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20.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 9 GIUGNO 2015

 

(ANTIMERIDIANA)

 

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

INDI DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è raggiungibile dalla Ricerca oggetti

 

OGGETTO 12

Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Modifiche all'articolo 25 della Legge Regionale 13 dicembre 2013, n. 24.» A firma del Consigliere: Foti

(Relazione, discussione e reiezione)

(Ordine del giorno oggetto 12/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” - Presentazione e approvazione)

PRESIDENTE (Soncini)

FOTI, relatore

RONTINI (PD)

BARGI (LN)

FOTI (FdI)

 

OGGETTO 501

Delibera: «Programma regionale in materia di cinema e audiovisivo ai sensi della L.R. n. 20 del 2014, art. 12. Priorità e strategie di intervento per il triennio 2015-2017.» (Proposta della Giunta regionale in data 15 aprile 2015, n. 409) (14)

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Soncini)

RAVAIOLI (PD)

DELMONTE (LN)

PRESIDENTE (Saliera)

MEZZETTI, assessore

TORRI (SEL)

FOTI (FdI)

AIMI (FI)

 

OGGETTO 482

Delibera: «Specificazione dei requisiti per l'accesso e la permanenza negli alloggi di ERP, di cui all'art. 15 L.R. 8 agosto 2001, n. 24, e metodologia per il calcolo dei canoni di ERP.» (Proposta della Giunta regionale in data 15 aprile 2015, n. 388) (15)

(Discussione)

(Ordine del giorno 482/1 oggetto 745 - Ritiro)

(Ordine del giorno 482/2 oggetto 746 - Discussione)

(Ordine del giorno 482/3 oggetto 747 - Discussione)

(Ordine del giorno 482/4 oggetto 748 - Presentazione e discussione)

PRESIDENTE (Saliera)

ALLEVA (Altra ER)

BARGI (LN)

POMPIGNOLI (LN)

FOTI (FdI)

PARUOLO (PD)

SENSOLI (M5S)

BIGNAMI (FI)

MARCHETTI Daniele (LN)

PRESIDENTE (Soncini)

TARUFFI (SEL)

RONTINI (PD)

FOTI (FdI)

GUALMINI, assessore

RONTINI (PD)

SENSOLI (M5S)

BARGI (LN)

ALLEVA (Altra ER)

FOTI (FdI)

PRESIDENTE (Soncini)

PARUOLO (PD)

TARUFFI (SEL)

FOTI (FdI)

TARUFFI (SEL)

PRESIDENTE (Soncini)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Ordine del giorno oggetto 12/1 “Non passaggio all’esame degli articoli”

Gli emendamenti all’oggetto 482 sono pubblicati in allegato al Resoconto integrale della seduta pomeridiana

Comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno

 

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

La seduta ha inizio alle ore 9,58

 

PRESIDENTE (Soncini): Dichiaro aperta la ventesima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa.

Interpello i presenti per sapere se vi sono osservazioni sui processi verbali relativi alle sedute

 

antimeridiana del 26 maggio 2015 (n. 18);

pomeridiana   del 26 maggio 2015 (n. 19);

 

inviati ai consiglieri unitamente all’avviso di convocazione di questa tornata.

Se non ci sono osservazioni i processi verbali si intendono approvati.

 

(Sono approvati)

 

PRESIDENTE (Soncini): Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Caselli, Corsini e Gazzolo e la consigliera Zappaterra.

 

(Le comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno sono riportate in allegato)

 

OGGETTO 12

Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Modifiche all'articolo 25 della Legge Regionale 13 dicembre 2013, n. 24.» A firma del Consigliere: Foti

(Relazione, discussione e reiezione)

(Ordine del giorno oggetto 12/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” - Presentazione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Il testo n. 1 del 2015 è stato licenziato dalla Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità nella seduta del 14 maggio 2015 con parere contrario.

Il progetto di legge è composto da un articolo e il relatore della Commissione, il consigliere Tommaso Foti, ha preannunciato di svolgere relazione orale.

Ha chiesto di parlare il consigliere Foti. Ne ha facoltà.

 

FOTI, relatore: Grazie, Presidente. Come ormai è tradizione di questa Regione, ho visto che la Presidente di Commissione, ai sensi dell’articolo 92 del Regolamento, si è già peritata di presentare la richiesta di non passaggio agli articoli. Se dovessi fare un’accezione, dovrei dire alla signora Presidente che forse era più opportuno se prima avesse letto l’ordine del giorno così com’è stato notificato, perché chiunque voglia andare sulla pagina e sul sito della Regione e clicchi la mia proposta, come altre proposte, trova soltanto che sono le proposte che precedono la Commissione e non seguono la Commissione. Dico questo perché, indipendentemente dal parere espresso negativamente dalla Commissione, non è un buon motivo perché una proposta di legge, tra l’altro composta di un articolo unico, debba trovare sempre la scure dell’articolo 92, usato e abusato già nelle passate legislature.

Ad ogni buon conto, perché non volete passare all’esame della proposta di legge in questione? Forse perché l’area del disagio abitativo in Emilia-Romagna è in crescita e non bisogna dirlo? Forse perché un’indagine su cinquantaquattro comuni dell’Emilia-Romagna, dove vivono 2,7 milioni di persone, ha fatto registrare 24.269 domande inserite nella graduatoria a fronte di 43 mila alloggi ERP, da che se ne deduce che il 56 per cento dei richiedenti sta attendendo di poter avere un alloggio pubblico? Forse non si vuole dire che in Emilia-Romagna gli alloggi ERP per quasi il 50 per cento sono assegnati a stranieri e vorrei ricordare che, pur essendo questa la regione che ha il più elevato numero di stranieri, la popolazione straniera rispetto alla popolazione dell’Emilia-Romagna incide per il 12 per cento.

Per chiunque abbia pratica delle graduatorie, soprattutto per quelle aperte che i comuni ogni sei mesi devono redigere per quanto riguarda l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, mi sembrava giusto e doveroso fare una riflessione. La riflessione parte da due presupposti, il primo dei quali è che tutti hanno diritto alla casa ma evidentemente vi sono dei cittadini che sono più uguali degli altri, che sono coloro i quali non concorrono alla realizzazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, perché mentre il cittadino straniero, con la composizione di un nucleo familiare che è mediamente il doppio, quando non il triplo, di quello di un cittadino emiliano-romagnolo o di un cittadino italiano, accede facilmente alle graduatorie e si aggiudica l’immobile, il cittadino italiano, che magari ha solo un figlio, ma non per questo ha una condizione reddituale felice, è espulso dalla possibilità di accedere agli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

Io penso che le guerre tra i poveri non giovino a nessuno e dovrebbe essere questo un elemento che, se non altro, anziché indurre a presentare un non passaggio all’esame della proposta di legge, avrebbe dovuto suggerire una riflessione sulla proposta di legge perché, Presidente Rontini, penso che lei condivida con me che scatenare le guerre tra i poveri non giova a nessuno, però vorrei far presente che non c’è città dell’Emilia-Romagna dove non vi siano forti tensioni rispetto a quella che è l’aspettativa di poter accedere a un alloggio a edilizia residenziale pubblica.

Molti di voi, visto che molti di voi sono stati amministratori comunali, sanno bene che le graduatorie aperte a volte sono una fonte di delusione perenne, perché uno che era collocato al ventesimo posto nella graduatoria del primo semestre improvvisamente si trova, anziché a salire, a scendere nella graduatoria aperta del secondo semestre perché nel frattempo hanno fatto istanza altri che, avendo un nucleo familiare maggiore, li supera.

Questa è una condizione che è inaccettabile sotto il profilo del diritto perché se si vuol parlare di diritto alla casa non può essere un diritto riservato alle etnie ma dovrebbe essere un diritto riservato a tutti, compresi coloro i quali hanno la grossa sfortuna di essere nati cittadini italiani, che evidentemente nel caso di specie non costituisce un titolo privilegiato ma una vera e propria iattura, una iattura che penso il legislatore abbia il dovere di superare in fatto e in diritto. In fatto perché – torno a ripetere – quando andiamo a vedere le graduatorie dell’edilizia residenziale pubblica, soprattutto in alcuni paesi e in alcuni comuni del nostro territorio, ci rendiamo conto di quale sia la situazione. A fronte di dieci – dodici immobili assegnati attualmente noi abbiamo nei primi cinquanta – sessanta posti solo cittadini stranieri, il che vuol dire che è una preclusione alla possibilità di accedere da parte dei cittadini italiani.

Questa proposta di legge non è una proposta di legge equivoca, perché nel momento in cui fa riferimento a stranieri, fa riferimento ovviamente alla definizione giuridica di straniero. Quando vi dico che il 50 per cento è straniero in quelle graduatorie vi sto dicendo che sono esclusi da questi conti tutti coloro i quali sono cittadini ad esempio europei, che non fanno parte ovviamente della distinzione tra stranieri e italiani, perché i cittadini europei vengono equiparati in queste graduatorie ai cittadini italiani. Quando parlo di stranieri sto riferendomi a persone extracomunitarie. Il peso sarebbe ancora superiore solo se andassimo a vedere il peso dei cittadini rumeni. Vogliamo continuare a dire che si deve fare un’edilizia residenziale pubblica perché i cittadini italiani non ne possono godere? Fatelo. Penso che un punto di equilibrio logico, e secondo me non discriminante, sia quello di dire che, fatte salve le graduatorie attuali, l’assegnazione, a partire dall’approvazione della presente legge, delle graduatorie è subordinata a una condizione specifica, che al massimo possono essere assegnati ai cittadini stranieri, che torno a ripetere non comprendono i cittadini comunitari, esclusivamente il 20 per cento dei posti assegnabili in termini di edilizia residenziale pubblica ai cittadini nel loro complesso.

È un rapporto 1 a 5 che sicuramente sovrasta quella che è oggi la percentuale di residenti di cittadini stranieri in Emilia-Romagna, è praticamente una proposta che arriva quasi al doppio, penso che sia una proposta estremamente equilibrata, capisco che, come tutte le proposte equilibrate, debba essere pregiudizialmente respinta perché confrontarsi nel merito diventa difficile mentre confrontarsi sul metodo è facilissimo e basta fare appello a un articolo regolamentare e spazzare via il problema, ma ricordatevi che con gli articoli 92 non si governano gli Stati. Non è rimuovendo di imperio una proposta di legge che si assolve al proprio dovere di legislatore, ma si mette solo la testa sotto la sabbia per far finta di non vedere, ma a quanto pare stanno vedendo, e meglio molto di voi, i cittadini emiliano-romagnoli, perché se vi è oggi uno studio corposo che dimostra la disaffezione degli elettori del Partito Democratico alla partecipazione alle elezioni, anche in questa tornata e nelle regioni tradizionalmente a forte vocazione del Partito Democratico, una ragione ci sarà pure. Se in comuni della provincia di Parma il centrodestra arriva a fare tre su tre penso che qualche campanello di allarme dovreste avercelo, e voi continuate a rimanere convinti invece che tutto ciò dipenda da un destino cinico e baro che è rappresentato dai costi della politica.

No, il problema vero è che i cittadini sono stanchi di essere discriminati al contrario, perché si sta portando avanti una politica che discrimina al contrario. Nessuno è qui a voler – torno a ripetere – alimentare una guerra tra i poveri, anzi vi è una differenza sostanziale sotto il profilo ideologico perché c’è chi vorrebbe tutti proletari e chi vorrebbe tutti proprietari. Io appartengo alla seconda teoria e categoria anche perché è logico che da parte vostra si sposi invece la prima categoria se non altro in ragione di un assunto, ossia che la sinistra vuol talmente bene ai poveri che ogni volta che va al governo ne fa aumentare il numero. In ragione a questo assunto ecco la differenza che c’è tra questa proposta di legge e la vostra reazione. Io mi sarei aspettato invece che qualcuno intervenisse nel dibattito per dire che può essere che sia sbagliata la percentuale del 20 per cento, può essere che sia sbagliato il principio di intervenire sulle graduatorie e solo sulle graduatorie, come nel caso di specie, cosiddette mobili, ma indubbiamente il problema c’è, invece qui si fa finta di non sapere che c’è il problema.

Aggiungo una piccola considerazione: vi dovrebbe essere molta più attenzione da parte sia dei comuni sia degli Acer rispetto agli occupanti senza titolo, quelli che giuridicamente si dicono sine titulo, e anche questo problema vorrei richiamare la vostra attenzione. Vi sembra logico che chi ha diritto di accedere a una casa di edilizia residenziale pubblica non possa accedervi solo perché vi sono categorie di persone che le occupano senza avere alcun titolo e precludono il diritto altrui? Potete continuare a difendere l’arbitrio contro il diritto? L’arbitrio di pochi contro il diritto di molti? Anche questo è un tema che si collega al caso di specie.

Le misure di tipo normativo per poter aiutare queste persone ci sono con due fondi: vi sono due tipi di fondi, uno che serve a poter dare il fondo per l’affitto e l’altro per poter far fronte alle difficoltà temporanee e quindi poter contribuire al pagamento di quelle spese che momentaneamente un cittadino non riesce a sostenere. Nonostante questi due fondi a disposizione e queste possibilità legislative per ricondurre a legge ciò che oggi è contra legem, si può sapere per quale ragione vi fate ancora una volta paladini di coloro i quali occupano abusivamente gli alloggi di edilizia residenziale pubblica? Se non è così, perché non avete proposto, anziché la pregiudiziale di cui all’articolo 92, una proposta vostra che dicesse che la Regione non soltanto ha scritto nella legge ma condizionerà il rilascio dei fondi ai comuni o agli Acer riguardanti l’edilizia residenziale pubblica alla condizione che ogni soggetto giuridicamente competente abbia posto in essere tutti gli atti volti a perseguire gli occupanti senza titolo, ivi compresa la richiesta di sgombero dell’immobile?

Se si fa così allora si dà un segnale al cittadino, anche a quello che, essendo quarantesimo in graduatoria e magari non ha speranza per il 2015, può averla nel 2016 o nel 2017 se almeno si mandano fuori dagli immobili coloro i quali non hanno titolo per stare negli immobili. Diversamente voi state introducendo il principio di uguaglianza tra disuguali, che è la peggiore delle diseguaglianze che si possono perseguire e perpetrare.

Non voglio farla tanto lunga; è evidente che vi è una posizione ideologica precisa, che è una posizione ideologica che va ovviamente a essere discriminante nei confronti dei cittadini italiani ed emiliano-romagnoli e siamo in presenza di una situazione sulla quale la politica dello struzzo che state perpetuando vi tornerà indietro e contro con gli interessi, perché è evidente che soprattutto i ceti meno abbienti hanno ben chiaro in questo momento la discriminazione che si sta portando avanti in modo inopinato e assurdo nei loro confronti quasi che essere poveri ma cittadini italiani sia una condizione di favore rispetto a essere poveri ma cittadini stranieri.

Per noi la povertà non ha né colore né bandiera né nazionalità ma proprio per questo Fratelli d’Italia non potrà accettare un’equazione che dice “innanzitutto negli alloggi di edilizia residenziale pubblica gli stranieri”. Non è la nostra ricetta, ma la nostra è prima di tutto gli italiani.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Foti.

Dichiaro aperto il dibattito generale.

Ha chiesto di parlare la consigliera Rontini. Ne ha facoltà.

 

RONTINI: Grazie, presidente. Volevo fare alcune considerazioni in risposta a quello che diceva il collega Foti, perché lui ha detto che avremmo voluto e dovuto discutere di questo progetto di legge. C’è da dire che in questo caso – mi si consenta di dire – lo abbiamo fatto in Commissione e lo abbiamo fatto anche durante la discussione sul bilancio di previsione, perché, se non ricordo male, il collega aveva presentato un emendamento a uno dei vari documenti allegati al bilancio che conteneva questa stessa previsione normativa, previsione normativa che durante quella discussione abbiamo bocciato. È per lo stesso motivo che la Terza Commissione ha poi espresso parere contrario al progetto di legge e che di conseguenza ho firmato un ordine del giorno di non passaggio all’esame dell’articolato.

Nel merito invece mi si consenta di dire che il diritto all’abitazione è stato configurato dalla Corte Costituzionale come diritto sociale, collocabile tra i diritti inviolabili dell’uomo, e dall’articolo 40, al sesto comma, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, così come modificato dalla legge 189/2002 che, per chi non lo sapesse, è la legge Bossi/Fini, e prevede che gli stranieri titolari di carta di soggiorno, quello che adesso è il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, e gli stranieri regolarmente soggiornanti in possesso di soggiorno, almeno biennale e che esercitano un’attività di lavoro, abbiano diritto di accedere in condizioni di parità con i cittadini italiani agli alloggi di edilizia residenziale pubblica. La parità di trattamento tra stranieri e cittadini in materia di accesso all’abitazione mira peraltro alla tutela dei diritti fondamentali che la nostra Costituzione riconosce spettanti alla persona in quanto tale, perché il diritto all’abitazione attiene alla dignità e alla vita di ogni persona.

Siamo – lo è questa amministrazione regionale, lo è la coalizione di maggioranza e lo è il Partito Democratico – per il rispetto delle regole e delle leggi. Quando occorre, le rivisitiamo e le aggiorniamo, come avremo modo di discutere e confrontarci anche nel prosieguo dell’ordine dei lavori di questa mattinata, nell’atto che riguarda i criteri di accesso e di permanenza negli ERP, proprio per fare in modo che la nostra azione politica sia più efficace nel rispondere al diritto all’abitazione, che assume i connotati di un bisogno sociale ineludibile, cui l’ordinamento e le norme devono dare adeguata soddisfazione. Siamo da sempre contrari e ci battiamo contro ogni discriminazione (non ho ben capito discriminare al diritto o al rovescio, quello che diceva il consigliere Foti).

Noi siamo contrari a ogni discriminazione, a partire da quella in base alla nazionalità, ed è per questo che non condividiamo la finalità di questo progetto di legge che viola la parità di trattamento e il principio di non discriminazione stabilite dal diritto internazionale e comunitario e dalla nostra Costituzione, oltre al principio di ragionevolezza. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Rontini.

Ha chiesto di parlare il consigliere Bargi. Ne ha facoltà.

 

BARGI: Grazie, presidente. Al di là del merito, veniamo a sapere adesso di questo strumento dell’articolo 92 del Regolamento, al quale ovviamente ci opponiamo, soprattutto perché riteniamo che la discussione in Aula sia il vero e proprio esame e il vero e proprio voto politico su quelli che sono gli argomenti che noi presentiamo e che i Consiglieri portano all’attenzione di questa Assemblea e quindi giustamente andrebbe sviscerato completamente, tanto più se un progetto di legge come questo riguarda un solo articolo e quindi di certo non avrebbe neanche rallentato i lavori dell’Aula.

Venendo al merito, siamo consapevoli di quello che è il problema degli alloggi popolari, tant’è che, soprattutto su quello che sarà l’argomento che discuteremo più avanti nella giornata, abbiamo proposto degli emendamenti che vanno in una specifica direzione, ovvero quella di dire che a noi preme prima di tutto che il concetto che passi è che gli aiuti sociali - in questo caso gli alloggi popolari – devono andare nella direzione di dare la possibilità prima di tutto ai cittadini nostrani di averne diritto e accesso. Noi non possiamo trasformare un ente governativo come la Regione, com’è lo Stato e come sono i comuni, in una sorta di Onlus aperta a tutti, perché comunque questi strumenti sono stati creati per un motivo: gli alloggi popolari, oggi alloggi ERP, sono stati creati per dare un contributo a coloro i quali in un momento di disagio hanno bisogno di un’abitazione.

Nelle graduatorie, e dice bene il consigliere Foti, purtroppo, come in tanti anni di politiche molto espansive e tolleranti (da Onlus), abbiamo fatto in modo che gli alloggi popolari finissero in mano molte volte principalmente a cittadini stranieri provenienti da paesi che per loro natura sono economicamente più poveri, quindi di fatto venendo qui si trovano immediatamente gettati a carico dei servizi sociali dei nostri comuni, che rispecchiano comunque i criteri di graduatorie che la Regione va a dare loro. Ci troviamo quindi con alloggi che di fatto ormai da essere uno strumento e un servizio sono diventati delle vere e proprie prime case per persone che da lì difficilmente si muovono, perché, come sappiamo, hanno figli, diventa difficile sfrattare anche in casi di morosità, quindi subentrano tante complicazioni anche per chi gestisce i nostri enti locali, per cui accade che gli alloggi sono completamente occupati.

Oggi tra l’altro discuteremo anche criteri che serviranno per sbloccare il turnover di questi alloggi, ma bene o male questo tipo di criteri va nella direzione di fare uscire dagli alloggi occupanti che probabilmente sono abitanti storici della nostra regione piuttosto che stranieri, e magari dopo entreremo più nel dettaglio quando arriveremo all’argomento successivo. Accade che gli alloggi siano occupati, che ci sia pochissimo ricambio e nelle graduatorie, come giustamente diceva il consigliere Foti, si entra in un periodo e nel periodo successivo magari ci si ritrova anche più sotto, perché subentrano altre persone.

Abbiamo subito una fortissima immigrazione negli ultimi anni, questo fino alla crisi, e quando c’è stata la crisi – faccio riferimento al mio distretto, il distretto delle piastrelle, famose a livello mondiale – ha chiuso qualche grossa azienda, sono rimaste a casa tante persone e tante famiglie che hanno bisogno di un’occupazione e noi ci troviamo quegli alloggi popolari completamente pieni. Ci sono difficoltà a dare risposte a queste persone, che guarda caso lavorano qui. Non dico che fossero famiglie discendenti da antenati purosangue, ma dico che sono persone che nel nostro distretto lavoravano ormai da anni, anche vent’anni, vivevano in quella realtà, magari hanno anche contribuito a migliorarla pagando le tasse e garantendo quindi i servizi sociali per gli altri, però si sono trovati nel momento del bisogno ad avere quello che è lo strumento adatto a dare loro un tetto sulla testa a un costo agevolato occupato e non funzionante. Per quanto ci riguarda, il problema esiste.

Quello su cui non concordiamo col collega Foti è lo strumento, cioè quello che è l’andare a inserire una percentuale in una legge. Noi crediamo che i criteri debbano essere altri, legati, perché non si voglia essere discriminanti in base a numeri percentuali, a quella che è la reale volontà di appartenere a un determinato territorio, di volersi inserire in una determinata comunità e dimostrare di avere la qualità di poter venire a vivere in un determinato luogo avendone le possibilità. Ecco perché noi vorremmo legare il criterio per cui nelle graduatorie si debba favorire il cittadino residente da più tempo a quelli che sono gli anni di permanenza sul territorio, che ricordo in una nostra prima proposta, ma ci tornerò dopo, erano dieci anni perché dieci anni aveva un senso ed è il tempo che ci vuole per chiedere la cittadinanza.

Noi volevamo spingere nella direzione di dire che non si può discriminare dicendo sì al cittadino e no a tutti gli altri, anche perché giustamente veniva ricordato prima che oggi non esiste più la parola cittadino, ma la parola comunitario, quindi comunque si crea tutta una serie di situazioni controverse, ma che gli aiuti vanno principalmente, in caso di situazioni gravose, in via preferenziale a coloro i quali da più tempo vivono e lavorano sul territorio. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Bargi.

Non ci sono altri iscritti in dibattito generale.

Avete ricevuto l’ordine del giorno a firma della consigliera Rontini di non passaggio all’esame dell’articolato.

Apro le dichiarazioni di voto sull’ordine del giorno.

Ha chiesto di parlare il consigliere Foti. Ne ha facoltà.

 

FOTI: Grazie, presidente. Ovviamente voterò contro la richiesta di applicazione dell’articolo 92. Questo lo dico a prescindere dal merito della situazione perché mi pare che questo sia l’antipasto di ciò che avverrà per ogni proposta di legge che l’opposizione presenti e che in Commissione non abbia avuto un parere favorevole. L’articolo 92 è un articolo del Regolamento, quindi sotto il profilo strettamente giuridico nulla da eccepire, ma sotto il profilo dell’utilizzo dell’articolo 92 penso che invece si debba fare una qualche riflessione, anche perché – me lo consenta la consigliera Rontini – che la mia proposta fosse contro la Costituzione lo smentisce la Corte Costituzionale medesima perché sono avvezzo a presentare proposte che siano almeno in linea di diritto ineccepibili. A dire il vero lo smentisce anche la Commissione dei diritti dell’uomo, che si è pronunciata sul punto, anche perché lei ha fatto un’equiparazione molto pericolosa dimenticando che il concetto di cittadinanza è un concetto diverso da quello ad esempio di domiciliati in un paese. Lei sa benissimo che, come diceva prima il collega Bargi, la cittadinanza in Italia è ancora tema sensibile e per acquisire la stessa occorrono almeno dieci anni di permanenza nel nostro Paese, che come insegna la procedura abbastanza farraginosa successiva porta a una media di undici e mezzo – dodici anni perché ci vuole il decreto del Presidente della Repubblica e infine il giuramento davanti al sindaco del luogo.

Io penso però che ricorrere all’articolo 92 su una proposta di legge che, come diceva il collega Bargi, è di un articolo, è di quattro righe e sulla quale non sono presentati emendamenti sia una forma sotto il profilo dell’economia dei nostri lavori molto più dispendiosa di quanto avrebbe portato la ricezione sic et simpliciter della proposta di legge medesima e in ogni caso introduce anche in questa legislatura un precedente che io mi permetto di sottolineare a beneficio di tutti i Consiglieri dell’opposizione, cioè che si possono presentare progetti di legge in questa regione, si possono portare anche in Commissione, dove, proprio in ragione al fatto che vengono discussi, su questo non c’è stato un intervento in nessuna delle due Commissioni di merito. Non c’è stato alcun intervento, se non quello del proponente. In secondo luogo non c’è stata neanche – questo me lo consenta la Presidente Rontini – un’eccezione e una pregiudiziale di costituzionalità della stessa, la quale in verità oggi, se fosse stata sviluppata, avrebbe avuto almeno una dignità giuridica. Può essere infondata, ma uno può sostenere legittimamente che a suo avviso si violino articoli della Costituzione, che peraltro, se non erro, si applica innanzitutto ai cittadini italiani, e non è elemento da poco.

Io mi permetto di dire, consigliera Rontini, che questo articolo 92 viene oggi utilizzato come una mannaia in modo improprio. Non è una novità, perché mi sono letto gli atti della passata legislatura, quindi lei non ha una primizia sul punto, e puntualmente ogni volta che non vi è stato un consenso in Commissione si è usata questa formula di non passare alla discussione dei progetti di legge, che mi pare una vera e propria ghigliottina non soltanto del dibattito democratico ma del confronto politico.

Ognuno utilizza i mezzi che ritiene più opportuno e sia sotto il profilo regolamentare sia sotto quello istituzionale la democrazia è una questione di numeri, quindi chi ha i numeri ha vinto, ma dico soltanto che questo atteggiamento non potrà non essere riconsiderato nei prossimi Consigli a fronte delle proposte che farete, perché è ovvio che se per voi il confronto è uccidere il confronto allora il principio di azione e reazione sarà quello di tenere impegnata doverosamente l’Assemblea con emendamenti pertinenti e qualificati su tutti i punti che presenterete, oltre ovviamente – ritengo di poterlo dire – esprimere da oggi voto contrario comunque sia nella Conferenza dei Capigruppo sia nell’Ufficio di Presidenza alla formulazione dell’ordine del giorno, perché ritengo una presa in giro che si formuli un ordine del giorno dicendo che si discute una proposta e poi ci si attacchi alla ghigliottina dell’articolo 92 per impedire la discussione medesima.

Questa è una renziata nella forma e nella sostanza. Non ho difficoltà a concludere dicendo che in altri tempi l’avrei definita in un altro modo, anche se con lo stesso finale di parola, ma questa volta la definisco una renziata.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Foti.

Nomino scrutatori i consiglieri Lori, Serri e Delmonte.

Se nessun consigliere chiede di parlare, metto in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno oggetto 12/1, a firma della consigliera Rontini.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’ordine del giorno è approvato, quindi il progetto di legge si ferma qui.

 

OGGETTO 501

Delibera: «Programma regionale in materia di cinema e audiovisivo ai sensi della L.R. n. 20 del 2014, art. 12. Priorità e strategie di intervento per il triennio 2015-2017.» (Proposta della Giunta regionale in data 15 aprile 2015, n. 409) (14)

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Soncini): La Commissione Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro e Sport ha espresso parere favorevole nella seduta del 7 maggio 2015 con la seguente votazione: 36 voti a favore, nessuno contrario e 7 astenuti.

Apro il dibattito generale.

Ha chiesto di parlare la consigliera Ravaioli.

 

RAVAIOLI: Grazie, presidente. Solo per ribadire come il programma triennale relativo alla legge 20/2014 sia pienamente rispondente a quelli che sono i principi e le finalità fissati dalla legge stessa, che è stata approvata all’unanimità allo scadere della scorsa legislatura, da un lato sostenendo, oltre alle evidenti valenze di natura culturale, il valore e la potenzialità della filiera produttiva connessa al settore cinematografico e audiovisivo e dall’altro proseguendo nel metodo inclusivo e partecipativo che attraverso il più ampio coinvolgimento degli operatori di settore nelle fasi di elaborazione e di definizione ha prima caratterizzato la legge e oggi caratterizza il programma che andiamo ad approvare.

È un percorso che attraverso uno stanziamento di oltre 2 milioni 500 mila euro per tre anni, ai quali si aggiungono i fondi europei per un totale di 4 milioni di euro già previsti per il 2015, si pone obiettivi ambiziosi che vanno dalla promozione della cultura cinematografica e audiovisiva attraverso l’erogazione di finanziamenti su bando per manifestazioni, festival e rassegne che abbiano come obiettivi la circolazione delle opere, comprese quelle inedite, quelle indipendenti e quelle appartenenti a cinematografie meno conosciute, quindi più difficilmente collocabili sul mercato, o le opere restaurate del nostro patrimonio cinematografico nazionale e internazionale, oltre ovviamente a porsi l’aumento di spettatori con un’attenzione particolare alle fasce dei giovani in favore delle quali saranno sostenuti percorsi di alfabetizzazione e di formazione.

Va ricordato inoltre che come centrale sia anche l’azione messa in atto a supporto delle sale cinematografiche, in particolare per quelle collocate nei centri storici e nelle zone periferiche e marginali, quindi più deboli sotto il profilo culturale, così come i percorsi volti alla ricerca, alla raccolta, alla catalogazione, alla conservazione, alla digitalizzazione della documentazione cinematografica di interesse regionale, nazionale e internazionale. Da questo punto di vista va sicuramente menzionato il ruolo fondamentale della Cineteca di Bologna che, anche grazie alla nuova convenzione triennale che si andrà a stipulare, potrà concretizzare un numero maggiore di attività con e per i territori.

Attraverso l’attivazione di politiche integrate con gli altri Assessorati, secondo il carattere trasversale che ha caratterizzato l’intera legge e in primis in collaborazione con l’Assessorato alle Attività Produttive, si tenderà poi a favorire l’emergere dell’industria legata alla multimedialità e all’alta tecnologia, considerata come elemento determinante per lo sviluppo del territorio in un’ottica di innovazione e di crescente competitività internazionale con un sostegno importante alle imprese, specie in fase di avvio e di start-up, la messa in rete di servizi di consulenza e la realizzazione di progetti di ricerca.

Il cuore del programma triennale in linea con la legge ribadisce il ruolo della produzione cinematografica nell’ambito di un nuovo processo di sviluppo economico, culturale e turistico e con l’obiettivo di valorizzare l’intera filiera produttiva va a istituire un fondo per l’audiovisivo quale strumento di sostegno alla piena valorizzazione delle risorse imprenditoriali, professionali e culturali della nostra regione con l’obiettivo di stimolare importanti ricadute sotto il profilo economico e occupazionale attraverso due distinti bandi pubblici che andranno a rivolgersi l’uno a imprese con sede legale in Emilia-Romagna e l’altro a imprese di produzione nazionali e internazionali.

Da questo punto di vista importantissimo è il rafforzamento previsto dell’attività di Film Commission dalla capacità di attrarre produzioni sul territorio, alla predisposizione di servizi di supporto, facilitazione logistica e organizzativa anche in rete con gli enti locali, fino alla promozione delle immagini del nostro territorio regionale attraverso il cinema e l’audiovisivo, considerati come veicoli di conoscenza e di promozione del nostro patrimonio culturale, ambientale, enogastronomico e turistico all’interno di una strategia di marketing che scommetta con fiducia sulla cultura come irrinunciabile motore di sviluppo e di crescita per il nostro territorio.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Ravaioli.

Non ci sono altri iscritti in dibattito generale, per cui apro le dichiarazioni di voto sull’oggetto 501.

Ha chiesto di parlare il consigliere Delmonte. Ne ha facoltà.

 

DELMONTE: Grazie, presidente. Prendo la parola – approfitto della presenza dell’Assessore di riferimento, Mezzetti – per chiarire quella che era il nostro punto di vista dell’ultima seduta, che non voleva assolutamente andare contro al provvedimento in sé ma abbiamo voluto rispettare quella che era una procedura decisa dall’Ufficio di Presidenza, dai Capigruppo e dal Regolamento in sé. Capisco che il consigliere Paruolo l’abbia presa molto sul personale pensando che fosse un attacco nei suoi confronti o nei confronti del provvedimento, che assolutamente non ci vedrà contrari e anzi ci vedrà con un voto favorevole, ma è stato il voler rispettare dei regolamenti, perché, come siamo tutti ligi nel presentare riferimenti all’articolo 92 o altre clausole dello Statuto e del Regolamento, anche noi abbiamo voluto che fosse rispettato e questo è stato il motivo per cui abbiamo fatto slittare involontariamente la discussione a oggi.

Il nostro voto sarà comunque favorevole al provvedimento.

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Delmonte.

Visto che non ci sono richieste in termini di dichiarazioni di voto, darei la parola all’assessore Mezzetti come se fossimo in conclusione di dibattito generale.

Ha chiesto di parlare l’assessore Mezzetti. Ne ha facoltà.

 

MEZZETTI, assessore: Grazie, presidente. La consigliera Ravaioli ha svolto egregiamente il compito che avrei potuto svolgere io. Era solo per dire al Consigliere che sono un uomo di mondo, qua dentro ci sto da parecchio tempo, quindi non mi faccio di questo tipo di problemi. Apprezzo molto che oggi possa esserci anche il voto favorevole dei gruppi dell’opposizione. Volevo solo dire questo e che non c’è nessuna questione di carattere personale. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Mezzetti.

Si aprono le dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare il consigliere Torri. Ne ha facoltà.

 

TORRI: Grazie, presidente. In sede di dichiarazione di voto solo per annunciare il voto favorevole del gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà a una misura per quello che riguarda il cinema, che è importante per la nostra regione per due motivi: un aspetto molto concreto che riguarda la valorizzazione del lavoro in ambito culturale, quindi un lavoro due volte qualificato, sia proprio per quello che esprimono i lavoratori sia di questo settore sia per quello che è il risultato, che è la valorizzazione di un intero territorio sia per quelle che sono le sue risorse sia per quelle che sono le espressioni dell’intellettualità che emergono nella nostra regione, mentre l’altro aspetto è per i contenuti che finora sono stati valorizzati e che sono quelli di un territorio importante e di una vivacità culturale che è sempre cresciuta.

È la dimostrazione, come avevamo sostenuto anche in campagna elettorale ed era uno dei punti qualificanti del nostro programma, che la cultura è importante di per sé per la vivacità e per quello che può dare come base di sviluppo di ogni regione e di ogni comunità e allo stesso tempo è importante per creare lavoro e per essere anche un pilastro reggente di questo sviluppo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Torri.

Ha chiesto di parlare il consigliere Foti. Ne ha facoltà.

 

FOTI: Grazie, presidente. In realtà noi ci eravamo espressi favorevolmente alla discussione anche nella precedente seduta e voglio qui ricordare che in realtà anche la proposta del consigliere Paruolo era stata un po’ dimezzata con un’interpretazione del Regolamento che in realtà non è quella che va data perché in qualsiasi momento si può chiedere l’iscrizione di un punto all’ordine del giorno e una volta iscritto nulla osta che lo stesso, con l’inversione dell’ordine del giorno, possa andare al primo punto.

Questo lo dico per la verità dei fatti, dopodiché, avendo già avuto con l’Assessore competente un confronto in Commissione, auspicherei soltanto che, poiché tra le tante iniziative che coinvolgono questa delibera vi è quella relativa a Film Commission, fosse possibile avere un report dell’attività svolta in questi anni, soprattutto perché molti di noi sono neofiti di questa sede, al fine anche di poterne apprezzare la qualità ma soprattutto anche al fine di poter magari in un confronto molto aperto suggerire qualche iniziativa che potrebbe essere sviluppata e che possa dare lustro non soltanto alla nostra regione ma anche conoscenza più approfondita delle bellezze artistiche e culturali di alcuni nostri territori.

Con questa precisa azione volevo confermare il voto favorevole in questa sede.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.

Ha chiesto di parlare il consigliere Aimi. Ne ha facoltà.

 

AIMI: Grazie, presidente. Intervengo per comunicare anche il voto favorevole del gruppo di Forza Italia. Abbiamo avuto modo di confrontarci con l’assessore Mezzetti ripetutamente in Commissione anche sul punto e credo che un voto in questo senso possa essere anche di stimolo per l’attività del suo Assessorato e per il proseguimento sempre in termini positivi di quello che è stato realizzato anche sino ad oggi. Anche noi avremmo piacere di ricevere con maggior dettaglio l’attività che è stata sin qui svolta, però confermo in buona sostanza il nostro voto favorevole.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Aimi.

Se nessun consigliere chiede di parlare si proceda alla votazione, per alzata di mano, del partito di deliberazione di cui all’oggetto 501.

 

(L’Assemblea, all’unanimità dei presenti, approva il partito di deliberazione)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’Assemblea approva.

 

OGGETTO 482

Delibera: «Specificazione dei requisiti per l'accesso e la permanenza negli alloggi di ERP, di cui all'art. 15 della L.R. 8 agosto 2001, n. 24, e metodologia per il calcolo dei canoni di ERP.» (Proposta della Giunta regionale in data 15 aprile 2015, n. 388) (15)

(Discussione)

(Ordine del giorno 482/1 oggetto 745 - Ritiro)

(Ordine del giorno 482/2 oggetto 746 - Discussione)

(Ordine del giorno 482/3 oggetto 747 - Discussione)

(Ordine del giorno 482/4 oggetto 748 - Presentazione e discussione)

 

PRESIDENTE (Saliera): La Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità ha espresso parere favorevole nella seduta del 14 maggio 2015 con la seguente votazione: 27 voti a favore, nessun contrario e 12 astenuti, apportando alcune modifiche al testo.

Su questo documento sono pervenute cinque proposte di emendamento a firma del consigliere Fabbri e altri, una proposta di emendamento a firma del consigliere Fabbri, una proposta di emendamento a firma del consigliere Alleva e adesso si sono aggiunte una proposta di emendamento a firma dei consiglieri Sensoli, Bertani, Piccinini e Sassi e una a firma del consigliere Bargi. Vi è inoltre una nota che fa riferimento a cinque emendamenti a firma dei consiglieri Rontini e Caliandro.

Sono stati inoltre presentati degli ordini del giorno, il 482/1 a firma del consigliere Alleva, su cui insiste un emendamento a firma Sensoli, ma di questo documento è stato preannunciato il ritiro dal firmatario, il consigliere Alleva, e di conseguenza decade l’emendamento Sensoli; il 482/2 a firma del consigliere Marchetti Daniele e altri e il 482/3 a firma del consigliere Alleva. Questa dovrebbe essere la situazione attuale dell’ultimo minuto.

Apro la discussione generale.

Ha chiesto di parlare il consigliere Alleva. Ne ha facoltà.

 

ALLEVA: Grazie, presidente. Vorrei intervenire un po’ su profili anche generali di questa problematica dell’ERP e in particolare della permanenza della condizione di residenza per avvertire i colleghi, che forse già lo sanno ma non è male sottolinearlo, che la questione è delicatissima, tant’è che è stata oggetto di più interventi della Corte Costituzionale.

Solo per segnalare i più recenti, ricordo la sentenza n. 40/2011, la sentenza n. 222/2013 e la sentenza n. 168/2014. In tutte queste sentenze la Corte Costituzionale ha segnalato la non diretta attinenza al tema degli alloggi pubblici della durata della residenza. Si tratta di due ordini concettuali – dice la Corte – diversi perché il primo fa perno sul bisogno mentre gli altri su una permanenza che non necessariamente, se breve, indica l’insussistenza del bisogno, anzi. Ricorderò, perché mi sembra particolarmente attinente al nostro tema di oggi, che nella sentenza n. 40/2011, che ha giudicato una legge della Regione Friuli-Venezia Giulia, la Corte giudicò illegittima la richiesta di permanenza della residenza per trentasei mesi, cioè esattamente la durata che viene proposta con questa legge. È un precedente secondo me estremamente preciso.

Più in generale la Corte ha anche esaminato la giustificazione che viene addotta da coloro i quali sostengono questa soluzione e cioè quella che la richiesta di alloggio pubblico da parte di soggetti che siano da poco residenti nel territorio potrebbe tradursi in uno spreco di risorse perché queste persone non sufficientemente legate ancora al territorio potrebbero un domani decidere di andarsene e quindi sostanzialmente creare un malfunzionamento nel sistema. Si tratta di nulla di più, a mio parere, che di un processo alle intenzioni, cioè il fatto che uno sia residente da poco pur avendo un estremo bisogno abitativo non fa fatto presumere che questo bisogno sia un bisogno transeunte o non un bisogno serio. Allo stesso modo si potrebbe fare un processo alle intenzioni contrario, per cui uno che è residente da tanto tempo può essere che decida di cercare fortuna altrove.

La mia impressione è che inserendo questo elemento della permanenza della residenza si crei un gravissimo pericolo di contenzioso. Traduciamolo in termini pratici: ci sono due persone, una delle quali ha un bisogno abitativo maggiore dell’altra però non ha la residenza da tre anni, quindi non può fare la domanda e l’alloggio viene assegnato all’altra persona, ma se non ci fosse quel requisito sarebbe assegnato a lui. Cosa può accadere? Può accadere una controversia tra le due persone anche perché, trattandosi di una norma regolamentare, la sua eventuale incostituzionalità non comporta un giudizio incidentale apposito, ma comporta che lo stesso giudice al quale è posta la contestazione può disapplicare la norma regolamentare, quindi noi rischiamo di gettare la zizzania di un contenzioso permanente tra gli aspiranti assegnatari tutte le volte che la domanda di uno venga dichiarata inammissibile per carenza del futuro requisito di tre anni di permanenza. Il Friuli-Venezia Giulia dopo quella vicenda ha fatto un’altra legge, la quale fu poi anch’essa riesaminata, ma questa volta approvata dalla Corte Costituzionale, in cui il requisito della permanenza non c’era più.

Io ho voluto ricordare queste vicende giurisprudenziali perché dovrebbero essere di cautela per noi, al di là di ogni pur importantissima valutazione di principio etico, per comprendere l’efficacia e l’efficienza di ciò che si va facendo. Io vi invito a non gettare tra gli aspiranti ad un alloggio pubblico questo grave seme di discordia. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Alleva.

Ha chiesto di parlare il consigliere Bargi. Ne ha facoltà.

 

BARGI: Grazie, presidente. Stavamo discutendo prima perché ci aspettavamo comunque un minimo di presentazione dell'oggetto, ma, insomma, non è importante, almeno così entriamo subito nel vivo della discussione.

Per quanto ci riguarda, prendendola alla larga, questa è stata un'iniziativa che vede il nostro favore almeno in base al fatto che la Giunta ha deciso di entrare nel vivo di quello che è il problema del turnover degli alloggi di edilizia popolare. Su questo aspetto ci è stata presentata una nuova formulazione dei criteri di permanenza, quindi non c'è più un reddito di uscita doppio di quello per l'accesso, ma è compreso in una forbice, che poi sarà la Giunta a decidere una volta che questo testo verrà licenziato dall'Aula, tra il 20 per cento e il 60 per cento del reddito di accesso. Questa almeno è la proposta base.

Su questa proposta sussiste un nostro emendamento perché in Commissione abbiamo potuto esaminare alcuni dati. Sappiamo che adesso la Giunta dovrà comunque effettuare al meglio il calcolo della situazione di quelli che sono gli alloggi per capire, a seconda del parametro che si sceglierà, che incidenza avrà poi su coloro che attualmente occupano le case. Però, per quanto sono i dati forniteci in Commissione, abbiamo visto che anche se la Giunta optasse per quella che è la soglia minima della forbice, cioè il 20 per cento, il ricambio negli alloggi ERP (quindi coloro che dovrebbero lasciare gli alloggi ERP, lasciando spazio a coloro che magari ne hanno anche più bisogno, perché dimostrano di avere un reddito sufficiente per poter magari trovare una loro allocazione sul mercato immobiliare privato) sarebbe pari al 5 per cento più o meno, quindi parliamo di un dato a nostro avviso ancora poco coraggioso.

Se noi diamo alla Giunta un vincolo per il quale non si può scendere al di sotto di una soglia del 20 per cento, rischiamo di, a nostro avviso, legare le mani. Quindi, con una proposta che vuole essere assolutamente condivisibile in questo caso, quindi non tanto di principi politici ma di merito tecnico, ci piacerebbe abbassare la soglia della forbice al 10 per cento consentendo così alla Giunta, fatte le dovute valutazioni, di poter optare anche per una percentuale che consenta un maggiore ricambio, perché, l'abbiamo detto prima, l'abbiamo ribadito già in altri Consigli, il problema del turnover c'è, è molto forte e va a rendere, di fatto, poco utile lo strumento degli alloggi ERP, perché se questi non sanno rispondere al problema attuale ma si portano dietro casistiche di persone che hanno eletto questi alloggi a propria dimora fissa, a prima casa vera e propria, non sono uno strumento valido.

Venendo invece all'oggetto che più fa discutere, cioè l'applicazione del principio di residenzialità storica, io rigetterei al mittente le accuse di incostituzionalità perché, come abbiamo ripetuto tante volte, ci sono altre Regioni che hanno questo criterio presente nel proprio ordinamento, c'è e funziona. Faccio l'esempio della Regione Lombardia perché anche lì è stato fatto ricorso e il TAR lombardo ha detto che i cinque anni che ha scelto la Regione Lombardia non sono solo un criterio di buonsenso, ma sono anche un criterio minimo, questa è la sentenza del TAR. Poi ci sono state altre sentenze, ma comunque, ad oggi, la Regione Lombardia, dopo tanti anni, ha ancora questo criterio. La Regione Toscana, che, tra l'altro, ha rivisto i propri criteri a marzo, lo ha mantenuto questo criterio dei cinque anni, ce l'aveva già prima e lo ha mantenuto. Noi cosa abbiamo chiesto? Abbiamo chiesto dieci anni perché, ve l'ho detto prima, secondo noi portare più vicino al concetto di cittadinanza il concetto di aiuto è fondamentale. Io, per fare un esempio, dico: vedetela un po' come una cooperativa, forse viene anche più facile ad una certa parte politica. In una cooperativa tutti i clienti sono considerati allo stesso modo, come giustamente avviene nel nostro ordinamento, però chi è socio deve avere qualche vantaggio in più. Così noi vediamo i nostri cittadini, sono soci di una comunità e giustamente devono avere la possibilità che gli strumenti che loro garantiscono e rendono vivi pagando le tasse, possano, nel momento del bisogno, rispondere alle loro necessità.

Ovviamente se noi diamo la possibilità – una volta questo era un problema magari minore – a chiunque provenga da una realtà più povera, e quindi con una situazione economica ovviamente più difficile e sicuramente non ai livelli, magari, dei nostri cittadini, di poter sempre passare avanti senza andare a normare questo passaggio, di fatto togliamo la possibilità o comunque limitiamo fortemente il nostro cittadino nel poter avere il diritto di fruire di questi servizi sociali, che quindi tanto sociali poi non sarebbero più. Quindi noi vi chiediamo ancora una volta di rivedere la vostra posizione.

I tre anni, ripeto, sono un capriccio politico, avete voluto non darla vinta alla Lega facendo vedere che fate un numero a caso, forse il numero perfetto, tre anni, l'importante è che sia più basso dei cinque chiesti dalla Lega, e, ripeto, noi ci siamo abbassati da soli passando da dieci a cinque, abbiamo detto: facciamo questo sforzo. Giustamente è stato fatto l'esempio del Friuli, giustamente è stato detto che ci sono stati dei problemi. Prendiamo come esempio due Regioni, e quindi è una proposta, penso, di assoluto buonsenso, che sono nostre confinanti, che hanno già in vigore questo principio nella propria normativa. Chiediamo ancora una volta di fare questo sforzo, cioè, al di là del giochino politico di dire "se lo facciamo noi non lo fa la Lega", pensiamo a quello che è lo strumento e mettiamoci un po' di coraggio. Se lo fate, fatelo con un po' di spinta in più e non fatelo solo per far vedere che il principio lo accettate anche voi che siete di sinistra e chiuso il discorso. Metteteci un po' di spinta, credeteci un po' di più e approvate quella che secondo noi è una proposta assolutamente di buonsenso e, ripeto, già in vigore in realtà a noi confinanti. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bargi.

Ha chiesto di parlare il consigliere Pompignoli. Ne ha facoltà.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente. Oltre ai temi che ha illustrato il consigliere Bargi, quindi oltre a determinati criteri di residenzialità che il consigliere Bargi ha enunciato negli emendamenti, abbiamo proposto un ulteriore emendamento che è quello della certificazione dello Stato estero. Cosa si vuole fare? Si vuole aggiungere al requisito del reddito del nucleo dell'avente diritto per quanto riguarda l'applicazione dell'ISEE, un ulteriore parametro, che verrebbe aggiunto al punto 6, che è quello della presentazione, da parte del nucleo familiare richiedente l'assegnazione dell'alloggio ERP, di una certificazione rilasciata dal Paese d'origine tradotta e autenticata dall'autorità consolare italiana. Questo certificato andrebbe così ad attestare lo stato dei beni posseduti all'estero da parte del richiedente, attestandone, quindi, la reale situazione economica.

Questo emendamento non è un'invenzione della Lega Nord ma è un'applicazione di una norma, quindi non stiamo facendo altro che applicare e stiamo chiedendo a voi di applicare la norma, che è il DPR n. 445/2000 collegato all'articolo 2 del DPR n. 394/1999. È indubbio, infatti, che questo tipo di normativa è stata applicata anche in diversi Comuni e si è arrivati, sulla base dell'applicazione di questa normativa, a ridurre la richiesta degli extracomunitari, quindi degli eventi diritto all'assegnazione degli alloggi popolari, di un 20 per cento, quel famoso 20 per cento che diceva il collega Foti inizialmente, ma applicando, appunto, un semplice istituto normativo, quindi non stiamo cercando di modificare o di alterare quella che è la regolamentazione dell'alloggio ERP, stiamo chiedendo semplicemente di applicare una norma prevista dalla legge italiana, visto che qua si sta dicendo che le leggi devono essere applicate, e le leggi ci sono, il problema dell'Italia è che non vengono mai applicate. In questo caso noi chiediamo la semplice applicazione di questa legge.

È indubbio, e questo ce lo dicono anche i dati della Guardia di Finanza, che molto spesso il richiedente dell'alloggio ERP si dichiara nullatenente e quindi ha in graduatoria sicuramente un punteggio maggiore rispetto ad altri italiani che fanno la richiesta, quando in realtà si scopre che all'estero sono possidenti di ville o quant'altro. Ora questo ritengo che sia un meccanismo semplice di applicazione di una norma italiana che riduce a monte la richiesta da parte di cittadini che all'estero hanno case, immobili, fondi patrimoniali e che in Italia dichiarano nulla.

L'emendamento proposto è stato cassato dalla Commissione sulla base di un semplice ragionamento che la maggioranza mi ha fatto, cioè che si moltiplicherebbe, dal punto di vista burocratico, la carta che gira nel momento in cui uno va a richiedere l'assegnazione e quindi graverebbe sugli uffici la presentazione di questa documentazione.

È ovvio ed è indubbio che non deve essere l'ufficio a fare la traduzione o a creare gli strumenti per fare questa certificazione, ma lo straniero che presenta la domanda deve essere già in possesso della certificazione tradotta in italiano e rilasciata dal Paese d'origine. Se questo viene inserito all'interno del regolamento e quindi del requisito di reddito, è chiaro che il cittadino straniero ha tutto il tempo e la possibilità per rivolgersi al proprio consolato e farsi rilasciare questa certificazione.

Sulla base di questi elementi, quindi, io insisto e chiedo che la Giunta valuti positivamente l'emendamento da noi presentato, che non fa altro che applicare una norma di diritto e di legge presente nello Stato italiano. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Pompignoli.

Ha chiesto di parlare il consigliere Foti. Ne ha facoltà.

 

FOTI: Grazie, presidente. Il consigliere Alleva ha sicuramente citato alcune sentenze della Corte costituzionale che giovano alla sua posizione, legittima anche se non è la mia. Però se noi andiamo a vedere esattamente cosa ha scritto il giudice costituzionale, di fatto vediamo che dà piena conferma della legittimità della norma che è stata introdotta in Commissione rispetto al minimo di residenza di tre anni. Lo dico perché proprio rispetto alle sentenze che il consigliere ha evocato – e che, tra l'altro, interessano due Regioni a Statuto speciale, una delle quali aveva introdotto un limite di otto anni (la Valle d'Aosta) – se noi le leggiamo correttamente, ci si rende conto che il principio valeva solo per i cittadini europei, tant'è vero che si asserisce nella stessa sentenza la discriminazione rispetto agli extracomunitari, perché così dice la sentenza in esame. Io penso che l'aver stabilito un termine di tre anni che indifferentemente, attenzione, si applica a cittadini italiani, a cittadini europei e a cittadini stranieri, quindi non vi è una discriminazione degli uni rispetto agli altri, sia una condizione di accesso.

Questa condizione di accesso di tre anni da che cosa è dettata? Diciamolo fino in fondo. L'assessore Gualmini ha portato, per il tramite degli uffici, tutto un certo studio relativo all'ISEE, relativo alle nuove metodologie che potrebbero essere adottate e ci si è resi conto che alla fine il massimo della rotazione negli immobili di edilizia residenziale pubblica della regione è pari al 5 per cento, perché di questo stiamo parlando, non di altro. Ora, a fronte di questa rotazione, che, torno a ripetere, è del 5 per cento, c'è da stabilire soltanto se fa più comodo avere delle liste infinite di aspiranti che non diventeranno mai titolari di un diritto o se invece si vuole prevedere un accesso graduale a quel diritto, che possa, però, trovare un minimo di soddisfazione, perché questo è l'argomento e io penso che non sia un argomento fuori luogo nel momento in cui non chi parla, non Fratelli d'Italia, ma la relazione che andremo ad affrontare al punto successivo ci dice che circa il 56 per cento dei richiedenti non vedono soddisfatta la loro richiesta di poter accedere ad un alloggio di edilizia residenziale pubblica nonostante, debbo dire, vi è un riferimento altrettanto importante al recupero che è stato fatto di immobili inagibili e che sono diventati utilizzabili ai fini dell'edilizia residenziale pubblica. Il che significa che nonostante vi siano più alloggi, evidentemente la richiesta è stata superiore e più che proporzionale rispetto al numero degli alloggi nuovi messi a disposizione.

Allora gli argomenti sotto questo profilo sono due.

Il primo, come facevo riferimento nell'intervento precedente, è che le occupazioni senza titolo rappresentano la lesione di un diritto rispetto a coloro i quali hanno titolo per accedere all'alloggio di edilizia residenziale pubblica, perché, piaccia o non piaccia, noi andiamo a creare una categoria di privilegiati, cioè quella di coloro che occupano senza titolo rispetto a coloro i quali sono esclusi dall'accesso all'immobile di edilizia residenziale pubblica avendone titolo ed essendo in graduatoria regolarmente. Può una Regione, ma, aggiungo, possono i pubblici poteri continuare a far finta di nulla? Debbo dirlo sinceramente, io troverei più equo che anziché preoccuparsi se venga o meno celebrato un rosario davanti ad una sede ospedaliera, ci si preoccupasse che il patrimonio pubblico non venga sottratto da persone che non hanno titolo a coloro i quali hanno titolo per occuparlo. Sotto questo profilo, lo dico chiaramente, il tema delle occupazioni abusive degli immobili – pubblici ovviamente, perché noi di questi possiamo occuparci, e più segnatamente degli immobili pubblici sui quali la Regione ha competenza – è un tema che non può essere cancellato dalla nostra agenda dei lavori perché è il tema del rispetto dello Stato di diritto e il tema del rispetto dei diritti dei cittadini che quel diritto si sono conquistati sul campo.

Il secondo argomento riguarda il concetto della residenzialità. Dobbiamo dire, tanto per essere chiari, che anche noi come Fratelli d'Italia eravamo per la posizione dei cinque anni, ma addirittura vi sono Regioni che avevano ipotizzato i dieci anni. Dobbiamo essere molto obbiettivi: un criterio è tale se ha un criterio di proporzionalità. Il criterio di proporzionalità è stato inteso nelle Regioni Lombardia e Toscana (quindi prendo due Regioni che politicamente non sono affini per dimostrare che non è una questione ideologica) nei cinque anni. In Commissione il criterio che è stato scelto è quello dei tre anni, non, attenzione, il criterio che noi volevamo, ma comunque un criterio che se non altro presenta e rappresenta un passo avanti rispetto al passato. Ora vi è forse un'unica pecca che può esistere nella norma in questione, ma che avrebbe senso se la norma in questione fosse più ampia, cioè i cinque o i sette anni, che è quella della continuità, perché se noi mettiamo un limite di sette anni ma uno ha fatto quattro anni in Emilia-Romagna, poi è andato via sei mesi, poi è tornato in Emilia-Romagna tre anni, è evidente che la mancata continuità del periodo potrebbe costituire un problema, ma costituisce un problema se il termine è molto ampio. Invece nel momento in cui si parla dei tre anni io penso che il termine sia proporzionale, sia equo e serva soprattutto ai nostri fini, cioè ai fini di non creare delle liste infinite di aspiranti ad un alloggio, ma a rendere quelle liste, se me lo permettete, le più corte possibili perché se poche sono le persone in attesa di un alloggio vuol dire che sono state tante le persone che hanno avuto assegnato un alloggio, perché il problema della casa non lo si risolve con le liste di attesa ma assegnando gli immobili. Da una parte c'è la mobilità, sì, ma che tutto è meno che una rivoluzione copernicana, perché quando noi prendiamo dei criteri che al massimo muovono il 5 per cento dell'edilizia residenziale pubblica in termini di titolarità significa, scusatemi, che il 95 per cento rimane esattamente nella situazione di fatto e di diritto in cui era precedentemente a questa delibera.

Dopodiché è vero che essendovi stati dei riferimenti anche all'ISEE e non avendo ancora piena contezza di che impatto può lo stesso provocare sul caso di specie, mi pare anche opportuna la revisione che si è data in termini temporali per verificare gli effetti che la nuova normativa ISEE può portare al caso concreto oggetto oggi della nostra delibera. Quindi è prevista una revisione su quello che sarà lo status quo fra un anno perché ovviamente non possiamo fare e pretendere di fare delle simulazioni oggi non avendo i dati a disposizione.

Io penso, quindi, che la normativa, di per sé, ancorché non soddisfacente per quanto riguarda la durata minima, sia comunque una normativa che rappresenta un minimo di sussulto rispetto ad una situazione non più ulteriormente tollerabile. Faccio solo una riflessione. Dopo la discussione che si è sviscerata in Commissione, oggi abbiamo un numero di emendamenti che è addirittura superiore a quelli che sono stati presentati in Commissione. Lo dico perché probabilmente una maggiore attenzione e una maggiore ponderazione del testo avrebbero evitato addirittura che non soltanto non vi fossero gli emendamenti dell'opposizione, che mi paiono in sé logici, ma che non vi fossero più emendamenti di maggioranza che emendamenti di opposizione, e anche della maggioranza che ha sostenuto il termine dei tre anni. Allora mi chiedo: perché non si è dato luogo a quella proposta che aveva formulato in sede extra consiliare il capogruppo di Forza Italia quando aveva detto: "rivediamoci un attimo in Commissione"?, sia per accogliere la richiesta di coloro i quali avevano eccepito rispetto a questa delibera, sia anche per verificare esattamente il contenuto di questa delibera.

Sotto questo profilo, signor Presidente, io chiedo, però, che gli emendamenti siano posti in votazione secondo il Regolamento perché da troppo tempo poniamo in votazione gli emendamenti secondo la loro presentazione e non è così che dispone il Regolamento e non è così che si fa un'Assemblea legislativa.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.

Ha chiesto di parlare il consigliere Paruolo. Ne ha facoltà.

 

PARUOLO: Grazie, presidente. Io credo che quello di cui oggi stiamo dibattendo sia uno dei temi davvero cruciali su cui siamo chiamati a dare un'impronta di governo. Abbiamo sotto gli occhi un bisogno abitativo molto forte, evidentemente anche acuito da una crisi economica che continua a dare effetti, anche se vi sono i primi segni incoraggianti di una ripresa, e abbiamo il dovere di affrontare questo tema cercando di liberarci da approcci ideologici eccessivi che, secondo me, ci porterebbero molto distanti.

Lo dico perché molto spesso quando si parla di queste questioni rischiamo di sentire, da un lato, chi liquida la materia, dicendo frasi del tipo "che vadano a lavorare, che ritornino nel loro Paese, eccetera eccetera", in modo assolutamente inaccettabile rispetto ai bisogni espressi da persone che sono sul nostro territorio, nei cui confronti abbiamo il dovere di essere attenti, dall'altra parte c'è chi semplicemente si limita all'evocazione del problema, dicendo "la casa è un diritto e quindi il problema è semplicemente aspettare che qualcuno te la dia". Lo dico perché io sono orgoglioso di discendere da avi come mio nonno, che faceva il pastorello a tre anni e stava in montagna, lontano dalla famiglia, lavorando e badando le pecore. Sono eccessi oggi evidentemente non più consentiti, per fortuna, ma era la realtà di una popolazione che non si chiedeva soltanto quali erano le provvidenze pubbliche, ma in qualche modo era chiamata a fare i conti con una vita molto dura e molto difficile, e da questo punto di vista credo che dovremmo tutti mantenere intatto il senso che ci sono diritti e ci sono doveri.

Il nostro dovere è quello di far funzionare l'edilizia residenziale pubblica e in questo senso credo che sia positivo l'impegno che la Giunta ha messo nell'approntare questo regolamento, perché il problema non è piantare delle bandierine o lanciare dei segnali, il problema è fare in modo che l'ERP funzioni, fare in modo che le regole siano il più possibile chiare ed omogenee sul territorio, in modo tale che ci sia certezza del diritto, e che si possa e si debba lavorare per dare soluzioni e far funzionare al meglio la gestione di questo patrimonio abitativo. Altrimenti si dà spazio a derive pericolose, perché, da un lato, si pensa che sia semplicemente possibile ingessare tutto dal punto di vista burocratico e, dall'altro, c'è chi pensa di poter usare delle scorciatoie per dare delle risposte in alternativa allo Stato, cosa che in Sicilia fa la mafia da molti secoli e in altre regioni fanno altre forme di criminalità organizzata, che anche nel nostro territorio, a volte, sono presenti, sia pure ammantate da giustificazioni politiche o pseudopolitiche, che purtroppo, a volte, trovano anche orecchie attente fra di noi. Invece, fra di noi dovrebbe esserci forte attenzione da parte di tutti per fare in modo che le cose funzionino davvero e che quindi il patrimonio di edilizia residenziale pubblica sia utilizzato appieno, dando le case a chi più ha diritto e così via.

In questo le regole sono essenziali e c'è una questione di cui dobbiamo avere contezza: stiamo chiedendo agli enti locali, perché la questione è in capo sostanzialmente ai Comuni, di dare una risposta ad un bisogno, quello della casa, e non stiamo parlando, quindi, di graduatorie che valgono dal punto di vista nazionale, perché se fossero graduatorie che valgono dal punto di vista nazionale non ci sarebbe il problema anche di cercare di fare i conti con il fenomeno della migrazione da un luogo all'altro per cercare di dare risposte. È un tema che esiste in tutti i casi in cui ci sia un diritto e un bene pubblico da gestire e ci siano persone che hanno giustamente aspettative rispetto alla possibilità di potervi accedere. Anche se qualcuno dice che sono cose diverse, pensate però, ad esempio, all'enorme passo avanti che si è fatto dal punto di vista culturale quando abbiamo dato certezza e regole chiare alla graduatoria per il trapianto degli organi, una cosa che un tempo era regolata in modo un po' opaco e che adesso vede la possibilità per le persone di sapere a che punto sono in graduatoria. Questo deve in qualche modo portare ovviamente ad affinare le regole, perché ci possa essere un funzionamento che sia il più vicino possibile a quello ottimale.

Abbiamo temi che ancora non siamo in grado del tutto di affrontare, perché non ci nascondiamo, ad esempio, che c'è anche una mobilità della residenzialità per trovare risposte, ad esempio, per le persone che hanno dei figli o dei familiari con delle disabilità, che a volte migrano per andare a diventare residenti nel comune dove i servizi per i disabili hanno le risposte migliori. In questo senso davvero non possiamo pensare di dire che gli enti locali devono gestire la questione e non porci il tema di dare delle forme di regolazione che in qualche modo tengano conto che non sia possibile fare dei travasi immediati da un posto all'altro cercando di far saltare il sistema.

Quindi io credo che vada vista in progressione la norma che in questo caso viene proposta. È un modo, vedremo poi dal funzionamento se sarà ottimale, se potranno esserci dei successivi aggiustamenti, ma la cosa fondamentale di cui dobbiamo essere coscienti è che occorre affrontare il tema, e il criterio della residenzialità per tre anni è un modo per dare al sistema un freno rispetto a travasi immediati che avvengono, che possono avvenire e che fanno rischiare a persone che erano arrivate al punto di essere i prossimi in graduatoria, di vedersi immediatamente superate da qualcuno conscio del fatto di potersi, con un trasferimento immediato, piazzare davanti a loro. È evidente che ci deve essere un grande equilibrio in questo, però noi siamo chiamati a far funzionare le cose e io credo davvero che il lavoro fatto dalla Giunta e dalla vicepresidente Gualmini sia un lavoro egregio, che merita di essere accolto da quest'Aula in senso positivo.

In chiusura di questo mio intervento vorrei allargare per un attimo il ragionamento. La vicepresidente già conosce quello che sto per dire, perché ho presentato un'interrogazione a cui mi ha dato risposta nei giorni scorsi. La mia preoccupazione che le ACER funzionino e cerchino di valorizzare al meglio il patrimonio che hanno in gestione, per poter dare risposte il più possibile efficaci ed efficienti al bisogno abitativo, è tale che, per esempio, mi porta a dire che dovremmo avere una maggiore attenzione, un maggiore livello di controllo. Io non riesco a capacitarmi del fatto che due anni fa in questa Assemblea legislativa abbiamo varato una modifica alla legge n. 24/2001, che è quella sull'edilizia residenziale pubblica, togliendo la possibilità alle ACER di formare delle società di scopo miste pubblico/privato per la manutenzione degli immobili. Nell'esperienza pratica, infatti, avevano dato spesso pessimi risultati, perché non c’erano stati i risparmi previsti e alla fine erano un modo per dare in sostanza un'esclusiva al socio privato di poter operare in regime di monopolio sul tema della manutenzione degli immobili.

Dopo la variazione legislativa che ha cambiato la legge, l'ACER di Bologna, sulla punta di pareri legali, spende decine di migliaia di euro pur di andare avanti nella costituzione di una nuova società di scopo per poter gestire la manutenzione degli immobili. Io credo che su questo dovremmo avere un'attenzione forte perché ne va della nostra credibilità rispetto a persone che possono protestare, dal loro punto di vista, di fronte all'introduzione di un criterio regolatorio come quello della residenza, ma devono avere la certezza di avere di fronte non persone che cercano di nebulizzare della polvere e fare in modo che sia più difficile e più complicato da un punto di vista burocratico dare delle risposte, ma persone, come siamo, che hanno l'impegno a far funzionare davvero le agenzie per la casa in Emilia-Romagna.

È nostro dovere che queste funzionino. Quindi, in particolare, è nostro dovere mostrare di avere attenzione, se facciamo una modifica legislativa dando la chiara indicazione, in quest'Aula, che si deve seguire la strada delle gare d'appalto trasparenti, in global service o accordi quadro, invece della strada delle società di scopo, che moltiplica la quantità di consigli di amministrazione e di posti a vario titolo nella nostra Regione anche in confronto con le altre.

Questo è il senso dell'interrogazione che ho presentato. Nella risposta della vicepresidente Gualmini ci sono delle indicazioni importanti, però chiedo anche davvero alla Giunta e a tutta l'Aula di essere attenti su questi argomenti perché dobbiamo essere credibili in tutto quello che facciamo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Paruolo.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Grazie, presidente. Noi riguardo a questa delibera abbiamo dei sentimenti un po' contrastanti perché è comunque un primo passo rispetto al silenzio che c'è stato negli anni passati e contiene anche degli elementi che avevamo presentato già noi in quella risoluzione di gennaio che più volte ho citato, ma chiaramente ci sono delle perplessità comunque a riguardo. Una, ad esempio, riguarda la forbice tra il 20 e il 60 per cento che secondo noi comunque continua a non tutelare le fasce più deboli e sulle quali, come ho già detto in Commissione, vorremmo continuare a lavorare, eventualmente andando ad agire anche sul futuro atto che si rimanda alla Giunta per l'applicazione di questa delibera.

Chiaramente l'emergenza abitativa è un tema importante, complesso e che in ogni caso non si deve esaurire qui. Ci sono delle situazioni di disagio, di necessità estrema, i rischi sociali comunque in queste circostanze sono elevati. Siamo in un momento di difficoltà; io, francamente, sui segnali di ripresa ho dei forti dubbi, quindi riteniamo che ancora siamo in una situazione economica molto difficile, perciò riteniamo che le istituzioni debbano tutelare al massimo i propri cittadini e che ogni risorsa economica disponibile debba essere volta alla tutela delle categorie più bisognose, ma non in un'ottica meramente assistenzialista, come ho già ripetuto, bensì vanno create quelle condizioni per cui si possa permettere a chi in questo momento si trova in difficoltà di raggiungere una propria autonomia e il rispetto della propria dignità, che viene prima di tutto.

Francamente ci sono state delle azioni nei giorni scorsi, parlo, ad esempio, del Riminese, riguardo, ad esempio, allo sgombero di mercoledì, 20 maggio, di Casa Madiba a Rimini, che non hanno dimostrato quella disponibilità al dialogo che ci saremmo aspettati. In quell'occasione si è rivelato il limite dell'Amministrazione riminese, che però ha lo stesso colore di questa Giunta. Chiaramente il rispetto della legalità va mantenuto e su questo non ci sono dubbi, però invece di usare i manganelli magari sarebbe stato il caso di mettersi ad un tavolo a parlare faccia a faccia, assolvendo comunque a quella funzione sociale, a quello spirito del buon padre di famiglia che dovrebbe essere nel DNA di ogni amministratore.

Tornando al discorso della crisi economica, in tempi di vacche grasse l'indifferenza può anche essere un difetto trascurabile, ma nella congiuntura attuale si tratta di un male pernicioso in una città, ad esempio, come Rimini, che conta circa 150 mila abitanti ed è poco più di un paesone, dove la gente abita in luoghi abbandonati e c'è anche purtroppo chi muore di stenti, e situazioni simili le riscontriamo in tutta la regione. Così come ad oggi ci sono ancora troppi alloggi sfitti, troppi immobili in stato di abbandono, sia pubblici che privati, ma parlo anche semplicemente degli alloggi ERP. Abbiamo dei dati che dicono che circa 1600 alloggi ERP ad oggi sono liberi e disponibili, quindi non capiamo perché ci debbano essere delle famiglie che purtroppo hanno come tetto le stelle quando sono fortunate, perché adesso siamo nel periodo estivo e magari non è un problema, ma quando c'è la neve direi che si fa sentire ancora di più questa questione. Comunque non è giusto che ci siano delle persone che dormono in strada quando abbiamo degli alloggi liberi. Questo per fare una panoramica generale.

Riguardo al discorso dei parametri reddituali, la riforma dell'ISEE secondo noi presenta delle condizioni non giuste dal punto di vista sociale perché comunque non tiene conto delle situazioni, ad esempio, di chi ha un'invalidità, quindi sicuramente ha degli elementi sui quali si dovrebbe agire, ma questo non è compito regionale chiaramente, e comunque presenta degli elementi sui quali noi abbiamo dei forti dubbi proprio per la legittimità di tale riforma e quindi abbiamo paura che aspettando i dati che diceva l'assessore, in realtà si vada solo a perdere altro tempo per una riforma che forse potrebbe anche venire ritenuta non corretta dal punto di vista giuridico.

Rispetto al parametro dei tre anni di residenza noi abbiamo presentato un emendamento perché riteniamo che sia corretto allargare a chiunque la possibilità di presentare la domanda, chiaramente dando eventualmente un parametro di preferenziabilità in graduatoria rispetto alla residenza. Mi spiego meglio: la domanda deve essere accessibile a chiunque, poi si può agire sulle graduatorie dando eventualmente la preferenza a chi è residente sul territorio regionale da più tempo. Purtroppo su questa delibera non siamo riusciti ad agire sotto questo punto di vista. Abbiamo presentato un emendamento che chiede di sostituire la residenza con il domicilio proprio perché ci sono anche delle persone che a causa di sfratti, di situazioni che si sono create, ad oggi non hanno la residenza e ci dobbiamo ricordare che comunque l'edilizia popolare e l'edilizia sociale devono andare verso le categorie che più hanno bisogno. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Sensoli.

Ha chiesto di parlare il consigliere Bignami. Ne ha facoltà.

 

BIGNAMI: Grazie, presidente. Io farò un intervento probabilmente un po' scomodo. Devo dire che ho assistito con interesse a questa discussione, in cui, però, mi pare che manchi un punto importante. Sento giustamente e anch'io mi associo alla valutazione positiva dell'introduzione dei tre anni di residenzialità in ordine al requisito o al prerequisito per accedere alle graduatorie, però verrei meno ad una coerenza interiore se non dicessi in quest'Aula ciò che penso: la casa va data agli italiani, punto, e se ne avanza, si può dare a chi italiano non è. Questo non implica che o uno è nato in Italia o non diventa italiano. Esiste l'istituto della cittadinanza regolato dalla legge n. 91/1992 che prevede che dopo dieci anni si può diventare cittadino italiano con un vaglio interno da parte del nostro ordinamento che giudica se è ammissibile o no quella domanda stessa e nel momento in cui tu diventi cittadino italiano hai diritto ad accedere a tutti quei diritti, che però presuppongono l'esistenza di doveri che noi invece continuiamo sistematicamente ad eludere.

Ho sentito parlare della Corte costituzionale, della Corte di Cassazione, delle Sezioni unite, dei Tribunali, dei Giudici di pace, delle Commissioni tributarie eccetera, ma c'è un principio. Non lo dico per cercare di convincere qualcuno perché non penso che questa posizione possa essere condivisibile se non si matura e non si ha una radice profonda su un ragionamento che io credo essere basilare. Questi alloggi popolari, così come gli ospedali, così come le scuole, così come le cabine del telefono, cosi come tutti i nostri beni pubblici non li abbiamo costruiti noi, li hanno costruiti i nostri nonni e i nostri padri lasciandoceli, secondo, tra l'altro, un ragionamento giuridico che i romani conoscevamo probabilmente meglio di noi, in fedecommesso, ovvero con l'obbligo che noi li lasciassimo ai nostri figli e ai nostri nipoti esattamente come loro li avevano conservati per noi affinché noi ne beneficiassimo. Noi invece stiamo dilapidando un intero patrimonio assegnandolo a persone che non hanno diritto di averlo perché non hanno partecipato alla costruzione di quel patrimonio. Lo potranno avere solo dopo che hanno partecipato alla costruzione di quel patrimonio sociale pagando le tasse, ma non dopo tre anni, non dopo due anni, non dopo un anno, ma dopo che sono diventati cittadini italiani giurando sulla nostra Costituzione, baciando il nostro Tricolore, condividendo un patto sociale fondativo, che invece non è condiviso perché non hanno ritenuto di assumere la cittadinanza italiana. Questo è un principio di radice, di valori io vorrei dire, non credo che sia un retaggio ideologico, che pone un vincolo.

Certo che noi vorremmo aiutare tutti, chiunque abbia un minimo di carità cristiana vorrebbe sostenere chiunque sia nelle condizioni di bisogno, ma è più solidale dire a queste persone: "non possiamo aiutare tutti", o accoglierli dandogli il miraggio di poter accogliere tutti e poi metterle a fare la prostituta per strada o a spacciare droga alla Bolognina? Dobbiamo avere il rigore di dire a queste persone che c'è un limite invalicabile e soprattutto in questa fase storica in cui abbiamo una forte pressione ai confini questo messaggio deve essere chiaro.

Certo, si parla di tre anni di residenza, ma io non riesco a capire – nella mia logica medievale evidentemente, ma io credo, in vero, di essere molto più avanti di molti che invece ritengono questa logica medievale – ma io, devo dire la verità, non riesco a capire perché un cittadino immigrato che sia residente in Emilia-Romagna da tre anni debba essere favorito rispetto ad una famiglia calabrese, una famiglia pugliese, una famiglia veneta che viene a vivere qua, perché il principio è questo, introducendo quel requisito si crea una discriminazione al contrario.

E allora io dico francamente che, per carità, questo lo giudichiamo in qualche maniera come un incoraggiamento, sicuramente non voteremo contro l'emendamento, per carità, ma davvero sarei mancato ad un principio di coerenza interiore se non avessi detto quello che ho appena detto. Noi abbiamo il dovere di custodire questo patrimonio perché prima dei diritti vengono i doveri e noi abbiamo, lo torno a dire, il dovere di custodirlo per darlo ai nostri figli e ai nostri nipoti come i nostri padri e i nostri nonni hanno sentito il dovere di preservare questo patrimonio per trasmetterlo a noi. Noi lo stiamo dilapidando.

Potrei citare le centinaia di casi di alloggi che vengono restituiti che sono in condizioni assolutamente di inagibilità quando purtroppo passano per le mani di chi, non avendo costruito quei beni, non ne capisce il valore. Potrei parlare del 62 per cento di alloggi che ogni anno viene dato agli immigrati e del 38 per cento che viene dato agli italiani, perché poi si creano gli sbarramenti, ma si creano anche meccanismi distorsivi nelle graduatorie, perché facciamo finta di introdurre un meccanismo che riequilibra, ma in realtà non riequilibra niente, anzi, se possibile discrimina ancora di più, però discrimina gli italiani. È per questo che, assessore, con rammarico dico che discrimina gli italiani, perché se una persona viene qua e perché ha un permesso di soggiorno passa davanti a chi invece ha un diritto di cittadinanza... perché le leggi parlano di cittadinanza, non parlano di residenzialità, questo lo dice la Costituzione, non lo dice il gruppo Forza Italia, lo dice la Costituzione. E se la Corte costituzionale dice che le cose vanno valutate, contemperate, per carità, ma non per questo se un domani, ad esempio, la Corte costituzionale dovesse riconoscere la legittimità dell'adozione di minori da parte di coppie omosessuali dirò che la Corte costituzionale ha ragione, continuerò a dire che sbaglia. È per questo che ritenevo doveroso anche in termini di lealtà in quest'Aula ribadire che a mio giudizio è necessario continuare su una strada, mi rendo con conto, non condivisa, che premi gli italiani, e quegli immigrati, quelle persone che non sono nate in Italia che vogliono avere la casa popolare o un accesso ugualmente agli italiani devono prendere la cittadinanza per condividere quel patto sociale fondativo che evidentemente oggi non intendono condividere se non hanno avanzato quell'istanza.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bignami.

Ha chiesto di parlare il consigliere Daniele Marchetti. Ne ha facoltà.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. Intervengo dal momento che insieme ai miei colleghi di gruppo della Lega Nord abbiamo presentato un ordine del giorno da abbinare alla discussione odierna sui requisiti per l'accesso agli alloggi ERP, un ordine del giorno che intende affrontare il problema delle occupazioni abusive, un tema che è stato affrontato più volte da diversi consiglieri quest'oggi.

Le occupazioni abusive sono un fenomeno che sta crescendo incredibilmente sul nostro territorio e sta interessando in particolar modo soprattutto il territorio bolognese. Ogni giorno, infatti, leggiamo di notizie che riguardano occupazioni che tante volte riguardano anche immobili pubblici, tra cui anche alloggi ERP. Proprio per questo, data la sua attualità e urgenza, intendiamo affrontare questo problema che molte volte viene in un certo senso un po' trascurato, se non spalleggiato e giustificato da alcune istituzioni che molte volte vanno a braccetto con certi centri sociali che, alla luce dei loro comportamenti, andrebbero chiusi.

Comunque, detto questo, partiamo dal presupposto che occupare un immobile abusivamente è un reato; poi si possono dare tutte le attenuanti che si vogliono, ma rimane comunque un reato. Anche la legge regionale n. 24/2001 dice che non si può assegnare un alloggio ERP a chi ha occupato o occupa un alloggio e non si può assegnare per dieci anni, per cui anche con la nostra legislazione regionale andiamo ad attribuire una certa gravità a queste azioni. Per evitare, dunque, che un alloggio ERP venga assegnato ad una persona che ha occupato o occupa abusivamente un alloggio, di logica bisognerà conoscere l'identità di questi soggetti, andrà fatta una denuncia e quindi, di conseguenza, si andrà a conoscere anche quale sia la situazione generale degli alloggi occupati abusivamente.

Purtroppo, in seguito ad un mio accesso agli atti, ho appreso che questo dato degli alloggi occupati abusivamente non è tra i dati in possesso del nostro Osservatorio regionale per l'edilizia residenziale pubblica e questo perché, da quello che mi è stato risposto, i Comuni non forniscono questi dati dal momento che ritengono questa una situazione temporanea e quindi non quantificabile. Io però sono pienamente convinto che nel momento in cui uno occupa abusivamente un alloggio non dica "rimango due settimane poi vado via, scusate il disturbo"; se poi ce la vogliamo raccontare, ce la possiamo raccontare, ma sappiamo benissimo tutti che la realtà dei fatti non è assolutamente questa.

Il fatto di non conoscere questo fenomeno a mio avviso è gravissimo perché è la dimostrazione che le istituzioni hanno perso il controllo sul patrimonio immobiliare pubblico. Dobbiamo, dunque, riprendere in mano la situazione e l'intento di questo ordine del giorno è proprio questo. Il primo passo, dunque, dovrà essere per forza quello di iniziare a raccogliere i dati in collaborazione con i Comuni, con ACER e anche con quegli inquilini che segnalano determinate situazioni illecite. Il modo, comunque, se si vuole, lo si trova. Ovviamente non si avrà una situazione aggiornata minuto per minuto perché mi rendo conto che si dovranno tirare le somme di tutti i dati che vengono raccolti, di tutte le segnalazioni che pervengono dai Comuni e da ACER, ma perlomeno si avrà un dato indicativo che ci mostra la grandezza di questo fenomeno, perché ricordiamoci che per risolvere un problema lo si deve perlomeno conoscere, altrimenti stiamo parlando di niente.

Vi leggo l'impegno che cerchiamo di dare alla Giunta con questo nostro ordine del giorno: "Impegna la Giunta regionale ad attivarsi, ai sensi dell'articolo 16, comma 1, lettera e), della legge regionale n. 24" – qui c'era un errore, ma l'ho segnalato alla Presidenza – "della legge regionale n. 24/2001, presso ACER e i Comuni interessati al fine di verificare e monitorare la situazione e il numero degli alloggi ERP occupati abusivamente sul territorio regionale". Grazie.

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Daniele Marchetti.

Ha chiesto di parlare il consigliere Taruffi. Ne ha facoltà.

 

TARUFFI: Grazie, Presidente. Il tema ovviamente è molto importante e quindi merita la giusta attenzione e il dibattito che c'è stato in Commissione e anche stamattina ne dà conto. Io devo dire che ho sentito molte cose sia in Commissione, sia stamattina e ho anche letto nei giorni scorsi dichiarazioni abbastanza sorprendenti, in particolare da parte di alcuni colleghi della Lega Nord e del consigliere capogruppo della Lega Fabbri, che ha dipinto il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà in vario modo parlando di "sinistra oscurantista", "talebani", "visione medievale". Evidentemente rispetto alla visione medievale nessuno meglio dei consiglieri della Lega Nord possono attribuire patenti vista la conoscenza che dimostrano di avere in tutte le loro fasi di quel periodo storico, evidentemente dal quale bisognerebbe anche che si emancipassero un pochettino.

Detto questo per onere di cronaca e per chiarezza, sul provvedimento che siamo chiamati a votare in Aula nel suo insieme – quindi come provvedimento va valutato complessivamente, il giudizio finale va dato sul provvedimento complessivo e non solo su un aspetto o su un altro – è un provvedimento che contiene anche aspetti positivi, o meglio, indica una strada che riteniamo per alcuni aspetti positivi, come il tentativo di rendere più efficace il turnover sull'assegnazione degli alloggi perché oggi abbiamo una situazione bloccata, che conosciamo. Annualmente solo una piccola percentuale di alloggi viene messa nella disponibilità di chi è nelle liste, quindi questo è un tema sul quale bisogna intervenire e credo che il provvedimento, laddove indica una modifica sulle soglie economiche di accesso e di permanenza, vada nella direzione giusta. Anche se, e qui apro una parentesi che non è comunque dal nostro punto di vista indifferente, la scelta dell'applicazione dei nuovi criteri ISEE apre uno scenario il cui esito finale non è chiaro e non può essere chiaro in mancanza dei dati, quindi rischiamo, diciamo così, di avere delle sorprese non necessariamente positive o comunque dei risultati che non siamo oggi in grado di predefinire e questo è un aspetto che dobbiamo tenere in debito conto.

Ovviamente la possibilità di applicare soglie economiche diverse, cioè il 20 o il 60 per cento rispetto alla soglia di ingresso, viene attribuita ai Comuni, che quindi nei propri regolamenti potranno inserire questa soglia dal 20 al 60 per cento in più rispetto alla soglia di accesso per mantenere il diritto all'alloggio. Quindi si dà mandato ai Comuni, in sostanza la legge dice: "queste sono le soglie; amministrazioni comunali, applicatele a vostra discrezione all'interno di un range" che è quello che dicevo prima. Quindi si attribuisce, come è giusto che sia, una responsabilità significativa alle amministrazioni comunali, che, attraverso degli strumenti (le Aziende delle case popolari eccetera), sono i soggetti che costruiscono l'offerta concreta di case popolari con i piani di costruzione eccetera. Quindi hanno anche, nei loro regolamenti, ovviamente delle responsabilità, che è cosa giusta anche in nome di quel federalismo che spesso viene sbandierato. Spesso si parla di federalismo "un tanto al chilo", in questo caso è evidente che con le autonomie locali, con i Comuni che stabiliscono con propri regolamenti determinate soglie di accesso, si va in quella direzione, esattamente come è responsabilità degli enti locali e delle amministrazioni comunali la realizzazione dei piani per la costruzione di alloggi popolari.

Dico questo perché individuare il soggetto esecutore e che ha la responsabilità è importante, specie se si vuole affrontare una discussione non esclusivamente sostanzialista, perché ricordo a tutti, ogni tanto è bene fare memoria sulle cose, che, come diceva giustamente qualche tempo fa il consigliere Calvano in un'Assemblea di qualche tempo fa, noi siamo il legislatore, siamo il legislatore regionale, quindi abbiamo come dovere istituzionale quello di tradurre in leggi dei principi, perché questo è la legge, non è altro. Allora affrontare un passaggio come questo con la traduzione in legge di principi esclusivamente da un punto di vista sostanzialista vuol dire non aver capito bene qual è la nostra funzione.

Traduco per chiarezza esplicita e passo all'aspetto del provvedimento che invece non condividiamo né dal punto di vista del merito, né dal punto di vista del metodo, né dal punto di vista del principio, vale a dire l'introduzione della soglia, nei requisiti di accesso, dei tre anni di residenza. Qualcuno dice che non cambia nulla perché tanto molti Comuni hanno già nei propri regolamenti questo criterio, comunque per avere un alloggio ci vuole un certo numero di tempo, quindi alla fine non è un aspetto così significativo quello dell'introduzione dei tre anni di residenza. Qualcuno che è a favore di questo provvedimento, per giustificarlo dice così.

Io penso invece che proprio qui ci sia una caduta che non può non essere sottolineata per alcuni semplici motivi. Il primo è il fatto che le amministrazioni comunali, così come possono stabilire i requisiti di accesso economici in base ad una soglia definita, possano affidare, all'interno del proprio regolamento, un punteggio alla residenzialità storica. È una scelta delle autonomie locali che ovviamente tiene conto di una serie di aspetti, per cui l'amministrazione comunale assegna un punteggio alla residenzialità, assegna un punteggio chiaramente al dato economico, assegna un punteggio alle eventuali sofferenze sociali eccetera. L'insieme di questi parametri stabilisce il punteggio finale in base al quale viene assegnato l'alloggio. Questo è un processo. Stabilire invece per legge che per fare la domanda è necessario avere tre anni di residenza in questa Regione significa mettere una precondizione che innanzitutto vincola tutte le amministrazioni comunali a questa dinamica. In secondo luogo, un conto sono parametri che si compensano e che si miscelano, un conto è stabilire un parametro che vale prima di tutti gli altri, e qui c'è la caduta dal punto di vista, secondo noi, del principio. Ecco perché la discussione non è sostanzialista ma è di principio, perché a questo punto stiamo dicendo che c'è, a parità di condizioni economiche, una precondizione, che è quella della residenza storica, che prevale su tutte le altre e questo dal nostro punto di vista non è condivisibile perché segna, appunto, una caduta, un aspetto che non può passare così. Addirittura non solo a parità, ma se c'è un nucleo familiare, un richiedente che ha una condizione economica peggiore di qualcun altro, però è qui da meno tempo, non ha diritto nemmeno di fare la domanda, non di ricevere la casa, ma nemmeno di fare la domanda.

Questi sono aspetti che evidentemente non sono per noi assolutamente condivisibili, posto anche che, visto che il consigliere Bignami cita numeri, l'80 per cento degli alloggi di edilizia residenziale pubblica in Emilia-Romagna è assegnato a cittadini italiani, come ha sottolineato con calore il consigliere Bignami, che ovviamente ha una visione totalmente diversa dalla nostra, completamente opposta, perché in una Repubblica democratica e solidale c'è un requisito che viene prima di tutti gli altri, cioè il fatto che, di fronte ad un'esigenza sociale, vi è qualcosa che viene prima di tutto, mi riferisco alla solidarietà in questi termini, che non è solo solidarietà nei confronti di chi viene da lontano, stranieri o italiani che siano, ma nei confronti di persone, di cittadini, di essere umani. Lo dico perché ho l’impressione che ogni tanto tendiamo a dimenticare che stiamo parlando di questo.

A mio avviso, siccome gli ospedali, le scuole, i servizi sociali come quello di cui stiamo parlando, è vero, sono stati costruiti da coloro che ci hanno preceduto, ma l’hanno fatto grazie ad uno strumento che si chiama tassazione, fiscalità, cioè pagando le tasse, circostanza che sinceramente, ogni tanto, è giusto ricordare, perché non è che gli ospedali …

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere, la invito ad avviarsi a conclusione. Prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente, mi avvio subito a conclusione.

Dicevo che gli ospedali, le scuole, eccetera, non sono stati costruiti da tutti, ma da quei cittadini che hanno pagato le tasse, soprattutto da quelle fasce di cittadini che non hanno la possibilità di evaderle, ché ogni tanto è giusto anche dire questo, visto che il consigliere Bignami ci ricorda diritti, doveri e quant’altro. Ricordiamo che anche pagare le tasse è un dovere, perché le tasse servono a finanziare i servizi sociali. Per quanto riguarda il pagamento delle tasse, bisogna dire che i lavoratori dipendenti, italiani e stranieri, presenti in questo Paese, le tasse le pagano, perché non possono non pagarle, bianchi, rossi, neri, gialli, blu, tutti. Ecco, forse dovremmo ricordare anche questo.

Mi avvio davvero a conclusione facendo un'ultima considerazione: le liste d'attesa si tagliano non tagliando o limitando le persone, ma aumentando l'offerta. Da questo punto di vista, c'è molto da lavorare. Condivido le parole pronunciate dal consigliere Paruolo su Acer, sugli strumenti come Acer Manutenzioni Spa, sulla necessità di non ripetere esperienze come quella, e di modificare l’Azienda Case Emilia-Romagna, a partire dall'esperienza che conosco meglio, ossia da quella di Bologna, perché così facendo si possono risparmiare ed investire meglio le risorse, si può dare una risposta alle tante problematiche sociali in essere. Infatti, le occupazioni segnalano ovviamente un problema sociale, e alle occupazioni non si può rispondere solo dicendo che sono illegali. Le istituzioni pubbliche devono mettere in campo delle risposte, andando nella direzione di riqualificare il patrimonio, perché bisogna andare nella direzione di aumentare l'offerta, non di limitare la domanda, che è una concezione che forse ha qualche difficoltà di comprensione con la democrazia.

Con tutto quanto suesposto credo di avere motivato le nostre perplessità, ed anche le critiche, su questo provvedimento, che, però, alla fine, valuteremo complessivamente, tenendo conto che sono stati presentati degli emendamenti ai quali guardiamo con estremo favore, a partire da quello del consigliere Alleva, che chiede di togliere quella che consideriamo una precondizione complessiva, che è l'introduzione del criterio dei tre anni di residenza. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Taruffi.

Ha chiesto di intervenire la consigliera Rontini. Ne ha facoltà.

 

RONTINI: Grazie, presidente.

Con riferimento a quanto detto dal consigliere Foti circa l'opportunità e la necessità di ritornare in commissione, dopo la seduta della volta scorsa, vorrei fare subito una precisazione sul metodo.

Ebbene, il collega ha sicuramente dimostrato di conoscere il Regolamento meglio di me, ma se non ho sbagliato ad interpretarlo, nel momento in cui la III commissione, in data 14 maggio, si è espressa con un parere su questo provvedimento, essa ha espletato la fase referente, quindi non era più titolare del provvedimento. Eventualmente, sarebbe spettato alla Conferenza dei Capigruppo, di cui anche il collega Foti fa parte, o all'Assemblea riassegnarlo alla commissione, ma questo non è avvenuto. Quindi noi non ne abbiamo ridiscusso in commissione, né audito soggetti esterni.

 

(interruzione del consigliere Foti)

 

Se qualcuno lo chiede, ma dal nostro punto di vista vi abbiamo dedicato due sedute di commissione, vi è stata una bella discussione, peraltro una abbastanza distante dall'altra, circostanza che quindi ci ha dato la possibilità di dare corso alla discussione, che sta continuando oggi.

Inoltre vorrei velocemente – poi lo farà sicuramente meglio di me la vicepresidente Gualmini –provare a mettere in luce alcuni dei provvedimenti contenuti in questa delibera, perché nella discussione di questa mattina ci siamo concentrati molto sull’introduzione del criterio dell'anzianità di residenza, senza mettere a fuoco altre norme contenute nella delibera, che, a nostro avviso, migliorano l'accesso e la permanenza negli alloggi ERP, che non consideriamo un vitalizio – termine utilizzato prima di me dalla vicepresidente –, cioè un alloggio che si tramanda da padre in figlio e dal quale spesso non si esce più. Li consideriamo piuttosto una misura assistenziale temporanea a favore delle persone maggiormente in difficoltà, e non un diritto acquisito per sempre.

Contemporaneamente, abbiamo – e lo vedremo subito dopo nell'oggetto che abbiamo presentato – messo insieme un piano pluriennale di politiche abitative, per rafforzare alcune misure in risposta al tema dell'emergenza casa, di cui molti di voi hanno parlato negli interventi precedenti, divenuta tale a causa della crisi economica che da anni colpisce anche la nostra regione, dove, ahimè, abbiamo iniziato a familiarizzare, inserendolo nel nostro vocabolario, con la parola “disoccupazione”, termine che non conoscevamo fino ad otto, nove anni fa. Infatti, in passato si trattava solo di scegliere quale lavoro fare.

La crisi ha portato all'impoverimento delle nostre famiglie, alla perdita di potere d'acquisto delle stesse, rendendo l'emergenza abitativa una delle questioni più importanti dal punto di vista del disagio sociale. Tutto questo in un paese, l'Italia, in cui da anni – per completezza bisogna dire anche questo – non vengono erogati finanziamenti pubblici per la casa. I governi che si sono susseguiti hanno messo in campo politiche inadeguate a favore del diritto alla casa, portando diversi fondi all'azzeramento. In alcuni casi la nostra regione ha supplito, come vedremo in seguito.

Dicevo che in questo provvedimento vi sono alcuni punti importanti, uno dei quali è la semplificazione, principio che ci è sempre stato molto caro. Abbiamo abolito l'ISEE e abbiamo mantenuto l’ISEE quale unico parametro di riferimento, in quanto meglio fotografa la condizione economica delle nostre famiglie. Non sono ancora disponibili simulazioni, visto che la normativa nazionale è cambiata da poco, ed è anche per questo che rimandiamo ad un successivo provvedimento a carico della Giunta la scelta puntuale di quei criteri di rotazione, di cui si parlava prima (il 20 e il 60 per cento), una volta che avremo dati più chiari su cui basarci.

Con riferimento alla percentuali citate poc’anzi dai colleghi, posto che a volte le percentuali possono trarre in inganno, si è parlato del 5 per cento di rotazione, tenendo il 20 per cento come forbice, ebbene, il 5 per cento significa comunque passare da una rotazione di 101 alloggi ad una di 2792 alloggi. Sono numeri che descrivono chiaramente un cambiamento significativo.

Per quanto riguarda il tema della legalità, a noi sicuramente caro, vogliamo che vi siano dei controlli assolutamente severi, fino a far perdere l'assegnazione a chi sgarra, a chi fa dichiarazioni non veritiere. In tal senso, abbiamo rafforzato le verifiche sulla proprietà, esplicitando che il richiedente non deve avere una quota superiore al 50 per cento su un diritto reale, a meno che non sia su un edificio inagibile, chiaramente. La ratio consiste, quindi, proprio nel verificare l'effettiva indisponibilità di un alloggio, semplificando per il resto la normativa. Il richiedente non deve neanche aver riscattato o acquisito in passato un alloggio ERP, a meno che lo stesso non sia diventato inagibile, né deve essere stato destinatario di finanziamenti pubblici per realizzare o acquistare altri alloggi.

Infine abbiamo cercato di rendere più equo il canone di affitto, che dovrà basarsi su due parametri: la grandezza dell'alloggio e le condizioni economiche del nucleo affittuario, avendo a riferimento gli accordi territoriali stipulati fra le rappresentanze di inquilini e proprietari, e naturalmente fatta salva una fascia di protezione legata al maggiore disagio.

Per quanto riguarda il criterio dei tre anni, io ritengo che l'inserimento del criterio dell'anzianità di residenza pari a tre anni sia ragionevole in una società che cambia. Si tratta di un criterio assunto anche da altre amministrazioni di centro-sinistra, che tiene conto di un minimo di radicamento nelle nostre comunità. Lo abbiamo inserito avendo ascoltato i territori. Il nostro gruppo assembleare mai come questa volta è composto da sindaci, cioè da persone che hanno amministrato le loro città e che quindi conoscono bene il tema della domanda di case. D'altra parte, vi era anche la necessità, pur lasciando una quota di autonomia, di razionalizzare i tanti, diversi regolamenti comunali, inserendo il tutto all'interno di una cornice definita dalla regione, ché è anche questo, a mio avviso, il nostro compito di legislatori regionali. Anch'io mi sono chiesta se sia forse più equo fare domanda per entrare in graduatoria, senza però avere mai la possibilità di scalarla. Io penso di no, noi pensiamo di no.

Naturalmente, ci tengo a specificare, come ho già fatto in commissione, che questo vale per il servizio di risposta alla richiesta di casa, ma non per tutti gli altri servizi, educativi, scolastici, assistenziali, per i quali il criterio dell'anzianità non vale.

Ho cercato molto velocemente – forse non ho fatto un ragionamento abbastanza lineare, anche a causa della bella discussione di questa mattina, e me ne scuso – di rappresentare come, a mio avviso, questa delibera rafforzi dei principi molto radicati nella nostra comunità, nel nostro modo di amministrarla, mi riferisco all'equità, alla giustizia sociale e al buonsenso. In tal senso, penso che bene abbia fatto la vicepresidente Gualmini e la Giunta guidata dal presidente Bonaccini a portare oggi in discussione questa delibera, che avrà il nostro voto favorevole. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Rontini.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Foti, al quale però faccio presente che, in sede di discussione generale, aveva esaurito il proprio tempo…

 

(interruzione del consigliere Foti)

 

PRESIDENTE (Soncini): Va bene, ne ha facoltà.

 

FOTI: …ai sensi dell'articolo 95, comma 2, del Regolamento. Presidente, dato che la consigliera Rontini ha fatto un'affermazione importante, intervengo per dire che non potevamo chiedere il rinvio in commissione se non in questo momento, perché solo dopo la discussione generale, momento in cui termina la presentazione degli emendamenti, si può chiedere che l'esame degli stessi sia ricondotto alla commissione. Pertanto, chiedo che gli emendamenti siano ricondotti in commissione e che la stessa valuti se riaprire la sede referente. Tanto a termine di Regolamento. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Foti.

La richiesta di rinvio in commissione, testé avanzata dal consigliere Foti, sarà discussa immediatamente dopo l'intervento in chiusura di dibattito della vicepresidente Gualmini.

Pertanto, do la parola in chiusura di dibattito generale alla vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini. Prego.

 

GUALMINI, assessore: Grazie, presidente.

Innanzitutto, vi ringrazio molto, perché ho trovato questo dibattito molto appassionato, ma nello stesso tempo molto civile nei toni e capace di entrare nel merito. Oggi, ci accingiamo (auspicabilmente) ad approvare un atto molto complesso, molto corposo, che non è riducibile al solo tema della residenza storica, ma che include altri meccanismi ed altre novità.

Ci tengo a dire che quest’atto è stato presentato – pensate – il 23 febbraio scorso, nell’ambito di un tavolo di concertazione istituito, quale primissimo atto, dalla nostra Giunta. Intorno a questo documento si è lavorato molto, si sono chiesti i pareri a tutti i partecipanti, enti locali, sindacati, associazione dei costruttori, e si è promosso un dibattito interessante. Sennonché, che cosa è successo? È successo che in una commissione consiliare è stato apportato un emendamento, sul quale, ovviamente, i tempi erano un po' più ristretti, c'era meno tempo per poter dare luogo ad una larga discussione. Ma ci tengo a dire che le commissioni consiliari non sono degli organi di mera ratifica, non sono figlie di un dio minore, non sono organi cerimoniali, così come peraltro non lo è questa Assemblea. Una commissione ha tutti i diritti di discutere e presentare emendamenti, ché altrimenti negheremmo la capacità di rappresentanza dei nostri consiglieri. Ma sul metodo tornerò, perché se si poteva ascoltare di più, noi siamo disponibili a farlo in futuro senza alcun problema.

Vorrei partire dal criterio della residenzialità storica, per poi passare alle altre novità. È un cambiamento così pericoloso? Addirittura discriminatorio? Rivoluzionario? È un cambiamento assolutamente ragionevole. E noi difendiamo con orgoglio questo cambiamento, non giochiamo in difesa. È un cambiamento ragionevole per almeno sei motivi, è ragionevole sei volte tanto.

Perché è un cambiamento ragionevole? In primo luogo, perché ci consente, come alcuni consiglieri hanno anticipato, di armonizzare la nostra legislazione regionale almeno a quella delle regioni vicine. Ma possiamo pensare, con la Lombardia da una parte, e la Toscana del governatore Rossi dall'altra, con i cinque anni di residenza, di rimanere schiacciati dentro con una residenza pari a zero? Non è una gara a chi è più respingente, sia molto chiaro. Semplicemente si tratta di prendere atto che non ci può essere un aggravio di eventuali flussi di persone che – peraltro giustamente – vanno anche a cercare servizi con delle aspettative nelle regioni più aperte. Non possiamo avere un aggravio superiore, se tutte le regioni si stanno armonizzando. E tutte le regioni lo stanno facendo: il Piemonte con i tre anni, il Friuli-Venezia Giulia, alla fine, con due, le altre regioni ci stanno arrivando.

Si pone anche il tema dell’equa distribuzione dei servizi e dell'offerta di welfare, con riferimento al quale mi sento ripetere tutti i giorni che ognuno deve fare la propria parte. Certamente, anche la nostra è una regione aperta, ma ovviamente con dei limiti che, in questo caso, si omogeneizzano rispetto alle regioni vicine. Ma è un cambiamento ragionevole anche e soprattutto perché l'idea di un radicamento medio-lungo in una comunità territoriale, l'idea di un'appartenenza che offra qualche garanzia di stabilità ha un senso rispetto ad un bene che ha caratteristiche di durata e di godimento duraturo come l'abitazione. Oggi, è pensabile che una persona arrivi e il giorno dopo abbia la casa popolare? Tenderei a dire di no. Che quindi dal punto di vista del radicamento sul territorio ci possa essere un momento – appunto – di insediamento non è sconvolgente, posto che – e questo lo sottolineo quattro volte – su tutto il resto i soggetti vengono presi in carica. Non si tratta di negare la scuola, l'assistenza sociale, la sanità, né l'emergenza (lo dirò fra poco). Infatti, se qualcuno bussa alle nostre porte, se un minore sta male, a noi non interesse di che colore ha la pelle, da dove viene, come sta, noi lo curiamo immediatamente e gli diamo anche l'acqua, anche se occupa un'abitazione. Su tutto il resto, quindi, la presa in carico avviene. Ma è ragionevole pensare che, rispetto ad un godimento duraturo, ci siano delle differenze.

Altro tema: perché è un cambiamento ragionevole? Perché non intacca minimamente la questione dell'emergenza abitativa. Non possiamo continuare a raccontare queste “balle”, lo dico a tutti, a coloro che si trovano in quest’aula e a coloro che stanno fuori. Magari l’ERP potesse dare risposta a tutti coloro che ne hanno bisogno. Ma se nella nostra regione abbiamo 35 mila nuclei in attesa, 17 mila a Bologna, 5 o 6 mila un po’ in tutte le città, che cosa raccontiamo alla persona che vive per strada e che ha bisogno subito, giustamente? Mettiti in fila dopo i 35 mila? Ma stiamo scherzando? Lo vogliamo prendere in giro? Noi non ci nascondiamo dietro un dito, e ci impegniamo – e lo faremo durante questa legislatura – a trovare un canale separato per l'emergenza abitativa, che riconosciamo essere un allarme sociale straordinario, ché non abbiamo il prosciutto sugli occhi, con altri canali, altri fondi, come peraltro alcuni comuni stanno già facendo, vedi il Comune di Bologna, e diamo all’ERP delle caratteristiche di maggiore funzionalità e di maggiore efficacia. La nostra sfida è: proviamo a sbloccare qualche meccanismo in entrata e qualche meccanismo in uscita, per migliorare l'efficacia generale di questo sistema, che da 15 anni diciamo tutti che non funziona.

Ma è ancora un cambiamento ragionevole perché i comuni hanno già la residenza storica nei loro regolamenti. Dunque non mi si può dire che questa è una rivoluzione. Certo, tutti entrano in graduatoria, e poi sono discriminati nell'ambito della stessa. Parliamo di otto, dieci anni, quindici anni, venti anni di residenza storica: Reggio, Ravenna, Ferrara, Piacenza. Ebbene, che cos'è veramente più giusto? Fare entrare tutti in graduatoria e poi lasciare le persone a mollo, perché comunque poi la discriminazione avviene all'interno? Noi vogliamo essere trasparenti, entrare nel merito e dire: “Guarda, il meccanismo regge se funziona in questo modo, e magari ti assicuro un po’ più di velocità”. Io mi sono sentita dire: “Noi facciamo integrazione perché li facciamo iscrivere ad una graduatoria”. Ma stiamo scherzando? Se noi facciamo integrazione, con gli stranieri o con chiunque, solo perché queste persone si iscrivono, scrivono un foglietto, per poi stare lì vent'anni, allora vuol dire che noi abbiamo fallito, perché quella non è integrazione, quello è un miraggio di tipo burocratico.

Ma è ancora un cambiamento ragionevole perché vale per tutti. Ebbene, sì, i tre anni continuativi, certamente non retroattivi, su base regionale, valgono per tutti allo stesso modo.

Infine, il cambiamento è ragionevole perché siamo entrati nel merito, perché a bisogni complessi bisogna rispondere con soluzioni complesse, che talvolta mettono anche a repentaglio delle convinzioni profonde. Io capisco le sfumature tra di noi, capisco le differenze, ma se la politica non entra nel merito, nei numeri, nelle cose che vanno e che non vanno, perde. Ed ecco perché – proprio perché siamo entrati nel merito – abbiamo aggiunto il tema della rotazione delle case popolari.

Io ho apprezzato moltissimo la risoluzione presentata il 20 gennaio, quando ancora l'Assemblea non si era insediata, dal Movimento 5 Stelle, sulla rotazione nell’ERP. Era un documento perfetto, molto ben fatto, coglieva nel segno, come chiunque poi realizza venendo da fuori e cercando di capire che cosa non funziona. Penso che sia stata sottoscritta, se non erro, da Forza Italia. Così come ho apprezzato che una forza come la Lega Nord, dai 10 anni, abbia presentato un subemendamento a 5 anni, che tutto sommato è quello della Toscana, che non mi sembra essere una regione governata da leghisti. Perché se si entra nel merito, si vede che ci sono delle cose che si possono fare.

Sia chiaro, sulla rotazione c’è da non dormirci la notte. Infatti, secondo i parametri attuali, se le cose rimanessero così, noi abbiamo un tasso di rotazione pari allo 0,2, che diventa lo 0,3 a Bologna e a Modena, che diventa lo 0,17 a Rimini, e lo 0,25 da altre parti. Ma vi invito ad andare a vedere i numeri assoluti: una casa a Rimini, 3 a Reggio Emilia, che non vuol dire che ne diamo via solo 3, ma noi ci affidiamo, per far ruotare un po' di più, in alcuni comuni sono un pochino di più quelle che effettivamente ruotano, alle scelte straordinarie, sempre molto rare, di persone che liberamente decidono di lasciare, magari perché si spostano per lavoro. Significa che noi, per fare minimamente funzionare il sistema, molto poco e male, ci affidiamo alla straordinarietà, perché l'ordinarietà ci fa capire che il sistema è immobile, fermo, non si muove.

Come dicevo, quello “zero virgola” non ci deve far dormire la notte, perché? Perché la casa popolare non è una regalia, non è una regalia a vita, non si tramanda ai figli. Personalmente sono clintoniana nel mio essere. Nel ’92 Clinton diceva che il welfare state non è uno stile di vita: “it’s not a way of life, è una seconda opportunità, è una seconda chance”, ed io sono d’accordo. Se noi pensiamo che si possa vivere di welfare state, noi compiamo la più grossa delle ingiustizie e delle iniquità. Se tu hai il welfare per tutta la vita, vuol dire che la comunità in cui vivi non è equa, né giusta, né corretta. Perché? Perché là dietro c'è un mondo che cambia. C'è questo piccolo problema: ci sono migliaia di famiglie che guadagnano poco e niente, perché la crisi ha impoverito tutti; ci sono giovani che non riescono a fare figli e a metter su famiglia, né ad accedere ad un’abitazione; ci sono donne che hanno uno stipendio medio che non arriva neanche ai 1000 euro; per non parlare dei precari che entrano nel mondo del lavoro con stipendi da 7-800 euro. A tutti costoro che cosa diciamo, a fronte di chi rimane a vita nelle case popolari? Questa contraddizione stridente non può stare in piedi, perché è il massimo dell'ingiustizia, ma soprattutto del fallimento del compito dell’istituzione pubblica.

Pertanto, la rotazione serve per andare incontro al mondo che è cambiato e per provare a far sì che la politica arrivi un po' prima e non sempre dopo. Non possiamo arrivare dopo, quando leggiamo che le famiglie non riescono a mandare i propri figli dal dentista; quando leggiamo che una famiglia crolla se deve pagare una settimana di ferie; quando leggiamo che alcune famiglie fanno fatica a procurarsi pasti proteici per i propri figli. Non possiamo sempre arrivare dopo, sempre inseguire; proviamo a cambiare con il buonsenso e a scardinare dei meccanismi che sinora non hanno funzionato.

Ancora, dopo l'uscita, il nuovo ISEE, che è una misura di equità, di maggiore equità, perché contempera il patrimonio immobiliare, mobiliare, e i trasferimenti della Pubblica Amministrazione. Cercheremo di agire secondo buonsenso, ovviamente, nella definizione del valore dentro alla forchetta.

I meccanismi più semplificati di calcolo del canone, relativi solo a due indicatori: la condizione dell'alloggio e la condizione di reddito dell'individuo. Ancora: il canone minimo, legato ai costi di gestione dell'immobile. Tutti cambiamenti che fanno di questo atto un provvedimento davvero complesso e per certi versi innovativo.

Concludo riprendendo il tema del metodo. Potevamo fare meglio? Ci è stato detto: “Avete discusso poco”. Francamente, questa giunta negli ultimi cinque mesi ha lavorato a ritmi piuttosto vorticosi: abbiamo approvato un bilancio, una legge di riordino, investimenti sulle attività produttive, iniziative molto importanti. Nel mio piccolo, più soldi al servizio civile, misura questa mai andata sui giornali, nessuno se n’è minimamente interessato, ma stiamo al gioco e capiamo anche perché; più soldi all'adolescenza, mai andata sul giornale neanche per questo. Insomma, abbiamo fatto molte cose.

Il ritmo è stato concitato perché avvertiamo la necessità di decidere, e perché non si può concertare su qualsiasi cosa, non possiamo concertare sulle virgole, i due punti e i punti e virgola, ad un certo punto si prende una decisione e non si torna indietro, perché quella decisione, anche se fa erigere qualche barriera, anche se magari può dare fastidio a qualcuno, è frutto di una maggioranza. Allora si va avanti con lealtà. Perché là fuori le divisioni, dopo che una decisione è stata presa, i teatrini del dopo – ve lo assicuro – sono sempre più mal tollerati e davvero non accettati. Dunque, faremo meglio, ci impegneremo a discutere di più, a patto però che si possa finalmente partire.

Concludo dicendo che, secondo me, questo è il classico caso di un atto che finalmente, anche con un po' di coraggio, mette la vita delle persone, così com'è oggi, dentro a queste scelte di politica pubblica, al posto di tutelare sempre quelli che ci sono già. Noi proviamo a rovesciare, a scardinare alcune logiche. Ci riusciremo? Non ci riusciremo? Ci proviamo, ma ci interessa tirare dentro la vita quotidiana di coloro che fanno più fatica e che là fuori hanno più bisogno.

Inoltre, come diceva qualcuno, ci sono molti modi per arrivare a realizzare degli obiettivi, sicuramente il modo migliore è partire. Mi sento di dire che noi oggi, soprattutto se lo faremo tutti insieme, siamo effettivamente partiti. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, vicepresidente Gualmini.

Comunico che su questo oggetto sono pervenute quindici proposte di emendamento: tre a firma dei consiglieri Fabbri, Bargi, Delmonte, Marchetti Daniele, Rancan, Pettazzoni, Liverani e Pompignoli; due a firma dei consiglieri Fabbri, Bargi, Rainieri, Delmonte, Marchetti Daniele, Rancan , Pettazzoni, Liverani e Pompignoli; una a firma del consigliere Fabbri; una a firma del consigliere Alleva; una a firma dei consiglieri Sensoli, Bertani, Piccinini e Sassi; una a firma del consigliere Bargi; cinque a firma dei consiglieri Rontini e Caliandro; una a firma dei consiglieri Sensoli, Gibertoni, Sassi, Bertani e Piccinini.

Procediamo ora con l’esame della proposta avanzata dal consigliere Foti, che ha fatto richiesta di rinvio degli emendamenti in commissione. Possono parlare un oratore a favore e un oratore contro, per non più di tre minuti.

Ha chiesto di intervenire la consigliera Rontini. Ne ha facoltà.

 

RONTINI: Grazie, presidente.

Ho chiesto io di intervenire contro perché capisco la richiesta del collega Foti, anche perché forse con l'incipit del mio intervento l’ho anche stuzzicato.

Dopodiché, per quanto riguarda il tema della velocità e della necessità di partire, mi sembra che si sia spiegata molto bene la vicepresidente. D'altro canto, molti di questi emendamenti, che il collega Foti chiede di riportare in commissione, sono gli stessi che in commissione avevamo già bocciato e che loro hanno riportato oggi in aula. Quindi mi piacerebbe capire, con questo meccanismo, quante volte potremmo andare avanti. Pertanto, penso che quest'ulteriore passaggio non sia necessario. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Rontini.

Chiedo se vi è un intervento a favore.

Se nessun consigliere chiede di parlare metto in votazione, per alzata di mano, il rinvio in commissione richiesto dal consigliere Foti.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): La proposta è respinta.

Procediamo ora con il dibattito generale sul complesso degli emendamenti.

Ha chiesto di intervenire la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Grazie, presidente.

Io parlerò nello specifico del nostro emendamento. Come avevo anticipato nel mio precedente intervento, lo scopo di quest’emendamento è di allargare la base della domanda, affinché si possano evitare gli equivoci. Infatti, come ha detto l'assessore, si sta cercando di uniformare alle linee di altre regioni il discorso della residenza da un certo periodo di tempo, al fine di evitare che vi siano degli abusi da quel punto di vista, perché è vero che dobbiamo tutelare chi ha delle necessità, ma è anche vero che dobbiamo evitare che si creino delle situazioni opportunistiche.

Con il nostro emendamento chiediamo che venga inserita l'attività lavorativa dicendo: “o abbia stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi dell'ambito territoriale da almeno tre anni”. Perché? Perché, viceversa, vogliamo evitare che una persona che magari ha la residenza – faccio un esempio – a Piacenza, ma è realtà si trova su un altro territorio da più anni, quindi svolga la propria vita normalmente in un altro territorio, si veda preclusa la possibilità di presentare domanda. Questa norma è per fare in modo che le persone veramente bisognose che si trovano in un determinato territorio abbiano la possibilità di presentare la domanda. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Sensoli.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Bargi. Ne ha facoltà.

 

BARGI: Grazie, presidente.

Per quanto riguarda la proposta di rinvio, devo dire che ci siamo astenuti perché, a nostro avviso, è vero che abbiamo una certa mole di emendamenti, ma è anche vero che siamo quasi sicuri che, tornando in commissione, prenderemmo gli stessi voti che prenderemo oggi, per poi dover ritornare in aula, riproporli di nuovo, votarli di nuovo. In fin dei conti, su una proposta che, bene o male, abbiamo già discusso, portato oggi in Assemblea, avrebbe dovuto essere già discussa la volta scorsa, tanto vale andare avanti e concludere oggi un lavoro che comunque è stato già svolto.

A proposito di lavoro, ché di questo si tratta, come dicevamo durante gli interventi, abbiamo proposto una serie di emendamenti. Ribadiamo il concetto dei cinque anni della residenzialità storica. In tal senso, chiediamo una prova di coraggio: facciamolo e facciamolo seriamente, se dobbiamo farlo.

Ribadisco in questa sede che quello dei tre anni è un giochino meramente politico, solo per poter dire: “Accettiamo un principio che, tanto abbiamo visto, le altre regioni stanno già applicando, perché? Perché è un principio largamente condiviso, però non vogliamo far vedere che lo strumento che passa è quello proposto da un movimento politico a noi inviso e di opposizione, quindi ci pensiamo noi a mettere la pezzolina”.

Inoltre, ho sentito molti colleghi dire che i comuni hanno già la possibilità di fare e non fare. Ebbene, sono due cose molto diverse. I comuni possono modificare i criteri delle graduatorie, per farle muovere, quindi possono dire: “diamo la precedenza a chi è residente sul nostro territorio da più tempo”; possono fare punteggi a scaglione; possono fare molte cose. Così come, ad esempio, possono favorire una persona portatrice di handicap, o un anziano, o i nuclei familiari in cui vive un anziano. Insomma hanno tantissime possibilità, che giustamente devono essere loro lasciate.

Come dicevo ieri in prima commissione, oggi siamo qui a fare una legge che sia un vestito, come mi piacerebbe fossero tutte le leggi, un quadro che valga per tutti, che contenga dei principi – ed a questo punto che si colloca il principio della residenzialità storica – validi su tutto il territorio regionale. Mi pare di avere capito che almeno i tre anni passeranno. Ben venga il principio, non siamo soddisfatti dello strumento.

Ribadisco che, a nostro avviso, dovrebbe essere il cittadino a godere prioritariamente di certi diritti, ma sapendo dell’impossibilità politica di andare in questa direzione, ad oggi, questo ci sembra essere lo strumento più vicino ad andare per quella strada. Ma almeno, come le regioni limitrofe, adottiamolo per i cinque anni, ed è l'ultimo invito che vi faccio in tal senso.

Per quanto riguarda la forbice, vi consiglio di ragionarci ancora un po', perché comunque è uno strumento in più da poter utilizzare o, meglio, è un'apertura in più di quello che sarà poi adottato come criterio, che potrà favorire un maggiore turnover rispetto a quello odierno, che – come avete detto anche voi – è scarso. Abbiamo visto che con la forbice 20/60, soprattutto se ci spostiamo verso il 40/60 per cento, cambiamo dell’1 per cento a livello regionale. Quindi è evidente che noi dobbiamo andare un po’ di più verso la direzione del 20 per cento. Noi chiediamo di scendere al 10, dando la possibilità di scegliere il 15, il 17, il 18, non saprei. Ma, dati alla mano, chiediamo di valutare una percentuale che possa favorire un vero ricambio tra coloro che occupano le case popolari.

Inoltre, chiediamo una stretta nei confronti di coloro che occupano gli immobili. Non si può assolutamente tollerare che qualcuno si presenti in un immobile, sia esso pubblico o privato, e che lo occupi. Se la regione, se gli enti pubblici non danno un segnale verso questo fenomeno, che sta prendendo piede soprattutto negli ultimi anni con una certa insistenza, diventa di fatto complice di questo sistema.

Come diceva il consigliere Pompignoli, chiediamo di controllare anche la presenza di immobili in patria. Visto che lo vogliamo fare per gli italiani – le legge c'è –, facciamolo anche per chi non è cittadino italiano, che magari viene da paesi diversi dal nostro, affinché dimostri che effettivamente il suo stato patrimoniale è al di sotto delle soglie ISEE, quindi di essere meritevole di ricevere l'aiuto sociale. Altrimenti di fatto noi diamo la casa a qualcuno che avrebbe la possibilità di venire nel nostro Paese con le risorse per potersela trovare, quindi facciamo un torto ulteriore ai nostri concittadini.

Noi proponiamo questo pacchetto di emendamenti; crediamo che siano tutte proposte di buonsenso. A livello locale, se vogliamo guardare esclusivamente ai principi e non agli strumenti, perché – ripeto – sono completamente diversi, ci sono già comuni che li adottano, per esempio nel Parmense è in vigore il documento che certifica la non presenza di alloggi in patria. Ci era già stato chiesto da un comune, quindi evidentemente anche dal basso vi è una certa predisposizione ad andare in questa direzione. Facciamo una norma che vada per questa strada, ma facciamolo con un po' più di coraggio e non solo per fare un piccolo passettino in quella direzione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Bargi.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Alleva. Ne ha facoltà.

 

ALLEVA: Grazie, presidente.

L'emendamento a mia firma è l’unico – mi sembra – che preveda l’eliminazione completa della cosiddetta residenza storica di tre anni. La spiegazione l'ho già data, ma voglio aggiungere che nei sei argomenti citati dalla vicepresidente Gualmini non ne ho trovato alcuno di convincente, ma soprattutto non ho visto apparire quello vero. Una prima valutazione è questa: attenzione, la discriminazione – lo sanno tutti gli studiosi – si divide in diretta ed indiretta. Ci sono dei modi per cui si può fare una discriminazione senza dirlo: “vale per tutti, italiani e stranieri”. Certamente, anche il requisito di altezza dei Granatieri di Sardegna – 1,82 metri – vale per tutti, uomini e donne, tuttavia è sicuramente discriminatorio verso le donne. E questa è la verità, perché chi sono coloro che sono residenti da poco? Sono i nuovi arrivati, sono gli immigrati, sono le persone che ovviamente possono non essere desiderate dalle comunità chiuse.

Secondo argomento: ci sono altre regioni, alcune non sospettabili di essere di destra, come la Toscana, che hanno adottato il criterio della residenza storica di cinque anni. Ma il Granducato di Toscana non si segnala certamente per apertura dal punto di vista storico.

Ma quel che mi colpisce di più è che si fa un paragone tra il regime delle graduatorie, che può comprendere anche un'anzianità di residenza o di domanda, e la precondizione. Sono due cose assolutamente inconfondibili tra di loro, perché all'interno della graduatoria quel criterio è mediabile da tanti altri criteri, riguardanti il bisogno o altre vicende. Questa invece è proprio una barriera all'ingresso, si definisce in questo modo, almeno nei testi comunitari, si definisce in questo modo. Ed io credo che una barriera all'ingresso non sia mai un qualcosa di equo.

Infine, si cerca di dare una positiva giustificazione con il senso di radicamento. Ma il radicamento – l'ho detto prima – è semplicemente, deducendolo dalla residenza storica, un processo alle intenzioni: chi risiede da poco non vorrà restare in regione, chi ci risiede da molto, invece, vi resterà per sempre. Non credo che questo possa avere alcun senso vero.

Ma perché, invece, non si dice mai la verità? Perché su questo dibattito pesa questa ipocrisia. Forse soltanto nell'intervento del collega Bignami ho sentito avvicinarsi un po' il vento della verità. Les francais d'abord, questo è il discorso: prima i francesi, poi tutti gli altri, e lo potrei ripetere in tutte le lingue d'Europa. Tale criterio di respingimento del diverso, di respingimento di chi viene da fuori, di respingimento del nuovo arrivato è un riflesso assolutamente reazionario, che noi dobbiamo essere capaci di respingere, al di là di tutto. Perché non si dice (nessuno l'ha detto): “prima vengono i nostri, dopo gli altri”? Forse avremmo fatto una discussione dal tono più alto rispetto a quella che abbiamo fatto parlando di “una cosa che potrebbe non funzionare abbastanza bene, se facessimo entrare chi, magari con molto bisogno, non sappiamo, comunque è qui da poco e forse non ci vuole restare”.

Ecco perché vi invito a formulare un voto che dimostri una vera apertura, una vera capacità di aprirsi al mondo e ai bisogni delle persone, e al diritto di esistere che tutti hanno. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Alleva.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Foti. Ne ha facoltà.

 

FOTI: Grazie, presidente.

Per quanto riguarda gli emendamenti, sarebbe opportuno un chiarimento, visto che tutti insistono sull'allegato. Peraltro, com'è noto, gli articoli precedenti non sono toccati dalla proposta emendativa, tutte le proposte emendative attengono all'allegato, e se dovessimo applicare il Regolamento, su ogni emendamento avremmo cinque minuti a disposizione in discussione generale e poi il tempo della dichiarazione di voto. Non ho capito, quindi, quale sia la procedura che viene seguita nel caso di specie, che comunque non può non essere disciplinato dall'articolo 71 – se vuole glielo leggo –, comma 1, lettera c) del Regolamento.

Detto questo, dato che nessuno di noi ha intenzione di intervenire per ore, mi interesserebbe solo capire se almeno li facevamo per lettera. Perché il collega Alleva prima ha fatto riferimento ad una proposta soppressiva che riguarda tutta la materia dei 3/5 anni o zero anni, ma poi vi sono altri emendamenti che attengono ad altre lettere. È vero che l'amministrazione può essere sempre fatta in modo casereccio, ma essendo questa un'Assemblea legislativa, bisognerebbe quantomeno procedere secondo un ordine concettuale.

Pertanto, chiedo semplicemente se possiamo dire che discutiamo almeno gli emendamenti secondo la lettera cui si riferiscono, così uno parla e risponde al consigliere Alleva e non interviene relativamente ad un altro elemento che viene sollevato.

Ad ogni buon conto, io non conto di intervenire su tutti gli emendamenti o su un numero qualificato di emendamenti. Dico soltanto che la proposta che è stata fatta e che oggi vuol essere rimossa è una proposta che, come detto in precedenza, è soltanto di buonsenso, cioè mettere un limite fissandolo nel numero di anni è una proposta di buonsenso, per i ragionamenti che faceva prima l'assessore Gualmini. Tanto se non lo mette questa Assemblea, si sbizzarriranno altrove. E come si sbizzarriranno altrove? I comuni continuano a cambiare i regolamenti e si apre la lotteria di chi aumenta di un anno la residenza rispetto al vicino. Poi, ovviamente, chi mette più anni è il comune che ha quattro alloggi in tutto da gestire; quello che ne ha cento non sa come fare. E apriamo anche questo simpatico divertimento per cui tutti vanno a fare domanda nel comune vicino, perché è quello che ha un minor numero di anni per quanto riguarda il requisito dell’accesso. A me non pare che il diritto alla casa, cosiddetto, sia una lotteria e sia soprattutto una questione di numeri.

Certo è, consigliere Alleva, che se si vuole sgombrare il campo da ogni equivoco, almeno da parte del gruppo di Fratelli d'Italia, non vi è dubbio, lei era assente nella discussione sul punto 1, ma io l'ho detto chiaramente: prima gli italiani! È una posizione che sarà non rispettabile, non accettata dalla maggioranza, magari non sarà accettata dalla maggioranza degli elettori, poco rileva, ognuno rappresenta le proprie idee. Io ritengo che vi siano dei motivi per sostenere questa tesi, perché – attenzione – l'accesso al numero degli alloggi dell'edilizia residenziale pubblica e le istanze oggi sono aumentate in modo esponenziale proprio da parte dei cittadini italiani. Ci sarà pure una ragione se ciò capita. Ed io penso che una risposta bisognerà pur darla. Si potrà dire, probabilmente, che questa è una risposta di breve durata, che è una risposta limitata. Certo è che diventa difficile trovare delle risposte adeguate quando i limiti di accesso hanno molto più a che fare con la soglia della povertà che con ogni altra soglia. Ma guardate che anche nel punto successivo troveremo dei limiti fissati tra i 30 e i 50 mila euro per accedere ad alcuni alloggi che, se li andate a vedere fino in fondo, non sono poi sostenibili in termini di costo di locazione da parte dei beneficiari. Tanto è vero che sarebbe anche interessante che qualcuno venisse a spiegare qual è il tasso di morosità che oggi si registra nei singoli Acer, e vedere anche come vengono gestite queste morosità. Perché, sotto questo profilo, nessuno ne parla, nessuno dice niente, ma con tutti gli ammortizzatori sociali che sono stati introdotti, vi sembrano ancora logici i parametri di morosità che ci sono? E soprattutto: vi rendete conto che legittimando, da una parte, le morosità senza procedere, dall'altra, le occupazioni abusive, coloro i quali hanno titolo rimangono semplicemente fuori? Ecco, secondo noi, non devono rimanere fuori di casa coloro i quali hanno il diritto di entrarci. Uno Stato di diritto si fonda innanzitutto sul rispetto dei diritti, non degli arbitri.

Se prima sono stato poco chiaro, adesso lo sarò maggiormente: le occupazioni abusive non sono fatte da cittadini che rispettano la legge, sono fatte da persone che la violano. E non ci può essere mai una parità e una equazione tra coloro i quali rispettano la legge e coloro i quali la violano. Se noi ci dimostriamo consenzienti nei confronti di coloro i quali la violano, allora, scusatemi, ma non vedo perché chi rispetta la legge non dovrebbe iniziare a violarla, se non altro per avere uguale attenzione e uguale rispetto. È in ragione di questo e soltanto di questo che io ritengo che l'introduzione dei tre anni sia un requisito minimale, sicuramente quelli dei cinque anni sarebbero stato un criterio migliore.

Ma aggiungo anche che tutto l'impianto dell'edilizia residenziale pubblica va rivisto, a partire – lo ripeto – da un censimento spietato di tutti gli immobili che sono liberi, per i quali gli assegnatari esercitano il rifiuto. Perché stiamo parlando di immobili pubblici, di gente che è in graduatoria, arriva l'immobile, non è di suo gradimento, e rifiuta. Di tutti gli immobili pubblici destinati all'edilizia residenziale pubblica che debbono essere ancora recuperati per poter essere messi sul mercato dell’edilizia residenziale pubblica e del loro accesso. Di tutte le occupazioni abusive che ci sono e che è inutile che i comuni tirino fuori dei rampini per non volerle accertare o dichiarare, perché è un atto dovuto da parte loro.

Ebbene, se noi facciamo queste azioni, poi ha anche senso andare avanti con queste delibere; se noi pensiamo che queste delibere lavino la coscienza delle tre precedenti omissioni, è chiaro che il provvedimento non serve a niente e a nessuno. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Foti.

Ricordo che l'allegato è parte integrante della delibera, che quindi è un atto amministrativo, su cui valgono le norme applicabili sui progetti di legge, ex articolo 100. Pertanto, in dibattito generale ciascuno può intervenire liberamente per dieci minuti, e in dichiarazione di voto congiunta su delibera e ordini del giorno, ogni gruppo ha cinque minuti, ai sensi dell’articolo 93, comma 3, del Regolamento.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Paruolo. Ne ha facoltà.

 

PARUOLO: Grazie, presidente.

Io non ho l'abitudine di intervenire due volte sullo stesso argomento, perché tanto le cose ce le siamo dette e credo che ci siamo capiti. Tuttavia, pur con il massimo rispetto verso il collega, professor Alleva, vorrei chiedergli, di rispettare le mie di motivazioni. Come noi rispettiamo le motivazioni di tutti, io rispetto profondamente il suo ragionamento, anche se non lo condivido, come rispetto i ragionamenti fatti dagli altri colleghi, compresi quello fatto dal collega Bignami, che non condivido, ma lo rispetto, però, le nostre motivazioni, le mie di motivazioni sono diverse. Le assicuro che non vi è alcun tentativo di vergogna nel dire che vogliamo privilegiare alcuni rispetto ad altri. Le faccio solo un esempio, perché vedo che lei viaggia molto per esempi, forse forte dell'esperienza forense, che, a volte, dai casi particolari ritiene di poter desumere regole di tipo generale. A volte, se lo lasci dire da una persona che ha un'esperienza più di carattere scientifico, bisognerebbe avere una visione d'insieme, da cui poi trarre insegnamenti sui casi particolari.

Nel mio precedente intervento ho fatto l'esempio delle graduatorie per l'accesso al trapianto degli organi. Ci sono stati dei casi in cui – appunto –, sulla base semplicemente della maggiore urgenza, alcune persone non venivano mai trapiantate, perché quando stavano per avere accesso al trapianto arrivava un caso da lontano, con una maggiore urgenza, cui veniva data la priorità. Alcune patologie sono così: non raggiungono mai la soglia critica. In quel caso, dopo anni di funzionamento, è stato deciso di mettere un fattore di premio non alla residenza, ovviamente, ma al fatto che un paziente fosse in graduatoria da un certo numero di anni, proprio per dare uno sblocco anche a certe patologie.

Non si tratta, quindi, di voler privilegiare qualcuno o di voler fare figli e figliastri; si tratta del fatto che per gestire l'equità occorre immettere degli elementi di stabilizzazione del sistema. Possiamo pensarla in modo diverso, però, davvero, proviamo a credere che le motivazioni degli altri siano comunque degne di fede. In tal senso, le assicuro che le nostre motivazioni non sono atte a privilegiare una categoria, nel caso specifico gli emiliano-romagnoli, rispetto agli stranieri, ma ad immettere dei criteri di equità e di stabilità nel sistema. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Paruolo.

Non essendovi altri iscritti ad intervenire, apro le dichiarazioni di voto congiunte sull'oggetto 482, sugli emendamenti e sugli ordini del giorno 482/1, a firma del consigliere Alleva, su cui insiste un emendamento a firma della consigliere Sensoli, di cui è stato preannunciato il ritiro da parte del firmatario, consigliere Alleva, in conseguenza del quale ritiro decade anche l'emendamento a firma della consigliera Sensoli; 482/2, a firma del consigliere Marchetti Daniele ed altri; 482/3 a firma del consigliere Alleva; 482/4 a firma del consigliere Foti.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Taruffi. Ne ha facoltà.

 

TARUFFI: Presidente, chiedo scusa, purtroppo ero fuori, intervengo sull'ordine dei lavori per chiedere se siamo già in dichiarazione di voto o se interveniamo sugli emendamenti?

 

PRESIDENTE (Soncini): Siamo in dichiarazione di voto complessiva su tutto, delibera, emendamenti e ordini del giorno.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Foti. Ne ha facoltà.

 

FOTI: Presidente, io gliel'ho chiesto prima, anche perché ero firmatario di un ordine del giorno, non mi si può rispondere: “articolo 93, comma 3”, che riusciamo anche a capire, il fatto è che non è questa la procedura. I suggeritori nelle buche vanno bene a teatro. Prima le ho fatto una domanda molto chiara: trattandosi di un allegato, con quale procedura discutiamo gli emendamenti? Lei alla fine ha risposto. Se facciamo tutto insieme, in cinque minuti, ordini del giorno, emendamenti e dichiarazione di voto, ammetterà che qualcosa non funziona. Perché il procedimento legislativo si applica nel momento in cui ci sono degli articoli, allora ha un senso la questione, ma qui di articoli non ce ne sono. Ammetterete che su una questione di questo tipo ci sia il dovere di intervenire su un argomento, per potere ognuno esprimere la propria dichiarazione di voto alla fine della discussione del complesso degli emendamenti. Anche perché il consigliere Alleva in questo momento potrebbe dire che è contrario, se gli accettassero la proposta di eliminare i tre anni diventerebbe favorevole. Non è che lo insegna il Regolamento, lo dice la logica. Gli ordini del giorno, addirittura, sono una cosa estranea al procedimento legislativo. Peraltro, nessuno ha detto se gli ordini del girono sono ammissibili, perché un conto è presentarli, altro è che siano ammessi. Se dovessimo fare i sottili, non è stato neanche dato il tempo per i subemendamenti. Pertanto, gradirei, se fosse possibile, senza burocratizzare molto, che lei dicesse: “lei ha tanto tempo a disposizione per tutto”, così uno capisce che cosa deve fare. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Consigliere, la Presidenza sta applicando il Regolamento.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Taruffi. Ne ha facoltà.

 

TARUFFI: Presidente, chiedo scusa, ma la questione posta dal consigliere Foti mi sembra abbastanza condivisibile, perché esistono emendamenti, nella fattispecie quello del consigliere Alleva, che il nostro gruppo sosterrà, il cui accoglimento o meno non è secondario rispetto al voto finale della delibera. Dopodiché, sulla gestione complessiva ci sarebbe tanto da dire, mi riservo di dire qualcosa nei cinque minuti successivi. Sul metodo, però, è evidente che, in questo modo, non si è neanche posti nelle condizioni per poter esaminare il provvedimento nel suo complesso. Di solito si votano prima gli emendamenti, uno per uno, cosicché si capisce che cosa succede, e poi il testo finale.

Diversamente, io faccio una dichiarazione di voto senza sapere se l'emendamento del consigliere Alleva è stato approvato o meno. Probabilmente ne conosco l'esito, ma non possiamo andare avanti a forza di “probabilmente”, quindi prima si vota e poi si fa la dichiarazione di voto. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Taruffi.

La Conferenza dei Capigruppo poteva scegliere tempi diversi rispetto al Regolamento. In ogni caso, siamo arrivati alle ore 13, direi di chiudere qui la seduta antimeridiana e di rivederci alle ore 15 per la seduta pomeridiana. Grazie.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 12,58

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Enrico AIMI, Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Galeazzo BIGNAMI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Tommaso FOTI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, , Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta il presidente della Giunta Stefano BONACCINI;

il sottosegretario alla Presidenza Andrea ROSSI;

gli assessori: Patrizio BIANCHI, Palma COSTI, Raffaele DONINI, Elisabetta GUALMINI, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Paola GAZZOLO e la consigliera Marcella ZAPPATERRA.

 

Ordine del giorno

 

OGGETTO 12/1

Ordine del giorno proposto dalla consigliera Rontini, di non passaggio all’esame degli articoli, del progetto di legge di iniziativa del consigliere Foti: “Modifiche all’articolo 25 della Legge Regionale 13 dicembre 2013, n. 24.”

 

«L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna

 

Visto il progetto di legge di cui all’oggetto;

 

Considerato il parere contrario espresso in sede referente dalla Commissione assembleare “Territorio, Ambiente, Mobilità”;

 

Ritenuto di condividere le argomentazioni che hanno portato al parere contrario della Commissione assembleare;

 

Ai sensi dell’art. 92 del Regolamento

 

Delibera

 

Il non passaggio all’esame degli articoli.»

(Approvato)

 

Comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno

 

Sono stati presentati i seguenti progetti di legge:

 

680 - Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: "Misure regionali denominate Reddito di cittadinanza". (28 05 15) A firma dei Consiglieri: Gibertoni, Bertani, Piccinini, Sassi, Sensoli

698 - Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: "Nuove norme per l'estrazione di materiali in aree del demanio idrico". (04 06 15) A firma dei Consiglieri: Rainieri, Fabbri, Delmonte, Marchetti Daniele, Bargi, Rancan, Pettazzoni, Liverani, Pompignoli

 

Sono pervenuti i sottonotati documenti:

 

Interrogazioni

 

674 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione conseguente ai nubifragi abbattutisi nel mese di maggio 2015 sul territorio regionale. A firma del Consigliere: Foti

675 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione riguardante gli argini e la foce del fiume Reno. A firma del Consigliere: Bignami

677 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare in merito alla tracimazione dei canali ed ai danni causati nel forlivese dalla pioggia caduta nel maggio 2015. A firma del Consigliere: Foti

678 - Interrogazione a risposta scritta circa la riduzione, specialmente nel periodo estivo, dei posti letto negli Ospedali, con particolare riferimento a quello di S. Giovanni in Persiceto (BO). A firma dei Consiglieri: Piccinini, Sensoli, Bertani

679 - Interrogazione a risposta scritta circa la fornitura di libri di testo scolastici. A firma del Consigliere: Bargi

681 - Interrogazione a risposta scritta circa l'applicazione dell'imposta di soggiorno, con particolare riferimento al Comune di Ravenna. A firma del Consigliere: Foti

683 - Interrogazione a risposta scritta circa la sospensione della cura sperimentale ACHN-IL2+CT-AUT. A firma del Consigliere: Alleva

684 - Interrogazione a risposta scritta circa il superamento di strumenti consortili, con particolare riferimento a quelli di bonifica. A firma del Consigliere: Bignami

686 - Interrogazione a risposta scritta circa la compatibilità del noleggio di un prato sintetico col progetto "Riccione Green Factory". A firma della Consigliera: Sensoli

688 - Interrogazione a risposta scritta circa la tutela dei cittadini abitanti nelle zone colpite dal sisma, con particolare riferimento al contributo per il disagio abitativo e per l'autonoma sistemazione. A firma della Consigliera: Gibertoni

689 - Interrogazione a risposta scritta circa dichiarazioni dell'Assessore regionale alla Sanità riguardanti i medici di famiglia. A firma del Consigliere: Bignami

690 - Interrogazione a risposta scritta circa i servizi informatici ed informativi riguardanti il servizio sanitario regionale. A firma della Consigliera: Sensoli

691 - Interrogazione a risposta scritta circa una mostra d'arte che si svolgerà presso la ex Manifattura tabacchi di Modena, ed i relativi finanziamenti. A firma della Consigliera: Gibertoni

692 - Interrogazione a risposta scritta circa la tutela dei dipendenti di "Coopsette" e la relativa situazione. A firma del Consigliere: Foti

693 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti la società "Ervet SpA". A firma dei Consiglieri: Bargi, Fabbri, Rainieri, Delmonte, Marchetti Daniele, Rancan, Pettazzoni, Liverani, Pompignoli

695 - Interrogazione a risposta scritta circa la localizzazione e gli investimenti relativi alle Case della Salute nella Provincia di Piacenza. A firma del Consigliere: Rancan

696 - Interrogazione a risposta scritta circa la ristrutturazione della Scuola d'infanzia parrocchiale "Filomena Budri", danneggiata dal sisma e situata a Mortizzuolo (Mirandola). A firma del Consigliere: Foti

697 - Interrogazione a risposta scritta circa l'applicazione della convenzione per l'affidamento di servizi tra la Regione Emilia-Romagna e la Coopservice e la regolamentazione delle "cooperative spurie". A firma del Consigliere: Fabbri

699 - Interrogazione a risposta scritta circa l'effettuazione di un controllo presso il Reparto di Cardiologia dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma. A firma del Consigliere: Rainieri

700 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per contrastare la crisi del settore edilizio, con particolare riferimento al territorio riminese. A firma del Consigliere: Foti

702 - Interrogazione a risposta scritta circa le disposizioni riguardanti la caccia al cinghiale relative al calendario venatorio provinciale riminese. A firma del Consigliere: Pompignoli

703 - Interrogazione a risposta scritta circa procedure riguardanti l'AUSL di Modena e l'Ospedale di Sassuolo. A firma della Consigliera: Gibertoni

704 - Interrogazione a risposta scritta circa i contributi regionali concessi ai consorzi fidi ed alle cooperative di garanzia. A firma della Consigliera: Sensoli

705 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche riguardanti il campo nomadi sito in Via Allende, a Casalecchio di Reno. A firma del Consigliere: Bignami

706 - Interrogazione a risposta scritta circa i contenuti e le modalità di risposta agli atti di sindacato ispettivo presentati dai Consiglieri alla Giunta regionale. A firma della Consigliera: Gibertoni

707 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare contro l'occupazione abusiva di aree da parte di nomadi. A firma del Consigliere: Foti

 

Interpellanze

 

673 - Interpellanza circa la tutela dei lavoratori della ex BAT di Bologna e l'attivazione di un tavolo di confronto presso il MISE al fine di risolvere tale soluzione. A firma del Consigliere: Alleva

694 - Interpellanza circa la situazione riguardante il Nuovo Circondario Imolese. A firma del Consigliere: Bignami

701 - Interpellanza circa le azioni da porre in essere per evitare la chiusura dell'aeroporto "Verdi" di Parma. A firma del Consigliere: Foti

 

Risoluzioni

 

682 - Risoluzione per impegnare la Giunta a porre in essere azioni anche presso il Governo ed il Parlamento, affinché vengano adottate norme volte a prevedere la sospensione dei termini riguardanti adempimenti a carico dei liberi professionisti, lavoratori autonomi o amministratori unici di società di capitali in caso di malattia o infortunio. (29 05 15) A firma dei Consiglieri: Fabbri, Rainieri, Delmonte, Bargi, Marchetti Daniele, Rancan, Pettazzoni, Liverani, Pompignoli

685 - Risoluzione per impegnare la Giunta a porre in essere azioni volte a controllare la diffusione delle nutrie e tutelare i soggetti dalle stesse danneggiati, prevedendo un fondo regionale per il risarcimento dei relativi danni. (29 05 15) A firma dei Consiglieri: Rainieri, Fabbri, Delmonte, Bargi, Rancan, Liverani, Marchetti Daniele, Pompignoli

687 - Risoluzione per impegnare la Giunta a porre in essere azioni di sostegno del progetto di dematerializzazione dei buoni per l'acquisto di alimenti senza glutine per soggetti affetti da celiachia. (29 05 15) A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri

 

È stata data risposta scritta alle interrogazioni oggetti nn. :

 

398 - Interrogazione a risposta scritta circa l'affidamento della gestione del servizio idrico ad enti di diritto pubblico. A firma della Consigliera: Piccinini

424 - Interrogazione a risposta scritta circa gli obiettivi di programmazione regionale che interessano l'ospedale di Villanova sull'Arda. A firma del Consigliere: Foti

427 - Interrogazione a risposta scritta sull'estinzione dell'ASP Oasi e sulla devoluzione del relativo patrimonio. A firma dei Consiglieri: Bertani, Sensoli, Gibertoni

445 - Interrogazione a risposta scritta circa le procedure di raccolta del sangue nei centri gestiti dall'AVIS. A firma dei Consiglieri: Serri, Sabattini, Boschini

465 - Interrogazione a risposta scritta circa la tutela delle aree verdi nei Parchi e nelle Riserve e le azioni da attuare per sostenere le imprese agricole. A firma del Consigliere: Bignami

466 - Interrogazione a risposta scritta circa gli immigrati accolti nella Regione Emilia-Romagna, con particolare riferimento alle richieste avanzate dal Dipartimento Immigrazione. A firma del Consigliere: Foti

470 - Interrogazione a risposta scritta circa le procedure di rilascio, presso la stazione ferroviaria di Bologna, dell'abbonamento "Mi Muovo AV". A firma del Consigliere: Taruffi

474 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per risolvere questioni riguardanti i medici di emergenza e le auto mediche, con particolare riferimento alla situazione esistente a Pian del Voglio. A firma del Consigliere: Bignami

475 - Interrogazione a risposta scritta circa le modalità di svolgimento della vigilanza nelle Aree di Tutela Biologica. A firma del Consigliere: Fabbri

477 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per sostenere l'imprenditoria giovanile. A firma dei Consiglieri: Pompignoli, Fabbri, Rainieri, Delmonte, Bargi, Marchetti Daniele, Rancan, Pettazzoni, Liverani

479 - Interrogazione a risposta scritta circa gli immigrati ospitati in Emilia-Romagna ed i relativi Centri di accoglienza, con particolare riferimento alle ulteriori richieste del Ministero degli Interni. A firma dei Consiglieri: Rancan, Marchetti Daniele, Pettazzoni, Pompignoli, Rainieri, Fabbri, Liverani

486 - Interrogazione a risposta scritta circa la realizzazione di una nuova moschea a Bologna. A firma dei Consiglieri: Marchetti Daniele, Rainieri

487 - Interrogazione a risposta scritta circa finanziamenti regionali destinati all'aeroporto di Rimini. A firma del Consigliere: Pompignoli

488 - Interrogazione a risposta scritta circa le modalità di immissione in ruolo e stabilizzazione del personale della scuola. A firma della Consigliera: Gibertoni

491 - Interrogazione a risposta scritta circa l'utilizzazione di nuove terapie contro l'epatite C. A firma del Consigliere: Foti

495 - Interrogazione a risposta scritta circa procedure e finanziamenti riguardanti l'Aeroporto di Rimini. A firma della Consigliera: Sensoli

502 - Interrogazione a risposta scritta circa la messa in sicurezza della strada provinciale n. 15 "Valbaganza". A firma del Consigliere: Rainieri

504 - Interrogazione a risposta scritta circa procedure riguardanti la tutela paesaggistica nella Provincia di Ferrara. A firma del Consigliere: Sensoli

512 - Interrogazione a risposta scritta circa una manifestazione nazionale di Sinti e Rom che si svolgerà a Bologna. A firma del Consigliere: Foti

540 - Interrogazione a risposta scritta circa le intenzioni della Regione riguardo all'applicazione del pagamento diretto a subappaltatori, fornitori e cottimisti introdotto nel Codice dei contratti dall’art. 118 del D.L. 145/2013. A firma dei Consiglieri: Pruccoli, Marchetti Francesca, Poli, Mumolo, Zoffoli, Rontini, Rossi Nadia

546 - Interrogazione a risposta scritta circa le iniziative da assumere per il rispetto della par condicio nel corso della campagna referendaria per l'istituzione di un nuovo Comune nella provincia di Reggio Emilia dalla fusione dei Comuni di Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto. A firma del Consigliere: Bignami

556 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione e le procedure riguardanti gli indennizzi destinati ai soggetti danneggiati da trasfusioni o somministrazioni di emoderivati. A firma del Consigliere: Bignami

562 - Interrogazione a risposta scritta circa la notizia, riportata da "il Resto del Carlino" di Bologna nel giorno 25 aprile 2015, di una occupazione abusiva in via Triumvirato. A firma del Consigliere: Bignami

566 - Interrogazione a risposta scritta per sapere quali strumenti la Giunta intende adottare per riorganizzare il Terzo settore regionale. A firma della Consigliera: Rontini

573 - Interrogazione a risposta scritta per sapere quali sono le Autorità religiose islamiche al fine di avviare un dialogo con le comunità islamiche presenti sul territorio regionale. A firma del Consigliere: Bignami

575 - Interrogazione a risposta scritta per sapere se la Giunta ritenga opportuno mantenere in funzione il punto nascite di Castelnovo ne Monti e sospendere ogni depotenziamento e/o modifica in atto nei presidi ospedalieri. A firma dei Consiglieri: Sensoli, Sassi

585 - Interrogazione a risposta scritta in merito all'applicazione dell'art. 36 della L.R. 24/2013 che abroga il comma 3 dell'art. 41 della L.R. 24/2001 (Disciplina generale dell'intervento pubblico nel settore abitativo). A firma del Consigliere: Paruolo

 

Comunicazione ai sensi dell’art. 68, lettera f) del Regolamento interno

 

Si comunica che la Commissione assembleare “Politiche per la salute e Politiche sociali”, nella seduta del 19 maggio 2015, ha esaminato la petizione oggetto n. 193 - Petizione popolare circa la situazione dell'Ospedale "San Camillo" di Comacchio (FE) (Delibera dell'Ufficio di Presidenza di parziale ammissibilità n. 13 del 09 02 15), formulando apposita relazione ai sensi dell’art. 121, comma 2 del Regolamento interno.

(Comunicazione n. 10 prescritta dall’art. 68 del Regolamento interno - prot. NP/2015/0001113 del 08/06/2015)

 

LE PRESIDENTI

I SEGRETARI

Saliera - Soncini

Rancan - Torri