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86.

 

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 13 LUGLIO 2016

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

INDI DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

Cordoglio per il disastro ferroviario avvenuto ieri in Puglia

PRESIDENTE (Saliera)

 

OGGETTO 2753

Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: «Modifiche legislative in materia di politiche sociali, per le giovani generazioni, e abitative conseguenti alla riforma del sistema di governo regionale e locale» (36)

(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, discussione ed esame articolato)

(Ordini del giorno 2753/1/2 oggetti 2944 e 2945 - Presentazione

(Risoluzione oggetto 2689 - Abbinata)

PRESIDENTE (Saliera)

SONCINI, relatrice della Commissione

MARCHETTI Daniele, relatore di minoranza

RAVAIOLI (PD)

SENSOLI (M5S)

FOTI (FdI)

SABATTINI (PD)

SONCINI (PD)

GUALMINI, vicepresidente della Giunta

SENSOLI (M5S)

SONCINI (PD)

SENSOLI (M5S)

SENSOLI (M5S)

SONCINI (PD)

FOTI (FdI)

TARUFFI (SEL)

MARCHETTI Daniele (LN)

SONCINI (PD)

SENSOLI (M5S)

SASSI (M5S)

SENSOLI (M5S)

SONCINI (PD)

SENSOLI (M5S)

SONCINI (PD)

MARCHETTI Daniele (LN)

TARUFFI (SEL)

SONCINI (PD)

FOTI (FdI)

PRESIDENTE (Rainieri)

SONCINI (PD)

FOTI (FdI)

SENSOLI (M5S)

SONCINI (PD)

TARUFFI (SEL)

SENSOLI (M5S)

FOTI (FdI)

SONCINI (PD)

FOTI (FdI)

MARCHETTI Daniele (LN)

SENSOLI (M5S)

MONTALTI (PD)

SENSOLI (M5S)

SENSOLI (M5S)

SONCINI (PD)

SENSOLI (M5S)

SENSOLI (M5S)

SONCINI (PD)

SONCINI (PD)

TARUFFI (SEL)

SENSOLI (M5S)

FOTI (FdI)

PRESIDENTE (Rainieri)

FOTI (FdI)

SABATTINI (PD)

GUALMINI

MARCHETTI Daniele (LN)

SENSOLI (M5S)

SONCINI (PD)

GUALMINI

PRESIDENTE (Rainieri)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazione elettronica oggetto 2753

Emendamenti oggetto 2753

 

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

La seduta ha inizio alle ore 10,01

 

PRESIDENTE (Saliera): Dichiaro aperta la ottantaseiesima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa.

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta il presidente della Giunta Stefano Bonaccini, il sottosegretario Andrea Rossi, gli assessori Patrizio Bianchi, Paola Gazzolo, Emma Petitti, Sergio Venturi e i consiglieri Andrea Bertani e Giorgio Pruccoli.

 

Cordoglio per il disastro ferroviario avvenuto ieri in Puglia

 

PRESIDENTE (Saliera): Prima dell’avvio dell’ordine del giorno, in riferimento alla tragedia ferroviaria avvenuta ieri in Puglia, che è motivo di dolore per tutta la nostra comunità, è in noi ancora vivo il ricordo della tragedia di Crevalcore. Ieri come oggi si pongono degli interrogativi sulla sicurezza delle tratte ferroviarie, sulle condizioni di lavoro dei ferrovieri e sulla reale efficacia dei sistemi tecnologici.

In attesa di capire il motivo dell’incidente, vorrei esprimere, a nome di tutta l’Assemblea, il nostro cordoglio e tutta la nostra vicinanza alle famiglie con un minuto di silenzio.

 

(L’Assemblea, in piedi, osserva un minuto di silenzio)

 

PRESIDENTE (Saliera): Riprendiamo la seduta.

 

OGGETTO 2753

Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: «Modifiche legislative in materia di politiche sociali, per le giovani generazioni, e abitative conseguenti alla riforma del sistema di governo regionale e locale» (36)

(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, discussione ed esame articolato)

(Ordini del giorno 2753/1/2 oggetti 2944 e 2945 - Presentazione)

(Risoluzione oggetto 2689 - Abbinata)

 

PRESIDENTE (Saliera): Partiamo dall’oggetto 2753: Progetto di legge d’iniziativa della Giunta recante: “Modifiche legislative in materia di politiche sociali, per le giovani generazioni, e abitative conseguenti alla riforma del sistema di governo regionale e locale” (Delibera di Giunta n. 800 del 30 05 16).

Il testo n. 2/2016 è stato licenziato dalla Commissione “Politiche per la salute e politiche sociali” nella seduta del 05/07/2016 con il seguente titolo: “Modifiche legislative in materia di politiche sociali, abitative, per le giovani generazioni e servizi educativi per la prima infanzia, conseguenti alla riforma del sistema di governo regionale e locale”.

Il progetto di legge è composto da 64 articoli.

La relatrice della Commissione, consigliera Ottavia Soncini, ha preannunciato di svolgere relazione orale.

Il relatore di minoranza, consigliere Daniele Marchetti, ha preannunciato di svolgere relazione orale.

Il Consiglio delle Autonomie locali ha espresso parere favorevole.

Al progetto di legge viene abbinata, ai sensi dell’articolo 109 del Regolamento interno, la risoluzione 2689: “Risoluzione per impegnare la Giunta a promuovere e sostenere programmi ed iniziative di sensibilizzazione e di informazione rivolte ai bambini della scuola dell’infanzia, agli studenti, alle loro famiglie e agli educatori, con particolare attenzione per le fasce sociali deboli ed a rischio, in ordine alla gravità del fenomeno del bullismo e alle sue conseguenze, anche alla luce delle nuove tecnologie e ai nuovi mezzi di comunicazione”, a firma dei consiglieri Ravaioli, Soncini, Marchetti Francesca, Prodi, Zappaterra, Cardinali, Serri, Mori, Bagnari, Zoffoli, Caliandro, Molinari, Mumolo, Sabattini, Iotti, Poli, Boschini, Rossi Nadia, Rontini, Tarasconi, Calvano, Montalti.

Do la parola al relatore della Commissione, nonché di maggioranza, consigliera Ottavia Soncini. Ha venti minuti. Prego.

 

SONCINI, relatrice della Commissione: Grazie, presidente.

Il progetto di legge unificato, che si propone oggi alla discussione e al voto dell’aula, reca la ridefinizione delle norme regionali in materia di politiche sociali.

Questo si rende necessario per la legge n. 13 del 2015 sul riordino istituzionale. In particolare, questa legge all’articolo 65 attribuisce funzioni alla Regione in materia educativa e di politiche sociali, funzioni che prima erano attribuite alla Provincia e non ricomprese fra quelle ritenute fondamentali dalla legge 56 del 2014.

Inoltre, cogliamo l’occasione anche per adeguarci rispetto ad alcune normative regionali e nazionali che sono intervenute nel frattempo. Penso alla legge n. 14 del 2015 sull’inserimento lavorativo delle persone fragili attraverso l’integrazione dei servizi del lavoro, sociale, sanitario ed altre norme.

Questa legge è stata in Commissione referente nella Commissione Politiche sociali e sanitarie e nella Commissione consultiva, la III, Territorio Ambiente e la V, Politiche giovanili. Sono stati presentati diversi emendamenti da diversi consiglieri e questo ha fatto sì, in particolare un emendamento alla legge n. 1/2000 sui servizi educativi della prima infanzia, che i Titoli siamo passati da sei a sette. Stiamo parlando di sette Titoli, 64 articoli e sette leggi regionali modificate.

Il Titolo I porta un articolo che contiene gli obiettivi e l’oggetto della legge.

Il Titolo II contiene tre Capi.

Il Capo I va ad aggiornare la legge n. 2 del 2003 sul sistema integrato dei servizi sociali a livello territoriale regionale; legge che si adegua alla riforma nazionale sulle politiche sociali, la n. 328/2000.

Il Capo II contiene la legge n. 5/2004, qui c’è una modifica, la legge sull’integrazione dei cittadini stranieri immigrati.

Il Capo III va invece a modificare e a contenere alcune modifiche ad aspetti specifici di altre norme.

Il Titolo III interviene sulle due leggi del terzo settore, la legge n. 34/2002 sulla valorizzazione delle associazioni di promozione sociale, la legge n. 12/2005 sulle organizzazioni di volontariato.

Il Titolo IV va a modificare la legge n. 14/2008 sulle politiche giovanili.

Il Titolo V prevede un unico articolo che insiste sulla legge n. 24/2001, la legge sulle politiche abitative.

Il Titolo VI contiene quell’emendamento a cui facevo riferimento prima sulla legge n. 1 del 2000 sui servizi educativi per la prima infanzia.

Il Titolo VII, non irrilevante, oltre alle misure finali, reca l’abrogazione di alcuni articoli delle citate leggi.

Naturalmente non elenco tutte le modifiche dei sessantaquattro articoli, ma mi concentro su quelle più significative.

Vado alla legge n. 5 del 2004 sull’integrazione dei cittadini stranieri immigrati. Qui vengono eliminati i riferimenti alle Province, non più titolari di funzioni di area sociale. Inoltre, viene abrogata la Consulta regionale dei cittadini stranieri immigrati nelle sue funzioni. Noi crediamo che abbia esaurito la sua funzione. Non si tratta di una scelta dovuta solo a una migliore allocazione delle risorse, legata ai gettoni di presenza o al fatto che le nomine avvenivano a livello provinciale, quindi, venendo a mancare questo livello, diventa più difficile, ma è una scelta legata al fatto che secondo noi non ha più senso mantenere organismi che rischiano di sovrapporsi ad altri organismi previsti in forza di norma, in una attività di verifica, di confronto e proposte che assicurano la rappresentanza di tutti i cittadini.

Mi riferisco alla Conferenza regionale per il Terzo settore, al CAL, al tavolo di coordinamento regionale in capo alla Prefettura di Bologna e ad altri tavoli di coordinamento.

L’eccessiva frammentazione dei tavoli, che possono essere di dialogo e di confronto, talvolta porta a non arrivare, magari, a delle decisioni. Quindi, la nostra intenzione è quella di potenziare gli organismi che già ci sono e di farli funzionare meglio. Si ritiene che il confronto con rappresentanze, anche partecipative di cittadini stranieri, possa essere, comunque, garantito attraverso un’attività sistematica di monitoraggio, promozione e confronto posta in capo alla Regione.

Vi è un aspetto legato all’elenco degli interpreti della lingua dei segni, di cui spesso abbiamo parlato in questi mesi. Passa, per la redazione, alla competenza regionale. Così si cerca di dare anche una efficace risposta alle sempre giuste e maggiori, anche, richieste che arrivano da parte delle associazioni delle persone sorde, di avere servizi puntuali e di qualità anche nell’ambito dei lavori delle nostre Istituzioni.

Il Titolo III insiste sulle leggi del Terzo settore, che rappresenta il pilastro fondamentale, a nostro avviso, del sistema di welfare regionale. Crediamo che il welfare pubblico in Emilia-Romagna stia davvero in piedi grazie anche al lavoro delle associazioni di promozione sociale, delle cooperative sociali, delle organizzazioni di volontariato, del privato sociale che hanno in sé caratteristiche davvero complementari rispetto al pubblico. Insieme si persegue il bene pubblico e si migliorano le condizioni di vita del cittadino. Le organizzazioni di volontariato hanno caratteristiche di agilità e di capillarità, quindi sono per noi fondamentali.

La Regione si confronta con quel patrimonio di valori e di esperienze, che è l’associazionismo. Cosa facciamo qui? In un’ottica di semplificazione, l’iscrizione nel registro regionale delle associazioni comporta di diritto l’iscrizione, su semplice istanza dell’interessato, nei registri locali istituiti dai Comuni e dalle loro Unioni. In secondo luogo, si prevede l’iscrizione automatica nel registro regionale delle APS, delle associazioni che sono iscritte nel registro nazionale e che hanno loro articolazioni nel territorio regionale, in modo da avere un unico quadro delle diverse filiere a livello territoriale e un unico strumento di rilevazione di tutti i soggetti che hanno titolo a beneficiare delle condizioni previste dalla normativa nazionale e regionale di riferimento.

Il Titolo IV è un capitolo importante. A questo proposito, sottolineo il lavoro che insieme, sia come Consiglio sia come Assessorato della vicepresidente Gualmini, è stato svolto nel conoscere e nel riconoscere i giovani di questa regione, nel riconoscere anche il loro desiderio di cittadinanza attiva. Sono aumentate le risorse sul servizio civile regionale, è stata data attenzione al bando adolescenza, al primo piano triennale sul servizio civile, ai centri per le famiglie, tutte voci su cui l’investimento di risorse ha subìto un incremento importante nel 2015. Quindi, si è tracciata una nuova prospettiva e sono state date occasioni ai giovani.

Abbiamo introdotto qualche piccola modifica che va nel senso di valorizzare tutti gli attori e i soggetti che nel territorio sono a contatto con i giovani e gli adolescenti. C’è una lettera, che abbiamo introdotto, nella quale riconosciamo il ruolo educante ed educativo delle famiglie, un aspetto che, a nostro avviso, andava valorizzato e che era sottotono. C’è un’evidenziazione, quindi, del ruolo delle famiglie in tutto ciò che riguarda l’educazione, lo sviluppo e la crescita dei minori e degli adolescenti.

In secondo luogo, si parla di agenzie educative esterne, rafforzando la sinergia tra Istituzioni pubbliche, servizi e agenzie educative, che devono inserirsi in una rete di servizi e attività svolte dalla comunità. Riteniamo che le agenzie svolgano un ruolo importante dal punto di vista educativo e dal punto di vista della crescita umana e culturale dei giovani. È una denominazione generale quella di “agenzie educative”, ma sicuramente in questa denominazione sono comprese le scuole, le biblioteche, le associazioni culturali e sportive, gli oratori e gli scout.

Crediamo che ci sia bisogno di una società che, in qualche modo, trasmetta stimoli e modelli positivi di crescita. In tutto questo, le Istituzioni hanno un ruolo di supporto e monitoraggio, ma abbiamo sicuramente bisogno anche di queste agenzie educative, che sono luoghi educativi extrascolastici.

Vi è un aspetto importante legato ai nidi. Abbiamo aggiornato questo articolo, che era un po’ obsoleto. Abbiamo fatto specifico riferimento ai nuovi media, ai social network, con l’identificazione in modo esplicito del contrasto forte alla dipendenza al cyberbullismo. A questo proposito, è stata presentata una risoluzione dal Gruppo di maggioranza rispetto a un tema più volte trattato in aula e per il quale abbiamo bisogno della collaborazione con centri studi, polispecialistici, università e associazionismo.

Inoltre, vi è un aspetto che riguarda il rafforzamento, la valorizzazione ulteriore dell’attività degli oratori per quello che riguarda i laboratori, la prevenzione, la dispersione scolastica, l’inclusione e l’accoglienza. Chiediamo che ci sia un lavoro in comunità e chiediamo che ci sia un lavoro in rete con gli altri servizi presenti sul territorio. Sono 1,5 milioni gli adolescenti che in tutta Italia trovano porte spalancate nei 6.500 oratori esistenti. È del tutto evidente l’importanza, quindi il significato che questi luoghi hanno nella maturazione di molti giovani. Naturalmente, non diamo una definizione di “oratorio”, come non la dà la legge nazionale n. 206/2003, perché non ci vogliamo addentrare in una sfera di competenza ecclesiastica. Ad ogni modo, la nostra intenzione è quella di inserire l’attività degli oratori dentro il più ampio ambito delle agenzie educative, con il riconoscimento della loro funzione sociale ed educativa.

Inoltre, sottolineiamo l’attività dei centri per le famiglie. Sono 32 in regione quelli che hanno convenzioni con i Comuni e si inseriscono appieno nella rete dei servizi territoriali. Sono a sicura ed evidente titolarità comunale. Quindi, si inseriscono ruoli e competenze di tali centri in modo puntuale, richiedendo un coordinamento di ambito distrettuale. Con la modifica apportata nell’ultimo comma, si propone di rendere più incisiva la collaborazione e il ruolo dei cittadini, delle famiglie e del privato sociale, ma, dall’altro lato, si propone di prevedere l’affidamento di una o più attività da parte dei centri per le famiglie a idonei soggetti del Terzo settore attraverso convenzioni.

Altro aspetto: l’affido familiare. Su questo punto la Regione aveva una legge, che abbiamo modificato e adeguato alla legge nazionale, una legge che metteva sullo stesso piano l’affido in famiglia rispetto all’affido nelle strutture residenziali, nelle strutture di comunità. L’ultima decisione spetta sempre al giudice. Se riterrà necessario inserire il minore in una struttura residenziale, farà quella scelta. Considerati i dati che l’Emilia-Romagna ha sul numero di affidi familiari, inferiori rispetto ad altre regioni, in cui prevalgono gli affidi in comunità, si è reso necessario prevedere questa proposta della legge nazionale, che stabilisce una scala di priorità. Si mette al primo posto la destinazione familiare, magari scegliendo famiglie con minori o single, e, solo in terzo luogo, le strutture residenziali e l’accoglienza nelle comunità. Ci pare un riconoscimento importante per un affido familiare e, per le caratteristiche di affettività e naturalezza, uno strumento di accoglienza e protezione dei bambini e degli adolescenti.

Si tratta di una proposta sostenuta da molti parlamentari del Partito Democratico. Armonizziamo le norme regionali a quelle nazionali e di altre Regioni, ovviamente dopo un confronto con i soggetti interessati. Diamo una spinta vera, e non solo a parole, all’affido familiare.

L’ultimo aspetto riguarda la legge n. 24/2001 sulle politiche abitative. Questo articolo disciplina le autorizzazioni che la Regione concede per la trasformazione della proprietà indivisa, delle cooperative a proprietà indivisa, in proprietà individuale, al fine di procedere a un’eventuale alienazione. L’attuale legge regionale è molto rigida, persino più rigida della legge nazionale n. 179/1992. Su questo articolo c’è stata una condivisione. Parlano da sole le diverse interrogazioni e risoluzioni presentate da molti consiglieri, l’impegno di molti consiglieri di maggioranza sul tema, la firma dell’emendamento da parte di consiglieri di opposizione.

La nostra legge prevedeva, per la trasformazione della proprietà indivisa in proprietà individuale, il 100 per cento degli abitanti di quello specifico intervento. La proposta che noi oggi sottoponiamo all’aula, formulata dopo un confronto con gli attori sociali ai diversi tavoli della Regione, prevede di abbassare la soglia al 50 per cento. Questo è l’aspetto più rilevante per tener conto anche delle difficili condizioni sociali ed economiche degli ultimi anni che hanno messo in difficoltà numerose famiglie che sono in locazione di fatto in godimento permanente.

È chiaro che in tale contesto aprire un varco di flessibilità ci sembrava un aspetto positivo per le persone che abitano in queste cooperative. I requisiti, quindi, rimangono, ma si cambia il requisito del 100 per cento, passando alla soglia del 50 per cento. Un’ulteriore deroga a questo 50 per cento viene prevista in via transitoria – lo sottolineo – nei casi di procedura fallimentare in corso di stato di insolvenza in accertamento al momento dell’approvazione della legge. In questo caso non è prevista la soglia. Inoltre, si precisa che il vincolo di destinazione degli alloggi permane anche nel caso di alienazione nell’ambito di procedura concorsuale.

Con un emendamento, presentato in Commissione e sottoscritto da molti consiglieri, è stata riallocata in capo all’Assemblea, e non più alla Giunta, la delibera di Assemblea legislativa che definisce le procedure e le condizioni per il rilascio dell’autorizzazione e la disciplina relativa alla destinazione delle risorse finanziarie derivanti dalle restituzioni dei contributi e quelle inerenti agli alloggi non oggetto di trasformazione.

Un ultimo aspetto, e concludo. Nei servizi educativi si sostituisce la funzione della Provincia, creando un coordinamento pedagogico territoriale di ambito sovraprovinciale, con funzione di coordinamento di Area vasta.

 

PRESIDENTE (Saliera): Ringrazio la relatrice, consigliera Ottavia Soncini.

La parola al relatore di minoranza, consigliere Daniele Marchetti. Grazie.

 

MARCHETTI Daniele, relatore di minoranza: Grazie, presidente. Buongiorno a tutti. Cercherò di non ripetere ciò che è già stato detto dalla relatrice di maggioranza, consigliera Ottavia Soncini, anche se comunque anch’io dovrò ripercorre un po’ tutto quello che è stato fatto in merito a questo progetto di legge.

Il progetto di legge in esame mira a modificare diverse normative regionali, interessando principalmente la legge regionale n. 2/2003 in materia di sistema integrato di interventi e servizi sociali, la legge regionale n. 5/2004 in materia di integrazione sociale dei cittadini stranieri, la legge regionale n. 34/2002 in materia di valorizzazione delle associazioni di promozione sociale, la legge regionale n. 12/2005 in materia di valorizzazione delle organizzazioni di volontariato, la legge regionale n. 14/2008 in materia di politiche per le giovani generazioni e la legge regionale n. 24/2001 in materia di politiche abitative.

Come è già stato ribadito più volte durante l’iter di questo progetto di legge, al 90 per cento, direi, le modifiche che andiamo ad apportare alle leggi regionali elencate precedentemente rappresentano sostanzialmente degli adeguamenti dovuti alla legge regionale n. 13/2015 in materia di riordino delle funzioni amministrative e della definizione del nuovo ruolo istituzionale dei soggetti del governo territoriale. Le modifiche, dunque, nella maggior parte dei casi vanno ad abrogare tutto ciò che riguarda le Province, che ormai sono state svuotate di competenze.

Accanto a queste modifiche puramente tecniche (chiamiamole così) troviamo alcune interessanti novità, su cui si è instaurata una collaborazione trasversale di diversi Gruppi consiliari, e reputo opportuno a questo punto fare un focus su quelle normative che vengono interessate dalle modifiche più sostanziali introdotte da questo progetto di legge, e mi riferisco, andando in ordine, alla legge regionale n. 24/2001, alla legge regionale n. 34/2002 e alla legge regionale n. 5/2004.

Con le modifiche apportate alla legge regionale n. 24/2001 in materia di politiche abitative, come ricordava prima la relatrice di maggioranza, si sostituisce il comma 2-bis dell’articolo 56, permettendo così alla Regione di autorizzare la cessione del patrimonio edilizio destinato alla locazione permanente realizzato con contributi pubblici, anche quando la richiesta riguardi almeno il 50 per cento degli alloggi e non più il 100 per cento, come accadeva prima. È il cosiddetto passaggio tra proprietà indivisa e proprietà individuale. Si tratta di un intervento, a nostro avviso, importantissimo, che arriva in un momento in cui diverse cooperative edilizie sono in forte crisi, fattore che mette a rischio il mantenimento del tetto sulla testa dei soci delle cooperative stesse. Una scelta che, quindi, tutela questi cittadini e che ricalca perfettamente una proposta che avanzammo, come Lega Nord, con una proposta di delibera, che verrà poi abbinata più avanti a quella della Giunta, che discuteremo successivamente. Questo dovrà essere il primo passo in materia per riformare questo settore certamente complicato – l’abbiamo visto tutti che, comunque, non è una materia semplicissima – ma comunque importante. Quindi, sarà anche importante dare manforte a quei Comuni che si caricano di tutti gli oneri che derivano dalle situazioni di difficoltà che purtroppo ad oggi un po’ su tutto il territorio regionale vivono queste realtà.

Chiuso il capitolo delle politiche abitative, passiamo ad un’altra legge regionale oggetto di modifiche sostanziali, ovvero la legge regionale n. 34/2002, che tratta la valorizzazione delle associazioni di promozione sociale. Ebbene, con l’articolo 33 del progetto di legge in esame si apportano modifiche all’articolo 6, prevedendo che le associazioni di promozione sociale già iscritte al registro nazionale con articolazioni aventi sede in Emilia-Romagna possono iscriversi anche al registro regionale. È una soluzione che va incontro, ad esempio, alla richiesta avanzata in IV Commissione dall’Ente Nazionale Sordi, che denunciava proprio questa problematica, riportata anche in una nostra risoluzione, che a questo punto viene già accolta in parte.

In ultimo, le modifiche apportate alla legge regionale n. 5/2004 in materia di integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati. È ovvio, su questa legge ci sarebbe tanto da dire, ma ci siamo più che altro limitati a introdurre le necessarie modifiche dettate dalla legge di riforma del sistema istituzionale regionale. Tuttavia, è stata introdotta una novità che reputiamo assolutamente positiva: l’abrogazione della Consulta regionale per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati. È una questione che noi chiedevamo da tempo, siamo sempre stati convinti dell’inutilità di quest’ulteriore livello, che oggi finalmente vede la sua fine, quindi accogliamo con piacere questa abrogazione.

Come sottolineavo inizialmente, questo progetto di legge a grandi linee introduce alcune modifiche tecniche che vanno a eliminare tutto ciò che almeno in parte riguarda le Province. Questo non vuol dire che da parte nostra c’è la condivisione di quella riforma territoriale, ricordo, infatti, che all’epoca votammo contro, quindi non è che oggi abbiamo cambiato idea, o che c’è la condivisione sulle varie leggi regionali che vengono toccate dagli interventi di questo progetto di legge. Questo vorrei fosse chiaro, anche perché il fatto che altri Gruppi consiliari di opposizione hanno presentato emendamenti più sostanziali che vanno a toccare le varie leggi regionali dimostra che, comunque, occorre discutere e rivedere, a nostro avviso perlomeno, tutte queste varie normative. Però, lo ripeto, ad oggi ci siamo limitati a esaminare le novità introdotte con questo progetto di legge, non abbiamo voluto ampliare il discorso proprio per non infilarci in dibattiti interminabili, tuttavia ci tengo a precisare che tutte queste normative, a nostro avviso, andrebbero riviste ulteriormente.

Ad oggi, comunque, la valutazione che possiamo dare del lavoro che è stato svolto in Commissione è tutto sommato positiva, perché le questioni che ho elencato in precedenza, ad esempio quella della proprietà indivisa o quella della Consulta dei cittadini stranieri, rappresentano novità importanti. Poi magari, quando si passerà all’esame dell’articolato, entreremo nei dettagli dei vari emendamenti proposti dai consiglieri, però tutto sommato qualche risultato è stato portato a casa. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Daniele Marchetti.

È aperta la discussione generale sul progetto di legge e sulla risoluzione abbinata.

Ha chiesto di parlare la consigliera Ravaioli. Ne ha facoltà.

 

RAVAIOLI: Grazie, presidente.

In questa giornata in cui tocchiamo il tema delle nuove generazioni, con questo progetto di legge che va a modificare la legge n. 14 del 2008, anche in seguito alle dinamiche legate al riordino istituzionale, con questa risoluzione che abbiamo presentato, vogliamo focalizzare l’attenzione su un fenomeno che sta fortemente e sempre più frequentemente toccando le giovanissime e i giovanissimi e sta assumendo, come ci testimoniano purtroppo fatti di cronaca talora drammatici, delle proporzioni assolutamente allarmanti.

Parliamo del fenomeno del bullismo, ossia delle prepotenze che vengono perpetrate da bambini e da ragazzi nei confronti dei loro coetanei, che si caratterizzano per gli aspetti di intenzionalità, di persistenza nel tempo, di asimmetria nella relazione e che si traducono in una serie di atteggiamenti aggressivi, in azioni vessatorie di vario genere, che vanno dalle offese alla derisione, dalle minacce alle aggressioni fisiche, dal ricatto al danneggiamento e alla sottrazione di oggetti di proprietà fino alla diffamazione e all’esclusione sistematica dal gruppo, all’isolamento a cui vengono condannati i ragazzi individuati come vittime.

Sono forme classiche, se così possiamo dire, di bullismo a cui oggi si affianca, grazie alla massiccia diffusione di strumenti tecnologici e all’utilizzo sempre più ampio di internet e dei social network, la variante conosciuta come cyberbullismo, la variante che punta sull’utilizzo intenzionale, sistematico e pianificato delle tecnologie e della rete per procurare un danno a quei soggetti che vengono individuati come vittime, che sono perseguitati con messaggi, con immagini, con video offensivi o lesivi della dignità personale che vengono inviati con gli smartphone oggi accessibili a tutti o pubblicati e diffusi sui siti e sui social.

Secondo le più recenti indagini dell’ISTAT, e faccio riferimento in particolare al report “Il bullismo in Italia, comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi”, un ragazzino su due è stato vittima di bullismo con una maggiore incidenza per quanto riguarda il sesso femminile.

Oltre a questo dato, che è già evidentemente di per sé preoccupante, occorre porre attenzione anche sul fatto che la conoscenza, la consapevolezza di questa situazione da parte dei genitori, delle famiglie e degli educatori in senso più ampio è spesso minima o comunque inadeguata rispetto alla gravità di questo fenomeno. Dunque, occorre intervenire, occorre farlo in tempi celeri e mettere in atto azioni incisive, azioni di rete, che soprattutto sul versante della prevenzione mostrino efficacia per tutelare la crescita e la salute psicofisica dei ragazzi, scongiurando tragedie in cui sono culminati i casi più gravi di bullismo, fino al suicidio di adolescenti che non hanno retto, in un’età, lo sappiamo, assolutamente fragile, il peso di contesti divenuti insopportabili ed affrontati troppo spesso nel silenzio e nella solitudine.

L’obiettivo di questa risoluzione, quindi, è quello di impegnare la Giunta a promuovere e sostenere programmi ed iniziative di sensibilizzazione e di informazione rivolte ai bambini e ai ragazzi della scuola di ogni ordine e grado e percorsi di carattere culturale, sociale o sportivo sui temi del rispetto della diversità, senza alcuna distinzione, dell’educazione ai sentimenti, all’affettività, alla gestione del conflitto della legalità, nonché all’uso consapevole della rete e dei nuovi mezzi di comunicazione.

Naturalmente, oltre ai ragazzi, è determinante in questo processo il coinvolgimento delle famiglie, in particolare delle fasce sociali deboli e a rischio, per il sostegno ad una genitorialità consapevole, impegnata in un processo di crescita dei ragazzi che sia improntato alla convivenza civile e al rispetto dell’altro, così come altrettanto determinante diventa il coinvolgimento di insegnanti ed educatori in ordine alla gravità del bullismo e delle conseguenze che esso comporta al fine di elaborare delle strategie pedagogiche ed educative che siano adeguate.

Fondamentale – questo è un altro punto su cui insiste la risoluzione – diventa anche rendere operativo l’apposito tavolo di lavoro che è stato costituito dalla Regione Emilia-Romagna nel giugno 2015, anche alla luce delle linee guida emanate dal Ministero dell’istruzione in merito alla prevenzione e al contrasto al bullismo, al fine di monitorare con più efficacia il problema, creare sinergie tra i vari operatori competenti e poter meglio indirizzare le misure di supporto al contrasto di questo fenomeno, rafforzando anche quei percorsi di rete che promuovono forme permanenti di collaborazione con i servizi minorili dell’amministrazione della giustizia, delle prefetture, delle forze dell’ordine, delle Aziende sanitarie locali e degli Enti locali.

Le azioni sul versante sociale, culturale ed educativo, pur essendo fondamentali, tuttavia, da sole non bastano. Quindi, occorre agire anche sul versante legislativo, così come hanno già fatto e stanno facendo alcune Regioni, a cominciare dalla Regione Lazio, e come sta accadendo anche sul versante nazionale dato che il Senato, a maggio del 2015, ha approvato un disegno di legge in materia di bullismo e cyberbullismo attualmente in esame alla Camera.

Oltre all’accenno che viene fatto nel progetto di legge che oggi andiamo ad approvare, questa risoluzione mira, quindi, a stimolare l’avvio di un’azione normativa incisiva che con specifiche disposizioni o, ancora meglio, modificando il corpus legislativo esistente anche per evitare la proliferazione legislativa di leggi specifiche che rendano organico e superino le frammentazioni sul versante delle misure rivolte alle nuove generazioni.

Si dia così vita ad un’azione integrata e trasversale, che includa gli ambiti della formazione, delle politiche giovanili, dell’educazione ai media, della sanità, della cultura della legalità, della cittadinanza attiva e del sociale, che sia il risultato di un percorso di confronto e partecipazione con i territori ed operatori, al fine di dare risposte a situazioni di difficoltà e disagio che coinvolgono in maniera insistente le nuove generazioni, le loro famiglie, che meritano massimo impegno e massima attenzione, quell’attenzione che la Regione Emilia-Romagna su questi temi ha sempre dimostrato e che siamo convinti continuerà a dimostrare per dare risposte ai nuovi bisogni di una società che cambia assolutamente in fretta. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Ravaioli.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Grazie, presidente.

In questo intervento mi limiterò a parlare del metodo, riservandomi, in base anche a come verrà alla fine emendato oppure no il testo di legge, anche a seconda di quelli che saranno i nostri emendamenti accolti, di intervenire sul merito eventualmente in dichiarazione di voto.

Riguardo al metodo, la relatrice di maggioranza ha parlato di confronto. Forse la relatrice dimentica di essere un membro dell’Assemblea legislativa, non un membro della Giunta, perché a noi non risulta che siano stati fatti dei confronti – tant’è che avevamo chiesto delle udienze conoscitive che ci sono state negate – con l’organo legislativo. Ricordiamo che la Giunta, seppur chiaramente ha diritto di proporre progetti di legge, è un organo esecutivo. L’organo legislativo è quello che è presente qui oggi. Quindi, quando anche si parla di confronto mi piacerebbe sapere di che cosa stiamo parlando.

Sempre riguardo al metodo, questo progetto di legge non è stato uno dei più semplici da analizzare per diversi motivi. Punto primo perché si vanno a riportare modifiche a ben sette leggi in un unico testo omnibus, e qui ci può stare se si tratta meramente di adeguamenti al riordino o a quello che, secondo noi, è un “disordino” istituzionale che è stato fatto, pur essendo concordi nell’abolizione delle Province, ma nella vera abolizione delle Province, non in questa confusione in cui ci troviamo oggi. Vengo al secondo motivo. I metodi di scrittura di questo testo di legge sono difformi, a seconda degli articoli che si vanno a trattare.

In alcuni casi sono modifiche molto puntuali, che vanno a modificare la parte del testo che si vuole andare ad adeguare, in altri casi sono una completa riscrittura di interi articoli quando poi, andandoli ad analizzare, in realtà, anche in quei casi spesso si vanno solamente a modificare piccolissime parti o ad aggiungere piccolissime parti, dei semplici dettagli, dando un’idea di riforma quando riforma non è. Siccome il diavolo molto spesso è proprio nei dettagli che si nasconde, noi siamo andati ad analizzarli e in base all’analisi che abbiamo fatto abbiamo presentato gli emendamenti che mi riservo poi di presentare durante la discussione dell’articolato.

Quindi, già sul metodo abbiamo avuto dei seri dubbi e delle serie critiche su come è stato scritto questo progetto di legge. Andando a vedere nel merito, ci sono delle cose molto importanti che, secondo noi, vanno modificate.

Ripeto, in base a quello che sarà l’esito finale dell’articolato, ci riserveremo la dichiarazione di voto e il conseguente voto finale. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Sensoli.

Ha chiesto di parlare il consigliere Foti. Ne ha facoltà.

 

FOTI: Signor presidente, come ho avuto occasione già di sottolineare in Commissione, ritengo che questo disegno di legge sia, indipendentemente dal merito dei singoli articoli, un pessimo esempio di tecnica legislativa. In realtà, l’omogeneità per materia è soltanto uno sforzo di fantasia, che bisogna compiere per trovare questa omogeneità, al punto tale che la stessa relatrice ‒ che ha avuto sicuramente con tutti i componenti della Commissione un rapporto più che corretto ‒ ha dovuto presentare un emendamento per dare a questa legge un titolo degno di questa legge, riassuntivo di tre righe. Ci si occupa di aver messo assieme sei disegni di legge. Questa è la verità dei fatti.

Aggiungo che su alcune materie, a mio avviso, è stato compiuto anche un errore procedurale. Ad esempio, se noi parliamo di Aziende dei servizi alla persona, forse il tema principale non è quello, assessore Gualmini, delle modifiche dei due articoli qui presentati, ma vi è un altro problema. Mi dispiace che sia assente l’assessore Venturi, sempre molto permaloso quando si rivolgono critiche all’Amministrazione regionale, come attestato dal question time di ieri, critiche che hanno ben più di un fondamento. È evidente che, per come sono state pensate, le Aziende dei servizi alla persona stanno diventando, in alcune realtà, soprattutto nelle realtà più piccole, sotto il profilo della dimensione numerica, stanno diventando ‒ dicevo ‒ una palla al piede per i Comuni.

Ieri, in modo non certo elegante, l’assessore Venturi ha fatto riferimento al mio question time relativo alla balla spacciata dal presidente assente Bonaccini, che quest’anno avremmo azzerato l’IRAP a tutte le ASP. È talmente una balla che lo stesso Assessore, con quel modo curiale ed ecumenico tipico di coloro i quali devono dire una bugia facendo finta che sia una verità, ha dovuto correggere il tiro dicendo che la diversità delle ASP non garantiva uno stesso trattamento alle ASP stesse. Ci eravamo arrivati quando abbiamo seguito il percorso della norma, così come si è voluta delineare.

Io non capisco per quale motivo ‒ ma questo è affare vostro ‒ la materia delle ASP non debba far parte del welfare, ma debba far parte della sanità. Io non lo capisco, però mi adeguo. È una scelta vostra, è una scelta di deleghe. Tenetevele così. Io non capisco neanche, però, sul punto, perché sulla materia debba decidere il direttore generale dell’assessorato, anziché la politica. Mi basterebbe citare che, a fronte di un Sindaco della Provincia di Piacenza che, per sottolineare alcuni problemi sull’ASP Azalea, ha scritto al responsabile politico, cioè all’assessore Venturi, risponde la direttrice generale dell’assessorato. Strano modo di coltivare i rapporti interistituzionali. Quello che è grave è che, mentre ieri si è fatto finta che tutto andava bene, salvo in piccole realtà, poi ‒ come sempre, uno si porta dietro il fascicolo e tirando non a sorte, ma fuori qualche lettera ‒ facilmente si scopre che le cose non stanno come sono state illustrate nella seduta di ieri.

Innanzitutto, vi è una situazione generale delle ASP che, al di là del peso dell’IRAP, hanno fatto a suo tempo una scelta. Mi riferisco ai Comuni. Pareva che l’ASP fosse la soluzione più facile. Ha dei costi aggiuntivi, dei quali, probabilmente, pochi avevano tenuto conto, rispetto ad altre forme di gestione. Qual è il problema politico-istituzionale? Il problema politico-istituzionale è che, mentre quando si è fatto il passaggio dalle IPAB a queste nuove aziende (di tipo consortile o meno) il passaggio dei beni, anche immobili, quindi del patrimonio, è avvenuto senza soluzione di continuità, quindi senza la necessità di dover pagare all’ufficio del registro il dovuto, oggi noi ci troviamo nella situazione in cui quelle Unioni di Comuni che hanno dato vita alle ASP, quelle Assemblee dei Comuni che hanno dato vita alle ASP, che vorrebbero trasformarsi, ad esempio, in ASC, si trovano impossibilitate a farlo perché la procedura che noi indichiamo è questa: prima liquidi l’ASP, poi costituisci l’ASC, quindi trasferisci i beni.

Pare ‒ lo dico con molto rispetto ‒ che qualcuno non abbia chiaro che si può anche prevedere una norma in grado di far avvenire la trasformazione senza la necessità della messa in liquidazione del primo soggetto. Se noi mettiamo in liquidazione una ASP che ha dei debiti, il punto primo è il seguente: mettiamo in liquidazione una ASP che ha dei debiti, quindi i Comuni, per legge, devono farsi carico di quei debiti.

Io mi permetto di sollevare questo argomento perché vedrete che tra due mesi in provincia di Piacenza esploderà il problema, perché l’ASP Azalea ha ancora liquidità per pagare gli stipendi dei mesi di luglio e di agosto. Dal mese di settembre sarà nelle condizioni di non poter ulteriormente procedere. Si dirà che è un problema da poco. Soltanto a livello di dipendenti sono 140, 20 in più di quelli per i quali oggi si discute la risoluzione su BolognaFiere. Quanto al fatturato, parliamo di un fatturato da 12 milioni di euro.

L’ASP Città di Piacenza non è in queste condizioni solo per un altro motivo. Mentre l’ASP Azalea è costituita da Comuni piccoli, l’ASP Città di Piacenza ha il Comune di Piacenza. Quindi, a fronte delle perdite di 900.000 euro all’anno, si continuano a immettere quelle che si chiamerebbero “nuove dazioni” da parte del Comune di Piacenza. Nel frattempo, si è quasi esaurita la vendita del patrimonio immobiliare.

Io mi pongo un problema: a vostro avviso, possono funzionare delle aziende che o vengono messe in liquidazione o, contrariamente ai fini per i quali i benefattori avevano lasciato alle IPAB il patrimonio immobiliare, che era quello, con la vendita del patrimonio immobiliare si può mantenere in piedi la struttura? Oggi, infatti, si mantiene in piedi la struttura vendendo il patrimonio immobiliare. Ma, quando finisce il patrimonio immobiliare, non esiste più né la struttura né il patrimonio immobiliare.

Aggiungo una considerazione. Con riferimento all’ASP Azalea, la parte relativa alla Casa di cura Albesani, che è convenzionata con la Regione ovviamente, che è accreditata dalla Regione, è in una situazione per la quale l’accreditamento può mancare da un momento all’altro, perché ormai i parametri che potremmo definire di sicurezza sono al limite. Quindi, occorrerebbe solo un investimento di 5-6 milioni di euro per costruire una struttura nuova. Dimenticavo, in questo caso del patrimonio è meglio non parlarne, dal momento che è ipotecato. Quindi, neppure questo può essere messo in campo, perché ha già sotto le ruote (come si dice dalle mie parti).

Oggettivamente, al di là del fatto che l’emendamento che ho presentato verrà approvato o meno, il problema è che bisogna prendere il toro per le corna: su questo tema bisogna fare una riforma del sistema. D’altronde – scusatemi se ve lo dico – le previsioni di tipo aziendalistico che sono state compiute inizialmente mal si conciliano con la pratica di tutti i giorni. Ma voi credete che coloro i quali non hanno fatto l’ASP in provincia di Piacenza siano rimasti in piedi tutti! Insomma, le IPAB che non hanno fatto il passo ASP – mi riferisco alla Casa di cura Perini di Cortemaggiore e all’Istituto Biazzi di Castelvetro – vanno avanti con le loro gambe comodamente. Addirittura, Castell’Arquato ha compiuto una scelta diversa: ha esternalizzato interamente la gestione, ha trovato un investitore che ha messo ingenti risorse economiche nella realizzazione di una nuova struttura e non ha problemi.

Io non voglio fare il processo all’ASP in quanto tale, dico solo che siamo passati da IPAB che erano in un certo stato, anche se – ricordo – avevano il patrimonio, a IPAB con bilanci che stanno in piedi con i famosi crediti. Questo mi ricorda un po’ la vicenda delle banche italiane: quando sappiamo che su 1,5 milioni di crediti che servono a “pareggiare” alcune partite di giro ci sono 800.000-900.000 euro di crediti inesigibili scaduti da dieci anni, secondo voi di che cosa stiamo parlando se non di bilanci che solo in modo edulcorato possiamo definire bilanci? Sono delle scritture contabili neanche fatte molto bene.

Io penso, presidente e assessore Gualmini, che questa sia una scelta politica da adottare nel modo più urgente possibile, non capendo – aggiungo anche, e continuerò a ribadirlo – le ragioni per le quali si deve mantenere questa struttura in capo alla Sanità.

Vorrei fare solo un riferimento alla Corte dei conti, perché in una corrispondenza con i Comuni la Corte dei conti definisce l’ASP un organismo partecipato dai Comuni, intendendo per questo una società partecipata. Sotto questo profilo c’è un altro parere della Corte dei conti del 2012 che assimila l’ASP, al di là che svolga un’attività di tipo imprenditoriale, ai soggetti per i quali non si applicava l’articolo 114, comma 5-bis, del Testo unico degli Enti locali, in buona sostanza la deroga del Patto di stabilità. Voi vi rendete conto, quindi, anche sotto questo profilo, del valore della definizione giuridica che è stata data delle ASP, tra l’altro una definizione giuridica a giurisprudenza variabile, perché non tutta la giurisprudenza ne dà la stessa classificazione, per cui è evidente che noi dobbiamo togliere la mina che hanno sotto il tavolo i Comuni. Del resto, alla fine del discorso, essendo previsto il diritto di recesso da parte degli Enti locali che hanno inizialmente costituito l’ASP, ci troviamo – parlo sempre dell’ASP Azalea, partita con ventitré Comuni – dal 1° gennaio 2016 dieci Comuni che hanno disdetto la loro partecipazione. E io penso che, nelle prossime settimane, il Comune di Castel San Giovanni, che è il comune più importante sotto il profilo della partecipazione all’ASP, in assenza di un segnale regionale, finirà anch’esso per disdire la propria partecipazione. Ma vi rendete conto che rischiamo di trovare degli anziani che non sanno da chi sono gestiti? Non mi sembra un problema irrilevante. E non è solo un problema di territorio.

C’è stato anche qualcuno, in provincia di Reggio Emilia, che ha tentato di compiere la trasformazione da ASP ad ASC, anche avendo acquisito pareri giuridici pro veritate. Sapete com’è finita? Con una lettera scritta sempre dal Direttore generale della Sanità, che è lo stesso che ieri rilasciava interviste sul numero di morti per infezione nella regione Emilia-Romagna, spiegandone anche le ragioni, in questa tuttologia diffusa, forse ereditata dalla passata esperienza di Direttore generale presso l’ASL di Modena, in sostituzione del dottor Stefano Cencetti (chi ha orecchie per intendere intenda). Ebbene, io penso che la politica debba fornire qualche risposta, soprattutto quando si risponde – non sono parole mie – con una frase del genere: “La gestione dell’ASP è strutturalmente in perdita a causa di diversi fattori, che si possono così identificare: regime fiscale applicato alle ASP, sistema previdenziale, contratto collettivo di lavoro applicato al personale dipendente”. Poi c’è una questione che riguarda l’hospice, ma questo è tema locale.

Scrive la Direttrice generale della sanità: “Si tratta di questioni di portata generale che interessano tutte le ASP e che, pertanto, saranno oggetto di riflessione e confronto con tutto il sistema degli Enti locali”.

Poi suggerisce di valutare una forma pubblica di gestione alternativa a quella dell’ASP con il piccolo particolare che nel momento in cui uno valuta la gestione alternativa, se non si trova una norma che consenta, così come è consentito dalle IPAB alle aziende inizialmente costituite, di trasferire il patrimonio senza soluzione di continuità, ha un’imposizione fiscale tale, per fare l’operazione, da mettere in ginocchio e da rendere vana la trasformazione.

Mi permetto di dire soltanto, e concludo, che la vicenda qui rappresentata dimostra che non bisogna mettere assieme sei disegni di legge.

Bisognerebbe cercare di farne magari uno per materia, affrontando la materia e non facendo i revisori di bozze, perché modificare le leggi per sostituire la parola “Provincia” o la parola “Regione” o viceversa voi capirete che è esercizio sicuramente utile sotto il profilo della competenza per materia, ma abbastanza banale sotto il profilo dello scopo legislativo per il quale siamo stati qui eletti.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.

Ha chiesto di parlare il consigliere Sabattini. Ne ha facoltà.

 

SABATTINI: Grazie, presidente.

Ho molta stima del Perry Mason Foti, ma cercherei di tornare un attimo all’argomento e non mi farei trascinare nelle discussioni piacentine che normalmente catalizzano la gran parte degli argomenti all’interno di quest’aula.

Credo che l’aspetto che citava il collega Foti sia sicuramente un aspetto da approfondire, però i casi piacentini e anche le fattispecie delle ASP e i percorsi che queste hanno seguito per le trasformazioni sono molto differenziate. Da un certo punto di vista anche la semplificazione delle domande e delle conseguenti risposte è, purtroppo, anche un po’ più complessa di come la si rappresenta. Magari anche il narrare una storia che possa paragonare le ASP alla situazione delle banche forse è oggettivamente un tantino tirata anche per lei.

 

(interruzione del consigliere Foti)

 

La questione delle banche è un tantino più complicata di così, e non è solo un problema di credito purtroppo.

Ci tenevo a fare un intervento per sottolineare un aspetto che credo sia assolutamente importante, di un PdL che sicuramente assume all’interno dello stesso diversi aspetti e tocca diverse leggi, però non soltanto da una forma tecnica.

Mi soffermo su un punto che mi ha visto anche impegnato per diversi mesi su questo, che è appunto quello della modifica della legge n. 24 che riguarda la proprietà indivisa.

Ringrazio l’assessorato e anche i colleghi che si sono spesi su questo tema perché questa non è assolutamente una modifica soltanto ed esclusivamente tecnica. Voi sapete che il tema della proprietà indivisa è un tema estremamente complesso, che ha visto il suo sviluppo soprattutto all’inizio degli anni Ottanta, più o meno fino all’inizio degli anni Duemila, e ha visto sviluppare questi provvedimenti e questi interventi soltanto in alcune regioni d’Italia. Questo ha comportato anche la non formazione di una specifica giurisprudenza sul tema e probabilmente anche un’attenzione non particolarmente attenta del legislatore nazionale.

È un tema un po’ appeso, lasciato a se stesso. Con questo articolo andiamo a riallineare la nostra legge regionale a quello che è previsto dalla legge n. 179, la legge quadro sulle politiche abitative dal punto di vista nazionale, quindi abbassando la percentuale, come ricordava il collega Marchetti, dal 100 per cento al 50, per consentire la trasformazione da proprietà indivisa a proprietà divisa per singolo intervento. Con questo articolo andiamo a superare la delibera regionale n. 35, che era quella che un po’ ordinava la possibilità delle trasformazioni nella nostra regione.

Apprezzo assolutamente questo sviluppo che c’è stato durante la discussione, di riportare in una delibera assembleare gli aspetti che riguarderanno questo tema perché questo articolo – ce lo siamo detti anche durante la discussione – non esaurisce tutti gli aspetti della proprietà indivisa. Penso soprattutto agli elementi di valorizzazione delle trasformazioni e ai punti di ancoraggio con i quali dovranno poi essere determinati i livelli di valorizzazione delle singole trasformazioni.

C’è un punto politico estremamente importante che abbiamo introdotto anche durante la discussione in Commissione, che è quello che si riferisce all’introduzione della lettera i) perché il tema della proprietà indivisa negli ultimi mesi è diventato anche di attualità proprio perché, come si ricordava prima, soggetti importanti che hanno fatto interventi in questa direzione sono colpiti da situazioni di crisi importanti, procedure di liquidazione, di fallimento o di concordato preventivo.

La normativa non è chiara, quindi era importante provare a tracciare una strada per poter garantire anche a tutti quelli che avevano diritti di godimento all’interno di queste abitazioni fatte da cooperative in crisi di tracciare quale poteva essere il loro futuro.

L’introduzione e quindi l’eliminazione da questo punto di vista anche del vincolo del 50 per cento per quei soggetti che hanno procedure già in corso va nella direzione da una parte di dare più possibilità eventualmente al processo di trasformazione, ma dall’altra anche a evitare quelli che potrebbero essere comportamenti speculativi su questi tipi di intervento.

Soprattutto, qui ci tengo a sottolinearlo, il passo importante che facciamo con questo articolo è quello di dire con estrema chiarezza che anche le cooperative che sono soggette a procedure concorsuali devono rispettare l’articolo 14, comma 1, che ci permetterà di dire che nessuno degli assegnatari oggi in locazione permanente e quindi in diritto di godimento sugli immobili, qualunque sia l’esito delle procedure in oggetto, non perderà il diritto di godimento nelle abitazioni.

Questo credo sia un passaggio estremamente importante, anche fatto in una normativa nazionale che non definisce tutti quanti i passaggi con estrema chiarezza. Questo credo sia un punto assolutamente centrale anche di questo intervento.

Ringrazio la Regione per essersi voluta occupare anche di questo aspetto.

A tutte quelle famiglie che oggi si trovano ad abitare un appartamento costruito da quelle cooperative che oggi sono in crisi possiamo dire che questo è un pezzo importante che la Regione poteva fare. È vero, adesso ne mancano altri, perché vanno coinvolti i Comuni, vanno modificate le convenzioni che legano le cooperative che hanno fatto un intervento con il Comune stesso, ma questo è un punto irrinunciabile di partenza assolutamente importante. Ci tenevo a sottolinearlo.

Voglio anche ringraziare tutti i colleghi, perché di questo tema ne abbiamo parlato non soltanto come maggioranza, ma anche in collaborazione con tutte le forze. Oggi abbiamo fatto un importantissimo passo avanti. Anche se è stato inserito all’interno di un PdL che tratta tanti argomenti, ringrazio di averci messo questo pezzo, perché forniamo una risposta importante a tantissime famiglie. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Sabattini.

In discussione generale non ho altri iscritti.

Procediamo con l’eventuale replica dei relatori. La parola alla consigliera Ottavia Soncini. Prego.

 

SONCINI: Grazie, presidente.

Rispondo volentieri alla consigliera Sensoli, che interviene per la seconda volta su una questione che lei ritiene essere di metodo. Io ho già precisato che questo è un progetto di legge ampio, ma la chiarezza della proposta puntuale permette una critica, una adesione e, comunque, una discussione incisiva e soddisfacente su tutte le questioni.

Alla richiesta della consigliera, pervenuta dopo l’illustrazione del progetto di legge, dopo le Commissioni consultive, alla fine della discussione generale, fatta pervenire per iscritto al Presidente della Commissione, abbiamo detto, sia io come consigliere di maggioranza che il consigliere di minoranza Marchetti, che l’udienza conoscitiva si chiede nei tempi opportuni, dove se ne ravvisi l’utilità, anche seguendo, secondo noi, il buonsenso. La logica dell’iter legislativo richiede che gli approfondimenti vengano fatti, eventualmente, prima della firma degli emendamenti, come è accaduto.

Passo a un’altra questione. L’omogeneità per materia esiste. È un termine caro alla Corte costituzionale. Sono materie omogenee perché riguardano assolutamente le politiche sociali, siano esse politiche rivolte ai cittadini stranieri immigrati, ai giovani, alle politiche abitative. La politica abitativa è un tema afferente al sociale. Un sistema integrato dei servizi sul territorio. Quindi, si tratta di un’operazione di adeguamento normativo, di coordinamento, di semplificazione e di chiarezza normativa che ha un’omogeneità ravvisabile nella legge n. 13/2015 e ravvisabile nel tema delle politiche sociali.

Auspico che si entri nel merito, nei contenuti. In questo senso, non intendo ripetermi, perché la mia risposta è stata molto più lunga in Commissione. Ho già fornito in Commissione questa risposta. Mi riferisco al fatto che sono stati sentiti alcuni soggetti. Quindi, mi rimetto a quanto detto e confermo che vi è l’intenzione ‒ ha risposto il consigliere Sabattini, in parte, al consigliere Foti ‒ di rivedere integralmente la norma di settore sul tema delle ASP. La risposta direi che è già stata fornita.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Soncini.

L’altro relatore non ha chiesto la parola.

La parola all’assessore Gualmini, a conclusione del dibattito generale dopo i relatori.

 

GUALMINI, vicepresidente della Giunta: Grazie mille, presidente.

In primo luogo, ci tengo, con molta sincerità, a rivolgere un ringraziamento ai consiglieri che si sono davvero adoperati e ci hanno dato una mano e un contributo fattivo per migliorare questo progetto di legge. Ringrazio la relatrice di maggioranza, la consigliera Soncini; ringrazio anche il relatore di minoranza, il consigliere Marchetti. Mi scuseranno quelli che non cito per nome e cognome, ma ringrazio tutti coloro che si sono adoperati in questo lavoro che oggi, finalmente, arriva a conclusione.

Tra l’altro, mi ha colpito una frase del consigliere Marchetti, in uno dei nostri dibattiti in Commissione, quando ha detto: “Alla fine della fiera, non conta tanto da chi viene la risoluzione di un problema, se quel problema per i cittadini viene risolto. Quindi, diamoci da fare e cerchiamo davvero di avere come punto di vista, laddove si può, l’interesse a districare delle situazioni che possono essere gestite in maniera migliore”. Questa frase mi ha colpito. La ricordo perché, tutto sommato, la condivido.

Per quanto riguarda il metodo, questo non è un esperimento particolarmente innovativo, ma il tentativo deliberato di aggiornare e adeguare in senso tecnico una normativa di settore, quindi leggi che riguardano tutte il settore del welfare, ai cambiamenti che vi sono stati, dettati sia da altre leggi (nazionali e regionali) sia da alcuni aspetti della società che nel frattempo si sono modificati. La scelta è stata deliberata: piuttosto che intraprendere sei lunghi e farraginosi processi di discussione, confronto e decisione per cambiare in senso tecnico ‒ perché questo è l’obiettivo principale di questo PdL ‒ delle leggi regionali, abbiamo deciso, anche con il tentativo di migliorare l’efficienza e la gestione del nostro tempo, sia della Giunta che dell’Assemblea, di costruire un pacchetto di norme che riguardano in maniera congruente le politiche di welfare e di adeguarle a vincoli normativi che oggi esistono. Figuriamoci se a fine legislatura avessimo dovuto dire ai coordinamenti pedagogici: “Guardate che, non essendoci più le Province, dovete trovarvi in altre sedi, in altri luoghi, siano i Comuni adesso o, nei prossimi anni, le aree vaste”. Ci avrebbero riso dietro praticamente tutti. Quindi, rivendichiamo il tentativo di utilizzare in maniera parsimoniosa ‒ e speriamo anche corretta ‒ il nostro tempo.

Dopodiché, bisogna anche mettersi d’accordo, cari consiglieri: o questo è un progetto di legge banale, che semplicemente toglie la parola “Provincia” e mette quella di “Regione” o di “Comune” o di “area vasta”, oppure questo è un progetto complicatissimo, che richiedeva tempo, che richiedeva udienze su udienze conoscitive, che richiedeva confronti superiori a quelli ‒ invero numerosi ‒ che sono stati fatti. Ho sentito esattamente queste due versioni. Posizionandoci nel mezzo, noi pensiamo di aver avuto un confronto tutto sommato sufficiente.

Sono sostanzialmente tre gli assi che guidano questo progetto di legge. Il primo è quello su cui ci siamo già soffermati, ossia il tentativo di semplificare, di chiarire la divisione del lavoro tra Regione ed Enti locali, a fronte del superamento delle Province. Il secondo asse è quello di valorizzare e confermare, in una materia come quella del welfare, il nostro sistema integrato e plurale di offerta di servizi pubblici. Terzo asse: seppure nei vincoli dati dal fatto che questo non è un PdL omnibus, non è una legge che riguarda di tutto e di più, ma è una legge circoscritta, il tentativo è stato quello ‒ laddove possibile ‒ di fare un esercizio limitato, circoscritto di problem solving su questioni pressanti che ci vengono poste dai nostri cittadini.

Sulla semplificazione e sulla chiarezza forniamo risposte a fronte del fatto che le Province sono state svuotate di competenze e di funzioni. Quindi, diamo certezza e identità ad alcuni organismi, semplificando anche il numero degli organismi. Io rivendico anche il superamento della Consulta per gli immigrati, non per voler far fuori una fetta della nostra società, ma semplicemente perché quell’organismo non ha più ragione di essere, essendo le nomine di provenienza provinciale, e anche perché quell’organismo può tranquillamente, per scelte politiche forti di questa Giunta, essere inglobato negli organismi che riguardano tutti i cittadini emiliano-romagnoli.

Diamo identità ai coordinamenti pedagogici, che d’ora in avanti sanno che potranno appoggiarsi sui Comuni capoluogo per svolgere la loro funzione rilevantissima. Non avremmo potuto aspettare una settimana in più, dal momento che l’anno scolastico è alle porte e bisogna fornire risposte. Diamo risposte ai registri sul terzo settore, una funzione importantissima che prima era svolta a livello provinciale e ora viene incamerata a livello regionale. Diamo una risposta anche nel senso della semplificazione: le associazioni che si iscrivono nel registro nazionale devono essere iscritte anche a quello regionale, senza ingarbugliamenti e complicazioni nella sottoscrizione di formule e questionari che complicano la vita anche di piccole organizzazioni di volontariato o di promozione sociale.

C’è una norma fondamentale che viene adeguata ad una legge nazionale, ed era tempo di farlo, quella sugli affidi familiari. Noi avevamo una legge regionale che andava esattamente nel senso opposto alla normativa nazionale, con una gerarchia di destinazioni sugli allontanamenti dei minori che era speculare a quella di una legge nazionale. Ebbene, abbiamo ripristinato la congruenza rispetto a norme, che peraltro ci convincono, che vedono in primo luogo, laddove è possibile, l’affidamento a famiglie di minori allontanati. Quindi, semplificazione e chiarezza, ovviamente con il tentativo di chiudere questa “benedetta” transizione. È vero, siamo ancora in una fase di incertezza. Forse avremmo anche dovuto essere più celeri. Le Aree vaste probabilmente hanno ancora bisogno di tempo per essere funzionanti. Ma questa è la strada che abbiamo intrapreso e probabilmente anche con qualche errore cerchiamo di andare avanti e di costruire un sistema che sia più trasparente dal punto di vista della divisione del lavoro e di chi fa che cosa.

Il secondo asse è quello del sistema integrato di welfare. Su questo tema mi prendo due minuti, visti anche i numerosi emendamenti che sono stati presentati, in maniera del tutto legittima ovviamente. Ebbene, in questa legge e in particolare nella legge che riguarda le politiche a favore dei giovani noi ribadiamo e aggiorniamo il sistema integrato delle Istituzioni e dei soggetti che si occupano di tutela degli adolescenti e dei minori.

Noi crediamo che le Istituzioni pubbliche non debbano essere arroganti. Noi crediamo che non ci debba essere la presunzione o la prosopopea di dire che l’Istituzione pubblica debba fare tutto, sia perché non ce lo possiamo più permettere – e questo è un dato di fatto – sia perché, laddove il terzo settore, gli oratori, le associazioni laiche, le associazioni cattoliche, le associazioni di qualsiasi provenienza, rosse, gialle, bianche, di tutti i colori, ci possono dare una mano per migliorare le condizioni dei nostri cittadini, questo per noi è un valore. Lo ripeto, non abbiamo l’arroganza di pensare che l’Istituzione pubblica possa fare tutto e risolvere tutto, perché così non è e non sarà.

Allora valorizziamo anche l’attività delle agenzie educative esterne, certamente. Abbiamo oratori che includono un milione e mezzo di minori, che lavorano sulla dispersione scolastica, che fanno fare i compiti ai ragazzi, fanno fare doposcuola. Così come tantissime altre associazioni laiche che, obiettivamente, svolgono funzioni rilevantissime.

Inseriamo una novità assoluta in questa legge, ovvero la parola “cyberbullismo”, grazie anche all’impegno delle consigliere Ravaioli e Francesca Marchetti. Inseriamo la dipendenza da social network. Laddove è stato possibile, abbiamo aggiornato per cogliere i cambiamenti della società. Ma diciamo che tutti i soggetti della società, dalle famiglie alle associazioni di qualsiasi provenienza, possono partecipare alla programmazione degli Enti locali. Lo fanno già da venticinque anni, figuratevi se non valorizzavamo questo aspetto.

L’ultimo asse su cui abbiamo lavorato è quello del problem solving, ovverosia del tentativo, laddove è stato possibile, non solo di confermare alcune visioni e di aggiornare tecnicamente, ma di risolvere problemi che migliorano la vita dei nostri cittadini.

Non mi soffermo sulla trasformazione della proprietà indivisa a proprietà individuale, che pure è un aspetto che le nostre associazioni e i nostri cittadini attendono almeno da un anno e mezzo, questo cambio della normativa, che si adegua tra l’altro, anche in questo caso, alla legge nazionale, dimodoché diventi più semplice alienare e trasformare le proprietà indivise nelle cooperative di abitazione a proprietà individuale, appunto abbassando una percentuale di consenso e di raccordo tra gli abitanti che non era più sostenibile a fronte della crisi che vi è stata.

Poi ci siamo chiesti, sempre cercando di leggere quello che là fuori sta cambiando, quindi le trasformazioni sociali ed economiche profondissime, se non fosse il caso di inserire un rimando, di includere anche le cooperative di abitazione – ce ne sono diverse in tanti territori dell’Emilia-Romagna – che sono in procedura di fallimento. E abbiamo trovato il modo – io penso – equilibrato per dare una risposta, confermando, lo ribadisco, però il fatto che vi debba essere un accordo con i Comuni, con i nostri Enti locali, a cui facciamo sempre riferimento, con i nostri alleati in qualche modo, che certamente dovranno, in caso di alienazione, in caso di trasformazione, nei casi decisi dai diversi curatori fallimentari, dire la prima parola e partecipare assolutamente al processo di riorganizzazione.

Rivendico, dunque, un progetto di legge, a mio parere sottoposto a un confronto più che sufficiente, che finalmente porta a casa, non dico in maniera rapida, perché è pur sempre passato un anno, ma neanche in maniera eccessivamente lunga, alcuni dei cambiamenti che i nostri cittadini attendevano da tempo e che prova, magari anche con qualche sbavatura o con qualche traboccamento, perché talvolta forse abbiamo un po’ esorbitato dal dettato strettamente tecnico, ma con il massimo della buonafede, a risolvere alcuni problemi cogenti, con spirito pochissimo ideologico, moltissimo pragmatico. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, vicepresidente Gualmini.

Nomino scrutatrici le consigliere Lori, Sensoli e Zappaterra.

Prima di affrontare l’esame dell’articolato, vi informo che sul testo del progetto di legge oggetto 2753 sono stati presentati ventotto emendamenti: quattro a firma del consigliere Foti, due a firma della vicepresidente Gualmini, sedici a firma della consigliera Sensoli, cinque a firma del consigliere Bertani, uno a firma dei consiglieri Zoffoli, Paruolo e Soncini.

Gli ordini del giorno sono due: l’ordine del giorno 2753/1 (ogg. 2944), a firma della consigliera Sensoli e l’ordine del giorno 2753/2 (ogg. 2945), a firma dei consiglieri Bertani e Sensoli. Sono state presentate anche due proposte emendative all’ordine del giorno 2753/2, a firma dei consiglieri Bertani e Sensoli. La prima proposta emendativa è a firma della consigliera Soncini, la seconda è a firma dei consiglieri Bertani e Sensoli.

Nel frattempo è intervenuta una correzione materiale su un numero sull’ordine del giorno, il 2753/2 (vi è stata distribuita). C’è inoltre la risoluzione oggetto 2689, che in apertura avevamo già letto.

Possiamo, quindi, procedere con l’articolato.

Passiamo all’esame del Titolo I e dell’art. 1 “Oggetto”

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 1.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 1 è approvato.

Passiamo al Titolo II “Modifiche legislative in materia di servizi sociali”.

Siamo all’art. 2 che ha il titolo “Modifiche all’articolo 1 della legge regionale n. 2 del 2003”.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 2.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 2 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 3 “Modifiche dell’articolo 5 della legge regionale n. 2 del 2003”.

Sull’art. 3 insiste l’emendamento 7, a firma della consigliera Sensoli.

Apro il dibattito generale sia sull’articolo che sull’emendamento.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Grazie, presidente.

In merito a questo articolo, noi abbiamo aggiunto una parte per integrare, in quanto questo articolo riporta solo le condizioni di fragilità e vulnerabilità che sono una condizione tipica, concedetemi il termine, dell’Emilia-Romagna, perché esiste solo in questa Regione, questa definizione.

Noi lo integriamo con la normativa regionale, nazionale ed europea, in quanto la condizione di svantaggio ad esempio è definita dall’Unione europea.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Sensoli.

Siamo in discussione generale.

Ha chiesto di parlare la consigliera Soncini. Ne ha facoltà.

 

SONCINI: Non creiamo dubbi interpretativi, usiamo la terminologia regionale in riferimento alla legge 14 del 2015 sulle persone con vulnerabilità e fragilità. È più corretto dal punto vista normativo; il nostro voto è contro.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Soncini.

Dichiarazioni di voto congiunte sia sul testo dell’articolo che sull’emendamento.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Voteremo contro questo articolo, in quanto, a questo punto, l’articolo diventa limitante, non è inclusivo ma è esclusivo.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Sensoli

Non ho altre dichiarazioni di voto.

Procediamo alla votazione dell’emendamento 7, a firma del consigliere Sensoli.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 7, a firma della consigliera Sensoli.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’emendamento 7 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 3.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 3 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 4.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 4.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 4 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 5.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 5.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 5 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 6.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 6.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 6 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 7.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 7.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 7 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 8.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 8.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 8 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 9.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 9.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 9 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 10.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 10.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 10 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 11.

Sull’art. 11 insiste l’emendamento 8, a firma della consigliera Sensoli.

Apro il dibattito generale sull’articolo e sull’emendamento.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Grazie, presidente.

Noi qui riteniamo che non sia corretta una proroga ad libitum riguardo i piani dei servizi sociali. Se è comprensibile un periodo cuscinetto per evitare sospensioni, riteniamo però che debba essere dato un limite, ed eventualmente demandare all’Assemblea un’ulteriore proroga, questo proprio per evitare che si rischi paradossalmente di andare avanti all’infinito con i piani.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Sensoli.

Ha chiesto di parlare la consigliera Soncini. Ne ha facoltà.

 

SONCINI: Può essere rischioso, si può creare un vuoto normativo. La politica si fa per migliorare le cose che non funzionano, se ce ne sono, ma non si mettono ultimatum.

Il nostro voto è contro.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Soncini.

Ha chiesto di parlare il consigliere Foti. Ne ha facoltà.

 

FOTI: Scusi, presidente, però qui non si tratta di porre degli ultimatum. Se noi fissiamo un termine entro il quale si deve riapprovare un piano, logica vuole che entro quel termine si approvi il piano.

Ora, una vacatio di tre mesi ha senso; una vacatio di tre anni è un abuso.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Foti.

Ha chiesto di parlare il consigliere Taruffi. Ne ha facoltà.

 

TARUFFI: Grazie, presidente. L’emendamento ci pare di buonsenso, quindi lo voteremo.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Taruffi

Ha chiesto di parlare il consigliere Daniele Marchetti. Ne ha facoltà.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. Anche come Gruppo della Lega Nord voteremo a favore dell’emendamento, anche perché ci pare una proposta giusta quella di porre comunque dei paletti.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Daniele Marchetti.

Nessun altro chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto congiunte. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, dell’emendamento 8, a firma della consigliera Sensoli.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’emendamento 8 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 11.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 11 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 12.

Sull’art.  12 insiste l’emendamento 9, a firma della consigliera Sensoli.

Apro il dibattito generale sull’articolo e sull’emendamento.

Ha chiesto di parlare la consigliera Soncini. Ne ha facoltà.

 

SONCINI: Se parliamo dell’emendamento 9, per noi è accoglibile.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Soncini.

Apro le dichiarazioni di voto congiunte. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 9, a firma della consigliera Sensoli.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’emendamento 9 è approvato.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Chiedo la correzione della votazione dell’emendamento, ovviamente a favore.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Sensoli.

Lo immaginavo. Viene rettificato.

Ha chiesto di parlare il consigliere Sassi. Ne ha facoltà.

 

SASSI: Sull’ordine dei lavori, vorrei correggere il voto in voto favorevole anche io. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Sassi.

Ovviamente viene rettificato.

 

(L’emendamento 9 è approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con la votazione dell’art. 12.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 12.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 12 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 13.

Sull’art. 13 insiste l’emendamento 10, a firma della consigliera Sensoli.

Apro il dibattito generale sull’art. 13 e sull’emendamento.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Grazie, presidente. Si fa sempre riferimento ai periodi di proroga, riferiti in questo caso ai piani di zona, collegati chiaramente ai piani dei servizi sociali a livello regionale.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Sensoli.

Siamo in discussione generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto congiunte.

Ha chiesto di parlare la consigliera Soncini. Ne ha facoltà.

 

SONCINI: Sull’emendamento, per analogia con il precedente, il nostro voto sarà contro.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Soncini

Nessun altro chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 10, a firma della consigliera Sensoli.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’emendamento 10 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 13.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 13 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 14.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 14.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 14 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 15.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 15.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 15 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 16.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 16.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 16 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 17.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 17.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 17 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 18.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 18.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 18 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 19.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 19.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 19 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 20.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 20.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 20 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art.  21.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 21.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 21 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 22.

Sull’art. 22 insiste l’emendamento 11, a firma della consigliera Sensoli.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 11, a firma della consigliera Sensoli.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’emendamento 11 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 22.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 22 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 23.

Sull’art. 23 insiste l’emendamento 12, a firma della consigliera Sensoli.

Apro il dibattito generale.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Vista l’abrogazione della Consulta regionale sull’immigrazione, riteniamo comunque corretto specificare che ci sia una concertazione con quelle locali.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Sensoli.

Ha chiesto di parlare la consigliera Soncini. Ne ha facoltà.

 

SONCINI: Ci sono cose che si fanno anche senza obbligo, però in questo caso votiamo a favore. Siamo favorevoli a questo confronto.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Soncini.

Ha chiesto di parlare il consigliere Daniele Marchetti. Ne ha facoltà.

 

MARCHETTI Daniele: Solo per dichiarare il nostro voto contrario, dal momento che come Lega siamo contro alle consulte. Comunque votiamo contro l’emendamento.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Daniele Marchetti.

Ha chiesto di parlare il consigliere Taruffi. Ne ha facoltà.

 

TARUFFI: Solo per annunciare il nostro voto favorevole all’emendamento.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Taruffi.

Quindi mi pare di capire che dalla discussione generale siamo già passati alla dichiarazione di voto.

 

(interruzioni)

 

Va benissimo. Ci sono altre dichiarazioni di voto? Nessun altro chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 12, a firma della consigliera Sensoli.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’emendamento 12 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 23.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 23 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 24.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 24.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 24 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 25.

Sull’art. 25 insistono due emendamenti: l’emendamento 1, che poi è stato ritirato, a firma del consigliere Foti e l’emendamento 13, a firma della consigliera Sensoli.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare la consigliera Soncini. Ne ha facoltà.

 

SONCINI: Per annunciare il voto favorevole.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Soncini

Procediamo alla votazione dell’emendamento 13.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 13, a firma della consigliera Sensoli.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’emendamento 13 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 25.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 25 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 26.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 26.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Saliera): L’art. 26 è approvato.

C’è ora da esaminare l’emendamento 2 che istituisce un nuovo articolo ed è a firma del consigliere Foti.

Apro il dibattito generale.

Ha chiesto di parlare il consigliere Foti. Ne ha facoltà.

 

FOTI: Signor presidente, questo emendamento l’ho mantenuto anche in relazione alla cortesia che ha avuto la vicepresidente Gualmini di farmi avere da parte degli uffici tutte le contribuzioni a contrario della tesi da me espressa. Stiamo parlando ovviamente di immigrazione, e io penso che quando si modificano alcune norme che riguardano sia i servizi sociali, sia i servizi abitativi, le norme vigenti abbiamo un loro fondamento.

Rispetto a quanto mi è stato risposto, e cioè rispetto al fatto che il mio emendamento contrasterebbe con l’articolo 27 del decreto legislativo 251 del 2007, mi permetto di far presente che dopo l’articolo 27 c’è l’articolo 28 che si può anche saltare, ma l’articolo 29, dice esattamente quanto io sostengo, e cioè che l’accesso e i benefici relativi all’alloggio previsto dall’articolo 40 comma 6 del decreto legislativo 286 del 1998 (cioè il Turco-Napolitano) è consentito ai titolari dello status di rifugiato di protezione sussidiaria, in condizioni di parità con i cittadini italiani. Se non erro, è esattamente la dizione che io propongo al comma 1, quindi, sotto questo profilo la Regione può legittimamente decidere di non rispettare una legge dello Stato, ma la legge dello Stato recita quanto esattamente è stato proposto.

Per quanto riguarda le modifiche all’articolo 10, comma 3, in questo caso debbo dire che la dizione che è stata da me utilizzata è anch’essa una dizione di legge. Sotto questo profilo, visto che mi è stato fatto presente che il Regolamento CE 883 del 2004 va rispettato (segnatamente mi sono stati segnalati gli articoli 2 e 4), mi sono permesso di leggere anche l’articolo 3. L’articolo 3 della norma prima evocata riguarda l’ambito di applicazione, ratione materiae che al comma 1 dettaglia gli ambiti di applicazione, esplicando nel dettaglio le prestazioni oggetto della parità di trattamento. Fra queste non rientra l’alloggio. Quindi, anche sotto questo profilo, penso di aver fatto il compitino in modo esatto. Quando poi parliamo dello status di rifugiato, o di protezione sussidiaria, ecco che allora mi è stato indicato a sostegno l’articolo 1 del Regolamento UE 1231 del 2010, che estende le prerogative di cui al Regolamento CE 883 del 2004 e 987 del 2009. Se noi andiamo a verificare, però, ciò che è detto ai punti 11 e 12, al punto 11 si dice che il Regolamento CE del 2004 e quello del 2009 dovrebbero essere applicabili in virtù del presente Regolamento solo con l’intenzione che l’interessato risieda già legalmente nel territorio di uno Stato membro. Il Regolamento CE 883 e 987 non dovrebbero applicarsi ad una situazione che sia confinata in tutti i suoi rispetti all’interno di un solo Stato membro.

Ora, a me pare che avendo scritto che ogni cittadino dell’Unione che risiede in base al presente decreto nel territorio nazionale gode di pari trattamento rispetto ai cittadini italiani nell’ambito di applicazione del Trattato, null’altro significhi che tenere in vigore le norme di legge oggi vigenti. Anche perché, il punto 5 dell’articolo 19 comma 2 del decreto legislativo 30/2007, dice “il beneficio di tale diritto si estende ai familiari non aventi la cittadinanza in uno Stato membro, che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente”. Perché ho fatto questo ragionamento? Perché ogni volta che si vuole applicare una normativa che riguarda gli stranieri, assessore Gualmini, io penso che rifarsi alla legge dello Stato sia la cosa migliore, essendo questa una materia che non è concorrente con le Regioni.

Devo invece prendere atto che attraverso, seppure non sue, capziose interpretazioni di norme nazionali, si cerca di volere allargare le maglie rispetto alla legge dello Stato. Mi si potrebbe dire che la legge dello Stato è restrittiva: si cambi la legge dello Stato. Ma non si inseriscono surrettiziamente norme che contrastano con la legge dello Stato.

In conclusione, signor Presidente, il mio emendamento, che sicuramente voi rigetterete, null’altro fa che riporre, nell’articolato della legge regionale, quelle che sono le norme della legge statale.

Dopodiché, il mio è rispetto dello stato di diritto; la vostra è una licenza non so fino a che punto autorizzata.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Foti.

Se non ci sono altri interventi in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.

Apro le dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare la consigliera Soncini. Ne ha facoltà.

 

SONCINI: Questo aspetto è già stato ampiamente argomentato. Dagli approfondimenti che abbiamo fatto emerge il nostro collegamento rispetto alla normativa sovranazionale e al diritto europeo, che verrebbe se no disapplicato in virtù della superiorità del diritto comunitario e anche la normativa nazionale. Il nostro sistema di riferimento regionale, quello che abbiamo scelto, ci sembra adeguato a definire chi sia il cittadino straniero per i servizi sociali, e di questo abbiamo parlato anche in Commissione. Il nostro voto quindi è contro.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Soncini.

Ha chiesto di parlare il consigliere Foti. Ne ha facoltà.

 

FOTI: Accetto e accolgo la replica cortese della consigliera Soncini. Mi permetterò di farle avere un memorandum, anche all’assessore, per dimostrare che in realtà anche le norme di diritto europeo che voi dite noi applichiamo, faccio presente, assessore Soncini – scusi, consigliera Soncini, è un augurio che le faccio di diventar assessore – che il recepimento delle norme europee avviene sempre con legge dello Stato, non con legge della Regione, in materia che non è riservata alla Regione. Ma ciò premesso, io mi sono rifatto, in questo emendamento, esclusivamente alla normativa europea, che è stata a me rappresentata dai competenti uffici della Regione. Solo che se dopo gli articoli 2 e 4 ve ne è un quinto che nessuno legge, diventa difficile dire che noi applichiamo gli articoli 2 e 4 e trascuriamo quello che dice l’articolo 5, ad esempio, non dimenticando che le norme si interpretano, se non sbaglio, secondo la loro successione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Foti.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 2, a firma del consigliere Foti.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 2 è respinto.

Passiamo all’esame dell’art. 27.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 27.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 27 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 28.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 28.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 28 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 29.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 29.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 29 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 30.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 30.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 30 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 31.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 31.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 31 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 32.

Sull’art. 32 insiste l’emendamento 14, a firma della consigliera Sensoli.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Grazie. Noi qui proponiamo che la relazione sullo stato delle infrastrutture carcerarie sia annuale. Nella relazione a questo progetto di legge si cita il fatto che si voglia coordinare la relazione triennale con la clausola valutativa. Peccato che ci siamo accorti che la legge a cui fate riferimento non aveva clausola valutativa, quindi ci è sembrato un controsenso e abbiamo aggiunto anche la clausola valutativa a quella legge.

Per noi la relazione deve essere annuale. Eventualmente si può trovare una via di mezzo tenendo la clausola valutativa triennale.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Sensoli.

Ha chiesto di parlare la consigliera Soncini. Ne ha facoltà.

 

SONCINI: Noi abbiamo proprio deciso che la relazione sulla situazione delle carceri passi da annuale a triennale. La relazione di fatto è una clausola valutativa, coincide nei fatti, quindi coordinandosi con la clausola valutativa, ci permette anche di prendere atto di una situazione sulla quale si può eventualmente riflettere. Abbiamo deciso questa triennalità per consentire una maggiore elaborazione dei dati, che siano così più significativi, per armonizzarci appunto con quella che nei fatti è per noi la clausola valutativa.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Soncini.

Ha chiesto di parlare il consigliere Taruffi. Ne ha facoltà.

 

TARUFFI: Noi invece riteniamo l’emendamento meritevole di attenzione, quindi votiamo a favore dell’emendamento.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Taruffi, che ha già esposto anche la dichiarazione di voto.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Grazie. Volevo specificare, come dichiarazione di voto, che qualora il nostro emendamento non passasse, voteremo in maniera contraria l’articolo, perché comunque mantenere la relazione della Giunta triennale significa che durante l’arco di un mandato, la Giunta relazionerebbe solamente una volta e questo non darebbe la possibilità nemmeno di capire qual è il reale lavoro della Giunta e se nei cinque anni la Giunta possa fare dei miglioramenti.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Sensoli.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 14, a firma della consigliera Sensoli.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 14 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 32.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 32 è approvato.

Passiamo all’emendamento 3, a firma del consigliere Foti, per l’istituzione di un nuovo articolo.

Apro il dibattito generale.

Ha chiesto di parlare il consigliere Foti. Ne ha facoltà.

 

FOTI: Signor presidente, io lo darei per illustrato nella discussione generale che ho sviluppato. Mi dispiace se il consigliere Sabattini abbia visto in questa mia lunga discussione solo un fatto locale. Capisco che per quanto riguarda il PD di Modena, generalmente, per capire cosa succede bisogna comprare Il Resto del Carlino. Lui appartiene evidentemente ad altre categorie. Io che sono ancora un povero ragazzo di campagna, parlo nelle Istituzioni delle cose delle Istituzioni.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Foti.

Ha chiesto di parlare la consigliera Soncini. Ne ha facoltà. Siamo in discussione generale.

 

SONCINI: Votiamo contro perché in realtà siamo nel corso di una più ampia revisione della normativa integrale del settore, e crediamo che sia opportuno valutare le proposte emendative nell’ambito di un disegno più ampio, per una maggiore omogeneità e coerenza dell’intero sistema. Votare pezzetti di emendamento qua e là pensiamo che possa essere più dannoso che altro, quindi il nostro voto è contrario proprio per questa prospettiva di riforma integrale.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Soncini.

Nessun altro chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare il consigliere Foti. Ne ha facoltà.

 

FOTI: Signor presidente, ci mancherebbe altro che io non accogliessi la reiezione di questo emendamento. Dico soltanto, peraltro, che l’assessorato aveva espresso un parere diverso, almeno nel parere che ho io, e cioè, non che fosse inutile questo emendamento ma che vi era solo un problema rispetto al comma 3, riguardo la neutralità fiscale.

Ora, io comprendo che questa Regione si faccia carico di tanti problemi, compreso quello dei massimi sistemi; però vi faccio anche presente che se vi è un problema di neutralità fiscale su un punto, dovrà essere il Consiglio dei Ministri che solleva la questione rispetto all’eccedenza di competenza da parte dell’Assemblea regionale.

Viceversa, se si pensa di chiedere alla Corte dei conti, Sezione dell’Emilia-Romagna un parere, non ho capito bene di cosa stiamo parlando. Se noi vogliamo parlare di neutralità fiscale, la Corte dei conti non c’entra niente. Se noi vogliamo affrontare il tema e dire che non facciamo niente perché non abbiamo una norma di copertura a livello nazionale, allora è molto meglio che il bubbone esca subito, in modo tale che nella prossima legge di stabilità, se vuole, il Governo mette una norma che dia copertura alla neutralità fiscale di cui stiamo parlando. Francamente, mi lascia abbastanza perplesso, lo dico così, che siamo noi a sollevare il tema della neutralità fiscale. In genere è il Consiglio dei Ministri che si occupa di questo argomento. Va bene essere più realisti del re, ma attenzione a non esserlo anche della regina.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Foti.

Nessun altro chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 3, a firma del consigliere Foti.

 

(Il consigliere Foti chiede il voto elettronico)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Metto in votazione, con l’uso del dispositivo elettronico, l’emendamento 3 a firma del consigliere Foti.

 

(Si procede alla votazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Comunico l’esito della votazione:

 

Presenti

 

37

Assenti

 

13

Votanti

 

36

Favorevoli

 

7

Contrari

 

25

Astenuti

 

4

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 3 è respinto.

Passiamo ora all’emendamento 15, a firma dei consiglieri Bertani e Sensoli per l’istituzione di un nuovo articolo.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 15.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 15 è respinto.

Passiamo ora al Capitolo III, Capo 1, art. 33.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 33.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 33 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 34.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare il consigliere Daniele Marchetti. Ne ha facoltà.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. Recependo le richieste che ci sono pervenute da dei soggetti che in Commissione ci hanno riferito di questo problema, ovvero di non potersi iscrivere nei registri regionali per l’associazione e promozione sociale, ed essendo comunque una richiesta contenuta in una nostra risoluzione depositata mesi fa, voteremo a favore dal momento che comunque in buona parte vengono accolte le nostre richieste, le richieste di questi soggetti che in Commissione ci riferivano di questi problemi.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Daniele Marchetti.

Nessun altro chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 34.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Abbiamo ora l’emendamento 16, a firma dei consiglieri Bertani e Sensoli per l’istituzione di un nuovo articolo, l’art. 34 bis.

Apro il dibattito generale.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Con questo articolo vogliamo che ogni contributo dato ad associazioni iscritte al Registro regionale sia subordinato all’assenza di qualsiasi forma di promozione e pubblicità riguardante il gioco d’azzardo. Visto che ci stiamo impegnando seriamente contro il gioco d’azzardo patologico, secondo noi inserire questi vincoli è fondamentale anche in questo ambito.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Sensoli.

Ha chiesto di parlare la consigliera Montalti. Ne ha facoltà.

 

MONTALTI: Grazie, presidente. Rispetto al tema del gioco d’azzardo e a nuove proposte che sono emerse anche recentemente all’interno delle Commissioni, noi pensiamo – e su questo ribadiamo la nostra disponibilità ad un confronto, ad un percorso da fare insieme – che sia più opportuno intervenire sulla legge 5 del 2013, e quindi inserire all’interno di quella legge una serie di integrazioni e di interventi, in modo da avere un unico dispositivo che in maniera complessiva intervenga secondo noi più efficacemente sul tema del gioco d’azzardo. Per cui chiediamo, dando appunto la nostra disponibilità a fare un lavoro in questo senso al Movimento 5 Stelle, di ritirare questo emendamento, proprio nell’ottica di un percorso che abbiamo già avviato insieme. In caso contrario, voteremo contro l’emendamento, non perché non siamo d’accordo rispetto al contenuto, ma proprio perché riteniamo più opportuno inserire dentro la legge anche queste integrazioni.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Montalti.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Noi ovviamente siamo disponibili a lavorare sul testo di legge che ci è stato proposto. Ovviamente non rifiutiamo il dialogo. Secondo noi, però, oggi è indispensabile mantenere questo emendamento perché non si può più perdere tempo. Il gioco d’azzardo è un problema sempre maggiore, e secondo noi intanto vanno messi dei paletti, perché rischiamo di ritardare troppo il processo, quindi le misure vanno adottate in maniera immediata.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Sensoli.

Nessun altro chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 16, a firma dei consiglieri Bertani e Sensoli.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 16 è respinto.

Passiamo all’esame dell’art. 35.

Sull’art. 35 insiste l’emendamento 17, a firma della consigliera Sensoli.

Apro il dibattito generale.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Grazie, presidente. Questo emendamento va a istituire i centri di servizio. La relazione di questa legge parla della istituzione dei centri di servizi, ma poi, in realtà, all’interno degli articoli vengono solo citati, quindi non sappiamo chi sono, cosa fanno, da chi sono composti e secondo quali parametri. Per non entrare troppo nel dettaglio, comunque demandiamo alla Giunta la definizione dei parametri. Secondo noi però prima di assegnare benefici e vantaggi (uguale denaro) a dei centri di servizi non meglio definiti, andrebbero appunto delineati.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Sensoli.

Ha chiesto di parlare la consigliera Soncini. Ne ha facoltà.

 

SONCINI: Ce l’hanno sottoposto la Conferenza regionale del Terzo Settore, l’Osservatorio di volontariato, le associazioni di promozione sociale.

Il tema è che sta avanzando la riforma del Terzo Settore. Rafforza il Terzo Settore perché riconduce a unitarietà una serie di stratificazioni di norme. Noi stiamo aspettando i decreti attuativi della riforma del terzo settore, che naturalmente contiene anche l’aspetto della distribuzione territoriale, del decentramento, del numero dei centri servizi per il volontariato. Essendo questa una norma transitoria, l’emendamento lo respingiamo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Soncini.

Nessun altro chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 17, a firma della consigliera Sensoli.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 17 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 35.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 35 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 36.

Sull’art. 36 insiste l’emendamento 18, a firma della consigliera Sensoli.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 18.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 18 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 36.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 36 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 37.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 37.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 37 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 38.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 38.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 38 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 39.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 39.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 39 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 40.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 40.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 40 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 41.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 41.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 41 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 42.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 42.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 42 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 43.

Sull’art. 43 insiste l’emendamento 19, a firma della consigliera Sensoli.

Apro il dibattito generale.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Grazie, presidente, vale più o meno lo stesso discorso dei centri di servizi. “Agenzia educativa” è un’espressione pedagogica per noi troppo generica. Secondo noi è più corretto scrivere “soggetti con funzioni educative”, che sono già meglio delineati, in quanto scuole, terzo settore, eccetera. Diventa veramente troppo generico il termine, utilizzato senza specificare di chi stiamo parlando.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Sensoli.

Nessun altro chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 19, a firma della consigliera Sensoli.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 19 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 43.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 43 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 44.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 44.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 44 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 45.

Sull’art. 45 insistono tre emendamenti: l’emendamento 20 a firma della consigliera Sensoli; l’emendamento 21 a firma della consigliera Sensoli e l’emendamento 22 a firma della consigliera Sensoli.

Apro il dibattito generale.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Grazie, presidente. Una specifica riguardo l’emendamento, in particolar modo l’emendamento 20: princìpi di sussidiarietà di cui all’articolo 118 della Costituzione, secondo noi è importante, ma ribadirlo all’interno di un progetto di legge è ridondante. Citare questi princìpi e magari non altri altrettanto importanti, secondo noi è un rischioso tentativo di devoluzione verso il privato, a discapito del pubblico.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Sensoli.

Nessun altro chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare la consigliera Soncini. Ne ha facoltà.

 

SONCINI: La sussidiarietà è un principio, non una norma precettiva. Viene applicata comunque, quindi noi rimaniamo così e votiamo contro l’emendamento.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Soncini.

Nessun altro chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 20, a firma della consigliera Sensoli.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 20 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 21, a firma della consigliera Sensoli.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 21 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 22, a firma della consigliera Sensoli.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 22 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 45.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 45 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 46.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 46.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 46 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 47.

Sull’art. 47 insiste l’emendamento 23 (interamente soppressivo), a firma della consigliera Sensoli.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, il mantenimento del testo dell’art. 47.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 47 è approvato. L’emendamento 23 si intende respinto.

Passiamo, quindi, all’art. 48. Nessun emendamento.

Apro la discussione generale. Nessuno chiede di intervenire in discussione generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 48.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 48 è approvato.

Passiamo all’art. 49. Nessun emendamento.

Apro la discussione generale. Nessuno chiede di intervenire in discussione generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 49.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 49 è approvato.

Passiamo all’art. 50. Nessun emendamento.

Apro la discussione generale. Nessuno chiede di intervenire in discussione generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 50.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 50 è approvato.

Passiamo all’art. 51. Nessun emendamento.

Apro la discussione generale. Nessuno chiede di intervenire in discussione generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 51.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 51 è approvato.

Passiamo all’art. 52. Nessun emendamento.

Apro la discussione generale. Nessuno chiede di intervenire in discussione generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 52.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 52 è approvato.

Passiamo all’art. 53. Nessun emendamento.

Apro la discussione generale. Nessuno chiede di intervenire in discussione generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 53.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 53 è approvato.

Passiamo all’art. 54. Ci sono cinque emendamenti: emendamento 4, a firma del consigliere Foti; emendamento 28, per una nuova stesura dell’emendamento 26, a firma del consigliere Bertani; l’emendamento 26, a questo punto, è precluso; l’emendamento 27, a firma dei consiglieri Zoffoli, Paruolo e Soncini; l’emendamento 24, a firma dei consiglieri Bertani e Sensoli.

Apro la discussione generale. Nessuno chiede di intervenire in discussione generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare la consigliera Soncini. Ne ha facoltà.

 

SONCINI: Sull’emendamento 24 siamo a favore.

Abbiamo presentato l’emendamento 27, che si discute adesso, che prende in considerazione la situazione. Siccome ci sono diverse strutture con connotazione di tipo familiare nella nostra regione, crediamo che il legislatore non si debba spingere.

Non approviamo, invece, l’emendamento 26, a firma del consigliere Bertani, in quanto ha una disciplina eccessiva, cioè è il giudice che deciderà qual è la situazione migliore; è il Tribunale per i minorenni che dovrà valutare qual è la situazione migliore per il minore.

Il nostro voto è anche contrario all’emendamento a firma del consigliere Foti, sottolineando che noi qui non stiamo parlando di adozione, ma di affido, quindi di soggetti che temporaneamente vengono affidati a famiglie. Nella legge stabiliamo già come priorità l’affido familiare a famiglie con minori o a single. In terzo luogo, l’affido in una situazione di struttura residenziale o di comunità.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Soncini.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Taruffi. Prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Per annunciare il voto favorevole all’emendamento 24 e il voto contrario all’emendamento 27.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Taruffi.

Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.

 

SENSOLI: Secondo noi, invece, va data una priorità. Secondo noi, i minori devono rimanere innanzitutto all’interno, preferibilmente, della loro famiglia. Qualora non fosse possibile, secondariamente, in contesti sempre di tipo familiare. Solo come ultima scelta, in contesti di comunità che non riportino questa connotazione.

Secondo noi, una priorità, assolutamente, e un ordine va inserito.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Sensoli.

Nessun altro chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 4, a firma del consigliere Foti.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 4 è respinto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 28, a firma del consigliere Bertani.

 

(È respinto a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 28 è respinto. L’emendamento 26 è precluso.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 27, a firma dei consiglieri Zoffoli, Paruolo e Soncini.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 27 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 24, a firma dei consiglieri Bertani e Sensoli.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 24 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 54.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 54 è approvato.

Passiamo all’art. 55. Nessun emendamento.

Apro la discussione generale. Nessuno chiede di intervenire in discussione generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 55.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 55 è approvato.

Passiamo all’art. 56. Nessun emendamento.

Apro la discussione generale. Ha chiesto di parlare il consigliere Foti. Prego.

 

FOTI: Signor presidente, questo testo, così come è stato licenziato dal...

Perché dice che non ci sono emendamenti?

 

PRESIDENTE (Rainieri): All’articolo 56 non abbiamo emendamenti.

 

FOTI: L’articolo 56 è quello delle politiche abitative.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Sull’articolo 58 abbiamo due emendamenti. È andato un po’ troppo avanti.

 

(interruzioni)

 

Benissimo. Ritira l’intervento.

Art. 56. Discussione generale. Qualcun altro si iscrive? Nessun iscritto.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 56.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 56 è approvato.

Passiamo all’art. 57. Nessun emendamento.

Apro la discussione generale. Nessuno chiede di intervenire in discussione generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 57.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 57 è approvato.

Passiamo all’art. 58, su cui insistono due emendamenti: emendamento 5 ed emendamento 6, entrambi a firma dell’assessore Gualmini.

Apro la discussione generale. Ha chiesto di parlare il consigliere Foti. Prego.

 

FOTI: Signor presidente, questo non è un problema territoriale. Non so quale sia la situazione nel modenese sul punto delle cooperative a proprietà indivisa, però so qual è, ad esempio, la condizione della cooperativa “Di Vittorio” di Fidenza, che riguarda più quei banchi lì che questi, per dire la verità, anche come gestione politica, visto che chi ha distratto la cooperativa ogni volta andava a fare l’amministratore nel Comune di Fidenza.

Mi permetto di dire che questo testo, nella lettera in cui è stato licenziato, mi sembra un punto d’avvio per cercare di, “risolvere” è una parola grossa, ma quantomeno di contribuire a risolvere il problema delle cooperative a proprietà indivisa che si trovano in situazioni di particolare difficoltà.

Il meccanismo che è stato creato ha un principio di salvaguardia affinché almeno i soggetti assegnatari di un alloggio rimangano nell’alloggio. Mi sembra già un principio sufficientemente valido. Assessore Gualmini, penso si debba sviluppare anche un ragionamento sui finanziamenti regionali alle cooperative edili, perché lei sa che, assieme a questo problema della proprietà indivisa, ce ne sono altri dove, anche se uno è proprietario di diritto, non lo è di fatto.

 

(interruzione della vicepresidente Gualmini)

 

Altre cooperative nelle quali, se uno anche è titolare del diritto, lo è solo di nome, ma non di fatto.

Penso, quindi, che una qualche verifica sui meccanismi che sovrintendono ai finanziamenti dell’edilizia residenziale pubblica vada introdotta, anche in termini di garanzia. D’altronde, paradossalmente rischiamo di finanziare chi poi si comporta in un modo quantomeno opinabile rispetto a società cooperative che lavorano seriamente e che magari con altri finanziamenti avrebbero realizzato altri interventi.

Allora, dato che la materia di per sé è piuttosto confusa, dal momento che vi è un intreccio di competenze e anche di soggetti partecipanti a queste iniziative, che sono numerosi, e atteso che il terminale, rappresentato dai Comuni, quando arriva il problema, non possono far fronte in alcun modo al fatto di subentrare in quelle che sono le responsabilità che dovrebbero loro derivare dalla legge – lei sa che in ultima istanza dovrebbe essere il Comune che subentra –, penso per contro che sarebbe più logico introdurre un sistema di garanzie e di bilanciamenti anche in senso premiale. Mi riferisco a coloro i quali rispettano certi parametri e si presentano con garanzie, possibilmente non assicurative, perché di polizze assicurative false ne abbiamo pieni i cassetti, perché questo Paese è abbastanza anomalo. Quindi, con determinate garanzie credo che questi soggetti potrebbero ricevere un contributo da parte della Regione in termini di affidabilità.

Io mi limito soltanto a dire che non sono pochi i casi, tant’è che questo emendamento, che sembra un emendamento assolutamente normale, già fa fronte a 15-20 casi in Emilia-Romagna, e stiamo parlando prevalentemente di procedure già avanti nel tempo, in quanto riguarda cooperative che sono in una procedura concorsuale. Non siamo al cosiddetto buco presunto, ma siamo a una situazione accertata.

È bene, allora, intervenire per metterci una pezza, però la seconda parte del discorso è cercare di prevenire. Quindi, conoscendo la sua sensibilità giuridica, mi auguro che lei si faccia portatrice di un disegno di legge che quantomeno non dico scongiuri ma limiti i casi. D’altronde, quando si chiede, stante l’attuale situazione di mercato, a una persona che deve comprarsi la casa di dare indietro il contributo regionale – ne parlavamo prima con il consigliere Iotti e dicevamo che gli appartamenti in vendita dell’usato oggi hanno prezzi molto concorrenziali rispetto anche al nuovo e al seminuovo – sicuramente questa persona si fa due conti. Anche con metrature modeste le differenze iniziano a diventare robuste. Quindi, io mi auguro che vi sia un principio di equilibrio.

Torno a ripetere, questo emendamento, meritoriamente pensato dal consigliere Sabattini, che ovviamente non agisce mai per interessi del territorio, ma generali e diffusi, ha comunque il merito nel caso di specie, purtroppo, di colpire interessi diffusi, perché è diffusa la situazione di non perfetto andamento economico dei soggetti che hanno attuato gli interventi.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Foti.

Ha chiesto di parlare il consigliere Sabattini. Ne ha facoltà.

 

SABATTINI: Apro con una battuta. Consigliere Foti, oggi le garanzie assicurative… [interruzione nella registrazione audio]

Mi preme intanto sottolineare, riprendendo una questione precedentemente richiamata, che una introduzione normativa di questa natura non può risolvere tutti i problemi, ma si limita a tracciare una strada all’interno di un quadro normativo che quella strada non aveva intrapreso e lasciava interpretazioni che rischiavano di generare incertezze e timori, come poi puntualmente si è verificato, dato che nei mesi scorsi abbiamo visto nascere comitati e proteste proprio frutto di quelle incertezze e di quei timori.

Io credo che, da questo punto di vista, sia stata compiuta una scelta che va nella giusta direzione, perché evita che si incentivino comportamenti opportunistici. Del resto, la scelta di prevedere che soltanto quelle già in corso oggi potessero beneficiare di percentuali ribassate impedisce a chi ne avesse le intenzioni di comportarsi in maniera non corretta e, contestualmente, agli assegnatari di poter vantare il loro diritto d’abitazione ed eventualmente anche di “fare cartello” per determinarne il prezzo. Questa è la logica.

Ad ogni modo, non dobbiamo dimenticare che il contesto all’interno del quale l’Istituzione Regione si può muovere non comprende tutta la costruzione di questa strada, perché c’è una parte molto importante che è costituita dal rapporto convenzionale, che lega la cooperativa ai Comuni. Anche nell’attività politica degli amministratori che si esercita sul territorio, ritengo che sia opportuno un ruolo più che un determinato provvedimento regionale o normativo, che sicuramente vedrà nella delibera assembleare che dovremo predisporre al riguardo alcuni elementi di ancoraggio. Ce ne potremmo prendere carico lavorando insieme anche su territori diversi, che vedono oggi queste cooperative in crisi, sottolineando che non è tanto un problema di interventi di proprietà indivisa, quanto quando questi vengono sommati a interventi che con la proprietà indivisa non hanno molto a che fare, perché di fatto, anche se non è un’azione particolarmente diffusa nel nostro Paese, gli interventi di proprietà indivisa economicamente sono sostenibili e funzionano, allorquando però rimangono concentrati all’interno di quelle tipologie di intervento.

Bene, quindi, la delibera assembleare che predisporremo su questa materia, di cui quindi discuteremo ancora, occasione nella quale probabilmente alcuni elementi di ancoraggio emergeranno. Tuttavia, credo che occorra, come consiglieri, un’attività di raccordo con i Comuni del nostro territorio, sia per chi è interessato a questo tema, sia per chi intende provare a dare risposte a tutte le famiglie che sono interessate. Potremmo provare a farcene carico anche per aiutare i Comuni ad apportare le modifiche convenzionali resesi necessarie a seguito dell’introduzione di questa modifica normativa, per arrivare alla meta mettendo insieme tutte quelle mollichine di pane che stiamo provando a seminare, come stiamo facendo puntualmente anche con questo provvedimento e con questo emendamento.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Sabattini.

Ha chiesto di parlare la vicepresidente Gualmini. Ne ha facoltà.

 

GUALMINI: Intervengo molto brevemente per ribadire che la Giunta, dopo un confronto serrato con i consiglieri sulla formulazione di questo emendamento, ha deciso di appropriarsene, di presentarlo e, quindi, di metterci la faccia, semplicemente perché riteniamo che debba essere, sempre e comunque, valorizzato il ruolo dell’Ente locale. Non possiamo permetterci di passare sulla testa dei nostri amministratori locali, sia in situazioni ordinarie e ancora di più quando occorre riscrivere le convenzioni tra Comuni e cooperative di abitazione. Quando ci sono procedure fallimentari in atto e quindi si prevedono vendite, svendite, alienazioni o possibili spacchettamenti, è sempre bene che i Comuni possano dire la loro, sia perché sono poi i terminali ultimi nei casi in cui i fallimenti non trovino delle soluzioni alternative, sono i terminali ultimi del problema, perché vedranno accollarsi completamente situazioni anche debitorie molto ingenti, sia perché, avendo a cuore le famiglie, si spera che tutto questo vada ovviamente a favore dei diritti dei cittadini che stanno sui diversi territori.

Sono due emendamenti che si applicano sia alle procedure ordinarie che ai casi di procedure fallimentari. C’è una valorizzazione del ruolo del Comune che partecipa attivamente – poi deciderà come e quando – alle decisioni in materia di alienazione di queste cooperative.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, vicepresidente Gualmini.

Se non ci sono più interventi in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare il consigliere Daniele Marchetti. Ne ha facoltà.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente.

Senza voler sminuire tutto il resto del progetto di legge, mi sento di dire che comunque, a mio avviso, questa è comunque la parte più importante di questa riforma che andiamo ad approvare, perché riguarda un problema diffuso sul territorio che riguarda appunto la casa. È un tema non da poco visto che ci sono centinaia di cittadini emiliano-romagnoli che non stanno vivendo un momento proprio tranquillissimo.

Va bene questa introduzione che, come dicevo prima, nella relazione, deve essere comunque un primo passo nella riforma di questo sistema. Il nostro voto sarà favorevole, in quanto comunque viene accolta una richiesta che portavamo avanti con una nostra proposta di delibera assembleare, che poi verrà discussa più avanti.

Vediamo con favore anche gli emendamenti presentati dalla Giunta, dato che c’è un coinvolgimento maggiore anche dei Comuni interessati. Proprio partendo dai Comuni interessati credo che, in futuro, ci sarà da rivedere un attimo le cose, visto che sarà opportuno andare incontro a questi Enti locali che, talvolta, si devono sobbarcare comunque tutti gli oneri che derivano da queste situazioni difficili. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Daniele Marchetti.

Non avendo più iscritti in dichiarazione di voto, metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 5, a firma della vicepresidente Gualmini.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 5 è approvato.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 6, a firma della vicepresidente Gualmini.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 6 è approvato.

Passiamo alla votazione dell’art. 58.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 58.

 

(È approvato all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 58 è approvato.

Art. 59. Non c’è nessun emendamento.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 59.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 59 è approvato.

Passiamo all’esame dell’art. 60.

Sull’art. 60 insiste un emendamento: emendamento 25, a firma della consigliera Sensoli, interamente soppressivo, pertanto metteremo ai voti il mantenimento del testo.

La parola alla consigliera Sensoli.

 

SENSOLI: Noi abbiamo notato che questa modifica che viene proposta durerebbe una ventina di giorni. Guarda caso, questa modifica proposta è identica a un articolo che è presente nel progetto di legge che immagino si andrà a discutere a breve, che è quello sui servizi educativi all’infanzia. Quindi, o la vicepresidente teme che il prossimo progetto di legge non verrà approvato, oppure, secondo noi, non ha senso mantenere un emendamento che durerà all’incirca una ventina di giorni, salvo che si voglia dare, per così dire, un marchio di fabbrica a questo articolo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Sensoli.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare la consigliera Soncini. Ne ha facoltà.

 

SONCINI: La legge n. 1/2000 interverrà dopo, a settembre, quindi abbiamo la necessità di distribuire i fondi.

Voteremo contro l’emendamento della consigliera Sensoli.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Soncini.

Ha chiesto di parlare la vicepresidente Gualmini. Ne ha facoltà.

 

GUALMINI: Capisco bene – ha letto molto attentamente la consigliera Sensoli – il possibile smarrimento, perché qui siamo diventati un po’ schizofrenici o ridondanti. In realtà, dovendo noi anche seguire i decreti attuativi a livello nazionale, relativi alla riforma sulla buona scuola, la legge n. 107, e non sapendo bene ancora, ad oggi, i contenuti effettivi di questi decreti attuativi nella parte 0-3, abbiamo leggermente dilatato i tempi di approvazione. Quindi, sicuramente non approviamo prima della fine di settembre. C’era proprio un problema oggettivo di dover destinare le risorse sulla formazione ai coordinamenti pedagogici, anche sul funzionamento.

Per questo abbiamo dovuto adeguarci per un’esigenza proprio di tipo tecnico, in modo da far partire questi organismi senza rischiare di aspettare di andare nel nuovo anno scolastico. Tutto qui. C’era la cesura rispetto al nuovo anno scolastico.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, vicepresidente Gualmini.

Non avendo più nessun iscritto in discussione generale, passiamo alle dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Per l’emendamento 25, a firma della consigliera Sensoli, ricordo che si pone ai voti il mantenimento del testo.

Metto ai voti, per alzata di mano, il mantenimento del testo dell’art. 60.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 60 è approvato. L’emendamento 25, quindi, si intende respinto.

Art. 61. Non c’è nessun emendamento.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 61.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 61 è approvato.

Art. 62. Non c’è nessun emendamento.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 62.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 62 è approvato.

Art. 63. Non c’è nessun emendamento.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 63.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 63 è approvato.

Art. 64. Non c’è nessun emendamento.

Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.

Apro le dichiarazioni di voto. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’art. 64.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 64 è approvato.

È così chiusa la fase delle votazioni. Essendo prossima l’ora della chiusura dei lavori, riprenderemo nel pomeriggio con il prosieguo dell’articolato.

Ci rivediamo alle 14,30, puntuali.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 12,59

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Enrico AIMI, Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Gianni BESSI, Galeazzo BIGNAMI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Tommaso FOTI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

gli assessori Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Raffaele DONINI, Elisabetta GUALMINI, Massimo MEZZETTI.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta il presidente della Giunta Stefano BONACCINI, il sottosegretario alla Presidenza Andrea ROSSI, gli assessori Patrizio BIANCHI, Paola GAZZOLO, Emma PETITTI, Sergio VENTURI e i consiglieri Andrea BERTANI e Giorgio PRUCCOLI.

 

Votazione elettronica

 

OGGETTO 2753 “Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: «Modifiche legislative in materia di politiche sociali, per le giovani generazioni, e abitative conseguenti alla riforma del sistema di governo regionale e locale»”

 

Votazione emendamento 3, a firma del consigliere Foti

 

Presenti: 37

 

Favorevoli: 7

Enrico AIMI, Tommaso FOTI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Matteo RANCAN.

 

Contrari: 25

Mirco BAGNARI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Katia TARASCONI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Astenuti: 4

Silvia PICCININI, Raffaella SENSOLI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI.

 

Non votanti: 1

Fabio RAINIERI.

 

Assenti: 13

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Galeazzo BIGNAMI, Stefano BONACCINI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Giulia GIBERTONI, Roberta MORI, Giorgio PRUCCOLI, Andrea ROSSI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI.

 

Emendamenti

 

OGGETTO 2753 “Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: «Modifiche legislative in materia di politiche sociali, per le giovani generazioni, e abitative conseguenti alla riforma del sistema di governo regionale e locale»”

 

Emendamento 1, a firma del consigliere Foti:

«L'articolo 25 del presente progetto di legge è così integralmente modificato:

"Art. 25

Modifiche all'articolo 8 della legge regionale 24 marzo 2004, n. 5

1. L'articolo 8 della legge regionale n. 5 del 2004 è abrogato."»

(Ritirato)

 

Emendamento 2, a firma del consigliere Foti:

«Dopo l'articolo 26 è integrato il seguente articolo:

"Articolo 26 bis

Modifiche all'articolo 10 della legge regionale n. 5 del 2004

1. All'articolo 10, comma 1, della legge regionale n. 5 del 2004 dopo le parole "stranieri immigrati" sono integrate e parole "non appartenenti a Paesi dell'Unione europea che dimostrino di essere in regola con le norme che disciplinano il soggiorno in Italia".

2. All'articolo 10, comma 3, della legge regionale n. 5 del 2004 le parole "immigrati regolarmente soggiornanti nella regione" sono così modificate "titolari di carta di soggiorno e gli stranieri regolarmente soggiornanti nella regione in possesso di permesso di soggiorno almeno biennale e che esercitano una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo". AI termine del comma sono integrate le parole "Analogo diritto è riservato ai titolari dello status di rifugiato e di protezione sussidiaria.".

3. All'articolo 10 della legge regionale n. 5 del 2004, il comma 4 è abrogato."»

(Respinto)

 

Emendamento 3, a firma del consigliere Foti:

«Dopo l'articolo 32 è inserito il seguente articolo:

"Articolo 32 bis

Modifica della legge regionale 26 luglio 2013, n. 12

1. L'articolo 6 della legge regionale 26 luglio 2013, n. 12, è sostituito dal seguente:

"Art.6

Ulteriori forme pubbliche di gestione

1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 1, gli enti locali possono individuare, in ambito distrettuale, una forma pubblica di gestione dei servizi sociali e socio-sanitari alternativa a quella dell'ASP, sulla base di motivate ragioni di opportunità e di economicità, comprovata da specifiche valutazioni economiche. A questo fine, gli enti locali possono anche prevedere:

a) che la gestione sia assunta in via diretta dalle Unioni di Comuni costituite ai sensi della legge regionale 21 dicembre 2012, n. 21 (Misure per assicurare il governo territoriale delle funzioni amministrative secondo i principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza);

b) che la gestione sia assunta in via diretta dal comune (laddove il comune coincida con l'ambito distrettuale o si tratti di Comune capoluogo non ricompreso in un ambito ottimale ai sensi della legge regionale n.21 del 2012);

c) che la gestione sia delegata all'Azienda USL;

d) che la gestione sia trasferita ad una Azienda speciale consortile (di seguito denominata ASC) ai sensi degli articoli 31 e 114 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), originata dalla trasformazione dell'ASP.

2. Nei casi previsti al comma l, alle lettere a), b) e c) gli enti interessati provvedono all'estinzione delle ASP, con particolare riguardo alle situazioni nelle quali queste versino in condizioni di dissesto finanziario che non ne consentano la prosecuzione delle attività, o risultino prive di idonee dimensioni e di attribuzione di adeguate funzioni e compiti gestionali.

3. Nel caso previsto al comma 1, lettera d), l'ASC subentra negli obblighi, nei diritti e nei rapporti attivi e passivi dell'ASP trasformata. Il patrimonio mobiliare ed immobiliare dell'ASP è trasferito al patrimonio dell'ASC senza soluzione di continuità. Permangono gli obblighi di redazione e trasmissione dell'inventario di cui all'articolo 26, comma 1, della legge regionale 12 marzo 2003, n. 2."»

(Respinto)

 

Emendamento 4, a firma del consigliere Foti:

«All'articolo 31, il comma 1, di modifica della legge regionale n. 14 del 2008, di cui all'articolo 54 del presente progetto di legge, dopo le parole "con figli minori, o" integrare le parole "in subordine anche".»

(Respinto)

 

Emendamento 5, a firma dell’assessore Gualmini:

«All'articolo 4, comma 2-bis, della legge regionale 8 agosto 2001, n. 24, introdotto all'articolo 58 del progetto di legge, è apportata la seguente modifica:

"- alla lettera a) dopo le parole "l'autorizzazione può essere richiesta" sono inserite le seguenti "previo parere favorevole del comune interessato,";"»

(Approvato)

 

Emendamento 6, a firma dell’assessore Gualmini:

«All'articolo 4, comma 2-bis, della legge regionale 8 agosto 2001, n. 24, introdotto all'articolo 58 del progetto di legge, è apportata la seguente modifica:

"- alla lettera i), ultimo periodo, dopo le parole "Anche nei casi di autorizzazione disciplinati dalla presente lettera" sono inserite le seguenti: "è necessario acquisire il parere favorevole alla trasformazione del comune interessato e"."»

(Approvato)

 

Emendamento 7, a firma della consigliera Sensoli:

«All'articolo 3 "Modifiche all'articolo 5 della legge regionale n. 2 del 2003", dopo le parole: "all'inserimento e reinserimento lavorativo delle persone disabili" è aggiunto il testo seguente:

", in condizione di svantaggio, secondo quanto previsto dalla normativa regionale, nazionale ed europea"»

(Respinto)

 

Emendamento 8, a firma della consigliera Sensoli:

«All'articolo 11 "Modifiche all'articolo 27 della legge regionale n. 2 del 2003", le parole: "e conserva efficacia fino all'entrata in vigore di quello successivo." sono sostituite dalle seguenti: ", alla scadenza della quale può conservare efficacia per un periodo non superiore a tre mesi fino all'entrata in vigore di quello successivo. Eventuali ulteriori proroghe dell'efficacia del piano precedente sono stabilite dall’Assemblea legislativa con propria deliberazione."»

(Respinto)

 

Emendamento 9, a firma della consigliera Sensoli:

«Emendamento all’art.12.

Nel comma 4 dell'articolo 28 della legge regionale n. 2 del 2003 come modificato dall'articolo 12 "Sostituzione dell'articolo 28 della legge regionale n. 2 del 2003", dopo la parola: "assicurando" è aggiunta la seguente espressione: ", anche in riferimento alla protezione dei dati personali."»

(Approvato)

 

Emendamento 10, a firma della consigliera Sensoli:

«All'articolo 13 "Modifiche all'articolo 29 della legge regionale n. 2 del 2003", le parole: "e conserva efficacia fino all'entrata in vigore di quello successivo." sono sostituite dalle seguenti: ", alla scadenza della quale può conservare efficacia per un periodo non superiore a tre mesi fino all'entrata in vigore di quello successivo. Eventuali ulteriori proroghe dell'efficacia del piano precedente sono stabilite secondo le modalità di approvazione del comma precedente"»

(Respinto)

 

Emendamento 11, a firma della consigliera Sensoli:

«L'articolo 22 "Modifiche all’articolo 66 della legge regionale n. 2 del 2003" è sostituito dal seguente:

"Art. 22

Modifiche all'articolo 66 della legge regionale n. 2 del 2003

1. Il comma 2 dell'articolo 66 della legge regionale n. 2 del 2003 è sostituito dal seguente:

"2. I Comuni esprimono parere sulle modifiche statutarie ed istituzionali delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza di interesse comunale."

2. Il comma 4 dell'articolo 66 della legge regionale n. 2 del 2003 è abrogato.

3. Al comma 5 dell'articolo 66 della legge regionale n. 2 del 2003, in fine, è aggiunto il seguente periodo:

"In tale ambito la Regione esercita le funzioni di vigilanza sugli organi, di controllo sul funzionamento generale, di approvazione di modifiche statutarie ed istituzionali, di depubblicizzazione"."»

(Respinto)

 

Emendamento 12, a firma della consigliera Sensoli:

«All'articolo 23 "Modifiche all'articolo 3 della legge regionale n. 5 del 2004", al termine del comma 2 è aggiunto il testo seguente:

"per la formulazione del Programma la Regione svolge formali occasioni di confronto e consultazione con le consulte di cui all'articolo 8."»

(Approvato)

 

Emendamento 13, a firma della consigliera Sensoli:

«All'articolo 25 "Modifiche all'articolo 8 della legge regionale n. 5 del 2004", al termine del comma 2 bis introdotto nell'articolo 8 della legge regionale n. 5 del 2004 sono aggiunte le parole:

"anche al fine della formulazione e dell’aggiornamento del Programma triennale per l'integrazione dei cittadini stranieri immigrati di cui all’articolo 3, comma 2, lettera a)."»

(Approvato)

 

Emendamento 14, a firma della consigliera Sensoli:

«L'articolo 32 "Modifiche alla legge regionale n. 3 del 2008", è sostituito secondo la seguente formulazione:

"Art. 32

Modifiche alla legge regionale n. 3 del 2008

1. Il comma 3 dell'articolo 9 della legge regionale 19 febbraio 2008, n. 3 (Disposizioni per la tutela delle persone ristrette negli istituti penitenziari della regione Emilia-Romagna), è sostituito dal seguente:

"Annualmente la Giunta regionale presenta alla Commissione assembleare competente una relazione sullo stato delle infrastrutture carcerarie, fornisce dati sugli indici di affollamento, sulla provenienza dei detenuti, sulle diverse tipologie di reato, sullo stato di salute dei detenuti, con particolare riferimento alla casistica delle patologie più gravi, sul livello di alfabetizzazione, sulle problematiche del lavoro e le emergenze di carattere sociale rilevate nonché sugli interventi attuati nel campo dell'edilizia penitenziaria."

2. Il comma 4 dell'articolo 9 della legge regionale n. 3 del 2008 è abrogato

3. Dopo l'articolo 10 della legge regionale n. 19 febbraio 2008, n. 3 (Disposizioni per la tutela delle persone ristrette negli istituti penitenziari della regione Emilia-Romagna) è introdotto il seguente:

"Art. 10-bis

Clausola Valutativa

1. L'Assemblea legislativa esercita il controllo sull'attuazione della presente legge e ne valuta i risultati conseguiti. A tal fine, con cadenza triennale, la Giunta trasmette alla competente commissione assembleare una relazione che fornisca informazioni sui seguenti aspetti:

a) quali interventi sono stati attuati per la tutela della salute di cui all'articolo 3;

b) quali interventi siano stati attuati in relazione alle attività trattamentali e socio-educative di cui all'articolo 4, nonché alle attività di istruzione e formazione, di cui all'articolo 6;

c) quali interventi siano stati realizzati in relazione alle attività lavorative, di cui all'articolo 8;

d) quali interventi siano stati realizzati in relazione alle attività di sostegno alle donne, di cui all'articolo 5;

e) quali misure di formazione congiunta degli operatori, di cui all'articolo 7, siano state realizzate.

2. Le competenti strutture dell'Assemblea e della Giunta si raccordano per la migliore valutazione della presente legge.

3. In sede di prima applicazione del presente articolo la relazione del comma 1 si realizza entro un anno dall'entrata in vigore della legge regionale di modifica ed aggiornamento in materia di politiche sociali, abitative, per le giovani generazioni e servizi educativi per la prima infanzia, conseguente alla riforma del sistema di governo regionale e locale di cui alla legge regionale n. 13 del 2015"»

(Respinto)

 

Emendamento 15, a firma dei consiglieri Bertani, Sensoli:

«Dopo l'articolo 32 è inserito il seguente:

"Art. 32 bis

Modifiche all'articolo 2 della legge regionale n. 34 del 2002

1. Dopo il comma 3 dell'articolo 2 della legge regionale 9 dicembre 2002, n. 34 "Norme per la valorizzazione delle associazioni di promozione sociale. Abrogazione della legge regionale 7 marzo 1995, n. 10 (Norme per la promozione e la valorizzazione dell'associazionismo)" è inserito il seguente comma:

"3 bis -Le associazioni di promozione sociale devono assicurare di non ospitare in nessuna loro sede, ivi comprese quelle dei singoli circoli ad esse associate, spazi rientranti nella fattispecie di cui all'articolo 1, comma 2 della legge regionale 4 luglio 2013, n. 5 "Norme per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d'azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate".""»

(Respinto)

 

Emendamento 16, a firma dei consiglieri Bertani, Sensoli:

«Dopo l'articolo 34 è inserito il seguente:

"Art. 34 bis

Modifiche all'articolo 2 della legge regionale n. 34 del 2002

1. Dopo il comma 2 dell'articolo 7 della legge regionale n. 34 del 2002 è inserito il seguente comma:

"2 bis - Ogni contributo, agevolazione, facilitazione o aiuto concesso a qualsisia titolo alla realizzazione di eventi organizzati o promossi dalla associazioni iscritte al registro regionale di cui all'articolo 4 è subordinato all'assenza negli spazi, nei luoghi, nei materiali informativi o documentali, anche di disponibili sul web relativi all'evento stesso di qualsiasi forma di promozione o pubblicità di soggetti che operano nell'ambito del gioco d'azzardo o delle slot machine e videolottery o di tutte le forme di gioco lecito previste dalla normativa vigente.""»

(Respinto)

 

Emendamento 17, a firma della consigliera Sensoli:

«L'articolo 35 "Sostituzione dell'articolo 9 della legge regionale n. 34 del 2002" è sostituito secondo la seguente formulazione:

"Art. 35

Sostituzione dell'articolo 9 della legge regionale n. 34 del 2002

1. L’articolo 9 della legge regionale n. 34 del 2002 è sostituito dal seguente:

"Art. 9

Sostegno dell'associazionismo

1. La Regione assegna contributi finanziari alle associazioni aventi rilevanza regionale iscritte al registro di cui all'articolo 4 per la realizzazione di progetti di interesse e diffusione regionale, nonché di sostegno e valorizzazione delle attività delle associazioni a rilevanza locale.

2. Possono essere istituiti centri di servizio per la realizzazione di attività di sostegno e qualificazione delle associazioni di promozione sociale iscritte, i quali erogano le proprie prestazioni sotto forma di servizi offrendo consulenza e assistenza qualificata, strumenti per la progettazione, l'avvio e la realizzazione di specifiche attività, nonché assumendo iniziative di formazione e qualificazione nei confronti degli aderenti ad associazioni di promozione sociale. La Regione può erogare contributi per le attività dei centri di servizio.

3. La Giunta regionale, previo parere della Commissione assembleare, sentita la Conferenza regionale del Terzo settore, definisce i requisiti per la costituzione dei Centri servizi del comma 1, i criteri per l'individuazione dei soggetti gestori nonché le modalità e le procedure per l'assegnazione a questi dei contributi di cui al comma 2.

4. La Giunta regionale, previo parere della Commissione assembleare, sentita la Conferenza regionale del Terzo settore, stabilisce annualmente le priorità di assegnazione nonché le modalità ed i criteri per l'accesso e per l'erogazione delle sovvenzioni di cui al comma 1."»

(Respinto)

 

Emendamento 18, a firma della consigliera Sensoli:

«Il comma 2 dell'articolo 36 "Modifiche all'articolo 16 della legge regionale n. 34 del 2002" è modificato secondo la formulazione seguente:

"2. Dopo il comma 2 dell'articolo 16 della legge regionale n. 34 del 2002 è aggiunto il seguente comma:

"2 bis. Le associazioni possono usufruire delle condizioni di cui al presente articolo a condizione che le attività svolte nelle sedi interessate siano di promozione sociale. Altre attività sono ammesse solo se strumentali e accessorie a quelle di promozione sociale, individuate come tali sulla base di criteri definiti dalla Giunta, previo parere della competente Commissione assembleare. Con il medesimo atto la Giunta definisce altresì i criteri per le conseguenti verifiche"."»

(Respinto)

 

Emendamento 19, a firma della consigliera Sensoli:

«Il comma 1 dell'articolo 43 "Modifiche all'articolo 11 della legge regionale n. 14 del 2008" è modificato secondo la formulazione seguente:

"1. L'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 11 della legge regionale n. 14 del 2008 è sostituto dal seguente: "Gli interventi, realizzati nell'ambio della programmazione regionale da parte dei soggetti con funzioni educative indicati al periodo precedente, dovranno tener conto delle singole e diverse fasi dello sviluppo emotivo, cognitivo e sociale dei ragazzi nonché, del ruolo educativo delle famiglie, ed essere adeguati ai contesti di vita"."»

(Respinto)

 

Emendamento 20, a firma della consigliera Sensoli:

«Emendamento all’art 45.

Sono cancellate le seguenti parole del testo del comma 1 dell'articolo 14 della legge regionale n. 14 del 2008 come modificato dall'articolo 45 "Sostituzione dell'articolo 14 della legge regionale n. 14 del 2008": ", nel rispetto del principio di sussidiarietà di cui all'articolo 118 della Costituzione,"»

(Respinto)

 

Emendamento 21, a firma della consigliera Sensoli:

«Emendamento all’art 45.

È abrogato il comma 4 dell'articolo 14 della legge regionale n. 14 del 2008, come modificato dall'articolo 45 "Sostituzione dell'articolo 14 della legge regionale n. 14 del 2008".»

(Respinto)

 

Emendamento 22, a firma della consigliera Sensoli:

«Emendamento all’art 45.

Il comma 5 dell'articolo 14 della legge regionale n. 14 del 2008 come modificato dall'articolo 45 "Sostituzione dell'articolo 14 della legge regionale n. 14 del 2008" è sostituito dalla seguente formulazione:

"I piani di zona sono definiti anche a seguito di confronti con i soggetti del terzo settore e i soggetti senza fini di lucro di cui all'articolo 1, comma 4, della legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali)"»

(Respinto)

 

Emendamento 23, a firma della consigliera Sensoli:

«L'articolo 47 "Modifiche all'articolo 19 della legge regionale n. 14 del 2008" è abrogato.»

(Respinto)

 

Emendamento 24, a firma dei consiglieri Bertani, Sensoli:

«Al comma 2 dell'articolo 14 della legge regionale n. 14 del 2008 come sostituito dall'articolo 54 "Sostituzione dell'articolo 31 della legge regionale n. 14 del 2008", sono cancellate le parole: ", possibilmente che accolga unicamente minori"»

(Approvato)

 

Emendamento 25, a firma della consigliera, Sensoli:

«L'articolo 60 "Modifiche all'articolo 34 della legge regionale n. 1 del 2000" è abrogato.»

(Respinto)

 

Emendamento 26, a firma dei consiglieri Bertani, Sensoli:

«Al comma 2 dell'articolo 14 della legge regionale n. 14 del 2008, come sostituito dall'articolo 54 "Sostituzione dell'articolo 31 della legge regionale n. 14 del 2008", dopo le parole: "è consentito l'inserimento in una comunità" è aggiunta l'espressione: "di tipo familiare"»

(Precluso)

 

Emendamento 27, a firma dei consiglieri Zoffoli, Paruolo, Soncini:

«All’art. 54 sostitutivo dell’art. 31 della legge regionale n. 14 del 2008.

Al comma 2 dell'articolo 31 della legge regionale n. 14 del 2008 dopo le parole "è consentito l'inserimento in una comunità" sono inserite le parole ", con connotazione di tipo familiare ai sensi della normativa regionale in materia,"»

(Approvato)

 

Emendamento 28, a firma del consigliere Bertani:

«Emendamento all’art. 54.

AI comma 2 dell'articolo 14 della legge regionale n. 14 del 2008, come sostituito dall'articolo 54 "Sostituzione dell'articolo 31 della legge regionale n. 14 del 2008", dopo le parole: "è consentito l'inserimento in una comunità" è aggiunta l'espressione: "di tipo familiare o, in mancanza, in comunità autorizzata ai sensi della normativa regionale in materia"»

(Respinto)

 

I PRESIDENTI

I SEGRETARI

Rainieri - Saliera

Rancan - Torri