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68.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 3 FEBBRAIO 2026

 

(POMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile nel sito dell’Assemblea

 

PRESIDENTE (Fabbri)

 

OGGETTO 1561

Interpellanza relativa all'erogazione di risorse regionali alla Fondazione Bologna Business School. A firma del Consigliere: Ugolini

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Fabbri)

UGOLINI (RC)

COLLA, vicepresidente della Giunta

UGOLINI (RC)

 

OGGETTO 684

Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: "Modifiche alla legge regionale 4 dicembre 2003 n. 24 (Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza)". A firma dei Consiglieri: Pulitanò, Evangelisti, Aragona, Arletti, Gianella, Marcello, Bocchi, Tagliaferri, Ferrero

(Continuazione discussione e reiezione)

(Ordine del giorno 684/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” – Dichiarazioni di voto e approvazione)

PRESIDENTE (Fabbri)

COSTI (PD)

FIAZZA (LEGA)

BOCCHI (FdI)

UGOLINI (RC)

CALVANO (PD)

PALDINO (CdP)

ARAGONA (FdI)

PESTELLI (FdI)

FERRERO (FdI)

TRANDE (AVS)

GIANELLA (FdI)

MARCELLO (FdI)

ARLETTI (FdI)

EVANGELISTI (FdI)

CASADEI (M5S)

PULITANÒ (FdI)

EVANGELISTI (FdI)

PRESIDENTE (Fabbri)

 

OGGETTO 1190

Risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad attivarsi, per quanto di competenza, nei confronti del Comune di Piacenza affinché valuti l'intitolazione di una via, piazza o altro spazio pubblico a Giorgio Armani. A firma dei Consiglieri: Tagliaferri, Pestelli, Bocchi, Evangelisti, Aragona, Arletti, Ferrero, Marcello

(Continuazione discussione e reiezione)

 

OGGETTO 1319

Risoluzione volta alla valorizzazione dell'eredità culturale, formativa e imprenditoriale di Giorgio Armani attraverso il Programma nazionale "Arte, Impresa, Lavoro" a sostegno del Made in Italy. A firma dei Consiglieri: Albasi, Quintavalla, Gordini, Bosi, Proni, Daffadà, Castellari, Costi, Calvano, Fornili, Ferrari, Arduini, Muzzarelli, Carletti, Critelli, Lori, Sabattini, Paldino, Massari, Parma

(Continuazione discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Fabbri)

ARLETTI (FdI)

ALBASI (PD)

TAGLIAFERRI (FdI)

PRESIDENTE (Fabbri)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Ordine del giorno 684/1 “Non passaggio all’esame degli articoli”

Comunicazione prescritta dall’art.69 del Regolamento interno

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FABBRI

 

La seduta ha inizio alle ore 14,45

 

PRESIDENTE (Fabbri): Dichiaro aperta la seduta pomeridiana numero 68 del 3 febbraio 2026. È computato come presente ai soli fini del numero legale, ai sensi dell'articolo 65, comma 2 del regolamento interno, il presidente della Giunta de Pascale, assente per motivi istituzionali. Hanno giustificato la propria assenza il consigliere Muzzarelli e l'assessora Conti.

 

Svolgimento di interpellanza

 

OGGETTO 1561

Interpellanza relativa all'erogazione di risorse regionali alla Fondazione Bologna Business School. A firma del Consigliere: Ugolini

 

PRESIDENTE (Fabbri): Riprendiamo i nostri lavori dallo svolgimento dell'interpellanza, abbiamo la numero 1561. Interpellanza relativa all'erogazione di risorse regionali alla fondazione Bologna Business School a firma della consigliera Ugolini. Prego

 

UGOLINI: Buon pomeriggio. Questa interpellanza nasce da una segnalazione che è stata fatta il 20 giugno 2025 dalla sezione regionale di controllo per l'Emilia-Romagna della Corte dei conti che ha presentato l'indagine sul sistema di finanziamento e organizzazione dell'università degli studi di Bologna, Parma, Ferrara, Modena e Reggio, con particolare riferimento alle evidenze delle fondazioni universitarie, negli anni '21 e '22.

Nella citata indagine la sezione di controllo della Corte ha preso in esame alcune erogazioni predisposte da UniBo a Bologna Business School, notando come si configuri una sorta di finanziamento a un soggetto privato, la Fondazione, con risorse pubbliche, in quel caso affidate all'università, operazione che avrebbe richiesto, secondo quanto emerge dall'indagine, perlomeno una valutazione comparativa dei soggetti antecedente alla delibera di attribuzione.

Considerato che con la legge regionale del 28 dicembre '21, la nostra Regione riconosce la formazione per il management in materia di transizione ecologica e trasformazione digitale quale fattore di sviluppo del proprio sistema territoriale nella Fondazione Bologna Business School, un ente non profit partecipato dall'università di Bologna e da altri soci, come soggetto qualificato in ambito regionale e che, in forza di tale riconoscimento, la Regione Emilia-Romagna si è impegnata a partecipare alla realizzazione di un campus della medesima fondazione, autorizzando la spesa di 1,5 milioni per ogni annualità '22, '23 e '24, prevedendo quindi un contributo totale di 4 milioni e mezzo.

Rilevato che con il progetto di legge di stabilità 2023 approvato con delibera di Giunta 2036 del 21 novembre '22 è stata prevista una riduzione del contributo pari a 300000 euro, il contributo complessivo da parte della Regione risulta pari a 4,2 milioni di euro, di cui 2,7 milioni incassati da Bologna Business School nel 2023, contabilizzati dalla stessa come contributi conti impianti a riduzione del valore delle immobilizzazioni materiali in corso, l'importo residuo pari a 1 milione e mezzo è stato invece incassato nel 24.

Ritenuto che quanto è emerso dall'indagine della sezione regionale di controllo per l'Emilia-Romagna della Corte dei Conti richieda un riesame approfondito di tutte le analoghe e similari disposizioni assunte da questa Giunta, interrogo la Giunta per sapere quali sono le motivazioni che hanno condotto la Regione Emilia-Romagna ad erogare 4 milioni e mezzo alla Fondazione di diritto privato Bologna Business School; secondo, se sia stata condotta una valutazione comparativa, come suggerito dalla sezione di controllo nel caso analogo citato.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego vicepresidente.

 

COLLA, vicepresidente della Giunta: Grazie presidente. Ringrazio la consigliera. La Regione Emilia-Romagna con legge regionale di stabilità 2022, legge regionale 28 dicembre 21, numero 20, ha approvato un contributo straordinario per il triennio 22-24 a sostegno della Fondazione Bologna Business School per la realizzazione di un campus della Fondazione nell'ambito regionale di talenti e competenze, attraverso una struttura organizzativa di accoglienza e orientamento per favorire la presenza stabile di giovani studiosi provenienti anche da diversi paesi dell'Europa e dai paesi extraeuropei nei programmi di formazione post universitaria, permettendo loro il più agevole accesso e la migliore permanenza sul territorio regionale.

La Regione Emilia-Romagna riconosce, infatti, la formazione per il management in materia di transizione ecologica e trasformazione digitale quale fattore di sviluppo del proprio sistema territoriale e, a tal fine, individua la Fondazione Bologna Business School, ente non profit partecipato dall'Università di Bologna e da altri soci come soggetto qualificato in ambito regionale.

La realizzazione degli interventi presenta, inoltre, per la Regione notevole interesse per la collettività in quanto si pongono prevalentemente nelle finalità dell'Università di Bologna con cui la Fondazione ha identità di missione e ne rappresenta la struttura di riferimento per la formazione manageriale, aperta alla collaborazione con altre realtà produttive del territorio, con le finalità di provvedere, tramite l’istituzione di corsi di formazione superiore, di formazione continua e permanente, alla progettazione, alla predisposizione e alla concreta attuazione di tutte le iniziative funzionali al perseguimento della propria missione, con particolare riferimento allo sviluppo di competenze manageriale e alla realizzazione di master universitari di primo e secondo livello in lingua italiana e in lingua inglese a cui partecipano studenti italiani provenienti dall'estero con docenti ufficiali dipendenti dall'università di Bologna.

Il contributo complessivo previsto ammontava inizialmente a 4,5 milioni, 1,5 per anno. Successivamente ridotto a 4,2, così come di seguito riduzione disposta nella legge 27 dicembre 22; a partire dal 2022 sono state definite dalle strutture regionali competenti le modalità per la concessione dei contributi e, nello specifico, attraverso la sottoscrizione di apposita convenzione in data 21/12/22 tra la Regione e la Fondazione. Ad oggi, il contributo di 4,2 milioni di euro risulta interamente erogato.

In merito alla valutazione di sistema occorre sottolineare che la Bologna Business School vanta importanti riconoscimenti internazionali, tra cui l'accreditamento EQUIS dal 2022, che la posizione tra l'1% delle migliori business school mondiali; l'ingresso nel World University Rankings al 33° posto al mondo, evidenziando l'eccellenza di Class Experience e accreditamenti specifici FMD come Executive MBA, Global MBA, Data Science in Business Analytics. A livello nazionale ha ottenuto la certificazione da ASFOR (Associazione Italiana per la Formazione manageriale) e da AIDIP (Associazione Italiana per la Direzione Personale) per vari master.

La Bologna Business School è stata, inoltre, segnalata dal Financial Times come la scuola con la maggior crescita; in particolare, è stata nominata come la scuola con l'ascesa più importante nella classifica delle scuole di business europee, grazie ai buoni risultati della formazione esecutiva, programmi aperti, programmi personalizzati, risultati positivi di carriera per gli ex studenti del master, strutture in grado di dare una risposta significativa nell'attrarre e trattenere talenti per tutti i settori della nostra regione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego consigliera.

 

UGOLINI: Ringrazio l'assessore Colla per la risposta che mi trova soddisfatta e conferma un punto importante proprio per la politica della nostra Regione che è quello relativo all'importanza dell'investimento in fondazioni o strutture private che possono fornire, comunque, un servizio di pubblica utilità; e all'interno di una logica di trasparenza e di libera concorrenza che permette poi un paragone tra le proposte che ci possono essere, penso che questo sia un esempio importante che possa essere di grande valore anche per il futuro per poter consentire alle nostre università di potere anche reggere il confronto a livello internazionale.

OGGETTO 684

Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: "Modifiche alla legge regionale 4 dicembre 2003 n. 24 (Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza)". A firma dei Consiglieri: Pulitanò, Evangelisti, Aragona, Arletti, Gianella, Marcello, Bocchi, Tagliaferri, Ferrero

(Continuazione discussione e reiezione)

(Ordine del giorno 684/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” – Dichiarazione di voto e approvazione)

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene, riprendiamo ora dal progetto di legge di iniziativa consiglieri recante modifiche alla legge regionale 4 dicembre 2003 numero 24, disciplina della polizia amministrativa locale, promozione di un sistema integrato di sicurezza a prima firma del consigliere Pulitanò. Siamo nella discussione generale erano iscritti a parlare la consigliera Costi e il consigliere Fiazza. Do la parola alla consigliera Costi.

 

COSTI: Grazie presidente. Quando discutiamo di sicurezza e, in particolare, di polizia locale credo sia doveroso partire dal rispetto per il lavoro che viene svolto ogni giorno sui nostri territori. Parliamo di uomini e donne che operano a stretto contatto con le comunità, spesso in contesti complessi, che svolgono funzioni di prossimità fondamentali e che meritano tutele reali, strumenti adeguati e un quadro normativo chiaro, coerente e giuridicamente solido. È, dunque, proprio per rispetto verso il loro lavoro, che riteniamo necessario essere rigorosi nel valutare le proposte di modifica della nostra legge regionale.

Da parte nostra non c'è una chiusura pregiudiziale, c'è una posizione lineare, fondata sui dati, sulle competenze istituzionali e sull'esperienza concreta maturata in questi anni in Regione Emilia-Romagna. Se condividiamo l'obiettivo di rafforzare la sicurezza sui nostri territori e la tutela degli operatori di polizia locale, ciò che non condividiamo è l'impianto di questo progetto di legge che introduce strumenti ridondanti, giuridicamente fragili e, in diversi casi, già presenti nella nostra normativa regionale ovvero nella legge 24 del 2003, aggiornata a più riprese e, in particolare, ultimamente nel 2018 e anche nel 2023.

In questo progetto di legge si propone, ad esempio l'articolo 1, l'istituzione di un fondo di assistenza per il personale di polizia locale e, così facendo, si avanza una proposta di fatto non in linea con l'articolo 117 della Costituzione comma secondo, lettera i), in materia di pubblico impiego. Sarebbe piuttosto auspicabile l'approvazione di una disciplina operata attraverso l'intervento normativo del legislatore statale in materia che consentirebbe di raggiungere l'obiettivo di dettare le medesime regole e di garantire l'omogeneità delle condizioni di tutela per tutti gli operatori di polizia locale a livello nazionale. Inoltre, va da sé che, oltre a esulare dalle competenze regionali, ancora meno comprensibile parrebbe essere la previsione di un fondo in capo alla Regione, se poi dovesse risultare alimentato da contributi volontari della polizia locale che sono dipendenti di altro ente.

Ancora, nel caso invece dell'articolo 2, del fondo per gli oneri di difesa nei procedimenti penali, siamo di fronte a uno strumento già attivato e attivo dal 2018 e, contrariamente a quanto ritenuto in questa proposta di legge, molto poco centrale. Nessun operatore vi ha ancora fatto ricorso negli ultimi anni; ciò nonostante, esiste già e rimane a disposizione di chi ne avesse necessità. Questo per ribadire come la proposta non stia innovando il sistema, ma lo stia appesantendo con sovrapposizioni normative, per lo più esistenti.

Veniamo all'articolo 3, alla richiesta di dotazione del taser. Tutt'altro che uno strumento di autotutela come possono essere manette, giubbotti antiproiettili, caschi di protezione, spray al peperoncino. Il taser è classificato come vera e propria arma. La cronaca nazionale, da giugno e ottobre 2025, riportava il caso di cinque decessi in quattro mesi a seguito del suo utilizzo. Resta la facoltà dei singoli comuni, come oggi sottolineato qui e come da normativa nazionale, di dotarsi in via sperimentale, ma ripetiamo, è classificata come arma e come tale disciplinata dalla normativa nazionale che ne abilita la sperimentazione.

Veniamo all'articolo 4. Si desidera specificare che la legge regionale in materia prevede già espressamente un ampio coinvolgimento delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nell'adozione delle delibere, il che garantisce il coinvolgimento degli operatori nelle scelte adottate dalla Giunta. Il Comitato Tecnico di polizia è, pertanto, un organo di consulenza e proposta alla Giunta regionale, finalizzato alla realizzazione e il coordinamento complessivo delle funzioni regionali in materia di polizia locale e a fornire indicazioni interpretative su questioni tecniche e, pertanto, per sua natura, deve essere composto da figure apicali delle rispettive polizie locali.

Ciò non toglie che riconosciamo, in materia del tutto condivisa, il ruolo essenziale di presidio del territorio, prevenzione e prossimità che la polizia locale svolge. Proprio per questo, crediamo che non possa e non debba essere caricata di funzioni che esulano dalle sue attribuzioni, esponendo gli operatori a rischi maggiori senza adeguate coperture normative, operative e organizzative.

Se davvero si vuole rafforzare la sicurezza, è sul piano nazionale che incorre intervenire: sulle risorse, sugli organici, sulla formazione, sul coordinamento tra i vari livelli istituzionali, come chiesto dal nostro presidente.

L'Emilia-Romagna è terzultima per numero di agenti di polizia e carabinieri presenti sul territorio: solo 235 ogni 100 mila abitanti. È qui che si gioca il tema della sicurezza.

Vedete, io credo che siamo di fronte a una grande confusione. La polizia locale e la sicurezza urbana sono effettivamente temi e istituti di competenza delle regioni e degli enti locali, non lo è la tutela del cittadino dal reato e dall'ordine pubblico, per quanto lo si cerchi di imputare spesso ai comuni e ai sindaci.

Negli ultimi dieci anni, anche in Emilia-Romagna si è registrata una significativa riduzione complessiva dei reati più gravi, non lo stesso per quanto riguarda la microcriminalità. Come evidenziato dal presidente De Pascale, la sicurezza è oggi una delle principali criticità segnalate dai cittadini e dalle cittadine e rappresenta una sfida di tutte le istituzioni e di tutti i comuni e, quindi, comuni, regioni e governo possono e devono affrontare insieme. Al fine di garantire una convivenza ordinata e civile, dobbiamo intervenire sulla riduzione dei fenomeni di illegalità e inciviltà diffusa anche, ma non solo, attraverso politiche educative di prevenzione e mediazione sociale, presidio del territorio capaci di intercettare il disagio prima che si trasformi in conflitto e violenza.

Nella sicurezza urbana che ci compete e che vogliamo come integrata, fondata su prevenzione e coesione sociale, qualità degli spazi urbani, intendiamo investire e investiamo. Sono venti gli accordi di programma per la sicurezza urbana e la prevenzione della criminalità recentemente avviati con i comuni e le unioni, grazie a un investimento di 2,5 milioni di euro sul 2026, con uno stanziamento più che raddoppiato rispetto al passato. Il programma di mandato della XII Legislatura considera centrali le politiche per la sicurezza, la collaborazione interistituzionale e la riqualificazione urbana; è proprio nella cooperazione tra i territori e enti che sta la base di un sistema integrato di sicurezza.

In questo contrasto, in un'ottica di prevenzione, un'attenzione specifica rivolta agli Street Tutor di cui discuteremo più tardi; una figura professionale adatta a mettere in atto strategie di mediazione e prevenzione dei rischi nelle aree e negli spazi pubblici, adiacenti ai pubblici esercizi e nei luoghi nei quali si svolgono eventi pubblici, che servono anche a promuovere modelli positivi di utilizzo dello spazio pubblico. Per noi, centrali sono le persone, come dimostra l'istituzione della Fondazione per le vittime dei reati emiliano-romagnola, un unicum a livello nazionale, che altre regioni a noi vicine vogliono istituire. Uno strumento concreto di sostegno alle vittime, in linea con le direttive europee e con una visione moderna della sicurezza.

L'ordine pubblico, quello che in questa proposta di legge è stato più volte impastato con la forma, invece, di sicurezza urbana, è una competenza nazionale. Concordiamo nel richiedere maggiore attenzione al governo, in particolare, come detto, all'assunzione di forze dell'ordine anche a fronte dei tanti pensionamenti previsti. Per questo non accettiamo il racconto secondo cui qui si perderebbe un'occasione. L'occasione, per parte sua, la Regione Emilia-Romagna l'ha colta anni fa, costituendo un impianto che tiene insieme sicurezza, prevenzione e coesione sociale e tutela delle persone, nel pieno rispetto delle competenze e della Costituzione; una Regione che continua a innovare, che fa rete con il FISU, il Forum Italiano per la Sicurezza Urbana, a livello nazionale e interregionale.

Chiudo, ringraziando gli agenti e le agenti di polizia locale per il loro quotidiano e difficile lavoro vicino ai territori e per la dedizione con cui svolgono i difficili compiti assegnategli dal nostro ordinamento. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Fiazza.

 

FIAZZA: Grazie presidente. Innanzitutto, ringrazio il collega Pulitanò per aver apportato questo progetto di legge che credo davvero porti dei contenuti corretti, veri e pragmatici, necessari per la categoria della polizia locale e, quindi, ci tengo a dire che mi trova d'accordo su ogni punto.

Come ha detto giustamente anche appunto il collega Pulitanò, credo che possa essere un'occasione perché la nostra Regione possa dare un segnale concreto, tangibile verso appunto gli operatori di polizia locale. Anche come Lega abbiamo fatto molte proposte e le abbiamo fatte sia in questa legislatura che nella scorsa. In questa legislatura, con ordini del giorno, risoluzioni ed emendamenti anche al bilancio. Purtroppo, però non sono stati accolti.

I temi, secondo me, su cui la polizia locale attende risposte sono tanti; non mi riferisco al governo, magari poi ci arriverò dopo, ma mi riferisco a quello che concretamente la nostra Regione può e dovrebbe fare. Si è parlato dei fondi di assistenza con coperture legali, strumenti di autotutela, si è aperto il capitolo del taser e bene hanno fatto i colleghi di Fratelli d'Italia a ricordare quanti sono i comuni, anche nella nostra regione, che usano il taser come strumento di autotutela, ma anche, qualcuno ha detto, come arma. Sì, anche come arma, chiamiamolo come vogliamo - autotutela, arma - però è qualcosa che agli operatori serve. Ma non solo è utilizzato da molti comuni nella nostra regione e in tutta Italia, è utilizzato in più di cento paesi in tutto il mondo e non parliamo di paesi, come dire, del terzo mondo o dittatoriali, ma parliamo anche della vicina Germania, della vicina Francia, della Gran Bretagna, dove il taser è nato e, quindi, se lo utilizzano loro, non vedo perché dobbiamo continuare a fare una battaglia politica su un'arma di autotutela, chiamiamola come vogliamo, diamo il nome che vogliamo, ma è qualcosa che può essere veramente utile agli operatori di polizia locale, soprattutto in determinate situazioni.

Ecco, quindi, anche qui, è un peccato utilizzare questo come divisione politica, ma dovrebbe essere qualcosa che, come dire, uno strumento in più per i nostri operatori. E torno sulle varie cose che la polizia locale si aspetta, secondo me, da questa Regione, anche maggiori fondi sulla sicurezza in generale. Una proposta che mi sono permesso di avanzare è quella di avere gli operatori di polizia locale non in servizio all'interno dei treni, qualche regione lo sta facendo, con un biglietto gratuito, proprio per avere una figura in più in caso di bisogno, che possa mettere un freno in una situazione di sicurezza, nell'attesa che magari i colleghi della Polfer arrivino sul posto. Peraltro, proprio pochi giorni fa, anche il nostro presidente de Pascale ha detto e ha annunciato che si aspetterebbe che la Regione fosse all'interno dei tavoli per l'ordine e la sicurezza pubblica provinciali.

Questa è una proposta che, tutto sommato, mi trova anche d'accordo, però anche qui avevo fatto una proposta, sia con un ordine del giorno che con una risoluzione, dicendo che nella vicina Lombardia stanno facendo da diversi anni progetti interforze dove coinvolgono più forze di polizia insieme alla polizia locale in determinate zone delle città, magari quelle più pericolose, dove insieme si può dare un segnale di coesione e di, appunto, coesione anche istituzionale contro la criminalità; ma purtroppo, anche queste proposte sono state bocciate.

Poi sono consapevole, la consigliera Costi prima ha detto che il Governo deve fare la sua parte. Penso che tutti noi qui tra Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia e i gruppi civici, siamo ben consapevoli che il Governo deve fare la sua parte, ma io credo che il Governo la stia facendo la sua parte perché, non più tardi di ieri, anche il vicepremier Matteo Salvini ha detto che la riforma sulla polizia locale sta andando avanti, l'ha detto il sottosegretario Molteni, l'ha detto Fratelli d'Italia, l'ha detto Forza Italia; tutti quanti lo stanno dicendo, quindi, davanti a questi annunci, credo proprio che il progetto di legge stia andando avanti e tutti quanti della maggioranza, ma penso anche della minoranza, possono dare il loro contributo.

Credo che la cosa importante sia finalmente una riforma attesa da cento anni perché da troppi anni si sta aspettando questa riforma, meno male che non l'ha fatta la sinistra quando governava perché questo mi preoccuperebbe. Lo dico e arrivo poi al nocciolo del mio discorso, dicendo che noi, e lo ripeto, l'avevo già detto in commissione ma lo ripeto ancora, magari qualche collega non mi aveva sentito, come minoranza possiamo stare qui a fare mille proposte e ne faremo ancora, sicuramente, però il punto è questo, che noi qui abbiamo un'idea di polizia locale e, dall'altra parte, credo che l'idea di polizia locale sia molto distante e molto diversa; non vorrei che qualcuno veda la polizia locale tra un mix tra un messo comunale, un assistente sociale, ecco. La polizia locale è una forza di polizia: questo per la Lega è chiaro da sempre. Quindi, la Lega, finché avrà la possibilità di farlo, legifererà e darà strumenti e possibilità alle forze di polizia locale per fare il loro dovere insieme alle forze dell'ordine nazionali. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Bocchi

 

BOCCHI: Grazie presidente. Sostenere la crescita e la qualità della polizia locale, tassello essenziale per la sicurezza di prossimità; vogliamo dare nuovo impulso alle funzioni di alto coordinamento, indirizzo che la Regione esercita sui corpi e servizi di polizia locale del territorio; il nostro obiettivo principale è quello di assicurare a tutti i cittadini dell'Emilia-Romagna un livello omogeneo delle prestazioni di polizia locale. Queste parole non sono di un esponente di Fratelli d'Italia, non sono del sottoscritto, ma sono del governatore De Pascale e sono contenute nel programma elettorale della coalizione che poi ha vinto le elezioni e vedere oggi in quest'aula, quasi, il rifiuto di un dibattito, ma lo è stato anche in sede di commissione quando si è affrontato questo progetto di legge, per il quale ringrazio il collega Pulitanò, credo che sia davvero - e mi rivolgo alla consigliera Costi - un'occasione persa perché sappiamo benissimo che oggi - ce lo dicono i nostri cittadini e credo che nessuno qui oggi sia in grado di negarlo - quello della sicurezza delle nostre città è il tema che i nostri cittadini sentono sulla loro pelle, nella loro vita quotidiana e che meriterebbe di essere affrontato anche in quest'aula, anche in questo consesso, anche da parte di questa istituzione, senza volere piratescamente giocare allo scarica barile o rifugiarsi dietro al fatto che è il Governo che si deve occupare di sicurezza, sono le leggi dello Stato che devono occuparsi di sicurezza; cose che, come ha ricordato il consigliere Fiazza poco fa, il governo sta facendo e tutte le volte, magari, che l'ha fatto attraverso l'emanazione di decreti sicurezza, di misure più stringenti, riguardo a questo tema, viene poi bacchettato da una certa parte politica.

Io qualche giorno fa mi sono letto, due o tre giorni fa, gli interventi, diciamo, il riepilogo delle azioni effettuate nel 2025 dalla polizia locale del comune di Venezia, dove operano 462 agenti di polizia locale che garantiscono un servizio 24 ore su 24, con una control room che lavora 24 ore su 24, agenti dotati di taser che hanno deferito 191 persone, fautori di borseggi, hanno denunciato 121 persone, hanno individuato 112 spacciatori in flagranza di reato, ne hanno arrestati 20, hanno attuato 1577 provvedimenti di daspo urbano, quel daspo urbano che è già previsto dal decreto Minniti, un esponente del Partito Democratico che poi non ha avuto troppa fortuna nel partito, forse proprio per queste idee di buon senso. E, all'interno dell'operazione Oculus, hanno attuato 180 sopralluoghi, 118 bonifiche, 42 persone sono state denunciate per occupazione abusiva, 1724 sono state le richieste investigative di acquisizione immagini.

Ecco, io ho fatto questo paragone, paragonandolo a quello che è la situazione che conosco più da vicino, che è quella del mio comune, il comune di Parma, amministrata da una coalizione di centrosinistra; comune dove non esiste la camera di sicurezza, per esempio; è stato presentato in un convegno di qualche giorno fa proprio a Parma, uno studio, una relazione fatta dal Garante regionale dei diritti dei detenuti, uno studio molto interessante. Parma è l'unica provincia che non è dotata di una camera di sicurezza. Quando c'è un fermo, tre agenti di polizia locale sono costretti a effettuare il piantonamento e accompagnare la persona nei comandi di carabinieri o di polizia. È stato sciolto il nucleo investigativo che esiste in altri comandi di polizia locale che attuava anche su input della Procura delle azioni di polizia investigativa, di lotta allo spaccio, di lotta ai cosiddetti graffittari. È stato sciolto il nucleo di polizia velomontata; è stato sciolto il nucleo dell'unità cinofila. Insomma, oggi, credo che attraverso la discussione del progetto di legge presentato da Fratelli d'Italia e, in particolare, dal primo firmatario, il consigliere Pulitanò, quest'aula aveva l'occasione per mettere le mani in un ambito che, ripeto, o vive delle emergenze per le quali non è sufficiente, come ci viene spiegato, una impostazione legittima che conosciamo bene, da parte della sinistra, le attività proattive di coesione sociale, di inclusione, di socialità che sono tutte cose che vanno bene anche queste, però, davanti a un'infezione - oggi credo che nelle nostre città si viva questa realtà, di un'infezione vera e propria - occorra anche e soprattutto l'antibiotico, prima di una cura omeopatica o prima di dare delle vitamine e la cura antibiotica oggi non può che essere rappresentata da ciò che già la legge, che i decreti degli ultimi anni, a partire da Minniti in poi, consentono alla polizia locale.

La polizia locale è uno strumento indispensabile per attuare politiche di sicurezza urbana all'interno delle nostre città e il fatto che la Regione potesse, nell'ambito sempre delle proprie prerogative di legge, poter esercitare quel ruolo e quella funzione di coordinamento, di potenziamento - non voglio ripetere gli articoli, sono già stati illustrati - ma di aumento delle dotazioni, per creare quella omologazione, quella, appunto, parificazione anche di servizi e di prestazioni che erano citati nel programma elettorale del governatore de Pascale, credo potesse essere un'occasione importante che viene sciupata.

Lo dico perché, sappiamo benissimo, anche qui è stato ricordato da qualcuno, che c'è una legge nazionale che attendiamo, gli italiani attendono, non solo i corpi di polizia locale, ma attendiamo tutti da decenni, una riforma che grazie al Governo di centrodestra a guida Giorgia Meloni oggi è in un passaggio assolutamente il più avanzato degli ultimi anni e ci auguriamo che, entro fine legislatura, possa essere licenziato. Una legge assolutamente attesa. C'è un Testo Unico sulle leggi della polizia, della pubblica sicurezza, che risale addirittura al 1931, quindi, credo che la legge regionale, per quanto lievemente modificata, risale al 2003 e credo che questa sia stata veramente un'occasione persa da parte di tutti, da parte di tutti noi, per poter mettere un punto.

Dicevo prima che c'è una differenza legittima, ma nel dibattito è emersa, è emersa anche in commissione, laddove il consigliere Castellari sfuggì “le polizie locali e le amministrazioni locali non debbono occuparsi di sicurezza” ed è una visione secondo la quale, appunto, la sicurezza debba essere vista attraverso le lenti della socialità, di politiche che favoriscono l'inclusione sociale, che possono eliminare le differenze sociali, aumentare l'integrazione; tutte cose per le quali la sinistra è bravissima poi a parlare, ma poi a calare nei fatti e nei provvedimenti - e lo vediamo nelle amministrazioni locali dove governa - fa anche molta fatica poi a scendere nel concreto e questo noi non lo vogliamo negare.

L'approccio alla sicurezza, è bene dirlo, almeno io ritengo questo, è un approccio che deve essere multidisciplinare. Non può essere ideologico, polarizzato sul presidio, sul controllo, sulla repressione o solamente, invece, sugli aspetti che ho ricordato prima; però ci deve essere un'integrazione, una commistione di queste due fattispecie e oggi voi, invece, dimostrate di voler rifiutare un approccio di questo tipo che vede, invece, la sensibilità nostra assolutamente più attenta.

Il principio è quello ognuno deve fare la propria parte. Io credo che la sicurezza delle nostre città passi innanzitutto attraverso una presa d'atto, una presa di coscienza di quella che è la realtà e, faticosamente, oggi la sinistra vediamo che, di fronte alla realtà cruda e nuda dei fatti e delle cronache, è passata dal credere che fosse una percezione o una narrazione, questa è una parola che ogni tanto si sente ancora, ma comunque, a prendere atto di una certa realtà, poi da qui però occorre prendere, secondo me, fare un passo in avanti, un salto in avanti da parte di tutti. Poi parleremo della risoluzione degli Street Tutor. Anche qui, non vogliamo né demonizzarli né dire che siano inutili, però, ripeto, lo strumento oggi dei comandi di polizia locale, che le istituzioni locali e amministrazioni locali detengono, sono degli strumenti fondamentali, sono gli stessi agenti oggi che ci chiedono di essere impiegati anche in questo, con la dovuta formazione, con le dovute tutele, con i dovuti mezzi di difesa e credo che ignorare il dibattito oppure liquidarlo in maniera così superficiale, dicendo che dobbiamo occuparci d'altro, credo che sia veramente, lo ripeto per l'ennesima volta, un'occasione che questa Assemblea ha perso. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Ugolini.

 

UGOLINI: Ringrazio i consiglieri di Fratelli d'Italia per avere avuto l'idea di proporre una legge che interviene su una legge della nostra Regione ed interviene cercando di aiutare chi opera in condizioni sempre più difficili, chi deve affrontare rischi crescenti, chi deve affrontare anche dei problemi di tipo giudiziario perché ci sono delle responsabilità enormi che, chi difende la popolazione, deve affrontare.

Ecco, queste tre proposte fatte all'interno della legge sul piano del sostegno umano e sociale, sul piano della tutela giuridica e sul piano della sicurezza operativa, sono delle proposte concrete che aiutano e valorizzano quelle quasi 4 mila persone che ogni giorno, come polizia locale, aiutano la sicurezza delle nostre città.

Io voglio solo porre l'accento su questo: aiutano la sicurezza delle nostre città. Quando il nostro presidente De Pascale, il 22 gennaio del 2026, ha rilasciato l'intervista a La Repubblica, in cui ha detto che c'è un'emergenza sicurezza, che occorre aumentare l'efficacia delle espulsioni, che gli arrestati ritornano rapidamente in libertà e chiede più agenti di polizia e dell'esercito delle forze dell'ordine, al governo dice delle cose sacrosante perché in questo momento c'è un problema di sicurezza reale, non solo di percezione della sicurezza e, per far sì che le nostre strade siano sicure, occorre presenza, occorre illuminazione, occorre controllo, occorre anche quell'aiuto dal punto di vista sociale che, in questo momento, non c'è, anche se noi lo diciamo molto ipocritamente perché ci sono tante persone che vivono senza fissa dimora e abbiamo visto tutti gli esiti dell'indagine che ha fatto l'Istat recentemente su Bologna.

Noi non possiamo dire che siamo una società accogliente quando ci sono delle persone che dormono per strada, quando ci sono delle persone con problemi psichiatrici e con problemi di alcol, di droghe che girano indisturbati, ma perché girano indisturbati? Perché non c'è nessuno che fa un lavoro vero, reale di integrazione e di aiuto.

Ora, quello che io chiedo è che se il presidente de Pascale e la Giunta ritengono che sia importante lavorare sulla sicurezza, partano dalla prima responsabilità che hanno che è la valorizzazione della polizia locale per questi compiti, che sono compiti anche della polizia locale, perché è facile mettere in contrapposizione due cose giuste, la sicurezza e la prevenzione, la luce, la pulizia, la bellezza delle nostre città e la presenza di forze dell'ordine e di polizia che sono la modalità più importante per creare un luogo in cui è difficile fare dei reati. Non diversificherei tra grandi reati e microcriminalità, perché se la signora che ieri è caduta per terra perché un ladro, un ladruncolo, ha cercato di rubarle il portafoglio, è caduta e si è rotta il femore, per quella signora non si può parlare di microcriminalità, quindi, io voterò convintamente a favore di questo progetto di legge.

Contemporaneamente, chiedo alla Giunta e al presidente della Regione di essere conseguenti. C'è l'operazione Strade sicure? Facciamola. Non diciamo che non bisogna militarizzare le nostre città. Dobbiamo rafforzare la presenza della polizia locale? Bene, diamogli gli strumenti economici, sociali, giuridici e anche di difesa per poter essere presenti sul territorio. Noi abbiamo una scuola - e questa è la domanda che porgo a tutti - noi abbiamo una scuola interregionale di polizia locale. Che cosa sta facendo? Che tipo di corsi sta portando avanti? Che cosa è previsto perché ci sia una formazione diffusa e pertinente a un problema così serio?

Quindi, noi siamo in una Regione governata da tantissimi anni dalle stesse persone, io mi aspetto che queste persone siano conseguenti. Fatela voi una legge che potenzia, aiuta, valorizza e dà gli strumenti alla polizia locale perché queste quasi 4.000 persone aiutino le nostre città ad essere dei luoghi sicuri e non dei luoghi dove si ha paura uscendo anche alle quattro del pomeriggio. Non parlo della sera o della notte o di certe zone.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Calvano.

 

CALVANO: Grazie presidente. Ammetto che non avevo previsto di intervenire perché, il collega Castellari prima e la collega Costi poi, hanno spiegato in maniera molto precisa perché c'è stato un nostro voto contrario rispetto a questo progetto di legge in commissione e perché, quindi, bocceremo questo progetto di legge anche qui in Assemblea. Però intervengo, uno, per chiarire un aspetto tecnico e poi entro sull'aspetto politico.

L'aspetto tecnico: generalmente, da ormai quarant'anni, in questa Regione, quando un progetto di legge viene bocciato articolo per articolo in commissione, quando arriva in aula - perché comunque in aula ci arriva nonostante la bocciatura in commissione, strumento di garanzia - c'è la discussione generale e poi, è previsto dai regolamenti per snellire anche i lavori d'aula che, attraverso un ordine del giorno che viene approvato, si decide di non passare all'esame dell'articolato in Assemblea perché c'è stato un esame dell'articolato molto approfondito in commissione. È un fatto tecnico, non politico. Lo dico perché, altrimenti, come dire, si rischia di raccontare cose sbagliate e che non sono la volontà di quest'aula e di nessuna parte all'interno di quest'aula. E questo è l'aspetto tecnico. La fortuna e l'onore di essere qua da diversi anni mi consente, a chi è qua da meno anni, di poter illustrare questi aspetti che anch'io ci ho messo un po' di anni a fare miei.

Veniamo, invece, alla parte politica perché ammetto che, ascoltando gli interventi dell'opposizione e quindi del centrodestra, qui in Emilia-Romagna ho sentito cose che sono esattamente il contrario di quelle che il centrodestra al governo del Paese sta raccontando al paese e mi spiego. Le ragioni di questo progetto di legge presentato dal collega Pulitanò, che ringrazio per aver aperto questo dibattito, partono dal presupposto che in questo paese c'è bisogno di più sicurezza. Ammetto che per tre anni ho ascoltato la presidente del Consiglio dire che la stragrande maggioranza dei problemi di sicurezza di questo paese era stata risolta e, quindi, mi sono trovato in una condizione in cui dico “ma forse ho capito male” e invece no, ho capito proprio bene, è stato detto da parte dei banchi del centrodestra che nel paese c'è un problema di sicurezza. Sono d'accordo perché, finalmente, anche la destra dell'Emilia-Romagna riconosce che su uno dei temi centrali su cui Giorgia Meloni, Salvini e gli altri hanno vinto le elezioni, è uno dei temi su cui, purtroppo, in tre anni non sono arrivate risposte che erano state promesse; molto probabilmente perché c'è stato, come dire, un errore nelle scelte messe in campo. Ne stiamo ancora vedendo gli effetti e rischieremo di vederli ancora di qui in avanti, ma su questo ci vengono incontro anche i dati, devo dire la verità, perché la realtà in Italia negli ultimi tre anni sul tema della sicurezza è una realtà davvero sconfortante.

Prendiamo il tema dell'immigrazione clandestina, confrontiamo tra loro i dati 2017-2019 con i dati 2023-2025. Cosa succede: che abbiamo più sbarchi e meno rimpatri, cioè, sta succedendo esattamente il contrario di quello che la destra aveva promesso al paese.

Poi veniamo ai reati, quindi, confrontiamo il 2022, che è il primo anno post Covid, con il 2025 ed emerge che il numero dei reati è cresciuto del 5% in questo paese. In Italia c'è un problema sicurezza.

L'opposizione oggi ci dice che questo problema della sicurezza in Emilia-Romagna lo risolviamo con il progetto di legge presentato da Fratelli d'Italia. Peccato che, non solo in quel progetto di legge non ci sono misure che realmente possono agire sul sistema della sicurezza, ma c'è una gran parte di misure che sarebbero afferenti alla normativa nazionale, a partire dal trattamento contrattuale degli agenti di polizia locale. E allora, lo vogliamo dire che in questo paese - e ce ne assumiamo tutti la responsabilità - la legge sulle polizie locali è del 1986 e non c'è stata nessuna forza politica capace di riformare quella legge in quarant’anni di Parlamento e di governo? Perché i punti che voi chiedete di affrontare all'Emilia-Romagna sono punti che sono dentro una discussione oggi parlamentare e che è una discussione arenata da quarant’anni e, certamente, per chi oggi è al governo arenato negli ultimi tre anni che affronta esattamente diverse delle questioni che sono all'interno del progetto di legge del collega Pulitanò.

Quindi, il nostro voto contrario rispetto a questo progetto di legge è nel merito, per le ragioni, ripeto, che il collega Castellari, in particolare, ha espresso in maniera molto precisa, ma sono anche rispetto a quelle che sono le responsabilità che si vogliono portare in quest'aula, ma che non sono per la stragrande maggioranza di quest'aula. Al contrario - e ringrazio di questo - c'è un'attività che la Regione Emilia-Romagna sta facendo sui temi della sicurezza urbana, attraverso accordi di programma con le singole amministrazioni, che stanno dando ottimi risultati. E a dirlo non sono io. Io vengo da una città come Ferrara, dove a raccontare che la Regione è al fianco della città nel mettere in campo una serie di progetti per la sicurezza urbana è la stessa amministrazione comunale, che non è certamente di un colore politico simile a quello della maggioranza oggi in Regione.

Questo è il contesto e in questo contesto ci viene da dire che la Regione Emilia-Romagna è al fianco dei comuni e delle comunità nell'attività legata alla sicurezza urbana, continuerà ad esserlo e continuerà a farlo in quella logica di confronto con quelle comunità che ci ha consentito in questi anni, che siano esse amministrate dal centrosinistra, siano esse amministrate dal centrodestra, di mettere in campo progetti efficaci e in grado di dare risposte all'altezza delle richieste dei cittadini. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Paldino.

 

PALDINO: Grazie presidente. Intanto, alcune considerazioni preliminari. Ho ascoltato con molto interesse il dibattito. Lo diceva prima il collega Calvano: che in questo Paese ci sia un problema di sicurezza è un dato di fatto. Due, tre riflessioni preliminari che penso che in modo onesto dobbiamo ripercorrere, se vogliamo trattare il tema che è oggetto di questo progetto di legge.

Il centrodestra ha vinto le elezioni e uno dei temi fondanti della campagna elettorale è stato proprio l'aspetto dell'immigrazione e della sicurezza. Sono passati tre anni e un po' e io non credo, ma lo dico con assoluta sincerità e con assoluta anche onestà intellettuale, non credo che i cittadini si sentano oggi più sicuri di tre anni fa. E questo non vuole essere un giudizio, è un dato e, quindi, da questo dato dobbiamo partire.

Cosa serve per creare una società più sicura, una società più coesa? Serve dotare le forze dell'ordine di tutti gli strumenti necessari, sicuramente può essere utile. Serve valorizzare il corpo di polizia locale che abbiamo nella nostra Regione e che ogni giorno svolge un compito eccezionale rispetto anche a quello che è il proprio contingente.

Quando c'è stata la discussione in aula, mi riferivo alla polizia locale della città da cui provengo, Modena, che dal 2023 - anche prima, forse - si occupa anche di polizia giudiziaria. Numeri importanti anche dei sequestri di droga, dei fermi per reati penali, attività che svolge già in collaborazione con le altre forze dell'ordine.

Però dobbiamo essere sinceri, in questi tre anni non abbiamo visto adeguamenti salariali sostanziali; non abbiamo visto aumenti di contingente delle forze dell'ordine - mi riferisco - sostanziali e quindi quel punto fondante del programma di mandato non è stato rispettato e, quindi, i cittadini italiani questo lo sanno bene, lo sanno bene, perché ogni giorno quando escono, quando vanno in giro, quando frequentano i parchi, quando mandano i figli nelle discoteche, quando mandano i figli al parco, a scuola, sono preoccupati, sono preoccupati per una situazione di microcriminalità urbana che impensierisce tutti.

Ma siamo davvero convinti, io lo dicevo in commissione, lo voglio dire anche qua in aula, oggi siamo davvero convinti che l'unica ricetta che abbiamo per risolvere il problema della sicurezza sia solo ed esclusivamente attraverso l'eccezionale lavoro che già fanno oggi le forze dell'ordine? Io sono fermamente convinto di no. Le forze dell'ordine sono un tassello indispensabile per garantire sicurezza alle nostre cittadine e ai nostri cittadini, ma non è purtroppo sufficiente.

La collega Ugolini prima diceva che ci sono persone marginalizzate, che servirebbe più coesione sociale; ma la coesione sociale, la lotta all’emarginazione, non lo facciamo attraverso le forze dell'ordine, la facciamo attraverso politiche che si occupano di integrazione - quella vera - e non attraverso ovviamente quella parte là. Le forze dell'ordine devono svolgere un altro ruolo e quindi è chiaro occuparsene, ma non si possono fare carico di creare una corretta integrazione ed è per questo, insomma, che bisogna distinguere bene, altrimenti facciamo una confusione enorme. Da un lato, c'è chi si deve occupare di garantire sicurezza nei nostri territori e, dall'altro, c'è chi si deve occupare di garantire coesione sociale, di garantire una corretta integrazione. Ma come ci può essere una corretta integrazione se noi - e l'ho detto nel question time che ho presentato al precedente Consiglio regionale e lo voglio ripercorrere oggi - come si fa a garantire coesione sociale in un territorio, il nostro, in cui la regolarizzazione dei cittadini che sono presenti nel nostro territorio avviene attraverso un Click Day? Perché così funziona nel nostro paese e, quindi, noi abbiamo tanti cittadini che risiedono in qualche modo nel nostro territorio che, se anche trovassero l'opportunità di lavoro e anche trovassero un imprenditore disponibile ad assumerli - e ce ne sono tanti perché ci sono delle figure che servono e si fa fatica a trovarle - se anche volessero assumerli, non possono farlo perché queste persone abbiamo noi deciso che devono rimanere invisibili e quando una persona è invisibile, è preda della criminalità organizzata, è facile che si dedichi ovviamente alle attività che siano lo spaccio, atti predatori, eccetera, eccetera.

Ecco, quindi, noi dovremmo, prima di tutti, interrogarci su che cosa stiamo facendo per creare un'integrazione vera che passa, ribadisco, attraverso dei meccanismi contorti che non danno la possibilità anche a chi volesse, insomma, intraprendere un'attività lavorativa e quindi sistemarsi dal punto di vista sociale nel nostro territorio, non lo può fare.

Io penso che di queste problematiche dovremmo occuparci, se vogliamo che ci sia più tranquillità nelle nostre città e che ci siano cittadini che possano davvero integrarsi come si dovrebbe; invece, no: ci occupiamo di come possiamo fare per dotare le forze dell'ordine e, quindi, in questo caso, la polizia locale, di maggiori presidi.

Ripeto, io non ho nulla in contrario. Le forze dell'ordine devono avere tutti gli strumenti necessari per poter tutelare i cittadini, in primo luogo, e poi se stessi perché svolgono un ruolo, insomma, che può diventare in alcune occasioni anche pericoloso e l'abbiamo visto con quello che è successo a Minneapolis, l'abbiamo visto l'altro giorno con quello che è successo a Torino. Ma questo però nulla ha a che fare con risolvere davvero il problema della sicurezza perché, se noi diciamo ai cittadini e continuiamo a sostenere che la sicurezza si può fare solo ed esclusivamente attraverso le forze dell'ordine, io penso che prendiamo in giro i nostri concittadini. Allora, dovremmo dire in modo serio che, da un lato, bisogna adeguare i contingenti di forze dell'ordine, bisogna adeguare i salari di queste persone che sono su strada a difendere i cittadini ogni giorno; dall'altro, dobbiamo parlare di come vogliamo fare questa coesione sociale, di come vogliamo davvero creare un modello di società che sia un po', come dire, che dia la possibilità ai cittadini che sono invisibili nel nostro territorio di potersi integrare. Ecco, e questo penso che da troppi anni rimanga sempre un tema non affrontato. Ecco, purtroppo, secondo me, da questo poi deriva anche un po' di microcriminalità che vediamo in giro perché, lo voglio ribadire per l'ennesima volta, quando un cittadino non ha la possibilità di poter avere un lavoro, di poter essere riconosciuto da questo paese, è molto facile che sia preda della criminalità organizzata. Ecco, forse su questo dovremmo concentrarci.

I temi che vengono posti possono essere anche interessanti, però io credo che in questo momento l'attenzione va focalizzata su quello che è il problema che abbiamo adesso: il problema di garantire alle nostre cittadine e ai nostri cittadini di poter avere delle città sicure e diciamo pure che questo non passa solo ed esclusivamente attraverso le forze dell'ordine che, seppur svolgono un ruolo fondamentale, non è sufficiente a garantire sicurezza nel nostro territorio. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Aragona.

 

ARAGONA: Grazie presidente. Guardate, io pensavo di ripartire, nel mio breve intervento, dalle considerazioni di stamattina dei colleghi Evangelisti e Pulitanò che, giustamente, tra le tante cose corrette che hanno detto, hanno detto una cosa che mi sembra di buon senso, nel senso che ci si aspettava quantomeno che questo progetto di legge avesse il beneficio, non ovviamente di essere condiviso, perché ovviamente le visioni sono, soprattutto su questo tema, spesso diametralmente opposte, ma quantomeno che avesse il beneficio di essere dibattuto, che si entrasse veramente nell'analisi di quello che era stato il dettato che è stato, credo, egregiamente, tra l'altro, scritto, in primis dal consigliere Pulitanò, per arrivare quantomeno a una discussione che fosse una discussione degna di quest'aula perché, io vorrei sempre ricordare che siamo in quest'aula per portare delle tematiche, ma anche per fare discussioni che siano all'altezza del mandato che coloro che ci hanno eletto ci hanno dato.

Io lo dico sorridendo ai miei colleghi, la vostra speranza era vana perché, non solamente oggi, ma già in passato, abbiamo visto quanto, purtroppo, spesso si rinunci al confronto, anche aspro, alla dialettica seria, al confronto sulle tematiche, soprattutto su temi che creano particolare imbarazzo. Io ho appena sentito come massima elucubrazione politica, tra l'altro, dal capogruppo del PD, che le cose da quarant'anni si fanno così e, quindi, non si sa perché ci chiediamo di farle differenti. Questo è il massimo della lavorazione politica che ho sentito oggi, in una Regione che si vanta di andare anche verso il futuro, verso l'innovazione. Io, tra l'altro, vi consiglio anche di provare anche a cambiarle perché, in tanti temi che riguardano la Regione Emilia-Romagna, fare le cose nella stessa maniera per quarant'anni non ha prodotto dei grandi risultati e le cose da citare potrebbero essere tante, ma rimango sul tema. Tra l'altro, il capogruppo Calvano avrebbe avuto ragione in questo intervento, se il dibattito all'interno delle aule delle commissioni fosse realmente stato fatto. Allora, se effettivamente ci fosse stato un dibattito adeguato in sede di commissione, allora avrei accettato la critica di chi dice “guardate che si fa così, ne abbiamo già parlato là e quindi oggi non lo rivotiamo”.

Nelle commissioni, io non so se sono stati presenti, noi siamo stati presenti in tutte e questo dibattito non c'è stato; non c'è stato per un motivo molto semplice perché la maggioranza si divide, io tendo a dividere un po' la loro impostazione in più o meno tre articolazioni. Sul tema della sicurezza, coloro che ne sono totalmente disinteressati e non possono essere altrimenti perché è evidente che chi sfila con chi martella la polizia, non può essere interessato al tema della sicurezza, va abbastanza da sé, è tautologico, direbbero quelli bravi. Quindi, non è che mi posso aspettare dalla sinistra radicale che venga in commissione a dibattere su qualcosa che non gli interessa perché rivendica, tra l'altro, anche in maniera accorata, come ho sentito stamattina, di essere di fianco, con coloro che attaccano la polizia, lo rispetto, è coerente.

Poi c'è un'altra articolazione, ci sono coloro che non sapendo cosa dire perché di questo argomento non conoscono nulla, possono usare però il grande classico, un evergreen, la colpa del governo e allora su una tematica che non ha nulla a che vedere, che non afferisce a tutto quello che assolutamente, sì, a livello centrale può essere fatto sempre di più e meglio, qua nessuno lo nega, neanche i colleghi che hanno depositato questo progetto di legge, non ovviamente si interseca col fatto che anche noi, essendo un'Assemblea legislativa, possiamo legiferare su un tema, io credo, forse voi no, ma noi sì, che sia di importanza fondamentale per tutti i cittadini e, dopo i disinteressati e quelli che danno la colpa al governo, ci sono gli altri, quelli per cui, e questo l'ha detto Castellari apertamente in commissione: è noto che la sicurezza urbana non è un compito dei comuni; coloro che ritengono, a torto o ragione - io credo che anche dal punto di vista normativo non regga questa definizione, ma facciamo che regga anche dal punto di vista normativo - che i comuni non si debbano occupare di sicurezza urbana. È chiaro che, a questo punto, se mettiamo insieme tutte queste cose, il dibattito non poteva essere acceso all'interno delle commissioni però allora da questo punto di vista sarebbe stato più apprezzabile, invece, che tentativi, anche piuttosto maldestri, di mandare le responsabilità altrove, dei silenzi, delle teste abbassate tra qualcuno di noi, che molto ci raccontano, secondo me, anche sull'unità di visione che avete sul tema della sicurezza, come in tantissimi altri temi che tutti i giorni dibattiamo nelle aule consiliari, dirlo apertamente: noi questa roba non la possiamo votare perché qualcuno è scappato in commissione, ma in realtà le condividiamo le vostre preoccupazioni e in realtà condividiamo anche il fatto che forse l'analisi è corretta, però purtroppo, per cause di forza maggiore, non vi possiamo venire incontro. Quindi, io ritengo che, l'ha già detto qualche altro collega, è un'occasione persa, ma soprattutto una pessima figura da parte di quest'aula, di coloro che potevano, insieme a noi, lavorare su un documento condiviso, emendabile in gran parte magari non accettabile, ma che in realtà poteva dimostrare che quest'aula, nella sua unanimità, ha a cuore il problema della sicurezza.

Non ero fiducioso, basta prendere il libro delle linee di mandato di de Pascale; andatelo a riprenderlo dal vostro cassetto dove l'avete depositato: di sicurezza si parla in quattro passi e, quindi, questo è assolutamente consequenziale a quello che abbiamo visto oggi.

Io confermo ovviamente la nostra piena adesione al dettato del collega Pulitanò, su cui hanno lavorato tutto il gruppo consiliare di Fratelli d'Italia e la sicurezza rimarrà, dal nostro punto di vista, per tutta questa legislatura, un tema fondamentale su cui continueremo a lavorare senza arrenderci, nella speranza, forse, oggi vana, ma in futuro chi lo sa, di pensare che anche la maggioranza possa un giorno occuparsi della sicurezza dei cittadini emiliano-romagnoli.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Pestelli. 

 

PESTELLI: Grazie presidente. Io per prima cosa volevo ringraziare il collega Pulitanò per avere portato all'attenzione di questa Assemblea un tema come quello della sicurezza, attraverso una proposta di legge in cui si riafferma la centralità e il ruolo anche della polizia locale nella tutela, appunto, di sicurezza e legalità, attraverso un sistema integrato che è quello che questo progetto di legge si vuole promuovere di sicurezza urbana.

La polizia locale è indubbiamente un presidio di prossimità, e questo lo viviamo quotidianamente nelle nostre città, sia per quanto riguarda la prevenzione che anche dal punto di vista della repressione di degrado e illiceità, ad esempio attraverso il pattugliamento delle zone sensibili, situazioni che vediamo ogni giorno e con cui conviviamo quotidianamente.

In commissione, più esponenti della maggioranza che governa questa Regione hanno affermato una cosa che io, in sostanza, condivido, ovvero che la sicurezza non si tutela attraverso i proclami. Ma in questa sede non siamo qui per fare proclami, stiamo discutendo una proposta di legge, una proposta che ha l'ambizione, appunto, per come funziona il nostro sistema istituzionale regionale, di diventare legge.

E allora mi concedo di essere pleonastico e vorrei dire che, a mio avviso, sicurezza e legalità si tutelano anche attraverso le leggi che, come ha ricordato il collega Aragona nell'intervento che mi ha preceduto, sono lo strumento principe, dovrebbero essere lo strumento principe di un'Assemblea legislativa perché, altrimenti, stiamo mettendo in discussione la funzione stessa del formante legislativo nel sistema costituzionale e, in ultima istanza, mi vien da dire, anche la nostra stessa funzione. Come possiamo incidere, infatti, sull'attualità e sulle necessità dei cittadini: legiferando. Ed eccoci qua.

Nel merito di questo progetto di legge. Questo progetto di legge vuole, appunto, aiutare la nostra polizia locale attraverso strumenti di supporto, mi riferisco al fondo di assistenza e alla copertura legale, ma anche con una maggiore tutela dell'incolumità fisica che incide, attenzione, non tanto sulla repressione di reati e illeciti che arriva in un momento successivo, quanto proprio sulla prevenzione perché incide sulla protezione personale che ha da sempre un valore, prima di tutto, legato alla deterrenza. Inoltre, in questo progetto di legge c'è un impatto positivo sulla formazione, sul tema della protezione personale e, quindi, a maggior ragione, l'idea di fondo è quella di prevenire, poi, nella realtà dei fatti, la repressione dell'illiceità è un contesto che esiste, esiste quotidianamente, noi questo non possiamo negarlo, altrimenti non avrebbe senso nella nostra struttura costituzionale nemmeno l'ordinamento penitenziale, l'ordinamento penale, non avrebbe senso, in ultima analisi, nemmeno la funzione di rieducazione della pena.

Ma qui stiamo parlando prima di tutto di prevenzione. Stiamo parlando di prevenzione perché siamo in un contesto storico in cui il ruolo delle forze di polizia è sempre più complesso, ce l'hanno ricordato in questi giorni i fatti di Torino, ma non soltanto, perché gli agenti quotidianamente hanno purtroppo criticità nel contatto con degrado e delinquenza e questo non perché è in carica il Governo Meloni, quanto perché socialmente, non dal 2022, la situazione negli anni è mutata e diversa rispetto al passato, e noi siamo qua a fare la nostra parte, mentre la maggioranza vuole rifiutarsi di votare un progetto di legge. Tutelare questo contatto difficile è fare prevenzione, è deterrenza, che è un principio cardine della sicurezza, soprattutto nell'approccio degli agenti al crimine e all'illiceità in generale e si tutela con la legge che, voglio ripeterlo, è poi il motivo per cui siamo qua. È stato detto in sede di commissione che la maggioranza condivide le premesse che hanno portato alla formazione, alla predisposizione di questo progetto di legge, ecco, allora mi viene da dire che se una maggioranza condivide le premesse ha tanti strumenti a sua disposizione per incidere su una proposta che ambisce a diventare legge, banalmente il presentare emendamenti e invece qui si chiede di non votare si fa una questione di competenze.

Ecco io, a tal proposito, visto i recentissimi fatti di cronaca, non so se una regione che si rifiuta di applicare una normativa dello stato di competenza statale sia effettivamente in condizioni che mi riferisco ovviamente al dimensionamento scolastico di dare lezioni di diritto costituzionale. Si è detto che la maggioranza vuole esprimere una posizione senza ambiguità, ma qui siamo attraverso questo ordine del giorno a chiedere all'Assemblea di non votare, ripeto, senza dire sostanzialmente nulla siamo nel mezzo di una discussione politica e invece lo dico con tutto il rispetto per tramite della presidenza al collega Castellari questo ordine del giorno porta una sola firma, quella del vicepresidente della commissione e non del capogruppo e sempre con rispetto e qui io vedo una grossa ambiguità, mi viene da pensare che il consigliere Castellari sia passato al gruppo misto perché per la prima volta in quest'aula io vedo un ordine del giorno che porta il logo dell'Assemblea legislativa pur avendo una sola firma, quindi non condiviso da gruppi e non quello del gruppo di appartenenza.

Ecco, allora, siccome delle ambiguità politiche io onestamente le vedo mi viene da pensare che al contrario di quello che è stato dichiarato in commissione, non si condividano le premesse, non si condividano le necessità e per questa maggioranza la sicurezza diventi un tema solo in funzione strumentale, su cui manca realmente la volontà politica di incidere. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Ferrero, prego.

 

FERRERO: Grazie presidente. Oggi durante questa discussione si è palesata una sostanziale differenza fra chi siede da questa parte dell'Assemblea e chi siede in maggioranza: in buona sostanza per noi la sicurezza è una priorità per altri, evidentemente non lo è. Per carità, è una posizione più che legittima, però questa è una dimostrazione plastica di quello che oggi si è manifestato. Noi stiamo discutendo un Pdl che ha fra i punti che sono in discussione un migliore equipaggiamento per quel che riguarda la polizia locale e dare alla polizia locale migliori strumenti, anche perché noi riteniamo, ma non lo riteniamo solo noi, è un dato di fatto, che la polizia locale appartenga a quello che è il novero delle forze dell'ordine, ovviamente con compiti limitati alla municipalità, però la polizia locale contribuisce, assieme alle altre forze dell'ordine, al mantenimento dell'ordine pubblico e al mantenimento, ovviamente, della sicurezza. Fratelli d'Italia dovunque si trovi ad agire ha questo come bussola, vale a dire un miglioramento della sicurezza e questo lo sta facendo a livello governativo, per esempio, a tutti i livelli.

Il Governo sta infatti colmando una crisi e una carenza di organico frutto di anni e anni, di oltre, di quasi un decennio di tale disinteresse alla benché minima aggiornamento di quello che è appunto l'organico delle forze dell'ordine. Non a caso il Governo ha dato vita ad una importante e massiva campagna di assunzioni, non solo per colmare quello che è il turnover, ma anche per aumentare in maniera complessiva quello che è l'organico stesso di tutte le forze dell'ordine, questo dopo anni e anni di totale disinteresse. E mi fa strano che qualcuno che mi ha preceduto abbia scambiato artatamente questo tema con un tema di sicurezza in generale. Questo Governo sta dicendo con forza che sta colmando, con difficoltà, certo, perché non si può in pochi anni colmare una inefficienza che dura da un decennio, con difficoltà sta colmando una carenza, questa carenza è volta ovviamente al miglioramento, al miglioramento complessivo, della sicurezza nazionale.

Poi ricordiamoci che questo Governo ha ereditato un leitmotiv secondo il quale in Italia vigesse, vigeva la consuetudine del “avanti, c'è posto”, chiunque poteva tranquillamente arrivare in Italia. Non a caso questo Governo ha ridotto del 70% gli sbarchi. Perché faccio questo? Perché puntualizzo questo aspetto? Perché oggi il 30%, oltre il 30% dei reati, sono compiuti da persone non italiane, e non mi sto riferendo a francesi, inglesi o tedeschi, mi sto evidentemente riferendo a persone che sono venute in maniera un po' rocambolesca in Italia. Quindi nel momento in cui fino a tre anni fa in Italia poteva entrare chiunque, oggi noi ci troviamo ad aver ereditato questa situazione, e quindi tutti i problemi di sicurezza dipendono anche da una situazione ereditata, che stiamo faticosamente contrastando, faticosamente, perché è evidente che ci voglia del tempo.

Oggi, il Governo a livello centrale e Fratelli d'Italia come principale partito della Nazione si sta ponendo in questa, in quest'ottica e noi che ci troviamo a dover agire a livello regionale per parte nostra ci occupiamo di quello che è di nostra competenza, vale a dire abbiamo presentato questa proposta di legge, che purtroppo notiamo essere stata rigettata, rigettata con scuse talune volte anche assurde, si condividono le premesse, però poi i problemi in realtà sono altri.

Ecco, questa, purtroppo, è un'occasione che è stata sprecata, frutto di forse diktat che vengono dall'alto frutto di benaltrismo. Ovviamente tutto concorda, può tranquillamente essere utile al miglioramento della sicurezza in generale, quindi, si parla di aspetti sociali, assistenti sociali, fare eventi. Per carità, va tutto bene, ma oggi l'argomento è un altro. Oggi si parlava appunto di un PDL relativo alla forza, alla polizia locale, ma non si parla di assistenti sociali, si parla di questo, avremmo avuto un'occasione utile per dare una scossa, far vedere che anche a livello locale abbiamo la sicurezza come punto fondante, come cardine, perché effettivamente le nostre città hanno delle criticità e in questa maniera qui avremmo potuto contribuire a lenire queste criticità, evidentemente quello che per noi a tutti i livelli è la stella polare, la bussola da seguire, per chi governa questa Regione evidentemente non rappresenta lo stesso, non segue lo stesso principio, è un'occasione persa, ce ne dispiace, confidiamo in limine mortis in una resipiscenza di questa, di questa maggioranza, confidiamo fino all'ultimo, però ahimè ormai li conosciamo e non abbiamo, e non ci stupiamo ormai di niente. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Prego consigliere Trande. 

 

TRANDE: Grazie presidente. Io presidente pensavo di sorprenderla con l'inizio del mio intervento perché, nonostante le ripetute, reiterate attenzioni, in genere condite da espressioni non benevole nei confronti di Alleanza Verdi e Sinistra che ci riservano i colleghi del centrodestra, io volevo iniziare con due ringraziamenti ai colleghi del centrodestra.

Il primo è volto a sottolineare la rilevanza democratica della loro iniziativa, che nessuno nega. Siamo in un consesso democratico, quando arrivano proposte, specie se queste hanno la forma dei progetti di legge, io credo che sia un fatto positivo. Noi crediamo che sia un fatto positivo perché questo denota la vivacità democratica, la volontà da parte di tutti di costruire un confronto, un dibattito pubblico che giunge attraverso un progetto di legge, forse la forma più alta di qualità democratica. Quindi, io sinceramente ringrazio i colleghi della minoranza, del centrodestra, segnatamente di Fratelli d'Italia.

Il secondo ringraziamento è relativo a un’obiettiva facilitazione del lavoro che dobbiamo svolgere come maggioranza in Regione, come, stavolta a ruoli invertiti, minoranza e opposizione, a livello nazionale, nel senso che il loro progetto di legge, il loro proposito, la loro proposta è la certificazione del fallimento della destra al governo sui temi della sicurezza, la certificazione. E cioè, il tentativo di spostare il focus dagli obblighi sulla sicurezza e sull'ordine pubblico e sulle responsabilità del governo nazionale, sul livello locale. Questo è.

Un fallimento che è certificato anche dai numeri, li richiamava prima il collega Calvano, ma adesso li rinfresco, magari andando anche un po' più nel dettaglio. I reati socialmente più odiosi, quelli che chiamiamo microcriminalità o criminalità di strada, sono aumentati complessivamente del 5% negli ultimi due anni, dal 2022 al 2024. Li enumero con più dettaglio: rapine, più 11,4%; furti, più 9,2%; droga e spaccio, più 3,4%; lesioni, più 7,2%. Un fallimento totale. Chi ha costruito la sua fortuna sulle paure relative alla sicurezza e lì ha fatto incetta di consensi e di voti, dopo tre anni di governo, mostra la sua totale incapacità e inettitudine, come su molti altri fronti, d'altronde.

E a che cosa è dovuto questo peggioramento della sicurezza? Nonostante due decreti centrati sulla sicurezza e un terzo che viene annunciato con misure bislacche che non riescono neanche a mettere su, tanto sono liberticide, tanto sono contro la Costituzione, rimandano in continuazione, io dico per fortuna, per fortuna, perché dietro si porterebbero uno strame di libertà, uno strame di democrazia che, per fortuna, non arriva a compimento e io credo non arriverà, e semmai dovesse arrivare, al primo giro, credo, pur non essendo un costituzionalista, la Corte le farà saltare, perché sono obiettivamente liberticide e contro la Costituzione. E a che cosa è dovuto quindi, dicevo, questo aumento dei reati? Secondo noi, e qui sarebbe la nostra colpa, a un peggioramento delle condizioni sociali ed economiche del Paese. Questa è una delle determinanti. Bisogna che assumiamo questo dato.

Ma se vogliamo stare sul tecnico, cito tre ragioni che potrebbero spiegare che cosa sta avvenendo dal punto di vista anche della certezza della pena. La legge 114 del 2024: bisogna dare, un magistrato deve dare cinque giorni di preavviso per un arresto. Bisogna avvisare prima di fare una perquisizione due ore prima. È cronaca di questi giorni di uno spacciatore, di un narcos, avvisato due ore prima che, naturalmente, è scappato e che però in quelle due ore ha trovato il tempo per irretire anche i testimoni. E poi ne aggiungo una terza: i limiti alle intercettazioni. Pensate che tutto questo alla fine non incida dal punto di vista quantitativo sui reati? Certo che incide. Quindi, qui siamo dinnanzi a una narrazione, a un continuo ripetere che loro sono quelli della sicurezza, loro sono quelli che prestano attenzione alla sicurezza, da questa parte invece ci sarebbero i lassisti, i buonisti, ecco, un altro dei termini che viene spesso utilizzato nei nostri confronti e questo continuo ripetere dà tanto l'idea di autoconvincimento. Cioè, l'idea che mi sono fatto è che vogliano autoconvincersi di essere i baluardi, i paladini della sicurezza, ma nei fatti non lo sono e ho cercato di dimostrare che cosa è avvenuto in questi tre anni e quali sono le cause.

Gli unici effetti barbarici, intollerabili, dei loro decreti sicurezza che avrebbero dovuto risolvere il problema a partire dal decreto Rave, passando per quell'altro di un anno, un anno e mezzo fa, è stata l'incriminazione di tre operai che qui a Bologna hanno dimostrato, manifestato per i loro diritti, per il loro contratto. Questo è quello che è avvenuto, l'unico effetto vero; su tutto il resto hanno prodotto dei danni incalcolabili.

E allora, dicevo prima, dinnanzi a questo fallimento non rimaneva che spostare il focus sulla polizia locale che è divenuta una specie di riferimento per risolvere tutti i problemi della sicurezza, come se dinnanzi alla complessità anche dei reati, che prima ho richiamato, potesse bastare la benemerita polizia locale, verso la quale tutti siamo grati per il grande lavoro che viene svolto quotidianamente.

E allora, polizia locale che sappiamo, e veniva detto prima, non ha strumenti veri di contrasto rispetto a quei fenomeni che prima elencavo perché richiedono tecniche, dotazioni, accesso a banche dati, che il più delle volte, anzi, sistematicamente è inibito alla polizia locale. Anche quella che chiamiamo sicurezza urbana che è fatta di microcriminalità, come viene definita, non può essere affrontata soltanto con i manganelli e la pistola e arrivo a dire neanche col taser; richiede altre tecniche, intelligence, richiede la possibilità di cooperare con altre forze, delle volte anche internazionali. Tutto questo è inibito, è precluso alla polizia locale. E questo non vuol dire che da questa parte, dal centrosinistra, ci sia contrarietà rispetto alla pratica che sia andata progressivamente diffondendo negli ultimi anni che ha, sì, lo riconosco, di fatto cambiato anche un po' la natura della polizia locale e, cioè, la pratica di divenire sempre di più polizia giudiziaria ausiliaria, definiamola così, forse il termine tecnico non è quello più corretto, ma mi scuserete, non sono del mestiere.

Nessuno ha mai contestato i patti per la sicurezza urbana, gli accordi per la sicurezza urbana integrata, tra polizia locale e forze dell'ordine, anzi, li abbiamo sempre incoraggiati, adesso faccio riferimento, come ho fatto riferimento in commissione, alla mia Modena: credo che Modena sia stata la città che prima in Italia ha introdotto questo tipo di patti, in cui forze dell'ordine e polizia locale, attraverso anche dei presidi fisici, hanno lavorato assieme nelle zone più critiche. Noi non siamo contrari, assolutamente; siamo perché questi patti rimangano e trovino ulteriore forza. Nessuno di noi ritiene che la polizia locale non possa dare un sostegno alla sicurezza urbana, ma pensare che attraverso la polizia locale si possano risolvere quel tipo di reati che prima citavo, è assolutamente fuori da ogni logica.

Io credo che avesse ragione il collega Castellari all'inizio, quando ha definito questa proposta, ripeto, meritoria dal punto di vista democratico e che segna una proposta della minoranza, come una proposta che ha il respiro corto, per le ragioni che dicevo prima. Noi continuiamo a pensare che le sicurezze siano qualcosa di più complesso, di più articolato e che vadano affrontate complessivamente; ma se vogliamo stare sul tema, diciamo così, più proprio, bisogna partire dagli organici e dagli stipendi delle forze dell'ordine perché si fa presto, anche in questi giorni l'abbiamo visto, a beatificarli, a indicarli come la salvezza. Ma no, guardate, qui bisogna che le forze dell'ordine numericamente vengano reintegrate. Lo dicono i sindacati delle forze dell'ordine, non lo diciamo noi, mancano 15-20000 agenti. Qualcuno in queste settimane, durante l'approvazione della legge di bilancio, ha parlato di 30000 assunzioni, ma i sindacati delle forze dell'ordine hanno subito aggiunto che a malapena quei 30000 assunti nei prossimi anni copriranno il turn over, copriranno i pensionamenti. Poi c'è un problema grave di stipendi, vale per la polizia locale, ma vale anche per le forze dell'ordine nazionale e in questo senso noi siamo costretti a ricordare che in questa legge di bilancio non c'è un euro per le forze dell'ordine nazionali, non c'è un euro per la polizia, non c'è un euro per i carabinieri, eccetera.

Allora, io credo, come abbiamo detto in commissione, che la via per tornare a rendere simmetrico il lavoro che viene svolto dalla polizia locale rispetto ai compiti o, meglio, lo status della polizia locale rispetto ai compiti ai quali sempre di più vengono chiamati, la via maestra è fare una legge nazionale. Lo abbiamo ripetuto anche in questi momenti: aspettiamo da quarant'anni una legge di riforma che viene annunciata, ad ogni discussione si dice che sta per arrivare, ma la legge di riforma non è arrivata, nonostante una maggioranza coesa e schiacciante da parte del centrodestra. Maggioranza che hanno utilizzato in altre situazioni per procedere speditamente perché evidentemente questa non era una priorità. La priorità era la separazione delle magistrature. Lì l'hanno utilizzata a tamburo battente, senza fermarsi, senza guardare in faccia a nessuno.

Sulla riforma della polizia locale, se fosse così centrale, se fosse così decisiva, avrebbero mosso l'iniziativa e l'avrebbero portata a termine con la stessa determinazione. Ma non è avvenuto, non è avvenuto. Noi oggi dobbiamo registrarlo. Per cui, io credo che la via sia quella lì. Noi crediamo che la via sia quella lì e da parte nostra in Parlamento, per quanto mi risulta, c'è la massima disponibilità da parte di Alleanza Verdi Sinistra e da parte di tutte le forze del centrosinistra, perché questa è un'antica battaglia che nasce dalle istanze autonomiste, arrivo a dire, emiliano-romagnole.

Io ricordo la legge Barbolini, ricordo diversi tentativi di modificare lo status, adeguare lo status alla polizia locale rispetto ai nuovi compiti ai quali è chiamata. Quella è la via, non quella di un Consiglio regionale che, naturalmente, dopo l'arrivo auspicato, sperato, di una legge di riforma, non può che essere disponibile a modificare il proprio strumento locale.

Quindi, si può naturalmente discutere di tutto. Non è questo il punto. Ma io credo che la buona politica è quella che individua i problemi, prova a risolverli e trova anche le sedi per provare a individuare le risposte più appropriate. In questo caso, credo che l'iniziativa abbia un forte carattere politico e serva, come in molti altri casi, a spostare l'attenzione rispetto al fallimento di questo Governo sui temi della sicurezza. Grazie. 

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Gianella.

 

GIANELLA: Grazie presidente. Ma faccio, cioè, dire che noi abbiamo evaso dall’inizio di dove avevamo cominciato, mi sembra un po’ paradossale. Siamo passati dal decreto Sicurezza, siamo passati da tutta una serie di cose che, certamente, non erano quelle che noi volevamo parlare attraverso questo nostro intervento di questa che io credo sia una legge normale, che si poteva discutere, come ha detto il collega Aragona, in commissione, se c’era qualcosa che non andava, si poteva discuterla e si poteva integrarla se, per voi, c’erano dei punti che dovevano essere più approfonditi. Ma come faccio sempre, cerco di mettermi nei panni delle persone che sono fuori da questo palazzo e io sono sicuro che, se incontro qualcuno e gli dico che stavamo facendo una legge che dava un fondo di assistenza per i vigili urbani o per la polizia locale, sono abituato a chiamarli vigili urbani, dargli una tutela legale e dargli dei migliori strumenti di difesa, ma io sono sicuro che questa persona avrebbe detto “cosa c’è di strano?”. Perché deve essere etichettata come una proposta modesta? Cioè, che cosa si intende per proposta modesta? C’era qualcos’altro che non andava? C’era qualcosa che dovevamo essere più incisivi? Non lo so. Però, ascoltando quello che ha detto il collega Calvano che ha detto che questa legge è quarant’anni che è così e io gli dico: ma in questi quarant’anni è cambiato il mondo? Io penso di sì. Penso che dalla famosa canzone di Lucio Dalla che “nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino” ne sia passata d’acqua sotto i ponti. Penso che le nostre città non siano più le città di prima e penso che i vigili urbani non facciano più il servizio che facevano prima. Prima qual era il servizio della polizia locale: controllare che un bambino non si perdesse; fare una multa. Secondo voi, le città di adesso sono le città di quarant’anni fa? O è cambiato qualcosa? Visto che qualcuno ne ha parlato. È cambiato qualcosa attraverso questa invasione di immigrati che c’è stata nelle nostre città negli anni e che hanno compresso il quieto vivere della vita civile delle nostre città?

Trovare barbaro, dire che è stata fatta una barbaria nei confronti del decreto sicurezza e non dire che la vera barbaria è stata fatta nei confronti di un poliziotto che è stata preso a martellate, fa un po' male. Sentire sempre la solita litania: bisogna aumentare degli stipendi anche se diamo 3000 euro al mese, ma queste persone si devono prendere delle martellate in testa, non è che con 3000 euro facciano meno male, fanno male uguale, ve lo garantisco. Quindi, nascondersi sempre dietro lo stipendio: guadagnano poco. Allora, perché guadagnano poco, bisogna anche non dargli le misure perché possano difendersi. Guardate, la cosa che veramente mi fa più male di tutti è che la parte che è stata presa o meno in considerazione, e l'ho detto anche in commissione, ma si vede che non si vuole sentire, è la parte di mettere in condizioni queste persone che siano in sicurezza per potersi difendere e per difendersi ci vogliono gli strumenti o altrimenti gli facciamo fare dei corsi di karate, non lo so quale cosa gli possiamo far fare perché a mani nude fanno veramente fatica e il taser, come ho detto anche in Assemblea, serve di più alla persona che delinque che all'agente di polizia urbana, ma voi immaginatevi perché gli agenti di polizia urbana hanno già la pistola, ma voi immaginatevi che cosa possa succedere a una persona che si trova di fronte all'aspettativa di dover sparare visto quello che succede quando un carabiniere per difendersi deve sparare ad un delinquente, anche se questo lo sta offendendo con un'arma, quindi io credo che questa legge avesse posto delle basi per la polizia urbana di metterla in sicurezza sia sul fatto personale sia sul fatto legale, non trovo nulla di sconcertante nell'approvarla veramente e non riesco a capire quale sia la difficoltà, ma del resto non siamo riusciti a trovare un punto di incontro per far prendere il patentino per i cani, non ho la pretesa di trovare il punto d'incontro per quanto riguarda mettere in sicurezza la nostra polizia locale.

L'unica cosa, l'unica nota veramente che mi dà mi fa bene è quella che ha detto il capogruppo Paolo Calvano, il collega Paolo Calvano che ha detto che adesso Ferrara è una città attiva sulla sicurezza, certamente quando la governava il centrosinistra c'erano dei consiglieri comunali di sinistra che dicevano che preferivano vedere uno spacciatore piuttosto che vedere un poliziotto, sicuramente qualcosa a Ferrara è cambiata. Ferrara è diventata migliore, sicuramente. Una città più viva, una città più attiva. Ed è questo che ci distanzia da voi: che noi vogliamo le città vive, le città attive, le città che crescono. Non ci nascondiamo dietro i diti, i problemi ci sono, ma i problemi vanno risolti, vanno risolti attraverso delle leggi. Dire come è stato detto, scusate, “occupiamoci d'altro”, guardate che qui, a forza di occuparci d'altro, non ci occuperemo più di nulla, se continuiamo così. Non ci occuperemo più di nulla, perché attualmente non ci stiamo occupando di nulla.

Quindi, io rispedisco tutto il mittente, perché noi dovevamo discutere di questa legge, non del decreto sicurezza. Noi dovevamo discutere di questa legge, non di quello che fanno Roma, perché noi siamo pagati per fare le cose per l'Emilia-Romagna. Quello che stanno quello che stanno facendo a Roma lo faranno loro, avete il diritto di criticarli, però non avete il diritto di scappare dalle cose che vi portiamo, perché voi state scappando tutte le volte dalle nostre leggi che vi portiamo. Voi non accettate il confronto, la buttate sempre, come ho detto l'altra volta, la palla in tribuna. Da questo momento voi dovete confrontarvi con noi sulle cose che vi portiamo. Lasciate stare Giorgia Meloni che sa fare a fare il suo lavoro, come saprà fare a fare il suo lavoro i vostri parlamentari, però voi siete pagati per risolvere i problemi qui, non a Roma. Sennò vi candidate a Roma, andate a Roma, andate a fare i parlamentari e li risolvete là. E con questo ho finito. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Marcello.

 

MARCELLO: Allora, ricordo che non si può applaudire. Io faccio spesso il vicepresidente del Consiglio e quindi ricordo queste norme, però ovviamente l'intervento del collega Gianella lo meritava veramente. Io direi, diciamo, voglio soffermarmi solamente su un punto. Non volevo intervenire, ma volevo ricordare che oggi le forze di polizia urbana possono contare più donne che uomini, quasi, nei concorsi, e soprattutto delle ragazze, ma ragazze molto brave, molto agguerrite, capaci, molto selezionate anche fisicamente per palestra, per capacità di poter agire in situazioni di ordine pubblico. Ovviamente, sono, purtroppo, ragazze e affrontare certi delinquenti che quotidianamente si trovano ad affrontare, penso che sia un tema molto importante, quindi, questi mezzi che la proposta di legge a prima firma del collega Pulitanò portava penso che sono molto importanti e sarebbero molto efficaci per garantire una maggiore operatività di queste ragazze che stanno sul campo ogni giorno. Io ne conosco diverse, da dire che anche questa Regione fa un concorso per, ogni anno, per arruolare gli agenti di polizia municipale che poi vengono smistate nei territori e questo penso che è un aspetto molto importante e diciamo di cui dovete tenere conto.

Poi sento parlare di tante corbellerie per quanto riguarda la sicurezza e vorrei citare che, nonostante tutti i problemi e tutti gli immigrati che ci avete riempito negli ultimi dodici, tredici anni, vi ricordate bene gli sbarchi che avvenivano tutti i giorni, con problemi veramente di ordine pubblico, sono calati i reati del 3,5 quest'anno, sono calati anche i femminicidi, per fortuna, del 18%, non è un primato perché prima erano molto alti, ma sono in diminuzione, se pensiamo per esempio che prima erano 160, venti anni fa, 130 un decennio fa, sono arrivati purtroppo ancora a 101. Quindi, questo penso che sia un dato fondamentale su cui questo governo sta lavorando e sta agendo.

Poi, ovviamente, ho sentito parlare anche di altre corbellerie che noi abbiamo ereditato come governo dai governi precedenti, vi ricordate la spending review, i tagli netti che venivano fatti per quanto riguarda il riposizionamento di tante posizioni organiche delle forze armate, ma soprattutto nelle forze di polizia. Abbiamo avuto in tre anni 37.400 nuove assunzioni di polizia, carabinieri, Guardia di finanza, 4091 unità rispetto a quello che era il turn over normale, perché sapete bene che esistono le tabelle ordinative organiche; e poi la FEO, che sarebbe la parte di forza effettivo organica, ovviamente, non sempre dappertutto, non sono quasi pari, questo governo lo sta parificando, sta portando la FEO, la forza effettiva organica a quelle che sono le tabelle ordinative organiche. Sono previste addirittura 23.891 nuove assunzioni nel biennio 26-27 per quanto riguarda i carabinieri, polizia e Guardia di finanza. L'organico di vigili del fuoco che partecipano a latere della sicurezza ha avuto 6.100 assunzioni, il record rispetto agli anni precedenti. Sono state 2 milioni le persone controllate nelle aree urbane e sono stati fatti tantissimi decreti, tra cui anche quello dell'aumento stipendiale di quest'anno di circa 150 euro mensili che si sommano a quello degli anni precedenti per quanto riguarda le forze armate.

C'è qualcuno che in quest'aula aveva accusato anche, parlava di carcere qualche settimana fa in questo governo, grazie anche al sottosegretario che si è molto dedicato a questo campo, ha istituito delle scuole in più di formazione di agenti di polizia penitenziaria come non mai in passato, quindi, andatevi a leggere queste circostanze, quanto portato avanti da questo governo, prima di accusare che siamo a livelli incontrollabili, cosa a cui avevate reso voi questo paese. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Ci sono altri interventi? Consigliera Arletti.

 

ARLETTI: Grazie presidente. Io ringrazio il relatore consigliere Ferdinando Pulitanò per aver portato questo progetto di legge in aula. Ringrazio il mio gruppo assembleare di Fratelli d'Italia perché probabilmente è anche grazie al nostro lavoro se arriviamo a fare delle proposte legislative visto che ci chiamiamo Assemblea legislativa, ma di legislativo nell'ultimo anno abbiamo visto ben poco da parte della Giunta che amministra questa Regione e quindi credo che si debba dare atto di questo.

Bisogna dare atto del fatto che arriviamo a discutere quelle che sono le proposte di legge anche se provengono dall'opposizione, anche perché provengono dall'opposizione perché è chiaro che il nostro ruolo qua dentro, come ha sottolineato anche prima il collega Gianella, è un ruolo che deve essere a tutti ben chiaro. Scusate per questa premessa doverosa prima di passare a cercare di aggiungere qualche spunto rispetto al dibattito e alla discussione di questo progetto di legge.

Il ruolo della polizia locale è un ruolo, l'ha detto bene in apertura di intervento il consigliere Pulitanò, è un ruolo essenziale e insostituibile, diceva prima il mio collega Gianella, e io lo sottoscrivo. Non siamo più nel mondo in cui abbiamo iniziato a legiferare su questi temi, su tutti i temi che riguardano la sicurezza, ma in particolar modo anche sul tema della polizia locale, per questo che questa Pdl è una Pdl coraggiosa perché cerca di alimentare un dibattito e di portare delle proposte per dirci che noi oggi sul tema della sicurezza dobbiamo avere una visione ampia, dobbiamo avere una visione lungimirante, dobbiamo capire che non possiamo più affrontare problemi nuovi con le ricette vecchie. C'è ovviamente di base un rispetto che deve essere un rispetto, per quanto mi riguarda, come credo, assolutamente bipartisan, che è il rispetto del lavoro per i nostri uomini e le nostre donne in divisa che tutti i giorni, non solo proteggono noi e garantiscono la nostra sicurezza, ma garantiscono anche la nostra libertà, perché non c'è libertà senza sicurezza.

È vero quello che diceva sempre il collega in apertura Pulitanò, quando diceva che la polizia locale oggi è il primo presidio di legalità. Nel momento in cui c'è un problema legato alla sicurezza, legato al degrado, legato all'ordine pubblico, i cittadini oggi all'interno dei nostri comuni, per quanto noi insomma crediamo di avere anche esperienza amministrativa all'interno dei comuni della nostra provincia, contattano è il vigile urbano, che c'è un motivo per cui non si chiama più vigile urbano, e anche su questo vi invito a riflettere, ma oggi si chiamano agenti di polizia locale.

Non è mai troppo tardi per cambiare idea, dicevano prima i miei colleghi. Io credo che la semplificazione qui non sia stata nostra, scusate, lo dico, presidente, ovviamente rivolgendomi a lei e rivolgendomi a tutta l'Assemblea: la semplificazione non è stata nostra che abbiamo portato un progetto di legge discusso in commissione, all'interno della quale era possibile fare delle proposte e tentare di modificare, diceva prima la collega Costi, un impianto che non condividete. Io non sono convinta, collega, che voi non condividiate l'impianto, voi non condividete la visione. Voi non condividete il fatto che la sicurezza sia anche in capo alla polizia locale, che per legge, per normativa, svolge un compito di polizia giudiziaria. E noi è questo ruolo che cerchiamo di andare ad implementare, di andare a valorizzare. Un conto è il rispetto, e su questo non c'è dubbio, credo che non ci sia dubbio per nessuno, un conto è la valorizzazione. Sono due cose che vanno di pari passo, ma sono due cose ben diverse perché, da una parte, significa guardare e dire “ho rispetto”. Valorizzazione significa fare, significa governare, significa realizzare che, di fronte a problemi nuovi, non possiamo più adottare ricette vecchie, che servono ricette nuove e serve anche per questo valorizzare, in un’ottica di coordinamento con le altre forze dell'ordine, quello che è il ruolo della polizia locale.

Il Governo, consigliere Trande, può emettere tutti i provvedimenti, legiferare e fare decreti sulla sicurezza, può fare tutti gli interventi e tutte le modifiche e tutte le leggi e tutte le implementazioni che vuole, ma se quando noi arriviamo in certi territori, guarda caso amministrati dalla sinistra, come la Regione Emilia-Romagna e come tanti comuni della Regione Emilia-Romagna, e il valore del lavoro delle forze dell'ordine viene costantemente attaccato e sminuito e allora è lì che quei provvedimenti che lei dice o quelle leggi che lei dice non contano a nulla se noi non abbiamo, dall'altra parte, la consapevolezza del lavoro che fanno queste persone perché, a richiedere gli strumenti che noi mettiamo nel PDL, non è solo Fratelli d'Italia, ma sono gli agenti stessi che ce lo chiedono anche tramite i sindacati. Certo, l'interlocuzione che noi abbiamo avuto anche in sede di udienza conoscitiva in commissione e che ci hanno raccontato questo.

Dicevo, quindi, non è che voi non condividete l'impianto, non condividete una visione, una visione invece che noi abbiamo e che porteremo, diceva prima anche il collega Fiazza, non sarà la prima volta che arriveremo con delle proposte sulla polizia locale, continueremo a farne sperando che ci sia dall'altra parte qualcuno che abbia voglia gli davvero di mettere alla testa e non di lanciare la palla in tribuna. ovviamente diciamo trattando temi che non sono a noi competenti. Ovvio che se a una proposta di legge come questa noi rilanciamo con gli Street Tutor, è chiaro che qua capiamo che il livello di confronto e i livelli di confronto sono due livelli completamente diversi, perché noi vogliamo valorizzare chi una divisa ce l'ha già, non vogliamo dare mandato a qualcuno che non si occupa di sicurezza, ma soprattutto che non è formato per farlo, che non ha fatto un concorso, che non ha investito la sua vita per fare l'agente di polizia locale, noi vogliamo valorizzare chi una divisa ce l'ha già non cercando di arrivare a dei compromessi che, perdonate, lasciano il tempo che trovano, perché gli interventi che possono fare street tutor non solo quelli che può fare un agente e anche l'agente di polizia locale oggi non è messo nelle condizioni di intervenire, lo sapete bene, come le altre forze dell'ordine, ma è su questo che dobbiamo lavorare.

Molte volte non può intervenire non solo per una legiferazione mancante, ma anche perché non ha gli strumenti per farlo, altra cosa che noi chiediamo all'interno di questo PDL. Quindi, dicevo, difendiamo e valorizziamo chi una divisa ce l'ha, chi ha fatto concorsi, chi si è formato per questo, e credo che con questo atteggiamento fortemente contrastante nei confronti di una proposta di legge, che in realtà poteva essere analizzata e probabilmente poteva anche essere modificate in certe parti se manchevole o se invece necessitava di un compromesso, scusate il termine di natura politica, avete scelto di non farlo e io credo che, oltre a dare delle risposte ai cittadini emiliano-romagnoli e a Fratelli d'Italia, voi lo dobbiate dare anche agli agenti di polizia locale su cui la Regione ha la prima responsabilità, su cui i comuni che per la maggior parte ripeto in Emilia-Romagna voi amministrate, anche ai vostri sindaci, dovete dire che voi oggi quel servizio non glie lo volete dare.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliera Evangelisti.

 

EVANGELISTI: Grazie presidente. Nei minuti che mi sono rimasti vorrei aggiungere ancora qualcosa a quanto detto in precedenza. Mi ero soffermata prima sull'opportunità o meno di licenziare questo progetto di legge con la presentazione di un ordine del giorno che alla fine, diciamo, ne stronca così l'iter in questa Assemblea. Adesso vorrei, invece, concentrarmi su qualche riflessione.

Mi sono innervosita ad ascoltare alcuni interventi dei consiglieri di maggioranza. È normale, probabilmente perché, appunto, la visione è differente e, come dire, si eccede sempre andando un po' oltre l'argomento dibattuto e mi sono innervosita, particolarmente, però, nell'ascoltare l'intervento del capogruppo Calvano. Poi però ascoltando gli interventi del mio gruppo e ascoltando in particolare l'intervento del consigliere Gianella, ho riflettuto e ho pensato: se fossi io dall'altra parte al posto di chi, appunto, deve in qualche modo prendere in esame quel documento e prendere una posizione, al loro posto probabilmente farei la stessa cosa, probabilmente butterei la palla in tribuna. Probabilmente cercherei di distogliere, così come sistematicamente stanno facendo su ogni tema all'interno di questa Assemblea legislativa, di togliere l'attenzione da un tema regionale, da un tema locale, da un tema territoriale, buttando la palla in tribuna e delegando il tutto al governo, come sistematicamente avviene in quest'aula su tutto e da sempre, da inizio di questa legislatura.

Qualcuno lo ha detto, lo ha detto anche il relatore del progetto di legge: non è un progetto che nasce dal nulla, non è un progetto che nasce contro qualcuno o contro qualche ideologia; nasce dentro la realtà che stiamo vivendo tutti noi. Lo avete detto anche, lo hanno detto dai banchi della maggioranza che nasce, appunto, soprattutto, all'interno anche degli impegni che questa Regione si è data e, quindi, bene ascoltare lo spiegone che abbiamo ascoltato da parte della sinistra, bene l'attacco al governo che ormai fa parte del ritornello che ascoltiamo su ogni tema. Bene tutto, però, come, appunto, anche il consigliere Aragona ha ricordato, vi siete presentati agli emiliano-romagnoli e vi siete presentati all'interno di questa Assemblea con delle linee programmatiche, in quelle linee programmatiche, alle pagine 18 e 19, parlate proprio voi, proprio voi, guarda caso, di sicurezza integrata e, quindi, il presidente parla di coordinamento tra le istituzioni, di rafforzamento dei presidi territoriali, di tutela degli operatori ed anche di prevenzione dei conflitti urbani. Come pensate di farlo?

Noi saremo inadeguati, avremo depositato un progetto di legge che era sicuramente perfettibile, però abbiamo fatto qualcosa. È un fatto.

Pochi minuti fa, direi, dall'uscita dell'agenzia, il comandante della polizia municipale di Bologna, Minniti, dice “grazie alla riorganizzazione del corpo, c'è possibilità di porsi degli obiettivi specifici sui quali intervenire con modalità di lavoro più razionali e più efficienti del passato”. Quindi, la sicurezza la potete fare o non la potete fare a livello territoriale? Si può fare o non si può fare? Si può fare con la collaborazione di tutte le istituzioni, sì o no? Secondo noi, sì. E ben venga se qualcuno ci ripensa. E ben venga se qualcuno, a fronte dei fatti che ormai quotidianamente accadono nelle nostre periferie, come nei centri delle città, prende una posizione diversa. E, quindi, negli ultimi mesi anche in Emilia-Romagna abbiamo assistito a gravi tensioni di piazza, abbiamo assistito a manifestazioni, abbiamo assistito a aggressioni. In tutto questo, anche la polizia locale, prima o dopo, è stata in prima linea. E allora, è proprio per questo che noi rileviamo anche una contraddizione rispetto a quello che oggi affermate in questa aula.

Voi dite che i provvedimenti sulla sicurezza non funzionano e vanno cambiati e, quindi, se davvero credete in quella che è la sicurezza integrata, visto che lo scrivete e lo riaffermate, sicuramente dovreste sostenere gli operatori, sicuramente dovreste garantire chi garantisce a noi tutti i giorni sicurezza. Non lo volete fare semplicemente per una presa di posizione ideologica, non lo volete fare arrivando fino in fondo a questo iter e, quindi, portando al voto questo provvedimento perché temete, appunto, di poter poi manifestare il vostro dissenso in tutta la sua interezza.

Non vi preoccupate perché ci penseremo noi a rendere, appunto, pubblico quanto accaduto in quest'aula. Il fondo di assistenza per il personale della polizia locale non è una richiesta astrusa, è uno strumento di civiltà coerente con una sicurezza responsabile e anche solidale, tema che vi piace tanto. Il fondo degli oneri di difesa va nella stessa direzione, non garantisce sicuramente impunità, tutela invece chi agisce nell'esercizio delle proprie funzioni. Altrettanto fondamentali sono gli strumenti, appunto di auto tutela e io credo che oggi anche il corpo di polizia di Bologna né sarebbe appunto, né necessiterebbe e quindi negare gli strumenti adeguati agli operatori significa svuotarne il contenuto, il concetto stesso di sicurezza integrata, e quindi non si tratta di voler militarizzare nessuno, non si tratta di strumenti letali, ma si tratta di strumenti regolamentati, accompagnati da formazione e anche già adottati da altre realtà regionali.

Quindi, contestate questo progetto di legge. È legittimo, fatelo pure. Però ve ne dovete anche assumere il riflesso ideologico che è chiaro in tutta, appunto, la sua interezza. E quindi sostenere questo progetto di legge significava per noi sostenere e tutelare gli operatori, rafforzare il sistema territoriale; Bologna, il comandante di Bologna oggi, in merito, dice qualcosa; introdurre strumenti di prevenzione e migliorare anche il coordinamento istituzionale.

Non lo volete fare? Benissimo. Noi riteniamo che questo progetto di legge non è appunto contro una visione, così, ideologica della sicurezza, ma che sia un progetto di legge coerenti e davvero, se voi siete coerenti, fate appunto come ha fatto Fratelli d'Italia, proponete voi un altro progetto di legge oppure, come avreste dovuto fare, emendate questo.

Un’ultima cosa. Abbiamo ascoltato, appunto, molto di quella che è la vostra teoria difensiva ovvero quello di addossare tutto al governo di cui avete parlato molto e ringrazio il consigliere Nicola Marcello anche per i dati che ha riferito. All'inizio di quest'anno in gennaio, nei primi giorni di gennaio c'è stata una conferenza stampa a cui ha risposto il presidente del Consiglio, rispondendo alla domanda di Alberto Ciapparoni di RTL 102.5, il presidente risponde: noi abbiamo lavorato moltissimo sulla materia della sicurezza in questi tre anni; chiaramente, veniamo da anni di lassismo che non sono fatti facili da cancellare, ma le dico anche che i risultati per me non sono sufficienti. Quindi, davanti ad un premier che ribadisce il proprio impegno, che dice che cosa ha fatto, che dice che nonostante questo non ritiene appunto, che ritiene che ci sia ancora molto da fare, quello che è inaccettabile, quello che è inaccettabile, dopo anni di governo di centrosinistra, è mettere in bocca al presidente del Consiglio e a tutto il governo parole che non hanno mai pronunciato, quindi, noi siamo disposti ad ascoltare tutti gli spiegoni del mondo in quest'aula, ma non accettiamo e rispediamo al mittente, mettere in bocca al presidente del Consiglio e al governo parole che non ha mai pronunciato su un tema importante e fondamentale per noi e per gli emiliano-romagnoli come quello della sicurezza.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Consigliere Casadei.

 

CASADEI: Grazie presidente. Mi chiedo perché non c'è la foto della premier sopra la sua testa da santificare perché quello che dice la presidente del Consiglio non può essere messo in discussione, ma noi non dobbiamo parlare del governo, quindi, benissimo.

Qua di ideologico vedo solo questo progetto di legge perché abbiamo una destra che presenta questo progetto di legge come una risposta al tema della sicurezza; sembrano tutte parole che sembrano rassicuranti; c'è una precisa idea di società in questa proposta di legge, dove la sicurezza si misura in dotazioni, dispositivi, manganelli telescopici, spray e gli agognati taser.

Premessa, devo fare una premessa perché noi siamo radicalmente contrari all'introduzione dei taser e di ogni strumento accessorio offensivo all'interno della polizia locale e non perché siamo contro la sicurezza o la tutela delle nostre forze dell'ordine di polizia locale, eccetera, eccetera, ma proprio perché, difendendo quel principio del monopolio della forza che viene attribuito alle forze dell'ordine e alle forze armate, il monopolio stesso prevede che la tutela dei diritti non sia solo unidirezionale per tutelare giustamente le nostre forze dell'ordine, ma bisogna tutelare anche i diritti, lo stato di diritto e la dignità umana perché sappiamo distinguere bene tra i veri problemi di sicurezza e la pura propaganda politica che la destra, qui nei comuni, al governo e in Parlamento, sta facendo, tra l'altro, in totale contraddizione, non con quello che ha sempre detto - per carità, l'hanno sempre detto e continuano a dirlo -, non in contraddizione con quello che stanno facendo da anni, con una politica repressiva su ogni fronte e anche su questo sono coerenti. Peccato che, quando diciamo, da sempre, che la loro soluzione politica di armare, di reprimere, di punire, non produrrà alcun risultato, anzi, peggiorerà la situazione, siamo davanti all'evidenza: la situazione è peggiorata dopo tre anni di governo Meloni che in quest'aula, non solo il governo, anche parlamentari, esponenti politici di ogni tipo, si presentano, si lamentano per primi sul problema della sicurezza, ripeto, dopo tre anni, non dopo tre giorni, di governo Meloni e chi è che si lamenta sempre per primo? Guarda caso, la destra che, dopo tre anni che governa, la destra si lamenta con la destra. Siamo alla destra contro la destra. Praticamente, un Fu Mattia Pascal; siete il Mattia Pascal in chiave istituzionale e governativa, governate, vi intestate il copione, firmate le scelte, poi vi presentate in aula, protestate contro i risultati che voi stessi avete raggiunto, come se foste un altro partito, cioè, voi fate le cose e poi contestate i risultati delle scelte che avete fatto, praticamente, la politica del cambio di identità: prima siete maggioranza che decide, peccato che mentre il Fu Mattia Pascal ha finto almeno di morire, voi siete ancora lì, nessuno vi ha visto passare da un posto all'altro, siete sempre lì, sempre da tre anni, questo ricordiamolo. Peccato che poi restate al Governo. La colpa di chi è? La colpa è della sinistra.

Non so, cioè, il problema di sicurezza è evidente a tutti, il problema è della sinistra, del Movimento 5 Stelle, di tutti i partiti che non sono nel nostro alveo politico perché, a vostro dire, raccontano una situazione in cui il problema della sicurezza non esiste. Non è vero, tutti parlano di sicurezza. Peccato che, ripeto, al Governo ci siete voi. Quindi, di chi è la colpa? Di Conte, Gentiloni, Renzi, la Schlein, poi abbiamo la colpa di de Pascale, colpa di Lepore, colpa della Von Der Leyen, colpa di tutti. Peccato che la presidente del Consiglio ha fatto una dichiarazione nell'unica conferenza stampa dell'anno e quella bisogna cristallizzarla senza intervenire. Bene.

Il problema è che la polizia locale, come tutte le forze armate, non è un corpo della destra, non è un corpo della destra, ma dello Stato, appartengono a tutti i cittadini e agiscono a difesa dell'ordine pubblico, dei cittadini, di loro stessi, di tutto, per mantenere l'ordine pubblico. È un corpo dello Stato a servizio della comunità e, proprio perché rispettiamo quel ruolo e lo rispettiamo davvero, non accettiamo che la narrazione venga trascinata in una discussione muscolare, ideologica e propagandistica.

Parliamo di Emilia-Romagna. La legge regionale 24/2003 nasce per costruire un sistema integrato di sicurezza, che non significa integrare con il taser, la pistola, eccetera, vuol dire prevenzione sociale, presidio e prossimità, coordinamento con le strutture sociosanitarie, rigenerazione urbana, mediazione, gestione dei conflitti, sostegno alle fragilità, significa che la sicurezza si costruisce prima delle tensioni, non una volta che accade il peggio bisogna reprimere, perché a quelle tensioni non bisogna proprio arrivarci, non ci si può arrivare e non è possibile pensare ancora una volta di usare strumenti oppressivi e repressivi usando la forza per reprimere, per dare un problema di sicurezza che, ripeto, il problema non lo risolve.

Voi, invece, fate l'opposto: prendete un tema complesso, lo riducete in uno slogan, in una scorciatoia, più strumenti offensivi uguale più sicurezza. Se volete davvero proteggere gli operatori che operano in questo settore che è ad alto rischio, lo sappiamo tutti, per questo ne stiamo parlando, ci vuole formazione obbligatoria e continua, protocolli di intervento chiari o da definire, in alcuni i casi, organici adeguati, turnazioni umane e stipendi adeguati. Parliamo di condizioni di lavoro, il taser, invece, io penso che tutto questo non lo affronta.

La forte critica a questo progetto di legge è all'articolo che introduce e normalizza le dotazioni offensive. Voi parlate di auto-tutela, poi parlate di un elenco di dotazioni che, di fatto, vuole trasformare il corpo di polizia locale in un corpo a crescente impronta coercitiva. Questo volete fare. Parlate di manette, giubbotti, caschi tattici, pistole al peperoncino, ma parliamo della polizia locale, mica dei fronti antisfondamento. Cioè, polizia locale. Siamo a Hollywood. Bisogna fare anche l'esplosione finta per far vedere che ci stiamo prendendo cura dei cittadini, la forza, l'onore, quello che vi piace proprio. Non è così che proteggiamo i cittadini e gli operatori.

Quindi, noi siamo dalla parte veramente degli operatori, delle forze della polizia, delle forze dell'ordine in generale, ma siamo anche contro ogni tipo di oppressione e repressione. Non potete negare i casi in cui anche singoli, anche isolati, hanno portato a questo tipo di abuso perché degli abusi nella storia della Repubblica italiana ci sono stati e questo non si può negare, quindi, quando parliamo di forze dell'ordine e di monopolio delle forze dell'ordine, non possiamo non parlare degli abusi delle forze dell'ordine perché, altrimenti, si dice che lo Stato agisce e il cittadino non si può difendere da nulla. Quindi, un po' di equilibrio quando si affrontano queste situazioni.

La scelta di trasformare la paura in politica. Questa è la vostra scelta. È la scelta di rispondere alle situazioni di fragilità con il taser e con l'elettroshock. È la scelta di costruire del consenso su delle tensioni e anche sulle vittime delle tensioni che ci sono nel paese. Questa è la vostra scelta politica.

Per queste ragioni, il Movimento 5 Stelle, chiaramente, come lo ha già fatto, esprime una posizione nettamente contraria a questo progetto di legge e, in particolare, alla normalizzazione di tutti gli strumenti che vogliono essere inseriti grazie a questa legge. Soprattutto, vogliamo che la sicurezza non diventi una bandiera ideologica perché la sicurezza riguarda non la destra, riguarda i cittadini, prima di tutto, riguarda le persone. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Se non ci sono altri interventi per la discussione generale io cedo la parola per l'eventuale replica al relatore Pulitanò, prego.

 

PULITANÒ: Grazie presidente. Chiaramente il dibattito che ci ha tenuti occupati questa mattina e questo pomeriggio ha sviluppato una serie di temi che, secondo me, meriterebbero un approfondimento e sicuramente Fratelli d'Italia sarà per l'ennesima volta capofila nell'approfondire un tema così importante, che è la sicurezza. Che non è una bandiera di Fratelli d'Italia o della destra, ma è un diritto di tutti i cittadini, soprattutto quelli che fanno più fatica a difendersi, perché la sicurezza in primis non è una bandiera da sventolare e sono d'accordo, ma è un diritto di ogni cittadino e non è un vezzo vetero-borghese.

Un paio di valutazioni metodologiche che mi impone proprio il mio carattere. È stato detto di questa proposta di legge che è un tentativo modesto di modificare l'impianto della legge, da un lato; dall'altro, invece, si dice che questo progetto di legge rappresenta un'idea precisa della società, securitaria, repressiva delle libertà di tutti. Poi è stato detto che questo progetto di legge è un tentativo di distogliere l'attenzione dai fallimenti del governo nazionale in materia di sicurezza. Ringrazio davvero tutti per i grandi complimenti che, me li prendo tutti io personalmente, non me ne voglia il gruppo assembleare di Fratelli d'Italia, non c'era niente di tutto questo, ma era un contributo umile per portare al centro di questa Assemblea legislativa, che dovrebbe legiferare, cosa che ci viene ultimamente poco facile fare, su un tema importante che è quello anche di modificare un impianto di una legge vetusta. E sotto questo profilo segnalo che in più di un'occasione in commissione sono state proferite delle frasi dai banchi della maggioranza di questa Assemblea in cui si condividevano le premesse di questa proposta di legge, ma che non si condivideva la declinazione nel particolare. Allora, mi chiedo: perché non c'è stato un contributo fattivo dai banchi delle persone sicuramente più preparate, illuminate, del sottoscritto in questa Assemblea legislativa? Bene, la risposta la troviamo nell'intervento di chi mi ha preceduto: non c'è proprio la minima intenzione di occuparsi della nostra polizia locale come polizia di prossimità, come polizia di sussidiarietà, sussidiaria. Tutte declinazioni che troviamo nella legge quadro che noi abbiamo provato a modificare.

E dispiace veramente tanto per l'atteggiamento che ho visto in quest'aula oggi perché, ad esempio, è stato detto anche che il Comitato Tecnico di polizia locale, di cui io volevo semplicemente modificare la composizione inserendo due figure professionali, non due figure provenienti dalla politica, due figure professionali di comprovata esperienza, nominati dall'Assemblea legislativa, è stato detto no. Ma se è un Comitato Tecnico-scientifico ci devono essere sicuramente delle persone, delle figure che abbiano un imprinting tecnico-scientifico. È esattamente quello che chiedevo, da un lato; ma vi suggerisco anche di andare a vedere il comitato provinciale della sicurezza da chi è composto. Da tecnici. Quindi, dai rappresentanti delle forze dell'ordine, quindi, dall'arma dei carabinieri, dal capo della polizia locale del capoluogo, dal questore, dal prefetto e, guardate un po', anche dai sindaci, che di tecnico hanno poco. Quindi, anche sotto questo profilo mi viene da dire che c'è proprio una chiusura ideologica, uso un termine che non mi piace particolarmente utilizzare, ma lo uso perché è una chiusura ideologica.

Come è una chiusura ideologica quello di dire no, questa fondazione, questa idea strampalata della fondazione esula da quelle che sono le prerogative dell'Assemblea legislativa e della Regione Emilia-Romagna. Niente di più lontano dalla verità. Vi ho portato esperienze analoghe in altre due regioni, una governata dal centrosinistra e una governata al centrodestra. Esattamente come l'utilizzo e l'inserimento di nuovi strumenti di autotutela per gli uomini e le donne della nostra polizia locale. Prima il presidente del gruppo assembleare del Movimento 5 Stelle ha fatto un elenco degli strumenti di autotutela che Fratelli d'Italia vorrebbe inserire. Forse non è stato letto con attenzione quella che era la proposta di Fratelli d'Italia che aggiungeva due strumenti di autotutela, in particolare, i guanti antitaglio e il taser e, quindi, quando prima mi vengono elencate tutte le dotazioni che Fratelli d'Italia vorrebbe inserire, segnalo sommessamente che quegli strumenti di autotutela e, quindi, i giubbotti antiproiettili, giubbotti anti taglio, le manette, i cuscini per gli accertamenti, i caschi di protezione, il bastone sensibile o spray urticante, sono già previsti dalla normativa regionale. Quindi, quando affrontiamo una discussione, quantomeno, non chiedo tanto, leggiamo i provvedimenti che ci vengono portati all'attenzione.

E quindi, se almeno questa parte vi può trovare concorde, quindi, sull'utilizzo di questi strumenti, allora, votate quell'articolo, limitatevi a quello perché voi non potete completamente abbandonare un senso di responsabilità governativa ed istituzionale, andando a dire che il fatto che in questo paese non ci sia sicurezza è solo un problema del governo perché anche da questo punto di vista segnalo che, dopo aver raccolto le macerie di un paese a dieci anni a conduzione del centrosinistra, il governo centrale ha assunto nel triennio 35000 agenti. Sono sufficienti? Probabilmente no, c'è ancora tanto lavoro da fare.

Qualcuno ha anche detto che mancano gli aumenti salariali. Nel 2024, un aumento lordo di 194 euro a tutte le forze dell'ordine; un incremento degli straordinari del 7%. Sicuramente il governo Meloni non ha mai dichiarato di aver risolto il problema sicurezza. Non abbiamo avuto lo stesso coraggio e lo stesso ardire dell'ex presidente Conte che ha avuto l'ardire di aver avuto il coraggio di avere abolito la povertà, non abbiamo avuto lo stesso coraggio del presidente Conte.

Quello che però certifica quello che ha fatto il governo nazionale è che la sicurezza è tornato un punto centrale nell'azione governativa e avremmo voluto, e con il contributo del nostro progetto di legge avremmo voluto farlo anche qui a Bologna e in Emilia-Romagna, di calare nuovamente l'attenzione sulla nostra polizia locale sia dal punto di vista del welfare, sia dal punto di vista delle loro tutele, tutele economiche, tutele assistenziali e tutele anche della loro rispettiva incolumità personale. Perché, e qualcuno dai banchi del centrosinistra l'ha anche riconosciuto, la loro figura professionale è totalmente cambiata in questi anni.

Ripeto, svolgono lavoro di polizia giudiziaria, esistono dei nuclei antidroga, esistono anche dei nuclei che fanno dei pattugliamenti con le forze di polizia e spesso succede che, quando le forze di polizia locale procedono con l'adempimento e il loro dovere nel fermare un criminale, spesso e volentieri, non sanno neanche come difendersi pur di non utilizzare l'arma che hanno in dotazione e, allora, chiamano le forze di polizia o i carabinieri che, guardate un po', utilizzano il taser. Io ho cercato, guardate, nel mio piccolo, di smontare ogni singolo rimprovero che dai banchi della maggioranza sono pervenuti nei confronti di questo progetto di legge che, vi ripeto, aveva solo un obiettivo, quello di aggiustare e puntellare la nostra legislazione regionale. Ma per l'ennesima volta devo constatare che la maggioranza di questa Assemblea legislativa abbia altre priorità che sicuramente non sono né la tutela delle forze della nostra polizia locale e né soprattutto la sicurezza. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene, siamo alle dichiarazioni di voto sull'ordine del giorno di non passaggio all'esame dell'articolato. Ricordo, cinque minuti per gruppo. Consigliera Evangelisti, prego.

 

EVANGELISTI: Mi ripeto, presidente, però credo sia necessario. Ci dispiace e non comprendiamo come si possa appunto parlare di patto repubblicano, da una parte e, dall'altra, non affrontare fino in fondo il confronto, il dibattito, lo scontro, come c'è stato, su un provvedimento e, quindi, permettendo a quel provvedimento di essere compiutamente analizzato fino in fondo e, quindi, fino al termine del proprio iter e, quindi, anche rispettando la dignità sia di quel documento, ma anche la dignità di un lavoro che è stato fatto da questo gruppo politico, che è stato fatto con l'aiuto degli altri gruppi di opposizione e che avrebbe meritato, per il tema che tratta, a nostro avviso, di poter concludere, come da regolamento, il proprio iter all'interno di questa Assemblea legislativa.

Noi crediamo che le scorciatoie, soprattutto quando siamo all'interno di un'assemblea deliberante, non portino appunto nulla a nessuno in termini positivi, anche rispetto all'attività dei singoli gruppi, riteniamo che se, appunto, non ci sia nulla da nascondere, se ci sia la volontà di confrontarsi e di affrontare e sviscerare i temi, sia giusto anche permettere a, in questo caso, le opposizioni di svolgere a fondo il proprio lavoro. Così non è stato, noi ne prendiamo atto.

Peraltro, lo diciamo, sono giacenti per essere iscritti alle commissioni, ma anche sono già iscritti alle commissioni e parzialmente trattati, diversi progetti di legge di Fratelli d'Italia. Alcuni trattano ancora la materia della sicurezza, altri no. Noi proseguiremo nell'intento, appunto, di dare un contributo al lavoro di questa Assemblea legislativa con l'unica finalità di poter portare, appunto, un contributo all'Assemblea, ai cittadini emiliano-romagnoli che ci hanno votato e che vi hanno votato. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Ci sono altre dichiarazioni? Non vedo mani alzate per prenotazioni, quindi, nomino gli scrutatori: consiglieri Parma, Arduini e Sassone. Votiamo, quindi, l'ordine del giorno di non passaggio all'esame dell'articolato, a firma del consigliere Castellari. Favorevoli? Contrari? Astenuti. È approvato. Quindi, ci dobbiamo fermare qua.

 

(L’ordine del giorno 684/1 “Non passaggio in esame degli articoli” è approvato, per alzata di mano, a maggioranza dei presenti: il progetto di legge si intende respinto)

 

OGGETTO 1190

Risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad attivarsi, per quanto di competenza, nei confronti del Comune di Piacenza affinché valuti l'intitolazione di una via, piazza o altro spazio pubblico a Giorgio Armani. A firma dei Consiglieri: Tagliaferri, Pestelli, Bocchi, Evangelisti, Aragona, Arletti, Ferrero, Marcello

(Continuazione discussione e reiezione)

 

OGGETTO 1319

Risoluzione volta alla valorizzazione dell'eredità culturale, formativa e imprenditoriale di Giorgio Armani attraverso il Programma nazionale "Arte, Impresa, Lavoro" a sostegno del Made in Italy. A firma dei Consiglieri: Albasi, Quintavalla, Gordini, Bosi, Proni, Daffadà, Castellari, Costi, Calvano, Fornili, Ferrari, Arduini, Muzzarelli, Carletti, Critelli, Lori, Sabattini, Paldino, Massari, Parma

(Continuazione discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Fabbri): Passiamo, quindi, agli atti di indirizzo. Siamo al 1190: risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad attivarsi, per quanto di competenza, nei confronti del Comune di Piacenza affinché valuti l'intitolazione di una via, piazza o altro spazio pubblico a Giorgio Armani. A prima firma Tagliaferri.

A tale oggetto è abbinata la risoluzione 1319: volta alla valorizzazione dell'eredità culturale, formativa e imprenditoriale di Giorgio Armani attraverso il Programma nazionale "Arte, Impresa, Lavoro" a sostegno del Made in Italy. A prima firma Albasi. Sulla risoluzione si è aperta la discussione generale nella seduta pomeridiana del 21 gennaio 2026. Eravamo ancora alla discussione generale congiunta. Chiedo quindi se qualcuno vuole intervenire, di prenotarsi, come sempre. Consigliera Arletti, prego.

 

ARLETTI: Grazie presidente. Giorgio Armani è stato per l'Italia e per il mondo intero molto più di uno stilista. Ha provato - e, a mio avviso, riuscendoci - a disegnare la donna moderna, quella che non ha necessariamente bisogno di tacchi a spillo e mini gonne per affermare se stessa; una donna, quella immaginata e vestita da Armani, elegante, libera e consapevole, consapevole del ruolo femminile del mondo, un ruolo che arricchisce la società, che arricchisce il mondo del lavoro, una donna che, anche tramite l'utilizzo e l'espressione della moda, afferma quanto ci sia bisogno di femminilità e che queste donne hanno iniziato a muoversi nel mondo cercando di cambiarlo in meglio.

Con questa risoluzione l'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna è chiamata a compiere un atto che non è soltanto simbolico ma profondamente politico e istituzionale. Rendere omaggio a Giorgio Armani è rendere omaggio a una delle figure più straordinarie della storia contemporanea italiana e allo stesso tempo riaffermare quello che è il valore delle nostre radici territoriali.

Giorgio Armani è stato anche un imprenditore visionario, un ambasciatore dell'Italia nel mondo, capace di trasformare il made in Italy in un vero e proprio sistema di valori riconosciuto a livello globale, sobrietà, rigore, qualità e tanta tanta cultura del lavoro Giorgio Armani è stato anche sempre un uomo profondamente legato alla sua terra d'origine, è nato a Piacenza mantenuto nel corso della sua vita, un rapporto autentico col territorio piacentino con la Val Trebbia con Bettola, terra delle sue radici familiari, con Rivalta, luoghi che non ha mai vissuto come riferimenti semplici e biografici, ma come parte essenziale della propria identità, un legame fatto di presenza di sostegno a iniziative culturali di attenzione discreta, ma costante verso le comunità locali. Nonostante il suo business, la sua moda, le sue creazioni lo portassero ovviamente a contesti più globali e globalizzati come la grande Milano.

Per questo motivo ricordare Giorgio Armani significa anche ricordare il successo internazionale che può e deve convivere con il radicamento territoriale. È un messaggio oggi particolarmente importante per i giovani per chi guarda al futuro, cercando degli esempi credibili di come il talento, l'impegno, la costanza, il sacrificio, l'appartenenza possano e debbano procedere insieme. La risoluzione che abbiamo presentato a prima firma del collega che ringrazio Giancarlo Tagliaferri non invade competenze, ma esercita pienamente un ruolo di indirizzo politico e di stimolo che spetta e può aspettare alla Regione Emilia-Romagna.

Chiediamo alla Giunta di farsi promotrice di un dialogo con il comune di Piacenza con i comuni della provincia affinché valutino l'intitolazione di spazi pubblici alla figura di Giorgio Armani, non come atto celebrativo fino a sé stesso, ma come scelta di memoria collettiva di educazione civica e di valorizzazione dell'identità locale.

Allo stesso tempo, proponiamo, perché ci si è soffermati più sulla prima parte che sulla seconda parte dell'impegno, che è altrettanto importante, di sostenere iniziative culturali e commemorative che possano mantenere viva la sua eredità, mostre, eventi dei percorsi didattici, occasioni di riflessione, sul rapporto tra creatività, impresa, cultura e territorio, iniziative che possono diventare anche degli strumenti di promozione culturale artistica capaci di rafforzare l'attrattività non solo di Piacenza, ma della nostra regione.

Concludendo, presidente, le istituzioni credo abbiano il dovere di custodire la memoria di personalità che hanno dato lustro alle nostre comunità. Farlo non significa guardare al passato con nostalgia, ma costruire il futuro attraverso degli esempi che sono condivisi e positivi, come Giorgio Armani, che è una figura condivisa e positiva per tutti. Per queste ragioni vi invito a sostenere convintamente questa risoluzione affinché l'Emilia-Romagna sappia dire con sobrietà e rispetto, come certamente il grande Giorgio Armani avrebbe apprezzato, un grazie a colui che è stato indubbiamente uno dei figli più illustri dell'Emilia-Romagna e dell'Italia intera.

PRESIDENTE (Fabbri): Ci sono altri interventi? Abbiamo tempo per un altro intervento della discussione generale, ovviamente. Albasi, prego.

 

ALBASI: Grazie presidente. Anche l'altra volta il mio capogruppo ha parlato che, al di là delle battute, che la Giunta regionale ha ben poco da dire su questa risoluzione.

Dall'ultima volta ad oggi, per correttezza istituzionale, io ho continuato a interfacciarmi con il comune di Piacenza e con la propria amministrazione. Voglio ricordare che la risoluzione presentata in Consiglio comunale a Piacenza è stata votata sia dalla maggioranza che dalla minoranza, ma proprio perché la persona di Giorgio Armani non va relegata in una semplice intitolazione.

Chiudo, dicendo che nel corso dell'edizione del 2025 del Festival del Pensare Contemporaneo, anche alla presenza del vicepresidente Colla e su suggerimento di tutti gli alunni delle scuole piacentine, è stata autorizzata anche dalla famiglia un murale a Piacenza. Questo per ribadire che qualsiasi iniziativa, qualsiasi promozione del personaggio Giorgio Armani dovrà essere prima condivisa nel Consiglio comunale di Piacenza e, in ultima battuta, dalla famiglia.

Se avete visto, in questi giorni c'è stata la prima, diciamo, partecipazione della nipote di Giorgio Armani perché, fortunatamente, è un brand che rimarrà italiano e io auspico e auguro tutto il bene alla nipote di Giorgio Armani. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Chiedo se ci sono ultimi interventi, non ne vedo. Abbiamo quindi il tempo per le dichiarazioni di voto, almeno per una dichiarazione. Tagliaferri, prego. Direi che con la sua dichiarazione poi chiudiamo la giornata.

 

TAGLIAFERRI: Penso non sarà più lunga di cinque minuti, presidente. Colleghe e colleghi, intervengo in dichiarazione di voto per riportare questo dibattito sul terreno che gli è proprio, quello della responsabilità istituzionale. Non per riaprire una polemica, ma per chiudere finalmente una questione che nella scorsa seduta è rimasta sospesa, esattamente come è rimasta sospesa per mesi la risposta politica dell'Assemblea alla figura di Giorgio Armani.

Nel dibattito precedente ho ascoltato con attenzione, quello delle numerose altre volte, tutte le posizioni espresse. Ne emerge un quadro chiaro. Non è in discussione il valore di Giorgio Armani che tutti riconoscono e ci mancherebbe; è in discussione il modo con cui un'istituzione decide di onorarlo. Ed è su questo punto che le strade si sono divise. È stato sostenuto che la risoluzione da noi presentata sarebbe priva di effetti perché la Regione non ha competenza diretta sull'intitolazione di vie o piazze. Questa affermazione, formalmente corretta, è politicamente e volutamente fuorviante. Le risoluzioni non sono atti impositivi, come tutti sappiamo, sono atti di indirizzo politico e chi siede in quest'aula lo sa bene, se dovessimo limitarci ad agire solo dove abbiamo competenza amministrativa diretta, gran parte del lavoro di questa Assemblea perderebbe senso.

La nostra risoluzione non chiede di imporre nulla a nessuno, chiede alla Regione di esercitare il proprio ruolo di impulso, di autorevolezza, di orientamento. Quello che era stato chiesto era, alla Giunta, di attivarsi per quanto di competenza nei confronti del comune di Piacenza affinché valuti l'intitolazione di una via o di una piazza; a sensibilizzare anche i comuni della provincia di Piacenza affinché valutino, eccetera. Non chiede nessun obbligo, quindi, le falsità pronunciate in questa sede, mentendo sapendo di mentire, dicendo che la mia intenzione era quella di obbligare il comune di Piacenza, oltre a non poterlo fare, non sarebbe neanche intenzione assolutamente farlo effettivamente.

Ecco, è stato poi affermato che il territorio non ha bisogno della Regione per muoversi ed è vero, ma questo non è un argomento a favore dell'inerzia regionale; è un argomento che certifica un fallimento politico perché, quando il territorio si muove e la Regione resta ferma, il problema non è il territorio ma l'istituzione che abdica al proprio ruolo.

Nei mesi trascorsi dalla presentazione della risoluzione oggetto 1190, i comuni, le associazioni e i cittadini hanno dimostrato attenzione, sensibilità, rispetto; qui invece si è preferito rinviare, attendere, affiancare un secondo testo, aprire percorsi alternativi. Il risultato è stato uno solo: perdere tempo ed è sul tempo che dobbiamo essere onesti perché la differenza sostanziale tra le due risoluzioni sta tutta qui. La risoluzione oggetto 1190 chiedeva di fare qualcosa ora, in modo sobrio, concreto, istituzionale. La risoluzione oggetto 1319 chiede di fare qualcosa forse, un domani, attraverso percorsi lunghi, nazionali, complessi, affidati ad altri livelli istituzionali. E siamo alle solite: è una risoluzione che nei fatti sposta altrove ogni responsabilità, al governo, alla Conferenza Stato-Regione a programmi triennali, a comitati scientifici futuri; è un impianto che può apparire ambizioso ma che evita accuratamente di chiedere alla Regione di assumere un impegno diretto, verificabile, immediato.

Questo non significa volare alto, significa volare via dal problema. Nessuno ha mai messo in discussione la possibilità di un riconoscimento nazionale, ma un percorso nazionale serio nasce sempre da un atto chiaro delle istituzioni territoriali; non esiste una dimensione nazionale credibile se si rinuncia a una decisione regionale ed è per questo che continuo a respingere l'idea secondo cui un'intitolazione sarebbe un gesto minore. Non lo è. Un'intitolazione fatta bene in un luogo significativo con il coinvolgimento delle istituzioni e delle comunità è un atto identitario, duraturo, non effimero.

Lo ribadisco ancora: non bastano iniziative simboliche, non bastano i murales, non bastano installazioni temporanee, non bastano piste ciclabili intitolate. Giorgio Armani meritava e merita un gesto istituzionale, vero e riconoscibile, che non fosse accessorio e marginale ed è ciò che la nostra risoluzione chiedeva.

Nel dibattito si è poi contestato il linguaggio utilizzato, in particolare, l'espressione “morte istituzionale”. Non è un'espressione emotiva né provocatoria. È una definizione politica. Quando un'istituzione rinvia sistematicamente, quando consuma il tempo fino a rendere irrilevante la proposta, quando lascia che l'urgenza si dissolva, produce un effetto politico preciso: svuota di significato l'atto che avrebbe dovuto assumere.

Non ho mai parlato di morte della memoria di Giorgio Armani. Quella è viva ed è viva soprattutto fuori da quest'aula. Ho parlato di morte istituzionale, cioè, dell'incapacità dell'istituzione di essere all'altezza del momento. Se questo termine disturba, forse non è il termine in sé, ma per ciò che descrive.

Infine, è stato che coinvolgere il Governo sia la strada più corretta. Ma, attenzione, chiedere tutto al Governo senza assumersi alcun impegno regionale significa di fatto rinunciare al proprio ruolo.

La risoluzione, concludo, la risoluzione oggetto 1319 non chiede alla Regione di fare, chiede alla Regione di chiedere ad altri. La nostra risoluzione, invece, chiedeva alla Regione di fare la propria parte, qui, adesso, nel rispetto delle competenze ma senza nascondersi dietro di esse.

Colleghe e colleghi, questa vicenda non riguarda solo Giorgio Armani, riguarda il modo in cui questa Assemblea affronta le occasioni che hanno un valore simbolico e politico insieme, riguarda la capacità di decidere quando il tempo lo richiede, riguarda la differenza tra responsabilità e rinvio. Noi continueremo a sostenere che Armani non era solo un nome da commemorare, ma un patrimonio da assumere come responsabilità istituzionale. Continueremo a dirlo, senza alzare i toni, ma senza arretrare di un millimetro, perché alla fine la vera domanda non è cosa avrebbe dovuto fare il comune o il governo o qualcun altro, la vera domanda è: questa Assemblea ha fatto tutto ciò che poteva fare?

Io credo di no ed è per questo che oggi ribadiamo con forza e convinzione la richiesta di votare la nostra risoluzione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene, grazie. Faccio una mozione io. O ci sono altri interventi e quindi andiamo alla prossima o, se siete d'accordo, possiamo votare per chiudere la risoluzione. Lo chiedo per evitare di trovarci la prossima volta solo per votare che abbiamo perso anche il senso della discussione. Chiedo ai capigruppo. Se, invece, qualcuno vuole intervenire, giustamente, chiudiamo oggi e la prossima volta riprendiamo. Mettiamo ai voti? Mettiamo ai voti. Devo rifare gli scrutatori perché non vedo più la consigliera Parma. La sostituiamo con la consigliera Lembi.

Quindi, votiamo i documenti separati, per alzata di mano. Prima la risoluzione a prima firma Tagliaferri. Favorevoli? Contrari? Astenuti? È respinta.

 

(La risoluzione oggetto 1190 è respinta, per alzata di mano)

 

PRESIDENTE (Fabbri): Poi la risoluzione Albasi. Favorevoli? Contrari? Astenuti? È approvata.

 

(La risoluzione oggetto 1319 è approvata, per alzata di mano, a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Fabbri): Bene. Dichiaro chiusa la seduta.

 

La seduta termina alle ore 17,32

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

ALBASI Lodovico, ANCARANI Valentina, ARAGONA Alessandro, ARDUINI Maria Laura, ARLETTI Annalisa, BOCCHI Priamo, BOSI Niccolò, BURANI Paolo, CALVANO Paolo, CARLETTI Elena, CASADEI Lorenzo, CASTALDINI Valentina, CASTELLARI Fabrizio, COSTA Andrea, COSTI Maria, CRITELLI Francesco, DAFFADÀ Matteo, DONINI Raffaele, EVANGELISTI Marta, FABBRI Maurizio, FERRARI Ludovica Carla, FERRERO Alberto, FIAZZA Tommaso, FORNILI Anna, GIANELLA Fausto, GORDINI Giovanni, LARGHETTI Simona, LEMBI Simona, LORI Barbara, LUCCHI Francesca, MARCELLO Nicola, MASSARI Andrea, MASTACCHI Marco, PALDINO Vincenzo, PARMA Alice, PESTELLI Luca, PETITTI Emma, PRONI Eleonora, PULITANÒ Ferdinando, QUINTAVALLA Luca Giovanni, SABATTINI Luca, SASSONE Francesco, TAGLIAFERRI Giancarlo, TRANDE Paolo, UGOLINI Elena, VALBONESI Daniele, VIGNALI Pietro, ZAPPATERRA Marcella.

 

Hanno partecipato alla seduta:

la sottosegretaria RONTINI Manuela,

gli assessori ALLEGNI Gessica, COLLA Vincenzo, FABI Massimo, FRISONI Roberta, MAZZONI Elena, PAGLIA Giovanni.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno, il Presidente della Giunta DE PASCALE Michele.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta l’assessora CONTI Isabella e il consigliere MUZZARELLI Gian Carlo.

 

Ordine del giorno 684/1 di non passaggio all’esame degli articoli del Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Pulitanò e altri recante: "Modifiche alla legge regionale 4 dicembre 2003 n. 24 (Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza)". A firma del consigliere Castellari

 

«L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna

 

Visto il progetto di legge di cui all’oggetto;

 

Considerato il parere contrario espresso in sede referente dalla Commissione assembleare "Bilancio, Affari generali ed istituzionali”;

 

Ritenuto di condividere le argomentazioni che hanno portato al parere contrario della Commissione assembleare;

 

Ai sensi dell’art. 92 del Regolamento

 

delibera

 

il non passaggio all’esame degli articoli.»

 

(Approvato)

 

Comunicazioni prescritte dall’articolo 69 del Regolamento interno

 

Nel corso delle sedute sono pervenuti i sottonotati documenti:

 

INTERROGAZIONI

 

2011 -  Interrogazione a risposta scritta sulle nomine di soggetti prossimi alla quiescenza. A firma dei Consiglieri: Pestelli, Evangelisti

 

2012 -  Interrogazione a risposta scritta relativa allo stato di avanzamento del cantiere per la costruzione della nuova scuola secondaria di primo grado "R. Montecuccoli" di Pavullo nel Frignano (MO). A firma dei Consiglieri: Pulitanò, Arletti

 

2013 -  Interrogazione a risposta scritta relativa a un recente episodio di inquinamento delle acque del fiume Secchia, all'altezza della località Volta di Saltino, nel comune di Prignano sulla Secchia (MO). A firma dei Consiglieri: Pulitanò, Arletti

 

2014 -  Interrogazione a risposta scritta in merito alle misure da adottare per garantire la tutela degli autisti di taxi e NCC e la sicurezza del servizio, alla luce della recente aggressione di un operatore NCC, avvenuta a Bologna. A firma dei Consiglieri: Mastacchi, Ugolini

 

2015 -  Interrogazione a risposta scritta in merito alla gestione del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) dell'Ospedale del Delta, in provincia di Ferrara. A firma dei Consiglieri: Gianella, Evangelisti, Bocchi

 

2016 -  Interrogazione a risposta scritta in merito alla situazione di sottodimensionamento dei medici di base della frazione Santa Vittoria del comune di Gualtieri (RE). A firma del Consigliere: Paldino

 

2017 -  Interrogazione a risposta scritta relativa all'opera di urbanizzazione dell'area dell'ex cava di ghiaia Sapaba, in prossimità della sponda sinistra del fiume Reno, a Casalecchio di Reno (BO), con particolare riguardo alla sicurezza idraulica della zona interessata dall'intervento. A firma del Consigliere: Evangelisti

 

2018 -  Interrogazione a risposta scritta relativa alla situazione verificatasi presso l'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna a seguito del cambio di appalto dei servizi di facchinaggio. A firma del Consigliere: Evangelisti

 

2019 -  Interrogazione a risposta orale in Commissione, volta a conoscere i dati INPS relativi alla regione Emilia-Romagna, concernenti il numero delle richieste presentate e delle domande accolte per l'accesso al contributo "Bonus Psicologo" per l'anno 2025. A firma della Consigliera: Arduini, Carletti, Quintavalla, Castellari, Massari, Lori, Proni, Costi, Daffadà, Bosi, Parma

 

2022 -  Interrogazione a risposta orale in commissione sul ruolo del nuovo Ospedale di Carpi all'interno della rete ospedaliera dell'Emilia-Romagna e della provincia di Modena e sui servizi specialistici presenti al suo interno. A firma dei Consiglieri: Arletti, Pulitanò

 

INTERPELLANZE

 

2020 -  Interpellanza relativa all'opportunità di avviare studi epidemiologici specifici sugli effetti sanitari della residenza in prossimità delle discariche presenti sul territorio regionale. A firma dei Consiglieri: Arletti, Pulitanò

 

2023 -  Interpellanza sul tavolo di concertazione per l'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate nelle cooperative di tipo B. A firma del Consigliere: Castaldini

 

RISOLUZIONE

 

2021 -  Risoluzione per riaffermare il corretto equilibrio tra libertà di insegnamento, pluralismo culturale e dovere di imparzialità dell'azione educativa. (03 02 26) A firma dei Consiglieri: Evangelisti, Tagliaferri, Sassone, Pestelli, Bocchi, Gianella, Marcello, Ferrero, Pulitanò, Aragona, Arletti

 

(Comunicazioni prescritte dall’articolo 69 del Regolamento interno - n. 2 prot. PG/2026/3531 del 4 febbraio 2026)

 

IL PRESIDENTE

I SEGRETARI

Fabbri

Pestelli - Trande