n. 349 del 7 febbraio 2018, che asserisce: “in definitiva, a parere della Commissione tributaria, in caso di esportazione all’estero, previa annotazione al PRA della relativa pratica, deve essere riconosciuto l’esonero dal pagamento dell’intero tributo, se la perdita del possesso avviene entro il termine utile del pagamento della tassa”.

Nella medesima decisione è chiarito che la Regione erroneamente asserisce che la cessazione da circolazione per esportazione e successiva reimmatricolazione all’estero è regolata invece dal comma 33 dell’articolo 5 del DL n. 953/1982, in quanto la Commissione tributaria conferma che tale comma disciplina altra fattispecie e in particolare intende trattare le fattispecie di trasferimento della residenza del proprietario dell’autovettura all’estero. Ciò detto, con l’emendamento in oggetto ci proponiamo di porre rimedio alla questione, consentendo ai concessionari emiliano-romagnoli di concorrere alla pari rispetto a quelli rivieraschi del Veneto e della Lombardia.

Quanto alle disposizioni formazione bilancio, troviamo una serie di prebende elettorali, inserite con l’emendamento in sede di Commissione per gratificare i diversi consiglieri di maggioranza. A tal riguardo, non me ne voglia il collega Zoffoli, anche io come lui apprezzo la buona cucina e ho una venerazione per Pellegrino Artusi, non fosse altro perché ricordo come gelosamente ne custodisse le ricette la nonna. Ma da questo ad assegnare 150.000 euro al Comune di Forlimpopoli per festeggiarne il bicentenario della nascita ne passa.

Si spazia poi dai 500.000 euro al Comune di Reggio Emilia per l’acquisto del seminario agli 800.000 euro per la Fondazione Teatro Stabile dell’Emilia-Romagna con sede a Modena, passando per i 120.000 euro destinati a concludere la programmazione degli interventi previsti nel Documento unico di programmazione 2007-2013 non ancora finanziati. Ovviamente la Giunta avrà una delega in bianco al riguardo. Ormai siamo nel 2000, ma visto che a breve si voterà vediamo di mantenere tutte, ma proprio tutte, le promesse fatte quindici anni fa.

Seguono poi gli stanziamenti per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria finalizzata alla sistemazione della rete idrografica e alla difesa dei versanti e della costa, nonché agli interventi di somma urgenza di protezione civile, con l’augurio che poi, come in altre occasioni, non si assottiglino per lasciare posto ad altre spese.

Come dicevo poc’anzi, per questioni di tempi non mi soffermerò sui singoli articoli, salvo due che ritengo di particolare interesse. L’articolo 10 va sostanzialmente ad abrogare e riscrivere la legge regionale n. 10/2014, relativa agli interventi pubblici di sostegno al trasporto ferroviario e fluviomarittimo delle merci. Francamente non si capisce perché non ci si sia semplicemente limitati ad una modifica della norma in oggetto, che peraltro resta sostanzialmente invariata, anziché inserirla nella legge di bilancio. Evidentemente, come al solito, la cosa è stata frutto di una dimenticanza che così si è sanata in extremis.

Le modifiche principali consistono nell’ammontare dei contributi, che calano da otto a sette millesimi di euro a tonnellata a chilometro per quanto concerne il trasporto su ferro ed aumentano, invece, di 50 centesimi a tonnellata quelli destinati allo scarico fluviale o marittimo, nonché di 500 euro la somma relativa ai trasporti eccezionali. Tradotto: vi è una penalizzazione del 12,5 per cento in relazione al traffico merci e una premialità aggiuntiva del 25 per cento per quello fluviomarittimo.

La modifica della contribuzione, sommata all’eliminazione del divieto di cumulo, rende molto più appetibile la misura, andando comunque a premiare eccessivamente il trasporto fluviomarittimo, in considerazione del fatto che, per contro, la Regione Emilia-Romagna ha mostrato uno scarso interesse a completare il sistema della portualità fluviale, pagando dazio nei confronti di regioni ben più intraprendenti, come la vicina Lombardia.

Già il PRIT 98, così come il PTCP della Provincia di Piacenza, prevedeva la realizzazione di un porto commerciale localizzato a Monticelli d’Ongina, lungo la linea ferroviaria Piacenza-Cremona, con ampie aree disponibili per lo sviluppo di opere di logistica, ma a distanza di vent’anni nulla è stato fatto. Di nuovo il PRIT 2025 si limita ad affermare, in riferimento al porto commerciale di Piacenza, che era stato previsto sia nel PRIT 98 che nel PTCP della Provincia di Piacenza, mentre resta valida la sua valenza ai fini turistici, valutati i profondi cambiamenti socioeconomici che hanno investito l’Italia in questi ultimi dieci anni, che si rende necessario aggiornare gli studi svolti nel 2003-2004, in collaborazione con gli Enti territoriali, relativi all’individuazione della sua localizzazione e al suo dimensionamento anche per fasi.

Intanto, questa primavera, la Commissione europea, nell’ambito del Connecting Europe Facility (CEF), ha dato via libera al finanziamento del progetto per la realizzazione di due nuovi terminal, uno ferroviario intermodale e uno sulle rive del Po, nel territorio di Cremona. Noi eravamo partiti molto prima, ma per l’ennesima volta, per colpa della vostra insipienza, rischiamo di far perdere al nostro territorio un’importante opportunità.

È condivisibile, invece, l’articolo 15, che assegna 1.400.000 euro per garantire capillarità e continuità dell’offerta formativa condotta dai Comuni attraverso la loro partecipazione diretta ai centri di formazione professionale a totale partecipazione pubblica. Il nostro impegno in questo senso risale alla decisione assunta da questa Giunta di eliminare il supporto alla formazione pubblica, abrogando la legge regionale che la supportava, in favore dei centri accreditati. Ad oggi, il permanere di questi finanziamenti, che dovrebbero trovare organicità e garanzie di continuità in veste di legge regionale, è legato a un filo sottile. Ci auguriamo che a breve, grazie a un nuovo Governo della Regione, che ovviamente io auspico, si possa dare un segno di discontinuità anche su questo versante. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Tagliaferri.

Chi vuole la parola sempre in discussione generale sul bilancio? Ci sono ancora richieste in discussione generale ed interventi? Consigliere Pompignoli, scusi, non avevo visto.

Consigliere Pompignoli, prego.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente.

Giusto per stimolare un po’ il Pd a intervenire, perché vedo che c’è molta omertà, dal punto di vista del Partito democratico, a parlare di bilancio, oggi.

Siamo arrivati alla fine di questa legislatura. Il bilancio non è certamente positivo. Sono stati già evidenziati diversi aspetti dal punto di vista sanitario, ne ha parlato anche il consigliere Marchetti. Quello che in questi cinque anni si è fatto, lo si è fatto molto anche in ragione di una previsione dell’ultimo anno della campagna elettorale. Infatti, se noi valutiamo e verifichiamo il bilancio di previsione, vediamo che si è dato fondo a tutte quelle che erano le risorse del bilancio regionale per finanziare un po’ tutto, un po’ a pioggia. Questo è il meccanismo che emerge dalla valutazione del bilancio di previsione.

Facendo un bilancio di questi ultimi cinque anni, però, occorre fare alcune valutazioni, alcune già accennate, altre meno. Io mi ero fatto un elenco, una lista di quelle che erano le deficienze del programma elettorale del presidente della Regione Emilia-Romagna. Partirei dalla prima, che riguarda più l’assessore Petitti, l’assessore al bilancio. Una delle prime leggi che abbiamo fatto è quella sul riordino istituzionale, riordino istituzionale dove sostanzialmente si è accentrata a Bologna tutta una serie di competenze rispetto, invece, a quello che era, nella fase antecedente a questa legge, lasciato un po’ alle Province e ai vari Comuni. C’è un tema legato alle Province, ne parlerò dopo, anche se da quello che ho capito non abbiamo tantissimo tempo per ogni consigliere, quindi ne parlerò a spot.

Legge sul riordino istituzionale: unioni e fusioni fallite completamente in questi cinque anni. Le Unioni non funzionano, questo lo abbiamo visto, lo abbiamo evidenziato, lo evidenziano anche i sindaci cui appartengono le Unioni. Per le fusioni, è un clamoroso sei o sette a zero. Mi sembra un po’ di rivedere quello che sta succedendo nelle varie Regioni in cui si va al voto: siamo per il momento sei a zero, speriamo di andare a sette a zero il prossimo 26 gennaio.

Infrastrutture. È stato già evidenziato che il Piano regionale dei trasporti, di cui io ero relatore di minoranza, non è stato approvato. È stato adottato, sì, abbiamo fatto un percorso lungo alcuni anni; si è arrivati forse un po’ in ritardo all’adozione di questo provvedimento, ma alla fine, a seguito anche delle numerose osservazioni che sono pervenute nel periodo intercorrente tra la fase di adozione e la fase di approvazione, evidentemente queste osservazioni sono risultate un po’ scomode nelle decisioni della Regione Emilia-Romagna, tanto che non sono state affrontate, anzi si approverà il PRIT sicuramente nella prossima legislatura.

Per le infrastrutture, lo abbiamo visto qual è il problema legato alle imprese. Le imprese chiedono molta velocità, chiedono strade più veloci e più percorribili. Abbiamo un dissesto completo di tutto il sistema infrastrutturale in Regione Emilia-Romagna, con particolare riferimento ai Comuni montani, che sono comunque quei Comuni che più sono penalizzati da quello che è appunto il traffico su gomma.

Abbiamo anche avuto un problema – e lo evidenziava bene il consigliere Pettazzoni – sul dissesto idrogeologico. Puntiamo molto sul rincorrere i danni che vengono provocati da alluvioni o da altri eventi atmosferici, e non puntiamo invece sulla prevenzione. Un dato tra tutti, perché me ne sono occupato anche lo scorso anno, è il finanziare per 5 milioni all’anno i ripascimenti delle spiagge. Come abbiamo sempre sottolineato, occorre fare un investimento probabilmente più corposo rispetto a quello che si sta facendo ora, ma che sarebbe risolutivo rispetto, invece, a finanziare. Abbiamo finanziato quasi 25 milioni di euro in questi cinque anni il ripascimento delle spiagge senza trovare alcun tipo di soluzione. Cose che, invece, si potrebbero fare attraverso l’istituzione di quelle barriere soffolte, che potrebbero in qualche modo limitare o, quantomeno, eliminare il problema sulle spiagge.

Imprese. Abbiamo fatto, in questi ultimi cinque anni, quello che non si doveva fare. Dal 2008 avevamo una crisi del settore edile, imprese di costruzioni, che doveva essere rimesso un po’ in sesto. In realtà, in questi cinque anni si è andato oltremodo a penalizzare il settore delle imprese edili. Come vedete, c’è stato un calo importante di fallimenti di imprese edili e di concordati legati alle imprese edili, e noi che cosa facciamo per risollevare un po’ il sistema edilizio in regione Emilia-Romagna? Aumentiamo gli oneri di costruzione. Chiaro è che questa è l’ennesima bastonata che si dà a quelle che sono le imprese che oggi soffrono enormemente una crisi ormai decennale, che pare infinita, rispetto a questo settore. Lo abbiamo fatto anche attraverso la legge urbanistica, sempre solo con poche deroghe rispetto a quelle che noi avevamo chiesto in quella legge.

Consumo del suolo a saldo zero: è evidente che si dovrà arrivare verso questo tipo di prospettiva, ma è altresì evidente che dovevamo, a mio modo di vedere, sollecitare o, comunque, dare un po’ di respiro a quello che era un settore in crisi già da diverso tempo, attraverso anche eventualmente una proroga rispetto alla fase iniziale del Piano unico generale (PUG). Su questo assolutamente non si è fatto niente.

Io ascolto sempre con molta attenzione tutti i discorsi che fa il presidente della Regione Emilia-Romagna: siamo i primi in Europa, siamo i primi nel mondo, siamo i primi ormai penso anche nello spazio. Lo sta dicendo, penso, in ogni intervento che fa. Anche ieri, alla Confartigianato a Forlì, la prima cosa che ha detto è che siamo i primi in assoluto in tutto. Al che mi volevo alzare e dire: è inutile, allora, andare a votare perché, se siamo i primi ovunque, evidentemente la regione Emilia-Romagna è la regione più avanzata del mondo. In realtà, però, quello che emerge da tutta una serie di attività che lui ha tanto sponsorizzato, il Patto per il lavoro, le imprese, è che tutto quello che c’è non ha funzionato. Vediamo anche oggi qua sotto le persone che stanno manifestando.

Il patto per il lavoro assolutamente poco ha funzionato. Quanto alle imprese, chiedono più capacità di potersi muovere, lo abbiamo visto collegato alle infrastrutture che oggi sono inefficienti e inadeguate rispetto a quella che è la richiesta loro. La montagna: si parla tanto di aiutare i Comuni montani rispetto a quello che è un fenomeno crescente, di spopolamento. Purtroppo, ad oggi, noi non siamo in grado di dare delle risposte, cioè, non siete stati in grado di dare delle risposte. I Comuni montani si stanno spopolando. Abbiamo cercato, attraverso incentivi e fondi di poter dare la possibilità, anche alle attività, di poter rimanere nelle zone montane. Si è previsto, la Giunta ha previsto la diminuzione dell’IRAP nelle Comunità montane.

Io ho proposto oggi un emendamento con cui chiedo che anche quelle comunità parzialmente montane possano avere i contributi legati all’IRAP. Questo è uno dei messaggi che lo stesso presidente Bonaccini ieri ha detto in Confartigianato, dicendo: sì, valuteremo questa possibilità. È evidente che dobbiamo dare di più rispetto anche a quelle che sono le Comunità montane. Vediamo se alle parole seguiranno i fatti attraverso l’approvazione di questo bilancio.

Ambiente. Siamo effettivamente in una situazione in cui, vuoi il discorso collegato al cambiamento del clima, vuoi tutta una serie di fattori, siamo comunque in ritardo rispetto a quello che la Regione Emilia-Romagna poteva fare.

Ho proposto, anche sulla base di quella che è stata l’udienza conoscitiva che abbiamo fatto in Commissione poco tempo fa, sulla Valle della Canna, un altro emendamento di stanziamento di ulteriori 100.000 euro per favorire la ricostruzione di un luogo dissestato dall’evento di settembre. Tanti piccoli accorgimenti. Il problema principale è sempre e solo uno: rincorrere e non prevenire. Lo si è fatto in questi cinque anni, in tutti i settori legati alle competenze della Regione Emilia-Romagna. Quello che si chiede è ovviamente di pensare più alla prevenzione rispetto invece a finanziare cose che alla fine derivano da problemi che vengono collegati a una mancata prevenzione della Regione Emilia-Romagna in tutti gli ambiti e settori di sua competenza.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Pompignoli.

La parola al consigliere Poli. Prego.

 

POLI: Grazie, presidente.

Devo dire la verità, sentendo molte delle argomentazioni dei consiglieri di opposizione mi verrebbe da dare un consiglio disinteressato, quello di emigrare in Lombardia o Veneto, perché dipingete un quadro di una Regione praticamente al disastro. Invece, a me pare che la nostra sia una Regione che sicuramente può avere e ha elementi su cui lavorare, su cui migliorare, ma francamente dipingerla così, non tanto qui, ai cittadini emiliano-romagnoli, a me pare anche offensivo rispetto ai risultati che comunque questa Regione ha conseguito in questi cinque anni. “Va bene, ma…”, “è una cosa giusta, però…”: guardate che le cose o sono giuste o sono sbagliate. Il “sì, ma” e “va bene, però” lasciano il tempo che trovano, in particolare in un periodo come questo di campagna elettorale, dove ovviamente si scatenano gli istinti più profondi, anche sganciati dalla realtà dei fatti.

Un paio di cose bisogna che io le dica. Sono considerazioni più politiche, perché il bilancio in sé io credo sia una manovra che consolida, dà prospettive e continuità a ciò che in questi cinque anni abbiamo fatto. Cari colleghi, in particolare della Lega, io sono sicuro che in queste settimane avete avuto modo di imparare o insegnare alla vostra candidata i confini della nostra Regione e sicuramente avrete avuto modo di spiegarle che gli ospedali qui sono aperti sempre, per rispondere ai diritti e ai bisogni della salute dei cittadini. Sicuramente, visto che voi siete i campioni del fare e quelli che si vogliono mettere la medaglia di poter disegnare una regione alla quale bisogna prestare più attenzione, fare scelte più forti, che sono tutti slogan, vorrei ricordarvi – se non ve lo ricordate – che, ad esempio, quando eravate voi al Governo e le imprese agricole di questa regione sono state colpite dagli effetti delle gelate, nonostante il lavoro della nostra assessora all’agricoltura Simona Caselli, in un rapporto anche cordiale con il ministro dell’agricoltura Centinaio, che era un vostro ministro, sono state date risposte all’emergenza a tutte le regioni, tranne l’Emilia-Romagna, lasciando in ginocchio le imprese agricole colpite da quella calamità.

Un conto è fare delle chiacchiere, altra cosa è dare delle risposte. E quella risposta le imprese agricole della nostra regione da voi l’aspettano ancora, perché non gliel’avete data. Magari adesso andate in giro a dire che la nostra Regione non presta attenzione alle imprese agricole. C’è una bella differenza tra il dire e il fare, tra il raccontare delle balle e fare delle cose.

Sicuramente ricordate anche che, con il vostro Governo, l’autonomia da noi richiesta, assieme a Lombardia e Veneto, in applicazione dell’articolo 116, comma 3, della Costituzione, l’avete infilata in un cassetto. Il vostro “capitano”, che si era messo questo come il medaglione delle medaglie – non si metteva solo le felpe, ma in quel caso si era messo anche un bel medaglione al collo sul tema dell’autonomia –, ha portato la nave contro gli scogli. Tant’è che quel provvedimento è morto in un cassetto, come tanti altri.

Come vedete, si potrebbe continuare a lungo nell’elenco di ciò che devono fare gli altri e di quello che non avete fatto voi, quando potevate farlo. Però, credo che dobbiamo considerare con orgoglio di vivere in una regione che – non è detto da noi, ma è detto da chi ci osserva, dagli organismi scientifici, dalle università, dai centri di ricerca – è all’avanguardia su molti temi. Tant’è che molti provvedimenti adottati da questa Regione sono diventati punto di riferimento per le politiche nazionali. Fatelo fare anche alle vostre Regioni ciò che ha fatto l’Emilia-Romagna: superticket, abbattimento IRAP per le imprese di montagna, obbligatorietà della legge sui vaccini, la prima legge che abbiamo fatto in Emilia-Romagna sulla riduzione dei costi della politica: la prima legge che questa Assemblea legislativa ha approvato.

Certamente cose da fare ce ne sono ancora e tutto non è stato risolto. Però, consentitemi di dire che se volete avere un’idea di governo, non si sputa sulla Regione dove si vive, e non si offendono milioni di cittadini di questa Regione, che al di là dell’appartenenza politica sanno dove vivono, e sanno che è una Regione che fa attenzione ai bisogni delle persone, e prova costantemente a migliorare.

Dal 26 gennaio spero continui a toccare a noi, e lavoriamo perché continui a toccare a noi, governare questa Regione. Però ricordatevi che se anche non fosse così, ciò che viene lasciato in eredità a chi governerà questa Regione, è un patrimonio di un valore inestimabile, sul piano sociale, sul piano economico e sul piano culturale. Provate a tenerne conto, piuttosto che denigrando, perché qui ci vivete anche voi, insieme a noi.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Poli.

La parola al consigliere Calvano. Prego.

 

CALVANO: Grazie, presidente.

Siamo in presenza dell’ultimo atto di questa Assemblea legislativa, che è il bilancio di previsione annuale. In realtà, rappresenta la conclusione di un percorso quinquennale, che ha visto quest’aula e la Giunta artefici di una Regione che ha deciso di affiancare i suoi cittadini in ogni fase della loro vita.

Spesso sentiamo dire che la Regione è un ente lontano, poco percepito da un cittadino e che anche per questo la scelta del colore del suo Governo è fortemente condizionata da un voto politico nazionale, anziché da un voto più meramente locale.

Io non penso sia così, perché è stata una scelta di Stefano Bonaccini, della maggioranza di centrosinistra, volere una Regione che fosse presente in ogni fase della vita dei propri cittadini. Una scelta di chi l’ha governata, una scelta fatta a Bologna, non a Roma, come merita l’Emilia- Romagna.

Cosa significa una regione presente in ogni fase di vita dei propri cittadini? Significa che fin da quando nasciamo la Regione Emilia-Romagna è lì, di fianco a noi, non solo attraverso servizi sanitari di qualità, pronti ad intervenire con grande professionalità fin dall’inizio della propria vita se si ha un problema di salute (il Sant’Orsola è una di queste eccellenze, ma non è l’unica), ma è una Regione presente fin da quando la famiglia è costretta ad affidarsi agli asili nido. Nei nostri Comuni, grazie alla Regione, andare all’asilo nido, se hai un reddito medio-basso, oggi costa meno, per qualcuno è addirittura gratis. E questa manovra di bilancio ha rafforzato una scelta che abbiamo deciso di fare già nel corso del 2019.

Poi, dopo questi primissimi anni al nido, si inizia a crescere e così succede che tra i 3 e i 13 anni quella conciliazione tra famiglia e lavoro, per genitori che lavorano entrambi – e questa cosa in questa Regione succede, per fortuna, spesso – diventa difficile ed è così che di nuovo la Regione è lì, pronta con 12 milioni di euro a garantire centri estivi ovunque e accessibili a tutti. E se per caso una famiglia ha qualche difficoltà nella sua gestione quotidiana, sa che può contare sui centri per le famiglie della Regione, in ogni distretto sanitario, perché le famiglie sono un valore. Tutte le famiglie in questa Regione sono un valore, e a chi vuol far credere che i fatti contestati in Val d’Enza siano frutto di un sistema malato e malandato, e non invece di eventuali comportamenti scorretti dei singoli – che nel caso andranno puniti senza se e senza ma, perché avranno danneggiato non solo le persone ma anche la nostra Regione – le risposte stanno in politiche volte ad aiutare in via preventiva le famiglie, a farle sentire meno sole, stanno nelle politiche di sostegno all’infanzia e all’adolescenza, secondo quel disegno per cui la Regione, questa Regione, sta al fianco del cittadino in ogni fase della sua vita.

Anche quando si inizia ad andare nelle scuole secondarie, spesso queste scuole sono un po’ più distanti da dove si è nati, per questo quegli studenti vanno agevolati nei loro spostamenti, nel raggiungere la loro scuola. E i 6 milioni che sono stati stanziati per scontare l’abbonamento bus, per chi arriva attraverso il treno in città, vanno proprio nella direzione di garantire a tutti la possibilità di andare a scuola anche un po’ lontano da casa. E se quei treni verranno elettrificati, grazie al nuovo finanziamento regionale previsto a partire da questo bilancio, avremo fatto un altro passo verso la modernizzazione ecologica dei nostri trasporti. Un passo indispensabile verso quella sostenibilità delle politiche ormai non più procrastinabile.

Proseguendo il viaggio ideale del cittadino, quando si esce dalle scuole secondarie c’è chi va a lavorare e chi, invece, prosegue a studiare. Per questi ultimi c’è una Regione che ha garantito in questi cinque anni al 100 per cento degli studenti idonei il diritto allo studio. Questa è una terra in cui anche se non si è ricchi, si può pensare in grande, si può sognare, si può avere l’ambizione di poter star meglio dei propri genitori.

È una Regione che ha voluto offrire a tutti la possibilità dell’ascensore sociale, ha voluto dire a chi era più in difficoltà: ce la puoi fare a ricominciare. Il reddito di solidarietà – oggi non c’è più quello regionale, perché superato anche da una norma nazionale, che ha introdotto quello di cittadinanza –, però lo cito, perché è stato innanzitutto quella cosa lì. Di questo ringrazio il mio capogruppo, Stefano Caliandro, il collega, Capogruppo Taruffi e la ex vicepresidente Gualmini, che ci hanno creduto anche quando non tutti ci credevano, perché tutti devono avere un’altra opportunità, nella loro vita, anche quelli che non ci sperano più.

Per questo abbiamo sostenuto come PD lo sforzo fatto dal presidente Bonaccini e dalla Giunta tutta, a partire dall’assessore Patrizio Bianchi, con il Patto per il lavoro. Perché quel patto ha creato un clima sociale, favorevole a nuovi investimenti, e al contempo ha consentito di salvare 9.000 posti di lavoro. Se un’azienda va in crisi, infatti, non puoi limitarti a dire ai lavoratori, come è capitato erroneamente, al sindaco di Sassuolo: andate a lavorare nell’altra succursale estera, magari in Russia. Non puoi dirglielo perché quei lavoratori meritano quel rispetto e quell’attenzione che in vicende come quella de La Perla, come BredaMenarini, come Mercatone Uno, abbiamo visto da parte della Regione.

Quanto fatto in questi settori, lo faremo anche nei due mesi restanti, per chi oggi è qui e teme la perdita del proprio posto di lavoro. Terremo aperto il confronto, a partire dalle rappresentanze sindacali e dei lavoratori autonomi coinvolti. Non lasceremo indietro nessuno. Eravamo disponibili a confrontarci, in presenza di un’azione unitaria, anche con tutte le altre forze. Perché ho detto in presenza di un’azione unitaria? Perché è ovvio che quando c’è una protesta c’è chi prova a cavalcarla, però questa norma, quella che modifica la legge sul gioco d’azzardo, e che introduce il distanziometro è stata votata da Forza Italia, da Fratelli d’Italia, dalla Lega, certamente dal Pd, dalla maggioranza e dal Movimento 5 Stelle. Allora, se c’è chi ci ha ripensato, perché, invece di agire senza confrontarsi, ha deciso di agire in modo autonomo, rendendo più complicata ogni decisione, rendendo più difficile ogni percorso? E mi dispiace, perché si è persa un’opportunità che noi mettevamo sul tavolo. Ma se si è persa questa opportunità per noi non significa fermarci, ma significa tenere aperto un confronto, perché in questi anni ho imparato che si possono cercare soluzioni per provare a tenere insieme tutto, la dignità e la necessità dei lavoratori, ma anche la necessità che abbiamo di agire su una piaga sociale che esiste, che c’è, che tocca migliaia e migliaia di famiglie e sulla quale non possiamo non prenderci e avere una responsabilità sociale da poter portare avanti.

Parlavo di una Regione che sta vicino ai lavoratori, non solo quando vanno in difficoltà o perdono il lavoro, ma sta vicino ai lavoratori anche quando questi lavorano, magari anche in due in famiglia, ma gli stipendi non consentono di vivere come si vorrebbe, non consentono, in presenza soprattutto di un sistema bancario che ti presta soldi solo se dimostri di averne, di poterti fare magari la casa che vorresti. Allora, serve una Regione che ti aiuta a comprare casa o a pagare un po’ meno di affitto, e in questi cinque anni siamo stati anche questo, e questa manovra lo conferma.

Dopo tanti sacrifici e tanti anni di lavoro, si arriva a diventare anziani, e anche in quel caso la Regione Emilia-Romagna è lì, di fianco al proprio cittadino, per consentirgli di essere un anziano attivo o per consentire a quell’uomo o a quella donna di poter avere un’ultima fase di vita dignitosa, anche quando – e succede spesso – purtroppo si è rimasti da soli. Tutta le politiche della non autosufficienza sono state e sono questo, con un investimento superiore a qualunque altra Regione, anche allo Stato centrale.

Stare al fianco del cittadino significa anche stargli vicino quando gli chiedi comportamenti più virtuosi in funzione del proprio futuro e di quello dei propri figli. Per questo, se vogliamo meno inquinamento, dobbiamo dire ai cittadini innanzitutto: cambiate auto, che noi vi aiutiamo; facciamolo insieme. E lo abbiamo fatto. Se vogliamo più raccolta differenziata, dobbiamo dire ai Comuni: se ci credete, noi vi aiutiamo. E lo abbiamo fatto.

Se vogliamo ridurre il consumo di plastica, dovremo premiare chi si impegna di più in questo obiettivo. Ed ecco che abbiamo messo a punto, proprio in questo bilancio, quelle politiche di incentivo plastic free, per le quali ringrazio l’assessore Gazzolo e il suo staff, la collega Montalti, la collega Piccinini, il mio partito, i nostri alleati e il Movimento 5 Stelle. Lo ringrazio particolarmente, li ringrazio tutti particolarmente perché queste forze sono state in grado di andare oltre gli steccati elettorali, sono state in grado di lavorare pensando a chi verrà dopo di noi, e non per tutelare il proprio presente, sia come forza che come singoli.

Inoltre, stare al fianco dei cittadini significa comprendere che se si vive in periferia si hanno più esigenze e necessità. La politica delle aree interne, gli sgravi IRAP in montagna, e spero nelle stesse aree interne, sono alcuni dei modi per far sentire le periferie al centro, perché delle periferie non è sufficiente parlare e riempirsi la bocca, ma è indispensabile farlo.

Quel fare che questa Regione ha dimostrato anche su temi delicati e complicati, come la Cispadana, o altre infrastrutture. Perché sono diventati temi complicati? Io comprendo la necessità della Lega di dire la sua, ci mancherebbe. Però, quei quindici mesi di voi al Governo sono stati quindici mesi che hanno ritardato quei percorsi che potevano andare più celermente. Alcuni stiamo provando a recuperarli: l’impegno che si è presa la Regione sulla Cispadana va in questa direzione, ed è un impegno a fronte del quale credo sia stato giusto dire che va fatta un’ulteriore valutazione di sostenibilità di quell’opera, perché prima di un impegno così importante come quello che ci siamo presi, credo che i cittadini debbano avere chiaro e trasparente tutto.

Come devono avere chiaro e trasparente, lo dico al collega Pettazzoni, che sulla Cispadana i problemi non sono nel Pd, i problemi sono nella Lega, perché ad oggi quelli che sono contrari alla realizzazione di quell’infrastruttura sono quattro sindaci leghisti e di centrodestra che governano quattro Comuni del modenese.

Mi permetta una precisazione anche sull’ambiente, su quegli investimenti che questa Regione è pronta a fare per la salvaguardia idrogeologica dei fiumi e dei corsi d’acqua più in generale. C’era un piano, era un bel piano, di oltre 100 milioni di euro. In quei quindici mesi ci è stato detto che erano troppi, c’è stato detto dalla Lega “dovete accontentarvi di 20”. Gli abbiamo spiegato che non ce la potevamo fare con 20, gli abbiamo spiegato che potevamo fare un po’ la nostra parte come stiamo facendo, come stiamo facendo aumentando le risorse per le somme urgenze, che purtroppo ci sono e si verificano, e la Regione deve essere a fianco dei Comuni quando queste cose succedono e a fianco dei cittadini che vivono in quei comuni. Anche su questo tema purtroppo da parte della Lega, quando ha avuto l’opportunità a Roma di dare qualcosa in più all’Emilia Romagna, questa opportunità all’Emilia-Romagna è stata sempre negata. Ed è un dato di fatto, su questo, come su altre vicende.

Mi fermo qui nella descrizione del bilancio e di quello che penso siano stati questi cinque anni. Ora consentitemi, nonostante l’asprezza del dibattito, di dedicarmi alla parte più difficile di questo mio ultimo intervento da consigliere regionale. Quando intervenni, ormai cinque anni fa, per la prima volta, ricordai innanzitutto a me stesso che eravamo diventati legislatori della nostra Regione. È stato per me un onore esserlo. Cinque anni certamente tra i più belli e i più intensi del mio impegno nelle Istituzioni. Cinque anni che mi hanno consentito di entrare in contatto con una macchina, quella dell’Emilia-Romagna, che è ben di più di una macchina, è innanzitutto una comunità fatta di persone capaci e competenti. Da ognuno di coloro con cui sono entrato in contatto ho appreso tanto. Ho trovato persone orientate al risultato, e non è scontato in una pubblica amministrazione. Ho trovato uomini e donne pronti a rispondermi a ogni quesito, a ogni ora del giorno (non dico della notte, ma quasi), a cercare insieme una soluzione. Mi è successo rapportandomi con gli Assessorati, così come mi è successo rapportandomi con i dipendenti di questa Assemblea, che ringrazio. Vi ringrazio davvero.

Essere legislatore non è stato per me solo un onore, ma è stata anche un’emozione. Non avrei mai pensato, visto che ho sempre immaginato il legislatore, questa figura che si studiava sui libri di diritto privato e di diritto pubblico, come un uomo burbero, privo di sentimenti, che in realtà, invece, non avrei mai dimenticato il brivido e la commozione di quando ho capito che, grazie ad un emendamento ben scritto e ben pensato, sul quale ero stato ben consigliato, avevamo trovato la quadra per approvare una legge, quella contro le discriminazioni, che sarò orgoglioso sempre di raccontare a mia figlia.

Le racconterò con il sorriso e senza acrimonia che l’opposizione, nello svolgere il suo ruolo, era pronta a tutto pur di non farci arrivare in fondo. Che ho visto persone, nella maggioranza, che se inizialmente dubbiose, non hanno mollato di un centimetro quando la battaglia si è fatta dura.

Cari colleghi e colleghe, le vostre facce assonnate e stravolte di quelle ore le porterò per sempre dentro di me: perché abbiamo dimostrato che la politica, quella buona, esiste, si può fare e non ci dobbiamo mai rinunciare.

Colleghi tutti, di maggioranza e opposizione, vi ringrazio per quanto mi avete regalato. Ho probabilmente avuto da voi più di quello che a voi ho dato. Siamo stati compagni di viaggio, e so che in questo caso anche Facci accetta la parola “compagni”, solo perché ci ho aggiunto “di viaggio”- So che anche gli altri non si arrabbieranno, perché so che condividono che siamo stati compagni di viaggio.

Al di là di ciò, questi cinque anni mi portano a dire che tra maggioranza e opposizioni, nei valori e nelle politiche rimarremo certamente distinti, ma siamo umanamente meno distanti, e che a dir che si voglia, i rapporti umani hanno ancora un senso. Proviamo almeno a non disperdere quello.

Infine, ringrazio di cuore chi ha collaborato più strettamente con me, chi ha dovuto sopportare i miei sfoghi, chi ha visto quanto so essere scorbutico; però, credetemi, quanto è successo è perché ce l’avevo innanzitutto con me stesso e mai con voi.

Grazie a tutti, grazie a tutte, grazie di tutto.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Calvano.

 

Sull’ordine dei lavori

 

PRESIDENTE (Saliera): Direi che, essendo le ore 12,57, scusandomi con il consigliere Rainieri, che dovrebbe avere la parola…

 

(interruzione del consigliere Rainieri)

 

Mi dica.

 

RAINIERI: Presidente, se mi dà tre minuti sull’ordine dei lavori, poi l’intervento naturalmente lo faccio oggi.

 

PRESIDENTE (Saliera): Va bene.

 

RAINIERI: Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Però che sia sull’ordine dei lavori.

 

RAINIERI: Sull’ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE (Saliera): Perfetto.

 

RAINIERI: Non mi permetterei mai di uscire dall’argomento.

Ringrazio Paolo Calvano per le parole che ha detto. Ha ragione, siamo stati compagni di viaggio. E in questo caso tutti noi dell’opposizione accettiamo questo termine. Anche con il collega Taruffi, che ci guarda male dall’alto della sua postazione. In questo caso siamo tutti legati da questo lavoro che insieme abbiamo fatto, con le varie distinzioni.

Paolo, accettiamo il tuo invito, come abbiamo accettato le tue parti scorbutiche in fase di collaborazione, e anche tutti noi siamo contenti – parlo a nome della Lega, ma penso di poterlo fare anche a nome dell’opposizione – della collaborazione che c’è stata da parte della maggioranza, mantenendo le distinzioni, e con la Giunta.

Mi permetto di dire, da questo posto, anche un grazie a tutto l’Ufficio di Presidenza, alla presidente e ai collaboratori di quest’aula, che hanno sopportato e supportato tutto quello che è stato il lavoro di questi cinque anni, fatto insieme e non sempre fatto secondo le logiche di quest’aula. Quindi, un grazie alla presidente, a tutto l’Ufficio di Presidenza e a tutti i collaboratori, che oggi sono in quegli scranni, anche a quelli che mancano, ma perché negli anni si sono succeduti e hanno cambiato attività, sempre all’interno della Regione, soprattutto a loro perché, durante i lavori di aula – voi lo sapete – è molto difficile gestirla per tutta la preparazione degli emendamenti, degli ordini del giorno e tutto quello che arriva durante il lavoro dell’aula.

Mi sento, quindi, di accogliere la proposta del consigliere Calvano, ma soprattutto mi sento di ringraziare tutti voi e tutti i commessi e le persone che hanno reso possibile il lavoro di quest’aula in questi cinque anni. Grazie.

 

(Applausi)

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, vicepresidente, per le parole, a cui mi unisco nei ringraziamenti per la reciproca collaborazione.

Ci vediamo alle ore 14 per la prosecuzione.

 

La seduta ha termine alle ore 13,02

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Giammaria MANGHI;

gli assessori: Patrizio BIANCHI, Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Paola GAZZOLO, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, secondo comma, del Regolamento interno il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta l’assessore Sergio VENTURI e il consigliere Mirco BAGNARI.

 

Comunicazione prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno

 

Comunicazione, ai sensi dell'art. 68, comma 1, lett. k), del Regolamento interno, circa le nomine effettuate dal Presidente della Giunta regionale, tramite l'adozione dei seguenti decreti, dal 15/11/2019 al 28/11/2019

 

DPGR n. 173 del 15/11/2019

Sostituzione di un consigliere nella Camera di Commercio di Parma nel settore industria

 

DPGR n. 174 del 18/11/2019

Proroga durata dei componenti dell’Osservatorio per l’educazione alla sicurezza stradale della Regione Emilia-Romagna nominati con decreto n. 183/2015 e ss.mm.ii

 

DPGR n. 179 del 21/11/2019

Azienda ed enti del Servizio Sanitario Regionale – nomina commissari straordinari

 

DPGR n. 184 del 25/11/2019

Sostituzione di un consigliere nella Camera di Commercio di Piacenza nel settore commercio

 

DPGR n. 185 del 25/11/2019

Sostituzione di un consigliere nella Camera di Commercio di Piacenza nel settore agricoltura

(Comunicazioni n. 93 prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno - prot. NP/2019/2701 del 02/12/2019)

 

 

LA PRESIDENTE

I SEGRETARI

Saliera

Rancan - Torri