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185.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 5 GIUGNO 2018

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 6614

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i finanziamenti e i tempi per erogare le risorse ai centri pubblici di formazione professionale. A firma dei Consiglieri: Campedelli, Bagnari, Lori, Mumolo

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Soncini)

CAMPEDELLI (PD)

BIANCHI, assessore

CAMPEDELLI (PD)

 

OGGETTO 6594

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula in merito al convegno promosso dalla Regione Emilia-Romagna “Parenting in domestic violence”, tenuto lo scorso 11 maggio, dove la Presidente del Coordinamento Centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna avrebbe espresso giudizi critici e pesanti sull'operato dei Servizi sociali. A firma dei Consiglieri: Tarasconi, Molinari, Boschini, Pruccoli

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Soncini)

TARASCONI (PD)

PETITTI, assessore

TARASCONI (PD)

 

OGGETTO 6611

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le trattative con ENEA in merito al potenziamento e al rilancio del Centro di ricerche del Brasimone. A firma del Consigliere: Galli

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Soncini)

GALLI (FI)

PETITTI, assessore

GALLI (FI)

 

OGGETTO 6612

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la proposta di un nuovo piano industriale di BolognaFiere. A firma dei Consiglieri: Prodi, Taruffi, Torri, Alleva

(Svolgimento)

 

OGGETTO 6613

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le prospettive occupazionali del personale di BolognaFiere a seguito del nuovo piano industriale della società. A firma della Consigliera: Piccinini

(Svolgimento)

PRESIDENTE (Soncini)

PRODI (Gruppo Misto)

PICCININI (M5S)

PETITTI, assessore

PRODI (Gruppo Misto)

PICCININI (M5S)

 

Interrogazione oggetto 6610

(Decaduta)

PRESIDENTE (Soncini)

 

OGGETTO 6606

Delibera: «Convalida dell'elezione dei Consiglieri Fabrizio Benati, Andrea Galli, Giancarlo Tagliaferri e Michele Facci ai sensi dell'art. 17 della Legge n. 108 del 17 febbraio 1968 “Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale”.» (Delibera dell'Ufficio di Presidenza in data 31 maggio 2018, n. 52) (151)

(Approvazione)

PRESIDENTE (Soncini)

 

OGGETTO 6592

Delibera: «Surrogazione di un componente della Giunta per il Regolamento assembleare, in sostituzione del consigliere Enrico Aimi, a norma dell'articolo 9, comma 3, del Regolamento interno.» (152)

(Elezione del consigliere Michele Facci)

PRESIDENTE (Soncini)

TAGLIAFERRI (FdI)

 

OGGETTO 6490

Delibera: «Approvazione del rendiconto dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario 2017.» (Proposta dell'Ufficio di Presidenza in data 3 maggio 2018, n. 43) (153)

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Soncini)

PRUCCOLI (PD)

 

OGGETTO 6489

Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 dicembre 2016, n. 24 (Misure di contrasto alla povertà e sostegno al reddito).» A firma dei Consiglieri: Taruffi, Caliandro, Calvano, Sabattini, Iotti, Bagnari, Poli, Campedelli, Mumolo, Prodi, Zoffoli, Torri, Lori, Rossi, Marchetti Francesca, Bessi, Pruccoli, Serri, Montalti (86)

(Relazione e discussione)

PRESIDENTE (Soncini)

CALIANDRO, relatore

MARCHETTI Daniele (LN)

TAGLIAFERRI (FdI)

GIBERTONI (M5S)

TARUFFI (SI)

MUMOLO (PD)

CALVANO (PD)

BERTANI (M5S)

MARCHETTI Daniele (LN)

SASSI (M5S)

CALVANO (PD)

ALLEVA (AltraER)

PRESIDENTE (Soncini)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno

 

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

La seduta ha inizio alle ore 9,58

 

PRESIDENTE (Soncini): Dichiaro aperta la centottantacinquesima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa.

Interpello i presenti per sapere se vi sono osservazioni sui processi verbali relativi alle sedute

 

antimeridiana dell’8 maggio 2018 (n. 181);

pomeridiana dell’8 maggio 2018 (n. 182);

antimeridiana del 9 maggio 2018 (n. 183);

antimeridiana del 21 maggio 2018 (n. 184);

 

inviati ai consiglieri unitamente all’avviso di convocazione di questa tornata.

Se non ci sono osservazioni, i verbali si intendono approvati.

 

(Sono approvati)

 

PRESIDENTE (Soncini): Ai sensi dell’articolo 65 del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa, il presidente della Giunta Stefano Bonaccini ha comunicato di non poter partecipare alla seduta.

Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta la presidente dell’Assemblea legislativa Saliera, le consigliere Ravaioli, Sensoli e l’assessore Costi.

Le altre informazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno sono già state inviate a tutti i consiglieri e pertanto le do per lette.

 

(Le comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno sono riportate in allegato)

 

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata

 

OGGETTO 6614

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i finanziamenti e i tempi per erogare le risorse ai centri pubblici di formazione professionale. A firma dei Consiglieri: Campedelli, Bagnari, Lori, Mumolo

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Soncini): Iniziamo i nostri lavori con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Oggetto 6614, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i finanziamenti e i tempi per erogare le risorse ai centri pubblici di formazione professionale. A firma dei consiglieri Campedelli, Bagnari, Lori e Mumolo.

Risponde per la Giunta l’assessore Bianchi.

La parola al consigliere Campedelli per illustrare la sua interrogazione.

Prego, consigliere Campedelli.

 

CAMPEDELLI: L’interrogazione parte da sollecitazioni avute dai territori rispetto sul tema della formazione professionale che riteniamo, così come ritiene la Giunta, rappresenti uno strumento fondamentale di promozione da parte della Regione delle politiche attive per il lavoro e per il contrasto alla disoccupazione. Riteniamo che le azioni svolte dai Comuni, nell’ambito dei Centri di formazioni partecipati dagli enti locali, per promuovere politiche orientative e formative, siano importanti e coerenti con il Patto per il lavoro. Riteniamo che le funzioni date per delega della Regione in capo ai Comuni e che riguardano la formazione professionale (corsi per i disoccupati e gli svantaggiati) svolgano anche servizi per il pubblico e per le imprese. Sollecitazioni e preoccupazioni ci sono arrivate anche delle associazioni di impresa, non solo dai Comuni. Quindi riteniamo che sia importante, così come chiedeva anche un ordine del giorno della fine dello scorso anno, valutare e prevedere l’inserimento anche di ulteriori risorse rispetto a quelle già finanziate per garantire la continuità di queste funzioni.

Io mi fermo qui, visto che ieri c’è stato un comunicato stampa della Giunta abbastanza soddisfacente.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Campedelli.

La parola all’assessore Bianchi per la risposta.

 

BIANCHI, assessore: Grazie, consiglieri, di aver posto alla Giunta questa interrogazione su un tema così rilevante. Rispondo a nome dell’intera Giunta e rispondo in particolare con l’assessore Petitti che è stata parte cruciale nel trovare una risposta adeguata ad un problema che noi avevamo chiarissimo.

Mi permetta di ricostruire la vicenda. Innanzitutto la Giunta ritiene la formazione professionale un servizio pubblico in concessione, così come dice la legge nostra del 2013. Rispetto a questo io ricordo che con un provvedimento precedente del 2003 la Giunta di allora aveva ritenuto di affidare ai Comuni quella parte di attività di formazione professionale che gestiva direttamente con il trasferimento di personale; con la legge 5 dell’anno scorso è stata regolata l’intera materia per i rapporti fra Amministrazione regionale e Comuni proprio in materia di personale. All’interno di questo quadro che è stato poi corroborato dalla legge Madia a livello nazionale abbiamo trovato una soluzione che io credo importante per significare tre cose: 1. ribadire l’importanza della formazione professionale come motore fondante dello sviluppo così come l’abbiamo definito nel Patto per il lavoro; 2. dare un ruolo specifico a questi enti di formazione partecipati dai Comuni; 3. ribadire che per noi è fondamentale quella funzione fondamentale che è l’orientamento (l’accompagnamento verso il lavoro di tutte le persone, in particolare quelle più in difficoltà). Ciò che ne è scaturito è un disposto che io credo chiarissimo: da una parte prosegue l’impegno che ci si è assunti nel 2003 per sostenere il finanziamento del personale allora trasferito, quello residuo post quiescenze (ventisei persone), ma dall’altra parte intervenire con un cospicuo intervento di 1,4 milioni per quest’anno e 1,4 milioni per l’anno prossimo a valere sul prossimo riassesto di bilancio, per svolgere una funzione – io credo pionieristica – in materia di orientamento, così come l’abbiamo immaginato, cioè di accompagnamento al lavoro delle persone. Questa è innanzitutto una misura antidispersione. Lei sa con quanta attenzione noi abbiamo lavorato sulla dispersione scolastica e come siamo stati in grado di ridurla in maniera significativa in questi anni, dobbiamo ridurla in maniera ancora più significativa. Questo passaggio ci permette di cominciare un’azione che poi noi estenderemo a tutti i comuni e lo estenderemo ovviamente utilizzando i fondi europei di cui abbiamo dovuto attendere la variazione e l’approvazione e l’elaborazione del POR, che abbiamo ottenuto in questi giorni. Quindi per riassumere: 1. gli enti di proprietà dei Comuni vengono consolidati tramite un trasferimento da parte nostra ai Comuni di una significativa ed ingente risorsa, (1,4 per quest’anno e 1,4 per l’anno prossimo) per svolgere una funzione nuova e io direi anche di apertura di nuove funzioni per tutti i Comuni; 2. non solo così riconosciamo il valore della formazione, ma riconosciamo anche il valore a quei Comuni che hanno avuto il coraggio, l’attenzione, la volontà di mantenere una propria presenza in questo settore; 3. questi diventano i perni di un sistema regionale che noi estenderemo utilizzando quelle risorse che oggi possiamo utilizzare, avendo fatto una variazione del programma operativo regionale.

Mi pare che sia una risposta non solo adeguata, ma che rilancia verso l’alto un tema che è stato sicuramente segnalato a più parti, comprese le parti sindacali che voglio qui ringraziare, ma che ci permette di affrontare il tema ancora una volta guardando più in là (non più in basso ma più in là) per tutti. Quindi grazie a tutti voi per l’attenzione che avete avuto.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, assessore Bianchi.

La parola al consigliere Campedelli per la replica. Consigliere, le restano quattro minuti.

 

CAMPEDELLI: Sarò brevissimo. Credo che questa risposta sia importante perché le valutazioni fatte dall’assessore Bianchi e dalla Giunta alzano il livello dell’intervento e delineano un nuovo sistema regionale per quanto riguarda la formazione svolta degli enti pubblici; consolidano il supporto degli enti (Comuni) che sono all’interno del mondo della formazione; aprono a nuove funzioni e perseguono quegli obiettivi che sono presenti all’interno del Patto per il lavoro e che riguardano l’accompagnamento al lavoro, prevedendo un ruolo anche per i centri di formazione pubblici che oggi sono sul territorio regionale. Per cui mi dichiaro soddisfatto della risposta dell’assessore Bianchi.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Campedelli.

 

OGGETTO 6594

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula in merito al convegno promosso dalla Regione Emilia-Romagna "Parenting in domestic violence", tenuto lo scorso 11 maggio, dove la Presidente del Coordinamento Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna avrebbe espresso giudizi critici e pesanti sull’operato dei Servizi sociali. A firma dei Consiglieri: Tarasconi, Molinari, Boschini, Pruccoli

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 6594, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula in merito al convegno promosso dalla Regione Emilia-Romagna “Parenting in domestic violence”, tenuto lo scorso 11 maggio, dove la presidente del Coordinamento centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna avrebbe espresso giudizi critici e pesanti sull’operato dei Servizi sociali. A firma dei consiglieri Tarasconi, Molinari, Boschini, Pruccoli.

Risponde per la Giunta l’assessore Petitti.

La parola alla consigliera Tarasconi per illustrare l’interrogazione.

Prego, consigliera Tarasconi.

 

TARASCONI: Grazie, presidente. La volontà di questo intervento in realtà è nell’ottica di capire quali sono e se ci sono i margini per poter trovare una via comune rispetto all’importante lavoro che viene svolto sui territori sia dalle assistenti sociali sia dai Centri antiviolenza.

Il tutto parte da varie segnalazioni delle assistenti sociali per quanto avvenuto nell’ambito di questo convegno dell’11 maggio. Io non ero presente, però, siccome sul sito della Regione Emilia-Romagna c’è lo streaming, ci sono i video di tutto il convegno, è stata mia cura andare a documentarmi. Ritengo che effettivamente la presidente Samuela Frigeri avrebbe potuto utilizzare toni un po’ meno forti nel suo intervento, però mi sento di ringraziarla perché oggi c’è un tema sul tavolo che è quello di un linguaggio comune e che è soprattutto il tema del servizio sociale. Io ci tengo a sottolineare che il servizio sociale risponde al mandato dell’autorità giudiziaria, la quale dispone sia gli interventi di protezione sia le valutazioni delle capacità genitoriali nell’esclusivo interesse del minore. Ciò non vuole essere uno strumento per mettere in difficoltà le donne, bensì un eventuale aiuto per sostenerle in quelle che possono essere le difficoltà incontrate. Dico questo perché in quel convegno è un po’ passata l’idea che i servizi sociali tengano per i padri maltrattanti, cosa che in realtà non è. Diciamo che i servizi sociali cercano di fare il meglio per quanto riguarda il minore e ovviamente la donna maltrattata. Bisogna però tenere conto che il problema è estremamente complesso e che nessun nodo della rete, a nostro avviso, può permettersi di essere autonomo. I nodi devono lavorare insieme, devono essere rispettosi l’uno dell’altro, perché il tema è talmente profondo, sta diventando talmente dilagante nell’ambito della nostra società odierna (la violenza domestica) che non possiamo permetterci che un nodo o parte di alcuni nodi della rete non vadano d’accordo. Quindi la domanda all’assessora Petitti è: cosa intendiamo fare noi affinché questa situazione migliori tra i Centri antiviolenza e le assistenti sociali?

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Tarasconi.

La parola all’assessore Petitti per la risposta.

 

PETITTI, assessore: Grazie, presidente. Con questa interrogazione si fa riferimento ad un episodio, ad un convegno che abbiamo promosso e che è alla base di un lavoro che stiamo portando avanti ormai da oltre tre anni in questa Regione. Si fa riferimento nello specifico ad alcune considerazioni della presidente del Coordinamento regionale dei centri antiviolenza in merito al lavoro di alcune assistenti sociali, operatrici dei servizi sociali territoriali e – come veniva anche ricordato dalla consigliera Tarasconi – rispetto a delle prassi che sono adottate dal servizio sociale, che in questo caso non preserverebbero l’incolumità della donna rispetto al padre, al compagno maltrattante. Io però partirei da una considerazione politica, perché noi abbiamo la necessità – io credo – di rendere sempre le questioni particolari generali rispetto alla politica che portiamo avanti, cioè il fatto che singole esperienze non devono mai essere generalizzate rispetto anche a tutto il servizio sociale e anche all’immagine che i nostri servizi stanno portando avanti per due semplici ragioni. La prima è che i servizi sociali nella nostra regione sono guidati da personale estremamente qualificato, assistenti sociali che sono motivate e che hanno una formazione importante rispetto al tema delle difficoltà e delle fragilità delle persone. L’altro aspetto fondamentale è il fatto che la collaborazione tra servizi sociali e Centri antiviolenza, che sono fondamentali e centrali nel lavoro che stiamo realizzando sul contrasto alla violenza di genere, è positiva e proficua in quasi tutto il territorio regionale. Noi parliamo di una regione – lo sappiamo – estremamente grande, con diciannove Centri antiviolenza, nove presìdi provinciali, abbiamo una rete importante che è stata tra l’altro messa al centro del lavoro del Piano regionale antiviolenza e l’impegno – questo ci tengo fortemente a sottolinearlo – che hanno portato avanti tutti i soggetti è un impegno volto all’integrazione tra i servizi.

Come veniva detto, c’è anche un tema culturale rispetto ai temi del contrasto alla violenza di genere, un tema che riguarda anche la necessità di riconoscere un linguaggio comune su come affrontare, attraverso le azioni e le prassi quotidiane, questi temi. Inoltre noi abbiamo anche un altro aspetto che va a confermare che la linea che noi stiamo portando avanti (quella di una forte integrazione) è quella giusta: il fatto che l’Assessorato alle pari opportunità e quindi lo staff tecnico è lo stesso staff che lavora ai servizi sociali, quindi abbiamo una macchina che porta avanti politiche di integrazione sia sui territori che nel nostro ente regionale. L’integrazione quindi deve essere alla base non soltanto delle politiche della struttura e della nostra rete, ma di quello che è un lavoro che noi stiamo alimentando in questi anni proprio per sviluppare sempre di più il tema della cultura al contrasto alla violenza di genere e allo stesso tempo rendere tutti i protagonisti rispetto a questo stesso tema.

Mi sento di dire che subito dopo questo fatto la presidente dell’Ordine degli assistenti sociali Rita Bosi e gli uffici si sono confrontati immediatamente con il Coordinamento dei centri antiviolenza e oggi siamo nella condizione di dire che gli aspetti specifici rispetto ai quali era stata fatta quella considerazione sono ovviamente oggetto non soltanto di confronto, ma di chiarimento rispetto al lavoro. Se noi continuiamo a tenere strettamente integrata, strettamente legata questa collaborazione fattiva e positiva tra Centri antiviolenza, Servizi sociali, Servizi sanitari, ma io aggiungo anche scuola, forze dell’ordine, enti locali, perché la nostra rete è riuscita a mettere insieme tutti questi soggetti, noi possiamo pensare a livello nazionale. Sicuramente in questa regione, i dati in questi anni hanno testimoniato una crescita della consapevolezza e del lavoro che si sta sviluppando, del fatto che noi possiamo collaborare, contribuire insieme a contrastare questo fenomeno preoccupante. E tutto il lavoro che abbiamo fatto, dall’approvazione del piano regionale tre anni fa fino al sostegno della rete dei centri e dei progetti degli stessi territori, quindi della rete fatta dai servizi sociosanitari e dagli enti locali, è andato nel sostegno di una progettualità comune che si è realizzata anche attraverso la partecipazione ai nostri bandi regionali. I nostri bandi regionali per sostenere i progetti avevano questo principio fondante: il fatto che l’integrazione doveva essere reale, i progetti dovevano essere costruiti insieme. Quindi io credo che questa sia la direzione che abbiamo insieme condiviso in questi anni e questo è anche il percorso che dobbiamo continuare a portare avanti con sempre maggiore impegno.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, assessore Petitti.

La parola alla consigliera Tarasconi per la replica. Consigliera, le restano tre minuti.

 

TARASCONI: Sarò velocissima. Ringrazio ovviamente l’Assessore per la risposta e per la consapevolezza ovviamente del valore che hanno le nostre assistenti sociali.

Mi permetto di dire o, quantomeno, di suggerire che sarebbe utile che la Regione si facesse parte attiva per un tavolo di confronto tra i Centri antiviolenza e l’Ordine delle assistenti sociali perché appunto l’obiettivo è comune. C’è una visione talmente diversa, ma non dimentichiamo mai che le assistenti sociali sono coloro che vanno davanti al giudice, che vanno in tribunale e quindi devono trovare un linguaggio comune, non possiamo permetterci che questo non avvenga e nasconderci che c’è un problema non sarebbe utile – io credo – alle vittime di violenza.

Io ringrazio tantissimo l’assessore, so che la Regione sta facendo un lavoro enorme; penso che sarebbe cosa utile a tutti soprattutto andare anche a parlare di ciò che è la formazione delle persone che fanno un grandissimo lavoro all’interno dei Centri antiviolenza e fanno tantissimo volontariato. Però, quando si parla di problemi così complicati, bisogna essere formati per gestire sia i minori sia le vittime di violenza e quindi sarebbe utile che i due nodi riuscissero a collaborare, a lavorare ancora meglio rispetto a quanto non avviene oggi.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Tarasconi.

 

OGGETTO 6611

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le trattative con ENEA in merito al potenziamento e al rilancio del Centro di ricerche del Brasimone. A firma del Consigliere: Galli

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 6611, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le trattative con ENEA in merito al potenziamento e al rilancio del Centro di ricerche del Brasimone. A firma del consigliere Galli.

Risponderà per la Giunta l’assessore Petitti.

Do la parola al consigliere Galli per illustrare la sua interrogazione.

Prego, consigliere Galli.

 

GALLI: Grazie, presidente. In realtà il tema è veramente di attualità, perché si riferisce ad una delibera del 29 gennaio ultimo scorso che riguardava una gara promossa dall’ENEA per l’assegnazione di un importantissimo servizio collegato alla produzione di energia elettrica tramite studi di un Tokamak, quindi un progetto molto completo che avrebbe portato per il centro del Brasimone, quindi per Bologna, per l’Emilia, 1.500 posti lavoro estremamente qualificati. A volte noi consideriamo i posti lavoro come numeri, in realtà certi posti lavoro valgono più di altri che producono un indotto, producono ricadute sul territorio, producono sapere. Il centro di Brasimone è una delle eccellenze nazionali e siamo rimasti molto stupiti, come Emilia-Romagna, che questo centro non sia stato premiato, malgrado l’investimento che veniva promosso fosse molto rilevante (si parla di 500 milioni di euro in sette anni, si parlava di un indotto sul territorio di quasi 2 miliardi di euro, si parlava di una valorizzazione di questa eccellenza che in Emilia non gode di altri di altre situazioni del genere). Uno degli aspetti positivi di questo intervento che si è riusciti a fare squadra (termine che a volte è difficile da mantenere, ma in questo caso si è realizzato) con la Toscana, con la città di Firenze, quindi si è riusciti a creare sul Brasimone, su questa linea fra l’Emilia e la Toscana una proposta credibile, una proposta che pensavamo avrebbe potuto ottenere un buon risultato. Non solo abbiamo perso, ma siamo arrivati quarti dopo Frascati, dopo Pescara. La cosa ancora più grave è che la Regione Emilia-Romagna aveva su questo progetto stanziato 25 milioni di euro e che oggi, non essendoci più questa gara che abbiamo perso, rischiamo di perdere questo finanziamento di 25 milioni di euro. Quindi, oltre a controllare e, se è possibile, a riguardare i criteri con cui è stata assegnata a Frascati questa importante commessa, vorremmo sapere se riusciamo a mantenere questi 25 milioni. Dicendo “riusciamo” non intendo possibilmente, dobbiamo mantenerli sul Brasimone, perché il motivo per cui il Brasimone ha perso è stata la carenza di infrastrutture, quindi è stato valutato non tanto la qualità di eccellenza del Brasimone stesso, ma la qualità di raccordi con il territorio, le infrastrutture che a volte noi crediamo che siano complementari ma che, se non ci sono, si perdono queste rilevanti commesse.

Tenete presente che il Brasimone già oggi compie importanti studi sulla fusione nucleare, sulla produzione di energia elettrica mediante la fissione, produce sapere e noi dobbiamo assolutamente combattere perché questo centro venga valorizzato e mantenuto. La perdita di questo incarico può essere che abbia delle conseguenze, noi dobbiamo fare in modo che non ricapiti e che quindi quei 25 milioni di euro restino sul Brasimone.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Galli.

La parola all’assessore Petitti.

 

PETITTI, assessore: Com’è noto, non appena abbiamo appreso che il progetto in oggetto era stato assegnato dall’Unione europea all’Italia – veniva tra l’altro ricordato dal consigliere Galli – la Regione Emilia-Romagna è stata la prima ad attivarsi affinché questo potesse essere assegnato al centro ENEA del Brasimone. Ricordiamo anche che la Regione Emilia-Romagna aveva espresso la propria disponibilità ad ospitare questa infrastruttura di ricerca già con una delibera dell’ottobre del 2017, sulla base di una prima comunicazione di ENEA, coinvolgendo la Regione Toscana, gli enti locali di entrambi i versanti dell’Appennino, le Università di Bologna e di Firenze, tutti i soggetti interessati proprio per sostenere la candidatura del Centro ENEA del Brasimone. Una volta uscito l’avviso pubblico – com’è noto – la Regione ha ufficializzato la propria candidatura a fronte di un consistente impegno (un investimento di 25 milioni in sette anni insieme alla Regione Toscana che a sua volta ha stanziato 3 milioni) e l’impatto che l’investimento regionale dei 25 milioni avrebbe potuto esercitare sul centro e sul territorio circostante era legato all’effetto moltiplicatore proprio del resto delle risorse pubbliche, che consentivano ovviamente investimenti di grandi dimensioni. Anche dopo la pubblicazione dell’esito finale del bando che ha visto aggiudicare il progetto al sito ENEA di Frascati, sulla base di valutazioni che riteniamo penalizzanti, siamo convinti e intendiamo insistere sul rilancio del sito ENEA del nostro Appennino. Per questo noi abbiamo condiviso, insieme ai sindaci dei Comuni montani, alle Città metropolitane e alle due Regioni, l’obiettivo di seguire in modo congiunto tutte le ipotesi di valorizzazione del sito, a partire proprio dal programma stesso. Tra l’altro proprio l’assessore Costi nell’ultima Commissione consiliare sulle politiche economiche del 31 maggio ha chiesto ad ENEA – e lo ha riferito lì – di coinvolgere il sito del Brasimone nel progetto sperimentale, di valorizzarlo assegnandogli ulteriori progetti di ricerca di elevato profilo, in questo modo crediamo che possa essere assicurata anche la nostra parte di cofinanziamento dei progetti che saranno presentati con una calibratura delle risorse sulla base ovviamente dell’entità di questi. Tra l’altro il presidente Bonaccini e il presidente della Regione Toscana, il presidente Rossi, hanno anche in programma per fine giugno l’incontro con il presidente di ENEA insieme agli assessori e ai rappresentanti istituzionali delle due Regioni proprio per discutere nel merito e direttamente con l’Ente nazionale di ricerca tutte le proposte concrete di rilancio del centro del Brasimone sia da un punto di vista occupazionale che infrastrutturale. Crediamo che questa sia la strada giusta proprio per continuare con le prospettive di collaborazione e tutti i progetti di ricerca, che possono in qualche modo valorizzare il centro e tutta l’area appenninica.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, assessora Petitti.

Consigliere Galli, ha tre minuti per la replica.

 

GALLI: Grazie, presidente. Le dico la verità, assessore, non ho capito nella risposta se i 25 milioni restano o se sono demandati ad eventuali nuovi stanziamenti, ad eventuali nuovi bandi. Dalla sua risposta mi sembra di aver capito che quei 25 milioni non vengono più investiti oggi sul Brasimone, ma si aspetteranno altri bandi per poter calibrare la proposta su quella cifra: sarebbe un peccato. Quei 25 milioni sono stati già assegnati, toglierli per aspettare un domani vuol dire che rischieremo di perdere un’altra volta per gli stessi motivi. Il motivo ufficiale per cui non è stato assegnato al Brasimone questo studio sul DTT è la mancanza infrastrutture; se noi aspettiamo di fare le infrastrutture, quando domani ci sarà un altro bando, rischiamo di avere la stessa situazione. È corretto, secondo me, chiedere la revisione del criterio con cui sono stati assegnati i punteggi, ma è come un allievo che a scuola viene bocciato e, invece di studiare, dice “mi ripresento nelle stesse condizioni al prossimo esame”. Si rischia di essere bocciati di nuovo. Quindi, assessore, le chiedo di spiegare meglio questo punto: quei 25 milioni restano o non restano?

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Galli.

 

OGGETTO 6612

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la proposta di un nuovo piano industriale di BolognaFiere. A firma dei Consiglieri: Prodi, Taruffi, Torri, Alleva

(Svolgimento)

 

OGGETTO 6613

Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le prospettive occupazionali del personale di BolognaFiere a seguito del nuovo piano industriale della società. A firma della Consigliera: Piccinini

(Svolgimento)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo agli oggetti trattati in modo congiunto 6612 e 6613, per i quali l’assessore Petitti darà risposta congiunta.

Oggetto 6612, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la proposta di un nuovo piano industriale di BolognaFiere, a firma dei consiglieri Prodi, Taruffi, Torri, Alleva.

Oggetto 6613, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le prospettive occupazionali del personale di BolognaFiere a seguito del nuovo piano industriale della società, a firma della consigliera Piccinini.

Iniziamo con l’illustrazione dell’interrogazione da parte della consigliera Prodi, alla quale do la parola, prego.

 

PRODI: Grazie, presidente. Partiamo dalle considerazioni base. La Regione Emilia-Romagna è il terzo maggior azionista con l’11,56 per cento di BolognaFiere e negli anni abbiamo discusso ed approvato diversi atti, parlo della legge 20/2016 ad esempio che, nella ricapitalizzazione di BolognaFiere, sanciva anche alcuni intenti che erano affermare il ruolo delle grandi società fieristiche dell’Emilia-Romagna anche attraverso cooperazione tra di loro e si parlava anche del comune piano strategico e industriale. L’anno scorso in quest’Aula, il 26 luglio del 2017, abbiamo approvato l’ordine del giorno oggetto 5042, che parlava di favorire lo sviluppo del sistema fieristico regionale e chiedeva che i soci pubblici mantenessero una significativa presenza e funzione di indirizzo all’interno e anche chiedere di verificare costantemente l’implementazione del piano industriale connesso alla legge n. 20/2016. Io parlo adesso della situazione attuale, veniamo ad apprendere a mezzo stampa che BolognaFiere si appresterebbe a procedere con lo scorporo in due componenti (immobiliare e servizi rispettivamente) con lo stesso schema che, però, fu archiviato e respinto dai soci pubblici nel 2007. Inoltre si parla anche di un’alleanza della componente servizi con le Fiere di Milano. Questo si prefigurerebbe come un mutamento drastico dell’assetto, su cui si sono basate le nostre decisioni in Assemblea rispetto a BolognaFiere, in generale rispetto a quello che voleva essere uno scenario fieristico regionale integrato, quindi un progetto, una visione che avevamo condiviso. Apprendiamo poi che il rappresentante della Regione nel Cda avrebbe votato a favore di questo scenario, mentre invece la Camera di Commercio non ha preso parte al voto.

La richiesta è urgente e vogliamo delle delucidazioni su cosa stia effettivamente succedendo, vogliamo conoscere lo studio di fattibilità che su questo scenario si basa e che di fatto stravolgerebbe il piano industriale vigente e quindi quali azioni la Regione intende intraprendere per informare l’Assemblea e condividere nel processo decisionale noi consiglieri, ma soprattutto ci interessano le ricadute occupazionali: quale sarebbe lo scenario ipotetico per i lavoratori nell’ipotesi di scorporo. Noi vogliamo ricordare le difficoltà che abbiamo affrontato per presidiare i livelli occupazionali negli scorsi anni e questo per noi è un argomento dirimente, oltre ovviamente a quale prospettiva regionale si vuole dare.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Prodi.

La parola alla consigliera Piccinini per illustrare la sua interrogazione.

Prego, consigliera Piccinini.

 

PICCININI: Grazie, presidente. Intanto mi dispiace che non ci sia l’assessore Costi, perché avrei avuto piacere di interloquire direttamente con lei. Comunque oggi torniamo ancora una volta a parlare di Fiera, lo facciamo apprendendo, come al solito, le informazioni purtroppo dai giornali come succede ogni volta che si parla delle quesitone vitali e strategiche di BolognaFiere. Dopo i 123 licenziamenti (fortunatamente scongiurati anche con il nostro intervento) pensavamo di aver toccato il fondo e invece anche questa volta siete riusciti a superarvi, perché il 28 maggio il consiglio d’amministrazione ha approvato il cosiddetto “spin off” con un solo voto contrario; Camera di Commercio neanche si è presentata e l’esponente designato dalla Regione ha votato a favore. Ci tengo a sottolinearlo, perché questo è un dato politico importante. Nel Cda il membro espresso dalla Regione ha votato a favore per quello che riguarda lo scorporo della società BolognaFiere in due (o forse tre) società diverse: una sicuramente che gestirà gli eventi e l’altra che gestirà il patrimonio immobiliare. Questa per noi è una scelta nefasta che fu giù bocciata nel 2007, oggi ci riprovate. Per noi è un preludio allo smantellamento e alla definitiva privatizzazione di un asset così fondamentale. Non solo, questo sarà il passo decisivo verso la svendita della nostra Fiera a Milano. Quindi passiamo dal farci scippare, come è stato in questo anno, determinate manifestazioni a consegnarle direttamente nelle mani della Fiera di Milano. Oltre a questo rileviamo che questa scelta è totalmente in contrasto con quanto sbandierato da due anni a questa parte dal presidente Bonaccini, ovvero l’obbiettivo di arrivare ad una holding fieristica regionale unica.

Quello che ci preoccupa, oltre a questi fatti narrati in premessa, c’è anche una probabile speculazione immobiliare che verrà fatta sul patrimonio della Feria, a cui si aggiunge un acquisto di nuovi terreni – così sembra (lo leggiamo ovviamente sempre e solo purtroppo dai giornali) – e pare che in tutta questa operazione ci sia anche la possibilità del conferimento di palazzi vetusti, difficili da gestire e che andrebbero rilevati (penso per esempio al palazzo dei congressi che è una struttura antiquata che andrebbe sicuramente svecchiata e che pare contenga anche amianto), che verranno probabilmente conferiti alla nuova società. Tutta questa operazione – io ci tengo a rimarcarlo – che non era prevista dal tanto sbandierato piano di rilancio Boni, che è venuto anche in Commissione ad illustrarcelo e le famose ventisette slide, perché anche quelle non le abbiamo mai viste per intero, su questo tema c’è sempre molta poca trasparenza. E voglio ricordare anche che quei 5 milioni che abbiamo messo come soci pubblici erano a fronte di un obbiettivo in particolare, che voi avete inserito anche nell’illustrazione al progetto di legge che andava a modificare la legge n. 15/2008, in cui scrivevate che «la Regione intende a questo punto accelerare il processo di aggregazione delle società fieristiche anche attraverso lo sviluppo di un piano strategico industriale comune», avete aggiunto una lettera g) che nello specifico diceva «promuovere il processo di aggregazione ed espansione delle società fieristiche attraverso il sostegno di apposite azioni finalizzate allo sviluppo strategico di filiere produttive regionali». L’avete messo in legge. Tutto questo in due giorni è stato smentito da questa operazione, che è tanto voluta dal Comune e dal sindaco Merola. Ricordo anche che fu commissionato dalla Regione uno studio, dove il KPNG (l’advisor) doveva fungere da “wedding planner” di questo matrimonio con le Fiere di Rimini e di Bologna e invece si sta facendo marcia indietro e si sta andando in una direzione totalmente opposta, con una preoccupazione per quanto riguarda ancora una volta la situazione dei lavoratori che di nuovo sono in stato di agitazione e per quello che riguarda il tessuto economico di questa città che vive delle ricadute positive delle manifestazioni fieristiche. Rilevo anche che ci fu all’epoca una dichiarazione di intenti da parte delle tre Fiere in cui si parlava di centralizzazione addirittura delle funzioni d’acquisto e facility, la cooperazione a lungo termine per creare opportunità di internalizzazione, si parlava di integrazione addirittura degli asset immobiliari: tutto questo è stato smentito. Tocca rilevare che, ogni volta che si parla di questioni critiche e strategiche sul futuro della nostra Fiera, intanto l’Assemblea legislativa è totalmente tagliata fuori e dobbiamo rincorrere le notizie sui giornali, in secondo luogo la Regione è sempre silente. Io da questo punto di vista chiederei (purtroppo l’assessore Costi non c’è) a chi risponderà di farsi sentire e di capire qual è la posizione della Regione, perché questo progetto, secondo noi scellerato, siamo ancora in tempo per fermarlo: ci sarà un’assemblea dei soci e io credo che, se la volontà della Regione è quella di andare verso una holding regionale, alla quale noi non siamo pregiudizialmente contrari (vogliamo vedere tutti i documenti e vogliamo valutare nel merito), come avete sbandierato per due anni, allora si fermi questo processo secondo noi scellerato.

Io non lo so se Merola è consigliato male, se sta facendo gli interessi di qualche socio privato, non lo so, so che da due anni state riempiendo le pagine di giornali con questo obiettivo di far una holding unica regionale e adesso si va in senso completamente contrario. Fateci capire qual è la posizione della Regione, qual è la linea che volete portare avanti.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Piccinini.

La parola all’assessore Petitti per la risposta ad entrambe le interrogazioni.

Prego, assessore Petitti.

 

PETITTI, assessore: Ci tengo subito a precisare che siamo di fronte ad una proposta che – veniva ricordato anche dalla consigliera Prodi – è portata avanti dal Cda di BolognaFiere. Per noi, coerentemente con le scelte fatte finora, che sono state portate anche all’esame dell’Assemblea legislativa nei mesi scorsi, qualsiasi decisione dovrà puntare ad obiettivi che sono molto chiari e che voglio ribadire: la nascita di un unico sistema fieristico regionale, il potenziamento del quartiere fieristico di Bologna, con la sua valorizzazione nell’ambito di quello che è tutto il territorio metropolitano e la salvaguardia di tutti i livelli occupazionali e dell’indotto. Per questo noi andremo, come Giunta regionale, al confronto senza alcuna preclusione verso le proposte che sono state deliberate da un Cda che comunque ha presentato – è giusto ricordare – un bilancio positivo, quindi una solida base di partenza per i necessari progetti di sviluppo, portando elementi dai quali però per noi non si dovrà prescindere. In primo luogo le soluzioni adottate non possono mettere a rischio il percorso verso un unico sistema fieristico regionale, un soggetto forte che favorisca l’internazionalizzazione delle nostre imprese, che le metta nelle condizioni di essere sempre più competitive sui mercati, quindi anche con positive ricadute economiche sui territori e per questo sono necessarie delle aggregazioni, delle alleanze (lo diciamo da tempo) per mantenere quei primati che la regione Emilia-Romagna in questi anni ha raggiunto.

In questo contesto – è bene chiarirlo subito – una possibile alleanza con la Fiera di Milano potrebbe rappresentare un ulteriore tassello di rafforzamento del sistema fieristico regionale, in un’ottica allargata a più regioni. Un fatto certamente nuovo a quel punto allargato alle tre principali regioni del Nord, perché noi sappiamo anche che abbiamo sostenuto la nascita di una nuova società (la nuova società nata dall’integrazione tra la Fiera di Rimini e la Fiera di Vicenza), così come abbiamo sostenuto, insieme agli altri soci pubblici, la newco tra Fiera di Parma e Fiera di Verona. Ma l’eventuale proposta che guarda a Milano sposterebbe l’asse su un livello ancora più alto di alleanze per noi e questo comporterebbe la necessità di avviare un percorso procedurale politico-istituzionale da verificare tutto nella sua fattibilità e, solo in caso di esito positivo, si dovrebbe lavorare ad un soggetto in grado di dare gambe a un sistema fieristico anche interregionale, che sarebbe sì strategico per il sistema produttivo italiano e in grado, quindi, anche di mantenere tutto il sistema in un livello più competitivo a livello mondiale. Nello stesso tempo si devono porre basi solide per potenziare il quartiere fieristico dal punto di vista dell’occupazione e dell’indotto, la salvaguardia dell’attuale occupazione con la prospettiva di aumentarla, così come altro obiettivo fondamentale è la salvaguardia dell’occupazione delle imprese manifatturiere che hanno nella Fiera uno strumento fortissimo di internazionalizzazione e aggiungo anche la salvaguardia dell’occupazione prodotta indirettamente dalle attività fieristiche sul territorio metropolitano e non solo. Questo grazie all’afflusso di un gran numero di visitatori con un indotto economico molto alto sia per la città che per tutto il sistema metropolitano. Così come è essenziale il mantenimento delle rassegne maggiori a Bologna, i grandi marchi dai quali non si può prescindere per quelli che sono i piani di sviluppo futuri.

Ci sono tutta una serie di verifiche che vanno approfondite e in tal senso dovrebbero venire dalla proposta di riassetto societario, che possono in qualche modo escludere già nel medio periodo l’evoluzione verso una società di gestione delle strutture del quartiere fieristico in mano ai soli soci pubblici e una società invece di gestione delle rassegne fieristiche che porti a scelte, che possano penalizzare Bologna nei calendari fieristici nazionali ed internazionali. I progetti di riorganizzazione societaria e di sviluppo, ai quali stanno lavorando i vertici di BolognaFiere, vengono discussi all’interno di quelli che sono gli organismi competenti, nei quali questa – ci tengo a sottolinearlo – è sempre stata la nostra posizione. Su questa linea noi auspichiamo una massima condivisione, oltre ovviamente a quello che è un confronto per noi imprescindibile con i sindacati e le parti sociali.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, assessore Petitti.

La parola alla consigliera Prodi per la replica, le restano quattro minuti.

 

PRODI: Grazie. Ringrazio l’assessora Petitti per la risposta. Posso dirmi soddisfatta per quanto riguarda l’enunciazione degli obiettivi: la nascita di una holding regionale, di un unico soggetto unico regionale, il potenziamento del quartiere fieristico e la salvaguardia occupazionale, temo che però nello scenario che si viene a creare in questo momento, ovvero lo scorporo con la società di servizi che vuole guardare verso Milano, non ci siano le condizioni per andare verso il successo degli obiettivi che ci si è prefissi. Quindi c’è preoccupazione per questo scenario, perché (un solo numero), se il bilancio di BolognaFiere si assesta sui 120/126 milioni di euro e Milano sono 271,3, immagino che lo scorporo farebbe della “Bologna servizi” una società ancora inferiore, si tratterebbe di essere in qualche modo fagocitati lasciando poi a Bologna eventualmente eventi di secondo piano. È un argomento pressante soprattutto sapendo quali asset ha Bologna in termini fieristici, che possono risultare molto appetibili anche fuori campo. Per cui la priorità probabilmente, prima di aggregarsi, essere così competitivi, è di avere un soggetto forte regionale, proprio perché i nostri investimenti vadano in un senso coerente con la competitività del territorio.

In sostanza quello che mi sento di chiedere è che ci sia una costante formazione, anche attraverso un’audizione in Commissione, che ci delinei quali sono le prospettive dello studio di fattibilità e un confronto con BolognaFiere, almeno il Cda o almeno un membro che rappresenta la Regione e con i sindacati, proprio per capire cosa stia succedendo e quali sono le prospettive concrete.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Prodi.

Consigliera Piccinini, lei ha esaurito il tempo, quindi ha la possibilità di dichiararsi soddisfatta o meno. Prego, consigliera Piccinini.

 

PICCININI: Non sono assolutamente soddisfatta della giravolta a trecentosessanta gradi: state sostenendo tutto e il contrario di tutto. Ricordo che di questo progetto non si è mai discusso, lo studio di KPMG non riguardava lo spin off, non ci prendete in giro! Quando dicevamo che la Fiera doveva rimanere in mano pubblica non era perché la svendesse alla prima occasione, se la linea sarà quella di andare contro anche a questa decisione ci avrete dalla vostra parte, diversamente assolutamente no.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Piccinini.

 

Interrogazione oggetto 6610

(Decaduta)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo ora all’oggetto 6610, interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula in merito all’utilizzo di richiedenti protezione internazionale come volontari a supporto degli operatori comunali che gestiscono un centro estivo a Parma per ragazzi disabili under 14, a firma dei consiglieri Raineri e Delmonte.

I consiglieri non sono presenti in Aula, quindi l’interrogazione non può essere trattata, perciò, ai sensi del Regolamento, la devo dichiarare decaduta.

 

OGGETTO 6606

Delibera: «Convalida dell'elezione dei Consiglieri Fabrizio Benati, Andrea Galli, Giancarlo Tagliaferri e Michele Facci ai sensi dell'art. 17 della Legge n. 108 del 17 febbraio 1968 “Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale”.» (Delibera dell'Ufficio di Presidenza in data 31 maggio 2018, n. 52) (151)

(Approvazione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Procediamo con i nostri lavori con l’oggetto 6606, convalida dell’elezione dei consiglieri Fabrizio Benati, Andrea Galli, Giancarlo Tagliaferri e Michele Facci ai sensi dell’articolo 17 della legge n. 108 del 17 febbraio 1968 e successive modifiche o integrazioni (delibera dell’Ufficio di Presidenza n. 52 del 31/05/2018).

Apro la discussione generale. Sono dieci minuti per ciascun consigliere, se qualcuno intende intervenire. Non ci sono iscritti, chiudo la discussione generale.

Apro la dichiarazione di voto, cinque minuti per gruppo.

Non avendo iscritti, nomino gli scrutatori: consigliera Montalti, consigliere Sabattini e consigliere Daniele Marchetti. Si vota per la convalida per alzata di mano.

Metto in votazione, per alzata di mano, la delibera oggetto 6606.

 

(È approvata all’unanimità dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’oggetto 6606 è approvato.

 

OGGETTO 6592

Delibera: «Surrogazione di un componente della Giunta per il Regolamento assembleare, in sostituzione del consigliere Enrico Aimi, a norma dell'articolo 9, comma 3, del Regolamento interno.» (152)

(Elezione del consigliere Michele Facci)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo ora all’oggetto 6592: «Surrogazione di un componente della Giunta per il Regolamento assembleare a norma dell’articolo 9, comma 3, del Regolamento interno». Ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del Regolamento interno l’Assemblea deve procedere all’elezione di un consigliere espresso dalle opposizioni a seguito delle dimissioni del consigliere regionale Enrico Aimi.

Se ci sono interventi o eventuali proposte da parte dei consiglieri, dieci minuti per ciascun consigliere.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: A norma dell’articolo 9, comma 3, del Regolamento interno, propongo il collega Michele Facci.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Tagliaferri.

Ci sono altri che intendono intervenire?

Non ho iscritti, perciò passiamo alle dichiarazioni di voto: cinque minuti per gruppo.

Non ho iscritti, perciò si passa alla votazione segreta a mezzo schede.

Nomino scrutatori i consiglieri Montalti, Sabattini e Daniele Marchetti che invito a raggiungere la postazione per poter procedere allo svolgimento dei lavori. Chiedo ai consiglieri Montalti, Sabattini e Daniele Marchetti di portarsi alla postazione al centro dell’Aula e prego il consigliere-segretario Torri di raggiungermi per poter procedere all’appello nominale dei singoli consiglieri.

 

Il consigliere-segretario Torri procede all’appello dei consiglieri per l’inserimento della scheda nell’urna:

 

ALLEVA Piergiovanni

(assente)

BAGNARI Mirco

presente

BARGI Stefano

(assente)

BENATI Fabrizio

presente

BERTANI Andrea

presente

BESSI Gianni

presente

BONACCINI Stefano

(assente)

BOSCHINI Giuseppe

presente

CALIANDRO Stefano

presente

CALVANO Paolo

(assente)

CAMPEDELLI Enrico

presente

CARDINALI Alessandro

presente

DELMONTE Gabriele

(assente)

FABBRI Alan

presente

FACCI Michele

presente

GALLI Andrea

presente

GIBERTONI Giulia

presente

IOTTI Massimo

presente

LIVERANI Andrea

presente

LORI Barbara

presente

MARCHETTI Daniele

presente

MARCHETTI Francesca

presente

MOLINARI Gian Luigi

presente

MONTALTI Lia

presente

MORI Roberta

presente

MUMOLO Antonio

presente

PARUOLO Giuseppe

(assente)

PETTAZZONI Marco

presente

PICCININI Silvia

presente

POLI Roberto

presente

POMPIGNOLI Massimiliano

(assente)

PRODI Silvia

presente

PRUCCOLI Giorgio

presente

RAINIERI Fabio

(assente)

RANCAN Matteo

(assente)

RAVAIOLI Valentina

(assente)

RONTINI Manuela

presente

ROSSI Nadia

presente

SABATTINI Luca

presente

SALIERA Simonetta

(assente)

SASSI Gian Luca

presente

SENSOLI Raffaella

(assente)

SERRI Luciana

presente

SONCINI Ottavia

presente

TAGLIAFERRI Giancarlo

presente

TARASCONI Katia

presente

TARUFFI Igor

presente

TORRI Yuri

presente

ZAPPATERRA Marcella

presente

ZOFFOLI Paolo

presente

 

PRESIDENTE (Soncini): Ringrazio il consigliere-segretario Torri e i consiglieri scrutatori.

Abbiamo terminato la votazione a mezzo schede e verificato la regolarità da parte dei segretari e dei consiglieri scrutatori.

Comunico l’esito della votazione:

 

Presenti

38

Assenti

12

Voti a favore del consigliere Michele Facci

7

Schede bianche

30

Schede nulle

1

 

PRESIDENTE (Soncini): Proclamo eletto il consigliere Michele Facci.

 

OGGETTO 6490

Delibera: «Approvazione del rendiconto dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna per l'esercizio finanziario 2017.» (Proposta dell'Ufficio di Presidenza in data 3 maggio 2018, n. 43) (153)

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 6490. Proposta recante: «Approvazione del rendiconto dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna per l’esercizio finanziario 2017».

La Commissione “Bilancio, Affari generali ed istituzionali” ha espresso parere favorevole nella seduta del 29 maggio 2018 con la seguente votazione: 28 voti a favore, nessuno contrario, 5 astenuti.

Il Collegio regionale dei revisori dei conti ha espresso parere sulla proposta di delibera.

Apro la discussione generale sul provvedimento, sono dieci minuti per ciascun consigliere.

Do la parola al consigliere Pruccoli, prego.

 

PRUCCOLI: Grazie, presidente. Portiamo all’approvazione dell’Aula oggi il rendiconto dell’Assemblea legislativa dell’annualità 2017 che è già stato approvato in Ufficio di Presidenza nella seduta di giovedì 3 maggio. Vale la pena fare un passo indietro e tornare al bilancio di previsione dell’esercizio finanziario 2017, approvato con la delibera assembleare n. 47, che prevedeva un totale stanziato di 24.198.325,92 euro, che costituiva l’ammontare delle due partite sia in entrata che in uscita e, poiché è necessario con i nuovi regolamenti di contabilità pubblica andare ad identificare l’intero triennio che la pubblica amministrazione ha davanti a sé, possiamo già dire che da questa cifra dei 24,2 milioni circa del 2017 scendiamo verso l’attesa dei 22,931 milioni circa dell’annualità 2019, che peraltro è l’ultima di questa legislatura.

Vale la pena segnalare anche, sempre come storico, che durante l’esercizio finanziario del 2017, con l’adozione dell’assestamento di bilancio (e stiamo parlando della delibera assembleare del 25 luglio dell’anno scorso n. 121) c’è stata la variazione netta in aumento di circa di 5.997.680,70 euro, avvenuta a seguito della ridistribuzione dell’avanzo di amministrazione accertato dell’annualità 2016.

Va ricordato che in parte entrata questa Assemblea legislativa può contare sui trasferimenti da parte della Giunta regionale per il funzionamento stesso dell’Assemblea, il trasferimento, sempre da parte della Giunta regionale, per il funzionamento della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo (a seguito della legge che ha trasferito quel servizio, quella competenza dall’uno all’altro ente), del trasferimento da parte del AGCOM nazionale per l’esercizio delle funzioni delegate da parte di AGCOM al nostro CORECOM regionale, il trasferimento da parte dell’Unione europea per il finanziamento delle attività svolte dal Centro Europe direct e, come parte residuale, trasferimenti da parte delle amministrazioni locali per servizio di difesa civica e rimborsi per personale comandato da enti locali verso questa Assemblea legislativa.

Sempre per dare una quantificazione relativamente alla spesa del personale, avevamo un preventivo di spesa del personale di 12,237 milioni di euro e siamo arrivati ad un consuntivo di 11,436 milioni; ricordiamo che queste spese non stanno all’interno del bilancio dell’Assemblea legislativa, ma sono nel bilancio della Giunta, tranne che le spese relative a co.co.co e consulenze che invece vengono pagate direttamente da questa Assemblea. Comunque mi premeva segnalare che, rispetto alle previsioni, la spesa complessiva dell’Assemblea è calata di 800 mila euro. C’è stato un contenimento della previsione attesa di 800 mila euro. Sempre sulla parte spesa sta procedendo l’attività di contenimento, di monitoraggio e di verifica della spesa che abbiamo messo in atto dall’inizio della legislatura, ma che è proseguita nell’esercizio del 2017 – va segnalato, questo è un dato anche politico –, in particolare con l’intervento legislativo della legge regionale n. 7/2017 sul contenimento dei costi della politica, in particolare la legge che ha messo mano ai vitalizi (vitalizi già in essere o maturandi), perché da questa legislatura – ricordiamo, visto che ogni tanto qualcuno magari se lo dimentica – i vitalizi in questa Regione non esistono più. E poi anche il monitoraggio delle spese soggette alle limitazioni di cui alla legge n. 122/2010 che sono consulenze e rappresentanze, relazioni pubbliche e pubblicità. Con la legge regionale n. 7/2017 è stato possibile risparmiare sul bilancio 527.946,23 euro, di cui una minima parte è legata all’innalzamento per il conseguimento dell’assegno, una parte più consistente è l’applicazione della riduzione temporanea, quindi il cosiddetto “contributo di solidarietà” triennale, e in gran parte (pari a 394 mila euro) l’applicazione del divieto di cumulo che era stato introdotto dalla legge stessa.

Come dicevamo, con la delibera dell’Ufficio di Presidenza del 11 aprile 2017 è stato anche adottato il tetto di spesa per gli incarichi, gli studi, le ricerche, le consulenze e le collaborazioni coordinate e a progetto per le strutture ordinarie. Questo è stato determinato in 107.775,93 euro, che però è un tetto di spesa minimamente non avvicinato, perché la spesa complessiva a rendiconto è pari a 45.549,97 euro.  Evidentemente sono escluse da questo tetto che ho appena citato le spese per la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo per tutte le attività istituzionali che questa porta avanti, che sono previste specificamente in un capitolo a parte dalla legge regionale n. 5/2015.

Altro dato che abbiamo sempre riferito e che riteniamo sia significativo per rappresentare l’andamento del bilancio delle spese che questa Assemblea va a concretizzare nel corso dell’anno è l’ulteriore abbassamento del costo pro capite per i cittadini: arriviamo ad un costo pro capite per cittadino nell’annualità 2017 pari a 6,14 euro. Se si pensa che nel 2011 eravamo a 8,14, siamo davanti ad un dato che ci porta a dire che in sei annualità (quattro sono di questa legislatura) abbiamo diminuito il costo pro capite sul cittadino dell’Assemblea legislativa del 25 per cento.

Tra le spese in conto capitale va segnalato il fatto che in corso di assestamento di bilancio è stato aumentato di 855 mila euro per il rinnovo degli impianti dell’aula assembleare e delle altre aule di questa Assemblea legislativa. In particolare l’effetto rotazione che alcune componentistiche di quest’aula possono poi andare all’interno delle aule delle Commissioni.

La Consulta degli emiliano-romagnoli del mondo la quota di trasferimento annuale ammonta a 408 mila euro, a cui si sono aggiunti in 781 mila euro provenienti dagli esercizi precedenti, poi c’è una spesa impegnata nel 2017 pari a 321 mila euro, perché è stato l’anno di avvio dell’attività della Consulta e quindi la quota avanzo da assegnare alla Consulta nell’esercizio 2018 la possiamo già identificare in 812.368,40 euro. Si può fare lo stesso rapporto per quello che riguarda la delega del CORECOM presso l’AGCOM: il CORECOM trasferisce 182.241,06 euro, alla stessa si possono aggiungere le risorse non utilizzate di 39.503 euro, la spesa impegnata di 136 mila euro, già abbiamo la quota avanzo da assegnare all’AGCOM nell’esercizio 2018 che sarà pari a 65.268,63 euro.

Possiamo dare già consistenza ed identità all’avanzo di amministrazione del 2017, che quindi si va a fissare in 6.837.842,59 euro, con una composizione che cerco di sintetizzare al massimo di parte accantonata 2.925.497,82 euro e qui ci stanno i provvedimenti legislativi, la restituzione di contributi ai consiglieri regionali, le assicurazioni e i rinnovi contrattuali; la parte vincolata che è quella che proviene dall’AGCOM, dall’Unione europea e per la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo pari a 886.135,83 euro. Quindi, sommati questi due valori, la parte disponibile complessiva supera di poco i 3 milioni di euro.

Le economie di spese più rilevanti sui singoli capitoli di spesa stanno sulla corresponsione degli assegni vitalizi (638 mila euro circa), la restituzione dei contributi versati dai consiglieri regionali che non hanno avuto richieste (non sono pervenute richieste all’Assemblea legislativa), quindi sono stati risparmiati integralmente i 200 mila euro previsti; 106.952 euro sono stati risparmiati sui trasferimenti ad istituzioni sociali private in materia di memoria; diritti e legalità, sulle manutenzioni e riparazioni, sommate alle utenze e ai canoni – ricordate che c’è tutto quell’operazione di razionalizzazione degli spazi dell’Assemblea legislativa – siamo vicini ai 250 mila euro. Dico anche che il fondo di riserva per spese obbligatorie non è stato utilizzato e quindi concorre alla formazione dell’avanzo per 440 mila euro, così come anche altre cifre relative a hardware e sviluppi software.

Direi che, detto ciò, ho un po’ reso notizia di tutto. Dico anche, come fatto in Commissione, che c’è su questo rendiconto di bilancio 2017 il parere favorevole dei revisori dei conti, del nuovo collegio dei revisori dei conti a cui credo, visto che si tratta del loro primo atto, interpretando il sentimento dell’intera Assemblea legislativa, vadano fatti gli auguri di buon lavoro.

 

PRESIDENTE (Soncini): Ringrazio il consigliere-questore Pruccoli per l’illustrazione.

Chiedo se ci sono interventi in discussione generale.

Non ho scritti, perciò chiudo la discussione generale e apro la dichiarazione di voto. Cinque minuti per gruppo. Non ci sono iscritti.

Controllo la presenza degli scrutatori. Sostituisco gli scrutatori: il consigliere Bagnari, consigliera Rontini e consigliere Daniele Marchetti.

Metto in votazione, per alzata di mano, la delibera oggetto 6490.

 

(È approvata a maggioranza dei presenti)

 

PRESIDENTE (Soncini): L’oggetto 6490 è approvato.

 

OGGETTO 6489

Progetto di legge d’iniziativa consiglieri recante: «Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 dicembre 2016, n. 24 (Misure di contrasto alla povertà e sostegno al reddito).» A firma dei consiglieri: Taruffi, Caliandro, Calvano, Sabattini, Iotti, Bagnari, Poli, Campedelli, Mumolo, Prodi, Zoffoli, Torri, Lori, Rossi, Marchetti Francesca, Bessi, Pruccoli, Serri, Montalti (86)

(Relazione e discussione)

 

PRESIDENTE (Soncini): Passiamo ora all’oggetto 6489, progetto di legge di iniziativa consiglieri recante: «Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 dicembre 2016, n. 24 (Misure di contrasto alla povertà e sostegno al reddito)», a firma dei consiglieri Taruffi, Caliandro, Calvano, Sabattini, Iotti, Bagnari, Poli, Campedelli, Mumolo, Prodi, Zoffoli, Torri, Lori, Rossi, Marchetti Francesca, Bessi, Pruccoli, Serri, Montalti.

Il testo n. 2/2018 è stato licenziato dalla Commissione “Politiche per la salute e Politiche sociali” nella seduta del 29 maggio 2018.

Il progetto di legge è composto da dodici articoli

Il relatore della Commissione, consigliere Stefano Caliandro, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Su questo oggetto insistono quattro proposte di emendamento a firma del consigliere Tagliaferri.

Iniziamo con la discussione.

Do la parola al relatore della Commissione, consigliere Caliandro, che ha venti minuti.

Prego, consigliere Caliandro.

 

CALIANDRO, relatore: Grazie, presidente. Si tratta di un appuntamento di grande importanza per la nostra Regione che, prima in Italia, realizzerà una legge che introduce il reddito minimo. È un appuntamento con la storia di questo ente, che supera la retorica su questo tema. La proposta che il centrosinistra di questa Regione ha voluto offrire a questa assise è quella di arrivare a tutelare le persone più in difficoltà, gli ultimi, le persone più dimenticate della società. È una scelta che abbiamo fatto condividendo un percorso che ha superato difficoltà intermedie, ma che ci vede primi di fronte alla tutela degli ultimi. Siamo infatti convinti che questo provvedimento segna inevitabilmente una rivoluzione delle politiche di welfare a livello regionale e nazionale.

L’Italia, ahimè, è ancora una delle poche nazioni in Europa a non avere una politica e a non avere una legge sul reddito minimo. Questa grande occasione che noi offriamo è un’occasione che penso debba essere colta anche da questo Consiglio per tanti ordini di ragioni: 1. perché è una battaglia giusta, una battaglia di equità; 2. perché ci sono in questa assise dei partiti che hanno preso impegni politici per andare nella direzione che il Partito Democratico, Sinistra Italiana e MDP hanno scelto di avere in questa Assemblea legislativa. Quindi il senso di responsabilità, che dovrebbe albergare nei partiti che hanno firmato il contratto di Governo, dovrebbe portare ad essere a favore di questo provvedimento.

Dopo poco tempo ci troviamo ad intervenire su un provvedimento legislativo che è stato lo stimolo e il motore della modifica della legislazione nazionale. È bene ricordare che il Governo Monti, prima, e, successivamente, i Governi Letta e Renzi hanno introdotto un sistema di tutela delle persone in difficoltà. Tuttavia i provvedimenti fino ad allora non avevano un’efficacia universale, ma erano legati soltanto ad alcuni tipi di famiglie. Con la legge che questa Regione ha votato ormai due anni fa abbiamo introdotto per la prima volta un provvedimento universalistico, un provvedimento che si applica a tutti. Ragione per la quale il governo Gentiloni, mutuando la nostra legge e riconoscendolo pubblicamente in un appuntamento che si è svolto nella Sala polivalente di questo ente, ha ripreso totalmente il nostro provvedimento, che noi chiamiamo RES (reddito di solidarietà), per farlo diventare un provvedimento che si chiama REI (reddito di inserimento). Oggi noi ci troviamo dunque in uno stato di adeguamento legislativo che avrebbe potuto essere soltanto nominalistico, ma che abbiamo voluto rendere invece politico, abbiamo voluto rendere sociale. Abbiamo sostanzialmente detto che, se è vero che in tutta Italia si applicherà il reddito di inserimento, questa Regione avrà un suo reddito minimo. E lo farà perché stanziamo oltre 100 mila euro per questa battaglia di civiltà. Lo facciamo perché pensiamo che la storia di questo Paese, la storia di questa regione necessita di una messa a fuoco delle problematiche principali. Sì, è vero, siamo la prima regione per export, abbiamo il Patto per il lavoro, siamo una Regione che ha dato tanto e sta dando tanto alle politiche economiche, siamo una Regione che ha abbassato il tasso di disoccupazione e si dirige verso il 4 per cento per la fine del mandato.  Siamo però anche una regione in cui albergano delle contraddizioni gravi: siamo una regione in cui ci sono 249 mila persone che vivono in uno stato di povertà assoluta, una regione in cui 280 mila persone sono in uno stato di grave deprivazione materiale e ce ne sono quasi 400 mila che sono a rischio povertà. Si tratta in buona sostanza, in una realtà come la nostra (opulenta, forte), di cogliere che ci sono delle fragilità rispetto alle quali abbiamo il dovere di intervenire. E lo stiamo facendo con un provvedimento che ha visto la collaborazione, l’integrazione di tanti attori sociali.

Quando venne fotografato il tema del reddito di solidarietà, lo facemmo unitamente a quelli che erano i movimenti dell’alleanza contro la lotta alla povertà e lo facemmo fotografando una situazione in un Paese che ha una piaga sociale, ha un esercito di persone povere. Ci sono in Italia oltre 4,7 milioni di persone che vivono in uno stato di povertà assoluta e quasi quindici milioni in uno stato di povertà relativa. La scelta che potevamo fare, nelle condizioni economiche di tenuta del sistema di welfare di questa regione e di garanzia della possibilità di uscire dallo stato di povertà, era quella di scegliere un pezzo di società sul quale intervenire. Abbiamo scelto il pezzo più in difficoltà e abbiamo stanziato una risorsa che ha una sua unicità per due ordini di motivi. Il primo, non creeremo una competizione tra poveri, non creeremo una “competizione del bisogno”: non tagliamo welfare, non tagliamo assistenza sociale, non tagliamo sanità. Abbiamo trovato i soldi e a differenza – fatemelo dire con un certo tono di orgoglio – di altre Regioni, non usiamo fondi europei finalizzati per la formazione per fare il reddito di solidarietà (il reddito minimo), ma lo facciamo con le nostre risorse, figlie della buona amministrazione. Se questo è vero, come è vero, la scelta che, come Consiglio, come Giunta, come mandato politico ci riproponiamo è quello di stabilire che per noi la lotta alla povertà non è un impegno solo economico, ma anche di prospettiva. Per questo guardiamo di buon grado l’intervento fatto con i PON di dedicare all’interno dei Centri per l’impiego almeno una figura finalizzata al reinserimento professionale delle persone afflitte dallo stato di povertà assoluta e guardiamo di buon occhio il lavoro che stiamo facendo con i tanti sindaci e con le tante amministrazioni per cercare di aiutare le persone in stato di povertà assoluta ad uscire dallo stato di bisogno. Lo stiamo facendo perché abbiamo creato una rete, un idem sentire e su questo noi abbiamo sfidato le nostre stesse regole. Nessuno credeva che ci saremmo riusciti, eppure ce l’abbiamo fatta: siamo i primi a tagliare questo traguardo. Ma essere i primi, quando si difendono gli ultimi, è una medaglia che vale molto più del primo posto, vale per sempre.

Questa Regione cambia faccia. Sceglie di stare con gli ultimi, sceglie una lotta alla povertà. Lo affronteremo dopo, nel patto contro le povertà, per la lotta alla povertà, ma di sicuro scegliamo di stare da quella parte. È naturale vista la tradizione di questa Regione, stare in maniera universalistica dalla parte dei più deboli.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Caliandro.

Apro la discussione generale, ci sono venti minuti per consigliere.

Consigliere Daniele Marchetti, prego.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. Rischierò di essere un po’ ripetitivo, per questo mi scuserete, però come Lega abbiamo sempre tenuto coerentemente una posizione ben precisa su questo strumento cosiddetto “reddito di solidarietà” introdotto dalla Regione Emilia-Romagna. Ho sentito di toni forti da parte del consigliere Caliandro (il relatore del progetto di legge) che ha affermato che questo provvedimento va a tutelare gli ultimi, le persone in difficoltà, ha parlato di una vera e propria rivoluzione che ha tracciato la strada, che, come sempre, in Emilia-Romagna siamo i migliori del mondo in ogni ambito, sentendo parlare la maggioranza che siede in questo Consiglio. Però purtroppo la realtà, a nostro avviso, è totalmente differente. Oggi affrontiamo nuovamente questo tema più che altro per degli adeguamenti, chiamiamoli così, visto che anche il quadro nazionale è cambiato, i vari strumenti previsti a livello statale. Il punto rimane lo stesso qui a livello locale, a livello di Regione Emilia-Romagna. Anche le difficoltà, le critiche che abbiamo avanzato fino ad ora rimangono le stesse, perché – come abbiamo denunciato più volte – questo strumento, a nostro avviso, si è dimostrato totalmente inefficace, perché non è in grado di aiutare quella fascia di povertà che è presente purtroppo anche sul nostro territorio regionale. Lo dico perché, come abbiamo anticipato quando venne approvato il reddito di solidarietà, la maggior parte delle risorse, non dei beneficiari, va a persone che risiedono sul nostro territorio da pochissimo tempo (ai cittadini stranieri). Questo avviene perché i criteri previsti per questo strumento danno una sorta di precedenza o creano comunque una corsia preferenziale per questi nuclei familiari, perché talvolta questi sono più numerosi e quindi riescono ad assorbire quella fetta di aiuto maggiore. Questa è una cosa che abbiamo denunciato fin dal principio. Denunciato e contestato.

Oggi ovviamente la nostra posizione non cambia sul reddito di solidarietà, perché di base lo strumento rimane tarato nella stessa maniera, non è che con il provvedimento di oggi viene stravolto, l’impostazione è sempre quella e quindi, coerentemente come Lega, continueremo a mantenere una posizione contraria. Noi all’epoca presentammo degli emendamenti per cercare di correggere questo strumento, furono tutti respinti e noi ovviamente votammo e bocciammo questo vostro strumento, che voi ritenete straordinario e rivoluzionario. Ci sono oltretutto anche dei grossi problemi nelle erogazioni, so i rapporti tra INPS, Regione e tutti i vari enti coinvolti, quindi vuol dire che ci sono dei problemi anche nel meccanismo in sé, tant’è che è partito estremamente in ritardo proprio per dei problemi tecnici di rapporti tra i vari enti coinvolti. Situazione creata proprio per quell’appiattimento che c’è stato tra lo strumento regionale e lo strumento nazionale (altro aspetto che noi abbiamo contestato fortemente).

Poi il relatore Caliandro ha detto che le forze politiche che hanno firmato il contratto di governo dovrebbero seguire la direzione indicata dal Partito Democratico all’interno di questa Assemblea, ma io le posso garantire, consigliere Caliandro, che, finché questo strumento non garantirà prevalentemente gli aiuti ai nostri cittadini, noi non lo condivideremo mai. E parlo a nome di tutto il gruppo della Lega. Quindi anche oggi ribadiamo la nostra contrarietà a questo strumento che abbiamo contestato fin dal principio e contestiamo tutt’oggi.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Daniele Marchetti.

La parola al consigliere Tagliaferri.

 

TAGLIAFERRI: Presidente, colleghi, quando nel dicembre 2016 venne approvata la legge regionale n. 24/2016, la cosiddetta “legge sulla povertà”, Fratelli d’Italia contestò l’adozione di un provvedimento che, se possibile, allargava ancora di più le maglie verso gli ultimi, ma non gli ultimi che in Italia hanno diritto di essere considerati tali, bensì verso gli ultimi arrivati. A conferma di tale dato basta citare ad esempio il sesto rapporto annuale «I migranti nel mercato del lavoro in Italia», pubblicato a cura della Direzione generale dell’Immigrazione e delle Politiche di integrazione che nel luglio 2016 ha tracciato un quadro abbastanza accurato delle povertà, sia in campo nazionale che regionale, evidenziando come in Emilia-Romagna l’incidenza percentuale delle famiglie senza alcun percettore di reddito e/o pensione, sia del 12,5 per cento per le famiglie composte da soli stranieri extra UE, contro un 4 per cento delle famiglie composte di soli italiani. Ancora più preoccupante è il dato, se si pensa che in questo fatidico 4 per cento rientrino anche i cosiddetti “nuovi cittadini”. Il reddito di solidarietà (RES) varato dalla Regione Emilia-Romagna, infatti, era rivolto ai nuclei familiari anche unipersonali, pertanto senza minori, di cui almeno un componente fosse residente in regione da almeno ventiquattro mesi; nessuna limitazione era prevista per i migranti, purché regolarmente presenti sul territorio. Al contrario, la misura nazionale, ovvero il sostegno per l’inclusione attiva (SIA) era rivolto alle famiglie in condizione di particolare fragilità sociale e disagio economico; i benefici del provvedimento in questo caso erano riservati agli italiani, ai comunitari e ai loro familiari, mentre gli extracomunitari erano ammessi solo se titolari del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, per asilo politico e per protezione sussidiaria. L’introduzione di una misura unica nazionale di contrasto alla povertà (REI), introdotto dal decreto legislativo 15 settembre 2017 n. 147, così come modificato dalla legge di bilancio 2018, ha segnato il passaggio in campo nazionale da una misura transitoria ad una misura strutturale. Da quanto si evince dalla relazione, questo progetto di legge si propone di modificare il RES in quanto, a seguito della modifica della misura nazionale, le due misure si possono considerare pressoché coincidenti. Il RES non viene più concepito come misura alternativa alla misura nazionale, bensì misura integrativa che ne rafforza la portata dei residenti. A ben guardare direi piuttosto che la misura del giornale del RES, conclusa una fase sperimentale dai risultati non certo eclatanti, va ad allinearsi alla misura nazionale del REI.

Primo indicatore, con buona pace di quella sinistra che ha difeso in quest’Aula la scelta di istituire una misura pro immigrati, è dato dal fatto che il nuovo RES, adottando la stessa platea di beneficiari del REI, va oggi a limitare la misura assistenziale ai soli cittadini extracomunitari in possesso del permesso UE di lungo periodo. Alcune delle modifiche introdotte, in particolare quella relativa all’individuazione più assennata dei beneficiari, sono sicuramente apprezzabili, anche se di fondo resta poi la tendenza a disattendere tale previsione con l’inserimento di deroghe rispetto alle posizioni esistenti. Emblematico in tal senso è il lasciare la possibilità di lasciar presentare per quasi un mese di tempo domande con i vecchi requisiti, in attesa dell’entrata in vigore della presente legge. Da qui la nostra maggior perplessità rispetto alla legge che oggi andiamo a modificare.

Più per enfatizzare le differenze che ci separano e credendo in un loro recepimento da parte dell’Aula, sono ad illustrare velocemente i quattro emendamenti che abbiamo proposto. Il primo emendamento è teso a ristabilire all’articolo 3, relativo ai beneficiari, dopo il comma 1 un comma tramite il quale si escludono dall’accesso al reddito di solidarietà i nuclei familiari nei quali il richiedente sia stato destinatario di provvedimenti di decadenza dalla misura medesima o da altre prestazioni sociali, ai sensi della vigente normativa in materia di rilascio di dichiarazioni mendaci e uso di atti falsi nei diciotto mesi antecedenti la presentazione della domanda. Questo emendamento che ritengo votabilissimo contiene un elemento di civiltà, peraltro già presente nel vecchio testo, che oggi si va a modificare. Il secondo emendamento è teso a determinante che, ai fini dell’articolo inerente agli obblighi dei beneficiari e le cause di decadenza, non abbia valore alcuna la cosiddetta “residenza fittizia” o “senza dimora”. L’emendamento in realtà vuole stigmatizzare le distorsioni che l’uso di questo strumento, suggerito all’interno del Piano per le povertà che affronteremo più tardi, possa portare per permettere di non perdere i requisiti che la legge imporrebbe di mantenere. Il terzo emendamento invece riguarda le norme transitorie ed è teso ad inibire la possibilità di presentare nuove domande di accesso al RES, basate sui vecchi criteri, tra la data di pubblicazione della presente legge e la data della sua entrata in vigore prevista per il primo luglio 2018. Il quarto ed ultimo emendamento che può sembrare provocatorio, sempre con una modifica delle norme transitorie, va a prevedere che i beneficiari del RES che non posseggono i requisiti per ottenere il REI decadono dal beneficio regionale.

Altro elemento che non convince, anche se su questo ci siamo trattenuti dal proporre emendamenti, è costituito dal fatto che l’articolo 4, comma 1, della vigente legge regionale quantificava in un ammontare massimo mensile di 400 euro per nucleo familiare il RES. Il nuovo testo, così come oggi ci viene proposto, prevede invece che sia la Giunta regionale, sentita la cabina di regia regionale per le politiche sanitarie e sociali e la competente Commissione assembleare, a definire l’ammontare del RES. Come già detto in altre occasioni, l’abitudine ormai consolidata di rendere sempre più vaghi i provvedimenti legislativi, aumentando in essi i margini di discrezionalità che saranno colmati da successivi atti di Giunta, non può che vederci nettamente contrari.

In conclusione, perdonatemi una digressione, ma voglio tornare un attimo sulla questione dei beneficiari per terminare con una battuta. L’articolo 3 del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, al quale il presente progetto di legge si lega per individuare i beneficiari della misura regionale, prevede che i beneficiari del nuovo REI (quindi anche del RES) siano i nuclei familiari che risultano, dal momento della presentazione della richiesta e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, in possesso congiuntamente dei seguenti requisiti di residenza e di soggiorno, ovvero: che il componente che richiede la misura debba essere congiuntamente cittadino dell’Unione o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno, del diritto di soggiorno permanente ovvero cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo e residenti in Italia in via continuativa da almeno due anni al momento della presentazione della domanda. Inutile dire che l’individuazione dei beneficiari di oggi sconfessi pienamente la scelta operata fin qui da questa stessa Amministrazione. A tal fine voglio citare testualmente l’emendamento 1 all’oggetto 3023, ovvero quella che poi diventerà la legge regionale n. 24/2016, a firma del consigliere Foti: «all’articolo 3, comma 1, del presente progetto di legge le parole “di cui almeno un componente sia residente in regione da almeno ventiquattro mesi” sono sostituite, “composti da cittadini italiani o comunitari ovvero familiari di cittadini italiani o comunitari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente ovvero cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo residenti in regione da almeno ventiquattro mesi al momento della presentazione della domanda”»: respinto. Sì, emendamento respinto. Respinto in questa stessa Aula nel corso della seduta pomeridiana di mercoledì 14 dicembre 2016 da questa stessa maggioranza, i cui componenti firmano oggi questo nuovo progetto di legge di modifica della legge regionale n. 24/2016, motivando in relazione la modifica di questo specifico articolo con un laconico «le precedenti norme sono abrogate, in quanto non più adeguate alla situazione normativa attuale». Perdonate la battuta, ma se aveste seguito il suggerimento avanzato allora da Fratelli d’Italia, non soltanto oggi non ci ritroveremmo a modificare questo progetto di legge, ma avreste addirittura preceduto il decreto legislativo n. 147/2017, potendo ancora una volta fregiarvi di essere anticipatori di un provvedimento nazionale.

Ovviamente voteremo conto all’intero progetto di legge tranne all’articolo 5 che voteremo convintamente, riportando quest’ultimo alla medesima dizione proposta da Fratelli d’Italia in sede di prima discussione di questa legge.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Tagliaferri.

La parola alla consigliera Gibertoni.

 

GIBERTONI: Grazie. Torniamo oggi in Aula a discutere un progetto di legge che interviene sulle misure regionali di contrasto alla povertà e per noi sarebbe stato preferibile forse parlare di misure per la riacquisizione della dignità e dell’autonomia, non a caso fin da subito abbiamo messo all’inizio della nostra agenda di proposte e abbiamo contribuito anche a fare in modo che la maggioranza ponesse questo tema in cima alla propria agenda politica: una proposta di legge che facemmo subito nei primi mesi dopo l’insediamento, che era il reddito di cittadinanza regionale, a prima firma mia,  impostato sin da subito – come avevamo già detto in campagna elettorale –, nei primi mesi della legislatura proprio per istituire una misura regionale che potesse ridare quella dignità a chi l’aveva persa, perché non aveva la possibilità di uscire dal dramma della povertà e quindi riacquistare autonomia, riacquistare la possibilità di una autorealizzazione attraverso il lavoro e attraverso l’autosostentamento.

Lo chiamavamo “reddito di cittadinanza”, si chiama così oggi ancora nel nostro programma e nel programma nazionale. Il problema però non era (e non è) il nome, ma l’obiettivo e gli strumenti per realizzarlo, la platea dei destinatari. Dopo quella nostra proposta le forze di governo in Emilia-Romagna hanno avanzato una loro proposta, rispetto alla quale noi ci siamo mossi proprio con l’intento di migliorare un testo che, a nostro avviso, non era sufficiente, senza però arrivare ad un punto che potesse essere di totale soddisfazione. Ci siamo quindi astenuti rispetto alla legge regionale n. 24/2016, perché la consapevolezza era proprio quella di essere davanti ad un intento positivo, ma uno strumento ancora migliorabile, con il rischio quindi che potesse risultare assistenzialistico o che potesse prevalere la parte dell’assistenzialismo limitatissimo, troppo limitato nella platea, povero di strumenti diretti a conferire autonomia soprattutto lavorativa alle persone.

Quella legge regionale si è poi dovuta confrontare immediatamente con rilevanti criticità. Ricordiamo che io, come relatrice di minoranza, avevo già posto il giorno dell’approvazione della legge in Aula il tema che si potesse considerare in forma sperimentale, che si potesse parlare di sperimentalità di una legge che doveva di lì a poco tornare in Aula e confrontarsi con un avvio che effettivamente ha dimostrato di li a poco rilevanti criticità, connesse proprio anche al suo modello, costruito in funzione di un intervento nazionale che effettivamente aveva delle forti carenze: il SIA prima e il REI dopo. Quindi la partenza ha avuto delle criticità, ha avuto delle carenze. Ricordiamo che le cose vanno messe di pari passo e parallelamente anche con una forte ristrutturazione dei Centri per l’impiego: il principale strumento che abbiamo per aiutare le persone a riattivarsi all’inserimento lavorativo. Ora il progetto di legge viene da questa storia e viene da un processo in cui le nostre proposte via via sono apparse motivate, fondate, necessarie, si sono rivelate indispensabili.

Già da tempo avevo invitato la Giunta regionale a riformulare questo provvedimento regionale, rispondendo in maniera adeguata ai bisogni di chi è sotto la soglia di povertà, quindi di prendere come parametro, di avviarsi ad un percorso che prendesse come parametro la soglia di povertà relativa e con una nuova disciplina che prendesse a riferimento la nostra proposta di reddito di cittadinanza, che si basava su quella soglia di povertà relativa e quindi cancellando ogni possibile dubbio rispetto a chi a quelle misure non attribuiva invece quella che, secondo noi, era una indispensabile importanza, relegandola ad un’idea, a nostro avviso in parte sbagliata, di assistenzialismo puro. Quindi spreco di denaro pubblico senza produrre risultati sul piano del superamento dello stato di bisogno. Non era quello l’obiettivo e su questo siamo d’accordo che invece dei miglioramenti sono stati fatti.

Avevo chiesto anche alla Regione di dare la possibilità ai Comuni di incrementare e modificare le risorse e i criteri previsti dal reddito di solidarietà, concedendo così alle singole amministrazioni di adattarli al proprio territorio per migliorare alcuni aspetti della legge. Abbiamo quindi fatto approdare il tema in questa Regione, abbiamo seguito la sua evoluzione, siamo passati da una proposta (la nostra) a cercare di migliorare una proposta (della maggioranza) e anche questo provvedimento che ha subito dei miglioramenti evidenti non è ancora quel provvedimento, che permetterà alle famiglie di superare la soglia di povertà, perché bisogna ancora lavorare molto su un piano di misure di politiche attive del lavoro, collegato all’attuazione delle misure regionali di contrasto della povertà. Però la direzione è quella giusta.

Quando il RES fu approvato abbiamo manifestato tutti i nostri dubbi, ma pensiamo davvero che quello fosse un punto di partenza: era una prima parziale risposta ad un bisogno reale. Le innovazioni che oggi si introducono vanno a colmare in parte quei limiti che avevamo evidenziato in fase di approvazione della legge, in primo luogo quello relativo alla platea dei beneficiari: la soglia di 3 mila euro di reddito di ISEE che limitava moltissimo la platea di chi poteva ricevere il contributo, visto che oggi si può essere poveri anche se si possiede una casa di proprietà, magari guadagnata con il lavoro di una vita. Per questo avevamo proposto di innalzare la soglia di ISEE portandola ad una soglia che si avvicinasse il più possibile al limite della soglia di povertà, 6 mila euro non lo sono, ma vanno in quella direzione, siamo molto più vicini. E poi potenziare lo stanziamento finanziario.

Non si tratta di demagogia, si tratta di un modo diverso di pensare il welfare regionale, visto che già oggi i Comuni, anche grazie a fondi regionali, nazionali e propri, spendono più di 500 milioni di euro l’anno finanziando diversi interventi che potevano e possono essere unificati e razionalizzati, in modo da rendere ancora più efficace l’intervento sul reddito di solidarietà.

Alla luce di queste considerazioni, come abbiamo già detto in Commissione votando a favore gli articoli di questo provvedimento migliorativo, crediamo che sia positiva la riformulazione della normativa regionale sul tema e il nostro voto quindi sarà a favore. Crediamo però che bisognerebbe anche osare di più proprio per rispondere in maniera adeguata ai bisogni di chi è sotto la soglia di povertà con una nuova disciplina che prenda a riferimento la proposta di reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle. Ma non è sulle misure di welfare, non è sul sociale che ci si deve spaccare, bene il contrario. E su questo auspichiamo la massima collaborazione tra il Governo e tutte quelle forze politiche e quegli interlocutori istituzionali che si sono impegnati, hanno voglia di impegnarsi nel dare le risposte più calzanti, più aderenti alle esigenze dei nostri territori, anche nel dialogo costante sulle misure sociali, anche nel dialogo in Conferenza Stato-Regioni. Io credo che questo sia doveroso ed è quello che si aspettano i cittadini a prescindere dal colore politico, perché sono questioni emergenziali, davanti alle quali non ci si può più nascondere o essere distratti.

Quindi la questione dei Centri per l’impiego andrà affrontata, già in parte lo è stato fatto. Durante la discussione della Commissione è emerso che verranno assunte nuove risorse per i Centri per l’impiego che saranno risorse proprio dedicate a questo provvedimento, noi speriamo con rapporti di lavoro stabili, quindi 464 lavoratori, a breve ne saranno assunti altri centoventi. I Centri per l’impiego non mancano né di professionalità né di competenza né di impegno da parte degli operatori, tuttavia è evidente che il rapporto tra il servizio pubblico e il datore di lavoro costituisce ancora una forte criticità. Dai dati ricavati dai rapporti di monitoraggio ISFOL si evince non solo che i parenti e amici sono ancora il principale canale per trovare un lavoro, ma che solo un numero tra il 3 e il 4 per cento degli occupati al momento dichiara di aver trovato un impiego grazie ai centri. Però la criticità è in via di risoluzione, risorse nuove vengono stanziate, la Giunta regionale ha già trovato un progetto di potenziamento dei Centri per l’impiego dove puntare a ridefinire la professionalità dei loro lavoratori, in particolare quelli attivi nelle relazioni con le imprese e sui servizi di incontro tra domanda e offerta, incrementare il numero dei professionisti all’interno dei centri.

Togliamo, sgombriamo il campo da ogni dubbio sul fatto che questo intervento regionale non debba essere un sussidio, ma deve essere un’azione formativa, un’azione di vera riqualificazione da un lato di chi doveva aiutare il cittadino a reinserirsi nel lavoro e non ne ha le risorse o non ne ha al momento la possibilità per carenza della struttura, dall’altro del cittadino che non deve passare in modo passivo attraverso una forma di assistenzialismo o da una forma di assistenzialismo all’altra e quindi ritrovarsi nel giro di poco di nuovo ad essere lasciato solo o ad essere lasciato indietro, ma invece una vera e propria riqualificazione e riformazione che consenta al cittadino di uscire nuovo, di uscire con nuove competenze, di uscire con nuove possibilità da questa misura sociale, che quindi si rivelerebbe a questo punto una misura sociale matura.

Ci auguriamo, quindi, che nella discussione di questo provvedimento in Aula arrivino ulteriori miglioramenti tali da avvicinare il testo sempre di più all’idea di riacquisizione di un’autonomia lavorativa e di dignità, quindi un’autonomia personale, che per noi rappresenta la vera misura di superamento della povertà.

Abbiamo depositato un emendamento che pone il tema all’Aula della soglia di povertà relativa come obiettivo a cui tendere tutti insieme, che credo sia stato accettato e quindi questo ci consente di mettere il provvedimento di oggi nello stesso binario in cui vanno anche i nostri obiettivi nazionali: tendere al superamento della soglia di povertà relativa per poter ridare dignità, per poter ridare autonomia lavorativa.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Gibertoni.

La parola consigliere Taruffi.

 

TARUFFI: Grazie, presidente. Siamo giunti ad una modifica di un progetto di legge, sul quale abbiamo insistito molto e al quale teniamo particolarmente. Devo dire che ho apprezzato le parole della consigliera Gibertoni in ordine alla valutazione di questo provvedimento, d’altra parte – come abbiamo detto in Commissione, come dissi in Aula a suo tempo (nel dicembre del 2016) e anche lungo tutta la discussione che in quell’anno ci portò all’approvazione del testo originario – noi ci potevamo in modo costruttivo e in modo positivo nei confronti delle forze che avessero voluto discutere con noi quel provvedimento, proprio perché consapevoli del fatto che stavamo introducendo un’innovazione importante nella legislazione emiliano-romagnola, introducevamo un principio che prima non esisteva e, come tutti i principi che poi trovano concretezza nella legislazione e soprattutto nell’applicazione reale, sapevamo e abbiamo sempre detto che saremmo stati disponibili a modificarlo qualora le condizioni ce lo avessero consentito. Abbiamo sempre detto non partiamo con la bacchetta magica, sappiamo che potranno esserci delle difficoltà e siamo qui apposta per cercare di risolverli, rivendicando però quello che è stato il lavoro e soprattutto l’intuizione che trae origine da una risoluzione, che depositammo a prima firma dei consiglieri Taruffi e Caliandro, che poi abbiamo firmato insieme come primi firmatari il resto dei provvedimenti, in quella risoluzione impegnavamo l’Assemblea ad approvare la legge sull’introduzione del reddito minimo entro l’anno successivo (eravamo nel 2015 e quindi c’eravamo dati come limite il 2016) e impegnavamo la Giunta a stanziare risorse per finanziare la legge nel bilancio successivo. Ora siccome siamo in un’Aula in cui abbiamo tutti esperienze di che cosa significa presentare le risoluzioni e alle volte sappiamo anche che le risoluzioni, che pure danno indirizzi, non sempre poi trovano applicazione concreta, purtroppo ahimè, in questo caso però dobbiamo sottolineare che quella risoluzione ha trovato una diretta applicazione nel lavoro fatto in modo congiunto con l’Assessorato alle politiche sociali, con la vicepresidente Gualmini e ha portato all’approvazione della legge nel dicembre 2016. In quella discussione ricordo distintamente che dissi più volte che non eravamo appassionati alle dispute nominalistiche, perché sul tema reddito minimo, reddito di cittadinanza, reddito di inclusione non ci interessa la disputa nominalistica, ci interessa la sostanza del provvedimento e la sostanza di quel provvedimento diceva semplicemente una cosa: esiste un reddito, esiste una soglia al di sotto della quale chi vive in Emilia-Romagna ha diritto ad un sostegno economico a condizione che intraprenda un percorso con la pubblica amministrazione di reinserimento e riqualificazione lavorativa per cercare di uscire dalla soglia di povertà. Questo era il cuore di quel provvedimento che aveva altri due elementi fondamentali: l’universalismo, cioè il provvedimento era rivolto indistintamente ai cittadini che vivono in questa regione da almeno due anni e aveva un carattere strutturale, perché le risorse che abbiamo messo a bilancio a partire da quell’anno erano per tutta la durata della nostra legislatura e, nel corso dell’approvazione del bilancio preventivo di quest’anno, nel triennale di quest’anno, abbiamo aggiunto anche l’annualità 2020. Quindi un provvedimento universale e strutturale, due caratteristiche che lo distinguevano in modo significativo da quello che invece era stato un primo abbozzo tentato dal governo Renzi con il sostegno all’inclusione attiva che – lo ricordo – riguardava solo le famiglie con minori a carico.

Ora per entrare ed arrivare al dunque del procedimento che abbiamo oggi qui, ricordo che, quando noi approviamo nel dicembre del 2016 le misure di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito, come recita il testo della legge, e soprattutto quando, a partire dai primi mesi del 2017, quella legge diventa applicativa con l’approvazione dei regolamenti da parte della Giunta e quindi con le prime misure che arrivano effettivamente nelle tasche delle persone che avevano diritto a quel sostegno, ecco che il governo (e siamo a novembre del 2017) allora Gentiloni a quel punto prende letteralmente la linea di cui l’Emilia-Romagna è stata apripista e la trasforma in un provvedimento nazionale, trasformando il sostegno di inclusione attiva nel reddito di inclusione, che ha la caratteristica fondamentale che è quella che abbiamo introdotto noi nella legislazione regionale: l’universalismo. E il governo Gentiloni, l’allora presidente del Consiglio lo ha riconosciuto – come ricordava prima il consigliere Caliandro – in modo plateale, pacifico. Non credo ci siano dubbi sul fatto che quel provvedimento nazionale abbia trovato spunto, radice e abbia preso le mosse da quello che abbiamo fatto qua noi. Ecco che allora, essendo presenti a quel punto due provvedimenti (reddito di inclusione e reddito di solidarietà) che sostanzialmente agivano sullo stessa platea e che sostanzialmente avevano le stesse caratteristiche, poiché abbiamo sempre detto e abbiamo sempre pensato che le duplicazioni amministrative e burocratiche in un Paese che di burocrazia spesso muore, fosse utile riassorbire i due provvedimenti in un unico provvedimento, anche e soprattutto per limitare le indicazioni sia per quanto riguarda il lavoro delle amministrazioni locali che per quanto riguarda l’INPS. E questo oggi facciamo. Nel farlo, però – e anche qui sottolineo l’importanza del provvedimento – allarghiamo in modo significativo la platea a cui ci riferiamo, perché portiamo la soglia di accesso al reddito da 3 mila a 6 mila euro ISEE l’anno e allunghiamo la durata del provvedimento da dodici a diciotto mesi. Quindi non è solo un passaggio burocratico, è un passaggio che ha a che fare anche con l’estensione e l’ampliamento di una misura che, al di là della disputa nominalistica, per noi è sempre stata di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito, quello che stiamo cercando di fare con tenacia dal 2015 ad oggi.

Non si tratta di provvedimenti rivoluzionari o straordinari, come ha in qualche modo voluto canzonare il consigliere Marchetti, ma di provvedimenti concreti, perché esistono già migliaia di persone in questa regione che beneficiano dello strumento che abbiamo messo loro a disposizione e, siccome parliamo di persone che a fine mese arrivano effettivamente con molta difficoltà, perché parliamo di soglie comunque molto basse, io credo che, prima di prendere anche solo lontanamente in giro questo provvedimento, bisognerebbe pensare effettivamente fino in fondo a chi è rivolto e a che cosa sta succedendo a quelle persone che si vedono arrivare per la prima volta probabilmente nella loro vita un sostegno concreto e che forse nemmeno si aspettavano.

Ovviamente con questo provvedimento e con la legge istitutiva nel 2016, non abbiamo risolto i problemi di povertà della nostra regione né abbiamo arginato chissà quale ondata, abbiamo semplicemente incamminato la nostra regione nella strada giusta, questo sì. Abbiamo introdotto un principio legislativo che rimarrà anche dopo di noi, anche finita questa legislatura e io sfido chiunque a modificare o a non finanziare questa legge, a meno che ovviamente le condizioni di povertà non si risolvano, ma io dubito. Quindi penso che il sostegno che oggi noi andiamo a rafforzare, il provvedimento che abbiamo approvato a partire dal 2016 caratterizzerà questa legislatura e rimarrà e segnerà la legislazione regionale anche negli anni a venire e credo che per chiunque amministrerà questa Regione, questo provvedimento rimarrà un punto fermo.

Lo dico anche ai colleghi alcuni del centrodestra, a cui mi sia consentita una battuta, mi pare effettivamente siano un po’ ossessionati dal tema immigrati che in ogni discussione, di qualunque tipo e natura, fanno riemergere come fosse il prisma di rifrazione di qualunque tipo di provvedimento. Abbiamo ricordato più volte che il 70 per cento dei beneficiari del reddito di solidarietà sono cittadini italiani, continuare a parlare del restante 30 per cento come se fosse a parti invertite è un’operazione che oggettivamente non sta in piedi. Posto che, quando dico questo, faccio violenza a me stesso, perché io parto dal presupposto che prima ci siano le persone, a prescindere dal colore della pelle e dalla nazionalità. Prima esistono le persone! So che dire questo oggi non è particolarmente popolare, non aiuta forse a recuperare voti, ma è quello che penso in coscienza e delle volte, nei momenti di crisi, nei momenti di confusione, rifarsi alla coscienza ogni tanto serve. È anche liberatorio perché consente la possibilità di dire a testa alta quello che si pensa, senza dover necessariamente rincorrere un punto o due di percentuale, qualche voto qua che si perde o meno. Alla fine della fiera, siccome siamo legislatori, quando si arriva a casa bisogna sapere, quando si ci si guarda allo specchio, se si è a posto con sé stessi oppure no. Io, nel momento in cui sono primo firmatario di una legge che consente a qualche decina di migliaia di persone che vive in difficoltà di stare leggermente meglio, sento di aver fatto il mio dovere. A prescindere dal fatto che le persone beneficiare di questo provvedimento siano italiane, straniere di qualunque nazionalità, perché sono persone che vivono e lavorano nella nostra regione e aiutano e contribuiscono come noi allo sviluppo della nostra regione. E siccome ogni tanto ai valori fondamentali bisogna fare riferimento, credo che in queste occasioni sia opportuno farlo.

D’altra parte e concludo, senza troppa retorica ovviamente, però immagino, spero e penso che il provvedimento di cui discutiamo oggi, che secondo me prima o poi – e lo vedremo spero presto – sarà effettivamente punto di riferimento anche per il Governo che si è insediato, perché io sono molto curioso e attendo con impazienza di vedere finalmente la proposta nazionale sul tema, di cui tanto si è discusso anche in campagna elettorale, per misurare la distanza tra il provvedimento nazionale che il nuovo Governo assumerà e quello che abbiamo approvato noi qua in questi mesi e sul quale ci siamo impegnati in questi anni. Voglio proprio vedere quella distanza, perché, anche se sto al dibattito che ho sentito qui questa mattina, mi pare che sarà molto difficile trovare qualcosa che metta insieme e d’accordo Movimento 5 Stelle e Lega a livello nazionale. Almeno a sentire il dibattito di questa mattina in quest’Aula.

Chiudo con un’ultima annotazione. Proprio il dibattito di questa mattina mi lascia ancora più amarezza per come sono andate le cose in questi mesi a livello nazionale, perché probabilmente con un po’ meno di egoismo da qualche parte, con un po’ meno di presunzione da qualche parte, forse avremmo potuto evitare di consegnare il Paese alla Lega e avremmo potuto forse tutte insieme, le forze che in qualche modo hanno al loro interno elementi progressisti, dare al Paese un Governo migliore di quello che non abbiamo invece oggi.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Taruffi.

Ci sono altri in discussione generale?

La parola al consigliere Mumolo.

 

MUMOLO: Grazie, presidente. I dati EUROSTAT ci dicono che l’Italia è il Paese che ha più poveri in Europa in valori assoluti. Questi dati non sono una novità, perché anche i nostri dati ISTAT e anche il rapporto della Caritas che vengono pubblicati ogni anno dicono che la situazione purtroppo in Italia è questa. Il 30 per cento delle persone: un italiano su tre. Davanti a questa situazione possiamo sprecare tantissime parole, però forse dovremmo provare a fare qualcosa. Il Governo precedente qualcosa l’ha fatta, il provvedimento c’è stato, ci auguriamo tutti che il nuovo Governo faccia anche meglio, faccia di più, ce lo auguriamo tutti, perché il problema è quello e riguarda tutte le persone, non alcune e indipendentemente da che cosa hanno votato. La Regione Emilia-Romagna ha provato a fare qualcosa anche prima, perché è da un po’ che ci occupiamo di questo tema.

Come ha detto bene il relatore, oggi approviamo l’adeguamento al testo della legge regionale n. 24/2016, con la quale noi abbiamo introdotto il reddito di solidarietà; una misura che è arrivata in un momento storico particolarmente difficile, momento storico in cui c’è una situazione e dati molto preoccupanti rispetto alla povertà in Italia. Qualcuno ha già detto che la crisi economica ha fatto anche emergere nuove tipologie di poveri e questo lo sappiamo tutti, basta guardare le persone che adesso solo le più povere e finiscono in strada. Per strada un tempo, molti anni fa ormai purtroppo, c’erano persone che sicuramente erano molto povere, ma avevano anche altri problemi, normalmente problemi di salute: c’erano persone che avevano problemi di tossicodipendenza, di alcolismo, persone con problemi di natura psichica, oggi in Italia ci sono persone che finiscono in strada e non hanno nessun tipo di malattia, semplicemente sono diventate povere. La povertà riguarda i cassintegrati, i disoccupati, i genitori separati con figli a carico, ma anche persone che un lavoro ce l’hanno, un piccolo lavoro sottopagato, precario, che non consente loro di essere pienamente indipendenti.

Il reddito di solidarietà ha il pregio di essere un provvedimento orizzontale e universale, che tiene insieme politiche attive e passive. L’abbiamo pensato noi in Emilia-Romagna (e adesso anche a livello nazionale è così) come misura temporanea per aiutare le persone ad uscire dalla loro condizione di povertà, affiancando il trasferimento di denaro con altre misure di accompagnamento dei beneficiari, ai quali si richiede, ovviamente nei limiti di quelle che sono le loro possibilità, considerata la condizione in cui si trovano, di essere attivi e quindi misure che riguardano il reinserimento lavorativo, formazione, progetti educativi per i minori, iniziative di inclusione per gli anziani.

Oggi, come ha detto il relatore Caliandro, il reddito di solidarietà è misura integrativa rispetto a quella nazionale, vista l’approvazione del decreto legislativo n. 147/2017 già citato, che elimina i requisiti familiari prima previsti dal SIA (sostegno all’inclusione attiva).

Quali sono le persone che usufruiscono del reddito di solidarietà? Sono persone che sono in una condizione effettivamente molto molto particolare, anch’io non voglio entrare nel merito se si tratta italiani o meno, i dati ci dicono quali sono le persone, almeno in Emilia-Romagna, che usufruisco di questo reddito e – come ha ricordato anche il consigliere Taruffi – parliamo del 70 per cento italiani e del 30 per cento di stranieri. Lo dico anch’io semplicemente per sfatare un mito, perché poi ricordo a tutti quanti che lo straniero in Italia è destinatario di una normativa che stabilisce che il suo permesso di soggiorno non possa essere rinnovato, se non ottiene durante l’anno un reddito superiore alla pensione sociale minima e, di conseguenza, sono tutte persone che non rientrerebbero in questi requisiti, almeno la stragrande maggioranza di queste persone, perché altrimenti, se entrasse in questi requisiti, rischierebbe di non vedersi rinnovato il permesso di soggiorno. Non ci vuole moltissimo a capire una situazione del genere. Detto questo, lo dico solamente per sfatare alcuni miti, perché anche a me non interessa nulla della nazionalità, della provenienza, del colore della pelle di una persona che si trova in stato di povertà, mi interessa cercare di capire se posso fare qualcosa, nei limiti dell’economia, nei limiti delle possibilità che noi abbiamo, per fare in modo quella persona si risollevi da quella situazione e possa intraprendere un percorso di vita diverso, “normale”.

Il reddito di solidarietà richiede il protagonismo di tanti e, nell’attuazione di questa legge, possono giocare un ruolo molto importante sia il terzo settore sia i sindacati, per far conoscere la legge, per accompagnare le persone nel percorso di reinserimento sociale. Un ruolo molto importante lo possono ricoprire le associazioni di volontariato, di cui questa terra per fortuna è molto ricca, associazioni di volontariato che conoscono molto bene il fenomeno perché agiscono sul territorio e che possono davvero fare in modo che questa legge sia effettivamente ed integralmente applicata.

Per l’attuazione del reddito di solidarietà, come per la legge precedentemente approvato sull’inclusione delle persone fragili, è fondamentale anche l’integrazione dei servizi e come Regione cercheremo di fare il massimo per fare in modo che venga sbloccato il turnover agli enti locali, per fare in modo che ci sia la possibilità di assumere un numero sufficiente di figure professionali preparate per attuare queste misure innovative ed introdurre un necessario cambiamento anche culturale.

Chiudo con una frase che ho sentito in uno spettacolo di un noto attore teatrale (Marco Paolini), che ha detto: «Non c’è sfida più bella di quella di non perdere nessuno per strada, di non lasciarlo indietro». Questa frase, almeno il significato di questa frase era inserito nel programma di governo del nostro presidente della Regione Stefano Bonaccini e credo che noi con questa legge, oltre a tutte le altre considerazioni, stiamo cercando di attuare quel programma di governo.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Mumolo.

La parola al consigliere Calvano.

 

CALVANO: Grazie, presidente. La modifica che andiamo a discutere oggi e ad approvare, rispetto allo strumento che abbiamo messo in campo già a partire dallo scorso anno, è una modifica che consente sostanzialmente di rendere coincidenti le platee delle due misure (nazionali e regionali) contro la povertà, pertanto questo progetto di legge prevede che il reddito di solidarietà non sia alternativo alle misure nazionali, ma diventi una misura integrativa che rafforza la portata della misura nazionale di contrasto alla povertà. Quindi in un certo qual modo la Regione Emilia-Romagna, di sua iniziativa, addirittura parallelamente a quello che il Governo aveva cominciato a fare, ha deciso di porre un’attenzione ancor più rilevante nei confronti delle persone più in difficoltà. Nel fare questo, siamo andati parallelamente ai Governi che si sono alternati negli ultimi due anni, abbiamo anticipato la discussione che a breve, brevissimo, partirà in Parlamento su questo tema. Lo dico in particolare ai colleghi della Lega, non so se hanno in mano i telefonini per vedere le prime parole che il presidente del Consiglio entrante, al quale facciamo gli auguri di buon lavoro, dirà, però certamente nel discorso di insediamento al Senato non potrà non mettere in evidenza l’impegno e la promessa già fatta durante la campagna elettorale, da parte in particolare del Movimento 5 Stelle, di un impegno forte per l’introduzione del reddito di cittadinanza. Lo dico al collega Marchetti, perché non vorrei ci rimanesse troppo male, visto il contrasto che noto in quest’Aula rispetto a questa misura.

Mi sono permesso anche di leggere il contratto che Movimento 5 Stelle e Lega hanno sottoscritto a proposito di questa misura. Colgo con favore in quel contratto il fatto che finalmente non si parli più di un reddito purché sia, ma di un reddito che ha finalità di reinserimento sociale e lavorativo delle persone, che è esattamente il principio con cui è nata la misura regionale in Emilia-Romagna, perché in questa terra abbiamo sempre considerato il lavoro non solo un modo per arrivare alla fine del mese (situazione auspicabile per tutte le famiglie), ma soprattutto è anche un modo per essere parte integrante della società, per potersi sentire realizzati, per avere la piena dignità sociale all’interno della nostra società. Poi si leggono altre due cose. Nella prima si fa un riferimento generico al fatto che sia un beneficio nei confronti dei cittadini italiani, poi si dice che quella norma sarà applicabile o che, per essere applicata, necessita dell’autorizzazione da parte dell’Unione europea ad utilizzare il Fondo sociale europeo. Prendiamo atto di queste due dichiarazioni. Sono due dichiarazioni che, lette così, possono apparire innocenti, però in realtà prevedono un contrasto. In sostanza avremo il Governo che andrà a dire all’Unione europea: sul Fondo sociale europeo Il 20 per cento noi lo vogliamo utilizzare per il reddito di cittadinanza (o per come si chiamerà la misura) e lo utilizzeremo nei confronti dei cittadini italiani. Quando andranno in Europa a dirgli questo troveranno una sorpresa. La sorpresa è che in Europa i cittadini italiani, dal punto di vista dei benefici sociali, sono considerati anche i soggiornanti regolari. E li cosa succederà? Cosa farà Marchetti? Non lo so, magari ne parleremo, avremo occasione di parlarne in quest’Aula, però, siccome il diavolo sta nei dettagli, sarà una di quelle riflessioni che da parte dell’attuale compagine di governo composta da Lega e Cinquestelle sarà sicuramente un dibattito che dovranno affrontare. Un dibattito che qua abbiamo superato, ponendo dei paletti, dicendo che dopo due anni che si sta in questa terra, se si rispettano determinate condizioni, si hanno gli stessi diritti che hanno tutti gli altri che vivono su questa terra, in questa regione da quando sono nati.

Poi ho notato un’altra osservazione che ci è stata fatta: che questo strumento (il reddito di solidarietà) che oggi andiamo ad integrare in modo importante e funzionale alla misura nazionale sia partito con qualche mese di ritardo rispetto a quando lo avevamo concepito. Sì, è vero! Del resto è una misura nuova e innovativa, gli uffici tutti, da quelli dei Comuni agli uffici sociali fino arrivare ai Centri per l’impiego, dovevano necessariamente adeguarsi e, con un ritardo di qualche mese, siamo partiti. Quanto ci metterà a partire il reddito di cittadinanza previsto nel contratto, dal momento che (e qui c’è l’ulteriore dettaglio) quel reddito diventerà operativo in Italia solo dopo aver risistemato i Centri per l’impiego e solo dopo aver investito 2 miliardi affinché quei centri siano adeguati alla misura? E badate bene, ritengo assolutamente giusto l’investimento, se il Governo deciderà di farlo, sui Centri per l’impiego e sul loro riassetto, però spero che non si vada a raccontare che quel riassetto avverrà nel momento in cui 2 miliardi vengono iscritti a bilancio. Dal momento in cui verranno iscritti a bilancio al momento in cui poi il riassetto sarà completato passeranno non mesi, passeranno probabilmente anni. E anche su questo avremo modo di confrontarci. Sarà il tempo ad aiutarci in questo confronto. Quello che di certo c’è è che il reddito di cittadinanza al momento è scritto sulla carta, il REI e il reddito di solidarietà dell’Emilia-Romagna sono un fatto concreto. E non lo sono da poche settimane, ma lo sono ormai da due anni.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Calvano.

La parola al consigliere Bertani.

 

BERTANI: Grazie, presidente. «Nessuno deve rimanere indietro» era uno dei manifesti con i quali io iniziai la mia attività politica nel 2013, facendo l’attacchino in campagna elettorale. Me lo ricordo bene quel manifesto che attaccavo, perché era quello che mi piaceva di più. «Nessuno deve rimanere indietro» era uno dei principali slogan della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle nel 2013. La nascita e la rivoluzione culturale che è cominciata da quell’epoca. Io penso fossero in pochi nel 2013 a pensare al reddito di cittadinanza, forse le associazioni dell’Alleanza contro la povertà avevano già iniziato una riflessione, ma penso che quella rivoluzione culturale che ha voluto portare il Movimento 5 Stelle si sta svolgendo e sta portando a dei risultati e sta avendo una sua efficacia, perché ci si accorse per tempo che fuori dalle stanze della politica c’era un disagio che stava crescendo. Un disagio dovuto alla crisi economica, ma dovuto probabilmente anche a un modello di sviluppo verso il quale ci stiamo incamminando. Perché, se voi pensate alla robotizzazione del lavoro: io tutte le mattine, venendo su in autostrada, passo davanti a un grande stabilimento che sta costruendo una grande cella frigorifera robotizzata, che sarà una grande vantaggio evolutivo per quella azienda perché sicuramente amplierà fette di mercato, è un investimento produttivo importante. Ma quell’aumento di capacità produttiva non corrisponderà ad un aumento di manodopera, anzi, probabilmente ci sarà una manodopera che sarà di tipo operaio non voglio dire di basso livello, ma che non necessita una grande formazione anche a livello scolastico, che sarà rimpiazzata probabilmente da persone che dovranno fare un percorso di formazione molto più elevato, ma che saranno in numero minore e quindi ci sarà anche un problema di riduzione di richiesta di manodopera. Questo è un esempio, ma il trend a livello globale è quello. Quindi questa riflessione che partì nel 2013 (e che va avanti) io sono contento abbia contaminato tutte le forze politiche.

Quello che ancora manca, quello di cui siamo stati accusati - e ancora sento oggi qualcuno che ci accusa - è che noi volevamo regalare i soldi per stare sul divano. Mi ricordo il presidente Bonaccini quando si parlò per la prima volta di reddito in queste aule, ma qualcuno lo sento ancora oggi. Invece il cuore del provvedimento che presentammo noi, ma che poi abbiamo già presentato anche a livello parlamentare nella scorsa legislatura, è il progetto di attivazione, dove è previsto un percorso di persone che in un periodo della loro vita in cui sono in necessità perché la crisi, perché l’espulsione dal mondo del lavoro, perché quello che sta succedendo ha creato delle sacche di povertà e di bisogno, gli diamo un sostegno per formarsi e reimmettersi nel mondo del lavoro. Per questo è fondamentale – e anche qui abbiamo insistito in Commissione perché questo fosse inserito – la rivoluzione dei Centri dell’impiego. Per come stava parlando Calvano, non capisco perché non l’abbiano fatta nella legislatura precedente la riforma dei Centri dell’impiego, dove, mentre anche lì saltavamo dal provinciale al regionale al nazionale, accentravamo tutto, però non abbiamo qualificato i Centri per l’impiego. E anche qui, parlando di Centri per l’impiego e di Fondi sociali europei Calvano dice “voi volete pagare il reddito con quei soldi lì”. Ma noi Regione intanto abbiamo pagato i Centri per l’impiego con quei soldi lì, che forse non erano proprio adeguati! Come Regione noi abbiamo accettato di pagare parte dei soldi dei Centri dell’impiego con i fondi europei che forse invece andavano destinati in altra maniera. Quindi quei fondi vanno utilizzati, ma vanno utilizzati per la formazione delle persone, perché a quello sono dedicati. Poi in Europa comunque una riflessione sul sostegno in tutti i Paesi per i cittadini in stato di bisogno si sta facendo anche grazie a quello che noi stiamo facendo in Europa.

Alla fine altro argomento, quello del contratto di governo. Certo che nel contratto di governo il reddito c’è e, dalle parole di Calvano, sembra quasi voglia dire “non ce la farete mai”! Io spero che invece come qui noi abbiamo detto “questa norma non è quello che vogliamo noi, ma almeno qualcosa porta avanti” e quindi o con l’astensione o con il sostegno o con gli emendamenti abbiamo cercato di dire “non è quello che vogliamo, ma noi speriamo che funzioni”, ci siamo lamentati del fatto che comunque anche qui è stata approvata in ritardo e ci sono stati dei ritardi, non so se colpa di INPS, non so se colpa dei nostri uffici, però i ritardi ci sono stati, a me dispiace sentire i toni di quelli che dicono “tanto non ce la farete mai”. Come dire “vi auguro di fallire”. Io spero che, anche a livello parlamentare, questo augurio non ci sia, perché io penso che su questa cosa, al di là delle differenze di vedute, quindi del fatto che – come dicono i colleghi della Lega – bisogna stare attenti che non diventi un sostegno e un invito magari ad aumentare la discussione sul tema dell’immigrazione e ad aumentare la frattura sociale che c’è fra il fatto che si dice “io sono italiano e lui è arrivato dopo” e quindi come dobbiamo distribuire questi fondi. Al di là delle differenze di vedute e di come poi si declinerà per evitare anche alcune storture, io penso che dobbiamo decidere insieme che dobbiamo andare in quella direzione. E io rivendico, al di là di dire “siamo stati prima noi, siete stati prima voi”, che questa rivoluzione culturale deriva anche dall’innovazione che certi movimenti hanno portato. Chi si dispiaceva che non c’è stata un’alleanza, un accordo Movimento 5 Stelle e Partito Democratico (mi pare fosse Taruffi), io non penso che sia quello il problema; il problema è che oggi ci sono due forze che hanno ricevuto un mandato di un cambiamento. Quel cambiamento io spero che i nostri parlamentari lo sapranno declinare e spero che su questi temi non ci sia una opposizione e un mettersi di traverso e un augurarsi che non funzioni. Mi auguro che questo provvedimento - mettendo dentro alcuni aggiustamenti che sistemano le storture iniziali – funzioni, in attesa che al più presto possibile si sviluppi quello che sarà il reddito di cittadinanza, che andrà deciso tutti insieme come andrà declinato, ma che spero funzioni, perché è uno di quegli strumenti, assieme ad altri che andranno ripensati, proprio perché il lavoro da qui a vent’anni non sappiamo che cosa sarà e quanto ce ne sarà per tutti... io qui ricordo anche che c’è il progetto di legge del professore Alleva che immagina una soluzione. Non so se sarà quella la soluzione di lavorare meno, magari qualcun altro pensa di tassare il robot invece che di tassare il lavoro umano, ci saranno dei ragionamenti che tutti insieme dovremo fare e che io spero si applico in maniera più veloce possibile, non dicendo “secondo me non ce la farete”.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Bertani.

La parola al consigliere Marchetti Daniele.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. Io sono abituato ad ascoltare l’opinione di tutti, ci mancherebbe altro, però credo che sia opportuno fare qualche replica, soprattutto al consigliere Mumolo e al consigliere Calvano.

Parto proprio dal consigliere Mumolo che ha detto “abbiamo il dovere di sfatare qualche mito”, facendo riferimento alle affermazioni che ho fatto prima durante il mio intervento, quando ho sostenuto che gran parte dei fondi vanno in tasca a nuclei familiari di cittadini stranieri. Il consigliere Mumolo giustamente ha detto che i beneficiari stranieri sono il 30 per cento del totale. Già di per sé questa è un’anomalia, perché la percentuale dei residenti stranieri nella nostra regione è inferiore, ma questa è una valutazione che facciamo noi. Però andiamo a vedere la fetta di risorse che effettivamente va in tasca ai nuclei familiari e cittadini stranieri. Ci sono dei distretti in cui si sfora addirittura il 50 e si arriva al 60 per cento. Il 60 per cento dei soldi che arrivano in quella determinata area finiscono in tasca a famiglie di cittadini stranieri. Ed è questa la cosa che abbiamo denunciato fin dal principio.

Non è che noi abbiamo detto no per partito preso fin dall’inizio e ce ne siamo fregati di tutto l’iter di questo progetto di legge, che ha portato poi all’approvazione di questo strumento. Noi, se vi ricordate, avevamo proposto anche degli emendamenti che ovviamente rispecchiavano la nostra visione, tant’è che avevamo chiesto di innalzare il numero di anni di residenza per beneficiare di questo strumento, per poter poi contestualmente aumentare anche la fascia di reddito per accedere al reddito di solidarietà, perché abbiamo detto più volte che, così impostato, va ad escludere una grossa fetta di popolazione emiliano-romagnola in difficoltà. Non è che, se uno sfora di un minimo del limite che abbiamo previsto noi, navigano nell’oro, perché la fascia di reddito che abbiamo previsto nel reddito di solidarietà è veramente bassa ed è questo che abbiamo sempre denunciato.

Mi rivolgo anche al consigliere Calvano, che ha detto che magari io rimarrò deluso dal Governo che si è appena formato, gli dico molto tranquillamente che noi come Lega abbiamo sempre tenuto una posizione ben precisa, anche qui a livello regionale, che non è mai stata di contrarietà a prescindere, ma abbiamo sempre tenuto una discussione costruttiva sul merito, magari con posizioni che voi non condividete, ma abbiamo sempre proposto la nostra visione con emendamenti e proposte. Tant’è che, dopo la prima discussione, quando venne approvato il testo, anche la vicepresidente Gualmini disse, se non sbaglio sulla stampa, “vedremo poi in futuro se rivedere i parametri”. Cosa che significa e dimostra che non è che non è possibile ricalibrare questo strumento. Noi abbiamo la nostra visione, abbiamo avanzato le nostre proposte, voi avete portato avanti la vostra linea, ma non capisco in che modo il consigliere Calvano – che è un abile oratore – cerchi di ribaltare la frittata spostando tutto sul piano nazionale, quando sa benissimo che sono due cose differenti. Qui c’è stata una discussione a livello regionale, a cui abbiamo partecipato anche noi attivamente con le nostre proposte, dopodiché a livello nazionale ci penseranno le forze di governo a trovare la sintesi e lo strumento adatto per portare avanti questa iniziativa. Poi, mi scusi, consigliere Calvano, ma dopo le esperienze dei vostri Governi che hanno portato in malora questo Paese, non credo proprio che siate nella posizione per dare consigli alle altre forze politiche.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Daniele Marchetti.

La parola al consigliere Sassi.

 

SASSI: Grazie, presidente. Io cercherò di essere molto breve, perché è stato detto molto, direi tutto per quanto mi riguarda, almeno sulla posizione del Movimento 5 Stelle rispetto a questo provvedimento, a questa modifica.

Io ho sempre detto che sono stato molto critico sulla legge approvata in precedenza, per me era una forma di sussidio più che di reddito e ne sono ancora convinto nella forma in cui è stata costruita inizialmente. Ci sono un paio di cose che vorrei dire riguardo agli interventi che ho ascoltato. Uno riguardo all’universalità dello strumento che di universale ha solo la declinazione, ma non le caratteristiche, perché ha sempre avuto talmente tanti paletti che di universale ha ben poco. Ha una caratteristica molto declinata, ma poco sostanziale riguardo a questo tema e quindi è bene che si specifichi questa cosa, perché la ritengo poco corretta dal punto di vista del racconto delle caratteristiche dello strumento.

L’altra cosa invece riguarda un intervento del consigliere Calvano. Una caratteristica in particolare mi ha portato a fare questo intervento. Il testo depositato nella precedente legislatura a livello nazionale del Movimento 5 Stelle non ha mai preteso di dare un reddito basta che sia. Lo ha specificato poc’anzi anche il collega Bertani. Ma, sia a livello regionale che a livello nazionale, si continua a usare questo storytelling, questo modo di raccontare le proposte altrui, come se fossero proposte superficiali e poco attinenti alla operatività o alla volontà di raggiungere un’efficacia concreta e sistemica. Molto attento il consigliere Calvano sul contratto di governo, poco attento sul testo depositato dal Movimento 5 Stelle a livello nazionale nella precedente legislatura, dove tra l’altro si declina anche un aspetto non propriamente legato al reddito, ma legato al salario. Infatti nel testo depositato a livello nazionale era previsto un salario minimo garantito (quello che oggi verrà probabilmente redatto e depositato dal ministro Di Maio), dove si parla di un salario sotto il quale è illegale pagare una persona. Lo stesso tema che adesso a livello nazionale il Partito Democratico sta tentando di portare avanti, almeno a detta del reggente. Questo è giusto per puntualizzare delle cose che dovrebbero essere banali per chi ha capacità di comprensione del testo. Ovviamente non sempre è così, a volte lo si è poco anche in modo strumentale.

Nessuno ha mai pensato di fare un reddito per stare a sedere sulla poltrona a guardare la televisione e a non fare niente. I Centri per l’impiego vanno riformati, ci saranno i tempi, ci saranno i soldi, saranno iscritti a bilancio e poi dopo non si avrà il tempo per farlo. Lo vedremo. Dipenderà come il Governo intenderà portare avanti a livello cronologico questo tipo di azione. Di certo è bene che i Centri per l’impiego diventino non una raccolta di curriculum, ma un’agenzia appetibile per le aziende che alle Agenzie del lavoro oggi non si rivolgono per la maggior parte del tempo, ma vanno sempre sul privato. Per diventare appetibili serve che gli operatori diventino propositivi verso il mercato dell’industria e dell’artigianato, di quelle aziende che vanno cercando professionalità. Questa è una piccola rivoluzione, perché oggi non è così.

Detto questo, non mi dilungo perché le due cose che volevo dire le ho dette, io spero (questo è un sogno che è mio, ma non so quanto realizzabile dal punto di vista dei tempi) che ci troveremo entro la fine legislatura a dover abrogare questa legge, perché quella nazionale sarà entrata in vigore.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Sassi.

La parola al consigliere Calvano.

 

CALVANO: Grazie, presidente. Solo per alcune precisazioni. La prima parte dalla questione europea dell’utilizzo dei fondi europei, perché il punto che ho voluto evidenziare non era se sia giusto o meno utilizzare i fondi europei, che nella contrattazione con l’Europa un Governo è assolutamente nelle condizioni, deve avere assolutamente l’autonomia per poter porre la questione nei tavoli in cui le questioni vanno poste. Io ho evidenziato una possibile incoerenza che, a fronte della richiesta di utilizzo di risorse di carattere comunitario, si voglia poi utilizzare quelle risorse utilizzando regole diverse da quelle previste dall’Unione europea. Ho semplicemente posto questa questione. La risolverete? Bene, per voi. Non credo così bene per il Paese, ma anche su questo avremo modo di capirlo. Quindi il tema non è risorse europee sì/risorse europee no, il tema è coerenza nell’utilizzo di quelle risorse e delle regole con cui quelle risorse vengono generalmente utilizzate.

Seconda questione che mi sta un po’ più a cuore, perché il collega Bertani, probabilmente preso dalla foga che c’è in queste occasioni, in questi dibattiti, avrebbe ricordato che io, poco prima di lui, avrei detto “secondo me non ce la farete” o addirittura “vi auguro di fallire”. Collega Bertani, con il solito atteggiamento che utilizzo riprenderò il mio intervento e lo leggerò, lo faccio ogni volta, quando i servizi dell’Assemblea (che ringrazio per questo) mi mandano l’intervento, perché non ci si rende conto a volte di come si utilizza la lingua italiana e la lettura dell’intervento aiuta a correggersi, però in questo caso io credo quelle parole di non averle mai pronunciate sinceramente. Poi farò la verifica. Non le ho mai pronunciate. E sai perché, Andrea, non le ho mai pronunciate? Perché a una persona o a soggetti che vogliono occuparsi della vita pubblica con le loro idee io non auguro mai di fallire. Mai. Sarebbe sbagliato. Chiunque di voi, chiunque di noi qua dentro penso si occupi della cosa pubblica con l’obiettivo di far star meglio le persone che stanno là fuori. Poi a volte ci si prende, a volte si sbaglia, a volte si fa la cosa giusta e a volte, dopo pochi mesi, bisogna correggerla perché comunque non è più giusta, perché fare politica è questa cosa qui. Quindi credo che sia assolutamente sbagliato attribuire frasi che non hanno nulla a che fare con il nostro modo di far politica agli altri. L’unica cosa che mi preoccupa è che vengano utilizzati stratagemmi retorici per dire che, nel caso in cui le cose non siano andate in porto, “non siamo riusciti a farlo”. È capitato a volte di doversi rimangiare le parole. Consentitemi una battuta per cercare di stemperare un po’ anche il clima, il copyright non è mio, ma è del collega Bessi: mi è capitato sentire il Movimento 5 Stelle dire “uno vale uno”, mi è capitato vedere il Movimento 5 Stelle, nel costruire alleanze, di dire o sostanzialmente arrivare a dire che “uno vale l’altro”. Vorrei che sul reddito di cittadinanza, nell’interesse del Paese, non ci fosse chi fa dei passi indietro. Ho notato, nella lettura del contratto, dei passi avanti, perché nella narrazione esterna non era mai passato il messaggio di un reddito di cittadinanza o di solidarietà o di inclusione collegato alla ricerca del lavoro e ad un progetto sociale, oggi questa cosa è nero su bianco. Nella legge dell’Emilia-Romagna lo è stato fin da subito, nel contratto di governo lo è da qualche settimana, spero lo diventi anche nei fatti e lo diventi nello stesso modo in cui è in Emilia-Romagna. E, se verrà fatto qualcosa in meglio rispetto all’Emilia-Romagna, credo che questa Regione abbia di avere un atteggiamento per il quale non si chiude in una campana di vetro, ma è in grado di aprirsi alle innovazioni e a volte anche anticiparle. In questo caso qualche innovazione l’abbiamo anticipata.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Calvano.

La parola al consigliere Alleva.

 

ALLEVA: Credo che un po’ alla volta si è addensato un consenso generale sia sulla tematica del reddito di cittadinanza o d’inclusione e sia su questa specifica della nostra legge e si possono ovviamente fare varie considerazioni e varie previsioni. Io però vorrei, sottolineando il mio parere comunque favorevole a questa legge, fare una piccola messa in guardia a tutti noi: qual è il punto debole di queste misure, di queste proposte? Il punto debole di queste proposte è che pretendono di essere proattive, cioè collegate con l’inserimento nel mondo del lavoro, ma, arrivati a questo punto, si rivelano molto deboli o proiettate in un futuro estremamente incerto. Mi preoccupa molto pensare che colui il quale ottiene il reddito di solidarietà lo perde dopo diciotto mesi, se non è riuscito a realizzare quell’inserimento lavorativo a cui esso doveva essere finalizzato. Diciotto mesi, poi sei mesi di astinenza, poi forse altri sei. Quindi vi è quasi una colpevolizzazione alla fine della persona, involontaria se vogliamo, ma è così, se non vi è una iniziativa affidabile e forte dall’altro lato. Non vorrei che finissimo come molti Paesi, dove alla fine colui il quale viene aiutato da queste misure proattive ha tre scelte di tre mestieri uno peggiore dell’altro e, se non accetta, perde e viene buttato fuori. Questo è un rischio vero, perché è un rischio del nostro possibile alibi. Noi non diamo reddito, non diamo soldi per stare sul divano, no, ma perché si trovi un lavoro, perché si inserisca nel mondo del lavoro e che cosa utilizziamo, cosa diamo per realizzare l’inserimento nel mondo del lavoro? I soliti – scusate se mi esprimo così, però un po’ le ho studiate queste cose – corsi di formazione. Fin dai tempi (1949) dei cantieri scuola di Fanfani (che non erano poi tanto male) questa è sempre stata l’idea che il disoccupato deve poter essere inserito nel mondo del lavoro attraverso forme varie e che comunque a questo è condizionato poi il permanere dell’indennità. Io non vorrei che qui ci fosse alla fine, senza volere, un atteggiamento o di ipocrisia o di impotenza. Giustamente diceva, ma da un punto di vista diverso, Caliandro: è collegato alla riforma dei Centri per l’impiego per la quale ci vorranno anni. Bene, saranno già passati diciotto mesi, nei quali la persona non ha trovato un inserimento proattivo, non ha funzionato e si ritorna alla casella di partenza.

Io dico semplicemente che coloro che, a livello regionale ma anche e soprattutto ora a livello nazionale, si porranno il problema del reddito di cittadinanza in funzione proattiva – chiamiamola così – ci devono poi dire che cosa vogliono fare veramente dall’altra parte. Io una mia idea ce l’ho e insisto: bisogna trovare dei sistemi che diano una vera prospettiva occupazionale, sistemi di tipo incentivante e contrattuale e che anzitutto creino spazio per nuova occupazione, il che significa una riduzione, per quanto possibile generalizzata e indennizzata, del tempo di lavoro. Altrimenti volere o volare alla fine saremo di fronte a questa alternativa: o dare un reddito di cittadinanza effettivamente parassitario – voglio usare questa brutta espressione – o altrimenti contrabbandarlo per proattivo e alla fine punire coloro che non abbiamo messo in grado di inserirsi effettivamente nel mondo del lavoro. E questa sarebbe una terribile ingiustizia.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Alleva.

Ci sono altri due consiglieri iscritti in discussione generale, la replica del relatore e le conclusioni al dibattito della vicepresidente Gualmini, quindi direi che riprendiamo la nostra discussione nel pomeriggio, dopo lo svolgimento dell’interpellanza.

Vi ricordo, ore 14. Vi ringrazio.

 

La seduta è tolta.

 

La seduta ha termine alle ore 12,56

 

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.

 

Hanno partecipato alla seduta gli assessori:

Patrizio BIANCHI, Simona CASELLI, Raffaele DONINI, Paola GAZZOLO, Elisabetta GUALMINI, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta ai sensi dell’articolo 65, secondo comma del Regolamento interno il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta l’assessore Palma COSTI, la presidente dell’Assemblea legislativa Simonetta SALIERA e i consiglieri Stefano BARGI, Valentina RAVAIOLI e Raffaella SENSOLI.

 

Comunicazioni prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno

 

Sono stati presentati i seguenti progetti di legge:

 

6577 - Progetto di legge di iniziativa della Giunta recante: "Istituzione di nuovo comune mediante fusione dei Comuni di Colorno e Torrile nella provincia di Parma". (Delibera di Giunta n. 761 del 21 05 18)

6578 - Progetto di legge di iniziativa della Giunta recante: "Istituzione di nuovo comune mediante fusione dei Comuni di Baricella e Malalbergo nella Città metropolitana di Bologna". (Delibera di Giunta n. 762 del 21 05 18)

6579 - Progetto di legge di iniziativa della Giunta recante: "Istituzione di nuovo comune mediante fusione dei Comuni di Mezzani e Sorbolo nella provincia di Parma". (Delibera di Giunta n. 763 del 21 05 18)

6586 - Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: “Norme per il diritto all'autodeterminazione, contro le discriminazioni e le violenze determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere”. (28 05 18) A firma dei Consiglieri: Piccinini, Sensoli, Bertani

6601 - Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: "Istituzione di nuovo Comune mediante fusione dei Comuni di Lama Mocogno e Montecreto in Provincia di Modena". (Delibera di Giunta n. 802 del 28 05 18)

6602 - Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: "Disposizioni per la valorizzazione e il potenziamento del Soccorso Alpino dell'Emilia-Romagna". (31 05 18) A firma dei Consiglieri: Rancan, Delmonte, Liverani, Pompignoli, Fabbri, Rainieri, Bargi, Pettazzoni, Marchetti Daniele

 

Sono pervenuti i sottonotati documenti:

 

Interrogazioni

 

6556 - Interrogazione a risposta scritta relativamente ai protocolli intercorsi tra amministrazioni locali, le AUSL e ARPAE per l’eliminazione e lo smaltimento dell’amianto, secondo quanto disposto dalla legge n. 257/1992. A firma dei Consiglieri: Piccinini, Bertani

6558 - Interrogazione a risposta scritta in relazione alla mancanza di mezzi di trasporto pubblici in orario serale, nella tratta Istituto Ortopedico Rizzoli-centro città di Bologna, utili per il rientro del personale al termine del turno. A firma del Consigliere: Galli

6559 - Interrogazione a risposta scritta circa le opere di riqualificazione urbana di un’area nota come spazio Oz, posta in via Stalingrado a Bologna. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri

6562 - Interrogazione a risposta scritta circa la mancanza di un ambulatorio dedicato all'epilessia presso l’Azienda USL di Imola. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

6563 - Interrogazione a risposta scritta circa la dismissione dell'apparecchiatura dedicata all'emocromocitometrico presso l’Azienda Usl di Imola. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

6564 - Interrogazione a risposta scritta circa la procedura per l’assegnazione dei punteggi nella selezione degli interventi di rigenerazione urbana (delibera della Giunta regionale n. 550 del 16 aprile 2018). A firma del Consigliere: Taruffi

6565 - Interrogazione a risposta scritta circa l'epatite C causata dal virus HCV (Hepatitis C Virus) e i tempi di attesa per l’analisi con fibroscan. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Torri

6567 - Interrogazione a risposta scritta in merito ai lavori di adeguamento sismico degli edifici “Stazione” e “Officina personale” del complesso di Piazza Manzoni Modena. A firma del Consigliere: Bargi

6568 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni intraprese dall'Azienda Unità Sanitaria Locale di Piacenza per ottemperare all'obbligo di pubblicità dell’avviso pubblico per l’affidamento del servizio di organizzazione e gestione dell'attività motoria in acqua per pazienti disabili, pubblicato in data 13.09.2017, verificando altresì se l'arco temporale tra la pubblicazione e la scadenza dell'avviso abbia consentito un’effettiva ed ampia possibilità di partecipazione. A firma del Consigliere: Rancan

6569 - Interrogazione a risposta scritta affinché siano verificate presso l’azienda di trasporto pubblico TPER le ragioni della prolungata irreperibilità, da parte degli utenti della città di Bologna, di abbonamenti mensili per la sosta urbana e sia sollecitata la soluzione di tale problematica. A firma del Consigliere: Facci

6570 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e problematiche riguardanti l’erogazione del trattamento di sostegno al reddito, con particolare riferimento alla carta di pagamento elettronica. A firma del Consigliere: Galli

6571 - Interrogazione a risposta orale in commissione circa il recepimento di proposte, avanzate da associazioni venatorie, riguardanti la delibera della Giunta regionale n. 79 del 22 gennaio 2018 in materia di siti di Rete Natura 2000 e zone SIC e ZPS. A firma del Consigliere: Pompignoli

6572 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per tutelare gli alberi monumentali, con particolare riferimento all’esemplare di Roverella sita in località La valle di Ghiozzano, a Brisighella (RA). A firma della Consigliera: Rontini

6573 - Interrogazione a risposta scritta circa la compatibilità di un centro commerciale con le limitazioni derivanti dal Piano di Rischio Aereoportuale relativo a Parma. A firma del Consigliere: Torri

6575 - Interrogazione a risposta scritta circa la ricognizione sulla sicurezza e l’agibilità degli edifici scolastici pubblici regionali, con particolare riferimento all’esposizione ai campi elettromagnetici ed alle risorse destinate all’edilizia scolastica pubblica. A firma del Consigliere: Facci

6576 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per contrastare la diffusione di gang di giovani vandali e criminali, con particolare riferimento alla situazione esistente a Cesena. A firma del Consigliere: Pompignoli

6580 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per garantire la sicurezza e la prevenzione delle infezioni nelle organizzazioni sanitarie (IOS), con particolare riferimento all’Ospedale di Carpi. A firma della Consigliera: Gibertoni

6581 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e problematiche riguardanti i corsi antincendio e di pronto soccorso per gli autisti dei mezzi di SETA, a Modena. A firma del Consigliere: Bargi

6582 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere al fine di prevedere misure idonee alla riduzione dei costi dei medicinali destinati alla cura degli animali d’affezione. A firma della Consigliera: Gibertoni

6583 - Interrogazione a risposta scritta in merito ai ritardi nella consegna dei referti di alcuni esami, riguardanti lo screening per il tumore alla mammella, effettuati presso l’ospedale Maggiore di Bologna. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

6584 - Interrogazione a risposta scritta in merito alla situazione di una bimba di quattro anni del cervese che ha bisogno di insulina anche nelle ore in cui frequenta l’asilo e per sapere se la Giunta ritenga opportuno regolamentare, anche attraverso i necessari raccordi con l'Amministrazione scolastica, la somministrazione di farmaci per i bambini diabetici frequentanti i servizi educativi per l'infanzia che necessitano di somministrazione improrogabile di farmaci in orario scolastico. A firma della Consigliera: Sensoli

6587 - Interrogazione a risposta scritta in merito alle critiche che hanno accompagnato il progetto del rinnovo di piazza della Libertà a Cesena. A firma del Consigliere: Pompignoli

6588 - Interrogazione a risposta scritta in merito alla situazione del Trasporto pubblico locale nelle province di Modena, Reggio Emilia e Piacenza “SETA" dove, negli ultimi due anni, una serie di scioperi con punte di adesione superiori anche al 90% hanno segnalato un grave stato di usura delle relazioni sindacali. A firma del Consigliere: Galli

6589 - Interrogazione a risposta scritta circa la notizia, riportata a mezzo stampa, della possibile chiusura nel Comune di Fontanelice (BO) dell'unico sportello bancario presente sul territorio con evidente preoccupazione per la cittadinanza. A firma del Consigliere: Galli

6590 - Interrogazione a risposta scritta circa le problematiche riguardanti il funzionamento della centrale di produzione elettrica sita nel Comune di Galliera (BO) e il ruolo svolto dall’Agenzia regionale ARPAE in tale contesto. A firma della Consigliera: Piccinini

6591 - Interrogazione a risposta scritta per sapere dalla Giunta regionale quali iniziative ha adottato per la prevenzione ed il contrasto alle truffe dirette alle persone anziane. A firma del Consigliere: Rainieri

6594 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula in merito al convegno promosso dalla Regione Emilia-Romagna "Parenting in domestic violence", tenuto lo scorso 11 maggio, dove la Presidente del Coordinamento Centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna avrebbe espresso giudizi critici e pesanti sull'operato dei Servizi sociali. A firma dei Consiglieri: Tarasconi, Molinari, Boschini, Pruccoli

6595 - Interrogazione a risposta scritta circa la notizia della chiusura della filiale di Fontanelice e per sapere se la Giunta intenda attivarsi con la direzione dell'Istituto di credito affinché riconsideri questa scelta organizzativa che sarebbe deleteria per la popolazione residente, specie quella anziana. A firma dei Consiglieri: Poli, Marchetti Francesca

6596 - Interrogazione a risposta scritta per sapere dalla Giunta regionale se siano stati liquidati i contributi alle Associazioni Pro Loco che hanno presentato entro la data del 31 gennaio la documentazione necessaria e alle quali non sia stata richiesta documentazione integrativa. A firma della Consigliera: Zappaterra

6597 - Interrogazione a risposta scritta per sapere quali iniziative la Giunta intenda intraprendere per fornire ai Comuni dell'Alto Frignano modenese un servizio di automedica e di figure professionali competenti a supporto delle donne in gravidanza e della famiglia, ai sensi della delibera di Giunta regionale n. 44 del 26 gennaio 2009 per l'accreditamento dei sistemi di soccorso. A firma del Consigliere: Bargi

6598 - Interrogazione a risposta scritta per sapere dalla Giunta regionale quale sia il giudizio relativo alla procedura di attribuzione "ad interim" della Responsabilità del dipartimento di Sanità pubblica dell’AUSL di Bologna e, inoltre, quale sia il giudizio relativo alla procedura di attribuzione "ad interim" della Responsabilità di direttore del Servizio tecnico-riabilitativo-infermieristico che gestisce oltre 5.000 lavoratori. A firma della Consigliera: Piccinini

6599 - Interrogazione a risposta scritta in merito all’applicazione della delibera n° 1992 del 21.11.2016, con la quale la Giunta regionale dell'Emilia-Romagna approvava il "Protocollo d'Intesa tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione Emilia-Romagna e la Regione Toscana ai fini del sostegno e della promozione congiunta degli impianti sciistici della montagna tosco-emiliano romagnola". A firma del Consigliere: Facci

6600 - Interrogazione a risposta scritta per sapere se la Giunta intenda valutare una differente e più celere modalità di erogazione dei fondi, devoluti alle associazioni e/o società sportive, anche tramite una suddivisione in tranche. A firma del Consigliere: Rancan

6603 - Interrogazione a risposta scritta per chiedere di attivarsi presso Rai e ministero, affinché si intervenga per adeguare e rendere efficienti i ripetitori esistenti nel territorio della Valle del Savio dove non è presente e completo il servizio di ricezione del digitale terrestre. A firma della Consigliera: Montalti

6604 - Interrogazione a risposta scritta in merito alla notizia relativa alla denuncia di ripetuti comportamenti offensivi ed omofobi nei confronti di un docente di una scuola superiore imolese. A firma della Consigliera: Piccinini

6605 - Interrogazione a risposta scritta per sapere dalla Giunta se siano pervenute osservazioni sul "Piano delle attività estrattive - Variante generale 2017”, adottato dal Comune di Castel Maggiore, ed, eventualmente, quale sia il loro contenuto, inoltre se dette osservazioni siano state controdedotte e si sia concluso il procedimento di approvazione del suddetto Piano o, in caso contrario, quali siano le motivazioni per cui il procedimento non si sia ancora concluso ed, in questo caso, se siano possibili interventi di altre amministrazioni. A firma della Consigliera: Piccinini

6607 - Interrogazione a risposta scritta in merito alla notizia, riportata dalla stampa, secondo la quale il CdA di BolognaFiere vorrebbe proporre la divisione della società in un soggetto gestore del patrimonio immobiliare e in uno gestore delle attività fieristiche. A firma dei Consiglieri: Prodi, Taruffi, Torri, Alleva

6608 - Interrogazione a risposta scritta in merito al tratto stradale della Futa (SP65), transitato da migliaia di veicoli e, a causa dell’alta velocità, molto frequentemente oggetto di incidenti stradali, anche mortali. A firma del Consigliere: Galli

6609 - Interrogazione a risposta scritta in merito a notizie di stampa apparse sulla cronaca locale di Reggio Emilia il 19 maggio 2018 e relative alla situazione di un paziente che si è rivolto per cure urgenti all'Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. A firma del Consigliere: Tagliaferri

6610 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula in merito all’utilizzo di richiedenti protezione internazionale come volontari a supporto degli operatori comunali che gestiscono un centro estivo a Parma per ragazzi disabili under 14. A firma dei Consiglieri: Rainieri, Delmonte

6611 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le trattative con ENEA in merito al potenziamento e al rilancio del centro di ricerche del Brasimone. A firma del Consigliere: Galli

6612 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa la proposta di un nuovo piano industriale di BolognaFiere. A firma dei Consiglieri: Prodi, Taruffi, Torri, Alleva

6613 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le prospettive occupazionali del personale di BolognaFiere a seguito del nuovo piano industriale della società. A firma della Consigliera: Piccinini

6614 - Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa i finanziamenti e i tempi per erogare le risorse ai centri pubblici di formazione professionale. A firma dei Consiglieri: Campedelli, Bagnari, Lori

 

Interpellanza

 

6557 - Interpellanza per sapere quali azioni la Giunta intende mettere in atto per rispondere alle istanze avanzate dall’Ordine dei medici al fine di rimuovere le discriminazioni a danno dei medici di genere femminile. A firma del Consigliere: Gibertoni

 

Risoluzioni

 

6561 - Risoluzione per impegnare la Giunta a sostenere presso gli organismi nazionali preposti, a partire dall'ENEA, la necessità di rilancio del centro del Brasimone, chiedendo che ne vengano utilizzate a pieno le potenzialità e che sia considerato come un ambito prioritario nello sviluppo di attività legate al DTT (Divertor Tokomak Test) e in nuove iniziative e progetti innovativi, e più in generale, in programmi di ricerca e di potenziamento tecnologico dell'Ente. (22 05 18) A firma dei Consiglieri: Caliandro, Serri, Marchetti Francesca, Mumolo, Poli, Iotti, Mori, Paruolo, Cardinali, Zoffoli, Lori, Montalti, Pruccoli, Calvano, Rontini

6585 - Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a regolamentare, anche attraverso i necessari raccordi con l'Amministrazione scolastica, la somministrazione di farmaci per i bambini diabetici frequentanti i servizi educativi per l'infanzia, che necessitano di somministrazione improrogabile di farmaci in orario scolastico, garantendo un approccio omogeneo alla gestione degli interventi su tutto il territorio regionale. (28 05 18) A firma della Consigliera: Sensoli

6593 - Risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad inserire la Via Bibulca e la Via Vandelli quali antiche mete di pellegrinaggio nel progetto "Cammini Emilia Romagna", provvedendo a segnalarle e mapparle sull'apposito sito web. (30 05 18) A firma del Consigliere: Bargi

 

È stata data risposta scritta alle interrogazioni oggetti nn.

6130 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e procedure riguardanti, nei confronti della Regione Emilia-Romagna, il gettito tributario delle tasse automobilistiche. A firma dei Consiglieri: Bignami, Galli

6200 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e procedure riguardanti bandi della Regione Emilia-Romagna. A firma dei Consiglieri: Foti, Tagliaferri

6239 - Interrogazione a risposta scritta circa pareri e istanze riguardanti problematiche relative alla legge urbanistica regionale n. 24, approvata dalla Regione Emilia-Romagna nel 2017. A firma del Consigliere: Bargi

6242 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per tutelare la sicurezza di autisti ed utenti del trasporto pubblico locale, con particolare riferimento alla situazione relativa a SETA ed a Reggio Emilia. A firma del Consigliere: Torri

6243 - Interrogazione a risposta scritta circa l’aggiornamento della L.R. n. 13/2015 alla luce del referendum del 4/12/2016 che ha mantenuto in vita le Province, ma depauperandole di risorse umane e finanziarie, e la revisione della disciplina regionale in materia di fusioni ed unioni di Comuni e di promozione dei relativi percorsi associativi. A firma dei Consiglieri: Pruccoli, Rontini, Tarasconi, Zoffoli, Montalti, Zappaterra, Molinari, Paruolo, Cardinali, Rossi Nadia, Foti, Boschini, Tagliaferri

6245 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per risolvere le problematiche causate al trasporto pubblico, specie ferroviario, dalla riattivazione della frana storica della Maranina nel Comune di Gaggio Montano. A firma del Consigliere: Taruffi

6246 - Interrogazione a risposta scritta circa l’implementazione, in ambito sanitario, di un sistema RIS/PACS unico a livello regionale. A firma del Consigliere: Paruolo

6250 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per eliminare i gravi disagi per l’utenza della linea ferroviaria Mantova-Carpi-Modena. A firma del Consigliere: Campedelli

6251 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per far fronte alle criticità causate dal maltempo nelle aree di alta collina e montagna della Provincia di Forlì-Cesena, ripristinando inoltre la relativa viabilità. A firma del Consigliere: Pompignoli

6252 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per evitare i disagi per l’utenza della linea ferroviaria Modena-Carpi-Mantova. A firma del Consigliere: Torri

6254 - Interrogazione a risposta scritta circa notizie riguardanti il trasferimento degli uffici e del personale del Servizio Territoriale Agricoltura Caccia e Pesca di Parma (STACP). A firma della Consigliera: Gibertoni

6255 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni e problematiche riguardanti la sede e la bandiera di un collettivo bolognese, recante un messaggio di ostilità nei confronti della Polizia. A firma dei Consiglieri: Bignami, Galli

6256 - Interrogazione a risposta scritta circa la necessità che l’ANAS ponga in essere un piano di manutenzione ordinaria e straordinaria della strada SS 12, specie nel tratto che attraversa la Regione Emilia-Romagna. A firma della Consigliera: Serri

6259 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti il non aggiornamento degli oneri di urbanizzazione. A firma della Consigliera: Gibertoni

6260 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per svolgere un censimento regionale dei precari presenti nelle strutture sanitarie pubbliche, e la relativa stabilizzazione. A firma della Consigliera: Sensoli

6265 - Interrogazione a risposta scritta circa le modalità ed i criteri di selezione riguardanti la partecipazione agli eventi riguardanti “Art City Bologna” e “Art City White Night”. A firma dei Consiglieri: Bignami, Galli

6277 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per risolvere questioni riguardanti il trasporto pubblico locale di Modena, Reggio nell'Emilia e Piacenza, con particolare riferimento a SETA. A firma dei Consiglieri: Foti, Tagliaferri

6278 - Interrogazione a risposta scritta circa incarichi e questioni riguardanti l'Istituto Ortopedico Rizzoli. A firma dei Consiglieri: Bignami, Galli

6280 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per risolvere la situazione di carenza di organico del Corpo dei Vigili del Fuoco di Piacenza. A firma del Consigliere: Rancan

6281 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per far fronte ai ritardi nel rilascio dei rinnovi delle nomine delle Guardie Ecologiche Volontarie nella Provincia di Ferrara. A firma del Consigliere: Calvano

6282 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per consentire l’assunzione dei candidati idonei esterni al concorso per 400 vice ispettori dell’ex Corpo Forestale dello Stato. A firma della Consigliera: Piccinini

6283 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni riguardanti la realizzazione di un edificio residenziale, secondo i principi di cohousing, nel Comune di Modena. A firma del Consigliere: Bargi

6286 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per eliminare i disagi per i pendolari e l’utenza della linea ferroviaria Porrettana causati da una frana verificatasi nella zona di Marano. A firma dei Consiglieri: Bignami, Galli

6287 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per far fronte ai disagi, causati dalla frana di Marano a Gaggio Montano, per gli utenti della linea ferroviaria Porrettana, con particolare riferimento alla tutela dei pendolari. A firma del Consigliere: Caliandro

6288 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche e procedure riguardanti l’impianto di incenerimento di rifiuti di Piacenza. A firma del Consigliere: Bertani

6289 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per tutelare l’utenza ed i pendolari della tratta ferroviaria Modena-Carpi-Mantova ed eliminare i relativi disservizi. A firma della Consigliera: Gibertoni

6291 - Interrogazione a risposta scritta circa le iniziative da attuare per valorizzare i Centri per l’Impiego e le relative funzioni. A firma dei Consiglieri: Bertani, Sensoli

6295 - Interrogazione a risposta scritta le azioni da porre in essere per garantire la sicurezza degli utenti del trasporto ferroviario e far fronte ai disagi per gli operatori della Polizia di Stato. A firma della Consigliera: Piccinini

6298 - Interrogazione a risposta scritta circa ritardi riguardanti l’attività di elisoccorso, con particolare riferimento alla situazione esistente nella Provincia di Reggio Emilia ed alla tutela delle zone montane. A firma della Consigliera: Mori

6305 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per sanare la situazione di pericolo e di dissesto causata dal crollo di una scarpata, avvenuto nel Comune di Marzabotto. A firma dei Consiglieri: Bignami, Galli

6306 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per garantire la reale disponibilità del servizio di elisoccorso sanitario, con particolare riferimento ai ritardi verificatisi a Castelnovo né Monti. A firma dei Consiglieri: Bignami, Galli

6307 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni e gli interventi in essere per contrastare la vulnerabilità delle sponde del fiume Nure, con particolare riferimento ai rischi per la relativa circolazione stradale. A firma dei Consiglieri: Foti, Tagliaferri

6308 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per consentire la riapertura del punto nascite di Castelnovo né Monti, con particolare riferimento alle problematiche riguardanti il servizio di elisoccorso. A firma dei Consiglieri: Sensoli, Sassi

6309 - Interrogazione a risposta scritta circa le procedure e le metodologie di analisi riguardanti le emissioni dell’azienda produttrice di ceramiche sita a Borgo Val di Taro, e le azioni da attuare a tutela della popolazione. A firma del Consigliere: Rainieri

6314 - Interrogazione a risposta scritta circa l’estensione dello screening neonatale. A firma della Consigliera: Sensoli

6315 - Interrogazione a risposta scritta circa il riordino dell’assistenza territoriale ed ospedaliera nel Distretto dell’Appennino Bolognese. A firma del Consigliere: Marchetti Daniele

6333 - Interrogazione a risposta scritta circa le modalità di funzionamento dell’Osservatorio sulle fusioni dei Comuni dell’Emilia-Romagna, con particolare riferimento alla qualità dei servizi del Comune di Valsamoggia. A firma dei Consiglieri: Bignami, Galli

6352 - Interrogazione a risposta scritta circa questioni, problematiche e risorse riguardanti la fusione dei Comuni di Bagno di Romagna e Verghereto. A firma del Consigliere: Pompignoli

6381 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni ed i contributi da porre in essere al fine di sostenere l’attività della Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna (FSRER). A firma della Consigliera: Rontini

6442 - Interrogazione a risposta scritta circa iniziative volte a garantire un controllo congiunto da parte dei soci pubblici di BolognaFiere spa attraverso una modifica statutaria o patti parasociali. A firma dei Consiglieri: Bignami, Galli

 

Comunicazione ai sensi del comma 1, lettera m) dell’art. 68 del Regolamento interno:

 

La Programmazione dei lavori dell’Assemblea legislativa, ai sensi dell’art. 16, del Regolamento interno, per il periodo maggio-luglio 2018, è stata approvata nella riunione dei Capigruppo allargata ai Presidenti delle Commissioni assembleari svoltasi in data 31 maggio 2018

 

Comunicazione, ai sensi dell'art. 68, comma 1, lett. k), del Regolamento interno, circa le nomine effettuate dal Presidente della Giunta regionale, tramite l'adozione dei seguenti decreti, dal 04/05/2018 al 31/05/2018

 

DPGR n. 62 del 15/05/2018

Modifica della composizione della Consulta regionale degli studenti istituita con Decreto del Presidente della Giunta regionale n. 13/2008, ai sensi della L.R. n. 15/2007 e s.m.i.

DPGR n. 65 del 23/05/2018

Sostituzione, a seguito del trasferimento dell'ing. Stefano Isler e delle dimissioni del dott. Gaetano Noè di due componenti dell'Osservatorio per l'educazione alla sicurezza stradale della Regione Emilia-Romagna nominati con decreto n. 183/2015.

DPGR n. 72 del 31/05/2018

Modifica della composizione della Consulta regionale degli studenti istituita con Decreto del Presidente della Giunta regionale n. 13/2008, ai sensi della L.R. n. 15/2007 e s.m.i.

(Comunicazioni n. 67 prescritte dall’articolo 68 del Regolamento interno - prot. NP/2018/1335 del 04/06/2018)

 

 

LA PRESIDENTE

IL SEGRETARIO

Soncini

Rancan - Torri