Menù di navigazione

 

 

 

162.

 

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 29 NOVEMBRE 2017

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

INDI DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 5171

Interpellanza circa le assunzioni temporanee di personale attraverso Agenzie interinali per gli enti del Servizio Sanitario regionale. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

GIBERTONI (M5S)

VENTURI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 5263

Interpellanza circa la distribuzione diretta dei farmaci, la dispensazione di ulteriori farmaci inseriti nel PHT in via indiretta, la tracciabilità e l'identificazione delle confezioni tramite simboli "datamatrix". A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

GIBERTONI (M5S)

VENTURI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 5379

Interpellanza circa le azioni da attuare per eliminare il ticket, pari a 10 euro, previsto a carico dei cittadini quale compartecipazione al costo per le prestazioni di assistenza specialistica. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Saliera)

GIBERTONI (M5S)

VENTURI, assessore

GIBERTONI (M5S)

 

OGGETTO 5572

Comunicazione della Giunta, ai sensi dell'art. 76 del Regolamento interno dell'Assemblea, sulle politiche regionali di contrasto alle tossicodipendenze

(Discussione)

PRESIDENTE (Saliera)

VENTURI, assessore

GIBERTONI (M5S)

BIGNAMI (FI)

PARUOLO (PD)

SASSI (M5S)

VENTURI, assessore

 

OGGETTO 3691

Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'art. 121, comma 2, della Costituzione, recante: "Riconoscimento dell'inno di Goffredo Mameli "Fratelli d'Italia" quale inno ufficiale della Repubblica". A firma del Consigliere: Foti

(Relazione e ritiro)

(Ordine del giorno 3691/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” - Presentazione e decadenza per ritiro del progetto di proposta di legge alle Camere)

PRESIDENTE (Saliera)

FOTI, relatore

PRESIDENTE (Saliera)

 

OGGETTO 5261

Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'art. 121, comma 2, della Costituzione, recante: "Nuove norme in materia di contrattazione collettiva decentrata". A firma dei Consiglieri: Bargi, Fabbri, Rainieri, Delmonte, Marchetti Daniele, Rancan, Pettazzoni, Liverani, Pompignoli

(Relazione, discussione e reiezione)

(Ordine del giorno 5261/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” - Presentazione, dichiarazioni di voto e approvazione)

PRESIDENTE (Saliera)

BARGI, relatore

PRESIDENTE (Rainieri)

MUMOLO (PD)

ALLEVA (Altra ER)

BARGI (LN)

MUMOLO (PD)

 

OGGETTO 5375

Delibera: «Ratifica, ai sensi dell'art. 13, comma 2, dello Statuto, dell'Intesa di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna della Repubblica Italiana e lo Stato del Paranà della Repubblica Federativa del Brasile circa attività di cooperazione nelle aree dello sviluppo istituzionale, umano, economico e dello sviluppo sostenibile.» (Richiesta del Presidente della Giunta regionale prot. AL/2017/49754 del 06 10 17) (126)

(Discussione e approvazione)

 

OGGETTO 5534

Risoluzione per impegnare la Giunta a porre all'attenzione del governo dello Stato del Paranà, in sede di sottoscrizione del relativo accordo di collaborazione, l'opportunità di intervenire sul governo federale del Brasile affinché sia finalmente data attuazione all'estradizione del criminale Cesare Battisti, attivandosi inoltre presso il Governo italiano perché vengano poste in essere tutte le azioni necessarie affinché il detto pluriomicida sconti finalmente la pena alla quale è stato condannato. A firma del Consigliere: Foti

(Discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Rainieri)

IOTTI (PD)

FOTI (FdI)

TORRI (SI)

IOTTI (PD)

FOTI (FdI)

 

OGGETTO 5469

Delibera: «Parere di conformità, ai sensi dell'art. 28, comma 4, lettera n) dello Statuto sullo: "Schema di regolamento regionale in materia di utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, del digestato e delle acque reflue".» (127)

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

LORI (PD)

 

OGGETTO 5509

Delibera: «Proposta di variante cartografica al PTCP/PTPR presentata dal Piano strutturale intercomunale dell'Unione Rubicone e Mare adottato con delibera di Consiglio dell'Unione n. 30 del 22 dicembre 2016. Intesa sulle modifiche cartografiche al Piano Territoriale Paesistico Regionale".» (Proposta della Giunta regionale in data 23 ottobre 2017, n. 1617) (128)

(Discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 5509/1 oggetto 5714 - Presentazione, discussione e reiezione)

PRESIDENTE (Rainieri)

BERTANI (M5S)

MONTALTI (PD)

BERTANI (M5S)

BERTANI (M5S)

PRESIDENTE (Rainieri)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazione elettronica oggetto 5714

Ordini del giorno “Non passaggio all’esame degli articoli” oggetti 3691/1 - 5261/1

 

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE SALIERA

 

La seduta ha inizio alle ore 10,07

 

PRESIDENTE (Saliera): Dichiaro aperta la centosessantaduesima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa.

Sono assenti i consiglieri Bessi, Lori, Sensoli e Soncini e gli assessori Costi e Petitti.

 

Svolgimento interpellanze

 

PRESIDENTE (Saliera): Iniziamo i nostri lavori con lo svolgimento delle interpellanze.

 

OGGETTO 5171

Interpellanza circa le assunzioni temporanee di personale attraverso Agenzie interinali per gli enti del Servizio Sanitario regionale. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): Interpellanza 5171 circa le assunzioni temporanee di personale attraverso Agenzie interinali per gli enti del Servizio Sanitario regionale, a firma della consigliera Gibertoni.

Risponde l’assessore Venturi. Avete ciascuno otto minuti.

Prego, consigliera Gibertoni, ha la parola.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente.

È noto che ogni anno, a ridosso delle ferie estive, molto spesso si ricorre, nelle ASL, a personale interinale che possa sopperire alle carenze di personale. Ci sembra, però, che il meccanismo rischi di fare acqua da tutte le parti. C’è il rischio che il personale non sia, a volte, adeguatamente formato e che la chiamata non sia adeguatamente pubblicizzata. Su questo, quindi, vorremmo un aggiornamento da parte dell’assessore Venturi. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

Prego, assessore Venturi.

 

VENTURI, assessore: Riguardo all’interpellanza della consigliera Gibertoni, comunico quanto segue. Le Aziende sanitarie regionali, in particolare durante il periodo feriale estivo, sono impegnate ad attuare programmi di riorganizzazione delle attività che contemperano la garanzia del godimento delle ferie previsto contrattualmente per il personale ed il massimo contenimento dei possibili disagi per la cittadinanza, assicurando comunque il presidio di tutte le funzioni di emergenza e urgenza, lo svolgimento regolare degli interventi a maggiore criticità e la disponibilità dei servizi necessari.

Riguardo al ricorso alle Agenzie di lavoro interinale...

Io non riesco, chiedo scusa.

 

(brusio in Aula)

 

PRESIDENTE (Saliera): Silenzio.

 

VENTURI: Riguardo al ricorso alle Agenzie di lavoro interinale, così come per quanto concerne l’utilizzo temporaneo di altre forme di lavoro precario, l’assessorato alle politiche per la salute, già dal 2015, ha avviato percorsi di stabilizzazione per il superamento di queste forme di impiego.

In quest’ottica, abbiamo promosso il Piano assunzioni 2016 e gli accordi sottoscritti nello stesso anno tra Regione e organizzazioni sindacali confederali di categoria. Tali intese, volte all’innovazione e alla qualificazione del sistema sanitario, anche alla luce delle criticità emerse in seguito all’applicazione della normativa comunitaria in materia di orari di lavoro e riposi (legge n. 161/2014), prevedono percorsi selettivi finalizzati all’ampliamento dei contingenti di personale stabilizzabile, alla valorizzazione della professionalità acquisita dagli operatori già presenti a tempo determinato nelle Aziende sanitarie e all’attivazione di ulteriori nuove assunzioni sia per la dirigenza che per il comparto. Il rafforzamento del personale che opera nel settore sanitario consente, infatti, di innalzare ulteriormente la qualità delle prestazioni dei servizi, di consolidare la riduzione dei tempi di attesa per visite ed esami, di contenere i tempi di esecuzione dei ricoveri programmati.

Il Piano assunzioni 2017, il nuovo accordo sul controllo e il superamento del lavoro precario sottoscritto con le organizzazioni sindacali nello scorso mese di maggio, prevede la riduzione dell’80 per cento del ricorso a forme di lavoro flessibile per il personale medico nel triennio 2017, 2018 e 2019, quindi la conseguente stabilizzazione di circa 400 medici. In questo caso, hanno ulteriormente contribuito al rafforzamento degli organici aziendali, prevedendo la sostituzione del turnover in oltre il cento per cento delle uscite, sia per la dirigenza che per il comparto.

La contabilizzazione delle voci di spesa relative all’acquisizione del personale delle Agenzie di lavoro interinale, così come i reclutamenti attivati con altre forme contrattuali di lavoro atipico alla classe “acquisto di servizi sanitari o non sanitari”, anziché al punto “costo del personale dipendente” non è una scelta discrezionale, ma avviene in applicazione di un esplicito principio contabile. A tal proposito preciso che, anche in coerenza con le linee guida definite per la compilazione del modello ministeriale Conto economico (modello CE), la contabilizzazione a bilancio alla classe “acquisto di servizi sanitari o non sanitari” delle voci di spesa relative all’acquisizione di operatori delle Agenzie interinali, così come i reclutamenti attivati con altre forme contrattuali di lavoro atipico è determinata dalla natura stessa del rapporto di impiego. L’assenza dei requisiti giuridici che configura tale forma di occupazione come lavoro dipendente, purtroppo, non consente una diversa iscrizione a bilancio. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Venturi.

Consigliera Gibertoni, ha sei minuti.

 

GIBERTONI: Continuiamo a segnalare la mancata soluzione al problema. I turni sembra che restino massacranti. Anche se il turnover arriva fino al cento per cento, ci sono in particolare infermieri che ci segnalano di dover svolgere turni mattina e pomeriggio, con mezz’ora di pausa, oppure la mattina in un reparto e la notte in un altro reparto. Al di là di questo, mi pare che comunque il tema delle piante organiche resti un tema su cui va benissimo andare in una direzione di stabilizzazione, questa è la priorità, e su questo concordiamo, ma anche privilegiare, rispetto al rapporto con l’agenzia di somministrazione, un certo tipo di rapporto. Certamente, noi saremmo per il potenziamento e l’incremento – credo lo sia anche l’assessorato, la Giunta – dei contratti a tempo indeterminato, quindi della stabilizzazione.

Lei ricorderà, assessore, che quando furono prese quelle decisioni uscirono delle dichiarazioni – che noi troviamo ragionevoli, anche se adesso il discorso c’entra relativamente – rispetto all’ordine da seguire nella questione degli appalti. Si diceva: “Centralizziamo, in modo da mettere ordine centralmente in tutti gli appalti che, quindi, potrebbero anche prevenire eventuali azioni di disordine”. Ricordo che il Veneto definì “ASL zero” questo tipo di progetto.

L’Emilia-Romagna aveva dichiarato buone intenzioni. Anche in questo senso, mi chiedo se non sia il caso di valutare, anche nel rapporto con queste agenzie di somministrazione, appalti centralizzati che privilegino in ogni caso il contratto, magari a tempo determinato, ma un contratto di subordinazione a tempo determinato direttamente con la ASL, quindi senza passaggi intermedi e, nello stesso tempo, un incentivo, una valorizzazione rispetto a tutte le comunicazioni pubbliche (penso, banalmente, alla notizia sui canali ufficiali della ASL di carenze di personale, di selezioni), in modo che non si ingenerino legittimi dubbi del tipo “me l’ha detto il cugino” o “l’amico dell’amico mi ha detto che là cercano un infermiere per il periodo estivo; quindi chiama l’Agenzia interinale, vedrai che stanno cercando”. Questo a totale garanzia, ovviamente, sia del buon operato della ASL sia dei cittadini e dei pazienti che vi si rivolgono. Dall’altra parte, penso alla possibilità di garantire anche quella giusta formazione agli operatori che lavorano senza il giusto affiancamento oppure senza esperienza, perché magari sono alla loro prima esperienza, in reparti considerati di area critica.

Per non ingenerare dubbi né da una parte né dall’altra, né dell’utenza né di chi si trova a lavorare con queste persone, il cui lavoro è senz’altro di grande volontà e di cui c’è bisogno, credo che si possa mettere ordine. Queste sono proposte su cui chiediamo alla Giunta di fare le proprie valutazioni e poi, eventualmente, di riferire. Porteremo il tema in Aula e ci confronteremo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

 

OGGETTO 5263

Interpellanza circa la distribuzione diretta dei farmaci, la dispensazione di ulteriori farmaci inseriti nel PHT in via indiretta, la tracciabilità e l’identificazione delle confezioni tramite simboli “datamatrix”. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l’oggetto 5263: Interpellanza circa la distribuzione diretta dei farmaci, la dispensazione di ulteriori farmaci inseriti nel PHT in via indiretta, la tracciabilità e l’identificazione delle confezioni tramite simboli “datamatrix”, a firma della consigliera Gibertoni, che ha subito la parola.

Risponde l’assessore Venturi.

Prego, consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Rinuncio all’esposizione iniziale, perché mi sembra che il tema sia chiaro. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Bene. Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola direttamente all’assessore Venturi.

 

VENTURI, assessore: Grazie, presidente.

Nella nostra regione, la distribuzione diretta dei farmaci, in attuazione della legge n. 405/2001, ha preso avvio con la delibera di Giunta regionale n. 539/2002. Con tale atto la Regione Emilia-Romagna ha optato per l’avvio della distribuzione diretta in alternativa all’imposizione di un ticket ai cittadini sulle prescrizioni farmaceutiche. Questa scelta ha consentito ai nostri cittadini di beneficiare per dieci anni dell’assenza di ticket sui farmaci, a differenza di quanto era accaduto nella maggior parte delle altre regioni italiane.

L’attuale assetto pattizio della distribuzione per conto (DPC), da ricondursi all’accordo sottoscritto con le associazioni di categoria delle farmacie nel 2014 e rivisto nel 2017, prevede il riequilibrio del sistema distributivo dei farmaci attraverso lo sviluppo della DPC (distribuzione per conto) e la contestuale riduzione del costo del servizio di distribuzione, ma conferma l’erogazione diretta dei farmaci da parte delle Aziende sanitarie dalla dimissione e ai malati cronici come elemento cardine, in questo andando a modificare l’accordo del 2014.

L’intesa sottoscritta nel febbraio 2017 con le associazioni di categoria dei farmacisti convenzionati sull’attività di DPC riconosce l’importanza del servizio di distribuzione diretta e prevede che venga mantenuta l’erogazione diretta aziendale dei medicinali necessari a dimissioni da ricovero e/o visita specialistica, in coerenza con la legge n. 405/2001, al trattamento dei pazienti in assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale, e alla presa in carico dei pazienti che richiedono un follow up, una continuazione del seguito assistenziale. L’intesa citata prevede, inoltre, che la terapia con farmaci del prontuario della distribuzione diretta per la continuità assistenziale, ospedale e territorio, destinato a pazienti affetti da patologie non complesse, possa essere erogata anche per il tramite delle farmacie convenzionate in DPC, in quanto è stato condiviso che tale servizio di distribuzione, attraverso la diffusione capillare delle farmacie del territorio, possa rendere per il cittadino più agevole l’accesso al farmaco.

Ciò premesso, non si ravvede al momento l’opportunità di individuare diverse regole sull’erogazione diretta, perché i pazienti dimessi da ricovero o quelli con patologie complesse che necessitano di un trattamento farmacologico ricevono abitualmente la terapia tramite la distribuzione diretta, i cui volumi dipendono dal numero dei pazienti e dalla tipologia della casistica trattata.

In merito al tema dell’utilizzo del simbolo “datamatrix” sulle confezioni dei farmaci e alla conseguente lettura per il ripopolamento degli archivi mirati a tracciare, con tale sistema, le erogazioni delle confezioni, segnalo che il Regolamento delegato (UE) 2016/161 ha già un proprio binario esecutivo che coinvolge principalmente le autorità nazionali competenti, le industrie farmaceutiche, i distributori all’ingrosso dei farmaci. In tale quadro, non si ravvede un possibile ruolo di intervento autonomo, purtroppo, nel processo da parte delle singole Regioni.

Al fine della tracciabilità del farmaco, questa Regione ha indicato alle Aziende sanitarie di registrare l’identificativo univoco dei farmaci, ovvero la numerazione progressiva del bollino presente sulla singola confezione (sistema di targatura), come peraltro previsto dagli adempimenti per la verifica dell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza.

In Emilia-Romagna l’aumento del ricorso ai farmaci privi di copertura brevettuale e ai farmaci generici biosimilari rappresenta uno degli obiettivi prioritari delle nostre Aziende sanitarie ed è un elemento specifico considerato per valutare le performance aziendali in merito al buon uso delle risorse sanitarie. Ad oggi, nella nostra regione, l’80 per cento del consumo dei farmaci erogati tramite le farmacie convenzionate riguarda farmaci generici.

Con riferimento alla tematica della governance farmaceutica, si evidenzia che alcune proposte regionali sono già state concretamente affrontate ed attuate, ad esempio con la revisione dei tetti della farmaceutica, la revisione dei criteri della lista dell’innovatività terapeutica e l’adozione di procedure prezzo-volume. È, tuttavia, necessario che il confronto tra il Governo e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome prosegua più spedito di quello che è stato sinora, anche sulle restanti proposte regionali, attraverso i tavoli e i gruppi di lavoro nazionali esistenti.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Concordiamo. Ci sembra che la risposta sia positiva. Concordiamo anche sul fatto che alcuni tavoli debbano procedere più speditamente. Chiederemo, poi, un aggiornamento rispetto a quello che può fare la Giunta e la Presidenza della Giunta per fare in modo che questi tavoli siano velocizzati.

Sulla questione datamatrix c’è un suo binario. Ci dispiace che non possa ricadere nell’ambito della maggiore autonomia della Regione, poter dire che l’Emilia-Romagna anticipa questa proposta virtuosa, che stabilirebbe un sistema nel quale identificazione e autenticazione dei medicinali sarebbero garantite, da verifica, a monte e a valle. Però, se c’è un suo binario, noi lo monitoreremo per sapere a che punto è l’Emilia-Romagna rispetto all’applicazione.

Per il resto, si tratta di un tema sul quale, secondo noi, è possibile trovare un punto di equilibrio, un tema, però, su cui è necessario fare ulteriori verifiche. La direzione è buona, è una direzione che condividiamo, ma è una direzione su cui sarà necessario confrontarci altre volte, in modo che non si areni in nessun modo, ma proceda nel modo più spedito e più corrispondente alle esigenze dei cittadini. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

 

OGGETTO 5379

Interpellanza circa le azioni da attuare per eliminare il ticket, pari a 10 euro, previsto a carico dei cittadini quale compartecipazione al costo per le prestazioni di assistenza specialistica. A firma della Consigliera: Gibertoni

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Saliera): Oggetto successivo, 5379: Interpellanza circa le azioni da attuare per eliminare il ticket, pari a 10 euro, previsto a carico dei cittadini quale compartecipazione al costo per le prestazioni di assistenza specialistica.

La parola alla consigliera Gibertoni.

Risponde l’assessore Venturi.

Prego, consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: In merito alla questione del ticket e del superticket sono già intervenuta in Aula quando abbiamo dedicato le discussioni alle richieste di maggiore autonomia. Mi pare che allora ci fosse un sostanziale interesse per la proposta o, perlomeno, una valutazione in corso di segno positivo. Ci farebbe piacere che questo fosse confermato.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

Prego, assessore Venturi.

 

VENTURI, assessore: La manovra finanziaria del luglio 2011, come si ricorderà, ha imposto alle Regioni un ticket sanitario aggiuntivo di 10 euro per tutte le prestazioni e per tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro condizioni economiche. La Regione Emilia-Romagna, in accordo anche con altre Regioni, ha cercato – e ha trovato, anche – una soluzione applicativa un po’ più equa, declinando la compartecipazione alla spesa degli assistiti non esenti in base a fasce di reddito.

La Regione, tuttavia, condivide l’opportunità di una revisione complessiva del sistema della compartecipazione alla spesa sanitaria e delle esenzioni, per evitare che la partecipazione possa costituire una limitazione all’accesso ai servizi e alle prestazioni, per attuare principi di equità, solidarietà e universalismo, anche con la finalità di omogeneizzare il sistema a livello nazionale.

La revisione, peraltro, era già prevista dal Patto per la salute 2014-2016, il cui articolo 8 prevede che in fase di prima applicazione siano considerate le condizioni reddituali, la composizione del nucleo familiare e successivamente, compatibilmente con le informazioni disponibili, la condizione economica del nucleo familiare.

Nello scorso mese di aprile, il ministro della salute e la Commissione salute della Conferenza delle Regioni hanno deciso di riattivare il tavolo previsto dal Patto per la salute, che sarà composto da tecnici designati dalla Commissione salute, dal ministero della salute, dal ministero dell’economia e delle finanze e da AgeNaS (l’agenzia per i servizi sanitari regionali) e che potrà anche avvalersi del contributo di qualificati tecnici esterni. La Commissione salute ha già designato da tempo i rappresentanti regionali, tra i quali è presente anche un rappresentante della nostra Regione. Non risulta, ad oggi, questo lo dico al di fuori della risposta, che i lavori siano proseguiti.

Relativamente alla richiesta di maggiore autonomia, a norma dell’articolo 116 della Costituzione, per precisa volontà della Giunta regionale, l’iniziativa promossa da questa Regione è stata fatta oggetto di un confronto politico in seno all’Assemblea legislativa, a partire dal documento di indirizzi approvato lo scorso 28 agosto dalla Giunta, con l’indicazione delle funzioni suscettibili di ottenere il riconoscimento di maggiore autonomia. L’Assemblea ha approvato la risoluzione n. 5321 che affida al presidente della Giunta il mandato ad avviare un’iniziativa con il Governo sugli ambiti proposti, integrati grazie agli esiti del confronto politico svolto nelle Commissioni e nelle sedi assembleari e ai contributi pervenuti dalle associazioni e dalle istituzioni firmatarie del Patto per il lavoro.

L’iniziativa della Regione, peraltro, ha trovato una prima formalizzazione nella dichiarazione d’intenti sottoscritta lo scorso 18 ottobre tra il presidente Bonaccini e il presidente del Consiglio dei ministri, l’onorevole Gentiloni, al quale sono già seguiti incontri specifici con il Governo. Una delle aree strategiche per le quali la Regione chiede maggiore autonomia legislativa e amministrativa per poter gestire direttamente, in un quadro di risorse determinate e certe, alcune materie fondamentali per assicurare l’ulteriore crescita sociale ed economica del proprio territorio e per conseguire la semplificazione delle procedure amministrative e dei meccanismi decisionali è la tutela della salute. A tal proposito, uno degli obiettivi individuati dalla citata risoluzione riguarda la possibilità di definire autonomamente misure volte a garantire una più equa accessibilità ai servizi da parte dei cittadini, anche rideterminando importi e regole di compartecipazione alla spesa differenti rispetto a quelle previste a livello nazionale, prevedendo la possibilità di rimodulare le esenzioni per reddito in relazione alle fasce di età e alla composizione del nucleo familiare.

Il documento di indirizzi approvato dall’Assemblea legislativa declina anche altri obiettivi per l’area salute, tra i quali la possibilità di integrare il sistema formativo delle scuole di specializzazione, eccetera.

Con riferimento al sistema di finanziamento, la possibilità di disporre di un quadro finanziario certo e pluriennale consentirebbe, inoltre, di programmare tempestivamente in un’ottica pluriennale e di garantire al sistema sanitario efficienza e funzionalità. Il percorso per acquisire ulteriori forme e condizioni di autonomia proseguirà nel rispetto degli impegni previsti dalla risoluzione approvata dall’Assemblea legislativa.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Venturi.

La parola alla consigliera Gibertoni, che ha sette minuti.

 

GIBERTONI: Consideriamo la risposta dell’assessore di buon auspicio per la costruzione di un dialogo rispetto a questa possibilità, che crediamo la Regione Emilia-Romagna possa permettersi.

Credo che la Regione Emilia-Romagna possa dire di avere in passato, forse, subìto l’imposizione del superticket. Se una Regione come la nostra ha i bilanci in ordine per quanto riguarda le ASL, cosa di cui non dubitiamo, allora il cittadino rischia di pagare due volte. Come giustamente ricordava l’assessore, la garanzia e la tutela della salute è un servizio primario.

Auspichiamo che nel dialogo con il Governo, al di là del rispetto dei LEA, l’ambito in cui chiedere piena competenza regionale in materia di organizzazione sanitaria diventi ampio. Per quanto riguarda in particolare superticket e ticket, dove la spesa sanitaria può essere ripagata con la fiscalità generale, ci piacerebbe che si dicesse “basta” e che non si chiedesse più un’ulteriore compartecipazione alla spesa pubblica al cittadino. La Regione Emilia-Romagna se lo può permettere. Questo sarebbe un gesto non soltanto di civiltà, ma anche di termine rispetto, secondo me, a una politica sbagliata che viene imposta a una Regione che già allora, forse, avrebbe potuto dire di no e che nello stesso tempo, però, trovò il modo di non applicarla pedissequamente. Quindi, già trovò il modo di applicare una piccola forma di autonomia.

Il rischio, assessore, ovviamente, è anche quello – più o meno inconsapevole – di agevolare anche il privato. Chi si trova, tra ticket e superticket, a valutare le spese delle prestazioni rischia di rivolgersi al privato invece che al nostro servizio pubblico.

Queste ricadute vanno valutate. Credo che la direzione sia giusta. Il dialogo c’è, è costruito. Mandiamolo avanti. Dove si è arenato, chiederemo che ci informino del perché si sono arenati eventuali dialoghi. Intanto, grazie. Ci riconfronteremo presto.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

 

OGGETTO 5572

Comunicazione della Giunta, ai sensi dell'art. 76 del Regolamento interno dell'Assemblea, sulle politiche regionali di contrasto alle tossicodipendenze

(Discussione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Proseguiamo, riprendendo i nostri lavori della seduta pomeridiana di ieri, con l’oggetto 5572: Comunicazione della Giunta, ai sensi dell’articolo 76 del Regolamento interno dell’Assemblea, sulle politiche regionali di contrasto alle tossicodipendenze.

Svolge la comunicazione l’assessore Venturi, che ha a disposizione venti minuti. Sino a venti minuti, naturalmente. Dopodiché, apriremo il dibattito generale, con dieci minuti per ciascun consigliere.

 

VENTURI, assessore: Grazie, presidente.

Ci riferiamo all’articolo 76 del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa relativamente alle politiche della Regione Emilia-Romagna in contrasto alle tossicodipendenze.

Le politiche della Regione Emilia-Romagna in materia di prevenzione e cura delle dipendenze sono coerenti con la strategia dell’Unione europea, che si prefigge di tutelare e rafforzare il benessere della società e dell’individuo, salvaguardare la salute pubblica, offrire un elevato livello di sicurezza per la popolazione, adottare un approccio equilibrato e integrato del fenomeno della droga.

La riduzione della domanda di droga viene perseguita attraverso una serie di misure ugualmente importanti: la prevenzione e il trattamento delle persone con dipendenza, la riduzione dei rischi correlati all’uso e la riduzione del danno. Gli interventi di promozione del benessere e di prevenzione dei rischi rivolti ad adolescenti e giovani si inseriscono nella cornice del “progetto adolescenza”, di cui alla delibera di Giunta regionale n. 590/2013. In ambito scolastico, gli interventi che fanno riferimento al citato “progetto adolescenza” e al Piano regionale della prevenzione 2015-2018 (cui hanno partecipato, nel 2016, 151 istituti) prevedono la formazione degli insegnanti, la partecipazione attiva degli studenti, quindi l’educazione tra pari, e il sostegno alle famiglie. In molte scuole sono attivi gli sportelli scolastici per l’ascolto, l’individuazione precoce di eventuali problematiche e l’intervento individuale oppure sulla classe.

Gli interventi di prevenzione dei comportamenti a rischio e di riduzione del danno sono svolti, oltre che dai Servizi per le dipendenze patologiche delle Aziende sanitarie locali, anche da ventinove unità di strada e strutture a bassa soglia d’accesso attivate da Aziende sanitarie e Comuni e gestite dal terzo settore, che contattano annualmente oltre 77.000 persone (nell’anno 2016) nei luoghi di divertimento o in strada (erano circa 53.000 nel 2013) ed effettuano 18.000 etilotest per misurare il tasso alcolemico ed eventualmente dare consigli per dissuadere le persone alla guida. Sono, inoltre, attivi alcuni servizi di consulenza online su temi legati al consumo di sostanze psicoattive, gioco d’azzardo, affettività e sessualità.

Vengono organizzati interventi di promozione di sani stili di vita negli ambienti di lavoro, in collaborazione con i dipartimenti di sanità pubblica, e corsi info-educativi per guidatori a cui è stata ritirata la patente per guida sotto l’effetto di alcol e sostanze. Complessivamente, hanno partecipato 3.568 persone ai corsi nel 2015 contro le 2.200 nel 2013. Quindi, è un fenomeno in forte aumento, soprattutto relativamente al fatto che vengono assegnati a corsi info-educativi questi guidatori. Inoltre, sono previsti interventi di formazione degli istruttori di scuola guida sugli effetti di alcol e sostanze. Dal 2011 è in vigore un protocollo di collaborazione tra Regioni e associazioni di auto mutuo aiuto in campo alcologico.

Il trattamento dell’abuso e della dipendenza da sostanze viene effettuato dalle Aziende sanitarie, Servizi per le dipendenze (SerDP), che afferiscono ai dipartimenti di salute mentale e dipendenze patologiche, in collaborazione con il privato sociale accreditato. L’utilizzo e la spesa dedicata ai trattamenti residenziali per le dipendenze (comunità terapeutiche) sono regolati dal 2002 attraverso accordi regionali che definiscono le regole generali del sistema, modalità di accesso, utilizzo delle strutture, debito informativo, monitoraggio e tariffe applicabili.

Dal 2008 le comunità convenzionate sono state accreditate come strutture sanitarie e partecipano, insieme ai Servizi per le dipendenze, alla verifica e al miglioramento continuo dei percorsi residenziali con programmi di formazione, auditing, innovazione organizzativa e con l’adozione di una cartella clinica condivisa. Nel corso degli anni, i Servizi per le tossicodipendenze (SerT) sono diventati Servizi per le dipendenze patologiche (lo accennavo prima: oggi si chiamano SerDP) che, in coerenza con i cambiamenti del fenomeno, curano persone con dipendenza da sostanze legali (alcol e tabacco) e illegali (non più solo oppiacei, ma cocaina, cannabis, eccetera) e dipendenze senza sostanze (gioco d’azzardo patologico), spesso con poli-consumo. Ciò significa che i Servizi per le dipendenze patologiche si sono dovuti attrezzare per essere il più possibile attrattivi e competenti anche per tipologie di dipendenza o di abuso, che negli anni passati non accedevano ai servizi e che negli anni passati – purtroppo occorre dirlo – non erano presenti come oggi.

Qualche dato. Negli anni sono aumentati gli assistiti, con una tendenza alla stabilizzazione negli ultimi anni. Nel 1991 erano 7.000, venticinque anni dopo, quindi nel 2016, sono 33.700. È significativa la presenza di non residenti, pari al 16,2 per cento, in Emilia-Romagna, con picchi del 25 per cento, sempre di non residenti, a Piacenza e Bologna. Si tratta di persone che provengono da altre regioni, quali studenti universitari, persone in carcere, persone non italiane. Il numero dei non italiani è in crescita e rappresenta il 12 per cento degli assistiti.

A tal proposito, voglio ricordare che molto spesso in questi casi c’è una specie di stigma, quindi è frequente che persone si spostino da una provincia all’altra. Dunque, siamo nel campo della non residenza per evitare la creazione di uno stigma sulla persona.

L’età media degli assistiti si sta alzando e il 50 per cento ha più di trentanove anni, mentre nel 2006 erano il 20 per cento. C’è una rilevante differenza di età, quindi cambiano anche le esigenze. Abbiamo ormai anche degli anziani dipendenti.

I giocatori e gli alcolisti sono perlopiù anziani, gli assuntori di droghe illegali sono più giovani. Gli assistiti sono in genere poliassuntori, con la tendenza ad associare l’alcol a tutte le altre sostanze. Tra i nuovi utenti l’età media più bassa e l’accesso in misura significativa avviene per problemi legali (prefettura, sanzione alla guida o carcere).

Se nel 1991 il 90 per cento delle persone era in trattamento per dipendenza da eroina, oggi le persone con dipendenza da sostanze illegali nel loro complesso rappresentano il 65 per cento dell’utenza. L’eroina è ancora la principale sostanza illegale da abuso, ma aumenta la cocaina, che tra i più giovani è la prima sostanza.

La restante popolazione accede ai SerDP per problemi legati all’alcol (25 per cento), al tabacco (5 per cento) e al gioco d’azzardo (5 per cento).

I posti letto accreditati in comunità terapeutica sono 1.470 e il numero di inserimenti è stabile, circa 2.500 all’anno.

Le caratteristiche dei consumi e dei consumatori sono, quindi, cambiate e sono diventate più complesse, confermando la necessità di rafforzare il sistema dei servizi esistente nella nostra regione, un sistema integrato pubblico-privato accreditato in cui il privato accreditato svolge una funzione pubblica e, per tale motivo, è soggetto attivo nella programmazione dei servizi e nella gestione degli interventi.

La collaborazione con gli enti accreditati, che sono consapevoli di svolgere una funzione pubblica, si è arricchita e modificata negli anni e si è diretta verso la possibilità di discutere i bisogni dei territori e le conseguenti tipologie di offerte.

Anche la collaborazione con i Comuni si è estesa e rafforzata negli anni. Infatti, la popolazione adulta affianca ai bisogni sanitari quelli socioassistenziali e ha bisogno sempre più di offerte, di percorsi e di strutture sociosanitarie e socioassistenziali, da realizzare insieme, che aiutino a migliorare la qualità di vita, scaduta a causa di un precoce invecchiamento e dell’assenza di legami familiari, sociali e comunitari.

La popolazione più giovane presenta complessità cliniche aumentate, problemi di comportamento e, a volte, psicopatologie, ed è quindi necessario anticipare i contatti anche attraverso le scuole e avere maggiore attenzione ai fattori di rischio alle famiglie.

Aumentano le persone assistite non italiane e le persone assistite in carcere.

Il nuovo programma delle dipendenze. Per far fronte a queste nuove complessità, nel 2016, dopo aver svolto approfondimenti con i Servizi per le dipendenze e con il Coordinamento regionale degli enti accreditati per le dipendenze, è stato approvato il nuovo programma regionale dipendenze patologiche, con delibera di Giunta 23/07/2016, che fissa gli obiettivi per il triennio 2017-2019. Oltre a ribadire quanto già previsto in tema di prevenzione e riduzione del danno, il programma orienta il SerDP alla predisposizione di percorsi differenziati per popolazione e per tipologia di dipendenza, per il consumo di sostanze tra gli adolescenti, con un lavoro sulla famiglia e una collaborazione con istituzioni e servizi del territorio, come scuole, spazi giovani dei consultori, servizio sociale minori, servizi offerti dagli Enti locali, per le persone con dipendenza da sostanze stupefacenti e per la dipendenza da alcol, che costituiscono ancora il core principale degli interventi, e per la dipendenza da gioco d’azzardo e altre dipendenze emergenti.

Per quanto riguarda gli stranieri, per favorire il loro accesso ai servizi anche a bassa soglia, viene attivata la mediazione linguistica e culturale, se necessario è garantita la presa in carico anche delle persone prive di permesso di soggiorno.

Per quanto riguarda gli adulti con più di quarantacinque anni, con quadri misti assimilabile all’anziano, vengono predisposti percorsi personalizzati, anche con la metodologia del budget di salute, sulla base di progetti definiti con le Unità di valutazione multidimensionale delle ASL, al fine di favorire le autonomie residue e facilitare la permanenza delle persone presso la loro casa, quando possibile, il cohousing, i gruppi famiglia e le comunità di accoglienza. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Venturi.

Si è mantenuto perfettamente nei tempi. Anzi, aveva ancora qualche minuto.

La discussione generale è aperta.

Prego, consigliera Gibertoni. Poi interverrà il consigliere Bignami.

 

GIBERTONI: Grazie, presidente.

Abbiamo ascoltato con una certa preoccupazione la relazione dell’assessore, perché prendiamo atto di quello che già sospettavamo, di quello che leggiamo nelle cronache, quindi non è difficile poi fare due più due. È un fenomeno in crescita e, nello stesso tempo, è una sorta di retrocessione rispetto a un mondo che credevamo davvero di aver lasciato alle spalle. È un qualcosa che ci riporta a tematiche che ci sembravano urgenti molti anni fa e che in qualche modo erano diventate residuali. Invece, a quanto pare, non sono più residuali.

Se questi fenomeni, dunque, sono in crescita, sono fenomeni a cui bisogna far fronte sotto più aspetti, l’aspetto sociosanitario, della legalità, della cultura e della cultura diffusa, delle agenzie educative e formative. Insomma, è un qualcosa che deve davvero vederci uniti tutti sullo stesso fronte e tutti in trincea, perché sono fenomeni che crescono con una velocità esponenziale, spesso incontenibile, a cui spesso concorrono diverse cause. L’assessore, infatti, evidenziava differenze anche nelle fasce anagrafiche rispetto alle dipendenze patologiche, quindi alcolismo e gioco d’azzardo sopra i trentanove anni, altre dipendenze, invece, più vicine all’età adolescenziale. Ecco che tutto si interseca con situazioni personali, situazioni individuali, situazioni che rincorriamo e cerchiamo di arginare con misure legislative, che pur predisposte con le migliori intenzioni credo debbano sempre essere oggetto di dibattito regionale, perché sempre sono insufficienti, ma sono fatalmente sempre insufficienti. Arriveremo a chiederci a un certo punto – cito il presidente Bonaccini quando diceva che non aveva scassato il bilancio rispetto ad alcune misure – se non sarà il momento di pensare anche a questo, cioè di rivederlo alla radice, e con questo indicare anche alla società esterna che sono cambiate le priorità anche dell’Istituzione pubblica.

Siamo assolutamente favorevoli alla lotta alle dipendenze di qualsiasi natura, siamo ovviamente contrari a soluzioni di facciata. Crediamo che le azioni da intraprendere per sensibilizzare ragazzi e adulti ai rischi delle dipendenze da stupefacenti debbano essere organiche e strutturate.

Detto questo, apprezziamo che il nuovo Piano sociale e sanitario, attualmente in fase di prima applicazione, affronti l’argomento prevenzione, trattamento, riabilitazione e riduzione del danno da uso di sostanze, ma riteniamo che si possa sempre fare meglio. Credo, ad esempio, che il progetto di legge dell’Intergruppo sulla prevenzione possa affrontare con maggiore incisività, e c’è tutto il tempo e il margine di farlo, soprattutto prevedere norme volte a potenziare le azioni già in atto nelle scuole, ad esempio, il programma educativo validato scientificamente per la prevenzione delle dipendenze giovanili e la promozione della salute per quanto riguarda gli studenti delle scuole medie superiori.

I mutamenti nel fenomeno del consumo e della dipendenza da sostanze, evidenziati da tutti gli osservatori e dalle varie relazioni sull’aumento del consumo di cocaina e del policonsumo, a cui faceva riferimento l’assessore, di sostanze legali e illegali, nelle giovani generazioni, richiedono con urgenza una risposta efficace e pronta da parte dei servizi sociosanitari, che si occupano, appunto, di prevenzione, di trattamento, di riabilitazione e di riduzione del danno, in linea con le indicazioni fornite dal Piano di azione dell’Unione europea e, se necessario, anche con una loro riformulazione.

Come è stato detto, l’Unione europea si poggia su lotta al narcotraffico, prevenzione, cura e riabilitazione, tutti interventi necessari, ma attenzione a non perdere di vista il coordinamento tra le linee guida, che la Regione detta in maniera adeguata, sul tema, perché quando si dividono le competenze tra statali e regionali si rischia che un mancato coordinamento tra Stato e Regioni possa vanificare o depotenziare fortemente le linee di intervento.

Oggi noi non possiamo più ignorare che, se non si mettono in campo azioni forti ed efficaci alla lotta, allo spaccio e anche alla malavita organizzata, di qualsiasi stampo essa sia, tutte le altre azioni ne risentiranno. Non possiamo accettare, ad esempio, che sul territorio regionale ci siano zone franche, dove lo spaccio parrebbe tollerato. Mi riferisco a zone in alcuni casi situate nei nostri centri storici, e penso alla Montagnola di Bologna o alla zona universitaria di piazza Verdi, zone in cui lo spaccio avviene con una certa disinvoltura.

Noi, dunque, non possiamo disinteressarci delle competenze altrui e, se vogliamo che le nostre competenze in materia di prevenzione e riduzione del danno, di cura e riabilitazione siano efficaci, allora dobbiamo esigere che anche la competenza statale in materia di lotta alla criminalità organizzata sia rafforzata sul nostro territorio.

I numeri dei beni sequestrati negli arresti fotografano una Emilia-Romagna che ormai è sempre più terra di associazioni criminali. Nelle prime linee di indirizzo regionali in tema di prevenzione e contrasto del consumo di sostanze stupefacenti e psicotrope troviamo anche affermazioni che potrebbero essere riviste, rivisitate. In particolare, le inchieste recenti dimostrano che il nostro territorio conosce una presenza stabile, mentre la coesione sociale nello stesso tempo viene meno, e che le organizzazioni malavitose si sono stabilizzate nei nostri territori. Operano troppo indisturbate. C’è una presenza ramificata della rete dello spaccio di sostanze che finanzia le narcomafie, che alimenta la criminalità, che negli ultimi anni utilizza un numero significativo di minori, generalmente stranieri, nell’attività di spaccio.

Questo per dire che è davvero una ramificazione di competenze, è un concorso di responsabilità, che occorre mettere in campo adesso e che non deve lasciarci distratti.

Crediamo, quindi, che la Regione debba, oltre a richiamare l’importanza di un’assunzione di responsabilità precisa da parte di chi ha la competenza della lotta allo spaccio e alla criminalità, agire anche in materia di contrasto alla criminalità organizzata.

Un primo passo è stato fatto con le nuove norme in materia di contrasto di cui la Regione si è dotata, occorre adesso rivendicare competenze anche in materia di lotta alla criminalità locale anche nell’ambito del percorso di richiesta di maggiore autonomia allo Stato. Contemporaneamente deve esercitare in maniera più decisa la competenza sul coordinamento delle polizie locali, che con la loro presenza capillare sul territorio possono e devono essere un valido deterrente a questa azione. Nessuno deve sentirsi indisturbato nell’esercitare attività illecite. Occorre trovare soluzioni per fare in modo che anche i Comuni possano sostenere un aumento degli organici, condizione indispensabile per il pieno controllo del territorio.

La Regione oggi ha facoltà che potrebbe mettere in campo da subito, che sono in parte residuali, ma possono avere ricadute positive su questo tema, anche se sono competenze residuali. Penso, ad esempio, alla dotazione della polizia locale di strumenti come il precursore delle droghe (drogometro), il cui utilizzo è stato autorizzato dopo anni di sperimentazione. Questo nuovo strumento in uso alla polizia stradale, che è già attivo in qualche provincia, di fatto funziona tramite uno stick di controllo, ed è un esempio di maggiore dotazione che si offre alla polizia locale per la propria attività, quindi, per quanto non sia certamente risolutivo, è un’azione.

Se ci sono risorse da investire, usiamole per implementare azioni che hanno dato risultati e non per iniziative che valgono il convegno di un giorno, ottima iniziativa, ma che resta lì. È ora, veramente, di mettere tutto a sistema.

Dall’informativa che abbiamo ricevuto questa mattina credo di poter dire che l’allarme ormai è ufficializzato, ragion per cui si tratta di capire che l’Emilia-Romagna è ormai all’apice della classifica anche per denunce di traffici di droga, per sequestri di eroina, per traffico di droghe sintetiche.

Badate, più volte ho proposto delle Commissioni al riguardo, che però sono sempre state rifiutate, e oggi ne proporrò un’altra che riguarda un altro tema, e mi auguro che su quella ci sia un ripensamento, ma non ho mai chiesto una commissione di studio. Ebbene, al di là delle misure che dovremo adottare, già a partire dal lavoro di Intergruppo sulla prevenzione, bisogna prendere atto in modo sistemico di quello che sta succedendo, per cui mi parrebbe significativa una commissione di studio dell’Assemblea legislativa sul tema delle tossicodipendenze, ovviamente sostanziato rispetto a tutti i fattori, che in parte l’assessore ha accennato e in parte mi permetto di suggerire, quindi chi si occupa di legalità, chi si occupa di formazione, le agenzie educative, tutti i dati sociologici che sono in nostro possesso e che possiamo in parte esternalizzare. Ma una commissione di studio su questo tema mi parrebbe particolarmente significativa e di buon affiancamento rispetto eventualmente anche a studi commissionati all’esterno.

Ecco, questa è la proposta che faccio adesso e che poi formalizzerò, che auspico rappresenti un punto di partenza, che certamente si innesta su un’attenzione che già c’è, ma che desti l’attenzione di tutti, fuori e dentro il palazzo, per qualcosa che rischia di diventare nel giro di ore un’emergenza incontenibile. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola al consigliere Bignami. Prego.

 

BIGNAMI: Grazie, presidente.

Desidero intanto ringraziare l’assessore Venturi perché nel proprio intervento, direi anche in maniera abbastanza nitida, non ha espresso alcun tipo di indulgenza o di apertura rispetto a forme di legalizzazione implicita o esplicita dell’uso di sostanze stupefacenti, che a nostro modo di vedere costituisce la linea del Piave, oltre la quale non può sussistere alcun tipo di dialogo con chi ritiene utile introdurre forme di legalizzazione di sostanze che, a nostro modo di vedere, neppure meritano la distinzione tra cosiddette droghe leggere e droghe pesanti.

Ogni sostanza stupefacente contiene dei princìpi attivi che inevitabilmente determinano alterazioni nelle facoltà psicofisiche dei soggetti che le assumono e analogamente ogni sostanza, che sia assunta in modiche quantità o in quantità più pesanti, che sia di un certo tipo o di un altro, determina compromissioni anche irreversibili nei tessuti cerebrali dei soggetti che ne fanno uso.

Questo è il punto di distinzione rispetto a un altro fenomeno certamente odioso e analogamente da contrastare, che però non ci consente di paragonare l’utilizzo di sostanze stupefacenti con l’assunzione di sostanze alcoliche, che certo, se deterioranti nella patologia dell’abuso, evidentemente determinano dipendenze esattamente come le sostanze stupefacenti ed esattamente come le sostanze stupefacenti devono essere contrastate, come la ludopatia o altre forme di dipendenza.

Riteniamo, però, che sulle sostanze stupefacenti che determinano tossicodipendenza vi sia una particolare necessità di attenzione per l’ampia diffusione che si registra tra i giovani, ma proprio per quel principio di irreversibilità, che una delle comunità che noi riteniamo essere di eccellenza, un fiore all’occhiello della lotta alla divulgazione della cultura dell’uso delle droghe, vale a dire la Comunità di San Patrignano, che credo sia oggettivamente e unanimemente riconosciuta come la principale realtà che contrasta questo tipo di cultura, cerca di contrastare in un’ottica di drug free, operando per la piena riabilitazione dell’individuo e passando dalla ricostruzione dello stesso mediante il lavoro, mediante la dignità della costruzione di una personalità, in un’ottica che crediamo essere non solo condivisibile, ma assolutamente prioritaria, rispetto ad altre, che inevitabilmente l’assessore ha citato, come ad esempio i SerT, che ragionando in un’ottica di cultura di riduzione del danno operano immaginando che si possa agire su quel tipo di azione, vale a dire riducendo il danno. Secondo noi, non vi può essere una riduzione del danno, né una riduzione del danno sociale né una riduzione del danno che il soggetto subisce, ma si deve puntare sempre e comunque alla riabilitazione e al recupero pieno e completo del soggetto che ha utilizzato sostanze stupefacenti.

In tal senso ritengo necessario, anche da parte di chi evidentemente ha voglia e tempo di approfondire questo tema, evidenziare come “banali” studi scientifici e clinici dimostrino quella irreversibilità di cui parlavo poc’anzi, ovvero laddove un soggetto, anche se fuma una canna o se ingerisce sostanze occasionali, subisce un’alterazione del tessuto cerebrale irreversibile. Certo, il cervello umano è talmente forte, talmente complesso e talmente capace che può supplire diversamente, ma quella irreversibilità, che viene emblematicamente fotografata da risonanze magnetiche che vengano condotte su soggetti che hanno utilizzato questo tipo di sostanze, non è prodotta parimenti da chi beve un bicchiere di vino o da chi occasionalmente consuma alcolici. Certo, lo ripeto, l’abuso è evidentemente da contrastare, ma quello è un fenomeno che va sempre e comunque contrastato e condannato, non in quanto tale ma nella sua cultura sottostante.

Ritengo, quindi, che la mancata diversificazione tra droghe leggere e droghe pesanti nella relazione dell’assessore e, invece, la trattazione unitaria dell’utilizzo delle sostanze che determinano tossicodipendenza sia per noi motivo di soddisfazione, dal momento che lo qualifica ai nostri occhi come interlocutore pieno su quel contrasto all’utilizzo delle sostanze stupefacenti soprattutto tra i giovani, ma non solo.

In tal senso riteniamo sia necessario approfondire – lo faremo con gli strumenti che lo Statuto e il Regolamento ci mettono a disposizione – anche le azioni che la Regione svolge in sostegno di quelle realtà che operano in un sistema di drug free, ovvero libero dal percorso di recupero delle persone mediante l’uso e la somministrazione di sostanze sintetiche, come il metadone.

Noi riteniamo che siano questi gli interlocutori principali che dobbiamo andare a individuare e che la Regione debba necessariamente accompagnare e sostenere tutti i soggetti che operano fattivamente per il recupero dell’individuo mediante il lavoro, mediante la dignità della persona.

In questo senso chiederemo anche quali sono le forme di sostegno adottate nei confronti delle diverse comunità, quella di San Patrignano in particolare, ma potrei citare Casa Gianni, ANGLAD e tante altre ancora, che evidentemente costituiscono per noi il principale interlocutore in questa azione politica.

Un tema che l’assessore ha affrontato, quello delle ludopatie, merita attenzione, perché proprio nei giorni scorsi ho avuto modo di parlare con alcuni soggetti che esercitano l’attività a cui era rivolta la delibera approvata l’anno scorso dalla Giunta regionale, di cui forse manchevolmente non ho notizie in ordine al rifinanziamento, proprio degli incentivi che la Regione aveva stanziato per la rimozione di quegli strumenti che determinano la ludopatia, ovvero le famose slot machine o le macchine mangiasoldi, che con coraggio – questo l’avevamo già apprezzato a suo tempo – la Regione aveva contrastato anche mediante l’attribuzione di incentivi per quelle realtà che, rimuovendole, evidentemente favorivano il contrasto alla diffusione di questa cultura e della dipendenza, che analogamente a quelle precedentemente citate, vale a dire la tossicodipendenza e l’alcoldipendenza, è assolutamente prioritario sradicare dal nostro territorio.

A tal riguardo, approfittando della presenza in Aula dell’assessore, che so essere preparato su questi temi, sarei lieto di sentire una parola da parte sua in ordine al destino di queste delibere, se, come credo e ritengo plausibile, verranno rifinanziate in occasione della prossima sessione di bilancio, se vi saranno ulteriori provvedimenti utili a sostenere ulteriormente l’azione coraggiosa che tanti esercenti di pubblici esercizi hanno compiuto per giungere a quell’obiettivo.

In conclusione, fermo restando che evidentemente la comunicazione che abbiamo sollecitato e suscitato da parte dell’assessore meriterà un approfondimento, che svolgeremo con le prerogative dettate da Statuto e Regolamento, ritengo che si possa esprimere una generale soddisfazione non tanto per le singole azioni svolte, che appunto dovremo approfondire, e non tanto anche per la valutazione in concreto delle misure e dei punti di caduta delle stesse, che dovremo comunque verificare, ma soprattutto perché, rispetto alla richiesta politica e culturale che abbiamo rivolto alla Giunta di poter dar conto alle azioni svolte, abbiamo intravisto, neppure troppo in filigrana, una condivisione di contrasto a tutto tondo rispetto alle sostanze stupefacenti, la non apertura a qualsiasi forma di legalizzazione delle stesse e la non ammissione di una surrettizia distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, che rappresenta l’anticamera purtroppo della banalizzazione dell’uso di certe sostanze, come Muccioli ha sempre continuato a ripetere.

Credo vada dato atto in quest’Aula che un nostro corregionale, come Vincenzo Muccioli, tanto ha dato nella lotta alla diffusione delle sostanze stupefacenti e tanto ha pagato in termini personali e di vita vissuta, oltre che, ahimè, di vita in termini assoluti, che ritengo sia giusto, per quel poco che posso fare in quest’Aula, che risuoni un ringraziamento a Vincenzo Muccioli per quello che ha fatto, un ringraziamento che non si esaurirà mai abbastanza. Credo, in questo senso, che una collaborazione tra Regione Emilia-Romagna e la Comunità di San Patrignano sarebbe una giusta testimonianza di un’attività che è stata svolta in passato e che oggi continua nel solco del suo fondatore, perché proprio Vincenzo Muccioli ci insegnava che, se è vero che non tutti i soggetti che fanno uso di sostanze cosiddette leggere arrivano poi a utilizzare le sostanze cosiddette pesanti, è altrettanto vero che tutti coloro che oggi fanno uso di sostanze cosiddette pesanti hanno, ahimè, iniziato con sostanze cosiddette leggere. Questa è la dimostrazione che, in realtà, non esistono distinzioni di quel tipo.

L’uso di sostanze stupefacenti è, ahimè, un unicum concettuale, culturale e anche fisico che va contrastato, e il fatto che l’assessore non abbia concesso alcun tipo di apertura rispetto a questo tipo di distinzione credo che sia un fatto positivo, che ci fa vedere con un certo favore anche le verifiche che, come Gruppo, puntualmente svolgeremo in ordine alle attività che la Regione ha puntualmente messo in campo.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bignami.

La parola al consigliere Paruolo. Prego.

 

PARUOLO: Vorrei ringraziare anzitutto l’assessore per la comunicazione che ha dato sulle politiche e le azioni in atto sul tema delle tossicodipendenze.

Sicuramente il tema merita attenzione da parte nostra, ma non posso non dire alla consigliera Gibertoni che alcuni passaggi del suo intervento li ho trovati francamente un po’ surreali, in particolare quando afferma che fino adesso si è trascurato questo tema, che rischia di diventare esplosivo nel giro di ore.

Io credo che il tema sia presente e ben presente purtroppo da molti anni e che un insieme di azioni importanti sia stato messo in atto, come l’assessore ha avuto modo di sottolineare in quest’Aula, sia pur evidentemente in modo sintetico, considerato che il tempo che qui ci viene concesso per intervenire non è tale da poter elencare nei dettagli tutte le diverse strategie e tutte le diverse azioni che sono state messe in campo, che si avvalgono dell’apporto di tanto personale sanitario e della collaborazione dei soggetti del terzo settore.

Io voglio manifestare un interesse e una disponibilità ad approfondire questo argomento eventualmente in Commissione, anche perché, quando la consigliera Gibertoni sostiene che tutte le Commissioni che ha proposto non si sono mai attivate, forse è vero che non è stato dato riscontro rispetto all’opportunità di istituire Commissioni speciali, ma rammento che esiste uno strumento ordinario, che è quello della Commissione, per affrontare tematiche di questa natura. E posso testimoniare, almeno per quel che riguarda la Commissione che presiedo, che non è mai successo che un argomento posto dai colleghi dell’opposizione non sia stato affrontato concretamente all’interno della Commissione, ma credo che lo stesso si possa dire per le Commissioni presiedute dagli altri colleghi. Quindi, se i colleghi ritengono che questo argomento meriti un momento di approfondimento, io credo che la IV Commissione, presieduta dal collega Zoffoli, sia il luogo giusto, magari anche sentendo direttamente i responsabili delle azioni a cui l’assessore ci ha richiamati, per svolgere quel supplemento di formazione rispetto a noi, consiglieri regionali, e consentirci di avanzare eventualmente proposte tese a mettere in campo nuove strategie e nuove idee. Però, questo lavoro dovrebbe partire da un’attenta valutazione di quanto si è fatto fino adesso, perché quanto si è fatto fino adesso non può essere cancellato con un colpo di penna o con una battuta, sostenendo che l’argomento è passato in secondo piano, è stato trascurato, non ha ricevuto adeguata considerazione. Si sono fatte cose importanti. Poi, certamente tutto è migliorabile. Ricordo, ad esempio, la legge sulla prevenzione, su cui stiamo lavorando insieme maggioranza e opposizione, che certamente potrà segnare un punto su uno degli aspetti attinenti a questo campo, ovvero quello della prevenzione. Però, se davvero vogliamo che su questo argomento ci sia un approfondimento, usiamo al meglio il luogo più giusto, che è quello della Commissione, che ci consente di fare gli approfondimenti dovuti ed eventualmente sviluppare una discussione pienamente informata, in modo tale che i contributi possano innestarsi su una piena conoscenza della questione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Paruolo.

La parola al consigliere Sassi.

 

SASSI: Grazie, presidente.

Nel mio breve intervento cercherò di ribadire un concetto, che forse non è stato colto, opportunamente richiamato dalla collega Gibertoni. In estrema sintesi, in realtà, perché è stato detto molto.

La sostanza, che anche a me piace molto come idea, come principio, come modo di affrontare certi temi, non solo questo, ma ne potrei citare altri, ma oggi parliamo di tossicodipendenze o dipendenze, è quella di non lavorare per compartimenti-stagno. Intendo che la titolarità di un argomento del genere è ovviamente in capo all’assessore Venturi, non c’è nessuno che questo non lo non riconosca, ma tocca molti temi che hanno attinenza con questo ambito.

Una fattiva e concreta collaborazione, quindi, tra coloro che hanno competenze inerenti a ciò che invece questo ambito veicola credo sia fondamentale. Mi riferisco, solo a titolo di esempio, alla formazione. Si faranno, come ci informava l’assessore Venturi, anche interventi presso le scuole, formazione anche dei ragazzi, eccetera. Benissimo. È chiaro quindi che la collaborazione con l’assessore Bianchi in questo caso è importante.

Lo stesso dicasi per il discorso legalità. L’assessore Mezzetti ovviamente collaborerà, immagino, su queste cose. In questo senso credo che la Commissione di studio a cui accennava poc’anzi la mia collega, con la collaborazione anche degli assessorati, sia assolutamente auspicabile, se non altro per andare a fondo a un problema che ha molte sfaccettature. Ha un imprinting principale, che è quello delle tossicodipendenze, giustamente, da affrontare in maniera decisa e convinta, ma deve essere sostenuto da tutta una serie di azioni che hanno competenze differenti da questa.

In questo senso, credo che sia fondamentale. Io penso, ma questo è un pensiero mio che viene da lontano, è da molto tempo che ragiono su queste cose, in realtà la Regione Emilia-Romagna ha sempre fatto bandiera del fatto di poter fare cultura, di sostenere la cultura, in molti ambiti, persino in un ambito per cui, per quanto mi riguarda, l’ho detto anche in Aula, la cultura è poca cosa, anche se è molto importante, che è quello della legalità, lo dissi in quest’Aula.

La cultura, però, è fondamentale comunque per quanto riguarda la crescita delle nuove generazioni e la consapevolezza del danno che una dipendenza può fare è fondamentale che venga insegnata presto. Io addirittura non penso neanche alle superiori, penso già alle medie. Sarebbe già un ambito importante, e oggi, purtroppo, aderente con le prime esperienze di vicinanza a certe sostanze, legali e illegali. È quell’ambito lì. Prima ne prendiamo atto, e credo ormai sia chiaro dai dati che è così, prima potremo agire in contrasto non solo nell’immediato, ma anche in proiezione futura. È chiaro che ogni azione va fatta anche per sistemare i danni che ormai chi è vicino o dentro questo tipo di problematica, hanno causato, ed è giusto affrontarli. Bisognerà, a mio avviso, e qui la Commissione di studio può esserci veramente molto d’aiuto, anche agire in maniera più pesante e più incisiva sulle prossime, future generazioni facendo una formazione consapevole e non – passatemi il termine, non intendo dire che la Regione faccia questo – ipocrita.

Alle giovani generazioni, cioè, bisogna a mio avviso rivolgersi come a giovani persone, non in modo infantile, accademico o supponente. In questo senso, credo che la collaborazione con chi è uscito da quella dipendenza possa essere fondamentale, anche aderenti dal punto di vista anagrafico. Se alle nuove generazioni va a parlare un ragazzo che ha avuto queste esperienze, che per fortuna magari ne è uscito, ha più appeal che non se ci va un professore universitario o un medico, per quanto sia utile, ovviamente, intendiamoci, fare in modo che ci sia anche l’informazione scientifica. Voglio concentrarmi esclusivamente su tutto ciò che possa dare efficacia ad ogni azione che si fa. Io nella sostanza spero che ogni azione che la Regione mette in campo porti soprattutto non solo in questo tema, ma su questo in modo particolare…

Io purtroppo ho perso un paio di amici, per queste cose, quindi le ho vissute anche da vicino, nel tempo. Mi preoccupa veramente molto il fatto che si possano mettere in campo delle risorse con le più buone intenzioni, che poi magari non hanno quell’efficacia che ci si aspetta. La mia preoccupazione quindi punta sempre lì, sull’efficacia.

A me interessa poco in che modo si fa, purché quello che si fa si faccia con un’efficacia di ritorno, misurabile e fattiva. Questa è la cosa che mi interessa di più. Ribadisco l’idea di fare una Commissione di studio a 360 gradi, ripeto, come avevo detto all’inizio, toccando quegli ambiti che non sono direttamente connessi o apparentemente non direttamente connessi al tema, che in realtà quel tema lo tocchino in funzione sussidiaria, o in funzione di un sostegno di base.

Chiudo con una battuta. Non vedo perché l’assessore Venturi dovesse parlare di differenze tra sostanze leggere e sostanze pesanti. Io non vedo l’assessore Venturi avere competenze a parlare di vino o di grappe, visto che parliamo di sostanze non solo illegali, ma anche legali. Chiudo con una battuta, ma in realtà sappiamo bene che in Parlamento abbiamo qualcosa che aspetta di essere portata avanti in questo senso. Speriamo, dal punto di vista soprattutto terapeutico, che venga fatto nel più breve tempo possibile, magari dalla prossima legislatura. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Sassi.

Non avendo nessun altro in prenotazione, chiudo il dibattito generale sull’argomento 5572, ringraziando l’assessore.

La parola all’assessore Venturi.

 

VENTURI, assessore: Vorrei rimarcare il ringraziamento ai consiglieri per i suggerimenti che valuteremo anche come Giunta. Tutti i settori, in particolare quello della prevenzione, credo che abbiano avuto grande giovamento nel passato, credo anche nel presente e suppongo lo avranno anche negli anni a venire, quando si costruiscono delle politiche il più possibile trasversali.

Non c’è nulla come il settore della salute che si giova e si è giovato di interventi spesso apparentemente lontani. Non voglio fare esempi, ma l’acqua potabile non è che il primo, il frigorifero, tutti elementi che non erano stati certamente inventati perché si pensava che avessero delle conseguenze, o quantomeno, il frigorifero certamente non era stato inventato perché si pensava avesse delle conseguenze sulla riduzione, per esempio, delle patologie infettive, però lo vediamo, e lo vediamo spesso nei Paesi africani, dove ci sono ancora di queste problematiche legate in particolare al primo dei fattori che ho citato.

Sono quindi assolutamente d’accordo, sostanzialmente, con tutti gli interventi che ho sentito. Proprio per questo credo che la Giunta rifletterà sul tema dell’approfondimento che può avere la veste di una Commissione trasversale, che si occupi di formazione, che si occupi di formazione specifica, quindi anche con dei testimoni che possano raccontare le loro esperienze per il fatto non soltanto di aver limitato il danno, di ma essere usciti da una dipendenza da sostanze, legali o illegali che siano poco importa. Sono sicuro quindi che faremo in Giunta questa riflessione. Un approfondimento sono certo che lo dovremo fare. Avete già citato tutti quanti anche il progetto di legge sulla prevenzione che state portando avanti come Gruppi di Assemblea legislativa. Io penso che anche questo tema, per l’evoluzione, anche in termini di qualità di consumi e anche di consumi che vent’anni fa non erano neanche immaginabili, come per esempio le ludopatie, ma non soltanto, probabilmente avrebbe e ha bisogno di un tuning più fine e di una riflessione che coinvolga tutte le competenze e le deleghe che sono presenti all’interno della Giunta e hanno una qualche parentela – sono già state citate –, o contribuiscono a determinare l’insorgenza e la diffusione di determinati fenomeni.

Abbiamo bisogno, credo, di lavorare insieme e io mi dichiaro disponibile fin d’ora, anche all’interno delle singole Commissioni, ma anche, probabilmente, con interventi più trasversali ancora per aumentare la cultura, non soltanto, credo, dei consiglieri regionali, ma anche dell’assessore regionale alle politiche per la salute, in maniera da affrontare nei prossimi anni, magari anche attraverso lo strumento che state predisponendo con la legge sulla prevenzione, elementi che siano in grado, in un periodo che è sempre più difficile per quanto riguarda la natalità in questo Paese, almeno salvaguardare i bambini e gli adolescenti da fenomeni per i quali oggi sono sicuramente molto più esposti che nel passato. Grazie.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Venturi.

 

OGGETTO 3691

Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'art. 121, comma 2, della Costituzione, recante: "Riconoscimento dell'inno di Goffredo Mameli "Fratelli d'Italia" quale inno ufficiale della Repubblica". A firma del Consigliere: Foti

(Relazione e ritiro)

(Ordine del giorno 3691/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” - Presentazione e decadenza per ritiro del progetto di proposta di legge alle Camere)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l’oggetto 3691, Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell’articolo 121, comma 2 della Costituzione, recante: “Riconoscimento dell’inno di Goffredo Mameli, ‘Fratelli d’Italia’, quale inno ufficiale della Repubblica”, a firma del consigliere Foti.

Il testo n. 20 del 2017 è stato licenziato dalla Commissione Bilancio e Affari generali, nella seduta del 24 ottobre 2017, con parere contrario.

Il progetto di legge è composto da un articolo.

Il relatore della Commissione è il consigliere Tommaso Foti, che ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Su tale oggetto è stato presentato un ordine del giorno, il n. 3691/1, di non passaggio all’esame dell’articolato, a firma del consigliere Poli.

La parola al relatore della Commissione, Tommaso Foti. Prego.

 

FOTI, relatore: Io speravo che il consigliere Poli ritirasse almeno l’ordine del giorno sul non passaggio…

 

PRESIDENTE (Saliera): Mi scusi, consigliere Foti, forse non ha inserito la sua tessera, perché non mi risulta il suo nome.

Prego, ha la parola.

 

FOTI: Una volta la tessera era quella del pane, adesso c’è anche la tessera per parlare.

A prescindere da ciò, io speravo che il consigliere Poli avesse ritirato almeno l’ordine del giorno di non passaggio all’esame del progetto di legge. È quantomeno curioso, ma non mi stupisce, è una cosa che può succedere solo in Emilia-Romagna, che dopo che è stato presentato un progetto di legge alle Camere che riguardava specificatamente la materia del riconoscimento di “Fratelli d’Italia”, o “Canto degli italiani” che dir si volesse come inno nazionale, io non avrei mai pensato che nonostante le numerose ammonizioni che mi ero permesso di rivolgere alla maggioranza, si bocciasse questo progetto di legge. Ho continuato a dire: guardate che voi lo bocciate e bocciate lo stesso testo che state votando in Parlamento.

Mi sembra che non sia più un caso neppure di vivace dibattito culturale e politico, quello all’interno soprattutto del PD ma, lasciatemelo dire, di cecità politica, che francamente stupisce e amareggia.

Ad ogni buon conto, eviterò di esprimere giudizi sufficientemente polemici, non è il caso. I gesti si qualificano di per sé. Il voto contrario è una medaglia al valore della vostra cecità politica, della vostra faziosità, direi istituzionale, e quindi prendetevela tutta.

Io mi limito soltanto a dire, signora presidente, che avrei comunque ritirato questo progetto di legge, perché far bocciare l’inno nazionale significa veramente essere, come si suol dire, alla frutta. Ma probabilmente siete già passati anche… Il conto di questi comportamenti arriva il prossimo anno, lo daranno gli elettori, il conto, ma siete passati anche all’amaro. Penso che sia una decisione amara, quella che avete assunto, proprio perché l’avete assunta in un momento in cui già la Commissione affari costituzionali della Camera e già l’Aula della Camera avevano approvato il provvedimento. Ma dato che non vi fate mancare nulla, almeno vi foste salvati nella precedente seduta. Avreste potuto votarlo facendo solo un bel gesto, tanto nel pomeriggio diventava ugualmente legge, perché nella seduta del Senato, in Commissione affari costituzionali, sede legislativa, il progetto di legge è stato approvato, quindi, a tutti gli effetti, oggi il provvedimento in esame è legge.

Se volessi essere polemico, ma non lo sono per il rispetto che ho di queste cose – non dell’Assemblea – direi che possiamo votarlo ugualmente. Dato infatti che questo testo prevede che l’inno nazionale sia “Fratelli d’Italia”, mentre nella legge che è stata licenziata si dice “Canto degli Italiani”, potrei dire che non è neanche superata sotto il profilo tecnico, atteso che a questo punto si può modificare la legge medesima. Ma essendo avvezzo a non giocare con le cose serie, lascio che a coprire e a coprirsi di ridicolo siano altri.

Voglio peraltro dire che l’iniziativa parlamentare che ha portato all’approvazione di questa legge ha come primo firmatario l’onorevole Umberto D’Ottavio del Partito Democratico. Probabilmente c’è un Partito democratico che a Roma canta l’inno nazionale e che qui è fermo ancora a Bandiera rossa: cercate di evolvervi.

 

PRESIDENTE (Saliera): Una domanda: è formalmente ritirato? Quindi, si ferma qui la discussione. Verbalizziamo che il consigliere Foti ha ritirato il progetto di proposta di legge alle Camere, ogg. 3691.

Procediamo, quindi, con i punti all’ordine del giorno.

 

OGGETTO 5261

Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'art. 121, comma 2, della Costituzione, recante: "Nuove norme in materia di contrattazione collettiva decentrata". A firma dei Consiglieri: Bargi, Fabbri, Rainieri, Delmonte, Marchetti Daniele, Rancan, Pettazzoni, Liverani, Pompignoli

(Relazione, discussione e reiezione)

(Ordine del giorno 5261/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” - Presentazione, dichiarazioni di voto e approvazione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Passiamo all’oggetto 5261 “Progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell’articolo 121, comma 2 della Costituzione, recante ‘Nuove norme in materia di contrattazione collettiva decentrata’”, a firma dei consiglieri Bargi, Fabbri, Rainieri, Delmonte, Marchetti Daniele, Rancan, Pettazzoni, Liverani e Pompignoli.

Il testo n. 21 è stato licenziato dalla Commissione Bilancio e Affari generali, nella seduta del 21 novembre 2017, con parere contrario.

Il progetto è composto da sei articoli.

Il relatore della Commissione è il consigliere Stefano Bargi, che ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Su tale oggetto è stato presentato un ordine del giorno, il n. 5261/1, di non passaggio all’esame dell’articolato, a firma del consigliere Poli.

Do subito la parola al relatore della Commissione, il consigliere Stefano Bargi, che ha venti minuti a disposizione. Prego.

 

BARGI, relatore: Grazie, presidente.

Non avevo dubbi che si sarebbe proceduti al non passaggio, quindi cercherò di relazionare velocemente, un po’ come è avvenuto in Commissione.

Quello che abbiamo cercato di presentare e che ha trovato una bocciatura in Commissione a nostro avviso poco motivata – se non sulla cantilena del “viva lo status quo” – si ridurrà oggi a esaminare quei sei articoli di cui si compone il progetto di legge alle Camere.

Il quale era nato su un principio, ovvero quello di cambiare appunto lo status quo. Di che cosa stiamo parlando? Parliamo del fatto che la nostra Costituzione dà alle forze sociali e sindacali un’attribuzione molto importante: quella di trattare ed individuare tutto quell’insieme di diritti e doveri che all’interno del rapporto lavorativo consentano alla persona di poter garantirsi una vita dignitosa per mezzo proprio del lavoro. Qui si comprendono tutte quelle che sono le sfaccettature che riguardano il rapporto lavorativo, e che si traducono poi in strumenti che sono i Contratti nazionali del lavoro (quindi, a livello centrale).

Fra queste attribuzioni, seppure in via indiretta, vi è l’individuazione dei minimi salariali per ogni categoria di lavoro, per ogni settore di lavoro: questo è lo status quo. Cosa ha prodotto lo status quo?  Nella relazione – non sto a elencare tutto quello che abbiamo scritto – ci sono tutti i sondaggi fatti da Eurostat e anche da agenzie italiane, che individuano l’Italia come il Paese con i salari tra i più bassi d’Europa. Questo potrebbe essere un dato che conta anche poco, preso singolarmente.

Andiamo allora a vedere il potere d’acquisto. Questo per noi è un dato molto più rilevante perché stabilisce la reale capacità che hanno i nostri lavoratori di tradurre in soddisfazioni personali, quindi in una vita dignitosa, ciò che producono lavorando. Anche in questo siamo superati persino da Romania e Bulgaria. Ci viene da dire quindi che lo status quo, vuoi per l’evolversi della situazione, da quando viene concepita questa forma di Contratti collettivi nazionali da attuare, vuoi perché evidentemente il ruolo sindacale non è più coperto come era coperto una volta, ad oggi non siamo in grado di essere realmente competitivi come sistema Paese a livello di Europa.

A questo aggiungiamo un altro problema, quello interno del Paese.

La contrattazione centrale, nell’oggetto di questo progetto di legge è solamente il minimo salariale. La contrattazione aziendale fa sì che si ragioni per medie, e le medie, come spesso accade, vanno più nella direzione di agevolare qualcuno e di non agevolare, anzi, di peggiorare la situazione per qualcun altro.

Inutile dire che nel dualismo nord-sud del nostro Paese, ad andare sotto è, anche in questo caso, il nord. Sembra quasi paradossale, ma dopo le inchieste fatte anche da studi italiani pubblicati, i titoli erano un paradosso: a parità di salario, al sud c’è più potere d’acquisto che al nord. Potere d’acquisto che deve tener conto dell’impatto che ha il salario della persona sul costo della vita, della realtà in cui vive, quindi affitti, costo degli appartamenti, spesa, quello che può essere lo svago (bar, ristorante, tutto quanto quello che può comporre la vita delle persone).

Io credo che noi non dovremmo mirare esclusivamente a garantire una vita dignitosa, ma dovremmo cercare di garantire una vita dignitosa “più”, nel senso che dovrebbe essere sempre disponibile per una persona, quell’extra col quale può trarre soddisfazione dal suo lavoro, le risorse che produce lavorando. Questo garantisce poi una circolazione di moneta all’interno delle nostre economie locali e garantisce quindi uno sviluppo.

Il differenziale che emerge dagli studi tra nord e sud rasenta anche il 13 per cento, in media, raggiungendo il picco degli insegnanti, quindi, in generale, del lavoro pubblico. È particolare il caso degli insegnanti che arriva fino a oltre il 30 per cento di differenziale di potere d’acquisto tra sud e nord. Ecco perché mi viene da fare la battuta: gli insegnanti che vengono dal sud al nord molte volte rimpiangono la vita al sud non solo evidentemente per le spiagge e il sole, ma anche forse perché da dove provenivano lo stesso salario gli garantiva una vita un po’ migliore.

Ecco perché siamo arrivati a questo progetto di legge. In seno ad una situazione talché oggi è sacrosanto il principio di garantire vita dignitosa e libera alla persona, capendo che allo status quo, con gli strumenti impiegati, con quel tipo di struttura politica che ci siamo dati non stiamo raggiungendo questo obiettivo, cambiamo. Per inserire un dibattito a livello nazionale sul rivedere questo tipo di concertazione, chiediamo intanto di partire dal minimo salariale, andando a individuare, un po’ come fece la Germania quando vennero unificati est e ovest, quindi col problema delle disuguaglianze che si creavano al suo interno tra i salari, andando quindi a legare la produttività al costo della vita. Chiediamo di farlo anche da noi, calcolando i minimi salariali su base regionale, tenendo conto del costo della vita così come dai dati forniti dall’Istat e dando la possibilità ai nostri lavoratori di avere dei salari che possano essere in grado di garantire una vita dignitosa al costo della vita che noi abbiamo qui oggi.

Credo che il dibattito non sia così scontato, perché pur non avendo fatto né dichiarazioni particolari né comunicati stampa, dal giorno della Commissione ad oggi, solo con quanto ci siamo detti in Commissione, che ricordo, fu una discussione anche veloce e, ripeto, a parte sentirci dire “ci piace la situazione attuale, non la vogliamo cambiare”, non abbiamo avuto altre motivazioni per la bocciatura, siamo finiti su IlSole24Ore. Credo quindi che il dibattito a livello nazionale sia interessante e coinvolga più parti, non solo le forze sociali, ma deve riguardare anche la politica. Crediamo altresì che la richiesta sia giusto che arrivi dalle Regioni, quindi dal territorio che dovrebbe trovare più giovamento da un’applicazione corretta di salari minimi su base regionale, a questo punto, perché abbiamo individuato questa come le unità su cui calcolare…

Anche all’interno della stessa Regione ci sono disparità forti, però un minimo bisogna che noi ce lo diamo, una base su cui poterlo calcolare. Sono le realtà territoriali che si gioverebbero di più dell’applicazione, in questo modo, dei salari. All’interno di un percorso di autonomia avviato, che non c’entra con questo, per carità, però vedendo comunque la Regione impegnata nel cercare di avere più competenze e più risorse per garantire meglio i servizi, anche una richiesta di questo tipo ci sembra che debba partire dal basso.

Ecco perché il progetto di legge. Adesso vedremo la maggioranza come replicherà, ma vedendo l’articolo 30 già depositato, immaginiamo che l’esito sia più che scontato.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bargi.

Consigliere Mumolo, prego.

 

MUMOLO: Grazie, presidente…

 

PRESIDENTE (Rainieri): Siamo nella fase della discussione generale. Non essendoci il relatore di minoranza abbiamo aperto la fase della discussione generale.

Prego, consigliere Mumolo.

 

MUMOLO: Io proverò a motivare brevemente la contrarietà del Gruppo del Partito democratico a questo progetto di legge.

Leggendo le premesse, mi sono fatto questa idea. Questa legge sostanzialmente è finalizzata a perequare il costo del lavoro, sulla base di indici Istat, che ci sono anche a livello regionale, diminuire sostanzialmente il costo del lavoro e garantire una maggiore competitività alle imprese. Questa mi sembra la finalità del progetto di legge, così come è scritto almeno nelle premesse. Come si fa questo? Sostanzialmente determinando, in base alla contrattazione collettiva regionale, i minimi salariali su base Istat.

Ora, questa è la finalità. Ma quali effetti avrebbe questa legge se fosse approvata? Se fosse approvata questa legge, cosa succederebbe? Come ha detto lo stesso relatore, ma è scritto nelle premesse al progetto di legge, siccome al sud c’è un costo della vita inferiore rispetto al costo della vita che c’è al nord, perequando accadrebbe, sostanzialmente, che al nord lo stipendio, i salari minimi dovrebbero essere più elevati rispetto a quelli che ci sono adesso, perché il costo della vita è maggiore, quindi si aumenterebbe il salario minimo al nord e si diminuirebbe il salario minimo al sud, ovviamente a spese dei lavoratori – non dello Stato o delle tasse, ma a spese dei lavoratori.

Questo quale effetto avrebbe sostanzialmente? Che la Lega Nord con questa legge otterrebbe un costo maggiore del lavoro per le imprese al nord, quindi non solo oggi c’è un costo del lavoro elevatissimo, e le nostre imprese sono in sofferenza perché c’è un problema di concorrenza, ma quel costo del lavoro, aumentando i salari minimi, quindi aumentando i salari delle persone che lavorano, sulla base degli indici Istat, il costo del lavoro per le aziende al nord aumenterebbe molto e quindi sarebbero penalizzate; invece le aziende al sud sarebbero favorite perché per loro diminuirebbe il costo del lavoro e così potrebbero fare una concorrenza non proprio correttissima alle imprese del nord.

Non so se si è ragionato prima di presentare questo progetto di legge su quelli che sarebbero gli effetti sul mercato, però la sostanza è che con questo progetto di legge si danneggiano le imprese del nord a favore delle imprese del sud e si aumenterebbe il costo del lavoro.

Detto questo, due parole le vorrei dire anche sul merito. Questo progetto di legge sostanzialmente prevede che i contratti collettivi nazionali non si debbano più occupare dei minimi tariffari, come fanno oggi, ma che questi debbano essere oggetto di contrattazione collettiva regionale, che riguarderà poi, una volta stabiliti dei minimi salariali, tutti i lavoratori e tutte le imprese, quindi anche i lavoratori non iscritti al sindacato e le imprese non iscritte a nessuna organizzazione datoriale.

A parte il fatto che in Italia non vige ancora un sistema corporativo, che i sindacati come sappiamo non hanno personalità giuridica, che i contratti collettivi non hanno efficacia erga omnes ma sono accordi tra privati – perché l’articolo 39 è stato inattuato per scelta politica di tutti i Governi che si sono susseguiti in Italia, di centrodestra o di centrosinistra – attualmente succede che quando un lavoratore non è iscritto al sindacato o quando un’impresa non è iscritta a un’organizzazione datoriale, e quindi non è vincolata dal contratto collettivo sottoscritto dalle altre organizzazioni, i minimi salariali li determina un giudice, sulla base del combinato disposto dell’articolo 36 della Costituzione e dell’articolo 2099 del Codice Civile.

L’articolo 36 della Costituzione – è stato citato – riguarda una retribuzione equa, sufficiente e che possa garantire una vita libera e dignitosa; mentre l’articolo 2099 del Codice Civile dice semplicemente che il giudice, in mancanza di accordi, determina la retribuzione. Come si determina questa retribuzione, quando un lavoratore per esempio lavora in nero, o quando le aziende non sono iscritte alle organizzazioni? Si determina sulla base dei contratti collettivi nazionali, cioè si guardano le tabelle salariali del contratto collettivo nazionale e si determina la retribuzione minima per quel lavoratore.

Questo è un primo problema, perché ovviamente a questo punto non si capisce bene che cosa avverrebbe. Dico che non si capisce bene anche perché la retribuzione non è composta solamente dai minimi salariali. Ci sono tante altre componenti della retribuzione individuale, mentre questa legge riguarda solamente i minimi salariali.

Gli altri elementi come si calcolano? E per il divieto di reformatio in peius rispetto alla contrattazione nazionale come si risponde?

Inoltre, c’è sempre il famoso problema per cui questa contrattazione sembra essere in contrasto con quanto prevede l’articolo 39 della Costituzione, ossia con la libertà sindacale. Per quale motivo quel contratto regionale dovrebbe essere valido erga omnes, quando invece l’articolo 39, comma 1, stabilisce la libertà sindacale? Un sindacato – ancorché minoritario, penso a sindacati minoritari, che vi sono in Emilia-Romagna e che fanno riferimento a tutti i partiti che sono presenti – potrebbe non essere firmatario di contratto in molte Regioni, però magari potrebbe essere non d’accordo con quei minimi tariffari e potrebbe voler contrattare, quindi potrebbe esserci una violazione della libertà sindacale.

Tra l’altro, c’è un ulteriore problema perché nel progetto di legge si dice che la contrattazione collettiva regionale dovrebbe essere valida per tutti quanti i lavoratori. Poi c’è un’ulteriore contrattazione collettiva che è quella aziendale, rispetto alla validità della quale non si dice nulla. Quindi avremo una contrattazione collettiva nazionale non valida per tutti i lavoratori perché non c’è la validità erga omnes, una contrattazione collettiva che però prevede alcuni elementi della retribuzione; una contrattazione collettiva regionale, che prevede come elemento solamente i minimi tariffari, valida per tutti i lavoratori; e una contrattazione collettiva aziendale, non valida per tutti i lavoratori perché nella legge questo non c’è scritto, che prevedrebbe ulteriori elementi relativi alla retribuzione.

Siccome in Italia vige ancora un principio di gerarchia delle fonti, mi chiedo: un datore di lavoro, quando deve applicare i minimi salariali e deve stabilire una retribuzione, a cosa fa riferimento? Mentre lo scopo della legge è aumentare la produttività, o almeno questo ho letto nella relazione, in questo caso si creerebbe un’incertezza tale che non solo non si aumenterebbe la produttività, ma si danneggerebbe l’impresa, perché sarebbe soggetta a continue cause. Se non si capisce qual è la gerarchia delle fonti e che cosa si applica esattamente, qualsiasi lavoratore, al momento in cui cessa il rapporto di lavoro o anche durante il rapporto di lavoro stesso, potrebbe fare causa all’azienda rispetto alla determinazione del suo salario.

Questi sono sostanzialmente i motivi di merito per cui il Gruppo del Partito Democratico voterà questo ordine del giorno di non passaggio al voto, in quanto si ritiene che questo progetto di legge abbia diverse carenze, che ci siano diverse situazioni che andrebbero chiarite e che certamente non favorirebbe le aziende, né i lavoratori italiani.

Per quanto ci riguarda, il costo del lavoro si diminuisce abbassando le tasse sia sull’impresa, sia sui lavoratori, non togliendo retribuzione ai lavoratori, o creando disparità di trattamento tra imprese perché sono del nord o del sud; tra l’altro in questo caso a discapito delle aziende del nord che si troverebbero un costo del lavoro molto più elevato rispetto a quello che subiscono oggi.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Mumolo.

Professor Alleva, prego.

 

ALLEVA: Presidente, intervengo come si dice per fatto personale, perché avendo insegnato per quarant’anni diritto del lavoro e avendo fatto per quarant’anni l’avvocato del lavoro, quei pochi capelli che mi sono rimasti in testa si sono drizzati quando ho letto queste cose. Capisco che uno voglia avere una propria idea sul territorio, però francamente un tale profilo non me lo aspettavo.

Vengo alla prima annotazione. È chiaro che fare riferimento al testo unico, cosiddetto sindacale, sulla rappresentatività è qualcosa che non può avere di per sé una efficacia erga omnes, per il semplice motivo che questo è comunque un sistema contrattuale, vale per quelli che hanno firmato quell’accordo.

Se mai ci sarà in Italia la previsione di una contrattazione collettiva erga omnes sarà perché prima avremo un sistema di rappresentanza regolamentato direttamente per legge. Quindi, questo ricorda – già ebbi occasione di scriverlo – il barone di Münchhausen che pensava di poter restare a galla in un lago tenendosi per i capelli. Ecco, non è possibile che avvenga. Nel sistema delle fonti c’è una contraddizione.

Poi vediamo le altre cose. Il sistema contrattuale collettivo si caratterizza, almeno teoricamente, per essere un sistema a due livelli, primo e secondo livello. Il primo livello è quello che garantisce un minimo generale, nazionale. Le differenze di produttività tra nord e sud, est e ovest, che vanno distribuite ai lavoratori, anche in vista eventualmente di diversi livelli di costo della vita, appartengono per intero al secondo livello di contrattazione. Se noi spezziamo il primo livello e lo rendiamo un livello regionale invertiamo completamente, ma questa non è una cosa che vuole soltanto la sinistra, anche la Confindustria. Siamo perfettamente d’accordo su questo, cioè che occorra un sistema a due livelli.

L’articolo 4, poi, è di una pericolosità enorme. Riecheggia la cosiddetta legge Sacconi, quella per cui, con la contrattazione aziendale a certe condizioni si può derogare qualsiasi cosa. È stata una legge per fortuna pochissimo usata, perché tutti hanno compreso che quella era dinamite.

Quante imprese industriali ci sono in Italia? Non so, dico un numero: 80.000? Ebbene, avremmo 80.000 diversi diritti del lavoro, uno per ogni impresa, se riconoscessimo potere derogatorio – perché di questo si tratta – al contratto aziendale.

In caso di contrasto da contratti collettivi, se la supremazia spetta a quello più vicino al luogo di lavoro significa che il contratto aziendale è la vera fonte degli obblighi e dei diritti in generale.

Mi rendo conto che qualcuno magari l’ha avuta anche questa aspirazione, vedi Marchionne: voleva che la FIAT diventasse un’isola a sé stante e autoreggente in qualche maniera. Questo però arriva anche al livello del piccolo imprenditore, con 10-15 dipendenti. Tutto sommato, la contrattazione aziendale in Italia si fa fino al livello dei 20-30 dipendenti, e noi diciamo che il contratto aziendale più vicino è quello che determina tutto? Insomma, ragazzi, non scherziamo. Soprattutto, il problema è che quando un sistema è a più livelli di contrattazione, le differenziazioni vanno sul secondo livello. Il primo è il livello della solidarietà generale, quindi il livello che evidentemente riguarda dei minimi uguali per tutti.

D’altra parte, l’articolo 36 della Costituzione riguardante la sufficienza retributiva si porrebbe nettamente in contrasto con un sistema che non avesse uno standard nazionale. Quindi complessivamente sono materie che vanno studiate. Sono elaborazioni dottrinali, giurisprudenziali, estremamente complesse che mi pare siano state del tutto trascurate nella redazione di questo progetto.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Alleva.

Se non ci sono più iscritti in discussione generale, chiedo al relatore se vuole replicare.

Prego, consigliere Bargi.

 

BARGI: Presidente, purtroppo ho la voce un po’ andata a male e quindi non riesco a urlare come faceva il consigliere Mumolo, però visto che lui si chiedeva se abbiamo ragionato nello scrivere questo progetto di legge, mi viene da chiedere se hanno ragionato loro nella risposta che ci hanno dato.

Visto che prima si parlava di tossicodipendenza, vengono quasi dei dubbi strani. Oggi infatti abbiamo scoperto una novità eccezionale: il problema degli imprenditori è dare lo stipendio ai dipendenti. Io ho sempre evidentemente sbagliato nel ritenere che in questo Paese, con i cunei fiscali più alti del mondo OCSE, del mondo occidentale, il vero problema del costo del lavoro fossero le tasse sul costo del lavoro, perché non si tiene in considerazione quello che è il salario.

Quindi, non è che qui si vanno a favorire le imprese del sud a scapito di quelle del nord. A parte che sarebbe la prima volta in cui il sud diventerebbe attrattivo rispetto al nord e forse sarebbe anche la prima manovra un pochino utile per cercare di rilanciare il Mezzogiorno, ma lasciamo perdere. Il tema qui è un altro.

Prima ho sentito parlare di uguaglianza che è una cosa bellissima, però non deve garantire delle disparità. Credo che il primo passaggio che un ente pubblico deve garantire sia la parità di diritti, non l’uguaglianza in ogni cosa. Di conseguenza, noi qui non stiamo dicendo che in un’impresa si può lavorare ventiquattro ore al giorno per sette giorni e che in un’altra si può lavorare per cinque ore al giorno per quattro giorni. Stiamo dicendo, per quanto riguarda i minimi salariali – e qui l’abbiamo indicato, per tutte quelle perplessità che prima diceva il consigliere Mumolo – all’articolo 3, che la contrattazione collettiva aziendale determinerà tutti gli elementi retributivi diversi dei minimi salariali. Quindi, per tutte le preoccupazioni su come verrà gestito tutto quello che non è il minimo salariale, lo andiamo a indicare. Non è che lo lasciamo vuoto.

Per carità, non pensiamo di aver scritto la legge del secolo. È sicuramente perfettibile, però tutta questa veemenza che ho sentito oggi l’avrei voluta sentire in Commissione, dove magari si poteva lavorare anche sul testo, se ci fosse stata una volontà. Credo che la volontà sia quella di difendere un principio, quello della contrattazione nazionale, sulla quale non si è disposti ad aprire una discussione per rivederla. Le mie orecchie non hanno udito, ma forse non me le sono pulite bene stamattina, nessuna proposta riguardo alla situazione del nostro Paese, con i salari più bassi d’Europa, con il potere d’acquisto più basso della Romania e della Bulgaria.

Non riesco a urlare, ma mi girano i cosiddetti quando sento delle persone che hanno difficoltà a proporre qualcosa di nuovo e preferiscono rimanere ferme sullo status quo con una situazione che evidentemente non è positiva. Nei quarant’anni di insegnamento del professor Alleva, in Italia abbiamo avuto solo avvocati e professori dentro al Parlamento grosso modo, ma la situazione del Paese è sotto gli occhi di tutti.

Se oggi a votare viene il 38 per cento in Emilia-Romagna e c’è una maggioranza seduta col 18 per cento di elettori che l’ha votata, un motivo ci sarà. Allora, piuttosto che venirci a dire che questo non va bene, fate delle proposte che risolvano una situazione che è quella che abbiamo indicato nella relazione.

Visto che il consigliere Mumolo ha letto solo la relazione, nella relazione è descritta una situazione che è quella del nostro Paese e delle nostre realtà, dove c’è un differenziale di cui evidentemente a voi non frega niente. Se c’è un differenziale tra lavoratori del nord e del sud non vi ponete neanche il problema, invece per noi lo è.

È chiaro che questo deve essere un primo passo. È chiaro che è un modo per sollecitare il Parlamento, perché questa legge deve essere vista dal Parlamento, deve essere presa e rielaborata. Diciamocela tutta: se mai venisse in qualche modo accolta nella discussione parlamentare che incespica molto già sulle proposte che vengono fatte all’interno della propria sede, figuriamoci quando arrivano le proposte delle Regioni, però il segnale credo che dovesse partire dal territorio regionale e forse è proprio questo. Diamo uno scrollone a uno status quo che oggi ci lascia delle criticità, sia a livello di Paese, e col sistema attuale non stiamo di certo andando a gonfie vele; sia a livello interno, di disuguaglianza di trattamento dei lavoratori, perché questa è la verità. Questo è il tema e non altri.

Il costo in più per le aziende del nord non è il costo del lavoro, ma è salario in più per i dipendenti. Il Governo centrale può tranquillamente rivedere la leva fiscale, facendo in modo che l’aumento del salario non impatti più sul costo complessivo del lavoro. Lo può fare, però si apre un’altra discussione che dovrebbe interessare il livello centrale del nostro sistema normativo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bargi.

Non avendo richieste da parte della Giunta, chiudo il dibattito e passiamo alle dichiarazioni di voto sull’ordine del giorno di non passaggio all’esame dell’articolato.

Consigliere Mumolo, prego.

 

MUMOLO: Grazie, presidente. Terrò un tono di voce più basso perché evidentemente disturba. Purtroppo il mio tono di voce è questo, ma cercherò di abbassarlo perché disturba. Ovviamente non dirò, come invece ha fatto il consigliere Bargi, che lui magari ha bevuto qualcosa di troppo stamattina, prima di venire.

 

(interruzioni)

 

Tu hai detto che abbiamo parlato di tossicodipendenza e chissà se…

 

(interruzioni)

 

Ecco, queste cose te le puoi anche risparmiare, visto che qui ci stiamo semplicemente confrontando sul merito di una proposta, legittima come tutte le proposte, sulla quale tu sarai d’accordo, la Lega sarà d’accordo e qualcun altro magari no. Quindi parliamo di merito e non di che cosa abbiamo ingerito.

Per quanto riguarda la questione delle imprese, ribadisco quello che ho detto e cioè che con questo progetto di legge le imprese a nord verrebbero danneggiate. Aumentando il costo del lavoro verrebbero danneggiate rispetto a un’impresa analoga che al sud avrebbe un costo del lavoro più basso. Questo è oggettivo.

Poi uno può dire che ci sono anche le tasse. Certo, infatti penso anch’io che bisognerebbe agire sul cuneo fiscale per togliere più tasse possibili sia ai lavoratori che alle aziende. Questa è una cosa sulla quale stiamo lavorando un po’ tutti. Diverso è dire che in una parte dell’Italia il costo del lavoro deve essere più alto e in un’altra parte più basso. Secondo me se si creerebbe una sorta di concorrenza sleale tra imprese. Io sono contrario.

Per quanto riguarda l’uguaglianza, adesso abbiamo dei minimi salariali, ma come diceva il professor Alleva c’è la contrattazione di secondo livello. È ovvio che nei luoghi in cui il costo della vita è più alto la contrattazione aziendale sarà diversa e i lavoratori di quelle zone otterranno qualcosa di più; cosa che attualmente avviene, perché effettivamente c’è un problema di disparità.  Tuttavia, se non c’è una base comune a tutti i lavoratori ci potrebbe essere non solo una violazione dell’articolo 39 della Costituzione rispetto alla libertà sindacale – facevo questo esempio prima –, ma anche una violazione all’articolo 36 della Costituzione.

Del resto, chi lo stabilisce a quel punto? L’azienda con 12 dipendenti stabilisce quale sia la retribuzione sufficiente? È un problema questo. Si sta sollevando un problema. Non c’è bisogno di arrabbiarsi.

Se si dice che il contratto aziendale prevale su tutti gli altri tipi di contratti, cioè su tutti gli altri livelli di contrattazione, succederà che ogni azienda farà il suo e questo come consentirà di stabilire qual è la retribuzione minima per i lavoratori, sulla base dell’articolo 36 della Costituzione? D’altra parte, non lo diciamo noi che ci deve essere una retribuzione minima, c’è l’articolo 36. Ma questa cosa non aumenterà il contenzioso? Non avete pensato che con una cosa del genere, qualsiasi lavoratore, al momento in cui finisce un rapporto di lavoro, farà causa, perché dirà che dal suo punto di vista l’articolo 36 non è stato rispettato? E chi decide qual è la retribuzione, sulla base del combinato disposto dell’articolo 36 Costituzione e dell’articolo del 2099 Codice Civile? Lo stabilisce un giudice, perché lo prevede il nostro codice. Questo non è un problema per le aziende? Non diventa un problema aumentare il contenzioso? Questa è la perplessità di merito che si ha su questa legge che sinceramente penso di aver letto abbastanza bene – e anche queste cose si possono evitare in un confronto civile –, oltre ad aver letto le premesse.

I motivi per cui riteniamo che questa legge non vada bene e debba essere bocciata sono questi. Mi fermo qui. Ovviamente il Gruppo del Partito Democratico voterà l’ordine del giorno di non passaggio al voto.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Mumolo.

Non essendoci altri prenotati in dichiarazione di voto, mettiamo in votazione l’ordine del giorno. Nomino scrutatori i consiglieri Campedelli, Montalti e Piccinini.

Metto in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno 5261/1 “Non passaggio all’esame degli articoli”, a firma del consigliere Poli.

 

(È approvato a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’ordine del giorno è approvato.

 

OGGETTO 5375

Delibera: «Ratifica, ai sensi dell'art. 13, comma 2, dello Statuto, dell'Intesa di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna della Repubblica Italiana e lo Stato del Paranà della Repubblica Federativa del Brasile circa attività di cooperazione nelle aree dello sviluppo istituzionale, umano, economico e dello sviluppo sostenibile.» (Richiesta del Presidente della Giunta regionale prot. AL/2017/49754 del 06 10 17) (126)

(Discussione e approvazione)

 

OGGETTO 5534

Risoluzione per impegnare la Giunta a porre all'attenzione del governo dello Stato del Paranà, in sede di sottoscrizione del relativo accordo di collaborazione, l'opportunità di intervenire sul governo federale del Brasile affinché sia finalmente data attuazione all'estradizione del criminale Cesare Battisti, attivandosi inoltre presso il Governo italiano perché vengano poste in essere tutte le azioni necessarie affinché il detto pluriomicida sconti finalmente la pena alla quale è stato condannato. A firma del Consigliere: Foti

(Discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo ora all’atto amministrativo 5375: Ratifica, ai sensi dell’articolo 13, comma 2, dello Statuto, dell’Intesa di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna della Repubblica italiana e lo Stato del Paranà della Repubblica Federativa del Brasile circa l’attività di cooperazione nelle aree dello sviluppo istituzionale, umano, economico e dello sviluppo sostenibile. (Richiesta dal Presidente della Giunta regionale in data 6 ottobre 2017).

La Commissione Bilancio, Affari generali ed istituzionali ha espresso parere favorevole nella seduta del 31 ottobre 2017 con la seguente votazione: 31 voti a favore, nessun contrario e 6 astenuti.

Abbinata vi è la risoluzione 5534 che impegna la Giunta a porre all’attenzione del governo dello Stato del Paranà, in sede di sottoscrizione del relativo accordo di collaborazione, l’opportunità di intervenire sul governo federale del Brasile affinché sia finalmente data attuazione all’estradizione del criminale Cesare Battisti, attivandosi inoltre presso il Governo italiano perché vengano poste in essere tutte le azioni necessarie affinché il detto pluriomicida ascolti finalmente la pena alla quale è stato condannato, a firma del consigliere Foti.

Passiamo quindi alla discussione generale congiunta sui due provvedimenti, l’atto amministrativo 5375 e la risoluzione 5534. Dieci minuti per ogni Consigliere.

Consigliere Iotti, prego.

 

IOTTI: Grazie, presidente.

L’oggetto è appunto la ratifica di un’intesa di collaborazione tra la nostra Regione e lo Stato del Paranà. È una attività di collaborazione che non nasce oggi. Già nel 2009 ci fu l’avvio della collaborazione che portò poi a una serie di azioni, in particolare ad un progetto finanziato anche dal Ministero.

Tanto per inquadrare e per dire qualcosa di più: lo Stato del Paranà, Stato federale come il Brasile, è sicuramente una realtà importante in quella nazione. Il Paranà è situato nella parte meridionale del Paese che, a differenza di quello che vale forse per l’Italia, è la parte industrialmente più interessante e significativa. È il quinto Stato nel Brasile, vicino ci sono San Paolo e il Rio Grande do Sul, che insieme fanno il grosso della produzione del Brasile.

Da questo punto di vista, tanto per dare alcuni numeri, possiamo dire che complessivamente l’Italia ha relazioni commerciali che includono circa mille aziende e un fatturato di circa mille miliardi di euro, quindi è un partner importante. Di queste, sicuramente tante sono della nostra Regione. Sono 131 le aziende direttamente interessate alla Camera commerciale italo-brasiliana del Paranà stesso.

Da questo punto di vista, come detto, c’è una collaborazione che investe aziende italiane. Il progetto che citavo precedentemente, chiamato appunto Brasil Proximo, si è caratterizzato, fra le tante cose, nel rafforzamento sia dei rapporti commerciali, in particolare in un settore, quello dell’ortofrutta, assolutamente significativo anche per le nostre produzioni, che ha portato alla realizzazione di una fiera molto simile nell’impostazione alla nostra Macfrut, ma anche all’assistenza tecnica, coinvolgendo imprese soprattutto nel settore agroindustriale.

L’altra, credo significativa, è proprio quella della creazione di una garanzia di accesso al credito che aiuta i rapporti commerciali. Da questo punto di vista, la proposta di oggi va in una direzione di rafforzamento e di un’ulteriore evoluzione da quello che è stato il primo avvio della collaborazione, proprio perché in questa proposta, oltre ad ampliare e approfondire le relazioni, si punta esplicitamente allo sviluppo sostenibile, in quel contesto sicuramente significativo, piuttosto che il tema della resilienza, su cui stiamo cominciando a lavorare, ma soprattutto si incoraggiano gli attori socioeconomici, di fatto supportando tutto quello che riguarda i nostri settori commerciali e i nostri settori produttivi.

Cito alcune delle nuove linee di sviluppo su cui si fonderà l’intesa che riguardano la formazione, tema estremamente importante anche negli scambi. Ricordo che nel solo settore dell’information technology sono 241 le aziende attive in questi scambi, quindi formazione, cultura, ricerca e tecnologia, ma soprattutto l’introduzione di temi come il commercio, il turismo e le filiere agroalimentari e industriali.

Da tutto questo punto di vista, credo che sia una proposta assolutamente da portare avanti e da rafforzare, intendendo con questo anche andare nella linea della proposta di intesa sulle autonomie che abbiamo fatto e che portiamo avanti con il nostro Governo nazionale che prevede anche il commercio estero e l’internazionalizzazione delle imprese. Quindi, tutte queste sono azioni che rafforzano la nostra visione e che vanno in questa direzione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Iotti.

Consigliere Foti, prego.

 

FOTI: Signor presidente, non ho molte cose da dire relativamente a questo accordo, perché in realtà il testo della proposta in esame e di intesa di collaborazione è necessariamente stringato, così come deve essere quando non si vogliono dire cose troppo specifiche, ma sostanzialmente a me pare di rilevare una cosa fondamentale: che giustamente ci si preoccupa di creare dei canali, perché vi sia un reciproco e mutuo interesse tra la Regione Emilia-Romagna e, nel caso di specie, lo Stato del Paranà.

Ciò che, invece, io ritengo troppo spesso si dimentica è che politica e affari sono una cosa, ma non per questo i diritti e il rispetto dei diritti civili sono un’altra.

Mi riferisco all’atteggiamento che, da anni, ha assunto il Brasile nei confronti della vicenda di Cesare Battisti, che, ahimè, non è un personaggio qualunque. È un pluriomicida condannato con sentenze passate in giudicato, che ancora di recente, quando è stato fermato, quasi sbeffeggiava giornalisti e interlocutori vari, ritenendo di essere legibus solutus e quindi di poter comunque fare ciò che intende continuare a fare, cioè non scontare la pena a cui è stato condannato per il semplice motivo di poter godere di protezioni di tipo politico.

Senza voler creare incidenti diplomatici, io non penso che dopo tutti i gradi di giudizio si possa ritenere che Cesare Battisti è un perseguitato politico. Mi pare che la sua fedina penale, le vicende processuali, le motivazioni delle condanne ci dicano, a tutti gli effetti, che è un assassino latitante, che è cosa diversa da un prigioniero politico, come vorrebbe o si vorrebbe far passare, o da un perseguitato politico, come vorrebbe e forse qualcuno ha ritenuto di poter far passare.

Proprio per queste ragioni io penso che non essendosi ancora definita una vicenda che anche recentemente era stata data come imminente nella sua decisione, non essendo state ancora attivate in quello Stato tutte le procedure necessarie per accogliere la richiesta di estradizione presentata dal Governo italiano, e non essendo pensabile che si possano fare affari con uno Stato il cui presidente, oggi decaduto, pensa di poter comminare un’amnistia rispetto a sentenze di altro Stato, perché non spetta a lui comminare un’amnistia…

Tutt’al più, se proprio si volesse guardare meglio, se si volesse andare ad una forma che io non condividerò mai, ma comunque a una forma di reintegro nella società italiana del reo, sarebbe il presidente della Repubblica a dover assumere un procedimento ad hoc attraverso la grazia per la quale mi pare oggi non occorra neanche più se non la relazione del Ministero di giustizia.

Questo è il quadro corretto di questa vicenda, non il fatto che tutti fanno finta di non sapere una vicenda che ha seminato lutti tra persone il più delle volte del tutto estranee persino alla vita politica. Alla fine è stato carnefice di un agente di PS, di un militante missino – ma non ve lo cito, perché tanto uccidere un fascista non era reato e quindi per quello sarà stato sicuramente amnistiato – di un gioielliere durante una rapina. Di che cosa stiamo parlando? Se uno di noi avesse commesso un centesimo dei reati di Cesare Battisti, che fine avrebbe fatto? Per quale arcano motivo noi non dobbiamo legittimamente almeno lasciare a verbale e richiedere che si faccia comunque tutto il possibile rispetto a quanto sino ad oggi è stato fatto, ma evidentemente con scarsi risultati perché chi si è macchiato di crimini orrendi altro non debba fare che rispondere degli atti per i quali è stato condannato?

Qui non siamo in una fase processuale dove si potrebbe dire che non torna in Italia, perché sennò lo arrestano, ma in realtà lui non aveva commesso nulla. Lui questi reati li ha commessi tutti, e non perché lo dice Tommaso Foti, ma perché lo dicono le sentenze dei tribunali che lo hanno condannato con sentenza passata in giudicato. Tra l’altro, non mi risulta neanche che abbia chiesto la revisione dei processi, evidentemente ritenendo la giustizia italiana non meritoria della sua attenzione, perché, torno a ripetere, ritiene di non dover rispondere dei suoi atti pur commessi in Italia.

Per cui, io mi auguro che questa Assemblea legislativa, che giustamente si deve occupare anche e soprattutto di rendere migliori le condizioni per il nostro popolo e quindi, giustamente, sottoscrivere anche intese che hanno valenza di natura economica, non dimentichi di richiedere il rispetto della sovranità del nostro Stato, che è stata in più occasioni oggetto di formale e sostanziale atteggiamento di disprezzo da parte di Battisti e sicuramente di scarsa attenzione da parte del Brasile.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Foti.

Consigliere Torri, prego.

 

TORRI: Grazie, presidente.

Riguardo l’accordo in oggetto, partendo dai contenuti, dai termini e dalla storia che questo rapporto ha e che veniva richiamata dal collega Iotti, non possiamo dirci contrari. Del valore economico e della valenza economica riportata anche negli articoli e nella prefazione dell’accordo ha già parlato il collega del PD, consigliere Iotti.

Ci sono alcune cose a favore di questo rapporto che vorrei dire e che riguardano soprattutto altri aspetti, sempre richiamati, come la cultura e il rapporto tra l’Università di Ferrara e quella di Curitiba, in particolare per l’architettura e così anche gli aspetti sociali e di cooperazione che hanno dato frutti con il programma Brasil Proximo, soprattutto in ordine al coinvolgimento di realtà sociali attive in quella regione, oltre che a scambi e a un tentativo almeno di riduzione delle diseguaglianze.

Sono aspetti che credo vadano sottolineati tanto e forse più di quelli strettamente economici e imprenditoriali che venivano richiamati prima, sia per la natura di questi accordi, sia perché le occasioni di scambio sono occasioni prima di tutto sociali, sia per la particolare realtà che il Brasile sta vivendo.

Questo è il motivo per cui noi siamo favorevoli a questo accordo, dal momento che è preferibile, vista la complessità della realtà che sta vivendo il Brasile, evitare forme di isolamento e di interruzione traumatica dei rapporti. Non possiamo nascondere che l’attuale Governo federale del Brasile è salito in carica a seguito di un impeachment alla presidente precedente, discusso da più parti, da alcuni partiti politici definito “golpe istituzionale”, seguito a una seduta del Parlamento in cui sono stati evocati i capi militari del precedente regime e addirittura l’ufficiale responsabile delle torture alla presidente Dilma Rousseff e che questo Governo, quando si è insediato, ha riprodotto plasticamente una linea politica che poi si è tradotta nei fatti, presentando soltanto uomini al Governo, soltanto bianchi e grandi industriali. Ha tagliato i fondi alla cultura, come prima cosa, ha introdotto forme di austerità e blocco delle pensioni nella Costituzione come seconda, ha aumentato le diseguaglianze nel Paese e ora sta introducendo legislazioni restrittive anche per quanto riguarda i diritti prima di tutto delle minoranze non rappresentate più nel Governo, nonostante la Costituzione brasiliana lo preveda espressamente, e riguardo anche alla situazione femminile, con alcuni ministri che si permettono di dire che le donne inventano malattie perché stanno troppo tempo a casa dal momento che non lavorano, in quanto la situazione occupazionale è complessa.

Lo dico perché sono realtà che per quanto riguardino aspetti complessivi del Brasile, riguardano anche lo Stato del Paranà, che, pur essendo uno dei più ricchi, vede aumentare queste diseguaglianze. Pur avendo una popolazione principalmente bianca e di origine europea, non è al riparo da queste forme di discriminazione. Vede il crescere di movimenti come quello dei lavoratori senza casa che vengono, in alcuni casi, repressi anche con la forza.

Proprio per contrastare questi aspetti e anche queste politiche di chiusura da parte del Governo federale rispetto a principi come quelli di uguaglianza sociale e di diffusione culturale e rispetto per le minoranze, crediamo che sia utile insistere in questo tipo di accordi, ma saremo anche attentissimi nel vigilare quali programmi saranno poi intrapresi per dare corpo a questo accordo, proprio perché rispettino quei principi che dicevo poc’anzi e che non riguardino, invece, soltanto le minoranze ricche e circoli ristretti.

In quel caso verremmo meno alla funzione che ha questo tipo di accordo e andremmo, invece, a rafforzare una politica che non si può in nessun modo condividere. Questo perché, rispetto al 2009, quando iniziarono questi rapporti, le condizioni generali sono cambiate e queste condizioni generali, anche in uno Stato federale, in cui ogni Stato, ogni singolo Stato ha la propria autonomia, si riflettono a cascata.

Visto che sono nelle nostre politiche delle priorità, quella della riduzione delle diseguaglianze e del rispetto delle minoranze, riteniamo che nel momento in cui si fanno relazioni e non si isola debbano essere quelle le priorità. Verificheremo questo. Quindi, votiamo a favore dell’accordo, ma staremo attentissimi alla sua applicazione.

Come ho già fatto in un’interrogazione dello scorso anno, oltre a verificare puntualmente l’attuazione di questo accordo, chiederò anche che vengano presi provvedimenti nel caso in cui la politica brasiliana prosegua sulla strada che dicevo prima. Penso sia giusto, per il valore che hanno le aule rappresentative e per il valore politico che hanno i nostri interventi qui, accompagnare al nostro voto favorevole questo tipo di intervento, la nostra valutazione su una situazione politica straniera, che va oltre la Regione con cui abbiamo rapporti, ma che il Governo di questa Regione comunque rappresenta tanto quanto quello nazionale, per dire di tenere alta l’attenzione, per dire che certe tendenze e richiami a epoche che non possono essere ripetute e che non vogliamo vedere ripetute devono essere fatti qui e anche per esprimere solidarietà ad una presidente che è stata destituita senza che siano state dimostrate effettive responsabilità delle accuse che le venivano rivolte e con i toni che dicevo prima, che, per quanto ci riguarda, restano inaccettabili. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Torri.

Consigliere Iotti, prego. Ha cinque minuti.

 

IOTTI: Molto brevemente.

Sulla proposta di risoluzione del collega Foti, con molta chiarezza, si ritiene assolutamente che la questione Battisti vada affrontata così come realmente si presenta. Battisti è un criminale, nel senso che ha commesso un crimine. È condannato all’ergastolo. Noi siamo perché la giustizia vada rispettata e quindi non c’è in nessun modo nulla che possa pensare ad altro o all’idea che questo sia un perseguitato politico.

Il Brasile negli ultimi decenni, ma anche dal dopoguerra, è stato tristemente noto per essere un terreno e un territorio molto libero nell’accogliere terroristi di tutti i colori, e questa credo sia una caratteristica che si sperava fosse superata.

Oggi esistono una serie di discussioni, su cui non mi dilungo, relative alla vicenda. Credo che il Governo italiano, per bocca del ministro Alfano, ma anche dell’allora presidente Renzi, sia stato netto nell’andare a chiedere, con grande forza, di rispettare la richiesta di estradizione, chiarendo anche che questo procedimento è in regola con il procedimento giuridico brasiliano.

Proprio da questo punto di vista la materia è in mano al tribunale supremo. Io mi fermo lì e non conosco in nessun modo la formazione giuridica dello Stato brasiliano. Però, è noto che lo Stato brasiliano è uno Stato federale, che il Paranà è uno Stato, ma la vicenda, in quanto residente in altro Stato, dipende dallo Stato di San Paolo, dove è residente Battisti. In questo senso, io mi sento di dire, pur non avendo contrarietà su quanto è stato portato avanti, che in questo contesto la proposta di ratifica dell’intesa riguarda altri settori, ma direttamente lo Stato del Paranà non ha alcuna voce in capitolo né altro che possa andare in questa direzione.

Da questo punto di vista, ripeto, senza polemica o contrarietà, riteniamo che la risoluzione non abbia in questo contesto un terreno utile per andare in un’effettiva risoluzione che auspichiamo tutti, anche in tempi brevi. Poi, per come è messa la giustizia in Brasile, ritengo di non andare oltre, anche perché è materia estremamente complessa.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Iotti.

Consigliere Foti, prego. Ha cinque minuti.

 

FOTI: Signor presidente, intervengo solo per dire che, in realtà, il dispositivo è abbastanza chiaro, perché è altrettanto chiaro a me che le due cose, i due Stati abbiano una questione giuridica differente. Infatti, si dice: “Impegna la Giunta regionale a porre all’attenzione del Governo dello Stato del Paranà, in sede di sottoscrizione dell’accordo, l’opportunità di intervenire sul Governo federale del Brasile”. Non si dice che uno deve intervenire a casa di un altro, si dice semplicemente che, come in tutti gli Stati federali, come in tutti gli Stati o come nella confederazione di Stati, vi è uno Stato e un Governo federale.

In secondo luogo, in ogni caso è ineccepibile, perché dice: “Ad attivarsi presso il Governo italiano perché vengano poste in essere tutte le azioni necessarie affinché il detto pluriomicida sconti finalmente la pena alla quale è stato condannato”. Più chiaro di così c’è solo l’azzeccagarbugli.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Foti.

Non avendo più nessun iscritto in discussione generale, chiedo alla Giunta se vuole intervenire. Nessun segnale dalla Giunta.

Passiamo alle dichiarazioni di voto sul provvedimento oggetto 5375 e sulla risoluzione oggetto 5534.

Se nessun consigliere chiede di parlare si proceda alla votazione, per alzata di mano, del partito di deliberazione di cui all’oggetto 5375.

 

(L’Assemblea, a maggioranza dei presenti,

approva il partito di deliberazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’Assemblea approva.

Passiamo alla votazione della risoluzione oggetto 5534, a firma del consigliere Foti.

Metto in votazione, per alzata di mano, la risoluzione oggetto 5534.

 

(È respinta a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Rainieri): La risoluzione oggetto 5534 è respinta.

 

OGGETTO 5469

Delibera: «Parere di conformità, ai sensi dell'art. 28, comma 4, lettera n) dello Statuto sullo: "Schema di regolamento regionale in materia di utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, del digestato e delle acque reflue".» (127)

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 5469: Parere di conformità, ai sensi dell’articolo 28, comma 4, lettera n) dello Statuto, sullo schema di Regolamento regionale in materia di utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento del digestato e delle acque reflue.

La Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità ha espresso parere favorevole nella seduta del 9 novembre 2017 con la seguente votazione: 30 voti a favore, nessun contrario e 10 astenuti.

È aperta la discussione generale. Dieci minuti per consigliere.

Prego, consigliera Lori.

 

LORI: Grazie, presidente.

Il parere di conformità previsto dall’articolo 28, comma 4, dello Statuto, che riguarda lo schema di Regolamento regionale in materia di utilizzazione agronomica degli affluenti di allevamento del digestato e delle acque reflue è, di fatto, la conseguenza di una serie di cambiamenti che sono stati disposti in questo caso in particolare da un decreto del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali il 25 febbraio del 2016.

Tutto fa riferimento a un percorso normativo che prende avvio da una direttiva del Consiglio europeo, la 91676, meglio conosciuta come Direttiva Nitrati, che ha imposto agli Stati una serie di regolamentazioni e demandato alle Regioni l’attuazione dei propri Regolamenti.

Nello specifico, il decreto del Ministero delle politiche agricole del febbraio 2016 ha introdotto i criteri e le norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica degli affluenti di allevamento e delle acque reflue, nonché per la produzione e l’utilizzazione agronomica del digestato, abrogando il decreto del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali del 7 aprile 2006, demandando alle Regioni l’adozione della relativa disciplina sull’utilizzazione agronomica oppure, come nel nostro caso, l’aggiornamento della disciplina esistente nel rispetto dei criteri e delle norme tecniche generali.

L’obiettivo, che riguarda questo atto che oggi proponiamo alla valutazione dell’Aula, ha, di fatto, la finalità di aggiornare il Regolamento regionale già assunto il 4 gennaio 2016, che ha un titolo molto simile a quello che proponiamo oggi, in cui è inserito anche, tra l’altro – fatto importante per molte delle nostre aziende agricole e imprese agroindustriali – l’attuale programma d’azione nitrati della Regione Emilia-Romagna.

Oggi proponiamo questo aggiornamento che ha in sé è una serie di elementi significativi proprio per le nostre imprese. Entro nello specifico per dare un po’ un’idea, di quelli che sono i temi più rilevanti di questo aggiornamento. Come è stato detto, se ne è parlato anche nella competente Commissione consiliare.

Nello specifico il decreto del febbraio 2016 ha aggiornato la disciplina dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue derivanti dalle aziende agricole e dalle piccole aziende agroalimentari, che era già contenuta nel precedente decreto, ma ha introdotto alcune novità ed ha introdotto una disciplina di riferimento sulla produzione, le caratteristiche di qualità e per l’utilizzazione agronomica del digestato.

Questo è un fatto piuttosto rilevante perché sappiamo bene che il digestato è presente nei nostri territori e l’utilizzo in questi anni ha avuto qualche difficoltà, a volte, a trovare le giuste risposte. Viene distinto il digestato di provenienza agricola da quello che, invece, proviene dall’industria agroalimentare.

Obiettivi principali: l’aggiornamento del programma di azione per le zone vulnerabili ai nitrati con le disposizioni per le zone non vulnerabili relativamente all’utilizzazione agronomica degli affluenti di allevamento e delle acque reflue derivanti da aziende agricole e da piccole aziende agroalimentari; il recepimento della disciplina  sull’utilizzazione agronomica del digestato, con la distinzione delle tipologie di digestato, quindi di provenienza agrozootecnica e agroindustriale in base al materiale e alle sostanze in entrata, all’impianto di digestione anaerobica, definendone le condizioni e le modalità per l’utilizzazione. Questo è un elemento di innovazione.

Si specifica, in ordine al rinnovo o alle modifiche della comunicazione, la disciplina applicabile in particolar modo quando la comunicazione è inserita nel procedimento di autorizzazione unica ambientale.

Questo Regolamento introduce alcuni elementi di semplificazione per la presentazione della comunicazione, anche con casi di esonero in presenza di dati già disponibile all’anagrafe delle aziende agricole.

In ultimo viene specificata e definita la competenza per quanto riguarda queste tematiche che fino a non molto tempo fa era in capo alle Province e che oggi, invece, viene svolta dall’Agenzia regionale per l’ambiente (ARPA).

Questo è il contenuto. Si tratta, come è evidente, di un Regolamento che ha in sé elementi di natura molto tecnica e non è un Regolamento, ma semplicemente un aggiornamento. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Lori.

Non ci sono altri interventi in discussione generale.

La Giunta non ha chiesto di intervenire.

Dichiarazioni di voto. Cinque minuti per Gruppo. Non essendoci interventi in dichiarazioni di voto, passiamo alla votazione per alzata di mano.

Se nessun altro consigliere chiede di parlare si proceda alla votazione, per alzata di mano, del partito di deliberazione di cui all’oggetto 5469.

 

(L’Assemblea, a maggioranza dei presenti,

approva il partito di deliberazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’Assemblea approva.

 

OGGETTO 5509

Delibera: «Proposta di variante cartografica al PTCP/PTPR presentata dal Piano strutturale intercomunale dell'Unione Rubicone e Mare adottato con delibera di Consiglio dell'Unione n. 30 del 22 dicembre 2016. Intesa sulle modifiche cartografiche al Piano Territoriale Paesistico Regionale".» (Proposta della Giunta regionale in data 23 ottobre 2017, n. 1617) (128)

(Discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 5509/1 oggetto 5714 - Presentazione, discussione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 5509: Proposta recante: "Proposta di variante cartografica al PTCP/PTPR presentata dal Piano Strutturale intercomunale dell'Unione Rubicone e Mare adottato con Delibera di Consiglio dell'Unione n. 30 del 22/12/2016: proposta all'Assemblea legislativa dell'intesa sulle modifiche cartografiche al piano territoriale paesistico regionale". (Delibera di Giunta n. 1617 del 23.10.17).

La Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità ha espresso parere favorevole nella seduta del 16 novembre, con la seguente votazione: 23 a favore, nessun contrario, 7 astenuti.

Su tale oggetto è stato presentato un ordine del giorno, il 5509/1 (oggetto 5714), a firma del consigliere Bertani.

È aperta la discussione generale.

Consigliere Bertani, prego.

 

BERTANI: Presidente, ho aspettato un attimo perché pensavo che qualcuno presentasse l’atto. In realtà mi riferisco al mio ordine del giorno, ma così facendo presento anche l’atto. Oggi noi trattiamo di una variante cartografica al PTCP/PTPR della Provincia di Forlì-Cesena.

Da dove deriva questa variazione? Questa variazione deriva da una variazione cartografica, che nasce dal fatto che è in fase di adozione il nuovo Piano strutturale intercomunale dei Comuni di San Mauro Pascoli, Savignano sul Rubicone e Gatteo, Comuni dell’Unione Rubicone Mare.

Di cosa parla questa variante cartografica? In sostanza parla di maggiore tutela; maggiore tutela di alberi, singoli alberi o gruppi isolati o filari perché nel tempo gli strumenti cartografici si sono evoluti e quindi, andando a rifare il Piano strutturale intercomunale, si sono riusciti, dal punto di vista cartografico, a identificare meglio alcuni elementi e a metterli a tutela.

Questo Piano strutturale, però, non provoca solo delle modifiche cartografiche, ma sul territorio in questo momento provoca anche diverse tensioni e diverse problematiche fra i cittadini. In questi mesi, infatti, è stata portata all’attenzione del territorio una petizione di circa 1.500 firme dei cittadini di Gatteo e c’è stata, fra l’altro, una serata piuttosto animata alla quale ho partecipato anch’io, ha partecipato anche la consigliera Montalti, in cui i cittadini e Legambiente sollevano un problema legato a questo piano strutturale intercomunale, ovverosia l’Area produttiva ecologicamente attrezzata (APEA) di Gatteo a Mare. Attenzione, non facciamoci ingannare dal nome perché, quando leggiamo “ecologicamente” pensiamo subito a qualcosa di bello e carino, e in realtà il concetto di Area produttiva ecologicamente attrezzata in sé non è male in quanto propone di concentrare in un’unica area produttiva più entità produttive, piuttosto che tenerle sparse sul territorio, e dispone che tutte le aziende che si concentrano in quell’area abbiano il minore impatto possibile dal punto di vista ecologico, quindi si attrezzano per gestire insieme i reflui e le fognature, la produzione di energia e via elencando. Tutto interessante. Tuttavia, le aziende che devono concentrarsi in quell’area sono aziende “pericolose”, nel senso che sono aziende più impattanti rispetto alle normali aziende. Qual è il problema? Il problema è che in quell’area sussiste una zona dove vivono una trentina di famiglie che si trova proprio al centro di questa Area produttiva ecologicamente attrezzata. I cittadini, quindi, quando sono venuti a saperlo – ed era troppo tardi perché ormai gli atti erano avanti –, hanno presentato alcune osservazioni, dal momento che questa previsione è molto impattante rispetto alle loro case.

Un altro aspetto molto impattante è che questa Area ha in previsione di trasformare trenta ettari di territorio vergine, che oggi è campagna, in territorio produttivo, proprio mentre qui in Regione, al di là delle posizioni che si avranno sulla legge, si sta tentando, almeno nei titoli, di ridurre il consumo di suolo.

Il tema, quindi, che voglio portare oggi all’attenzione della Giunta è quello di ascoltare la voce di quei cittadini e di farsi portavoce presso questi comuni per invitarli a riflettere su questa previsione di Area produttiva ecologicamente attrezzata, che non è attuale nelle previsioni, considerato che la previsione del piano provinciale risale a molti anni fa, quando si prevedeva un’espansione esagerata. Ebbene, la crisi ci ha insegnato che quell’espansione non è più necessaria, tant’è che intorno a quella stessa area trovano ubicazione zone artigianali urbanizzate, ma vuote, e capannoni costruiti, ma vuoti e abbandonati. Quindi, penso che quei Comuni debbano fare una riflessione al riguardo e che la Regione abbia gli strumenti e le informazioni necessarie a convincere quei Comuni. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

Consigliera Montalti, prego.

 

MONTALTI: Io vorrei intervenire su una questione di metodo perché, come in maniera molto pertinente il collega Bertani ha spiegato, noi andiamo a discutere un atto che riguarda una variante cartografica agli arbusti e alle siepi storiche, un tema, dunque, che nulla ha a che vedere con l’Area produttiva ecologicamente attrezzata. Pertanto, l’abbinamento di questo ordine del giorno all’atto mi pare improprio.

È un metodo che non riguarda solo la formalità dell’Assemblea, ma riguarda anche il solito modo di fare politica dei colleghi del Movimento 5 Stelle, che fanno gli interventi quando serve in Aula a favore di telecamera, evidentemente per raccogliere semplicemente i titoli sui giornali, impedendoci di entrare davvero nel merito di questa questione, che può essere anche una questione interessante su cui confrontarci. Mi stupisce, per esempio, che in Commissione, quando abbiamo discusso questo atto, non sia venuta fuori questa esigenza, questa sottolineatura. Forse in Commissione avremmo potuto già avviare un percorso e lavorare. Come mi stupisce che il collega, che è molto preoccupato dalla questione, non abbia presentato una risoluzione, che forse sarebbe stato l’atto più giusto per poter dare la possibilità di approfondire il tema, di portare i dati, di illustrare i vari elementi e di confrontarci in maniera più adeguata.

Penso, comunque, che sia emersa una criticità nel territorio, perché è vero che sono state raccolte le firme che il consigliere Bertani ha evidenziato, ma è altrettanto vero che ci sono tre Comuni che da anni hanno avviato un percorso importante su un Piano di sicurezza e coordinamento, che evidenzio essere un PSC non di singoli Comuni, ma predisposto da tre Comuni, quindi anche con la virtuosità di provare a mettersi insieme e a ragionare insieme come territorio di pianificazione, un PSC che è stato adottato e che ha una previsione importante, ovvero quella di tagliare del 50 per cento le previsioni urbanistiche del territorio del Rubicone, che è anche molto antropizzato, quindi è una previsione importante, che rientra perfettamente anche nella logica della nuova legge urbanistica regionale che preso andremo ad approvare.

Ebbene, in tutto questo io credo che si debba una forma di rispetto, che va evidenziato, nei confronti dei ruoli delle diverse Istituzioni e dei diversi livelli istituzionali. Abbiamo Consigli comunali che si sono espressi e che si dovranno nuovamente esprimere, dato che il PSC è stato adottato e dovrà essere approvato, abbiamo un percorso che prevede, come sancito dalla legge, tutta una serie di osservazioni, che sono state mandate dai cittadini, su cui mi risulta che i Comuni stanno lavorando, come so che anche il comitato ha mandato, giustamente, le sue osservazioni, quindi penso che la Regione debba rispettare il percorso di pianificazione che i Comuni stanno portando avanti in maniera corretta.

Anch’io sono in contatto con il comitato sul territorio, come sono in contatto con le Istituzioni, e ho cercato di entrare nel merito del problema e di capire come la pianificazione fosse stata portata avanti e perché era emersa questa forte tensione nel territorio, e in questo senso credo – mi sono già espressa anche pubblicamente al riguardo – che sia importante riguadagnare un percorso di ascolto e di confronto con i cittadini che verranno interessati dalla collocazione dell’APEA, perché penso che, quando si fa un atto di pianificazione come un PSC, l’ascolto, il confronto, il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini debbano essere messi al centro. Su questo tema mi sono impegnata negli scorsi mesi e continuerò a impegnarmi, perché ritengo utile e fondamentale cercare di portare innovazioni anche importanti sul territorio, come può essere l’Area produttiva ecologicamente attrezzata, nel pieno coinvolgimento della comunità. Tutto ciò detto, credo sia anche importante il rispetto delle diverse Istituzioni, quindi in questo caso non vedo perché l’Assemblea legislativa debba entrare a gamba tesa su un iter comunque corretto e svolto ai sensi di legge da parte dei Comuni, che tra l’altro si devono ancora esprimere approvando il loro PSC.

Credo, pertanto, che dobbiamo farci portavoce il più possibile nei territori di questo percorso di confronto e di ascolto, andando con serietà a intervenire sul territorio, anche quando non ci sono le telecamere, anche quando non ci sono i giornali, e cercando di raccontare come stanno realmente le cose. La descrizione dell’Area produttiva ecologicamente attrezzata come un luogo dove vanno le imprese insalubri è una descrizione estremamente parziale e marginale di quello che in realtà è un’area produttiva di quella natura, che è un’area con alti standard ambientali e di sostenibilità. Così come la perentorietà, all’interno di un PSC, di una definizione di Area produttiva ecologicamente attrezzata con l’idea che sia un progetto che si disegna per sempre e su cui non si può più intervenire è un’interpretazione eccessivamente categorica. Se avessimo avuto la possibilità di confrontarci su un atto, come avrebbe potuto essere una risoluzione, magari predisposta anche in Commissione, con i tempi della Commissione, ognuno di noi avrebbe potuto approfondire e poi riportare ai territori in maniera più pertinente e puntuale quello che è un tema importante, che penso possa interessare anche i nostri colleghi, perché sicuramente è un elemento su cui anche negli altri territori si dibatte. Del resto, il nostro obiettivo deve essere quello di compiere scelte che portino maggiore sostenibilità, il che rientra anche nel quadro della nuova legge urbanistica, ma dobbiamo farlo stando sul pezzo, restando nel merito, fornendo elementi e informazioni corrette. Credo che questa sia anche la prima responsabilità di coloro che siedono all’interno di questa Istituzione: dare informazioni corrette, non alimentare le paure, non fomentare la pancia, ma cercare di ragionare con la testa e tentare il più possibile di sollecitare e favorire l’ascolto e il percorso di confronto tra cittadini e Istituzioni.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliera Montalti.

Prego, consigliere Bertani. Ha ancora sei minuti.

 

BERTANI: Grazie, presidente.

Desidero innanzitutto rigettare l’accusa di strumentalità mossaci dalla consigliera Montalti, considerato che abbiamo appena finito di discutere un oggetto, quello relativo al Paranà, al quale è stata abbinata la risoluzione del consigliere Foti, che è stata considerata abbinabile, e il PD ha tranquillamente discusso sull’argomento proposto dal consigliere Foti. Quindi, penso che oggi si possa tranquillamente discutere di un argomento attinente a questo atto amministrativo.

Lei, inoltre, sostiene che io parlo a favore di telecamere. Ebbene, sappia che esistono modalità molto più teatrali di quelle che ho adoperato. Mi sembra di aver argomentato le mie ragioni utilizzando un tono tranquillo, quando, invece, avrei potuto venire qua con le 1.500 firme e sventolarle davanti alla Giunta. Sarei stato indubbiamente molto più teatrale e molto più a favore di telecamere.

Personalmente sono convinto di essere rimasto sul tema e le ripeto che il rispetto si porta alle Istituzioni, ma lo si porta anche ai cittadini. Siccome io sono portavoce dei cittadini, io porto qui la voce di quei cittadini, come è giusto che lei porti anche la voce delle Amministrazioni. Ma il problema è che quei cittadini inizialmente non sono stati ascoltati dalle Amministrazioni. Quei cittadini si sono svegliati tardivamente e hanno dovuto subito attivarsi, perché inizialmente non sono stati ascoltati. Quindi, sicuramente l’ascolto e il coinvolgimento sono uno strumento, ma in questo caso specifico l’ascolto è stato tardivo. In questo caso specifico io e il nostro Gruppo, anche a livello territoriale, riteniamo che quell’Area produttiva ecologicamente attrezzata sia da rigettare, perché comporta un consumo di suolo che non corrisponde più alle richieste attuali di bisogno produttivo.

Mi preme, infine, sottolineare che non sono io a spaventare i cittadini, dal momento che tutto ciò che ho detto è scritto nell’atto regionale, dove è riportato l’elenco dei tipi di aziende che possono insistere su quell’area, dove è disposto che in quell’area deve stabilirsi quel tipo di aziende e non le aziende “normali”, dove è scritto che quel tipo di area produttiva deve essere realizzato a distanza dal residenziale, ma qui il residenziale si trova al centro di quella previsione APEA, aspetto che è stato sottolineato, anche nelle loro osservazioni iniziali, sia dalla Provincia che dall’ARPA. Dopodiché, i Comuni avranno fatto le loro controdeduzioni, ma il problema rimane e a quei cittadini va data una risposta, e quella risposta è che l’APEA non deve essere realizzata. Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Bertani.

Non avendo più nessun iscritto in discussione generale e non avendo chiesto la Giunta di intervenire, passiamo alle dichiarazioni di voto congiunte sul provvedimento oggetto 5509 e sull’ordine del giorno collegato. Chi vuole intervenire in dichiarazione di voto?

Prego, consigliere Bertani. Ha cinque minuti.

 

BERTANI: Chiedo solo il voto elettronico sul mio ordine del giorno.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Va bene. Grazie, consigliere Bertani.

Se nessun consigliere chiede di intervenire, si proceda alla votazione dell’ordine del giorno 5509/1 (oggetto 5714), a firma del consigliere Bertani, con l’uso del dispositivo elettronico.

 

(Si procede alla votazione con dispositivo elettronico, a scrutinio palese

con registrazione dei nomi)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Comunico l’esito della votazione:

 

Presenti

 

35

Assenti

 

15

Votanti

 

34

Favorevoli

 

10

Contrari

 

24

Astenuti

 

--

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’ordine del giorno 5509/1 (oggetto 5714) è respinto.

Se nessun consigliere chiede di parlare, si proceda alla votazione, per alzata di mano, del partito di deliberazione di cui all’oggetto 5509.

 

(L’Assemblea, a maggioranza dei presenti,

approva il partito di deliberazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): L’Assemblea approva.

Sospendiamo i lavori della mattina, che riprenderanno alle ore 14. Grazie.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 12,54

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Enrico AIMI, Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Galeazzo BIGNAMI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Tommaso FOTI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il presidente della Giunta Stefano BONACCINI;

il sottosegretario alla Presidenza Andrea ROSSI;

gli assessori: Patrizio BIANCHI, Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Raffaele DONINI, Paola GAZZOLO, Elisabetta GUALMINI, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta l’assessore Palma COSTI e i consiglieri Gianni BESSI, Raffaella SENSOLI e Ottavia SONCINI.

 

Votazione elettronica

 

OGGETTO 5714 “Ordine del giorno n. 1 collegato all’oggetto 5509 Proposta recante: "Proposta di variante cartografica al PTCP/PTPR presentata dal Piano Strutturale intercomunale dell'Unione Rubicone e Mare adottato con Delibera di Consiglio dell'Unione n. 30 del 22/12/2016: proposta all'Assemblea legislativa dell'intesa sulle modifiche cartografiche al piano territoriale paesistico regionale". A firma del Consigliere: Bertani”

 

Presenti: 35

 

Favorevoli: 10

Enrico AIMI, Andrea BERTANI, Galeazzo BIGNAMI, Tommaso FOTI, Giulia GIBERTONI, Silvia PICCININI, Silvia PRODI, Gian Luca SASSI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI.

 

Contrari: 24

Mirco BAGNARI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Andrea ROSSI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Non votanti: 1

Fabio RAINIERI.

 

Assenti: 15

Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Matteo RANCAN, Simonetta SALIERA, Raffaella SENSOLI, Ottavia SONCINI, Katia TARASCONI.

 

Ordini del giorno

 

OGGETTO 3691/1 “Ordine del giorno di non passaggio all’esame degli articoli, del progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'art. 121, comma 2 della Costituzione, recante: "Riconoscimento dell'inno di Goffredo Mameli "Fratelli d'Italia" quale inno ufficiale della Repubblica". A firma del Consigliere: Poli”

 

«L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna

 

Visto il progetto di proposta di legge alle Camere di cui all’oggetto;

 

Considerato il parere contrario espresso in sede referente dalla Commissione assembleare “Bilancio, Affari generali ed istituzionali”;

 

Ritenuto di condividere le argomentazioni che hanno portato al parere contrario della Commissione assembleare;

 

Ai sensi dell’art. 92 del Regolamento

 

delibera

 

il non passaggio all’esame degli articoli.»

(Decaduto per ritiro del progetto di proposta di legge alle Camere)

 

OGGETTO 5261/1 “Ordine del giorno di non passaggio all’esame degli articoli, del progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell'art. 121, comma 2, della Costituzione, recante: "Nuove norme in materia di contrattazione collettiva decentrata". A firma del Consigliere: Poli”

 

«L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna

 

Visto il progetto di proposta di legge alle Camere di cui all’oggetto;

 

Considerato il parere contrario espresso in sede referente dalla Commissione assembleare “Bilancio, Affari generali ed istituzionali”;

 

Ritenuto di condividere le argomentazioni che hanno portato al parere contrario della Commissione assembleare;

 

Ai sensi dell’art. 92 del Regolamento

 

delibera

 

il non passaggio all’esame degli articoli.»

(Approvato)

 

 

I PRESIDENTI

I SEGRETARI

Rainieri - Saliera

Rancan - Torri