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Legislatura XI - Atto ispettivo ogg. n. 7468

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Oggetto:
Testo presentato:
7468 - Interpellanza circa le criticità del progetto F.I.CO. – Fabbrica Italiana Contadina, con particolare riguardo alle eventuali ricadute sugli assetti urbanistici del quadrante nord est di Bologna. A firma della Consigliera: Gibertoni

Testo:

Interpellanza

 

Visti

 

        la delibera di Giunta regionale n. 1224 del 17 luglio 2023, recante “Indirizzi in ordine all’approvazione delle materie in discussione nell’assemblea ordinaria della società CAAB Spa”, in particolare, laddove si delibera di prendere atto, tra l’altro, che “relativamente al bilancio di esercizio chiuso al 31/12/2022 dalla società Centro AgroAlimentare di Bologna - CAAB S.p.A.:  …. la relazione del collegio sindacale al bilancio di esercizio” richiama “gli amministratori a “monitorare costantemente l’andamento della gestione del Fondo Immobiliare PAI Comparto A affinché le valutazioni in ordine alla recuperabilità dell’investimento attuato nel Comparto A, supportate dalla perizia di stima, richiesta alla PRAXI SPA, sul valore di mercato degli immobili inclusi nel comparto A, venga confermata dalle azioni messe in atto dal Fondo””;

        la delibera di Giunta regionale n. 1164 dell’11 luglio 2022, recante “Indirizzi in ordine alla partecipazione all’assemblea ordinaria della società CAAB Spa”;

        la delibera di Giunta regionale n. 1157 del 19 luglio 2021, recante “Indirizzi in ordine alla partecipazione della Regione all’assemblea ordinaria e straordinaria della società Centro Agroalimentare di Bologna CAAB Spa”, in particolare, laddove si rileva che “il progetto di bilancio per l’esercizio 2020 si chiude con un risultato d’esercizio negativo per euro 21.425.955, interamente imputabile alle svalutazioni effettuate sulle immobilizzazioni materiali e all’accantonamento effettuato per le immobilizzazioni finanziarie per complessivi euro 21.960.326.

        la delibera di Giunta regionale n. 1587 del 24 settembre 2018, recante “Percorso di semplificazione, riordino e razionalizzazione delle partecipazioni societarie della Regione Emilia-Romagna. Aggiornamenti relativi alle società Centro agro-alimentare di Bologna S.p.a, Centro agro-alimentare riminese S.p.a, Centro agro alimentare e logistica di Parma S.r.l. Cons e Terme di Castrocaro S.p.a.” in cui considerato, altresì, che, anche ai sensi della deliberazione n. 1419/2017, l’inclusione dei Centri agro-alimentari tra le partecipazioni da dismettere non conseguiva dalla mancanza di requisiti di cui agli articoli 4, 5 e 20 del D.Lgs. n. 175/2016 (stretta necessarietà, convenienza economica, sostenibilità finanziaria), bensì alla volontà di confermare le precedenti valutazioni, nel quadro del perseguimento delle finalità istituzionali, con mezzi diversi dalla partecipazione al capitale sociale e che i tre Comuni interessati (Bologna, Parma e Rimini) avevano inserito la propria partecipazione societaria tra quelle da mantenere e non avevano manifestato interesse a subentrare nella quota di partecipazione della Regione e, nello specifico, che “il Centro Agro Alimentare di Bologna ha riportato la gestione in equilibrio economico-finanziario a seguito della riorganizzazione degli spazi storici del Centro e il lancio dell’iniziativa FICO Italy World” si stabiliva, sostanzialmente, una completa retromarcia, deliberando, tra l’altro, una “sospensione della procedura di dismissione delle partecipazioni nelle società Centro agro alimentare di Bologna S.p.a., Centro agro alimentare riminese S.p.a., Cal - Centro agro alimentare e logistica S.r.l. cons.”;

        la delibera di Giunta regionale n. 2291, del 27 dicembre 2018, recante “Analisi assetto delle società partecipate ai sensi dell’art. 20, comma 1 del D.Lgs. n. 175 del 2016” e la delibera di Giunta regionale n. 2209, del 22 novembre 2019, recante “Analisi assetto delle società partecipate ai sensi dell’art. 20 comma 1 del D.Lgs. n. 175 del 2016” con cui si confermava la retromarcia effettuata relativamente alla decisione di sospensione della procedura di dismissione della partecipazione, nelle tre società Centro agro alimentare di Bologna S.p.a., Centro agro alimentare riminese S.p.a. e Cal - Centro agro alimentare e logistica S.r.l. cons., dando notizia che erano in corso “processi di aggregazione aventi l’obiettivo di migliorare l’efficienza economico-gestionale e di sviluppare la loro attività e a questo scopo è stato sottoscritto con i soci di riferimento (Comuni) e Regione Emilia-Romagna in data 07/01/2019 apposito protocollo d'intesa” e, in particolare, nella prima di queste due delibere, si citava nuovamente la circostanza che “il Centro Agro Alimentare di Bologna ha riportato la gestione in equilibrio economico-finanziario a seguito della riorganizzazione degli spazi storici del Centro e il lancio dell’iniziativa FICO Italy World” e, in materia di controllo congiunto, nel caso, come quello di CAAB, per cui si è in presenza di più soci pubblici e capitale pubblico complessivo maggiore del 50%, e per cui era necessaria la stipulazione di accordi/patti parasociali/protocolli d’intesa con i quali definire, congiuntamente, le modalità per l’esercizio effettivo del controllo pubblico, rispetto alle quali si ipotizzavano due possibili soluzioni e considerato che in sede di giudizio di parifica (Relazione sul rendiconto generale della Regione Emilia-Romagna- Esercizio 2017- Deliberazione 13 luglio 2018, n. 111/2018/PARI) la Corte dei Conti aveva sottolineato la necessità che la Regione si facesse realmente parte attiva per potere addivenire alla sottoscrizione di tali atti con gli enti soci, si rendeva noto l’impegno regionale, in relazione a tale aspetto, di avviare tale percorso tramite convocazione degli altri soci per costruire un sistema di controllo congiunto nelle società a maggioranza pubblica, come appunto CAAB;

        l’atto di sindacato ispettivo n. 1359, del 25 agosto 2020, recante “Interpellanza circa le problematiche relative al progetto FICO (Fabbrica Italiana Contadina) di Bologna. A firma della Consigliera: Gibertoni” e la relativa risposta dell’assessore regionale al “Bilancio, Personale, Patrimonio, Riordino istituzionale, Rapporti con Ue” fornita nella seduta del 10 novembre 2020;

        l’oggetto assembleare n. 5423, della X Legislatura regionale, recante “Interpellanza circa questioni e procedure riguardanti il progetto F.I.CO. (Fabbrica Italiana Contadina). A firma del Consigliere: Gibertoni” del 16 ottobre 2017 e la relativa risposta dell’assessore Donini, nella seduta del 30 gennaio 2018, che così esordiva: “Prima di entrare nel merito del quesito da lei posto, ci tengo innanzitutto a rimarcare come questa Amministrazione ritenga, a differenza sua, il “progetto FICO” non solo come un importante luogo di valorizzazione della cultura enogastronomica del nostro Paese, ma anche una vera e propria occasione strategica per aumentare l’attrattività turistica di Bologna e della regione Emilia-Romagna. Parliamo del più grande parco agroalimentare del mondo che ospiterà, in base alle previsioni, oltre 6 milioni di visitatori all’anno, di cui almeno il 30 per cento turisti stranieri. A me risultano dati non così deludenti”, mettendo così nero su bianco già una diminuzione del 40% rispetto alle previsioni iniziali su cui si basava la valutazione del progetto F.I.Co. Eataly World al CAAB di Bologna e che, comunque, erano più del doppio di quelli che effettivamente si sono poi verificati nei primi due anni di apertura che hanno visto appena 2,5 milioni di visitatori all’anno;

        l’atto di sindacato ispettivo n. 459, della X Legislatura regionale, recante “Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa procedure riguardanti il progetto F.I.C.O. A firma della Consigliera: Gibertoni”, del 13 aprile 2015, e la relativa risposta dell’assessore Donini nella seduta del 14 aprile 2015, in cui si evidenziava: “Per noi la Fabbrica Italiana Contadina rappresenta davvero un’opportunità importante e fondamentale per il territorio non solo della città metropolitana di Bologna ma di tutta la nostra regione”;

 

premesso che

 

        è di pochi giorni fa la notizia della ennesima chiusura di F.I.CO. - Fabbrica Italiana Contadina di Bologna, questa volta per un periodo di quattro mesi, a partire dal 31 dicembre 2023, con riapertura fissata ad aprile 2024, con un nuovo nome: “Grand Tour Italia” ed un nuovo format, che consisterebbe in un viaggio tra le regioni italiane e le loro eccellenze enogastronomiche;

        negli ultimi anni il bilancio economico di F.I.CO. - Fabbrica Italiana Contadina di Bologna si è chiuso con un passivo di 2 – 3 milioni di euro;

        non è vero, come si vorrebbe far credere, che i problemi di F.I.CO. siano derivati dall’emergenza Covid, infatti, già il bilancio dell’annualità 2019, quindi prima della pandemia aveva riportato un fatturato sceso sotto quota 40 milioni di euro, con il conto economico in passivo, in particolare, Eatalyworld srl, (la società che con un capitale versato di 1 milione di euro gestiva il parco enogastronomico) aveva chiuso l’annualità 2019 con perdite nette di esercizio pari a 3,14 milioni di euro, (a fronte di un utile, dell’anno 2018, di appena 19 mila euro), inoltre, il valore della produzione era calato a 34,31 milioni di euro (dai 42,59 milioni di euro del 2018), mentre il margine operativo lordo, sempre nel 2019, era risultato negativo per 4,34 milioni di euro (peggiorando ulteriormente il dato, già negativo, di 3,13 milioni dell’esercizio precedente 2018);

        anche il numero dei visitatori, nell’anno 2019 e quindi in una situazione pre-Covid 19, è ulteriormente crollato, quasi dimezzandosi rispetto ai 12 mesi precedenti, toccando quota 1,6 milioni e ciò a fronte di una previsione iniziale, su cui si basava la valutazione della sostenibilità economica del progetto, di 10 milioni di visitatori all’anno;

        l’amministratore delegato nella propria relazione di quell’anno aveva evidenziato “la difficoltà del parco di attrarre più visitatori e quindi di raggiungere i risultati economici attesi, le ricerche di mercato poste in essere nel corso del 2019 hanno evidenziato come il parco non abbia una vera e propria identità: è spesso percepito dai visitatori come un centro commerciale con vendita e somministrazione di prodotti alimentari”;

        nella stessa suddetta relazione si dava conto di come si fosse tentato di risolvere “questa problematica”, con una soluzione che dimostrava, tra l’altro, di non aver nemmeno compreso il senso della stessa problematica appena enunciata, infatti, con la prima delle due soluzioni individuate: un parco divertimenti per bambini inaugurato, il 7 dicembre 2019, con il nome di “Luna Farm”, all’interno di F.I.CO. Eataly World di Bologna, si contribuivacosì a snaturare, ulteriormente, l’identità, già a livelli bassissimi, del parco enogastronomico;

        le perdite per l’annualità 2019 di EatalyWorld srl, società che si occupa della gestione del parco stesso, sono state coperte da Eataly srl, della famiglia Farinetti, che ne detiene il 50% e da Fico.op srl che detiene l’altro 50% e che, a sua volta, nella misura dell’80% del capitale sociale è detenuta da Coop Alleanza 3.0 (il restante 20% è detenuto da Coop Reno), Coop Alleanza 3.0 che detiene anche una quota di 10 milioni di euro del fondo PAI;

        il progetto di F.I.CO. ha continuato ad inanellare insuccessi su insuccessi, infatti, questa “mancanza di identità” e questo “snaturamento” era già iniziato precedentemente con l’inserimento all’interno del parco enogastronomico di F.I.CO. di realtà che nulla avevano a che fare con questo mondo, quali campi di calcetto, beachvolley, tennis, arrampicata e minigolf;

        la storia di F.I.CO. data ormai 10 anni, infatti, la Regione Emilia-Romagna aveva sottoscritto, in data 17 settembre 2013, un “Protocollo d’intesa tra Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna, Comune di Bologna e C.A.A.B. s.c.p.a. per l’attuazione del progetto F.I.CO. (Fabbrica Italiana Contadina) nell’ambito del polo funzionale del “CABB” a Bologna”, atto iniziale fondativo del progetto F.I.CO., approvato con delibera di Giunta regionale n. 1138, del 2 agosto 2013, al fine di avviare l’iter per giungere alla realizzazione del progetto F.I.CO. consistente nella creazione a Bologna, all’interno del mercato agroalimentare del CAAB, di un contenitore nel quale condensare le eccellenze dell’enogastronomia italiana, in un rapporto diretto di produzione, commercializzazione e somministrazione e attraverso l’apporto da parte di CAAB degli immobili interessati dal progetto a un fondo immobiliare chiuso riservato e di nuova costituzione, previa selezione della SGR (Società di Gestione e del Risparmio), cui affidare l’incarico di costituzione del fondo, individuata con l’affidamento alla società Prelios SGR S.p.a. del contratto avente per oggetto l’istituzione, la costituzione e la gestione del fondo comune di investimento immobiliare, di tipo chiuso, denominato Fondo Parchi Agroalimentari Italiani – Fondo P.A.I. con l’impegno dei soggetti sottoscrittori del protocollo di definire il nuovo assetto e il ruolo del polo funzionale, su cui insisteva il progetto attraverso l’approvazione di un Accordo di Programma, ai sensi dell’articolo 40 della, allora vigente, legge regionale n. 20/2000, in variante alla pianificazione territoriale ed urbanistica (variante al PTCP della Città Metropolitana di Bologna, variante al Piano Strutturale (PSC) del Comune di Bologna, approvazione di Piano Operativo Comunale (POC) con effetti e valore anche di Piano Urbanistico Attuativo (PUA) in variante al Piano Insediamenti Produttivi (PIP) e variante grafica al Regolamento Urbanistico Edilizio (RUE) del Comune di Bologna);

        era stato il Comune di Bologna, in data 21 ottobre del 2014, quale ente proponente, ad avviare il procedimento amministrativo dell’Accordo di Programma convocando la conferenza dei servizi preliminare, primo passo nell’iter di realizzazione del progetto;

        le dichiarazioni entusiastiche all’inizio di questo progetto si sprecavano, e stridono in maniera palese con il triste epilogo a cui assistiamo in queste settimane, basti riportare il verbale del Consiglio di Amministrazione di CAAB, del 3 giugno 2013, in cui così veniva descritto, con grande enfasi, il nuovo progetto interessante il CAAB: “Una sorta di grande parco tematico, con la stessa attrattività mondiale che ha Disneyworld, ma riferito all’agro-alimentare italiano. Per questo si chiamerà EATALY WORLD, e Fabbrica Italiana Contadina acronimo F.I.CO., in quanto l’enogastronomia italiana sarà rappresentata musealmente dalla sua genesi in una logica sequenza: stalle, acquari, campi, orti, officine di produzione, laboratori, banchi serviti, grocery, ristoranti: si intende quindi proporre una formula nuova, che consenta di mostrare tutta la filiera di produzione. Eataly penserà alla stesura del progetto fino a curarne l'esecuzione, troverà i gestori e i conduttori di tutti i reparti, coordinerà le attività, la promozione e la didattica, assumendosi la responsabilità dell'intero funzionamento di Eataly World”, e in cui così, ottimisticamente ma basandosi, di fatto e come è dimostrato dall’odierno epilogo, sul nulla, venivano descritte le ricadute del progetto: “Quest’idea potrebbe essere realizzata e aperta al pubblico nel corso del 2015. F.I.CO, Eataly World potrà avere oltre 10 milioni di visitatori l’anno, diventando così il “monumento” più visitato in Italia:

        5 milioni di turisti stranieri;

        2,5 milioni di turisti italiani;

        2 milioni di studenti italiani e stranieri;

        500 mila cittadini emiliano-romagnoli.

        Questo enorme numero di visitatori produrrà, in particolare per il numero di turisti e studenti, una forte e benefica ricaduta sulla città di Bologna. Inoltre, decreterà definitivamente Bologna come vera capitale del FOOD italiano.” ed in cui, infine, così si esprimeva, avventatamente, l’assessore regionale rappresentante in quel consesso la Regione Emilia-Romagna: “esprime l’opinione favorevole della Regione stessa, aggiungendo come il progetto rechi anche un importante contenuto culturale, divenendo luogo di formazione ed educazione alimentare, mentre l’indotto e la ricaduta positiva saranno sicuramente estesi all’intero sistema regionale”;

        CAAB S.c.p.a. è una società consortile per azioni costituita, in data 11giugno 1990, in quota maggioritaria, dagli Enti pubblici locali e territoriali le cui quote societarie sono così attribuite: 80,04% al Comune di Bologna, 7,57% alla Camera di Commercio, Industria e Artigianato, 6,12% alla Regione Emilia-Romagna, 1,54% alla Città Metropolitana di Bologna e ad altri soci privati minori per un totale di circa il 5% (associazioni di categoria 0,31%, istituti di credito 3,32%, operatori del settore ortofrutticolo 1,10%);

        nell’Assemblea straordinaria dei soci di CAAB, del 25 luglio 2018, era stata approvata la modifica della natura societaria, da Società consortile per azioni – S.c.p.a., a Società per azioni semplice - S.p.a, modifica che, pur mantenendo ancora statutariamente l’obbligo di maggioranza di quote nelle mani degli Enti Pubblici e il diritto di prelazione, prelude, visto il venir meno della condizione di gradimento degli altri soci in caso di cessione di quote, ad altre successive e più radicali modifiche nel controllo della società;

 

considerato che

 

        l’ennesimo “nuovo” progetto viene così descritto: “Grand Tour Italia rappresenterà un viaggio nelle regioni. Rappresenteremo la biodiversità con le osterie che cambieranno tutti mesi, le regioni che porteranno il loro folk. Sono arrivate le critiche e le critiche vanno accolte, si deve prendere atto e cambiare.”;

        l’idea sarebbe quella di trasformare F.I.CO. da maxi polo delle eccellenze alimentari italiane a una sorta di “Gardaland del food” questa volta accontentandosi di un solo milione di visitatori all’anno;

        è facile prevedere che anche questo ennesimo vuoto progetto finirà come i precedenti, continuando a far accumulare perdite, ai soci privati (EatalyWorld e Coop Alleanza), a tutti gli enti che hanno aderito con quote diverse al Fondo PAI, ma anche agli Enti pubblici che hanno svenduto, aree pubbliche nate per ospitare il CAAB (anch’esso fonte di sprechi per il suo inutile sovradimensionamento) e con sempre l’ipoteca di future operazioni immobiliari, cioè speculazioni immobiliari, nell’area o nel suo immediato contorno;

        le cifre dei conti economici sono impietose, infatti, nel bilancio 2022, abbiamo una perdita da 6,5 milioni di euro, debiti per oltre 18 milioni di euro e un patrimonio negativo di 10 milioni di euro, peggiorando il già catastrofico quadro del 2021 (anno in cui gli ingressi sono stati solo 300 mila) in cui i debiti erano di 13 milioni di euro;

        i 10 milioni di visitatori previsti e i 90 milioni di euro di fatturato da raggiungere nel volgere di pochi anni rappresentano oggi un lontano miraggio;

        agli osservatori imparziali era già apparsa evidente l’enfasi ingiustificata che gravitava attorno al progetto F.I.CO. che, benché abbia potuto godere di procedure attuative veloci e tutte in discesa (aspetto questo sì giustamente fatto rilevare dal memorandum stilato da Ernst & Young per il battesimo dell’operazione: “CAAB partecipa al progetto attraverso la messa a disposizione dei propri asset immobiliari e della sua rete di relazioni istituzionali, in particolare con Comune e Regione, tra l’altro deputati all’approvazione edilizia ed urbanistica del progetto stesso”) e benché abbia potuto godere di veri e propri regali quali, ad esempio, la gara, in un lotto unico, per l’acquisto di 8 nuovi autobus ibridi, da 18 metri, deliberata dal consiglio di amministrazione di Tper secondo il progetto condiviso tra le istituzioni locali Regione, Provincia e Comune per consentire una linea specifica ed apposita del servizio di trasporto pubblico locale, la linea “F” verso F.I.CO. con un investimento complessivo previsto di circa 4 milioni di euro, reso possibile da un cofinanziamento della Regione Emilia-Romagna per circa 3 milioni di euro, e per la restante parte in autofinanziamento da parte di Tper, e che ha visto una media di 6 passeggeri a corsa su mezzi nuovi di zecca che ne potevano trasportare 150 di passeggeri a pieno carico, e benché si fosse arrivato ad agevolare il progetto in qualsiasi maniera possibile dalla pubblicità a prezzi ridotti sulle fiancate degli stessi autobus al veicolare pubblicità gratuita anche sui siti istituzionali, il progetto F.I.CO. aveva già mostrato tutti i suoi limiti con un di più di cattiva gestione ed, alla fine, a gennaio 2019 si era chiusa questa linea F;

        ancora di più oggi appare inspiegabile la scelta di Eataly - Farinetti come General Contractor di tutta l’operazione avvenuta senza nessuna procedura concorsuale o ad evidenza pubblica e senza che la società prescelta potesse vantare una esperienza pregressa in un’operazione di tale portata, quasi come si trattasse di un’investitura messianica e necessaria perché “le caratteristiche di Eataly sono state ritenute da CAAB e dall’Amministrazione Comunale di Bologna tali da renderlo un partner ideale ed insostituibile per la realizzazione di F.I.CO.” e, quindi, Eataly “cura l’individuazione dei gestori e dei conduttori di tutti i reparti”, ha messo in evidenza l’errore di essersi affidati ciecamente al soggetto sbagliato.

        Lo studio del caso Fico non può non suscitare dubbi sulla qualità del management a cui si è affidato l’intero progetto e a cui si vorrebbe affidare anche il suo ennesimo rilancio;

 

evidenziato che

 

        il fallimento del progetto CAAB, già ventotto anni fa, era facilmente prevedibile, perché era facilmente prevedibile, a chi avesse voluto vederla, l’evoluzione della rete del commercio al dettaglio, e delle funzioni logistiche ad essa associate, che ha determinato, a livello nazionale, una drastica riduzione delle esigenze di poli logistici di questo tipo, che sono stati progressivamente abbandonati da una quota rilevante degli operatori tradizionali, circostanza che avrebbe dovuto sconsigliare un sovradimensionamento, come invece è stato fatto al finire degli anni ‘90, del CAAB che nasce “malato di gigantismo fin dall’inizio e pieno di debiti”;

        così come, in oltre 25 anni, non c’è mai stata una assunzione di responsabilità, in particolare dei due attori principali, cioè Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna, per il fallimento del progetto del CAAB, inaugurato nel 2000, ed abbiamo dovuto attendere la delibera di Giunta regionale n. 1138 del 2013 per scoprire che anche la Regione Emilia-Romagna aveva finalmente compreso che le aree a disposizione di CAAB sono “sovradimensionate rispetto all'utilizzo a mercato all'ingrosso, in un momento nel quale il rilevante sviluppo della grande distribuzione ha da tempo soppiantato la tradizionale filiera commerciale” nonché la delibera di Giunta regionale n. 1419 del 2017 per le valutazioni di non necessarietà e indispensabilità del CAAB “dovute al passaggio da un sistema in cui storicamente le società di gestione dei mercati ortofrutticoli assolvevano a compiti di servizio di interesse generale ad un sistema di mercato in cui la distribuzione di ortofrutta fa capo a tanti operatori commerciali e altrettanti canali distributivi”, allo stesso modo e da parte degli stessi due soggetti pubblici che lo hanno fortemente voluto e sponsorizzato in ogni modo possibile, cioè Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna, negli ultimi 10 anni che ci separano dalla nascita del progetto F.I.CO., non c’è stato alcun accenno di comprensione delle ragioni che hanno portato al fallimento, ormai conclamato, ma ancora non riconosciuto dai soci pubblici, del progetto F.I.CO.;

        al futuro del progetto F.I.CO è legato il destino del Fondo comune di investimento immobiliare di tipo chiuso multi-comparto - fondo immobiliare “Parchi Agroalimentari Italiani”, a cui i soci pubblici hanno conferito a titolo oneroso l’area e gli asset immobiliari per un valore di 55 milioni di euro, riservato ad investitori qualificati è che stato, appunto costituito a fine marzo 2014, gestito da Prelios SGR, e che ha sviluppato il progetto FICO (Fabbrica Italiana Contadina) Eataly World Bologna, il parco tematico, che è stato inaugurato il 15 novembre del 2017 quale “principale punto di riferimento internazionale per la divulgazione e la conoscenza delle eccellenze agroalimentari ed enogastronomiche italiane attraverso la ricostruzione delle principali filiere agroalimentari”, il fondo ha due comparti, il comparto “A”, relativo a “Fico Eataly World” e il comparto “B” relativo al mercato ortofrutticolo, contiguo a F.I.CO. e che occupa meno di un quarto dell’area originaria del CAAB;

        al Fondo PAI partecipano enti previdenziali italiani (Cassa Forense, Enpam, Enpav, Epap, Enpab, Enpaia, Inarcassa, Eppi Cassa dei Geometri) nonché investitori professionali, tra i quali: banche, fondazioni bancarie, Camera di Commercio di Bologna, Coop Reno, Coop Alleanza 3.0, Eataly e Prelios sgr (in misura questi ultimi di 1 milione di euro ciascuno);

        Eatalyworld corrisponderebbe, per tutta la durata del fondo, un canone di locazione al fondo PAI di circa 9 milioni di euro annui, che ovviamente è legato all’esistenza in vita del progetto F.I.CO. oggi fortemente a rischio, per non dire ad un passo dal fallimento definitivo;

        i danni conseguenti, sia al fallimento del progetto del CAAB, sia al fallimento del progetto F.I.CO., sono già stati pagati in termini di diritti edificatori sulle aree e sono già visibili sul territorio, dal punto di vista urbanistico, con il quadrante a nord est di Bologna già oggi affollatissimo di grandissime, grandi e medie strutture commerciali di vendita di tutti i tipi e con una densità che non avrebbe alcun motivo di essere oggi e che potrebbe ulteriormente peggiorare il giorno che si dovesse far fronte al definitivo e tombale fallimento del progetto F.I.CO. e all’esigenza di coprirne le conseguenti perdite finanziarie, scegliendo nuovamente di farlo in termini di diritti edificatori e di autorizzazioni a trasformazioni urbanistiche.

 

Interpella la Giunta regionale per sapere:

 

        se non sia necessario riconoscere al più presto il fallimento definitivo del progetto F.I.CO., per evitare ulteriori e peggiori conseguenze sul CAAB e un ulteriore peggioramento degli assetti urbanistici del quadrante nord est di Bologna che potrebbe ulteriormente aggravarsi se, invece, si protraesse nel tempo l’agonia del progetto F.I.CO., quindi aumentando ancor più le perdite economiche dello stesso progetto, a cui si sceglierà, come sciaguratamente già fatto nel passato in situazioni analoghe, di far fronte in termini di diritti edificatori e di ulteriori autorizzazioni a trasformazioni urbanistiche in un territorio già sfinito dal consumo di suolo.