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Legislatura XI- Atto di indirizzo politico ogg. n. 8013

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Oggetto:
Testo presentato:
Risoluzione per impegnare la Giunta a proseguire e a integrare con nuove misure le politiche di prevenzione alla siccità e a promuovere l'efficientamento dei sistemi irrigui e l'uso razionale della risorsa idrica in tutti gli ambiti di uso. (07 02 24) A firma della Consigliera: Zamboni

Testo:

RISOLUZIONE

 

L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna

 

PREMESSO CHE

 

        ormai da decenni la comunità scientifica mette in guardia sull’accelerazione della crisi climatica e dei suoi effetti e sollecita i governi a procedere con urgenza con politiche di mitigazione, ovvero di riduzione delle emissioni climalteranti e, in parallelo, con politiche di adattamento ai cambiamenti climatici per fare fronte agli effetti già in corso;

        uno dei problemi più drammatici scatenati dai cambiamenti climatici è la siccità, che nell’estate 2022 e nei primi mesi del 2023 (prima dell’evento opposto: l’alluvione) ha colpito in maniera molto grave anche la regione Emilia-Romagna, mettendo a rischio l’agricoltura, le attività economiche e la disponibilità di acqua per gli usi sanitari e alimentari nel settore civile. A livello nazionale nel 2022 i danni da siccità aumentarono del 367% rispetto al 2021 e si registrarono i livelli di piovosità più bassi dagli anni Sessanta;

        oltre ai danni ai comparti produttivi, in prima linea a quello agricolo, tra gli altri effetti della siccità ci sono anche la riduzione di biodiversità, sconvolgimenti paesaggistici e ambientali come, ad esempio, la risalita del cuneo salino del Delta del Po che non solo sottrae acqua dolce a fini irrigui, ma sta alterando anche l’habitat naturale e la biodiversità di questi territori di così alto valore ambientale;

        secondo uno studio coordinato dal Prof. (…) dell'Università di Bologna, la siccità del Po del 2022 è stata di gran lunga la peggiore degli ultimi due secoli, con una portata media del fiume inferiore del 30% rispetto alla seconda peggiore, e che un evento del genere può verificarsi in media una volta ogni 600 anni. "Significa che è stato un evento molto raro, ma comunque normale - ha spiegato (…) - ma non è normale che 6 delle 10 peggiori siccità dal 1807 si siano verificate dopo il 2000".

 

EVIDENZIATO CHE

 

        nelle ultime settimane sta tenendo banco sui media europei la siccità devastante che ha colpito la regione spagnola della Catalogna;

        anche l’Italia in questo inizio d’anno appare già in difficoltà: tutti gli indicatori rilevanti (precipitazioni, umidità del suolo, temperature) evidenziano che il 2024 è iniziato con segnali preoccupanti per la situazione idrologica italiana. Secondo il servizio europeo Copernicus, l’indicatore che combina la disponibilità di acqua e la salute di vegetazione ed ecosistemi ci segnala che siamo già in fase “warning” (ossia di allarme) da tenere monitorato. In altre parole, il 2024 parte con una situazione preoccupante come già avvenuto con il 2022, con il sud in situazione di maggiore sofferenza.

 

RILEVATO CHE

 

        nel 2018 il World Water Assessment Programme (WWAP), il programma dell’Unesco per il monitoraggio e l’indirizzo del consumo d’acqua globale (http://www.unesco.org/new/en/natural-sciences/environment/water/wwap/about/), ha dichiarato che negli ultimi 100 anni il consumo di acqua è cresciuto di circa 6 volte a livello globale e attualmente continua ad aumentare con un +1% annuo, un valore destinato a crescere ulteriormente;

         tra le risorse naturali, l’acqua è quella che presenta il più grave problema di disponibilità, per cui la scarsità idrica rappresenta una delle sfide più rilevanti del prossimo futuro in tema di sostenibilità ambientale, in particolare rispetto agli usi idrici massicci della zootecnia intensiva;

        a livello mondiale, e anche regionale, la maggior parte delle risorse idriche è utilizzata per attività riguardanti l’ambito agro-zootecnico. Quasi il 90% dell’impronta idrica italiana (water footprint), ossia il “consumo diretto e indiretto di acqua durante il processo produttivo di un bene e un servizio a carico del produttore o del consumatore”, è dovuta alla catena dei consumi alimentari;

        un’altra criticità nel settore riguarda la perdita di acqua direttamente dalla rete acquedottistica: secondo un report di Istat, si perde complessivamente il 42% dell’acqua immessa in rete. Nella nostra regione le perdite si attestano a circa il 35%;

        mentre nelle aree più aride del Pianeta è alto l’allarme da anni per le guerre che si potrebbero scatenare per garantirsi l’accesso all’ “oro blu”, l’acqua.

 

VALUTATO CHE

 

        occorre agire localmente con politiche finalizzate all’uso razionale dell’acqua e alla sua conservazione sia in termini qualitativi che quantitativi;

        a causa dell’accelerazione dei cambiamenti climatici e dei loro effetti, le virtuose politiche regionali messe in campo e perseguite finora in materia di risorsa idrica, e basate sulla preservazione di qualità e quantità, sul risparmio e conservazione, sulla captazione intelligente, sull’uso corretto, sul riuso, sul potenziamento delle strutture esistenti, sul contenimento delle perdite dei canali di bonifica non riescono più a calmierare a sufficienza la crescente indisponibilità della risorsa idrica, per cui occorre rafforzarle ed integrarle con nuove misure;

        per questo occorre promuovere, in aggiunta a quelli già avviati, un mix di interventi che affrontino in maniera mirata, diffusa sul territorio e con tempistiche medio-brevi il problema, soprattutto per quanto riguarda gli usi irrigui agricoli che, insieme alla zootecnia intensiva, sono i principali agenti all’origine del consumo di acqua.

 

TUTTO CIÒ PREMESSO E CONSIDERATO

 

IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE

 

  1. a proseguire gli interventi già avviati a tutela della risorsa idrica;
  2. a promuovere l’efficientamento dei sistemi irrigui e l’uso razionale della risorsa idrica in tutti gli ambiti di uso;
  3. a promuovere sia la conoscenza di buone pratiche, sia gli investimenti nel campo del risparmio idrico in edilizia, nel turismo, nel comparto produttivo, in agricoltura e nella zootecnia intensiva, promuovendo in particolare il riuso delle acque reflue a fini irrigui, provvedendo ai necessari adeguamenti tecnologici dei depuratori urbani (sull’esempio di Mancasale - RE), e di quelli delle industrie (es. conserviere);
  4. a promuovere misure specifiche volte al trattenimento della risorsa idrica, applicando le direttive comunitarie sulle nature based solutions, che incentivano anche la ricarica della falda; nello specifico:

a)      nuove politiche di gestione dei canali irrigui dell’alta pianura, da invasare nei periodi non irrigui per favorire la dispersione nel sottosuolo con rimpinguamento delle falde;

b)      politiche di riutilizzo delle depressioni di ex cava per invasare in periodi di morbida le acque superficiali a fini irrigui e contemporaneamente favorire l’infiltrazione nel sottosuolo con rimpinguamento delle falde;

c)      politiche di sviluppo della Ricarica Artificiale Controllata (detta MAR), sull’esempio di quanto realizzato sulla conoide del fiume Marecchia (RN), al fine di immagazzinare risorse idriche da utilizzare nei periodi siccitosi, invasare acque di processo certificate idonee o conformi e favorire la dispersione nel sottosuolo con rimpinguamento delle falde;

d)      desigillazione dei suoli per favorire l’infiltrazione dell’acqua piovana;

e)      aree di bioritenzione (Rain Garden RG), ovvero superfici vegetate ad elevata permeabilità dotate di depressione per l’accumulo dei deflussi dalle superfici impermeabili circostanti (strade, marciapiedi, tetti). Sono strutture vegetate che raccolgono il deflusso, ne facilitano l’accumulo e l’infiltrazione nel terreno, favoriscono la percolazione in profondità verso la falda sottostante e la filtrazione dell’acqua per migliorarne la qualità attraverso il controllo dei detriti e delle sostanze inquinanti;

f)       diffusione del modello di “città spugna”, con interventi decentralizzati su piccola scala, coordinati tra loro;

  1. a promuovere studi per la revisione strutturale della rete irrigua a partire dalla bassa pianura, sostituendo il trasporto superficiale (es. canali) là ove possibile con tubazioni interrate;
  2. ad opporsi a nuove trivellazioni in Adriatico che aggraverebbero la subsidenza e la risalita del cuneo salino nel Delta del Po, rendendo inutilizzabile a fini irrigui l’acqua del fiume e con grave danno anche dell’habitat naturale;
  3. a sollecitare le multiutility presenti in regione a realizzare interventi rapidi e mirati volti a limitare al minimo le perdite nella rete idrica regionale;
  4. a promuovere un rapido upgrade dei metodi e delle tecnologie irrigue in uso in Emilia-Romagna per sviluppare l’irrigazione a rateo variabile, applicando pratiche irrigue basate sul protocollo Irrinet del Consorzio di secondo grado del Canale Emiliano Romagnolo (CER);
  5. a promuovere politiche per la graduale sostituzione delle colture altamente idroesigenti;
  6. ad aprire un percorso, in collaborazione con i Comuni e i portatori di interessi presenti sul territorio regionale, che porti a promuovere, anche tramite incentivi, il miglioramento dell’impronta idrica (water footprint) del settore produttivo agro-zootecnico;
  7. a promuovere, d’intesa con Anci e le amministrazioni locali, l’inserimento in tutti i piani attuativi e regolamenti edilizi comunali - relativamente ai nuovi insediamenti o alla ristrutturazione di quelli esistenti - dell’obbligo di adozione di specifiche misure volte al risparmio idrico, come ad esempio:

a)      adozione di dispositivi idonei ad assicurare una significativa riduzione del consumo di acqua proveniente dall’acquedotto comunale;

b)      raccolta sulle coperture degli edifici e utilizzo delle acque meteoriche attraverso canali di gronda impermeabili atti a convogliare le acque meteoriche nei pluviali e nel sistema di raccolta (cisterne, vasche) per l’irrigazione del verde di pertinenza, la pulizia degli spazi pertinenziali interni ed esterni, e per gli usi non alimentari ma sanitari consentiti all’interno delle abitazioni (alimentazione delle cassette di acque di scarico; lavatrici; impianti di riscaldamento centralizzati; impianti di irrigazione giardini; sistemi di climatizzazione);

  1. a favorire la realizzazione di una rete di piccoli bacini idrici (utilizzando anche il sedime di ex cave adatte allo scopo), su cui installare impianti fotovoltaici flottanti in modo da ottenere elettricità da fonte rinnovabile e ostacolare l’evaporazione dell’acqua.