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171.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 25 MARZO 2014

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MANDINI

 

INDI DELLA PRESIDENTE COSTI

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è raggiungibile dalla Ricerca oggetti

 

OGGETTO 5332

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa l'abolizione della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo. A firma dei Consiglieri: Manfredini, Corradi, Cavalli, Bernardini

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Mandini)

MANFREDINI (Lega Nord)

BERTELLI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta

MANFREDINI (Lega Nord)

 

OGGETTO 5328

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la multa comminata dall'Antitrust ad Hera per abuso di posizione dominante nella raccolta di carta e in particolare sui controlli che ATERSIR deve svolgere sull'operato di Hera. A firma del Consigliere: Naldi

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Mandini)

NALDI (SEL - Verdi)

SALIERA, vicepresidente della Giunta

NALDI (SEL - Verdi)

 

OGGETTO 5326

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa il rincaro delle corse semplici extraurbane che entrerà in vigore dall'1 aprile nella provincia di Piacenza. A firma del Consigliere: Pollastri

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Mandini)

POLLASTRI (Forza Italia - PDL)

PERI, assessore

POLLASTRI (Forza Italia - PDL)

 

Interrogazione oggetto 5333

(Decaduta)

PRESIDENTE (Mandini)

 

OGGETTO 4468

Progetto di legge d'iniziativa popolare recante: «Modifiche alla legge regionale 14 aprile 1995, n. 42 "Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di consigliere regionale"» (Deliberazioni della Consulta di Garanzia Statutaria di ammissibilità n. 8 del 29 ottobre 2012 pubblicata sul BURERT n. 235 del 9 novembre 2012 e di validità n. 13 del 1 agosto 2013 pubblicata sul BURERT n. 231 del 6 agosto 2013)

(Adempimento statutario - Prosecuzione dell’esame in commissione)

PRESIDENTE (Mandini)

 

OGGETTO 4739

Progetto di legge: «Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare» A firma dei Consiglieri: Marani, Grillini (87)

(Relazione e discussione)

PRESIDENTE (Mandini)

PRESIDENTE (Costi)

MARANI, relatrice

POLLASTRI (Forza Italia - PDL)

MANDINI (Italia dei Valori)

NALDI (SEL - Verdi)

VILLANI (Forza Italia - PDL)

GRILLINI (Misto)

CORRADI (Lega Nord)

PARUOLO (PD)

DONINI (Fed. della Sinistra)

NOÈ (UDC)

BARBATI (Italia dei Valori)

MARZOCCHI, assessore

PRESIDENTE (Costi)

 

Cordoglio per la scomparsa di Natalino Guerra

PRESIDENTE (Costi)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazioni elettroniche oggetto 4739

Comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno

 

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MANDINI

 

La seduta ha inizio alle ore 9,41

 

PRESIDENTE (Mandini): Dichiaro aperta la centosettantunesima seduta della IX legislatura dell’Assemblea legislativa.

Interpello i presenti per sapere se vi sono osservazioni sul processo verbale relativo alla seduta

 

-          antimeridiana dell’11 marzo 2014 (n. 170);

 

inviato ai consiglieri unitamente all’avviso di convocazione di questa tornata.

Se non ci sono osservazioni il processo verbale si intende approvato.

 

(È approvato)

 

PRESIDENTE (Mandini): Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta il Presidente Vasco Errani, l’assessore Massimo Mezzetti, l’assessore Patrizio Bianchi perché impegnato in trasferta istituzionale a Milano, l’assessore Carlo Lusenti, il consigliere Marco Barbieri e il consigliere Luciano Vecchi per ruolo istituzionale di rappresentanza.

L’articolo 68 è già stato distribuito ai consiglieri.

 

(Le comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno sono riportate in allegato)

 

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata in Aula

 

PRESIDENTE (Mandini): Passiamo alle interrogazioni a risposta immediata.

Chiamo l’oggetto:

 

5332 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa l'abolizione della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo. A firma dei Consiglieri: Manfredini, Corradi, Cavalli, Bernardini.

 

Risponderà il sottosegretario Bertelli.

Consigliere Manfredini, prego.

 

MANFREDINI: Grazie, presidente. Abbiamo fatto questo question time per cercare di capire le motivazioni che giustificano il ritardo di due anni e mezzo dall’impegno assunto proprio da lei, sottosegretario, in sede di Commissione, e quindi se la Giunta intende provvedere con urgenza all’abolizione della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo affidando il coordinamento e l’organizzazione di eventuali attività ad altri temi interni della Regione, che già operano in ambito internazionale.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Manfredini.

Sottosegretario, prego.

 

BERTELLI, sottosegretario alla Presidenza della Giunta: Grazie, presidente. Ringrazio anche il presidente Manfredini perché mi dà modo di tornare sulla vicenda e di precisare, stando ai verbali approvati dalla Commissione e dall’Assemblea, quello che è successo fino a ora per ciò che riguarda gli impegni sulla Consulta. Nell’interrogazione si fa riferimento a una discussione nella IV Commissione assembleare del 23 ottobre 2012 che trattava dei quattro progetti di legge di modifica della legge regionale n. 3/2006 tutti sostanzialmente diretti ad abolire la Consulta degli emiliano-romagnoli all’estero.

Come risulta dal verbale, in quella occasione il sottoscritto, a nome della Giunta, prendendo spunto proprio da quei progetti di legge, ebbe ad affermare - cito testualmente dal verbale regolarmente approvato in Commissione - che "La Giunta si è interrogata circa l’opportunità di intervenire con una propria proposta di legge modificativa della disciplina regionale vigente. Tuttavia, vista la delicatezza della questione, si è scelto di presentarsi in Commissione chiedendo la disponibilità della stessa (e anche dei presentatori dei progetti di legge all’esame) a condividere il ragionamento che segue: la Giunta è convinta che il lavoro svolto dalla Regione nei confronti degli emiliano-romagnoli all’estero sia da continuare e sia indispensabile farlo nel migliore dei modi, tenendo valide tutte le buone esperienze intercorse con la consapevolezza che però, dato il momento storico, bisogna intervenire sul contenimento dei costi di funzionamento dell’attività".

La Giunta pertanto propose di trovare un percorso comune in Commissione che portasse a una modifica della legge, dando indicazioni sui punti, ad avviso dell’esecutivo regionale, più importanti da toccare, dai costi di funzionamento della Consulta a un maggior coinvolgimento del territorio regionale nei rapporti di collaborazione con le comunità all’estero.

Misi anche in guardia i commissari sul fatto che non si illudessero - cito ancora dal verbale - "che fosse sufficiente abrogare con un tratto di penna il termine "Consulta" dicendo che se ne deve occupare la Giunta regionale e all’improvviso scompare il costo di esercizio come quello. Avere relazioni con gli emiliano-romagnoli all’estero richiede un’organizzazione e dei punti di riferimento attivi tutti i giorni, nonché intrattenere relazioni stabili con organismi che bisogna contribuire a far crescere all’estero e a coordinare". In conclusione di quella discussione, valutata la rigidità della posizione di alcuni Consiglieri su quel punto, ebbi a dire: "La Giunta valuterà se predisporre un proprio progetto di legge da sottoporre all’esame della Commissione o se semplicemente consegnare le riflessioni - che peraltro ho fatto in quella Commissione - elaborate a coloro i quali saranno disposti a condividerle in un percorso di lavoro che comunque partirà in questa Commissione". L’ipotesi del disegno di legge di iniziativa della Giunta non fu praticato, così come annunciato, tra l’altro, nel giugno del 2013 nella risposta a un’interrogazione della consigliera Noè e si perseguì quella di un percorso condiviso dal maggior numero possibile di componenti dell’Assemblea.

Vale la pena infatti ricordare che si sta parlando della norma con cui si dà corpo alla lettera g) dell’articolo 2 dello Statuto regionale che definisce gli obiettivi della Regione. Infatti quel punto dice: "Il riconoscimento degli emiliano-romagnali nel mondo e delle loro comunità quale componente importante della società regionale, come risorsa da valorizzare per tener viva la memoria della nostra emigrazione per rafforzare i legami con i Paesi in cui vivono". È evidente la ragione dello sforzo della Giunta perché tale argomento di rilevanza statutaria non sia frutto di un’imposizione di una parte sull’altra. L’unico punto che la Giunta ha sempre considerato irrinunciabile è che si parlasse di una riforma dell’organismo consultivo rappresentativo degli emiliano-romagnoli nel mondo e non di secca abolizione di qualsiasi strumento atto a realizzare tale previsione. Questo intendimento credo abbia trovato la sua migliore realizzazione nella decisione presa all’unanimità in un’altra seduta di IV Commissione assemblare, quella del 17 luglio 2013, quando - leggo ancora dal verbale - si decise di "istituire un gruppo di lavoro composto da presentatori dei progetti di legge sulla Consulta e dai tre commissari della Consulta stessa al fine di elaborare un testo condiviso che politicamente diventerebbe un progetto di legge dell’Assemblea". Sempre il sottoscritto, esprimendo un parere favorevole alla proposta, precisò a proposito del ruolo della Consulta: "La Consulta fino ad oggi ha avuto il compito di coordinamento e della manutenzione della rete dei rappresentanti degli emiliano-romagnoli all’estero. È necessario dunque che tale funzione venga comunque svolta se non dalla Consulta da qualche altro soggetto. Le 111 associazioni hanno una vita democratica, si organizzano, votano, eleggono i loro rappresentanti, tengono i rapporti con i loro Stati e con la nostra Regione, e se si vuole che tale rete di relazioni continui a funzionare bisogna aggiornarla costantemente e perciò ci deve essere un organismo che se ne occupi".

Quindi la Giunta continua a essere disponibile al percorso che, peraltro, questa Assemblea ha ritenuto di dovere avviare affiancando il lavoro di questo gruppo che l’Assemblea ha deciso di istituire per giungere quanto prima a una riforma della Consulta stessa, che da una parte porti a dei risparmi e dall’altra, ovviamente, punti a garantire le attività che questa Assemblea, approvando lo Statuto della Regione, ha voluto indicare.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, Sottosegretario Bertelli.

Mi appello a tutti, sia agli interpellanti sia a chi risponde, per il rispetto dei tempi. Questa volta abbiamo sforato, l’argomento è delicato però ricordo a tutti di rimanere nei tempi. Consigliere Manfredini, prego. Ha cinque minuti per la replica.

 

MANFREDINI: Grazie, presidente. Sottosegretario, sono parzialmente soddisfatto, anche perché da due anni giacciono lì quattro proposte di legge, e pareva che da un momento all’altro, secondo quello che era stato detto nella Commissione, che la Giunta si occupasse, come fa sempre di solito, di rifare questa legge. Nella scorsa legislatura mi ero fatto carico di proporre modifiche e risparmi per la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo e gli altri atti erano stati presentati dal collega Corradi in quanto emergeva che in appena tre anni dal 2007 al 2009 la Consulta spendeva 2.976.045 euro.

Se parliamo di vecchie lire, sono 1 miliardo all’anno. Seppure nel tempo vi sia stato un lieve calo di spesa (800 mila euro nel 2012 e 700 mila nel 2013), si tratta pur sempre di spese per sostenere un apparato che va superato e la Giunta sta dimostrando tentennamenti che non sono giustificati, anzi. Io li giustifico in questo modo: se noi andiamo a vedere per esempio in America meridionale gli scrutini per la Camera si vede come si sono ottenuti tre seggi e al Senato altri due seggi, in Africa e Oceania un seggio e un altro seggio al Senato, in Europa tra Monti e PD 300 mila voti, due seggi e uno per Monti, così pure al Senato. La Consulta quindi è una macchina da voti, per cui non mi venga a dire che la Consulta si fa per il bene dei nostri emiliano-romagnoli residenti all’estero perché lo fate per il bene del vostro partito politico e delle vostre forze politiche. Credo che sia una cosa che deve essere annullata, e c’è poco da ridere, Vicepresidente, perché fino all’altro ieri abbiamo speso 1 miliardo delle vecchie lire all’anno. Non voglio stare a parlare nei dettagli di come vengono spese in cene, taxi, trasferte, ecc. però questa è una cosa che si deve fare.

Noi non siamo soddisfatti anche se secondo noi si potrebbero comunque portare avanti queste 53 persone che sono componenti effettivi che lavorano, invitati a coinvolgere questa Consulta. Facendo così si spenderebbe anche meno, abbiamo degli uffici e possiamo anche cercare di portarlo avanti ma non in un modo così sfacciato. Bisogna cercare di prevedere queste cose ed è un passo in avanti che deve essere fatto, siamo in ritardo e auspico e spero, Sottosegretario, che nel più breve tempo possibile venga messa una pezza a questa grave lacuna, perché la ritengo una lacuna a cui bisogna rimediare. Abbiamo delle situazioni in Emilia-Romagna che sono molto pesanti rispetto anche a quelle dei residenti all’estero.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Manfredini.

Chiamo l’oggetto:

 

5328 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la multa comminata dall'Antitrust ad Hera per abuso di posizione dominante nella raccolta di carta e in particolare sui controlli che ATERSIR deve svolgere sull'operato di Hera.               A firma del Consigliere: Naldi.

 

Risponderà la vicepresidente Saliera.

Consigliere Naldi, prego.

 

NALDI: Grazie, presidente. Credo che di questo fatto se ne sia discusso poco ed è anche per questo che ho voluto richiamare con questo question time l’attenzione su questo argomento. Si tratta di un fatto a mio parere particolarmente significativo perché l’Antitrust non soltanto ha provveduto a comminare una multa ad Hera per posizione dominante in quanto, secondo l’Antitrust, ha venduto sottocosto la carta a una propria controllata anziché collocarla sul mercato ai prezzi di mercato, ma ha anche fatto notare che in questo modo si compromettevano i diritti dei cittadini in quanto veniva prodotto un danno sulle tariffe per i cittadini. Abbiamo letto le dichiarazioni del presidente di Hera Ambiente Filippo Brandolini che sembravano però attestarsi su una posizione molto formale piuttosto che sostanziale (questo è stato il mio punto di vista). Naturalmente so di poter fare una sola domanda però mi sono anche chiesto se ATERSIR ha un proprio punto di vista su questa vicenda, perché non è apparsa. Ho chiesto come la Giunta intende operare nei confronti di ATERSIR per evitare il ripetersi di leggerezze nei controlli come quelle che a mio parere si sono verificate in questa occasione.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Naldi.

Vicepresidente Saliera, prego. Ha tre minuti per la risposta.

 

SALIERA, vicepresidente della Giunta: Grazie, presidente. In merito alla sua interrogazione, consigliere Naldi, ATERSIR - ci ricordiamo tutti - è subentrata ad ATO Bologna nel 2012 ma ATERSIR è pienamente consapevole del problema che lei ha sottolineato in quanto è stata attivamente coinvolta dall’Autorità garante della concorrenza del mercato in tutte le fasi istruttorie del procedimento e sta provvedendo alla predisposizione delle nuove procedure di affidamento nel servizio tenendo conto, tra gli altri, anche della specifica problematica che lei ha sottolineato e come si evince con chiarezza in una delibera del 27 febbraio 2014 ai punti 120, 124, 178, 179, 180 (le do copia della risposta in modo che lei possa vedere anche la copia della delibera). Per tale ragione la Giunta non ha inteso attivare alcuna azione specifica nei confronti di ATERSIR avendo ATERSIR già provveduto ad avviare tutte le operazioni di sua competenza. Come sempre, sarà premura della Giunta monitorare nel rispetto delle altrui autonomie ma continuamente proseguire con quel rapporto di collaborazione e di controllo come abbiamo fino ad ora svolto nei confronti di ATERSIR.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, vicepresidente Saliera.

Consigliere Naldi, prego. Ha quattro minuti per la replica.

 

NALDI: Grazie, presidente. Grazie alla Vicepresidente per la risposta e la ringrazio anche per il fatto di poter valutare più attentamente la risposta scritta che mi ha dato. Che ATERSIR sia pienamente consapevole direi ex post e che prende dei provvedimenti ex post rispetto a quello che è successo è meglio che niente. Almeno, questo è quello che mi sentirei di dire senza aver letto ancora con attenzione la risposta che lei mi ha dato. Ritengo anche io, come lei prima ha ricordato, che, siccome ATERSIR così com’è, è il frutto di una legge adottata da questa Assemblea, abbiamo il dovere di verificare se e come funziona.

Ricordo anche che quando è stata fatta la delega eravamo già in una fase nella quale si prestava molta attenzione anche al tema dei risparmi, allora si è sottolineato molto il fatto che i componenti di ATERSIR non percepivano alcuna indennità e vorrei anche dire che però se non si è in grado concretamente di lavorare, anche guadagnare poco non è detto che sia un gran vantaggio, perché se si spende poco ma con i risultati non ci sono, si spende comunque troppo perché si producono dei danni. Voglio anche dire che questi sindaci che devono fare mille cose mi convincono sempre di meno. In particolar modo il sindaco della città capoluogo, che poi diventerà presidente o sindaco della Città metropolitana, che è anche presidente di ATERSIR, che domani sarà anche nel Senato federale, mi pare che corra il rischio di essere - parlo di tutti i sindaci in generale - una carica onorifica che alla fine fa il giro delle sette chiese ma non conclude mai niente da nessuna parte. Grazie.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Naldi.

Chiamo l’oggetto:

 

5326 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa il rincaro delle corse semplici extraurbane che entrerà in vigore dall'1 aprile nella provincia di Piacenza. A firma del Consigliere: Pollastri.

 

Risponderà l’assessore Peri.

Consigliere Pollastri, prego.

 

POLLASTRI: Grazie, presidente. Intanto ritengo doveroso ringraziarla personalmente in quanto il mio question time era iscritto al primo punto, ma essendo bloccato in autostrada a causa dei lavori mi ha consentito di posticiparlo e quindi di non, a stretto rigore di Regolamento, dichiararlo decaduto.

Detto questo, vado, assessore, al succo dell’interrogazione, che prende lo spunto dall’interrogazione 5170, una delle tante interrogazioni che ho svolto all’assessore ai Trasporti, che mi ha comunicato - non so se si ricorderà tra le tante questioni che abbiamo posto sul tappeto per quanto riguarda le problematiche inerenti il territorio del piacentino - che il piano industriale di SETA Spa e il budget 2014 prevedono un ritorno all’utile mantenendo il cofinanziamento del contratto di servizio degli enti locali piacentini allo stesso livello del 2013, ovvero poco più di 1,6 milioni di euro, l’adozione integrale delle tariffe obiettivo regionali sia per le corse semplici sia per gli abbonamenti, nonché l’adeguamento di quelle urbane ai livelli tariffari degli altri Comuni capoluogo serviti da SETA. Così lei mi rispondeva, assessore, a un mio atto ispettivo a risposta scritta che chiedeva conto di questa situazione.

Per quanto riguarda l’adeguamento delle tariffe, a oggi risultano approvate solo quelle di corsa semplice extraurbana con decorrenza dal primo marzo per Modena e Reggio Emilia e dal primo aprile di Piacenza. Come vediamo, ma questo è un giudizio di natura politica sul quale noi avevamo insistito parecchio, questo accorpamento in questa società SETA avrebbe creato a nostro avviso dei problemi, infatti il Comune di Parma non aderì a questa operazione. Detto questo, richiamando la delibera della Giunta regionale 2055/2010, l’allegato A stabilisce le tariffe obiettivo relative ai biglietti di corsa semplice, agli abbonamenti mensili annuali, a quello annuale per gli studenti e il rincaro delle stesse rispetto al valore in uso al 2011. Considerato poi che in particolare i biglietti di corsa semplice dovrebbero avere un incremento di 0,10 euro per ciascuna delle dieci zone tariffarie chiedo direttamente all’assessore di sapere se questo rincaro che entrerà in vigore nel bacino della provincia di Piacenza relativamente le corse semplici extraurbane corrisponderà a 0,10 euro, che sembrano pochi ma sarebbero le vecchie 200 lire circa, come previsto dalla delibera che ho richiamato, e se avrà un valore diverso e se non sia possibile evitare questo rincaro.

Concludo il mio intervento ricordando che sul tema dei trasporti, in Consiglio comunale a Piacenza l’allora assessore con delega alle partecipate, l’assessore Fellegara, mi spiegò, rispondendo a un mio question time, che non vi è un’amministrazione di centrodestra o di centrosinistra, quindi non è bene o male governare, ma il tema dei debiti nelle società e nelle aziende di trasporto dei comuni capoluogo è un tema ricorrente che poi la Regione debba sostenere, come avvenuto anche in passato, oppure bisogna, come chiedo io, assessore, ricorrere inevitabilmente all’adozione di misure di rincaro che hanno come destinatari gli utenti e i cittadini è l’oggetto di questa interrogazione che questa mattina presento con urgenza perché il tema è molto sentito dall’opinione pubblica piacentina, come ben sa anche il collega Carini.

Il tema di SETA è stato, se non ricordo male, molto dibattuto dalle varie forze politiche fin dall’inizio quando avvenne questo tipo di operazione con Modena e Reggio Emilia. Confido sempre nella risposta circostanziata dell’assessore Peri per poter io, a mia volta, essendo soltanto un umile tramite con i cittadini, rendere conto di questo paventato rincaro dei biglietti del trasporto pubblico. Grazie.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Pollastri.

La parola all’assessore Peri. Ha tre minuti per la risposta.

 

PERI, assessore: Grazie, presidente. In premessa ricordo al consigliere Pollastri che la potestà tariffaria in materia di trasporto pubblico locale sulla gomma è dei Comuni e delle Province. Probabilmente conosce la delibera della Provincia, che in ogni caso le allego alla risposta, che è una delibera che in ogni caso è coerente con un accordo regionale che abbiamo cercato di promuovere per avere un livello unitario delle tariffe su tutto il territorio regionale, che ci pare un obiettivo utile e positivo sapendo bene che quell’accordo non prevede un dimensionamento al rialzo automaticamente ma un equilibrio nel rapporto tra costi, ricavi e impianto tariffario. Occorre anche precisare che tutto questo si inserisce nell’integrazione tariffaria regionale che prevede l’indifferenza del titolo di viaggio rispetto al mezzo utilizzato, obiettivo che è già concretizzato per gli abbonamenti mensili e annuali e contiamo con l’anno in corso di utilizzarlo anche sul biglietto di corsa semplice, quindi con un unico titolo di viaggio si potrà accedere a tutti i mezzi di trasporto della Regione, indipendentemente dal gestore.

Detto questo, l’amministrazione provinciale di Piacenza ha provveduto con decorrenza primo aprile, quindi tra poco, ad adeguare le tariffe di corsa semplice plurizonale valide sui percorsi extraurbani in conformità a quanto disposto da quella delibera citata, che è del 2011 e non del 2010, consentendo in tal modo il raggiungimento della tariffa obiettivo regionale e l’armonizzazione delle tariffe con gli altri bacini provinciali, come dicevo prima, e con i servizi ferroviari al fine di garantire l’interoperabilità nel contesto dell’attivazione del sistema "Mi muovo". Questo adeguamento consentirà quindi di accedere, anche per quello che riguarda il bacino di Piacenza, all’integrazione tariffaria gomma-ferro, come già avviene nelle altre province. La Provincia di Piacenza ha provveduto nel contempo anche ad adeguare il prezzo del carnet plurizonale che offre dieci corse semplici scontate del 10 per cento rispetto al precedente che invece ne offriva nove, quindi c’è un adeguamento in positivo rispetto a quello che c’era precedentemente. Sono rimasti invariati gli abbonamenti in considerazione dell’attenzione verso gli utenti, studenti e lavoratori che quotidianamente si spostano con i mezzi pubblici.

La decisione dell’amministrazione di Piacenza inoltre è conforme a quanto deliberato anche dagli enti locali modenesi e reggiani che sono i soci, insieme a Piacenza, dell’azienda SETA. Grazie.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, assessore Peri.

Consigliere Pollastri, lei ha esaurito il suo tempo però le do trenta secondi per dire se è soddisfatto o no.

 

POLLASTRI: Grazie, presidente. La risposta dell’assessore Peri, che valuterò nel dettaglio per il discorso della tariffazione unica e dell’utilizzo di tutti i mezzi di trasporto, mi vede questa volta, ma sotto il profilo politico, parzialmente soddisfatto.

 

PRESIDENTE (Mandini): Grazie, consigliere Pollastri.

 

Interrogazione oggetto 5333

(Decaduta)

 

PRESIDENTE (Mandini): C’è in elenco anche un’interrogazione del consigliere Favia, che - comunico all’Aula - abbiamo cercato in tutti i modi di contattare e non ci siamo riusciti, perciò non essendo presente in Aula questa interrogazione decadrà e ovviamente il consigliere sarà libero di ripresentarla, quindi chiudiamo la parte delle interrogazioni a risposta immediata e passiamo all’ordine del giorno dell’Assemblea.

 

OGGETTO 4468

Progetto di legge d'iniziativa popolare recante: «Modifiche alla legge regionale 14 aprile 1995, n. 42 "Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di consigliere regionale"» (Deliberazioni della Consulta di Garanzia Statutaria di ammissibilità n. 8 del 29 ottobre 2012 pubblicata sul BURERT n. 235 del 9 novembre 2012 e di validità n. 13 del 1 agosto 2013 pubblicata sul BURERT n. 231 del 6 agosto 2013)

(Adempimento statutario - Prosecuzione dell’esame in commissione)

 

PRESIDENTE (Mandini): Questo progetto di legge di iniziativa popolare, iscritto e assegnato alla Commissione "Bilancio, Affari Generali e istituzionali", in data 17 settembre 2013 è tuttora all’esame della Commissione, ma è comunque iscritto al primo punto dell’ordine del giorno del Consiglio in base all’articolo 18, comma 5, dello Statuto regionale, che stabilisce: "Trascorsi sei mesi dalla presentazione di un progetto di legge popolare, senza che l’Assemblea si sia pronunciata, lo stesso è posto al primo punto dell’ordine del giorno nella prima seduta utile. L’Assemblea decide nel merito entro i successivi dodici mesi."

I primi sei mesi sono scaduti il 17 marzo 2014, ed ecco perché oggi l’abbiamo iscritto all’ordine del giorno. Il progetto di legge prosegue il suo iter all’esame della I Commissione, che ha la tempistica per poi riportarlo in Aula. In buona sostanza, quindi ritornano i lavori in Commissione. Se non c’è nessun Consigliere che chiede di intervenire, non essendoci votazione da fare, procediamo con l’ordine dei lavori.

 

OGGETTO 4739

Progetto di legge: «Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare» A firma dei Consiglieri: Marani, Grillini (87)

(Relazione e discussione)

 

PRESIDENTE (Mandini): Testo 1/2014 licenziato dalla Commissione "Politiche per la Salute e Politiche Sociali" nella seduta del 10 marzo 2014.

La relatrice della Commissione, consigliera Paola Marani, ha chiesto l’autorizzazione alla relazione orale, che ricordo va messa ai voti. Nomino intanto scrutatori il consigliere Casadei, la consigliera Noè e il consigliere Carini.

Se nessun consigliere chiede di intervenire, si proceda alla votazione per l’autorizzazione alla relazione orale, con l’uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.

 

(Si procede alla votazione)

 

PRESIDENTE (Mandini): Constatata la presenza di n. 14 consiglieri, sospendo la seduta per cinque minuti per mancanza del numero legale.

 

(La seduta, sospesa alle ore 10,16, è ripresa alle ore 10,28)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE COSTI

 

PRESIDENTE (Costi): Riprendiamo la seduta.

Riprendiamo con il progetto di legge 4739. La relatrice della Commissione ha chiesto l’autorizzazione alla relazione orale.

Se nessun consigliere chiede di intervenire, si proceda alla votazione per l’autorizzazione alla relazione orale, con l’uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.

 

(Si procede alla votazione)

 

PRESIDENTE (Costi): Constatata la presenza di n. 25 consiglieri, sospendo la seduta per mancanza del numero legale.

 

(La seduta, sospesa alle ore 10,32, è ripresa alle ore 10,34)

 

PRESIDENTE (Costi): Riprendiamo la seduta.

Se nessun consigliere chiede di intervenire, si proceda alla votazione per l’autorizzazione alla relazione orale, con l’uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.

 

(Si procede alla votazione)

 

PRESIDENTE (Costi): Comunico l’esito della votazione:

 

Presenti

 

27

Assenti

 

23

Favorevoli

 

27

Contrari

 

--

Astenuti

 

--

 

L’Assemblea accoglie la richiesta della consigliera Marani.

La parola dunque alla consigliera Marani per procedere alla relazione in merito all’oggetto 4739.

 

MARANI, relatrice: Grazie, presidente. Nei pochi minuti che ho a disposizione vorrei cercare di raccontare il significato di questa legge e soprattutto riuscire a spiegare a chi si rivolge. Questa è una legge che si rivolge alle persone che si occupano volontariamente dell’assistenza di parenti, amici o persone a loro care. Queste persone sono tante nella nostra regione, vengono stimate circa 289 mila, e sono persone che consentono a tanti loro cari che hanno dei problemi di poter rimanere nella loro casa e nel loro domicilio. D’altronde il tema della domiciliarità è uno dei temi sui quali la Regione Emilia-Romagna da anni ha impostato le proprie politiche di carattere sociale e quindi questo rilievo della domiciliarità attiene a quelle che sono le azioni che la Regione ha messo in campo in questi anni, azioni finalizzate a mantenere per le persone non autosufficienti le loro capacità di autonomia personale e di relazione, consentire di sostenere le famiglie che assistono una persona non autosufficiente, consentire infine di poter evitare, fin dove è possibile, il ricovero dei non autosufficienti nelle strutture.

Ma perché noi ci occupiamo delle persone che assistono? In questa legge ci occupiamo delle persone che assistono perché le difficoltà, i rischi e i problemi di coloro i quali assistono credo siano noti a tutti noi che hanno avuto nella loro famiglia o nella loro vita di relazione la possibilità di incontrare talune di queste situazioni. Le persone che assistono sono persone che rischiano isolamento sociale e familiare, sono persone che hanno difficoltà nel conciliare la loro attività di assistenza con gli impegni personali, sono persone che hanno problemi di affaticamento fisico ed emotivo, sono persone che spesso rischiano impoverimento anche economico perché cambia ovviamente la loro possibilità di occuparsi dell’impegno lavorativo e anche le difficoltà conseguenti successivamente a rientrare nel mondo del lavoro.

Per questo non siamo noi soli che in questo momento stiamo parlando dell’assistenza e del sostegno alle persone che si prendono cura ma il mondo si sta interrogando su questo. Credo che tutti voi abbiate potuto vedere come il Presidente Obama abbia addirittura dichiarato, nel 2011, novembre come il mese dedicato al sostegno dei caregiver familiari, come l’Europa a più riprese si sia preoccupata e si sia chiesta di arrivare anche a una carta europea dei diritti del caregiver, quindi siamo dentro a un grande dibattito a livello internazionale e nazionale nel l’ambito del quale la nostra Regione può raccogliere i frutti di ciò che ha fatto e cercare di conseguire ulteriori passi in avanti. D’altronde volevo citare come il Governo col decreto del marzo 2013, laddove finalmente si ripristinano parte delle risorse destinate al sociale, faccia proprio espressamente riferimento al fatto che queste risorse possono costituire un’opportunità sia per l’acquisto da parte delle famiglie di servizi ma anche per sostenere l’attività di familiari o persone che si prendono cura direttamente.

La Regione Emilia-Romagna questi principi li ha contenuti anche nel piano socio-sanitario dove si fa riferimento nell’ambito dell’offerta della rete dei servizi espressamente alle azioni di sviluppo della domiciliarità, della valorizzazione del lavoro di cura delle famiglie, di garantire - dice espressamente il piano socio-sanitario - a familiari e a caregiver servizi di sostegno omogeneo su tutto il territorio regionale. È molto importante perché vi sono esperienze avanzatissime in alcune aree del territorio e c’è bisogno di partire proprio da queste buone pratiche perché il legislatore regionale possa far sì che queste possano diffondersi in modo omogeneo sull’intero territorio regionale. Come si inserisce questa questione che riguarda l’assistenza di cura dei caregiver dentro al grande tema dell’innovazione del nostro sistema sanitario o socio-sanitario?

Perché ci occupiamo di questa questione e dobbiamo occuparcene con delle azioni che possano essere efficaci? Perché c’è un problema di risorse? Certamente, c’è anche un problema di risorse ma c’è soprattutto un problema di come si impegnano le risorse. Poi c’è un problema di bisogni della nostra popolazione che vanno riletti alla luce di alcuni fenomeni che conosciamo benissimo: l’invecchiamento della popolazione, la cronicizzazione delle patologie, che aumentano le complessità assistenziali. Poi sono note a tutti le conseguenze della crisi economica e occupazionale sulle fatiche delle famiglie, quando nelle famiglie esistono delle persone che hanno alti bisogni assistenziali, quando le donne espulse dal mercato del lavoro non sono libere di scegliere di potersi occupare a casa di un familiare che ha bisogno, ma spesso sono costrette a farlo e sono costrette a farlo nelle condizioni di isolamento e di non aiuto che sono quelle che purtroppo caratterizzano quel mondo così vasto degli esclusi dai servizi.

È su questo credo che noi abbiamo bisogno di sviluppare alcune riflessioni rispetto a un welfare che sia più equo e più inclusivo. Proprio la settimana scorsa l’assessore ai Servizi Sociali ha presentato in un convegno interessantissimo una fotografia del sociale della nostra regione portando alla conoscenza del mondo degli operatori sociali che erano presenti in quella sede i dati di quelle che sono le conseguenze del cambiamento del bisogno e quindi anche dell’adeguatezza del nostro sistema di servizi. I dati dal 2011 al 2012 fanno registrare alcuni elementi che devono essere per noi elementi di riflessione anche rispetto a questo progetto di legge. Si è assistito incredibilmente a una diminuzione degli assegni di cura alle famiglie e alle persone non autosufficienti e abbiamo avuto anche una diminuzione delle ore di assistenza domiciliare con dei dati molto significativi: nel 2012 rispetto al 2011 abbiamo avuto minori assegni di cura nel numero di 3.232, abbiamo avuto circa il 7 per cento in meno di utenti di assistenza domiciliare, sono cresciuti in modo non molto significativo, ma comunque più di un migliaio, gli ospiti nelle residenze. Questo vuol dire che in quello che è il cuore del nostro modello di assistenza teso a mantenere le persone nelle loro case, i nostri servizi, quelli che devono sostenere questo obiettivo, sono servizi che hanno bisogno di essere assolutamente rivisti e ripensati. Quale modo migliore c’è di ripensarli se non partendo dagli esclusi del nostro sistema dell’offerta?

Ogni quattro cittadini che hanno problemi di non autosufficienza uno solo accede alle prestazioni del cosiddetto sistema formale dei servizi mentre gli altri tre vivono con servizi di carattere informale e si auto-organizzano con risposte proprie. Noi abbiamo il dovere che per includere ascoltiamo i bisogni che vengono espressi da questi cittadini, parliamo con le loro famiglie, cerchiamo di capire come i nostri servizi possono modificarsi per andare incontro alle loro necessità e per incrociare quel pezzo di assistenza per il quale loro hanno bisogno di avere un aiuto nel sistema formale dei servizi. La legge ha proprio questo scopo, lo scopo di includere nell’offerta i cittadini non autosufficienti che oggi sono esclusi partendo dal sostegno di chi li assiste, e questo ci consentirà di poter riragionare su un’assistenza domiciliare che sia più flessibile e quindi che possa davvero offrire modelli che consentano il sollievo e l’alleggerimento di chi si prende cura in modo prevalente.

Abbiamo bisogno di servizi che personalizzino maggiormente le risposte, abbiamo bisogno di facilitare l’accesso costruendo concretamente quella rete integrata di servizi socio-sanitari che consenta una presa in carico e una continuità assistenziale in grado di incrociare anche quelle che sono le tante risorse che possono aiutare le famiglie. Sono le risorse del volontariato, quelle del terzo settore, sono possibilità che le famiglie possano anche, attraverso questa economia sociale che sta diffondendosi in modo così forte nella nostra regione, accedere a un’offerta di servizi che venga da noi, oltre che pianificata, sostenuta con contributi che possano essere sia in termini di servizi sia in termini di benefici di carattere economico.

Riprendendo velocemente i contenuti degli articoli della legge, farei riferimento in modo molto sintetico ai primi tre articoli, che sono l’1, il 2 e il 3, che precisano le finalità della legge, che definiscono il profilo del caregiver e anche il suo coinvolgimento nel progetto assistenziale. Nei primi articoli si precisa come la persona che assiste ha bisogno di poter avere dal sistema dei servizi socio-sanitari tutti gli elementi che consentano un’adeguata informazione e adeguata formazione, mettendolo quindi al corrente dei servizi disponibili sul territorio, favorendogli l’accesso a questi servizi e fornendogli anche un concreto supporto all’attività assistenziale cercando di garantire tempo per sé e la propria vita di relazione e lavorativa. Nella legge infatti sono previsti - lo vedremo tra un attimo - una serie di interventi diretti in grado di raggiungere questi obiettivi. Serve una struttura di servizi che individui anche le responsabilità di coloro i quali devono far funzionare questa rete, essere punto di riferimento e la legge fa riferimento preciso al responsabile del caso, cioè alla figura sanitaria o sociale che come riferimento della persona non autosufficiente è in grado di essere un trait d’union importante tra la persona stessa e il sistema dei servizi e quindi è in grado di garantire questi principi di accessibilità, di continuità assistenziale, di fornitura di tutte le prestazioni, gli ausili e i servizi che sono possibili nell’ambito dell’offerta dei servizi formali.

L’articolo 4 riconosce le forme di partecipazione; abbiamo delle realtà interessanti nella nostra regione come Carpi, Ferrara, Modena dove esistono nel mondo dell’associazionismo realtà che hanno raccolto anche l’esperienza, i problemi e le manifestazioni dei familiari e che attraverso questi hanno costituito forme di rappresentanza, che sono davvero in rapporto diretto con questo mondo che corre il rischio di essere il mondo che non ha capacità di rappresentanza dei propri bisogni perché impegnato concretamente, spesso 24 ore su 24, nell’attività di cura.  Quindi forme di rappresentanza sia nei momenti di programmazione di servizi che anche nell’attività più locale, distrettuale, laddove si formano i piani di zona territoriali, ma anche nelle forme di promozione e sensibilizzazione che vogliono dire non solo potere raccontare le proprie esperienze ma mettere in campo anche quel terreno che stimola le reti di solidarietà informali, i gruppi di mutuo aiuto che servono in qualche modo per sostenere un lavoro di cura spesso defaticante, stressante e causa anche talvolta patologie per coloro che assistono.

Vi è poi nell’articolo 4 anche l’affermazione di come occorre che nell’ambito dei contributi destinati alla non autosufficienza e all’adattamento domestico si utilizzi il fondo e i fondi (perché sono tante le risorse che possono confluire) per raggiungere questo obiettivo e sono risorse che devono essere rivolte anche ai caregiver. La legge propone anche alcune sperimentazioni, che auspicheremmo potessero essere nei distretti praticate, come la promozione di accordi con le compagnie assicurative per la copertura degli infortuni e della responsabilità civile che siano collegati all’attività prestata. Propone che nella contrattazione decentrata le associazioni datoriali facciano ciò che viene fatto già in alcune realtà regionali, soprattutto nell’ambito di esperienze del movimento cooperativo, che è una maggior flessibilità che va oltre quelle che sono le opportunità della legge 104 e che vuol dire consentire al familiare che ha a casa un carico di cura importante, poter avere delle agevolazioni rispetto all’orario di lavoro e taluni momenti della giornata nei quali può coadiuvare chi è a casa anche con l’assistenza privata che  ha bisogno di avere il sostegno di altra persona.

Vi è poi un riferimento alla necessità che rispetto a queste tematiche si compiano processi di formazione e di aggiornamento degli operatori dei servizi sociali che possano quindi fare entrare fortemente in relazione coloro i quali oggi erogano i servizi con coloro che svolgono azioni di cura cosiddetta informale. Lo strumento - lo dicevo già prima - sul quale si fonda la possibilità che il nostro sistema dell’offerta non sia fatto di inclusi e di esclusi ma ci sia la possibilità che l’intervento che viene svolto dai familiari sia un intervento che può rientrare comunque dentro ai piani di assistenza individualizzati dove si preveda sia il ruolo del caregiver ma anche quello che il sistema può offrire alla persona da assistere, è appunto il piano di assistenza individualizzato ed è il responsabile del piano la persona che in qualche modo deve creare questo tipo di collegamento.

Abbiamo avuto modo in molte occasioni, in ambito anche della Commissione Welfare della Regione, di ragionare insieme rispetto alle necessità di far sì che comunque i cittadini possano essere avvicinati in quelle che sono le esigenze che manifestano e le problematiche che fanno spesso sì che ci sia una rinuncia al servizio pubblico quando questo si presenta faticoso nella possibilità di accedervi, quando questo si presenta non in grado di corrispondere ai problemi non solo della persona assistita ma anche del suo contesto e di coloro che sono disponibili a svolgere un pezzo di questa assistenza.

Questa non è una legge, come ho sentito dire in questi giorni da qualcuno, che propone un welfare sostitutivo ma questa è una legge che propone un welfare inclusivo, un welfare che non si occupa solo di chi c’è dentro ma di chi sta fuori per diverse ragioni e il modo migliore per parlare di inclusività è proprio parlare con coloro che oggi trovano che complessivamente le prestazioni del sistema non sempre siano in grado di rispondere adeguatamente ai loro bisogni. Chiudo velocemente citando anche alcuni interventi che vengono esplicitati nell’articolo 5, che richiama ancora il responsabile del caso, e quindi precisa anche la responsabilità di questa importante figura rispetto a un piano di assistenza individualizzato che deve prevedere tutti gli interventi, compreso quello del familiare. L’articolo 6 dice una cosa apparentemente non significativa ma che pone davvero il tema di come in questo mondo dell’assistenza al domicilio, sia che si tratti di persone che vengono retribuite per fare questo mestiere, cioè le badanti, sia che si tratti di familiari che svolgono questa attività, si stia di fatto sviluppando una competenza che può essere spesa anche in altri servizi. Vi può essere infatti la possibilità, per un familiare che per un certo periodo della sua vita si occupa di una persona non autosufficiente, di trasformare le competenze acquisite in un vero e proprio lavoro di cura nell’ambito della rete dei servizi socio-sanitari.

Quindi la legge, richiamando un articolo della nostra legislazione in relazione alla formazione professionale, riconosce dei crediti formativi che possono essere utili per fare un corso di OSS o comunque di altre figure nell’ambito del sistema socio-sanitario. Ho sentito in questi giorni i commenti rispetto alla giornata regionale del caregiver, che fosse eccessiva un’azione di questo tipo. A questo proposito vi citavo Obama e il fatto che novembre negli Stati Uniti è il mese del caregiver mentre noi ci limitiamo a una giornata che sia una giornata a livello regionale tutti gli anni in grado di diffondere le buone pratiche e verificare anche la capacità di questa legge di essere incisiva rispetto ai risultati che si prefigge. Di potere anche avere un incontro in tutta la regione tra familiari e servizi per verificare la nostra capacità di riempire di contenuti il nostro progetto di nuovo welfare che non si risolve con questa legge ma del quale può essere un tassello importante. Grazie.

 

PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliera Marani.

Apriamo il dibattito generale.

Ha chiesto di parlare il consigliere Pollastri. Ne ha facoltà.

 

POLLASTRI: Grazie, presidente. Avendo letto attentamente il testo relativamente al progetto di legge caregiver e comunque apprezzando lo sforzo che è stato fatto relativamente a questa finalità di proposta, devo però, collega Marani, sotto il profilo politico, evidenziare immediatamente due tipi di riserve - ripeto - prima di entrare nel merito del testo, di natura squisitamente politica: la prima è che nell’audizione pubblica vi sono state da parte dei partecipanti alla stessa numerose riserve su questo testo legislativo e la seconda, non meno importante per ordine ma più importante per i lavori e l’iter di questo progetto di legge, è quella che, non sarà sfuggita a nessun collega dell’opposizione, è un testo, peraltro già riscritto in Commissione, che viene questa mattina falcidiato da una serie di emendamenti (ben dieci) che portano la firma dei consiglieri Naldi, Donini e Sconciaforni, quindi di quella parte della maggioranza più a sinistra che evidentemente - questa è la mia perplessità - avrebbero dovuto in una logica di coalizione di maggioranza e di sostegno al progetto da lei, collega Marani, presentato questa mattina in Aula, trovare una sintesi o un accoglimento già nei lavori di Commissione.

Colleghi, mi sembra molto raro che vi sia una sfilza così nutrita di proposte emendative che andranno a incidere proprio come un vulnus sul progetto nella sua interezza proposti da colleghi della maggioranza di sinistra, quasi un’opposizione in Aula da parte di una componente della maggioranza che fin dall’inizio aveva suscito, evidenziato e mosso delle perplessità al documento, le cui finalità sono comunque apprezzabili, che trova questi incagli sia in Commissione, dove si è dovuto riscrivere, sia in sede di audizione sia in sede di dieci emendamenti presentati dai colleghi Donini, Sconciaforni e Naldi. Se fosse filata via liscia questa proposta vi sarebbe già stata una quadra all’interno della maggioranza e il testo sarebbe dovuto essere approdato in Aula questa mattina già blindato e corredato di quelle necessarie composizioni e compensazioni che naturalmente si sono trovate spesso in passato all’interno dei gruppi consiliari che sostengono questa Giunta regionale.

Sul progetto in sé, collega Marani, fatte queste evidenti sottolineature che competono a un Consigliere che cerca attentamente di capire le dinamiche che avvengono all’interno della vostra maggioranza, e che quindi ha avuto delle difficoltà, vi è stato il timore da parte di qualcuno - rimarco la finalità e l’impegno che ha svolto e che apprezzo - che sia un po’ una scatola vuota anche perché se andiamo a vedere la norma finanziaria dell’articolo 8 "All’attuazione della presente legge si provvede nell’ambito delle risorse finanziarie, strumentali e umane già disponibili a legislazione vigente senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale", paradossalmente, fondata la proposta, sarei quasi per dire che se si fossero trovate delle risorse probabilmente questo testo da lei proposto avrebbe avuto un maggior avvallo e una maggiore, in futuro, concretizzazione perché certe idee positive devono correre anche con un sostegno economico. Da queste osservazioni, Presidente, ecco la nostra riflessione garbata ma seria sotto questo aspetto per quanto riguarda questo progetto che dovevo fare.

È evidente che vi sono persone, come giustamente ha detto la relatrice, che sacrificano la propria vita per accudire anziani, malati, bambini, portatori di handicap, spesso rinunciando, proprio per questo tempo che utilizzano, ad avere una propria vita personale, un lavoro e anche a non avere un reddito. Su queste cose la riflessione va fatta. È un sacrificio temporaneo che a volte però dura tanti anni e che lascia in chi l’ha praticato spesso minori occasioni rispetto a chi ha iniziato la propria attività anche sotto il profilo professionale di assistenza. Chi si dedica rimane spesso "indietro"; sono proprio cure volontarie che non muovono grandi interessi di chi dedica la vita al proprio familiare.

Lo Stato e la collettività evidentemente risparmiano in ingenti risorse per questo impegno che uno dedica alla persona cara, quindi sulle finalità mi trova concorde. Il rischio però - questa è un cono d’ombra che abbiamo evidenziato - è trasformare quella che è stata sempre un’attività volontaria, che funzionava, in una specie di attività professionale imbrigliata in un piano assistenziale individualizzato con uno stretto controllo da parte delle ASL di assistenti sociali che potrebbe riverberarsi anche su istituzioni e Comuni - uso il condizionale - che devono trovare risorse per gli assegni di cura per i servizi e formare questo personale al rapporto che dovrà avere con i caregiver. Certamente vi sono anche degli articoli che parlano di azioni di sensibilizzazione, di documentazione, di partecipazione, di definizione di competenze (articoli 6 e 7), però bisognerà vedere come sarà licenziato il testo in maniera definitiva perché vi è anche una serie di emendamenti. Vi è anche la questione dei contatti con i datori di lavoro, quindi di una maggiore flessibilità oraria. Questo è un tema che, se vogliamo allargarlo per fare una riflessione più ampia, anche la nostra forza politica in altri settori aveva già fortemente chiesto, cioè la conciliazione degli orari famiglia-lavoro, ma su proposte fatte anche da Forza Italia in materia la Giunta regionale ha sempre risposto picche, signor sottosegretario, a differenza di quanto fanno, da un nostro studio comparativo della nostra segreteria, altre regioni come ad esempio il Trentino-Alto Adige che, atti alla mano, è sempre stato un po’ più sensibile al tema proposto anche dal nostro partito. Sarebbe quindi spunto e occasione - è una proposta che può prendere spunto da qui - portare avanti su questo tema, in accordo magari con altre regioni, un provvedimento un po’ più organico.

Il timore è che questo sia - parleranno meglio di me altri colleghi - un provvedimento spot, un provvedimento che è un contenitore vuoto, un provvedimento sulle cui finalità concordo ma che sia un po’ una legge bandiera al termine di questa legislatura e quindi che non abbia poi realmente delle applicazioni efficaci in sede di attività di caregiver familiare. Ribadisco - saranno il mio capogruppo e altri colleghi a esprimere l’indicazione di voto del gruppo - che il nostro vostro non potrà essere positivo per le ragioni che esplicitavo, signor Presidente, poco fa con chiarezza.

Questo progetto di legge ha avuto un iter travagliato in sede di Commissione, in sede di audizione, in sede di emendamenti che ne minano la natura originaria del testo e per tutti questi motivi, pur nel rispetto delle proprie legittime ed evidenti ragioni, riteniamo che sia stato all’interno della maggioranza un parto difficile e quindi abbia delle riserve sulle quali noi abbiamo evidenziato queste riflessioni.

Se poi la relatrice o qualche esponente della maggioranza volesse evidentemente, sotto il profilo politico più che rispetto al tecnico, darmi qualche risposta ai quesiti di natura politica che ho voluto porre sarebbe importante perché normalmente i progetti di legge dei Consiglieri di maggioranza non trovano, collega Marani, tutti questi ostacoli e questi intoppi che anche col voto sugli emendamenti Naldi, Sconciaforni e Donini l’Aula si appresterà a votare. Grazie.

 

PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Pollastri.

Ha chiesto di parlare il consigliere Mandini. Ne ha facoltà.

 

MANDINI: Grazie, presidente. La collega Marani ha fatto un’esposizione sicuramente molto puntuale e articolata rispetto a questo progetto di legge. Premesso che il titolo non mi piace, sarò un provinciale, però questa abitudine che stiamo prendendo di attingere a parole straniere oltre al nostro dialogo quotidiano, per definire anche provvedimenti legislativi mi trova assolutamente contrario. Credo che possiamo tranquillamente affermare in un testo di legge e anche nell’articolato che parliamo di persone che prestano delle cure ai propri familiari. Se vado a raccontare a mia zia che assiste mia nonna che farà parte di una rete del caregiver credo che mi guarderà un po’ allarmata chiedendomi di cosa sto parlando, ma se le dico che stiamo prendendo un provvedimento legislativo che riguarda persone che si prendono cura dei familiari saprebbe benissimo di che cosa stiamo parlando.

Invito quindi - non ho presentato nessun emendamento su questo - la relatrice a prendere in considerazione il fatto che abbiamo una lingua italiana, che è alla base di tante lingue europee, e di usarla laddove è possibile, e credo che lo sia sempre.

Detto questo, consigliera Marani, è bene che la Regioni si occupi di questo tema perché è un problema diffuso, specialmente accentuato dal fatto che sono cambiati gli schemi sociali, le composizioni familiari e infatti oggi, non per egoismo ma tante volte per necessità, si rende difficile assistere un proprio familiare e quando laddove è possibile farlo tante volte è frutto di sacrifici personali che ancora una volta ricadono sulle donne. Su questo tema ancora una volta la cultura fa la differenza con la speranza che un domani non sia più così. Ricadendo queste tematiche principalmente sulle donne, sappiamo anche che si riflettono sulla condizione economica della famiglia, perché tante volte bisogna prendersi l’aspettativa dal lavoro e tante volte bisogna anche rinunciare al lavoro stesso. Ci sono gli aspetti psicologici di un’assistenza prolungata verso un familiare, anche laddove l’amore e l’affetto sono immensi, perché è - riconosciamolo - un lavoro importante, faticoso e stressante, specialmente se si prolunga con gli anni, perciò è bene che diamo dignità a questo aspetto ma male laddove però, consigliera Marani, non riconosciamo la necessità di un sostegno finanziario a questa operazione. Non possiamo dire che attuiamo questa legge nell’ambito delle risorse disponibili perché sappiamo benissimo che già oggi le risorse disponibili sono insufficienti a coprire e dar garanzie al sistema di quello che lei chiama un nuovo welfare.

Non ce la facciamo oggi a sostenere le necessità e figuriamoci un domani quando inseriremo questa forma di assistenza in un discorso più organico. Certo che è importante formare i familiari che assistono i propri congiunti, certo che è importante metterli una rete, certo che è importante riconoscerli nella forma e nella sostanza, però la sostanza è anche un supporto, che qui non trovo, consigliera Marani. Mi dispiace perché temo che alla fine facciamo un bello spot, riconosciamo un’esigenza ma non diamo gli strumenti per incidere realmente su questa esigenza. Non basta formare le persone, non basta metterle in rete, non basta riconoscergli il proprio lavoro e il proprio impegno rispetto a punteggi, concorsi e quant’altro. Non dico sempre ma molto spesso, serve un qualcosa di più, che è il sostegno economico per le prestazioni e l’impegno che questa assistenza richiede.

Spero che avere acquisito questa sensibilità e porsi questa tematica oggi nell’Aula sia, tramite questo provvedimento, un primo passo che però necessita sicuramente di un passo successivo perché non rimangano belle idee, belle proposte o belle speranze, e che necessita di una propria copertura economica, che magari si può anche ricercare in parte spendendo meglio, usando meglio le risorse disponibili, però non credo che questo sia sufficiente.

Ritengo indispensabile, se vogliamo parlare veramente di un nuovo welfare e che questa rete possa permettere al pubblico di raggiungere qualità di prestazione e assistenza di un paese civile, che oggi non siamo, e anche la nostra regione, nonostante sia all’avanguardia per certi aspetti, ha gravi lacune su questo versante, che questo sia solo un primo passo che però sia supportato dalla sostanza, la quale si chiama risorse economiche e finanziarie. Grazie.

 

PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Mandini.

Ha chiesto di parlare il consigliere Naldi. Ne ha facoltà.

 

NALDI: Grazie, presidente. Ho apprezzato la relazione che ha fatto la consigliera Marani. Considero anch'io positive le intenzioni che muovono questa proposta di legge e l'impianto normativo a supporto di una realtà, non so se dire purtroppo o per fortuna, molto diffusa. Il fatto è che in questi ultimi venti o trent'anni abbiamo assistito nella nostra regione come in tutto il nostro Paese ad una straordinaria mutazione, straordinaria nel senso che forse nella storia dell'umanità non si era mai verificato un tale aumento dell'età media e prolungamento della vita a volte anche in condizioni, diciamo così, molto farmacologiche, ma che ci pongono dei problemi completamente nuovi. Chiunque di noi abbia avuto occasione di andare in giro per l'Europa e per il mondo nota subito la differenza che c'è tra l'Italia e tutti gli altri Paesi, forse con l'eccezione del Giappone, che ha un'età media della sua popolazione simile alla nostra: altrove, quando si va in giro, si rimane stupefatti di fronte a tanta gioventù che si vede in giro per le strade al confronto della nostra situazione.

Sicuramente noi dobbiamo fronteggiare una situazione straordinaria, che richiede di mettere in campo tutti gli strumenti di cui possiamo disporre. Per questo credo che nella legge sia giusto il riconoscimento e il sostegno al caregiver senza far venire meno il ruolo pubblico. Il caregiver viene pensato in rapporto con un sistema pubblico di assistenza che rimane una condizione indispensabile, fondamentale, intanto per una buona assistenza il più possibile diffusa anche a coloro che magari non sono nella condizione di avere la fortuna di avere un sostegno adeguato anche familiare.

È certo che alcune mie preoccupazioni, che ho cercato di esternare anche negli emendamenti, si riferiscono al rischio che questa volontà, questa disponibilità a prestare aiuto ad assistere i propri familiari venga scambiata come una professione sostituiva di un ruolo pubblico, una pratica deresponsabilizzante del ruolo pubblico. Non può essere concepita così e non può neanche essere considerata - lo ricordava prima di me il consigliere Mandini - l'occasione di una nuova marginalizzazione domiciliare delle donne, perché poi sappiamo che in buona parte, nella maggioranza dei casi, sono le donne che si prendono cura di queste situazioni.

Finisco con il cercare di rispondere al consigliere Pollastri, che però non vedo e mi dispiace. Il consigliere Pollastri ha detto che i nostri emendamenti, firmati e sottoscritti dal sottoscritto, dalla consigliera Donini e da Sconciaforni, sarebbero emendamenti che falcidiano il testo di legge. È uno strano modo di ragionare, perché se gli emendamenti li presenta la minoranza, di solito vengono presentati come degli emendamenti che vogliono contribuire a rendere la legge migliore, se invece li presenta "l'estrema Sinistra", allora sono delle cose falcidianti. Faccio notare al consigliere Pollastri - vorrei che si notasse anche il tono sarcastico - che anche "l'estrema Sinistra" può essere che abbia qualche idea buona che le passi per la testa, se ne dovrebbe fare anche una ragione. In particolar modo, comunque, noi rivendichiamo il ruolo, oltre che il diritto, di svolgere un'azione per cercare di migliorare il testo di legge. Ad esempio ho già accennato al fatto che vogliamo evitare che una proposta di legge positiva possa essere scambiata per una modalità con la quale il pubblico scarica sulle famiglie delle responsabilità che invece rimangono in capo al pubblico. Io credo che l'intenzione positiva di questi emendamenti, l'intenzione di miglioramento - poi magari su qualcuno di questi interverrò man mano che andranno ai voti - possa e sia condivisa anche dalla relatrice, la quale credo che abbia compreso come le nostre intenzioni siano quelle di rendere la legge una legge migliore e più adeguata a rispondere alle esigenze a cui tutti quanti sentiamo di dover far fronte. Grazie.

 

PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Naldi.

Prima aveva chiesto di parlare il consigliere Villani. Ne ha facoltà.

 

VILLANI: Grazie, presidente. Chiedo scusa, mi sono assentato un attimo. Devo dire che il collega Pollastri ha usato dei termini molto gentili definendo questo progetto di legge un progetto di legge spot, un progetto di legge bandiera. Io non mi sento francamente di essere così gentile per cui dico che questo è un progetto di legge marchetta. Però, generalmente, quando si fa un progetto di legge marchetta, occorre che ci sia un beneficiario, altrimenti perdiamo di vista un obiettivo. Mi pare che in questo caso siamo nella fattispecie intorno alla quale discutiamo del fatto che c'è un tentativo di marchetta, ma il beneficiario non si vede. Pur avendo grande considerazione, ma per la mia formazione sussidiaria, di chi, all'interno di un nucleo familiare o all'interno di una comunità amicale, si fa carico di accudire una persona non autosufficiente, con tutto quello che ne consegue, in questo progetto di legge non esiste in realtà il supporto vero che è necessario in queste condizioni.

Vi è più leggendo il progetto di legge mi è venuto un dubbio: mi è venuto il dubbio che il relatore o l'estensore non conosca perfettamente qual è la rete dei servizi socio-sanitari integrati in questa come in altre regioni d'Italia, perché quando si viene a dire che le persone hanno una responsabilità all'interno di questa rete e sono ben codificate come rete non solo di solidarietà, ma soprattutto come una rete di integrazione socio-sanitaria, per cui si individua il responsabile del caso del piano assistenziale, il responsabile del caso del piano assistenziale in tutte le situazioni della non autosufficienza esiste, esiste nelle nostre leggi, esiste nelle leggi nazionali, esiste in tutto quello che ha fatto la Regione Emilia-Romagna in questi anni. Guai se non ci fosse il responsabile del piano assistenziale!

Il medico di medicina generale? Ma, scusate, è la scoperta dell'acqua calda? Queste sono esattamente le figure che intervengono dal punto di vista istituzionale nella gestione di quei pazienti che sono ritenuti non autosufficienti all'interno di una rete integrata di servizi che c'è e che ha qualche variabile all'interno di comunità provinciali perché qualcuno ha fatto pesare di più una volontà sussidiaria, qualcun altro una volontà diversa di tipo più rigorosamente burocratica, ma tant'è, esistono i servizi sociali e i servizi specialistici sanitari chiamati ad intervenire per particolari bisogni.

Ma, scusate, ma cosa avete preso, una summa di quello che c'è già dal punto di vista legislativo e delle circolari attuative che la direzione dell'Assessorato fa e poi avete fatto un elenchino? Ma questa non è la rete di sostegno al caregiver, questa è la rete di sostegno che c'è alla persona non autosufficiente e chi accudisce quella persona ha già contatto con questa rete perché è un contatto quasi quotidiano.

Dovevamo porci un altro problema per andare incontro alle esigenze (devo dire che anche a me non piace, sono d'accordo con il collega, la parola "caregiver", è una roba un po' inglese, è trendy, ma a me non piace). Per fare una cosa seria, occorrerebbe che non ci fosse più la rigidità e la quantificazione della presenza ore settimanali del medico specialista piuttosto che del fisiatra, che pone, sì, in difficoltà chi accudisce una persona che giace in quelle condizioni. Questo era un argomento forse vero, concreto, il resto è "fuffa", perché si dice: si vedrà, si farà, vedremo, non c'è nulla di concreto qua.

L'unica cosa concreta che c'è e che, devo dire, mi preoccupa un po' è l'articolo 6, il riconoscimento delle competenze, per cui la persona che per una particolare situazione affettiva si fa carico di accudire, come succede in tantissime famiglie, in tantissime comunità, la persona non autosufficiente, alla fine - alla fine della persona? - riceverà una valutazione con una certificazione che individuerà un percorso agevolato affinché possa assumere una caratteristica professionale. Questo, se permettete, mi sembra molto preoccupante, primo, perché significa irrigidire qualcosa che viene dal moto dell'anima per il rapporto affettivo che c'è (amici, parenti e quant'altro); secondo, perché si va ad individuare un canale formativo parallelo, che non vorrei mai sgravasse il sistema pubblico, con la creazione di una figura professionale che ha un percorso non qualificato e la preoccupazione che ci assumiamo è anche quella della sottoscrizione di una responsabilità. Ma scherziamo?! Questo è un progetto di legge, torno a dire, marchetta, ma che ha delle problematiche anche pericolose rispetto ad un sistema socio-sanitario che comunque agisce, che deve essere perfezionato, che ha bisogno di più sussidiarietà e già c'è all'interno di quei nuclei familiari, ma questo è veramente un aspetto molto preoccupante.

Io raramente sono d'accordo con alcuni esponenti della sinistra di quest'Aula, ma laddove è stata espressa quella preoccupazione, io ce l'ho anche dal punto di vista professionale, personale. E non mi si venga a dire che l'articolo 5 ridisegna una rete di sostegno a chi accudisce una persona non autosufficiente. È esattamente quello che si verifica già oggi, semmai il problema è che oggi si verifica forse per una scarsità anche di risorse - e lì bisogna intervenire - forse anche per una questione molto burocratica. Chi accudisce avrebbe bisogno di più ore a settimana dell'assistenza infermieristica, di più ore a settimana dell'assistenza psicologica, di più ore a settimana del fisiatra a domicilio. Queste sono le cose concrete, vere che bisognerebbe fare per dare una mano a chi con molta sofferenza si fa carico di un problema all'interno di un nucleo familiare, all'interno di una comunità amicale, non altro.

Riconoscendo la buonafede iniziale, non mi sento di esprimere un voto contrario - e qui parlo a livello personale - esprimo un voto di astensione perché francamente io riconosco l'utilità, l'importanza di chi si fa carico di queste problematiche, ma torno a dire che il progetto di legge è un progetto di legge che non dà nessun tipo di sostegno vero, concreto. Non lo dà neanche dove si parla della Regione che si farà carico con i datori di lavoro. Esiste già lo strumento; se la Regione lo vuole applicare, esiste già. In altre Regioni d'Italia lo strumento esiste già: la conciliazione lavoro-famiglia rientra esattamente in questo ambito. Se vogliamo, possiamo applicarlo, ci mettiamo delle risorse, facciamo un accordo con le associazioni imprenditoriali di questa Regione e abbiamo già risolto la questione, ma non venitemi a dire che la Regione farà e brigherà perché questa è tutta fuffa.

 

PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Villani.

Ha chiesto di parlare il consigliere Grillini. Ne ha facoltà.

 

GRILLINI: Grazie, presidente. Credo che tutti noi abbiamo vissuto, chi più, chi meno, o per motivi familiari diretti, o per vicinanza con le esperienze di amici e conoscenti, l'esperienza di una persona non autosufficiente, di una persona che ha avuto problemi sanitari gravi o di una persona morente. Quando i nuclei familiari sono benestanti non c'è problema, uno interviene con le proprie forze, le proprie risorse, le mette in campo e risolve il problema con una badante, con altri sistemi di assistenza. Il problema esiste quando c'è la solitudine, quando non si sa a chi rivolgersi; il problema esiste quando il nucleo familiare è in grave situazione di carattere economico. Questo è un tema che hanno sottolineato tutti gli interventi che mi hanno preceduto. È per questo che a mio parere è importante una legge, che poi magari potrà essere finanziata con le risorse che troveremo in Regione, si può fare tutto una volta che si è inquadrato il tema.

Il problema, in questa vicenda, che io ho cercato di sottolineare anche nel dibattito in Commissione e che vorrei ribadire anche qua, sono le carenze della legislazione nazionale. Mentre in altri Stati, ad esempio la Francia, ad esempio la Germania, ad esempio l'Inghilterra esiste una normativa che consente, ad esempio, al familiare di assentarsi anche per periodi piuttosto lunghi per fare assistenza, in Italia questa normativa non c'è, o meglio, è insufficiente quella che c'è.

Io vorrei fare un breve excursus. C'è, ad esempio, la legge 104, che però si riferisce solo all'assistenza di persone handicappate, che consente tre giorni di permesso mensile retribuito, solo tre giorni al mese. Va da sé che una persona non autosufficiente, una persona in grave stato di salute personale, inabile eccetera eccetera, ha bisogno di una assistenza continua, quindi tre giorni in un mese sono quasi nulla. Un'altra norma è quella dell'articolo 4 della legge 53 del 2000: "Disposizioni per il sostegno alla maternità", che non c'entra in questo caso, ma anche qui sono permessi retribuiti tre giorni lavorativi addirittura all'anno, ovvero un congedo non retribuito continuativo e frazionato non superiore a due anni in caso di documentata grave infermità del coniuge eccetera. Poi c'è il decreto legislativo 151/2011 "Testo unico e disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno alla maternità e alla paternità" e via dicendo. Poi c'è la norma sull'amministratore di sostegno, su cui abbiamo fatto un'ampia discussione in sede regionale.

Io penso che tutta questa normativa sia assolutamente insufficiente perché ci sono decine e decine di migliaia di casi di persone in condizioni di grave bisogno per le quali questa normativa non è assolutamente all'altezza. Il punto politico che hanno sollevato anche molti colleghi è un punto effettivo, cioè chi deve fare questa assistenza: se ne fa carico lo Stato, il pubblico, o si scarica sulle famiglie?

Poi teniamo conto che, come diceva giustamente il collega Mandini, famiglia significa le donne. Sul perché i maschietti siano poco propensi ai lavori di cura bisognerebbe pure fare un ragionamento. Discutiamo sempre dei carichi familiari, io penso che bisognerebbe discutere della famosa democrazia domestica, dove ci vorrebbe una sorta di rivoluzione culturale perché i carichi di lavoro familiare siano distribuiti in maniera equanime e si superi l'idea dei ruoli per cui ci sono cose che fanno le donne e altre cose che fanno i maschi. Questo è un discorso che abbiamo fatto ripetutamente in questa Aula, rimane sullo sfondo. Immagino che non sia condiviso da tutti per ovvie ragioni di carattere politico-culturale, però a me pare che su questa strada dovremo fare uno sforzo di concretezza in più. Il dovere e il compito dell'assistenza devono essere distribuiti in modo equanime su tutto il carico familiare e non ci devono essere ruoli maschili e femminili che tengano.

Il problema qual è? È che a volte c'è la richiesta - lo dico anche per esperienza personale - quando una persona sta male o molto male, di essere assistita non da una badante, non da una persona esterna che non ha rapporti affettivi, ma da un familiare, da un convivente, da una persona che si avverte come vicina, con la quale c'è anche un rapporto affettivo, e per rapporto affettivo intendo rapporto in senso lato. Si assiste una persona perché a quella persona si vuole bene e questa persona si fa assistere perché c'è un legame anche affettivo. Questo legame non è, ahinoi, sostituibile con freddi servizi pubblici, quand'anche efficienti, non è sostituibile da una badante qualsiasi.

Il punto qual è? Siamo tra Scilla e Cariddi, cioè tra il bisogno e il desiderio. Non di tutti perché sappiamo, ahimè, che molti familiari si disinteressano. Io ho avuto la ventura a vent'anni di fare il consigliere di amministrazione al Giovanni XXIII e vedevo ce c'erano centinaia di anziani abbandonati dove la famiglia si faceva viva solo quando c'era da prendere l'eredità. Sappiamo che esiste una maleducazione sentimental-familiare molto forte da questo punto di vista, che c'è l'abbandono degli anziani, l'abbandono dei familiari. Però esiste anche, per fortuna, una parte rilevante della nostra società che coltiva gli affetti, che coltiva la solidarietà, che coltiva legami forti, e questi affetti e questa solidarietà sono importanti e rilevanti al di là dei ragionamenti sacrosanti che noi facciamo sulla necessità che sia il pubblico, lo Stato prima di tutto ad essere garanzia di sicurezza. Qui si parla di sicurezza, sicurezza di vita, sicurezza sociale. Questa norma interviene per dare valore a questo ambito. Sarà una norma spot, avrà delle carenze, ma intanto noi come istituzione ci facciamo carico di dire a tutti coloro che vogliono assistere i loro cari con gli affetti, con la solidarietà, con la disperazione, perché in quei casi prevale la disperazione: riconosciamo il valore di questa cosa. A me pare importante, rilevante che noi lo facciamo. Poi, ripeto, tutto è perfettibile. Quando ci si trova in certe situazioni dove, ahimè, non prevale l'interesse collettivo ma prevale la solitudine, la solitudine del morente, la disperazione del familiare che assiste, la disperazione dell'amico, del convivente, lì si vede l'assenza delle istituzioni, lì si vede l'abbandono. Noi diciamo che invece l'istituzione c'è, che invece l'istituzione si occupa di questa cosa, che cerca di dare una mano, che cerca di intervenire su questa situazione.

Io penso che dobbiamo evitare l'idea che sia possibile fare tutto con il pubblico perché sappiamo che, ahimè, non è così, i problemi di bilancio che ci sono, sono noti a tutti, ma c'è anche qualcosa che va al di là di questo anche se avessimo la società perfetta. Ad esempio abbiamo pensato spesso ai Paesi del Nord-Europa, che io invidio moltissimo peraltro, per la legislazione civile che hanno, che intervengono dalla nascita alla morte e dove c'è uno Stato che ti garantisce fino in fondo, dove l'eccesso di fiscalità, che è persino più forte della nostra che è ritenuta una delle più alte del mondo, si costruisce in uno scambio tra chi paga le tasse e l'efficienza dei servizi dello Stato, che è in grado di intervenire su ogni aspetto e su ogni momento della vita della persona. Però gli affetti non sono sostituibili dallo Stato, gli affetti non possono essere statali, gli affetti sono privati, sono legati alle persone e sono decisivi per garantire quel pieno sviluppo della persona umana che è scritto nell'articolo 2 della nostra Costituzione dove si parla di garantire lo sviluppo e la dignità della persona umana fino all'ultimo attimo della vita delle persone. Noi dobbiamo dare dignità a tutto questo, dobbiamo dare dignità e valore, e a mio parere questa norma lo fa.

 

PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Grillini.

Ha chiesto di parlare il consigliere Corradi. Ne ha facoltà.

 

CORRADI: Grazie, presidente. Il mio intervento è anche una dichiarazione di voto al fine di sintetizzare i tempi del dibattito. Come gruppo Lega Nord apprezziamo lo slancio e lo spirito con cui la consigliera Marani e gli altri presentatori hanno portato all'attenzione questo progetto di legge, ma purtroppo il risultato finale, come è stato evidenziato anche da molti interventi di coloro che mi hanno preceduto, lo riteniamo piuttosto deludente perché le buone intenzioni auspicate nel testo vengono falcidiate dalle cinque parole spesso ripetute nel testo stesso; leggo testualmente: "nei limiti delle risorse disponibili".

Nessuno si aspettava un intervento teso a stravolgere il modello di risposta che il nostro sistema socio-sanitario intende dare alle persone in estrema difficoltà e soprattutto a coloro che si occupano di queste persone prestando assistenza presso il domicilio, però scoprire che non vi è la disponibilità a stanziare nemmeno un centesimo rispetto a questi temi in aggiunta a quanto oggi già viene fatto ci lascia francamente molto delusi. E siamo anche un po' rammaricati dell'insistenza, della pervicacia nel ribadire questo concetto. Anche nella norma finanziaria, dopo aver detto che non può essere investita nessuna risorsa in più rispetto alla legislazione vigente, c'è un po' un accanimento nel reiterare che comunque tutto viene fatto senza nuovi e maggiori oneri per il bilancio regionale. Sembra proprio che questo assillo sfoci perfino in una sorta di ansia che meriterebbe di essere psicanalizzata.

Detto questo, la stessa scheda tecnica che accompagna il progetto di legge ricorda a noi tutti come la delibera della Giunta regionale già oggi preveda, leggo testualmente, "le azioni riconducibili a buona parte di quelle indicate nel progetto di legge", quindi, sostanzialmente, come dicevano coloro che mi hanno preceduto, pur partendo da ottime idee, da un ottimo spirito, da un ottimo obiettivo, siamo poi arrivati sostanzialmente a scimmiottare, in una sorta di legge che in realtà è poco di più di una risoluzione come efficacia, quelli che sono già i contenuti delle delibere, delle azioni della Giunta regionale in materia di interventi a favore della non autosufficienza.

Questo un po' mi dispiace perché credo che forse occorreva il coraggio di andare un po' oltre, occorreva il coraggio da parte della maggioranza presentatrice di questa legge che io mi ostino a chiamare "poco più di una risoluzione" perché null'altro è, o una mozione, una specie di invito ai buoni sentimenti. Credo che la maggioranza e i presentatori avessero tutti gli strumenti per cercare di dialogare con la Giunta ed ottenere, pure nelle ristrettezze di bilancio, in una situazione finanziaria nota a tutti, un qualcosa in più che non fosse un ribadire che non si metterà un centesimo in più rispetto a quello che oggi già non viene speso e non viene fatto in questa direzione. Il reiterare questa specie di ossessivo richiamo al fatto di non investire un euro in più credo abbia svilito di molto i contenuti del progetto di legge. La leggo come una risoluzione, come una dichiarazione di intenti, come un auspicio ad interventi, mi auguro, decisamente un po' più coraggiosi, altrimenti di leggi come queste quest'Aula non ne ha bisogno.

In molti casi, quando l'opposizione ha presentato leggi in diverse materie che avevano dei contenuti anche importanti, ci siamo sentiti dire: siamo per la non legiferazione, dobbiamo ridurre, dobbiamo semplificare, abbiamo fatto anche una legge sulla semplificazione, quindi, semmai, quello che voi sostenete potrebbe essere oggetto di una delibera, se la Giunta lo vorrà, ma sicuramente è un appesantimento eccessivo tradurlo in un progetto di legge. Oggi qui siamo chiamati ad esprimerci su una legge che francamente non porta nulla, non dà nulla, non aggiunge assolutamente nulla. Può essere vista tutto sommato come un carico burocratico assolutamente inutile, inconferente, che è anche peggio, e che scopriamo essere esattamente una riproposizione di quello che è già contenuto dalla prima all'ultima riga nella delibera della Giunta regionale 1253 del 2013. Le necessità politiche le capiamo tutti, l'utilità credo sia pressoché prossima allo zero e ribadisco un forte senso di dispiacere in questa direzione. La interpreto, ribadisco, come una sorta di risoluzione, di mozione. In questo senso il nostro gruppo esprimerà un voto di astensione perché francamente la delusione rispetto ai contenuti è molto ma molto forte. Grazie.

 

PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Corradi.

Ha chiesto di parlare il consigliere Paruolo. Ne ha facoltà.

 

PARUOLO: Grazie, presidente. Credo che ci siano motivi di diverso ordine per salutare con estremo favore il voto che stiamo per esprimere su questa proposta di legge e sono motivi sia di carattere prospettico culturale, lasciatemelo dire in questo modo, che di ordine pratico perché non c'è soltanto un'indicazione di tipo generale. Parto dai primi, cioè dalla prospettiva culturale in cui questo riconoscimento ci colloca. Da questo punto di vista credo davvero che si tratti di un primo passo, anche con un elemento di sperimentazione, per allargare il discorso e comprendere davvero che le sfide che abbiamo di fronte richiedono la collaborazione di tutti.

Ieri per motivi diversi ero a San Giovanni in Persiceto dove è stata ricordata la chiusura del locale ospedale psichiatrico avvenuta a seguito della Legge Basaglia del 1978. È evidente anche nel percorso che è stato fatto per deospedalizzare i pazienti psichiatrici che erano ricoverati in quella struttura che il lavoro vero è stato proprio quello di pensare a delle alternative, di pensare a dei percorsi personalizzati, di riuscire a venire incontro e a dare risposte che fossero in grado di recepire fino in fondo l'umanità delle persone e di rispondere al loro bisogno di salute, in quel caso di tipo psichiatrico evidentemente, in modo completo, dignitoso e personale.

È lo stesso tipo di approccio di cui abbiamo bisogno in senso estensivo di fronte alle sfide che ci vengono poste dall'allungamento della vita, che certamente è un fattore importante, ma che insieme con i dati di prevalenza, ad esempio, di una serie di patologie, dell'ampliarsi delle situazioni di cronicità, ci mettono di fronte ad una società che per certi versi ha sicuramente raggiunto punti importanti di miglioramento anche in termini di salute rispetto soltanto a qualche decennio fa - ribadisco l'aspetto dell'allungamento della speranza di vita, che certamente ha questo significato - ma di cui dobbiamo riconoscere anche l'aumento della fragilità per l'impoverimento delle reti sociali a supporto. Oggi le famiglie sono normalmente più piccole, sono più frastagliate, c'è un tessuto sociale meno in grado di rispondere rispetto al passato al bisogno di farsi carico l'uno dell'altro. In questo contesto ci rendiamo conto che le persone che in modo volontario si mettono a servizio di congiunti o di familiari o di amici che hanno delle difficoltà, non stanno semplicemente facendo del bene, non stanno semplicemente facendo un'opera buona, tra virgolette, ma stanno dando un contributo importante alla strategia di risposta di costruzione di una serie di risposte che sappiano essere personalizzate ed efficaci rispetto alle esigenze di salute della popolazione.

La riflessione che noi dobbiamo fare e a cui siamo chiamati è una riflessione su cui ci sono alcuni capisaldi importanti, perché ci può essere da un lato la tentazione di delegare completamente alla società civile la fruizione delle risposte dove non riusciamo ad arrivare con i servizi sanitari professionali che l'ente pubblico mette in campo, però faccio presente che il pensare di andare in quella direzione sarebbe anche un modo per arrendersi ad una marginalizzazione dell'intervento pubblico, o meglio rischia di ripercorrere un'idea di pubblico che non è quella più vera e più profonda, che è quella di mettersi al servizio della comunità e anche riconoscere chi già lo sta facendo anche sulla scorta di motivazioni personali; dall'altra parte il rischio è quello di dare il segnale che riusciamo a dare risposte soltanto ad alcuni casi mentre occorre che gli altri in qualche modo si arrangino.

È un po' la logica che, tornando al paragone precedente, aveva l'ospedale psichiatrico, per cui chi veniva riconosciuto paziente a un certo livello, veniva messo lì dentro, gli altri rimanevano fuori senza una risposta di assistenza. Il superamento di questa logica che feriva profondamente la dignità delle persone ha consentito non soltanto di dare delle risposte più adeguate a chi in precedenza era internato nei manicomi - diciamo le parole con la loro crudezza - ma anche ad un insieme di altre persone che erano invece all'esterno di questo circuito e che comunque avevano bisogno e hanno bisogno di essere considerate nei loro bisogni di salute.

In questo senso questa legge costituisce un primo passo importante, un riconoscimento che ci sono persone che fanno parte sostanzialmente già di una strategia comune e a cui mancava fino ad oggi un riconoscimento. Credo davvero che questo riconoscimento sia un passaggio importante nel riconoscere che sotto la regia del pubblico ci può essere, anzi, ci deve essere anche il riconoscimento di chi fa già sforzi importanti e si inserisce in questo contesto.

Non è una cosa fine a se stessa, anche se è molto importante l'aspetto culturale dell'allargamento della riflessione, ma ha anche un risvolto pratico. E qui vorrei rispondere a chi ha accusato il fatto che la legge sia sostanzialmente una declamazione di principi senza una rispondenza anche pratica. No, ha un risvolto pratico e un aspetto intrinsecamente sperimentale. Il risvolto pratico deriva dal fatto che ci sono fondi che sono disponibili già in questo momento e che sono spesi per dare assistenza domiciliare, assistenza alle persone (pensiamo a tutto il tema degli assegni di cura e tutto quanto in qualche modo afferisce a questo comparto), che a volte non vengono spesi del tutto e altre volte sono spesi soltanto attraverso i canali che sono disponibili. Questa legge accende in qualche modo un'altra possibilità di riflessione e consente - qui c'è l'aspetto che dicevo, quello sperimentale - consente di sperimentare sul territorio delle forme diverse di sostegno per conseguire l'obiettivo che comunque rimane quello di dare una risposta a tutte le persone che hanno delle difficoltà di salute e che devono affrontare percorsi, a volte molto lunghi e molto complessi e anche dolorosi, di sofferenza e di cronicità.

In questo senso potremmo avere tra qualche tempo, come risultato del voto che oggi ci accingiamo ad esprimere, sia l'importanza - e quella è immediata - del riconoscimento che ci sono persone che sono già, tra virgolette, parte della squadra e che hanno fatto però finora in modo nascosto e sostanziale, ma senza l'adeguato riconoscimento, il loro lavoro, ma tra qualche tempo avremo anche la possibilità di capire come il territorio sarà stato in grado di sperimentare il modo di migliorare e supportare davvero questa rete, la costruzione di questa rete. Credo che questo potrà costituire il punto di partenza per un'ulteriore riflessione che ci porti davvero ad immaginare un'alleanza e una strategia in cui a mio avviso, lo dico in modo molto schietto e molto chiaro, il pubblico deve comunque continuare ad avere il ruolo centrale di pianificazione e di strategia, ma nella consapevolezza che i servizi vengono svolti da un insieme di soggetti che comprendono certamente i servizi sociali e sanitari con i professionisti che sono negli enti, che sono finanziati direttamente dall'ente pubblico, ma anche tutto un insieme di soggetti, in quel contesto tra pubblico e privato, che arriva fino ai caregiver, cioè alle persone che in ultima istanza danno una disponibilità volontaria per assistere i malati.

Questo intero panorama, insieme con la capacità di riuscire a sfruttare e valorizzare le risorse del volontariato, deve essere la stella polare su cui noi costruiamo una risposta che possa essere davvero di sistema per il crescente numero di soggetti che hanno bisogno di salute e a cui occorre dare delle risposte credibili. Quindi si tratta di un sistema integrato vero che non rinunci all'idea che il servizio debba essere universale e avere una forte radice pubblica, ma dove questo pubblico viene declinato anche nella capacità di riconoscere chi sta già facendo un servizio pubblico come persona che si impegna in modo volontario e che può far parte di questa strategia complessiva. Credo davvero che questo sia in questo senso il lascito più importante che ci lascia questa legge.

Credo che sia del tutto ingeneroso dire che questa legge non abbia un risvolto immediato semplicemente perché non ha dei finanziamenti associati, perché in realtà ampliare la capacità di lavoro di chi è già all'opera sull'erogazione di questi fondi è un modo assolutamente concreto e pratico per dare delle risposte a delle persone.

Voglio concludere ricordando questo: qui non c'è soltanto un problema di principio, ma ci sono delle persone che soffrono, delle persone che sono malate, delle persone a cui facciamo fatica - diciamolo con chiarezza - a dare delle risposte in senso pieno e quindi l'aumentare della nostra capacità di manovra e della capacità di riuscire a valorizzare e comprendere all'interno di una strategia complessiva anche le persone che volontariamente si rendono disponibili è un passo avanti assolutamente concreto e strategico dal punto di vista culturale. Grazie.

 

PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliere Paruolo.

Ha chiesto di intervenire la consigliera Donini. Ne ha facoltà.

 

DONINI: Grazie, presidente. Ringrazio la presidente per l'invito ad intervenire, così come ringrazio la collega Marani per il modo con il quale ha intrapreso formalmente l'iter di discussione di questa legge sia durante la discussione e il percorso in Commissione, arricchito, ricordo, dall'audizione conoscitiva, sia attraverso la relazione tra tutti coloro che hanno voluto partecipare per intervenire, anche con soluzioni di modifiche, emendamenti, alla proposta di legge. L'ha fatto con noi e penso che lo stesso atteggiamento di apertura e di disponibilità la collega Marani lo avrebbe avuto nei confronti di tutti coloro che in quest'Aula si sono espressi durante il dibattito, legittimamente, per tardivamente mostrare le loro perplessità.

Vorrei dire al collega Pollastri - che non vedo in Aula, ma ormai è diventato un costume dominante quello di intervenire e poi non attendere l'eventuale replica e l'eventuale interlocuzione - di non preoccuparsi della qualità della relazione tra le diverse forze politiche in maggioranza perché la dialettica è il sale della democrazia e peraltro il diritto di iniziativa non è di per sé indicativo di un conflitto o di una tensione. Se avesse letto la legge e gli emendamenti, avrebbe compreso che chi ha presentato in Aula degli emendamenti non è qualcuno che scardina il contenuto della legge, ma che crede nel valore di quella proposta e dà un proprio contributo di chiarimento, di integrazione.

Così come vorrei ricordare al collega Corradi una cosa: non siamo all'anno zero ed è vero; in quest'Aula, tre anni fa, abbiamo, in larghissima maggioranza, su iniziativa dell'allora consigliera Palma Costi, votato un documento di indirizzo, una risoluzione sul tema del riconoscimento della rete delle persone che si occupano della cura di congiunti, di familiari e di amici, sollecitati da alcune esperienze sperimentali positive di alcune realtà del nostro territorio (Modena e la provincia di Modena), una risoluzione che sollecitava l'istituzione Regione a tenere conto di questa necessità e a vedere una realtà che è un dato di fatto e che qui molti colleghi hanno rappresentato vividamente con le loro parole meglio di me. Da allora si è intrapreso un percorso di ricerca.

Nel frattempo, però, sono accadute delle cose, abbiamo modificato, integrandolo, il nostro Piano socio-sanitario un anno fa e dal momento che quella risoluzione era un indirizzo preciso nei confronti della Giunta regionale e di noi stessi come Assemblea legislativa, il Piano socio-sanitario, che è stato rinnovato fino alla fine di quest'anno, prorogato fino alla fine di quest'anno, è stato contestualmente implementato con una serie di obiettivi in più che in questi due anni hanno avuto valore, fra i quali il tema oggetto di questa discussione: l'iniziativa, l'elaborazione di programmi e di impegni concreti di percorsi formali perché chi si occupa della cura dei propri congiunti possa avere un maggiore riconoscimento, possa vivere meno la propria condizione di pesante, a volte, solitudine, possa avere una serie di servizi a disposizione. Questa cosa, di fatto, è successa, è accaduta, ed è vero che è stata emessa una serie di provvedimenti, circolari, atti di indirizzo da parte della Giunta proprio per andare in questa direzione, rivolti a chi gestisce i nostri servizi di integrazione socio-sanitaria, soprattutto rivolti alle persone con gravi disabilità acquisite o in condizione più generale di non autosufficienza.

Perché allora una legge? Perché la legge formalizza per sempre, perché la legge è un modo di attuare in maniera concreta un percorso che si è iniziato con una risoluzione. E, guardate bene, cari colleghi, già nei contenuti di quella risoluzione, che è un po' l'indirizzo che ci siamo anche dati, non c'era nessuna indicazione di modificare, di superare e di cambiare la legge 2 del 2003, non era quella l'indicazione che ci davamo ed è chiaro che questa legge (se qualcuno avesse letto anche le schede collegate ai nostri percorsi e iter legislativi, lo avrebbe capito) è una legge che si inserisce, coadiuvandolo, implementandolo, nel complesso normativo che regola il nostro modo emiliano-romagnolo di far fronte ai problemi, ai bisogni della non autosufficienza e non ne scardina i principi. Quali sono questi principi? Al centro dei nostri interessi, la tutela massima che noi vogliamo offrire è nei confronti della persona che è nella condizione di difficoltà, di disabilità e di non autosufficienza; questo continua ad essere la centralità.

La legge non cambia l'organizzazione, ad esempio, della progettazione attorno alla persona non autosufficiente e il responsabile del PAI continua ad essere l'infermiere di riferimento, con un ruolo fondamentale del medico di medicina generale, noi non scardiniamo questo. Sarebbe sbagliata un'operazione che scarica la responsabilità alla volontà spontanea di chi decide di farsi carico di un pezzo, sarebbe una scelta sbagliata. Al contrario, con questa legge stabiliamo formalmente dei percorsi che migliorino la relazione tra i servizi e le persone che sono attorno a chi ha bisogno di cure particolari. La legge ne riconosce il valore, ne sostiene l'attività attraverso una serie di strumenti che dal mio punto di vista la legge mette concretamente a disposizione, sono la vicinanza, la formazione, la relazione, la possibilità di migliorare la partecipazione di queste persone all'elaborazione complessiva dei piani di assistenza individualizzati o, in generale, alla programmazione socio-sanitaria, riconoscendone il valore nella dimensione che si crea a livello distrettuale per l'elaborazione dei piani per la salute e per il benessere, per dargli la possibilità di esprimersi, di mostrare il proprio volto a questa rete e di manifestare i propri bisogni.

Detto questo, credo che sia anche concreto il dire nella legge che se una persona non autosufficiente ha vicino qualcuno disposto a prendersi cura di lui, questa disponibilità non è esaustiva di tutti i bisogni di questa persona. Il carico di cura che chi può, sulla base di quello che è, delle proprie condizioni personali, presta, è un pezzo che viene inserito nel piano assistenziale individuale come scelta volontaria, scelta dalla quale, chi si prende cura, può uscire quando vuole, questo dice la legge ed è un aspetto importante; così come i servizi devono tenere conto della necessità dei caregiver, delle persone che si prendono cura delle persone con disabilità e tenere conto dell'eventuale emergenza del bisogno nel far fronte a delle quotidianità, che sono quotidianità complesse e complicate.

Questo è, questo è stato il percorso, la risoluzione e l'indirizzo, la modifica per due anni del Piano socio-sanitario. È una legge che formalizza ciò che di fatto si è già iniziato a fare. Facciamo così in mille altre occasioni, è un modo, appunto, di porsi, con una volontà, la nostra, di quelli che sostengono questa legge, di non modificare l'impianto delle norme che regolano gli interventi di questa Regione nell'ambito della non autosufficienza, ma di implementarli tenendo conto di una realtà, di una realtà dei fatti, che è quella che, ripeto, la collega Marani ha descritto con dati molto oggettivi nella sua relazione.

Qual è lo scopo degli emendamenti che abbiamo presentato? (Che non abbiamo portato alle spalle - poi ci penserà la collega relatrice ad esprimersi al riguardo di un pezzo di maggioranza - ma che abbiamo discusso in queste settimane.) È il tentativo, spero apprezzabile, di chiarire in legge chi deve fare cosa per evitare dal nostro punto di vista ciò che non era nelle intenzioni, perché non è mai stata nelle intenzioni una sovrapposizione, ma, per il modo in cui certe formulazioni erano scritte, per evitare difficoltà interpretative. Poi è vero che la Regione ha modificato i piani di zona, ha fatto direttive, ha fatto circolari, ma una legge individua con chiarezza i soggetti attuatori e aiuta con maggiore forza e maggiore efficacia a conformare l'intero sistema regionale ad un modo di programmare e di gestire gli interventi intorno ai bisogni delle persone non autosufficienti in maniera omogenea. Sappiamo benissimo che da un lato c'è una grande autonomia tutta giocata all'interno delle dimensioni dei nostri ambiti, delle nostre zone sociali, delle nostre 38 zone sociali; da un lato questa autonomia è importante perché ci permette anche di attivare forme di flessibilità, di sperimentare soluzioni anche originali. A volte è necessario, per far fare un salto di qualità all'intero sistema anche nel modello culturale, intervenire con un incremento di omogeneizzazione rispetto all'approccio. E questo è, questo è.

Può essere un modo per razionalizzare ed investire meglio le risorse che mettiamo a disposizione? Certi giudizi che io ho sentito dare li trovo poco generosi nei confronti del sistema regionale emiliano-romagnolo. Ricordo che noi siamo l'unica Regione d'Italia che stanzia un fondo per la non autosufficienza che è attualmente il doppio di quello che è messo a disposizione a livello nazionale per tutto il Paese, per tutta l'Italia; che sul tema della non autosufficienza esiste una sorta di lavoro continuo per accompagnare i provvedimenti del "qui e ora" con la prospettiva che sarà, perché non sfugge a nessuno quello che sarà quando la mia generazione, che è quella di molti di noi, che è quella dei baby boom, inizierà a diventare vecchia, perché la variazione demagogica alla quale stiamo assistendo oggi non sarà nulla rispetto a quella che verrà tra venticinque anni. Si è grandi e vecchi quando si ha più di 85 anni, quindi tra trent'anni, tenendo conto della mia età, che è molto di meno di quella che fino adesso ho vissuto. Questo tema mi fa effetto, mi fa riflettere moltissimo e siamo costretti noi ad attivare per tempo dei percorsi che progressivamente, attraverso quello che si può fare giorno per giorno, ci rendano più pronti ad affrontare quella che io non vorrei fra qualche anno sentir definire come un'emergenza, perché è un'emergenza tutto ciò che non hai previsto e tutto ciò rispetto a cui non hai pianificato. Lo dico sempre, è diventato per me un luogo comune: la gestione dell'esistente, il consumare la nostra storia, il nostro tempo come attivi politicamente in successione di attimi di presente ci toglie continuamente la possibilità di avere risorse da spendere per la programmazione nel medio e lungo termine. Qui mettiamo, anche se in realtà è un po' più di questo, dei primi mattoni per la costruzione di un welfare più adeguato ai bisogni che verranno.

C'è il tema delle risorse? C'è il tema delle risorse. C'è il tema che questa legge in sé non fa la rivoluzione in Emilia-Romagna? È chiaro, l'Emilia-Romagna, come tutte le realtà del Paese, ha bisogno - e guai a voi se qualcuno dice che sono sempre una benaltrista perché non è così - di avere una norma nazionale diversa. Si fa quel che si può. Le norme che in questo Paese si occupano dei temi della conciliazione le ha citate il collega Grillini in maniera molto accademica e molto puntuale e sicuramente non sono sufficienti e c'è un problema di normativa nazionale. Cosa possiamo fare noi sulla base delle competenze che la Regione ha? Possiamo fare in modo, come è scritto nell'articolo 6, che se una persona ha dedicato - dovendo rinunciare, ad esempio, ad altro per quello che riguarda la sua vita attiva o professionale - parte del suo tempo alla cura di congiunti o di persone care non autosufficienti, quel tempo in questa Regione non venga considerato, dal punto di vista della formazione della competenza di una persona, un tempo vano e se si sono acquisite delle competenze, quelle possono essere spese in percorsi professionalizzanti. Questa è una cosa che possiamo fare e io trovo che sia una cosa giusta da fare in questa Regione. Tutto quello che si può fare con le risorse e con gli strumenti che abbiamo, in questa Regione noi proviamo a farlo e all'interno di un impianto che non viene stravolto e che non si è voluto stravolgere dall'inizio - nessuno l'ha mai chiesto e sicuramente tra i colleghi di maggioranza nessuno l'ha mai sollevato come obiettivo - quindi senza produrre modifiche all'impianto delle regole che al momento regolano il sistema. Si sperimentano gli spazi che ci sono per fare insieme un salto di qualità.

Questo era l'intendimento e questo è il percorso che c'è stato da tre anni a questa parte. Un percorso al quale un pezzo del sistema assembleare ha partecipato, mentre altri colleghi probabilmente non hanno ritenuto di dare contributi o di promuovere sollecitazioni o una forma qualunque di partecipazione all'iter, questo è.

 

PRESIDENTE (Costi): Grazie consigliera Donini.

Ha chiesto di parlare la consigliera Noè. Ne ha facoltà.

 

NOÈ: Grazie, presidente. Prima di intervenire su questo tema ho voluto ascoltare molti interventi. È un tema che mi è sempre stato caro, un tema che mi è stato caro anche perché in famiglia abbiamo avuto un problema di questo genere e quindi so perfettamente che cosa vuol dire quando un familiare assiste. Chiamatela come volete questa cosa, ma qui oggi ci stiamo occupando dell'assistenza che i familiari molto spesso fanno ai loro familiari, un'assistenza che molto spesso comporta anche tante rinunce alla vita di queste persone, rinunce professionali, rinunce anche proprio di vita privata.

È un tema molto delicato e io sono convinta che Paola a questo tema abbia dedicato molta attenzione, ne sono convinta al punto che credo, siccome è persona che stimo, sia anche consapevole della reale ricaduta che questo progetto di legge possa effettivamente avere nei confronti delle persone verso le quali oggi ci proponiamo con un progetto di legge di dare un sostegno. Il mio collega Villani ha definito questo progetto di legge una marchetta. Io, Paola, lo considero alla fine una presa in giro perché le persone a cui ci rivolgiamo sono delle persone che meritano molto rispetto, oltre che, in prima battuta, più risorse per fare l'attività di assistenza che fanno, meritano molte più risorse. E siccome meritano molte più risorse, è anche ora che questa Regione e tutti gli altri livelli istituzionali dello stesso colore di questa regione imparino ad essere un po' più coerenti, perché non ci può essere una Regione come l'Emilia-Romagna che si propone di mettere un adesivo con questa legge dicendo: ci siamo occupati dai caregiver riconoscendo tutta una serie di funzioni, di ruoli, di meriti, che peraltro queste persone già sanno da un giorno, da un anno, da dieci anni, da vent'anni, trent'anni, quarant'anni, perché ci sono anche tanti genitori che stanno assistendo quotidianamente i loro figli che purtroppo sono nati con delle disabilità. Allora, attenzione, perché se vogliamo fare una legge che vada a loro sostegno, il sostegno in prima battuta non deve essere solo nelle parole, ma deve essere anche nei fatti, con una ricaduta che sia in termini di maggiori servizi, di più risposte concrete in termini di sollievo alla vita che fanno queste persone.

Quando c'è una legge che all'ultimo articolo dice che non comporta nessun nuovo onere, caro Paruolo, tu puoi sforzarti di fare qualunque riqualificazione sperimentale delle risorse attualmente impiegate attraverso una rivisitazione di come vengono impiegati gli assegni di cura, ma qui c'è bisogno di più grana, ci vogliono più soldi, c'è bisogno di più risorse. Forse questa Regione si sarebbe potuta realmente distinguere su questo tema se oggi avesse avuto il coraggio, invece di ribadire che ha il dovere di mantenere in essere stanziamenti per curare relazioni con altri Paesi, di capire, in questo particolare momento storico, quali sono le priorità, quali sono le prime risposte che deve dare una Regione con le sue risorse, e questi soggetti, non solo i disabili, ma anche chi assiste i disabili, forse oggi sono i principali fruitori di una risposta che dovrebbe trovare attenzione prioritaria, invece per loro non c'è neanche un euro.

Oltre ad essere una presa in giro, questa legge per me è un'occasione mancata ed è anche un'occasione in cui io non ho voglia di essere presa in giro quando al primo articolo si parla, come tanti di voi hanno fatto parlando di sussidiarietà, di sistema integrato. Ma quale sistema integrato, di cui effettivamente questa Regione giustamente aveva il dovere di fregiarsi, quando in queste ore stiamo negando l'accreditamento a chi, a livello nazionale, da trentacinque anni, fa una grande azione sussidiaria di assistenza domiciliare come l'ANT! L'abbiamo tagliata, l'abbiamo tagliata a Modena, l'abbiamo tagliata nel distretto di Vignola. Dov'è la coerenza quando vogliamo essere vicini alle persone che fanno assistenza domiciliare ai propri cari e poi andiamo a tagliare le gambe ad un'azione come questa, che ha un'esperienza di trentacinque anni, dove la libertà di scelta conferma che effettivamente è un servizio che funziona? Questa regione è una delle poche regioni che ha il coraggio di vantarsi del sistema integrato pubblico-privato - e sto parlando di Bologna, una città dove si sa che cosa vuol dire ANT - e poi a Piacenza, Parma, Reggio, Modena, Ravenna, Forlì, Ferrara e Rimini non c'è l'ANT, non si è disposti ad accreditarla. Allora vogliamo essere coerenti una volta per tutte quando ci piace riempirci la bocca di integrazione, di sussidiarietà? La coerenza, la coerenza!

Quindi, Paola, la mia stima è immutata nei tuoi confronti e so gli sforzi che hai fatto per avere oggi questa legge approvata, però, ripeto, è un'occasione mancata per dare una reale ricaduta di applicazione ad una legge come questa. Sarebbe stato anche bello vedere che una parte dei fondi della consulta venivano destinati a chi purtroppo in questa regione è obbligato a rimanerci ed è obbligato ad assistere i propri cari. No, questa è una Regione che oggi ha avuto ancora il coraggio di dire che determinati fondi devono rimanere stanziati per curare le relazioni con i nostri cittadini all'estero, con le attività che conosciamo, e invece facciamo una legge importante, perché di per sé l'intento è nobile, senza un euro e c'è magari chi mi dice che può avere un risvolto interessante se riqualifichiamo la spesa. Ma chi vogliamo prendere in giro?!

Concludo il mio intervento leggendovi una lettera. Questo è il plico delle associazioni a cui mi sono rivolta e questa è la lettera con cui mi ha risposto una persona, che credo sia emblematica a dare un'idea di come chi dovrebbe essere il reale fruitore di questa legge la percepisce: "Carissima Silvia, giorni fa mi hai chiesto la nostra opinione sui caregiver. Da parte mia, tanto per restare in tema, in questo periodo sto facendo il caregiver a mio figlio, in parte anche a mia moglie e il casalingo a tempo pieno. Per quanto riguarda il progetto di legge, apprezzo molto la volontà della consigliera Marani, ma non riesco a cogliere quale grande aiuto possa dare a soggetti in età avanzata dove questo lavoro lo fanno già da trenta, quarant'anni, con tutte le conseguenze immaginabili, spero che possa essere utile a dei genitori giovani. Ti dirò che sono un po' scettico, ma lo sono ancora di più se guardo l'altra faccia della medaglia, le prospettive non sono delle migliori. Da una parte c'è gente che ti dà pacche sulle spalle pur sapendo di non muovere foglia e dall'altra ci sono amministratori e politici che non aspettano altro che fare delle direttive su leggi e delibere vecchie e nuove alla ricerca di fare cassa, magari chiedendo maggiore compartecipazione facilitati dall'imminente entrata in vigore del nuovo ISEE. Ben venga il progetto Marani, ma le nostre aspettative sono quelle di avere buoni servizi, avere più certezza per il dopo di noi, ottimi centri residenziali e centri diurni. Al contrario, diventano sempre più problematici a causa di continue ristrettezze. Per finire, stiamo parlando di aiuti ai caregiver familiari, bene, allora qualcuno mi spiega come mai a me e soprattutto a mia moglie, dopo quarantatré anni di assistenza e cura prestati in qualità di caregiver al familiare, il Comune di Bologna, attraverso Equitalia, ci blocca prima la macchina e poi anche la pensione? E per finire, negli ultimi giorni alcune famiglie hanno anche ricevuto l'ingiunzione di pagamento, sempre da parte del Comune di Bologna, per il recupero crediti per la frequenza nei centri diurni. La storia si ripete e quindi, nonostante incontri, promesse e, come dicevo prima, pacche sulle spalle e grande comprensione, siamo punto e a capo e di nuovo da avvocati e giudici. Allora, se questa è l'aiuto, permettimi di essere scettico".

Per cui - e qui concludo - se questa Regione vuole effettivamente dare un riconoscimento istituzionale, vuole dare questa pacca istituzionale sulla spalla a queste persone senza una reale ricaduta, qualcuno mi deve anche spiegare con quale logica questa testa di questa maggioranza, di questo centrosinistra nella città di Bologna ha il coraggio di chiedere compartecipazioni già da anni anche a dispetto di leggi nazionali, perché nel momento in cui questi familiari si sono rivolti a dei conciliatori - e l'avvocato Mumolo conosce bene l'argomento di cui sto parlando - alla fine si sono ritrovati riconosciuti i loro diritti, quindi anche il Comune, spesso, laddove chiede delle compartecipazioni, è tenuto a rimborsare laddove le compartecipazioni vengono chieste. Questo doppiopesismo è un'ulteriore manifestazione del fatto che non c'è coerenza su come si vogliono realmente sostenere queste persone che in via sussidiaria, a costo zero per questa società, e, a maggior ragione dopo questa legge, ancora più a costo zero, meritano invece un vero e proprio sostegno. Quindi apprezzo l'intento, ma, cara Paola, è una pacca istituzionale che forse fa più male che bene.

 

PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliera Noè.

Ha chiesto di parlare la consigliera Barbati. Ne ha facoltà.

 

BARBATI: Grazie, presidente. Devo dire che dopo lettere come queste si fatica ad intervenire, ma è ovvio che quella è la realtà e l'altra realtà è quella che la maggior parte di noi magari si trova a vivere e a toccare con mano, perciò in questo momento io credo che molti parlino anche per esperienze dirette, il che fa sì che              questo sia un buon intendimento con un nome poco appetibile, io insisto, l'ho detto anche in Commissione. Questa legge si rivolge a persone per la maggior parte di una certa età, possibile che non riusciamo a dargli un termine comprensibile da tutti? Scriviamolo in dialetto, forse lo capiscono meglio, ma caregiver è fumo da mettere in rete, è fumo da mettere a titolo di una legge che dovrebbe avere come obiettivo quello di intervenire per la maggior parte su persone di una certa età e già si fa fatica a fargli capire che questa legge fa riferimento al ruolo che loro svolgono, all'interno della famiglia, di sostegno a persone anziane oppure anche a figli che sono in condizioni gravi.

Io credo che non sia corretto dare tante speranze anche sotto forma di belle parole. Mi sembra che noi andiamo ad approvare una legge virtuale quando la sofferenza, l'impegno e il peso sulle famiglie è molto reale, e allora non lo so, non mi rendo conto del perché ci sia necessità in questa regione di arrivare a dire, se non come titoli sui giornali: la Regione Emilia-Romagna si occupa del caregiver, quando in effetti in questa legge non ce se ne occupa realmente, si scrivono tante parole, di nuovo si fanno delle sovrastrutture, quando poi, praticamente, chi ha bisogno di pannoloni, chi ha bisogno di fare assistenza all'anziano o al figlio ed è urgente che gliela faccia, non riesce ad avere neanche un tot di permessi necessari. Pensiamo anche ad uno che decida di fare anche un part-time: come lo sosteniamo quando sappiamo che gli stipendi sono di un certo tipo e noi diamo in questa regione un'indennità di accompagnamento che serve a poco, neanche a pagare la metà di quello che costa attualmente la figura del badante, non riusciamo neanche ad occuparci realmente di quello che è il fenomeno badanti, in questo momento, sulle famiglie?

Se si va in ospedale e si necessita di fare assistenza ad un anziano per un periodo superiore ad una notte o due notti, tu hai bisogno di qualcuno e allora la risposta dell'ospedale è: noi facciamo l'assistenza infermieristica, signora, lei si preoccupi di stare vicino al malato perché si stacca il flebo di notte, cose banalissime. Allora dici: ma come faccio? Io più di due o tre notti sveglia non riesco a stare, poi lavoro la mattina, faccio l'operaia, magari devo andare in fabbrica. La risposta è: vada giù in portineria che c'è un elenco di persone che hanno dato la disponibilità di fare la badante. Sì, a dieci euro all'ora o otto euro quando ti va bene, quindi significa che in un mese, se fai i conti, spendi 3 mila euro. Voglio vedere qual è quella famiglia che guadagna 3 mila euro per pagare una persona per assistere, e già in questo caso siamo dentro alla struttura ospedaliera, quindi non siamo neanche a casa, siamo dentro ad una struttura ospedaliera. Allora di che cosa stiamo parlando con questa legge che dovremo andare ad approvare?!

Sì, ci sono tante buone intenzioni, tanta buona volontà, facciamo percorsi condivisi, ma dove sono i percorsi condivisi quando un anziano che ha bisogno, a volte, anche di banali interventi, comincia un iter dove viene distribuito per la regione su vari ospedali? Perché sappiamo che adesso c'è la specializzazione e quindi magari non si fa l'intervento di cataratta in quel paese, ma lo si fa a trenta chilometri di distanza, che non è tantissimo, è vero, ma siccome è un anziano e magari non guida e magari ci vede pure male, è sempre il familiare che deve farsi carico di prendere un permesso per accompagnare l'anziano a fare l'intervento di cataratta. Allora come pensiamo che le famiglie possano affrontare tutto questo senza un aiuto, solo con l'indennità di accompagnamento, che sono 300-400 euro? Neanche se prendono delle ore di permesso riescono a coprire. A parte che poi non fanno più carriera o vengono licenziati, tenete presente anche che cos'è adesso la situazione lavorativa delle famiglie.

La famiglia fa tanti sacrifici e ben venga proprio il ruolo della famiglia in Italia, che ancora ha questo rapporto affettivo all'interno delle mura domestiche, ma andiamo verso un periodo in cui questo probabilmente tra qualche anno non esisterà neanche più perché la popolazione sta invecchiando molto. I nostri anziani diventano sempre più anziani, sempre più allettati, diventano quel mitico grande anziano che ha bisogno di un'assistenza.

L'altra soluzione che si propone in questa Regione è l'RSA, ma l'RSA riesci ad averla per un periodo breve gratuitamente, se hai un'emergenza, altrimenti l'RSA costa e va da cifre che vanno dai 1500 ai 1800 euro al mese.

Allora alla fine succede questo: se quella famiglia aveva un po' di risparmi e un appartamento, se lo mangiano per dare l'assistenza agli anziani e per poter mantenere il posto di lavoro. È brutto dire queste cose, so che le sapete, le conoscete, ed è proprio per questo che provo anche un certo imbarazzo oggi perché mi rendo conto che lì si sono scritte cose che sono assolutamente, se volete, condivisibili, ma il risultato è niente, aria, lo ripeto, è una legge virtuale, con tanta buona volontà, ma è una legge virtuale e credo che ne abbiamo abbastanza di queste illusioni ottiche in questa regione. Ci vogliono dei fondi appropriati perché purtroppo alla fine il tutto si riduce a quanto una famiglia ha di reddito per potersi permettere il badante, l'RSA, il sostegno, lo stesso centro diurno perché non è gratis, lo diceva prima la consigliera Noè, va pagato pure il centro diurno, pure l'assistenza domiciliare se vengono a portare il pasto perché tu magari fai l'orario continuato e non sei a casa a fare da mangiare all'anziano. Quindi tutto ha un costo, quindi la realtà, banalizzando, è che si tratta di costi, e noi terminiamo una legge che dice: guardate, vi abbiamo raccontato un sacco di belle cose, di buone intenzioni, però su questa legge non ci metteremo un soldo e quindi arrangiatevi. Io la leggo così: arrangiatevi, continuate a diventare matti - qualcuno è veramente in estrema difficoltà, deve vendere la macchina, su questo ha ragione la consigliera Noè - continuate a rovinarvi, quel poco che avevano guadagnato i vostri anziani se lo mangeranno e voi dovrete stare a casa dal lavoro, se va bene, quindi non so come farete poi a comperare gli alimenti eccetera. Questo noi diciamo: arrangiatevi.

Io alle buone intenzioni fatico a votare contro, mi sono anche consultata con il consigliere Mandini, al massimo possiamo fare un voto di astensione, ma, credetemi, è faticoso, è faticoso anche il voto di astensione perché sinceramente l'inutilità di questa cosa che andiamo ad approvare oggi è lampante e me ne dispiace tanto perché su questo tema avremmo bisogno di investire di più, ma investire fondi. Io credo che questa Regione debba farsi carico ormai di talmente tanti problemi - quelli del terremoto, quelli dell'alluvione, quelli delle frane eccetera - che deve fare delle scelte, sennò smetta di fare delle leggi "farlocche".

 

PRESIDENTE (Costi): Grazie, consigliera Barbati.

Non ho più nessuno in dibattito generale.

Ha chiesto di parlare in chiusura del dibattito l'assessore Marzocchi. Ne ha facoltà.

 

MARZOCCHI, assessore: Grazie, presidente. Grazie alla collega Marani, che con il suo lavoro ha permesso oggi di fare una sintesi di un percorso che è durato degli anni. Non è una legge nata oggi, è una legge che raccoglie un lavoro di tante realtà presenti sul nostro territorio e che raccoglie, come diceva qualcuno, le sollecitazioni che voi stessi avete fatto con le indicazioni date, contenute e presentate dall'allora consigliera Costi.

Comincio così: la prima cosa è il nome, ho sentito che qualcuno ha chiesto di cambiarlo, di metterlo in italiano. Non è un inglesismo di facciata, è perché si tratta di un valore europeo, c'è una rete di caregiver in Europa molto innovativa che si tiene collegata, che fa formazione, che si scambia esperienze. In questi ultimi anni stiamo studiando la presenza dei giovani che fanno caregiver, questo ci viene dall'esperienza inglese. Siamo in Europa, non lo mettiamo per essere più belli, lo mettiamo per avere qualcosa di condiviso e anche questo è un pezzettino di quell'Europa diversa che vorremmo fare.

Se si potesse mettere una dedica a questa legge, la dedicherei alla signora Imola. Il 25 maggio del 2011 sono andata a Carpi, alla Giornata del caregiver organizzata da un ente del terzo settore che lavora su quel territorio in collaborazione con l'ASL e con gli enti locali, con il distretto. Durante i molti interventi tecnici che ci furono, parlò anche una signora, la signora Imola, dai settanta agli ottant'anni, molto fine, elegante, discreta, si vedeva che aveva fatto una professione. Raccontò, in mezzo a tutti gli interventi tecnici, un'esperienza, disse quello che le era successo, come aveva assistito suo marito per lunghi anni, come l'aveva accompagnato alla morte, quello che aveva avuto di positivo dalle reti territoriali e quello che le era mancato, ma in una maniera molto bella, come testimonianza. Questa signora, veramente con un bel modo di porsi, alla fine disse: quando è mancato mio marito io ho pensato che quello che è successo a me dovevo metterlo in esperienza per gli altri, per aiutare altri che cadono in quelle condizioni. A quell'età si mise d'accordo con il territorio, con l'associazionismo e costruì un'associazione di persone che erano dei caregiver. Non so se li ha chiamati caregiver, non mi ricordo come li chiamò, ma quell'associazione ha costruito in quel territorio un'identità e un ruolo e ha saputo interfacciarsi con le altre persone che assistevano i propri familiari, con l'azienda ASL, con gli enti del terzo settore e con gli enti locali, per fare in modo di sentirsi insieme e insieme di riconoscersi. Io da quel momento ho pensato che noi avevamo la responsabilità, la responsabilità istituzionale, di stare accanto a quelle persone.

Io davvero ringrazio chi oggi ci ha portato qui. La Giornata del caregiver che voi oggi riconoscete con la legge c'è già sul nostro territorio, c'è da quell'ultimo weekend di maggio del 2011. L'anno scorso è diventata regionale e l'anno scorso, in quella giornata, una ventina di realtà territoriali si sono ritrovate per fare già quello che oggi noi sanciamo. Quindi si tratta di raccogliere una sperimentazione, di dare riconoscimento, di sollecitare, di promuovere e accompagnare una sperimentazione di un'entità e di una realtà che è nata dall'esperienza concreta dei nostri cittadini e di messa in rete di questa esperienza. Con questo intervento voi, noi, non ghettizziamo quelle persone, non facciamo delle professioni, non li lasciamo soli, ma li riconosciamo perché sono importanti per il nostro sistema, per noi, non solo per la loro famiglia, e facciamo un'operazione che sancisce l'ufficialità di tenerli dentro al nostro sistema di welfare. Sono un attore importante del nostro sistema di welfare; non scarichiamo a loro la responsabilità, ma ragioniamo con loro perché insieme a loro costruiamo un sistema integrato migliore.

Avete parlato molto di "senza oneri" e avete lamentato il fatto che non ci sarebbero soldi in questa legge. Non ho capito. I soldi ci sono con il fondo per la non autosufficienza e io quest'anno ho messo il 20 per cento di risorse in più nel fondo sociale. Volete i soldi nei pezzettini o volete che si diano i soldi ai territori e i territori facciano delle programmazioni dedicate territorio per territorio? La visione deve essere globale. Siamo una delle Regioni che ha più risorse in questo settore. Se si fa il riordino del welfare e dell'innovazione, non si fa mettendo soltanto dei soldi in più, ma si fa riaggiornando i servizi e lavorando insieme, rivedendo anche i servizi. Questo lo dite sempre, quindi non capisco perché adesso uno ha dignità solo se ci si mettono due soldi in più, che poi questa Regione ce li mette più di tante altre Regioni in questi settori, quindi questa cosa proprio non la capisco. Questa è buona amministrazione: capitalizzare quello che si ha e farlo lavorare insieme. Questo genera economia e genera più servizi e più risposte come se ci si mettessero anche dei soldi.

Questa è una legge che ci fa fare tutto quello che noi possiamo fare come Regione nelle condizioni date ed è una legge che stimola il Governo nazionale, lo Stato affinché normi ulteriormente quello che noi non possiamo normare, come il riconoscimento contributivo per quelli che non vanno a lavorare. È una sensibilizzazione, uno stimolo, una presa d'atto a fare tutto quello che possiamo fare trasversalmente, con il pieno coinvolgimento dei settori, della Giunta e dei territori.

È la stessa cosa che abbiamo fatto per il gioco d'azzardo, l'avete votato tutti il provvedimento contro il gioco d'azzardo, cosa c'era di diverso? È stato un provvedimento come questo, abbiamo fatto una legge che andava più avanti possibile rispetto a quello che potevamo fare. Oggi invece questa legge non va bene, oggi questa legge è stata chiamata "legge spot". Io vado in giro e li conosco i caregiver; per arrivare qui abbiamo fatto delle giornate di studio per capire cosa c'è sui territori, chi sono queste persone, cosa fanno, di che cosa hanno bisogno. Guardate gli atti che sono allegati alla legge. Se parlate con loro, non vi dicono che è uno spot questa legge, vi dicono che si sentono sostenuti e che sentono che le istituzioni sono a loro fianco. Sono a maggioranza donne, ma oggi anche alcuni uomini hanno fatto degli interventi da cui si capiva che sanno che cosa vuol dire. È una realtà importante e io sono molto favorevole a che si vada avanti così. Poi ritorneremo qui o in Commissione a dire quello che è successo, il prossimo anno, rispetto a questa legge, ritorneremo e valuteremo, siamo pronti a farlo.

L'ultima cosa che dico, se mi permettete, è che finora ho parlato di quello che contiene questa legge, ma va fatta un'osservazione anche rispetto a dove si mette questo intervento normativo. Noi abbiamo la responsabilità di fare un percorso di innovazione del nostro welfare, abbiamo il Piano socio-sanitario sotto le mani che ci parla di questo lavoro, ma ci dice anche che nel nostro percorso di innovazione dobbiamo dare ruolo, valore e protagonismo alle esperienze di cittadinanza e delle famiglie, il che vuol dire che non scarichiamo sulle famiglie, ma che esse diventano attori aggiuntivi del nostro sistema di welfare. Questo è un percorso di innovazione.

C'è una frase sotto il logo del mio Assessorato che dice: "la Regione per le persone", allora la Regione si deve prendere carico delle persone ammalate che hanno bisogno di cure, ma si deve anche prendere carico, accompagnandole e sostenendole, delle persone che curano le altre persone e questo è il disegno che c'è dentro questo intervento, che è un disegno di co-protagonismo, che non significa non tenersi la responsabilità, ma ragionare ed interagire anche con coloro che sono già degli attori determinanti del nostro welfare.

Io credo davvero che questo sia un provvedimento importante rispetto al settore in cui interviene e alla modalità in cui è proposto e allo stesso tempo sono molto contenta perché è uno dei tasselli del percorso di innovazione del nostro sistema di welfare che in questa Regione, in questo momento, stiamo operando. Ringrazio davvero tutti coloro che hanno lavorato in quest'Aula e prendo questa occasione per ringraziare tutti quelli che sul territorio fanno i caregiver, stanno vicino ai loro familiari e che sono per la maggior parte donne, che in questo modo credo possano essere sostenute e rassicurate. Grazie.

 

PRESIDENTE (Costi): Grazie, assessore Marzocchi.

È chiuso il dibattito generale. Proseguiremo nel pomeriggio il dibattito sugli articoli.

Informo che sono pervenute undici proposte di emendamento, dieci a firma dei consiglieri Naldi, Donini e Sconciaforni, una a firma dei consiglieri Manfredini, Cavalli, Corradi, Bernardini e Mandini. È arrivato un ulteriore emendamento a firma della consigliera Marani, che è anche relatrice della legge.

 

Cordoglio per la scomparsa di Natalino Guerra

 

PRESIDENTE (Costi): Prima di chiudere la mattinata vorrei fare una mia comunicazione all'Assemblea perché questa notte è scomparso Natalino Guerra. Natalino Guerra è stato un consigliere regionale e soprattutto ha avuto anche la carica di presidente di questa Assemblea legislativa. Era nato a Lugo nel 1924 e vorrei ricordarlo proprio perché credo che sia dovuto, visto quello che Natalino Guerra ha rappresentato per questa Regione e anche per i territori da dove proveniva.

Parlare di Natalino Guerra significa ricordare una politica che era forte espressione di valori, vuol dire richiamarsi anche agli ispiratori di quel cattolicesimo democratico di cui Dossetti, La Pira, Lazzati erano rappresentanti, significa ripensare a Zaccagnini, di cui Natalino è stato un collaboratore ed è stato soprattutto un amico fraterno.

In Natalino Guerra c'era la politica, ma animata anche da una grande fede, c'era la capacità di farsi voler bene perché ispirava fiducia, serenità e amicizia. Proprio questo amore per la libertà lo spinse all'impegno nella Resistenza, poi nel CLN, nella giunta popolare di Traversara e a lungo nelle ACLI locali.

Essendo lui docente di Lettere al Liceo scientifico di Lugo, è stato anche educatore di tantissimi giovani, anche se la sede naturale e appassionata della sua civile testimonianza fu chiaramente la politica. Ricordo che fu segretario provinciale della Democrazia cristiana, consigliere comunale di Bagnacavallo, consigliere e poi vicepresidente della Provincia di Ravenna, consigliere regionale nella prima, seconda e terza legislatura, e fu presidente del Consiglio regionale dal marzo 1977 al giugno 1980. A Natalino Guerra credo che dobbiamo tutti un grande grazie e un abbraccio affettuoso alla sua famiglia.

Invito l’Assemblea ad osservare un minuto di silenzio.

 

(L’Assemblea, in piedi, osserva un minuto di silenzio)

 

PRESIDENTE (Costi): Grazie, colleghi, ringrazio anche il pubblico.

Ci troviamo nel pomeriggio, alle ore 15 per le interpellanze. Ne svolgeremo solo quattro perché il collega Favia ci ha fatto pervenire comunicazione della sua assenza per ragioni di salute e quindi non ci sarà neanche nel pomeriggio. Alle 15,30 siate tutti in Aula perché inizierà il dibattito sull'articolato del Progetto di legge.

Ricordo che l'Ufficio di Presidenza è convocato per le 13,30.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 12,57

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50.

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Palma COSTI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Fabio FILIPPI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Silvia NOÈ, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Giuseppe PARUOLO, Roberto PIVA, Andrea POLLASTRI, Matteo RIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Alberto VECCHI, Luigi Giuseppe VILLANI, Damiano ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta il sottosegretario alla Presidenza Alfredo BERTELLI;

gli assessori: Donatella BORTOLAZZI, Paola GAZZOLO, Teresa MARZOCCHI, Maurizio MELUCCI, Gian Carlo MUZZARELLI, Alfredo PERI, Tiberio RABBONI, Simonetta SALIERA.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta il presidente della Giunta Vasco ERRANI, gli assessori Patrizio BIANCHI, Carlo LUSENTI e Massimo MEZZETTI e i consiglieri Marco BARBIERI, Giovanni FAVIA e Luciano VECCHI.

 

Votazioni elettroniche

 

Mancanza del numero legale - Autorizzazione alla relazione orale

OGGETTO 4739 "Progetto di legge: «Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare.» A firma dei Consiglieri: Marani, Grillini"

 

Presenti: 14

 

Favorevoli: 14

Enrico AIMI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Roberto GARBI, Sandro MANDINI, Mauro MANFREDINI, Paola MARANI, Roberto MONTANARI, Rita MORICONI, Gian Guido NALDI, Silvia NOÈ, Andrea POLLASTRI, Luigi Giuseppe VILLANI, Damiano ZOFFOLI.

 

Assenti: 36

Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Palma COSTI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Fabio FILIPPI, Franco GRILLINI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Giuseppe PARUOLO, Roberto PIVA, Matteo RIVA, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Alberto VECCHI, Luciano VECCHI.

 

Mancanza del numero legale - Autorizzazione alla relazione orale

OGGETTO 4739 "Progetto di legge: «Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare.» A firma dei Consiglieri: Marani, Grillini"

 

Presenti: 25

 

Favorevoli: 25

Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Liana BARBATI, Galeazzo BIGNAMI, Marco CARINI, Palma COSTI, Andrea DEFRANCESCHI, Monica DONINI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Paola MARANI, Roberto MONTANARI, Rita MORICONI, Antonio MUMOLO, Gian Guido NALDI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Giuseppe PARUOLO, Andrea POLLASTRI, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Damiano ZOFFOLI.

 

Assenti: 25

Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Stefano BONACCINI, Thomas CASADEI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Fabio FILIPPI, Andrea LEONI, Mauro MANFREDINI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Marco MONARI, Roberta MORI, Silvia NOÈ, Roberto PIVA, Matteo RIVA, Alberto VECCHI, Luciano VECCHI, Luigi Giuseppe VILLANI.

 

Autorizzazione alla relazione orale

OGGETTO 4739 "Progetto di legge: «Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare.» A firma dei Consiglieri: Marani, Grillini"

 

Presenti: 27

 

Favorevoli: 27

Enrico AIMI, Tiziano ALESSANDRINI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Marco CARINI, Thomas CASADEI, Palma COSTI, Monica DONINI, Fabio FILIPPI, Roberto GARBI, Franco GRILLINI, Marco LOMBARDI, Mauro MALAGUTI, Sandro MANDINI, Paola MARANI, Marco MONARI, Roberto MONTANARI, Roberta MORI, Rita MORICONI, Gian Guido NALDI, Giuseppe Eugenio PAGANI, Anna PARIANI, Giuseppe PARUOLO, Andrea POLLASTRI, Roberto SCONCIAFORNI, Luciana SERRI, Damiano ZOFFOLI.

 

Assenti: 23

Liana BARBATI, Marco BARBIERI, Luca BARTOLINI, Gianguido BAZZONI, Manes BERNARDINI, Stefano CAVALLI, Roberto CORRADI, Andrea DEFRANCESCHI, Vasco ERRANI, Giovanni FAVIA, Gabriele FERRARI, Valdimiro FIAMMENGHI, Andrea LEONI, Mauro MANFREDINI, Mario MAZZOTTI, Gabriella MEO, Antonio MUMOLO, Silvia NOÈ, Roberto PIVA, Matteo RIVA, Alberto VECCHI, Luciano VECCHI, Luigi Giuseppe VILLANI.

 

Comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno

 

Sono stati presentati i seguenti progetti di legge:

 

5277 - Progetto di legge d'iniziativa della Giunta: "Disciplina delle attività di pescaturismo, di ittiturismo e di acquiturismo. Istituzione della Consulta ittica regionale" (delibera di Giunta n. 273 del 03 03 14).

5288 - Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: "Interventi per favorire lo sviluppo della mobilità ciclistica". Iniziativa dei Consiglieri: Naldi, Meo (13 03 14)

 

È stato presentato il seguente progetto di regolamento:

5319 - Modifiche al Regolamento interno dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna (deliberazione dell'Assemblea legislativa 28 novembre 2007, n. 143). A firma dei Consiglieri: Favia, Mumolo, Pollastri

 

Sono pervenuti i sottonotati documenti:

 

Risoluzioni

 

5281 - Risoluzione sulla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulla ricerca e la produzione di idrocarburi (come il gas di scisto) mediante la fratturazione idraulica ad elevato volume nell’UE - COM (2014) 23 final del 22.01.2014 e sulla Raccomandazione della Commissione del 22.1.2014 sui principi minimi applicabili alla ricerca e la produzione di idrocarburi (come il gas di scisto) mediante la fratturazione idraulica ad elevato volume - C(2014) 267 final del 22.01.2014. Osservazioni della Regione Emilia-Romagna ai sensi dell’articolo 24, comma 3 della legge n. 234 del 2012 (approvata dalla I Commissione assembleare "Bilancio affari generali ed istituzionali" in data 11 marzo 2014)

5287 - Risoluzione per invitare la Giunta a sollecitare il Governo al fine di procedere in modo certo e celere, in relazione ai gravi eventi atmosferici che hanno colpito il territorio regionale, a reperire le risorse per far fronte ai costi degli interventi pubblici e privati censiti, a definire misure di coordinamento nell'erogazione dei fondi ed una pianificazione per la prevenzione ed il ripristino del territorio, supportando il rilancio economico delle zone colpite da calamità naturali. A firma dei Consiglieri: Serri, Pariani, Vecchi Luciano, Ferrari, Montanari, Barbieri, Piva, Monari, Paruolo, Marani, Alessandrini, Moriconi, Mumolo, Zoffoli, Carini, Casadei, Pagani, Mazzotti, Bonaccini, Mori (13 03 14)

5305 - Risoluzione per invitare la Giunta, quale committente del trasporto ferroviario regionale, a richiedere la modifica della Carta dei Servizi 2014. A firma della Consigliera: Noè

5314 - Risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad adottare una moratoria finalizzata a dichiarare il proprio territorio libero dagli OGM e a richiedere al Governo l'adozione di misure di emergenza e di salvaguardia previste dalla normativa al fine di tutelare le nostre tipicità ed il made in Italy. A firma dei Consiglieri: Manfredini, Bernardini, Cavalli, Corradi (20 03 14)

5322 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi affinché in ogni plesso scolastico della Regione vi sia personale tecnicamente formato in grado in ogni momento di praticare le manovre di disostruzione pediatrica. A firma del Consigliere: Bazzoni (20 03 14)

5327 - Risoluzione sulla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni Strategia europea per una maggiore crescita e occupazione nel turismo costiero e marittimo - COM (2014) 86 final del 20 febbraio 2014 e sulla Proposta di Raccomandazione del Consiglio relativa a principi europei della qualità del turismo - COM (2014) 85 final del 20 febbraio 2014. Osservazioni della Regione Emilia-Romagna ai sensi dell’articolo 24, comma 3 della legge n. 234 del 2012. (approvata dalla I Commissione assembleare "Bilancio affari generali ed istituzionali" in data 20 marzo 2014)

 

Interrogazioni

 

5282 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche ambientali riguardanti l'area industriale APC1 di Poviglio (RE). A firma del Consigliere: Filippi

5283 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche riguardanti i Consorzi di bonifica, con particolare riferimento al loro monitoraggio ed alla loro unificazione. A firma del Consigliere: Bazzoni

5284 - Interrogazione a risposta scritta circa la promozione, in ambito sanitario, di collaborazioni con Paesi esteri, al fine di tutelare le loro comunità presenti sul territorio nazionale. A firma del Consigliere: Pollastri

5285 - Interrogazione a risposta scritta circa l'ente denominato Fondazione "Adolfo Simonini". A firma del Consigliere: Defranceschi

5286 - Interrogazione a risposta scritta circa i tempi di intervento del Pronto Soccorso dell'Ospedale S. Orsola di Bologna. A firma del Consigliere: Bignami

5289 - Interrogazione a risposta scritta circa l'applicazione delle norme sulla tutela e la salute dei lavoratori presso l'Istituto Ortopedico Rizzoli. A firma del Consigliere: Favia

5290 - Interrogazione a risposta scritta circa le cause dell'aumento delle tariffe della raccolta urbana dei rifiuti e dei prezzi praticati alle cartiere. A firma della Consigliera: Noè

5292 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per sostenere il settore dell'artigianato. A firma del Consigliere: Leoni

5293 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per far fronte alla situazione di emergenza idrogeologica ed ai relativi danni causati alle infrastrutture nel territorio di Pavullo nel Frignano (MO). A firma del Consigliere: Leoni

5294 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche connesse all'individuazione di un allevamento di cani non conforme alla normativa. A firma della Consigliera: Meo

5295 - Interrogazione a risposta scritta circa l'adeguamento delle disposizioni regionali a quelle nazionali in materia di ristorazione scolastica. A firma della Consigliera: Meo

5296 - Interrogazione a risposta scritta circa il sostegno alle imprese regionali, con particolare riferimento a quelle operanti nel settore del commercio al dettaglio. A firma del Consigliere: Leoni

5297 - Interrogazione a risposta scritta circa l'esclusione dalla graduatoria finale di un giovane, diversamente abile, che era giunto quarto in una gara dei campionati regionali di corsa campestre. A firma del Consigliere: Leoni

5298 - Interrogazione a risposta scritta circa le procedure riguardanti la rimozione di amianto in una palestra dell'istituto scolastico comprensivo di Mezzano Inferiore. A firma del Consigliere: Villani

5299 - Interrogazione a risposta scritta circa l'erogazione dei servizi da parte della M.C.T.C. di Forlì-Cesena. A firma dei Consiglieri: Zoffoli, Casadei, Alessandrini

5300 - Interrogazione a risposta scritta la soluzione delle problematiche riguardanti la vendita, nelle edicole, dei biglietti di TPER. A firma della Consigliera: Noè

5301 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche sollevate dall'organismo regionale che unisce i comitati dei pendolari circa la Carta dei Servizi realizzata da Trenitalia e Tper. A firma del Consigliere: Leoni

5302 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione di dissesto idrogeologico riguardante la valle del fiume Santerno, con particoalre riferimento all'ex Parco della Vena dei Gessi. A firma del Consigliere: Vecchi Alberto

5303 - Interrogazione a risposta scritta circa la chiusura della sede del Centro per l’impiego di Civitella di Romagna (FC). A firma del Consigliere: Bartolini

5304 - Interrogazione a risposta scritta circa la riqualificazione ambientale dell’area ex Cartiera di Sant’Arcangelo in riva sinistra del fiume Marecchia. A firma del Consigliere: Defranceschi

5306 - Interrogazione a risposta scritta circa il monitoraggio delle strutture sanitarie per verificare l'utilizzo dei test per la misurazione della concentrazione di paratormone nel sangue, con particolare riguardo al kit "Abbott". A firma del Consigliere: Favia

5307 - Interrogazione a risposta scritta circa l'attività di vendita dei "Gratta e Vinci" messa in atto da Poste Italiane. A firma dei Consiglieri: Zoffoli, Pagani

5308 - Interrogazione a risposta scritta circa la delibera adottata dalla Giunta del Comune di San Lazzaro riguardante il Piano Urbanistico Attuativo - località Idice sud. A firma del Consigliere: Bignami

5309 - Interrogazione a risposta scritta circa la ricostruzione delle abitazioni civili distrutte dagli eventi franosi avvenuti nel 2013 nel territorio del Comune di Corniglio. A firma del Consigliere: Villani

5310 - Interrogazione a risposta scritta circa lo sgombero del "Padiglione B" dell'Ospedale di Fiorenzuola D'Arda, in assenza della valutazione del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), istituito in attuazione della LR 19/2008 (Norme per la riduzione del rischio sismico). A firma della Consigliera: Donini

5311 - Interrogazione a risposta scritta circa il consuntivo 2013 della Consulta degli emiliano-romagoli all'estero, e in particolare circa le recenti notizie stampa che prefigurano ipotesi di reato ai danni della Regione. A firma del Consigliere: Filippi

5312 - Interrogazione a risposta scritta circa le condizioni imposte ai lavoratori impiegati nel servizio di gestione della biblioteca multimediale, sita a Bologna, in via Zamboni 25, presso Palazzo Paleotti, a seguito della gara d'appalto, "Facility management 3", bandita dalla Consip spa. A firma del Consigliere: Sconciaforni

5313 - Interrogazione a risposta scritta circa i disagi che si stanno verificando nel servizio di prenotazione di visite ed esami in provincia di Modena a seguito dell'installazione del nuovo sistema di gestione del Cup provinciale. A firma del Consigliere: Leoni

5315 - Interrogazione a risposta scritta circa l'intenzione manifestata dalla Direzione dell'Ospedale S. Orsola di procedere all'alienazione di diversi immobili siti nel complesso del Policlinico. A firma del Consigliere: Bignami

5316 - Interrogazione a risposta scritta circa le iniziative poste in essere per difendere il Made in Italy agroalimentare e in particolare il Parmigiano Reggiano. A firma del Consigliere: Leoni

5317 - Interrogazione a risposta scritta circa il Piano territoriale del Parco regionale del Delta del Po - Stazione Centro storico di Comacchio. A firma del Consigliere: Favia

5318 - Interrogazione a risposta scritta circa le tecnologie per la sterilizzazione dei rifiuti sanitari infetti. A firma del Consigliere: Defranceschi

5320 - Interrogazione a risposta scritta circa l'utilizzo delle disponibilità finanziarie derivanti dalle economie dei contributi destinati alla ricostruzione delle civili abitazioni distrutte dalla frana di Corniglio in favore della delocalizzazione in territorio comunale delle civili abitazioni distrutte dalla frana di Sauna del marzo-aprile e maggio 2013. A firma del Consigliere: Malaguti

5321 - Interrogazione a risposta scritta circa la promozione della nuova figura professionale dell'Operatore Socio Sanitario Specializzato. A firma del Consigliere: Malaguti

5324 - Interrogazione a risposta scritta circa la nuova Carta dei servizi realizzata da Trenitalia e Tper. A firma dei Consiglieri: Mumolo, Casadei, Pariani

5325 - Interrogazione a risposta scritta circa l'ipotesi di chiusura dello sportello dell'Agenzia delle Entrate a Pavullo nel Frignano (MO). A firma del Consigliere: Leoni

5326 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa il rincaro delle corse semplici extraurbane che entrerà in vigore dall'1 aprile nella provincia di Piacenza. A firma del Consigliere: Pollastri

5328 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la multa comminata dall'Antitrust ad Hera per abuso di posizione dominante nella raccolta di carta e in particolare sui controlli che ATERSIR deve svolgere sull'operato di Hera.               A firma del Consigliere: Naldi

5332 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa l'abolizione della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo. A firma dei Consiglieri: Manfredini, Corradi, Cavalli, Bernardini

5333 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa l'opportunità di sospendere con decorrenza immediata tutte le attività della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo destinando le risorse a favore di temi di più stretta emergenza ed utilità sociale. A firma del Consigliere: Favia

5334 - Interrogazione a risposta scritta circa l'accumulo di piante, arbusti e tronchi nei pressi dei piloni lungo il fiume Reno, in prossimità del Ponte Albano. A firma del Consigliere: Bignami

 

Interpellanze

 

5291 - Interpellanza circa il numero di militari o ex militari residenti in Emilia-Romagna che hanno promosso azioni legali a seguito di patologie riconducibili all'esposizione ad uranio impoverito o a causa di vaccinazioni obbligatorie. A firma del Consigliere: Mandini

5323 - Interpellanza circa il coinvolgimento della Confederazione Mobilità Dolce (Co.Mo.Do), dei Comuni e di altre Associazioni per favorire la tutela e la manutenzione dell'infrastruttura ferroviaria Piacenza-Cremona e delle opere annesse. A firma del Consigliere: Pollastri

5329 - Interpellanza circa l'accordo con la Regione Lombardia per consentire ai pendolari piacentini, ed emiliano-romagnoli in generale, di beneficiare degli sconti messi a disposizione dalla Regione Lombardia e in particolare se si ritenga di prevedere la possibilità di acquistare presso la Stazione di Piacenza la "Carta plus". A firma del Consigliere: Pollastri

5330 - Interpellanza circa l'istituzione di una Tesoreria Unica per le Aziende Sanitarie dell'Emilia-Romagna, con particolare riguardo all'eventuale chiusura di questo servizio presso l'ASL di Piacenza e il conseguente trasferimento di personale verso altra sede. A firma del Consigliere: Pollastri

5331 - Interpellanza circa il risanamento del debito di SETA Spa per quanto concerne la quota di compartecipazione della Provincia di Piacenza. A firma del Consigliere: Pollastri

 

È stata data risposta scritta alle interrogazioni oggetti nn. :

4901 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, circa la tutela della sicurezza dei pedoni nell'area adiacente il parcheggio dei Prati di Mugnano a Bologna.

4903 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, circa le azioni da porre in essere per tutelare e migliorare la qualità del trasporto pubblico nella linea ferroviaria Modena - Carpi - Mantova.

4908 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, circa la situazione relativa allo stato di manutenzione e pulizia del fiume Reno.

4909 - Interrogazione del consigliere Filippi, a risposta scritta, relativa alla condizione di un edificio sito in Castelnovo ne' Monti colpito dal sisma del 2012.

4910 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, inerente al trasferimento del servizio di chirurgia dell'Ospedale di Sassuolo (MO).

4912 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, relativa alla situazione dei locali e ambulatori del poliambulatorio ASL sito in via Montebello di Bologna.

4913 - Interrogazione della consigliera Donini, a risposta scritta, relativa alla situazione dei locali dell'ex Camera Mortuaria dell'Ospedale Civile di Cervia richiesti in comodato dall'associazione "Romagna Assistenza e Servizi".

4914 - Interrogazione del consigliere Cavalli, a risposta scritta, relativa alla situazione della divisione piacentina della ditta CESI SpA.

4915 - Interrogazione del consigliere Pollastri, a risposta scritta, relativa al progetto di miglioramento del collegamento ferroviario fra l'Emilia-Romagna e la Lombardia promosso da Comune e Provincia di Piacenza e Confindustria.

4916 - Interrogazione del consigliere Favia, a risposta scritta, in merito alla D.G.R. n. 759/1998 e in particolare all'impossibilità per i Dirigenti Psicologi di ricoprire incarichi di Direzione di Strutture Complesse.

4924 - Interrogazione del consigliere Pollastri, a risposta scritta, volta a conoscere l’ammontare dei crediti delle strutture private convenzionate nei confronti del Sistema Sanitario pubblico e i tempi di liquidazione.

4928 - Interrogazione del consigliere Pollastri, a risposta scritta, relativa all'inumazione dei feti nella Regione Emilia-Romagna.

4934 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, relativa alla situazione del servizio di pronto soccorso dell'Ospedale di Vignola (MO).

4936 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, sulla convenzione, scaduta in data 15 dicembre 2013, tra Istituto Ortopedico Rizzoli e Scuola di medicina fisica e riabilitativa.

4937 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, sul servizio sanitario di pronto soccorso nel comune di Montese, in provincia di Modena.

4944 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, sulla situazione di difficoltà che stanno vivendo numerose comunità dell’Appennino modenese a causa dei numerosi fenomeni franosi.

4946 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, su quanto accaduto in località Casa Boni in Comune di Granaglione dove una persona colpita da malore è deceduta, nonostante l’intervento dei servizi di Pronto Soccorso.

4947 - Interrogazione del consigliere Bazzoni, a risposta scritta, sulle richieste di integrazione ticket trasmesse con lettera dalle AUSL regionali, in particolare dall’AUSL di Ravenna.

4949 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, sulle condizioni operative ed ambientali degli operatori sanitari (medici, infermieri e personale ausiliario) in particolare negli ospedali di Bologna e provincia.

4952 - Interrogazione del consigliere Filippi, a risposta scritta, sull'interruzione del collegamento viario, nel comune reggiano di Ligonchio in località Rio Re.

4955 - Interrogazione del consigliere Alberto Vecchi, a risposta scritta, in merito alla normativa sulla prevenzione incendi nei lavori di ripristino e miglioramento sismico dell’IPIA Malpighi di Crevalcore (BO).

4965 - Interrogazione del consigliere Alberto Vecchi, a risposta scritta, sulla situazione di allarme riguardante i pasti serviti nelle scuole dell’infanzia comunali di San Lazzaro di Savena (BO).

4967 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, sulla situazione finanziaria del Teatro bolognese Arena del Sole, gestito dalla cooperativa teatrale Nuova Scena.

4968 - Interrogazione della consigliera Donini, a risposta scritta, in merito alla soppressione delle corse nella tratta ferroviaria Fornovo-Parma e Fornovo-Fidenza.

4971 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, in merito al taglio degli alberi lungo il corso del Sillaro nel tratto compreso tra la Via Emilia e la confluenza con il torrente Sellustra.

4975 - Interrogazione della consigliera Donini, a risposta scritta, sulle dichiarazioni del Direttore dell'AUSL unica della Romagna su ipotesi di eliminazione posti letto e spostamento di risorse dalle strutture ospedaliere.

4977 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, sulla tratta ferroviaria Porretta-Bologna.

4978 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, sul movimento franoso che interessa la frazione di Tagliole, nel Comune di Pievepelago (MO).

4980 - Interrogazione del consigliere Bartolini, a risposta scritta, sull'Ospedale Angioloni di Bagno di Romagna.

4981 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, sul palasport del Comune di Cavezzo (MO).

4984 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, circa le problematiche psicosomatiche che riguardano le persone sfollate a seguito del sisma del maggio 2012.

4986 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, circa le procedure burocratiche riguardanti la ricostruzione relativa al sisma che ha colpito Crevalcore.

4991 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, circa lo svolgimento dell'attività libero-professionale intramoenia presso l'Istituto Ortopedico Rizzoli (BO).

4992 - Interrogazione del consigliere Pollastri, a risposta scritta, circa la situazione e le procedure relative all'edificio denominato "Albergo San Marco" di Piacenza.

4999 - Interrogazione del consigliere Cavalli, a risposta scritta, circa le procedure relative al servizio di assistenza religiosa presso le strutture sanitarie, anche private.

5004 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, circa il taglio di alberi lungo il corso del fiume Sillaro.

5065 - Interrogazione del consigliere Sconciaforni, a risposta scritta, circa la tutela delle condizioni di lavoro presso lo stabilimento della Magneti Marelli sito a Crevalcore.

5066 - Interrogazione della consigliera Noè, a risposta scritta, circa le azioni da attuare a sostegno delle farmacie rurali.

5068 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, circa le azioni da porre in essere per sostenere l'economia ed il settore delle imprese nel territorio modenese.

5075 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, circa le procedure relative alla gara per l'assegnazione dei servizi di trasporto pubblico su ferro.

5080 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, circa problematiche relative al tratto di strada denominato "Carrai" a Pavullo del Frignano.

5086 - Interrogazione del consigliere Sconciaforni, a risposta scritta, circa le procedure relative alla riorganizzazione dell'Ospedale di Comacchio, con particolare riferimento alle proteste dei cittadini.

5088 - Interrogazione del consigliere Villani, a risposta scritta, circa la situazione relativa alle Terme di Salsomaggiore e Tabiano spa, con particolare riferimento alla operazione finanziaria di leasing posta in essere.

5090 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, circa l’opportunità di diminuire il carico fiscale regionale ed innalzare il livello dei servizi erogati ai cittadini.

5096 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, circa le azioni da porre in essere per rilanciare il comparto del turismo invernale, con particolare riferimento all'Appennino modenese.

5103 - Interrogazione del consigliere Villani, a risposta scritta, circa le spese riguardanti la bonifica, per la presenza di lana minerale, dell’immobile utilizzato dalla Regione in Viale Aldo Moro 38.

5104 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, circa la costituzione del distretto turistico dell’Appennino.

5109 - Interrogazione del consigliere Bazzoni, a risposta scritta, circa le procedure da porre in essere per promuovere intese sulla riorganizzazione sanitaria comacchiese e ferrarese, sospendendo la dismissione dell’Ospedale S. Camillo ed il trasferimento di servizi dall’Ospedale del Delta a quello di Cona.

5110 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, circa le azioni da porre in essere per consentire il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione alle imprese creditrici.

5111 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, circa l'applicazione delle norme sulla presenza di prodotti biologici negli alimenti forniti nelle mense scolastiche.

5128 - Interrogazione del consigliere Pollastri, a risposta scritta, circa problematiche connesse al miglioramento ambientale con particolare riferimento alla situazione relativa al quartiere "Capitolo" di Piacenza.

5132 - Interrogazione del consigliere Defranceschi, a risposta scritta, circa le azioni da porre in essere a seguito del ritrovamento di organismi vegetali malformati, unitamente a particelle di elementi inquinanti.

5134 - Interrogazione del consigliere Leoni, a risposta scritta, circa le azioni da porre in essere per contrastare la contraffazione e la falsificazione di prodotti alimentari italiani, con particolare riferimento a quelli emiliano-romagnoli.

5135 - Interrogazione del consigliere Bignami, a risposta scritta, circa le modifiche delle piante organiche delle farmacie e l'istituzione dei dispensari farmaceutici.

5154 - Interrogazione della consigliera Noè, a risposta scritta, in merito al decreto 1576/2013 concernente "l'emergenza terremoto".

5160 - Interrogazione a risposta scritta, per conoscere le operazioni di rilevamento di Unieco Ambiente da parte di Iren Ambiente. A firma del Consigliere: Filippi

5170 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione relativa al trasporto pubblico a Piacenza con particolare riferimento alla società SETA spa. A firma del Consigliere: Pollastri

5175 - Interrogazione a risposta scritta circa la tutela della salute dei consumatori dei cementi e dei laterizi realizzati con il MATRIX, con particolare riferimento ad un impianto di recupero di rifiuti di Conselice (RA). A firma della Consigliera: Meo

5178 - Interrogazione a risposta scritta circa le procedure relative all'istanza di perforazione del sondaggio Tombellina 1dir nell'ambito del permesso "Ponte del Diavolo" (FE). A firma del Consigliere: Defranceschi

5183 - Interrogazione a risposta scritta circa la titolarità della competenza relativa alla modifica dei confini delle piante organiche delle farmacie ed all'istituzione dei "dispensari farmaceutici". A firma della Consigliera: Noè

5186 - Interrogazione a risposta scritta circa verifiche da attuare in ambito ambientale e comparazioni epidemiologiche riguardanti patologie relative a centrali a biomasse. A firma del Consigliere: Favia

5213 - Interrogazione a risposta scritta circa l'istituzione delle Commissioni consultive regionali relative alle norme riguardanti il trasporto mediante autoservizi pubblici non di linea. A firma del Consigliere: Bignami

5217 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per garantire a tutti i cittadini emiliano-romagnoli la connessione ad Internet in banda larga. A firma del Consigliere: Zoffoli

5224 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione relativa al piano di razionalizzazione delle Caserme dei Carabinieri presenti sul territorio regionale. A firma della Consigliera: Noè

5238 - Interrogazione a risposta scritta circa richieste di contributi avanzate, nei confronti delle famiglie degli studenti, da parte di Istituti superiori di istruzione. A firma del Consigliere: Leoni

5270 - Interrogazione a risposta scritta circa la tutela delle piccole e medie imprese, con particolare riferimento al territorio modenese. A firma del Consigliere: Leoni

5273 - Interpellanza circa la distribuzione gratuita, da parte di volontari appartenenti ad associazioni, di copie del Nuovo Testamento presso scuole, carceri, ospedali, caserme, con particolare riferimento ad un caso verificatosi a Reggio Emilia. A firma del Consigliere: Filippi

 

Comunicazione, ai sensi dell'art. 68, comma 1, lett. k), del Regolamento interno, circa le nomine effettuate dal Presidente della Giunta regionale, tramite l'adozione dei seguenti decreti dal 06/03/2014 AL 19/03/2014:

 

DPGR N. 30 DEL 11/03/2014

Comitato di indirizzo dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma - Sostituzione componente.

 

DPGR N. 38 DEL 19/03/2014

Nomina dei componenti il Consiglio della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Ferrara.

(Comunicazione n. 76 prescritta dall’art. 68 del Regolamento interno - prot. NP.2014.0000543 del 24/03/2014)

 

I PRESIDENTI

I SEGRETARI

Costi - Mandini

Corradi - Meo