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69.

 

SEDUTA DI MARTEDÌ 27 APRILE 2021

 

(POMERIDIANA)

 

La seduta si svolge in modalità mista (telematica e in presenza)

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

INDI DELLA PRESIDENTE PETITTI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 2813

Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il Governo, nelle sedi istituzionali opportune, perché si adoperi in seno all’Unione Europea, affinché sia accolta per Covid-19 la temporanea eccezione al regime ordinario dell’Accordo TRIPS. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Amico, Piccinini

(Continuazione discussione e approvazione)

 

OGGETTO 2922

Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il Governo italiano affinché, d’intesa con gli altri Paesi dell’Unione Europea, prema sulla Commissione Europea e sugli Organismi sovranazionali per attuare la soluzione più adeguata, facendosene portavoce durante la presidenza del G20, per incrementare la produzione e la distribuzione dei vaccini anti Covid-19. A firma dei Consiglieri: Costa, Rossi, Iotti, Mori, Pillati, Mumolo, Zappaterra, Montalti, Tarasconi, Caliandro, Marchetti Francesca, Costi, Fabbri, Daffadà, Sabattini, Rontini, Bulbi

(Continuazione discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

AMICO (ERCEP)

TARUFFI (ERCEP)

COSTA (PD)

BARGI (Lega)

TARUFFI (ERCEP)

ZAMBONI (EV)

COSTA (PD)

PIGONI (BP)

 

OGGETTO 3193

Risoluzione relativa al Piano Territoriale Metropolitano (PTM). A firma del Consigliere: Mastacchi

(Discussione e rinvio dell’argomento in Commissione)

PRESIDENTE (Rainieri)

MASTACCHI (RCPER)

PARUOLO (PD)

ZAMBONI (EV)

TARUFFI (ERCEP)

MASTACCHI (RCPER)

TARUFFI (ERCEP)

PARUOLO (PD)

TARUFFI (ERCEP)

 

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE (Rainieri)

PICCININI (M5S)

 

OGGETTO 1284

Risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad attivare misure di sostegno per donne e minori vittime di violenza. A firma dei Consiglieri: Rossi, Tarasconi, Costa, Caliandro, Montalti, Zappaterra, Mori, Rontini, Zamboni, Bulbi, Pillati, Bondavalli, Amico, Sabattini, Daffadà, Fabbri, Pigoni, Costi, Mumolo

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Rainieri)

ROSSI (PD)

MORI (PD)

AMICO (ERCEP)

PRESIDENTE (Petitti)

STRAGLIATI (Lega)

BONDAVALLI (BP)

ZAMBONI (EV)

BONDAVALLI (BP)

MALETTI (PD)

PIGONI (BP)

ROSSI (PD)

AMICO (ERCEP)

ZAMBONI (EV)

STRAGLIATI (Lega)

BONDAVALLI (BP)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazioni elettroniche oggetti 28132922 – Rinvio dell’argomento in commissione (oggetto 3193) - 1284

Emendamento oggetto 2813

Comunicazioni ai sensi dell’art. 69 del Regolamento interno

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAINIERI

 

La seduta ha inizio alle ore 14,40

 

PRESIDENTE (Rainieri): Dichiaro aperta la seduta pomeridiana n. 69 del 27 aprile 2021.

Hanno giustificato l’assenza il consigliere Iotti e l’assessore Priolo.

Passiamo, quindi, all’appello.

 

A seguito dell’appello svolto dal Presidente Rainieri risultano presenti i consiglieri:

 

  1. AMICO Federico Alessandro
  2. BARCAIUOLO Michele
  3. BARGI Stefano
  4. BERGAMINI Fabio
  5. BESSI Gianni
  6. BONDAVALLI Stefania
  7. BULBI Massimo
  8. CALIANDRO Stefano
  9. CATELLANI Maura
  10. COSTA Andrea
  11. COSTI Palma
  12. DAFFADÀ Matteo
  13. FABBRI Marco
  14. FELICORI Mauro
  15. GIBERTONI Giulia
  16. LIVERANI Andrea
  17. MALETTI Francesca
  18. MARCHETTI Daniele
  19. MARCHETTI Francesca
  20. MASTACCHI Marco
  21. MONTALTI Lia
  22. MONTEVECCHI Matteo
  23. MORI Roberta
  24. MUMOLO Antonio
  25. OCCHI Emiliano
  26. PARUOLO Giuseppe
  27. PELLONI Simone
  28. PIGONI Giulia
  29. PILLATI Marilena
  30. POMPIGNOLI Massimiliano
  31. RAINIERI Fabio
  32. RANCAN Matteo
  33. ROSSI Nadia
  34. SABATTINI Luca
  35. STRAGLIATI Valentina
  36. TAGLIAFERRI Giancarlo
  37. TARASCONI Katia
  38. TARUFFI Igor
  39. ZAMBONI Silvia
  40. ZAPPATERRA Marcella

 

PRESIDENTE (Rainieri): Con 40 presenti riprendiamo i nostri lavori d’aula.

 

OGGETTO 2813

Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il Governo, nelle sedi istituzionali opportune, perché si adoperi in seno all’Unione Europea, affinché sia accolta per Covid-19 la temporanea eccezione al regime ordinario dell’Accordo TRIPS. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Amico, Piccinini

(Continuazione discussione e approvazione)

 

OGGETTO 2922

Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il Governo italiano affinché, d’intesa con gli altri Paesi dell’Unione Europea, prema sulla Commissione Europea e sugli Organismi sovranazionali per attuare la soluzione più adeguata, facendosene portavoce durante la presidenza del G20, per incrementare la produzione e la distribuzione dei vaccini anti Covid-19. A firma dei Consiglieri: Costa, Rossi, Iotti, Mori, Pillati, Mumolo, Zappaterra, Montalti, Tarasconi, Caliandro, Marchetti Francesca, Costi, Fabbri, Daffadà, Sabattini, Rontini, Bulbi

(Continuazione discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Riprendiamo i lavori. Eravamo alla discussione generale sugli atti 2813 e 2922.

Siamo in dibattito generale.

Consigliere Amico, prego.

 

AMICO: Grazie, presidente.

Quanto tempo mi è rimasto?

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Amico, lei ha quattro minuti.

 

AMICO: D’accordo.

Intervengo per integrare il mio intervento precedente, soprattutto per sottolineare un dato che probabilmente ho passato nella sottolineatura in secondo ordine. Credo che questa questione è legata ai brevetti dei vaccini e alla realizzazione dei vaccini stessi. Ha agevolato gli investimenti pari a 93 miliardi da parte degli Stati, ma richiede effettivamente una necessità, come quella che auspichiamo attraverso la nostra risoluzione di sospensiva del trattamento dei brevetti, almeno fino al termine della pandemia. Investimenti di questa natura, ovviamente, sulla scorta di quella che è stata la necessità di combattere la pandemia, il virus, la diffusione dello stesso e accelerare anche i percorsi di costruzione del vaccino, i test conseguenti e la possibilità di diffonderli fanno sì che nell’arco di un anno siano stati messi a punto.

Poiché la trasformazione anche degli intendimenti del Governo è una trasformazione non sempre immediatamente rispondente alle necessità, sottolineare questo dato dell’investimento così cospicuo da parte dei Governi che hanno destinato alle case farmaceutiche importi così rilevanti per dei prodotti che, altrimenti, da un punto di vista commerciale, probabilmente non avrebbero avuto lo stesso tipo di accelerazione, fa sì che ci si debba interrogare sulla opportunità del mantenimento dello status quo relativo ai brevetti e al diritto di proprietà intellettuale, che con questa risoluzione vorremmo vedere temporaneamente sospeso, non abolito, soprattutto perché riguarda la popolazione nel suo complesso.

Abbiamo letto e abbiamo visto come la nostra difficoltà di approvvigionamento sia tale. È ovvio che, anche per quanto riguarda Paesi che non hanno strutture simili a quelle dell’Europa o a quelle degli Stati Uniti o a quelle del mondo occidentale, l’approvvigionamento sarà ancora più complesso e complicato.

Crediamo che questa sospensiva vada in questa direzione, per consentire di dispiegare potenziale produttivo. È ovvio che non sono neanche indifferenti le altre due strade che ha posto, con la risoluzione abbinata a quella di Coraggiosa, il Partito Democratico. Non credo valga la pena dividersi su questo. Credo vada intensificato ogni sforzo possibile per superare questo stallo, che rischia di andare avanti troppo a lungo e, quindi, rallentare anche i termini della ripresa dalla pandemia, come l’abbiamo conosciuta fino adesso.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri iscritti in discussione generale, passiamo alla discussione generale sull’emendamento.

Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Intervengo sull’emendamento perché mi consente di sottolineare alcuni aspetti che sono stati toccati durante gli interventi dei colleghi nel corso del dibattito, nella prima parte dell’Assemblea. Questo emendamento presentato dalla consigliera Piccinini sottolinea la necessità, da parte della Commissione europea, quindi dei Paesi che ne fanno parte, di sostenere le iniziative dirette ad assicurare lo sviluppo della capacità industriale interna all’Unione europea, ovviamente per quanto riguarda la produzione di vaccini anti-Covid-19, e ovviamente anche sul territorio italiano.

Perché dico che questo emendamento ci consente di tornare su alcune delle osservazioni che sono state fatte dai colleghi durante il corso della mattinata? Perché credo che questo sia un dispositivo che va ad integrare dal nostro punto di vista positivamente, quindi esplicita e migliora il testo che abbiamo presentato, ma toccando un punto, come dicevo, chiave. Il punto chiave è esattamente la possibilità… Lo dirò così. Visto che spesso si parla di sovranità, spesso parliamo di cessione di sovranità o rivendichiamo la sovranità per il nostro Paese su tante materie, credo che questo sia uno degli elementi su cui dobbiamo e possiamo riflettere con più attenzione e questo emendamento ci dà lo spunto, ci dà la possibilità di farlo.

Va da sé che l’Unione europea… Questa discussione l’abbiamo avviata, come ricorderete, due settimane fa, sull’ultimo punto della seduta di due settimane fa, laddove io dissi che c’è un problema superiore a tutti gli altri, che è legato al fatto che in questo momento la possibilità di riaprire le attività, di tornare a una vita diversa da quella che abbiamo conosciuto in questi lunghi mesi e soprattutto la possibilità di salvare vite umane è legata alla disponibilità, alle forniture, alla produzione e alla fornitura di vaccini. Sembra una banalità, ma non lo è, soprattutto nella misura in cui quei vaccini sono stati ottenuti anche grazie a copiosi finanziamenti dal punto di vista della ricerca dell’Unione europea.

Perché dico che questo emendamento ha, dal nostro punto di vista, particolare rilevanza? Perché se è vero che l’Unione europea ha investito in ricerca, ricerca che poi è stata portata a termine da aziende private multinazionali, in questo caso, private però, multinazionali private, che adesso sono nella condizione di dettare sostanzialmente tempi e l’agenda dei Paesi, delle economie e soprattutto di dettare la possibilità dei Paesi di salvare vite. Ecco, l’elemento cruciale, cioè la disponibilità e la possibilità di fornire vaccini, se da un lato è legata al tema dei brevetti che origina la nostra risoluzione e quindi noi partiamo, come è stato anche ricordato, dalla necessità di sottolineare come quello che oggi si presenta come un bene salvavita debba essere slegato da logiche privatistiche di mercato. Quindi, noi diciamo che il brevetto deve essere in questa fase sospeso, perché c’è un elemento che è più importante di tutto il resto, che è la vita umana ovviamente.

Se da un lato diciamo questo, dall’altro questo emendamento integra migliorando il testo perché sottolinea la necessità non solo che, dal nostro punto di vista, come dicevo, si operi la sospensione dei brevetti, si lavori per operare sulla sospensione dei brevetti ma, dall’altro, l’altro elemento fondamentale è la possibilità, barra necessità, che i Paesi dell’Unione europea, l’Unione europea in quanto tale sia nelle condizioni di poter sviluppare, produrre e distribuire, quindi, vaccini in modo autonomo, considerando che, come dicevo anche la volta scorsa, non sarà questione di qualche settimana, qualche mese. Noi avremmo bisogno di vaccini per i prossimi sicuramente mesi, forse anni.

Quindi, un tema cruciale sul quale credo dovremmo continuare a confrontarci anche e soprattutto tenendo in considerazione la necessità da un lato, come dicevo, di sospendere i brevetti, dall’altro di essere autonomi dal punto di vista della produzione, quantomeno a livello dei Paesi dell’Unione europea.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Non ci sono altri in dibattito generale.

Ha chiesto la parola il consigliere Costa.

 

COSTA: Grazie, presidente.

I due emendamenti, la proposta di emendamento avanzata dalla collega Piccinini ci consente, come ricordava il collega Taruffi, di sottolineare alcuni passaggi. Li abbiamo raccontati in sede di dibattito generale, ma nel corso della precedente convocazione. Allora ritengo utile, ai fini del dibattito che stiamo svolgendo, provare a richiamarli e questi emendamenti ce ne offrono l’occasione.

La ricerca attorno ai vaccini contro il Covid rappresenta una esperienza di successo a livello globale, forse una delle poche vere esperienze positive di globalizzazione, nel senso che la ricerca è stata supportata dalla messa in condivisione da ogni parte del mondo di dati e di finanziamenti utili ad arrivare in tempi così brevi a sintetizzare diverse possibilità di vaccino, attraverso i quali incominciare una campagna di vaccinazione, che però non è a livello mondiale.

Se noi andiamo a vedere come vengono realizzati questi vaccini, ci accorgiamo che necessita il processo industriale di realizzazione dei vaccini di una collaborazione internazionale. Pfizer ha accordi con 11 aziende fornitrici europee, Moderna con 4, AstraZeneca con 8, Johnson & Johnson con 4. Ricordo la sede legale di appartenenza di queste grandi marchi farmaceutici: AstraZeneca è anglo-svedese, Pfizer-BioNTech è statunitense e tedesca, Moderna è statunitense, Johnson & Johnson statunitense.

Che cosa ci racconta il fatto che queste aziende che hanno sede magari anche fuori dall’Europa, però hanno necessità di fare accordi con aziende europee per produrre il vaccino? Che nessun Paese può essere autonomo nella realizzazione del vaccino. Non poteva essere autonomo nel percorso della ricerca perché era necessaria la condivisione di informazioni e di dati a livello globale ed è necessario un accordo, sono necessari accordi internazionali per poter avere tutti i passaggi necessari alla produzione dei vaccini garantiti e anche per avere la messa a disposizione degli, passatemi il termine, “ingredienti” necessari alla realizzazione del vaccino stesso.

Ecco, in questo contesto può giocare e deve giocare un ruolo il nostro Paese, l’Italia, che ha alcune eccellenze che insistono, tra l’altro, anche sul territorio regionale, che già adesso sono pienamente impegnate e coinvolte nella produzione delle dosi. Ci sono alcune aziende che sono leader mondiali nel passaggio dell’infialazione, ad esempio. Ci sono altre aziende che possono con la loro tecnologia garantire altri passaggi di realizzazione del vaccino.

ReiThera, ad esempio, che è un’azienda italiana che sta sviluppando uno dei due vaccini la cui ricerca è più marcatamente italiana, sempre sulla stessa tecnologia di quella utilizzata da AstraZeneca e da Johnson & Johnson, già al momento potrebbe utilizzare parte dei propri macchinari per integrare la produzione di queste due grandi aziende e quindi aumentarne la capacità.

Ecco perché l’idea che sta dentro i due emendamenti di integrare la risoluzione dei colleghi Taruffi e Amico, richiamando il ruolo che l’Italia e che, in particolare, anche la nostra Regione o meglio le aziende che insistono sul territorio regionale potrebbero maggiormente sviluppare dentro alla situazione attuale di produzione di vaccini, io ritengo che sia assolutamente necessaria.

Da questo punto di vista, l’Italia ha del resto già giocato un ruolo da protagonista anche nella fase della ricerca e il Governo italiano stesso è impegnato, attraverso tavoli che sono stati aperti presso il ministero, nella condivisione di percorsi che possano coinvolgere le aziende italiane e farle entrare maggiormente dentro la produzione di dosi di vaccino, che sono assolutamente necessarie.

Mi piace citare quello che ha detto l’amministratore delegato di Lachifarma, un’azienda che ha sede in Puglia, che dice: “Noi entro fine anno potremmo essere pronti, perché abbiamo sufficiente tecnologia dentro la nostra azienda per produrre i vaccini. Quello che ci serve sono accordi con chi ha i brevetti”. Quindi, il ruolo del Governo italiano, che deve essere giocato e che può essere giocato affinché si raggiungano accordi tra le aziende in grado di garantire l’aumento della produzione.

L’emendamento proposto dalla collega Piccinini credo vada assolutamente sposato, perché ci aiuta a definire meglio questo passaggio, che stava comunque in entrambe le risoluzioni.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Bargi.

Se non ci sono altri interventi in dibattito generale sull’emendamento, passiamo alle dichiarazioni di voto.

Consigliere Taruffi.

 

(interruzione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Okay.

Passiamo alle dichiarazioni di voto congiunte sull’emendamento e sulle risoluzioni.

Consigliere Bargi, prego.

 

BARGI: Io intervenivo in dichiarazione di voto. Ho avuto un tracollo del sistema informatico e non ho potuto seguire questo pezzo qui. Non capivo a che punto eravamo. Se siamo in dichiarazione di voto, mi scuso per non aver seguito gli altri interventi. Riparto da dove ero rimasto, quindi dagli interventi prima della pausa, in particolare quello della consigliera Zappaterra, che ha identificato in maniera perfetta il cuore della risoluzione del Partito Democratico, quindi di fatto ha confermato le posizioni da me espresse prima della pausa.

Diceva la consigliera: “Mi vien da ridere rispetto alle considerazioni del consigliere Bargi”. Meno male che ride, perché fossi in lei sarei imbarazzata. Se dovessi presentare una risoluzione, come l’ha definita lei, che non indica nessuna strada, capirei che forse c’è qualcosa che non va nelle modalità in cui noi andiamo a votare un atto di indirizzo che ha lo scopo di indirizzare in questo caso la nostra Giunta regionale ad avere una posizione. Intanto la prende l’Assemblea, tramite la risoluzione, ed è una cosa fondamentale prendere posizione quando ci sono scelte politiche. Dopo dà forza a un atto che dovrebbe esercitare la nostra Giunta presso il Governo e presso l’Unione europea.

Ribadendo il concetto di cui abbiamo già discusso ampiamente in mattinata, la risoluzione che viene presentata dal collega Taruffi prende una posizione netta e chiarisce la strada da seguire, ovvero una moratoria sui brevetti intellettuali, così come richiesta anche in campo internazionale da Paesi come l’India e il Sudafrica, per raggiungere i risultati poc’anzi espressi dagli interventi di tutti i consiglieri. Però, quella è la strada, perché nella risoluzione del Partito Democratico invece vengono presentate tre possibilità, possibilità che esistono […]; possibilità e strade che possono già essere intraprese, ma in particolare se ne evidenzia una, cioè quella che prevede una deroga agli accordi TRIPS, ma dietro il pagamento di royalties, detrazioni che vengono date in quella risoluzione che non impegna a fare niente, però dà queste tre strade nel suo corpo, tra cui c’è anche la moratoria espressa dalla risoluzione a prima firma Taruffi. Quella che viene un po’ favorita è questa. Quindi, dietro il pagamento di royalties. Non ho capito bene se questa strada sia da perseguire e che possa essere utile per i Paesi a basso reddito, che comunque si troverebbero in una difficoltà economica alla quale non saprebbero far fronte che probabilmente ricadrebbe su di noi, mi viene da dire, andiamo a pagare noi fondamentalmente…

Secondo me, non è quella la strada. Quindi, io non voto una risoluzione in cui voi lasciate aperta una strada che non è quella che noi riteniamo quella più opportuna.

Tra l’altro, mi sembra assurdo che possiate votare sia una risoluzione, come quella del consigliere Taruffi, che prevede di imboccare una delle vostre tre strade più una risoluzione generica in cui non imboccate alcuna strada.

C’è un controsenso, un corto circuito mentale in questa operazione che non riesco bene a identificare. Quindi, ribadisco le posizioni che abbiamo espresso in mattinata. Voteremo la risoluzione del collega Taruffi, voteremo l’emendamento Piccinini di cui abbiamo già parlato oggi e bocceremo, invece, con un voto contrario la risoluzione del Partito Democratico.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Per le ragioni che adducevo prima, nel corso del dibattito generale sull’emendamento, va da sé che il voto del nostro Gruppo sull’emendamento a prima firma Piccinini sarà un voto favorevole. Ovviamente, poiché l’abbiamo presentata, sosterremo anche con un voto favorevole la risoluzione a prima firma mia insieme al collega Amico e alla collega Piccinini, risoluzione che, come abbiamo avuto modo di illustrare nel corso del dibattito cui facevo riferimento prima nella precedente seduta dell’Assemblea, aveva e ha l’obiettivo di portare in questa sede e da questa sede ci auguriamo, di nuovo, anche, in virtù dell’impegno che chiediamo alla Giunta, di sottoporre nuovamente, anche attraverso la Conferenza delle Regioni, nell’interlocuzione che sappiamo essere frequente con il Governo, un tema che abbiamo avuto modo di illustrare e sul quale siamo tornati da più parti. Mi fa piacere e colgo almeno in parte positivamente le parole del consigliere Bargi. Come dicevo, abbiamo accolto con piacere una trasversalità, una convergenza su questa nostra iniziativa, su questa richiesta che, ripeto, ha uno scopo molto preciso, quello cioè di sottolineare come, in questa fase, in questo momento e probabilmente non solo in questo momento, ma sicuramente in questa fase e in questo momento, applicare brevetti, continuare ad applicare i brevetti a beni che sono salvavita, e lo vediamo anche e soprattutto, non credo sia un caso tra l’altro che i Paesi dai quali è arrivata la richiesta più forte di sospensione di brevetti, tra i Paesi che hanno avanzato questa richiesta vi sia l’India. Vediamo oggi le condizioni in cui versa quel Paese. Vediamo i numeri che sono drammatici in India, ma non solo in India. Penso, ad esempio, al Brasile e ad altre zone del mondo.

Sappiamo che abbiamo a che fare con un virus che muta, che produce varianti che sono, ahimè, ancora più pericolose del ceppo originario. Quindi, va da sé che è una battaglia, questa, che non può essere vinta in un solo Paese. Non può essere vinta da un solo Paese, non può essere vinta nemmeno da un solo continente, per quanto grande, importante e avanzato come il nostro.

Abbiamo bisogno di vincere questa partita a livello globale e abbiamo bisogno di dare segnali che siano globali. Quindi, il tema è come affrontare questa fase, che non è nell’immediato e non è per l’oggi, ma è per il domani, perché, ripeto, ribadisco e sottolineo ancora una volta, la necessità di produrre e distribuire vaccini anti-Covid, ci accompagnerà per i prossimi mesi e probabilmente anni. Non si tratta di una battaglia di retroguardia, si tratta di una battaglia né tantomeno di valenza esclusivamente ideologica, ma è una battaglia che guarda avanti e chiede al nostro Governo di farsi portavoce di questa battaglia in nome di un diritto che è quello di tutte le persone che vivono su questa terra e ai Paesi ovviamente, a tutti i Paesi del mondo di poter accedere a questo, che è un bene salvavita, sgravato dall’elemento del brevetto. Lo dicevo e lo sottolineo anche perché non può sfuggire che alcune delle dinamiche che abbiamo visto, anche dal punto di vista comunicativo su questo vaccino o quell’altro vaccino, sull’efficacia, le conseguenze, è particolarmente sgradevole che possa anche solo esistere il dubbio che alcune di queste valutazioni non siano solo frutto di valutazioni scientifiche, ma di anche interessati pareri. Quando due prodotti stanno sul mercato evidentemente corrono il rischio di mettere in contrapposizione l’uno all’altro.

Ecco, siccome noi non possiamo permetterci, in questa fase, di lasciare che la libera mano del mercato produca i propri risultati, abbiamo bisogno di una gestione pubblica dello Stato, degli Stati che in un coordinamento generale produca quello di cui abbiamo bisogno, cioè vaccini per tutti, perché, ripeto, come dicevo all’inizio, questa battaglia non si vincerà in un solo Paese, ma la vinceremo se riusciremo a dare un coordinamento internazionale, un volto nuovo alla globalizzazione, il volto umano della globalizzazione. Abbiamo conosciuto in questi anni il volto che ha portato alla mercificazione, che ha portato all’aumento delle disuguaglianze, abbiamo visto il volto truce del capitalismo, questo dobbiamo dircelo, che ha informato di sé la globalizzazione. Abbiamo bisogno di dare un volto umano alla globalizzazione. Il volto umano è quello di superare, e concludo, presidente, la proprietà intellettuale sui brevetti, perché in questo momento c’è un bene superiore a tutti gli altri che abbiamo chiaro davanti a noi ed è quello di salvare delle vite e salvarle nell’intero pianeta, perché è solo garantendo la sicurezza di tutti che garantiamo anche la nostra sicurezza. Questo vale non solo per i vaccini, ma sicuramente per i vaccini e, attraverso la pandemia, si è reso ancora più evidente, ancora più plastico, ancora più chiaro.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Zamboni, prego.

 

ZAMBONI: In queste ore, mentre noi stiamo discutendo di queste risoluzioni, si stanno moltiplicando gli appelli. L’ultimo è del 25 aprile, un appello intitolato “liberiamoci dai brevetti, appello per un vaccino contro la disuguaglianza e per il diritto universale alla salute”, sottoscritto, tra gli altri, da Carlo Petrini, fondatore delle comunità Laudato Sì, dal giurista Gustavo Zagrebelsky, l’attrice Lella Costa, il sociologo Domenico De Masi. Ho indicato alcuni di questi. È una sensazione condivisa nel Paese a diversi livelli e in diversi ambiti. Questo appello del 25 aprile raccoglie le parole di Papa Francesco, che già più volte ha alzato la propria voce per invitare a una maggiore giustizia sociale anche per quanto riguarda i vaccini contro il Covid-19. Più volte ha ricordato, Papa Francesco, e lo dico da non credente, che non bisogna lasciare indietro i poveri nella lotta contro la pandemia. Quindi, non è un vezzo di qualche Gruppo politico presente in questa Assemblea. Questa è un’esigenza che trova radici in vari ambiti.

Vorrei ricordare anche che, mentre la Commissione europea, a mio parere e a parere di Europa Verde e dei Verdi, vergognosamente si è messa di traverso alla possibilità di de-brevettare i vaccini, proprio all’interno dell’Assemblea parlamentare, invece, si sono alzate voci a favore di questo provvedimento. In maggioranza è stata votata una mozione, che ha avuto più voti a favore che voti contrari, a sostegno del superamento dei brevetti. È stata anche lanciata una campagna, sempre a livello europeo, la campagna “No profit on pandemic - Right to cure” (non si facciano profitti sulla pandemia; diritto alla cura), che sostiene la proposta dell’India e del Sudafrica, che hanno chiesto la sospensione temporanea dei brevetti per i vaccini Covid-19. Il testo di questa petizione, che ha già raccolto decine di migliaia di firme, chiede di garantire che i diritti di proprietà intellettuale, compresi i brevetti, non ostacolino l’accessibilità o la disponibilità di qualsiasi futuro vaccino o trattamento contro il Covid-19.

C’è anche da ricordare che in molti casi la ricerca scientifica è stata cofinanziata con fondi pubblici. Quindi, anche la proprietà e la possibilità di sfruttamento di questi brevetti non dovrebbe essere completamente privatizzata. In ogni caso, come ho detto anche prima, se non ascoltiamo la voce del direttore dell’OMS, che ha detto che va sfruttata la clausola di salvaguardia che permette il superamento della proprietà dei brevetti in caso di emergenza, se non accettiamo il fatto che siamo in emergenza, un’emergenza globale, o ci salviamo tutti da questa o non ce la possiamo fare, lasciando fuori popolazioni come quelle dell’India, un’India che è stata colpita da questa variante, che pare sfuggire anche ai vaccini. Quindi, siamo di fronte a un complicarsi di questa catastrofe sanitaria che dovrebbe far capire anche a chi sta traendo profitti che bisogna correre ai ripari all’insegna della solidarietà. Purtroppo la solidarietà qui ormai si è spenta: 120 persone sono morte nelle acque del Mediterraneo qualche giorno fa. L’Europa lo sapeva, l’Italia lo sapeva, la Guardia costiera libica lo sapeva, tutti si sono girati dall’altra parte e adesso ci saranno da recuperare dei cadaveri. Allora, o invertiamo questo abbassamento dell’etica generale del rispetto per la vita umana o questo rispetto della vita umana diventa la priorità o noi non usciremo nemmeno da questa pandemia. Ci sarà qualche Stato che si salva, ma è successo come con le radiazioni di Chernobyl. Il virus non si ferma alle frontiere, il virus gira, così come giravano le radiazioni derivate dall’incidente di Chernobyl, di cui si ricorda quest’anno, proprio in questi giorni, un triste anniversario.

Pare che l’umanità continui a non capire. Quindi, o mettiamo da parte la logica del profitto, almeno di fronte a una pandemia mondiale o davvero dimostriamo di essere incapaci di abitare il pianeta.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Costa, prego.

 

COSTA: Grazie.

Voglio essere molto chiaro perché alla fine il succo della questione, il nocciolo della questione è molto semplice. Abbiamo bisogno di più dosi di vaccino ad un prezzo inferiore rispetto a quello che costa oggi e che i vaccini vengano distribuiti in maniera equilibrata a livello globale per raggiungere il prima possibile una immunità diffusa. Questo è l’unico traguardo eticamente ed economicamente perseguibile. Su come raggiungerlo si può discutere, ci si deve confrontare. Ci sono diverse opzioni che devono essere dibattute in quelli che sono i consessi istituzionali. Ecco perché è importante che non si pregiudichi la possibilità di confronto a livello internazionale, che però deve essere agita. Ovviamente, non sono tutte uguali queste diverse opzioni che sono sul tavolo, ma è l’importanza di avere un ventaglio di opzioni che ci garantisce l’aumento delle chance di un accordo che sia raggiungibile a livello internazionale e che, quindi, l’obiettivo di ottenere un’immunità diffusa a livello globale il prima possibile possa essere perseguito e raggiunto.

Intanto, però, va generata consapevolezza attorno a questa questione, nelle Istituzioni, come stiamo facendo qui ed ora, come abbiamo iniziato a fare nel corso della seduta precedente, come abbiamo continuato a fare nel corso della seduta odierna, e tra i cittadini, affinché i Governi che dovranno nelle prossime settimane affrontare quel confronto siano sostenuti e indirizzati nelle loro risoluzioni da un’opinione pubblica informata. Ecco l’importanza della mobilitazione per un vaccino “bene comune”, una campagna di raccolta firme a livello internazionale, che è stata portata avanti da diversi Premi Nobel, lo ricordava adesso anche la collega Zamboni, da ex governanti, da associazioni impegnate a livello internazionale, come Emergency e Medici senza Frontiere.

Più di 170 personalità qualche giorno fa, tra cui i nostrani Prodi e Monti, ex presidenti del Consiglio, il Premio Nobel Stiglitz piuttosto che il presidente della Francia Hollande, hanno scritto al presidente Biden, il presidente degli Stati Uniti, per chiedere che gli USA facciano valere il proprio peso politico nel dibattito generale teso ad arrivare alla temporanea sospensione della proprietà intellettuale, e così concedere ai soggetti terzi l’accesso alle tecnologie e alle conoscenze per la produzione delle dosi.

È quella la via maestra. Lo dico molto tranquillamente. La sospensione temporanea della proprietà intellettuale attorno alla tecnologia e al know-how per i vaccini anti-Covid è la via maestra. Ma esistono le subordinate. È la storia che ce lo insegna. A tal proposito, vorrei ricordare a noi stessi, a me per primo, una vicenda di quasi vent’anni fa, che si è svolta a Doha e che credo, se ripercorsa, possa smontare alcune delle obiezioni che ho sentito alla risoluzione in discussione fatte da alcuni colleghi oggi, che ci restituisce il valore del ventaglio di opzioni che sono sul tavolo del dibattito internazionale. A Doha, il fronte sud del Paese, circa vent’anni fa, che allora era guidato dai soliti India e Sudafrica (casualità, proprio come oggi) e dal Brasile, riuscì a far passare la storica dichiarazione che consentì l’arrivo degli antiretrovirali generici nei Paesi poveri, a partire dall’Africa, che era flagellata dall’AIDS. L’escamotage fu principalmente il cosiddetto “utilizzo governativo” della licenza obbligatoria, cioè il secondo istituto che noi richiamiamo dentro la nostra risoluzione. Che cos’è la licenza obbligatoria? È la produzione locale di farmaci senza l’autorizzazione del detentore del brevetto, previo il pagamento di alcune royalties, cioè in determinate circostanze di urgenza conclamata, di emergenza sanitaria, uno Stato può avocare a sé il diritto di requisire, in un certo qual modo, la licenza per la produzione di un vaccino, riconosce parzialmente il valore della proprietà intellettuale che sta in capo al privato, che di quella licenza era titolare, gli paga una sorta di commissione, di pedaggio, di diritto d’autore e però ottiene di poter consentire a soggetti terzi la produzione del vaccino. Quella volta si persero anni preziosi prima che le terapie per l’HIV e l’AIDS raggiungessero il continente e tante (troppe) vite.

Ecco, noi ci troviamo di fronte di nuovo alla stessa situazione. C’è una strada maestra, che però per essere perseguita necessita che a livello internazionale ci sia, in seno al WTO, una larghissima maggioranza di almeno tre quarti dei Paesi membri che la autorizzi, oppure, nel caso in cui non si ottenga la sintesi su quel percorso, ci sono alcuni strumenti che sono in capo agli Stati, come appunto la licenza obbligatoria, piuttosto che costruire accordi tra le aziende che insistono in diversi continenti, sempre con l’obiettivo di aumentare la capacità di produzione di vaccini, di dosi di vaccino anti Covid.

L’Italia – questo è importante – che dallo scorso dicembre presiede il G20 deve giocare un ruolo sullo scacchiere internazionale politico, perché una di queste opzioni diventi l’opzione che ci consenta di fare il prima possibile più dosi di vaccino e che vengano distribuiti in maniera più equa ad ogni latitudine.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in dichiarazione di voto sull’emendamento…

Consigliera Pigoni, prego.

 

PIGONI: Grazie, presidente. Brevissimamente.

Direi che anche noi siamo assolutamente a favore dell’idea di un riequilibrio per quello che riguarda la distribuzione delle dosi di vaccino.

Penso che la consigliera Zamboni abbia fatto un intervento molto importante in dichiarazione di voto per ricordarci, fondamentalmente, che siamo tutti insieme in questa barca: chi forse può permettersi cure e chi no. Il nostro Paese ha una tradizione straordinaria da questo punto di vista e credo che sia stato d’esempio anche a tanti altri Paesi proprio in questo anno così difficile. Voteremo, quindi, favorevolmente sia all’emendamento della consigliera Piccinini sia alla risoluzione che vede come primo firmatario il collega Taruffi, sia alla risoluzione abbinata del collega Costa.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Se non ci sono altri interventi in dichiarazione di voto sull’emendamento e sulle due risoluzioni, passiamo alla votazione.

Mettiamo in votazione l’emendamento numero 1, a firma Piccinini.

La votazione è aperta.

La votazione è chiusa.

 

Presenti 37

Favorevoli 36

Astenuti 0

Contrari 0

 

È approvato.

 

Passiamo ora alla votazione della risoluzione 2813, a firma Taruffi, Amico, Piccinini.

La votazione è aperta.

La votazione è chiusa.

 

Votanti 39

Favorevoli 38

Contrari 0

Astenuti 0

 

È approvata.

 

Passiamo alla votazione della risoluzione 2922, a prima firma Costa.

La votazione è aperta.

La votazione è chiusa.

 

Presenti 38

Favorevoli 25

Contrari 11

 

È approvata.

 

OGGETTO 3193

Risoluzione relativa al Piano Territoriale Metropolitano (PTM). A firma del Consigliere: Mastacchi

(Discussione e rinvio dell’argomento in commissione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo ora alla risoluzione 3193 relativa al Piano Territoriale Metropolitano (PTM) del 20 aprile 2021, a firma del consigliere Mastacchi.

Siamo in discussione generale. Consigliere Mastacchi, prego.

 

MASTACCHI: Parliamo di Appennino, del Piano territoriale metropolitano, della Città metropolitana di Bologna. ma credo che potrebbe essere un precedente che, in cascata, potrebbe toccare anche tutte le ulteriori province della regione Emilia-Romagna. Potrebbe costituire un precedente, a mio parere molto negativo. Personalmente reputo questo provvedimento assolutamente insensato. Stiamo parlando del Piano territoriale, che va a regolamentare le attività sul territorio.

Intanto, di base, parliamo di un provvedimento che si arroga poteri che non ha, che vanno in contraddizione con l’articolo 118 della Costituzione e anche con la riforma del Titolo V. I Comuni è previsto che possano autodeterminarsi sul loro territorio e definire le regole per pianificare, anche perché una caratteristica di questo Piano territoriale è che prevede norme uguali sia nella Provincia dove c’è territorio di pianura, tipo Molinella e zone di questo tipo, e allo stesso modo vengono trattati i territori marginali montani, che chiaramente hanno bisogni e caratteristiche completamente diverse.

Qui entra proprio in campo il fatto che debbono essere i Comuni a sapere quali sono i bisogni del loro territorio, dei loro cittadini. Sappiamo tutti che il nostro Appennino è disseminato di vecchi casali, che sono nella maggioranza composti di una ex casa rurale, ormai quasi nella totalità recuperati e ristrutturati. Di solito al lato c’è anche un ex fienile e stalla. Se dovesse essere approvato questo Piano territoriale, così come adottato dalla Città Metropolitana, questi fabbricati, quindi fienili e stalle, non sarebbero più recuperabili per usi diversi. Quindi, come normalmente è avvenuto in passato, sono sempre stati recuperati per una finalità “urbana”, abitativa. Sono diventati garage, sono diventati cantine e in alcuni casi sono diventati abitazioni. Con l’effetto, chiaramente, che questi bei fabbricati non potranno più essere recuperati. Nessuno li recupererà più e si creerà un abbandono devastante per il nostro territorio. I recuperi fatti in passato dimostrano che in montagna questo è un metodo corretto di ristrutturare il territorio.

Oltre ai cambi d’uso che ho appena citato, saranno vietati anche i recuperi di fabbricati collabenti. In montagna ci sono tanti borghi composti di diverse unità abitative, magari cinque-sei unità abitative, tante volte anche collegate tra di loro. Quindi, già oggi ci sono parecchi borghi parzialmente ristrutturati. Se esistono fabbricati non recuperati classificati “collabenti”, la legge prevede che non possono essere recuperati. Immaginate cosa può succedere se lasciamo un fabbricato collabente, magari collegato ad un altro appena ristrutturato, in abbandono. È lasciato sostanzialmente crollare.

Poi, c’è un altro tema molto importante che viene limitato da questa norma, che è il tema dei piccoli ampliamenti. Nelle case già abitate succede frequentemente che la famiglia cresce e c’è bisogno di costruire un secondo bagno, una camera aggiuntiva, perché la famiglia si allarga, arriva un nuovo figlio, se c’è il figlio che si sposa e deve mettere su famiglia, eccetera. Anche in questo caso sarà vietato, con la conseguenza che, chiaramente, le persone si sposteranno dalla campagna, dalla montagna alla città, creando ulteriore carico urbanistico che va proprio in contraddizione con quelle che sono le norme che la Regione ha appena approvato con la legge n. 24. Quindi, carico urbanistico maggiore, nuove edificazioni e così via.

Sembra il gioco delle tre carte, da una parte abbiamo la Regione che norma con la legge n. 24 e prevede di recuperare l’esistente e di non consumare suolo, dall’altra parte abbiamo la Città metropolitana che vieta il riutilizzo di fabbricati esistenti e scarica tante volte sui Comuni le responsabilità. Quando si parla con il Comune sembra che il problema debba essere risolto in Città Metropolitana. La Città Metropolitana scarica la responsabilità sulla Regione. La Regione dice che i Comuni possono autodeterminarsi, con l’effetto che non si capisce nulla, ma poi nella sostanza tutto rimane bloccato.

C’è la contraddizione con la legge appena approvata, che ha avuto un buonissimo effetto sul 2020 ed è stata rifinanziata sul 2021, che finanzia i giovani per andare in montagna.

Anche in questo caso, se una coppia di giovani vuole prendere un fabbricato da recuperare, chiaramente, non lo può fare. Quindi, anche in questo caso c’è una contraddizione palese.

La contraddizione più grande è rispetto a quanto ha dichiarato il ministro Franceschini pochi giorni fa durante un convegno. Il ministro Franceschini ha annunciato che ha finanziato il recupero proprio di questi fabbricati, che ha definito di valore storico e culturale del nostro Paese, con 650 milioni di euro. Ha messo, mi pare, un miliardo, se non sbaglio, sui borghi. Quindi, da una parte lo Stato incentiva questo e dall’altra, appunto, ci sono limitazioni. Poi, c’è l’aspetto che ho citato all’inizio, dell’incoerenza con la Costituzione e con l’autodeterminazione dei Comuni.

Esistono già sentenze, esistono sentenze della Corte costituzionale, come esistono sentenze con dei precedenti importanti.

Credo sia molto importante una presa di responsabilità da parte della Regione, visto che deve emettere ancora dei documenti, deve emettere ancora il parere motivato del Comitato urbanistico regionale, e con la risoluzione che ho presentato chiedo, appunto, alla Giunta di prevedere nel proprio atto regionale, ancora da emanare, mi risulta, se non è stato emesso in questi giorni, che le misure del PTM in regime di salvaguardia non devono interpretare in senso impeditivo rispetto alla possibilità di recuperare ai fini abitativi edifici siti nelle aree rurali, qualora tale possibilità sia prevista e ammessa negli strumenti urbanistici comunali, quindi di lasciare spazio ancora ai Comuni di autodeterminare le proprie regole, rimarcando pertanto che, ai sensi del combinato disposto fra le norme del Piano all’articolo 4, comma 4, della legge regionale n. 24/2017, per gli interventi diretti in territorio rurale le norme di salvaguardia non si applicano sino all’approvazione del Piano territoriale o, comunque, fino a un periodo transitorio del 31/12/2021, e di adoperare mediante l’atto di cui sopra, ovvero con ogni altra modalità, affinché si determini una modalità radicale di prospettiva delle disposizioni del PTM che sono palesemente in contrasto con la strategia regionale del consumo di suolo a saldo zero, delineata dalla legge regionale n. 24/2017, affinché venga restituita ai Comuni una maggiore flessibilità relativamente all’uso dei propri territori, flessibilità che consente di tenere conto delle caratteristiche geomorfologiche e delle esigenze delle comunità che li popolano, diretta ad ostacolare lo spopolamento del nostro Appennino e ad incentivare il trasferimento di famiglie e di coppie giovani, ottimizzando i servizi che già esistono sul territorio, dando la possibilità di realizzare civili abitazioni con il cambio di uso dei fienili e delle vecchie stalle, di effettuare eventuali ampliamenti fuori dai centri abitati o di recuperare fabbricati collabenti tipici dei nostri borghi, di condividere con le autorità locali che gli strumenti urbanistici vigenti conservino pienamente la loro efficacia e continuino a regolamentare gli interventi sul territorio, sino all’approvazione dei nuovi strumenti urbanistici previsti dalla legge regionale n. 24/2017.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Paruolo, prego.

 

PARUOLO: Buongiorno, presidente. Spero mi sentiate.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Se abbassa un po’ il volume forse è meglio.

 

PARUOLO: Così va meglio?

 

PRESIDENTE (Rainieri): No, un po’ più alto adesso.

 

PARUOLO: Così.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Ottimo.

 

PARUOLO: Va bene?

 

PRESIDENTE (Rainieri): Provi.

 

PARUOLO: Inizio il mio intervento?

 

PRESIDENTE (Rainieri): Lei non ha le cuffie. Per favore.

 

PARUOLO: Sì, le posso mettere, però non credo cambino radicalmente il... Avete un ritorno?

 

PRESIDENTE (Rainieri): Esatto. La sentiamo un po’ metallica. Se si mette le cuffie è meglio.

 

PARUOLO: Adesso non vi sento più io.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Provi.

 

PARUOLO: Mi sente, presidente?

 

PRESIDENTE (Rainieri): La sentiamo benissimo. Prego.

 

PARUOLO: Spero mi sentiate. Mi faccia un segno. Le cuffie non funzionano qua. Questo software non è che dia il meglio di se stesso, devo dire, sinceramente. Auspicherei un ripensamento. Lo dico come membro dell’Ufficio di Presidenza. Poi vedete voi.

Vengo al tema. Il consigliere Mastacchi pone un tema che in realtà...

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Paruolo, la sentivamo meglio prima.

 

PARUOLO: [...] interrogazione che aveva presentato e che aveva ricevuto una risposta analoga dall’assessora Lori nella seduta del 9 marzo.

Voglio iniziare con questa osservazione di tipo metodologico perché capisco che il consigliere Mastacchi, che pone nel suo testo un tema soprattutto riguardante il riutilizzo dei fienili e di altri edifici ad uso agricolo in aree rurali, in realtà, come è dimostrato anche in modo chiaro dall’intervento che ha appena svolto, svolge una critica molto forte rispetto al PTM. Sostanzialmente, attraverso quest’atto chiede a noi di assumere una posizione per farci carico delle sue preoccupazioni relative al PTM e in qualche modo modificarlo.

Voglio iniziare con una nota metodologica. Se il consigliere Mastacchi voleva in qualche modo avviare una discussione e una riflessione, forse avrebbe potuto avviarla in un modo che consentisse un approfondimento. Invece il consigliere Mastacchi ha ritirato, come è suo diritto fare, naturalmente, un’altra risoluzione che aveva calendarizzato per quest’aula e ha inserito questo suo nuovo atto pochi giorni fa. In questi pochi giorni, ovviamente, è difficile che noi possiamo darvi una risposta che sia sostanzialmente diversa dalla risposta tecnica che ha già avuto dall’assessora Lori all’interno del question time che aveva fatto all’inizio di marzo, corroborato da ulteriori pareri tecnici, di cui io sono stato abbastanza inondato, che fondamentalmente riassumo nella frase seguente. Le preoccupazioni del consigliere Mastacchi sono infondate. Questo ci dice la Giunta, questo ci dicono i pareri tecnici.

In particolare, il consigliere Mastacchi cita il parere motivato che deve essere lasciato dal Comitato urbanistico regionale. Qui a me risulta sia stato già rilasciato e che abbia convenuto, appunto, il Comitato urbanistico regionale con la Città Metropolitana, alcune precisazioni e integrazioni che porteranno prima dell’approvazione del Piano alla revisione dell’articolo 1.2 ecosistema agricolo. Ed è la sfida uno delle norme del PTM.

In particolare, dato che la legge regionale n. 24 ha inteso superare l’uso dei parametri degli indici urbanistici in favore di un approccio strategico e valutativo, le disposizioni inerenti agli interventi funzionali all’attività agricola e le relative indicazioni rispetto agli indici fondiari disposti dal PTM rappresentano delle soglie massime di sostenibilità per la realizzazione degli interventi e che tali soglie potranno essere articolate e specificate dai Comuni in sede di PUG sulla base del relativo quadro conoscitivo, ferma restando la necessità per i Comuni di garantire la coerenza con la disciplina strutturale del PTM.

Fondamentalmente rispetto alle preoccupazioni del consigliere Mastacchi, che i Comuni possano essere espropriati di questo argomento, non è questo che ci risulta, perché ho ricevuto ampie rassicurazioni che questo non è. I Comuni continueranno ad avere, ovviamente, la possibilità di intervenire nel dettaglio su questi temi, stando all’interno di una cornice che, per quanto riguarda fienili e altre attività agricole, è quella garantita dalla legge n. 24 della Regione che il PTM ha sostanzialmente ricopiato all’interno dei propri criteri. Quindi, in questo momento non vedo come possiamo assumere un atteggiamento diverso rispetto a quello di respingere la richiesta, peraltro anche un po’ contraddittoria all’interno del suo testo, perché il consigliere Mastacchi invoca maggiore flessibilità e un atteggiamento meno punitivo. Poi, dice che secondo lui il PTM non è coerente con il saldo zero nel consumo di suolo, quindi, in qualche modo chiederebbe un maggiore rigore.

Consigliere Mastacchi, mi sembra che effettivamente un po’ di confusione ci sia, quanto meno nell’atto che lei oggi ci presenta. Soprattutto, ci mette in una condizione in cui fa delle affermazioni apodittiche che è difficile verificare, che ci risultano smentite sia dalla Giunta che da tutti i pareri tecnici. Quindi, appunto, noi respingeremo quest’atto, fermo restando il fatto che se le sue preoccupazioni dovessero risultare fondate, e quindi magari se le sue osservazioni venissero fatte esibendo delle prove che non siano semplicemente l’ansia che possa essere così, quando mi sembra evidente che ci siano molteplici pronunciamenti che rassicurano che le sue preoccupazioni non abbiano in realtà fondamento, se dovessero essere fondate, certamente, se lei ci fa una proposta che ci consenta di approfondire il tema in Commissione, magari anche con le necessarie audizioni e il necessario approfondimento, ci potremmo tornare sopra. Al momento, quello che emerge è che lei abbia l’ansia che questo protagonismo della Città metropolitana, che sicuramente costituisce un elemento di novità… Lei poi ha detto che il tema riguarda anche altre province, io non lo so. Sinceramente credo che il clima generale della sua preoccupazione si inserisca all’interno di una fatica ad adeguarsi al fatto che, all’interno dell’area metropolitana di Bologna, la Città metropolitana giochi un ruolo che, giocoforza, si inserisce tra il ruolo generale di pianificazione della Regione e il ruolo specifico di pianificazione dei Comuni con i loro Piani urbanistici.

Questo ruolo evidentemente potrebbe anche portare delle necessità di adattamento per riuscire ad avere le forme migliori di dialogo, però non è che chiedendo alla Regione di stoppare il PTM lei può pensare di risolvere un problema che, invece, deve essere giustamente risolto al livello del dialogo fra i Comuni e la Città metropolitana. Peraltro, certamente la Regione, la Giunta regionale nello specifico farà un atto di coordinamento tecnico per stabilire le linee guida in merito alla tutela e alla qualificazione paesaggistica e ambientale del territorio rurale e in merito al recupero e alla valorizzazione degli edifici di valore storico, architettonico, culturale e testimoniale. Questo è un atto che verrà effettivamente fatto. Però, non può essere un atto che lei chiede di “usare in modo strumentale” per interrompere l’iter di approvazione del PTM, che ha fatto tutti i suoi passaggi e che ha visto tutte le verifiche anche, appunto, nel dialogo fra Città metropolitana e Comuni.

Se dovesse emergere in futuro che le sue preoccupazioni hanno un fondamento, magari portando le prove del fatto che ci siano dei problemi e non semplicemente evocando timori che, secondo quanto risulta, ripeto, sia dalla Giunta che dai tecnici, non trovano fondamento, a quel punto ci dia la possibilità di approfondire, magari dandoci anche il tempo fisico per poterci guardare, per poter avere quel contraddittorio minimo nelle sedi proprie che consenta di istruire un atto. Se lei si limita ‒ come ha fatto in questa occasione ‒ a cambiare in corsa e a portarci un atto di questo tipo, noi non possiamo che metterci evidentemente ad ascoltare quanto ci dice la Giunta e quanto ci dicono i tecnici, risponderle che non risulta che le sue preoccupazioni siano fondate e che quindi possa procedere l’iter che è in corso senza ulteriori ritardi.

Per questo bocceremo la sua risoluzione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ha chiesto la parola la consigliera Zamboni.

 

ZAMBONI: Grazie, presidente.

Intervengo anticipando il voto contrario di Europa Verde a questa mozione, non perché non sia un tema delicato, questo, ma anche sulla base di molte ragioni, molte motivazioni che ha già illustrato il consigliere Paruolo.

Innanzitutto, anch’io non trovo affatto che questo provvedimento, questa risoluzione abbia ragione, là dove dice che c’è un contrasto tra la legge urbanistica della Regione e il PTM approvato dalla Città Metropolitana. Pur essendo noto che Europa Verde non è certo entusiasta della legge urbanistica regionale, dal punto di vista formale, diciamo così, oltre che sostanziale, il PTM non è in contrasto con la legge urbanistica.

L’altro punto che ci vede contrari all’analisi fatta dal consigliere Mastacchi è il fatto che i Comuni siano espropriati del...

Magari se il consigliere Taruffi andava dopo a parlare. Grazie.

Non ci trova d’accordo l’affermazione che i Comuni sono espropriati dal PTM. I Comuni mantengono il loro diritto di scegliere quali edifici di interesse storico-culturale mettere nelle condizioni di poter essere recuperati, ma lascia, in questo senso, anche la disponibilità al Comune di decidere anche su altre tipologie di edifici. Quindi, questa sopraffazione da parte del PTM non c’è, non è in campo.

Ha ragione il consigliere Paruolo quando dice che o si portano delle prove, anche dopo, in seguito, o temere una cosa che non è prevista negli atti approvati, non ci sta. Quindi, naturalmente come Europa Verde siamo sempre favorevoli a tutti gli interventi che consentano di dare una posizione prioritaria negli interventi alla montagna.

La montagna, come le aree interne, lo sappiamo, è più in difficoltà di altri territori della nostra regione, quindi ha bisogno di una cura e di un appoggio anche maggiore, però questo non può passare attraverso uno stravolgimento urbanistico che, invece, viene denunciato come se fosse il contrario.

Qui si dice che non c’è libertà da parte dei Comuni, la libertà c’è, l’autorità resta nelle loro mani. Io poi devo dire che faccio parte, Europa Verde non io personalmente, di quella parte del mondo politico che ha ritenuto un errore la soppressione delle Province, perché questo livello intermedio di programmazione tra Comuni e Regioni, secondo noi, era fondamentale, perché lo sbriciolamento della programmazione territoriale Comune per Comune da un punto di vista urbanistico e di difesa del territorio, secondo noi, è una sciagura. Lo si vede per esempio in queste settimane con la programmazione di hub e di nuovi poli logistici in tutta la Regione, che da soli occupano quasi la metà di tutti gli ettari di suolo che abbiamo a disposizione nel rispetto della legge urbanistica da utilizzare da qui a trent’anni, al 2050, per stare entro quella soglia massima del 3 per cento. Quindi, lì sì che si vede il danno che deriva alla programmazione territoriale, alla tutela del nostro territorio, alla lotta contro il consumo di suolo. Lì si vede, perché se ogni Comune fa come desidera fuori da un’ottica, da una cornice di programmazione più ampia e di bacino tutto salta. In questo caso, quindi, abbiamo un organo intermedio, la Città Metropolitana, che ha approvato uno strumento che comunque non sopprime la libertà dei singoli Comuni di decidere sugli edifici rispetto ai quali si può intervenire, ma è molto importante, comunque, che ci sia una cornice, perché sennò si dà corso a programmazioni completamente scollegate tra di loro. Allora sì che il tema del consumo di suolo c’è, delle decisioni arbitrarie fuori da un elemento ispiratore e da una cornice unificante.

Per tutti questi motivi, siccome riteniamo che il PTM non abbia né leso la legge urbanistica né espropriato i Comuni, pur indicando, ripeto, una cornice generale, voteremo contro la mozione del consigliere Mastacchi. Tuttavia, come ha già detto il consigliere Paruolo, qualora invece si verificassero manifestamente delle violazioni nel senso paventato dal consigliere Mastacchi, se ne potrà ragionare in Commissione.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Il tema posto dal consigliere Mastacchi attraverso la sua risoluzione è un tema che, come è facile immaginare, non mi lascia indifferente, nel senso che ha a che fare, oltre che ovviamente con la pianificazione e la programmazione urbanistica in generale, segnatamente anche con ricadute e conseguenze che in particolar modo corrono il rischio di addensarsi su una parte del territorio, quello dell’Appennino, a cui, come sapete, sono particolarmente sensibile e alle cui sorti sono particolarmente legato.

Effettivamente prima il consigliere Paruolo ricordava come questa risoluzione sia intervenuta in sostituzione di un’altra, quindi, come abbiamo condiviso come possibilità, anzi come deroga, per la verità, in Conferenza dei Capigruppo ci siamo detti, su richiesta del consigliere Mastacchi, “okay, va bene, accediamo a questa ipotesi”, che di norma, in virtù di accordi che abbiamo seguito solitamente nella Capigruppo all’atto della stesura dell’ordine del giorno, non sarebbe stata possibile.

Faccio questa premessa perché? Perché la risoluzione è arrivata giovedì per il Consiglio di oggi, sappiamo tutti che ci sono tanti temi di cui dobbiamo occuparci, credo che un surplus di riflessione e un elemento di ulteriore verifica prima di arrivare al voto potrebbe essere elemento che aiuta tutti. Anche perché, ad esempio, rispetto alle osservazioni – poi dirò sul merito stretto – contenute nella risoluzione, ricorrendo alla legge n. 24/2017, la legge urbanistica, una legge che in quest’aula, per chi era presente nella precedente legislatura, in questo momento solo il sottoscritto e il presidente, ovviamente... Fu una legge che discutemmo molto, con passaggi molto accalorati, sia in Commissione che in aula. Io fui tra quelli che si opposero a quella legge, perché ritenevamo che non fosse sufficientemente severa nel determinare i limiti di consumo di suolo, per tante ragioni. Quindi, votammo contro quella legge. Fummo tra quelli che votarono contro quella legge e che non hanno mai perso occasione per segnalare la necessità di tornare su quella legge per modificarla secondo quelli che secondo noi erano gli indirizzi da seguire.

Però, all’articolo 36 della succitata legge, laddove ci si occupa del territorio rurale, al comma 5... Nel comma 4 si chiarisce che il PUG individua e disciplina l’edificato sparso o discontinuo non facente parte del territorio urbanizzato. Quindi, è esplicito il riferimento al PUG, che devono redigere ‒ sappiamo ‒ i Comuni dopo la proroga che abbiamo concesso, che quest’aula ha concesso nel luglio dello scorso anno, entro il 31 dicembre di quest’anno.

Quindi, le Amministrazioni comunali, i Consigli comunali disciplinano l’edificato spazio discontinuo non facente parte del territorio urbanizzato. Al comma 5, lo leggo perché credo sia utile provare a capirci su questo punto, si dice chiaramente che il recupero degli edifici non più funzionali all’esercizio dell’attività agricola e di quella ad essa connessa è disciplinato dal PUG, eccetera. “Con riferimento alle diverse caratteristiche”, eccetera. Arrivo al punto, perché è un po’ lungo. Dice: “è sempre possibile allo scopo di conseguire prioritariamente il recupero e la valorizzazione degli edifici di valore storico-architettonico”.

Ancora, nei commi successivi si dice chiaramente: “Per gli edifici con originaria funzione abitativa e per quelli di interesse storico, culturale e testimoniale sono comunque consentiti interventi di recupero ai fini residenziali non connessi con l’esercizio dell’attività agricola”. Va avanti: “per gli edifici con originaria funzione diversa da quella abitativa sono consentiti gli interventi di recupero comprensivi della demolizione e ricostruzione che risultino compatibili con la conservazione”. E poi va avanti con diverse lettere. Ora, siccome l’atto a cui fa riferimento il consigliere Mastacchi è l’atto conseguente a questo, cioè la legge regionale dispone il quadro e poi affida, attraverso anche il lavoro del Piano territoriale metropolitano, la disciplina di una cornice che però è fissata in legge; disciplina che riguarda sia il Piano territoriale metropolitano, quindi la Città Metropolitana, che i Comuni, attraverso il PUG, in quel combinato disposto che nel 2016 abbiamo sentito nominare spesso.

Se le cose che ho detto sono vere e quindi la filiera è questa, è evidente che, ancora una volta, il richiamo ultimo è quello della legge, che mi pare, da questo punto di vista, sia abbastanza chiara. Però, visto che gli elementi di preoccupazione che solleva il consigliere Mastacchi contengono degli elementi di cui mi sento di poter farmi carico, nel senso che effettivamente ci sono elementi interpretativi che necessitano di un surplus di riflessione e che coinvolgono nella triangolazione, che non a caso si conclude con un atto di coordinamento tecnico della Regione, i vari livelli istituzionali e poiché, al netto delle discussioni che facciamo qua dentro, che ovviamente sono importanti, ma sul territorio esistono delle preoccupazioni che sono state espresse anche da sindaci e non solo, ciascuno di noi ha, ovviamente, sul territorio rapporti con gli uffici tecnici pubblici e privati che segnalano alcune perplessità, alcune preoccupazioni, la proposta che mi viene da fare in questa sede è, visto che ci sono degli elementi che possono essere raccolti, elementi di preoccupazione che possono essere raccolti, visto che la legge dall’altra parte mi sembra abbastanza chiara, visto che abbiamo lo spazio per fare un supplemento di riflessione, quello che mi viene da dire è, prima di procedere con il voto, anche in considerazione del fatto che la risoluzione è stata calendarizzata all’ultimo momento, per le ragioni legittime che pure possiamo immaginare, però, insomma, è arrivata all’ultimo momento, mi viene da dire, e faccio appello al consigliere Mastacchi: fermiamoci un secondo, mettiamo in standby la risoluzione, magari riportiamola in un momento ravvicinato prossimo in Commissione, in Commissione III, ambiente e territorio, immagino, e prendiamoci lo spazio da qui a là, tenendo conto che c’è anche un percorso in essere in Città Metropolitana e quindi i tempi sono importanti.

Però, anziché precipitare in un voto oggi, le cui ragioni sono state motivate, in parte, dal punto di vista tecnico dai colleghi che sono intervenuti prima, in particolar modo il collega Paruolo, mi viene da dire: proviamo a prenderci questo tempo. Visto che c’è un interesse comune, ci sono delle preoccupazioni che possono essere raccolte, credo che ci siano degli elementi tecnici che ci possono aiutare, c’è un dispositivo di legge che, seppure non ho condiviso nel suo insieme, in quell’articolo mi pare piuttosto chiaro, anche per dare modo a tutti di fare le proprie verifiche e di dare, quindi, un segnale univoco sul territorio, che è quello che conta, mi viene da dire: fermiamoci un secondo, proviamo a portarla in Commissione e prendiamoci il tempo per fare una riflessione più compiuta.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ci sono altri interventi? Prego, consigliere Mastacchi.

 

MASTACCHI: Quanto tempo ho? Pochissimo.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Un minuto.

 

MASTACCHI: Cerco di essere rapido.

Entrando nella sostanza e partendo dall’ultimo intervento del consigliere Taruffi, che ha citato correttamente la legge n. 24, che io non ho contestato, ma che dice delle cose chiare, poi ha citato quello che possono fare i Comuni, e va bene, sono d’accordo, peccato che in mezzo ci sia una norma già adottata che dice che non si possono recuperare i fienili e le stalle, non si possono fare ampliamenti e non si possono recuperare i fabbricati collabenti. Quindi, dire che io ho delle ansie… Possiamo dire che ho fretta? Sì, ho avuto fretta, perché so che fra pochi giorni questo strumento, assolutamente ideologico, dove si parla di montagna, montagna, montagna, ma poi, quando si va nel concreto, si fanno queste – scusate il termine – porcate, perché queste sono porcate, sta di fatto che, se approvato come oggi, queste tre cose che io ho elencato non si potranno fare.

Quindi, dopo tutte le belle parole che ha detto il consigliere Paruolo, belle fra virgolette, dandomi anche alcuni punti che sarebbero contestabili, ma che non ho il tempo di fare, a mio vantaggio prendo la proposta del consigliere Taruffi, a condizione, però, che ci sia l’impegno a discuterla in fretta, perché il rischio è che questa discussione in Commissione venga fatta postuma, perché fra pochi giorni sicuramente la Città metropolitana calendarizzerà l’approvazione di questo strumento e il rischio è che venga approvato così com’è. Ribadisco ancora una volta per chi non lo avesse capito che, se approvato così com’è, visto che in regime di salvaguardia questo si dice, non si potranno recuperare le stalle e i fienili, non si potranno recuperare i fabbricati collabenti e non si potranno fare ampliamenti. Questa è la sostanza. Poi tutte le parole che sono state dette in burocratese possono anche essere vere, ma la sostanza è questa.

Se abbiamo voglia di disinnescare questo cortocircuito istituzionale, la mia disponibilità c’è, come ha detto giustamente anche Taruffi, finalizzata a risolvere il problema, non a dimostrare che uno ha ragione e l’altro ha torto, e così via. Per cui, la mia disponibilità è condizionata dal fatto che ci siano le tempistiche corrette per poter affrontare le cose nel modo e nei tempi giusti.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Taruffi, un minuto.

 

TARUFFI: Grazie, presidente.

Ovviamente non sono il Presidente della Commissione III, che è la Commissione referente, quindi non posso prendere impegni per altri. Ovviamente, questo sì, sarà anche mia cura e cura del Gruppo che rappresento sostenere la necessità di andare in Commissione nella prima seduta utile possibile. Oggi è martedì. Domani non è neanche calendarizzata, immagino, la Commissione. Penso possa esserci il tempo per andare nella seduta successiva, ovviamente tenendo conto che c’è un Ufficio di Presidenza che deve convocare la Commissione. Ma credo che ci sarà modo e tempo già nelle prossime ore, evitando il voto in questo momento, di procedere alla calendarizzazione, quindi di lavorare su un testo che possa raccogliere gli elementi a cui faceva riferimento il collega Mastacchi, magari in esito alle valutazioni e alle verifiche che richiamavo sull’articolato della legge, che credo sia comunque l’elemento sovraordinato anche rispetto al Piano territoriale che esegue quello che dispone la legge, e non viceversa.

È una discussione che mi piacerebbe fare con calma. Quindi, se siamo d’accordo, ci facciamo carico entrambi, come Gruppi, e guardo anche gli altri colleghi di maggioranza, a partire dalla Capogruppo del Partito Democratico, di fare in modo che questa richiesta possa essere calendarizzata nella prima seduta utile della Commissione competente.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliere Facci, prego.

Consigliere, non la sentiamo.

Consigliere, non la sentiamo.

Ha il microfono spento, sembra dallo schermo. Deve attivare il microfono.

Non la sentiamo comunque. Niente, non riusciamo a fare il collegamento.

Intanto ha chiesto la parola il consigliere Paruolo. Poi, eventualmente, le ridò la parola.

Ricordo al consigliere Paruolo che ha finito il tempo. Se è sull’ordine dei lavori…

 

PARUOLO: Telegrafico, presidente. Grazie.

Solo per accogliere la disponibilità del consigliere Mastacchi al ritiro. Nello stesso tempo, consigliere Mastacchi, diremo al presidente della Commissione di calendarizzarla quando sarà possibile, nel senso che se lei non la vuole ritirare può tenerla serenamente anche in questa seduta e noi altrettanto serenamente gliela bocciamo per le ragioni che ho spiegato.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Consigliere Paruolo, mi scusi, non so se lei ha capito bene, ma il consigliere Mastacchi è d’accordo di rinviarla in Commissione. Direi che non c’è bisogno del suo intervento.

Devo semplicemente io chiedere un intervento a favore e uno contro, semplicemente per poi fare la votazione sulla richiesta del consigliere Mastacchi di rinvio in Commissione.

Un intervento a favore e uno contro per la richiesta del consigliere Mastacchi.

Consigliere Taruffi, prego.

 

TARUFFI: Ringrazio il consigliere Mastacchi e ci dichiariamo a favore.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Benissimo. C’è un intervento contro? Altrimenti, metto in votazione la richiesta del consigliere Mastacchi di rinvio in Commissione della risoluzione 3193, a firma Mastacchi.

La votazione è aperta.

La votazione è chiusa.

 

Favorevoli 33

Contrari 0

Astenuti 0

 

È approvata.

 

La risoluzione è rinviata in Commissione.

 

Sull’ordine dei lavori

 

PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo, quindi, alla risoluzione 2623 sulla modalità di somministrazione della pillola Ru486 in day hospital e per promuovere nella Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome e nella Conferenza dei Presidenti delle Assemblee regionali e delle Province autonome l’adozione di orientamenti comuni per l’applicazione degli indirizzi nazionali. È del 9 febbraio 2021 ed è a firma della consigliera Piccinini.

Sono state presentate due proposte di emendamento a firma delle consigliere Mori e Piccinini.

Siamo in dibattito generale. Consigliera Piccinini, prego.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Chiedevo l’inversione con la risoluzione della collega Rossi, se è possibile.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Chiedo scusa?

 

PICCININI: Chiedevo, se possibile, l’inversione con la risoluzione della collega Rossi.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Va bene.

Se non c’è nessun contrario alla richiesta di inversione, passiamo alla risoluzione 1284.

 

OGGETTO 1284

Risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad attivare misure di sostegno per donne e minori vittime di violenza. A firma dei Consiglieri: Rossi, Tarasconi, Costa, Caliandro, Montalti, Zappaterra, Mori, Rontini, Zamboni, Bulbi, Pillati, Bondavalli, Amico, Sabattini, Daffadà, Fabbri, Pigoni, Costi, Mumolo

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Rainieri): Oggetto 1284: risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad attivare misure di sostegno per donne e minori vittime di violenza, a firma dei consiglieri Rossi, Tarasconi, Costa, Caliandro, Montalti, Zappaterra, Mori, Rontini, Zamboni, Bulbi, Pillati, Bondavalli, Amico, Sabattini, Daffadà, Fabbri, Pigoni, Costi, Mumolo.

Siamo in dibattito generale.

Consigliera Rossi Nadia, prego.

 

ROSSI: Grazie, presidente.

Questa risoluzione, di fatto, era stata calendarizzata tempo fa, subito dopo l’8 marzo, un 8 marzo come non l’avevamo mai vissuto.

Dallo scorso anno la vita quotidiana di tutti è cambiata, ma mi sento di dire che le donne sono state tra le più penalizzate dalla pandemia, che ha portato, tra l’altro, alla luce una condizione che già c’era e che certamente ora si è aggravata. Lo dicono i dati. Lo dicono i dati che sono stati tanto citati in questi primi mesi del 2021: su 101.000 persone che hanno perso il lavoro durante lo scorso anno, 99.000 sono donne. Purtroppo anche nella nostra regione il trend occupazionale femminile è stato negativo, 25.000 donne occupate in meno nel terzo trimestre del 2020, seppure in misura inferiore alla tendenza media del Paese. Ovviamente partivamo già da un dato positivo prima. 4.000 sono solo a Rimini, 5.000 a Ravenna e altre 5.000 a Forlì-Cesena, per parlare dei territori a me vicini. Questo è avvenuto dopo una crescita che aveva portato l’Emilia-Romagna a far registrare tra i migliori tassi di occupazione femminile in Italia, se non il migliore. A dimostrazione che prima della pandemia si stava facendo un buon lavoro. Certamente non bisogna smettere di lottare.

Lo sappiamo, ma ci tengo a ribadirlo: il lavoro è emancipazione, è autodeterminazione ed è anche libertà, quella libertà che spesso è assente e che ci regala notizie che non sono solo di cronaca, di cui discutere qualche giorno per poi farle finire nel cassetto. Sono realtà quotidiane di tante donne italiane in un Paese ancora, purtroppo, troppo lontano dalla parità di genere. Parliamo della parità sociale, della parità salariale, di opportunità, di diritti, della parità anche semplicemente nella scelta. Tutti questi aspetti che ho elencato fanno parte di un mosaico che può costruire, detto in una sola parola, la prevenzione. Prevenzione soprattutto dalla violenza di genere, dai femminicidi, che sono già 19 dall’inizio del 2021, un numero ovviamente importante. 19 donne uccise per mano di un uomo. Su questo tema il lockdown e la perdita del lavoro hanno indubbiamente inciso negativamente, rendendo la situazione sempre più grave. Infatti, nel corso del 2020 si è notato un crollo vistoso delle donne che hanno denunciato violenze domestiche private, pur continuando a subirne.

Il problema, di fatto, lo sappiamo, è endemico, da decenni. I centri antiviolenza presenti in Italia ‒ io cito sempre Rompi il silenzio di Rimini, che è una realtà che conosco molto bene e che sostengo da anni ‒ ci restituiscono tutti insieme, ogni anno, una fotografia drammatica. Le donne che hanno chiesto aiuto a livello nazionale ai centri antiviolenza nel 2009 sono state complessivamente 4.389 e di queste 4.035 hanno subìto violenza, quindi il 92 per cento. È un numero in costante crescita, tra l’altro, se confrontato con quello degli anni precedenti e la questione non si esaurisce certamente qui. Si tratta di donne italiane, così come di donne straniere.

A Rimini dal 1° gennaio al 31 ottobre 2020 sono state accolte 218 donne, 194 erano nuovi contatti, 103 donne italiane, 50 straniere. Chiedevano informazioni, accoglienza, consigli, assistenza legale, assistenza economica, un rifugio per loro e per i loro figli spesso minori, perché quello della violenza di genere è un problema comune a tutte le culture, un problema della società nel suo complesso, un problema che va risolto, un problema che certamente non possiamo più pensare di rimandare.

L’Emilia-Romagna è da sempre sensibile e indubbiamente attiva al tema. In questi anni si è data anche piena attuazione agli strumenti previsti dalla legge regionale n. 6 del 2014 per promuovere le pari opportunità e contrastare la violenza di genere, con l’istituzione del tavolo permanente per le politiche di genere, dell’Osservatorio sulla violenza di genere, con l’adozione del Piano contro la violenza e il bilancio di genere. Sono stati numerosi i bandi per promuovere attività di sostegno a donne e minori vittime di violenza, sono stati istituiti sportelli di ascolto, case rifugio e centri antiviolenza.

La nostra Regione c’è, c’è in questa Regione tutto un apparato che si muove nella direzione di tutelare le donne. Allo stesso tempo, le scelte di questa Giunta e dell’Assemblea le pongono anche al centro delle politiche del lavoro, economiche e sociali dei prossimi anni. Penso, per esempio, al nuovo Patto per il lavoro e per il clima. Anche a livello nazionale qualcosa si sta muovendo, lo dimostrano le dichiarazioni degli ultimi mesi del ministro del lavoro, così come della Ministra delle pari opportunità, nonché per le misure del PNRR illustrate proprio ieri alla Camera dal presidente del Consiglio Draghi.

Le politiche del Piano per combattere il divario di genere, così come il divario generazionale, saranno fondamentali per il rilancio e l’evoluzione progressista del nostro Paese. Quindi, donne e giovani devono essere al centro, come abbiamo detto più volte.

Queste misure sono certamente incoraggianti, ma non sufficienti, perché bisogna agire su più fronti allo stesso momento e soprattutto con immediatezza. Chi si occupa di violenza di genere sa benissimo quanto l’aspetto economico possa incidere negativamente sulla decisione delle donne vittime di sottrarsi alla relazione violenta, ed è questo il tema al centro della risoluzione che ho, tra l’altro, depositato a luglio del 2020 e che spero sarà votata anche con larga maggioranza, la convenzione delle donne vittime di violenza, di non avere purtroppo un’alternativa è uno dei deterrenti più forti ai percorsi di emancipazione. Per questo, i centri antiviolenza emiliano-romagnoli hanno sempre cercato di promuovere e facilitare la formazione, l’apprendimento e l’inserimento lavorativo delle donne che hanno subìto violenza, accompagnandole in un percorso di libertà economica, professionale e personale, nel rifarsi una vita praticamente lontana dall’isolamento domestico e senza dover ricadere nelle prigioni degli uomini violenti e possessivi.

Purtroppo anche questi strumenti di reinserimento sono stati messi duramente alla prova dalla pandemia, facendo di fatto aumentare il problema del dopo ospitalità e impedendo spesso, troppo spesso, a queste donne di costruirsi una nuova identità, certo lavorativa, ma anche abitativa e di conciliazione dei tempi di lavoro e famiglia.

Per questo motivo penso che sia giunto il momento, anche nella nostra Regione, di istituire il reddito di libertà per le donne vittime di violenza, subordinandolo alla realizzazione di un progetto personalizzato di autonomia e indipendenza. È anche quanto ipotizzato dal Piano Colao, ora ministro della transizione digitale, che nella task force per rilanciare il nostro Paese dopo l’emergenza Covid aveva proprio parlato di un contributo di libertà da destinare alle donne vittime di violenza per le spese di sussistenza, alloggio, mobilio, salute, educazione e socializzazione dei figli e corsi professionali, concepito per offrire loro la possibilità di iniziare una vita autonoma.

Con questo atto, pertanto, chiedo certamente alla Giunta di proseguire nella strada intrapresa nel confronto con le associazioni e i centri antiviolenza e le Amministrazioni locali, anche al fine di attivare misure di sostegno delle donne vittime di violenza di genere e dei loro figli, qualora versino in condizioni di seria difficoltà economica, per favorirne il percorso di emancipazione verso la loro autonomia, ipotizzando anche criteri premiali per l’accesso di percorsi di istruzione o formazione professionale, ai servizi dell’infanzia, ma anche per quanto riguarda gli alloggi ERP.

Al contempo, penso sia necessario sollecitare a livello nazionale la modifica dei criteri del calcolo dell’ISEE, affinché quello delle donne vittime di violenza venga scorporato da quello dei mariti o compagni con cui risultano ancora formare un nucleo anagrafico, anche se non sono più conviventi. Sono misure che apparentemente sembrano minime, ma che ritengo, invece, siano fondamentali proprio per accompagnare le donne verso la libertà, soprattutto se inserite all’interno di un disegno più ampio che le ponga al centro dello sviluppo socioeconomico, della ripartenza del prossimo decennio, per modificare la cultura di questo Paese e raggiungere finalmente la reale e concreta parità di genere nelle opportunità di lavoro e di vita di ciascuno di noi.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Consigliera Mori, prego.

 

MORI: Grazie, presidente. Spero mi sentiate con sufficiente chiarezza.

 

PRESIDENTE (Rainieri): La sentiamo perfettamente.

 

MORI: Grazie mille, presidente.

Devo ringraziare sentitamente la collega Nadia Rossi perché, con l’elaborazione di questa risoluzione, ci consente di focalizzare un elemento della violenza, una declinazione della violenza, che è la violenza economica, che spesso rimane un po’ ai margini dei ragionamenti, perché correttamente prevale il tema della sicurezza, anche personale, della violenza fisica, della violenza psicologica.

Ebbene, la violenza economica è un elemento molto significativo perché, come è stato in modo dettagliato illustrato dalla collega Rossi, il tema dell’autonomia economica è un tema fondamentale, un tema di emancipazione, di poter scegliere, eventualmente, di allontanarsi da un nucleo violento, da un nucleo dove anche i bambini e le bambine, attraverso la violenza assistita, possono subire violenze.

È chiaro che questa risoluzione si inserisce in un quadro molto solido della Regione Emilia-Romagna, un quadro normativo, legislativo solido, convincente, che si approccia al tema della violenza sulle donne con una rete di soggetti, di protagonisti indiscussi delle nostre politiche, che sono i centri antiviolenza, sono le associazioni femminili, sono i punti della rete sociosanitari che ci danno una mano a integrare politiche di genere efficaci. Quindi, non sono dichiarazioni di intenti, ma da tanto tempo una solida rete di protezione sociale, individuale, ma anche collettiva.

Dall’altro, il momento è topico, in quanto ci stiamo approssimando all’approvazione, quindi alla formulazione del Piano contro la violenza sulle donne; un Piano regionale che, in linea con il Piano nazionale, declina l’investimento dei fondi, gli obiettivi, attraverso un percorso molto partecipato, un percorso che coinvolge tutti i protagonisti della rete che, insieme ai soggetti che enunciava la collega Rossi, costituiscono davvero un arricchimento fortissimo di questo percorso.

Devo anche dire che il reddito di libertà, che è inserito nella risoluzione, è stato istituito o meglio è stato individuato attraverso il Fondo per il reddito di libertà, che è stato istituito con il Decreto Rilancio. Quindi, noi abbiamo già, a livello nazionale, un canale di finanziamento e una titolazione che legittima questa discussione odierna e che legittima anche la possibilità di ragionare, di porre all’attenzione dell’Esecutivo regionale questa riflessione nell’ambito della costruzione del nuovo Piano.

Il Decreto Rilancio ha individuato più o meno 3 milioni di euro di finanziamento del fondo. Non sono granché, ma vanno ovviamente sommati ai finanziamenti complessivi sulla prevenzione e il contrasto alla violenza a cui si sommeranno anche le scelte che questa Regione farà su questo tema; tema, ripeto, che è stato sempre al centro delle nostre politiche.

Debbo dire, infatti, che spesso non basta soltanto un percorso di aiuto e di accoglienza nelle case rifugio, perché a questo devono essere associate delle alternative, cioè la possibilità di emanciparsi, mantenersi, riqualificarsi soprattutto se si hanno figli a carico. Quindi, sono elementi di una tale concretezza e anche di una tale ferocia quando queste capitano e coinvolgono le donne che davvero devono avere la massima attenzione anche da parte delle Istituzioni. Devo dire anche che noi abbiamo sempre cercato di rafforzare la rete in ogni suo punto. Abbiamo la Fondazione vittime di violenza che, anch’essa, nelle relazioni che spesso sono state presentate nelle nostre Commissioni ci ha significato quante risorse vengono destinate a supporto delle vittime di violenza. Anche questo soggetto è un soggetto che si deve valutare nella rete di protezione sociale e nella rete di sostegno che la risoluzione offre alla progettualità della Giunta e dell’Assemblea legislativa.

Devo anche dire che mi convince il fatto che si metta al centro del dispositivo il tema del confronto, perché quando si hanno soggetti così competenti frontali da tanto tempo sul territorio, che operano in modo esperto e competente su questi temi, credo che il confronto sia la base per le politiche migliori di accountability, dove la rendicontazione di quello che facciamo effettivamente sia conseguenza di un’effettività e di un’esigibilità delle azioni che noi andiamo a promuovere.

Devo anche dire che questi temi sono sempre più al centro dell’agenda politica e sempre più strategici dell’agenda politica grazie anche alle discussioni che noi facciamo. Insomma, liberiamoci dalla sensazione o anche dal minimo dubbio di benaltrismo. Mettere al centro questi temi, approfondirne la sostanza e la strategicità significa non soltanto salvare vite, che già di per sé sarebbe sufficiente, ma anche fare cultura, cultura paritaria, di rispetto e soprattutto di consapevolezza di quanto è tragica la violenza sulle donne, di quanto è strutturale. Noi cerchiamo strutturalmente, con gli strumenti che abbiamo a disposizione, quelli che, come ha significato la collega Rossi, si possono ulteriormente individuare, possiamo davvero mettere in campo per superare non soltanto il tema della violenza sulle donne, ma anche il tema che è stato acuito attraverso il periodo di pandemia. La costrizione nei domicili purtroppo ha evidenziato un andamento veramente tragico delle segnalazioni, prima un’interruzione delle segnalazioni, poi un aumento significativo al numero nazionale di soccorso. Ebbene, il rafforzamento dei nostri nodi della rete è assolutamente strategico e fondamentale.

In questo senso credo, ripeto, che avremo altre occasioni di poter sollecitare in modo anche tecnicamente più articolato l’istituzione del reddito nell’ambito degli strumenti che il Piano regionale contro la violenza sulle donne si darà, e si darà a breve.

Grazie, presidente.

 

PRESIDENTE (Rainieri): Grazie.

Ha chiesto la parola il consigliere Amico.

 

AMICO: Grazie, presidente.

Mi unisco anch’io ai ringraziamenti alla collega Rossi per aver presentato questa risoluzione, che ci dà l’occasione di discutere ancora una volta in aula, non solo all’interno della Commissione dedicata, di un tema così importante e delicato, che abbiamo affrontato in diverse occasioni, che però è necessario non trascurare, anzi tenere sempre al centro dell’attenzione.

Ritorno su quelli che sono stati una serie di dati indicati in precedenza. Noi abbiamo letto con particolare preoccupazione quello che è stato il dato della disoccupazione nel mese di dicembre scorso e di come questo abbia coinvolto per il 98 per cento le figure femminili, non solo in termini di perdita di posti di lavoro, ma, dagli approfondimenti che abbiamo lungamente fatto all’interno della Commissione in diverse occasioni, abbiamo visto anche come molte donne abbiano rinunciato nel corso degli ultimi mesi anche a rimettersi all’interno del mercato del lavoro, rimettersi in disponibilità, quindi a passare effettivamente in quella che è la classe degli inattivi, cioè coloro che non lavorano e non sono nemmeno alla ricerca di lavoro. Anche perché nel contesto dell’anno che abbiamo alle spalle e nei primi mesi di questo, ovviamente, la pandemia ha seriamente messo a dura prova le donne, che sono sempre e comunque coinvolte nei lavori di cura non retribuiti nel momento in cui prestano assistenza ai figli, prestano assistenza ai genitori, ai parenti, svolgono attività di caregiver, che chiaramente le costringono a rinunciare, in alcuni casi, a ricercare possibilità di lavoro, lavoro che spesso e volentieri è impegnato in ambiti che sono stati particolarmente colpiti dalla pandemia (penso ai servizi, alla ristorazione, ai servizi alla persona) e in ambiti che sono stati sempre trattati in forma di precariato. Quindi, la mancata riconferma dei posti di lavoro si concentra soprattutto per quanto riguarda i lavori a tempo determinato, i lavori stagionali, in un clima di incertezza complessivo che ancora oggi ci troviamo a vivere, nonostante alcuni segnali di positività, sia della campagna vaccinale sia degli ambiti di prevenzione e di aperture.

Tutto il tema dell’autonomia economica delle donne diventa centrale proprio per evitare che la dipendenza dai redditi generati dalla parte maschile della famiglia, della casa le costringa, sostanzialmente, a non ambire a dei percorsi di emancipazione. Questa risoluzione ci consente, sostanzialmente, di rimettere nuovamente al centro, al di là delle ricorrenze ordinarie e canoniche che possono essere quelle dell’8 marzo, della giornata mondiale contro la violenza delle donne, questo argomento al centro in un momento importante di quelli che sono i disegni delle linee di indirizzo, delle traiettorie anche programmatiche che la stessa Regione vuole intraprendere nei prossimi mesi proprio con il tavolo di concertazione sul Patto anti violenza, con gli interventi che si vogliono fare anche all’interno del Patto per il lavoro e per il clima che hanno al centro la questione lavorativa e che hanno saputo declinare correttamente l’attenzione all’ambito femminile. Ecco che è necessario continuare a svolgere qualunque sforzo sia possibile compiere perché questi interventi dati dai servizi sociali e dalla Regione stessa, che mette a disposizione delle risorse dagli enti locali, dalla incredibile capacità della rete dei centri antiviolenza che ricordo essere anche soggetti auto-organizzati, che hanno un ruolo non solo funzionale, ma anche prettamente sociale, di coinvolgimento, perché sappiamo come, al di là delle giuste attenzioni relative alla privacy, che caratterizzano alcuni istituti come quello delle case rifugio, come quello dei colloqui nei confronti delle donne vittime di violenza, comunque fanno sì che non ci sia una presa in carico solo esclusivamente limitata al problema in sé, ma che inseriscano tutti i percorsi anche di re-immissione all’interno della società in una chiave collettiva, dove più persone sono chiamate a fare la loro parte per accompagnare l’uscita dal trauma, l’uscita dalla violenza, l’uscita dalla difficoltà delle tante donne.

La risoluzione pone tre obiettivi che io trovo particolarmente condivisibili, quello di implementare, seguire tutto il percorso del reddito di emergenza per quanto riguarda le donne soggette a violenza, così come alcuni elementi molto pratici, ovvero la premialità per quanto riguarda l’assegnazione degli alloggi popolari a donne in uscita da percorsi di violenza.

Ricordo anche che la Regione, negli ultimi mesi, ha stanziato ingenti risorse proprio per il recupero di edilizia popolare, cosa che non accadeva da lungo tempo e che ha provato a mettere a punto delle soluzioni per rispondere a un’emergenza abitativa che chiaramente è generale e che lo è a maggior ragione per donne che hanno la necessità di uscire da queste condizioni e soprattutto la proposta dello scorporo dell’ISEE per quanto riguarda la redditualità delle persone.

Penso che il lavoro che stiamo facendo anche oggi in aula, grazie alla risoluzione a prima firma Rossi, dica quanto questo tema sia centrale per quanto riguarda l’Assemblea legislativa, per quanto riguarda l’Ente Regione. Vorrei ancora una volta ribadire come questo nostro impegno debba essere condotto nella forma più unitaria possibile sia da un punto di vista di forze politiche sia soprattutto da un punto di vista di genere maschile o femminile, quindi rinnovando e stringendo quanto più possibile un’alleanza forte, perché il recupero anche dei posti di lavoro per quanto riguarda le donne non è solo una questione di equilibrio di genere, ma è anche una questione che determina la dignità della società all’interno della quale viviamo, determina anche la capacità produttiva e di sviluppo della società, determina la possibilità di garantire una dignità e dei diritti a tutte le persone che vivono sul nostro territorio emiliano-romagnolo.

Grazie.

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE PETITTI

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Amico.

Consigliera Stragliati, prego.

 

STRAGLIATI: Grazie, presidente.

Io intervengo a nome del Gruppo della Lega. Evidenzio che sostanzialmente siamo d’accordo con la risoluzione a prima firma Rossi, sottoscrivo gli interventi anche dei colleghi che mi hanno preceduto, la consigliera Mori e il presidente Amico, a cui riconosco il merito di aver trattato più volte e ampiamente la problematica della violenza contro le donne in Commissione Parità.

Ritengo sia doveroso evidenziare che oggi, grazie alla legge n. 69 del 2019, il cosiddetto “Codice Rosso”, un dispositivo di legge fortemente voluto dalla Lega – questo va riconosciuto –, vi sono nuove fattispecie di reato, tra cui la violenza economica, che, come ben si diceva prima, non era mai stata riconosciuta e considerata, in quanto vi era la tendenza a prendere in considerazione solo la violenza fisica e psicologica, quando invece abbiamo visto che proprio la violenza economica perpetrata da uomini, mariti o compagni nei confronti delle donne non consente alle stesse di raggiungere un reale grado di autonomia e indipendenza. Questa nuova legge, poi il Codice rosso ha riconosciuto nuove fattispecie di reato, come il revenge porn, come altri reati perpetrati anche con sostanze, come l’acido e quant’altro. Ritengo vada comunque evidenziato che ad oggi vi sono anche strumenti normativi che ci consentono di contrastare in maniera più netta ed efficace questo terribile fenomeno, che purtroppo, come diceva il presidente Amico, ancora oggi è attuale. Infatti sono felice che se ne parli oggi, che non è una ricorrenza particolare. Si tende a parlare di violenza di genere solo in alcune date e ricorrenze, quando invece le cronache ci restituiscono che, purtroppo, questo fenomeno è sempre attuale.

La pandemia, di fatto, ha acuito i maltrattamenti in famiglia, proprio alla luce della convivenza forzata e della inevitabile riduzione delle relazioni interpersonali, che hanno costretto queste donne a trascorrere ancora maggior tempo con i propri aguzzini. Quindi, le problematiche ci sono e sono attuali. Lavorando come psicologa in tutela minori, so bene che quando arriva il caso di una donna vittima di violenza, spesso con figli a carico, tante volte non si sa come agire. Quindi, vengono contattati i centri antiviolenza, che sono in effetti un supporto fondamentale per queste donne, per i figli e anche per le Amministrazioni comunali. Non dimentichiamo che anche i sindaci si trovano spesse volte a dover gestire casi molto problematici e difficili.

Spesso queste donne non hanno una rete familiare, una rete parentale o amicale che possa accoglierle e devono assolutamente essere allontanate dai mariti. E poi vi sono tutte le problematiche di tipo economico, che non vanno assolutamente trascurate. I centri antiviolenza svolgono sicuramente un grande lavoro. Ciò che evidenziano, però, sono le criticità connesse alla spesso mancanza di spazi, alla mancanza di luoghi dove allocare queste donne con i propri figli e poi l’inserimento lavorativo di queste donne, che nella maggior parte dei casi non hanno mai lavorato. Si tratta proprio di un primo inserimento nel mercato del lavoro. Mancanza di formazione, in tanti casi. Quindi, vi deve essere un accompagnamento di queste donne, un supporto a trecentosessanta gradi.

Come Gruppo Lega, sicuramente condividiamo l’assetto di questa risoluzione, però anticipo che chiederemo il voto per parti separate. Condividiamo le premesse, però voteremo a favore fino al “tenuto conto che”. Ci asterremo sulla narrativa della parte “tenuto conto che” e poi voteremo a favore dell’impegno nei confronti della Giunta.

Riteniamo che sia una tematica su cui è necessario un lavoro di squadra. L’impegno che io ho richiesto più volte anche in Commissione Parità riguarda un confronto e un lavoro di rete con l’Assessorato dell’assessore Lori con cui vi è stato comunque sempre un confronto molto costruttivo. Ricordo anche quando in Commissione Parità evidenziai le problematiche legate in fase di pandemia al reperimento di luoghi per far accogliere le donne positive al Covid, perché vi è stata anche questa problematica. Non si sapeva dove far vivere la quarantena alle donne positive al Covid che dovevano essere allontanate dall’abitazione in quanto vittime di maltrattamenti.

Quindi, ho chiesto un lavoro di rete tra l’Assessorato dell’assessore Lori e quello dell’assessore Colla in quanto l’inserimento lavorativo di queste donne deve essere sicuramente una priorità.

Come presidente del tavolo provinciale contro la violenza sulle donne di Piacenza sto cercando davvero di impegnarmi molto per convincere diverse aziende del territorio a instaurare vere e proprie convenzioni, anche con i centri antiviolenza, al fine di inserire con percorsi privilegiati queste donne in aziende, in modo tale che vi siano dei percorsi lavorativi particolari speciali e che abbiano anche orari di lavoro che consentano loro di gestire anche i figli a carico.

Sono tutte problematiche su cui vedo che comunque c’è margine di manovra. Si può lavorare in squadra e sono proposte che continueremo a portare avanti. Vanno benissimo sicuramente gli atti di indirizzo politico. Ci vuole concretezza; concretezza che i nostri cittadini ci richiedono. Quindi, noi abbiamo un dovere morale particolare da portare avanti. Per cui, voteremo a favore delle parti che ho evidenziato e ci asterremo sul “tenuto conto che”. Quindi, anticipo il voto per parti separate per il Gruppo Lega. Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie.

Consigliera Bondavalli, prego.

 

BONDAVALLI: Grazie, presidente. Mi sentite?

 

PRESIDENTE (Petitti): Non la sentiamo.

 

BONDAVALLI: Prova, prova. Mi sente?

 

PRESIDENTE (Petitti): No, purtroppo non la sentiamo. Però, mi sembra disattivato il microfono, a guardar da qui. Chiedo alla regia se possono verificare.

 

BONDAVALLI: Mi sentite ora? Prova, prova. Il microfono va. Forse è un problema dell’aula?

 

PRESIDENTE (Petitti): Le chiedo, consigliera Bondavalli, se è possibile utilizzare le cuffie. Proviamo. Allora non so come mai, mi dicono così i tecnici.

Guardi, passo all’intervento successivo, nel frattempo proviamo a vedere se riusciamo a ripristinare l’audio.

Consigliera Zamboni, prego.

 

ZAMBONI: Grazie, presidente. Sarò veloce.

Ho sottoscritto questa risoluzione, di cui ringrazio la consigliera Rossi. È vero che è stata presentata a luglio dell’anno scorso, ma purtroppo è ancora valida. Diciamo che la pandemia ha fatto esplodere di più il fenomeno della violenza sulle donne, ma soprattutto l’ha portato all’attenzione. Quello che era un fenomeno carsico, di cui poche erano a conoscenza, ha avuto una tale esplosione e anche attenzione che è diventato di più condivisione.

Per questo, essendo la violenza sulle donne un problema culturale e sociale, sono assolutamente d’accordo con quanto ha inserito la consigliera Rossi nel dispositivo, cioè deve essere anche affrontato collettivamente e mettendo anche risorse pubbliche per affrontare questo tema, che è quello appunto di offrire alternative alle donne maltrattate.

Vorrei anche ricordare che il tema dell’aiuto, del sostegno alle donne che subiscono violenza va di pari passo, deve andare di pari passo con quello del sostegno ai figli, perché diversamente i figli delle donne maltrattate diventano adulti maltrattanti. Quindi, bisogna prevedere percorsi di recupero anche per i bambini che assistono a queste scene di violenza e poi da adulti purtroppo finiscono per ripeterle e riprodurle. Questo è sempre un pezzo del percorso che va messo in campo, donne e figli.

Vorrei anche ricordare che, proprio in questi giorni in cui si parla della destinazione delle risorse europee, dal Parlamento europeo, dalla eurodeputata dei Verdi tedeschi, Alexandra Geese, è stato lanciato il cosiddetto “Half of it” (“metà di questo”), nel senso che metà di queste risorse devono essere destinate alla popolazione femminile, non perché sia tutta una popolazione di donne maltrattate, ma perché vanno recuperati tutti i vari divari che ci sono, i vari divari di genere.

Questa provocazione l’abbiamo anche raccolta in Regione quando, con un’interrogazione che ho presentato insieme alla consigliera Mori, abbiamo chiesto l’introduzione della valutazione d’impatto di genere, come strumento per valutare in anticipo, sulle misure che si mettono in campo, sugli investimenti che si decidono, quale sarà l’impatto sul genere maschile e quale sul genere femminile, per arrivare a un’equa distribuzione e allocazione di risorse per le donne e gli uomini di questa regione.

Sono tutti strumenti innovativi, così come è innovativo quello richiamato dalla consigliera Rossi nel “tenuto conto che”, quindi richiamare questo strumento che ha istituito la Regione Sardegna, il reddito di libertà. Sono forme nuove di sostegno che danno la misura della necessità di inventarsi anche delle strade innovative per essere di sostegno alle donne maltrattate, per riuscire, poi, a combattere non solo il fenomeno, ma cercare di andare alla radice per risolvere le questioni esplosive di violenza, ma, ripeto, attraverso anche la cura verso i figli che assistono a queste forme di violenza, cercare forme comunque di educazione, di cultura contro il patriarcato.

Sono tutte strade che ci devono aiutare ad eliminare il fenomeno alla radice e non solo a trattare gli epifenomeni, cioè il momento esplosivo della violenza. Bisogna lavorare anche per superarne le radici, le radici culturali e sociali.

Questa risoluzione dà già delle risposte. Se approvata, come immagino sarà, spero anch’io che sia approvata a larga maggioranza, cioè che sia ritenuto uno sforzo di tutta l’Assemblea e non solo della maggioranza che l’ha proposta.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Zamboni.

Consigliera Bondavalli, recuperiamo il suo intervento. Prego.

 

BONDAVALLI: Grazie, presidente. Mi scuso per il problema tecnico.

Intervengo volentieri su questa risoluzione che è stata presentata un po’ di tempo fa dalla collega Rossi e purtroppo è ancora molto attuale; sottoscrizione peraltro che ho convintamente sottoscritto e che in particolare nelle premesse richiama un elemento di sostanza, un elemento che va penso evidenziato, quello che negli ultimi anni le donne che hanno chiesto aiuto ai centri antiviolenza purtroppo sono cresciute. Poi, nella risoluzione vengono anche riportati i numeri, numeri penso terribili, perché questo è un incremento che preoccupa e che risulta peraltro drammaticamente coerente alle notizie che la cronaca quotidiana continua a consegnarci in relazione alle violenze messe in atto nei confronti del genere femminile. A ciò va aggiunto il fatto che la pandemia ha accresciuto ulteriormente la gravità di questa situazione. Da un lato, la pandemia accentua i rischi per le donne vittime di violenza nei contesti domestici a causa dei periodi di prolungata e forzosa convivenza cui il quadro sanitario costringe e poi, dall’altro, l’accoglienza di emergenza deve fare i conti proprio con la necessità di quarantene preventive nel momento dell’inserimento nelle case rifugio, rendendo imprescindibile reperire strutture dove trascorrere il periodo di isolamento.

Quindi, capite quanto la situazione si sia ulteriormente complicata. Senza poi dimenticare il post ospitalità, già di per sé molto complesso, ma è evidente oggi ancora meno scontato in termini di possibilità di acquisizione di autonomia. Prima si faceva riferimento a dati che riguardano proprio la crisi economica e le difficoltà sicuramente in particolare dal punto di vista occupazionale, che in questo anno di pandemia stanno affrontando in particolare proprio le donne. Immaginiamoci per le donne vittime di violenza come può essere ancora più complessa la situazione. In virtù di questo quadro generale di riferimento, risulta indispensabile rafforzare le misure a sostegno di queste donne, proprio come chiede concretamente penso questa risoluzione. I dati forniti dalla rete italiana dei centri antiviolenza indicano, peraltro, che una percentuale significativa di persone di genere femminile colpite da comportamenti di violenza domestica rimane o ritorna dal partner violento proprio a causa delle difficoltà e della paura delle difficoltà economiche che dovrà affrontare nel percorso di uscita da questa situazione.

Questo comporta che un numero costante di donne, oltre ai traumi legati alla violenza quotidiana, deve affrontare il peso psicologico generato dalla paura di non poter contare su mezzi adeguati per immaginare un presente, ma soprattutto anche per immaginare un futuro in autonomia. Allora, è indispensabile accompagnare i percorsi di uscita da esperienze terribili, dando concretezza a quanto previsto dal dispositivo di questa risoluzione in termini proprio di sostegno economico, ma non solo. La prospettiva deve essere quella di una situazione che deve diventare e risultare strutturale, allora è importante che contempli premialità inerenti all’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ai servizi per l’infanzia destinati ai propri figli, nonché ai percorsi formativi funzionali all’accesso al mondo del lavoro.

Grazie davvero per aver portato ancora una volta in Assemblea legislativa un tema così importante, come sarà importante proseguire il confronto con le associazioni, i centri antiviolenza e poi le Amministrazioni locali proprio per tenere monitorata la situazione e valutare ogni tipo di intervento e sostegno possibile a queste donne e ai loro figli.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Bondavalli.

Consigliera Maletti, prego.

 

MALETTI: Grazie, presidente.

Anch’io ringrazio la consigliera Rossi per aver presentato questa risoluzione, che purtroppo è molto attuale, nel senso che la Regione Emilia-Romagna in questi anni ha fatto tanto rispetto al sostegno delle donne, rispetto al sostegno dei centri antiviolenza sia con la legge regionale n. 6 sia con il Piano triennale, prevedendo tutto un insieme di azioni di coordinamento, di sostegno e di prevenzione nei vari settori.

Noi, però, veniamo da un anno e mezzo di pandemia e questo anno e mezzo noi sapremo solo nei prossimi anni che cosa avrà prodotto realmente rispetto agli aumenti di fragilità e anche di patologie. Però, rispetto anche alla violenza sulle donne noi vediamo che purtroppo ha già creato determinati aumenti di queste azioni sia per le donne sia per i minori, che assistono purtroppo, senza poter reagire, a queste violenze, perché tante persone sono state rinchiuse in casa, anche in case piccole, in 40-50 metri quadri, per diversi mesi, senza poter uscire, con i bambini in DAD e con gli adulti, quelli che hanno un lavoro, molte volte in smart working. Ecco, questo ha prodotto tutto un insieme di aumenti di violenze, tra l’altro con una dinamica di maggiore difficoltà rispetto al poter uscire, al poter denunciare questa violenza.

Come ha detto la consigliera Mori, anche in questo lavoro che sta facendo l’assessora Lori con tutta la struttura rispetto a questo confronto sia con i centri antiviolenza che con le associazioni dei territori, come le aziende USL e gli Enti locali, anche per redigere il nuovo Piano triennale, proprio perché in questo anno e mezzo non si è potuto fare nelle scuole un insieme di azioni di prevenzione, dal momento che le lezioni erano in DAD, o comunque un insieme di attività collaterali sono state sospese, ci sono da riprendere un insieme di campi di prevenzione, anche rispetto alle azioni di sostegno delle donne quando devono lasciare il proprio domicilio, ma soprattutto un insieme di azioni che devono riportare la donna alla cosiddetta “normalità”. Dopo aver superato e affrontato un insieme di [...].

 

PRESIDENTE (Petitti): Abbiamo perso il collegamento.

Ripristiniamo la linea con la consigliera Maletti. Un secondo.

Prego, consigliera.

 

MALETTI: Riprendere quella normalità, quel futuro dove bisogna prevedere un insieme di corsi di formazione per ritornare nel mondo del lavoro, per ricostruire una certa socialità, per vivere in un contesto di comunità, come sono le nostre città. E su questo c’è un tema anche economico. È fondamentale avere anche un’autonomia economica rispetto al partner, perché tante volte un insieme di azioni legate a minacce sono legate anche al fatto che la donna con i propri figli non riesce ad avere una autonomia economica.

Per questo ritengo molto positive le cose proposte in questa risoluzione. Da un lato vedere, oltre il tema del reddito previsto come contributo di libertà, un accesso privilegiato rispetto a un tema di alloggi ERP, consentire la permanenza in questi ultimi quando il titolare del contratto è il maltrattante allontanato. Questo vuol dire anche, forse, rivedere le norme regionali che riguardano le assegnazioni ERP. Ecco, poi vorrei sollecitare rispetto al calcolo dell’ISEE. Non è una cosa indifferente perché oggi con il calcolo dell’ISEE si prevede l’accesso o il non accesso rispetto a tanti servizi, ma anche a tutto un insieme di compartecipazioni e attività che riguardano anche i figli, anche i minori che hanno assistito queste violenze e che hanno bisogno di assistere a un insieme di attività. Per cui, ringrazio di nuovo la consigliera Rossi e anche i consiglieri che sono intervenuti prima di me.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Maletti.

In dibattito generale non ho altri iscritti a parlare.

Consigliera Pigoni, prego.

 

PIGONI: Grazie, presidente. Innanzitutto anch’io ci tengo a unirmi ai ringraziamenti alla consigliera Rossi per aver portato questo tema in aula oggi. Ci tenevo a portare alcuni dei dati che sono comparsi recentemente sul Sole 24 Ore proprio sul tema della violenza economica, che quindi penso possano aiutarci a fare un focus.

Secondo la D.i.Re , associazione che raccoglie, come sappiamo, oltre 80 centri antiviolenza in tutta Italia, le donne che vengono accolte nei centri, oltre a denunciare i casi di violenza psicologica per il 79 per cento, fisica al 61 per cento, sono vittime anche di violenza economica al 34 per cento. Si tratta di un fenomeno di cui le donne hanno ancora una conoscenza scarsa. Si tratta di una forma di violenza subdola e difficile da riconoscere. Il sommerso probabilmente riguarda una percentuale ben maggiore di questa, visto che le donne ricorrono ai centri antiviolenza o alle vie legali quando si trovano a subire forme di violenza più eclatanti.

La violenza economica è trasversale, è indipendente dalle fasce di reddito, per esempio, così come dalla classe sociale di appartenenza. Ne sono vittime allo stesso modo casalinghe e professioniste e riguarda una fascia di età compresa principalmente tra i 40 e i 60 anni.

L’identikit è quello stilato dallo sportello Mia Economia, dell’Associazione Pangea, dedicato proprio alle donne vittime di violenza economica. Da ottobre 2018 a settembre 2020 lo sportello ha preso in carico 94 donne, solo sei sono risultate autonome nei redditi e ben 88 erano totalmente dipendenti economicamente dal partner violento. Tutte subivano forme di violenza multiple in ambito domestico.

 

(interruzione)

 

PIGONI: Non ho capito.

 

PRESIDENTE (Petitti): Prego, consigliera Pigoni.

 

PIGONI: Grazie, presidente. Mi scusi, pensavo ci fosse stato qualcuno…

 

PRESIDENTE (Petitti): No, prego.

 

PIGONI: Non se ne parla ancora molto e si conosce poco, ma la violenza economica è già menzionata tra le forme di violenza all’articolo 3 della Convenzione di Istanbul del 2011. Nella convenzione, la violenza economica si riferisce ad atti di controllo e monitoraggio del comportamento di una donna in termini di uso e distribuzione del denaro, con la costante minaccia di negare risorse economiche, ovvero attraverso un’esposizione debitoria, o ancora impedendole di avere un lavoro o un’entrata finanziaria personale e di utilizzare le proprie risorse secondo la sua volontà. In pratica, si realizza attraverso l’impedimento nell’acquisizione delle risorse, l’impedimento all’accesso alle risorse disponibili, il consumo delle risorse della vittima.

Per fare qualche esempio concreto in contesti che poi possono sfociare in vera e propria violenza domestica, succede spesso che il partner costringa la compagna a scegliere tra famiglia e lavoro, spingendola ad abbandonare o a non cercare l’autonomia finanziaria. In questo modo il compagno può tenere la donna costantemente sotto il ricatto del denaro e aumentare così il controllo su di lei. In altri casi accade che la donna non abbia accesso alle finanze familiari, quando il compagno la tiene lontana da investimenti e decisioni importanti, oppure non le consente di avere un conto corrente proprio. Ancora, c’è il caso dei due partner che hanno un conto cointestato, gestito però solo dall’uomo.

Un secondo modo di esercitare la violenza economica è quella di impedire l’utilizzo delle risorse disponibili per la famiglia. La donna, cioè, non solo non può gestire le finanze familiari, ma non è neanche consapevole della reale situazione economica, non sa quali sono le entrate e le uscite, per esempio. È l’uomo, infatti, che gestisce tutte le finanze familiari ed elargisce alla compagna solo i soldi per la spesa e le prime necessità, talvolta in misura inadeguata, magari facendola pesare come una concessione.

In altri casi, sempre raccolti dalle associazioni che affrontano questo fenomeno, il partner gestisce tutti gli acquisti in prima persona, non consentendo alla donna nemmeno di fare la spesa, a volte negandole anche il minimo sostentamento per la famiglia e le esigenze primarie di casa e di salute.

Un’ulteriore fattispecie che è stata individuata si verifica quando il partner fa indebitare la vittima o ne dilapida il patrimonio familiare. Solo per fare qualche esempio, l’uomo fa firmare alla donna documenti non chiari, che si rivelano delle truffe vere e proprie, la costringe o convince a intraprendere investimenti rischiosi a suo nome, fa indebitare la compagna con la promessa di progetti fumosi o per acquistare beni che interessano solo a lui, spesso intestandoseli direttamente.

È per questo che credo che questa risoluzione sia molto importante. Avete già citato, tanti dei colleghi che mi hanno preceduta, quelli che sono gli impegni che chiediamo alla Giunta, ma credo che sia fondamentale che la Regione si impegni per accompagnare queste donne che finalmente trovano il coraggio di denunciare, di uscire da una condizione violenta, accompagnarle anche all’autonomia economica.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Pigoni.

Io non ho altri in dibattito generale.

A questo punto, passiamo alle dichiarazioni di voto. Chi si iscrive a parlare in dichiarazione di voto per la risoluzione 1284? Consigliera Rossi, prego.

 

ROSSI: Grazie, presidente.

Credo che oggi, anche forti insieme degli interventi che abbiamo fatto e del tema che abbiamo posto nuovamente al centro di quest’aula... Un’aula che rappresenta di fatto un territorio regionale che, sotto l’aspetto delle politiche di genere, certamente si può ritenere impegnata, ma mai soddisfatta, se non altro per i numeri che ancora troppo spesso leggiamo, per le situazioni che troppo spesso viviamo, anche da vicino, per le testimonianze che ci vengono narrate, per il lavoro importante delle associazioni e dei centri antiviolenza impegnate sul territorio regionale, alle quali va indubbiamente il mio ringraziamento di cuore, perché immagino che, soprattutto durante questo periodo di pandemia, il loro lavoro, la loro missione, spesso di volontariato, soprattutto di volontariato, sia stata indubbiamente resa più complicata.

Ricordo semplicemente all’inizio della pandemia, quando era difficile ancora riuscire a reperire delle mascherine, quindi anche per chi, come le operatrici, dovevano andare nei rifugi a cercare di poter garantire alle donne e anche ai loro figli, spesso minori, tutto quello che era necessario per la loro sopravvivenza, per la loro conduzione di una vita quotidiana normale, poterlo fare anche senza dispositivi di sicurezza, allora era, come dicevo e come ricordavo, complicato farlo. Immagino non sia stato facile. Sono certa che non si siano sottratte a questo impegno. Quindi, il mio ringraziamento veramente di cuore a tutte coloro che si occupano all’interno di associazioni e centri delle necessità e dei bisogni delle donne vittime di violenza, così ovviamente come a tante altre realtà, ma in questo caso parliamo nello specifico e ci tengo anche a sottolinearlo, perché penso che oggi comunque la questione non sia migliorata sotto questo aspetto, al di là dei dispositivi di sicurezza che invece sicuramente ci sono.

L’Assemblea legislativa dopo questa dichiarazione si esprimerà con un voto. Io lo ritengo un voto importante e anche, se vogliamo, storico, per fare un passo ulteriore in avanti rispetto alle politiche che dovrà mettere in campo la Regione Emilia-Romagna, un salto in avanti che prevede un aiuto, un supporto economico per quelle donne spesso accompagnate dai figli che hanno condotto gli ultimi anni della loro vita dopo le violenze in una zona lontana dai familiari, lontana dalla città dove normalmente vivono, lontana dai loro cari, lontani dai loro affetti, da dove sono fuggite spesso e volentieri così come erano, anche in pigiama, senza nulla, senza un documento, senza una carta d’identità, senza la possibilità di utilizzare anche i mezzi finanziari, di procacciarsi il cibo per i propri figli, i vestiti.

Vengono ospitate nelle case rifugio dove fanno un percorso, sostenute appunto dalle varie associazioni, dalle varie realtà e dalle quali escono così come sono entrate, con le mani nude. Devono ricostruirsi una loro identità, una loro vita, una loro posizione e un contributo economico per poter garantire loro, se non altro, la certezza e la sicurezza di iniziare questo percorso, a mio avviso, da parte del pubblico è doveroso. Così come è doveroso nelle maglie anche delle possibilità regionali per quanto riguarda la formazione, per quanto riguarda per esempio anche le scuole, di poter fare in modo che possano avere dei percorsi e degli accessi premiali, se vogliamo, proprio perché sono persone che ripartono da zero e devono essere messe nelle condizioni di poterlo fare con gli strumenti che anche questa Regione ha.

Da ultimo, e non è da meno, c’è il tema dell’ISEE. Due persone che si separano fanno un loro percorso, lo sappiamo come funziona e quindi anche dopo diversi anni riescono a trovare un modo per separarsi e dividere l’unità familiare e farne diventare due. Una donna vittima di violenza, che da subito magari ha anche bisogno di promuovere o di accedere semplicemente anche a delle possibilità che le vengono garantite dal pubblico anche attraverso l’ISEE, quindi attraverso il reddito, è chiaro che, se ha un reddito insieme a un compagno o a un marito, con il quale fino a quel momento non riesce a distinguere, a dividere o ad avviare le pratiche per poterlo fare, è impossibilitata a poter accedere a queste possibilità che vengono messe in campo. Quindi, il tema ISEE, considerarlo come una separazione ufficiale dall’altro componente del nucleo familiare, in modo tale che, se è stata due o tre anni in un centro rifugio senza lavorare, il reddito è zero e sia zero, e non il reddito zero più quello del marito, che quindi le impedisce di poter accedere a questi servizi, ecco lo Stato io mi auguro comprenda la situazione, come credo, ma che soprattutto agisca anche con il supporto di un atto votato in questa Assemblea e intervenga in questo senso che noi stiamo indicando.

Grazie mille.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie.

Altri in dichiarazione di voto? Consigliere Amico, prego.

 

AMICO: Grazie, presidente.

Per esprimere un convinto voto favorevole a questa risoluzione sia del sottoscritto, che a sua volta ha sottoscritto la risoluzione, sia chiaramente da parte di tutto il Gruppo di Emilia-Romagna Coraggiosa, perché, come dicevamo poco fa, questa risoluzione compone con un altro tassello un momento di indirizzo per quanto riguarda il nostro Ente, la Regione, non solo da un punto di vista pratico, ma anche da un punto di vista culturale, considerando la violenza economica alla pari e alla stregua della violenza fisica, considerando la necessità di individuare percorsi anche molto concreti, ne ricordava appena adesso la consigliera Rossi presenti nel dispositivo, considerando che l’impegno che dall’Assessorato all’Assemblea, dagli Enti locali presenti sul territorio emiliano-romagnolo ai centri antiviolenza, tutti quanti profondono per stigmatizzare il tema della violenza, ma soprattutto per trovare delle strade che conducano all’emancipazione e all’autonomizzazione delle persone.

Penso che in generale, oltre ad avere un dato concreto, la risoluzione segni anche un dato culturale molto importante. Non penso che questo nostro lavoro termini attraverso l’approvazione di questo atto, attraverso l’esigibilità fattiva delle leggi regionali, attraverso il finanziamento di programmi a supporto dei centri antiviolenza, delle vittime della tratta, tutti gli interventi che facciamo, ma che debba riuscire a dissodare sempre di più un terreno culturalmente a volte troppo arido e che aiuti a costruire uno scenario all’interno del quale queste cose non possono neanche essere immaginate.

In questo senso, voto favorevolmente, come Emilia-Romagna Coraggiosa, questo provvedimento.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Amico.

Consigliera Zamboni, prego.

 

ZAMBONI: Naturalmente Europa Verde vota a favore. Abbiamo sottoscritto questa risoluzione. Come ho ricordato prima nell’intervento, è una risoluzione che propone degli strumenti innovativi, quindi va ad incidere anche nella possibilità, davvero, di offrire percorsi alternativi, percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Quindi, non fa solo letteratura, per così dire. Anche se è importantissimo fare letteratura, fare cultura quando si parla di questo tema, ci vogliono anche strumenti operativi.

È una risoluzione importante. Ripeto: spero che in fase di votazione e anche di dichiarazione di voto riscuota l’appoggio di tutta l’Assemblea, perché indicherebbe un passo in avanti, sia della maggioranza che della minoranza, nell’affrontare questo problema così tragico, che è esploso all’attenzione di tutti proprio perché esacerbato dalle condizioni di restrizione per ridurre il contagio pandemico. Infatti, la risoluzione è stata presentata a luglio dell’anno scorso, ma ‒ come ho detto ‒ i problemi restano.

Credo possa essere anche assunta a livello parlamentare per alcuni strumenti che indica. Spero che, una volta approvata, venga trasmessa anche agli organi parlamentari e al Governo perché ne facciano anche loro uno strumento, una fonte di ispirazione per introdurre anche a livello nazionale queste misure. Non è più accettabile che ci siano donne che devono subire la violenza di mariti maltrattanti. Lo vediamo anche nei primi mesi del 2021 quanti episodi ci sono già stati di femminicidi. Qui, però, c’entra anche la capacità di difenderle, perché spesso sono donne che segnalano questi problemi.

C’è ancora il tema culturale della donna che è vittima di violenza e che non la denuncia, per vari motivi che sappiamo e che non è il caso qui di ricordare. Purtroppo, però, ci sono anche i casi di donne che denunciano e che non vengono protette adeguatamente. Quindi, bisognerà, anche dal punto di vista della protezione, intervenire per anticipare la violenza. C’è, quindi, l’elemento educativo, l’elemento culturale, c’è l’elemento dell’emancipazione economica, che anche questo aiuta la donna a non sentirsi dipendente dal maschio maltrattante o meno che sia. Poi, però, ci vuole un intervento anche più serio da parte degli organi preposti a garantire la sicurezza delle persone. Troppi sono i casi di donne che denunciano, che chiedono aiuto e che poi si ritrovano di fronte al marito, al fidanzato o al compagno omicida, che non accetta nella maggior parte dei casi di essere abbandonato, quindi non accetta che gli si sottragga la proprietà della donna. Però, davvero bisogna che anche le autorità facciano la loro parte. Facciamo benissimo a offrire gli strumenti migliori dal punto di vista economico, dal punto di vista abitativo, della formazione, dei percorsi lavorativi, però, dobbiamo, come società, garantire anche la sicurezza fisica.

La donna che denuncia deve essere protetta adeguatamente, sennò ci troveremo sempre a piangere ai funerali.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie.

Consigliera Stragliati, prego.

 

STRAGLIATI: Grazie, presidente.

Solo per confermare, come richiesto, il voto per parti separate. Però, tendenzialmente, approviamo sia la premessa che l’impegno di questo dispositivo.

Sicuramente apprezzo in modo particolare la modifica dei criteri di calcolo dell’ISEE. Anche nella mia esperienza professionale ho verificato che spesso il fatto di avere un ISEE univoco, che comprende anche il partner maltrattante, impedisce a tante donne vittime di violenza di beneficiare di aiuti, di accedere anche ai bandi per le case popolari. Quindi, diciamo che va a inficiare ulteriormente la condizione economica di queste donne. Questo può essere uno strumento operativo davvero molto efficace e che va ad aiutare concretamente le donne vittime di violenza.

Per queste ragioni, come Gruppo Lega ci asterremo solo sul “tenuto conto”, mentre sul resto, premessa e impegno, voteremo a favore.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie.

Io non ho altri in dichiarazione di voto.

A questo punto mettiamo in votazione la risoluzione 1284 per parti separate.

Votiamo la prima parte della risoluzione, da “premesso che” fino a “derivanti dalla frequente presenza di figli minori a carico”.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 34

Favorevoli 34

 

È approvata.

 

La prima parte è approvata.

Votiamo adesso la seconda parte, da “tenuto conto che” fino a “ricominciare una vita autonoma”…

Consigliera Bondavalli e consigliere Mastacchi. Prego, consigliera Bondavalli. Immagino che non sia stato preso il suo voto.

 

BONDAVALLI: Favorevole.

 

PRESIDENTE (Petitti): Va benissimo, lo terremo in considerazione.

Anche per lei, consigliere Mastacchi. Benissimo.

Dicevo, mettiamo in votazione la seconda parte, fino a “una vita autonoma”.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 35

Favorevoli 26

Astenuti 9

 

È approvata.

 

La seconda parte è approvata.

Adesso mettiamo in votazione l’ultima parte della risoluzione.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 34

Favorevoli 34

 

È approvata.

 

Anche l’ultima parte della risoluzione è approvata.

Sono le ore 17,32. A questo punto, dichiaro chiusa la seduta di oggi. Ci riaggiorniamo.

Buona serata a tutti.

 

La seduta ha termine alle ore 17,32

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Federico Alessandro AMICO, Michele BARCAIUOLO, Stefano BARGI,  Fabio BERGAMINI, Gianni BESSI, Stefania BONDAVALLI, Massimo BULBI, Stefano CALIANDRO, Valentina CASTALDINI, Maura CATELLANI, Andrea COSTA, Palma COSTI, Matteo DAFFADÀ, Marco FABBRI, Michele FACCI, Giulia GIBERTONI, Marco LISEI, Andrea LIVERANI, Francesca MALETTI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Marco MASTACCHI, Lia MONTALTI, Matteo MONTEVECCHI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Emiliano OCCHI, Giuseppe PARUOLO, Simone PELLONI, Emma PETITTI, Silvia PICCININI, Giulia PIGONI, Marilena PILLATI, Massimiliano POMPIGNOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Ottavia SONCINI, Valentina STRAGLIATI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Silvia ZAMBONI, Marcella ZAPPATERRA.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il presidente della Giunta Stefano Bonaccini;

il sottosegretario alla Presidenza Davide BARUFFI;

gli assessori: Paolo CALVANO, Mauro FELICORI, Barbara LORI.

 

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Andrea CORSINI, Irene PRIOLO e il consigliere Massimo Iotti.

 

Votazioni elettroniche

 

OGGETTO 2813

Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il Governo, nelle sedi istituzionali opportune, perché si adoperi in seno all’Unione Europea, affinché sia accolta per Covid19 la temporanea eccezione al regime ordinario dell’Accordo TRIPS. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Amico, Piccinini

 

Titolo: 2813 – votazione emendamento n. 1 (a firma consigliera Piccinini)

 

Presenti al voto:37

Favorevoli/Si:36

Non votanti: 1

Assenti: 13

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Barcaiuolo Michele; Bargi Stefano; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Delmonte Gabriele; Fabbri Marco; Facci Michele; Felicori Mauro; Liverani Andrea; Maletti Francesca; Marchetti Daniele; Marchetti Francesca; Mastacchi Marco; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Occhi Emiliano; Paruolo Giuseppe; Pelloni Simone; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Pompignoli Massimiliano; Rontini  Manuela;  Rossi  Nadia;  Sabattini Luca; Soncini Ottavia; Stragliati Valentina; Tagliaferri Giancarlo; Tarasconi Katia; Taruffi  Igor; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Non votante


Rainieri Fabio

 

Assenti


Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Caliandro Stefano; Castaldini Valentina; Catellani Maura; Gibertoni Giulia; Iotti Massimo; Lisei Marco; Montalti Lia; Montevecchi Matteo; Petitti Emma; Piccinini Silvia; Rancan Matteo

 

Titolo: 2813 - votazione risoluzione

 

Presenti al voto:39

Favorevoli/Si:38

Non votanti: 1

Assenti: 11

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Barcaiuolo Michele; Bargi Stefano; Bergamini Fabio; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Catellani Maura; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Delmonte Gabriele; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Liverani Andrea; Maletti Francesca; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Occhi Emiliano; Paruolo Giuseppe; Pelloni Simone; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Pompignoli Massimiliano; Rancan Matteo; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Soncini Ottavia; Stragliati Valentina; Tagliaferri Giancarlo; Tarasconi Katia; Taruffi Igor; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Non votante


Rainieri Fabio

 

Assenti


Bonaccini Stefano; Caliandro Stefano; Castaldini Valentina; Facci Michele; Gibertoni Giulia; Iotti Massimo; Lisei Marco; Marchetti Francesca; Montevecchi Matteo; Petitti Emma; Piccinini Silvia

 

OGGETTO 2922

Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il Governo italiano affinché, d’intesa con gli altri Paesi dell’Unione Europea, prema sulla Commissione Europea e sugli Organismi sovranazionali per attuare la soluzione più adeguata, facendosene portavoce durante la presidenza del G20, per incrementare la produzione e la distribuzione dei vaccini anti Covid-19. A firma dei Consiglieri: Costa, Rossi, Iotti, Mori, Pillati, Mumolo, Zappaterra, Montalti, Tarasconi, Caliandro, Marchetti Francesca, Costi, Fabbri, Daffadà, Sabattini, Rontini, Bulbi

 

Titolo: 2922 - votazione risoluzione

 

Presenti al voto:38

Favorevoli/Si:25

Contrari/No: 11

Non votanti: 2

Assenti: 12

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Soncini Ottavia; Tarasconi Katia; Taruffi Igor; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Contrari/No


Bargi Stefano; Bergamini Fabio; Catellani Maura; Delmonte Gabriele; Liverani Andrea; Marchetti Daniele; Occhi Emiliano; Pelloni Simone; Pompignoli Massimiliano; Stragliati Valentina; Tagliaferri Giancarlo

 

Non votanti


Mastacchi Marco; Rainieri Fabio

 

Assenti


Barcaiuolo Michele; Bonaccini Stefano; Caliandro Stefano; Castaldini Valentina; Facci Michele; Gibertoni Giulia; Iotti Massimo; Lisei Marco; Montevecchi Matteo; Petitti Emma; Piccinini Silvia; Rancan Matteo

 

 

OGGETTO 3193

Risoluzione relativa al Piano Territoriale Metropolitano (PTM). A firma del Consigliere: Mastacchi

 

Titolo: Rinvio dell’argomento in Commissione

 

Presenti al voto: 35

Favorevoli/Si: 34

Non votanti: 1

Assenti: 15

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Castaldini Valentina; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Mastacchi Marco; Montalti Lia; Montevecchi Matteo; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Occhi Emiliano; Paruolo Giuseppe; Pelloni Simone; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Pompignoli Massimiliano; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Soncini Ottavia; Stragliati Valentina; Tagliaferri Giancarlo; Tarasconi Katia; Taruffi Igor; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella; Facci Michele

 

Non votante


Rainieri Fabio

 

Assenti


Barcaiuolo Michele; Bargi Stefano; Bergamini Fabio; Bessi Gianni; Bonaccini Stefano; Catellani Maura; Delmonte Gabriele; Gibertoni Giulia; Iotti Massimo; Lisei Marco; Liverani Andrea; Marchetti Daniele; Petitti Emma; Piccinini Silvia; Rancan Matteo

 

OGGETTO 1284

Risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad attivare misure di sostegno per donne e minori vittime di violenza. A firma dei Consiglieri: Rossi, Tarasconi, Costa, Caliandro, Montalti, Zappaterra, Mori, Rontini, Zamboni, Bulbi, Pillati, Bondavalli, Amico, Sabattini, Daffadà, Fabbri, Pigoni, Costi, Mumolo

 

Titolo:1284 - votazione I parte

 

Presenti al voto:37

Favorevoli/Si:36

Non votanti: 1

Assenti:13

 

Favorevoli/Si

Amico Federico Alessandro; Bargi Stefano; Bessi Gianni; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Catellani Maura; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Facci Michele; Felicori Mauro; Liverani Andrea; Maletti Francesca; Marchetti Daniele; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pelloni Simone; Piccinini Silvia; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Pompignoli Massimiliano; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Soncini Ottavia; Stragliati Valentina; Tarasconi Katia; Taruffi Igor; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella; Stefania Bondavalli; Marco Mastacchi


Non votante

Petitti Emma

 

Assenti


Barcaiuolo Michele; Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Delmonte Gabriele; Gibertoni Giulia; Iotti Massimo; Lisei Marco; Montevecchi Matteo; Occhi Emiliano; Rainieri Fabio; Rancan Matteo; Tagliaferri Giancarlo

 

Titolo: 1284 - votazione II parte

 

Presenti al voto:37

Favorevoli/Si:27

Astenuti:9

Non votanti: 1

Assenti: 13

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bessi Gianni; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Piccinini Silvia; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Soncini Ottavia; Tarasconi Katia; Taruffi Igor; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella; Bondavalli Stefania;

 

Astenuti


Bargi Stefano; Bergamini Fabio; Catellani Maura; Liverani Andrea; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Pelloni Simone; Pompignoli Massimiliano; Stragliati Valentina

 

Non votante

Petitti Emma

 

Assenti


Barcaiuolo Michele; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Delmonte Gabriele; Facci Michele; Gibertoni Giulia; Iotti Massimo; Lisei Marco; Montevecchi Matteo; Occhi Emiliano; Rainieri Fabio; Rancan Matteo; Tagliaferri Giancarlo

 

Titolo: 1284 - votazione III parte

 

Presenti al voto:36

Favorevoli/Si:35

Non votanti: 1

Assenti: 14

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bargi Stefano; Bessi Gianni; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Catellani Maura; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Delmonte Gabriele; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Liverani Andrea; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Mastacchi Marco; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pelloni Simone; Piccinini Silvia; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Pompignoli Massimiliano; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Soncini Ottavia; Stragliati Valentina; Tarasconi Katia; Taruffi Igor; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella; Bondavalli Stefania

 

Non votante

Petitti Emma

 

Assenti


Barcaiuolo Michele; Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Facci Michele; Gibertoni Giulia; Iotti Massimo; Lisei Marco; Marchetti Daniele; Montevecchi Matteo; Occhi Emiliano; Rainieri Fabio; Rancan Matteo; Tagliaferri Giancarlo

 

Emendamento

 

OGGETTO 2813

Risoluzione per impegnare la Giunta a sollecitare il Governo, nelle sedi istituzionali opportune, perché si adoperi in seno all’Unione Europea, affinché sia accolta per Covid-19 la temporanea eccezione al regime ordinario dell’Accordo TRIPS. A firma dei Consiglieri: Taruffi, Amico, Piccinini

 

Emendamento 1, a firma della consigliera Piccinini

«Nell'oggetto 2813, al termine della sezione introdotta da "impegna la Giunta" è aggiunto il testo seguente:

"a sostenere le iniziative dirette ad assicurare, in raccordo con la Commissione Europea, lo sviluppo della capacità industriale interna all'Unione Europea, a rafforzarne il potenziale di ricerca e la capacità di produzione di vaccini Covid-19 nel territorio italiano, sostenendo progetti che mirino, all'autosufficienza nello sviluppo di biofarmaci e vaccini innovativi, nonché nella creazione e produzione sul territorio, di vaccini e medicinali, anche attraverso strumenti di partenariato pubblico-privato;

a operare in accordo con il Governo e il Parlamento per agevolare la riconversione di bioreattori esistenti o l'acquisto di nuovi, assieme alle aziende che hanno manifestato la loro disponibilità al progetto di produzione dei vaccini in Italia e per fare in modo che, in questo quadro, la Bio-on di Castel San Pietro possa divenire un polo specializzato nella produzione di vaccini. "»

(Approvato)

 

Comunicazione prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno

 

Nel corso delle sedute sono pervenuti i sottonotati documenti:

 

RISOLUZIONI

 

3247 - Risoluzione per impegnare la Giunta a valutare un'apertura anticipata degli stabilimenti balneari. (26 04 21) A firma dei Consiglieri: Barcaiuolo, Lisei, Tagliaferri

 

3250 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad operare affinché le risorse, previste dal “Recovery Fund”, utilizzabili attraverso il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”, siano pienamente spendibili, anche per il superbonus 110%, con la massima tempestività in accordo con le richieste dell’Unione Europea. (27 04 21) A firma dei Consiglieri: Iotti, Zappaterra, Maletti, Mori, Caliandro, Montalti, Rossi, Pillati, Daffada', Bulbi, Costa, Rontini, Costi, Mumolo, Tarasconi, Sabattini

 

INTERROGAZIONI

 

3248 - Interrogazione a risposta orale in commissione sulla tempistica di avvio della stagione balneare. A firma del Consigliere: Lisei

 

3249 - Interrogazione a risposta scritta sul sistema informatico della Regione, con particolare riguardo per l'Assemblea legislativa a server, loro gerarchia, collocazione e funzioni. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

3251 - Interrogazione a risposta orale in commissione sulla situazione occupazionale delle “Thermae di Sant’Agnese S.p.A.” A firma del Consigliere: Pompignoli

 

3252 - Interrogazione a risposta scritta circa lo stato dell’applicazione, sul territorio regionale, delle nuove direttive per lo smaltimento dei residui agricoli, con particolare riguardo alla filiera del riso. A firma del Consigliere: Bergamini

 

3253 - Interrogazione a risposta scritta in merito ai nuovi orari del trasporto scolastico attuati da Seta in Provincia di Reggio Emilia. A firma del Consigliere: Delmonte

 

3254 - Interrogazione a risposta scritta in merito alle modifiche alla Deliberazione di Giunta Regionale 1605/2019, relativa alla selezione del personale di polizia locale. A firma del Consigliere: Barcaiuolo

 

3256 - Interrogazione a risposta scritta in merito alla stesura della variante al PAI per il fiume Secchia. A firma del Consigliere: Barcaiuolo

 

3257 - Interrogazione a risposta scritta circa l'utilizzo nei processi produttivi di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS). A firma del Consigliere: Gibertoni

 

(Comunicazioni prescritte dall’articolo 69 del Regolamento interno - n. 7 prot. NP/2021/1453 del 28 aprile 2021)

 

 

I PRESIDENTI

I SEGRETARI

Petitti - Rainieri

Bergamini - Montalti