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29.

 

SEDUTA DI GIORNO 10 giugno 2025

 

(POMERIDIANA)

 

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

INDI DEL VICEPRESIDENTE TAGLIAFERRI

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile nel sito dell’Assemblea

 

PRESIDENTE (Fabbri)

 

Sessione Europea

 

OGGETTO 515

Relazione per la Sessione europea dell'Assemblea legislativa per l'anno 2025, ai sensi dell'art. 5 della L.R. 16/2008.

 

OGGETTO 726

Risoluzione proposta dalla relatrice Barbara Lori e dal relatore di minoranza Ferdinando Pulitanò su mandato della I Commissione: "Sessione europea 2025. Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla fase ascendente e discendente del diritto dell'Unione europea".

(Continuazione discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Fabbri)

ARAGONA (Fratelli d’Italia)

BOCCHI (Fratelli d’Italia)

EVANGELISTI (Fratelli d’Italia)

BOSI (Partito Democratico)

LARGHETTI (Alleanza Verdi Sinistra)

PRESIDENTE (Tagliaferri)

MASTACCHI (Rete Civica)

PRESIDENTE (Fabbri)

SABATTINI (Partito Democratico)

BURANI (Alleanza Verdi Sinistra)

FERRERO (Fratelli d’Italia)

CASTALDINI (Forza Italia)

CALVANO (Partito Democratico)

CASADEI (Movimento 5 Stelle))

TRANDE (Alleanza Verdi Sinistra))

UGOLINI (Rete Civica)

MARCELLO (Fratelli d’Italia)

PALDINO (Civici)

GORDINI (Civici)

BARUFFI, assessore

PRESIDENTE (Fabbri)

EVANGELISTI (Fratelli d’Italia)

PRESIDENTE (Fabbri)

 

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Emendamenti oggetto 726

 

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

La seduta ha inizio alle ore 14,40

 

PRESIDENTE (Fabbri): Dichiaro aperta la seduta pomeridiana numero 29 del 10 giugno 2025. È computato come presente ai soli fini del numero legale, ai sensi dell'articolo 65 comma 2 del Regolamento interno, il presidente della Giunta de Pascale, assente per motivi istituzionali. Hanno giustificato la propria assenza gli assessori Fabi, Frisoni, Paglia e Priolo. Partecipa da remoto, ai sensi dell'articolo 102 bis del regolamento, la consigliera Zappaterra.

 

SESSIONE EUROPEA

OGGETTO 515

Relazione per la Sessione europea dell'Assemblea legislativa per l'anno 2025, ai sensi dell'art. 5 della L.R. 16/2008.

 

OGGETTO 726

Risoluzione proposta dalla relatrice Barbara Lori e dal relatore di minoranza Ferdinando Pulitanò su mandato della I Commissione: "Sessione europea 2025. Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla fase ascendente e discendente del diritto dell'Unione europea".

(Continuazione discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Fabbri): Riprendiamo la discussione e passo la parola al consigliere Aragona.

 

ARAGONA: Grazie presidente. Mi unisco ai ringraziamenti già espressi dagli altri colleghi d'aula nei confronti, ovviamente, di tutti coloro che hanno lavorato alla risoluzione, a partire, ovviamente, dai relatori di maggioranza e di minoranza, ma anche a tutti coloro che, ovviamente, hanno fatto un lavoro, sicuramente meritorio, all'interno, all'interno delle commissioni. Io credo che la risoluzione che oggi stiamo discutendo e che, ovviamente, andremo a licenziare sia uscita a geometria variabile, nel senso che sicuramente c'è al suo interno una parte più nobile, una parte più solida, una parte che evidentemente, credo, che si veda che esprima una comunione di intenti, ma anche una visione più condivisa tra maggioranza e opposizione e credo che questo si rifletta all'interno della risoluzione. Parlo soprattutto della parte che riguarda il tema della semplificazione, quindi, tutto il tema di ciò che riguarda lo snellimento delle normative per attrarre investimenti e attrarre investimenti, ovviamente, all'interno della nostra Regione, ma più in generale all'interno del mercato, del mercato europeo, per rimuovere gli ostacoli, gli obblighi e tutte le leggi che costituiscono dei dazi interni ormai insostenibile per la competitività delle piccole e medie imprese italiane ed europee. Appunto, il grande tema della competitività che io credo sia abbondantemente discusso e declinato all'interno di questa risoluzione, quindi, in maniera meritoria, in questo caso mi chiedo, invece, se sapremo in realtà, alla luce anche di questa risoluzione di indirizzo, poi, declinarlo con delle iniziative e dei progetti di sviluppo importanti che riescano soprattutto in maniera rapida ed efficiente, a calare sui territori quelle che sono un'impostazione filosofica, secondo me, da questo punto di vista condivisibile.

Credo che la parte più solida di questa risoluzione abbia a che fare, ad esempio, anche col tema dell'agricoltura, dell'alimentazione. Io ho condiviso anche le parole dell'assessore Mammi che ha riconosciuto che la strada intrapresa anche dal commissario Hansen è una strada, una strada giusta. Io credo che non poteva essere diversamente perché, il tema dell'agricoltura e della produzione, delle produzioni locali, del sostegno alle filiere, del sostegno al ricambio generazionale, alla valorizzazione del biologico, alla tutela delle eccellenze nei confronti della concorrenza sleale, io credo che rappresenti un tema nel quale, nel corso degli anni, la discrasia tra la parte ideologica dei partiti, ma soprattutto la discrasia tra la visione europea e la visione italiana, sia stata ridotta ai minimi. Lo dico, questo, anche in questo caso, con una valutazione meritoria fatta da questo punto di vista e credo che anche su questo aspetto la risoluzione vada nella direzione corretta e possa rappresentare una sintesi corretta tra le varie visioni, comunque, tra i vari modelli di sviluppo che si sono confrontati nelle commissioni e che oggi si stanno confrontando in sede europea.

Dico solamente, solo un appunto su questo, ma questo vale per il tema dell'agricoltura, ma vale anche per altre tematiche che ha toccato anche il consigliere di minoranza Pulitanò oggi, quando si è trattato, appunto, di enunciare la relazione di minoranza, oggi le aziende - e questa è la percezione che abbiamo e io direi anche il convincimento che abbiamo quando parliamo con le aziende sui territori - non ci chiedono soldi a pioggia dall'Europa, ci chiedono soprattutto di rivedere, laddove possibile, i bandi per, affinché questi bandi si caratterizzino per la qualità di questi bandi e per capire quanto questi bandi possano essere effettivamente dedicati, in maniera specifica, ad alcune tematiche, ad alcuni progetti di sviluppo che oggi stanno diventando impellenti e centrali nello sviluppo dell'economia europea.

Dico questo, facendo riferimento, ad esempio, al grande tema dell'intelligenza artificiale che è abbondantemente discusso all'interno di questa risoluzione e che va esattamente in questa direzione. Al di là delle grandi enunciazioni di fondo, oggi le aziende con le quali parliamo, tra l'altro ancora poche, che affrontano questo problema, in realtà, un problema che sta diventando un'opportunità, ma ovviamente rischia di diventare un problema se le aziende e le istituzioni pubbliche regionali, ma non solamente regionali, riescono a fare rete su questa grande tematica, ci dicono “noi, in realtà, oggi su questo tema, i bandi che ci arrivano anche dall'Europa non sono esattamente quelli di cui avremmo bisogno. Spesso abbiamo a che fare, certo, con risorse alle quali accediamo volentieri, ma che sono generiche, che rischiano di avere e di dare accesso a tanti tipi di imprese, ognuna delle quali prende qualcosa da questi soldi che arrivano dai bandi europei, ma che in realtà non sono in grado, in questo frazionamento, di creare un vero e proprio modello di sviluppo”. Vale per l'agricoltura, vale per l'intelligenza artificiale, vale per l'intelligenza artificiale applicata all'agricoltura, alla logistica, alla grande industria manifatturiera e a tutti quei segmenti dove l'intelligenza artificiale oggi può essere applicata. Ma, ripeto, credo che questo, all'interno della risoluzione di oggi, in realtà, sia la parte più nobile e più condivisa.

Rilevo, invece, tanti elementi di debolezza rispetto ad altri, ad altri argomenti. Io, che non a caso all'interno della risoluzione vengono toccati solamente in maniera laterale e in maniera sbrigativa. Io credo che, anche il modo nel quale sono stati trattati all'interno della risoluzione, appunto, quello che ho chiamato metodo anche un po' sbrigativo, ci racconti di argomenti sui quali, non solo, probabilmente, non c'era condivisione tra maggioranza e minoranza, ma forse all'interno della stessa maggioranza.

Un caso emblematico è il tema dei flussi migratori: mentre si riconosce all'interno della risoluzione il nuovo approccio che, anche a livello europeo, è stato dato come impronta, quindi, come modalità di profondo cambiamento rispetto a quelle che sono state le politiche migratorie, le politiche di gestione dei flussi migratori, quando, invece, viene declinato sulla dimensione territoriale, sulla dimensione regionale, sulla dimensione dell'Emilia-Romagna, ci si limita solamente a un auto endorsement, lo chiamerei così, rispetto a quello che è stato fatto fino a questo momento e poco, invece, ci si interroga su una riflessione che, invece, andava fatta all'interno di questa risoluzione su quello che potrebbe essere, anche a livello regionale, un approccio ulteriore, un approccio di sviluppo anche diverso rispetto a quello che è stato fatto nella Regione Emilia-Romagna in questi anni. Perché, altrimenti, non si capisce come possano stare insieme queste due cose. Quindi, valorizzare all'interno della risoluzione l'approccio nuovo che viene, che viene dall'Europa e che noi condividiamo è, in realtà, un prendere atto di quello che è stato fatto fino ad oggi, senza pensare, invece, di mettere qualcosa di nuovo anche noi all'interno delle politiche regionali.

Come, secondo me, rimane debole all'interno di questa risoluzione, anche questo l'hanno accennato i colleghi che mi hanno preceduto, ciò che riguarda il grande tema che è chiamato all'interno della risoluzione dell'inverno demografico e tutto ciò che oggi noi, come Regione Emilia-Romagna, possiamo fare in tal senso. Se è riconosciuto il problema all'interno della risoluzione, credo che, anche in questo caso, poco e soprattutto in maniera poco incisiva, venga detto rispetto alle strategie, alla visione, ai modelli di sviluppo che qua vogliamo intraprendere, ma soprattutto che vogliamo dare come linea di indirizzo all'Europa per quello che è il grande tema della famiglia, che non è solamente un tema valoriale e, ovviamente, per noi è un tema valoriale, ma è anche un grande tema di contrasto alla disgregazione sociale. Dato che la risoluzione, io credo giustamente, è imperniata su questo tema, su quanto l'Europa oggi può essere baluardo di democrazia, di libertà, ma anche di modelli di sviluppo che sono alternativi a modelli di sviluppo dove, probabilmente, la coesione sociale è molto meno forte rispetto a quella che rappresenta l'Europa con sua storicità. Bene, anche in questo caso, credo che la risoluzione avrebbe meritato un argomento di riflessione più ampio, più diffuso e anche più cogente rispetto alle linee di indirizzo che vogliamo dare all'Unione Europea.

E infine, vado a chiudere, credo che ci sia, invece, una parte che, più che debole sia stata poco coraggiosa, e ovviamente faccio riferimento al tema, al grande tema dell'energia, il grande tema della gestione delle risorse idriche, al grande tema del ripensamento del Green Deal. Il dottor Corazza stamattina ha giustamente detto che, anche in sede europea, è in atto un ripensamento su quelli che sono stati, quantomeno per tempi, per modalità di esecuzione, i processi di transizione ecologica, ambientale e sociale che, giustamente, come Regione d'Europa dobbiamo continuare a perseguire, ecco, io, questo ripensamento che va di pari passo con quello che ho detto in precedenza sul grande tema della competitività, della tutela della piccola e media impresa, dovrebbe essere una riflessione assolutamente centrale, lo sento molto poco all'interno di questa risoluzione.

Anche in questo caso, credo che dipenda, in realtà, dalla volontà di non esprimersi appieno su temi su cui probabilmente la condivisione era lontana anche all'interno delle forze di maggioranza, ma credo che, anche in questo caso, sia un'occasione persa perché avremo potuto dare, come Regione fortemente incentrata sul produttivismo, noi lo chiamiamo, quindi, su un segmento, su segmenti industriali di eccellenza, su filiere di assoluto valore, ecco, forse, sul tema dell'energia, qualcuno prima di me ha parlato di nucleare, qualcuno prima di me ha parlato di Green Deal, io credo che avremmo potuto fare uno sforzo suppletivo per, senza rinnegare necessariamente quali sono stati i convincimenti di alcuni in passato, quindi, non necessitava questo di fare, ovviamente, un mea culpa, ma cogliere questa occasione per andare in una direzione diversa e far vedere che dall'Emilia-Romagna arrivava un cambio di marcia anche in questo senso, che ci veniva richiesto dalle imprese e i cittadini che rappresentiamo.

Quindi, io direi una risoluzione, per tornare alle parole che ho usato all'inizio del mio intervento, a geometria variabile, su cui ci sono sicuramente dei temi di condivisione, ci sono sicuramente delle linee d'indirizzo importanti, ma su tanti temi, una risoluzione su cui su tanti temi credo che sia stata persa l'occasione, soprattutto in questo momento storico di transizione, di mandare un messaggio più importante e più incisivo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Bocchi.

 

BOCCHI: Grazie presidente. Anch'io, ovviamente, mi unisco ai ringraziamenti dei relatori che mi hanno preceduto, quello di maggioranza, quello di minoranza e anche il direttore dell'Ufficio del Parlamento europeo in Italia, il dottor Corazza, che in questo momento non c'è. Una relazione, la sua, che ho ascoltato con grande interesse e che ha da subito dimostrato quello che accennava poco fa il mio collega Aragona ossia che davvero, in questa legislatura del Parlamento europeo, una seppure lieve, secondo qualcuno, non sufficiente ma comunque, un'evidente correzione di rotta rispetto alle politiche passate è stato compiuto.

Io mi permetto di enunciare o, comunque, di condividere con voi una perplessità anche di tipo procedurale e, magari, è dettata dal mio eccessivo pessimismo, ma io nutro perplessità riguardo il percorso che questa risoluzione, che oggi andiamo a votare, avrà all'interno delle politiche europee. Ho ben chiaro il percorso cosiddetto discendente ossia ciò che dall'Unione, dalla Commissione europea, dal Parlamento europeo emana e condiziona l'attività della nostra Regione. Mi è molto meno chiara quella fase ascendente. Vedo l'assessore Mammi, che è membro anche del Comitato delle Regioni. Ecco, io credo che questa risoluzione andrebbe e credo non lo è stato in passato e non sia previsto che lo sia anche quest'anno, ma credo che sia un documento che assolutamente il Comitato delle Regioni dovrebbe avere perché, quello che è il trait d'union tra il nostro territorio, tra la nostra regione e le politiche europee.

Ho apprezzato che il documento, la risoluzione, ma il documento del programma della Commissione europea al quale si riferisce, abbia una parola chiave che è quella della competitività. È già stato citato prima, trae origine da quel documento Draghi, citato nella risoluzione, che ha tantissimi punti condivisibili e che pone, al di là di ogni eccesso di ideologismo che magari rilevavamo in passato, pone delle questioni molto concrete e pragmatiche, dei temi e delle direttrici di politica europea lungo le quali, credo, si deciderà il futuro, non solamente del nostro continente ma anche evidentemente della nostra regione.

E la parola competitività, tra le altre cose, viene declinata in tre, in tre direttrici. Innanzitutto, l'innovazione. Ecco, qui, questo è un terreno, l'abbiamo già detto altre volte, sul quale una politica europea integrata e coesa è assolutamente necessaria. Qui, è stato già detto dal relatore Pulitanò, l'Unione Europea deve recuperare tantissimo terreno. È notizia di questi giorni che gli Stati Uniti investiranno 500 miliardi nella strumentazione tecnica, nelle dotazioni legate all'intelligenza artificiale; 300 di questi miliardi arrivano dalle corporate della Big Tech. Anche questo è un gap che noi faremo fatica perché non abbiamo delle Big Tech di quelle dimensioni che possono fare investimenti privati di questo tipo.

La Cina investe 130 miliardi, l'Unione Europea solamente 30. Quindi, anche qui, c'è da recuperare, recuperare un grande terreno e sul terreno della cybersecurity e dell'industria aerospaziale e dell'intelligenza artificiale e dell'autonomia europea, all'interno dell'intelligenza artificiale credo si giochi una buona fetta del nostro futuro.

Un'altra parola chiave è stata semplificazione. Anche qui, una parola che ricorre spesso a vari livelli istituzionali, ma credo che davvero sia un asset sul quale l'Unione Europea dovrà lavorare per liberare quegli investimenti che oggi faticano, si faticano ad attrarre per aumentare la competitività delle imprese che oggi sono aggravate da oneri e adempimenti eccessivi e, per trattenere anche quella parte di investimenti, di risparmi che oggi sono stimati solamente in 500 miliardi, quelli che prendono la direzione degli Stati Uniti, quelli che oggi, per remunerazioni non adeguate o per un appeal poco gratificante, insomma, perdiamo, perdiamo all'interno dell'Unione Europea, poi, magari, vanno, li diamo agli Stati Uniti che poi tornano a comprare le nostre aziende migliori.

Sul Green Deal è stato, è stato già accennato qualcosa. Anche qui, sì, certo, potrebbe essere una virata più coraggiosa di quella correzione di rotta alla quale ho accennato prima. In quest'aula abbiamo parlato spesso dei dazi; giustamente è un argomento che preoccupava e preoccupa ancora oggi. La Commissione europea ha stimato l'impatto dei dazi tra 0,4 e 0,7% del PIL. L'impatto del Green Deal impatta per 1.285 miliardi, pari all'8% del PIL europeo. Quindi, ci rendiamo conto di quanto questa misura che è stata assunta, l'ha detto prima il consigliere Pulitanò, assunta come un dogma, con poco pragmatismo e con obiettivi irrealistici buoni, magari capaci di sedurre le nuove generazioni ma che avevano il rischio, hanno il rischio di uccidere, di creare delocalizzazioni, di uccidere la nostra industria. Bene che si siano rivisti certi eccessi e che sia stato rimodulato.

Deve continuare la lotta all'inquinamento dell'aria, degli oceani e dei fiumi, ma questa ossessiva guerra, chiamiamola, al cambiamento climatico che, con dei costi e degli obiettivi assolutamente irrealizzabili, forse, anzi, senza forse, credo che vada rivista seguendo un approccio molto più pragmatico e neutro.

Infine, le politiche energetiche: anche questo è un…, ieri c'è stata una riunione di Confindustria a Parma. Era presente anche qualche assessore. È stata focalizzata su questo tema, che è veramente il tema del momento. Credo che anche qui l'Unione Europea debba lavorare per raggiungere quell’autonomia energetica, quella sovranità energetica che oggi la vede penalizzata rispetto, per esempio, agli Stati Uniti e rispetto, rispetto alla Cina che, tra l'altro, per venderci poi le auto elettriche, apre, solo nell'anno scorso, ha aperto cento centrali a carbone. Quindi, anche questa ansia di voler fare i primi della classe, autocastrando la nostra capacità produttiva, credo sia assolutamente masochistica.

Una politica energetica che deve passare attraverso il potenziamento delle energie rinnovabili, ma che non si può affidare esclusivamente a quelle perché, anche questo, rientra in un obiettivo irrealistico; non sarebbero sufficienti, sono di difficile gestione; sappiamo i problemi di continuità; abbiamo visto in Spagna cosa è successo qualche, qualche giorno fa. E quindi, una politica intelligente, che miri, sia per le famiglie sia per l'industria, che oggi assorbe il 40% dell'energia, una politica intelligente che sappia abbassare il prezzo dell'energia sia dell'energia elettrica che del gas, puntando, magari, sui giacimenti e sul gas che oggi già noi abbiamo. In Adriatico abbiamo, mentre facciamo arrivare da 10000 chilometri di distanza delle navi cariche di migliaia di tonnellate di gas prodotto attraverso tecniche tipo il fracking, comunque, poco, poco ambientaliste, diciamo, non sfruttiamo i giacimenti che abbiamo, che abbiamo a casa nostra.

E poi è imprescindibile il nucleare, il nucleare di quarta generazione; il nucleare sicuro, la forma di energia assolutamente… È un percorso lungo quello che ci aspetta ma è già stato avviato e bisognerà accelerare, anche perché la Francia, dalla quale oggi compriamo buona parte dell'energia prodotta con quella fonte, ha degli impianti vecchi ormai di vent'anni, che, quindi, non offrono le garanzie, le garanzie necessarie.

Un ultimo accenno sull'agricoltura. Ha accennato qualcosa il consigliere Aragona, ne approfittavo per annunciare un emendamento alla risoluzione che ho presentato. Benissimo la difesa delle nostre tipicità, delle eccellenze delle nostre produzioni e delle filiere agroalimentari. In Emilia-Romagna, lo ricordiamo, lo sapete tutti, abbiamo 44 produzioni DOP, quindi, un'assoluta ricchezza che dobbiamo salvaguardare a tutti i costi.

Mi sono permesso di aggiungere, al di là delle ridondanti difese della biodiversità e di quanto è biologica, eccetera, anche un richiamo al non rinunciare, in nome di una battaglia di retroguardia, che ho definito anacronistica, la sperimentazione, l'utilizzo di tecniche genomiche innovative e di prodotti fitosanitari che la moderna ricerca scientifica ritiene sicuri per la salute umana. Ecco, credo che una visione pragmatica della nostra agricoltura, delle nostre filiere agroalimentari debba avere un occhio di riguardo anche alla competitività e alla produttività di queste imprese che passano attraverso anche queste innovazioni. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Evangelisti, prego a lei.

 

EVANGELISTI: Grazie presidente. Come presidente del gruppo di Fratelli d'Italia, mi associo ai ringraziamenti che sono già stati fatti nei confronti del relatore di maggioranza, Barbara Lori, nei confronti del relatore di minoranza, Ferdinando Pulitanò, che ha ben rappresentato i lavori di tutto il gruppo di opposizione. Un ringraziamento, presidente, anche a lei che oggi ha voluto introdurre questo elemento, diciamo, novità, dando la possibilità anche al presidente della I commissione di illustrare compiutamente l'iter che ci ha condotto fino ad oggi, quindi, fino ai lavori della nostra Assemblea legislativa e, quindi, un grazie anche al presidente Annalisa Arletti che ben ha illustrato tutte le fasi che ci hanno portato alla redazione di questa risoluzione e ai lavori odierni.

Come gruppo di Fratelli d'Italia, vogliamo dire che questa risoluzione, a cui abbiamo anche partecipato, si presenta come, sicuramente, un documento molto esaustivo sul piano formale; è un documento approfondito; è un documento articolato; è un documento, però, politicamente poco coraggioso. Il consigliere Aragona ha detto che è, appunto, un documento a geometria variabile, in cui ci sono elementi di debolezza. A nostro avviso, è un elemento anche poco coraggioso in quanto incapace, in qualche modo, di orientare quella che dovrebbe essere l'azione della nostra Regione nell'intero contesto europeo perché, lo diciamo prendendo posizione su alcuni punti per noi in importanti e rispetto ai quali abbiamo anche presentato alcuni emendamenti, intanto, rileviamo come vi sia un'adesione poco critica su quella che è la linea generale della Commissione europea. Accogliamo senza riserve i contenuti del programma della commissione Von Der Leyen, senza esprimere, come dovremmo fare, per certi aspetti, una voce più autonoma. Un atteggiamento che, a nostro avviso, può essere preoccupante perché rileva la mancanza di volontà di difendere quelli che sono gli interessi di un sistema produttivo come quello emiliano-romagnolo, molto articolato, e di un tessuto sociale che deve essere, appunto, sempre più presente anche in sede europea.

Sulla semplificazione normativa: è necessaria, ovviamente, ma ci pare non propriamente utilizzata. Sosteniamo, ovviamente convintamente, l'agenda di semplificazione anche a livello nazionale. Sosteniamo la necessità di ridurre il carico burocratico sulle imprese.

In questa risoluzione, però, prendiamo atto ed elenchiamo, i tre pacchetti Omnibus, ma manchiamo di evidenziare strumenti concreti per farne ricadere, appunto, concretamente i benefici sul territorio. E, quindi, abbiamo proposto alcuni emendamenti con cui chiediamo l'adozione di strumenti per valutare l'effettivo impatto di questa semplificazione sulle piccole e medie imprese, la valorizzazione del principio di proporzionalità normativa, ma anche e soprattutto un maggior coinvolgimento degli enti locali nei processi di semplificazione amministrativa, come da tempo ci viene richiesto proprio dai territori.

Sono richieste, appunto, come le altre che mi accingo a illustrare, che auspichiamo possano essere accolte nella loro interezza e anche o anche, al massimo, mitigate.

Un elemento, un argomento importante è quello della transizione ecologica, dove facciamo fatica a trovare un equilibrio. La risoluzione rilancia obiettivi ambientali molto ambiziosi: la decarbonizzazione al 2040, se era al 100% entro il 2035; però, pare non voler prendere realmente in considerazione le ricadute concrete su filiere strategiche e in questa regione ne abbiamo molte, quella della ceramica, della meccanica, dell'automotive. E quindi, abbiamo chiesto, sempre con alcuni emendamenti, il rispetto della neutralità tecnologica, l'attenzione agli effetti della tassa sul carbonio su quelli che sono i costi industriali e anche l'uso dei fondi europei per transizioni graduali e sostenibili.

Il rischio, appunto, dal nostro punto di vista è che, quella che definiamo ideologia green, possa tradursi in un pericolo di mancanza di industrializzazione futura sul nostro territorio.

Un tema che ci sta a cuore, quello della difesa, della sicurezza e della migrazione. Abbiamo riscontrato alcune reticenze: la risoluzione omette appunto ogni riferimento al nuovo Patto europeo sulla migrazione e asilo, non affronta il tema della protezione delle frontiere e neanche accenna in modo compiuto al rafforzamento della difesa comune europea. Abbiamo provato a segnalare, quindi, il sostegno alla difesa europea integrata, una posizione più netta contro l'immigrazione illegale e auspichiamo, appunto, che siano temi che possano essere tenuti in considerazione.

Un altro tema che ci sta a cuore è quello dell'informazione e uno degli emendamenti proposti riguardava l'esigenza di garantire il pluralismo, l'imparzialità negli strumenti europei contro la disinformazione e auspichiamo, appunto, anche per questo, l'accoglimento.

Ultimo tema che mi accingo ad illustrare è la politica di coesione e il ruolo delle regioni. Serviva più chiarezza e, ovviamente, più coraggio, ma anche più chiarezza. Perché? Perché la Regione rivendica il ruolo della autonomia nella programmazione europea, però accetta, in qualche modo, passivamente, la frammentazione crescente della politica di coesione e anche, in qualche modo, la perdita di centralità delle regioni in questo. I nostri emendamenti mirano, quindi, a difendere il principio di concentrazione territoriale, ma anche a contrastare, diciamo, quella deriva un po' troppo centralista dei nuovi strumenti verticali europei e mi riferisco alla difesa, allo spazio e anche all'intelligenza artificiale.

Un'ultima riflessione sulla coesione e sulle politiche territoriali. Una riflessione a cui teniamo. Perché? Perché, sempre più spesso, ci sentiamo dire che servono più risorse e chiedere più risorse non equivale, purtroppo, anche per questa Regione, a un concetto di corretto utilizzo delle stesse. Perché lo diciamo? Perché, interrogata la Commissione europea sulle norme FESR, in occasione appunto del programma 2014-2020, l'Emilia-Romagna risulta la regione che aveva deciso di non finanziare l'adattamento ai cambiamenti climatici, compreso il rischio idrogeologico, per evitare sovrapposizioni con altri finanziamenti nazionali e regionali. Questo per dire che cosa? Per dire che, su un tema importante come quello, appunto, delle politiche di coesione, delle politiche territoriali, occorre avere una visione, occorre avere obiettivi e riteniamo che, anche su un tema così importante, in questa risoluzione ci poteva essere un approfondimento maggiore. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Bosi, a lei la parola.

 

BOSI: Grazie presidente. Buon pomeriggio a tutte e a tutti. Il 9 maggio sono ricorsi 75 anni dalla dichiarazione Schumann, un momento fondativo della nostra storia europea. E in quelle parole semplici e straordinarie, al contempo, si cela una visione ancora oggi profondamente attuale: la pace può essere garantita solo attraverso sforzi creativi, proporzionati ai pericoli che la minacciano e, soprattutto, l'Europa non può nascere tutta insieme, ma deve costruirsi con realizzazioni concrete, capaci di generare una vera solidarietà di fatto.

Da quel giorno è nato il sogno europeo, una delle sfide più ambiziose che l'umanità abbia mai scelto di affrontare: unire popoli diversi, lingue, culture e storie, spesso conflittuali, in un progetto politico condiviso, fondato sui valori della pace, della libertà, della democrazia e dello stato di diritto.

L'Unione Europea oggi è l'unico spazio internazionale in cui gli Stati sovrani hanno deciso volontariamente di legare i propri destini e costruire un futuro comune. Ma questo progetto non è immune da minacce: attacchi esterni e interni, pulsioni nazionaliste, autoritarismi crescenti, tentativi di indebolire le istituzioni comunitarie e i suoi valori fondativi, sono una realtà quotidiana. E spesso il pericolo più insidioso arriva proprio da dentro, da governi o forze politiche che vivono l'Europa come un ostacolo e non come una causa comune. Ed è proprio per questo che dobbiamo riaffermare con forza il nostro impegno. Non possiamo permettere che l'Unione Europea si trasformi in una macchina burocratica senza anima. Deve restare, tornare ad essere e diventare una comunità politica viva, capace di difendere i propri cittadini e promuovere giustizia e progresso.

Il Piano Letta indica chiaramente la direzione: riformare le istituzioni, rafforzare la democrazia, accelerare i processi decisionali, immaginare una nuova architettura più efficace e inclusiva, anche a geometria variabile. Serve una nuova fase costituente che ridia slancio all'ideale europeo; un'Europa in cui tutti si sentano protagonisti, soprattutto i giovani, che già oggi vivono pienamente l'identità europea come parte della loro quotidianità.

Unità nella diversità: è il nostro motto, è la nostra forza, è ciò che rende l'Europa diversa da qualsiasi altro progetto internazionale. Ed è anche la chiave per affrontare una delle sfide del nostro tempo: i diritti delle persone LGBT, che è contenuto nell'Obiettivo 40.

L'Unione Europea si fonda sulla dignità umana, la libertà e l'uguaglianza, ma oggi in troppi Paesi membri, le persone LGBT non vivono questi valori nella loro pienezza, subiscono discriminazioni quotidiane, ostilità diffuse, negazioni dei diritti fondamentali. In alcuni casi, addirittura repressione della libertà di espressione e del diritto a esistere visibilmente. È il caso dell'Ungheria, dove leggi nazionali alla proposta di leggi, vietano manifestazioni come i Pride e limitano la diffusione di contenuti educativi inclusivi. Queste non sono leggi, non sono solo leggi ingiuste, sono ferite aperte nella coscienza europea, violazioni dirette dei principi su cui abbiamo costruito la nostra Unione.

Se accettiamo che la libertà di una persona dipende dal Paese in cui nasce, stiamo negando l'esistenza e l'essenza stessa dell'Europa. Se abbiamo bisogno di un'architettura a geometria variabile, i diritti non lo possono essere: o valgono per tutti, ovunque o non valgono per nessuno.

L'Unione ha fatto passi avanti con strategie contro le discriminazioni, ma non basta più auspicare. È il momento di agire. Servono strumenti vincolanti, norme chiare e il coraggio politico. È urgente approvare leggi europee contro l'omotransfobia, riconoscere il matrimonio egualitario, la genitorialità in tutti i Paesi membri, garantire l'adozione da parte delle coppie omosessuali e assicurare la piena accessibilità a servizi sanitari, sociali e scolastici, senza discriminazione.

L'Italia può e deve essere un esempio in questo senso. L'impegno della Regione Emilia-Romagna rappresenta una frontiera avanzata e concreta. La legge regionale 15 del 2019 contro le discriminazioni e le violenze determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere, è un modello di civiltà, non solo per il suo impianto giuridico, ma soprattutto e anche per le politiche attive che promuove: la formazione, educazione al rispetto, sostegno alle persone e alle associazioni, ricerca e collaborazione con le università per rinnovare i servizi pubblici e renderli davvero inclusivi.

In particolare, progetti come il “benessere delle persone LGBTQIA+” nel sistema dei servizi sanitari, sociali e sociosanitari, mostrano come l'inclusione non sia solo un principio, ma una prassi quotidiana che migliora la vita di tutti. E il coordinamento regionale “Equità” lavora proprio per integrare queste politiche in un sistema coerente strutturale permanente.

Ma nessuna legge regionale può bastare da sola. Serve una protezione uniforme in tutta l'Europa perché la libertà non può avere confini. L'Europa del futuro sarà davvero unita solo se nessuno verrà lasciato indietro per ciò che è, per come si identifica o per chi ama, perché la dignità non si negozia. L'uguaglianza si garantisce e i diritti si realizzano. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Larghetti prego.

 

LARGHETTI: Grazie presidente. Grazie a tutti i colleghi e le colleghe che sono intervenute finora e ai relatori di maggioranza e di minoranza.

Come sappiamo, la Sessione europea è un momento importante per rafforzare un dialogo tra la Regione Emilia-Romagna e l'Unione Europea e credo che sia anche un'occasione preziosa per prendere posizione, come Assemblea legislativa, rispetto alla priorità dell'Europa e a come questo si collega con le politiche regionali.

Credo però che questo è anche il momento giusto per affrontare alcune priorità che dobbiamo vedere, non solo nell'ambito della Sessione europea, ma anche nei mesi a venire come Regione Emilia-Romagna.

Si è parlato lungamente delle politiche europee sul clima. Ormai criticare il Green Deal è lo spot nazionale, però ce lo dobbiamo dire e non abbiamo paura a ridirlo ogni volta che è in argomento, che il cambiamento climatico non è un'ossessione di pochi, non è una minaccia astratta, è una realtà quotidiana. Lo dobbiamo ripetere anche se un'ovvietà perché sembra che ci sia chi lo mette anche in discussione. Lo vediamo, purtroppo, invece, ogni giorno nei territori colpiti dagli eventi estremi, lo vediamo nell'innalzamento delle temperature, nelle fragilità delle nostre infrastrutture ambientali.

Ecco, la Commissione europea su questo ha indicato traiettorie chiare, che ci impongono di essere all'altezza della sfida. Credo che questo sia il tema. Quindi, si può criticare il Green Deal, ci mancherebbe altro, solo che poi bisogna avere anche lo spessore di contenuto di dire cosa bisognerebbe fare, invece, se non lasciare lo status quo; quello status quo che costa all'Italia soltanto 2 miliardi e 800000 euro l'anno, soltanto per le frane; il cambiamento climatico che nel complesso costa 300 euro l'anno a ogni italiano, che è una cifra record in Italia, perché sappiamo che l'Italia ha delle fragilità in più rispetto ad altri Paesi del nostro continente; ed è una cifra che è quintuplicata dal 2015 ad oggi, secondo i dati che sono stati elaborati da European House Ambrosetti.

Quindi, io penso che non ci sia veramente alcuna onestà intellettuale nel continuare a evocare politiche che sarebbero restrittive nello sviluppo, quando non ci si chiede che tipo di sviluppo questo territorio è in grado di sostenere con la lungimiranza di non diventare obsoleto il giorno dopo. Anche per la produttività, non solo per la sopravvivenza umana. Scusate se ogni tanto abbiamo queste fissazioni, ma se avete dei dubbi, del resto, su qual è il destino di questo territorio, se non siamo in grado di fare delle politiche di transizione ecologica forti, robuste, credibili, che rispondano, diciamo, alle esigenze di rinnovi tecnologici anche del comparto produttivo ma che, come dicevo, corrispondono anche alla conservazione del territorio, chiedetelo all'intelligenza artificiale, sono certa che Chat GPT vi darà una risposta che io mi sentirò di condividere.

Per questo, credo che il Patto per il Lavoro e il Clima che, ovviamente, è più che opportunamente richiamato nella risoluzione, debba diventare ancor di più oggi la nostra bussola per orientare finanziamenti, obiettivi di breve e medio periodo e deve diventare sicuramente uno strumento più operativo per la decarbonizzazione delle aziende, dei privati e, ovviamente, anche degli enti pubblici, nel loro piccolo. Deve diventare lo spazio. nel modo più condiviso possibile, in cui i soggetti firmatari si impegnano a rivedere e aggiornare periodicamente gli obiettivi. Quindi, certo, dobbiamo confermare l'impegno, ma non è sufficiente, necessario mantenerlo vivo, adattarlo, rilanciarlo. Abbiamo bisogno di una governance dinamica, capace di accompagnare la transizione ecologica sicuramente con strumenti molto concreti e misurabili, con una piena partecipazione delle imprese, degli enti locali, del mondo della ricerca e della rappresentanza sociale.

Sulla semplificazione si è detto molto. È una parola che, insomma, nei principi condividiamo tutte e tutti. Credo che nessuno creda che la moltiplicazione della burocrazia possa essere un modo sostenibile di portare avanti le politiche amministrative, ma bisogna vedere cosa si nasconde dietro la parola semplificazione perché, spesso, si nasconde il liberalismo più sfrenato, si nasconde la volontà di non rispettare gli strumenti di pianificazione che i territori si danno, di saltare le procedure di verifica degli impatti ambientali, di non rispettare i patti sociali con il comparto produttivo. Quindi, è un termine che credo che, culturalmente, dal punto vista politico va chiarito su che cosa intendiamo.

Infine, continuiamo riaffermare un principio, quello che la transizione ecologica non è un costo, ma è un investimento, quindi, se non la affrontiamo in questa chiave, rischiamo di trasformarla in una passività del sistema produttivo che perderebbe competitività, attrattività e capacità di innovazione. Al contrario, se invece la interpretiamo per quello che è, cioè una grande occasione di rinnovamento tecnologico, di innovazione ambientale, di qualificazione dell'economia, allora, può essere una leva di crescita e di occupazione e di coesione perché, se non investiamo oggi nella transizione, domani pagheremo un prezzo ben più alto, che è quello che stiamo già pagando per gli errori che sono stati fatti nel passato, quello dell'impatto del cambiamento climatico, dei danni ambientali, della perdita della salute.

Parliamo di sanità e non parliamo di salute: questo lo trovo molto preoccupante. Perché la salute dipende anche dalla qualità del territorio circostante. Poi parlerò di questo, anche della coesione sociale. Quindi, non sarà solo un costo economico, ma sarà anche un costo sociale e umano.

Ecco, mi dispiace che di nuovo il dibattito sia un po' arrovellato intorno a queste velate accuse di ambientalismo ideologico con cui noi dobbiamo sempre rispondere con la chiarezza che ci contraddistingue, che non siamo noi a decidere quello che dobbiamo fare, ma è la realtà dei dati, della scienza e del clima, a dirci che cosa è necessario. Noi possiamo solo affrontare, scusate, decidere di affrontarla col coraggio oppure subirla passivamente, consegnando i nostri territori a uno scenario in cui salute qualità della vita non saranno più la norma e l'Emilia-Romagna rischia molto da questo punto di vista perché ha varie fragilità di tipo ambientale.

Però, accanto alla transizione ambientale, non dobbiamo dimenticarci quella sociale. La coesione è un pilastro dell'Unione Europea e lo deve essere anche per noi. Nella nostra Regione i fondi europei hanno storicamente sostenuto politiche di inclusione, di formazione, di occupazione e di welfare. Oggi più che mai serve una strategia più integrata, più intersettoriale e pensiamo, in particolare, a tre ambiti: il benessere mentale, soprattutto nei più giovani, che merita di essere affrontato, non solo dal sistema sanitario ma anche attraverso la scuola, lo sport, la cultura, la partecipazione; la qualità del lavoro che va promossa con politiche attive forti, con una costante innovazione nelle competenze e nella formazione, che è uno, insomma, dei ruoli con cui Emilia-Romagna ed Europa sono unite; e infine, i giovani, non come destinatari generici, ma come attori del cambiamento. Dobbiamo investire nella loro autonomia, nella loro capacità di fare impresa, di generare valore e di costruire il futuro. E anche su questi temi l'Europa può essere un'alleata preziosa attraverso i fondi strutturali, i programmi diretti e, ovviamente, la collaborazione tra i territori.

Infine, vorrei fare un richiamo al metodo. La risoluzione sottolinea il valore di coordinamento istituzionale del dialogo multilivello. Ha ragione, ovviamente. Se vogliamo che la voce dell'Emilia-Romagna conti qualcosa a Bruxelles dobbiamo rafforzare il nostro protagonismo non solo tecnico ma anche politico. Credo che l'Assemblea possa contribuire di più, ovviamente, a questo processo, con momenti strutturati di confronto sulle politiche europee, con audizioni, come abbiamo iniziato a fare durante la Sessione, commissioni istituzionali e con una maggiore visibilità del lavoro che facciamo a livello europeo, anche per rafforzare la trasparenza e la partecipazione dei cittadini che è un tema su cui siamo sempre, credo, un po' carenti.

Penso che la risoluzione che votiamo oggi è un documento che ci consente di collocare la nostra Regione all'interno delle grandi sfide dell'Unione Europea; ma soprattutto è una cornice politica che possiamo e dobbiamo riempire di contenuti, di proposte, di responsabilità condivise e collettive non solo nella Sessione europea ma in tutto il mandato. Credo che la nostra Regione, con la sua storia di partecipazione, innovazione e solidarietà, abbia tutti gli strumenti per essere protagonista, non solo nell'attuare le politiche europee, ma anche nell'orientarle, renderle più giuste, più efficaci e più vicine alle persone.

La transizione che ci attende, che è ambientale, sociale e produttiva, non è un'opzione, è una necessità e, proprio per questo, può diventare una scelta consapevole, condivisa e guidata dalla politica. È su questo terreno che dobbiamo continuare a lavorare insieme, istituzioni, parti sociali, cittadini, perché un'Europa più verde, più giusta, più inclusiva, comincia anche da qui. Grazie.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE TAGLIAFERRI

 

PRESIDENTE (Tagliaferri): La parola al consigliere Mastacchi.

 

MASTACCHI: Grazie presidente. Intervengo oggi in merito alla risoluzione presentata dalla maggioranza per la Sessione europea 2025 con l'intento di offrire un contributo critico, ma costruttivo al dibattito su un tema che, per sua natura, dovrebbe unire le forze politiche nel perseguimento dell'interesse generale della nostra Regione in un contesto europeo.

Parto da un punto centrale, ne ha appena parlato la collega che è intervenuta: la transizione verde. La risoluzione dedica ampio spazio alla decarbonizzazione industriale, ma manca di una riflessione davvero approfondita sugli effetti territoriali di queste politiche. Le aree interne, montane, rurali rischiano di essere le grandi dimenticate, aggiungerei, come solito, se non accompagnata da misure di compensazione e sostegno; questa transizione rischia di accentuare le disuguaglianze esistenti creando territori di serie A e territori di serie B. E qui faccio l'esempio di quello che è successo con tutto il tema politico delle automobili, della transizione dalle automobili diesel all'elettrica, eccetera e l'impatto che ha avuto sulla nostra industria europea.

Serve, quindi, un approccio realmente differenziato ed inclusivo che tenga conto delle diverse capacità di adattamento dei territori. Non possiamo pensare che le stesse regole valgano per la pianura industriale e per l'Appennino o le aree interne. Servono strumenti specifici per garantire equità e coesione.

Un altro tema che ci preoccupa è quello dell'installazione degli impianti fotovoltaici a terra. E qui apro una parentesi e mi rivolgo ai colleghi consiglieri perché dovremmo parlare quando saranno trascorsi i giorni necessari per l'adeguamento al decreto nazionale all'atto che abbiamo sospeso qualche giorno fa. Dovremmo essere molto attenti da questo punto di vista. È vero, è un altro tema che ci preoccupa davvero tanto quello dell'installazione, appunto, degli impianti fotovoltaici a terra. Non si tratta di cementificazione, ma è comunque consumo di suolo, suolo agricolo fertile che viene sottratto alla produzione alimentare e al suo paesaggio e il divario economico tra la redditività dell'agricoltura e la forza di investimento dell'industria fotovoltaica è tale da generare una pressione distorsiva sul mercato fondiario. È come mettere una Ferrari e una Fiat 500 sulla stessa linea di partenza.

La pianificazione regionale deve fondarsi su una gerarchia razionale degli usi del suolo, quindi, prima i tetti, i capannoni, le stalle, i parcheggi, le aree dismesse e, solo dopo e con grande cautela, si può parlare di suolo agricolo. È chiaro che, se le aziende possono scegliere, scelgono dove è più facile fare l'investimento, dove l'investimento è più redditizio ed è chiaro che l'investimento a terra è più semplice e più redditizio. Per farlo, serve introdurre un principio di progressività nelle autorizzazioni, per evitare che il mercato faccia da solo quello che la politica dovrebbe governare. Questo è un passaggio importante. Dobbiamo essere molto bravi a creare delle regole che regolamentino questa gerarchia di investimento.

Se vogliamo davvero una strategia energetica sostenibile dobbiamo rimuovere gli ostacoli normativi che oggi limitano l'installazione degli impianti fotovoltaici sui tetti, anche in assenza di autoconsumo diretto che, in questo periodo, è l'unico premiato e dobbiamo rafforzare gli strumenti di incentivazione economica e semplificazione procedurale. La transizione ecologica non può essere una corsa a chi arriva prima, ma un percorso condiviso, giusto e sostenibile per tutti i territori.

Allo stesso modo, desta forte preoccupazione anche la gestione regionale degli impianti eolici. Anche qui, ritorniamo al tema delle aree idonee. La pressione per installare impianti eolici in aree montane o collinari - e aggiungo anche il mare - spesso fragili dal punto di vista idrogeologico e paesaggistico, rischia di compromettere l'equilibrio ambientale e sociale di interi territori; la mancanza di un reale coinvolgimento delle comunità locali e l'assenza di una valutazione seria sull'effettiva resa energetica dell'eolico in Emilia-Romagna, regione che sappiamo non è particolarmente ventosa, sollevano dubbi sull'efficacia e sull'equità di queste scelte.

Serve una pianificazione più prudente che non sacrifichi il paesaggio e la coesione territoriale sull'altare della transizione energetica, affrettata e ideologizzata. La sostenibilità non può essere imposta dall'alto, ma costruita dal basso con il consenso e la partecipazione dei cittadini.

Passando dal tema agricolo ad un tema agricolo, la risoluzione esprime contrarietà all'ipotesi di accentramento della politica agricola comune, una posizione condivisibile ma che da sola non basta. In un settore strategico come quello agroalimentare, la Regione Emilia-Romagna non può limitarsi a difendere il proprio ruolo, deve guidare, proporre e innovare. Serve una visione chiara e coraggiosa di modello agricolo sostenibile equo e territoriale, un modello che valorizzi le filiere corte, il biologico, la qualità e la tracciabilità; che metta al centro le comunità rurali, i giovani agricoltori, le aree interne; che non rincorre la crisi ma la anticipi con politiche strutturali.

Parlando di crisi, non possiamo ignorare quella che sta colpendo la pericoltura. Ne abbiamo parlato parecchio anche nel mandato precedente. Da decenni uno dei pilastri dell'agricoltura emiliano-romagnola, un comparto con una forte vocazione territoriale, un know-how consolidato e una filiera che coinvolge migliaia di aziende a piccole cooperative, tecnici e trasformatori. Da almeno quattro anni, però, questo settore è in crisi strutturale senza precedenti: eventi climatici estremi, fitopatie, concorrenza internazionale aggressiva, in particolare dalla Polonia, aumento dei costi e redditività insostenibile, stanno mettendo in ginocchio le imprese. A tutto questo, si aggiunge la difficoltà di accesso al credito: molte aziende, pur volendo investire in innovazione e riconversione varietale, non riescono ad ottenere liquidità - e qui aggiungerei anche un passaggio sul rallentamento che abbiamo nell'erogazione dei contributi INAIL di Ismea, che sono un altro freno molto forte all'innovazione dell'agricoltura.

La Regione ha l'opportunità e la responsabilità di guidare un piano di rilancio ambizioso che restituisca dignità e prospettiva a un comparto che ha fatto la storia dell'agricoltura regionale. Non bastano le parole, servono risorse, strumenti e visione.

Infine, un'ultima riflessione sul ruolo della Regione in Europa. Leggendo la risoluzione non possiamo non rilevare una certa autoreferenzialità nella narrazione. È vero, la nostra regione ha costruito nel tempo competenze e relazioni importanti, ma oggi il contesto europeo richiede molto di più; serve una capacità reale di incidere nei processi decisionali, di dialogare con il Parlamento europeo, di fare rete con le altre regioni italiane ed europee. Non basta dichiararsi Regione d'Europa, se poi si resta ai margini dei tavoli dove si decide davvero; non basta elencare progetti e partecipazioni, se non si traduce tutto in influenza concreta sulle politiche europee. Il rischio è quello di confondere la visibilità con la rappresentanza, la presenza con l'efficacia.

Chiediamo, quindi, che la Regione rafforzi la propria azione nei luoghi in cui si forma il diritto europeo, non solo con dichiarazioni di intenti ma con un vero e proprio piano di lobbying istituzionale, trasparente, coordinato, condiviso con le altre regioni, perché solo un'azione collettiva può dare voce ai territori in un'Europa sempre più complessa e multilivello.

In conclusione, questa risoluzione rappresenta un esercizio di sintesi del programma di lavoro della Commissione europea, ma manca di una visione realmente critica e propositiva. Non ci limitiamo a dire no, chiediamo che la Regione Emilia-Romagna eserciti il proprio ruolo in Europa con maggiore trasparenza, concretezza e responsabilità. Solo così potremo costruire un'Europa davvero vicino ai territori, ai cittadini, alle imprese. Preannuncio anche che ho predisposto due emendamenti che illustrerò successivamente, se ci sarà il tempo: uno per mantenere un ruolo centrale delle regioni nella gestione dei fondi PAC e l'altro per un approccio differenziato nella transizione ecologica che tenga conto delle specificità territoriali delle aree montane interne rurali. Grazie.

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Sabattini.

 

SABATTINI: Grazie presidente. Buon pomeriggio. Dei cinquanta minuti, non li userò tutti. Sto scherzando. Grazie presidente. Anch'io ci tenevo a ringraziare i colleghi relatori, gli uffici per, diciamo, questo percorso di Sessione europea. È un appuntamento istituzionale importante, uno dei due principali che svolgiamo come Regione Emilia-Romagna per partecipare a quello che è una istituzione, una formazione legislativa importante, sempre più predominante anche nella legislazione nazionale e, diciamo, che ha riverberi importanti anche sull'attività che facciamo all'interno di quest'aula.

Questa Sessione rappresenta, dunque, un momento importante per la nostra Regione, un'occasione di confronto sulle iniziative, sulle proposte della Commissione Europea per il 2025, come è emerso, appunto, dal programma di lavoro europeo e della relazione che la Giunta ha fatto per iniziare, appunto, la Sessione.

Manca un'opportunità per approfondire le priorità, individuare nel rapporto conoscitivo e rafforzando la cooperazione interistituzionale, favorendo una circolazione efficace delle informazioni in coerenza con il dibattito sviluppato nelle commissioni assembleari.

Oggi il rafforzamento del controllo di sussidiarietà e del controllo di merito sulle proposte europeo è ancora più necessario. Viviamo un tempo in cui le grandi sfide globali, dalla transizione energetica alla sovranità tecnologica, dalla gestione dei dati all'intelligenza artificiale, richiedono risposte sempre più multilivello e una governance europea capace di valorizzare le specificità territoriali.

Ecco, su questi due temi vorrei concentrare qualche riflessione, proprio sul tema delle politiche energetiche e sul ruolo dell'intelligenza artificiale. Siamo a un passaggio epocale in cui la transizione energetica non si lega soltanto alle urgenze ambientali, ma si intreccia anche con questioni cruciali come la sovranità territoriale, la sicurezza geopolitica e la giustizia sociale. In questo contesto, si colloca la recente proposta della Commissione Europea, il piano d'azione per l'energia a prezzi accessibili. Un piano che rappresenta una svolta significativa perché, per la prima volta, l'energia viene definita esplicitamente come bene strategico, non più lasciato unicamente alle dinamiche del mercato. Un'affermazione forte, di cui dovremmo vedere il dispiegamento effettivo delle azioni, che riguarda certamente anche noi come Regione e ancora di più regioni produttive come la nostra, chiamate ad affrontare, non solo la crisi ambientale, ma anche le conseguenze economiche e sociali delle crisi energetiche dei nostri territori.

Nel 2011 l'Unione Europea importava circa il 56% dell'energia consumata. Una dipendenza strutturale che la guerra in Ucraina e il conseguente aumento dei prezzi fra il 2021 e il 2023 ha reso insostenibile. Più il 41% per l'elettricità domestica secondo Eurostat: un peso eccessivo per le famiglie a basso reddito, per i piccoli esercenti, per le imprese manifatturiere che hanno visto erodere sempre di più margini e competitività.

È evidente, quindi, che non possiamo più considerare l'energia una merce qualsiasi. L'energia è un'infrastruttura pubblica, un diritto di cittadinanza, un prerequisito per garantire l'equità, sviluppo e coesione. Il piano della Commissione propone degli strumenti importanti: tariffe regolate per i soggetti vulnerabili, acquisti congiunti, rafforzamento delle fonti rinnovabili locali. È una visione che condividiamo e che deve trovare concreta applicazione anche a livello regionale. Se mi permettete, è un po' in contrasto con il concetto solo ed esclusivamente di sovranità energetica.

Ieri sono usciti i dati dell'Agenzia delle Entrate. Se avete avuto modo di vedere, avete visto come nel nostro paese c'è stato un aumento del più del 42% delle accise e dei ricavi dalle accise, dalle vendite dell'energia. Non dipende certamente solo dalle scelte fatte sulle accise, ma dipende anche dall'aumento del consumo dell'energia nel nostro paese. Se noi guardiamo come anche le fonti energetiche, nel 2024, sono cresciute sia l'utilizzo di fonti energetiche fossili sia la produzione di energie rinnovabili. Il fattore dell'energia e l'aumento della necessità di energia nel nostro paese è elemento, non soltanto di competitività territoriale, non soltanto di competitività nazionale, ma certamente un elemento centrale di sopravvivenza del sistema industriale continentale.

È da lì che, secondo me, dobbiamo provare a prenderlo e come meritoriamente lo fa questa risoluzione. La transizione ecologica sarà davvero giusta solo se sarà anche inclusiva, senza adeguati correttivi entro il 2030, oltre 50 milioni di cittadini europei rischiano di trovarsi in condizioni di povertà energetica. Un'ingiustizia sociale profonda, ma anche un rischio politico concreto.

L'Emilia-Romagna ha intrapreso un percorso deciso, investendo certamente in provvedimenti normativi, come sono stati quelli delle comunità energetiche e i relativi bandi nella produzione diffusa delle fonti rinnovabili, nell'efficientamento energetico degli edifici pubblici, nell'accompagnamento anche, per quanto possibile, delle famiglie più fragili. Ma oggi serve un salto di qualità; occorre una regia pubblica, forte, capace di orientare gli investimenti, redistribuire i benefici e proteggere chi è più esposto.

Il piano europeo va nella direzione giusta e noi, come Regione, possiamo e dobbiamo essere protagonisti di questa sfida, portando in Europa il punto di vista dei territori e chiedendo che i principi del piano si traducano in strumenti concreti, risorse adeguate e un reale coinvolgimento delle autonomie locali.

E su questo punto, come ha fatto il collega Mastacchi, voglio insistere: il coinvolgimento delle autonomie locali non può essere marginale o accessorio. Lo abbiamo visto di recente anche nella costruzione del DM delle aree idonee, dove è mancato un coinvolgimento reale. E abbiamo visto gli effetti anche con la sentenza del TAV. Regioni ed enti locali sono attori chiavi per garantire che la transizione energetica sia giusta, equilibrata, costruita insieme ai territori, ascoltando le comunità, imprese e amministrazioni locali. Nessuna strategia nazionale o europea potrà avere successo senza un'effettiva partecipazione delle aree produttive rurali e urbane. Nessuna transizione energetica può effettivamente avvenire, se noi non riusciamo insieme, in una governance multilivello, a generare consenso su una transizione energetica, che non è soltanto un richiamo etico alla decarbonizzazione, ma deve essere integrata e sostenuta anche dai territori.

Serve, quindi, appunto, una governance multilivello. La riforma, ne leggo i cinque punti cardine che sono anche richiamati nella risoluzione: la riforma della fiscalità energetica, per garantire equità e sostenibilità, evitando che la transizione si traduca in un aumento, appunto, di costi per famiglie e imprese; la sicurezza delle reti, cioè, il potenziamento di tutte quelle infrastrutture elettriche per reggere sia la [incomprensibile] della produzione che la crescita della domanda; investimenti mirati e inclusivi che sostengono l'intera filiera energetica, dalle grandi multiutility alle piccole e medie imprese, oggi spesso escluse per mancanza di tecnologie e competenze; competitività ambientale e sociale, per valutare ogni intervento, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello occupazionale e sociale, con trasparenza e coerenza nei processi autorizzativi. Cinque: la preparazione alle crisi energetiche perché la guerra in Ucraina ci ha dimostrato quanto la dipendenza energetica rappresenti un punto di vulnerabilità e quanto sia prioritario garantire sicurezza e resilienza. All'interno di questo quadro complessivo, la transizione energetica va letta come parte di una trasformazione economica e sociale più ampia, che poggia su cinque pilastri: la governance multilivello; l'innovazione tecnologica; il coinvolgimento delle comunità; la pianificazione pubblica e la democratizzazione dei dati.

Proprio sul tema dei dati si innesta il ruolo dell'intelligenza artificiale. Stiamo vivendo una trasformazione tecnologica che impone un nuovo paradigma di governo pubblico. L'intelligenza artificiale non è un ambito specialistico o neutrale, ma una vera e propria infrastruttura cognitiva, che incide sulla capacità delle istituzioni di progettare, decidere e anticipare. L'intelligenza artificiale può rappresentare un elemento strategico per una nuova sovranità energetica europea, non solo in termini di autosufficienza, ma soprattutto come capacità collettiva di governare il cambiamento in modo equo e sostenibile.

Affinché ciò avvenga, è necessario che la tecnologia sia guidata dalla politica, non che la politica la subisca. Il rischio è che l'intelligenza artificiale diventi uno strumento di opacità e di disuguaglianza e di polarizzazione. L'opportunità, invece, è che diventi un bene comune in grado di promuovere trasparenza, partecipazione e giustizia sociale, al quale io aggiungo anche, noi abbiamo bisogno proprio per la specificità della nostra terra e del popolo italiano, che l'intelligenza artificiale non diventi anche uno strumento di omologazione perché è sull'omologazione che noi rischiamo anche di perdere degli elementi di competitività.

In un ambito energetico, la Regione ha già tracciato un percorso ambizioso, un piano energetico regionale, i piani di attuazione e quelli che saranno anche, che ci investiranno in tutta la legislatura, gli aggiornamenti delle programmazioni e delle pianificazioni.

In questo contesto, il ruolo dell'intelligenza artificiale non è secondario. Al contrario, si configura come uno strumento politico e strategico per governare la complessità di tutto il sistema energetico e dell'utilizzo, appunto, di questo fattore, che è abilitante, oltre che elemento di trasformazione.

Tra gli ambiti principali di riflessione, certamente, è la necessità di applicare l’intelligenza artificiale anche all’interno del sistema energetico con l’ottimizzazione delle reti e la gestione della domanda, dell’interdipendenza anche dei nostri sistemi regionali e nazionali con altri Paesi europei per rendere anche più sicuro il nostro approvvigionamento di energia; di snellimento degli iter amministrativi con l’uso dell’intelligenza artificiale per la valutazione ambientale predittiva e la mappatura delle aree idonee per la gestione dei procedimenti, può rappresentare un punto di svolta per superare alcuni colli di bottiglia; oltre che a un supporto per le policy che possono venire messe in campo.

Per fare sì che l’intelligenza artificiale sia elemento effettivamente come infrastruttura abilitante, abbiamo bisogno di infrastrutture avanzate, un accesso di dati ad alta qualità e una diffusione dell’adozione dell’intelligenza artificiale, rispondendo non soltanto a quelli che oggi possono accedere sia a competenze che a questi elementi infrastrutturali.

Vado a concludere. L’intelligenza artificiale viene quindi riconosciuta come un bene strategico sia per l’autonomia energetica che tecnologica, la competitività e l’efficienza anche del sistema pubblico. Un’opportunità che può contribuire a fare dell’autonomia energetica europea, una realtà trasparente, resiliente e giusta.

L’Emilia-Romagna è pronta a fare la sua parte, mettendo a disposizione il proprio ecosistema, fatto di imprese, università, centri di ricerca, amministrazioni e cittadini, come laboratorio avanzato di un modello di sviluppo che coniughi l’innovazione, i diritti, la crescita, la responsabilità, il radicamento territoriale e la visione globale. Ma perché ciò accada, servono strumenti coerenti, risorse accessibili e una chiara integrazione fra politica europea e strategie regionali. Solo così l’intelligenza artificiale potrà diventare un’opportunità democratica e la transizione energetica una realtà condivisa, sostenuta da istituzioni, imprese e cittadini.

Perché non esiste neutralità nel modo in cui progettiamo e utilizziamo l’intelligenza artificiale. Decidere di metterla al servizio della sostenibilità, della coesione e della giustizia climatica, significa, infondo, decidere che tipo di società vogliamo essere.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Burani.

 

BURANI: Grazie presidente. Lo ha ricordato lei nella sua presentazione iniziale, ma anche il dottor Corazza, richiamando il fatto che certe politiche internazionali ci costringono a camminare con le nostre gambe. Ecco, io aggiungo anche che ci costringono e ci aiutano a rimettere al centro le idee su cui è nata l'Unione Europea. Ribadire ciò che ci ha ispirato, la libertà, la dignità dell'uomo, la democrazia, i diritti in generale. Ecco, allora, credo che sia importante e indispensabile una coerenza profonda tra le istituzioni che governano la nostra Regione, il nostro Paese e la nostra Europa. Una coerenza fatta di confronto reale sui temi, di proposte concrete e condivise, che ci permettano di affrontare questioni cruciali che tutti i giorni noi andiamo a risolvere sui nostri territori.

È per questo che la nostra visione si radica saldamente nella Costituzione, non in quella che alcuni vorrebbero stravolgere con decreti repressivi e misure securitarie, ma nella Costituzione dei diritti, dei doveri, dell'uguaglianza e della dignità umana. Noi crediamo nella dichiarazione universale dei diritti umani, che oggi dovrebbe includere in modo esplicito anche il diritto all'ambiente perché, vedete, vivere in un ambiente sano e naturale è un diritto umano fondamentale, strettamente intrecciato al diritto alla salute, alla vita e alla dignità. Ricordarlo è un atto necessario, quindi, oggi, perché oggi più che mai in Europa, minacciata da derive autoritarie, negazioniste, fasciste che provano a riaffermare i principi che noi non condividiamo, ecco, oggi serve ricordarlo per proteggerli.

E per farlo dobbiamo partire da ciò che per noi è davvero essenziale: la cura della terra, la giustizia ambientale, una transizione ecologica che non lasci indietro nessuno. Allora, la nostra Regione Emilia-Romagna ha scelto di essere protagonista della transizione ecologica europea e lo ha fatto anche dentro questa Sessione europea, sottolineando l'urgenza di un Patto per la competitività che non rinunci alla sua sostenibilità, anzi, la ponga al centro, nella riconversione delle filiere produttive, nel rafforzamento dell'economia circolare, nel sostegno dell'agricoltura biologica e nel sostegno di tutti i sistemi agroecologici.

E proprio in questo senso, va ricordato, lo voglio ricordare, il lavoro fatto da Europa Verde in questa Assemblea nello scorso giro, nell'approvazione della prima legge italiana sui distretti del biologico o biodistretti. L'agricoltura biologica rappresenta per noi, da sempre, un pilastro fondamentale nel modello produttivo regionale, un fattore chiave per la transizione ecologica e, soprattutto, i primi custodi della nostra biodiversità.

I biodistretti non sono soltanto un insieme di aziende che sviluppano un modo agricolo, un sistema agricolo per la conversione e l'implementazione della biodiversità, ma sono anche un alveo importante di cultura di questi temi.

Ricordiamo anche come la Regione Emilia-Romagna ha ribadito il proprio impegno a raggiungere l'obiettivo fissato dell'Unione Europea del 25% di superficie agricola utilizzata entro il 2030, con coltivazioni biologiche. E poi nella strategia europea abbiamo segnalato, abbiamo sottolineato, con anche alcuni nostri emendamenti, come la resilienza idrica abbia l'importanza di proteggere il ciclo dell'acqua e recuperare gli ecosistemi fluviali, con particolare attenzione alla partecipazione delle comunità locali e al coinvolgimento della ricerca; con particolare attenzione all'ecologia fluviale che rispetti il carattere naturale dei fiumi perché il governo dell'acqua è un governo della vita e l'acqua non può essere considerata certo una risorsa economica, ma un bene comune da preservare con intelligenza e lungimiranza.

E poi, come ricordato anche dai colleghi che mi hanno preceduto, a questa visione abbiamo affiancato una visione politica energetica che mette al centro la giustizia ambientale e sociale. Il Piano d'azione per l'energia a prezzi accessibili, la riforma del mercato elettrico e la revisione degli aiuti di Stato per le rinnovabili, non sono solo strumenti tecnici, ma tasselli di una lotta più grande per contrastare la povertà energetica, democratizzare l'energia e sottrarla alla logica del profitto, a scapito delle comunità. Non basta solo installare impianti fotovoltaici ed eolici per dire di essere nella transizione: la vera transizione inizia quando ci chiediamo chi governa questa energia, chi ne beneficia, come viene distribuita sul territorio. Forse, è ora di guardare l'energia come un sistema con un alto valore mutualistico e sociale piuttosto che come una commodity da tassare e su cui fare profitto. Riconosciamo formalmente il diritto alla condivisione dell'energia come diritto universale.

E non ultimo, la legge regionale sul clima, il Patto per il Lavoro e per il Clima, la strategia per la neutralità climatica entro il 2050. Sono esempi concreti di come l'Emilia-Romagna possa essere un laboratorio di transizione giusta, con traguardi ambiziosi: meno il 90% delle emissioni al 2040, 100% di rinnovabili entro il 2050, tutela dei suoli agricoli attraverso norme contro la cementificazione selvaggia. Ecco, questi sono tutti i punti che abbiamo inserito ed è il nostro modo di vedere lo sviluppo di questa regione e dell'Europa.

E in questo scenario non manca certo la mobilità sostenibile che gioca un ruolo cruciale. Dobbiamo accelerare sull'uso di fondi europei per potenziare il trasporto pubblico, sostenere la mobilità dolce, investire in ciclovie, infrastrutture a basso impatto e in montagna, in aree interne, nei territori a maggior fragilità idrogeologica, queste scelte non sono solo scelte ambientaliste, come ci viene continuamente accusato, ma sono scelte sociali, sono scelte di giustizia territoriale, di come noi crediamo debba essere portato avanti lo sviluppo dei nostri territori.

Il nostro compito, quindi, in questa Assemblea è garantire che la transizione ecologica sia anche una transizione sociale, che riduca le disuguaglianze, che sostenga le imprese cooperative, le filiere corte, l'agricoltura contadina, le comunità energetiche; che faccia vivere le persone meglio e non solo in modo più sostenibile. Per questo, è fondamentale continuare ad opporsi con decisione ad ogni tentativo, come è successo anche in questa Assemblea, di depotenziare la politica di coesione o di ridurre il ruolo delle Regioni a meri attuatori. La programmazione dei fondi europei deve restare legata ai territori e alla loro capacità di leggere i bisogni reali delle persone.

La Regione Emilia-Romagna ha scelto di destinare il 10% dei fondi strutturali alle aree interne montane, a conferma di un approccio che coniuga sostenibilità ambientale e giustizia sociale. La transizione ecologica sarà reale solo se saprà intrecciarsi con la dignità del lavoro, l'inclusione sociale, la difesa dei beni comuni. Sarà credibile solo se saprà parlare anche agli ultimi, a chi è più fragile, a chi vive nelle periferie, nei piccoli borghi non raggiunti, nei campi agricoli, dove si fatica a tirare avanti alla giornata. Questo è il nostro impegno, questa è la nostra Europa e questo è quello che crediamo sia giusto.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Ferrero, prego.

 

FERRERO: Grazie presidente. C'è un antico adagio che vorrebbe che, per garantire un'efficace transizione energetica, fosse necessaria una società ricca. Bene, io questo adagio lo sposo totalmente. Una società ricca garantisce investimenti, sussidi a tutte quelle filiere produttive che possono poi rendere efficace una reale transizione energetica.

Noi siamo italiani, siamo europei, siamo emiliano-romagnoli. In Italia abbiamo una grandissima eccellenza che è quella di alcuni marchi automobilistici. L'Emilia-Romagna, se è possibile, addirittura è l'eccellenza nell'eccellenza: in poche centinaia di chilometri abbiamo dato i natali a marchi come Ferrari, Lamborghini, Maserati, Ducati. Se poi ci allarghiamo un po' all'Italia, marchi come Fiat, come Auto Bianchi, come Alfa Romeo, come Lancia. In Europa ci sono poi tantissime altre eccellenze. In poche parole, l'industria automobilistica è la principale industria europea. Ha un numero di addetti e dà lavoro ad un numero di addetti pari a più degli abitanti del Portogallo e a poco meno degli abitanti della Romania.

Oggi questo settore è in fortissima crisi. Crisi di questo settore vuol dire licenziamenti, vuol dire calo dei posti di lavoro, vuol dire povertà. Noi questo lavoro lo dobbiamo difendere e difendere questo settore, quindi, difendere il lavoro che produce, avviene tramite il pragmatismo, non tramite referendum ai quali nessuno poi, peraltro, va a votare e il pragmatismo impone che i numeri si conoscano.

Qualche numero. Se noi guardiamo alla totalità delle emissioni di anidride carbonica prodotta dal settore automobilistico, dall'intero parco automobilistico europeo, sono circa il 15% del totale delle emissioni europee. Questo 15% è pari all'1% delle emissioni mondiali. In definitiva, se noi tutti domani decidessimo di andare a piedi, avremmo una riduzione a livello mondiale di meno dell'1%. Regole estremamente stringenti hanno dato vita ad un colpo quasi mortale, masochistico, nei confronti di questo settore che è trainante e che, ripeto, dà da lavorare a milioni e milioni di cittadini europei. Tutto, peraltro, a vantaggio di aziende estere nei cui paesi non vigono le regole europee, si è liberi di inquinare molto di più in Europa e, quindi, in definitiva diamo vantaggio a stati esteri nei quali poi, alla fine, si va ad inquinare molto di più.

Il mondo è tutto comunicante, l'effetto serra o l'anidride carbonica non segue, non si ferma a un confine di Stato; quello che succede in Cina, in India, poi, bene o male, arriva anche da noi, quindi, tanto vale che le produzioni rimangano in casa, dove le nostre regole garantiscono un po' tutti.

Poi, peraltro, queste normative estremamente stringenti vanno a produrre dei veri ircocervi. Faccio l'esempio di quello che è avvenuto con Abarth, tutti noi conosciamo il marchio automobilistico Abarth, una piccola nicchia per amanti di coloro a cui piace guidare, a cui piace il rombo del motore. Bene, nel 2024, l'Abarth, per seguire le regole europee, ha deciso di convertirsi all'elettrico. Ovviamente, è stato un successone, quasi come referendum. Nel 2024 sono stati acquistati quattordici veicoli elettrici Abarth in tutta Italia. Peraltro, per replicare il rombo del motore era stato messo un amplificatore sonoro nel baule, qualcosa di realmente grottesco. Ovviamente, Abarth ha deciso poi di ritornare alla produzione di motori a combustibile.

Un'altra eccellenza italiana: il metano. Noi italiani abbiamo inventato le macchine a metano. Bene, nel 2024 è stata cessata la produzione di auto a metano. Questo perché, ovviamente, se deve competere con l'elettrico, il metano, pur avendo una quantità di emissioni di anidride carbonica nettamente inferiore sia al diesel sia alla benzina, non può competere con l'elettrico che, nel momento in cui è all'interno della macchina, effettivamente non produce niente, però, anche lì, bisognerebbe capire quanto poi è impattante la produzione dell'intera filiera che parte dall'estrazione del litio, del cobalto, dei metalli pesanti, la produzione poi delle batterie, del pacco batterie e il loro smaltimento. Quindi, anche qui, il ragionamento andrebbe fatto a 360 gradi.

Però, spesso e volentieri uno segue una bandiera e poi dopo, nel momento in cui va a sbattere, si pone qualche domanda. Bene, il metano, che era un'eccellenza italiana, è stato totalmente cancellato e poteva essere una valida alternativa ai motori a benzina e diesel, in quanto inquina molto di meno. Noi oggi, e lo diceva anche il direttore Corazza stamattina, e ringrazio per la relazione, dobbiamo avere coraggio. Però coraggio significa anche riconoscere i propri errori, e in questa risoluzione avrei, avrei gradito che ci fosse un po' più di coraggio. Riconoscere i propri errori perché, se siamo arrivati a questo punto evidentemente qualche errore è stato fatto. Noi oggi dobbiamo far sì che realmente l'Europa cambi direzione, altrimenti andremo tutti a sbattere. E avere coraggio vuol dire che l'Europa deve tornare a prendere in mano il destino di quelle nazioni che hanno insegnato al mondo intero che cos'è la civiltà. Noi oggi dobbiamo far sì che l'Europa, l'Europa di Dante, di Beethoven, di Hegel, di Ferrari, di Fermi, possa avere finalmente il coraggio di riaffermare la propria identità. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Castaldini, prego.

 

CASTALDINI: Grazie presidente. Io vorrei cominciare con una data importante, che è quella del 2008, quando questa Assemblea lavorò a una legge fondamentale, la legge, ecco il motivo per cui oggi noi ci troviamo, la legge 16 del 2008, perché, per capire il senso di quello che facciamo in questo momento, ho provato ad andare indietro nel tempo e capire qual era l'intendimento di chi ha approvato quella legge.

È importante perché, altrimenti, si rischia di perdere il contenuto di una sfida così importante e si rischia anche di parlare, molte volte, di cose che non c'entrano rispetto a quell'obiettivo. Una legge molto interessante, con un lavoro enorme che portò tutte le forze ad immaginare un impianto per poter parlare di tutto ciò che portava la Regione Emilia-Romagna in Europa. Lì veniva racchiuso tutto un lavoro di leggi internazionali, di rapporti internazionali, di rapporti non solo con i Paesi europei ma con tutto il mondo. Scusate, nel monitoraggio che ci fu nel 2010 il lavoro fu immenso e, in particolare, in quel monitoraggio si è cercato di sottolineare i tanti rapporti che si avevano con la Cina o, almeno, intendere che cosa significano rapporti con la Cina, un coraggio di politiche internazionali perché si aveva una visione. Si aveva in mente cosa doveva essere la Regione Emilia-Romagna in Italia, in Europa e nel mondo.

Questa è la sfida che oggi noi abbiamo tra le mani. Questo anche è il dibattito che forse fra di noi dobbiamo fare. Quella legge è ancora attuale? 2008? 2025? Dobbiamo modificarla? L'Europa è cambiata? È cambiato il quadro internazionale? Ci sono sfide nuove? È ora di fare di nuovo il nostro mestiere, modificare le leggi che in teoria dovrebbero avere un valore enorme sul nostro dibattito qui in Assemblea? Ecco, secondo me, alla fine di questa discussione questo è il nostro compito. Capire se quella legge è ancora attuale, capire se è il caso di fare una seduta come questa oppure riprendere in mano il ruolo dell'Assemblea legislativa nei confronti della Giunta perché, vi faccio presente che oggi tutti i rapporti internazionali - e lo dico alla maggioranza - tutte le politiche europee, tutti gli stanziamenti importanti che ci sono, che finanziano tutte le politiche della Regione Emilia-Romagna, sono in mano alla Giunta e noi oggi siamo relegati qui a una discussione, più o meno interessante, e ci sfuggono, di fatto, fra le mani tutte le politiche fondamentali che oggi, in teoria, potremmo condurre.

Ma questo è un dibattito che lascio alla maggioranza, nella speranza che quella legge che è stata approvata nel 2008, guardavo anche i colleghi, scusi presidente, era perché volevo un po' rianimare la discussione, ecco, diciamo che quella discussione fatta nel 2008, che ci ha visto come protagonisti, noi potremmo tornare protagonisti e mettere in fila tutte le politiche internazionali, mettere in fila il rapporto con la Giunta e capire se noi siamo all'altezza di questa sfida. Per quanto mi riguarda, io sono pronta.

Ma andiamo al mio intervento che avevo scritto, ma sentendo, come dire, il dibattito fino ad oggi, avevo bisogno di fare questo appello a lei, presidente, e ai miei colleghi.

Bene, l'intervento di questa giornata non può non partire da un punto che io saluto con grande favore: il tema dell'Europa, finalmente, ci costringe a fare in questo Consiglio regionale una discussione politica, perché tale deve essere una discussione politica. Fosse solo per questo vale la pena avere una sessione comunitaria, con luci e ombre, che possa entrare così nel merito e spero che la giornata di oggi sia una bella giornata politica. Lo dico per chi dovesse ritenere questo un tema da trattare semplicemente come un adempimento, come qualcosa di secondario, su cui semplicemente trovare convergenze comode.

Voglio subito dire, ringrazio la maggioranza per aver approvato tre emendamenti di cui uno che ritengo molto importante, per chi ritiene che la nostra aula dovrebbe occuparsi dei problemi del nostro territorio e portare avanti l'ordinaria amministrazione; invece, il compito, per me, rimane un altro e ben più alto. Occuparsi di Europa è occuparsi di un tema decisivo, non solo e non tanto per quello che succede a Bruxelles, ma per quello che succede qui in Emilia-Romagna e per le conseguenze che avrà sulla vita dei nostri cittadini.

Questo Consiglio è chiamato a confrontarsi su quale Europa desideriamo e vogliamo. Questo Consiglio è chiamato ad esprimere una risoluzione finale che indichi una visione, che dica all'Europa cosa deve essere per i cittadini emiliano-romagnoli e dica all'Europa che parte vogliamo giocare nella costruzione dell'Europa e cercare un ampio consenso, in teoria, su una risoluzione e, non per essere divisivi, ma per convergere su una strada comune edè il punto, io credo, più alto della politica, soprattutto della politica europea.

Voglio provare a dire qual è l'Europa in cui io mi riconosco e in cui si riconosce il mio partito e il mio presidente Tajani, che ha un ruolo importante in questo, e che offro, provo ad offrire come terreno di dialogo a questo Consiglio. Dico subito che sono a favore di un'Europa dei popoli e delle regioni e non di un'Europa degli Stati nazionali e delle burocrazie. Un'Europa che dia voce alle regioni, alle comunità locali e attraverso di esse, ai cittadini, alle parti sociali, ai ceti produttivi. Questa è un'idea in cui noi ci riconosciamo profondamente, anche perché è il presupposto di un'Europa sussidiaria, un'Europa che applichi realmente il principio di sussidiarietà - in quegli anni, 2008-2010, si parlò tantissimo di questo aspetto, del contenuto del trattato di Maastricht che è rimasto un po' nel cassetto - un'Europa che non riduca la sussidiarietà a una procedura burocratica, ma che la mantenga come principio ispiratore, cioè, che valorizzi i territori, le autonomie sociali, le diverse forme di espressione di chi anima la vita dell'Europa che sono i cittadini, le organizzazioni e, quindi, che contrasti l'idea di omogeneità.

Qui c'è un punto di differenza anche con la visione dell'Europa che viene spesso citata dal manifesto di Ventotene. Io credo che l'Europa nella quale noi dobbiamo riconoscerci, nella quale io personalmente mi riconosco, è di fatto l'Europa dei padri fondatori Adenauer, Schuman, De Gasperi; è l'Europa di quelli che si riconoscevano più nel codice di Camaldoli che nel manifesto di Ventotene, cioè, che partivano dall'idea che ciò di cui abbiamo più bisogno non è un Superstato europeo, ultimamente tecnocratico e destinato a perdere le originalità delle comunità territoriali, ma, come dice il motto dell'Unione Europea, è l'Europa delle diversità, unita nelle diversità.

Credo che su questo si possa dialogare, sull'idea di un'Europa proposta anche da Papa Francesco, evocando i padri fondatori. Diceva: “essi seppero cercare strade alternative e innovative in un contesto segnato dalle ferite della Guerra. Ebbero l'audacia non solo di sognare il Deo di Europa, ma osarono trasformare radicalmente i modelli, osarono cercare soluzioni multilaterali ai problemi che, poco a poco, diventavano comuni”.

Queste tre capacità, integrare, dialogare e generare, le voglio ribadire in quest'aula sia alla maggioranza che all'opposizione perché abbiamo appena superato i primi sei mesi del nostro insediamento e possiamo iniziare a dare un giudizio sincero sul nostro lavoro, su quanto questo luogo sia stato un luogo centrale, un luogo generativo o se, invece, ci siamo accontentati di poche briciole, recitando ognuno la nostra parte ma in fondo immobili.

Ho presentato con il mio gruppo degli emendamenti, con il desiderio di uscire un po' da questo immobilismo e porre questioni dirimenti; emendamenti che rimettono al centro un modello sussidiario nell'affrontare le fragilità sociali e territoriali che ricordano l'economia sociale e cooperativa che caratterizza la nostra Regione e un tema fondamentale che è quello della guerra e della difesa comune. Il Libro Bianco sulla difesa propone un'Europa che sia più sicura non solo in senso militare, ma che sia certamente anche più autonoma nella propria difesa, ricordando che la ragione sociale dell'Europa è la pace. La comunità europea si sta finalmente ponendo come interlocutrice autorevole nella costruzione della pace. Questo è il cammino che ci interessa e questo è il contributo che anche da qui possiamo dare. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Calvano, prego, a lei.

 

CALVANO: Grazie presidente. Poche considerazioni che si sommano a quelle che, come Partito Democratico, sono già state già espresse dai colleghi che mi hanno anticipato.

Oggi siamo qua per definire, in un percorso che dura tutto l'anno e che si ripete di anno in anno, qual è il contributo che l'Emilia-Romagna offre come Regione ai processi di regolamentazione europea e di legislazione europea. Un percorso del quale l'Emilia-Romagna in questi anni è stata sempre protagonista sia nella propria attività all'interno di questa assemblea sia nel rapporto che la Giunta e i diversi assessorati hanno mantenuto con le strutture dell'Unione Europea, nonché nell'attuazione delle politiche europee.

È per noi doveroso stare dentro questo percorso, è doveroso perché l'Emilia-Romagna è davvero una regione d'Europa, è davvero una Regione che ha creduto, fin dalla propria nascita, ha creduto molto nel ruolo trainante che l'Europa poteva avere per questo territorio e per la propria comunità. È oltremodo doveroso anche perché l'Emilia-Romagna può fregiarsi indubbiamente di essere una delle regioni che meglio di altre utilizza le opportunità che l'Unione Europea ci ha offerto. Lo abbiamo visto nella rendicontazione della programmazione 2014-2020, così come lo stiamo vedendo nell'andamento della programmazione dei fondi strutturali 2021-2027. Dati inconfutabili e che ci dicono quanto sia per noi importante e al centro delle nostre politiche, dar corso agli obiettivi europei.

In tal senso, credo che sia fondamentale stabilire un principio e fare anche una battaglia comune, che abbiamo ribadito all'interno della risoluzione, che è quella di far sì che i fondi di coesione siano sempre più dedicati allo sviluppo territoriale e regionale e non ad altre politiche, soprattutto se quelle sono le politiche di riarmo. Per quelle politiche o più largamente intese come le politiche di difesa europea, credo che serviranno in futuro, anche attraverso una revisione dei trattati, adeguati fondi che non siano i fondi nazionali o, certamente, che non siano i fondi che oggi utilizziamo per la coesione sociale e territoriale.

Probabilmente per il futuro servirà meno P.N.R.R. e più fondi di coesione o, meglio, meglio le risorse ai livelli che sono state date con il P.N.R.R., ma utilizzando un metodo che è quello della coesione territoriale, perché mentre il P.N.R.R. ha portato a risorse calate dall'alto verso il basso, senza l'opportunità di un'adeguata programmazione dal basso, i fondi di coesione, invece, hanno offerto - lo abbiamo dimostrato nelle programmazioni precedenti - l'opportunità di costruire quelle politiche, quegli interventi, con le comunità locali, insieme alle comunità locali, con il protagonismo delle Regioni. E in questo auspichiamo che la futura programmazione vada in questa direzione. I segnali, purtroppo, non sono buoni da questo punto di vista, ma credo che valga la pena, lo diceva anche l'assessore Mammi nella sua introduzione, continuare a lottare affinché su questa strada l'Europa non abbia deviazioni.

Dicevo prima che l'Europa è un insieme di vincoli e opportunità e sui vincoli e sulle opportunità serve indubbiamente un approccio bilanciato affinché i vincoli non azzerino, non azzoppino le opportunità, ma affinché le opportunità siano dentro un percorso strategico condiviso, dentro una traiettoria ben chiara, una traiettoria che non può non tener conto delle emergenze in essere.

C'è oggi un'emergenza di carattere demografico, a cui si affianca un'emergenza di carattere ambientale legato al cambiamento climatico di cui non possiamo non tener conto, così come c'è un'emergenza di carattere sociale e anche un'emergenza legata alla sicurezza dei nostri territori, laddove, lo dicevo prima e lo ripeto, la sicurezza deve essere un tema comune, non un tema dei singoli Stati, in una logica di difesa, ma di difesa che abbia come obiettivo primo quello della pace e di una pace che sia stabile e duratura.

In tal senso, il dibattito che c'è stato anche in quest'aula e nelle commissioni e ringrazio i relatori, a partire dalla relatrice Lori e dal relatore Pulitanò, è andata nella direzione di provare a dare un contributo dal basso alle politiche dell'Unione Europea, anche in uno spirito volto alla ricerca di alcuni punti di contatto. E anche le votazioni che, come Partito Democratico, i voti che, come Partito Democratico, esprimeremo sugli emendamenti messi in campo anche dalle opposizioni all'interno di questa Assemblea, vuole essere un segnale di andare a cercare quei punti di contatto. Non si potrà essere d'accordo su tutto rispetto al futuro dell'Unione Europea e sul ruolo che l'Emilia-Romagna può giocare, ma ci sono alcune cose su cui si può lavorare insieme nell'interesse della nostra comunità.

Questo è lo spirito con cui ci siamo approcciati a questa Sessione europea come Partito Democratico e lo spirito che proveremo a mantenere nel corso di tutta la legislatura, soprattutto quando si parla di temi così rilevanti per il futuro delle nostre comunità. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Casadei.

 

CASADEI: Grazie presidente. Grazie per il lavoro di tutti i relatori di maggioranza e di minoranza, i presidenti di commissione, tutti i colleghi che hanno contribuito a questa Sessione europea, la mia prima Sessione europea di cui sono, diciamo, sono neofita e, quindi, diciamo che è stato un approccio molto toccante per me visto che parlare, comunque, di Unione Europea per me è un grande stimolo, anche perché quando si parla di Sessione europea, si parla di Europa e nella mia percezione di Europa, quello che percepisco significa parlare di giovani, parlare di nuove generazioni, di famiglie, di diritti, di giustizia sociale, di transizione ecologica, di pace. Questa è la mia concezione di Europa.

Quindi, parto dal primo argomento, dai giovani. I giovani che è un dato pesante per l'Italia quello di 550.000 giovani che in tredici anni, più di mezzo milione hanno lasciato il nostro Paese per andare all'estero, quindi, parliamo delle condizioni di lavoro, parliamo delle condizioni di vita dei giovani, preferendo Paesi come Spagna, Germania e Gran Bretagna, in particolare, e per cercare quello che qui nel nostro Paese o anche in altri Paesi dell'Unione Europea non trovano, che è un lavoro dignitoso, è una prospettiva di vita stabile e la possibilità di costruire una famiglia.

Sono giovani italiani, sono giovani europei che stanno perdendo la speranza di poter lavorare in condizioni dignitose e adeguate e che, invece, si ritrovano a migrare all'interno e fuori dall'Unione Europea alla ricerca di una qualità della vita e condizioni sociali migliori per sé e per la propria famiglia, per la propria eventuale famiglia.

Giovani che dovrebbero essere il motore del nostro Paese, invece, sono costretti a emigrare alla ricerca di stipendi più alti, sebbene anche quello all'estero manchi, ma che trovano in altri Paesi servizi pubblici funzionanti, asili accessibili, case a prezzi decenti, trasporti efficienti, diritti civili e sociali garantiti.

È un problema grave quello dell'Italia, quello dalla fuga dei cervelli, così si chiama, ma è un problema anche quello del calo della demografia, chiaramente, è una crisi che colpisce non solo l'Italia ma direi in generale tutta l'Europa, è un problema che va affrontato con tutti gli sforzi possibili ad ogni livello. Si ha una tendenza all'invecchiamento, una diminuzione dei tassi di natalità, ne siamo tutti consapevoli. Peccato che poi quando si tratta di trovare le risorse per sostenere le famiglie, il sistema welfare di tutti gli Stati europei e l'assistenza alla genitorialità, all'infanzia e all'adolescenza, si ricorra solo alla retorica e mai in concreto in investimenti seri.

Ad oggi, solo l'immigrazione ha un ruolo significativo nella crescita della popolazione in alcuni Paesi europei, a meno che non si voglia sostenere, come fanno alcuni, che ci sia un'assurda e pericolosa sostituzione etnica, quando poi dall'altra parte favoriscono il ricorso e lo sfruttamento di lavoratori che vengono dall'estero. Questo è un problema che si dovrebbe porre tutta l'Europa in generale, visto che il sistema economico e le condizioni di lavoro si basano proprio anche sul tenore di vita delle lavoratrici e dei lavoratori che, spesso, vengono sfruttati proprio perché immigrati. Allora, si continua a parlare della crisi demografica come una catastrofe naturale, ma non si trovano mai né le risorse né, purtroppo, la volontà politica di sostenere genitorialità, welfare ed educazione.

E proprio sulla famiglia, diciamocelo, quando si parla di famiglia, si ha solo l'idea di una famiglia unica e cristallina, quella tradizionale.

Siamo nel Pride Month. Buon mese dell'orgoglio a tutti. Ricordo che ognuno ha il diritto di amare, di vivere, di creare una famiglia secondo la propria libertà e secondo la propria identità. Questo lo chiede anche l'Europa. E l'Italia è uno tra gli ultimi Paesi europei per diritti riconosciuti alla comunità LGBTQIA+. Tra l'altro, vicina a Paesi come l'Ungheria di Orban che ha vietato di far svolgere i Pride nel suo paese. Quindi, diciamo che questa non è una battaglia puramente ideologica, ma è una battaglia di civiltà che l'Europa stessa sta chiedendo all'Italia di attuare.

Ma parliamo di futuro; parliamo di futuro, non solo delle comunità LGBT, ma anche del futuro del nostro ambiente. La transizione è lenta, dobbiamo dircelo; abbiamo un'Europa che continua a tentennare rispetto agli obiettivi che si è posta e che, purtroppo, noto che ci sono degli ostacoli, in particolare quelli economici. È ovvio che una transizione giusta non può ostacolare delle condizioni di lavoro, una competitività internazionale che ci va a penalizzare. Ma un atto di coraggio, io penso che bisogna farlo. Bisogna fare un atto di coraggio, bisogna investire nelle cose giuste.

Abbiamo parlato di sicurezza energetica, abbiamo parlato di unificazione del sistema della tassazione europea; si è parlato di competitività internazionale. Abbiamo passato come Europa un periodo di crisi, quello del 2010, in cui l'Europa l'unico strumento che ha messo a disposizione all'Italia è il MES; questa è l'unica soluzione che ha trovato l'Europa. E noi, quando denunciavamo questa cosa, dall'altra parte, c'erano gli ultraeuropeisti che dicevano “prendete il MES che è l'unica soluzione”. Adesso qual è la soluzione al problema sociale ed economico? Le armi.

Abbiamo un'Europa, una Commissione Europea che sta dicendo che l'unica soluzione per l'Europa di riprendersi e di riprendersi la sicurezza internazionale è investire 800 miliardi di euro in armi. ReArm Europe. Allora, viene questa mattina il dottor Carlo Corazza, il quale ringrazio per la presenza, ma mi dispiace, devo controbattere alle sue affermazioni in cui dice che a causa dell'allontanamento di Trump, ci troviamo costretti a dover ricorrere a un piano di 800 miliardi da investire in armi. Poi ce la mette sul piano degli investimenti in tecnologia, in intelligence. Peccato che poi, quando vediamo che i nostri porti vengono utilizzati dal Governo e dalle istituzioni europee per inviare armi ad altre nazioni, come Israele, non possiamo non contrastare questo piano di riarmo perché, ce la potete spiegare in tutti i modi, ma quando ci vengono a dire che investiamo in tecnologie, tra l'altro, tecnologie le cui università proprio israeliane stanno collaborando con le nostre università per sviluppare nuove tecnologie, se fossero solo tecnologie sarei anche d'accordo, ma ci sono evidenze, notizie che parlano di esportazioni di armi in tutto il mondo. Allora, non possiamo negare l'evidenza e pensare che questi 800 miliardi verranno utilizzati per proteggere i nostri server e i nostri bambini perché a questo non ci crediamo.

Quindi, l'invito, come forza politica del Movimento 5 Stelle, è quella di pensare ad alternative serie a questo piano di riarmo. E, finalmente, di fare un atto di coraggio serio, come ha fatto la Spagna, che lo faccia Italia e che lo faccia l'Europa, tutti insieme, di chiedere lo stop a questo genocidio a Israele e lo stop nell'investimento di armi che rischia di generare ulteriore conflitto internazionale, visto che la situazione è questa.

Stop alle armi e stop al genocidio. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Trande.

 

TRANDE: Grazie presidente. Con 3 minuti e 40 secondi provo a fare una dichiarazione di voto poco più, insomma, provando a metterci anche un qualche argomento.

Partendo da una precisazione, cioè, perché ho sentito toni di critica abbastanza decisi nei confronti della Commissione, da quello che ho capito. Ecco, io vorrei ricordare a questa aula che, se oggi qui fossimo a valutare il programma di lavoro 2025 della commissione Von Der Leyen, ci sono due forze politiche titolate a votare contro che sono Alleanza Verdi Sinistra e il Movimento 5 stelle. Le altre sono a sostegno della Commissione Von Der Leyen. Perché ho l'impressione che spesso ci si dimentichi di questo e, in particolare, la destra, non solo ha votato la Commissione Von Der Leyen, ha anche un vicepresidente esecutivo. Quindi, mi è parso strano sentire toni di critica, a tratti sulla risoluzione, risoluzione adattata sul programma della Von Der Leyen o addirittura sulle politiche della Commissione, sugli intenti politici della Commissione Von Der Leyen.

Voteremmo contro perché, pur ritenendo che la storia politica ed economica dell'Unione Europea sia una storia di successo, noi lo pensiamo veramente, almeno fino al 2008 è stata una storia di successo. È aumentata la coesione in Europa, sono aumentati i processi di convergenza; è il 2008 che segna l'inversione di tendenza, è il 2008 che segna uno spartiacque. Da lì in avanti si arrestano i processi di convergenza, aumentano le disuguaglianze e 150 milioni di cittadini europei, quindi, circa un terzo, iniziano a perdere reddito. Si stima che questa perdita di reddito sia intorno al 9-10% in tutti questi anni ed è lì che iniziano i problemi per la nostra Unione Europea, compresa anche la crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni europee.

Ripeto, se noi dovessimo votare quel programma di lavoro, voteremmo contro, perché pensiamo che le risposte che lì vengono date siano del tutto insufficienti, perché non assumono questo dato, per noi centrale, che è il dato della coesione sociale e del contrasto ai cambiamenti climatici. Sono due le questioni che non vengono affrontate efficacemente. Ma, ripeto, pensiamo sia stata una storia di successo. Adesso si fa sempre l'esempio di settant’anni di pace: visto quello che succede nel mondo penso che questo non sia un elemento trascurabile però - quasi finito il tempo - che ci siano delle difficoltà è dimostrato dal fatto che l'Europa, il PIL dell'Europa passa dal 17,7% del 2007, al 14,5 del 2003; la popolazione, valevamo il 6,5% e oggi siamo il 5,6 e le previsioni sono, da questo punto di vista, decisamente negative.

Questo vuol dire che le politiche di coesione e convergenza economica non funzionano più. C'era bisogno di un piano, come è stato richiesto, decisamente più coraggioso, molto più centrato sugli aspetti di coesione sociale, molto più centrato - dico io, diciamo noi - anche sulle riforme democratiche. Noi abbiamo un'Europa ancora troppo centrata sulla Commissione, con un Parlamento che non legifera, con un Consiglio delle Regioni che ha una funzione solo consultiva; invece, noi dovremmo provare ad attribuire nuove funzioni del Consiglio delle Regioni.

Il tempo è scaduto. Ripeto, se avessimo avuto innanzi questo documento, avremmo votato di no. Abbiamo, invece, dinanzi una risoluzione che si intitola: Sessione Europea e indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Emilia-Romagna, fase ascendente e discendente. Cioè, è il tentativo che il nostro ente, la nostra Regione fa di adattarsi a ciò che viene proposto in Europa e lo fa con il tradizionale classico spirito collaborativo e con il pragmatismo che contraddistingue i nostri territori e il nostro territorio ed è la ragione per la quale noi voteremo questa risoluzione. Diversamente avremmo espresso un voto diverso. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Ugolini, prego.

 

UGOLINI: Cercherò di usare al meglio i miei minuti, anche perché alcune delle cose che avrei voluto dire le ha anticipate il consigliere Mastacchi. Ora, questa risoluzione tocca molti temi cruciali per il futuro dell'Europa, dell'Italia e della nostra Regione. Personalmente ho partecipato a quasi tutte le commissioni, mi sembra sei su otto, e sono entrata nel merito di tutti i temi e gli argomenti. E a questo punto, vorrei solo fare sei osservazioni in questi cinque minuti.

La prima riguarda il tema della semplificazione: ne abbiamo parlato tutti, è un obiettivo dell'Unione Europea perché la semplificazione migliora la vita, migliora la possibilità di competitività e fa risparmiare. Il mio appello, visto che poi a pagina 30 è citato quello che nel 2021 era stato approvato all'interno del Patto sul Lavoro e sul Clima della Regione, cioè 78 misure di semplificazione articolate in 11 linee di azione. Ecco, dobbiamo passare dalla parola ai fatti, quindi, questa è la prima richiesta. Colgo l'occasione di questa Assemblea legislativa per dire passiamo dalle parole ai fatti.

Sempre sul tema semplificazione e trasparenza, ripropongo con un emendamento un tema è particolarmente a cuore: i cittadini emiliano-romagnoli non sanno quanti soldi arrivano dall'Europa, come sono spesi, a chi vanno e che effetti producono. Andando sul sito della Regione, in tutti i documenti c'è tutto, ma è come se non ci fosse nulla. Per questo, ho proposto un emendamento che preveda un impegno della Giunta anche nelle interlocuzioni con le istituzioni europee perché ci sia trasparenza nella rendicontazione per tutti i cittadini.

C'è il tema del contrasto alla crisi demografica, che è stato inserito all'interno della risoluzione grazie al relatore di minoranza. Ho proposto un emendamento perché anche la nostra Regione, in tutte le politiche, verifichi l'impatto che l'uso dei fondi europei hanno su questo tema fondamentale.

C'è un altro tema, e qui finisco, che mi sta particolarmente a cuore, che riguarda il dissesto idrogeologico. Ho proposto un emendamento in cui si chiede che la Regione Emilia-Romagna si faccia parte attiva con il Governo e con l'Europa perché, all'interno della legislatura su Rete Natura 2000, si dica che è possibile andare in deroga per la cura dei fiumi e per la costruzione delle opere necessarie, non solo in casi di emergenza, ma anche in quei territori fragili e a rischio di esondazione. Noi non possiamo aspettare che arrivi un'alluvione per fare quello che è necessario anche nelle zone Z e BLS.

Una buona notizia: all'interno della commissione Bilancio abbiamo approvato nella risoluzione un approfondimento sul tema dell'intelligenza artificiale e l'abbiamo approvata insieme, minoranza e maggioranza, perché noi, come Regione, possiamo aiutare l'Italia a diventare leader nel mondo nell'utilizzo dell'intelligenza artificiale per gli strumenti di calcolo che abbiamo, grazie agli investimenti del Governo, grazie agli investimenti dell'Europa e anche grazie al lavoro che è stato fatto all'interno di questa Regione.

È arrivato il momento di mettere veramente a frutto, completamente a frutto le potenzialità che abbiamo perché questa potenzialità deve essere messa al servizio della competitività e dello sviluppo del territorio, non solo dal punto di vista economico-industriale, ma anche dal punto di vista della ricerca, dell'educazione e della gestione dei dati, dal punto di vista sociale. e sanitario.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Marcello, prego.

 

MARCELLO: Grazie presidente. Non volevo intervenire, ma semplicemente perché penso, insomma, che bisogna puntualizzare qualcosa per l'ala destra di quest'aula.

Volevo dire che per costruire la pace poi… la difesa è uno degli ingredienti, è soltanto uno e volevo sottolineare che oggi ci sono tanti ragazzi, almeno 150, che sono schierati in qualche… rischierati in Lituania, che ogni giorno si alzano in volo almeno due volte al giorno per eventi chiamati Scramble, così che in Italia vengono, a volte ogni mese, adesso in Lituania vengono due volte, tre volte al giorno. Questi ragazzi si alzano in volo, non sanno se atterrano perché potrebbero essere colpiti, ma lo fanno per difendere la pace.

In quest'ottica, anche il programma europeo che il gruppo dell'ICR ha trasformato da Rearm Europe a Defende Europe, sono quei soldi che voi dite che vengono buttati per la difesa, ma non sono per uccidere le persone, sono praticamente per farci stare all'interno di un sistema integrato e che servono per difendere la pace in territori nazionali e internazionale. Lo dice uno che ha fatto almeno quattro missioni di pace in campo internazionale. E non si tirano confetti in quelle circostanze, arrivano spesso bombe anche in maniera inaspettata.

Quindi, non c'è nessun piano di riarmo europeo e realmente è solamente che la Commissione ha introdotto alcune agevolazioni per investimenti nel settore difesa, che vanno soprattutto nei sistemi di intelligence, nei sistemi di trasmissione, nei sistemi di difesa in generale.

Poi voglio per ultimo ricordare che fu Obama, non Trump, che alcuni anni fa reclamò la scarsa proattività dell'Europa in campo di difesa internazionale, quindi, perché prima noi europei eravamo abituati al fatto che l'America ci difendeva in ogni circostanza. Fu proprio Obama a dirci: cominciate a entrare in questo sistema di difesa anche voi, altrimenti non sopravviverete più nemmeno voi. Quindi, all'interno di questo sistema fa parte l'Italia, fanno parte anche quei soldi che la Commissione Europea ha stabilito di far spendere con delle agevolazioni, magari anche da scomputare nel calcolo del deficit.

Non altro, quindi, l'Italia è un Paese votato da sempre alla difesa e non a produrre omicidi, come avevate detto proprio poco fa. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Io ho la prenotazione del consigliere Paldino che è appena entrato. Prego.

 

PALDINO: Grazie presidente. Intanto, un ringraziamento sentito al dottor Corazza, direttore dell'Ufficio del Parlamento Europeo in Italia, che, secondo me, ha fatto un'attenta e lucida riflessione. Poi un sentito ringraziamento ai relatori, la collega Lori e il collega Pulitanò, per il lavoro che è stato fatto; ai presidenti di commissione tutti coinvolti.

Care colleghe e cari colleghi, oggi avere una visione autenticamente europeista significa non accontentarsi della comfort zone rappresentata dalla sovranità nazionale e dagli interessi dei singoli Stati. Restare chiusi entro i confini è una scelta miope e pericolosa.

Il mondo è cambiato, la Russia non è più l'Unione Sovietica, ma una potenza regionale che insegue visioni imperiali invadendo Stati sovrani e l'Europa rischia di ridursi a una struttura burocratica dove l'unica cosa che esiste è il mercato unico.

In un mondo segnato da conflitti e nuove potenze emergenti, manca un soggetto politico di mediazione, un ruolo che l'Europa potrebbe e dovrebbe svolgere, però o non è presente nei luoghi dove si decidono i nuovi equilibri globali, pensiamo al Consiglio di sicurezza dell'Onu, dove non ha voce, o paradossalmente non risulta incisiva neanche all'interno dell'Unione stessa, dove su molte questioni importanti vige ancora una anacronistica regola dell'unanimità, che spesso si traduce, nei fatti, nel potere di veto di un solo Stato membro. A questo aggiungiamo che non possiamo più contare sulla stabilità del supporto americano.

La necessità di autonomia strategica e difensiva è evidente. Viviamo in una terra che ci ha garantito pace, diritti e benessere, ma lo scenario attuale ci impone una nuova consapevolezza. Serve passare dal limbo del “dover essere” alla concretezza dell'”essere”. Un'Europa con una difesa comune, con regole fiscali condivise, con una politica estera unitaria.

Quindi, i programmi non devono essere visti come una corsa agli armamenti, anche l'ultimo, ma come costruzione di una deterrenza comune senza fuga in avanti, ma soprattutto, lo voglio ribadire con forza, senza attingere risorse dai fondi di coesione. Infatti, i fondi di coesione rappresentano un'opportunità di interventi puntuali, come per la messa in sicurezza del territorio, e agiscono in una logica di integrazione con il Patto per il Lavoro e per il Clima, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e i fondi strutturali europei: ecco i fondi di coesione a cosa servono.

A causa dell'attuale incertezza geopolitica mondiale, dobbiamo selezionare meglio i partner commerciali e rendere la nostra economia più resiliente. Accolgo, quindi, con favore che la Commissione Europea intenda muoversi nel solco della relazione di Mario Draghi, dove si cerca di coniugare competitività delle imprese e transizione ecologica.

La competitività deve essere il fulcro delle politiche economiche europee.

A questo proposito, il Green Deal europeo rappresenta un passaggio necessario per garantire sostenibilità ambientale e un'economia compatibile con le esigenze delle future generazioni. Tuttavia, i continui ripensamenti della Commissione Europea creano incertezza e rallentano gli investimenti. Serve chiarezza.

Ritengo positivo che la Commissione voglia difendere l'ambiente senza compromettere la competitività delle imprese.

Serve coerenza. Sostenibilità ambientale e competitività devono andare insieme, come Regione Emilia-Romagna dobbiamo essere capaci di intercettare fondi europei necessari a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e uso delle rinnovabili.

In questo senso, attendiamo il nuovo decreto sulle aree idonee, strumento fondamentale per avviare gli investimenti per la transazione energetica e la riduzione dei costi per aziende e cittadini. Per aumentare la produttività dell'Unione e, quindi, della nostra Regione, occorre spostare gli investimenti verso settori a maggiore valore aggiunto e innovativo. Questo consentirebbe anche di affrontare il problema della tenuta demografica e del mantenimento del welfare state.

L'attuale struttura industriale appare inadeguata. Non regge il confronto con le startup americane né con la concorrenza asiatica. In questo senso è positivo che l'Europa voglia assumere un ruolo globale sull'intelligenza artificiale con il fondo Invest IA, ma dobbiamo essere noi rappresentanti delle istituzioni a incoraggiare i capitali privati e a credere nel progetto.

L'Emilia-Romagna ha tutte le carte in regola per guidare questa trasformazione. Il Tecnopolo di Bologna può rappresentare il fiore all'occhiello della riqualificazione industriale, sostenuta anche dalla nostra legge regionale 2/2023.

Il successo dell'AI Factor Italia dipenderà dalla capacità di attrarre cofinanziamenti europei e nazionali e da un nuovo slancio dell'imprenditoria privata. Siamo di fronte a un bivio: possiamo continuare sulla strada della lentezza decisionale oppure scegliere un cambiamento netto per evitare un lento declino, che già vediamo nei settori più esposti, l'automotive, con forte ripercussioni occupazionali e sociali, specialmente sul nostro territorio.

La cornice strategica della Bussola per la competitività dell'UE, derivante dalla relazione di Mario Draghi sul rilancio della competitività europea, richiamata anche nella risoluzione che oggi andremo ad approvare, rappresenta un vero programma per un'Europa democratica liberale e solidale; un'Europa capace di affrontare le sfide del presente con lo sguardo rivolto al futuro, senza smarrire la sua vocazione euroatlantica. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Gordini.

 

GORDINI: Grazie presidente. Cerco di non tediare nessuno e di usare anche meno dei 7 minuti e 40, visto che siamo in chiusura.

Credo che sia stato importante, facile dirlo alla fine di un pomeriggio così, pensare di riuscire a parlare anche di politiche e non solo di alcune manovre, diciamo, applicative di quello che può essere un confine regionale. Hanno fatto bene a richiamarlo altri anche della minoranza, rispetto al fatto che, appunto, parlare di temi che, in qualche modo, non ho la presunzione di farlo io, ovviamente, è stato fatto in precedenza, di temi politici, è un qualche cosa che è importante anche all'interno di un contesto come questo edè qualcosa di importante che lo faccia anche chi magari spesso ha espresso dei dubbi parti politiche, intendo dire rispetto alla coesione europea, rispetto alla funzione che deve avere la comunità europea, non importa citare le ultime polemiche che erano state fatte su Ventotene o su Altiero Spinelli o chi altro poteva essere giudicato il padre di un progetto nobile, che oggi ancora di più ha senso che esista ed ha senso che proviamo a sviluppare noi con alcune attenzioni, appunto, per essere breve, cerco di andare soltanto ad alcuni dettagli, alcune attenzioni che devono riprendere il tema della coesione, che è stato citato da tutti, e che è un valore importante che all'interno di quest'aula, all'interno di questa Regione, abbiamo sempre ribadito, anche cercando di portare avanti temi sanitari.

Lo dico anche perché lo citava il consigliere Trande in chiusura del suo intervento: è lo spirito collaborativo quello che deve portarci a mettere da parte alcune visioni che possono essere, appunto, di parte ed avere una visione allargata. Ricordandoci che gli 800 miliardi per la difesa del Piano Draghi, in precedenza sono stati evidenziati anche come strumenti che possono essere anche soltanto informatici, è stato anche detto “non solo uccidono, ma fanno anche altre cose”. Ecco, io penso che sia bene, che gli strumenti non devono servirci per uccidere, soprattutto se questo dovesse portare gli 800 miliardi del Piano ormai famigerato o anche solo alcuni spiccioli emiliano-romagnoli, se dovessero portarsi a shiftare dei fondi da quello che è oggi il nostro stato sociale piuttosto che il welfare regionale, verso un qualche cosa che costruisca armi; che siano poi tecnologiche o il piombo di qualche anno fa, anzi, no, di questi giorni, se guardiamo le fotografie di Gaza piuttosto che di Kharkiv, poco importa.

Lo dico perché, all'interno dei documenti che approveremo o perlomeno che sono apportati all'interno della risoluzione, ci sono due, tre punti. Ne cito solo un paio. Alcuni che riguardano l'attenzione rispetto alla sicurezza della produzione di farmaci, anche rivendicando il fatto che, per non essere schiavi del mercato, nel senso più assoluto e più tetro, si possa poi rischiare anche di perdere una produzione interna, diciamo così, di farmaci. Lo dico perché il tema delle sostanze, senza voler essere divisivo alle 16:53, ci porta anche al tema della cannabis light piuttosto che della coltivazione della canapa. Il primo, un tema che rischia di essere, non solo ideologico, per una volta lo possiamo dire anche noi da questa parte dello schieramento, rispetto alla parte altra, sul tema della scarsissima quantità che era normata da una legge molto precisa rispetto ai contenuti di cannabis, rispetto al fatto che avesse, che ha e che debba avere ancora un effetto terapeutico su alcune tipologie di pazienti piuttosto che, invece, sulla coltivazione di canapa, che era stato un qualche cosa che, anche a livello europeo, se ci richiamiamo a alcuni valori, alcuni principi europei, non può non essere ricordato, era stato sviluppato come una politica, chiamiamola, di sviluppo industriale, piuttosto che, invece, di sviluppo di parti agricole.

O ancora, dovremmo ricordarci come il meccanismo del payback, che anche in quest'aula abbiamo rivisto, diciamo così, negli ultimi anni, dopo tutto quello che aveva portato anche per aziende emiliano-romagnole produttrici di device sanitari, sia un qualche cosa che non può non fare riferimento a normative europee.

Giusto, quindi, per dire che se è vero che ha un valore parlare d'Europa, e oggi è stato detto da tanti, anche dal punto di vista sanitario, anche era contenuto all'interno della relazione che la commissione Sanità, lo dico essendo passato adesso qua il presidente Muzzarelli e l'ha citato anche lui nel suo intervento, ma che era citato pure quello, quindi, facendo riferimento a dei principi che sono alti, valgono sempre, valgono e devono valere sempre, anche per quello che riguarda alcuni punti legati a realtà, diciamo, a noi vicine.

Questo, quindi, non può non portarci a dire che ci sono alcuni specifici appuntamenti che dobbiamo poi pensare di poter rivendicare, in qualche modo, come aula, di avere, quindi, in un futuro, quando seguiremo nel tempo, era stato sottolineato anche in alcuni emendamenti, l'andamento di ciò che avverrà a livello europeo, provando poi a dire quello che oggi non riusciremo a dire, quello che oggi ancora non riusciamo a sancire come principio, a dirlo in un futuro, quando torneremo a parlare di specifici provvedimenti che, in qualche modo, dovranno seguire.

Lo dico, e così chiudo, perché anche temi legati alla tecnologia, è stata citata l'intelligenza artificiale, è stata citata la sicurezza, siamo una Regione che l'anno scorso non è andata lontano dal perdere dei dati, se ricordo bene, nel Policlinico di Modena piuttosto che nell'ospedale collegato di Sassuolo, per un fault, diciamo così, tecnologico, ricordando come questo deve essere un'attenzione che deve nascere qui, deve nascere da quest'aula, per essere poi portata a livello europeo, se è vero come è vero, che oggi abbiamo capito che tutti crediamo nell'Europa e nei principi che ci porta anche in casa nostra. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene, se non ci sono altre prenotazioni, possiamo dichiarare chiusa questa parte. Ci sono le eventuali repliche. Chiedo al relatore Pulitanò se ha un'eventuale replica, avendo ancora qualche minuto. Non ce l'ha. Quindi, passo la parola all'assessore Baruffi per le conclusioni.

 

BARUFFI, assessore: Grazie presidente. Io proverò a rubarvi, non 19 minuti, un po' meno, provando però a ripercorrere un po' le tappe che abbiamo fatto, anche dando una gerarchia alle questioni che abbiamo affrontato, in alcuni casi, di meno in Commissione, andando più nel merito degli obiettivi specifici e delle iniziative della Commissione, in qualche caso, di più, come è normale che sia in un'assemblea, provando anche, diciamo, a dare il giusto peso alle questioni che abbiamo davanti. Lo ha fatto anche il direttore Corazza e io comincio da dove è partito lui.

Penso che la prima questione che sia in campo in questa discussione, l'Emilia-Romagna non può stare fuori da questa discussione, è la difesa della nostra democrazia e dell'idea del diritto che noi abbiamo. Perché questo è un perimetro messo sotto attacco in modo convergente anche da soggetti di natura completamente diversi e differenti e in questo siamo in campo nuovo, in campo aperto, in acque perigliose, diciamo, da alcuni anni e anche da alcuni mesi, in particolare, a questa parte. E credo che sottovalutare questo tipo di sfida sarebbe esiziale per la democrazia nel nostro Paese e nell'Unione Europea.

Lo sarebbe anche per la pace perché, è stata costruita e difesa nel modo in cui tutti avete ricordato, ma oggi abbiamo coordinate nuove dentro cui collocare queste iniziative e credo che nessuno possa oggi immaginare che una corsa agli armamenti dei singoli Paesi e l’incapacità di costruire una qualità di relazioni che mettano in campo il potenziale di tutta l'Unione, rappresentino una via d'uscita possibile e plausibile.

Il primo fronte di attacco sotto cui siamo nella democrazia e nella qualità della democrazia credo che sia l'informazione. L’informazione in senso lato a tutti i livelli. Questo è un elemento su cui siamo fragili e su cui si misurano anche i limiti della nostra elaborazione del nostro dibattito, perché siamo impegnati dall'interno e dobbiamo esserlo sempre di più, a difendere i principi di libertà, di espressione di tutte e di tutti e, al tempo stesso, non possiamo permettere che, in nome di questa libertà, venga distrutto dall'interno o dall'esterno il principio di libera convivenza tra le persone.

Guardate che questa è una sfida complicata, dove le soluzioni sono molto faticose e dove la stessa Unione Europea rischia di avere un approccio, ancora una volta, più di tipo regolamentare che non di politiche attive, diciamo, di costruzione di questi spazi. Questo è un fronte assolutamente importante. È uscito in commissione, per fortuna, è uscito di più oggi in aula.

Secondo elemento è l'autonomia. Autonomia non significa chiamarsi fuori dal mondo, pensare di far da sé o pensare di costruire il migliore dei mondi possibili all'interno dei propri confini, infischiandosene di ciò che viene fuori. Significa però che un progetto di democrazia e di pace, per non essere vulnerabile, ha bisogno anche di avere delle fondamenta proprie su cui stare in piedi perché, altrimenti, è etero diretto, è etero dirigibile su tanti fronti, li avete ricordati, quindi non ci devo stare, quello della difesa, della politica estera, della capacità di relazione, dei servizi informativi e di sicurezza, quella energetica come questione cruciale; e noi su questo, guardate, abbiamo accusato ritardi drammatici, lo abbiamo fatto come Unione Europea, lo abbiamo fatto come Paese e, anche oggi, rischiamo di mettere in contrapposizione cose diverse tra loro in un dibattito tutto ideologico che non produce risultati per le famiglie e le imprese.

Lo dico perché è tornato anche questo dentro la nostra discussione. So che questo è il terreno più divisivo, ma abbiamo la necessità di accelerare nella trasformazione energetica, assolutamente. Lo avessimo fatto prima, saremmo stati meno vulnerabili e rischiamo, nella difficoltà di mettere in campo delle soluzioni di programmazione, di investimenti adeguati, ancora una volta, di buttare la palla in calcio d'angolo, discutendo di nucleare. Io vedo questo rischio nel nostro Paese oggi. Chi parla, ne abbiamo affrontato in quest'aula e in altre circostanze, non ha alcun pregiudizio ideologico né sulla ricerca né sul sostegno della ricerca né sul contributo che noi dobbiamo dare in questo senso, però rischiamo di andare nel fosso dentro questa discussione e di attardarci, invece, nei fondamentali.

Questo è un Paese che pretende di discutere di collocazione dei siti nucleari e non è capace di sciogliere le questioni sulle aree idonee sulle fonti rinnovabili. Io sono molto preoccupato. E ancora, nell'ultima discussione di Giunta, abbiamo dovuto affrontare come gestire questa fase di interregno, di vacanza normativa, perché rischiamo, tra chi vuole aprire di più e chi vuole stringere troppo, in questo momento, di essere alla deregulation totale. Questo è l'effetto dell'arroccamento nelle posizioni che non producono governo nei processi. Questo indebolisce tutto il Sistema Paese, indebolisce una Regione particolarmente energivora come la nostra, che da questo punto di vista invece dovrebbe essere in prima linea, ecco, nello sforzo trasformativo a tutti i livelli. C'è poco da fare. Gli obiettivi che ci sono assegnati sono non solo sacrosanti, ma noi dobbiamo averne di più ambiziosi, se vogliamo riuscire a reggere sul nostro sistema.

E poi naturalmente la governance, anche qui lo avete detto, io non posso che sottoscrivere, c'è un problema di governance istituzionale, di qualità della democrazia e di processi decisionali dentro questa Unione Europea, tanto più nella misura in cui, giustamente, si pensa anche ad allargare il perimetro. Io penso che sia una cosa assolutamente positiva, ma assolutamente incoerente con questo impianto di sistema decisionale. Abbiamo un Parlamento che conta ancora troppo poco, non credo che la Commissione conti troppo, lo dico sinceramente, penso che conti molto il Consiglio d'Europa, dove prevale ancora su troppi ambiti il diritto di veto, quindi, la decisione assunta all'unanimità. E questo è incompatibile con qualsiasi sistema voglia misurarsi con le trasformazioni e i cambiamenti.

Penso che in questo dovremmo dire una parola di più, poi mi fermo, diciamo, con il titolo generale e torniamo al lavoro più nostro, anche su come se ne esce da questa contraddizione. E io penso che, nella difesa del principio anche di allargamento dell'Unione Europea, sia venuto il tempo di spendere una parola sulla necessità che, ancora una volta, come è sempre accaduto nei processi di integrazione e di trasformazione, sia un nucleo di Paesi a trainare la volata anche per gli altri. Questo è l'unico modo per non concedere il diritto di veto a qualcuno, non ne esistono altri in natura. Se stiamo all'esperienza dell'Europa di questi settant'anni. Ed è un cambiamento profondo che avevamo intravisto. Io condivido sulla lettura 2008 in poi, ma noi avevamo intravisto nella passata legislatura della Commissione Europea, del Parlamento europeo, alcuni elementi di innovazione positivi, di reazione alla pandemia e non solo rispetto al tema della messa in sicurezza sanitaria del continente, ma anche rispetto al progetto di ripresa e resilienza con Next Generation. Ma oggi sembra essersi incartato quel processo e registriamo un'involuzione pericolosa.

Non si può non dire questo, se si cita contemporaneamente la Bussola di Draghi. Non si possono dire una cosa e l'altra, tenendole separate e divise perché il presupposto di quel Piano da 800 miliardi, come diceva prima il collega Mammi stamattina, è la possibilità di assumere debito comune, allargare lo spazio di intervento dell'Unione.

Con meno di questo, è una citazione, come dire, da salotto, ecco, quella che facciamo della proposta del presidente Draghi. E, tanto più pensiamo che gli obiettivi di trasformazione non possano essere definiti solo attraverso regole, vincoli, soglie, obblighi, divieti - e io sono totalmente d'accordo – allora, ci vogliono le risorse per le politiche performative. In questo il nostro Paese non può tentennare né può tardarsi, lo dico anche per interesse nazionale, tra quelli che dicono “allora, maggiore flessibilità nei bilanci e aiuti di Stato nazionali”. Ce lo ha ricordato Corazza, lo sappiamo anche noi: il nostro Paese non ha quegli spazi e non ha quella disponibilità.

Possono accordarci tutta la flessibilità che vogliamo, ma è il nostro debito che non regge e non regge in sé, per la sua dimensione, e non regge di fronte ai mercati finanziari. Bene che la BCE abbia ridotto di 0,25 i tassi, ma al primo colpo di vento il nostro debito si mangia tutta la capacità di investimento che il Paese ha. Quindi, il posizionamento dell'Italia non può essere ambiguo da questo punto di vista; noi siamo tra quelli che devono spingere più avanti contro ogni resistenza, arroccamento dell'austerity e di chi pensa di poter lucrare prendendo le risorse dall'Europa e chiamandosi fuori dalle regole europee. Fuori da questo non c'è una posizione per l'Italia e non c'è una posizione per l'Emilia-Romagna.

Io penso che in questo, riuscire a sostenere una politica industriale per la transizione e per la trasformazione, sia la prima questione, lo abbiamo toccato con mano, credo, in tutte le commissioni, di allineamento della nostra agenda con quella dell'Unione, quindi, in fase ascendente, la prima sollecitazione è questa. Ci è stata chiesta come testimonianza stamattina, rispondiamo “presente”, naturalmente. Questa è l'Emilia-Romagna. Questa è la posizione che sostiene, a tutti i livelli, anche per la parte che compete la politica di coesione.

Su questo abbiamo fatto molti passaggi anche all'interno delle commissioni di approfondimento, quindi, non ho bisogno di starci molto, ma noi pensiamo che dentro la dimensione del quadro finanziario pluriennale, che deve essere di quel tipo che ho indicato, uno spazio vada individuato, preservato, difeso e valorizzato per la coesione; una coesione vera, una coesione che metta al centro i territori di varie territoriali, non solo come elemento costitutivo, diciamo, dell'Unione Europea ma perché oggi le dinamiche di divaricazione sono più forti di quando l'Unione Europea è stata concepita. All'epoca la coesione serviva ad avvicinare i divari di partenza. Oggi noi abbiamo dinamiche che divaricano le traiettorie di sviluppo, più di 20, di 30, di 40, di 50 anni fa. Non è un processo solo italiano. Le discussioni che facciamo qui, si fanno in qualsiasi regione o land d'Europa e la divaricazione tra le città, i centri forti e le traiettorie di sviluppo e le aree interne sono diventate una questione cruciale in tutta l'Europa.

Che si mangiano anche queste la democrazia perché, dove la politica non è nelle condizioni di dare risposte - un ex presidente dell'Emilia-Romagna diceva “di consegnare la merce” - non è più la partecipazione che immaginiamo noi a tenere alta, come dire, la coesione, semplicemente si mette in discussione la regola. Questo è la dinamica divaricante.

Quindi, io apprezzo che siano state, non solo indicate puntuali raccomandazioni all'interno della risoluzione, ho visto che ci sono emendamenti che picchiano, battono su questo tasto, al di là della delega che io gestisco, penso che sia un elemento su cui tenere l'attenzione altissima. L'abbiamo detto al vicecommissario Fitto, lo abbiamo detto al Ministro Foti e, quando rivendichiamo una gestione regionale della politica di coesione, abbiamo in testa, prima di tutto, quei territori.

Ricordo che la gestione nazionale di quelle politiche per quei territori non consegna la merce. Sono arrivate dieci giorni fa le indicazioni per la strategia nazionale delle aree interne, quando noi, per la parte nostra, la programmazione l'abbiamo fatta nel 2023, cioè, con due anni di ritardo. Immaginate voi cosa vuol dire ricevere le consegne nel 2025, quando la programmazione 2021-2027 è già la precondizione perché quelle risorse non siano spese o siano spese con grandissimo ritardo.

Ecco, in questo dobbiamo essere coerenti fino in fondo. Non è un problema di questo ministro o di quello prima, è un problema che si porta dietro questo Paese nella definizione della strategia nazionale delle aree interne; e noi dobbiamo pretendere un cambiamento, non stiamo difendendo la coesione così com'è; deve cambiare e uno degli elementi deve essere anche la velocità con cui si fanno gli investimenti.

Anche la misurazione di impatto, ho visto che ci sono sollecitazioni che sono venute in questo senso, io sono totalmente d'accordo. Noi abbiamo un sistema che funziona ancora a rendicontazione integrale. Noi abbiamo bisogno di definire dei costi standard, degli elementi abilitativi per poter sbloccare rapidamente la spesa; di andare a fare i controlli finali, a campione possibilmente e anche di misurare gli impatti prodotti, non solo gli esiti finanziari. Noi diciamo spesso che siamo la Regione che spendiamo di più e prima, ed è vero, ed è un elemento di vanto, ma dobbiamo essere misurati e ci dobbiamo misurare anche sull'impatto che produciamo sulle politiche. Se l'obiettivo atteso è quello di creare lavoro o di creare impresa o di creare coesione, di creare servizi, il risultato non può essere finanziario, il risultato deve essere dell'effetto che produci nell'economia, nella società, nel territorio.

Chiudo rapidamente, presidente, perché non sto rispettando la consegna. È stato fatto un lavoro attento. Io ho preso buona nota degli elementi che sono emersi all'interno di tutte le commissioni, le ho provate a seguire tutte da cima a fondo. Sono ben contenute all'interno della relazione, quindi, ringrazio la relatrice Lori come il relatore Pulitanò. Ho registrato anche una convergenza crescente nel dibattito che abbiamo svolto nelle commissioni, non perché la politica non si divida sulle grandi questioni - ci mancherebbe altro - ma perché c'è stato uno sforzo di puntualizzazione, diciamo, sull'agenda concreta che la Commissione ci ha proposto e, quindi, sulla competitività piuttosto che sulla semplificazione piuttosto, su ogni questione si è ricercato di andare al merito della questione e, devo dire, con un dibattito anche rispetto alle edizioni precedenti, molto ricco. Lo abbiamo dovuto un po' comprimere dal punto di vista di diciamo dei tempi, ma non dal punto di vista della quantità e della qualità degli interventi.

Credo che sia stata una buona palestra per tutti i commissari e, quindi, ringrazio anche i presidenti di commissione, a partire naturalmente dalla presidente Arletti che ha svolto una funzione referente in questo senso; e ringrazio anche tutti gli uffici che hanno collaborato in questa direzione.

Io ho sentito considerazioni che non trovo aderenti, diciamo, al modo in cui viene costruita la Sessione europea. Per come è fatta oggi, lo abbiamo toccato con mano, credo che lo vedremo ulteriormente negli anni prossimi, è forse il terreno più avanzato di collaborazione tra Giunta e Assemblea per la definizione dell'agenda di lavoro e della documentazione che viene prodotta. Vale, diciamo, per le rappresentanze politiche ma anche per quelle tecniche. Quindi investiamoci sopra perché è un elemento positivo che dà atto, diciamo, delle competenze, anche distinte, che ci sono, ma alla fine, come è normale che sia, parla l'Assemblea e la ricca risoluzione che è stata presentata, può essere più o meno coraggiosa su alcune delle questioni indicate, spero che nell'attività di perfezionamento che adesso faremo ci sia tutto, però certamente si è confrontata, dettaglio per dettaglio, con il programma di lavoro che la Commissione ha messo in campo e, quindi, c'è un posizionamento dell'Emilia-Romagna, c'è un'indicazione per la Giunta e ci sono richiamati puntualmente una serie di elementi di attenzione, di rendicontazione, di informazione, eccetera, a cui noi daremo la massima attenzione, il massimo riscontro all'Assemblea. Grazie presidente.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene. I prossimi passaggi, ve lo dico per organizzarvi, è il dibattito sugli emendamenti, ovviamente coi minuti residui di quelli già programmati, e le dichiarazioni di voto congiunte. Chiedo quindi se ci sono interventi per il dibattito sugli emendamenti oppure passiamo alle dichiarazioni di voto. Passiamo alla dichiarazione di voto. Prego consigliere Evangelisti.

 

EVANGELISTI: Nel poco tempo che ci è rimasto e anche con le consegne che ci siamo dati, esprimo il voto di Fratelli d'Italia. Il nostro gruppo non può avallare questa risoluzione, come abbiamo già, in qualche modo, fatto trapelare e anche per le motivazioni già addotte.

Però con la linearità, con la lealtà e anche con la conseguenza, appunto, che ci accomuna e ci contraddistingue, non la respingiamo perché crediamo in un modello di Europa dei popoli, delle identità, delle autonomie, come abbiamo anche ascoltato con favore poc'anzi, e dei territori.

Un'Europa che è certamente diversa da come qualcuno l'ha descritta in quest'aula. Un'Europa in cui le regioni possano avere voce, ma una voce propria e non una voce necessariamente subordinata. Lo facciamo, come abbiamo detto, con molta trasparenza e anche in modo conseguente a quanto abbiamo detto in quest'aula e a quanto abbiamo scritto nei nostri emendamenti.

Diversamente da qualcuno che abbiamo sentito, lo vogliamo ricordare che dal 7 febbraio il governo ha sospeso, nonostante le pressioni, le licenze per le esportazioni di armi. I numeri parlavano in modo diverso nel Conte 1, parlavamo di 28 milioni per il riarmo. Abbiamo certamente un'idea diversa della famiglia, ma abbiamo cercato, come è stato anche riconosciuto poc'anzi, di dare il nostro contributo.

Quindi, con questo spirito critico ma costruttivo, così come abbiamo rappresentato in tutte le fasi della Sessione europea, il voto di Fratelli d'Italia sarà un voto di astensione rispetto all'intera risoluzione. Ovviamente ringraziamo per gli emendamenti che sono stati approvati. Non tutti, però, in maniera anche cospicua e riteniamo, quindi, insomma di aver potuto apportare un contributo che è stato ritenuto, insomma, se non di rilievo, comunque, importante ai fini della definizione della risoluzione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Non vedo altre prenotazioni.

Nomino gli scrutatori: i consiglieri Burani, Arduini e Mastacchi.

Chiedo alla consigliera Lori l'assenso per la votazione degli emendamenti. Bene. Quindi, procediamo con le votazioni per alzata di mano.

Comunico che l'emendamento numero 11 è stato ritirato, a firma Evangelisti.

Passiamo all'emendamento numero 23, sempre a firma Evangelisti. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È approvato.

L'emendamento 5, a firma Evangelisti è ritirato.

L'emendamento 24, a firma Evangelisti. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È approvato.

L'emendamento numero 4 a firma Evangelisti. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È respinto.

Emendamento 6, a firma Evangelisti. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È respinto.

Il numero 10, a firma Evangelisti, ritirato.

Il numero 25, a firma Evangelisti. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È approvato.

Il numero 3, a firma Sassone. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È respinto.

Allora, l'emendamento 20 e collegati, sono due emendamenti collegati, entrambi a firma Ugolini e Mastacchi e insistono su due punti diversi, ma è la stessa identica modifica, quindi, si vota una volta sola. Quindi chiedo chi è favorevole? Contrari? Astenuti? Respinto.

Il numero 16, a firma Castaldini, Vignali. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È respinto.

Come sopra, due emendamenti diversi ma con la stessa modifica, a firma Mastacchi, Ugolini. Si vota una volta sola. Emendamento 21, scusate. Favorevoli? Contrari? Astenuti?. Respinto.

Il numero 9 a firma Evangelisti. Favorevoli. Contrari. Astenuti. Respinto.

Il numero 12 a firma Evangelisti. Favorevoli. Contrari. Astenuti.  È respinto.

Il numero 8 a firma Evangelisti. Favorevoli. Contrari. Astenuti.  Respinto.

Il numero 7 a firma Evangelisti. Favorevoli. Contrari. Astenuti.  È accolto.

Il numero 22 a firma Mastacchi, Ugolini è ritirato.

Numero 27 a firma Mastacchi, Ugolini. Favorevoli. Contrari. Astenuti.  Nessuno. Quindi è approvato.

Il numero 13 a firma Bocchi. Favorevoli? Contrari? Astenuti? È respinto.

Il numero 1 a firma Aragona. Favorevoli. Contrari. Astenuti.  È respinto.

Il numero 2 a firma Sassone. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È respinto.

Abbiamo ancora due emendamenti, il numero 19, collegati, si vota una volta sola, a firma Ugolini Mastacchi. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È respinto.

Il numero 15 Castaldini Vignali. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È approvato.

Il 17 è ritirato a firma Castaldini.

Il 26 Castaldini, Vignali. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È approvato.

Il 14 Castaldini, Vignali. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È approvato.

Il numero 18 Ugolini, Mastacchi. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È respinto.

Non me ne passano più, è finito.

Quindi, abbiamo la votazione sulla risoluzione sulla Sessione europea 2025. Favorevoli. Contrari. Astenuti. È approvata.

 

(La risoluzione oggetto n. 726 è approvata, per alzata di mano, a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Fabbri): Siamo stati bravissimi perché avevamo detto alle 17:30 ed è perfetto.

Buon lavoro a tutti.

 

La seduta ha termine alle ore 17,25

 

Allegato

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

 

ALBASI Lodovico, ANCARANI Valentina, ARAGONA Alessandro, ARDUINI Maria Laura, ARLETTI Annalisa, BOCCHI Priamo, BOSI Niccolò, BURANI Paolo, CALVANO Paolo, CARLETTI Elena, CASADEI Lorenzo, CASTALDINI Valentina, CASTELLARI Fabrizio, COSTA Andrea, COSTI Maria, CRITELLI Francesco, DAFFADÀ Matteo, DONINI Raffaele, EVANGELISTI Marta, FABBRI Maurizio, FERRARI Ludovica Carla, FERRERO Alberto, FORNILI Anna, GIANELLA Fausto, GORDINI Giovanni, LARGHETTI Simona, LEMBI Simona, LORI Barbara, LUCCHI Francesca, MARCELLO Nicola, MASSARI Andrea, MASTACCHI Marco, MUZZARELLI Gian Carlo, PALDINO Vincenzo, PARMA Alice, PESTELLI Luca, PRONI Eleonora, PULITANÒ Ferdinando, QUINTAVALLA Luca Giovanni, SABATTINI Luca, SASSONE Francesco, TAGLIAFERRI Giancarlo, TRANDE Paolo; UGOLINI Elena, VALBONESI Daniele, VIGNALI Pietro, ZAPPATERRA Marcella.

 

Hanno partecipato alla seduta:

la sottosegretaria RONTINI Manuela e gli assessori ALLEGNI Gessica, BARUFFI Davide, CONTI Isabella, MAMMI Alessio, MAZZONI Elena.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Frisoni Roberta, Paglia Giovanni, Priolo Irene e i consiglieri Fiazza Tommaso, Petitti Emma.

 

Emendamenti

 

OGGETTO 726

Risoluzione proposta dalla relatrice Barbara Lori e dal relatore di minoranza Ferdinando Pulitanò su mandato della I Commissione: "Sessione europea 2025. Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla fase ascendente e discendente del diritto dell'Unione europea".

 

Emendamento 1, a firma del consigliere Aragona Alessandro

«A pag. 26 della Risoluzione il paragrafo:

La questione dell'inclusione dei Cittadini di Paesi Terzi è particolarmente attenzionata dalla Regione Emilia­ Romagna, poiché il fenomeno migratorio è componente strutturale del contesto nazionale e regionale e, come tale, va governato. Il consolidamento, avvenuto nel corso degli anni, di politiche ordinarie di integrazione ed inclusione nei contesti locali (accoglienza diffusa, mediazione, apprendimento linguistico, orientamento, coinvolgimento delle associazioni migranti, inserimento scolastico, accesso ai servizi sanitari, attenzione a target vulnerabili, ecc.) ha rappresentato e rappresenta il fattore decisivo per affrontare e rispondere in maniera efficace a fenomeni di flussi di arrivo non prevedibili.

È così riformulato:

La questione dell'inclusione dei Cittadini di Paesi Terzi è particolarmente attenzionata dalla Regione Emilia­ Romagna, poiché il fenomeno migratorio è componente strutturale del contesto nazionale e regionale e, come tale, va governato. Il consolidamento, avvenuto nel corso degli anni, di politiche ordinarie di integrazione ed inclusione nei contesti locali (accoglienza diffusa, mediazione, apprendimento linguistico, orientamento, coinvolgimento delle associazioni migranti, inserimento scolastico, accesso ai servizi sanitari, attenzione a target vulnerabili, ecc.), non si è rivelato bastevole nel contribuire all'implementazione di politiche efficaci in materia di integrazione, e necessita pertanto di un approccio ulteriore che tenga conto anche dei fattori che determinano insicurezza sociale.»

(Respinto)

 

Emendamento 2, a firma dei consiglieri Sassone Francesco, Evangelisti Marta

«10) Obiettivo 29 - Un nuovo piano d'azione per l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali; Obiettivo 30 - Tabella di marcia per posti di lavoro di qualità; Obiettivo 31- Unione delle competenze; Obiettivo 32 - Agenda dei consumatori 2030, comprensiva di un piano d'azione per i consumatori nel mercato unico; Obiettivo n. 38 - Scudo europeo per la democrazia, Strategia dell'UE per sostenere, proteggere e responsabilizzare la società civile; Obiettivo 39 Tabella di marcia per i diritti delle donne; Obiettivo 40 - Nuove strategie per l'uguaglianza delle persone LGBTIQ e contro il razzismo.

A (pag. 30): "Per questo motivo è necessario un impegno dell'Unione europea e una visione strategica rivolti a sostenere la solidarietà intergenerazionale, le famiglie e i giovani nelle scelte di libera genitorialità, mettendo a loro disposizione strumenti e risorse adeguate al superamento degli ostacoli che le impediscono." Sostituire con la seguente: "Per questo motivo è necessario un impegno dell'Unione europea e una visione strategica rivolti a sostenere la solidarietà intergenerazionale, la Famiglia, la Natalità e la Vita, mettendo a loro disposizione strumenti e risorse adeguate al superamento degli ostacoli che le impediscono.”»

(Respinto)

 

Emendamento 3, a firma dei consiglieri Sassone Francesco, Evangelisti Marta

«6) Obiettivo 9 - Patto per l'industria pulita; Piano d'azione per un'energia a prezzi accessibili; Obiettivo 10 - Atto legislativo sull'accelerazione della decarbonizzazione industriale; Obiettivo 17 - Strategia per la bioeconomia; Obiettivo 33 - Modifica normativa europea sul clima; Obiettivo 37 - Strategia europea sulla resilienza idrica.

Successivamente a (pag. 14): "Il Patto per l'industria pulita andrà di pari passo con un obiettivo proposto di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040, che sarà sancito nell'ambito della Modifica normativa europea sul clima che prende le mosse dalla Comunicazione. Un futuro sicuro - Il traguardo climatico europeo per il 2040 e il percorso verso la neutralità climatica entro il 2050 all'insegna di una società giusta, prospera e sostenibile (COM (2024) 63 finale) del 6 febbraio 2024.

L'obiettivo raccomandato - che deve essere accompagnato dalla definizione di un assetto generale favorevole ad una sostenibilità competitiva e ad una transizione giusta ed equa per le persone - impone una rapida diffusione delle tecnologie a zero e a basse emissioni di carbonio di qui al 2040, dando spazio a un grande mercato interno per i fabbricanti di tecnologie pulite e incentivando la ricerca e l'innovazione e la creazione di una solida base industriale europea. A tale scopo, l'UE intende sfruttare tutte le soluzioni a zero e a basse emissioni di carbonio." è inserita la seguente: "tra cui energie rinnovabili, energia nucleare e bioenergia, efficienza energetica e stoccaggio dell'energia, cattura utilizzo e stoccaggio del carbonio".»

(Respinto)

 

Emendamento 4, a firma del consigliere Evangelisti Marta

«A pag. 4 della Risoluzione al secondo punto del "premesso che" dopo il periodo:

"La regione Emilia Romagna ritiene fondamentale che la programmazione delle politiche sostenute dai Fondi Strutturali resti ancorata in maniera salda ai territori..."

Aggiungere:

"... e che sia sottoposta a un costante monitoraggio da parie dell'Assemblea Legislativa, con obbligo di rendicontazione semestrale sugli impatti territoriali delle politiche finanziarie."»

(Respinto)

 

Emendamento 5, a firma del consigliere Evangelisti Marta

«A pag. 4 della Risoluzione al secondo punto del premesso che sostituire il periodo:

 "L'Unione europea ha bisogno, dunque, di una politica di coesione forte..."

Con:

"L'Unione europea ha bisogno di una politica di coesione realmente inclusiva, che non si limiti a rafforzare il territorio già strutturati, ma ponga al centro le aree interne, montane e più fragili, dove l'impatto delle risorse europee è oggi ancora troppo modesto. La Regione Emilia-Romagna dovrà pretendere maggiore flessibilità e territorializzazione delle politiche UE, per evitare che la coesione resti uno slogan senza contenuti."»

(Ritirato)

Emendamento 6, a firma della consigliera Evangelisti Marta

«A pag. 7 della Risoluzione integrare il periodo:

"...intende aggiungere i propri obiettivi prioritariamente attraverso l'incremento dell'uso della digitalizzazione ... "

Con:

"Tuttavia, a fronte degli obiettivi dichiarati, permangono gravi criticità in termini di reale efficacia per cittadini e imprese, che lamentano ancora oggi ritardi, frammentazione e difficoltà nell'accesso ai servizi. È quindi necessario attivare una valutazione indipendente dei risultati ottenuti dal Patto per la semplificazione e definire un piano di rilancio con indicatori misurabili e vincolanti."»

(Respinto)

 

Emendamento 7, a firma del consigliere Evangelisti Marta

«A pag. 22 della Risoluzione integrare il periodo:

"La visione per l'agricoltura e l'alimentazione costituisce un riferimento strategico ..."

Con:

"...ma deve essere accompagnata da misure concrete contro la concorrenza sleale e da un riequilibrio reale della catena del valore, che oggi penalizza in modo eccessivo i produttori agricoli rispetto alla grande distribuzione."»

(Approvato)

 

Emendamento 8, a firma del consigliere Evangelisti Marta

«A pag. 21 (Obiettivo 34 e 35) della Risoluzione integrare il periodo:

"...che sia competitiva, resiliente, equa, che attragga le future generazioni..."

Con:

e che sia finalmente liberata dal peso crescente della burocrazia e delle norme disallineate rispetto alla realtà dei piccoli produttori agricoli. Occorre riconoscere che molte misure UE sono percepite come irraggiungibili dalle imprese agricole di dimensioni medio-piccole, che costituiscono l'ossatura dell'agricoltura emiliano-romagnola."»

(Respinto)

 

Emendamento 9, a firma del consigliere Evangelisti Marta

«A pag. 19 della Risoluzione integrare il periodo:

"La Regione si è posta l'obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica prima del 2050... "

Con:

"...purché tale obiettivo non comprometta la competitività del settore produttivo e sia accompagnato da una valutazione trasparente dei costi-benefici per cittadini e imprese."»

(Respinto)

 

Emendamento 10, a firma del consigliere Evangelisti Marta

«A pag. 9 della Risoluzione integrare il periodo:

"Nel 2025 si definiranno i nuovi indirizzi per il Piano regionale su ICT ed e -government ... "

Con:

“…che dovranno includere anche una valutazione indipendente sull'efficacia dei precedenti programmi digitali regionali, in cui i risultati sono ancora poco visibili in termini di semplificazione per i cittadini. "»

(Ritirato)

 

Emendamento 11, a firma del consigliere Evangelisti Marta

«A pag. 3 della Risoluzione integrare il periodo:

"... contribuire a favorire la massima circolazione orizzontale e verticale delle informazioni... "

Con:

"... e rafforzare il ruolo dell'Assemblea legislativa quale sede prioritaria di valutazione politica degli effetti delle politiche UE sul territorio, attraverso fa previsione di audizioni periodiche della Giunta e relazioni di monitoraggio semestrali."»

(Ritirato)

 

Emendamento 12, a firma del consigliere Evangelisti Marta

«A pag. 21 Obiettivo 20- (Piano di investimenti per i trasporti sostenibili):

"... la Regione Emilia Romagna ribadisce il proprio impegno nella transizione verso una mobilità a basse emissioni, promuovendo l'elettrificazione del trasporto pubblico e privato... "

Emendamento proposto:

Aggiungere dopo:

"... fermo restando che tale transizione non può fondarsi su un approccio dogmatico o su divieti generalizzati nei confronti delle tecnologie non elettriche. La Regione Emilia- Romagna si impegna a sostenere la neutralità tecnologica nelle politiche per la mobilità sostenibile, tutelando la libertà di scelta dei cittadini, la pluralità delle soluzioni innovative (compresi biocarburanti, idrogeno, carburanti sintetici) e garantendo il pieno coinvolgimento delle imprese e dei territori, in particolare delle aree interne e montane dove l'elettrificazione non è oggi economicamente e tecnicamente sostenibile."»

(Respinto)

 

Emendamento 13, a firma del consigliere Bocchi Priamo

«A pag. 25 della Risoluzione, alla fine dell'obbiettivo 8 (prima dell'obiettivo 9) inserire:

"Al fine di favorire la competitività del comparto agricolo e l'aumento di produttività dello stesso, occorrerà, allo stesso tempo, superare quei veti anacronistici che impediscono o limitano la sperimentazione e l'utilizzo consapevole di tecniche genomiche innovative e di prodotti fitosanitari che la moderna ricerca scientifica ritiene sicuri per la salute umana." »

(Respinto)

 

Emendamento 14, a firma dei consiglieri Castaldini Valentina, Vignali Pietro

«A seguito del punto 10) di pagina 29 si inserisce il seguente testo:

11) Obiettivo 19 - Tabella di marcia per porre fine alle importazioni di energia dalla Russia; Obiettivo 21 - Libro bianco sul futuro della difesa europea; Obiettivo 22- Strategia dell'Unione in materia di preparazione; Obiettivo 24 -Nuova strategia europea per la sicurezza interna; Obiettivo 43 - Comunicazione congiunta su una nuova agenda strategica UE-India; Obiettivo 45 - Un'UE pronta per l'allargamento: revisioni strategiche e riforme

In un contesto internazionale così impegnativo, gli interessi strategici dell'Unione Europea si concentrano sulla difesa dell'Ucraina, potenziando la propria azione diplomatica per favorire nel minor tempo possibile un cessate il fuoco e una pace equilibrata, il raggiungimento di una pace giusta e duratura in Medio Oriente, il nuovo Patto per il Mediterraneo, la Strategia per il Mar Nero, l'Agenda strategica UE-India, il progredire del Global Gateway.

All'interno della cornice del Libro Bianco sulla difesa comune, che si propone di potenziare l'industria della difesa europea, anche mediante adeguati finanziamenti e il migliore coordinamento tra le diverse forze armate nazionali che possa efficientare e migliorare la spesa militare, la regione Emilia-Romagna si impegna a promuovere una politica estera dell'UE orientata alla pace e alla diplomazia, sostenendo soluzioni diplomatiche alle crisi internazionali.

Considerata, inoltre, l'importanza di un'autonomia strategica dell'Unione europea, soprattutto nei settori energetico e della difesa, di auspica un progressivo distacco dalla dipendenza da Paesi terzi per l'approvvigionamento di risorse essenziali per gli Stati membri, anche alla luce dell'attuale scenario di incertezza internazionale, incrementando le relazioni con le altre aree del mondo.

È necessario attivarsi per il reperimento di materie prime critiche, sia attraverso accordi con i Paesi produttori che attraverso il potenziamento dell'economia circolare, del recupero e del riciclo di tali materiali e promuovere un accordo con gli Stati Uniti d'America per la libera circolazione delle merci su basi comuni per arrivare a un accordo dazi zero senza barriere all'ingresso o regolamenti limitanti per entrambi i paesi.

L'Unione Europea può sviluppare relazioni proficue con i Paesi del Mediterraneo, favo­ rendo iniziative imprenditoriali e investimenti che consentano uno sviluppo locale che possa portare anche a un futuro allargamento dei confini dell’Unione.»

(Approvato)

 

Emendamento 15, a firma dei consiglieri Castaldini Valentina, Vignali Pietro

«A pagina 30 dopo le parole "Di particolare interesse risultano, inoltre, i principi

n. 16 "Assistenza sanitaria", n. 18 "Assistenza a lungo termine" e n. 20 "Accesso ai servizi essenziali"." si inserisce il seguente testo:

L'obiettivo della nostra Regione è ridurre queste diseguaglianze e promuovere l'autonomia delle persone in situazioni di vulnerabilità, attraverso politiche di sostegno anche diretto alle famiglie, in particolare quelle con componenti fragili come disabili, minori, adolescenti in difficoltà e anziani non autosufficienti. Si promuovono modelli di presa in carico multidimensionale, servizi di prossimità e l'accompagnamento nel per­ corso educativo, lavorativo e di inclusione sociale. La Regione investirà anche nel rafforzamento delle filiere di prossimità, promuovendo la partecipazione attiva delle persone e dei vari attori pubblici e privati nella costruzione del benessere collettivo, in un'ottica sussidiaria di community building. »

(Approvato)

 

Emendamento 16, a firma dei consiglieri Castaldini Valentina, Vignali Pietro

«A pagina 16 dopo il secondo capoverso e prima del "Piano d'Azione per l'Energia a Prezzi Accessibili" si inserisce il seguente testo:

Si ribadisce che la regione Emilia-Romagna considera le aree interne, rurali e montane come esempi delle sfide legate ai cambiamenti sociodemografici, economici e climatici, segnate da spopolamento e invecchiamento. La Regione punta a superare la fragilità territoriale, rafforzando servizi essenziali come quelli sociosanitari, la scuola e la connettività digitale, stimolando l'economia locale. L'obiettivo è creare sviluppo, ristabilire parità di accesso ai servizi e favorire il ripopolamento e il rilancio economico e sociale, con soluzioni innovative nella gestione dei servizi. A livello europeo, la Regione sostiene la necessità di una nuova Agenda UE per le zone rurali, montane e periferiche, così come previsto dalla Risoluzione del Parlamento europeo 2720 del 3 ottobre 2018 (2018/2720(RSP)), che possa trovare appositi canali di finanziamento all'interno della prossima programmazione europea 2028-2034»

(Respinto)

 

Emendamento 17, a firma dei consiglieri Castaldini Valentina, Vignali Pietro

«A pagina 30 dopo le parole "La realizzazione di un modello sociale veramente inclusivo e sostenibile non può prescindere dalla garanzia per tutte e tutti di un lavoro di qualità, a condizioni dignitose e con standard elevati in materia di salute e sicurezza e di contrattazione collettiva." si inserisce il seguente testo:

La regione Emilia-Romagna si impegna a garantire la distintività dell'economia sociale e del suo potenziale, nell'ambito della politica industriale europea e regionale, così come previsto dal piano d'azione europeo per l'economia sociale (Raccomandazione UE 1344/2023 del 27 novembre 2023) mirando a promuovere un ecosistema industriale composto anche da imprese cooperative, imprese sociali, fondazioni, mutue, associa­ zioni, sviluppando misure specifiche che ne agevolino lo sviluppo, al fine di garantire l'accesso al mercato del lavoro, l'inclusione sociale, le competenze, l'innovazione socia­ le e lo sviluppo economico sostenibile.»

(Ritirato)

 

Emendamento 18, a firma dei consiglieri Ugolini Elena, Mastacchi Marco

«Sostituire il punto 4 a pagina 36

"Si invitano la Giunta e l'Assemblea legislativa a continuare ad impegnarsi per ampliare la partecipazione della società civile, dei cittadini e delle imprese del territorio, sia durante i lavori della Sessione europea sia, successivamente, in occasione della partecipazione regionale alla fase ascendente sulle singole iniziative dell'UE, attraverso l'attivazione delle consultazioni"

con:

"Si invitano la Giunta e l'Assemblea legislativa a garantire la partecipazione effettiva e trasparente della società civile, dei cittadini e delle imprese del territorio, attraverso strumenti di consultazione pubblica accessibili e la pubblicazione annuale di un report dettagliato sulle attività partecipative svolte e sui loro esiti."»

(Respinto)

 

Emendamento 19, a firma dei consiglieri Ugolini Elena, Mastacchi Marco

«Inserire a pag. 30 dopo le parole:

"...risorse adeguate al superamento degli ostacoli che le impediscono."

Il testo:

"In tale prospettiva, si ritiene prioritario rafforzare e integrare gli strumenti di valutazione e monitoraggio dell'impatto sociale delle politiche europee attuate a livello regionale, al fine di assicurare una lettura sistemica, trasparente e orientata all'equità degli effetti generati sui territori. Particolare attenzione dovrà essere riservata all'inclusione delle persone con disabilità, al riconoscimento e al sostegno del ruolo dei caregiver, alla riduzione delle disuguaglianze economiche e territoriali, nonché agli impatti sulle dinamiche demografiche, con l'obiettivo di contrastare la denatalità e sostenere le famiglie attraverso politiche strutturali, integrate e coerenti con i principi della coesione sociale."

Inserire a pagina 37, come nuovo punto 6-bis, dopo il punto 6:

"6-bis) Si invita la Giunta a promuovere, in sede di confronto con il Governo e con le istituzioni europee, un rafforzamento degli strumenti di valutazione e monitoraggio dell'impatto sociale delle politiche europee attuate a livello regionale, al fine di garantire una lettura sistemica e trasparente degli effetti generati sui territori. In particolare, ponendo attenzione all'inclusione delle persone con disabilità, al riconoscimento e al sostegno del ruolo dei caregiver, alla riduzione delle disuguaglianze economiche e territoriali, nonché agli impatti sulle dinamiche demografiche, con l'obiettivo di contrastare la denatalità e sostenere le famiglie attraverso politiche strutturali, integrate e orientate alla coesione sociale." »

(Respinto)

 

Emendamento 20, a firma dei consiglieri Ugolini Elena, Mastacchi Marco

«Inserire a pagina 15 dopo le parole

"risorse idriche in Europa."

Il testo

"In tale contesto, si ritiene necessario promuovere, in sede europea, una revisione della normativa relativa alla Rete Natura 2000, al fine di consentire, nel rispetto dei principi di tutela ambientale, interventi di manutenzione, cura e gestione attiva dei corsi d'acqua e dei torrenti, nonché la realizzazione di opere infrastrutturali necessarie alla messa in sicurezza del territorio nelle aree fragili soggette a rischio idrogeologico ed esondazione. Tali modifiche dovranno garantire un equilibrio tra la salvaguardia degli ecosistemi e la tutela della vita, dei beni e delle attività economiche delle comunità locali, in particolare nelle zone montane e interne. In coerenza con tali obiettivi, si sottolinea la necessità di sostenere l'elaborazione e l'attuazione di una Strategia europea per la resilienza idrica, che riconosca la specificità dei territori vulnerabili e promuova strumenti normativi e finanziari adeguati per la prevenzione del dissesto, la gestione sostenibile delle risorse idriche e la protezione delle comunità locali dagli effetti del cambiamento climatico."

Inserire a pagina 37, dopo il punto 5, il punto 5-bis:

"5-bis) Si invita la Giunta a promuovere, in sede di confronto con il Governo e con le istituzioni europee, una revisione della normativa relativa alla Rete Natura 2000, al fine di consentire, nel rispetto dei principi di tutela ambientale, interventi di manutenzione, cura e gestione attiva dei corsi d'acqua e dei torrenti, nonché la realizzazione di opere infrastrutturali necessarie alla messa in sicurezza del territorio nelle aree fragili soggette a rischio idrogeologico ed esondazione. Tali modifiche dovranno garantire un equilibrio tra la salvaguardia degli ecosistemi e la tutela della vita, dei beni e delle attività economiche delle comunità locali, in particolare nelle zone montane e interne. In tale contesto, si sottolinea la necessità di sostenere l'elaborazione e l'attuazione di una Strategia europea per la resilienza idrica, che riconosca la specificità dei territori vulnerabili e promuova strumenti normativi e finanziari adeguati per la prevenzione del dissesto, la gestione sostenibile delle risorse idriche e la protezione delle comunità locali dagli effetti del cambiamento climatico."»

(Respinto)

 

Emendamento 21, a firma dei consiglieri Mastacchi Marco, Ugolini Elena

«Inserire a pag. 18 dopo le parole

"rurali e costiere":

il testo

"In tale quadro, la Regione si impegna a promuovere un approccio differenziato alla transizione ecologica, che tenga conto delle specificità territoriali, in particolare delle aree montane, interne e rurali, garantendo equità nell'accesso alle risorse e agli strumenti di sostegno, affinché nessun territorio resti indietro nel percorso verso la sostenibilità."

Inserire a pagina 34, dopo il riferimento all'Obiettivo n. 10 e dopo le parole:

" ... quarto trimestre 2025)"

Aggiungere:

"La Regione si impegna a promuovere un approccio differenziato alla transizione ecologica, che tenga conto delle specificità territoriali, in particolare delle aree montane, interne e rurali, garantendo equità nell'accesso alle risorse e agli strumenti di sostegno."»

(Respinto)

 

Emendamento 22, a firma dei consiglieri Mastacchi Marco, Ugolini Elena

«A pag. 23 dopo le parole

" del lavoro."

Inserire il testo:

"La Regione riafferma, inoltre, la necessità di mantenere un ruolo centrale delle Regioni nella gestione dei fondi PAC, quale condizione essenziale per garantire la celerità delle istruttorie e dei pagamenti, nonché per promuovere un modello agricolo sostenibile, territoriale e orientato alla qualità, alla tracciabilità e alla valorizzazione delle filiere locali."

Inserire a pagina 35, dopo il riferimento all'Obiettivo n. 35 e dopo le parole:

"...secondo trimestre 2025)" Aggiungere:

"La Regione riafferma la necessità di mantenere un ruolo centrale delle Regioni nella gestione dei fondi PAC per garantire la celerità delle istruttorie e dei pagamenti, promuovendo un modello agricolo sostenibile, territoriale e orientato alla qualità, alla tracciabilità e alla valorizzazione delle filiere locali."»

(Ritirato)

 

Emendamento 23, a firma del consigliere Evangelisti Marta

«A pag. 3 della Risoluzione integrare il periodo:

"... contribuire a favorire la massima circolazione orizzontale e verticale delle informazioni ..."

Con:

"... e rafforzare il ruolo dell'Assemblea legislativa quale sede prioritaria di valutazione politica degli effetti delle politiche UE sul territorio, attraverso la previsione di audizioni periodiche della Giunta e relazioni di monitoraggio periodiche."»

(Approvato)

 

Emendamento 24, a firma del consigliere Evangelisti Marta

«A pag. 4 della Risoluzione al secondo punto del premesso che inizia con:

"L'Unione europea ha bisogno, dunque, di una politica di coesione forte..."

Dopo territori aggiungere “Con particolare riferimento alle aree interne e montane” »

(Approvato)

 

Emendamento 25, a firma del consigliere Evangelisti Marta

«A pag. 9 della Risoluzione integrare il periodo: 

"Nel 2025 si definiranno i nuovi indirizzi per il Piano regionale su ICT ed e -government ..."

Con:

“…che dovranno includere anche una valutazione complessiva sull'efficacia dei precedenti programmi digitali regionali, in cui i risultati potranno essere visibili in termini di semplificazione per i cittadini.”»

(Approvato)

 

Emendamento 26, a firma dei consiglieri Castaldini Valentina, Vignali Pietro

«A pagina 30 dopo le parole "La realizzazione di un modello sociale veramente inclusivo e sostenibile non può prescindere dalla garanzia per tutte e tutti di un lavoro di qualità, a condizioni dignitose e con standard elevati in materia di salute e sicurezza e di contrattazione collettiva." si inserisce il seguente testo:

La regione Emilia-Romagna si impegna a garantire la distintività dell'economia sociale e del suo potenziale, nell'ambito della politica industriale europea e regionale, così come previsto dal piano d'azione europeo per l'economia sociale (Raccomandazione UE 1344/2023 del 27 novembre 2023) mirando a promuovere un sistema economico evoluto che comprenda cooperative, imprese sociali, fondazioni, mutue, associazioni e terzo settore sviluppando misure specifiche che ne agevolino lo sviluppo, al fine di garantire l'accesso al mercato del lavoro, l'inclusione sociale, le competenze, l'innovazione sociale e lo sviluppo economico sostenibile.»

(Approvato)

 

Emendamento 27, a firma dei consiglieri Mastacchi Marco, Ugolini Elena

«Sostituire a pag. 22 l'inciso:

"a proporre ogni percorso di semplificazione degli oneri amministrativi a carico delle imprese, a realizzare modelli di sostenibilità a partire da quella economica delle imprese, grazie al cui operato si potranno ottenere metodi di coltivazione più sostenibili per l'ambiente e per gli aspetti sociali del lavoro."

Con il seguente inciso:

“a proporre ogni percorso di semplificazione degli oneri amministrativi a carico delle imprese, nonché a garantire una maggiore celerità nelle istruttorie e nei pagamenti per assicurare efficacia e tempestività agli interventi, a realizzare modelli di sostenibilità a partire da quella economica delle imprese, grazie al cui operato si potranno ottenere metodi di coltivazione più sostenibili per l'ambiente e per gli aspetti sociali del lavoro."»

(Approvato)

 

I PRESIDENTI

I SEGRETARI

Fabbri- Tagliaferri

Pestelli - Trande