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Legislatura VIII - Commissione I - Verbale del 05/12/2006 antimeridiano

    Testo

    Verbale n. 22/2006
    Seduta del 5 dicembre 2006
    Il giorno 5 dicembre alle ore 10,00 si è riunita presso la sede
    dell'Assemblea Legislativa in Bologna Viale A. Moro n. 50, la
    Commissione Bilancio Affari Generali ed Istituzionali, convocata in
    UDIENZA CONOSCITIVA con nota prot. n. 19344 del 24 novembre 2006
    Partecipano alla seduta i Consiglieri:
    Cognome e nome Qualifica Gruppo Voto
    NERVEGNA Antonio Presidente Forza italia 5 presente
    BERETTA Nino Vice Uniti nell'Ulivo - DS 7 presente
    Presidente
    MANFREDINI Mauro Vice Lega Nord Padania 3 presente
    Presidente Emilia e Romagna
    AIMI Enrico Componente Alleanza Nazionale 4
    BORTOLAZZI Componente Partito dei Comunisti 1
    Donatella Italiani
    CARONNA Salvatore Componente Uniti nell'Ulivo - DS 5 presente
    GUERRA Daniela Componente Verdi per la Pace 2
    MANCA Daniele Componente Uniti nell'Ulivo - DS 1 presente
    MASELLA Leonardo Componente Partito della 3
    Rifondazione Comunista
    MONACO Carlo Componente Per l'Emilia-Romagna 1
    MONARI Marco Componente Uniti nell'Ulivo-DL 3 presente
    Margherita
    NANNI Paolo Componente Italia dei Valori con 1 presente
    Di Pietro
    NOE' Silvia Componente Unione Democratici 1
    Cristiani e di Centro
    PIRONI Massimo Componente Uniti nell'Ulivo - DS 2 presente
    RICHETTI Matteo Componente Uniti nell'Ulivo-DL 4
    Margherita
    RIVI Gian Luca Componente Uniti nell'Ulivo - DS 2 presente
    VARANI Gianni Componente Forza Italia 4 presente
    ZANCA Paolo Componente Uniti nell'Ulivo - SDI 1
    Il consigliere Marco LOMBARDI sostituisce per parte della seduta il
    consigliere Varani; il consigliere Damiano ZOFFOLI sostituisce il
    consigliere Richetti
    E' presente il Vicepresidente della Giunta regionale, Assessore a
    Finanze. Europa prof. Flavio Delbono
    Presiede la seduta: Antonio Nervegna
    Assiste la segretaria: Claudia Cattoli
    Resocontista: Simonetta Mingazzini
    UDIENZA CONOSCITIVA
    5 Dicembre 2006 ore 10,00
    1958 - Progetto di legge d'iniziativa della Giunta: Disposizioni in
    materia tributaria (delibera di Giunta n. 1578 del 15 11 06)
    1959 - Progetto di legge d'iniziativa della Giunta: Legge
    finanziaria regionale adottata a norma dell'art. 40 della legge
    regionale 15 novembre 2001, n. 40 in coincidenza con l'approvazione
    del Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2007 e del
    Bilancio pluriennale 2007-2009 (delibera di Giunta n. 1579 del 15 11
    06)
    1960 - Progetto di legge d'iniziativa della Giunta: Bilancio di
    previsione della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario
    2007 e del Bilancio pluriennale 2007-2009 (delibera di Giunta n.
    1580 del 15 11 06)
    Partecipano:
    Bagnoli Elena Regione Emilia-Romanga
    Bardasi Paola Asl di Bologna
    Battaglia Roberto CGIL Regionale
    Baviera Massimo ANCST Lega Coop
    Bentini Giovanni Formedil regionale (ex AR. SE)
    Bologna
    Campedelli Enrico Comune di Carpi
    Cominardi Alessandro Coordinamento Forum Terzo
    Settore
    Costa Chira CGIL aziendale Regione
    Emilia-Romagna
    Cremonini Graziano Confservizi Emilia-Romagna
    Di Bernardo Bruno Telesanterno Regione-in
    Ducci Miriam Forum Terzo Settore E-R
    Fantini Pietro Confcommercio Emilia-Romagna
    Gandini Lucia Confartigianato Federimprese E-R
    Girardi Ugo Unioncamere E-R
    Hilbe Massimo Vicepresidente Confindustria E-R
    Lombardi Carlo Confindustria E-R
    Manicardi Enrico Direttore UPI
    Marchi Adriano ALMA
    Merloni Denis UIL regionale
    Mingozzi Gianluca ConfCoop E-R
    Morgagni Pino AGCI E-R
    Negroni Anna Rita Formedil Emilia-Romagna
    Orsillo Angelo CUS Bologna
    Pasi Marco Confesercenti E-R
    Pierige' Stefania Ausl Rimini
    Piletti Anna Forum Regionale Terzo Settore
    Polastri Roberto Assessore Comune di Ferrara
    Presi Nadia CGIL E-R
    Rossi Luca Confindustria E-R
    Rusconi Gianluca Confindustria E-R
    Ruzziconi Giuseppe Presidente Agenzia Mobilità di
    Ferrara
    Savigni Rita Confcommercio E-R
    Succi Paolo CISL aziendale
    Tebaldi Alessandro Comunità Montana del Frignano
    Venturelli Marco Confcooperative E-R
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    Il PRESIDENTE ANTONIO NERVEGNA dichiara aperta la seduta, ringrazia
    i presenti per la loro partecipazione, comunica che sono presenti il
    relatore consigliere Rivi e altri componenti della Commissione, il
    vicepresidente della Giunta regionale Delbono che svolgerà la
    relazione di chiusura e introduce l'udienza conoscitiva sui progetti
    di legge:
    1958 - Progetto di legge d'iniziativa della Giunta regionale:
    Disposizioni in materia tributaria (delibera di Giunta n. 1578 del
    15 11 06)
    1959 - Progetto di legge d'iniziativa della Giunta regionale: Legge
    finanziaria regionale adottata a norma dell'art. 40 della l. r. 15
    novembre 2001, n. 40 in coincidenza con l'approvazione del Bilancio
    di previsione per l'esercizio finanziario 2007 e del Bilancio
    pluriennale 2007-2009 (delibera di Giunta n. 1579 del 15 11 06)
    1960 - Progetto di legge d'iniziativa della Giunta regionale:
    Bilancio di previsione della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio
    finanziario 2007 e del Bilancio pluriennale 2007-2009 (delibera di
    Giunta n. 1580 del 15 11 06)
    DENIS MERLONI - SEGRETARIO GENERALE UIL EMILIA-ROMAGNA
    Ringrazio il presidente e la Commissione per l'opportunità che ci
    viene data di esprimere la nostra valutazione sulla legge di
    bilancio regionale. Nel corso di questi giorni abbiamo avuto, come
    CGIL, CISL e UIL, alcuni incontri con la Giunta regionale nel corso
    dei quali sono state presentate le linee fondamentali dell'azione
    del bilancio regionale. Il mio intervento cerca di rappresentare le
    posizioni che abbiamo tenuto come organizzazioni sindacali. I
    colleghi della CGIL e della CISL, rispetto ad eventuali mancanze o
    lacune del mio intervento avranno la possibilità di intervenire.
    Desidero richiamare, in estrema sintesi, tre punti sostanziali.
    Il primo è quello di contesto e quindi il rapporto fra la legge
    finanziaria regionale e il bilancio regionale e degli enti locali,
    per l'ovvia e scontata ragione che le azioni delle amministrazioni
    locali e regionali sono in gran parte condizionate dalle scelte
    definite nella finanziaria nazionale.
    La valutazione che abbiamo espresso come CGIL, CISL e UIL in questa
    manovra è una valutazione, credo, in gran parte nota.
    Abbiamo apprezzato alcuni elementi di discontinuità rispetto al
    passato, presenti nell'attuale proposta di legge finanziaria in
    discussione alle Camere, come abbiamo richiamato alcune ombre che
    pure sono state presenti e che in qualche modo il Parlamento sta
    cercando di modificare nel corso del dibattito in corso in questi
    giorni.
    Sta di fatto che l'obbligo assunto in ambito europeo del rientro del
    deficit già nel 2007 al 3%, ha condizionato pesantemente la
    possibilità di manovra da parte del Governo centrale.
    Così come è altrettanto vero che nell'opinione pubblica si è sparsa
    una convinzione piuttosto radicata di aspettative in parte disattese
    rispetto a quelle che erano, appunto, i richiami fatti dal sistema
    della politica.
    Abbiamo apprezzato, infine, l'avvio di un riequilibrio sulla
    ridistribuzione della ricchezza che, nel corso degli ultimi anni,
    aveva subito degli andamenti inaccettabili per le organizzazioni
    sindacali.
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    Qui si pone alla politica un interrogativo che è quello di valutare
    se davvero, nelle condizioni date, la leva fiscale è lo strumento
    esclusivo e più efficace per realizzare questo fondamentale
    obiettivo del riequilibrio della ridistribuzione della ricchezza.
    Nell'ambito della legge finanziaria è rimasto disatteso un tema, che
    probabilmente non poteva essere risolto in via definitiva con questo
    strumento, ma che è rimasto a condizionare le azioni dei soggetti
    che governano le realtà decentrate, cioè il tema di un federalismo
    fiscale ancora incompiuto che condiziona pesantemente le possibilità
    di azione di un sistema delle autonomie locali. Così come il vincolo
    del rispetto del patto di stabilità, che costituisce un vincolo
    fondamentale, ha disegnato il quadro all'interno del quale è stato
    chiamato ad operare il sistema delle autonomie locali.
    Rimane infine, rispetto a questo primo punto, un tema sullo sfondo
    che non può che essere consegnato alla politica, rappresentato dal
    fatto che l'attuale meccanismo di costruzione della legge
    finanziaria risulta assolutamente inadeguato a governare i grandi
    processi e la complessità dei processi finanziari di un Paese come
    il nostro.
    In questa sede intendo appellarmi, nei limiti delle condizioni date,
    al sistema della politica, di maggioranza e di opposizione, affinché
    si realizzi un accordo per rendere più snello e comprensibile
    all'opinione pubblica questo fondamentale passaggio. Un Paese non
    può rimanere bloccato di fatto, per tre mesi, per la discussione
    della propria legge finanziaria.
    Il secondo punto è relativo alle conseguenze, sulle finanze
    regionali e locali, delle scelte in ambito nazionale. Per fare un
    accenno agli enti locali, rispetto ai quali la riduzione dei
    trasferimenti impone un supplemento di fantasia e di coraggio con
    l'obiettivo di evitare un aumento delle addizionali locali.
    Come CGIL, CISL e UIL abbiamo assunto nella nostra Regione una
    posizione molto chiara di contrarietà rispetto a questo automatismo.
    Come tutti sappiamo, nell'ambito delle manovre che gli enti locali
    sono chiamati a svolgere, c'è una maggiore possibilità rispetto a
    quanto previsto per le Regioni che devono fissare saldi di spesa.
    Lo scenario è quello di un 2007, dal punto di vista finanziario,
    come anno di transizione, una volta fissati i rapporti del deficit
    nazionale al 3%.
    Le principali azioni cha abbiamo verificato sui bilanci delle
    Regioni, oltre alla fissazione del tetto di spesa, riguardano
    principalmente due punti: il patto per la salute, siglato fra il
    Governo centrale e la Conferenza Stato-Regioni, e lo sblocco delle
    possibili addizionali IRPEF ed IRAP, per le manovre che, appunto, le
    Regioni riterranno di dover affrontare.
    Sul bilancio regionale i punti fondamentali sono i seguenti.
    Abbiamo valutato positivamente la riduzione della spesa corrente
    che si è realizzata su una linea di continuità rispetto al passato,
    anche se ciò non ci esime dal continuare a sollecitare la necessità
    di valorizzare sempre di più le professionalità e le ricchezze
    interne al sistema della nostra Regione e di accelerare, se
    possibile e ancora di più, la riduzione del ricorso a consulenze
    esterne o a manovre di questo genere.
    Il punto centrale è la proposta di addizionali sull'IRAP e
    sull'IRPEF: si tratta di un'operazione che abbiamo giudicato molto
    impegnativa sia per quanto riguarda le conseguenze sui cittadini sia
    per gli obiettivi che essa si propone. Non possiamo non sottolineare
    un punto che riteniamo assolutamente fondamentale: quella manovra si
    pone degli obiettivi in assoluta coerenza con il patto per lo
    sviluppo che abbiamo sottoscritto assieme alle rappresentanze delle
    imprese ed alle rappresentanze regionali nel 2004.
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    Ci stiamo sforzando per far vivere questo patto. In esso è contenuta
    la visione di sviluppo che abbiamo condiviso come sistema regionale
    e sarebbe un errore non rimediabile perdere i riferimenti che hanno
    condotto alla sottoscrizione del patto. Vediamo nella manovra una
    linea di continuità rispetto a quegli obiettivi.
    L'intervento sull'addizionale IRPEF contiene un elemento che deve
    essere necessariamente sottolineato e cioè quello della
    progressività che, per quanto riguarda le organizzazioni sindacali,
    rimane un elemento imprescindibile per qualsiasi manovra che abbia
    al suo interno un elemento di equità sociale. Richiamo l'esigenza di
    intensificare la lotta all'evasione fiscale che condiziona possibili
    operazioni ancora più eque da questo punto di vista.
    Per quanto riguarda l'intervento sull'IRAP, l'elemento che va
    sottolineato è la selettività della manovra che coinvolge non il
    sistema manifatturiero bensì quel sistema di imprese, molto spesso
    sottratte alla concorrenza, che hanno realizzato utili non
    indifferenti.
    Il rapporto di 1 a 3 fra queste due manovre, di 180.000.000 di euro
    sull'IRPEF e di circa 60.000.000 di euro sull'IRAP è un rapporto
    tutto sommato equilibrato.
    Sappiamo che la destinazione è quella di 100.000.000 di euro per la
    sanità, 100.000.000 di euro per l'avvio del fondo della non
    autosufficienza e 40.000.000 di euro per lo sviluppo e
    l'innovazione. Su questo punto sottolineo la necessità di sostenere
    la nuova programmazione comunitaria che, se per alcuni aspetti pone
    dei vincoli ulteriori, rappresenta una grande opportunità per lo
    sviluppo locale e per l'innovazione che abbiamo l'obbligo politico
    di cogliere. L'obiettivo di fondo è quello che il sistema regionale
    sia in grado di aggredire il punto di debolezza vero che ancora
    scontiamo, cioè quello della produttività di sistema. Intravediamo
    in quell'intervento finanziato con 40.000.000 di euro una
    destinazione rispetto a questo punto.
    La sanità è gran parte della manovra e della spesa regionale.
    Finalmente siamo di fronte ad un quadro di novità, rappresentato dal
    patto definito in ambito nazionale. C'è un elemento che va
    sottolineato, la stabilizzazione della spesa nei prossimi tre anni,
    che mette in condizione le Regioni di potere programmare le proprie
    azioni con maggiore respiro. Questo è assolutamente fondamentale. La
    nostra Regione è chiamata a coprire un disavanzo di 200.000.000 di
    euro in due anni.
    Ciò che è forse più interessante per tutta la manovra è il Fondo
    per la non autosufficienza . Era uno degli elementi costitutivi del
    patto sottoscritto nel 2004 ed è una grande opportunità per l'intero
    sistema regionale.
    Deve essere tuttavia evidente che occorre che la sua destinazione
    sia assolutamente chiara. I punti che sottolineiamo sono
    essenzialmente tre: assegni di cura,contenimento delle rette e
    sviluppo dell'assistenza domiciliare e delle RSA. Questi sono i
    punti che vanno ulteriormente qualificati con il fondo, affidandone
    il governo ai Comitati di distretto. Dovremo vigilare con estrema
    attenzione sul conseguimento di questi punti.
    Il terzo ed ultimo punto del mio intervento è costituito da alcuni
    impegni e richieste. Chiediamo all'Assemblea di vigilare
    sull'utilizzo vincolato delle risorse che verranno messe a
    disposizione con questa manovra finanziaria aggiuntiva. Sappiamo che
    creiamo, nei pensionati che rappresentiamo, delle aspettative che
    occorre onorare con atti visibili e azioni concrete. A questo deve
    essere aggiunta la disponibilità a creare un rapporto diretto fra il
    disavanzo della sanità ed il possibile aumento del Fondo per la non
    autosufficienza. Noi riteniamo, in sostanza, sia giusto che di
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    fronte ad un andamento virtuoso della spesa sanitaria già nel 2008,
    le risorse che dovessero essere eventualmente liberate vadano ad
    incrementare il fondo per la non autosufficienza.
    Tre possibili aree di ulteriore attenzione sono il fondo sociale
    per l'affitto, il diritto allo studio e le politiche
    sull'immigrazione. Si tratta, a nostro avviso, di consolidare la
    spesa che nel 2006 è stata realizzata in fase di assestamento di
    bilancio, verificando possibili aggiustamenti rispetto ad esigenze
    che, sappiamo, essere molto ampie e che rispondono a bisogni davvero
    reali.
    ANNA PILETTI - FORUM REGIONALE TERZO SETTORE
    Abbiamo potuto vedere solo velocemente i dati della finanziaria
    regionale, non c'è stata occasione per poter ascoltare una
    presentazione maggiormente approfondita. Desidero porre due
    osservazioni, fatte alla luce dell'esperienza vissuta dal Forum in
    questi anni.
    Da una lettura dei numeri abbiamo riscontrato che i capitoli a cui
    siamo più affezionati , sono rimasti invariati rispetto all'anno
    scorso. Siamo consapevoli che la coperta è corta e che bisogna
    attenersi a tutti i principi di economia possibili, poniamo però
    l'attenzione sul mantenimento del capitale sociale di questa
    Regione, che non è il capitale economico ma che contribuisce
    enormemente allo sviluppo economico di questa Regione. Tutte quelle
    attività che sembrano apparentemente residuali e di poco conto, in
    realtà mantengono una coesione sociale molto forte ed il rischio di
    questa Regione è che la stiamo depauperando.
    Invito quindi l'Assemblea regionale a valutare attentamente la
    manovra in quanto le cifre in questo settore sono rimaste invariate
    rispetto all'anno scorso.
    Aggiungo inoltre che, riguardo alle politiche giovanili, andrebbe
    rivolta una grande attenzione. Va bene il Fondo per la non
    autosufficienza ma ricordiamo che in questa Regione ci sono anche i
    giovani. Per quanto riguarda l'inserimento lavorativo dei giovani, i
    dati richiedono la massima attenzione e, per quanto riguarda la
    disabilità e la non autosufficienza, ricordiamo, che anche i giovani
    ne sono spesso colpiti. Auspico quindi una maggiore attenzione su
    questi temi. Grazie.
    ADRIANO MARCHI - PRESIDENTE ALMA - AGENZIE LOCALI MOBILITA'
    ASSOCIATE
    Buongiorno e grazie per questa opportunità. Quali agenzie per la
    mobilità nella Regione Emilia-Romagna abbiamo ritenuto opportuno
    fare una sollecitazione e dare un nostro contributo per quanto
    riguarda il bilancio futuro ed il settore del trasporto pubblico.
    Per intervenire nel merito del disegno di legge all'esame
    dell'Assemblea Legislativa, con riferimento ai temi che riguardano
    il trasporto pubblico locale, occorre richiamare brevemente alcuni
    elementi di contesto: l'inquinamento atmosferico e la congestione
    del traffico che affliggono i nostri territori, gli impegni solenni
    assunti dalla Regione insieme agli enti locali per contrastare tali
    fenomeni altamente negativi, alcuni risultati della politica della
    Regione e degli enti locali che ci hanno distinto positivamente a
    livello nazionale e alcuni fenomeni preoccupanti che invece è
    indispensabile contrastare.
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    E' un fatto documentato che il territorio della nostra Regione sia,
    a livello europeo, fra i più colpiti dall'inquinamento atmosferico e
    dalla congestione del traffico privato, insieme al resto della Valle
    del Po, del Reno, del fiume Mosella e di alcuni altri territori.
    A fronte di tale situazione si può dire che questa Regione abbia
    saputo reagire impostando una politica di trasporto pubblico
    integrata con la più generale politica della mobilità urbana
    sostenibile, ricercando la massima sinergia tra gli interventi
    strutturali e le misure organizzative. Un approccio integrato,
    alquanto raro nel panorama nazionale, ha guidato l'assunzione dei
    provvedimenti sia emergenziali, sia strategici, ha saputo vedere in
    prospettiva sinergica e non concorrenziale lo sviluppo del trasporto
    collettivo con la riorganizzazione delle aree urbane e dei centri
    storici e con la promozione della sicurezza stradale e della
    mobilità ciclopedonale.
    Su questi fronti si è misurato un decennio di concertazione fra la
    Regione e gli enti locali, sviluppando una pratica altamente
    qualificante la cui positività ha ottenuto riconoscimenti nazionali
    ed europei.
    In questa Regione è nata e si è sviluppata la pratica del governo
    integrato del trasporto pubblico nei bacini provinciali, fino ad
    arrivare alla conduzione unitaria del contratto di servizio
    stipulato fra agenzie che operano con gli enti locali, committenti e
    le imprese che gestiscono i servizi.
    Non è stato dunque un caso che anche l'andamento quantitativo e
    qualitativo dei servizi auto-filo-viari, nel nostro territorio
    regionale, abbia evidenziato differenze anche sostanziali rispetto
    agli andamenti nazionali, in controtendenza rispetto all'andamento
    medio registrato a livello nazionale, la quantità di servizi erogati
    nei bacini dell'Emilia-Romagna è costantemente cresciuta nel
    quinquennio e parallelamente è cresciuta anche la quantità di
    passeggeri trasportati. E' evidente che per mantenere questi
    positivi andamenti non è bastata un'impostazione astratta delle
    politiche, ma essi sono stati possibili dal concreto e congiunto
    impegno nel finanziamento del settore, portato avanti sia da parte
    della Regione che da parte degli enti locali.
    Per ricordare solo i fatti più recenti: è dello scorso anno
    l'impegno della Regione ad adeguare costantemente i trasferimenti
    per i servizi minimi almeno al tasso dell'inflazione programmata.
    E' addirittura dello scorso luglio, l'impegno solenne della Regione,
    insieme agli enti locali, a proseguire e anzi accelerare nella
    politica della mobilità urbana sostenibile, di cui il trasporto
    pubblico è il cuore, è l'asse portante. Per il prossimo futuro era
    stato anzi delineato un impegno in più rispetto al recente passato,
    poiché insieme ad alcune tendenze positive si è dovuto rilevare,
    purtroppo, in coerenza con l'andamento nazionale, la riduzione della
    velocità commerciale dei servizi, il cui valore medio regionale è
    sceso circa di un chilometro all'ora.
    Da parte del settore si attende un rinnovato impegno ed una
    rifocalizzazione precisa della Regione e degli enti locali per
    investimenti urgenti sulla mobilità urbana, che consentano un
    effettivo privilegio del trasporto pubblico rispetto al restante
    traffico veicolare. Non basta infatti che il trasporto collettivo si
    limiti a mantenere una certa attrattività per i cittadini, come ha
    dimostrato il recente passato, ma deve accrescerla nella misura
    realmente necessaria ed il punto essenziale è l'effettivo recupero
    della velocità commerciale con l'incremento dei percorsi dedicati,
    la loro protezione con dispositivi materiali o quantomeno
    telematici, il potenziamento alle intersezioni, la protezione delle
    fermate.
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    Un'ultima annotazione di contesto ci riporta alla collocazione
    europea della nostra Regione. Negli anni recenti la Regione, gli
    enti locali e le loro agenzie hanno contribuito anche alla
    discussione in ambito europeo sullo sviluppo del trasporto pubblico
    e della mobilità urbana sostenibile. Lo hanno fatto condividendo
    iniziative con altre regioni e città di vari Paesi dell'Unione, con
    cui sono stati anche messi a punto progetti che hanno goduto di
    finanziamenti comunitari.
    Oggi si registra un primo superamento di una concezione restrittiva
    del principio di sussidiarietà, che rischiava di lasciare sole le
    realtà locali di fronte a questi problemi. Vari documenti, come
    quello riguardanti la strategia tematica per l'ambiente urbano o la
    revisione del libro bianco sui trasporti, contengono forti richiami
    alla necessità strategica di intervenire concretamente a favore del
    trasporto pubblico e della mobilità urbana sostenibile. Sul piano
    immediato è quanto mai significativo che il regolamento generale
    dell'11 luglio 2006 che definisce i principi, le regole, gli
    standard comuni per l'attuazione di tre strumenti finanziari (il
    Fondo europeo per lo sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo ed
    il Fondo di coesione) per l'utilizzo di tali fondi ai fini della
    promozione dei trasporti urbani puliti .
    A fronte di questo complessivo quadro, la visione dei numeri della
    finanziaria regionale e dei documenti collegati non è consolante. Il
    capitolo dei servizi minimi è invariato rispetto allo scorso anno e
    non riporta neanche l'adeguamento all'inflazione programmata,
    impegno assunto solo un anno fa.
    Gli incentivi per gli investimenti dei Comuni sulle corsie
    preferenziali, le zone a traffico limitato e simili sono addirittura
    azzerati.
    Nei documenti riguardanti l'impiego dei fondi europei non c'è
    traccia della mobilità urbana sostenibile. Se la situazione
    rimanesse invariata, sarebbe un colpo mortale per il trasporto
    pubblico di questa Regione che è stato sempre un esempio a livello
    nazionale.
    Quello che è per ora solo un riemergere di elementi di
    preoccupazione nell'andamento dei conti economici delle imprese del
    settore, causato più dalla trascuratezza e del cattivo indirizzo
    dell'intervento statale negli ultimi anni, diventerebbe un andamento
    catastrofico.
    La riqualificazione della mobilità urbana, tanto a lungo perseguita,
    verrebbe abbandonata. Pur essendo lecito attendersi un
    raddrizzamento delle politiche nazionali, intanto non può anche la
    Regione abbandonare la buona strada. Con riferimento all'indagine
    compiuta da ALMA, con l'aiuto anche di Confeservizi, il fabbisogno
    iniziale del settore, in tendenziale crescita, è stimato in
    26.000.000 di euro.
    Nella previsione che il sistema di trasporto pubblico locale,
    Agenzie e aziende locali, facciano la loro parte, serve un maggiore
    stanziamento di risorse da parte della Regione di almeno 14.000.000
    di euro, a recupero inflativo per gli anni 2007, 2008, 2009.
    Se anche si volessero comprendere certe difficoltà per il 2007, il
    proseguimento del rapporto positivo e di concertazione attiva e
    cooperazione richiede fin da subito che siano messi i numeri giusti
    per gli anni successivi, nei quali i vincoli del patto di stabilità
    si allentano e siano date garanzie per un impiego dei fondi
    comunitari che veda la mobilità sostenibile ai primi posti nelle
    priorità.
    Come alternativa di minima, comunque, in attesa di trovare risorse
    necessarie anche attraverso forme di fiscalità adeguate, scrivere da
    subito il fondo per i servizi minimi o scrivere fin da ora i numeri
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    del 2008 e 2009 che complessivamente diano il risultato di elevare
    alla fine oltre i 210.000.000 di euro il fondo annuale per i servizi
    minimi.
    Sugli investimenti della mobilità urbana mantenere almeno il ritmo
    di 10-20.000.000 di euro all'anno di incentivi regionali e, anche in
    questo caso, scrivendo da subito i numeri precisi nell'apposito
    capitolo dei diversi anni.
    Ringrazio e lascio a disposizione della Commissione tutta la
    documentazione non solo di questo comunicato ma anche la posizione
    politica di ALMA in base alla situazione ed alla programmazione del
    trasporto pubblico 2007-2009 in Emilia-Romagna.
    MARCO VENTURELLI - DIRETTORE CONFCOOPERATIVE EMILIA-ROMAGNA
    Buongiorno a tutti. Ringrazio il presidente della Commissione,
    ringrazio il consigliere relatore e l'assessore Delbono e tutti i
    consiglieri presenti.
    Parto dal giudizio complessivo che diamo sul progetto di legge
    finanziaria regionale, che non è un giudizio negativo. Questo
    progetto di legge chiede maggiori sacrifici, tuttavia ne
    condividiamo l'impostazione che, finalizzando il maggiore prelievo
    richiesto, utilizza e si ispira a criteri di equità, introducendo in
    via progressiva l'addizionale IRPEF e individuando, per l'aumento di
    IRAP, i settori che in questi anni hanno prodotto maggiori risultati
    economici.
    All'interno di questo quadro, condividiamo un'impostazione di legge
    che mira a mantenere i livelli dei servizi sanitari e sociali
    adeguati e quindi per questo crediamo condivisibile la politica
    proposta con questa finanziaria.
    Chiediamo che lo stesso Fondo per la non autosufficienza sia una
    dimostrazione di quello che deve essere il percorso di ridisegno del
    nuovo welfare di questa Regione, ovvero un percorso che veda una
    cooperazione sussidiaria tra pubblico e privato, che parta quindi da
    una concertazione e da un approfondimento per approdare a forme
    sussidiarie di gestione.
    In questi ultimi mesi, il percorso attuato nel ridisegno del
    welfare, la nuova legge sulle ASP e la discussione sul nuovo
    accreditamento ha registrato una pubblicizzazione di servizi alla
    persona che in precedenza erano gestiti dal privato sociale. Ciò fa
    temere che si vada verso una deriva di pubblicizzazione marcata e
    questo processo non è da noi condiviso. Ci aspettiamo anzi che
    questo orientamento venga smentito dalla legge finanziaria.
    Siamo soddisfatti della trattativa all'interno della Conferenza
    Stato-Regioni, sulla ripartizione dei fondi strutturali e
    soddisfatti che il livello delle risorse per il prossimo settennio
    non sia sostanzialmente diminuito. Abbiamo infatti registrato un
    calo generale dei finanziamenti inferiore al 10%.
    All'interno di questo quadro ci sono per la Regione delle
    opportunità per proseguire sul percorso dell'innovazione e nel
    rafforzamento della competitività del sistema produttivo.
    La frontiera della competitività è oggi per le imprese piccole e
    medie, come sappiamo, l'innovazione tecnologica del processo di
    internazionalizzazione. Su questi capitoli chiediamo uno sforzo
    ulteriore, andando ad individuare una selettività che favorisca
    progetti in rete di PMI, che possano avere supporti per operare
    all'estero.
    Quindi chiediamo maggiori finalizzazioni e maggiori risorse, come
    pure la selettività per la formazione professionale.
    9
    Sul Fondo sociale europeo è vero che le risorse sono diminuite, ma
    è vero anche che siamo gravati da una pesantezza burocratica interna
    agli enti formativi e all'interno degli stessi uffici regionali, per
    come sono impostati i giusti e rigorosi controlli sulla spesa.
    Crediamo che su questo versante si possa risparmiare molto così da
    riservare maggiori risorse finali che giungono alle imprese.
    Non deve accadere che l'efficienza della spesa, sul piano della
    formazione, sia il paravento per non attribuire determinate risorse
    sulla formazione professionale.
    Per quanto riguarda lo sviluppo e la competitività, resta a nostro
    avviso fondamentale lo strumento consortile dei consorzi fidi di
    garanzia per aiutare investimenti delle imprese e la
    patrimonializzazione e la crescita personale di cui le imprese hanno
    bisogno. La Regione Emilia-Romagna si è sempre impegnata molto su
    questo versante. Oggi siamo in una fase in cui i consorzi fidi di
    garanzia, di fronte al nuovo testo unico, devono mostrare una
    capacità di rafforzarsi per continuare a svolgere adeguatamente il
    proprio compito. Devono rafforzare il proprio compito anche per
    poter avere la possibilità di offrire consulenze, e indicazioni di
    strumenti finanziari idonei.
    Investendo sui consorzi di garanzia e accrescendo le risorse su
    questi strumenti, davvero andremmo ad ottenere un effetto molto
    positivo e diffuso sull'intero tessuto delle imprese. Su questo
    invitiamo la Regione a cogliere il momento straordinario anche per
    gli stessi strumenti di garanzia e all'interno di questo discorso
    invitiamo anche altri assessorati regionali a non lasciare solo
    l'assessorato alle attività produttive.
    C'è infatti qualche settore che, anche se non di competenza
    dell'assessorato alle attività produttive, che ha difficoltà di
    accesso a questi strumenti e in qualche modo occorre sensibilizzare
    sul loro utilizzo.
    Infine mi soffermo sulle difficoltà della mobilità che conosciamo,
    derivanti da alcuni nodi infrastrutturali ancora irrisolti nella
    nostra regione.
    Abbiamo assistito anche di recente ad un incontro della Regione con
    il ministro Di Pietro: alla fine è chiaro a tutti quelle che sono le
    priorità, dal Passante nord, all'E55, alla Cispadana, etc.
    Non crediamo che il project financing possa da solo dare la
    soluzione per la partenza delle opere infrastrutturali viarie più
    importanti. Opportunamente studiata, crediamo che comunque sia
    opportuno, come per il Fondo per la non autosufficienza, finalizzare
    le imposte per il finanziamento di queste opere. Su questo versante
    credo che le imprese capirebbero un percorso per sbloccare davvero
    la partenza delle priorità per cui quotidianamente soffriamo.
    GRAZIANO CREMONINI - PRESIDENTE CONFSERVIZI EMILIA-ROMAGNA
    Grazie anche da parte nostra per questa opportunità.
    Desidero incominciare da una valutazione generale sulla manovra,
    nazionale e regionale, dicendo che per quanto riguarda la parte che
    più direttamente, come Confservizi, ci compete, se ragionassimo da
    un punto di vista corporativo, potremmo dire che non ci sta bene.
    L'affermazione dei servizi pubblici locali è una condizione
    fondamentale per lo sviluppo e su questo comparto non c'è
    assolutamente niente, in particolare non vi sono risorse per la
    casa, per i trasporti, per gli incentivi alla aggregazione delle
    imprese, per il cuneo fiscale etc. Sul piano regionale poi la
    vicenda dell'IRAP peserà sui servizi. Questo ragionando in termini
    settoriali e corporativi.
    10
    Tuttavia, da un punto di vista generale e avendo presente la
    situazione dei conti pubblici, prendiamo atto che questa è la realtà
    con cui occorre fare i conti, anche a livello regionale. Si tratta
    di un'esigenza nazionale a cui anche noi dobbiamo partecipare e
    contribuire.
    Se questa è la valutazione di ordine generale, su un punto
    chiediamo, come Confservizi, che da parte della Giunta regionale e
    dell'Assemblea Legislativa, e prima ancora della Commissione, si
    faccia attenzione alla questione dei trasporti e della mobilità.
    Alla Confservizi aderiscono tutte le aziende che gestiscono servizi
    pubblici e la questione che intendo porre con forza in questa sede è
    che occorre affrontare la situazione con un intervento decisivo, per
    non mandare a monte ciò che in questi anni Regione, enti locali e
    imprese hanno costruito di positivo e che si differenzia da ciò che
    è stato fatto in tutto il resto del Paese. Sono state affrontate
    discussioni e organizzati convegni: è una situazione che non si
    tiene più.
    Le risorse a disposizione di questo settore sono le stesse dal
    1996, cioè da quando è stata avviata la cosiddetta liberalizzazione,
    i contributi sono aumentati del 6%, con una inflazione programmata i
    cui costi sono sostenuti, per l'80% da carburante, personale e
    assicurazioni.
    I costi aziendali sono aumentati mediamente, in Italia, del 34%. Le
    tariffe, sappiamo, sono rimaste quasi invariate e si sono
    soprattutto verificati fattori esterni che hanno determinato una
    diminuzione delle entrate. Faccio riferimento, ad esempio, alla
    velocità commerciale che è stata prima richiamata. L'obiettivo era
    quello di aumentarla almeno di un chilometro all'ora, mentre si è
    perso un chilometro, con tutto quel che ne consegue.
    Ancora, per quanto riguarda le aziende, ad eccezione di un caso,
    abbiamo fatto le gare. Con le stesse risorse abbiamo dovuto
    accettare contratti di servizio che prevedono chilometri in più (due
    milioni di chilometri in più, circa, in Emilia-Romagna).
    Si hanno quindi aziende, società per azioni, che si trovano in una
    situazione deficitaria. Altre aziende non sono in grado di rinnovare
    i contratti.
    Se in questi anni è stato fatto tanto di buono, nonostante i limiti
    anche esterni, dato che l'organizzazione della città non è compito
    nostro, come invece è compito nostro la gestione di alcuni servizi,
    occorre mettere mano al deficit.
    La Regione Emilia-Romagna l'hanno scorso, per la prima volta, aveva
    almeno riconosciuto positivamente il tasso di inflazione. Ci
    chiediamo, visto che per il 2007 non è previsto, quale sbocco
    positivo potremo avere.
    Per quanto riguarda il blocco delle città riteniamo che aggravi
    ulteriormente questa situazione, riducendo ulteriormente le
    possibilità di entrata e quindi di dare servizi di qualità come
    necessario. E' un cane che si morde la coda. Penso che ci sia
    bisogno di questo: il contratto nazionale, che segnerà un ulteriore
    blocco, le finanziarie aggiungono qualcosa che però è insufficiente:
    siamo ben lontani dai 100 o 280 che ci vorrebbero. Di fronte a
    questa situazione ci sarà un ulteriore aggravio. Quindi è sentita
    l'esigenza di avere almeno l'inflazione programmata, come è accaduto
    l'anno scorso. Si tratta di un'esigenza assoluta, senza la quale non
    so come il settore potrà procedere. Ci saranno poi gli enti locali
    che dovranno dire la propria, in quanto oltre ad essere i
    proprietari sono anche i programmatori ed i titolari delle funzioni
    di servizio pubblico.
    11
    Si sente il bisogno che il Governo intervenga con forza insieme alle
    Regioni ed agli enti locali per il contratto e, dall'altra parte,
    che si riammetta il riconoscimento dell'inflazione.
    C'è infine un problema di fondo: occorrono interventi strutturali e
    una programmazione di interventi all'interno ed al di fuori delle
    città, che consentano di proporre soluzioni organiche nel tempo e
    che offrano una prospettiva.
    Ritengo che l'atto di indirizzo che l'Assemblea legislativa sarà
    chiamata a discutere e gli accordi di programma che dovranno
    sottoscrivere gli enti locali con la Regione, dovranno prevedere una
    serie di interventi strutturali a livello del territorio che
    consentano di poter svolgere un servizio, com'è necessario fare a
    livello regionale.
    Fra questi occorre: una programmazione di bacino sempre più vasta;
    un'omogeneizzazione dei ruoli di governo e non imprenditoriale delle
    agenzie; una spinta alle alleanze e all'aggregazione delle aziende
    perché diventino imprese reali sempre più efficientate; una spinta
    all'aggregazione tra queste pubbliche e quelle private; avere gli
    strumenti che ci consentono di fare una politica industriale nel
    settore; interventi che riorganizzino il traffico della città dando
    la precedenza al trasporto collettivo pubblico e privato e
    disincentivi quello privato.
    Se non ci sarà questo, dovremo poi aumentare i contributi a favore
    del sociale e della sanità; nel frattempo l'inquinamento produrrà
    nuovi mali alla salute e quindi dovremo spendere ancora più risorse.
    La prevenzione in questo settore andrebbe fatta anche attraverso
    l'incentivazione del trasporto pubblico collettivo.
    CARLO LOMBARDI - CONFINDUSTRIA EMILIA - ROMAGNA
    Buongiorno presidente, assessore Delbono e presenti.
    Ringraziamo per questa opportunità e interveniamo volentieri al
    dibattito sulla manovra finanziaria per il 2007, relativamente alla
    quale faremo considerazioni puntuali, fornendo alla Giunta e
    all'Assemblea regionali poche ma significative indicazioni precise,
    in vista del dibattito che comincerà a breve nelle Commissioni
    consiliari e in Assemblea.
    Abbiamo letto con attenzione la proposta ed il documento finanziario
    per il 2007. Abbiamo predisposto delle considerazioni che invieremo
    alla Commissione entro domani, sulle quali vorremmo proseguire il
    dibattito in sede di Assemblea.
    La manovra interviene in un contesto particolare: sullo sfondo vi è
    l'esigenza di risanare i conti del Paese, questo perché abbiamo la
    necessità di restare al di sotto del tetto del 3 % che il patto di
    stabilità europeo impone agli stati membri e dall'altro lato si
    aprono prospettive nuove nell'ambito regionale, dovute alla
    sottoscrizione del patto per la salute e all'entrata in vigore, a
    partire dal gennaio prossimo, della nuova programmazione dei fondi
    europei.
    Questo è il quadro in cui è chiamata a muoversi la Regione, un
    quadro non facile relativamente al quale sta impostando una vera e
    propria manovra finanziaria, forse per la prima volta. In attesa di
    un compiuto federalismo fiscale vi sono elementi di una vera e
    propria manovra finanziaria: forse per la prima volta, a livello di
    territori, anche le Regioni sono chiamate ad uno sforzo, ad una
    condivisione di responsabilità verso il risanamento dei conti
    pubblici. Molte delle scelte che sono presenti all'interno di questa
    manovra sono da riferirsi quindi a situazioni nazionali ma anche
    12
    interne alla regione. Ci riferiamo all'andamento della spesa
    sanitaria ed alla spesa corrente.
    L'impostazione che vediamo in questo bilancio appare, a nostro
    giudizio anche in modo corretto, cautelativa e prudenziale. Magari
    oggi, rispetto a qualche settimana fa, quando è stato redatto il
    bilancio, c'erano ancora elementi in divenire, rispetto alla manovra
    finanziaria del Governo. Il quadro complessivo di oggi, che potremmo
    definire pre-definitivo , consentirebbe, ed è questa la prima
    indicazione che vogliamo dare, degli elementi di recupero rispetto
    agli ordini di grandezza che la manovra contiene.
    L'elemento prudenziale è condivisibile e l'elemento di richiamo
    agli obiettivi del patto per lo sviluppo regionale, sì importante ma
    che riteniamo necessario approfondire con degli obiettivi più
    analitici e più stringenti.
    Proprio in ragione delle considerazioni svolte prima sullo sforzo
    che a livello nazionale tutti siamo chiamati a fare, sulla
    condivisione di scelte e di responsabilità, il patto per lo sviluppo
    è un asse portante di questa Regione per migliorare sulla strada
    della competitività. Riteniamo che si possa rifocalizzare e che la
    Giunta e l'Assemblea possano dare un nuovo slancio al patto per lo
    sviluppo in un modo più stringente e impegnativo.
    Sul fronte della riduzione delle spese, c'è la scelta corretta di
    operare una riduzione della spesa corrente di 48.000.000 di euro. Il
    patto di stabilità interno ci chiede questo sforzo nella misura
    minima dell'1,8%, rispetto alle spese finali, al netto della sanità
    ovviamente, ed è una scelta che condividiamo, in riferimento alla
    quale ci chiediamo se una riduzione ulteriore non potrebbe essere
    presa in considerazione nel corso dell'esame in Assemblea.
    C'è poi il capitolo della spesa sanitaria che condiziona in modo
    importante l'intera impostazione del bilancio per il 2007.
    Sappiamo che negli anni scorsi il deficit sanitario era consistente.
    Ci sono stati degli importanti sforzi per il risanamento che pochi
    anni fa avevano portato ad un pareggio sostanziale del bilancio
    regionale in materia di sanità. La situazione negli ultimi due o tre
    anni, anche per le vicende nazionali, ha comportato una crescita del
    deficit della sanità, quantificabile all'incirca nell'ordine di
    200.000.000 e oltre di euro.
    Sul tema della sanità sappiamo che la Giunta e l'Assemblea sono
    consapevoli del problema e che sono in corso degli sforzi su come
    rendere più gestibile negli anni a venire il sistema sanitario di
    una Regione che vanta un modello sanitario di assoluta eccellenza a
    livello nazionale ed anche verso altri territori europei.
    E' importante procedere verso una maggiore efficientizzazione di
    questa spesa, nel senso di trovare un punto di equilibrio fra le
    maggiori risorse che il patto per la salute assegna
    all'Emilia-Romagna e interventi di maggiore efficienza
    sull'organizzazione della spesa sanitaria. Ciò per consentire il
    mantenimento delle prestazioni sanitarie attuali e consentano anche
    di ripensare gli interventi di tipo fiscale che saranno avviati nel
    2007.
    Questo impegno non si riscontra nella proposta di bilancio per il
    2007. Chiediamo che la riflessione prenda corpo nel 2007 e ci siano
    interventi più incisivi su questo capitolo importante della spesa
    sanitaria.
    Un'altra nota dolente di questo capitolo sono i debiti delle ASL
    nei confronti dei fornitori privati che hanno raggiunto entità
    importanti, circa 800.000.000 di euro, con un pregresso, un tempo di
    pagamento molto elevato. Anche su questo riteniamo che, a fronte di
    un patto per la salute che dovrebbe stabilizzare e rendere gestibile
    13
    per il futuro l'andamento della spesa sanitaria nelle Regioni, possa
    essere fatto a partire dal 2007 uno sforzo concreto.
    Dei 240.000.000 di euro che la manovra mette in campo ci sono circa
    40.000.000 di euro per spese di investimento senza vincolo di
    destinazione. Si tratta di spese che derivano dal prelievo fiscale
    regionale e riteniamo che la destinazione preannunciata, pur essendo
    importante, non appaia strettamente connessa a politiche di
    investimento finalizzate allo sviluppo.
    Secondo noi dovrebbero trovare una più corretta collocazione in aree
    quali la tutela della salute, il trasporto e la mobilità. Dovrebbero
    avere una diretta connessione con la competitività regionale,
    l'infrastrutturazione materiale e investimenti in campo ambientale
    da parte delle imprese.
    Due considerazioni rapide su IRPEF e IRAP che per la prima volta la
    Regione aumenta.
    E' apprezzabile che, per quanto riguarda l'IRAP, non sia toccato il
    comparto manifatturiero. Certo troviamo che su questo tema, a
    differenza di altre Regioni che sono intervenute sui comparti
    finanziari e assicurativi, qualche comparto in più sarà interessato
    da questo intervento (mi riferisco a quello energetico, petrolifero,
    delle poste e telecomunicazioni).
    Per quanto riguarda l'IRPEF, troviamo apprezzabile la correlazione
    fra contribuente/utente della sanità e la manovra fiscale.
    Forse la manovra andrebbe meglio spiegata ai cittadini: gran parte
    di questa manovra è fatta per intervenire sul deficit regionale
    della sanità. Potrebbe essere questo un elemento di trasparenza e di
    forte comunicazione nei confronti dei cittadini.
    Auspichiamo che l'aumento dell'IRPEF e dell'IRAP abbia un carattere
    temporaneo ed eccezionale. La manovra parla di carattere
    strutturale e se il tema della sanità consentirà una gestione della
    spesa sanitaria più tranquilla e meno legata all'emergenza ci sono
    elementi per dare carattere temporaneo a questa manovra.
    E' positivo che vi siano obiettivi finalizzati all'attuazione della
    strategia di Lisbona, aggiuntivi rispetto alle risorse del Fondo
    unico che arriveranno dallo Stato e che esprimono un'attenzione
    positiva delle Regioni verso il tema dello sviluppo e della
    competitività. Quindi la nostra raccomandazione è che questi
    obiettivi vengano declinati nella manovra in modo preciso e
    puntuale, finalizzati davvero a quelli che sono gli assi portanti
    della strategia di Lisbona che ha, a sua volta, degli obiettivi
    molto precisi e non così generici come lo slogan di Lisbona di
    rendere il posto più competitivo del mondo entro il 2010 . Ci sono
    obiettivi precisi legati al tema dell'energia, della ricerca,
    dell'istruzione e della formazione relativamente ai quali vorremmo
    vedere una maggiore finalizzazione.
    Sui fondi comunitari, che rappresenteranno una parte importante di
    intervento di questa Regione nei prossimi anni, siamo partiti da una
    situazione relativamente difficile per l'Emilia-Romagna.
    Nei mesi scorsi sappiamo che era prevista una riduzione complessiva
    di risorse europee per questa Regione, di circa il 40%. Oggi ci
    troviamo di fronte ad una situazione rassicurante: il calo di
    risorse non è stato così vistoso e diamo atto alla Regione ed alla
    Giunta degli sforzi con cui ha condotto un negoziato a livello
    europeo non facile. Rispetto al 2000-2006 abbiamo risorse inferiori
    di neanche il 10 % e questo potrebbe consentire nel prossimo
    settennio una qualche continuità nelle azioni legate alla
    competitività regionale, al sostegno agli sforzi delle imprese.
    Sull'obiettivo competitività, e qui mi riferisco alla quota FESR,
    chiediamo alla Giunta e all'Assemblea di affiancare la manovra di
    bilancio con una nota di accompagnamento che specifichi in modo
    14
    evidente la ricaduta diretta sul sistema produttivo e sulle singole
    imprese delle risorse FESR, che saranno una parte importante, circa
    350.000.000 di euro.
    Abbiamo poi il superamento della zoonizzazione che consentirà
    un'azione regionale meno locale e più capillare e orizzontale su
    tutto il territorio.
    Per quanto riguarda la componente occupazione dei nuovi fondi
    europei, si è detto molto su questo tema. Sappiamo che al netto
    degli interventi di cofinanziamento statale e degli interventi del
    Fondo di cofinanziamento delle attività sottoutilizzate, i fondi
    europei comunitari presentano un taglio importante che
    inevitabilmente andrà a ripercuotersi sulle azioni che fino ad ora
    la Regione Emilia-Romagna ha fatto nel campo della formazione.
    Chiediamo alla Regione di valutare con attenzione le possibili
    conseguenze sul sistema formativo e sulla sua capacità di dare
    continuità e qualità alla propria attività.
    Vi sono sicuramente esempi positivi ed importanti che hanno
    contribuito al miglioramento del sistema della formazione regionale:
    è importante che in futuro possano essere introdotti dei parametri
    qualitativi con cui giudicare l'attività dei centri formativi e la
    qualità della formazione che si fa in Emilia-Romagna. Magari
    affiancando delle misure compensative del mancato finanziamento
    attraverso dei progetti integrati che, se sono nell'ambito degli
    obiettivi di Lisbona, possono sicuramente produrre risultati molto
    positivi.
    Quindi l'introduzione di parametri qualitativi per accompagnare lo
    sforzo di razionalizzazione e di efficientizzazione che il sistema
    di formazione di questa Regione inevitabilmente dovrà fare.
    Un giudizio complessivo sulla manovra finanziaria regionale ci
    spinge a dire che è capace di sostenere lo sforzo delle imprese,
    tuttavia l'effetto sarà tanto maggiore quanto più la Giunta saprà
    concentrare le risorse e saprà avviare interventi di efficienza
    significativa in quelli che sono i comparti di spesa maggiormente
    critici del bilancio regionale. Grazie Presidente.
    MASSIMO HILBE - VICEPRESIDENTE CONFINDUSTRIA EMILIA-ROMAGNA
    Ringrazio la Giunta che ci ha invitati, anche come Presidenza
    della Confindustria Emilia-Romagna, a presenziare a questa giornata
    di riflessione sulla finanziaria regionale.
    Il mondo delle imprese della Regione, quello che noi
    rappresentiamo, ha sostanzialmente una idea positiva rispetto alle
    modalità di amministrazione di questa Regione. Lo voglio dire perché
    il quadro nel quale ci muoviamo è costituito in gran parte dalla
    buona amministrazione della Regione. Anche questa proposta di legge
    finanziaria evidenzia lo sforzo di avere cura della cosa pubblica e
    di cercare di risolvere i problemi che alla Regione si pongono.
    Le precedenti relazioni, alcune, evidenziano situazioni, come quella
    dei trasporti pubblici, che sono veramente necessitate di interventi
    o legislativi o finanziari ma comunque complessi.
    Noi come imprese private non desideriamo chiedere aiuti oltre a
    quelli che la Regione, di sua iniziativa, destina al mondo delle
    imprese. Vogliamo però approfittare di questa occasione per
    segnalare uno dei ragionamenti che stiamo sviluppando.
    Le imprese della Regione, negli ultimi diciotto mesi, hanno avuto un
    risultato positivo se confrontato con le altre Regioni del Paese:
    abbiamo avuto maggiori capacità di ripresa e abbiamo una situazione
    tutto sommato migliore rispetto agli anni precedenti. Siamo tuttavia
    15
    molto preoccupati per quello che noi definiamo un deficit del
    futuro e su questo richiamo l'attenzione degli amministratori.
    La competizione in campo mondiale evidenzia, direi quotidianamente,
    difficoltà dal punto di vista della competizione. Moltissime delle
    nostre imprese in questo momento stanno reggendo, ma per molte vi
    sono segnali che nel breve e medio termine potrebbero essere messe
    in difficoltà con ripercussioni molto gravi sul sistema
    dell'economia della Regione.
    Per questo credo che il mondo delle imprese che aderiscono a
    Confindustria non hanno bisogno di aiuti finanziari da parte della
    Regione. E' qualcosa di più ciò che il sistema segnala: la grande
    risorsa degli altri Paesi con cui noi abbiamo quotidianamente
    competizione è rappresentata da un aumento della produttività, che
    in altri Paesi si è manifestata, ma che da noi, per diverse ragioni,
    e su questo abbiamo la nostra responsabilità, non trova ancora
    alcuna risposta.
    Questo è il grave deficit perché la produttività può creare grandi
    ricchezze, senza bisogno di grandi investimenti. E' una questione,
    ed è questo il punto, di crescita culturale e di aumentare la nostra
    competenza. Le persone più brave e più capaci riescono ad incidere
    sulla produttività, è questo il punto.
    Quindi noi dobbiamo crescere culturalmente ed il ruolo che la
    Regione può fare è quello di valutare con molta attenzione l'aspetto
    della formazione, perché da lì le imprese possono avere le risorse
    per competere.
    Per la produttività invece, crediamo sia il momento di trovare
    qualcosa di nuovo, di inventare qualcosa, così come nella nostra
    Regione anche in decenni passati si è fatto. Credo che un lavoro
    fatto insieme dalla Regione, dai sindacati, dalle imprese,
    Unioncamere, possa mettere a fuoco progetti che siano liberi da
    qualsiasi limitazione ideologica, che normalmente ha impedito certi
    progressi nel nostro modo di lavorare, perché dobbiamo assolutamente
    trovare la via di aumentare la produttività senza ricorrere alle
    solite richieste di flessibilità o di sacrifici per i lavoratori.
    Sono idee quelle che sono necessarie, qualcosa di nuovo.
    Ho presente ad esempio la Volkswagen che ha affrontato il problema
    della produttività in quanto non riusciva a competere con i
    giapponesi. Il responsabile si è recato nei piani più bassi a
    parlare, a discutere, a impostare il lavoro con gli operai che erano
    addetti alle ultime operazioni, che nessuno considera. Da lì sono
    nate le idee per aumentare la produttività.
    Dovremmo inventare anche noi qualcosa del genere e lanciamo questa
    proposta: siamo disposti a dare ovviamente il nostro contributo.
    Crediamo che senza bisogno di risorse (e d'altra parte anche questa
    proposta di legge finanziaria dimostra che non ci sono risorse
    finanziarie e se ci fossero, altre cose avrebbero la precedenza) ci
    si potrebbe incontrare per impostare un lavoro, un progetto, una
    ricerca. Potrebbe essere che ne vengano soluzioni e proposte
    interessanti e ne potremmo discutere in tutte le sedi.
    Questo è lo scopo del mio intervento e vi ringrazio.
    GIOVANNI BENTINI - FORMEDIL EMILIA-ROMAGNA
    Grazie Presidente e buongiorno a tutti. Per me è una novità
    parlare in quest'aula a nome di un appena nato consorzio, il
    Formedil Emilia-Romagna che non tutti conoscono.
    Non vogliamo dare alcun giudizio politico su questa manovra, anche
    se era attesa in questo senso. Certamente anche i muratori non sono
    insensibili alla evidente indicazione di come sarà utilizzato iL
    16
    leggero aumento di IRPEF e di IRAP. Ben venga che l'indirizzo di
    questo utilizzo sia per il Fondo della non autosufficienza o per la
    sanità e quindi nessun commento politico su questo tema. Mi preme
    piuttosto sottolineare l'attenzione che già i colleghi della
    Confindustria hanno posto sul mondo della formazione.
    Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un forte sviluppo del nostro
    settore; tutte le associazioni di categoria hanno pensato bene di
    costituire questo ente bilaterale di formazione che raccoglie tutte
    le imprese edili dell'Emilia-Romagna, dalla Confindustria alla Lega
    delle Cooperative, dagli artigiani all'API.
    E' un forte messaggio che vogliamo inviare alla Regione in quanto
    siamo perfettamente consapevoli del fatto che la nostra categoria
    non è, con rispetto per tutte le altre, una categoria come le altre.
    E' la categoria su cui si basa lo sviluppo della nostra Regione. E'
    la categoria che fisicamente contribuisce alla realizzazione sia
    delle opere produttive sia delle opere infrastrutturali di questa
    Regione, che certamente non sono una novità. La nostra Regione è
    attraversata da tutte le linee di comunicazione che vanno verso
    l'Europa, compresi i porti, per cui crediamo che il settore edile
    sia fondante di questa nuova stagione di sviluppo che stiamo per
    affrontare con la nuova legislatura.
    Crediamo che attenzione debba essere data alla formazione in
    quanto, non lo neghiamo, si è verificato un forte sviluppo in questi
    ultimi anni, sia in occupazione che il PIL: stiamo raggiungendo il
    10% del PIL regionale. Abbiamo una consapevolezza che circa 250.000
    unità di addetti in questa Regione sia una quantità rilevante che
    merita una forte attenzione.
    Il mondo della formazione in edilizia è innanzitutto finanziata
    dalle imprese, e ciò va tenuto in dovuta considerazione. In momenti
    di forte riduzione di fondi europei, di fondi nazionali e di fondi
    regionali, come abbiamo appurato in questa manovra, non preoccupa
    dal punto di vista assoluto.
    Sulla scia di quanto detto dall'avvocato Lombardi, riteniamo giusta
    la riduzione della spesa corrente ma occorre porre maggiore
    attenzione a come va spesa.
    Le scuole edili sul territorio, cofinanzia progetti vostri, quindi
    là dove ci date qualcosa, noi aggiungiamo il resto per completare la
    formazione.
    Mi sembra un messaggio molto trasparente e onesto. Chiediamo quindi
    una forte attenzione in questo campo poiché per formazione in
    edilizia si intende: lavorare per la sicurezza (sappiamo che
    costituisce una priorità per la Regione), per qualificare il nostro
    settore, soprattutto relativamente alla manodopera immigrata. Il
    forte turn over che si è verificato in questi ultimi anni è dato
    dalla giovane manodopera extracomunitaria che poi abbandona il
    settore per impieghi migliori. Le imprese si trovano spesso ad
    utilizzare una flessibilità spesso confusa con la precarietà. Chi
    vuole stare dalla parte delle regole e delle norme sente l'esigenza
    di una formazione specifica nel settore dell'edilizia, per la
    qualificazione del nostro sistema produttivo in generale.
    FLAVIO DELBONO - VICEPRESIDENTE E ASSESSORE REGIONALE FINANZE
    La mia non sarà una replica puntuale ma un gruppo di osservazioni
    agli interventi. Ringrazio tutti i partecipanti che ci hanno onorato
    delle loro osservazioni.
    Credo che una serie di questioni, seppure molto pertinenti, non
    possono che essere affrontate in altra sede. Il bilancio non è a
    nessun effetto il luogo in cui vengono articolate le azioni sul
    17
    cosiddetto Fondo sociale europeo. Mi limito a segnalare che, anche
    dal punto di vista documentale, i riparti interni sono oggetto di
    altri atti. Ciò è vero anche e soprattutto per quanto riguarda la
    vicenda dei fondi europei. Già nel DPEF che circolerà nei prossimi
    giorni vi saranno indicazioni in merito alle priorità ma non c'è
    ancora un riparto in senso stretto. Ricordo a tutti che non abbiamo
    potuto formalmente iscrivere queste risorse, perché al momento non
    ci sono ancora state notificate con esattezza e non sappiamo come
    rilevi nemmeno la composizione finale, tra FAS, Fondi europei, etc.
    Credo che i documenti che fino ad oggi sono circolati, e che
    attengono al quadro strategico regionale, si sono prestati anche a
    qualche equivoco. Ho sfogliato il documento di ALMA, l'Agenzia
    locale per la mobilità associate, e mi pareva lo dicesse anche
    Marchi quando è intervenuto in modo molto perentorio, che nei
    documenti riguardanti l'impiego dei fondi europei non c'è traccia
    della mobilità urbana sostenibile.
    Quei documenti parlavano genericamente di infrastrutture. Tuttavia
    è intenzione della Giunta regionale, all'interno di un accordo di
    programma siglato con il sindaco di Bologna Cofferati e la
    presidente della Provincia Draghetti, finanziare il cosiddetto
    people mover che si aggira su una spesa di circa 25.000.000 di
    euro, si tratta quindi di un esempio di investimento nel settore
    della mobilità urbana.
    Sempre in materia di trasporto pubblico locale, la Giunta è ben
    consapevole delle difficoltà e credo che la sede opportuna per
    affrontare la materia sarà l'atto di indirizzo, che è competenza
    dell'Assemblea legislativa e che l'assessore Peri comincerà presto
    ad affrontare. Ma così come noi siamo ben consapevoli dei problemi,
    anche chi si rivolge a noi deve esserlo, e deve sapere cosa
    significa il bilancio, perché trovo un pò oltre le righe chiedere
    alla Giunta cosa deve scrivere nel bilancio 2008/2009 sulla parte
    corrente, indicando numeri e tassi. Chi scrive queste cose dovrebbe
    ricordare che sulla parte corrente la Regione non fa bilanci
    poliennali. Quindi non è questa la sede, che sarà invece l'atto di
    indirizzo.
    Quello che è sicuro è che oggi il bilancio regionale non è in grado
    di assicurare gli stanziamenti indicati nella relazione presentata
    da ALMA. Qui vedo alcuni numeri e può essere che la mia lettura sia
    un po' frettolosa, però è scritto che serve un maggiore stanziamento
    di risorse da parte della Regione di almeno 14 milioni di euro,
    oltre al recupero inflattivo, e successivamente che bisogna arrivare
    oltre i 210 milioni di euro nel 2009. Quindi nel 2009, se si parte
    da 14 milioni e si mette l'inflazione, non è oltre 10, ma oltre 20
    di parte corrente. E questo non credo sia alla portata del bilancio
    regionale. Lo dico subito perché non credo che le audizioni siano le
    occasioni in cui la Giunta debba sempre dire sì. Del problema ne
    siamo consapevoli e lo affronteremo nell'ambito delle compatibilità
    di bilancio. La ragione banale per la quale il bilancio di parte
    corrente non può essere impegnato sul poliennale, è perché per
    impegnare dal lato delle uscite, bisognerebbe fare altrettanto anche
    da quello delle entrate ed è cosa che non possiamo fare. Quando si
    va ad un tale livello di dettaglio, suggerisco che il dettaglio sia
    anche sugli strumenti e non solo sulle richieste.
    Ritengo sia pienamente condivisibile la proposta avanzata dal
    vicepresidente di Confindustria Emilia-Romagna Hilbe, di
    approfondire le questioni sulla produttività. Alcuni buoni lavori,
    anche di confronto, sono stati recentemente svolti da Ervet, anche
    su regioni europee comparabili, e mettono a fuoco la produttività
    sia dal punto di vista della performance che dei fondamenti. Il vero
    snodo attiene, quando si parla di competitività, alla produttività
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    totale dei fattori che, come sappiamo, dipende da una varia serie di
    circostanze e quindi nessuno, da solo, è in grado di spostarla ove
    desiderato.
    E' una buona idea che sia uno strumento di dialogo e di
    concertazione, soprattutto perché abbiamo di fronte una stagione di
    programmazione che, per quanto riguarda la Giunta non può che essere
    di legislatura, ma che coinvolge risorse almeno in parte per un
    orizzonte ancora più lungo, e mi riferisco qui ai sette anni della
    programmazione europea. E' anche una circostanza che, nell'essere
    fortuita è anche favorevole in quanto consente di guardare a lungo
    termine.
    Recepisco una serie di osservazioni e di suggerimenti a cui non dò
    puntuale replica.
    Per quanto riguarda la questione fiscale, ritengo sia sbrigativo
    parlare di manovra sull'IRPEF per il deficit della sanità. La
    Regione Emilia-Romagna ha dimostrato, in tutti questi anni e
    soprattutto dopo la riforma costituzionale che ha costretto a
    finanziare sul bilancio corrente gli eventuali disavanzi di parte
    corrente, di governare la sanità. Nel senso che il bilancio
    regionale è riuscito ad aiutare il bilancio sanitario che
    evidentemente presentava scostamenti governabili. L'annus horribilis
    è rappresentato dal 2006. La manovra, che peraltro dal punto di
    vista quantitativo per la sanità è meno della metà del totale, su un
    singolo anno. E' la risposta necessaria, come vedrete anche dai
    provvedimenti di altre Regioni, che ancora non avevano affrontato le
    manovre, ad un anno, quello del 2006, che presenta difficoltà per
    tutti in quanto si era verificato un sottofinanziamento strutturale
    del Fondo sanitario nazionale.
    Vorrei riconfermare la massima trasparenza sull'impiego delle
    risorse provenienti dalla manovra fiscale, in particolare sulla loro
    destinazione al Fondo della non autosufficienza.
    Ribadisco in questa sede l'esigenza tecnica di imputare quelle
    risorse per una parte sul fondo regionale e per una parte sulla
    sanità, non per sfuggire all'impegno ma semplicemente perché il
    patto di stabilità sconsiglia di far ricadere l'intero ammontare
    delle risorse nel volume totale a cui si applica il vincolo che il
    patto di stabilità comporta per la spesa regionale.
    Da ultimo voglio ricordare che l'occasione di impostazione di
    legislatura in materia di welfare e quindi socio sanitario dovrebbe
    consentire, a questo punto, di avere un quadro complessivo più
    preciso su altre questioni separate ma collegate al bilancio: faccio
    riferimento alla riforma delle IPAB ed alla istituzione delle
    Aziende per i servizi pubblici alla persona, che evidentemente hanno
    loro specificità territoriali e per cui cercheremo di avere sia
    flessibilità sia valorizzazione delle numerose esperienze attuali e
    potenziali che nel campo del sociale e del socio sanitario questi
    territori hanno dimostrato.
    Non è solo una questione di convinzione politico-culturale, è anche
    il riconoscimento, oltre che in alcuni casi una necessità, di avere
    un mix. I voleri in questo caso coincidono anche con i doveri.
    Ringrazio tutte le organizzazioni sindacali che sono intervenute
    oggi. Credo che nei prossimi mesi la sfida che coinvolgerà anche
    l'Assemblea legislativa nelle proprie competenze, sarà quella di non
    perdere tempo rispetto agli atti successivi della programmazione,
    sapendo che siamo arrivati in alcuni casi un pò lunghi perché,
    come ad esempio per quanto riguarda i fondi europei, era necessario
    far così per evitare di programmare più risorse di quelle che
    potranno essere disponibili.
    Concordare e concertare l'allocazione finale delle risorse diventa
    fondamentale per la loro ottimizzazione. Allocazione che deve
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    diventare via via sempre più puntuale pur mantenendo una certa
    flessibilità sia per la formazione che per il cosiddetto Obiettivo
    2 . L'assenza di zoonizzazione infatti impone una capacità di
    selezionare e di concludere accordi con gli enti locali che, per
    alcuni aspetti è una stagione nuova anche per noi. Se quindi
    manteniamo una certa flessibilità sul totale, una volta specificate
    (e questo lo fa già in parte il DPEF) le destinazioni, ne trarremo
    beneficio tutti.
    Il presidente NERVEGNA ricorda le date delle prossime sedute della
    Commissione e dell'Assemblea legislativa per l'approvazione dei
    progetti di legge oggetto dell'odierna consultazione e ringrazia
    tutti coloro che sono intervenuti.
    La seduta termina alle ore 12,30.
    Verbale approvato nella seduta del 23 gennaio 2007.
    La Segretaria Il Presidente
    Claudia Cattoli Antonio Nervegna
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