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Legislatura X - Commissione II - Resoconto del 09/01/2017 pomeridiano

    Resoconto integrale n. 1

    Seduta del 9 gennaio 2017

     

    Il giorno 9 gennaio 2017 alle ore 14,00 è convocata in udienza conoscitiva, con nota prot. n. AL.2017.190 del 5/01/2017, presso la sede dell’Assemblea legislativa in Bologna Viale A. Moro n. 50, la Commissione Politiche economiche in congiunta con la Commissione Territorio, Ambiente, Mobilità.

     

    Partecipano alla seduta i consiglieri:

     

    Cognome e nome

    Qualifica

    Gruppo

    Voto

     

    SERRI Luciana

    Presidente

    Partito Democratico

    5

    presente

    BAGNARI Mirco

    Vicepresidente

    Partito Democratico

    5

    presente

    DELMONTE Gabriele

    Vicepresidente

    Lega Nord Padania Emilia e Romagna

    4

    presente

    ALLEVA Piergiovanni

    Componente

    L’altra Emilia Romagna

    1

    assente

    BARGI Stefano

    Componente

    Lega Nord Padania Emilia e Romagna

    1

    presente

    BERTANI Andrea

    Componente

    Movimento 5 Stelle

    3

    presente

    BESSI Gianni

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    BIGNAMI Galeazzo

    Componente

    Forza Italia

    2

    assente

    CALIANDRO Stefano

    Componente

    Partito Democratico

    1

    presente

    FOTI Tommaso

    Componente

    Fratelli d’Italia

    1

    assente

    IOTTI Massimo

    Componente

    Partito Democratico

    1

    presente

    LIVERANI Andrea

    Componente

    Lega Nord Padania Emilia e Romagna

    1

    presente

    LORI Barbara

    Componente

    Partito Democratico

    5

    presente

    MARCHETTI Francesca

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    MOLINARI Gian Luigi

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    MONTALTI Lia

    Componente

    Partito Democratico

    1

    presente

    MUMOLO Antonio

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    POMPIGNOLI Massimiliano

    Componente

    Lega Nord Padania Emilia e Romagna

    1

    assente

    PRODI SILVIA

    Componente

    Partito Democratico

    2

    assente

    RAINIERI Fabio

    Componente

    Lega Nord Padania Emilia e Romagna

    1

    assente

    RANCAN Matteo

    Componente

    Lega Nord Padania Emilia e Romagna

    1

    presente

    ROSSI Nadia

    Componente

    Partito Democratico

    1

    presente

    SABATTINI Luca

    Componente

    Partito Democratico

    1

    presente

    SENSOLI Raffaella

    Componente

    Movimento 5 Stelle

    2

    assente

    TORRI Yuri

    Componente

    Sinistra Ecologia Libertà

    2

    presente

     

    Sono presenti i consiglieri: il consigliere Valentina RAVAIOLI in sostituzione di Silvia PRODI, la consigliera Marcella ZAPPATERRA e la consigliera Manuela RONTINI.

     

    È altresì presente l’assessore alle Attività produttive, Piano energetico, Economia verde e Ricostruzione post-sisma Palma COSTI.

    Partecipano alla seduta: Morena Diazzi, Direttore generale economia della conoscenza, del lavoro e dell’impresa; Attilio Raimondi, Serv. Energia ed Economia verde; Davide Scapinelli, Serv. Valutazione impatto e promozione sostenibilità ambientale.

     

    Presiede la seduta: Luciana SERRI

    Assiste il segretario: Giovanni Fantozzi

    Estensore: Luca Predieri


    UDIENZA CONOSCITIVA

     

    3579 - Proposta recante: "Approvazione della proposta di "Piano Energetico Regionale 2030" e di "Piano Triennale di Attuazione 2017-2019" e dei relativi allegati da trasmettere all'Assemblea Legislativa per la definitiva approvazione ai sensi della lett. d. comma 4 art. 28 dello Statuto e dell'art. 8 L.R. N. 26/2004 e s.m.i." (Delibera di Giunta n. 1908 del 14 11 16).

    (Relatore consigliere Massimo Iotti)

     

    partecipano

     

    Licia Balboni Presidente FederMetano

    Vittorio BardiPresidente Si Rinnovabili No Nucleare

    Massimiliano BegaEnel Italia

    Luigi BertuzziSindaco Coli (PC)

    Luigi CastagnaPresidente Confservizi E-R

    Alberto ContiPresidente Wwf sez. Forlì e in Rappresentanza Wwf E-R

    Sergio Covati Vicesindaco Coli (PC)

    Andrea DemurtasConfartigianato Ravenna

    Francesca FerrariAnce E-R

    Giovanni FiniComune Bologna

    Fabrizia ForniCoordinatore Tavolo Regionale Imprenditoria

    Lorenzo FrattiniLegambiente E-R

    Michele GiovanniniSindaco Castello D’Argile

    Luigi GioveSegretario Regionale Cgil

    Marco GiubiliniSindaco di Parma

    Francesca LussuArpae

    Sarah MagriniColdiretti E-R

    Mauro MalandriConfcommercio E-R

    Roberto MallegniArpae

    Loris MarchesiniVicesindaco Anzola dell’Emilia

    Flavio MerigoDirettore tecnico NGV System Italy

    Giulia OlivieriPresidente Lagambiente Imola-Medicina

    Marco PasiConfesercenti E-R

    Piero PeriC.I.A. E-R

    Alessandro RossiANCI E-R

    Gianluca RusconiConfindustria E-R

    Alberto SogniDirettore Consorzio Leap

    Roberto TozzoliAssogasmetano

    Paolo VettoriPresidente Assogasmetano

    Stefano ValentiniASTER

    Giuseppe VischettiConfindustria E-R

    Oscar ZavasiCGIL

     

    DEREGISTRAZIONE INTEGRALE CON CORREZIONI APPORTATE AL FINE DELLA MERA COMPRENSIONE DEL TESTO

     

    La presidente SERRI e la presidente RONTINI dichiara aperta l’udienza conoscitiva alle ore 14.25.

    Presidente SERRI

    Se vi accomodate diamo inizio ai lavori, a questa udienza conoscitiva convocata dalla Commissione Politiche economiche congiuntamente con la Commissione III, Territorio, Ambiente, Mobilità. L’oggetto in discussione riguarda la presentazione della delibera di Giunta, recante come proposta l’approvazione della proposta di “Piano Energetico Regionale 2030” e contestualmente anche di “Piano Triennale di Attuazione 2017-2019”. Quindi è un argomento molto importante che ha un impatto rilevante sia nel contesto economico che ambientale.

    La Giunta ha deliberato i piani già a novembre e li ha trasmessi alle Commissioni che hanno già lavorato, avendo già avuto momenti di discussione e di confronto su queste tematiche e hanno convocato per la giornata di oggi questa audizione. Un momento di approfondimento e soprattutto di ascolto di quelle che sono le vostre osservazioni e le vostre proposte. Questo per permetterci poi di continuare nell’iter di definizione dei vari pareri che le Commissioni dovranno dare per giungere così al mese prossimo con i testi dei due piani e far sì che si possa portarli all’approvazione dell’Assemblea legislativa e quindi all’approvazione definitiva.

    Presento anche le persone che sono sedute al tavolo di fianco a me: la Presidente della Commissione III, Commissione Territorio, Ambiente, Mobilità, Manuela RONTINI, il relatore di maggioranza, il consigliere regionale Massimo IOTTI, ovviamente l’assessore alla mia destra Palma COSTI e il coordinatore tecnico di ERVET, del piano energetico, che è il dottor Davide Scapinelli a cui diamo subito la parola e il quale ci fornirà un po’ di dati e di elementi utili proprio per affrontare questa discussione e questo confronto.

    Aggiungo solo un ultimo elemento: questo lavoro così importante e rilevante è stato costruito – credo si possa dire senza ombra di dubbio – dal basso perché è arrivato a compimento dopo una serie di incontri molto importanti, avvenuti nei mesi scorsi e curati direttamente dall’assessore. Direi quindi che è il prodotto di un lavoro di ascolto e di confronto importante. Do ora la parola al dott. Scapinelli.

     

    SCAPINELLI

    Buongiorno a tutti e grazie.

    Vi presenterò molto brevemente le linee strategiche dei piani triennale e decennale considerando che in realtà il materiale molti di voi ce l’hanno già, così come probabilmente molti di voi hanno già sentito questa presentazione più volte. Quindi andremo molto velocemente. Nella presentazione di oggi tratteremo questi 4 temi: la strategia energetica regionale inquadrandola negli obiettivi al 2020 e al 2030, che sono poi gli obiettivi europei; il percorso che è stato fatto e il percorso di VAS per arrivare alla stesura della strategia energetica regionale vera e propria e, molto velocemente, il piano triennale 2017-2019.

    Innanzitutto gli obiettivi che ci siamo dati come Regione sono quelli dell’Unione europea, al 2020 e al 2030 ovviamente. Come sapete questi obiettivi sono: del 20 per cento di riduzione delle emissioni al 2020, del 40 per cento al 2030, un incremento al 20 per cento delle rinnovabili al 2020 e al 27 per cento del 2030 e un incremento dell’efficienza al 2020 del 20 per cento e del 27 per cento al 2030. Per fare questo sono stati sviluppati due scenari: uno scenario cosiddetto tendenziale nel piano che è quello a politiche correnti, quello di riferimento, in cui non viene realizzata nessuna ulteriore misura rispetto a quelle che sono già in campo oggi e uno scenario che abbiamo chiamato obiettivo, che non è uno scenario di piano ma è uno scenario che dovrebbe essere raggiunto dal piano, insieme a tanti altri strumenti evidentemente, per traguardare quegli obiettivi europei che ci siamo detti prima. Quindi in questo secondo scenario, lo scenario obiettivo, che è appunto quello che raggiunge quel famoso 40 per cento di riduzione delle emissioni climalteranti al 2030, sono stati sviluppati una serie di scenari, di ipotesi e di driver in ogni settore che sono riassunte un po’ in questa slide.

    La parte dei trasporti è quella che è prevalente forse sul resto. In particolare, come vedete, la mobilità elettrica in questo scenario raggiunge un immatricolato nel 2030 del 40 per cento, ibrida al 25 per cento, autobus, TPL, elettrici immatricolati nel 2030 al 60 per cento, quindi ovviamente sono ipotesi molto sfidanti. Così come anche per il metano: la mobilità a metano raggiunge il 25 per cento di immatricolato nel 2030, autobus a metano al 40 per cento eccetera e poi vedete tutte le altre ipotesi in questa slide.

    Sulla produzione elettrica il maggior contributo da fonti rinnovabili potrebbe provenire dal fotovoltaico – questo dato è in linea con gli scenari di Terna – e in misura minore dalle bioenergie. Sulla parte di riscaldamento e raffrescamento il grosso ovviamente è la riduzione dei consumi nel settore edilizio. Quindi, in questo scenario, l’ipotesi forte che è stata fatta è quella di raggiungere dei tassi di recupero e riqualificazione energetica degli edifici nel primo caso del 90 per cento e nel secondo del 30 per cento. Si tratta di livelli più o meno tripli rispetto agli attuali.

    Con questi obiettivi regionali e in questi scenari quello che si riuscirebbe a raggiungere nei tre settori di riferimento, come target europei, sono quelli che vedete in tabella. Quindi andando direttamente sul lungo periodo, quello al 2030, si raggiunge nello scenario obiettivo, che è la colonna più a destra, un 40 per cento appena di riduzione delle emissioni serra nonostante tutte quelle ipotesi che abbiamo visto prima, un risparmio energetico invece del 47 per cento e una copertura del 27 per cento con fonti rinnovabili dei consumi finali lordi. Come si diceva prima, il percorso fatto per arrivare a questi scenari e a questi 2 piani prende avvio in realtà con la costituzione di un comitato tecnico scientifico in modo da condividere con Università, centri di ricerca e tutti i soggetti principali che si occupano di questo tema, una serie di metodologie per la costruzione dei bilanci e degli scenari. Questo è stato fatto alla fine del 2015.

    Tra gennaio e maggio 2016 sono stati fatti una serie di incontri pubblici su specifici temi di rilevanza, ovviamente per l’ambito energetico, e sono stati organizzati anche 4 workshop tecnici. In una fase conclusiva poi di confronto sono stati fatti incontri singoli con associazioni ambientaliste, associazioni di categoria e associazioni sindacali. Oltre a tutti questi incontri, più o meno pubblici, ovviamente ha preso avvio anche la fase di VAS del piano che è partita il 5 luglio 2016 con uno specifico incontro con i soggetti competenti in materia ambientale.

    Con una delibera del 1 agosto 2016 è stata avviata la fase di consultazione, prevista dal decreto legislativo 152 del 2006, ed è stata di fatto avviata la procedura di VAS. Il 5 agosto sono stati pubblicati i documenti sul sito internet della Regione e sono partiti i 60 giorni per la presentazione di osservazioni.  Entro questo termine sono state presentate 10 osservazioni, quindi entro l’inizio di ottobre, e successivamente a questo termine ulteriori 4 osservazioni. Ovviamente anche queste 4 sono state considerate nell’ambito dei contributi di cui si è tenuto conto.

    I soggetti che hanno presentato queste osservazioni sono quelli che vedete in questa slide. Si tratta in realtà di soggetti anche molto diversi, associazioni di categoria, enti pubblici, associazioni ambientaliste, Anci, Terna, ordini professionali eccetera. Comunque il materiale lo avete e potete guardarli nel dettaglio. I contributi che sono arrivati evidentemente spaziano su tutti i temi – non sto a elencarveli tutti ma li trovate nel materiale che è stato consegnato – e riguardano quelli sul risparmio energetico, quelli sulle fonti rinnovabili elettriche e ovviamente fonti rinnovabili termiche, il contributo sul ruolo degli enti locali, i contributi su trasporti, contributi sul monitoraggio e ovviamente contributi ambientali, sia al piano energetico che al piano triennale.

    In questa parte di presentazione trovate, ovviamente in sintesi, quello che è stato recepito. Chiaramente tutti i documenti approvati dalla Giunta contengono punto per punto quelli che sono stati gli elementi considerati, analizzati, integrati, modificati, eccetera all’interno del piano. In questa presentazione ovviamente trovate solo un elenco molto macro di quello che è stato fatto. Però ad esempio sul risparmio e sull’uso efficiente dell’energia abbiamo inserito, all’interno del piano, quel punto in corsivo che vedete in fondo: il sostegno e la definizione a livello nazionale di requisiti minimi di prestazione energetica sugli edifici esistenti, che è un passaggio abbastanza importante. Tutto questo dovrebbe essere accompagnato da un aggravio nullo dei costi per i singoli utenti, quindi un ricorso alle ESCO (Energy Saving Company) o ad altre forme di finanziamento dedicate.

    Qui trovate tutte le linee strategiche del piano, che appunto trovate nella presentazione.  Un’altra cosa che è stata integrata dopo la fase di VAS, ad esempio sulla produzione termica da fonti rinnovabili, riguarda l’efficientamento energetico degli impianti a biogas esistenti. Quindi per cercare di recuperare quel calore che attualmente viene dissipato, una linea potrebbe essere invece quella di cercare di recuperarlo a fini utili, come ad esempio per il riscaldamento di serre, teleriscaldamento o quello che sarà. È stata modificata anche la dicitura legata alla promozione del biometano ampliandola e migliorandola. È stata ampliata la dicitura sulle smart grid. Anche in questo caso è stato fatto un lavoro di allargamento dell’intervento strategico. Troverete comunque tutto nella presentazione. L’ultimo punto è sul piano triennale 2017-2019 in cui sono state modificate anche le risorse che sono state aumentate per tenere conto di alcune osservazioni che erano pervenute e sono stati raggiunti quasi i 249-250 milioni di euro nel triennio 2017-2019. Se ci sono domande sono a disposizione.

     

    Presidente SERRI

    Do ora la parola al relatore, consigliere Massimo IOTTI.

     

    Consigliere relatore IOTTI

    Sì, poche parole. Oggi è una giornata di ascolto, l’audizione ha questo scopo. Credo che il lavoro che ci ha portato qua e che è stato comunque già descritto è stato  estremamente positivo perché ha avuto una fase di confronto anche molto qualificato, fatto di molti incontri e quindi credo che l’iter seguito è quello di un percorso che poi ha portato anche alle osservazioni, 14 in tutto, devo dire qualificate anche queste e per la quale la proposta è sostanzialmente di un accoglimento, tecnicamente e parzialmente accolte, ma che tutto sommato credo che siano un contributo ulteriore alla formulazione del piano.

    Il piano ha degli obiettivi che ricalcano quelli che sono i parametri forniti dall’Unione europea, per la quale c’è un pieno riconoscimento e adesione e da questo punto di vista credo che lo sforzo da fare è proprio quello di cercare quelle che sono le condizioni per arrivare a questi obiettivi per niente scontati ma assolutamente impegnativi per quello che è un piano che mette in gioco delle risorse ma che credo vada affrontato con un piano concreto, pragmatico, ma che deve perseguire quelli che sono dei risultati possibili e potenziali.

    Ci sono le condizioni per avviare una fase anche di bandi e quindi di messa in gioco di queste risorse su un tema le cui opportunità – tutti sappiamo delle opportunità del settore energetico, credo che su questo ci sia poco da discutere – sono tante e sono state evidenziate in varie sedi e in varie fasi. Il vero limite poi è quello del sostegno creditizio a tutte queste azioni ed interventi che richiedono uno sforzo sicuramente ulteriore di quello che siamo in grado di mettere in campo adesso. Questo, tuttavia, è una prima risorsa che deve avviare l’attuazione del piano. Da questo punto di vista credo si stia lavorando ad uno strumento importante che ha dei dati e dei riferimenti. Lo scenario tendenziale e quello obiettivo descrivono esattamente anche la situazione in cui siamo. Devo dire che comunque sono talmente tante le azioni possibili – e sono ampiamente descritte – per le quali possiamo andare a mettere a lavoro un piano che guarda al 2030 ma che concentra l’attenzione nel primo triennio, fino al 2019, con un potenziale davvero significativo.

    Il percorso che si vuole fare per arrivare alla definitiva approvazione è quello adesso, dopo l’audizione in Commissione, entro il mese di gennaio ed entro il mese di febbraio riuscire a portare in Aula tutto il lavoro fatto con un’approvazione che, ripeto, ci mette nelle condizioni di andare avanti tenendo conto che sia il livello occupazionale, sia quello che riguarda gli obiettivi del patto del lavoro, il piano energetico non solo è trasversale ma offre un settore importantissimo proprio per andare a concentrare questi risultati.

    Io mi fermerei qui anche perché oggi ascoltiamo gli interventi, dopodiché il lavoro di Commissione sia sul piano, sia sulle controdeduzioni proposte ma anche sugli interventi di oggi sarà al lavoro per cercare di arrivare in Aula con un testo con il più largo consenso credo e su questo c’è l’impegno di un confronto ulteriore con tutti i soggetti in campo.

     

    Presidente SERRI

    Grazie, Iotti.

    Allora, apriamo ora il dibattito. Ho già un po’ di richieste di interventi. Invito chi volesse intervenire e non avesse ancora compilato la scheda per prenotarsi, a farlo all’entrata.

    Partirei con un intervento di Fabrizia Forni che è la coordinatrice del Tavolo Regionale Imprenditoria.

     

    FORNI, Coordinatore Tavolo Regionale Imprenditoria

    Grazie. Io devo sempre ricordare che intervengo a nome di una associazione che raggruppa 14 associazioni imprenditoriali che spaziano dall’artigianato, all’agricoltura, al commercio, alla cooperazione e in questo arco cercano di portare il punto di vista di quella che è la piccola impresa diffusa che caratterizza il tessuto economico della nostra regione.

    Noi abbiamo partecipato al percorso che ha portato all’elaborazione di questo piano, ai vari workshop tecnici che si sono succeduti e posso dire che al termine di questo percorso, nell’ambito del quale abbiamo anche contribuito alla presentazione di due documenti, sostanzialmente ci sentiamo di condividere quella che è l’impostazione di questo piano e sicuramente condividiamo l’importanza e l’urgenza di arrivare alla sua approvazione.

    Ci sembra che sia stato colto un elemento importante e fondamentale, cioè che dentro questo piano si giocano non soltanto, com’è ovvio, il tema della qualità della vita e della sostenibilità ambientale nel nostro territorio; non soltanto una serie di opportunità importanti di sviluppo di nuove attività, di nuove opportunità di business, ma ci sono sfide che attengono alla capacità competitiva dell’insieme del nostro sistema economico.

    Affrontare il tema delle prestazioni energetiche e dei consumi energetici nei prossimi anni vuol dire affrontare il tema della competitività dei nostri prodotti, dei nostri servizi e dell’insieme del nostro sistema territoriale che - come dicevo prima - è un sistema fatto eminentemente di piccola impresa diffusa.

    Questo piano, ancor più degli altri, deve avere la capacità di camminare sulle gambe di tutto l’insieme del nostro tessuto economico ed essere estremamente pervasivo in termini di capacità di realizzazione degli obiettivi.  Non sto qui a ripetere quello che abbiamo già presentato nei documenti e che eventualmente faremo avere anche alla Commissione – in parte tra l’altro alcune delle nostre osservazioni sono state accolte –. Voglio soltanto sottolineare due o tre elementi.

    Prima di tutto, la nostra preoccupazione è che non si sia colta fino in fondo il momento di difficoltà in termini di capacità di investimenti da parte di questo nostro sistema di piccola impresa in cui si calano questi obiettivi.  In altre parole riteniamo che nel passaggio dallo scenario tendenziale allo scenario obiettivo si sia sottovalutato che determinate riduzioni di consumi energetici sono state registrate nell’ambito di una crisi, ahimè, epocale per il nostro sistema produttivo dalla quale noi dobbiamo riprenderci e quindi, passare da quello tendenziale agli obiettivi in termini di settore industriale riteniamo che possa comportare uno sforzo di investimento che oggi come oggi non è nelle possibilità del nostro sistema. Quindi richiede per diventare realtà uno sforzo aggiuntivo in termini di sostegno e di indirizzo.

    Noi abbiamo individuato due, anzi tre campi fondamentali attraverso i quali realizzare quest’azione di indirizzo e di sostegno ad un investimento privato che, ripeto, non può essere dato per scontato in questa fase.

    Al di là del fatto di mettere a disposizione del piano il volume più ampio possibile di risorse e metterle effettivamente a disposizione anche di investimenti privati, noi riteniamo che giochino un ruolo fondamentale, in primis, la ricerca di una integrazione e di una coerenza la più sistematica e puntuale possibile con tutti gli altri strumenti di pianificazione, in particolare quelli che proprio adesso sono in fase o di discussione o di approvazione. Infatti è assolutamente fondamentale che ci sia, diciamo così, un’integrazione positiva con quanto viene previsto dal PAIR, piano aria integrato regionale, e anche, sottolineo, quanto verrà messo in campo dalla nuova legge urbanistica tramite gli strumenti urbanistici che sono in fase di discussione. Questa è una prima sottolineatura.

    La seconda attiene a tutti gli aspetti di semplificazione, armonizzazione, omogeneizzazione nel campo amministrativo ed autorizzativo. Non viene mai sottolineato abbastanza quanto questo costituisca, di fatto, se non un impedimento, un fortissimo rallentamento alle azioni di investimento e quindi riteniamo che nella fase in particolare di attuazione, ma già nel momento in cui si perfeziona l’approvazione di questo piano, debba essere dato un focus particolare a questa linea di azione.

    Infine abbiamo sottolineato nel nostro documento un aspetto che attiene alla necessità che gli obiettivi e gli strumenti di questo piano abbiano un reale carattere di pervasività. Attiene al fatto, cioè, che effettivamente, nel momento in cui si preveda di estendere i requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici anche all’esistente, dando di fatto luogo ad un ampliamento del potenziale campo di azione delle ESCO, è molto importante favorire l’azione delle ESCO di minori dimensioni che nel passato e anche nel presente trovano particolare difficoltà ad ottenere sostegno creditizio.  Se non si agisce su questo fronte il rischio è quello di assistere a fenomeni di concentrazione del mercato delle ESCO su pochi grandi operatori e di non riuscire ad ottenere fino in fondo quell’effetto sistemico e diffuso che noi crediamo debba essere perseguito dal piano.

    Proprio per questo noi abbiamo proposto che venga previsto nell’ambito delle misure attuative del piano energetico un fondo di garanzia che sia riservato in maniera esclusiva alle ESCO private e di piccole dimensioni in modo da poter sfruttare fino in fondo questa possibilità o campo d’azione che il piano intende aprire sui requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici esistenti.

    Non mi dilungo oltre, vi ringrazio per l’attenzione e come ho detto vi farò pervenire i documenti che abbiamo già presentato. Grazie.

     

    Presidente SERRI

    Diamo ora la parola ad Alberto Conti che è Presidente del WWF di Forlì e interviene in rappresentanza del WWF della Regione Emilia-Romagna.

     

    CONTI, Presidente WWF sez. Forlì

    Grazie, Presidente. Noi abbiamo presentato le nostre osservazioni che sostanzialmente si incentrano su alcuni punti qualificanti.

    Il primo è che l’utilizzo e la diffusione delle energie rinnovabili siano gestite in un contesto di rigorosa compatibilità ambientale. Sappiamo che purtroppo impianti centralizzati di grandi dimensioni non hanno queste caratteristiche di compatibilità ambientale.

    Noi riteniamo – quindi passo al punto 2 che è complementare – che ci debba essere una diffusione ampia di questi impianti favorendo il ruolo del consumatore anche come produttore. Mi collego a chi mi ha preceduto che diceva appunto che le ESCO devono essere anch’esse distribuite sul territorio valorizzando anche le forze medio-piccole. Più si distribuisce meglio è dal punto di vista ambientale e dal punto di vista anche dell’equità economica.

    Il terzo punto è che vengano assolutamente come priorità finanziate e gestite le smart grids, cioè le reti intelligenti per il dispacciamento delle energie rinnovabili che sono per loro definizione caratteristiche e discontinue. Se non ci saranno le smart grids efficienti non sarà efficiente la produzione di energie rinnovabili, questo è automatico. Noi abbiamo esposto le nostre perplessità riguardo al piano con le nostre osservazioni dicendo che secondo noi non si è tenuto conto adeguatamente di questo aspetto e la risposta qualitativa che ci è stata data ed inserita anche come emendamento, chiamiamolo così, al piano è quella che appunto ci sarà un grande coordinamento con Terna, con coloro cioè che dovranno progettare e gestire queste reti. È quindi una preoccupazione che è stata recuperata e che è stata evidenziata dalla risposta che abbiamo avuto. Tra l’altro siamo in buona compagnia perché anche Terna nelle sue osservazioni – noi le abbiamo guardate tutte, sono molto qualificate, tutte complementari, anche se con intonazioni diverse – esprime questa preoccupazione: attenzione, non è stato tenuto conto pienamente del nostro piano di sviluppo perché altrimenti l’efficienza si fa in sostanza desiderare. 

    Ultimo punto è il problema del finanziamento diffuso degli utenti che dovranno riqualificare i propri immobili, la gran massa di privati che dovranno e potranno portare avanti queste iniziative di riqualificazione e di efficienza energetica e di risparmio, per cui introdurre specificatamente detrazioni fiscali, leve di finanziamento che possano favorire nel tempo come priorità d’investimento queste possibilità migliorative in funzione del raggiungimento di questi obiettivi che sono assolutamente ambiziosi e che implicano quindi questo sforzo economico e questa promozione economica diffusa nel territorio. Ringrazio per l’attenzione e buon lavoro.

     

    Presidente SERRI

    Grazie a lei. Do la parola a Luigi Giove, Segretario regionale della CGIL.

     

    GIOVE, Segretario regionale CGIL

    Noi abbiamo presentato delle osservazioni unitariamente come organizzazioni sindacali regionali e devo dire che le questioni più importanti da noi poste hanno trovato, anche se parzialmente, una risposta nelle controdeduzioni che ci sono state restituite. Ci teniamo però a sottolineare alcuni aspetti che continuano a rappresentare per quel che ci riguarda delle criticità, nel senso che avrebbero bisogno di un approccio di sistema che sin qui non è mancato ma che vorremmo essere sicuri ci fosse anche per il futuro.

    Lo scenario al 2030 è uno scenario difficile da verificare nella sua interezza ed è il motivo per cui siamo particolarmente interessati ai piani triennali e cioè alla traduzione concreta degli obiettivi – in alcuni casi sfidanti, in altri casi li abbiamo considerati un po’ meno, ma comunque obiettivi importanti – che andiamo a verificare poi concretamente rispetto alle risorse che sono a disposizione, a come vengono indirizzate e a come riusciamo a mettere insieme i vari piani e le varie normative che nel frattempo si stanno sviluppando in questa regione.

    Per cui pongo alcune questioni, la prima è questa: sul tema della mobilità si sono posti degli obiettivi, davvero sfidanti a dir la verità, dal punto di vista del rinnovo del parco complessivo, pubblico e privato e della riduzione delle emissioni. Come questo si combini con il PRIT, che cominceremo a discutere a febbraio per quel che ci riguarda, è ancora un’incognita, nel senso che dalle prime rappresentazioni che noi abbiamo avuto modo di verificare rispetto al PRIT (Piano Regionale Integrato dei Trasporti) la coincidenza tra questi obiettivi e gli strumenti che sono materialmente a disposizione appare alquanto vaga e quindi avrebbe bisogno di essere declinata più nel dettaglio con maggiore precisione.

    In particolar modo se io mi pongo l’obiettivo di ridurre fortemente le emissioni, in particolar modo per il trasporto pubblico, aumentandone la capacità e l’utilizzo – i numeri sono da questo punto di vista importanti, mi verrebbe da dire impressionanti – avremmo bisogno di capire come si mettono in campo le gare sui vari ambiti di area vasta o territoriali che si svolgeranno nell’arco di pochissimi mesi.

    Aggiungo come si possa rendere queste gare coerenti a livello regionale se non siamo nelle condizioni, in questa regione ad esempio, di avere un’agenzia regionale della mobilità, tanto per dirne una e quindi sapere se le gare verranno effettuate dalle agenzie per la mobilità dei singoli territori. Avevamo un’aggregazione in procinto di partire sul territorio, Area Vasta Romagna, la data fatidica era l’1 gennaio, l’agenzia non è partita. Quindi questo per dire che abbiamo bisogno di verificare gli obiettivi che ci poniamo e che noi condividiamo con gli strumenti che poi materialmente abbiamo a disposizione.

    Seconda questione: noi riteniamo strategico l’intervento sull’edilizia e questo va raccordato per 2 ragioni, la prima delle quali è che lì c’è il massimo dell’inefficienza dal punto di vista sia del consumo energetico sia dal punto di vista della possibilità di produrne.

    Contestualmente a questa discussione stiamo discutendo la legge regionale sull’urbanistica che si pone degli obiettivi che sono convergenti rispetto agli obiettivi del piano. Abbiamo la necessità di rendere evidente e forte l’incentivazione del privato ad intervenire sul proprio patrimonio. Come lo si fa? Lo si fa utilizzando varie leve fiscali e non solo.

    Prima arriviamo alla definizione di quella legge regionale sull’urbanistica, prima probabilmente riusciamo a mettere in campo anche delle azioni convergenti da questo punto di vista. Questo perché se c’è la possibilità di premiare anche volumetricamente chi fa degli interventi di recupero e di investimento sul proprio patrimonio, che vanno nel senso o del risparmio energetico o della co-produzione e quindi di una produzione diffusa di energia, prima noi possiamo rendere possibile il raggiungimento di quegli obiettivi.

    Noi pensiamo che le risorse debbano essere distribuite il più oculatamente possibile perché dai dati che la stessa Regione mette a disposizione rispetto ad esempio alla programmazione 2007-2013 appare chiaro che mentre sulla quantità di interventi finanziati l’obiettivo è stato non solo raggiunto ma anche superato, dal punto di vista invece degli obiettivi qualitativi come riduzione delle emissioni di CO2, investimenti indotti, interventi di efficientamento energetico, i risultati raggiunti sono inferiori rispetto agli obiettivi.

    Quindi avremmo bisogno probabilmente di avere meno interventi a pioggia, ma più mirati e con maggiore capacità di produrre degli effetti dal punto di vista del raggiungimento dell’obiettivo. Tra le questioni che noi abbiam posto e poi chiudo, faccio presente anche il tema di monitorare con un tavolo che coinvolga tutti i soggetti che sono portatori di interessi nella fase di attuazione del piano, in particolar modo di quello triennale. Noi ribadiamo questa richiesta pur essendoci una risposta positiva nelle contro deduzioni provando anche a spiegarla, se è possibile, meglio.

    Il tema non è quello di essere presenti ma è quello di continuare in un percorso di coinvolgimento di tutti quanti i soggetti.  Essere portatori di interessi non significa essere delle lobby. Rappresentare degli interessi, se lo si fa in maniera nobile, credo che possa essere utile a tutti. In questa regione con il patto per il lavoro abbiamo sostanzialmente sancito questo metodo come metodo di confronto e di governo di questa Regione.

    Noi crediamo nel valore di questo metodo e pensiamo che sia opportuno proseguire così.

     

    Presidente SERRI

    Grazie. Do la parola ad Alberto Sogni che è il Direttore del consorzio LEAP, Laboratorio Energia e Ambiente di Piacenza.

     

    SOGNI, Direttore Consorzio LEAP

    Buongiorno a tutti e a lei Presidente. Vi ruberò solo 2 minuti. Approfitto di essere stato invitato a questa udienza per permettermi in qualche modo di farmi portavoce un po’ della rete alta tecnologia e della rete dei laboratori di ricerca industriale che come sapete è stata costituita alcuni anni fa in Regione e che è insediata ormai nei tecnopoli.

    Ne approfitto perché ho fatto parte con altri colleghi del comitato tecnico scientifico che ha dato un contributo alla redazione del piano energetico regionale. Mi faccio portavoce nel senso di portare una disponibilità di quelli che sono i tecnopoli e quindi i laboratori in particolare quelli che hanno ovviamente competenze in ambito energetico e ambientale e quindi la disponibilità a lavorare su molti di quelli che sono i temi trattati dal piano.

    Ovviamente sappiamo che la varietà delle tematiche è molto ampia, si tratta di temi multidisciplinari che richiedono quindi molte competenze diversificate e sappiamo che le problematiche sono diverse. Incrociano infatti in qualche modo la traiettoria regolatoria e pianificatoria che è propria del piano con tematiche che riguardano invece l’anima della ricerca che può essere sviluppata da soggetti come noi.

    In questo senso scelgo un tema su tutti come esempio che è quello delle emissioni gassose dei piccoli impianti alimentati a biomassa.  Noi sappiamo che c’è un fenomeno che non è solo emiliano-romagnolo ma è nazionale o meglio internazionale, ma che in Emilia-Romagna e in generale nel bacino padano ha delle problematiche legate un po’ agli aspetti anche orografici riguardanti la diffusione dei piccoli impianti alimentati a biomassa, impianti a combustione su piccola scala che hanno senz’altro delle caratteristiche di positività per quanto riguarda lo sfruttamento delle energie rinnovabili, dell’abbattimento delle emissioni di CO2 e che però, per contro, portano una problematica legata appunto alle emissioni soprattutto di particolato o di polveri fini.

    Sappiamo bene che è un problema unito a quello degli impianti di riscaldamento con altri combustibili e dell’emissione legata al traffico veicolare. È un problema che si esplica soprattutto nel bacino padano per le problematiche di cui siamo a conoscenza come mancanza di ricambio d’aria, grande concentrazione di fonti emissive. Esistono già delle iniziative consistenti in accordi di bacino tra le Regioni e tra i ministeri. Quello che lancio come spunto è la disponibilità della rete, ovviamente per quelle che sono le competenze, di occuparsi del tema.

    Un altro spunto di riflessione deriva da iniziative di altre Regioni, in particolare la Regione Lombardia – a fine anno se non ricordo male, verso ottobre o novembre dello scorso anno, del 2016 – ha adottato una delibera che introduce una classificazione con classi di merito ambientale di questi dispositivi. Questa potrebbe essere un’iniziativa in qualche modo estendibile anche alla nostra regione. Parallelamente un aspetto che si può considerare è proprio di rendere fattivo l’accordo di programma interregionale e sovraregionale per, in qualche modo, buttare il cuore oltre l’ostacolo ed introdurre altresì delle classificazioni o delle certificazioni che comunque stabiliscano delle classi di merito ed incentivino la diffusione di impianti più efficienti, quindi con minori emissioni specifiche.

    Oltre chiaramente a, come dicevo prima, buttare il cuore oltre l’ostacolo cercando in qualche modo soluzioni tecnologiche che vadano in questa direzione. Quindi, in questo senso, un’iniziativa sovraregionale potrebbe essere uno strumento efficace. Grazie e buon lavoro.

     

    Presidente SERRI

    Grazie a lei. Do ora la parola a Giuseppe Vischetti che interviene in rappresentanza di Confindustria Emilia-Romagna.

     

    VISCHETTI, Confindustria Emilia-Romagna

    Grazie e buonasera tutti. Noi abbiamo analizzato questo piano tenendo conto degli obiettivi molto ambiziosi che sono stati enunciati all’inizio di questa presentazione, di questa occasione di confronto e quindi cercando di comprendere quali possano essere i limiti alla sua realizzabilità o quali possano essere gli aspetti da migliorare. Non sto a ripeterli nel concreto, ma abbiamo visto che si tratta di obiettivi ambiziosi che sollevano a volte anche dei dubbi sulla loro concreta perseguibilità.

    Mai come oggi ho visto che in questi primi interventi la posizione di CGIL, dei sindacati, come quella del TRI (Tavolo Regionale Imprenditoria), la nostra e anche quella ambientalista batte pari. Cioè mi pare che i richiami e le sollecitazioni siano abbastanza simili perché probabilmente tutti ci siamo posti il problema della concreta possibilità di perseguire e raggiungere soprattutto quegli obiettivi. Anche perché, così come era stato già sottolineato dalla dottoressa Forni che mi ha preceduto, effettivamente non possiamo nascondere che alcuni di questi sono stati ottenuti, in parte purtroppo, in ragione della crisi economica che ormai da diversi anni ha colpito soprattutto l’ambito produttivo. Ovviamente ci auguriamo che non se ne ripetano altrettanti di anni di crisi e quindi dobbiamo ragionare in un’ottica in parte diversa.

    In quest’ottica abbiamo apprezzato la disponibilità dell’assessorato e della Direzione generale al confronto che si è avuto in questi mesi e che confidiamo di poter portare avanti anche in Assemblea con i consiglieri. Proprio grazie a questa disponibilità al confronto ci permettiamo anche di richiamare l’attenzione della Regione e di sollecitarla alla quanto più rapida emanazione possibile dei bandi sugli audit energetici delle piccole e medie imprese. Sappiamo che è una misura a cui manca poco effettivamente per essere pubblicata.

    Sono misure sulle quali la Direzione generale sta lavorando, così come sappiamo anche di molte aziende che sono in attesa di questi provvedimenti proprio per poter realizzare investimenti. Ovviamente è una condizione che non possiamo protrarre a lungo proprio per non perderli quegli investimenti.

    Tornando in parte alle osservazioni che abbiamo già trasmesso ci premeva richiamare l’attenzione, anche da parte nostra, sulla coerenza che si deve cercare di tenere più stretta possibile tra i vari strumenti di pianificazione e di programmazione. Questo perché abbiamo notato che nel corso degli anni soprattutto degli atti amministrativi della Giunta regionale hanno posto delle limitazioni dovendo inevitabilmente contemperare interessi a volte contrastanti tra loro. Hanno posto limitazioni, però, per esempio sul fronte degli impianti a biomasse con il saldo zero oppure sulla installabilità degli impianti eolici di produzione di energia eolica sui crinali appenninici o comunque in altre situazioni imponendo un numero di ore di lavorazione alla massima potenza che effettivamente sono forse difficili da raggiungere nel territorio dell’Emilia-Romagna.

    Tuttavia, se si vogliono perseguire questi obiettivi, bisogna cercare di mantenere il più possibile insieme – anche come sottolineava il rappresentante dei trasporti – per esempio sul piano del traffico e su quello della qualità dell’aria e dei rifiuti in maniera più efficiente ed efficace possibile queste misure. Tutto ciò cercando, per esempio, di approfittare anche degli sviluppi tecnologici e del progresso scientifico che più che rappresentare una sfida dovrà essere l’elemento al quale ricorrere per superare le limitazioni cristallizzate che ci sono attualmente – mi riferisco in particolare al saldo zero per gli impianti a biomasse –.

    Quindi in quest’ottica non vorremmo che per esempio la disponibilità dimostrata nell’ambito della predisposizione del piano dei rifiuti a lavorare sulle filiere dei sottoprodotti,  cercando quindi di recuperare materia da destinare principalmente agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, venga poi bloccata in uno step successivo dalle misure, come per esempio queste sul piano energetico, che finirebbero semplicemente per spostare in avanti il blocco che attualmente c’è sull’utilizzabilità di alcune materie in termini di sottoprodotti e non più come rifiuti.

    In questa logica abbiamo anche apprezzato lo sforzo che la Regione ha fatto negli ultimi anni per cercare di sburocratizzare o comunque di alleggerire gli oneri amministrativi in vari ambiti di intervento, primi tra tutti quelli ambientali. Chiediamo, tuttavia, anche di fare il più possibile nei confronti dell’amministrazione statale del Governo per cercare almeno di ottenere più incentivi e provare ad eliminarne il divieto di cumulabilità. In alcuni casi le imprese potrebbero ottenere maggiori risorse da destinare puntualmente ad interventi di miglioramento dei cicli produttivi in un’ottica di sostenibilità ambientale ma devono a volte decidere tra una misura o l’altra, spesso poi non riuscendo a fare quanto si potrebbe se queste forme di contribuzione fossero magari pro quota progressivamente o in parte cumulabili.

    Allo stesso modo rivendichiamo il fatto che le piccole e medie imprese, ma anche le grandi imprese, in questi anni sono state il settore che ha probabilmente svolto e realizzato la maggiore innovazione per cercare di rispettare dei target ambientali importanti e mettendo in campo degli investimenti che sono stati indubbiamente molto onerosi.

    Così come notiamo che l’ambito residenziale privato, l’edilizia pubblica e soprattutto il settore dei trasporti sono sicuramente più indietro in questo meccanismo di confronto. Dovranno per cui in qualche misura recuperare un po’ il tempo perso proprio per superare lo squilibrio che a volte abbiamo denunciato e riconosciuto in alcune misure di programmazione.

    Questi, senza togliere tempo a chi interverrà dopo di me, sono semplicemente degli spunti di riflessione che abbiamo già sviluppato nelle nostre osservazioni e che volevamo condividere con tutti i presenti proprio perché mi pare di capire che le posizioni tra tutti i portatori di interesse sono abbastanza vicine.

    Si tratterà di renderle il più possibile efficaci concretamente – e qui spetta a voi il compito forse più difficile in questo caso – però noi ci rendiamo disponibili a proseguire il confronto già avviato e vi preannunciamo in quest’ottica il fatto che oltre alle osservazioni che sono già in vostro possesso introdurremo uno studio di Confindustria nazionale sugli aspetti energetici delle imprese che riteniamo possa essere un utile ulteriore contributo di confronto. Vi ringrazio per l’attenzione e buon lavoro a tutti.

     

    Presidente SERRI

    Grazie. Diamo ora la parola a Vittorio Bardi che è Presidente di una associazione Si Rinnovabili No Nucleare.

     

    BARDI, Presidente Si Rinnovabili No Nucleare

    Buongiorno a tutti.

    Nelle obiezioni che avevamo presentato la nostra indicazione principale era la questione di raggiungere il 100 per cento di rinnovabili entro il 2050, quantomeno per quanto riguarda la produzione elettrica.

    Ora questo, argomentandolo sul fatto che va benissimo naturalmente prendere come riferimento gli obiettivi europei ma partendo dalla considerazione che se gli obiettivi europei dovranno essere una media fra quello che i vari Paesi riusciranno a fare, è evidente che le situazioni, i Paesi, le Regioni che hanno la possibilità, anche meriti pregressi, di poter fare qualcosa di più è evidente che questo si può fare. Per dirla con una battuta: se ci portiamo avanti con il lavoro non è che sia un danno.

    Ecco, da questo punto di vista devo dire che ci è stata presentata una riformulazione del testo che leggo in parte in cui si dice “in termini strategici la Regione si impegna nei confronti di una decarbonizzazione dell’economia tale da raggiungere entro il 2050 una riduzione delle emissioni serra almeno dell’80 per cento rispetto ai livelli del ‘90. Tale obiettivo dovrà essere raggiunto in via prioritaria attraverso una decarbonizzazione totale della generazione elettrica”. Allora uno può dire: «beh cosa vuoi vieni qui a fare il più uno? Abbiam predetto che va bene».

    Ora non voglio fare più uno, dico che prendo atto che è un passo avanti importante, però aggiungo anche che a questo punto se questo non vuole essere semplicemente un’affermazione di principio è necessario che poi le parti successive del testo vengano in qualche maniera adeguate.

    C’è un’affermazione, a un certo punto, del testo preliminare in cui si prevede che l’evoluzione finale del piano possa collocare gli obiettivi finali a metà fra lo scenario tendenziale e lo scenario obiettivo. Ora se si dice questo, si dà per scontato che non ci si arriverà.  So bene che il problema non è quello semplicemente di scrivere dei numeri su un documento però se cito un altro passo del testo, ad un certo punto si dice che la produzione elettrica da fonti fossili nel 2014 era di 6205 megawatt. Si prevede che nel 2020 sia di 6104, quindi una diminuzione. Si prevede ancora che nel 2030 sia di 6118, quindi ci sarebbe un aumento.

    Ora, in questo caso, avevamo scritto nelle nostre considerazioni che questa probabilmente non è una volontà programmatoria della Regione ma è il fatto che il sistema produttivo ha delle strategie tali che prevedono di andare in questa direzione, che è esattamente l’opposto di tendere alla decarbonizzazione e appunto alla produzione 100 per cento di rinnovabili entro un periodo, 2050 appunto, che è sì lontano ma non particolarmente. Ora, detto ciò, proprio perché ho affermato che il problema non è quello di scrivere semplicemente delle cifre su un piano, in una parte del testo giustamente si dice: «è evidente che gli obiettivi finali saranno condizionati da quelle che sono le politiche nazionali e le politiche regionali che verranno promosse e verranno messe in atto». È esattamente questo il punto.

    Quindi al di là degli scenari complessivi - che vanno comunque indicati - a nostro avviso è chiaro che quello che fa la differenza sono le cose che possiamo fare a partire dall’immediato e quindi noi crediamo che sia nel piano energetico regionale sia in quello triennale si tratti esattamente di concentrarsi sulle politiche e sulle scelte che si possono mettere in campo da subito. Per cui è evidente che questa transizione a cui tutti siamo chiamati ha bisogno, come veniva sottolineato, di forti innovazioni sia dal punto di vista tecnologico che, aggiungerei, dal punto di vista sociale perché è evidente che, per andare in quella direzione, è necessario cambiare il modo di produrre, il modo di consumare, il modo di muoverci e di vivere le città. Quindi c’è bisogno appunto di un coinvolgimento della società civile e delle parti sociali.

    È interessante che qui ci sia una qualche, se non convergenza totale, comunque una buona convergenza fra parti che a volte hanno anche avuto e hanno posizioni diverse (sto pensando al fronte imprenditoriale, al fronte sindacale, al fronte ambientalista). Ora da questo punto di vista – non so se faccio bene a dirlo – si sta tentando tra associazioni ambientaliste, associazioni sindacali e associazioni dei consumatori di provare a dare un contributo di sintesi su queste questioni da presentare poi alla Commissione con questo scopo.

    È evidente che per quanto riguarda le associazioni ambientaliste l’obiettivo di raggiungere il 100 per cento di rinnovabili al 2050 è una bandiera a cui teniamo, ma teniamo molto di più a mettere in campo a partire sin da subito delle scelte concrete che, come è stato già sottolineato, integrino quelli che sono tutti gli strumenti di programmazione in atto.

    È stato citato il PRIT, ma io vorrei citare la legge sull’economia circolare di questa Regione che è importante ma evidentemente va applicata concretamente. Sto pensando per esempio all’importanza che hanno i PAES (Piano di Azione per l’Energia Sostenibile) in una regione come questa, che è la regione che ha il più alto numero di Patto dei Sindaci. Il problema sarebbe andare a vedere concretamente se quegli obiettivi sottoscritti in quei patti poi danno luogo a delle scelte concrete a livello dei singoli comuni. Quindi è con questo spirito che credo sia utile che ci sia un contributo da parte delle parti sociali e della società civile. Vi ringrazio.

     

    Presidente SERRI

    Grazie a lei. Do la parola a Paolo Vettori, Presidente Assogasmetano.

     

    VETTORI, Presidente Assogasmetano

    Grazie. La Regione Emilia-Romagna in genere è la più pragmatica, è quella che fa da guida su tante tematiche e credo che anche in questo caso la Regione Emilia-Romagna si assume una bella responsabilità nel fare certi tipi di proposte.

    Innanzitutto, essendo rappresentante di un settore che si occupa di mobilità a metano e a biometano, devo ringraziare quello che è stato inserito nel piano sia come tendenza e sia come obiettivo. Noi ci auguriamo veramente che questo obiettivo possa essere raggiunto.

    Peraltro – e quindi dai complimenti passo anche alle osservazioni – avendo una certa età e avendo visto tanti piani energetici sia a livello nazionale che a livello locale credo che ci sia un discorso sulla mobilità che può essere per certi versi fuorviante, nel senso di creare delle illusioni. Bella forza, io parlo di mobilità a gas e oggi devo tutelare questa mobilità che è minacciata, uso questo termine, da una mobilità elettrica.

    Già abbiamo visto nel tavolo alla Presidenza del Consiglio che abbiamo dovuto lottare affinché si parlasse non solo di mobilità elettrica, come la panacea di tutti i mali, o invece che la mobilità elettrica sia certo un obiettivo ma non sia la medicina che serve a guarire tutti i mali.  Ci sono dei numeri per quanto riguarda la mobilità elettrica che immagino chi ha sviluppato questo piano abbia fatto anche i conti economici di cosa possa significare una mobilità elettrica così spinta con i numeri che sono stati indicati. Noi da profani abbiamo fatto qualche calcolo e si parla di miliardi di euro. Ecco, in questo momento parlare fra meno di tre anni, al 2020, e poi al 2030 di miliardi di euro…

    Prima ho sentito parlare di risorse. Qui il tema delle risorse è fondamentale. Quindi è una questione di risorse energetiche ma anche una questione di risorse economiche. Per quanto riguarda le risorse energetiche bisogna calcolare bene quanta energia elettrica serve per poi far muovere tutti gli investimenti necessari e i veicoli che sono stati immessi nel piano. Per quanto riguarda invece le risorse economiche ho già fatto cenno, si parla di miliardi di euro.  Credo che quando si va accanto ai miliardi di euro – ma noi ci accontenteremmo anche di qualche milione di euro – nel momento in cui abbiamo, specie in Emilia-Romagna, una mobilità a metano che è la leader in Italia sicuramente, ma anche in Europa, con investimenti già fatti, oggi noi siamo in una grossa sofferenza perché questa tendenza, questa proposizione che viene anche da fonti autorevoli sta minacciando lo sviluppo del nostro settore. Sviluppo al quale noi abbiamo creduto ed al quale la stessa Regione ha messo dei finanziamenti e ha messo del suo.

    Noi siamo minacciati in questo momento, e chiudo l’intervento, dal discorso dell’ibrido. Uso questo termine brutto, minaccia, ma è così.  Leggevo sul Corriere della Sera, parlavano di ibrido e dicevano: «il veicolo ibrido fa qualche centinaio di metri». Ripeto, non voglio sentirmi improperi, cito: «fa qualche centinaio di metri elettrici, il resto lo fa a benzina». Quindi nel momento in cui a Bologna come a Milano, dove abbiamo una polemica aperta con l’assessore su questo, si impedisce l’accesso dei veicoli a metano sui quali è provato il beneficio ambientale e si lascia entrare il veicolo ibrido non vorremmo che il veicolo ibrido diventasse una moda. Ed è talmente moda che questo mese le immatricolazioni dei veicoli ibridi a livello nazionale hanno superato le immatricolazioni dei veicoli a metano.

    Questo è un dato che ci preoccupa e credo che debba preoccupare le amministrazioni, in primis la Regione Emilia-Romagna. Quindi noi chiediamo alla Regione che ha fatto questo piano, tra l’altro molto ben sviluppato e molto ben articolato, di valutare bene che diventi un qualche cosa che poi sia realizzabile, non un qualche cosa che crea delle attese e magari creando queste attese – e questo è ancora più grave perché nel nostro Paese ne abbiamo viste tante di queste cose – porti via delle risorse economiche magari ad altri settori che risorse economiche non ne chiedono ma vogliono solo essere aiutati e sostenuti in una politica di sviluppo energetico, tecnologico ed ambientale. Grazie.

     

    Presidente SERRI

    Grazie a lei. Ho l’ultimo intervento, ossia Luigi Castagna, Presidente Confservizi Regione Emilia-Romagna.

     

    CASTAGNA, Presidente Confservizi Emilia-Romagna

    Si, anch’io mi limiterò ad alcune osservazioni anche perché ne abbiamo presentate di puntuali nei tempi stabiliti dalla consultazione e devo dire che anch’io vorrei confermare una sostanziale condivisione al piano e ai suoi obiettivi sfidanti come risultato di un lavoro di preparazione e di coinvolgimento da parte dell’assessorato e dell’assessore stesso che è stato apprezzato per la capacità di approfondire i temi che costituiscono poi l’essenza del piano stesso.

    Si è detto che gli obiettivi sono sfidanti e ne condivido l’aggettivazione, così come penso che richiedano un fortissimo coinvolgimento dell’intera società e delle istituzioni. Sono stati citati i PAES e l’attività di sensibilizzazione che deve essere messa in campo dal sistema istituzionale sui temi energetico ambientali, dalle aziende produttive manifatturiere che devono essere coinvolte in operazioni, anche per legge, di risparmio e di efficientamento energetico e anche dalle famiglie.  Se vogliamo ottenere gli obiettivi e pensare che nel 2030 il 40 per cento delle nuove immatricolazioni sarà elettrica, bisogna che ogni famiglia si ponga l’obiettivo di come fare a risparmiare energia e inquinamento, altrimenti non ci arriviamo. In questo processo di sensibilizzazione diffusa sugli obiettivi più strategici del piano, le aziende energetiche e ambientali dell’Emilia-Romagna si sentono pienamente coinvolte e sono impegnate a dare un loro contributo attraverso le proprie attività e i rapporti con un’utenza diffusa, come sono appunto tutte le famiglie.

    Detto questo, rinviando l’osservazione puntuale ai documenti presentati voglio fare tre considerazioni sulle quali credo valga la pena riflettere.

    La prima questione è: siccome il Ministro Calenda ha annunciato la strategia energetica nazionale per aprile 2017, cioè fra tre mesi, in che rapporto si porrà il piano regionale con gli obiettivi della strategia energetica nazionale? Ovviamente bisognerà cercare di trovare coerenze perché non vorrei che ci fosse tra i due strumenti qualche elemento di conflittualità. Quindi credo ci sia l’esigenza di tenere aperto questo canale di comunicazione con il Ministero interessato per trovare le coerenze pianificatorie.

    Il secondo tema, che è stato anche citato ma voglio ribadirlo, è quello di una rivisitazione dei sistemi incentivanti. Abbiamo avuto in questi anni, in campo energetico, una proliferazione di decreti incentivanti l’energia rinnovabile, il risparmio energetico, l’efficienza. Per cui quello di cui le aziende hanno bisogno sono regole certe e durature, questo è il dato fondamentale. Quindi rivisitare i sistemi incentivanti nella direzione di dare regole certe e durature.

    La terza suggestione che volevo proporre all’attenzione ovviamente dell’assessorato e anche dei consiglieri regionali era quella di promuovere l’innovazione in campo energetico. Qui noi siamo in presenza di uno dei settori che ha sviluppato maggiore innovazione nel corso di questi anni. Si potrebbero citare mille studi, mille ricerche, mille start-up che hanno messo in campo innovazioni finalizzate al risparmio energetico, all’efficienza, alla riduzione dei consumi, eccetera. Quindi il vero grande obiettivo è favorire il processo di sostituzione tecnologica. Dato che tale processo è di per sé lento, lo scopo è velocizzarlo. Ciò si ottiene attraverso un dato fondamentale che è la formazione di operatori energetici qualificati. Se voi volete mettervi sul mercato a cercare un tecnico professioniste che vi dica in modo intelligente come innovare il sistema di impiantistica della vostra casa per ottenere maggiore efficienza energetica troverete difficoltà dato che non sono così frequenti. L’idea, quindi, della sostituzione tecnologica con tecnologie innovative, finalizzate al risparmio e alla riduzione richiede che ci sia un lavoro a monte di formazione e di diffusione delle conoscenze. Questo è uno degli altri elementi fondamentali per ottenere i risultati a cui tutti auspichiamo. Grazie.

     

    Presidente SERRI

    Grazie a lei. Si è aggiunto un altro intervento e cioè Lorenzo Frattini, Presidente Legambiente.

     

    FRATTINI, Presidente Legambiente Emilia-Romagna

    Grazie, in qualche modo in apertura mi unisco ad alcune considerazioni che sono già state fatte dagli amici della CGIL e da Bardi. Indubbiamente il piano si dà degli obiettivi sfidanti se letti nel panorama di quelle che sono le scelte di altri organismi pubblici. Certamente dobbiamo ricordarcelo, sono obiettivi che di fronte anche alla gravità del dramma dei cambiamenti climatici probabilmente anche per l’Unione europea non saranno sufficienti per affrontare questa sfida di limitare i cambiamenti climatici ai due gradi.

    Per cui, ritornando a quanto si diceva prima, bisogna darsi un obiettivo, anche di cuore se vogliamo. La politica deve dare anche questo e cioè andare oltre questo numero fissato per il 2030 e traguardare invece una società carbon free. Credo che questo debba essere fatto soprattutto dall’organismo politico, ossia dall’Assemblea la quale deve dare questa indicazione. Lo diciamo con la consapevolezza che questo può essere un obiettivo che parla anche al mondo del lavoro.

    È già stato detto, cito sempre l’esperienza virtuosa di CasaClima a Bolzano dove pur con strumenti che non venivano da Roma – perché uno dei limiti che evidentemente non ci sfugge è quello che molte delle politiche energetiche partono a livello ministeriale però laddove si può intervenire credo ci siano assolutamente i margini per darsi obiettivi sfidanti – pensarono a una società carbon free e allo stesso tempo aumentarono i posti di lavoro di questa regione, essendo uno di questi temi cari anche all’intera Giunta.

    Ovviamente per fare questo, il piano energetico – è già stato detto – non può rimanere confinato all’assessorato all’energia ma deve essere sentito come un obiettivo sfidante di tutti gli uffici, di tutti i piani, di tutti gli assessorati: agricoltura, urbanistica ed evidentemente, voglio sottolinearlo, anche chi si occupa di trasporti. Ciò perché è evidente che buona parte dei risultati di questo piano vengono imputati a trasformazioni del settore della mobilità – veniva detto in un paio di interventi prima di me – e questo significa non solo puntare a cambiamenti tecnologici che in parte non sono nel potere di indirizzo della Regione e in parte possono avere quei limiti di cui si parlava prima: più auto elettriche evidentemente potrebbero significare anche più consumi di energia fossile se queste non sono alimentate assolutamente al 100 per cento rinnovabili.

    La soluzione è quella di pensare a cambiamenti strutturali sulla scelta modale, non l’auto propria ma il trasporto pubblico piuttosto che la bicicletta e lo spostamento a piedi. Da questo punto di vista ci sembra che gli obiettivi siano assolutamente non all’altezza della sfida.  Abbiamo provato a fare una valutazione, dovrebbe essere un 20 per cento di aumento del trasporto pubblico al 2030 e banalmente il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) della città metropolitana di Bologna ha obiettivi credo che siano dell’ordine delle tre cifre, cioè del 200 per cento verso il 2030, quindi in questo senso l’invito è di rafforzare questa parte e soprattutto poi nelle scelte anche economiche di bilancio vorremmo che l’investimento sul ferro sul trasporto pubblico in qualche modo arrivasse a superare sempre più quello dell’investimento in strade.

    L’altro aspetto su cui invitiamo in qualche modo ad individuare una strategia ad hoc è quello del settore terziario. Questo è l’altro elemento di grande consumo e di grande utilizzo energetico. Verosimilmente è anche il settore che ci aspettiamo possa crescere di più in futuro e quindi su questo ci sono dei numeri che in qualche modo se abbiamo letto bene rispetto alle controdeduzioni ci sarebbe un pareggio tra la crescita del settore e il consumo energetico. Per cui al 2030 non si vede una diminuzione su questo settore ma in qualche modo si rimane allo stato attuale. Ecco, avere una strategia che vada ad aggredire in modo più netto questo settore, ovviamente coinvolgendo anche i soggetti imprenditoriali, crediamo possa aiutare in quell’obiettivo sfidante che dicevo all’inizio.

    Sul versante delle rinnovabili noi siamo un’associazione che ha sempre sostenuto la necessità di premere fortemente sul rinnovabile perché ovviamente ci sono i due lati della medaglia: risparmio energetico ma anche quello di produrre energia pulita. Su questo nessuna preclusione a nessuna fonte energetica. L’attenzione che però abbiamo segnalato anche nelle osservazioni è sulle biomasse. Queste ovviamente hanno, come è già stato detto, il rischio di andare ad incidere sul tema della qualità dell’aria che è l’altro nostro grave deficit e di tutta la pianura padana. La riflessione è quella di dettagliare queste potenzialità che vengono individuate non solo come numeri teorici, ma anche vedere nella pratica queste biomasse forestali in montagna o su cui assolutamente crediamo possano essere d’aiuto a uno sviluppo delle zone svantaggiate della montagna. Però ci sono? È possibile andarle a prendere diciamo in qualche modo fisicamente? Perché se esistono ma poi nessun macchinario riesce a raggiungerle oppure siamo in zone protette e quindi non sono utilizzabili veramente, è un calcolo assolutamente teorico e quindi allontana l’obiettivo di garantire il raggiungimento di questi obiettivi.

    Certamente per noi sul versante biomassa la scelta da fare è quella del biometano. Sperando finalmente in una eliminazione di tutte le barriere tecnologiche che ancora sussistono, il biometano immesso in rete e utilizzato per il trasporto è una soluzione che non crea nuove aggiuntive fonti di combustione e permette di sfruttare veramente gli scarti di lavorazione e dell’agroindustria piuttosto che dei rifiuti urbani.

    Sempre sul versante fonti rinnovabili, come dicevo prima, siamo assolutamente favorevoli ad ogni fonte. Da guardare con grande attenzione quelle che sono fonti rinnovabili tra virgolette, in particolar modo il teleriscaldamento legato agli impianti di incenerimento. C’è un altro piano con obiettivi anch’essi importanti sul versante impiantistico, cioè quello dei rifiuti, che prevede la dismissione di impianti di incenerimento. Su questo – e penso soprattutto a Piacenza – non vorremmo che in qualche modo il teleriscaldamento fosse un modo per tenere in piedi impianti che in realtà poi avrebbero esaurito la loro funzionalità rispetto a ciò per cui erano nati, cioè per rispondere all’esigenza di smaltimento di rifiuti pubblici.  Chiudo riprendendo un’osservazione che avevamo fatto.

    Prima di me ha parlato Confservizi, crediamo che in questo quadro di azioni forse un ruolo che lo possano svolgere anche le multiutility. Mi spiego meglio: essendo soggetti in cui ancora il pubblico ha titolo per esprimere un indirizzo, forse più che soggetti solamente privati, queste aziende potrebbero permettersi di fare investimenti con tempi di ritorno un pochettino più lunghi. Penso al lavoro di ESCO piuttosto che fonti rinnovabili non così in qualche modo diffusi come il solare termico. C’è l’esperienza interessante di Forlì sull’alimentazione della rete di teleriscaldamento. Ovviamente questi tipi di interventi forse un privato in senso stretto non li fa perché magari i tempi di ritorno sono più lunghi. Aziende in cui il pubblico ancora può svolgere un indirizzo sono, pensiamo, i soggetti titolati a svolgere un ruolo importante. Io chiudo qui. Grazie.

     

    Presidente SERRI

    Bene, grazie a lei. Do ora la parola all’assessore per alcune considerazioni. Prego, Palma.

     

    Assessore COSTI

    Grazie. Solo alcune considerazioni e soprattutto anche un ringraziamento perché quelli che oggi hanno presentato e comunque hanno illustrato le osservazioni che sono pervenute al nostro piano energetico in larga parte – l’hanno detto anche loro – erano presenti oggi ma sono stati presenti nel processo di costruzione del piano che credo sia l’elemento più importante che mi piace sottolineare e mi piace anche ribadirlo.

    Io vorrei anche ricordare che il piano energetico questa Giunta l’ha lanciato in un momento particolare che è stato nel novembre del 2015 in un’iniziativa che era riferita al tema della green economy perché noi riteniamo che le due grandi sfide che abbiamo davanti – adesso parlo dell’ emiliano-romagnolo, non mi allargo perché il mio potere arriva alla nostra regione – sono la sfida digitale – questa ce la diciamo sempre, tutti i giorni, adesso è anche di moda – e l’altra grande sfida è quella verde, chiamiamola come ci pare, cioè quella di riuscire oggettivamente a mantenere una qualità della vita, cercando anzi di migliorarla, anche con una capacità di essere sempre meno incidenti in negativo rispetto all’ambiente. Queste credo siano le nostre due grandi sfide e vorrei ricordare che il tema dell’energia è un pezzo importante di un progetto che questa Giunta si è data, è all’interno del nostro programma di Governo e riguarda la politica complessiva di questa Regione. Il piano energetico, inoltre, è una fetta molto importante di questa strategia più complessiva che noi ci siamo posti e che, ci permettiamo di dire, ci piacerebbe, anzi l’abbiamo assunta anche proprio come una grande sfida.

    A noi piacerebbe al 2030 arrivare con dei dati rispetto alla parte energetica, ma non solo, come la sfida green, superiori rispetto a quelli che ci siamo anche dati. Questo perché noi siamo perfettamente convinti e perfettamente consapevoli che oggi rispetto a queste tematiche ci sia bisogno di avere una forte accelerazione. È un’accelerazione che quando si governa, però, necessita chiaramente di quella capacità di comprendere anche la propria realtà. Come si pone cioè la realtà vera, quella concreta, ad iniziare dai cittadini, dalle forze politiche, dagli imprenditori, dalle forze economiche, da tutti i soggetti che compongono la nostra realtà e capire assieme a tutti questi quali sono le azioni e quali sono le modalità per condividere un percorso e degli obiettivi. Poi semmai anche riuscire concretamente, nel minor tempo possibile, ad ottenere dei risultati.

    Questa è la sfida che noi abbiamo cercato di porre con questo nostro piano energetico che ripeto è solo una parte. Vorrei ricordare infatti – lo dicevano anche prima – che siamo una delle prime Regioni che si è posto anche la questione dell’economia circolare. Siamo sempre in questo tema, cioè di come non si spreca, di come si risparmia, di come si riutilizza, si riusa e quant’altro, così come ci siamo posti il tema relativamente a tutte le tematiche dell’agricoltura, quindi con gli impatti che anche questo settore ha, come si dice, rispetto a tutte le tematiche ambientali e quant’altro. Quindi il piano energetico è una parte importante di una strategia più complessiva.

    Poi, quando ci siamo trovati a discutere, anche assieme a molti di voi, c’è stato questo tema di cosa e di come ci ponevamo oggi rispetto alle sfide e ai problemi che abbiamo. Io oggi ho sentito molti: alcuni dicono che è troppo, alcuni dicono che è poco, alcuni dicono “ma chissà se ce la facciamo”. Noi abbiamo ritenuto in un modo molto onesto e corretto partendo dai livelli a cui siamo arrivati in questi anni con le nostre politiche e senza le nostre politiche.

    Siamo tutti perfettamente consapevoli che nel consuntivo del 2013 ci sta una delle più grandi crisi economiche che chiaramente ha ribaltato rispetto ai consumi energetici i riflessi che ci hanno dato dei dati più negativi rispetto ad altri periodi. Quindi lo sappiamo che nel momento in cui parliamo di una realtà regionale che vogliamo riportare a un livello di buona e piena occupazione e quindi di capacità nuovamente di impresa, la sfida diventa ancora più complicata. Questo perché significa che noi dobbiamo porci l’obiettivo di fare di più consumando sempre di meno e consumando rispetto alle tematiche energetiche delle risorse sempre più da fonti rinnovabili. Dico sempre più da fonti rinnovabili perché, mi permetto di dire, siamo perfettamente consapevoli anche qui di essere in una realtà terribilmente energivora, sia sul fronte industriale ma potremmo dire anche sul fronte civile, oltre che su quello della motorizzazione.

    Quindi siamo perfettamente consapevoli che c’è un periodo di transizione che noi riteniamo che abbia nel gas metano la possibilità di transitare perché comunque è una delle soluzioni meno impattanti rispetto agli altri fossili. Sappiamo benissimo essere anche questa comunque un fossile e quindi avere una fine che avrà i suoi tempi. Mi riferisco al metano naturale, quello chiaramente da giacimenti. Noi speriamo di arrivare al 2050 e di riuscire in questa regione ad avere dei livelli di decarbonizzazione della nostra economia come quelli che abbiamo inserito all’interno del nostro piano. È chiaro che per ottenere questi risultati bisogna lavorare moltissimo.

    Noi con questo piano abbiamo cercato di costruire tutti i segmenti sui quali è necessario avere una forte regia del pubblico e quindi un forte governo nostro. A tal proposito si diceva sull’utilizzo delle risorse su cui stiamo ragionando. Dal passato abbiamo anche avuto delle risposte critiche rispetto all’impegno delle risorse, quindi stiamo ragionando anche su questo. Il piano triennale già tiene presente anche questo, però abbiamo cercato di individuare dei segmenti su cui occorre lavorare concretamente. Anche in questo caso, lavorare concretamente che cosa significa? Significa avere un’impostazione che tiene in considerazione tutti gli attori in campo.

    Certamente il ruolo del pubblico è fondamentale, così come certamente è altrettanto fondamentale il ruolo delle risorse pubbliche. Credo che sia altrettanto fondamentale il sistema regolatorio e questo è uno degli altri temi che fa parte del nostro piano. Credo anche però che su tutta questa parte occorra davvero una partecipazione di tutto il sistema regionale, molto più alto e molto più profondo e di condivisione probabilmente anche rispetto al passato. Questo perché io non credo che avremo le risorse pubbliche per rispondere a tutto ciò che.

    Però visto che parliamo di un processo e soprattutto di un piano che a differenza del passato prende in considerazione proprio la partecipazione consapevole dal basso, che è l’elemento da cui siamo partiti anche per costruirlo, questo è uno di quegli elementi sui quali tutti noi, la regione in primis, ha assolutamente bisogno di costruire quelle linee di lavoro concrete per poi arrivare a ottenere dei risultati misurabili. Lo dico perché con questo piano – oggi mi spiace che non sia uscito perché probabilmente il rappresentante dell’ANCI che ha fatto le osservazioni… – noi abbiamo deciso di avere un’alleanza profonda e molto puntuale e precisa all’interno dei territori con i Comuni. Questo perché è un processo che - se vogliamo che abbia successo in tutti gli aspetti - deve avere una forte impostazione dal basso. Per cui i Comuni, in primo luogo, saranno i nostri diciamo partner proprio per costruire su tutti i temi che abbiamo detto – dalla mobilità a quello della residenza, da quello degli edifici pubblici a quello dell’informazione e della formazione – delle azioni molto concrete e misurabili.

    Noi otterremo dei risultati solo se riusciremo ad avere una diffusione capillare della consapevolezza che il tema del risparmio e dell’utilizzo di fonti alternative è un tema di tutti a iniziare dal cittadino che, come l’impresa, ha compreso molto prima che quello energetico è un tema di competitività. Infatti l’energia costa il 30 per cento in più rispetto ad altri paesi per cui il risparmio energetico è un elemento forte di competitività dell’impresa, di abbattimento cioè dei costi fissi. Deve diventare, tuttavia, anche per i cittadini un elemento, da un punto di vista ambientale, della sostenibilità economica di queste spese.

    Questo per noi è un punto importante, così come lo è anche il tema delle multiutility, citato precedentemente. Prima ha parlato Confservizi con cui noi abbiamo iniziato a lavorare proprio per mettere in pratica delle modalità di lavoro che ci possano permettere, rispetto ai temi che abbiamo inserito all’interno del nostro piano, di accelerare tutti i processi che è possibile accelerare.

    Prima si parlava anche del risparmio energetico sul fronte privato dei cittadini, così come anche per quanto riguarda le ESCO non abbiamo abbandonato il tema di non sostenere processi di ESCO piccoli o grandi. Non era il piano energetico l’elemento dove inserire il finanziamento ma è un tema che abbiamo già molto ben presente perché le ESCO sono uno dei temi sui quali abbiamo lungamente discusso proprio nella fase di presentazione e di preparazione di questo piano. Lo riteniamo infatti fondamentale se vogliamo lavorare su tutta la parte dell’edilizia privata anche con delle esperienze concrete che si iniziano a sviluppare assieme ai comuni.

    Mi riferisco anche al tema delle smart grids che stiamo affrontando a livello regionale. Questo è l’unico punto sul quale abbiamo costituito un gruppo specifico, anche di carattere professionale e scientifico, perché lo riteniamo uno dei grandi punti fondamentali. Quindi questo è un altro elemento che riguarda sia noi che chiaramente anche il rapporto con i Comuni e con tutti gli altri grandi soggetti che lavorano su questo tema.

    Quello che noi stiamo cercando di fare con questo piano energetico è quello di dettare certamente degli obiettivi, di costruire assieme ai territori e assieme a tutti i soggetti portatori di interesse, che siete anche voi, la modalità per renderli concreti cercando di coordinandoci anche a livello regionale. Come ho detto prima, noi siamo partiti con questo piano lavorando assieme agli altri colleghi per costruire un progetto che non sia contraddittorio. Per cui è chiaro che il PRIT, cioè il programma della mobilità, è un pezzo fondamentale che si raccorda strettamente con il piano energetico. L’abbiamo costruito assieme e stiamo continuando a lavorare assieme. Una parte delle risorse che provengono dai fondi europei andranno anche al piano della mobilità. Abbiamo già iniziato assieme al collega Donini a finanziare i PUMS perché le città inizino ad avere i piani della mobilità urbana. Quindi iniziamo ad avere dei progetti ben definiti e ben precisi proprio rispetto al tema della mobilità. Per cui quello che noi stiamo facendo come Giunta è quello di essere organici per quanto sia possibile rispetto a temi così complessi.

    Però su alcune scelte, permettetemi di dirlo, prima qualcuno parlava del ferro, questa Regione la cura del ferro ha deciso di iniziarla a fare da un po’ ma soprattutto ultimamente anche procedendo con la gara e facendo tutto quello che era nelle nostre competenze. Questo perché riteniamo che alcune scelte siano fondamentali e non rinviabili. Quindi anche su questo, permettetemi di dire, abbiamo una coerenza molto precisa così come l’abbiamo con il piano forestale se vogliamo parlare di altre tematiche che sono prima uscite e così come l’abbiamo sul piano delle aree, così come l’abbiamo sul piano dei rifiuti.

    Per cui il nostro piano energetico è strettamente connesso ed è strettamente correlato con la legge urbanistica.

    Infatti anche questo è un tema sul quale abbiamo dibattuto per conto nostro e sul quale stiamo continuando a dibattere con i colleghi proprio per riuscire a costruire un quadro regolatorio e un quadro chiaramente di azioni e anche di risorse che possa essere coerente rispetto agli obiettivi che questo piano energetico si è dato. Alcune azioni, oltretutto, anche molto concrete, in parte sono partite. Sto pensando a tutta la parte che riguarda i fondi per gli edifici pubblici e i bandi che sono usciti. Oppure per quanto riguarda le diagnosi energetiche delle imprese dovevamo approvare il bilancio e l’abbiamo fatto. È stato anche pubblicato per cui a fine gennaio inizieremo con le diagnosi energetiche delle imprese. Quindi stiamo iniziando concretamente a dare corpo e gambe agli obiettivi che ci siamo prefissati.

    Poi c’è un tema – lo diceva prima il Direttore del LEAP, ma lo ha detto anche qualcun altro precedentemente, se non erro il rappresentante di Confservizi Castagna – sul quale noi abbiamo bisogno di discutere, che è quel campo enorme che riguarda la ricerca e l’innovazione. Su questo tema, in questa regione, abbiamo oltre ai nostri laboratori di ricerca una vivacità impressionante. Parlo non solo di start-up ma anche di sistemi di impresa che hanno iniziato a lavorare fortemente su prodotti o processi che sono e possono essere fortemente innovativi rispetto a quello che noi conosciamo. Quindi questo è l’altro grande settore nel quale siamo impegnati fortemente a lavorare. Infatti c’è una questione di sostituzione tecnologica che va chiaramente accelerata così come c’è anche bisogno di iniziare ad avere delle soluzioni alternative e diverse rispetto a quelle che noi oggi conosciamo e che presentano anche dei problemi di impatto sociale.

    Il tema ambientale piace a tutti poi però è molto più complesso applicarlo nei singoli territori quando ci sono questi temi. Io credo che oggi la ricerca e l’innovazione tecnologica stia dando e possa dare dei risultati che ci possono permettere davvero di traguardare problematiche che oggi non abbiamo ancora risolto completamente ma che hanno la possibilità di avere delle risposte molto positive. Abbiamo degli scenari, prima si parlava dell’eolico e della difficoltà, ricordiamoci però che c’è il tema del mini eolico. Stiamo ragionando anche rispetto a come si possono utilizzare questi sistemi. Abbiamo iniziato nelle zone chiaramente portuali per cui ci sono delle esperienze e delle modalità che stanno oggi crescendo e che stanno procedendo in modo abbastanza spedito. Io credo che, da questo punto di vista, se ci sarà il piano energetico nazionale, come è stato preannunciato, noi siamo pronti tranquillamente a discuterne. Devo dire che prima del 4 dicembre mi si chiedeva se stessimo facendo un piano energetico ed eventualmente che fine avrebbe fatto. Bene, rispondo che il piano energetico c’è, la riforma costituzionale non è passata per cui non abbiamo neanche questo problema, ci confronteremo chiaramente con il Governo rispetto alle tematiche di un piano energetico nazionale, abbiamo iniziato a confrontarci anche con altre Regioni come la Lombardia, con la quale abbiamo anche alcune affinità avendo scelto noi e loro lo stesso meccanismo dello scenario obiettivo e non quello tendenziale.

    Quindi credo che ci siano un pool di Regioni – anche la Puglia, ad esempio, con cui ci siamo confrontati – che possano avere davvero oggi delle proposte anche da porre sul piano nazionale proprio per poter avere un Paese che su queste tematiche si muova in un modo molto più coordinato rispetto al passato, sapendo anche che tutta una serie di temi, se si parla soprattutto della parte fiscale, riguardano il piano nazionale e solo in minima parte quello locale. Anche su questo punto credo che sono stati fatti dei passi in avanti con l’ultima finanziaria ma credo anche che questo potrà essere oggetto di dibattito con il Governo nel momento in cui inizierà ad aprire il confronto con le Regioni.

    Quello che posso dire – e finisco perché capisco di essere stata molto lunga – è che noi – dico noi ma mi riferisco chiaramente a tutti coloro che hanno partecipato e che ringrazio, ossia tutti i nostri tecnici che hanno lavorato con me ma soprattutto tutti i territori, i sindacati, le organizzazioni imprenditoriali – in questo piano ci abbiamo messo tanto impegno e credo che sia stato un anno di lavoro molto intenso. Probabilmente, come tutti i piani, è un piano che ha cercato di raggiungere il massimo risultato possibile alle condizioni date e credo che ci abbiamo messo anche qualcosa in più, nel senso che abbiamo lavorato molto di cuore. Abbiamo cercato, infatti, di andare oltre l’ostacolo con il cuore oltre che con la ragione.

    Quello che vi voglio dire è che è un cammino che dovremmo fare assolutamente assieme, per cui la proposta che è stata avanzata da molti di avere un tavolo di monitoraggio – è stato detto da quasi tutte le forze eccetera – credo che sia un elemento non solo importante, ma fondamentale perché credo che sarà un percorso non semplice e forse ci sarà anche bisogno ogni tanto di rivedere alcune cose. Aggiungo che nulla è dato per sempre, questo lo voglio dire per correttezza perché credo che siano temi sui quali ci si potrà tranquillamente anche ridiscutere e rivedere. Credo però che questo processo necessiti davvero della partecipazione di tutti, non semplicemente in modo rivendicativo ma soprattutto, come è stato fatto in questo percorso, costruttivo. Presentare cioè delle proposte e riuscire ad attuarle, ripeto, per ottenere quei risultati che la Comunità europea oggi ci ha dato come obiettivo e che io sarei molto felice di raggiungere al 2030. Poi se andremo al di là sarò ancora più felice, come credo tutti voi. Però credo che bisogna lavorare moltissimo, non abbassare mai la guardia, essere soprattutto anche molto aperti e confrontarsi in modo vero e leale come è stato fatto in questo anno di lavoro. Grazie mille.

     

    Presidente SERRI

    Grazie all’assessore. Chiudiamo questa audizione. Programma di lavoro è quello di continuare il confronto per valutare l’articolato ed esprimere il parere in Commissione.

    C’è la possibilità, per chi lo desidera, di presentare osservazioni. Vi daremo come termine il 16 gennaio. Ci sono otto giorni di tempo. So che avete lavorato molto su questo tema, come diceva l’assessore e come mi è sembrato anche di percepire dagli interventi, quindi credo che anche se parliamo di un periodo non troppo lungo, sia sufficiente per presentarle. Questo ovviamente ci è utile per poi avere il tempo di esaminare con cura le vostre osservazioni e di arrivare al round finale che vorremmo appunto, come dicevamo in premessa, chiudere in Commissione entro la fine di questo mese.

    Vi ringrazio veramente molto per la partecipazione, per gli interventi e per i contributi che avete dato. Grazie e buona giornata.

     

    La seduta termina alle ore 16.10.