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98.

 

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 13 OTTOBRE 2021

 

(POMERIDIANA)

 

La seduta si svolge in modalità mista (telematica e in presenza)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE PETITTI

 

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile sul sito dell’Assemblea

 

PRESIDENTE (Petitti)

 

OGGETTO 3660

Proposta d'iniziativa Giunta recante: "Approvazione del piano regionale contro la violenza di genere ai sensi dell'art. 17 della legge regionale 27 giugno 2014, n. 6, anno 2021". (54)

(Discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 3660/1 oggetto 4058 – Presentazione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Petitti)

MORI (PD)

AMICO (ERCEP)

BONDAVALLI (BP)

ROSSI (PD)

STRAGLIATI (Lega)

ZAMBONI (EV)

PIGONI (BP)

COSTI (PD)

LISEI (FdI)

PICCININI (M5S)

AMICO (ERCEP)

MORI (PD)

MASTACCHI (RCPER)

LORI, assessora

PRESIDENTE (Petitti)

 

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE (Petitti)

RANCAN (Lega)

PRESIDENTE (Petitti)

RANCAN (Lega)

ZAPPATERRA (PD)

RANCAN (Lega)

PRESIDENTE (Petitti)

RANCAN (Lega)

ZAPPATERRA (PD)

PRESIDENTE (Petitti)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazioni elettroniche oggetto 3660 - 4058

Emendamenti oggetto 3660

Comunicazioni prescritte dall’art. 69 del Regolamento interno

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE PETITTI

 

La seduta ha inizio alle ore 14,53

 

PRESIDENTE (Petitti): Dichiaro aperta la seduta pomeridiana n. 98 del giorno 13 ottobre 2021.

È computato come presente ai soli fini del numero legale, ai sensi dell’articolo 65, comma 2 del Regolamento interno, il presidente della Giunta Bonaccini, assente per motivi istituzionali.

Hanno giustificato la propria assenza gli assessori Corsini e Donini.

Procediamo con l’appello nominale.

 

A seguito dell’appello svolto dalla Presidente Petitti risultano presenti i consiglieri:

 

  1. AMICO Federico Alessandro
  2. BARGI Stefano
  3. BERGAMINI Fabio
  4. BESSI Gianni
  5. BONDAVALLI Stefania
  6. BULBI Massimo
  7. CALIANDRO Stefano
  8. CATELLANI Maura
  9. COSTA Andrea
  10. COSTI Palma
  11. DAFFADÀ Matteo
  12. DELMONTE Gabriele
  13. FABBRI Marco
  14. FELICORI Mauro
  15. GERACE Pasquale
  16. GIBERTONI Giulia
  17. LIVERANI Andrea
  18. MALETTI Francesca
  19. MARCHETTI Daniele
  20. MARCHETTI Francesca
  21. MASTACCHI Marco
  22. MONTALTI Lia
  23. MONTEVECCHI Matteo
  24. MORI Roberta
  25. MUMOLO Antonio
  26. OCCHI Emiliano
  27. PARUOLO Giuseppe
  28. PETITTI Emma
  29. PICCININI Silvia
  30. PIGONI Giulia
  31. PILLATI Marilena
  32. POMPIGNOLI Massimiliano
  33. RAINIERI Fabio
  34. RONTINI Manuela
  35. SABATTINI Luca
  36. STRAGLIATI Valentina
  37. TAGLIAFERRI Giancarlo
  38. TARASCONI Katia
  39. TARUFFI Igor
  40. ZAMBONI Silvia
  41. ZAPPATERRA Marcella

 

PRESIDENTE (Petitti): 41 presenti.

 

OGGETTO 3660

Proposta d’iniziativa Giunta recante: “Approvazione del piano regionale contro la violenza di genere ai sensi dell’art. 17 della legge regionale 27 giugno 2014, n. 6, anno 2021”. (54)

(Discussione e approvazione)

(Ordine del giorno 3660/1 oggetto 4058 – Presentazione e reiezione)

 

PRESIDENTE (Petitti): A questo punto riprendiamo i nostri lavori, i lavori di stamane, dal seguente oggetto: atto amministrativo 3660, proposta d’iniziativa della Giunta recante “Approvazione del Piano regionale contro la violenza di genere, ai sensi dell’articolo 17 della legge regionale 27 del 2014, n. 6”.

La Commissione per la parità e per i diritti delle persone ha espresso parere favorevole nella seduta dell’8 luglio 2021 con la seguente votazione: 28 voti favorevoli, nessun contrario, 15 astenuti.

Ricordo che su questo oggetto sono state presentate 11 proposte di emendamento, di cui 4 a firma dei consiglieri Mori, Zappaterra, Costi, Pillati, Bondavalli, Bulbi, Amico, Costa, Caliandro, Maletti, Rossi, Fabbri, Rontini, Gerace, Zamboni, e 7 a firma dei consiglieri Mori, Zappaterra, Costi, Marchetti, Pillati, Bondavalli, Amico, Costa e altri.

Ricordo che abbiamo 10 minuti a consigliere nel dibattito generale, quindi apriamo il dibattito generale.

Passo la parola alla consigliera Mori Roberta. Prego.

 

MORI: Grazie, presidente.

L’approdo in aula del secondo Piano regionale contro la violenza di genere, così come previsto dall’articolo 17 della legge n. 6 del 2014, non è un mero adempimento amministrativo, è un passaggio importante, direi per certi versi esemplare, al fine di dare continuità e sostegno strutturale e sistemico agli interventi di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne come assunzione consapevole di un’intera comunità regionale, qui autorevolmente rappresentata dai colleghi e dalle colleghe. Questo Piano che si rinnova lo fa con uno sguardo più incisivo e più maturo, frutto della prima esperienza pianificatoria e delle elaborazioni in fieri di tutti gli strumenti, le occasioni, i soggetti, capaci di innovare per agire in modo ancora più efficace e concreto, perché, come sappiamo, le donne maltrattate, umiliate, segregate, fatte oggetto di discriminazione e violenza, finanche uccise, non meritano solo legittime lacrime o parole di indignazione, ma meritano mobilitazione sociale, impegni istituzionali a 360 gradi e un’alleanza trasversale, che ponga un argine alla mattanza in atto.

Un’alleanza, dunque, che faccia emergere le zone d’ombra e capitalizzi, nonché sviluppi il lavoro e l’esperienza della preziosa rete regionale antiviolenza, che, come ben descritto nel Piano, comprende una pluralità di contributi e di protagonismi, che danno il senso della complessità del fenomeno, da un lato, ma anche della ricchezza delle leve a disposizione delle vittime e della società regionale tutta, dall’altro.

Il Piano ripercorre con sapiente e fruibile narrazione il contesto normativo di riferimento, gli aspetti caratterizzanti del fenomeno della violenza maschile sulle donne, individuando obiettivi strategici per quanto attiene, ad esempio, alla governance con il tavolo permanente tecnico-territoriale, con le conferenze sociali e sanitarie, con la rete delle associazioni, promuovendo prevenzione e protezione delle donne vittime di violenza, ma anche la presa in carico degli uomini autori di violenza,

Un cammino di integrazione e consapevolizzazione ancora tutto da percorrere, che parte però da buone premesse di principio e di contesto. Tali macro obiettivi si articolano in una pluralità di azioni più specifiche, che si tradurranno, una volta approvato il Piano, in schede attuative operative di dettaglio, che possono intercettare di più e meglio i bisogni diffusi, incidere maggiormente e fornire un’accountability rigorosa su quanto agito a tutti i livelli.

Il ruolo della Regione è chiaro: una solida regia di accompagnamento del sistema di protezione e di prevenzione, oltre che un vigoroso punto di raccordo e di sintesi.

Vorrei evitare di riproporre nel dettaglio i numeri feroci e inaccettabili dei femminicidi, perché mi piacerebbe ribaltare l’ottica di un approccio che considera spesso la donna vittima soggetto passivo e debole. Vorrei soffermarmi sulle testimonianze raccolte nei centri antiviolenza e nella rete dei servizi, che incrociano esperienze di donne come soggetti credibili, forti, che interagiscono con le violenze subite, cercano di fronteggiare la situazione e di darsi una possibilità per sé e per i propri figli. Il vissuto delle donne ci parla e noi dobbiamo saperlo ascoltare.

In quest’aula abbiamo più volte affrontato il tema e preso orientamento netto e unanime, ricordando numeri e stime impressionanti della violenza di genere in tutto il mondo, in Europa, nel nostro Paese e anche nella nostra Regione. Mi limito a sottolineare che ad oggi sono 86 i femminicidi che sono stati causati e consumati, soprattutto in ambito familiare e affettivo.

L’emergenza pandemica ha aggravato le condizioni di segregazione tra le mura domestiche, messo a rischio anche la salute e l’incolumità, reso invisibile centinaia di migliaia di donne. Ecco perché nessuno può permettersi di adagiarsi all’ordinaria amministrazione, ecco perché le donne si sono ritrovate sole a farsi carico di molte responsabilità di cura, spesso schiacciate sotto il peso di queste responsabilità, perché di fronte ad una crisi Covid che ha determinato e causa tuttora un ulteriore peggioramento delle condizioni lavorative e di reddito, oltre che di vita sociale e familiare, di tutte le persone, sappiamo (l’abbiamo detto più volte) che le donne pagano e hanno pagato il prezzo più alto.

Quando parliamo di queste difficoltà nella quotidianità delle donne, non parliamo di questo per parlare d’altro, ma per rammentare che la violenza è solo la punta dell’iceberg, nutrita da disuguaglianze e discriminazioni. Per questo la formazione e lo sviluppo delle reti, il consolidamento delle buone prassi, la sensibilizzazione al tema fin dalla scuola, le metodiche e le misure di sostegno all’autonomia economica e al lavoro, tutto concorre a generare opportunità e prevenire la violenza. Tutte azioni che nel Piano danno sostanza al nostro impegno istituzionale.

In Emilia-Romagna le politiche di genere e di parità hanno un’impronta culturale ben definita, che affonda le proprie radici nell’impianto della Conferenza di Pechino, della Convenzione del Consiglio d’Europa, dell’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 dell’ONU.

Noi stiamo semplicemente facendo il nostro dovere approvando il Piano, anche se, mi permetto, avendo un orizzonte di analisi un po’ più ampio del livello nazionale, non dobbiamo dare per scontato questo grado di elaborazione che abbiamo raggiunto nella nostra Regione. Per questo è importante riconoscere e ringraziare per il lavoro, il presidio, le competenze e l’impegno i Centri antiviolenza, le Forze dell’ordine, il personale sanitario, le associazioni (femminili e non), gli Enti locali, la scuola e gli insegnanti, l’Assessorato, i funzionari e le funzionarie e, in particolare, il tavolo tecnico, che ha contribuito in modo sostanziale all’odierna proposta. E poi i colleghi e le colleghe di maggioranza e di minoranza, che comunque con i loro ragionamenti, con i loro approfondimenti rafforzano una visione, una direzione, pur nei reciproci distingui. Comunque i bisogni stringenti sono il nostro obiettivo principale da affrontare.

In sintesi, rispetto agli emendamenti proposti, per non togliere troppo tempo alla discussione e al confronto, ci siamo concentrati sul definire requisiti uniformi e condivisi a livello nazionale e regionale per regolare l’attività, soprattutto dei centri per autori di violenza sulle donne, con il coinvolgimento della Rete regionale antiviolenza, e per una presa in carico competente e rigorosa.

Nell’ambito del sistema di governance ci abbiamo tenuto a sottolineare l’elencazione degli strumenti a nostra disposizione perché possa essere chiaro, sì, certo, il grado di complessità del fenomeno, ma anche l’efficacia e la pluralità degli strumenti a nostra disposizione.

Per quanto riguarda l’Osservatorio regionale contro la violenza, che è un unicum in Italia per strutturalità, abbiamo sottolineato il sostegno e il supporto alla promozione e al rafforzamento delle reti locali di prevenzione, di monitoraggio, di conoscenza e ricerca sul fenomeno, perché non vogliamo dare niente per scontato. Non vogliamo tralasciare nessun supporto informativo per la promozione di attività di prevenzione a livello territoriale e il sostegno ad esse.

Abbiamo sottolineato l’importanza della formazione sulla violenza di genere, riportando in particolare l’articolo 19 della legge regionale, perché crediamo che la formazione, la sensibilizzazione sia ovviamente da ritenersi un elemento importante per l’adeguatezza del sistema di prevenzione e di protezione.

Sempre nell’ambito della prevenzione, abbiamo inserito, soprattutto nei bandi per il sostegno allo sport di base, criteri premiali di selezione dei progetti che promuovono il coinvolgimento delle ragazze e delle donne, per rafforzare non soltanto gli obiettivi antidiscriminatori, ma anche l’inclusione sociale e l’empowerment femminile, cioè per non isolare eventuali fragilità che possono uscire dai nostri radar.

Abbiamo cercato di rafforzare il sistema di contrasto alle molestie e alle violenze sul lavoro, ampliando i soggetti coinvolti, come l’Ispettorato del Lavoro e le aziende sanitarie, e sostenendo la formazione, sempre come dicevo prima, anche sui luoghi di lavoro, ovviamente con il lavoro che già sta facendo l’Assessorato e che noi confidiamo possa intensificarsi all’approvazione di questo Piano e rendersi ancora più efficace.

Abbiamo promosso il rafforzamento della rete interculturale di competenze a supporto dei servizi territoriali, anche attivando percorsi di professionalizzazione e mediazione interculturale, che, nell’ambito di équipe multidisciplinari, possono sviluppare competenze e consolidano buone prassi sui territori.

Sappiamo che tutto questo non è sufficiente e che la transizione culturale verso un mondo che rispetti la soggettività femminile non è ancora compiuta, ma sono orgogliosa di poter testimoniare la concretezza del nostro impegno, che confidiamo abbia sempre più riscontro nella società e, visto che l’assessora non era presente, la voglio ringraziare personalmente, visto che ho ringraziato il lavoro dell’Assessorato e dei funzionari, per l’opportunità di un Piano che ci racconta una visione di Regione e una visione di società.

Noi sappiamo che finché una ragazza, una donna sarà violata, segregata, uccisa in quanto donna, ci sarà bisogno di Istituzioni all’altezza di questo arduo compito e noi ci siamo. Grazie, presidente.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie alla consigliera Mori.

Procediamo con il dibattito generale.

Consigliere Amico, prego.

 

AMICO: Grazie, presidente.

Anche da parte mia un ringraziamento all’assessora Lori per il lavoro condotto nella stesura del nuovo Piano antiviolenza. Grazie per il lavoro fatto nella costruzione, sia dal punto di vista documentale ma anche nella tenitura delle relazioni attraverso il tavolo tecnico, attraverso l’interlocuzione con i Comuni, attraverso la presenza costante anche all’interno della Commissione parità, che ha seguito sia il Piano antiviolenza sia, nel corso di questi ultimi mesi, ha più volte interloquito con l’assessora sulla condizione femminile nel suo complesso.

Oggi arriviamo a discutere il nuovo Piano triennale antiviolenza, un atto importante e centrale per lo sviluppo delle politiche della Regione.

Vorrei partire da una riflessione legata a quello che tra poche ore o in questi giorni sta per essere presentato, cioè il Rapporto dell’associazione A buon diritto, quella presieduta da Luigi Manconi, che ci porta all’attenzione come una serie di diritti individuali e sociali siano fondamentalmente inscindibili e come la tutela dei diritti dal punto di vista individuale e dal punto di vista collettivo sia uno degli elementi centrali per un buono sviluppo.

A volte si rappresentano i diritti individuali e quelli civili come un bene di lusso, che appartenga alla sfera del superfluo, mentre agli strati meno abbienti si dovrebbero riconoscere esclusivamente i diritti di prima necessità, quelli indispensabili alla mera sopravvivenza.

Io credo che, quando parliamo di un Piano antiviolenza, materialmente intrecciamo sia il tema individuale che quello collettivo, materialmente intravediamo davanti a noi la questione della intersezionalità, e la violenza sulle donne è chiaramente un dato intersezionale molto specifico, perché viene da una condizione culturalmente ancora difficile da lasciarsi alle spalle, che è quella del patriarcato, che tiene insieme una serie di cose, che conduce alla segregazione economica.

Abbiamo con l’assessore, nel corso dei mesi, anche osservato come il lavoro in ambito femminile sia stato particolarmente compresso nei momenti più critici della pandemia, che salda quindi i diritti sociali e i diritti civili. Nel caso specifico della violenza contro le donne, non dobbiamo neanche scadere nel considerarla una violenza generica, non è la stessa violenza che vediamo praticata nelle strade oppure negli stadi, ma è una violenza che ha delle radici culturali forti, che un Piano antiviolenza, per come ci è stato proposto, credo provi a interpretare in termini di prevenzione e contrasto in maniera positiva, una prevenzione e un contrasto che anche nel Piano antiviolenza riportano, come necessario, anche sotto il profilo del monitoraggio e quindi della valutazione, sia anteriore che posteriore, di quelle che saranno le risultanze delle azioni che qui vengono messe in campo.

Nel corso dei mesi scorsi, durante la pandemia, durante il 2020, che è stato quell’anno tragico che abbiamo conosciuto, il 45 per cento degli omicidi sono stati femminicidi. Sono aumentate le chiamate al numero 1522, istituito dal Ministero, che ha trovato anche una collaborazione sul territorio. Sono state costrette in casa, quindi soggette a pressioni, minacce e altro, molte donne.

In più, sappiamo benissimo che esiste una differenziazione profonda rispetto a quelle che sono le condizioni retributive tra donne e uomini a parità di mansione. La retribuzione oraria mediana di una lavoratrice è del 7,4 per cento più bassa di quella di un lavoratore. Eppure queste donne risultavano anche quelle più esposte nei mesi critici della pandemia, perché impiegate all’interno di professioni sociosanitarie, di cura, di insegnamento. Si sono trovate esposte. Questa differenziazione, diciamo così, di retribuzione ha condotto alcune di loro anche alla rinuncia del proprio lavoro, perché si predilige la fonte di reddito maggiore, che solitamente viene attribuita alla componente maschile.

Questo è uno degli elementi che, secondo me, ci deve destare preoccupazione, al di là dell’elemento di violenza più evidente, perché è la condizione attraverso la quale si possono costruire degli spazi di violenza.

Noi siamo, nel Piano antiviolenza, all’interno di riferimenti importanti, come quello dell’Agenda 2030, come quello della Convenzione di Istanbul, come quello della Strategia europea contro la violenza, ma soprattutto attraverso due leggi regionali che hanno caratterizzato le legislature passate, che, però, danno anche il segno di quanto l’attenzione della Regione Emilia-Romagna sia presente su questi temi, che sono la legge regionale n. 6/2014 e la sua complementare legge regionale n. 15/2019.

Il lavoro che viene presentato all’interno del Piano antiviolenza tiene conto di una rete di prevenzione larga che, per fortuna, in Emilia-Romagna si è andata man mano consolidandosi e che trova nei Centri antiviolenza un punto di riferimento importante. Centri antiviolenza che spesso sono nati in autonomia, che accolgono, che accompagnano, che si danno l’obiettivo di emancipare le donne che si rivolgono a loro, che prendono in carico non solo nella parte preventiva, ma anche nell’accompagnamento nell’individuazione di alloggi, di case protette, così come di reinserimento all’interno del mondo del lavoro.

Questo è uno degli assi centrali, così come sono assi centrali i Comuni e i servizi sociali dei Comuni, che esercitano un ruolo, chiaramente, non solo politico, ma anche operativo importante, e che ci fanno vedere come, e apriremo poi nei prossimi mesi una discussione attorno al Piano sociosanitario regionale, queste cose vanno fortemente intrecciate, proprio alla luce dell’intersezionalità di cui dicevo prima, per promuovere una cultura differente da quella che siamo abituati a vedere rappresentata, e che ancora oggi miete vittime, sia materialmente che psicologicamente, e che ha bisogno di trovare all’interno strumenti concertativi anche sul territorio. Io penso quindi alle conferenze territoriali sociosanitarie, il punto di incontro in cui questa intersezionalità possa essere assunta collegialmente.

Vado verso la chiusura. L’importanza anche del Piano antiviolenza, di come individua i luoghi all’interno dei quali costruire azioni di prevenzione, e qui penso a tutto ciò che viene identificato rispetto alle giovani generazioni, quindi costruire dei percorsi che sin dalle più giovani generazioni intravedano il contrasto alla violenza, ma soprattutto penso anche a quello che è riportato nel Piano, l’intervento all’interno dei luoghi di lavoro, concordandoli con le organizzazioni sindacali, l’ispettorato del lavoro. Sappiamo bene infatti come anche in quei luoghi, soprattutto laddove ci sono persone adulte, appunto, questa violenza possa essere in qualche maniera manifestata a diversi livelli.

Chiudo riprendendo in parte quello che è stato detto precedentemente. Io credo che anche la numerosità degli emendamenti che qui vengono presentati oggi sia un dato importante, un dato importante per rafforzare e dare un segno di importanza a questo Piano antiviolenza, quasi fosse non solo esclusivamente un atto amministrativo, ma un oggetto di facoltà proprio dell’Assemblea in termini anche legislativi. Le parole all’interno dei nostri documenti, infatti, non sono assolutamente neutre, ma sono importanti, e penso che quegli emendamenti vadano in un’ottica di arricchimento, precisazione e potenziamento di un Piano antiviolenza che abbiamo letto con molto interesse. Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Amico.

Consigliera Bondavalli, prego.

 

BONDAVALLI: Grazie, presidente.

Il nuovo Piano della prevenzione contro la violenza di genere si inserisce, è stato sottolineato, in un contesto generale che è mutato rispetto a quello precedente. La cornice culturale e normativa si è modificata, individuando in particolare nella violenza maschile contro le donne un problema sociale strutturale. È un tema di particolare rilevanza, definito nelle fonti internazionali di riferimento, come la Convenzione di Istanbul, da cui è disceso poi un percorso di progressiva maturazione sul tema in questione, sia sul versante normativo nazionale, sia regionale si sono succeduti provvedimenti e piani di azione significativi e credo anche di oggettiva incidenza.

Ciononostante, l’approccio al contrasto alla violenza di genere sia in ambito nazionale che anche regionale pare risultare ancora non omogeneo, non sempre provvisto della necessaria continuità. Ne deriva la codifica di uno stato di fatto che induce a riconoscere ancora come prevalentemente sommerso questo fenomeno, nonostante sia dimostrato dalle fonti statistiche di riferimento come esso sia trasversale, trasversale in relazione alle fasce sociali in cui si registra.

Sappiamo che non riguarda solamente ambiti marginali della popolazione, ma ogni livello di casistica sociale, livello di scolarità e provenienza. La violenza contro le donne oggi è davvero un’emergenza, un’emergenza pubblica. Sappiamo poi quanto la pandemia abbia accresciuto le violenze, i dati a disposizione della Regione Emilia-Romagna a proposito della violenza contro le donne nella fase difficile del lockdown evidenziano una vera e propria recrudescenza di questo fenomeno.

Questo dato indica che le criticità che si sono aperte nel corso di questi mesi complicati avranno bisogno – penso - di un tempo significativo proprio per essere recuperate. Il lavoro che questa Regione sta portando avanti da tempo e da tempo ha messo in campo proprio per il contrasto alla violenza contro le donne si basa essenzialmente sulla costruzione di quella che è una vera e propria rete di protezione per le persone di genere femminile vittime di violenza, sul piano dell’accoglienza, della protezione, come si diceva, del reinserimento nel tessuto sociale e lavorativo.

Con questo provvedimento la Regione punta a rafforzare il proprio impegno per dare anche nuovi impulsi, favorire interventi capillari sul territorio, sia sul fronte della protezione, sia sul fronte della prevenzione.

Penso vada davvero ringraziata l’assessora Barbara Lori e chiaramente anche tutti i suoi collaboratori per l’importante lavoro che è stato messo in campo e anche perché quello che la Regione Emilia-Romagna riveste è un ruolo davvero centrale, un ruolo di accompagnamento, un ruolo di indirizzo e di raccordo, e sicuramente un impegno concreto e preciso nei confronti di quelle donne che questa Regione non vuole lasciare da sole.

Molto è stato detto chiaramente anche da chi mi ha preceduto, e vorrei provare a fornire un contributo sulla parte che riguarda il linguaggio e la comunicazione, anche un po’ per il mio profilo professionale di giornalista. Lo ritengo fondamentale nello svolgimento delle azioni di prevenzione, tenendo conto del diffuso ricorso a espressioni discriminatorie, in modo particolare all’interno proprio della rete, del web. Al centro vi è senza dubbio l’obiettivo di connotare la narrazione della violenza, in particolare del femminicidio, evitando il ricorso a espressioni e immagini in grado di riprodurre stereotipi e cultura sessista. Nasce da essi la colpevolizzazione delle vittime e il corrispondente depotenziamento dei responsabili, in una irrazionale rappresentazione ribaltata della realtà.

È fondamentale il dispiegarsi di un’organica azione culturale e formativa rivolta, in primo luogo, proprio come prevede questo Piano, ai comunicatori e alle comunicatrici delle Pubbliche amministrazioni, che per primi sono chiamati a servirsi di profili espressivi rispettosi del genere e, di conseguenza, indispensabile premessa per generare una corretta comprensione di fatti e di eventi.

Altro obiettivo essenziale è quello di favorire l’emersione della violenza perpetrata sul web, dalle molestie online al cyber-stalking, al revenge porn (solo per fare alcuni esempi). Questa è una frontiera preoccupante, una frontiera molto attuale, per la quale è necessario fornire opportuni alfabeti di codifica. È un terreno del quale occorre avere innanzitutto consapevolezza. Innanzitutto occorre conoscerlo, capirlo, per poi poter agire in modo opportuno ed efficace.

In una società globale, come quella nella quale viviamo, risulta essenziale sviluppare canali e linguaggi differenziati e multilingue, in modo da potere raggiungere ogni etnia e nazionalità presente nel nostro contesto regionale.

Ecco alcuni esempi per evidenziare quanto l’attenzione, come dicevo, al linguaggio, espressa dai contenuti di questo Piano, possa rivelarsi parte sostanziale della lotta alla violenza di genere. Ad essi è mia intenzione dedicare, naturalmente, particolare attenzione e, volendo, anche un contributo in virtù dell’esperienza professionale maturata.

Ringrazio davvero per il lavoro l’assessore Barbara Lori. Chiudo qui.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Bondavalli.

Consigliera Rossi, prego.

 

ROSSI: Grazie, presidente.

Mi unisco anche io, ovviamente, ai ringraziamenti per il lavoro svolto dall’assessora Lori, ma anche per il lavoro di tutte le colleghe e di tutti i colleghi, anche del presidente Amico, della Commissione Parità, per il loro apporto fondamentale, devo dire, per la stesura di questo Piano triennale contro la violenza di genere. Un Piano ritenuto da tutti fondamentale e importantissimo per le donne e anche per il tessuto sociale, di fatto, della nostra Regione, a cui abbiamo dato parere favorevole già in prima battuta, in Commissione, lo scorso luglio, senza nessun voto contrario.

Io credo che l’Emilia-Romagna sia da sempre sensibile allo sviluppo delle pari opportunità e anche alla tutela delle donne, e anche a lavorare per creare una società emiliano-romagnola in cui il gap culturale e lavorativo sia recuperato ponendo le donne al centro delle politiche future. A proposito, discutiamo di questo provvedimento oggi, qui in aula, e contestualmente alla Camera, per questo mi sento di essere particolarmente soddisfatta: anche se non totalmente è stata approvata la legge per la parità salariale tra uomo e donna, quindi si inizia, nel 2021, nel nostro Paese, un percorso che spero venga concluso quanto prima al Senato, che potrà dare la possibilità alle donne, a parità dello stesso lavoro, di avere lo stesso stipendio degli uomini, cosa che ancora non accade.

Per farlo, ricordo che in questi anni, per fare tutto quello che è accaduto nella nostra Regione, le azioni compiute sono state tante, ed il nuovo Piano regionale si propone di sostenerle e anche di ampliarle. Si è data quindi piena attuazione agli strumenti previsti dalla legge regionale 6 del 2014, per promuovere le pari opportunità e contrastare la violenza di genere, con l’istituzione del Tavolo permanente delle politiche di genere, con l’Osservatorio sulla violenza, con l’adozione del Piano contro la violenza, appunto e anche quello del bilancio di genere.

Sono stati numerosi i bandi per promuovere attività a sostegno delle donne e minori vittime di violenza. Sono stati istituiti diversi sportelli di ascolto, case-rifugio, e anche centri antiviolenza con i contributi erogati dalla nostra Regione.

C’è, in Emilia-Romagna, tutto un apparato che si muove nella direzione di tutelare le donne. Parallelamente, penso al nuovo patto per il lavoro e per il clima: le scelte di questa Giunta e dell’Assemblea le pongono nel cuore delle politiche del lavoro, e anche economiche e sociali dei prossimi anni. Ma come ci raccontano, di fatto, in un modo drammatico, gli episodi di femminicidio, anche molto vicini a noi. Penso a Ilenia, penso a Chiara, penso a Saman.

Roberta Mori prima ricordava il numero delle vittime di violenza già dall’inizio dell’anno, una ogni tre giorni, questa è una media costante da sempre purtroppo, ma sono anche molteplici gli episodi di misoginia e di maschilismo, i più recenti sono quelli denunciati dalla Sindaca di Casalfiumanese, Beatrice Poli.

La sensibilizzazione e il lavoro a tutela delle donne quindi non è mai abbastanza, bisogna agire su più fronti e nello stesso momento, perché sensibilizzare i cittadini, parlare di questo problema culturale, figlio di una società che è stata ed è ancora troppo patriarcale, mettere in campo misure concrete di cambiamento è il primo passo per migliorare la condizione di tante donne e della loro quotidianità, oltre che nella loro quotidianità.

Per questo, ad aprile scorso abbiamo approvato all’unanimità in questa aula, durante una seduta di Assemblea legislativa, il testo a mia prima firma per chiedere l’istituzione del Reddito di libertà per le donne vittime di violenza, che è una proposta che avevo sostenuto e voluto fortemente e che in questa fase, tra l’altro, dopo lo shock provocato dalla pandemia, che ha visto tante donne rivolgersi agli sportelli del 1522, dei centri antiviolenza locali, i numeri ci dicono e ci dimostrano che le donne sono le più penalizzate da ogni punto di vista, oltre che di violenza, anche economico, lavorativo, psicologico, e tutte queste misure sono diventate ancora più urgenti.

Nel 2020 la violenza fisica, psicologica ed economica, la violenza domestica sono veramente esplose, dopo un primo periodo di timidezza, visto quello che è accaduto, e i numeri lo hanno riscontrato, ed in questi casi il compito delle istituzioni è quello di dare delle risposte, quindi garantire tutela, costruire un percorso di emancipazione anche sul piano lavorativo ed economico per le vittime, per le donne, ma anche per i minori, a volte.

Con il voto in assemblea abbiamo chiarito che serve un impegno ulteriore per garantire un Reddito di libertà, un percorso di reinserimento lavorativo, misure specifiche come punteggi migliorativi nelle graduatorie pubbliche per chi, dopo aver subìto violenza, ha la necessità di ricostruirsi una nuova identità, un percorso lavorativo, ma anche una soluzione abitativa e di conciliazione dei tempi di lavoro e di vita. Serve, quindi, dare una prospettiva di emancipazione e anche di libertà.

Abbiamo chiarito che l’impegno della Regione in sostegno alle donne deve essere concreto, efficace e costante. Sono contenta che il Piano regionale contro la violenza di genere, su cui mi auguro ‒ sarà necessario, tra l’altro ‒ di disporre di una disponibilità economica adeguata a quello che è indicato, vada in questa direzione, per rafforzare la prevenzione, la rete di tutela, la collaborazione tra diversi livelli istituzionali, servizi sanitari e anche sociali e per rinnovare e sviluppare nuovi strumenti a tutela e sostegno del genere femminile. Per dire che il nostro Paese è ancora troppo lontano dalla parità sociale salariale, di opportunità e di diritti, dalla parità nella scelta, ma che come Regione Emilia-Romagna non facciamo nemmeno un passo indietro su questo tema cruciale. E lo dimostriamo in ogni azione che compiamo, perché abbiamo sempre una visione di parità e una visione sicuramente di tutela delle donne, soprattutto delle donne vittime di violenza.

In quest’aula non si fa e non si è mai fatto un passo indietro, ma solo un passo avanti.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie.

Procediamo con gli altri iscritti a parlare. Consigliera Stragliati, prego.

 

STRAGLIATI: Grazie, presidente.

Colgo l’occasione per ringraziare l’assessore Barbara Lori, qui presente, il presidente della Commissione Parità, Federico Amico, la collega Roberta Mori e tutti gli altri colleghi con cui ci siamo confrontati in Commissione Parità rispetto a questo Piano.

Noi, come Lega, siamo assolutamente favorevoli a tutto ciò che previene e contrasta la violenza contro le donne. Non è vero che questa non è una tematica cara al nostro movimento. Anzi, ci terrei a ricordare che abbiamo voluto fortemente la legge n. 69/2019, definita “codice rosso”, che di fatto ha inasprito le pene per chiunque si macchi di reati contro le donne, contro le persone fragili, inserendo anche nuove fattispecie di reato, come il revenge porn, di fatto stabilendo una maggiore e più celere presa in carico delle vittime di violenza da parte dell’autorità giudiziaria. Sicuramente una svolta epocale per quanto riguarda la violenza contro le donne, ribadisco, fortemente voluta dalla Lega.

Rispetto a questo Piano, riconosciamo che è un Piano articolato, un Piano complesso. Vi è stato sicuramente un grande lavoro che ha permesso un grande lavoro tra più soggetti, che si occupano di prevenire e contrastare la violenza contro le donne. Una rete che a mio avviso deve essere sempre più potenziata.

Non bisogna abbassare la guardia, in quanto i dati che sono in nostro possesso, come si diceva prima, ad oggi sono 86 i femminicidi che si sono perpetrati dall’inizio dell’anno ad oggi; devono continuamente farci mantenere alta l’attenzione su questa tematica, che non è evidentemente una costruzione del nostro tempo. Purtroppo, questi tragici eventi ci sono sempre stati, ma sicuramente oggi siamo tutti in possesso di strumenti più efficaci per combatterli e per fare prevenzione, questo non mi stancherò mai di dirlo. Dobbiamo assolutamente essere tutti protagonisti di una significativa rivoluzione culturale, che deve mirare a diffondere il più possibile la cultura del rispetto sin dalle giovani generazioni. Ritengo assolutamente molto importanti ed efficaci tutti i progetti da realizzarsi nelle scuole, sin dalla scuola dell’infanzia, perché è da lì che dobbiamo insegnare ai bambini il rispetto per le bambine.

Spesso, infatti, purtroppo, in casa, questi bambini che evidentemente non hanno colpa, assistono a determinate scene di violenza domestica, oppure ascoltano determinati discorsi che poi – inevitabilmente sappiamo come sono i bambini – mettono in atto imitando gli adulti.

La rivoluzione culturale, quindi deve partire sin dalle nuove generazioni, e su questo noi come Lega crediamo tantissimo. Crediamo tantissimo, come dicevo, nel potenziamento della rete dei vari soggetti che si occupano di prevenire e contrastare la violenza contro le donne, le scuole, i servizi sociali. Io lavoro come psicologa in tutela minori, e purtroppo conosco bene la violenza domestica, che spesso è collegata, nella maggior parte dei casi, questo l’ho sempre ribadito, alla violenza assistita. Dove in casa vi è una donna vittima di violenza, spesso vi sono figli minori che assistono, e su questo non dobbiamo abbassare la guardia, perché un bambino che assiste a scene di violenza domestica, come dicevo prima, molto probabilmente potrà diventare a sua volta maltrattante.

Qui mi collego all’altro aspetto su cui vogliamo puntare il focus, ovvero alla presa in carico e alla riabilitazione degli autori di reato, dei maltrattanti, perché purtroppo il fenomeno della violenza contro le donne deve tenere in considerazione, oltre ai minori vittime di violenza nell’ambito della violenza assistita, anche la presa in carico e il trattamento degli autori di reato.

Fortunatamente, rispetto agli anni precedenti sono stati fatti dei progressi in questa direzione, ma riteniamo che debba diventare qualcosa di più strutturale, perché questi soggetti in alcuni casi vanno in carcere, in altri no, e sono essi stessi genitori, sono uomini che lavorano, inseriti nel tessuto sociale, e dobbiamo assolutamente prevenire quella che è definita recidiva di reato.

Il Piano regionale contro la violenza sulle donne, quindi (teniamo a puntare il focus sulle donne) deve essere qualcosa ad ampio spettro, che tenga conto a 360 gradi di tante sfaccettature che caratterizzano questo fenomeno e che fanno parte della nostra società.

Mi fa piacere e ringrazio l’assessore Lori, perché so che è sensibile a questa tematica, ne abbiamo parlato anche in Commissione, rispetto anche a determinati episodi che purtroppo hanno visto tante donne vittime di violenza o di femminicidio, che purtroppo riguardano anche la nostra Regione, ma non solo, rispetto a donne vittime di violenza per questioni di cultura religiosa. L’assessore ne ha parlato in Commissione, non riguardano il totale dei femminicidi o dei maltrattamenti, però vi sono anche tante donne che sono vittime di violenza domestica o di femminicidio in quanto donne, perché sappiamo che la cultura islamica non contempla che la donna possa essere autonoma.

Pochi giorni fa si è verificato un femminicidio, non nella nostra Regione, ma in Piemonte, che mi ha colpito tantissimo. Questo marocchino di 34 anni ha assassinato una donna a coltellate in un locale, perché non ha accettato le sue avances e, mentre accoltellava questa donna in pubblico, davanti a tante persone, urlava “Allah mi protegge”. Questo è stato un caso che mi ha colpito tantissimo, ma è indicativo del fatto che anche su questo versante non dobbiamo abbassare la guardia.

L’omicidio probabile di Novellara. Non è ancora stato trovato il corpo della povera ragazza, ma sembra sia stata uccisa perché pare non volesse accettare un matrimonio combinato, sempre per questioni di tipo religioso. Su questo non dobbiamo abbassare la guardia.

In Commissione Parità abbiamo ricevuto due donne afghane. Vi è stata l’audizione di queste donne. Abbiamo ascoltato testimonianze molto toccanti rispetto alla situazione in Afghanistan perpetrata dai talebani. Abbiamo sentito frasi del tipo “gli uomini non possono neanche ascoltare i passi delle donne”, come se le donne dovessero essere un’entità astratta. Non camminano. Le donne non possono fare sport. Le donne non possono cantare. Tutti questi aspetti vanno, di fatto, ad annullare l’identità femminile. Riteniamo, come Lega, che questo sia un fattore su cui non si deve abbassare la guardia, che purtroppo riguarda una quota parte dei femminicidi e dei maltrattamenti. Non tutti, assolutamente, come dicevo. Ma anche su questo aspetto non bisogna abbassare la guardia.

Sono assolutamente d’accordo con la maggior parte degli interventi che ho sentito prima. Quello che, però, vorrei evidenziare è che non si deve esagerare scadendo nel femminismo. Io sono d’accordo. Le donne vittime di violenza vanno aiutate, devono essere aiutate a rendersi autonome e indipendenti, soprattutto dopo aver subìto violenze. Ritengo, però, che non si debba esagerare con il femminismo. Io non mi offenderei mai qualora qualcuno mi chiamasse “consigliere” anziché “consigliera”. Non è di certo il coniugare un aggettivo o un sostantivo che determina l’essere femminile. Questo ci tengo ad evidenziarlo. Anche a livello di comunicazione e di linguaggio non bisogna esagerare.

Sono d’accordo sul fatto di potenziare la rete dei Centri antiviolenza, sono molto utili, le Case rifugio, che sono assolutamente fondamentali, e l’aspetto lavorativo. Una donna per uscire dal circuito della violenza deve essere resa autonoma. Bisogna assolutamente aiutarla con percorsi di supporto psicologico e anche con il reinserimento oppure la prima entrata nel mondo del lavoro.

Pertanto, è un Piano su cui ci troviamo in buona parte d’accordo. Avremmo preferito un focus maggiore, come dicevo prima, sia sulla violenza, sugli interventi dedicati alla violenza assistita per i minori, sia sul trattamento degli autori di reato.

Pertanto, anticipo il voto di astensione da parte del Gruppo Lega.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie.

Procediamo con gli interventi in dibattito generale. Consigliera Zamboni, prego.

 

ZAMBONI: Grazie, presidente.

Inizio anch’io con i ringraziamenti all’assessora Lori. “Assessora” Lori. Anch’io mi facevo chiamare “assessora Zamboni” in Comune, e ritengo che il linguaggio, essendo simbolico, abbia una sua importanza nell’evoluzione della cultura.

Poi, se una invece non ci tiene, è un problema personale, ma io penso che sia giusto intervenire anche su questo livello. Ringrazio anche la consigliera Mori per il pacchetto di emendamenti che ha messo a disposizione di tutta l’Assemblea, e naturalmente anche il presidente della Commissione parità per il lavoro che ha fatto.

Oggi quindi ci troviamo di fronte ad uno strumento di interventi che fanno onore a questa Regione. Come abbiamo sentito nell’intervento del presidente Amico, oggi il 45 per cento degli omicidi sono femminicidi: femminicidi in senso letterale, quindi, non donne investite e morte di incidente stradale, ma donne uccise dal compagno, dal marito, da un amante respinto e via di questo passo. Sono dei dati veramente incredibili.

È inutile consolarsi dicendo che è perché oggi c’è più pubblicità. Non c’entra niente il fatto che ci sia più informazione. Questo dato di per sé è la denuncia di uno stato ancora di soggezione, e spesso anche di mancata tutela di donne che avevano denunciato. Questa è una cosa che ormai è inaccettabile. Quando sentiamo di donne uccise dal compagno, dal marito, dal vicino di casa che le corteggiava e che loro respingevano, e che avevano denunciato queste minacce, queste violenze, e non sono state sufficientemente tutelate, questo deve farci ribellare, deve farci dire che non è più accettabile che succeda questo. Perché alla fine, denunciare la violenza diventa quasi un’aggravante della propria situazione: perché hai denunciato, il tuo compagno, lo sa, non sei protetta e quindi addirittura sei ancora più esposta alla violenza.

Ma poi mi trovo anche d’accordo con un altro tipo di violenza a cui faceva riferimento la consigliera Rossi: la violenza psicologica, la misoginia, il machismo più becero, anche quello extra domestico, quello che troviamo nei luoghi di lavoro, anche questo concorre a creare un clima di intimidazione, di maltrattamento psicologico, che non arriva alle forme estreme del femminicidio, ma che è altrettanto odioso. Quindi grazie per il lavoro che è stato fatto, io adesso mi soffermerò in particolare su quattro focus, vorrei sottolineare quattro aspetti.

Uno riguarda le azioni di supporto per i centri antiviolenza. Noi sappiamo che le risorse vengono distribuite sulla base prevalentemente di bandi annuali. Come mi è già successo in passato, vorrei richiamare la necessità sul fatto che i bandi annuali non rispondono a una capacità programmatoria delle iniziative e, oltre a richiedere molto lavoro ogni anno per presentarsi e concorrere all’attribuzione delle risorse, non permettono di programmare le proprie iniziative sull’arco per esempio di tre anni, che dovrebbe essere la misura media, quindi permettere una maggiore organizzazione e pianificazione.

I centri antiviolenza, per la maggior parte supportati dal lavoro volontario precario, offrono servizi di prevenzione, accoglienza, pronto intervento, reperibilità 24 ore su 24, consulenza legale, case rifugio, percorsi di orientamento al lavoro, consulenza psicologica, in altre parole un complesso di attività che deve essere programmato con una cadenza che non può essere solo quella annuale.

L’altro punto su cui vorrei soffermarmi è quello delle azioni di protezione legale. Il fondo regionale per coprire le spese di assistenza legale dovrebbe essere esteso sia all’ambito penale che all’ambito civile, nei casi in cui non siano coperte queste azioni di assistenza dal patrocinio a spese dello Stato, che è un patrocinio gratuito in ambito civile, ma solo per le donne che hanno un reddito annuo non superiore a 11.493 euro, quindi chi ha un reddito superiore a questa cifra, che non arriva neanche a 1.000 euro al mese, non è ammesso al beneficio del patrocinio gratuito coperto dallo Stato.

In ogni caso, anche in questi casi di copertura con il patrocinio gratuito, non vi è copertura dei costi di consulenza e di assistenza legale, quelli che sono prestati nelle fasi di indagine preliminare, se per una qualsiasi ragione non si segua la costituzione di parte civile.

Inoltre, è importante che il patrocinio legale sia svolto da avvocati o avvocate regolarmente iscritti/iscritte in appositi elenchi, che abbiano competenze, formazione specifica e continua nell’ambito del patrocinio legale alle donne vittime di violenza e maltrattamenti.

Altro punto: azioni a sostegno dell’autonomia e dell’occupazione delle donne. Occorre chiedere al Governo di prevedere agevolazioni fiscali per agevolare assunzioni per le donne vittime di violenza. L’autonomia economica è un passo fondamentale per poter creare le condizioni di una vita autonoma delle donne dal marito, compagno o quant’altro maltrattante. I bandi regionali per la formazione lavorativa sono importanti. Il problema, però, è, dopo aver fatto questi corsi di formazione, trovare davvero lavoro. Oggi nella fase post-Covid è difficile trovare aziende disposte ad attivare i tirocini.

Noi sappiamo ‒ l’abbiamo ripetuto più volte in quest’aula ‒ che il Covid, dal punto di vista dell’occupazione, ha colpito soprattutto le donne. Quel dato drammatico di dicembre dell’anno scorso: su 110.000 circa posti andati perduti, 96.000 erano di donne. Una situazione tragica. Se non c’è la possibilità per queste donne dell’autonomia economica, il dramma della dipendenza dall’uomo maltrattante va avanti, anche senza denuncia, perché lì c’è la fonte di sostentamento, magari anche dei figli. Quindi, è molto importante implementare, a livello di Regione, anche quello strumento, che è stato approvato in vari provvedimenti, la valutazione preventiva di impatto di genere, per capire esattamente come le risorse stanziate vanno a beneficio di donne e di uomini.

L’ultima questione che vorrei sollevare è quella della presa in carico degli uomini che agiscono violentemente. È urgente iniziare a lavorare sugli uomini già all’inizio, quando la donna maltrattata fa la prima denuncia. Deve essere subito allontanata. Negli Stati Uniti, se sei vittima di violenza carnale, di violenza fisica, chi ti ha violentato viene subito allontanato e viene controllato che non si possa più riavvicinare alla donna. L’obbligatorietà degli uomini a frequentare lo sportello presente sul proprio territorio, slegato dal procedimento penale, dovrebbe essere un altro strumento da attivare.

Poi andrebbe costituita un’équipe con i centri per uomini maltrattanti, e/o consultori e servizio sociale che prendano in carico l’uomo maltrattante, prevedere anche alloggi, ostelli per questi uomini maltrattanti, per allontanarli, in base naturalmente alla valutazione del rischio, in tempo utile per prevenire la violenza massima, che appunto è il femminicidio.

Infine, sono molto d’accordo con quanto sosteneva la consigliera Stragliati, sul tema dei bambini. I bambini che assistono alla violenza esercitata sulla madre rischiano da grandi di diventare anche loro uomini maltrattanti. Oltre a subire la violenza, anche visiva, di vedere il padre che picchia la madre, corrono il rischio di ripetere anche loro questi comportamenti.

L’assistenza alla donna maltrattata quindi va sicuramente accompagnata ad un percorso di sensibilizzazione, di recupero, di sostegno ai bambini che hanno assistito a queste scelte.

Concludo, ringraziando ancora l’assessora per aver messo l’Emilia-Romagna, le donne dell’Emilia- Romagna in condizioni di avere un punto di riferimento forte nelle politiche di contrasto alla violenza sulle donne.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Zamboni.

Consigliera Pigoni, prego.

 

PIGONI: Grazie, presidente.

Anch’io mi unisco al coro di ringraziamenti all’assessora Lori, anche per la sua presenza qui in aula oggi, al presidente Amico.

Le leggi in materia di contrasto alla violenza sulle donne negli ultimi anni hanno registrato evoluzioni importanti a livello europeo, nazionale e regionale. Sono state infatti introdotte definizioni chiare del fenomeno e misure concrete per contrastarlo.

L’Agenda 2030 dell’ONU e la strategia per la parità di genere 2020-2025 dell’Unione europea hanno inoltre rafforzato la cornice di riferimento dell’azione di lotta alle discriminazioni e di sostegno all’empowerment femminile.

Anche a livello regionale il tema è divenuto sempre più oggetto di attenzioni, azioni e risorse. Ma nonostante l’evoluzione della normativa e le numerose azioni di contrasto alla violenza di genere realizzate, rimane un approccio al problema spesso disomogeneo e discontinuo. Le principali criticità riguardano la necessità di maggiori stanziamenti dei fondi assegnati a case rifugio e Centri antiviolenza, per fornire una risposta coordinata e interistituzionale, l’esigenza di superare la disomogeneità delle banche dati sul fenomeno, il problema dell’accesso alla giustizia per le donne che subiscono violenze, il sistema di accompagnamento all’uscita delle donne da contesti violenti, dovuti a scarsità di strumenti e risorse finalizzati all’autonomia e indipendenza lavorativa ed economica delle donne.

Riguardo al possibile aumento della violenza domestica in conseguenza del lockdown, sono tra quelle che diffidano dei dati apparentemente positivi delle denunce in diminuzione. Non si può infatti escludere che, proprio a causa delle misure di confinamento per arginare la pandemia, questo fenomeno sia diventato ancora più invisibile di quanto non lo sia normalmente.

Ritengo, purtroppo, che il fenomeno della violenza contro le donne sia ancora in forte crescita anche in Emilia-Romagna, come dimostrano d’altro canto i dati relativi ai mesi più difficili della pandemia, con 1151 telefonate di richiesta d’aiuto al numero verde antiviolenza, il 1522, tra marzo e ottobre 2020, quasi il 70 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Abbiamo registrato anche una forte crescita del numero dei primi contatti, da 289 registrati nel periodo marzo-giugno 2019, a 683 nello stesso periodo del 2020. Sono quindi quasi 400 in più.

Un andamento confermato anche dai dati Istat a livello nazionale, con un raddoppio delle chiamate di donne vittime di violenza al 1522, 15.128 nel 2020 rispetto alle 8.427 del 2019. Sono aumentate sia le richieste di aiuto delle giovani fino ai 24 anni, sia le richieste delle donne con più di 55 anni. La piaga della violenza di genere non conosce fine e la pandemia, a differenza delle prime statistiche uscite, ha peggiorato le cose.

Ecco perché questo Piano triennale contro la violenza di genere è così importante, questo provvedimento con cui la nostra Regione punta a rafforzare il proprio impegno, individuando una serie di obiettivi strategici, azioni e indicatori di monitoraggio e di valutazione. Occorre infatti favorire interventi capillari sul territorio sia riguardo alla protezione che alla prevenzione di questi fenomeni, prevenzione che deve raggiungere la società nel suo complesso e in particolare le giovani generazioni, da coinvolgere nella formazione scolastica e nelle campagne di sensibilizzazione.

A fronte infatti di un sensibile aumento delle molestie online, del cyber-stalking, del revenge porn, dell’hate speech e in generale della violenza di rete, il Piano regionale prevede azioni rivolte a preadolescenti e adolescenti nelle scuole e nei diversi contesti educativi, in collaborazione con servizi sanitari, insegnanti, forze dell’ordine e Centri antiviolenza.

Sempre sul fronte della prevenzione, spicca il coinvolgimento del mondo delle società sportivo-dilettantistiche.

Il Piano rafforza anche la comunicazione sulle discriminazioni nei luoghi di lavoro e sui percorsi di salute e accesso ai servizi, anche in conseguenza della pandemia, la formazione alla parità e al rispetto delle differenze rivolte a chiunque sia impegnato in contesti educativi (insegnanti, formatori, allenatori, referenti di associazioni e comunità migranti) e lo sviluppo di canali e linguaggi di genere capaci di sensibilizzazione sulla violenza digitale, anche rivolta agli adulti.

Tra gli obiettivi del Piano, da sottolineare anche il rafforzamento della rete dei Centri antiviolenza e delle case rifugio, a cui si aggiunge quella dei centri pubblici e privati per gli uomini maltrattanti. Il Piano vuole, inoltre, fornire gli strumenti per supportare un sistema diffuso, capace di rendere la donna sempre più protagonista e protetta, incidendo sul cambiamento di mentalità. Tutto per creare una rete sempre più capillare e connessa ai bisogni dei territori. Bisogna, infatti, minare questi comportamenti alla base attraverso, prima di tutto, l’educazione e la cultura. Bene, quindi, gli interventi rivolti al mondo giovanile per diffondere il rispetto verso le ragazze, con particolare attenzione alla violenza in rete.

Occorre realizzare progetti che agevolino azioni concrete, anche in contesti quali i consultori, gli spazi giovani, ma anche luoghi di lavoro, per un tempestivo riconoscimento delle molestie sessuali.

Verrà rafforzata anche l’attività dell’Osservatorio regionale, che affiancherà alle attuali funzioni di studio e analisi quelle di monitoraggio dell’attività delle reti territoriali di prevenzione e contrasto del fenomeno.

Sul fronte “aree di intervento della protezione”, l’attenzione andrà rivolta in primo luogo alle donne che provengono da contesti fragili, con la previsione di specifiche procedure di accoglienza. Pensiamo, ad esempio, ad alcune culture che promuovono ancora comportamenti violenti, quali i matrimoni forzati o precoci. Anche per quanto riguarda la protezione. Dobbiamo prevedere anche azioni rivolte agli uomini che maltrattano. In ogni Provincia andrà prevista l’attivazione di centri pubblici “Liberiamoci dalla violenza” e l’individuazione di percorsi e sinergie sempre più omogenee e in sintonia con il mondo dei centri privati.

Tra le azioni di protezione legale, sottolineo le agevolazioni per un percorso risarcitorio della vittima mediante accesso a fondi regionali e nazionali. Infine, un aspetto decisamente importante: il sostegno al recupero dell’autonomia abitativa ed economica, promuovendo, insieme alle istituzioni locali, alloggi a canone calmierato e prevedendo la sperimentazione del Reddito di libertà.

Per tutte queste ragioni, ritengo che questo Piano regionale sia completo, sia efficace, possa costituire e costruire un argine robusto ad un fenomeno che intendiamo tutti debellare al più presto, possibilmente da ieri, ma ancora tanto resta da fare.

Tengo a ringraziare anche la consigliera Mori, per il lavoro fatto sugli emendamenti a questo testo, perché penso che lo renda migliorativo, quindi sicuramente anticipo anche già la nostra dichiarazione di voto, che sarà a favore sia degli emendamenti che, ovviamente, del provvedimento stesso. Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Pigoni.

Consigliera Costi, prego.

 

COSTI: Grazie, presidente, grazie all’assessore Lori, grazie al presidente Amico e a tutti i colleghi e colleghe che hanno lavorato nella Commissione parità, e chiaramente anche alla collega Mori, che ha lavorato, oltre che per la presentazione oggi, anche agli emendamenti.

Ma voglio ringraziare anche tutte le colleghe, oltre al presidente Amico, che sono intervenute in questo dibattito, perché io ritengo che sia un documento particolarmente importante. Quando parlo di questo tema, continuo ad essere profondamente turbata. Dico turbata perché ognuna di noi, ma anche ognuno di noi che viene da esperienze istituzionali, soprattutto di governo, credo che se pensa quello che ha vissuto e ha conosciuto nella propria esperienza, può fare anche una prima valutazione di che cosa si è riusciti a fare in questi anni.

Io ho fatto il Sindaco negli anni Ottanta, e uno dei temi più drammatici che mi sono trovata a dover affrontare è stato il tema di donne vittime di violenza in anni in cui tutti i soggetti che si dovevano occupare, e che si sarebbero dovuti occupare di un reato, rispondevano che non era un problema, che comunque “è sempre stato così”, e che quindi l’unica uscita che la donna poteva avere era quella di continuare a subire.

In quegli anni ero molto giovane, probabilmente avevo anche un animo abbastanza ribelle, e di questo ho iniziato a ragionare, cercando di capire perché poteva succedere che di fronte ad una violenza evidente, se succedeva che un ragazzo, o una donna fosse picchiata da qualche estraneo, all’esterno, in piazza, era reato; ma se questo accadeva all’interno della propria casa, questo era quasi dovuto, era una cosa normalissima. Questo rispondevano anche le forze dell’ordine, non semplicemente… Ma diciamo che c’era una società che era convinta che questo fosse la normalità.

Guardate, essere qui oggi in quest’aula, dove per la seconda volta approviamo un Piano contro la violenza alle donne, dove non facciamo delle chiacchiere, ma dove inseriamo dei provvedimenti concreti, che continua un’azione che abbiamo fatto con il Piano precedente, che è stato applicato, che è riuscito a costruire le reti… Guardate che la più grande operazione che è stata fatta in questa Regione è stata quella di mettere insieme tutti i soggetti, quindi iniziare a costruire dai Comuni alle ASL, pensate ai pronto soccorso, ai medici, alle forze dell’ordine, ai sindacati, a tutte quelle associazioni che sono nate in questa regione, e meno male che sono nate le associazioni contro la violenza alle donne, che hanno poi costruito le case per accogliere le donne vittime di violenza, lì è stata la prima grande vittoria. E il fatto che questo Piano ripercorra in larga parte questa parte, perché qui si parla nuovamente di reti, che devono essere sempre più capillari… Questo deve essere l’impegno che ci prendiamo: devono essere sempre più capillari, devono essere dal paesino sperduto in montagna fino all’ultima frazione di tutta la nostra bassa. E su questo credo che ci dovremo lavorare, lavorare con le Istituzioni, ma soprattutto anche con le associazioni e con tutti i soggetti che ci lavorano. Per me è un elemento di grande soddisfazione, perché significa che è cambiata nel profondo una mentalità, una cultura, che comunque era ed è ancora radicata. Ma un pezzettino l’abbiamo fatto, ed è un lavoro straordinario.

Se questo Piano è in grado, come si dice, di aggiungere ulteriori tasselli, che sono fondamentali, il tema del reddito di libertà, che è uno dei grandi problemi, perché ricordiamoci che la violenza alle donne è comunque la punta di un iceberg di una profonda diseguaglianza che c’è nella società e soprattutto una diseguaglianza che si dimostra in un modo efferato soprattutto nella parte del lavoro, perché il modo migliore per rendere libere e per poter esercitare i diritti è quello che le donne abbiano la libertà economica, di poter disporre della propria vita perché hanno i propri mezzi per poter supportare sé stesse e soprattutto anche molto spesso i figli, che non soffrono semplicemente per la violenza assistita; soffrono anche perché molto spesso non hanno le stesse opportunità degli altri ragazzi o delle altre ragazze.

Io credo che questo Piano rappresenti davvero un elemento di ulteriore avanzamento in un percorso che - ripeto - è difficile. Credo, e mi permetto di dirlo in modo molto sereno e molto pacato anche alla consigliera Stragliati, che stimo e che ringrazio anche per l’intervento che ha fatto e soprattutto per gli interventi che fa, sempre con una sensibilità molto puntuale, anche il tema del linguaggio, io non credo che sia una questione di femminismo, io credo che sia una questione di una lingua che ha il femminile e il maschile e soprattutto di un mondo dove comunque, dalla filosofia politica fino all’organizzazione statuale, fino all’organizzazione del potere, è sempre stata realizzata, organizzata e pensata dagli uomini.

Io vorrei ricordare che la democrazia ateniese, che è stata il perno delle democrazie, era comunque basata sui maschi liberi, perché le donne e gli schiavi, gli artigiani, i lavoratori non facevano parte della democrazia ateniese. Su questo io non mi scandalizzerò mai se mi chiamano consigliere, consigliera, cioè io non ne faccio una guerra di religione, ma credo che il fatto che una lingua abbia il femminile e il maschile ci debba indurre a fare politiche sempre più orientate al riconoscimento delle diversità. Le diversità non sono qualcosa che deve dividere, è semplicemente un riconoscimento di soggetti diversi che, come ho già detto altre volte, non sono né migliori, né peggiori. Io non mi sento né migliore, né peggiore di un collega uomo, sono diversa, anche se non volessi sono diversa, ne prendo atto.

Quello che credo che noi abbiamo bisogno di fare sempre di più, continuando questo percorso, che deve essere un percorso però che va accompagnato, come ha detto la consigliera Zamboni, come ha detto la stessa consigliera Stragliati, come hanno detto tutte quelle che mi hanno preceduto, va accompagnato anche con delle azioni ancora più puntuali, ancora più precise.

Noi abbiamo una legge 6, che è una legge straordinaria votata, votata - vorrei anche ricordare - da un Consiglio regionale fatto da uomini e da donne. Prendiamo atto che qui, in questa Regione, c’è una convergenza di intenti, ma questo è un valore che non esiste in altre Regioni, è un valore fondamentale, su cui noi abbiamo bisogno di continuare a camminare assieme.

Termino con un impegno. Io credo che il Piano contro la violenza sia davvero qualcosa di molto importante e anche di molto impegnativo, sono d’accordo, prendiamo ancora più in esame anche il tema della mediazione culturale e del sostegno alle donne straniere, in modo particolare alle ragazze. Anche questo è un tema che c’è. Non dobbiamo fare gli struzzi, dobbiamo prendere atto di quello che c’è.

Io credo però che l’altro passaggio che dovremmo fare è che in fase di bilancio noi avremo bisogno delle risorse necessarie per poter essere coerenti rispetto agli impegni che in quest’aula stiamo prendendo rispetto ad un tema che alla società, anche emiliano-romagnola, costa, potremmo dire, nell’arco del tempo, forse miliardi, perché sono capacità e intelligenze che noi perdiamo, e soldi che invece che investire per la realizzazione e la fruizione dei diritti di tutte e di tutti, purtroppo li dobbiamo spendere per riparare.

E sappiamo benissimo che la riparazione è qualcosa di dovuto, ma è qualcosa di ben diverso che la prevenzione, e soprattutto lo sviluppo delle persone, soprattutto della possibilità di realizzare i loro sogni, e soprattutto se sono donne.

Grazie mille quindi e buon lavoro a tutte e a tutti noi.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Costi.

Io non ho altri in dibattito generale sul provvedimento.

A questo punto, apriamo il dibattito generale sugli emendamenti.

Consigliere Lisei, prego.

 

LISEI: Grazie, presidente.

Io ascoltando il dibattito ho avuto qualche dubbio e sono anche andato a rileggermi qual era la delibera che stavamo discutendo in aula, perché qualche dubbio mi è venuto. Ho sentito molto parlare della violenza sulle donne, tant’è vero che la collega che mi ha preceduto ha fatto essa stessa un refuso, dicendo che questo Piano regionale è contro la violenza sulle donne, ma ho sentito poco parlare del resto, ovvero della violenza di genere.

In realtà, infatti, il Piano che stiamo discutendo è appunto il Piano regionale contro la violenza di genere. Invece mi pare che sbagliando, il dibattito in aula abbia evidenziato quello che in realtà dovrebbe, secondo me, prevalere all’interno di questo Piano, ovvero, la violenza sulle donne.

Lo dico partendo da un presupposto, che è la condivisione della fotografia che è stata fatta rispetto alla violenza sulle donne da tutti i colleghi che sono intervenuti, ovvero di un problema che sta assumendo a livello nazionale dei numeri devastanti, preoccupanti sia in termini quantitativi sia in termini purtroppo “qualitativi”, nel senso che purtroppo gli episodi di violenza a cui abbiamo assistito nel corso dell’ultimo anno, degli ultimi anni in particolare, ovviamente a causa della pandemia, sono episodi sempre più gravi. È stato giustamente richiamato anche qua il dato sui femminicidi e sull’incidenza devastante che hanno avuto i femminicidi purtroppo a livello statistico nazionale.

È proprio su questo, allora, che, secondo me, dobbiamo chiarirci ed è proprio su questo che, secondo me, diverge la strategia, quantomeno la strategia che abbiamo in mente noi che bisognerebbe adottare rispetto alle soluzioni che devono essere messe in campo per prevenire, per contrastare questa piaga, che sta assumendo, appunto, caratteri devastanti. E lo dico proprio perché questo Piano sconta, secondo noi, due errori fondamentali, due errori marchiani, che, secondo me, hanno inciso e incidono tuttora, purtroppo, nelle risposte che il sistema dà a questo problema. Il primo è quello di confondere e di sovrapporre tematiche che non sono le stesse e che dovrebbero essere affrontate in maniera specifica e separata. La confusione delle violenze genera confusione nelle risposte alle violenze. All’interno di questo Piano si continua a confondere e a miscelare le risposte sulla violenza sulle donne, per la violenza di genere in generale, per la violenza contro le discriminazioni, per la violenza contro il linguaggio e l’educazione delle differenze e sulle differenze. Questo Piano non affronta in maniera specifica, come dovrebbe fare un piano, secondo me, distinguendo al proprio interno le azioni rispetto ai singoli obiettivi che abbiamo. Violenza sulle donne? Violenza sulle donne. E mette in maniera chiara, facendo un capitolo chiaro rispetto alla violenza sulle donne, in linea le azioni, le attività, le finalità, le economie che si mettono in campo per contrastare la violenza sulle donne.

Per altri tipi di violenze, violenze contro il popolo LGBTQZY (adesso non so a quale punto dell’alfabeto è arrivato), un capitolo specifico su questo. Questo Piano invece fa un pot-pourri, tant’è vero che basta leggere l’indice per capire che si parla genericamente di violenza di genere, ma non ci sono dei capitoli specifici, non c’è il capitolo violenza sulle donne e tutte le misure, e, quando si legge e si continua ad analizzare il Piano regionale, le risposte e le azioni continuano ad essere confuse.

Questo purtroppo genera confusione, secondo me, anche nelle azioni che devono essere poste in essere. È inutile che diciamo genericamente “all’interno delle scuole deve essere affrontato e deve essere implementato il tema del linguaggio e dell’educazione alle differenze”, perché poi è questo problema. Io voglio capire le azioni specifiche che vengono fatte sulla violenza sulle donne, visto che sembra che il tema interessi tutti, perché chi è intervenuto ha parlato solo di violenza sulle donne, non di violenza di genere, solo di violenza sulle donne, allora, se il tema è la violenza sulle donne, proprio perché c’è un interesse dell’Aula rispetto a questo tema, che si è dimostrato anche in questa discussione preponderante su tutti gli altri tipi di violenza, credo che la violenza sulle donne (ne sono assolutamente convinto) meriterebbe una trattazione a sé stante all’interno del Piano.

Bisognerebbe iniziare a dire che bisogna distinguere le azioni, perché dopo, quando si dice “promuoviamo all’interno delle scuole il tema del linguaggio e dell’educazione alle differenze”, vuol dire tutto e non vuol dire niente, diverso è “linguaggio ed educazione per sensibilizzare sul ruolo della donna all’interno della società, valorizzare all’interno delle scuole la sensibilizzazione nei reati di femminicidio, di stalking contro le donne” o quant’altro.

Questo è il primo, grande errore marchiano che c’è, che purtroppo sconta ed è figlio di una legislazione regionale precedente, che viene richiamata, che non condividiamo, che riguarda sempre il genere e riguarda sempre questa continua promiscuità e confusione di problematiche, ed è figlia anche, purtroppo, di una rettifica che è stata fatta dal Parlamento europeo, della Convenzione di Istanbul, che ne ha snaturato completamente quelle che erano le finalità originarie.

Questo è il primo errore, ed è la prima impostazione che non condividiamo all’interno di questo Piano. Ve lo dico perché siamo consapevoli e siamo convinti che all’interno di questo Piano, molti di quelli che oggi parlano di violenza sulle donne vogliono utilizzare il Piano per introdurre altre tematiche, ovvero, il gender e tutta una serie di altre cose, che non tirerò neanche fuori; il secondo errore, a mio avviso, è quello che si continuano a indirizzare risorse ed energie eccessive sulla forma più che sulla sostanza.

A noi interessa la sostanza. Io non so quanto ad una donna vittima di abusi, di stalking, di tutti quei reati aberranti e indegni, interessi se ci chiamiamo “assessora”, “assessore”, “avvocata”, “avvocatessa”, “avvocati”; o quanto le interessi l’uso delle vocali che facciamo. Lo dico perché mi pare che anche all’interno di queste azioni il piano della forma prevalga sul piano della sostanza.

Diceva bene la consigliera Zamboni: oggi, tuttora ci sono donne che fanno delle denunce, che sono perseguitate e che non hanno una risposta immediata. E noi stiamo qua, a parlare di educazione al linguaggio, quando ci sono situazioni gravissime. Su queste ci dovremmo confrontare e concentrare, sulle risposte immediate a determinate forme di violenza, le risposte che deve dare il sistema, senza confondere la forma e la sostanza. L’educazione all’interno delle scuole è fondamentale, e condivido che sia fondamentale; ma deve essere anche finalizzato a quello. Così come non possiamo nasconderci le nostre responsabilità rispetto a tanti soggetti che potrebbero fare tanto rispetto a questi temi, e che fanno meno di quello che potrebbero fare. All’interno del Piano si parla anche dei reati informatici e di tutta una serie di capacità di utilizzo dei sistemi informatici. Anche su questo, prendere i gestori di social e quant’altro per le orecchie e richiamarli alle proprie responsabilità credo che sarebbe il minimo per uno Stato serio. D’altronde, che oggi uno – lo dico perché è una delle cose che mi fa più impazzire – possa entrare su un qualsiasi social, con qualsiasi mail, dietro la quale non si sa chi ci sia, inventarsi un nome, perseguitare una persona, magari una donna, sotto falso nome, è una cosa aberrante, quando oggi ci sono tutti gli strumenti informatici per far corrispondere il profilo di chi utilizza uno strumento con chi c’è realmente dietro. È la prima cosa che mi viene in mente parlando. Quindi, ci sono tutta una serie di azioni che andrebbero fatte anche rispetto a tutta una serie di soggetti intermedi. E anche su questo il Piano è carente, a nostro avviso.

Chiudo perché ho già visto che ho sforato, prima che mi richiami la presidente.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Lisei.

Io non ho altri. Consigliera Piccinini, prego, in dibattito generale.

 

PICCININI: Grazie, presidente.

Molto è già stato detto all’interno di questa discussione in relazione a questo documento. È un Piano, questo, e ringrazio l’assessore Lori anche per il confronto in Commissione, che agisce sia sul fronte della prevenzione che sul fronte della protezione. Rispetto a quello che si diceva anche prima, è un fenomeno in crescita anche e per colpa, purtroppo, del lockdown e della pandemia che abbiamo vissuto, nonché delle successive misure per il distanziamento sociale che si sono, come dicevo, rese necessarie per contrastare la diffusione del Coronavirus. Ed è un documento che prevede interventi che sono rivolti al mondo giovanile, e io questo lo trovo un aspetto qualificante, con l’obiettivo di diffondere la cultura del rispetto.

Voglio qui aprire una parentesi. Educare alle differenze significa parlare di genere, e lo dico anche alla luce di un episodio, che io voglio stigmatizzare. In questa sede ne approfitto per manifestare tutta la mia solidarietà al Gruppo Trans di Bologna, che proprio l’altro ieri sono stati aggrediti presso la loro sede. È un episodio grave, l’ultimo dei tanti a cui dobbiamo assistere, che in questa sede voglio assolutamente stigmatizzare.

Come dicevo, un punto qualificante di questo piano riguarda gli interventi di sensibilizzazione verso i giovani e l’attenzione anche verso la violenza che si sviluppa spesso in rete, associati a progetti che agevolino azioni che sono concrete anche in contesti specifici, come possono essere i consultori, gli spazi giovani, ma anche i luoghi di lavoro, con la finalità di riconoscere in modo tempestivo le molestie sessuali.

Poi ci sono azioni anche rivolte alle donne che vivono in condizioni di fragilità, il necessario bisogno (ce lo siamo detti tante volte, quando abbiamo affrontato questo tema) di sostenere la loro autonomia economica, ma anche abitativa, prevedendo, ad esempio, un reddito ad hoc.

Bene anche che la Regione abbia deciso di stanziare 2,6 milioni di euro per quest’anno, sono risorse comunque nazionali, a cui si aggiungono i 2 milioni e 100 di finanziamenti regionali per il biennio 2020-2021, rafforzando anche l’attività dell’Osservatorio, che alle attuali funzioni di studio e analisi affiancherà anche quelle di monitoraggio dell’attività delle reti territoriali di prevenzione e di contrasto a questo fenomeno.

Ci sono quindi molti aspetti positivi, comprese, come dicevo, azioni che si rivolgono alle violenze di genere in generale, quindi non escludendo le persone LGBT, e da questo punto di vista il mio auspicio (lo voglio rimarcare anche in questa sede) è che si vada avanti con l’approvazione del DDL Zan, di cui ogni giorno si sente di più il bisogno, e per questi motivi io anticipo il voto del Movimento 5 Stelle, che sarà un voto positivo. Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Io non ho altri in dibattito generale sul provvedimento.

A questo punto, chiedo se qualcuno vuole intervenire in dibattito generale sugli emendamenti, che ricordo essere 11, a varie firme.

Consigliere Amico, prego.

 

AMICO Grazie, presidente.

Io volevo ringraziare il consigliere Lisei, che mi ha fatto sentire meno solo, essendo l’altro componente di questa Assemblea di genere maschile che è intervenuto su questo provvedimento, quando non in solitudine riusciamo a discutere di un provvedimento assolutamente importante per quanto detto prima.

In generale vorrei ribadire, rispetto agli emendamenti presentati, a prima firma Mori, che ho anche sottoscritto, quanto dicevo nella discussione generale. Questi emendamenti intendono dare, rafforzandolo, al Piano antiviolenza predisposto dall’assessorato un rango anche di intervento superiore rispetto a quello di un semplice atto amministrativo. Il lavoro che è stato fatto, di cesello, di approfondimento, di confronto, sia con l’assessorato che fra i Gruppi ha portato a questa formulazione in una chiave positiva, rendendo il Piano antiviolenza ancora più efficace e ancora più preciso nelle sue azioni, sia per quanto riguarda gli elementi di governance, sia per quanto riguarda il riconoscimento degli attori che sono presenti all’interno del tavolo di coordinamento, sia riconoscendo i ruoli di quanto questo Piano vuole perseguire.

Io quindi in discussione generale volevo fermarmi qui.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Amico.

Consigliera Mori, prego.

 

MORI: Grazie, presidente.

Solo per sottolineare, per ringraziare per la discussione e allo stesso tempo per precisare alcuni elementi di contesto anche a fronte degli interventi che ho ascoltato.

Innanzitutto, è chiaro che la complessità del nostro Piano regionale antiviolenza e dei servizi messi in campo sono per il 98 per cento fondati sul tema della violenza maschile sulle donne perché, a partire dalla Conferenza di Pechino del ‘95 in poi, le donne, le associazioni femminili, la società tutta e le Istituzioni, compresa la comunità internazionale, hanno lavorato in modo proficuo per organizzare una rete di protezione molto potente.

Sulla legge n. 15 del 2019, invece, siamo agli albori della costruzione di servizi di accoglienza e di supporto che tendono a non distinguere, è vero, rispetto ai diritti umani. I diritti umani sono unici e inviolabili, sia che si tratti di persone A, B, C, D, E, e tutto l’alfabeto. Questo lo voglio dire, perché altrimenti rischiamo che, partendo dal legittimo costrutto esperienziale e culturale di ciascuno, noi pensassimo che i diritti umani hanno priorità diverse a seconda di come in qualche modo ci alziamo la mattina.

Detto questo, volevo anche significare che il rafforzamento del Piano che andiamo a fare con i nostri emendamenti è un rafforzamento su una base molto solida, su una narrazione molto convincente e su un impegno che l’Assessorato negli anni ha costruito, e noi abbiamo avuto, credo, come diceva la consigliera Costi, la capacità di indirizzare e strutturare in un impianto normativo solido, che è oggetto di attenzione e di osservazione anche sul piano nazionale, che vorremmo diventi una legge quadro nazionale che finalmente possa dare organicità a una visione di prevenzione e contrasto alle discriminazioni di genere e alle violenze, quindi senza nessuna confusione rispetto al rispetto dei diritti umani e a ciò che bisogna mettere in campo per prevenire eventuali violazioni, ma sicuramente con tutta la forza delle specificità e dei casi che prendiamo in carico.

È per questo che non abbiamo mai optato per una legge omnibus rispetto alle violenze, perché siamo convinti che le specificità dei vissuti e dei diritti umani in carico hanno un loro tempo, una loro storia, una loro necessità di essere approfondite anche nelle tematiche di prevenzione e contrasto alle violenze che le caratterizzano.

Nel quadro degli emendamenti che abbiamo presentato c’è una valorizzazione, che già nel Piano è presente, ma noi abbiamo voluto enfatizzare, di tutti i protagonisti della rete antiviolenza. Il coordinamento regionale antiviolenza, il coordinamento regionale dei centri antiviolenza è un coordinamento storico, comprende circa quindici centri antiviolenza, è un soggetto di secondo livello, cioè un’associazione di associazioni, non è un soggetto istituzionale, è un soggetto del terzo settore del privato sociale, che ci ha aiutato, nell’ambito di competenze, ripeto, costruite e maturate nel tempo, a costruire quelle competenze, a rafforzare quelle competenze istituzionali, legislative e di rappresentanza democratica che ci hanno portato a stabilizzare e costruire un impianto normativo, ripeto, di tutto rispetto, con una pianificazione e una programmazione che, se oggi si può dire all’avanguardia, è anche merito di coloro che spesso nel silenzio e dimenticate nelle case rifugio e nei centri antiviolenza, hanno presidiato la violenza quando nessuno credeva che potesse essere davvero un elemento così terribile come in effetti sappiamo essere.

Ecco perché da una prima occhiata (non ho avuto modo di parlare esplicitamente con il collega Mastacchi rispetto all’emendamento che ha presentato), da una lettura assolutamente esperienziale di competenza non è accoglibile, per quanto mi riguarda, proprio per la mancanza di competenza giuridica che noi avremmo nel forzare la presenza di altre associazioni in un quadro di associazione delle associazioni del privato sociale.

In secondo luogo confidiamo, con la consueta collaborazione del presidente Amico e dell’assessora Lori, di poter approfondire anche in Commissione il lavoro e gli impegni del Coordinamento regionale dei centri antiviolenza e degli altri servizi pubblici dei centri antiviolenza che costituiscono la nostra rete, in modo da apprezzarne la molteplicità e giustamente anche la preziosità in quest’ambito. Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Mori.

Consigliere Mastacchi, prego.

 

MASTACCHI: Grazie, presidente.

Giusto perché sono stato “chiamato in causa” dalla consigliera Mori, faccio una precisazione: non è un emendamento quello che ho presentato, ma è un ordine del giorno, quindi non va al momento a modificare il testo attuale, ma rileva una problematica da me riscontrata sul campo durante la mia precedente attività di sindaco.

Il fatto che al punto 2.3, dove si parla di coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna e si definiscono quale fondamentale interlocutore, praticamente escludendo tutto il resto del mondo, quando all’interno di questo coordinamento ci sono 15 centri e mi risulta che fuori dal coordinamento ci siano tanti centri antiviolenza, fra l’altro gestiti anche da enti pubblici, quindi assolutamente “titolati”, quindi l’obiettivo del mio ordine del giorno è quello di allargare il più possibile in un punto, di allargare il più possibile e di mettere in campo un’attività più coinvolgente possibile, per far sì che più centri antiviolenza possibile possano far parte di questo coordinamento da una parte, dall’altra promuovere l’apertura anche di nuovi Centri antiviolenza nei territori che ancora ne sono sprovvisti, per garantire prossimità e un concreto supporto alle donne che subiscono violenza. Chiaramente, anche la presenza territoriale è un aspetto molto importante. Solo per fare questa precisazione, quindi. Poi, nell’ambito della discussione dell’ordine del giorno, se c’è bisogno, magari mi riservo di intervenire nuovamente. Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Mastacchi.

Io non ho altri in dibattito generale sugli emendamenti.

Sull’ordine del giorno il consigliere Mastacchi è già intervenuto.

A questo punto, io passo la parola all’assessora Lori. Prego.

 

LORI, assessora: Grazie, presidente, grazie ai colleghi dell’Assemblea per questo importante e significativo confronto che ha fatto emergere una larga coralità, seppur nelle legittime differenze rispetto a questo lavoro che oggi è sottoposto alla valutazione e al voto.

Si tratta di un lavoro importante, che è iniziato in una fase molto complessa, ancora, in cui la pandemia ci imponeva anche un lavoro di affiancamento alla rete territoriale rispetto alla gestione e all’accoglienza che è stata sempre garantita, delle donne vittime di violenza nel rispetto naturalmente delle norme Covid per la loro sicurezza e anche per quella, naturalmente, dei loro bambini, quando in alcuni casi questi sono stati coinvolti.

Il numero di donne uccise e vittime di violenza, è sempre in aumento. Certo, ogni femminicidio è diverso, così come ogni situazione di violenza, è emerso in modo chiaro anche dal confronto di oggi. È tuttavia fondamentale riconoscere alcuni elementi comuni di questa violenza. È importante analizzare il contesto in cui la violenza si genera, per mettere in atto azioni che consentano di prevenirla.

Il contrasto alla violenza passa attraverso un profondo cambiamento culturale, non più rinviabile, un cambiamento urgente e necessario. I dati stessi che abbiamo osservato e rilevato a livello nazionale, ma anche in contesti molto vicino a noi, ci dicono che anche le difficoltà, i disagi e le condizioni, a volte, di costrizione, hanno peggiorato questo quadro che già era un quadro molto tragico. Per questo il Piano antiviolenza, che oggi è stato discusso e che è stato approvato dalla Giunta, a fine giugno, e poi ha visto un confronto molto significativo anche nella Commissione consiliare competente, è un Piano che si occupa della protezione di percorsi di rafforzamento delle autonomie individuali delle donne vittime di violenza, ma è un percorso, è un Piano che ha una forte volontà di esprimere azioni concrete a favore di una prevenzione assolutamente necessaria, è un Piano che vuole affermare, promuovere e sostenere interventi educativi e di protezione delle vittime di violenza.

Il Piano vuole rafforzare ulteriormente – anche questo emerge in modo forte, è una volontà che a partire da chi opera attivamente sul campo e sui territori emerge – la rete di collaborazione tra i tantissimi soggetti che sui territori si occupano di contrasto alla violenza, della promozione di una cultura di genere, condividendo competenze, buone pratiche, percorsi comuni, capaci di cogliere anche specificità ed esperienze significative.

Naturalmente al centro di questo lavoro ci sono i centri antiviolenza, che rappresentano un presidio fondamentale, insieme alle case rifugio, ma anche i servizi sanitari, quelli sociali dei Comuni, le scuole, le forze dell’ordine, i centri per uomini maltrattanti presenti sul nostro territorio, quelli pubblici e anche quelli gestiti da Onlus, così come un mondo diffuso dell’associazionismo, che va dall’associazionismo sportivo fino alle organizzazioni giovanili e a tante altre realtà che sempre di più si impegnano attivamente per contrastare la violenza. Ecco, solo con un approccio sistemico pensiamo che un’azione come quella che il Piano si pone possa davvero determinare dei cambiamenti significativi e capillari, perché c’è anche un tema che riguarda la capacità di essere prossimi, vicini a tutte le situazioni e ai contesti che possono ingenerare condizioni di fragilità.

Il Piano regionale contro la violenza, come è noto, è previsto dall’articolo 17 della legge n. 6, quindi ci muoviamo all’interno di un quadro normativo importante, prezioso, che ha visto la nostra Regione in una posizione molto avanzata rispetto al quadro nazionale e anche europeo. Il Piano è un documento triennale, che ha una prospettiva triennale e che è frutto di un lavoro che, come dicevo, è iniziato da diversi mesi e ha visto in campo molte competenze e professionalità di chi davvero si è messo a disposizione di questo sistema e ci ha aiutato, attraverso un ascolto e un confronto molto puntuale, a provare a fare un passo avanti, a fronte di un’esperienza naturalmente molto significativa che ci è stata consegnata dal primo Piano antiviolenza, approvato nel 2016.

Colgo l’occasione per ringraziare davvero questo tavolo articolato, che ha visto competenze diverse, molte realtà pubbliche interne ai diversi assessorati in una logica di trasversalità, ma anche in varie figure che oggi si occupano di contrasto alla violenza e di accoglienza, per esempio all’interno delle ASL, così come rappresentanze molto significative della rete presente sul nostro territorio, che fa parte dell’associazionismo, che è portatore davvero di grande esperienza e anche di una cultura che nella nostra Regione fa e ha fatto la differenza.

I principali assi di intervento del Piano, come emerso anche dalla discussione, riguardano la prevenzione e la protezione. L’obiettivo macro, quindi l’obiettivo generale, come si diceva, ha al centro il rafforzamento della rete. Questo è molto importante perché ci permette (lo abbiamo visto anche in questo anno e mezzo di lavoro difficile) di essere vicini e di riuscire a cogliere necessità e garantire una capacità di adeguatezza rispetto ai bisogni.

Come dicevo, il Piano definisce una serie di obiettivi strategici, che riguardano prioritariamente (lo dico in modo sintetico) il contrasto alla violenza maschile contro le donne, la promozione della cultura, la prevenzione della violenza vera e propria, la protezione delle vittime di violenza di genere e il sostegno verso l’autonomia. Questo è stato uno dei temi su cui si è lavorato e su cui ci si propone di mettere in campo azioni rafforzate e strutturali, elemento importante.

Ancora, il sostegno e il rafforzamento del lavoro di rete, oltre all’ampliamento del sistema regionale di accoglienza a supporto delle vittime, la valorizzazione del ruolo anche nel contrasto alla violenza che le varie figure che sono oggi in campo, che ho citato perché hanno fatto parte di questo tavolo di lavoro che ha contribuito alla definizione di questa proposta che oggi discutiamo, perché pensiamo che l’esperienza e la capacità di cogliere davvero nel profondo i bisogni renda più capaci anche di trovare soluzioni, di proporre percorsi utili, in una logica preventiva.

Ancora: il percorso che riguarda gli autori di violenza. In questi anni sono maturate esperienze significative sia nell’ambito dei centri per uomini maltrattanti, pubblici, inserite nella rete dei consultori, che nell’ambito delle esperienze dell’associazionismo, sempre in una logica di rete, laddove noi lavoriamo perché sia una rete forte, anche a livello territoriale. Abbiamo questa rete regionale, ma abbiamo bisogno di percorsi che consentano davvero, a tutti i territori, di poter in qualche modo acquisire una consapevolezza e un ruolo capace di responsabilizzare in tutti i punti e in tutti i luoghi in cui la prevenzione si può fare, e soprattutto si può mettere in atto quell’azione davvero capace di incidere sui comportamenti, a partire naturalmente dai più piccoli.

Questo è uno dei temi che è fortemente trattato all’interno del Piano, quindi vari livelli che riguardano la formazione, nelle scuole e all’interno dei vari contesti coinvolti nella prevenzione e nelle azioni di protezione.

Ancora: tra gli obiettivi generali, naturalmente ci poniamo quello di determinare un cambiamento forte, come dicevo, nei vari ambiti, e anche, naturalmente, lavorando affinché le condizioni di fragilità delle donne possano essere il più possibile contrastate a supporto di percorsi che hanno molto a che fare anche con l’autonomia. Anche questo è un tema che è emerso dal dibattito. I temi che riguardano la dimensione lavorativa sono stati fortemente oggetto del lavoro che abbiamo cercato di portare avanti anche in questo periodo.

C’è stata un’analisi che abbiamo anche avuto occasione di presentare, su cui c’è stato un confronto all’interno della Commissione di assessorato, che proprio ha riguardato l’approfondimento rispetto alla condizione delle donne, in particolare all’impatto che l’emergenza Covid ha determinato sulla condizione femminile. A questo naturalmente ha fatto seguito anche un lavoro molto puntuale che ha permesso di contribuire a sviluppare una serie di obiettivi condivisi anche nell’ambito del Patto per il lavoro e per il clima, su cui siamo impegnati anche con un protocollo specifico che coinvolge molte rappresentanze di questa dimensione, che ha a che fare con il lavoro e che impegna e impegnerà sempre di più anche un’azione più capillare rispetto alla capacità di reintegrare le donne vittime, ma di promuovere più complessivamente delle condizioni di pieno riconoscimento del ruolo della donna anche nel lavoro che si realizza sui nostri territori, quindi in modo diffuso. C’è un tema che riguarda, naturalmente, anche la capacità di innalzare le competenze e la possibilità di trovare quel riconoscimento anche salariale di cui si parla e rispetto al quale sono state assunte decisioni importanti anche nella giornata odierna.

In una logica di prevenzione, abbiamo cercato in questo Piano di integrare anche elementi che in questi anni più recenti sono diventati davvero elementi di rischio più volte purtroppo sperimentato. Penso, per esempio, alla violenza di genere attraverso l’utilizzo degli strumenti digitali. Questo è un elemento di innovazione di questo Piano. Così come abbiamo cercato di approfondire i temi legati alle differenze condizionate dalla provenienza, quindi da situazioni determinate anche da condizioni che abbiamo visto possono determinare situazioni molto drammatiche, come quella dei matrimoni forzati. Quindi, c’è un’attenzione a situazioni anche specifiche, quella delle donne, per esempio, in condizione di fragilità determinata da disabilità, condizioni particolari. Quindi, è una capacità che ci proponiamo di avere, che è capace di ampliare lo sguardo, ampliare lo sguardo in modo inclusivo e capace di contemperare e contrastare, in una logica preventiva, tutte quelle condizioni che possono determinare o agevolare situazioni di disagio e anche di violenza.

Ancora, la seconda parte del Piano riguarda il tema della protezione, tema molto importante. La nostra Regione mette in campo molti strumenti e molti luoghi che hanno questo obiettivo, ma sappiamo della necessità di avere focus e anche una prospettiva che rafforzi questa dimensione.

Abbiamo bisogno di concentrarci, per citare solo alcuni elementi, su una capacità di valutazione del rischio di recidiva, così come anche una capacità di rafforzare le azioni legate anche alla vittimizzazione secondaria. Anche questo è stato oggetto di confronto anche nella Commissione, c’è un lavoro importante e trasversale che va anche in questa direzione, perché sappiamo che le esperienze hanno segnato e rischiano di continuare in modo significativo a tracciare dei percorsi che invece sono quelli che vogliamo contrastare.

Essere quindi capaci di accogliere e di agire nella rete di protezione anche con una competenza, uno sguardo attento a dinamiche anche specifiche determinerà - mi auguro in modo efficace e anche con un tempo non troppo lungo - una capacità di azione che possa cogliere anche situazioni diverse e particolarmente complesse, che abbiamo anche attraversato dall’esperienza di questi anni e dalla capacità di portare...

 

PRESIDENTE (Petitti): Assessora Lori, abbiamo sforato di molto il tempo, le chiedo di concludere.

 

LORI, assessore: Chiudo.

Dicevo, una capacità di portare l’esperienza, a partire da quella diretta che ci è arrivata grazie al contributo degli operatori sul campo, in una logica di condivisione, di benchmark, che possa contribuire alla crescita del sistema.

Tengo molto, in conclusione, considerati i tempi e il richiamo della presidente, a ringraziare naturalmente per il contributo alla discussione  di oggi, ma anche per il percorso che abbiamo potuto condividere, il ruolo della Commissione, a partire dal presidente Amico e da tutti i componenti, così come anche, naturalmente, il lavoro che ci porta oggi (mi sento di dire dopo aver ascoltato gli interventi) davvero tutti insieme ad approvare un passo ulteriore in avanti per rafforzare ed arricchire quello che è un patrimonio importantissimo della nostra Regione, mettendo in campo questo strumento che determinerà progettualità ulteriori a partire dai prossimi mesi.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie.

A questo punto, prima di passare alle votazioni, abbiamo le dichiarazioni di voto congiunte sull’ordine del giorno che ha presentato prima il consigliere Mastacchi, emendamenti e atto amministrativo. Qualcuno vuole intervenire?

Io non ho nessuno in dichiarazione di voto.

A questo punto, mettiamo in votazione gli emendamenti.

Partiamo dall’emendamento 1, a firma Mori e altri.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 35

Favorevoli 24

Contrari 2

Astenuti 9

 

È approvato.

 

Passiamo all’emendamento 2, sempre a firma Mori e altri.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 36

Favorevoli 23

Astenuti 9

Contrari 2

 

È approvato.

 

Passiamo all’emendamento 3, sempre a firma della consigliera Mori ed altri.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 36

Favorevoli 24

Astenuti 11

 

È approvato.

 

Passiamo all’emendamento 4, sempre a firma della consigliera Mori ed altri.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 36

Favorevoli 24

Astenuti 11

 

È approvato.

 

Passiamo all’emendamento 5, sempre a firma della consigliera Mori ed altri.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 38

Favorevoli 25

Astenuti 12

 

È approvato.

 

Passiamo all’emendamento 6, sempre a firma della consigliera Mori e altri.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 38

Favorevoli 25

Astenuti 9

Contrari 3

 

È approvato.

 

Passiamo all’emendamento 7, sempre a firma della consigliera Mori e altri.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 36

Favorevoli 26

Astenuti 8

 

È approvato.

 

Passiamo all’emendamento 8, sempre a firma della consigliera Mori e altri.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 36

Favorevoli 28

Astenuti 8

 

È approvato.

 

Passiamo all’emendamento 9, sempre a firma della consigliera Mori altri.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 36

Favorevoli 25

Astenuti 11

 

È approvato.

 

Passiamo all’emendamento 10, sempre a firma della consigliera Mori ed altri.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 36

Favorevoli 25

Astenuti 11

 

È approvato.

 

Siamo arrivati all’ultimo emendamento, l’emendamento 11.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 36

Favorevoli 25

Astenuti 11

 

È approvato.

 

Ora passiamo all’ordine del giorno a firma del consigliere Mastacchi.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 37

Favorevoli 12

Contrari 25

 

È respinto.

 

Ora passiamo all’atto amministrativo 3660: approvazione del Piano regionale contro la violenza di genere.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 38

Favorevoli 27

Astenuti 7

Contrari 3

 

È approvato.

 

Inversione dell’ordine dei lavori

 

PRESIDENTE (Petitti): Colleghi, è pervenuta una richiesta da parte dei consiglieri Delmonte e Stragliati di inversione dell’ordine dei lavori per trattare prioritariamente il seguente oggetto 3650, “risoluzione che impegna la Giunta ad attivarsi al fine di limitare la commercializzazione di legna prodotta da tagli in autoconsumo, e quindi non soggetta a comunicazione”, a firma del consigliere Delmonte. Conseguentemente, l’oggetto 3614 andrebbe in fondo all’ordine del giorno.

Inoltre, è pervenuta una richiesta di iscrizione di inversione dell’ordine dei lavori, a firma delle consigliere Zappaterra e Piccinini per esaminare i due documenti seguenti, che trattano il medesimo oggetto 4052, “Risoluzione che impegna la Giunta a esprimere solidarietà ai rappresentanti della CGIL, a sollecitare il Governo e il Parlamento ad adottare provvedimenti per lo scioglimento di tutte le organizzazioni di stampo fascista e neofascista”, a firma dei consiglieri Zappaterra e altri; e 4053, “Risoluzione che impegna la Giunta a chiedere al Governo di valutare la sussistenza dei requisiti della legge 645 del 1952, al fine di procedere allo scioglimento dell’organizzazione neofascista Forza Nuova ed altre associazioni consimili, a firma della consigliera Piccinini”.

Sono poi arrivate altre richieste e altri abbinamenti. A questi documenti si aggiunge infatti l’oggetto 4054, “Risoluzione che impegna la Giunta ad esprimere totale adesione ai princìpi delle risoluzioni del Parlamento europeo, sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”, a firma dei consiglieri Barcaiuolo, Lisei e Tagliaferri.

Noi quindi abbiamo diversi abbinamenti e richieste. Sono le 17, 20. Io chiedo se sia il caso di fare una serie di valutazioni con i Capigruppo per capire come procedere.

Consigliere Rancan, prego.

 

RANCAN: Grazie, presidente.

Io volevo solamente specificare che la richiesta del consigliere Delmonte è una richiesta di inversione, perché la risoluzione 3614, a prima firma Stragliati, era stata ritirata, perché precedentemente discussa in sede di bilancio o di altre questioni. Quindi, per la risoluzione 3650, che è già iscritta all’ordine del giorno, la richiesta era che venisse invertita e venisse messa al posto di quella della collega Stragliati, che poi è stata ritirata. Quindi, era questa la questione. Perché lei ha detto: andrà in coda a tutte le altre. È una questione diversa.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Okay. Come dicevo, abbiamo tutta questa serie di richieste e abbinamenti, io chiedo se è il caso di fare una valutazione con i capigruppo per capire come procedere visto l’orario.

Consigliere Rancan, prego.

 

RANCAN: Sull’ordine dei lavori, presidente.

Il tema che è posto all’attenzione dalle risoluzioni presentate è un tema sentito, per il quale oltretutto anche noi abbiamo preparato un documento, anche perché sappiamo che sono atti che vanno condannati, però ci sono varie questioni che si possono affrontare. Ovviamente, uno, serve il tempo di poter leggere i documenti, due, serve il tempo di depositare la nostra risoluzione, tre, queste richieste di inversioni e di iscrizioni non mi risultano che siano arrivate entro la prima ora dall’inizio della seduta, quindi non penso che per Regolamento possano essere ammesse alla discussione. Ma lo dico tranquillamente, nel senso che il Regolamento è citato anche qui, articolo 75. A noi una è arrivata alle ore 16,42, l’altra è arrivata alle ore 16,45, quindi penso che siamo oltre, ben oltre la prima ora – grazie, presidente – tenendo conto della mia premessa per le quali l’argomento è assolutamente di sensibilità di tutti.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Rancan.

Consigliera Zappaterra, prego.

 

ZAPPATERRA: Grazie, presidente.

Premesso che penso che la risoluzione sia stata assolutamente depositata nei tempi, è arrivata in ritardo la richiesta di inversione, perché su quello ci abbiamo pensato un po’. Però, sarei per sgombrare il campo dalla discussione sui tempi, sul metodo e sulla procedura perché ragionevolmente sono le ore 17,20, mancano dieci minuti alla chiusura dell’aula. Il tema è sentito da parte di tutti e sarebbe giusto discuterlo. Io, quando serve ed è indispensabile, chiedo sempre ai colleghi di minoranza di trattenerci un po’ di più perché dobbiamo chiudere gli atti, ma francamente non mi sento di chiedere ai colleghi in quest’aula di stare qui un’ora in più per fare una seria discussione su questo tema. Insomma, le risoluzioni sono tutte depositate. Valuteremo nella prossima seduta se riprendere, se aggiornare la discussione o cosa fare, però a questo punto lo valuteremo nella Capigruppo di domani.

 

PRESIDENTE (Petitti): Lei ha detto, consigliere Rancan, che deve ancora depositare le risoluzioni in oggetto, perché...

Prego, consigliere Rancan.

 

RANCAN: No, la verità, presidente, è che è una risoluzione che abbino, quindi, ovviamente, se non c’è l’oggetto iscritto, non abbino niente. Al di là che l’oggetto iscritto non esiste, per ora non abbino niente.

 

PRESIDENTE (Petitti): Io credo questo, che, se noi lo iscriviamo, è evidente che sforiamo il tempo, per questo io ho chiesto prima una Capigruppo per valutare assieme l’ordine rispetto ai tempi, è molto semplice... Però un attimo. In ordine. Non iniziamo ad agitarci.

Consigliere Rancan, prego.

 

RANCAN: Sono serenissimo. Io sto solo dicendo che ci sono due tipi di problemi. Il primo problema ovviamente è il problema tempo, ma non sono qua per fare ostruzionismo o cose varie. L’altro problema è il problema regolamentare, che la richiesta di iscrizione e di inversione, al di là di quando viene depositato, che sono due cose diverse, uno è il deposito dell’atto, l’altro è l’iscrizione della richiesta di inversione, la richiesta di iscrizione di inversione deve essere fatta entro la prima ora dell’inizio della seduta, cioè entro le... Adesso non mi ricordo quando è iniziata, forse 14,50 o una cosa del genere. Quindi, al di là di tutto, penso che non sia accoglibile la richiesta di iscrizione all’ordine del giorno.

Detto questo, io sono disponibile ad accogliere l’appello della presidente Zappaterra per dire “valutiamo domani in Capigruppo come discuterla, come fare, eccetera, eccetera, nella prossima eventuale seduta”. Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Consigliera Zappaterra, prego.

 

ZAPPATERRA: Ancora non ho concluso il ragionamento, la fine del ragionamento, per dire che a questo punto mancano sette minuti, chiudiamo la seduta con sette minuti di anticipo e ci aggiorniamo.

 

PRESIDENTE (Petitti): A questo punto ne mancano cinque, accolgo le proposte dei due Capigruppo e quindi domani valuteremo in Capigruppo come procedere rispetto agli atti in oggetto.

Grazie a tutti. Chiudiamo adesso la seduta.

Buona serata a tutti.

 

La seduta ha termine alle ore 17,25

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Federico Alessandro AMICO, Michele BARCAIUOLO; Stefano BARGI, Fabio BERGAMINI, Gianni BESSI; Stefania BONDAVALLI, Massimo BULBI, Stefano CALIANDRO, Maura CATELLANI, Andrea COSTA, Palma COSTI, Matteo DAFFADÀ, Gabriele DELMONTE, Marco FABBRI, Michele FACCI, Pasquale GERACE; Giulia GIBERTONI, Marco LISEI; Andrea LIVERANI, Francesca MALETTI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Marco MASTACCHI, Lia MONTALTI, Matteo MONTEVECCHI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Emiliano OCCHI, Giuseppe PARUOLO, Emma PETITTI; Silvia PICCININI, Giulia PIGONI, Marilena PILLATI, Massimiliano POMPIGNOLI, Fabio RAINIERI; Matteo RANCAN, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI; Valentina STRAGLIATI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Silvia ZAMBONI, Marcella ZAPPATERRA.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario alla Presidenza Davide BARUFFI

gli assessori: Paolo CALVANO, Mauro FELICORI, Barbara LORI.

È assente per motivi istituzionali ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno, il Presidente della Giunta Stefano Bonaccini.

Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta il consigliere Simone PELLONI e gli assessori Andrea CORSINI, Raffaele DONINI.

 

Votazioni elettroniche

 

OGGETTO 3660

Proposta d'iniziativa Giunta recante: "Approvazione del piano regionale contro la violenza di genere ai sensi dell'art. 17 della legge regionale 27 giugno 2014, n. 6, anno 2021". (54)

 

Titolo: 3660 - votazione EM 1 (a firma cons. Mori e altri)

 

Presenti al voto: 36

Favorevoli/Si: 24

Contrari/No: 2

Astenuti: 9

Non votanti: 1

Assenti: 14

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Gerace Pasquale; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Tarasconi Katia; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Contrari/No

Barcaiuolo Michele; Lisei Marco


Astenuti


Bargi Stefano; Delmonte Gabriele; Facci Michele; Liverani Andrea; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Occhi Emiliano; Rainieri Fabio; Stragliati Valentina

 

Non votanti

Petitti Emma


Assenti


Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Catellani Maura; Felicori Mauro; Gibertoni Giulia; Montevecchi Matteo; Pelloni Simone; Piccinini Silvia; Pompignoli Massimiliano; Rancan Matteo; Soncini Ottavia; Tagliaferri Giancarlo; Taruffi Igor

 

Titolo: 3660 - votazione EM 2 (a firma cons. Mori e altri)

 

Presenti al voto: 37

Favorevoli/Si: 23

Contrari/No: 2

Astenuti: 9

Non votanti: 3

Assenti: 13

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Gerace Pasquale; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Tarasconi Katia; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

 

Contrari/No

Barcaiuolo Michele; Lisei Marco


Astenuti


Bargi Stefano; Facci Michele; Liverani Andrea; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Occhi Emiliano; Rancan Matteo; Stragliati Valentina; Tagliaferri Giancarlo

 

Non votanti

Bulbi Massimo; Piccinini Silvia; Petitti Emma


Assenti


Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Catellani Maura; Delmonte Gabriele; Felicori Mauro; Gibertoni Giulia; Montevecchi Matteo; Pelloni Simone; Pompignoli Massimiliano; Rainieri Fabio; Soncini Ottavia; Taruffi Igor

 

Titolo: 3660 - votazione EM 3 (a firma cons. Mori e altri)

 

Presenti al voto: 37

Favorevoli/Si: 24

Astenuti: 11

Non votanti: 2

Assenti: 13

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Gerace Pasquale; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Tarasconi Katia; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Astenuti


Barcaiuolo Michele; Bargi Stefano; Facci Michele; Lisei Marco; Liverani Andrea; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Occhi Emiliano; Rancan Matteo; Stragliati Valentina; Tagliaferri Giancarlo

 

Non votanti

Piccinini Silvia; Petitti Emma;


Assenti


Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Catellani Maura; Delmonte Gabriele; Felicori Mauro; Gibertoni Giulia; Montevecchi Matteo; Pelloni Simone; Pompignoli Massimiliano; Rainieri Fabio; Soncini Ottavia; Taruffi Igor

 

Titolo: 3660 - votazione EM 4 (a firma cons. Mori e altri)

 

Presenti al voto: 37

Favorevoli/Si: 24

Astenuti: 11

Non votanti: 2

Assenti: 13

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Gerace Pasquale; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Tarasconi Katia; Zamboni Silvia

 

 

Astenuti


Barcaiuolo Michele; Bargi Stefano; Facci Michele; Lisei Marco; Liverani Andrea; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Occhi Emiliano; Rancan Matteo; Stragliati Valentina; Tagliaferri Giancarlo

 

Non votanti

Piccinini Silvia; Petitti Emma;


Assenti


Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Catellani Maura; Delmonte Gabriele; Gibertoni Giulia; Montevecchi Matteo; Pelloni Simone; Pompignoli Massimiliano; Rainieri Fabio; Soncini Ottavia; Taruffi Igor; Zappaterra Marcella

 

Titolo: 3660 - votazione EM 5 (a firma cons. Mori e altri)

 

Presenti al voto:39

Favorevoli/Si:25

Astenuti:12

Non votanti: 2

Assenti: 11

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Gerace Pasquale; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini  Luca;  Tarasconi  Katia; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Astenuti


Barcaiuolo Michele; Bargi Stefano; Delmonte Gabriele; Facci Michele; Lisei Marco; Liverani Andrea; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Occhi Emiliano; Rancan Matteo; Stragliati Valentina; Tagliaferri Giancarlo

 

Non votanti

Piccinini Silvia; Petitti Emma


Assenti


Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Catellani Maura; Gibertoni Giulia; Montevecchi Matteo; Pelloni Simone; Pompignoli Massimiliano; Rainieri Fabio; Soncini Ottavia; Taruffi Igor

 

 

Titolo:3660 - votazione EM 6 (a firma cons. Mori e altri)

 

Presenti al voto: 39

Favorevoli/Si: 25

Contrari/No: 3

Astenuti: 9

Non votanti: 2

Assenti: 11

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Gerace Pasquale; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Tarasconi Katia; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Contrari/No

Barcaiuolo Michele; Lisei Marco; Tagliaferri Giancarlo


Astenuti


Bargi Stefano; Delmonte Gabriele; Facci Michele; Liverani Andrea; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Occhi Emiliano; Rancan Matteo; Stragliati Valentina

 

Non votanti

Catellani Maura; Petitti Emma


Assenti


Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Gibertoni Giulia; Montevecchi Matteo; Pelloni Simone; Piccinini Silvia; Pompignoli Massimiliano; Rainieri Fabio; Soncini Ottavia; Taruffi Igor

 

 

Titolo: 3660 - votazione EM 7 (a firma cons. Mori e altri)

 

Presenti al voto: 37

Favorevoli/Si: 26

Astenuti: 8

Non votanti: 3

Assenti: 13

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Barcaiuolo Michele; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Gerace Pasquale; Lisei Marco; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Paruolo Giuseppe; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Tagliaferri Giancarlo; Tarasconi Katia; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Astenuti


Bargi Stefano; Facci Michele; Liverani Andrea; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Occhi Emiliano; Rancan Matteo; Stragliati Valentina

 

Non votanti

Catellani Maura; Mumolo Antonio; Petitti Emma


Assenti


Bergamini Fabio; Bessi Gianni; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Delmonte Gabriele; Gibertoni Giulia; Montevecchi Matteo; Pelloni Simone; Piccinini Silvia; Pompignoli Massimiliano; Rainieri Fabio; Soncini Ottavia; Taruffi Igor

 

Titolo: 3660 - votazione EM 8 (a firma cons. Mori e altri)

 

Presenti al voto: 37

Favorevoli/Si: 28

Astenuti: 8

Non votanti: 1

Assenti: 13

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Barcaiuolo Michele; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Gerace Pasquale; Lisei Marco; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Tagliaferri Giancarlo; Tarasconi Katia; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Astenuti


Bargi Stefano; Facci Michele; Liverani Andrea; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Occhi Emiliano; Rancan Matteo; Stragliati Valentina

 

Non votanti

Petitti Emma


Assenti


Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Catellani Maura; Delmonte Gabriele; Gibertoni Giulia; Montevecchi Matteo; Pelloni Simone; Piccinini Silvia; Pompignoli Massimiliano; Rainieri Fabio; Soncini Ottavia; Taruffi Igor

 

Titolo: 3660 - votazione EM 9 (a firma cons. Mori e altri)

 

Presenti al voto: 37

Favorevoli/Si: 25

Astenuti: 11

Non votanti: 1

Assenti: 13

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Gerace Pasquale; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Tarasconi Katia; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Astenuti


Barcaiuolo Michele; Bargi Stefano; Facci Michele; Lisei Marco; Liverani Andrea; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Occhi Emiliano; Rancan Matteo; Stragliati Valentina; Tagliaferri Giancarlo

 

Non votanti

Petitti Emma


Assenti


Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Catellani Maura; Delmonte Gabriele; Gibertoni Giulia; Montevecchi Matteo; Pelloni Simone; Piccinini Silvia; Pompignoli Massimiliano; Rainieri Fabio; Soncini Ottavia; Taruffi Igor

 

Titolo: 3660 - votazione EM 10 (a firma cons. Mori e altri)

 

Presenti al voto: 37

Favorevoli/Si: 25

Astenuti: 11

Non votanti: 1

Assenti: 13

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Gerace Pasquale; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Tarasconi Katia; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Astenuti


Barcaiuolo Michele; Bargi Stefano; Catellani Maura; Facci Michele; Lisei Marco; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Occhi Emiliano; Rancan Matteo; Stragliati Valentina; Tagliaferri Giancarlo

 

Non votanti

Petitti Emma


Assenti


Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Delmonte Gabriele; Gibertoni Giulia; Liverani Andrea; Montevecchi Matteo; Pelloni Simone; Piccinini Silvia; Pompignoli Massimiliano; Rainieri Fabio; Soncini Ottavia; Taruffi Igor

 

Titolo: 3660 - votazione EM 11 (a firma cons. Mori e altri)

 

Presenti al voto: 37

Favorevoli/Si: 25

Astenuti: 11

Non votanti: 1

Assenti: 13

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Gerace Pasquale; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Tarasconi Katia; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Astenuti


Barcaiuolo Michele; Bargi Stefano; Catellani Maura; Facci Michele; Lisei Marco; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Occhi Emiliano; Rancan Matteo; Stragliati Valentina; Tagliaferri Giancarlo

 

Non votanti

Petitti Emma


Assenti


Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Delmonte Gabriele; Gibertoni Giulia; Liverani Andrea; Montevecchi Matteo; Pelloni Simone; Piccinini Silvia; Pompignoli Massimiliano; Rainieri Fabio; Soncini Ottavia; Taruffi Igor

 

Titolo: 3660/1 - votazione ODG (a firma cons. Mastacchi) (ogg. 4058)

 

Presenti al voto: 38

Favorevoli/Si: 12

Contrari/No: 25

Non votanti: 1

Assenti: 12

 

Favorevoli/Si


Barcaiuolo Michele; Bargi Stefano; Catellani Maura; Facci Michele; Lisei Marco; Liverani Andrea; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Occhi Emiliano; Rancan Matteo; Stragliati Valentina; Tagliaferri Giancarlo

 

Contrari/No


Amico Federico Alessandro; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Gerace Pasquale; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Tarasconi Katia; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Non votanti

Petitti Emma


Assenti


Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Delmonte Gabriele; Gibertoni Giulia; Montevecchi Matteo; Pelloni Simone; Piccinini Silvia; Pompignoli Massimiliano; Rainieri Fabio; Soncini Ottavia; Taruffi Igor

 

Titolo: 3660 - votazione proposta (piano regionale contro la violenza di genere)

 

Presenti al voto: 39

Favorevoli/Si: 27

Contrari/No: 3

Astenuti: 7

Non votanti: 2

Assenti: 11

 

Favorevoli/Si


Amico Federico Alessandro; Bessi Gianni; Bondavalli Stefania; Bulbi Massimo; Caliandro Stefano; Costa Andrea; Costi Palma; Daffadà Matteo; Fabbri Marco; Felicori Mauro; Gerace Pasquale; Maletti Francesca; Marchetti Francesca; Montalti Lia; Mori Roberta; Mumolo Antonio; Paruolo Giuseppe; Piccinini Silvia; Pigoni Giulia; Pillati Marilena; Rontini Manuela; Rossi Nadia; Sabattini Luca; Tarasconi Katia; Taruffi Igor; Zamboni Silvia; Zappaterra Marcella

 

Contrari/No

Barcaiuolo Michele; Lisei Marco; Tagliaferri Giancarlo


Astenuti


Bargi Stefano; Facci Michele; Marchetti Daniele; Mastacchi Marco; Occhi Emiliano; Rancan Matteo; Stragliati Valentina

 

Non votanti

Catellani Maura; Petitti Emma;


Assenti


Bergamini Fabio; Bonaccini Stefano; Castaldini Valentina; Delmonte Gabriele; Gibertoni Giulia; Liverani Andrea; Montevecchi Matteo; Pelloni Simone; Pompignoli Massimiliano; Rainieri Fabio; Soncini Ottavia

 

 

Emendamenti

 

OGGETTO 3660

Proposta d'iniziativa Giunta recante: "Approvazione del piano regionale contro la violenza di genere ai sensi dell'art. 17 della legge regionale 27 giugno 2014, n. 6, anno 2021". (54)

 

Emendamento n. 1, a firma dei consiglieri Mori, Zappaterra, Costi, Pillati, Bondavalli, Bulbi, Gerace, Zamboni, Amico, Costa, Caliandro, Maletti Francesca, Rossi, Fabbri, Rontini

«Nel paragrafo Obiettivi strategici del Piano regionale contro la violenza di genere, a pag. 21 di 54, al quinto capoverso, dopo il periodo:

"con particolare riferimento all'attività che si svolge nei Centri pubblici regionali (LDV) e alle metodologie ivi utilizzate" è aggiunto il seguente periodo:

"La Regione promuove la definizione di requisiti uniformi e condivisi a livello nazionale e regionale per regolare l'attività dei Centri per autori di violenza nell'ambito del sistema integrato di prevenzione e contrasto alla violenza maschile sulle donne, anche con il coinvolgimento della rete regionale antiviolenza".»

(Approvato)

 

Emendamento n. 2, a firma dei consiglieri Mori, Zappaterra, Costi, Marchetti Francesca, Amico, Pillati, Bondavalli, Gerace, Zamboni, Costa, Caliandro, Maletti Francesca, Rossi, Bulbi, Fabbri, Rontini

«Nel Cap.1 - Il sistema di governance del contrasto alla violenza di genere, al paragrafo 1.1 Il livello regionale, a pag. 25 di 54, al terzo capoverso, dopo il periodo:

"anche avvalendosi degli 'Strumenti del sistema paritario' di cui al Titolo X della L.R. n. 6/2014"

E’ aggiunto il seguente periodo:

“, quali il bilancio di genere, il tavolo regionale permanente per le politiche di genere, l'area d'integrazione del punto di vista di genere e valutazione del suo impatto sulle politiche regionali, il piano integrato delle azioni regionali in materia di pari opportunità di genere, il centro regionale contro le discriminazioni, la conferenza delle elette.”»

(Approvato)

 

Emendamento n. 3, a firma dei consiglieri Mori, Zappaterra, Costi, Marchetti Francesca, Pillati, Bondavalli, Gerace, Zamboni, Amico, Costa, Caliandro, Maletti Francesca, Rossi, Bulbi, Fabbri, Rontini

«Nel Cap. 1 - Il sistema di governance del contrasto alla violenza di genere, al paragrafo 1.1 Il livello regionale, a pag. 25 di 54, al quarto capoverso, dopo le parole: "che è coordinato dal Servizio regionale competente per materia", i periodi:

"e le cui funzioni sono di seguito aggiornate:

a) sostegno e promozione dell'attuazione degli obiettivi strategici del presente Piano;

b)promozione e rafforzamento delle reti locali di prevenzione e contrasto della violenza di genere, attraverso la valutazione delle criticità di sistema e delle buone prassi realizzate, anche a seguito della stipula di protocolli e accordi territoriali;

c) presidio dell'omogeneità degli interventi realizzati a livello locale dalle reti territoriali, delle prassi operative per la presa in carico integrata delle donne vittime di violenza e dei loro figli/figlie;

d)analisi, conoscenza e ricerca sul fenomeno della violenza di genere, anche in relazione ai dati di livello nazionale, e predisposizione di un rapporto annuale che illustri i dati e le informazioni rilevate;

e)promozione di attività di prevenzione di livello territoriale, anche in collaborazione con i diversi soggetti della rete di contrasto alla violenza, con attenzione particolare al sistema scolastico (tramite l'ufficio scolastico regionale e gli Uffici scolastici provinciali);

f) promozione di piani formativi di tutti i soggetti che concorrono alla realizzazione della rete di contrasto della violenza, innovativi e non standardizzati, ma attenti ai diversi livelli di sensibilizzazione e di rafforzamento delle competenze di presa in carico dei nodi sensibili della accoglienza di vittime di violenza;

g) definizione di un sistema di monitoraggio e valutazione dell'attuazione del Piano regionale e confronto periodico sugli esiti. " sono sostituiti dai seguenti periodi:

"nel solco delle funzioni proprie come di seguito specificate:

a) sostegno e promozione degli obiettivi strategici del presente Piano;

b)supporto alla promozione e al rafforzamento delle reti locali di prevenzione e contrasto della violenza di genere, attraverso la valutazione delle criticità di sistema e delle buone prassi realizzate, anche a seguito della stipula di protocolli e accordi territoriali;

c) monitoraggio dell'omogeneità degli interventi realizzati a livello locale dalle reti territoriali, delle prassi operative per la presa in carico integrata delle donne vittime di violenza e dei loro figli/figlie;

d) analisi, conoscenza e ricerca sul fenomeno della violenza di genere, anche in relazione ai dati di livello nazionale, e predisposizione di un rapporto annuale che illustri i dati e le informazioni rilevate;

e) supporto informativo per la promozione di attività di prevenzione di livello territoriale, anche in collaborazione con i diversi soggetti della rete di contrasto alla violenza, con attenzione particolare al sistema scolastico (in collaborazione con l'ufficio scolastico regionale e gli Uffici scolastici provinciali);

f) supporto informativo per la promozione di piani formativi di tutti i soggetti che concorrono alla realizzazione della rete di contrasto della violenza, innovativi e non standardizzati, ma attenti ai diversi livelli di sensibilizzazione e di rafforzamento delle competenze di presa in carico dei nodi sensibili della accoglienza di vittime di violenza;

g) definizione di un sistema di monitoraggio e valutazione dell'attuazione del Piano regionale e confronto periodico sugli esiti.»

(Approvato)

 

Emendamento n. 4, a firma dei consiglieri Mori, Zappaterra, Costi, Pillati, Bondavalli, Gerace, Zamboni, Amico, Costa, Caliandro, Maletti Francesca, Rossi, Bulbi, Fabbri, Rontini

«Nel Cap. 2 - Prevenzione della violenza di genere, a pag. 34 di 54, alla fine del secondo capoverso, dopo le parole: "(prevenzione secondaria)" è aggiunto il seguente periodo:

"avvalendosi anche della collaborazione del coordinamento regionale dei centri antiviolenza e di soggetti competenti sulle tematiche di genere come previsto dall'art. 19 della L.R. n. 6/2014.”»

(Approvato)

 

Emendamento n. 5, a firma dei consiglieri Mori, Zappaterra, Costi, Marchetti Francesca, Pillati, Bondavalli, Gerace, Zamboni, Amico, Costa, Caliandro, Maletti Francesca, Rossi, Bulbi, Fabbri, Rontini

«Nel Cap. 2 - Prevenzione della violenza di genere, al paragrafo 1.1 Azioni rivolte al sistema educativo, scolastico, culturale, sportivo e aggregativo, a pag. 36 di 54, nell'obiettivo del punto 1.1. a), dopo le parole:

“per non correre il rischio di diventare vittime di violenza o autori di violenza" è aggiunto il seguente periodo:

"Inserire in particolare nei bandi per il sostegno allo sport di base criteri premiali e di selezione dei progetti che promuovano il coinvolgimento delle ragazze e delle donne per rafforzare gli obiettivi antidiscriminatori di inclusione sociale ed empowerment femminile. "»

(Approvato)

 

Emendamento n. 6, a firma dei consiglieri Mori, Zappaterra, Costi, Pillati, Gerace, Zamboni, Amico, Costa, Caliandro, Maletti Francesca, Rossi, Bulbi, Fabbri, Rontini

«Nel Cap. 2 - Prevenzione della violenza di genere, al paragrafo 1.2 Azioni di rilevazione e riconoscimento tempestivo del fenomeno della violenza di genere, a pag. 37 di 54, nell'obiettivo del punto 1.2 c), dopo le parole: "prossimi alle famiglie" è aggiunto il seguente periodo:

“, in modalità integrata e connessa al sistema di protezione sociale sui territori."»

(Approvato)

 

Emendamento n. 7, a firma dei consiglieri Mori, Zappaterra, Costi, Marchetti Francesca, Pillati, Bondavalli, Gerace, Zamboni, Amico, Costa, Caliandro, Maletti Francesca, Rossi, Bulbi, Fabbri, Rontini

«Nel Cap. 2 - Prevenzione della violenza di genere, al paragrafo 1.2 Azioni di rilevazione e riconoscimento tempestivo del fenomeno della violenza di genere, a pag. 37 di 54, nel punto d), dopo le parole:

“in collaborazione con" sono aggiunte le seguenti parole: "Ispettorato del lavoro, Aziende sanitarie,".»

(Approvato)

 

Emendamento n. 8, a firma dei consiglieri Mori, Zappaterra, Costi, Marchetti Francesca, Pillati, Bondavalli, Gerace, Zamboni, Amico, Costa, Caliandro, Maletti Francesca, Rossi, Bulbi, Fabbri, Rontini

«Nel Cap. 2 - Prevenzione della violenza di genere, al paragrafo 1.2 Azioni di rilevazione e riconoscimento tempestivo del fenomeno della violenza di genere, a pag. 37 di 54, nell'obiettivo del punto 1.2 d), dopo le parole: "nei contesti lavorativi" è aggiunto il seguente periodo: “mediante il monitoraggio del fenomeno, la formazione sui luoghi di lavoro e la valorizzazione delle buone prassi in attuazione della Convenzione OIL.”»

(Approvato)

 

Emendamento n. 9, a firma dei consiglieri Mori, Zappaterra, Costi, Pillati, Bondavalli, Gerace, Zamboni, Amico, Costa, Caliandro, Maletti Francesca, Rossi, Bulbi, Fabbri, Rontini

«Nel cap. 2 - Prevenzione della violenza di genere, al paragrafo 1.4 Azioni di empowerment femminile, a pag. 37 di 54, negli obiettivi di cui alle lettere a) e b), dopo le parole: "promuovere l'autonomia personale” è aggiunta la parola: “, economica"»

(Approvato)

 

Emendamento n. 10, a firma dei consiglieri Mori, Zappaterra, Costi, Marchetti Francesca, Pillati, Bondavalli, Gerace, Zamboni, Amico, Costa, Caliandro, Maletti Francesca, Rossi, Bulbi, Fabbri, Rontini

«Nel Cap. 2 - Prevenzione della violenza di genere, al paragrafo 1.5 Azioni di prevenzione e contrasto del fenomeno dei matrimoni forzati o precoci, a pag. 38 di 54, nell'obiettivo di cui alla lettera a), dopo la parola: “femminili” è aggiunto il seguente periodo:

“, promuovendo il rafforzamento della rete interculturale di competenze a supporto dei servizi territoriali sociali e sanitari degli Enti locali, sostenendo progettualità di empowerment femminile e di comunità."»

(Approvato)

 

Emendamento n. 11, a firma dei consiglieri Mori, Zappaterra, Costi, Marchetti Francesca, Pillati, Bondavalli, Gerace, Zamboni, Amico, Costa, Maletti Francesca, Rossi, Bulbi, Fabbri, Rontini

«Nel Cap. 2 - Prevenzione della violenza di genere, al paragrafo 1.6 Azioni di formazione, a pag. 38 di 54, nell'obiettivo di cui alla lettera a), dopo le parole: "uscita dalla violenza" è aggiunto il seguente periodo:

“, anche attivando percorsi di professionalizzazione in mediazione interculturale, che nell'ambito di equipe multidisciplinari sviluppino competenze e consolidino buone prassi sui territori.”»

(Approvato)

Comunicazione prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno

 

Nel corso delle sedute sono pervenuti i sottonotati documenti:

 

INTERROGAZIONI

 

4037 - Interrogazione a risposta scritta circa le motivazioni del trasferimento di pazienti affetti da Covid-19 da strutture ospedaliere a RSA. A firma del Consigliere: Lisei

 

4038 - Interrogazione a risposta scritta circa l'abbattimento di lepri nel Ravennate. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

4039 - Interrogazione a risposta scritta in merito alle azioni da intraprendere per evitare la realizzazione dell'Hub della logistica di Altedo – San Pietro in Casale, nell'area nord di Bologna. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

4040 - Interrogazione a risposta scritta in merito alle ricadute sull'attività venatoria di una recente ordinanza del comune di Castelfranco Emilia (MO). A firma dei Consiglieri: Bargi, Pompignoli, Pelloni

 

4041 - Interrogazione a risposta scritta in merito all'attività di un'azienda sita a Garofano di Savignano sul Panaro (MO) e agli effetti sulla salute della cittadinanza. A firma del Consigliere: Pelloni

 

4042 - Interrogazione a risposta scritta in merito alle misure da adottare per rendere più agevole la prenotazione di tamponi rapidi e molecolari. A firma dei Consiglieri: Lisei, Barcaiuolo

 

4043 - Interrogazione a risposta scritta circa il taglio di vegetazione sull'asta fluviale del Reno, tra Cento e Poggio Renatico, ed il relativo impatto sul territorio e sul suo ecosistema. A firma della Consigliera: Piccinini. A firma dei Consiglieri: Costa, Mori, Marchetti Francesca, Fabbri, Pigoni, Rontini

 

4046 - Interrogazione a risposta scritta in merito al trattamento farmacologico per la cura della sinusite cronica poliposa effettuato nelle AUSL del territorio regionale. A firma del Consigliere: Barcaiuolo

 

4047 - Interrogazione a risposta scritta circa l'autorizzazione all'apertura di un nuovo lotto nella discarica ASA di Castel Maggiore (BO). A firma della Consigliera: Gibertoni

 

4048 - Interrogazione a risposta scritta circa il rilevamento e l'eradicazione dello Scoiattolo Grigio (Sciurus carolinensis) nel territorio regionale. A firma della Consigliera: Gibertoni

 

4049 - Interrogazione a risposta scritta circa le misure necessarie per sopperire alla carenza di organico di Medicina Generale nei comuni dell'Alto Frignano (MO). A firma del Consigliere: Barcaiuolo

 

4059 - Interrogazione a risposta orale in Commissione sullo stato d'avanzamento del tavolo di concertazione e delle iniziative sulla danza. A firma della Consigliera: Piccinini

 

 

RISOLUZIONI

 

4052 - Risoluzione per impegnare la Giunta a esprimere solidarietà ai rappresentanti della CGIL e a sollecitare il Governo e il Parlamento ad adottare provvedimenti per lo scioglimento di tutte le organizzazioni di stampo fascista o neonazista (Forza Nuova e analoghe) e per continuare a incentivare iniziative culturali affinché sia mantenuta la memoria storica. (13 10 21). A firma dei Consiglieri: Zappaterra, Pigoni, Zamboni, Costi, Daffada', Mori, Caliandro, Bondavalli, Amico, Marchetti Francesca, Bulbi, Maletti, Pillati, Bessi, Costa, Montalti, Mumolo, Gerace, Rossi, Fabbri

 

4053 - Risoluzione per impegnare la Giunta a chiedere al Governo di valutare la sussistenza dei requisiti della legge 645 del 1952, al fine di procedere allo scioglimento dell'organizzazione neofascista "Forza Nuova" e di altre associazioni consimili e a chiedere, inoltre, a tutte le forze politiche di condannare la violenza fascista e l'estremismo No Vax. (13 10 21). A firma dei Consiglieri: Piccinini, Taruffi

 

4054 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad esprimere adesione ai principi contenuti nella risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull'importanza della memoria europea per il futuro dell'Europa e a celebrare il 23 agosto la Giornata europea di commemorazione delle vittime dei regimi totalitari. (13 10 21). A firma dei Consiglieri: Barcaiuolo, Lisei, Tagliaferri

 

(Comunicazioni prescritte dall’articolo 69 del Regolamento interno - n. 15 prot. NP/2021/2791 del 14/10/2021)

 

LA PRESIDENTE

I SEGRETARI

Petitti

Bergamini - Montalti