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170.

 

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 26 OTTOBRE 2022

 

(ANTIMERIDIANA)

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE PETITTI

 

INDI DELLA VICEPRESIDENTE ZAMBONI

 

INDICE

 

Il testo degli oggetti assembleari è reperibile nel sito dell’Assemblea

 

OGGETTO 5442

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Interventi urgenti a sostegno del settore agricolo, agroalimentare, ittico e delle bonifiche". (54)

(Continuazione discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 5442/1/2/5/6 oggetti 5872587358765877 – Discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 5442/3/4 oggetti 58745875 – ritiro)

PRESIDENTE (Petitti)

MAMMI, assessore

OCCHI (Lega)

POMPIGNOLI (Lega)

RAINIERI (Lega)

MASTACCHI (RCPER)

DAFFADÀ (PD)

EVANGELISTI (FdI)

 

OGGETTO 5497

Proposta d'iniziativa Giunta recante: "Programma 2022-2024 per l'integrazione sociale dei cittadini stranieri. Emilia-Romagna plurale, equa, inclusiva". (104)

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Petitti)

TARUFFI, assessore

STRAGLIATI (Lega)

CASTALDINI (FI)

EVANGELISTI (FdI)

MARCHETTI Daniele (Lega)

SONCINI (PD)

PRESIDENTE (Zamboni)

AMICO (ERCEP)

MARCHETTI Francesca (PD)

TARUFFI, assessore

AMICO (ERCEP)

STRAGLIATI (Lega)

EVANGELISTI (FdI)

MARCHETTI Francesca (PD)

 

OGGETTO 5776

Ratifica, ai sensi dell'art. 13, comma 2, dello Statuto, dell'intesa di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e il Commonwealth della Pennsylvania degli Stati Uniti d'America. (105)

(Discussione e approvazione)

PRESIDENTE (Zamboni)

FABBRI (PD)

BARGI (Lega)

 

OGGETTO 5787

Comunicazione dell'Assessore Priolo su "Obiettivi e scelte strategiche generali del Piano Aria Integrato Regionale (PAIR 2030)".

PRESIDENTE (Zamboni)

PRIOLO, vicepresidente della Giunta

PRESIDENTE (Zamboni)

 

Allegato

Partecipanti alla seduta

Votazione elettronica oggetto 5442

 

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE PETITTI

 

La seduta ha inizio alle ore 09,45

 

PRESIDENTE (Petitti): Dichiaro aperta la seduta antimeridiana n. 170 del giorno 26 ottobre 2022.

È computato come presente ai soli fini del numero legale, ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno, il presidente della Giunta Bonaccini, assente per motivi istituzionali.

Hanno poi giustificato la loro assenza la consigliera Montalti e gli assessori Calvano, Donini e Salomoni.

 

OGGETTO 5442

Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante: “Interventi urgenti a sostegno del settore agricolo, agroalimentare, ittico e delle bonifiche”. (54)

(Continuazione discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 5442/1/2/5/6 oggetti 5872 – 5873 – 5876 – 5877 – Discussione e approvazione)

(Ordini del giorno 5442/3/4 oggetti 5874 – 5875 – ritiro)

 

PRESIDENTE (Petitti): Riprendiamo i lavori dal dibattito generale sull’oggetto 5442: progetto di legge d’iniziativa della Giunta recante “Interventi urgenti a sostegno del settore agricolo, agroalimentare, ittico e delle bonifiche”.

Ricordo che su questo oggetto insistono cinque proposte di ordine del giorno: la n. 1 a firma dei consiglieri Daffadà ed altri, la n. 2 a firma dei consiglieri Pompignoli e altri; l’ordine del giorno 5442/3 è stato ritirato; poi c’è il n. 4 a firma dei consiglieri Rainieri, Daffadà, Bulbi e Rossi; il n. 5 a firma dei consiglieri Occhi e altri.

A questo punto riprendiamo dal dibattito generale. Chi si iscrive a parlare? Abbiamo interventi? Qualcuno vuole intervenire in dibattito generale?

A questo punto chiedo ai relatori di maggioranza e di minoranza se intendono replicare al dibattito generale.

Assessore Mammi, prego.

 

MAMMI, assessore: Grazie al presidente e ai consiglieri che sono intervenuti, ai relatori di maggioranza e di minoranza.

Naturalmente questo progetto di legge è il frutto di un confronto, di una condivisione che abbiamo avuto nella Commissione consiliare. È frutto del confronto che abbiamo avuto con il mondo agricolo. Quindi vorrei veramente ringraziare tutti coloro che attivamente hanno partecipato alla costruzione degli articoli, delle misure, delle proposte che sono pervenute.

Io penso che il PDL sia un segnale di attenzione verso l’agricoltura della nostra regione. Certamente non saranno 6 milioni di euro che ci consentiranno di rispondere a tutte le esigenze, a tutte le necessità che hanno le filiere agricole in questo momento, ma rappresenta un importante segnale di attenzione.

Ieri la consigliera Rontini nell’intervento ha ricordato come in diverse occasioni in quest’aula e in Commissione abbiamo parlato di agricoltura e lo ha fatto, secondo me, correttamente. Penso che sia anche questo un segnale dell’attenzione che quest’aula, i Gruppi consiliari stanno riservando al mondo agricolo e alle varie filiere. Il fatto che tante volte noi abbiamo parlato di agricoltura in quest’aula, e le ricorderò, testimonia come siamo consapevoli del valore che ha l’agricoltura come grande patrimonio non solo economico. È ovviamente un grande patrimonio economico, se pensiamo ai 5 miliardi di produzione lorda vendibile, a oltre 20 miliardi di agroalimentare e di trasformato dalla produzione agricola primaria, se pensiamo alle decine di migliaia di posti di lavoro che le filiere agricole e agroalimentari generano in questa regione e anche ai numeri importanti di export. Quando parli dell’export agroalimentare dell’Emilia-Romagna, si parla di quasi 7 miliardi di euro su 50 miliardi di euro di export agroalimentare nazionale. Quindi, deteniamo una quota consistente anche da questo punto di vista.

Però l’agricoltura è anche un grande patrimonio sociale. Pensiamo ai posti di lavoro. Pensiamo alla funzione che l’agricoltura svolge nelle aree più fragili, nelle aree montane, nelle aree più lontane dai centri urbani. È un grande patrimonio ambientale, se pensiamo alla gestione del territorio attiva che svolgono gli agricoltori, ed è anche, ovviamente, un grande patrimonio culturale, perché senza l’agricoltura non esisterebbero le nostre eccellenze DOP e IGP.

Proprio per queste ragioni io penso che sia utile e giusto parlare di agricoltura, considerare l’agricoltura non un settore da addetti ai lavori, ma un grande settore che deve interessare tutti, che tutti deve riguardare (le comunità, i territori, i cittadini), perché dall’agricoltura proviene il cibo, viene garantita la sicurezza alimentare, quindi anche la coesione e io direi anche la nostra forza dal punto di vista democratico e politico.

Abbiamo quindi fatto bene a discuterne e a confrontarci tante volte sui problemi e sulle necessità dell’agricoltura, continueremo a farlo, abbiamo molte idee anche rispetto al 2023 e al 2024, molti progetti in cantiere, di cui parleremo anche in Commissione. Penso alla necessità di un aggiornamento della legge sulla multifunzionalità e penso anche ad altri provvedimenti normativi di settore.

In questi anni abbiamo più di una volta prodotto provvedimenti straordinari, destinati al settore agricolo. Vorrei ricordare che ogni anno praticamente abbiamo approvato un progetto di legge dedicato all’agricoltura, il primo anno abbiamo stanziato oltre 20 milioni di euro straordinari in particolar modo per la filiera lattiero-casearia, nel 2021 abbiamo fatto un secondo progetto di legge per l’agricoltura, con interventi mirati e specifici su alcune filiere, intervento anche quello da circa 6 milioni di euro, oggi questo PDL che ne stanzia altri 6.

Vorrei ricordare anche la modifica, l’aggiornamento, il miglioramento della legge regionale n. 15 sull’agricoltura, che è passata dalla Commissione e poi dall’aula, la legge sull’agricoltura sociale, con le disposizioni attuative che qualche giorno fa abbiamo visto in Commissione, e poi abbiamo approvato prima il Piano di sviluppo rurale di transizione 2021- 2022 e poche settimane fa il Piano di sviluppo rurale 2023-2027.

Questo solo per ricordare in così poco tempo, due anni e mezzo-tre anni dall’inizio della legislatura, quante volte abbiamo affrontato temi relativi all’agricoltura, nonostante il contesto difficile nel quale ci trovavamo, dalla pandemia alle varie emergenze derivanti dalla crisi internazionale.

Continueremo a farlo, a mettere al centro l’agricoltura nel nostro confronto, nel nostro dibattito, sempre con quello spirito costruttivo che qui ho trovato tante volte, e voglio ringraziare tutti i Gruppi consiliari, sia di minoranza che di maggioranza, per il contributo che hanno dato anche a questo progetto di legge.

I relatori sono già stati molto chiari sul contenuto del progetto di legge. Quasi 6 milioni di euro straordinari che si aggiungono alle risorse che avevamo individuato nel bilancio di previsione e che si aggiungono alle risorse europee del Piano di sviluppo rurale con indicazioni molto precise, condivise anche con il mondo agricolo.

La priorità alla ricerca, 2 milioni di euro ‒ 1.800.000 in questo provvedimento ‒ ma poi aggiungeremo risorse anche nel bilancio di previsione.

Perché 2 milioni di euro per sostenere progetti speciali di ricerca in campo agricolo? Perché abbiamo bisogno di trovare delle risposte velocemente ai problemi derivanti dai cambiamenti climatici e alle fitopatie. Potrei fare un lungo elenco di fitopatie che stanno colpendo pesantemente alcune produzioni agricole: pensiamo alla maculatura bruna delle pere; pensiamo alla flavescenza dorata che riguarda i vitigni; pensiamo al ferretto che colpisce la produzione di patate.

Abbiamo quindi bisogno di investire sulla ricerca per trovare soluzioni e risposte a questi problemi che affliggono, fanno perdere produttività e quindi reddito alle nostre imprese agricole.

2 milioni di euro vanno proprio nella direzione di progetti speciali di ricerca e di una ricerca che non deve essere finalizzata e autoreferenziale, rivolta a se stessa. Una ricerca che noi vogliamo serva non a compilare i documenti, non a scrivere libri ma a rispondere a problemi concreti, puntuali, quotidiani che hanno le imprese agricole.

Un intervento importante di questo progetto di legge riguarda poi il sostegno agli allevamenti zootecnici per aumentare la protezione degli allevamenti dal rischio di un contatto con i cinghiali, quindi per prevenire ed evitare la diffusione della peste suina. Problema che, come sapete, è stato riscontrato in Europa molti anni fa. Problema che, dall’inizio del 2022, è anche presente nel nostro Paese, perché casi di peste suina sono stati individuati in Piemonte, in Liguria e anche in alcune zone tra il Lazio e il centro Italia.

Noi non abbiamo riscontrato casi di peste suina in Emilia-Romagna, però dobbiamo assolutamente attivarci e impegnarci per evitare una diffusione del virus perché rappresenterebbe, se entrasse in contatto con gli allevamenti di suini, con gli allevamenti zootecnici, una sciagura per le produzioni di eccellenza legate alla salumeria italiana nazionale.

Metà delle produzioni di salumi che vengono fatte in Italia sono dell’Emilia-Romagna. Quindi, il comparto suinicolo è un comparto decisivo per la nostra regione. Dobbiamo assolutamente scongiurare che la peste suina si possa espandere. Quindi, dobbiamo lavorare, insieme alle altre Regioni, insieme al Governo, insieme al Commissario, per fare in modo che rimanga nelle zone in cui è stata riscontrata.

Abbiamo, in agosto, approvato un Piano regionale di interventi urgenti per il contenimento della peste suina, che prevede l’abbattimento dei cinghiali selvatici presenti sul territorio, andando a individuare in modo preciso e puntuale quali sono i distretti e i territori sui quali occorre intervenire.

Abbiamo, quindi, dato degli obiettivi precisi alle polizie provinciali. Come sapete, la Regione programma, la Regione fa gli atti, costruisce le regole, mette a disposizione gli strumenti, ma poi l’attuazione di questi strumenti sul territorio è in capo, ovviamente, alle polizie provinciali e ai coadiutori che aiutano le polizie provinciali nell’attuazione dei piani di controllo.

Quindi, nel PRIU abbiamo fatto un lavoro di analisi molto puntuale di quelle che sono le aree più a rischio della nostra regione. Quando parliamo di aree a rischio parliamo di aree nelle quali sono presenti molti allevamenti, ma anche un’elevata presenza di cinghiali. Quindi, sono quelle aree sulle quali occorre intervenire rapidamente per diminuire la popolazione di cinghiali.

Questi dati li abbiamo forniti agli ATC, alle associazioni venatorie, alle polizie provinciali, proprio perché occorre utilizzare tutti gli strumenti a disposizione ‒ dalla caccia di selezione alla caccia collettiva, ai piani di controllo; può essere utilizzato anche il sistema dell’autodifesa, che è uno strumento in più che abbiamo dato alle imprese agricole e agli allevatori per difendere le proprie produzioni ‒ per ridurre i cinghiali e rientrare in quei limiti previsti dal Piano faunistico regionale. Naturalmente, il Piano periodicamente viene monitorato. Quindi, a breve riuniremo di nuovo le polizie provinciali per fare il punto con loro.

Quindi, sulla peste suina il primo intervento, naturalmente, è la riduzione delle popolazioni di cinghiali presenti sul territorio, ma occorre poi aumentare i livelli di sicurezza e di protezione degli allevamenti. Con questi milioni di euro, insieme ai 7 milioni di euro che abbiamo messo nel Piano di sviluppo rurale 2021 e 2022, daremo contributi, risorse agli allevamenti per reti e per sistemi di protezione.

Inoltre, nella Giunta della prossima settimana porterò un provvedimento importante. Insieme all’assessore Donini daremo un finanziamento importante, quasi 2 milioni di euro, al Commissario nazionale per concludere la realizzazione e per accelerare la realizzazione delle reti di protezione tra i nostri territori e le aree della Liguria e del Piemonte in cui sono stati riscontrati i primi casi.

Sapete che tra gli interventi, oltre alla riduzione dei cinghiali e alla protezione degli allevamenti, c’è anche la costruzione di questa grande rete intorno alle cosiddette zone rosse dove sono stati trovati i primi casi di peste suina. Per accelerare la realizzazione delle reti, la Regione anticiperà delle risorse al Commissario di Governo, al Commissario nazionale, proprio perché noi vogliamo fare la nostra parte fino in fondo. Anche se c’è un Commissario, anche se sono azioni che riguardano non un territorio e basta, ma che riguardano tutto il Paese non possiamo stare a guardare. Vogliamo contribuire attivamente e aiutare chi poi, il Governo e il Commissario nazionale, deve fare le cose. Stanzieremo 2 milioni di euro lunedì perché le reti di protezione vengano realizzate in tempi anche più brevi.

Altro provvedimento presente nel progetto di legge, il milione e mezzo a favore dei pescatori, impegno che ci eravamo presi un po’ di mesi fa per sostenere questo comparto. È un comparto importantissimo della nostra regione quello delle imprese della pesca e dell’attività della pesca. Migliaia di imprese, migliaia di addetti, ma vive momenti di difficoltà da un lungo periodo, non solo per l’aumento dei costi del carburante, ma anche per il fermo pesca, per la competitività, le competizioni globali e internazionali, per le difficoltà ambientali. Il cambiamento climatico purtroppo anche riduce l’attività di pesca, la colpisce.

Quindi abbiamo pensato di dare un segnale concreto di attenzione, stanziando questo milione e mezzo proprio a favore delle imprese della pesca, che, come sapete, utilizzano molto carburante per le proprie attività. Naturalmente questo è un provvedimento pensato prima dell’estate e oggi questo problema dei carburanti, dell’energia non riguarda solo un ambito come quello della pesca, ma riguarda tutto il Paese, tutte le famiglie, tutte le imprese. Penso che sia giusto, a maggior ragione, confermare questo impegno.

Gli ultimi due interventi previsti nel progetto di legge, come i consiglieri Rainieri e Daffadà, che ringrazio, hanno ricordato, riguardano, il primo, un intervento a favore delle bonifiche. Noi abbiamo un sistema delle bonifiche molto strutturato, ben organizzato, strutture competenti che gestiscono bene, io direi, le acque a favore dell’agricoltura, dei nostri territori e delle comunità, ma fanno anche molte attività di prevenzione del dissesto idrogeologico, di gestione dell’ambiente. Quindi nel progetto di legge inseriamo la possibilità per la Regione di aiutare le bonifiche nelle progettazioni delle opere cosiddette straordinarie.

Le bonifiche possono fare progettazioni ordinarie. Svolgono interventi di manutenzione di opere che sono necessarie, ma non erano nelle condizioni di poter fare progettazioni di progetti strategici. Penso a infrastrutture irrigue importanti; penso a invasi. Noi abbiamo bisogno di aumentare la capacità di stoccaggio dell’acqua in questa regione e quindi abbiamo bisogno di costruire progettazione e di candidare progetti anche al Governo e a livello nazionale.

Lo dobbiamo fare a maggior ragione in questa fase storica, dove tante risorse nel PNRR verranno stanziate sull’idrico e quindi potrebbero esserci possibilità di vederci finanziate delle opere importanti. Noi già 700 milioni di euro di opere abbiamo finanziato in questa regione e verranno realizzate dai Consorzi di bonifica, però non è escluso che in futuro risorse che non dovessero essere spese nel PNRR potranno tornare in circolazione.

Allora noi dobbiamo avere la capacità di poterle cogliere. Per farlo servono progetti. Quindi con questo stanziamento in questa legge, con il primo stanziamento, ma anche con uno stanziamento ulteriore a favore delle bonifiche che intendiamo fare nel bilancio 2023, daremo risorse alle bonifiche per fare progettazione di opere strategiche. Quindi daremo la possibilità alla Regione di finanziare e metteremo a loro disposizione anche le risorse.

Infine, i piani di controllo. Ci sono risorse per l’attuazione dei piani di controllo. Lo dicevo. La Regione ha il compito di regolamentare, di pianificare, di scrivere le regole dei piani di controllo, poi sono le Polizie provinciali che devono attuare, insieme ai coadiutori, insieme ai cacciatori che sono disponibili. Però non intendiamo lasciare sole le Province e i coadiutori. Abbiamo deciso di mettere un milione di euro per sostenere le spese che loro hanno nel realizzare i piani di controllo.

Soprattutto in maniera specifica il PDL prevede i piani di controllo sui cinghiali, per le ragioni che ho detto prima legate alla peste suina, ma anche i piani di controllo sugli animali fossori. Sono piani di controllo che richiedono anche spese e un’organizzazione complessa e a volte anche onerosa. Quindi abbiamo pensato di agevolare l’attività delle Polizie provinciali e dei coadiutori stanziando questo milione di euro di risorse straordinarie, che serviranno a coprire almeno un po’ di spese, per fare in modo che i piani di controllo siano efficaci.

Penso ai cinghiali nelle aree, in particolar modo, di montagna, dove creano molti problemi non solo per la peste suina, ma anche per i danni all’agricoltura, i danni economici, per la sicurezza delle persone, per l’ordine pubblico, per la sicurezza stradale, quindi per queste ragioni vanno ovviamente diminuiti nelle aree dove ce ne sono troppi.

Penso però agli animali fossori delle zone di pianura, in particolar modo lungo le infrastrutture irrigue, lungo i canali, lungo gli argini, dove si possono creare problemi di dissesto e quindi di sicurezza e di incolumità per le comunità. Per realizzare piani di controllo anche sui fossori, quindi, diamo questo pacchetto di risorse straordinarie di 1 milione di euro.

Questi sono i contenuti della nostra proposta di legge molto concreta, azioni molto specifiche, molto mirate, che ho cercato di nuovo di spiegare e di annunciare, di spiegarne soprattutto le ragioni fondamentali, ma erano già state ben spiegate dai relatori di maggioranza e di minoranza che mi hanno preceduto. Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, assessore Mammi.

A questo punto passiamo all’esame dell’articolato. Nominiamo prima gli scrutatori: consigliera Maletti, consigliera Costi e consigliere Occhi.

Passiamo appunto all’esame dell’articolato. Partiamo dall’articolo 1, quindi iniziamo con le votazioni.

Articolo 1.

Dibattito generale.

Dichiarazioni di voto.

Mettiamo in votazione l’articolo 1.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

È approvato.

 

Passiamo all’articolo 2.

Dibattito generale.

Dichiarazioni di voto.

Mettiamo in votazione l’articolo 2.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

È approvato.

 

Articolo 3.

Dibattito generale.

Dichiarazioni di voto.

Mettiamo in votazione l’articolo 3.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

È approvato.

 

Passiamo all’articolo 4.

Dibattito generale.

Dichiarazioni di voto.

Mettiamo in votazione l’articolo 4.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

È approvato.

 

Articolo 5.

Dibattito generale.

Dichiarazioni di voto.

Mettiamo in votazione l’articolo 5.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

È approvato.

 

Siamo all’articolo 6.

Dibattito generale.

Dichiarazioni di voto.

Mettiamo in votazione l’articolo 6.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

È approvato.

 

Ultimo articolo, articolo 7.

Dibattito generale.

Dichiarazioni di voto.

Mettiamo in votazione l’articolo 7.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

È approvato.

 

Adesso passiamo agli ordini del giorno.

Come anticipavo prima, l’ordine del giorno n. 3 è stato ritirato.

Si è, invece, aggiunto un altro ordine del giorno, il 5442/6, a firma dei consiglieri Rainieri e Daffadà.

Anche l’ordine del giorno n. 4 è stato ritirato. Quindi, ritirati il n. 3 e il n. 4 e si è aggiunto il n. 6.

A questo punto passiamo alla discussione e al dibattito generale sugli ordini del giorno.

Chi si iscrive a parlare? Consigliere Occhi, prego.

 

OCCHI: Grazie, presidente.

In un provvedimento come questo sull’agricoltura, di urgenza, il pensiero è venuto anche alle problematiche che sono emerse in particolare negli ultimi anni con l’aggravarsi della crisi climatica e della crisi della siccità.

Il problema idrico non riguarda solo la pianura, cui parlava anche l’assessore Mammi, sulla necessità degli invasi, sulla necessità di opere importanti per garantire l’approvvigionamento idrico per l’agricoltura. Ci sono anche zone di montagna in cui l’approvvigionamento idrico è svolto in maniera un po’ diversa, non tramite pozzi, non tramite derivazioni di acque sotterranee e superficiali ma tramite sorgenti, magari sorgenti molto vecchie, sorgenti che sono state realizzate da coloro che hanno fondato le aziende agricole, magari anche 50 o più anni fa.

Queste sorgenti si sono nel tempo impoverite. Noi abbiamo un’agricoltura di montagna, specialmente quella basata sulla zootecnia... Avete ben presente di quanta acqua necessitano gli allevamenti di bovini, per esempio. Specialmente nei periodi estivi, negli ultimi anni, è capitato più volte che queste aziende agricole andassero in difficoltà, perché le loro sorgenti tendevano a seccarsi.

A questo punto, ci sono diverse possibilità. O la solita botte che porta l’acqua alla stalla oppure, in altri casi, si può pensare al potenziamento delle sorgenti, alla pulizia delle sorgenti, alla ricerca di nuove sorgenti, per le quali, ovviamente, servono fondi, oppure all’allacciamento all’Acquedotto per questi casi emergenziali. Perché poi, di solito, con la stagione invernale queste sorgenti tendono a migliorare come quantità di acqua rilasciata.

Quindi, per questi periodi emergenziali, per esempio, l’allaccio all’Acquedotto a volte diventa complicato. Sappiamo benissimo, per come funziona il servizio idrico integrato, che spesso l’Acquedotto... Parliamo di stalle di montagna. Quindi, c’è il caso che l’Acquedotto non passi vicino alla stalla, vicino all’azienda agricola, quindi bisogna fare un estendimento. Il problema, poi, diventa chi paga questi estendimenti. Sappiamo che il metodo tariffario prevede che la tariffa deve garantire gli investimenti, ma nel momento in cui c’è una convenienza dal punto di vista dell’utenza. A volte queste stalle sono anche isolate o in zone dove l’Acquedotto non arriva. Questi estendimenti sono complicati anche dal punto di vista economico, quindi dobbiamo capire come eventualmente finanziarli: se finanziarli con la tariffa o se finanziarli con altre modalità, che possono essere degli interventi speciali.

Quindi, questo ordine del giorno va nella direzione di interessare o comunque portare all’attenzione della Giunta regionale, insieme certamente all’ATERSIR, che regola il servizio idrico nella nostra Regione, e i gestori dello stesso servizio idrico che si sono anche interessati a questa problematica, ma rimane la questione di chi finanzia questi estendimenti.

Oltre, poi, eventualmente a valutare, invece, per l’altra parte, quella del potenziamento delle sorgenti, eventuali finanziamenti e modalità sia per la ricerca di nuove sorgenti, ma anche per il potenziamento di quelle esistenti. Sicuramente abbiamo ribadito più volte quanto sia importante mantenere l’agricoltura in montagna perché, quando l’abbeveraggio del bestiame non è più possibile, molte di queste aziende cominciano davvero a pensare, ed è capitato, di delocalizzare gli allevamenti in pianura, spostandosi in pianura in zone in cui è meno complesso l’approvvigionamento idrico.

Quindi l’importanza di mantenere le aziende per il controllo del territorio, per la manutenzione del territorio, per mantenere anche i giovani a vivere queste zone, perché sappiamo anche della difficoltà del ricambio generazionale all’interno delle aziende agricole. Quando, per esempio, i figli vogliono continuare a portare avanti le aziende agricole dei genitori, è necessario anche provare a risolvere quelle problematiche anche infrastrutturali che rischiano di non poter dare continuità all’attività di queste aziende.

Io ringrazio i miei colleghi di maggioranza che hanno voluto sottoscrivere questo ordine del giorno. Credo che sia sicuramente un passaggio, un argomento, rispetto alla grandezza dell’agricoltura emiliano-romagnola, qualcosa più di nicchia, qualcosa di più specifico, però riguarda un settore, che è quello di montagna, che sicuramente va approfondito ed è una tematica che, dicevo, abbiamo già affrontato o almeno i gestori del servizio idrico hanno affrontato.

Credo che serva, quindi, un supporto della Regione, dell’ATERSIR e dei gestori per arrivare a capire come poter affrontare questo problema quando si manifesta. Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Occhi.

Consigliere Pompignoli, prego.

 

POMPIGNOLI: Grazie, presidente.

Anzitutto vorrei, perché io non l’ho fatto, non ho avuto occasione, fare un in bocca al lupo al consigliere assessore Taruffi. Mi fa ancora un po’ effetto vederlo dall’altra parte della barricata, ma su questo voglio dire, posso dire che c’è speranza per tutti. Quindi c’è speranza anche per noi, nella prossima legislatura, vincere le elezioni in Regione Emilia-Romagna.

Detto questo, detto questo, arriviamo all’ordine del giorno che ho condiviso anche con la maggioranza. Questo è un percorso che abbiamo condiviso un po’ anche nell’articolato, nel progetto di legge e in molti ordini del giorno. Quindi abbiamo costruito di fatto un’azione che ci consente, appunto, di portare a casa ordine del giorno e risorse per l’agricoltura su questo progetto di legge.

Ho poca voce oggi.

Ordine del giorno che riguarda il vino. Poche settimane fa avevo presentato una risoluzione sul tema, che avevo poi rinviato in Commissione per la discussione. Ovviamente la risoluzione, vista, immagino, l’approvazione di questo ordine del giorno, verrà comunque abbandonata perché riteniamo e ho ritenuto che questo sia stato uno degli abbinamenti, rispetto al PDL che è stato presentato dalla Giunta, migliori, appunto, per poter affrontare una tematica riguardo al vino.

Tematica che si sta affrontando rispetto a quello che l’Europa stava pensando di fare sul vino, cioè quella di etichettare il vino come una bevanda che possa nuocere gravemente alla salute, come poi viene indicato nelle sigarette, facendo una questione di genere rispetto a tutti i superalcolici che sono presenti sul territorio nazionale ed europeo e facendo altresì pensare che il vino venga accostato al superalcolico.

È chiaro che l’abuso non è consentito da nessuna parte. Non stiamo parlando che il vino debba essere abusato. Occorre ovviamente una condotta della persona che assume il vino moderata. Questo lo diciamo e lo dico anch’io come consumatore di divino. L’abuso non va mai bene, ma l’Europa ci voleva dettare delle regole particolarmente ferree, etichettandolo come nocivo.

Noi sappiamo. Veniamo dalla tradizione. Siamo una terra dove ovviamente, per noi, il vino è importante da gustare a tavola. Il vino è considerato da noi come una tradizione, come un’identità, come passione; qualcuno dice come valore del nostro cibo sia a livello ovviamente regionale e nazionale e come importatori ed esportatori nel mondo dei vini più buoni che possiamo trovare nelle nostre terre.

Quindi, dobbiamo rafforzare un concetto: rafforzare il concetto che in Regione Emilia-Romagna, e lo ha già fatto l’assessore Mammi, ma anche il presidente Bonaccini, non si vuole accostare il vino a un prodotto nocivo come superalcolici o altro. Su questo, quindi, chiediamo, e lo faremo come Assemblea, un voto unanime rispetto a quello che noi dobbiamo ovviamente dire all’Europa, cioè no all’etichettatura rispetto alla sua nocività, ma un uso consapevole e un valore del vino che deve essere attuato sia nel rispetto di quelle che sono le normative vigenti, sia per quella che è la tradizione che il vino stesso comporta nella nostra terra.

L’impegno della Giunta quindi è quello di farsi portavoce presso le competenti sedi istituzionali, nazionali ed europee, della necessità di difendere il vino nella sua corretta identità, biodiversità e tradizione. Questo è l’impegno ovviamente che l’Assemblea oggi assume su un tema particolarmente complesso e delicato, che l’Europa oggi ci vuole imporre. Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Pompignoli.

Altri in dibattito generale sugli ordini del giorno? Consigliere Rainieri, prego.

 

RAINIERI: Grazie, presidente.

Volevo illustrare l’ordine del giorno n. 6 a mia firma e a firma del collega relatore Daffadà, che è quello che poi ci siamo sostanzialmente detti tutti in questo dibattito e ancora prima nel dibattito che c’è stato in Commissione.

Questo è un provvedimento importante, un provvedimento che aiuta alcuni settori, come è stato detto anche dall’assessore e da tutti coloro che mi hanno preceduto negli interventi, aiuta il settore con un carattere di straordinarietà.

Visto che siamo in un periodo che purtroppo non è ancora concluso e non sappiamo esattamente quando si concluderà, con questo ordine del giorno, che abbiamo concordato, insieme agli altri che sono stati presentati, con l’assessore, il relatore di maggioranza, la presidente di Commissione, abbiamo concordato questo emendamento che chiede di poter inserire già dal bilancio del 2023 ulteriori 3 milioni come minimo per incrementare il portafoglio di questo provvedimento.

Abbiamo anche messo, nel caso in cui si potesse, vista la situazione che non è ancora definita e non sappiamo come evolverà, qualora dovesse peggiorare ancora di più (speriamo di no), la possibilità di aumentare ulteriormente questi 3 milioni.

Io mi auguro che questo ordine del giorno non sia un ordine del giorno lasciato alla sua sorte, ma che si possa poi, cosa che noi faremo, controllare, verificare e spingere perché venga tramutato poi in una situazione di tutela in più rispetto a quello che ci siamo detti.

Noi faremo in modo che questi 3 milioni vengano messi dalla Giunta, quindi guardo l’assessore e faccio in modo che lui si faccia portatore, all’interno della Giunta, di questo, che è un ordine del giorno che non è tanto di Fabio Rainieri o di Daffadà ma è per il mondo agricolo in generale.

Siamo convinti che, al di là di quello che è stato l’accordo che ha portato allo sviluppo e alla scrittura di questo ordine del giorno e degli altri, ci sia un segnale ‒ come ci è stato indicato ‒ forte nei confronti dell’agricoltura e un cambio di rotta magari rispetto alle precedenti legislature sull’agricoltura.

Mi viene da dire anche che tra un po’ ascolteremo l’assessore, vicepresidente Priolo, sul Piano aria. Anche su quello - qua mi rivolgo all’assessore Mammi - dovremmo controllare e verificare, perché ci sono alcuni passaggi, sul Piano aria per il mondo agricolo, che mettono in difficoltà sugli spandimenti e su altre questioni. Quindi, dovremmo anche su questo ragionare in sinergia.

Noi saremo pronti a dare una mano alla Giunta perché non si portino ulteriori limiti agli agricoltori in un settore che è quello dell’allevamento, che è quello più importante per l’agricoltura emiliano-romagnola, ed è quello da cui passano poi molti dei prodotti DOP che ci hanno fatto conoscere in tutto il mondo.

Quindi, assessore Priolo, è semplicemente una questione, visto che tra un po’ si parlerà del suo… C’è anche un ordine del giorno su questo che poi magari discuteremo dopo.

Ripeto, siamo contenti che ci sia un’attenzione maggiore da parte dell’assessore Mammi in questa Giunta rispetto ad anni passati. Vigileremo perché questo continui, migliori e ci siano più interventi, più provvedimenti in quest’aula che parlino di agricoltura.

Ci auspichiamo un voto favorevole ai nostri ordini del giorno.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Rainieri.

Consigliere Mastacchi, prego.

 

MASTACCHI: Grazie, presidente.

Io volevo intervenire su alcuni ordini del giorno ma in particolare in chiave generale facendo riferimento alla relazione che ha sviluppato stamattina l’assessore che, devo dire la verità, ho apprezzato tantissimo, perché ho avuto la percezione che per la prima volta si parli di agricoltura in una chiave positiva e propositiva, quindi non sempre e solo in chiave di divisione del singolo problema piuttosto che delle problematiche che l’agricoltura si sente come problema... Le accuse che vengono fatte all’agricoltura in chiave ambientale, in molti casi. Ho sentito parlare di un’agricoltura di prospettiva, di grande importanza per la nostra regione.

Al di là delle idee, dei singoli punti, sui quali sono assolutamente d’accordo, ad esempio il tema delle bonifiche... Proprio sulla mia pelle, nella veste di sindaco, alcuni anni fa ho potuto apprezzare come, con il cambio della legge, le bonifiche siano diventate strategiche, in particolar modo in montagna, dove prima non potevano operare. Adesso, invece, sono diventate praticamente, nella manutenzione del territorio, potrei dire, gli attori quasi principali. Sono gli unici Enti che fanno un pochino di programmazione al fianco dei Comuni e delle Unioni e intervengono per fare quelle attività che mancavano da anni. Quindi, è sicuramente positivo fare questo ulteriore passo avanti di sostegno nelle progettazioni. Perché, poi, quando arrivano i fondi, sappiamo bene che in molti casi non è possibile spenderli perché non ci sono le pianificazioni, non ci sono i progetti e così via.

Come anche l’aiuto ai pescatori, che era anche oggetto di un mio atto di qualche mese fa. Il fatto che trovi concretezza in questo provvedimento è assolutamente positivo. Però, ribadisco, la cosa importante che ho apprezzato è il fatto di aver sentito un intervento che mette l’agricoltura al centro della nostra economia, del nostro territorio e anche della nostra socialità. Non dobbiamo mai dimenticare che l’agricoltura è anche ambiente. Siamo abituati a sentir parlare di emissioni, di problemi ambientali, eccetera, ma dimentichiamo quanto sia importante l’agricoltura nella tutela, nel mantenimento del territorio. È bene che ci sia un passaggio culturale che sposti il focus dal problema al grande valore e alle potenzialità.

Parlando di montagna, ma in parte anche in pianura, il tema delle manutenzioni idrauliche, quindi degli interventi per il dissesto idrogeologico e la cura dell’acqua. L’agricoltore è quello che è sul territorio, che interviene per mantenere i rii, per fare le piccole manutenzioni. Tutte cose che non possono avere un rilievo, una visibilità importante, ma sono, poi, quell’insieme di piccole cose che evitano i grandi problemi. Per cui, anche su questo è importante che ci sia sostegno e aiuto, anche finanziario, ma chiaramente è importante il riconoscimento del ruolo.

L’assessore ha parlato degli ungulati. È un problema importantissimo per l’agricoltura, che va a velocità variabili perché, al di là dei provvedimenti che la Regione fa e che hanno un valore…

 

PRESIDENTE (Petitti): Colleghi, però proviamo a tenere un po’ il tono di voce più basso, sennò è complicato ascoltarsi.

 

MASTACCHI: Grazie, presidente.

Dicevo, al di là dei provvedimenti e delle attività che l’assessore, la Regione mettono in campo a livello regionale, ci sono le velocità variabili sulle singole province. Sappiamo che ci sono delle eccellenze dove ci sono delle Province che operano molto bene, molto correttamente, con soddisfazione del territorio, degli agricoltori e, in alcuni casi, anche degli ambientalisti, e altre invece che, purtroppo, hanno un’attività che è assolutamente insoddisfacente.

Quindi sarebbe… Io sollecito, l’ho già fatto anche personalmente con l’assessore. È importante che ci sia un’attività di razionalizzazione e di standardizzazione delle attività perché, se in una provincia confinante le cose sono gestite bene e in quella vicina ci sono dei problemi enormi, significa veramente che la modalità di quella Provincia o di quella Città Metropolitana, nel caso specifico, non sono applicate correttamente.

Il cinghiale per l’agricoltore è un problema serio, perché magari chi non conosce bene l’agricoltura da vicino non si rende conto cosa significa quando un agricoltore si alza la mattina e vede il frutto del suo lavoro devastato in una percentuale magari del 20, 30 o 40 per cento. Io ho sempre detto a chi contestava questo, magari a un lavoratore autonomo, immaginate la vostra busta paga stracciata, strappata a metà. Quindi cercate di avere una visione molto concreta di questo problema. Su questo credo, assessore che ci sia ancora da lavorare.

L’altro aspetto che, a mio parere, è poco considerato, anche perché c’è una scuola di pensiero contraria a questo argomento, è quello del fatto che l’agricoltura contribuisce a mantenere le persone a vivere in campagna, quindi a fare tutte quelle attività che ho citato prima, a presidiare il territorio e a renderlo più fruibile, più sicuro e più bello. Quindi anche su questo credo che il ruolo debba essere riconosciuto e sia importante che tutti noi ne siamo consapevoli.

In ultimo, magari questo si apprezza più in montagna perché c’è la possibilità di vederlo, ma in pianura lo si vede solo volando, dagli aerei eccetera, l’agricoltura contribuisce tantissimo anche alla bellezza. Magari questo potrebbe essere un argomento che l’assessore Felicori potrebbe rappresentare meglio di me. Il fatto della bellezza sappiamo tutti che ha una grande importanza.

In montagna, guardare una vallata di fronte, coltivata, disegnata con i vari colori del terreno lavorato piuttosto che dei prodotti in maturazione, piuttosto che del verde della natura ha un valore importante; come anche vedere le pianure viste da un aereo con la loro geografia, con i vari colori delle coltivazioni, è una cosa altrettanto bella. Anche su questo sarebbe bene che ci fosse una riflessione di tutti noi e ci fosse un valore riconosciuto anche a questo.

Per quanto riguarda, invece, gli ordini del giorno, io vorrei fare una sottolineatura a sostegno dell’ordine del giorno n. 5, presentato dal consigliere Occhi, che parla di estensione di acquedotti. Anch’io nella mia esperienza ho in mente tanti problemi di questo genere che potrebbero essere risolti; per cui, se l’ordine del giorno sarà approvato, credo che nell’ambito dei provvedimenti che verranno portati avanti nei prossimi anni, si potranno trovare soluzioni. Sono tutte risposte che vanno nella direzione di cui ho detto prima, per cui chiedo di sottoscriverlo e di mettere anche la mia firma.

Come anche l’ordine del giorno n. 2 del consigliere Pompignoli, che chiedo di sottoscrivere perché anche in questo caso c’è un approccio semplicistico e un po’ ideologico. Chiaramente sottoscrivo anche l’ordine del giorno n. 6, che chiede l’implementazione di ulteriori fondi che vanno poi ad aiutare la richiesta di intervento sui punti che ho citato prima. Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie.

Consigliere Daffadà, prego.

Colleghi, però, davvero un po’ più di silenzio. Magari chi deve parlare può anche uscire un secondo dall’aula, perché sennò è complicato il dibattito. Grazie.

 

DAFFADÀ: Grazie, presidente.

Intervengo anch’io sul tema degli ordini del giorno, partendo dall’ordine del giorno n. 1 di cui sono primo firmatario e in cui, come già accennato dal relatore di minoranza…

 

(interruzione)

 

DAFFADÀ: Forse ho la voce bassa. Allora mi siedo.

Stavo dicendo, appunto, come ha già accennato il relatore di minoranza, che chiediamo una verifica semestrale dello stato di attuazione del presente PDL, un PDL che, come ho già detto ieri nella relazione, condividiamo, valutiamo molto positivamente. Cerchiamo anche di rilanciare rispetto, appunto, ai finanziamenti e alle misure che sono all’interno del PDL stesso; tant’è che convintamente, oltre ad averli firmati, votiamo anche gli altri ordini del giorno, quello a prima firma del consigliere Ranieri, in cui chiediamo, nelle misure dei prossimi mesi, nuovi stanziamenti per finanziare gli articoli del presente PDL e anche il tema dell’approvvigionamento idrico per le aziende, le aziende in montagna, che, come ha già detto il consigliere Occhi, spesso soffrono per le crisi idriche, la zootecnia va in difficoltà.

Oltre agli interventi strutturali sui quali anche con l’assessore Priolo e con l’assessore Mammi si sta lavorando sui piccoli invasi, sui bandi che in questi mesi sono stati pubblicati e sono in attivazione, anche i prossimi per cui con il PSR abbiamo visto che ci sarà uno stanziamento di circa 20 milioni di euro su questi temi, credo che anche per le piccole aziende sia importante non lasciarle sole e aiutarle nel momento delle difficoltà.

Stessa cosa per quanto riguarda l’ordine del giorno presentato dal consigliere Pompignoli sul tema delle aziende vitivinicole. È importante difendere la filiera, difendere la produzione di questo settore vitale per la nostra Regione, pur non abusandone, come ha detto.

Credo che sia importante aver trovato una convergenza in punti fondamentali per il nostro territorio, quindi convintamente votiamo a favore di tutti e quattro gli ordini del giorno. Ringrazio ancora l’assessore e la struttura per l’aiuto, per la condivisione, per il percorso che abbiamo fatto in questo mese, che ha portato anche ad arricchire il PDL di nostri contributi.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Daffadà.

Altri? Consigliera Evangelisti, prego.

 

EVANGELISTI: Grazie, presidente.

Anche il Gruppo di Fratelli d’Italia si esprimerà a favore degli ordini del giorno proposti, che, unitamente al progetto di legge, prendono atto di una situazione reale, che riguarda problemi contingenti sia rispetto all’agricoltura, sia rispetto ad altre emergenze legate al particolare momento storico.

Ho apprezzato la relazione dell’assessore, che si è focalizzata su punti nodali e ha dato atto di comprendere ‒ da parte mia dico quasi inaspettatamente ‒ problematiche reali che riguardano soprattutto il territorio della montagna. Mi riferisco alla problematica dei cinghiali, ma soprattutto a quella dei piani di controllo, su cui più avanti ci piacerebbe anche intervenire.

Ringrazio i consiglieri del Gruppo Lega per gli ordini del giorno proposti, che ancor meglio si focalizzano su tematiche attuali e rispetto ai quali, come già anticipato, voteremo a favore.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Evangelisti.

Prima di passare al voto degli ordini del giorno in dichiarazioni di voto, qualcun altro vuole intervenire?

Io non ho nessuno in dichiarazioni di voto.

A questo punto passiamo alla votazione degli ordini del giorno.

Partiamo dall’ordine del giorno n. 1.

Ordine del giorno n. 1, a firma dei consiglieri Daffadà, Rainieri e altri.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

È approvato.

 

(L’ordine del giorno 5442/1, oggetto 5872, è approvato all’unanimità dei presenti)

 

Ordine del giorno n. 2, a firma dei consiglieri Pompignoli, Daffadà e altri.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

È approvato.

 

(L’ordine del giorno 5442/2, oggetto 5873, è approvato all’unanimità dei presenti)

 

Ordine del giorno n. 5, a firma dei consiglieri Occhi, Rainieri, Costi, Daffadà e altri.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

È approvato.

 

(L’ordine del giorno 5442/5, oggetto 5876, è approvato all’unanimità dei presenti)

 

Ultimo ordine del giorno, ordine del giorno n. 6, a firma dei consiglieri Rainieri, Daffadà, Bulbi e Mastacchi.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

È approvato.

 

(L’ordine del giorno 5442/6, oggetto 5877, è approvato all’unanimità dei presenti)

 

A questo punto, arriviamo alla votazione finale del progetto di legge.

La votazione ricordo che avviene tramite dispositivo elettronico.

Dichiaro aperta la votazione sul progetto di legge.

Consigliere Rainieri, prego.

 

RAINIERI: Mi sono perso un passaggio, le dichiarazioni di voto erano nell’illustrazione degli ordini del giorno?

 

PRESIDENTE (Petitti): Sì, erano congiunte.

 

RAINIERI: Chiedo scusa.

 

PRESIDENTE (Petitti): Non abbiamo ancora aperto.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

 

Votanti 39

Voti favorevoli 39

 

È approvato.

 

Prego, consigliera. Nessun problema.

Registriamo anche il voto della consigliera Catellani.

Stessa cosa? Perfetto. Di entrambi i consiglieri. Grazie.

 

OGGETTO 5497

Proposta d’iniziativa Giunta recante: “Programma 2022-2024 per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri. Emilia-Romagna plurale, equa, inclusiva”. (104)

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Petitti): A questo punto, passiamo all’oggetto 5497 “Programma 2022-2024 per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri. Emilia-Romagna plurale, equa, inclusiva”.

La Commissione Politiche per la salute e politiche sociali ha espresso parere favorevole nella seduta del 17 ottobre con la seguente votazione: 30 voti a favore, 15 contrari e un astenuto.

Ricordo che il Consiglio delle Autonomie locali ha espresso parere favorevole.

A questo punto, passiamo al procedimento di discussione.

Per l’illustrazione passo la parola all’assessore Taruffi. Prego.

 

TARUFFI, assessore: Grazie, presidente.

Illustrerò velocemente, visto che abbiamo fatto una discussione corposa in Commissione rispetto ai due passaggi che ci sono stati. Ovviamente, il nuovo Programma triennale per l’integrazione e l’inclusione dei cittadini e delle cittadine dei Paesi terzi dell’Emilia-Romagna, programma che evidentemente ha alle spalle un percorso, e questo è il primo elemento di innovazione, un percorso di partecipazione, un percorso che ha coinvolto decine e decine di funzionari, sulla base di un lavoro inter-assessorile che ha coinvolto innanzitutto le diverse strutture della nostra Regione, i diversi assessorati, in particolar modo anche attraverso i focus che sono stati fatti sui territori con i funzionari e con persone che si occupano, appunto, anche negli enti locali di questi temi.

È quindi un percorso innovativo che ha, sul tema della partecipazione, trovato un elemento caratterizzante, tenendo anche conto che è un programma triennale che portiamo in aula. L’ultimo è scaduto nel 2016. Sono passati diversi anni. Siamo quindi sicuramente, rispetto a quel passaggio, un po’ in ritardo, ma è stato fatto il lavoro che ricordavo, che ha impegnato nell’ultimo anno e mezzo, dall’inizio di questa legislatura, ovviamente la vicepresidente uscente assessora Elly Schlein.

Ovviamente parliamo di un programma che non esce da quelle che sono le competenze regionali sulla materia, sull’integrazione. Quindi non invade in alcun modo e in alcun aspetto, come è normale che sia, le competenze che invece sono di valenza nazionale. Lo facciamo, però, presentiamo questo programma in assenza, e questo va, credo, sottolineato, del riferimento di un piano nazionale sui temi dell’inclusione, documento che manca dal 2006, ancorché sia previsto dal decreto legislativo n. 286 del 1998. Dunque la proposta fa riferimento e fa proprie le indicazioni più recenti in campo europeo. Ha come riferimento quello europeo e in particolar modo il Piano per l’integrazione e l’inclusione 2021-2027 della Commissione europea.

Siccome ne abbiamo discusso in Commissione, vado velocemente, anche per lasciare spazio poi eventualmente agli interventi e al dibattito e riservarmi poi qualche considerazione finale.

Dicevo che gli elementi fondamentali di questo programma ovviamente sono l’integrazione socio-economica in particolar modo delle donne e il sostegno alla partecipazione responsabile delle nuove generazioni, elemento penso importante e cruciale, anche sulla base di una considerazione, che è quella di alcuni dati socio-economici, a partire dal contributo che in termini di produzione e di PIL apporta il lavoro straniero, diciamo così. La ricchezza complessiva prodotta degli occupati stranieri in Emilia-Romagna è stimata nell’ordine dell’11,6 per cento del totale del valore aggiunto regionale.

È una parte, quindi, piuttosto significativa. Parto da qui perché credo che sia un elemento che, quando si discute di questo tema, quando si discute di questi temi, bisogna sempre avere bene in mente. Le nuove generazioni danno e daranno un contributo importante. Possono dare un contributo importante in termini anche e soprattutto di produzione interna lorda e, più in generale ovviamente, rispetto al tema dell’integrazione anche dal punto di vista culturale e sociale e tutto quello che questo comporta. Segnalo questo dato in sintesi perché, quando discutiamo di questi temi, credo sia un elemento da tenere ben presente.

Ovviamente, come abbiamo discusso anche in Commissione, uno degli elementi sui quali è giusto porre l’attenzione è anche il numero di occupati e disoccupati, soprattutto, in termini di disoccupazione femminile, che è un tema sul quale abbiamo discusso. Siamo ben consapevoli che è uno degli elementi su cui porre maggiore attenzione; così come credo sia giusto sottolineare la pluralità della presenza di stranieri nella nostra regione.

Vi risiedono cittadini di 175 differenti Paesi. Il 38 per cento degli stranieri residenti in regione appartiene alle prime tre comunità, le tre comunità più numerose, quella rumena, quella marocchina e quella albanese, ma seguono però tantissime altre nazionalità. Noi sappiamo bene che anche il lavoro e la tipologia di lavoro che queste persone spesso svolgono sono lavori che hanno un impatto che ha a che fare direttamente con le politiche sociali e a volte anche con la mancanza, l’assenza di servizi che quel tipo di lavoratori e di lavoratrici va ad occupare.

Credo quindi che, all’interno di questo ambito, il programma che andiamo a presentare, che io ovviamente presento come ultimo arrivato, ma che ha alle spalle un lavoro che ha coinvolto le strutture, dicevo, e l’assessore precedente, rappresenti un elemento di innovazione importante, sul quale crediamo sia giusto proseguire con convinzione e determinazione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Apriamo il dibattito generale.

Prego, consigliera Stragliati.

 

STRAGLIATI: Grazie, presidente.

Ringrazio l’assessore Taruffi, che adesso esce al cellulare. Lo ringrazio per la presentazione, anche se questo piano, che ci è stato presentato in Commissione dal sottosegretario Baruffi e oggi dall’assessore Taruffi, è stato gestito dalla già vicepresidente Elly Schlein, e approfitto anche per fare i complimenti alla neo vicepresidente assessore Irene Priolo, vicepresidente Schlein che - dico sinceramente - sinceramente avrei anche voluto salutare, ma che purtroppo da quando è stata eletta in Parlamento non abbiamo più visto né in Commissione, né in Assemblea legislativa.

Sinceramente avrei gradito anche un saluto da parte sua, visto che abbiamo condiviso un percorso di metà mandato ormai di due anni e mezzo in Assemblea legislativa, e devo dire che, per quanto riguarda la sottoscritta almeno, c’è sempre stato un rapporto franco, di rispetto reciproco, quindi sinceramente mi rammarica il fatto che la già vicepresidente Elly Schlein non abbia salutato l’Assemblea legislativa, ritengo che sia stata un po’ una mancanza di rispetto istituzionale nei confronti del Consiglio regionale.

Detto ciò, assessore Taruffi, piano che abbiamo discusso più volte in Commissione (lasciamo perdere la questione formale rispetto ai vari passaggi nelle Commissioni che ho già avuto modo di evidenziare, clausola valutativa presentata dopo, comunque va bene), ho già evidenziato in Commissione che questo piano ha un vizio di forma, in quanto a pagina 3 della proposta deliberativa l’ultimo programma di riferimento è relativo al periodo 2014-2016, nulla sulle annualità successive. Se quindi l’ultima programmazione risale a questo periodo, la Giunta ha agito evidentemente in regime di prorogatio per quasi sei anni, ovvero in contrasto con quanto stabilito dalla legge regionale.

In questo caso possiamo dire che la forma è sostanza, perché evidentemente, anche se questo piano ci è stato presentato come qualcosa di significativo, di importante, con dei buoni risultati, in realtà poi le evidenze ci restituiscono un quadro diverso.

Io, in sede di clausola valutativa, chiesi al sottosegretario Baruffi di poter disporre di alcuni dati, che non mi furono forniti in Commissione, relativi alla percentuale di persone straniere detenute nelle carceri emiliano-romagnole, ma poi questo dato è arrivato in Commissione Parità, durante l’ultima seduta ci è stato riferito dai tecnici che, su una percentuale del 12,8 per cento di persone straniere residenti in Emilia-Romagna, ben il 48 per cento di detenuti nelle nostre carceri sono stranieri.

Direi che è una percentuale significativa e significa che, evidentemente, per quanto concerne l’integrazione delle persone straniere qualcosa non ha funzionato e continua a non funzionare. Abbiamo esempi virtuosi di persone che sono ben integrate nel nostro tessuto sociale, che lavorano, che sono persone oneste che rispettano le nostre leggi, però dobbiamo dire che la percentuale di criminalità straniera nella nostra regione è una percentuale elevata.

Io porto l’esempio della mia provincia, la provincia di Piacenza, e i colleghi piacentini qui presenti, Tagliaferri e Molinari, potranno confermare che negli ultimi mesi purtroppo Piacenza, soprattutto la città di Piacenza è stata frequentemente teatro, nostro malgrado, di gravissimi episodi di criminalità. Partiamo, ad esempio, dal 21 agosto, donna ucraina di 55 anni aggredita da un richiedente asilo della Guinea, che ha tentato di stuprarla. È stato un caso molto brutto, che ha avuto anche ampia risonanza a livello mediatico nazionale, che - ho visto - è stato anche segnalato alla Fondazione regionale vittime dei reati, e colgo l’occasione per esprimere un plauso a questa Fondazione, perché devo dire che funziona davvero molto bene, però questo è indicativo, fu un caso particolarmente grave, e poi se ne sono susseguiti altri, 7 settembre 2022, nuovo episodio di violenza in pieno centro, tentato stupro, la vittima di vent’anni riconosce l’aggressore. La polizia (colgo l’occasione per ringraziare le nostre forze dell’ordine che svolgono un lavoro straordinario) ha fermato un giovane di 16 anni di origine nordafricana.

Andiamo avanti, 6 ottobre 2022, massacrato a coltellate in strada da un nordafricano, è gravissimo, in pieno centro storico a Piacenza. Potrei continuare con un lungo elenco di reati, tra furti, aggressioni, risse e accoltellamenti perpetrati da cittadini di origine straniera. Questo non è razzismo, assessore, questi sono dati evidenti, dati concreti, questa è la realtà dei fatti.

In Commissione ho portato anche l’esempio della scuola. Parliamo di scuola, e meno male, perché rappresento che in V Commissione non abbiamo ancora avuto il piacere di ascoltare l’assessore Salomoni per fare un focus sull’avvio dell’anno scolastico. Non la vedo presente. Per favore, riferisca.

Ormai siamo quasi a Natale, ancora un po’ e ci sono le vacanze di Natale, e non abbiamo ancora ascoltato nulla rispetto all’avvio dell’anno scolastico.

Non ne faccio una colpa alla presidente della Commissione V, Francesca Marchetti, che è sempre molto precisa. Evidentemente, gli impegni dell’assessore non hanno consentito che venisse in Commissione a riferire.

Però, ritengo che anche la questione dell’integrazione dei bambini stranieri in ambito scolastico sia una questione da affrontare.

Porto sempre l’esempio di Piacenza dove il 37 per cento delle classi della scuola primaria è in deroga con oltre il 30 per cento di alunni stranieri.

Ora, ho già evidenziato in Commissione V ‒ e forse le mie parole sono state travisate ‒ che su grandi numeri così significativi l’integrazione, la vera integrazione, spesso diventa difficile in quanto vi sono…

 

PRESIDENTE (Petitti): Colleghi, ritorno a rinnovare un po’ di silenzio in aula.

 

STRAGLIATI: Ha ragione, presidente, stamattina…

 

PRESIDENTE (Petitti): Perché oggi c’è veramente molta confusione in aula ed è complicato ascoltare gli interventi di chi appunto interviene.

Prego.

 

STRAGLIATI: Grazie, presidente.

Dicevo, sui grandi numeri poi diventa difficile fare una buona integrazione.

Io ho portato l’esempio in Commissione di quando ero assessore a Castel San Giovanni alla Pubblica Istruzione e una classe della scuola primaria dovette essere completamente riformulata in quanto composta esclusivamente da bambini stranieri. Su questi grandi numeri diventa difficile fare una buona integrazione.

Poi, è ovvio che ci sono situazioni che sono di competenza ministeriale ‒ questo l’ho detto ‒ però la Regione, per quanto di competenza, deve fare la propria parte.

Rispetto al Piano che è stato presentato, non è tutto rose e fiori. Di fronte a determinate evidenze, determinati dati che riguardano la criminalità nelle nostre carceri, con una percentuale così elevata di detenuti stranieri, con tutti i reati che ho elencato a Piacenza e speriamo che sia finita, perché davvero la situazione sta diventando molto pesante con numeri così significativi anche nelle nostre scuole, io ritengo che dei ragionamenti debbano essere fatti e debbano essere portati avanti.

Per cui, ripeto, secondo noi c’è qualcosa che deve essere rivisto soprattutto per quanto concerne la questione dei doveri.

Io sono per una politica di integrazione basata sui diritti, ma anche e soprattutto sui doveri, perché diritti e doveri sono due facce della stessa medaglia. Chi viene in Italia e nella nostra regione per integrarsi, per lavorare, per rispettare le nostre leggi è il benvenuto. Chi viene qui con l’intenzione di delinquere o con l’intenzione di prendere il Reddito di cittadinanza e di stare a casa sul divano, per quanto mi riguarda, può benissimo accomodarsi.

Sicuramente io sono fiduciosa rispetto alle politiche di controllo dell’immigrazione clandestina che questo Governo metterà in atto, perché questo è fondamentale. L’immigrazione deve essere controllata e deve essere gestita. Diversamente, le problematiche continueranno a presentarsi.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Stragliati.

Consigliera Castaldini, prego.

 

CASTALDINI: Grazie, presidente.

Assessore, questa è, di fatto, la sua prima prova, ma è realtà. Proverò a chiedere a lei alcune cose, anche se so che, giustamente, sta cercando di entrare in un ruolo così importante, che io ritengo molto prezioso.

Rispetto alla sollecitazione della consigliera Stragliati, io mi sono chiesta se ero dispiaciuta di non essere stata salutata dalla vicepresidente Schlein. Ci ho pensato seriamente. Onestamente, non vedo nei miei sentimenti un profondo dispiacere. Il mio dispiacere nasce, assessore, quando qualcuno che amo o anche che conosco non dice “grazie”. Questa è proprio la cifra del buon politico. Saper dire “grazie” vuol dire saper guardare con attenzione la realtà, e ringraziarla anche di cose che sono totalmente inaspettate e che fanno molte volte cambiar strada, fanno cambiare direzione, fanno prendere decisioni giuste, a volte anche sbagliate. Questa capacità di saper dire “grazie” temo che sia una competenza molto forte, soprattutto per chi ha amministrato tantissimi anni. Quindi, perdono la vicepresidente Schlein, perché non l’ha fatto. Invece sono certa che lei ha questa caratteristica. Dico perché faccio questo, almeno di contenuto, blando intervento. In realtà, ripeterò lo stesso identico intervento che ho fatto in Commissione, perché lo ritengo molto importante e essenziale per una strada da indicare, di cui lei avrà la responsabilità, anche di utilizzare molta fantasia.

Questo Programma triennale per l’integrazione degli stranieri è il punto di arrivo di un percorso virtuoso che definirei una buona pratica per questa Regione. Il percorso virtuoso. Nasce con l’istituzione nel 2020 del gruppo tecnico interassessorile regionale. Credo che questa modalità di lavoro sia l’unica modalità possibile per affrontare bene determinati temi, il Patto per il lavoro e il clima, i patti, anche solamente la cultura, tutto ciò che riguarda il fondamento della politica regionale.

So di essere ripetitiva, ma non posso non farvi notare che questo approccio integrato ad un problema, con tutte le direzioni generali e gli assessorati che forniscono il loro supporto, è la strada vincente, l’unica strada per non dare risposte assolutamente parziali, come parziale è la risposta del rientro dei talenti, parziale è la risposta che viene data indicando questa soluzione come la risoluzione alla crisi della natalità.

Da questo rapporto emerge una competenza sicuramente ricca, fatta di tanti anni di esperienza di questa Regione rispetto alle prime emergenze, alla prima integrazione. Un esempio su tutti è stata evidentemente l’accoglienza che noi abbiamo dato a chi, appunto, scappava dalla guerra. Passi in avanti sono necessari, però, per chi vive ormai stabilmente nel nostro territorio. Il fenomeno migratorio è affrontato all’inizio, giustamente, partendo dalla demografia. Ed è qui che vorrei soffermarmi ed è qui che vorrei far guardare bene tutto il dramma e anche i rischi che venivano raccontate anche dai miei colleghi di opposizione.

Il rapporto ci dice che da quarant’anni la nostra popolazione ha perso la sua capacità di rinnovarsi, con uniche variazioni positive rappresentate dai flussi migratori. Negli ultimi 10 anni la popolazione di stranieri residenti è cresciuto del 7,4 per cento, a fronte di una lieve diminuzione complessiva, anche se negli ultimi due anni, a causa del Covid e dell’instabilità politica i flussi hanno molto rallentato. Questi cittadini stranieri sono il 18 per cento fra gli studenti e quasi la metà, il 48 per cento, fra i lavoratori nella classe di età fra 15 e 34 anni.

Sono numeri così importanti che fanno parte del nostro tessuto sociale e nessuno può far finta di nulla. Cito dei dati che nel rapporto mi hanno allarmato profondamente, ovvero i ragazzi di origine straniera dichiarano di avere meno amici rispetto ai coetanei italiani. Durante la pandemia le famiglie hanno visto il loro livello economico diminuire del 32 per cento. L’incidenza della povertà assoluta è del 7,5 per cento per le famiglie italiane e del 29,3 per cento per le famiglie straniere. Questo cita il vostro rapporto.

I lavori praticati dagli stranieri sono meno praticabili in modalità agile o da remoto. Le famiglie straniere, inoltre, hanno scontato maggiori condizioni di difficoltà ad assicurare la DAD per mancanza di connessioni capaci di sostenere contemporaneamente più device.

Il tasso di occupazione delle donne straniere è di 15 punti percentuali inferiore a quello delle donne italiane.

Cosa emerge da questa fotografia, assessore? Siamo di fronte a famiglie affaticate, con un solo reddito, dove le donne e i minori vivono una profonda solitudine, dove un progetto di vita a lungo termine è un miraggio, quando bisogna pensare alla contingenza quotidiana è evidente che una famiglia in questa condizione non può reggere l’impatto della realtà.

Ce lo dice il tasso di fecondità, mentre quello degli italiani nel 2002 era pari a 1,12 figli per donna ed era ancora l’1,12 nel 2020, quello delle donne straniere è passato nello stesso periodo dal 2,89 all’1,92. Tutta la fantasia che ci può essere in quest’aula nell’immaginare percorsi di conciliazione, empowerment donna, femminile, chiede prima di tutto di guardare esclusivamente a queste famiglie, cioè le cose ripetute per due anni e mezzo anche in Commissione come quella della parità rischiano di essere totalmente fuori dalla realtà, perché il primo sguardo deve essere posto su queste situazioni.

Tutte le politiche qui descritte, che sono sicuramente sulla carta di altissimo livello, vanno armonizzate in un’ottica di aiuto non al singolo, ma alla famiglia nel suo complesso, dove l’educazione dei figli, le competenze linguistiche e lavorative delle madri devono essere percorsi condivisi e sostenuti da tutti. Non vogliamo essere solo la Regione che immagina a servizi ad alto livello per famiglie iper skillate, già integrato nel territorio, tendenzialmente con una laurea o un diploma, e non possiamo pensare che l’unica politica per sostenere la natalità in Emilia-Romagna sia quella del ritorno dei talenti, cioè dell’eccellenza. Scusate, non è questa l’Emilia-Romagna solidale, quella che voi avete immaginato? Non è questa l’Emilia-Romagna dell’aiuto dei poveri, degli immigrati? No, non c’è niente qua di politica integrata, per comprendere che tutti gli aspetti della vita devono essere ricompresi nell’immaginare questa popolazione, perché altrimenti rischiamo di parlare di niente!

 Assessore, perché le dicevo che è importante dire grazie? Perché in realtà chi sa fare questo non è lo Stato, ma è chi (associazioni, terzo settore) sa dare e offrire integrazione. Faccio alcuni esempi, ho due minuti e lo posso fare, e sarebbe bello, e ringrazio anch’io la presidente Marchetti, perché su questi temi in realtà ci ascolta e molte volte sollecita anche un dibattito all’interno di un’Assemblea legislativa che molte volte sembra andare a compartimenti stagni, però le dico che ci sono realtà molto interessanti, come ad esempio chi dà ripetizioni gratuitamente, volontari, insegnanti che danno ripetizioni soprattutto a ragazzi stranieri, e sono realtà esistenti nel nostro territorio (Bologna è qua vicino e sarò felice di poterla portare), ma sono loro che hanno un occhio privilegiato esattamente su temi come questi.

Bisogna cambiare passo, bisogna uscire da cose già sentite, già viste, bisogna guardare la realtà, perché quelle realtà sono molto più avanti ‒ mi permetto di dirlo ‒ di politiche che noi possiamo immaginare con tutta la fantasia, ma che molte volte non tengono conto di quello che già c’è.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Castaldini.

Consigliera Evangelisti, prego.

 

EVANGELISTI: Grazie, presidente. Buongiorno, assessore.

Riportiamo in quest’aula alcune considerazioni già effettuate in Commissione, sono considerazioni che in parte anche il sottosegretario Baruffi ha considerato almeno parzialmente di pregio e riteniamo possano trovare accoglimento rispetto alla sua sensibilità.

Ci siamo concentrati, nella disamina del piano, soprattutto su alcune tematiche, quelle che riguardano le donne, i minori e le nuove generazioni. Abbiamo rilevato una criticità importante per quanto riguarda l’occupazione femminile tra i cittadini stranieri. Ci siamo chiesti, a questo proposito, quale tipo di studi e quali ricerche siano stati effettuati, di quali dati in realtà disponiamo, se esista un osservatorio che ci dica quante donne sono iscritte realmente al Centro per l’impiego, a quale nazionalità le stesse appartengano, quali e quante difficoltà abbiano trovato nel ricercare un impiego e quali difficoltà abbiano nella comunicazione della lingua italiana, per quali motivazioni queste donne non si iscrivano ai Centri per l’impiego.

A noi queste informazioni non sono note, non le abbiamo ritrovate nella relazione, se sono note ai centri preposti non sono state restituite e crediamo siano sollecitazioni su cui valga la pena approfondire.

Rileviamo come i cittadini stranieri rappresentino oggi una fetta della popolazione particolarmente bisognosa (non è una novità) in termini di aiuti sociali, e lo abbiamo rilevato anche dalle pagine della relazione. Pur essendo il 12,7 per cento della popolazione residente, rappresentano invece il 34 per cento dei portatori di bisogno, e questi dati, che sono significativi, si riferiscono alla popolazione nota, mentre c’è un 20 per cento di casi in cui la cittadinanza non è nota, non è presente e quindi non è utilizzabile ai fini valutativi.

Quindi, riteniamo, crediamo anche a ragione, che la percentuale di portatori di bisogno stranieri sia ancora maggiore.

Quello che emerge dalla clausola valutativa, che accompagna questo Piano, è che da un lato viene presentato come un valore positivo il fatto che la ricchezza prodotta dagli occupati stranieri sia attorno al 12 per cento, dall’altro però non si dice quante risorse vengono invece impiegate per questi cittadini stranieri portatori di bisogno. Anche questo è un dato che ci pare significativo e importante per avere una fotografia reale e attuale della situazione.

Ci siamo focalizzati poi sui minori stranieri presi in carico. Soltanto una minima parte viene presa in carico per problemi relativi all’abitazione. La maggior parte, invece, è presa in carico per problemi socio educativi - e questo è un dato importante - oppure relazionali, o relativi al nucleo familiare che ha conflittualità al suo interno.

Lo abbiamo rilevato in Commissione, e lo facciamo oggi, ci è stato eccepito che è un tema che è stato trattato in altre sedi e noi, o almeno la sottoscritta, non ne ha ad oggi contezza. Quindi, avremmo voluto trovare anche in questa disamina un approfondimento su quei fenomeni che oggi vengono definiti come baby-gang.

Sempre nel Piano si evidenzia come la percentuale di stranieri assegnatari di alloggi di edilizia popolare sia costantemente in crescita. Il dato fa riferimento al 2019 ‒ quindi non è nemmeno troppo attuale ‒ e parla di un peso relativo al 38 per cento di stranieri.

Sempre abbiamo rilevato come, in relazione a bambini e ragazzi, dal punto di vista dell’istruzione scolastica vengono raggruppati ‒ e questo non ci pare proprio di pregio ‒ come alunni con cittadinanza non italiana. Magari si potrebbe usare anche una terminologia più attuale e diversa.

Il 68 per cento di questi bambini è nato in Italia e una classificazione così sic et simpliciter ci pare poco funzionale dividendo appunto l’utenza scolastica in base alla cittadinanza, quando invece oggi si potrebbe parlare e focalizzarsi su studi e su ricerche a livello di comprensione della lingua italiana al momento dell’ingresso nelle scuole.

Ricordiamo che non tutti i bambini hanno accesso con facilità alle scuole dell’obbligo, ancor meno alle scuole dell’infanzia, anzi è una percentuale bassissima.

Questo sarebbe uno strumento per valutare il reale grado di inclusione.

Ancora, facendo riferimento ad alcuni dati relativi agli anni 2016 e 2020, rileviamo che il sistema regionale FAMI ha attivato 514 corsi di italiano, a fronte di 5.855 cittadini stranieri di Paesi terzi che hanno conseguito un’attestazione di frequenza. I dati parlano chiaro. Si tratta di un numero irrisorio, se messo in relazione, come dovrebbe, al numero di cittadini presenti sul territorio regionale.

A questo vengono aggiunti i numeri di coloro, presenti sul territorio, che hanno conseguito una formazione fuori da questo circuito, ma che non sono presenti in questi dati. Non abbiamo, quindi, anche in questo caso, la possibilità di fare una valutazione aderente alla realtà.

Ci siamo permessi e ci permettiamo di sottolineare, a questo proposito, anche come sarebbe interessante una distinzione tra uomini e donne, quindi una suddivisione per genere, tra coloro che hanno conseguito queste attestazioni e capire ‒ sarebbe utile altrettanto ‒ quanti sono gli stranieri uomini e donne che si sono iscritti ai Centri per l’impiego e che non hanno mai sostenuto realmente un colloquio in lingua italiana.

Concludendo, siamo sicuramente in presenza di una relazione e di un programma ricco di intenti, di buoni propositi, che, a nostro avviso, dovrebbe, però, indagare maggiormente sulla realtà della situazione attuale nel nostro territorio regionale, su quelle che sono le criticità, anche nuove, sui motivi della non inclusione e della non integrazione dei cittadini stranieri. Dovrebbe essere approfondita la questione femminile, perché è un tema non secondario, e anche le cause, purtroppo molto presenti, del disagio minorile.

Ovviamente, prendiamo atto del lavoro svolto. Riteniamo che, se si vuole davvero fare un passo in avanti ed essere all’altezza di questa sfida, bisogna analizzare maggiormente le criticità che ci siamo permessi di evidenziare. Ci sentiamo ripetere spesso che il nostro capoluogo, Bologna, ma anche la nostra Regione non vuole lasciare indietro nessuno. In queste occasioni sarebbe davvero il caso di dimostrarlo.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliera Evangelisti.

Consigliere Marchetti Daniele, prego.

 

MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente.

Ringrazio il neoassessore Taruffi, a cui auguro, ovviamente, buon lavoro. Così come auguro buon lavoro anche alla neovicepresidente Priolo. Non avevo ancora avuto modo di fare i miei personali auguri e colgo l’occasione oggi, durante questo intervento.

Passo all’oggetto in discussione. Stiamo parlando del Programma per l’integrazione dei cittadini stranieri immigrati residenti in Emilia-Romagna, un programma pluriennale e infatti stiamo parlando del 2022-2024, che viene venduto come una raccolta di linee di indirizzo assolutamente importante, talmente importante che, come ha già ricordato la collega del mio Gruppo che mi ha preceduto, è da ben sei anni che non è stato aggiornato e approvato.

Dobbiamo fare i conti con una realtà ben diversa da quella che ci venite a raccontare in molte occasioni, visto che sul tema dell’integrazione l’Emilia-Romagna non perde occasione per riempirsi la bocca di buoni propositi, di politiche a vostro avviso eccellenti, ma che in realtà si scontrano duramente con una realtà ben differente e abbiamo avuto modo di confrontarci e discuterne neanche in Commissione, nelle varie Commissioni che hanno avuto come oggetto questo tema.

Ad esempio, in Commissione Sanità e politiche per il sociale ci siamo confrontati anche sulla clausola valutativa perché, ricordiamolo, questo programma deriva ed è dettato dalla legge regionale n. 5 del 2004, che prevede l’atto che stiamo discutendo oggi, ma anche una clausola valutativa che dovrebbe, in un certo senso, risultare organica alla discussione, anche per le valutazioni che i dati che emergono da questo monitoraggio, chiamiamolo così, possono metterci a disposizione.

Parto proprio da qui per evidenziare una realtà ben differente da quella che voi cercate di venderci, arrivando poi in conclusione alle considerazioni sull’atto in sé, perché oggi all’ordine del giorno, ovviamente, abbiamo il programma e non la clausola valutativa. La clausola valutativa ha fatto emergere uno sbilanciamento eccessivo sulla popolazione straniera residente in Emilia-Romagna. Questo lo dico perché la popolazione straniera residente in Emilia-Romagna rappresenta il 12,8 per cento della popolazione totale della nostra regione, ma se andiamo a vedere le percentuali degli aiuti che vengono destinati a questa fascia di popolazione ci accorgeremmo che lo sbilanciamento è molto evidente e, come ho fatto in Commissione, vi elencherò nuovamente alcuni dati anche qui in Consiglio, per condividerli con i colleghi che magari non partecipano ai lavori di quella sede.

Stiamo parlando ad esempio degli accessi ai servizi sociali da parte di cittadini stranieri, pari al 34,2 per cento, i minori in carico ai servizi sociali sono il 45 per cento, quelli stranieri, sulle nuove assegnazioni di alloggi popolari (parliamo delle ultime assegnazioni di alloggi di edilizia residenziale pubblica) per quanto riguarda i cittadini stranieri stiamo parlando di un 38,2 per cento, così come anche per gli ultimi dati che abbiamo a disposizione sul Fondo sociale per l’affitto, ultimi dati ovviamente contenuti nella clausola valutativa, stiamo parlando in questo caso addirittura del 49,1 per cento di risorse che finiscono nelle tasche di cittadini stranieri.

Non parliamo poi dei beneficiari degli interventi di sostegno economico, come buoni spesa, buoni pasto, contributi economici di ogni genere, pagamento utenze, contributi affitti: in questo caso addirittura stiamo parlando del 53,3 per cento di risorse che finiscono a cittadini stranieri.

Ebbene, preso atto di questa situazione, io non credo che si possa far finta di nulla e parlare di politiche virtuose per quanto riguarda l’integrazione. Questi aspetti li abbiamo già evidenziati anche in Commissione e in quella sede il sottosegretario Baruffi ci rispose dicendo che evidentemente, sulla base delle nostre osservazioni, a nostro avviso servirebbero maggiori investimenti.

Non è assolutamente così, non servono maggiori investimenti, servirebbe una rimodulazione delle somme che vengono già stanziate, perché il quadro che emerge dalla clausola valutativa porta alla luce una situazione ben differente da quel che voi ci volete raccontare. Non stiamo parlando di politiche per l’integrazione, perché in questo caso non stiamo facendo integrazione, stiamo soltanto mettendo in atto delle inutili e dannose politiche assistenzialistiche, perché all’interno di queste politiche che mirano al sussidio rientrano anche quei nuclei familiari che vengono ricondotti ad un fenomeno che non possiamo ignorare, ovvero quello di quei nuclei familiari dove magari la componente femminile non è che non riesce a trovare un impiego, un lavoro, quindi il nucleo stesso va in difficoltà economica, ma quella donna in molti casi non può lavorare, non può lavorare magari per cultura, ed è un fenomeno ad esempio molto diffuso tra la popolazione nordafricana.

Se vogliamo fare delle valutazioni serie, non possiamo nascondere questi fenomeni, che ci sono anche sul nostro territorio, ed è per questo che è importante prendere atto di questi dati, ma riflettere su questi dati, non metterli nero su bianco su una clausola valutativa e riapprovare un nuovo piano come se nulla fosse, perché il piano, per carità, è pieno di buoni intenti, ma i buoni intenti vanno accompagnati a delle riflessioni e anche a delle modifiche delle politiche che la Giunta regionale vuole mettere in campo, perché altrimenti il rischio è quello di continuare a stanziare, anno dopo anno, risorse ingenti, per poi non ottenere e non raggiungere gli obiettivi contenuti nella normativa regionale a cui facciamo riferimento oggi.

Io credo quindi che serva un vero cambio di rotta in Emilia-Romagna sulle politiche per l’integrazione, perché – ripeto ‒ l’integrazione non la stiamo assolutamente facendo, stiamo soltanto mettendo in campo politiche mirate all’assistenzialismo, ai contributi dati a pioggia, a nuclei familiari che talvolta sono composti da persone che magari per cultura, come dicevo prima, non possono lavorare, quindi sono fenomeni che vanno contrastati, intercettati e seguiti.

Ora come ora, la Giunta dell’Emilia-Romagna, ignorando questi elementi che stanno emergendo, sta andando da tutt’altra parte, in tutt’altra direzione, quindi è questo l’intervento serio che chiediamo e che abbiamo chiesto anche durante le sedute delle Commissioni. Non a caso infatti come Lega (ringrazio anche i nostri uffici per avercelo segnalato tempestivamente) abbiamo chiesto di esaminare anche la clausola valutativa che era rimasta in un cassetto, perché riteniamo che sia fondamentale far tesoro della realtà che emerge dal territorio senza chiudere gli occhi e voltarsi dall’altra parte, come invece è abituata a fare questa Giunta regionale che si riempie tanto la bocca di politiche per l’integrazione ma in realtà fa ben poco per andare in questa direzione.

 

PRESIDENTE (Petitti): Grazie, consigliere Marchetti.

Altri in dibattito generale? Consigliera Soncini, prego.

 

SONCINI: Grazie, presidente.

Guardi, assessore, posso dire una cosa in premessa? Intanto gli auguri di buon lavoro colgo l’occasione per farglieli.

Io nel bivio tra società chiusa e società aperta abbraccio la società aperta, quella in cui dalle tradizioni e dalle culture diverse si impara qualcosa e si cresce nel rispetto delle regole, delle leggi, della legalità, della conoscenza della Costituzione italiana per tutti.

Ci sarebbero molte cose da dire ma credo che ci sia un dato davvero imprescindibile quando parliamo di questi temi. Certo, serve da parte dell’Europa una consapevolezza, un impegno comune, ma è una sfida colossale quella dei flussi migratori.

Proprio in tempi in cui si parla del clima, del tema del clima, pensiamo alle migrazioni legate ai cambiamenti climatici dove non c’è acqua, dove non c’è la possibilità di vivere perché c’è troppo caldo, troppo freddo, dove ci sono i disastri ambientali. Per forza, dopo i migranti economici, magari rifugiati politici, allora ci sono i migranti climatici.

Quindi, è un tema che va affrontato nel futuro e dal quale non si scappa, ce lo dice la storia.

Direi una cosa. Innanzitutto, che fatto un bilancio pubblico, se un pezzettino del bilancio, un pezzo, quello che serve, viene dedicato veramente agli ultimi e ai penultimi, io sono contenta perché secondo me è un governare con la testa e con la razionalità.

La politica si occupa di una collettività, non si occupa solo dei migliori, non si occupa solo dei più fortunati, non è un do ut des ma è mettere a punto una società buona in cui le aspettative minime di dignità e di vita decorosa di chiunque di noi sono almeno rispettate.

Allora vede, assessore, questo programma contiene un aspetto fondamentale, che si cerca di uscire dall’emergenza e di individuare degli interventi che vadano oltre l’emergenza. Si cerca di uscire da quell’idea di una contrapposizione per cui le politiche migratorie sono per eccellenza un terreno di scontro, divisivo, polarizzante. Si cerca di dire: usciamo dall’idea, da una parte, del buonismo, del solidarismo e, dall’altra, dell’intolleranza. Si sta sulla concretezza, sulla gestione responsabile, con degli interventi mirati e concreti, vicini ai territori e ai bisogni delle persone, per gestire una sfida che ‒ come dicevo ‒ ci coinvolgerà.

Esiste una soluzione intermedia, che non significa che la politica sia neutra, ovviamente, su queste tematiche, ma significa, anche su questi temi, che bisogna scegliere da che parte stare, certamente senza snobbare la paura delle persone, che ha caratterizzato anche gli ultimi decenni del nostro Paese, gli ultimi anni. Raccogliere le percezioni, raccogliere il disagio, raccogliere le preoccupazioni. Questo non c’è dubbio che va fatto. Però su dei dati, dati concreti, dati che sono contenuti nella relazione alla clausola valutativa, nel programma di cui parliamo stamattina, cercando di accompagnare questi dati che abbiamo dato... Veramente, anche il fatto che sia in crescita la quota di lungo soggiornanti, il 67,7 per cento. Un indicatore di stabilità. Quindi, di fatto, è un indicatore importante, questo, ovviamente, perché è un permesso che ha una serie di requisiti molto importanti: la permanenza di cinque anni in Italia, il fatto di avere la certificazione della lingua piuttosto sofisticata.

Parliamo di dati concreti. Dobbiamo anche informare le persone, cioè far capire che le piccole e medie imprese nel nord, se andassero via gli stranieri, fallirebbero, che le nostre famiglie sono aiutate dalle badanti, che non sono di certo tutte italiane.

Stavo pensando, mentre interveniva una collega in precedenza: i decreti Salvini hanno smantellato dei progetti importanti. Il progetto SPRAR. Una seconda accoglienza che lavorava sull’integrazione, sulla formazione, sull’apprendimento della lingua, quindi sull’apprendimento anche di un lavoro. I decreti Salvini hanno ridotto e contenuto, secondo me, un sistema che, tra l’altro, funzionava, fatto di accoglienza diffusa sui nuclei costituiti da poche persone, sulla possibilità di integrarsi veramente. Perché c’è anche una dimensione umana e umanistica. Pensiamo: si attraversa il mare; poi vieni messo sulle “navi Lazzaretto” perché c’è il Covid, quindi stai in un ulteriore limbo; dal limbo vai nei centri per il rimpatrio, senza la possibilità di chiedere asilo, e poi magari vieni espulso. Pensiamo questo circolo vizioso cosa può causare a livello psicologico, fisico, mentale e quindi al fatto che quel percorso di integrazione che si era impostato e che poteva funzionare è stato messo in discussione.

Ecco, allora, lavoriamo sulla sicurezza, sulla sicurezza che parte dall’integrazione e sul fatto che smantellare appunto – poi sono stati rivisti, certamente – il tema degli SPRAR, l’accoglienza fatta dagli SRAR, secondo me, è stato davvero… Era quella un’accoglienza che provava a formare e integrare le persone.

C’è un aspetto che è stato sollevato in precedenza da un collega. Non è che i Comuni decidono di dare priorità ai cittadini stranieri. Questo è assolutamente scorretto. A parità di requisiti, se tu hai residenza, se tu hai dei figli, lavori, paghi le tasse, contribuisci al PIL è chiaro che hai dei diritti, a meno di non incorrere in discriminazioni incostituzionali. Hai diritto a usufruire del welfare. Quindi non è che c’è una questione di preferenza, c’è una questione di requisiti. Straniero o italiano hai diritto, se regolarmente risiedi nella nostra regione, ad accedere ai servizi di welfare.

Ma c’è un altro dato che veniva detto prima. A parte, assessore, che credo che sarebbe molto interessante ricordare che c’è il saldo. Il saldo tra le tasse che pagano i lavoratori stranieri in Italia e i contributi e il welfare che ricevono è positivo per il nostro Paese. Ma c’è una cosa che mi colpiva prima, cioè il welfare. In realtà la Regione Emilia-Romagna, se parliamo di welfare, ha un enorme contenitore, che non è minimamente paragonabile a quello che veniva citato prima, cioè al welfare fatto delle politiche sociali, che ha un budget che è ridotto rispetto a quello che è il Fondo per la non autosufficienza.

Quindi, il welfare emiliano-romagnolo nasce, cresce e si sviluppa col Fondo per la non autosufficienza, che è un unicum a livello nazionale, con il quasi mezzo miliardo, lo ricordiamo. Mi risulta che per la stragrande maggioranza questo fondo… Pensiamo a chi va. Ne parliamo in Commissione. A chi va? Dopodiché, se il fondo per l’affitto va più a cittadini stranieri è perché i cittadini stranieri vivono più in affitto rispetto agli italiani, che magari hanno le case; ma non c’è nessun intento di discriminazione nei confronti degli italiani.

C’è un desiderio di leggere la realtà, di gestirla sperabilmente con buonsenso, di non creare situazioni di discriminazione, ma di cercare di gestirle con quell’intento che ha la politica di cercare di creare una società buona, in cui davvero ci sia una profonda integrazione, in cui gli ultimi e i penultimi possano davvero avere tutte le risposte di cui hanno bisogno.

Serve quindi una rete di servizi alla persona strutturata, efficace ed efficiente, di cui un pezzo deve essere rivolto universalmente a chi vive in gravissimo disagio. Tutti gli interventi che sono previsti nel programma vanno nella direzione che lei ha illustrato all’inizio, che credo che ci debba contraddistinguere nel nostro lavoro come Assemblea legislativa.

Grazie.

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ZAMBONI

 

PRESIDENTE (Zamboni): Ha chiesto la parola il consigliere Federico Amico.

 

AMICO: Grazie, presidente.

Ringrazio anch’io l’assessore Taruffi per la illustrazione fatta oggi in aula, che segue quella che abbiamo già apprezzato nelle Commissioni che si sono susseguite.

Voglio ringraziare anche chi ha redatto tecnicamente il Documento di programma, così come la clausola valutativa, perché ha sicuramente affrontato un tema, come diceva bene l’assessore Taruffi, che coordinava diverse Direzioni generali, che integrava effettivamente diversi uffici, e ovviamente ringrazio anche l’ex vicepresidente Schlein per aver lasciato ai lavori di quest’aula un atto così importante di programmazione su un tema che chiaramente credo rilevante al pari di tanti altri, rilevante per quanto riguarda la vita delle persone, non solo migranti, all’interno della Regione Emilia-Romagna, ma complessivamente delle comunità.

È un programma per l’integrazione sociale, ma è un programma integrato, che tende ad avere la multidimensionalità, l’intersezionalità, la multidisciplina al suo centro, e che prova a cogliere il tema delle migrazioni in tutti i suoi aspetti, che non sono solo esclusivamente quelli emergenziali, ma sono anche quelli economici, sono quelli, che vengono richiamati più e più volte in quest’aula, dell’importanza, della rilevanza dal punto di vista della produttività della componente migrante sul territorio emiliano-romagnolo, dei servizi dell’economia sociale che la componente dei migranti assolve, la loro stabilizzazione in termini di soggiorno, la loro partecipazione agli ambiti formativi ed educativi, il loro essere a tutti gli effetti all’interno delle filiere produttive, delle filiere sociali di questa Regione, dei vari Comuni, dei vari territori, delle varie comunità.

È chiaro che si tratta di una fetta di popolazione rilevante dal punto di vista percentuale, che ha a che fare con una serie di problemi diffusi, vuoi anche per la provenienza, perché sappiamo benissimo come tenere insieme 175 provenienze, 175 culture differenti possa essere complicato, sappiamo benissimo come questo diventi ancora più complicato nel momento stesso in cui l’accesso al nostro Paese in forma regolare è sostanzialmente da lunghi anni, dalla Bossi Fini, ostacolato, mai governato, sempre teso ad espellere anziché includere in una forma regolare, legittima, che consenta l’approdo e lo sviluppo economico e sociale del nostro territorio.

È da lì che credo vada riconosciuta la difficoltà complessiva di procedere a meccanismi integrativi, e da lì vadano individuate le cause delle questioni che stiamo analizzando oggi, aggravate successivamente, come ricordava bene la consigliera Soncini poco fa, da una serie di iniziative legislative che hanno teso non solo a smantellare i servizi di accoglienza degli SPRAR, ma anche quello dei Centri di accoglienza straordinaria.

La collega Soncini diceva che appunto i decreti Salvini hanno smantellato il sistema di accoglienza precedente, che era quello degli SPRAR, ma anche quello dei Centri di accoglienza straordinaria, lavorando tutto sul tema delle economie e non sulla qualificazione dell’accoglienza. Per fortuna, i soggetti del terzo settore, della cooperazione sociale, dell’associazionismo in Emilia-Romagna, in collaborazione con la Regione e con i Comuni, hanno potuto praticare quell’accoglienza diffusa che abbiamo visto essere decantata anche all’interno di quest’aula quando si è trattato di accogliere i profughi dalla guerra Ucraina.

Quel sistema era preesistente ed è stato possibile metterlo in campo nell’emergenza dell’Ucraina proprio perché c’era già quell’infrastruttura, che era specifica dell’Emilia-Romagna e che ha inteso accogliere le persone secondo un principio di umanità e di rispetto delle persone.

Questo, secondo me, riconosce non solo la clausola valutativa nei dati che riporta ma soprattutto il programma dei prossimi anni che identifica appunto nelle nuove generazioni la chiave di volta attraverso la quale questa integrazione possa arrivare pienamente a compiersi.

Ragazzi e ragazze che siedono nelle nostre scuole, nelle scuole italiane, fianco a fianco, probabilmente ormai anche naturalizzate avendo acquisito anche la cittadinanza, perché i genitori sono presenti da oltre 10 anni sul territorio italiano, e che destano stupore nella composizione delle classi perché semplicemente i cognomi sono diversi ma la cittadinanza è sempre italiana, per esempio.

Oppure, nel momento stesso in cui concorrono allo studio universitario, alle varie professioni e che escono dalle condizioni marginali che hanno fatto magari cantare alla loro capacità riproduttiva.

Mi ha colpito il richiamo della consigliera Castaldini rispetto alla capacità di ricambio in termini di natalità per il nostro Paese, soprattutto da parte delle persone straniere, che nel momento stesso in cui arrivano a un’emancipazione tendono ad avere gli stessi comportamenti e le stesse modalità dei cittadini italiani, né più né meno, nel momento in cui acquisiscono anche la loro capacità e il loro status diverso. Questo, all’interno di mille e mille difficoltà, perché sfido chiunque a trovare un proprietario di casa italiano disposto a mettere in affitto come privato a cittadini stranieri la casa, ed è per questo che si rivolgono anche all’edilizia residenziale pubblica. Sfido chiunque a dire che nel momento in cui non hanno la cittadinanza italiana, dopo aver risieduto per 18 anni e non hanno le carte formalmente in regola, non gli viene conferita e non possono proseguire, per esempio, per gli esami di Stato di avvocato o di altro.

Un contesto che, io credo, avevamo alle spalle e probabilmente invece ci troveremo nuovamente ad affrontare con il nuovo Governo appena insediato che ha messo degli ostacoli all’integrazione.

Io penso che nel corso degli anni l’Emilia-Romagna, i Comuni, l’associazionismo, il terzo settore, la Regione abbia fatto bene da questo punto di vista. Non risolvendo ovviamente tutti i problemi, avendo sicuramente di fronte delle questioni molto, molto grandi e complicate ma che con questo programma vanno verso una direzione positiva.

Una direzione positiva, anche qui, io non credo che ci sia bisogno di invitare il nuovo assessore Taruffi a conoscere quanto e come l’associazionismo sia in grado di fare rispetto all’insegnamento della lingua italiana, perché penso che questo sia un tratto distintivo di tutti i Comuni della Regione Emilia-Romagna, dalla montagna alla pianura, e che sia proprio attraverso questa capacità di integrare le risorse, le capacità istituzionali, volontaristiche e professionali, che questo Piano dell’integrazione può avere un buon esito e un buon successo.

Penso che, se torniamo, come sembra che sia... Perché uno dei primi atti del ministro dell’interno Piantedosi è stato quello di nuovamente mettere in difficoltà alcune navi che umanitariamente hanno raccolto dal mare delle persone. Sappiamo come il Mediterraneo sia stata una grande tomba nel corso di questi ultimi anni. Credo che nuovamente ci troveremo ad avere su questo tema grosse e forti differenziazioni tra movimenti politici. Ripeto: per quelle che sono le competenze e le possibilità della Regione Emilia-Romagna, credo che questo Piano per l’integrazione, integrato non solamente dagli uffici, ma anche dal rapporto con le Autonomie locali, dal rapporto con i soggetti che operano in questa direzione, provi a seguire un processo ‒ perché l’integrazione non è un punto solo di arrivo ‒ di integrazione, che probabilmente non avrà termine mai, ma che deve corrispondere a una serie di criteri, a una serie di azioni molto pratiche e concrete, che qui noi ravvediamo.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Zamboni): Grazie, consigliere Amico.

Ha chiesto di intervenire la consigliera Francesca Marchetti.

 

MARCHETTI Francesca: Grazie, presidente.

Alcune riflessioni, perché molti colleghi hanno già detto, su questo programma. Nella lettura e nell’approfondimento che abbiamo fatto nella Commissione IV e nella Commissione V, leggendo questo programma, mi è venuto in mente un proverbio orientale, che dice che i problemi sono in basso e le soluzioni sono in alto. Questo per dire cosa? Che bisogna chinarsi per guardare le fragilità e guardare in alto per allargare un orizzonte e cercare di risolverle. Questo credo sia stato il metodo, che non deve passare inosservato, che è stato utilizzato, io credo, nella costruzione di questo programma.

Il metodo che è stato impostato in questo programma, seppur con dei ritardi, che credo siano stati riconosciuti e già ampiamente motivati anche negli interventi che mi hanno preceduto, con una complessità della cornice, anche nazionale, che manca da diverso tempo, quindi anche tutte le difficoltà nel dare una gestione e una prospettiva amministrativa, credo sia un programma che fonda le sue radici proprio in quel processo dal basso, fatto da, e li ringrazio, qui presenti il dottor Passarini, insieme a tutta la sua struttura che ha seguito questo percorso; dicevo, un programma che parte dal basso e che tiene presente proprio tutto il coinvolgimento di una vasta gamma di attori istituzionali e non.

Penso, appunto, ai citati soggetti del terzo settore, ma voglio sottolineare gli enti locali, le scuole, le imprese stesse, che sono stati protagonisti, certo, di un programma che rappresenta una sfida, io credo, per questa regione e che ha un’impostazione che vuole andare non solo oltre l’emergenza, ma vuole toccare nella concretezza cosa significa e cosa si può fare, proprio grazie anche a tutti quei 500 dirigenti e oltre – vado a memoria ‒ di tutti gli assessorati che si sono interrogati per dare delle risposte integrate, perché l’inclusione e l’integrazione praticate e realizzate sono sicuramente una sfida per la politica, ma io credo per tutta la società.

Quindi, questo tema e le parole chiave credo che hanno rappresentato questo metodo rappresentano anche un percorso innovativo che credo vada valorizzato e di cui, la dico così, non possiamo fare a meno man mano che andremo avanti nell’elaborare, nell’incontrare tutte le questioni, anche emergenti, di fabbisogno delle persone in questa fase storica molto complicata.

Sono, credo, due le chiavi di lettura e mi limiterò rispetto anche alla Commissione di mia competenza: il tema della scuola e dell’educazione, l’investimento sull’istruzione. Credo sia una scheda molto ricca quella che troviamo nel programma, che va a intercettare intersecarsi con quella che però è una politica già attiva sul nostro territorio da potenziare, da migliorare, da realizzare, ma che parte, io credo, da una convinzione sostanziale, cioè che l’istruzione, l’accesso ai servizi, l’educazione dal nido in poi e l’accesso il più precoce possibile a questi servizi rappresentano la prima questione fondamentale per far accedere anche tutti i bambini e consentirgli una facilitazione dell’apprendimento.

Qui credo che sia importante, però, ribadire, sempre nell’approccio e nelle politiche dell’integrazione, che quando parliamo di bambini mi piacerebbe non sentire più troppe distinzioni, perché in questa Regione i padri dell’inclusione e dell’integrazione scolastica, alcuni dei quali mancati da poco, da Cerini a Canevaro, ci hanno insegnato come l’integrazione spesso venga poco praticata, ma semplificata.

Io penso che il compito della nostra Assemblea legislativa, anche in una nuova cornice nazionale, sia quello di continuare a lavorare perché per i bambini, nel loro ingresso a scuola, si parli di didattica individualizzata e non si semplifichi una questione, che neanch’io, dall’altra parte, voglio semplificare o banalizzare, che è quella dei bambini stranieri, che spesso dietro quel cognome straniero, che può apparire da una graduatoria scolastica di iscrizioni in tutte le fasce di età, non sono altro che bambini con genitori stranieri, ma che frequentano l’asilo nido dalla nascita e non hanno quindi quelle barriere linguistiche che possono far cadere nell’errore di stereotipare la loro presenza in una classe.

Lo dico perché ritengo che la questione della didattica individualizzata sia una delle basi dei processi di inclusione e di integrazione, di cui vediamo uno specchio della società a scuola, di quella realtà multiculturale che rappresenta non solo una nuova composizione del tessuto sociale, ma si rifletterà anche in quell’organizzazione del lavoro che molti citavano, quindi in sostanza della valorizzazione delle persone.

Casomai chiediamoci che contributo possiamo dare alla discussione in quanto non è competenza regionale, quale contributo questa Regione, così come ha fatto in altri passaggi cruciali della storia e rispetto a questo, vuole dare di discussione, senza parlare ormai più di stranieri e non stranieri, di come rendere al meglio le nostre scuole con didattiche che possano risultare funzionali per tutti i bambini.

La consigliera Stragliati è stata molto sensibile nel corso di questi anni di legislatura ai bambini con bisogni speciali, e questa società ci sta dando uno specchio di bisogni sempre emergenti sui quali bisognerà interrogarsi, a prescindere dal Paese d’origine (lo dico così).

L’altra questione fondamentale ‒ e qui chiudo ‒ dell’approccio. È stato sicuramente citato il tema dell’integrazione socioeconomica delle donne, ben ampiamente trattata. Aggiungo l’importanza, sempre collegata alla prima delle questioni più di pertinenza della mia Commissione, di come sostenere in modo significativo la partecipazione responsabile delle nuove generazioni nate in Italia o arrivate in età prescolare, che hanno i genitori di cittadinanza straniera, quindi come promuovere quel protagonismo attivo di cui sono portatori in ambito sociale, scolastico, culturale e ‒ aggiungo ‒ anche sportivo.

Ho infatti apprezzato molto come nel piano ci sia anche una scheda che fa riferimento a questo, perché più volte abbiamo avuto modo di sottolineare l’importanza del valore aggiunto che lo sport può portare nell’integrazione in generale di tutti, a maggior ragione in questo periodo in cui molti adolescenti sono stati isolati dopo il lockdown, quindi, in sostanza, credo che sia fondamentale riconoscere questi ragazzi con background familiare migratorio pari dignità e diritti dei loro coetanei italiani.

Ben venga quindi il percorso integrato rispetto alle politiche giovanili, tutti i centri di aggregazione e l’offerta culturale, che io credo siano un tratto caratterizzante di questa Regione.

Si può sempre fare meglio e fare di più, ma credo che in questa Regione anche da questo piano emerga con chiarezza come la pluralità sia un valore, così come l’equità, e come questi indirizzi debbano indirizzare l’azione politica e amministrativa per ridurre le disuguaglianze e far sì che ogni persona si senta inclusa in questa comunità emiliano-romagnola.

Penso che questo sia un patto di corresponsabilità che ognuno di noi deve sentire, anche con sfumature politiche diverse, perché è evidente che l’impostazione culturale che ci contraddistingue è sicuramente diversa per le ragioni che già molti colleghi hanno detto, ma non per questo la sfida della complessità non ci deve portare a discutere.

Raccolgo quindi la sollecitazione della collega Stragliati, è già fissata la nostra audizione informativa per incastrare le agende anche con l’Ufficio scolastico regionale soprattutto alla vigilia dell’inizio della scuola, è sempre complicato. Ma il 17 novembre, arriveremo un po’ prima delle vacanze di Natale da lei citate - permettetemi la battuta - faremo questa informativa cercando di tenere insieme anche tutti gli inizi dei percorsi di studi, dall’università compresa, insieme all’assessora Salomoni, naturalmente, che parteciperà ai nostri lavori.

 

PRESIDENTE (Zamboni): Grazie.

Al momento non vedo nessun’altra richiesta di intervento quindi, prima di passare alle dichiarazioni di voto, ridiamo la parola all’assessore Taruffi che ha chiesto di poter replicare.

 

TARUFFI, assessore: Grazie, presidente.

Brevemente. Intanto volevo scusarmi con la consigliera Stragliati, sono uscito brevemente e ho perso pochi istanti del suo intervento - non potevo non rispondere al telefono - ma per solo pochi istanti.

Direi, siccome tante cose sono già state dette, solo alcune considerazioni generali.

Io credo che quando ci approcciamo a questo tema dobbiamo farlo con la consapevolezza che evidentemente i flussi migratori non sono un fenomeno emergenziale, hanno le caratteristiche ormai della strutturalità. Sappiamo che a fenomeni strutturali bisogna rispondere con politiche strutturali che abbiano la consapevolezza del fatto che il fenomeno migratorio è un fenomeno che caratterizza e caratterizzerà la nostra epoca per le ragioni economiche, per le ragioni anche a cui si aggiungono i cambiamenti climatici, perché nel mondo ci sono delle guerre da cui tante persone scappano. Ovviamente per noi quella più vicina e quella che sentiamo più vicina per tante ragioni ma non c’è solo la guerra in Ucraina, ci sono guerre in tante parti del mondo.

In un contesto così complicato è evidente che le persone che stanno in quei posti, in quei Paesi, da quei Paesi cercano di scappare perché cercano innanzitutto e prima di tutto di trovare un’occasione per sopravvivere, per vivere.

I flussi migratori quindi sono dinamiche con le quale dovremo fare i conti per anni. Dobbiamo farlo a tutti i livelli, mettendo in campo politiche che abbiano la caratteristica multidimensionale che abbraccia tanti aspetti che i flussi migratori, la presenza di persone che arrivano da altre parti del mondo, implica dal punto di vista educativo, dal punto di vista culturale, dal punto di vista sociale, da tanti punti di vista. Perché fenomeni strutturali così ampi e complessi non possono che essere affrontati con questo taglio, ripeto, a tutti i livelli.

Il fatto che manchi ancora, come ho sottolineato in apertura di questa discussione, un riferimento nazionale, che è assente su questi temi, dell’inclusione, ripeto, un documento che manca dal 2006, che in qualche modo fa sì che la nostra Regione ‒ l’ho detto prima ‒ tenga a riferimento l’Unione europea, ma offra anche un punto di vista al Paese, alle altre Regioni e al Paese in generale, uno strumento e una modalità per cercare di provare a dare una risposta, per quello che compete, ovviamente, a livello regionale. Non possiamo fare altro.

Sul passaggio della consigliera Castaldini, che richiamava l’importanza ‒ che poi è stato ripreso anche da altri ‒ del ruolo dell’associazionismo, tante volte subentra o sostituisce le assenze, le manchevolezze dello Stato, delle articolazioni dello Stato. È evidente a tutti che quella presenza è preziosissima, è fondamentale, va sostenuta, va aiutata. Credo che nelle politiche regionali questo sia ben presente, ben visibile. Penso, però, anche che dobbiamo pretendere a tutti i livelli che lo Stato faccia la propria parte. Ripeto: dal Governo centrale a tutte le articolazioni dello Stato, in tutti i ruoli e in tutte le funzioni in cui lo Stato è chiamato a intervenire, anche a partire, ad esempio, dall’Ufficio scolastico regionale, dalla didattica. Ognuno deve fare la propria parte.

Attenzione, ogni tanto questo capita. Siccome viviamo in una regione che ha un forte tessuto associativo, un fortissimo tessuto che tante volte supplisce alle assenze di qualcun altro, è una ricchezza, non può essere una scusa. Non possiamo pensare che, siccome ci sono quelli che se ne occupano a prescindere, allora lo Stato può guardare dall’altra parte. Questo non possiamo permettercelo. E lo dobbiamo pretendere innanzitutto a partire, ovviamente, dalle competenze che ha la Regione, ma anche e soprattutto da quelle che ha lo Stato, il Governo.

Incentrare è giusto. La consigliera Stragliati lo ha fatto. Ricordare i numeri, anche in termini di presenza, del rapporto, diciamo così, di interrelazione tra criminalità, sicurezza, presenza degli stranieri, lo ha ricordato anche il consigliere Marchetti, è giusto, perché la realtà va presa tutta, però con la giusta lente di ingrandimento. Non possiamo prendere un punto ed esploderlo osservando solo quello. Altrimenti dovremmo fare anche un’analisi su quelle che sono le condizioni strutturali che portano a quelle conseguenze. Gli elementi strutturali, le cause sono, evidentemente, legate al fatto... Il consigliere Marchetti ha elencato, lo ha fatto oggi e lo ha fatto anche in Commissione, i numeri, la presenza di cittadini stranieri dentro le abitazioni, negli alloggi di case popolari, le risorse... Ricordo il dibattito che facemmo quando approvammo in quest’aula il Reddito di solidarietà, i numeri successivi.

Però bisogna farsi anche una domanda e dirsi che evidentemente ci sono delle cause che indicano un elemento di debolezza e di fragilità maggiore di quella parte della popolazione rispetto alle altre.

Allora, siccome noi governiamo, ovviamente ciascuno con il proprio ruolo – noi governiamo e qualcuno fa opposizione ‒, abbiamo tutti la responsabilità di indicare soluzioni concrete e pratiche per risolvere i problemi. Questo è responsabilità di tutti, per cui, se c’è una parte della popolazione che viene qui, viene in Emilia-Romagna, viene in Italia, viene in Europa per le ragioni strutturali, i cambiamenti climatici, i flussi migratori dell’epoca storica in cui viviamo, quelle persone che arrivano evidentemente sono più in difficoltà di chi ha una situazione socio-economica differente. Quindi quella parte evidentemente è più in difficoltà. Noi registriamo i numeri e diciamo che quella parte è più debole, più fragile e più in difficoltà. È evidente che avrà anche più necessità.

Noi, però, dobbiamo fare in modo che quelle necessità non diventino un problema, non siano declinate solo in termini di criminalità, di insicurezza. Dobbiamo provare, l’inclusione è questo, a dare opportunità e a integrare, in modo da evitare che quella parte della popolazione sia spinta magari su un crinale che è quello legato alla criminalità e quant’altro. È la sfida delle società occidentali. È una delle sfide delle società occidentali. Non stiamo parlando di qualcosa di diverso, dal mio punto di vista.

Per questo le risorse che il consigliere Marchetti richiamava e vengono destinate a quelle politiche sono risorse che probabilmente contribuiscono a evitare l’acuirsi del problema, perché una società dove le persone vengono incluse, dove ci sono più opportunità, ci sono più garanzie è una società più sicura. La sicurezza sociale è lo strumento, è l’asset sul quale si dovrebbe lavorare per evitare di dover reprimere, per evitare di dover intervenire in quella seconda parte.

È ovvio che siamo in una situazione di difficoltà, ma non in Emilia-Romagna, in Italia ed Europa, perché le sfide che abbiamo di fronte sono molto impegnativo. È per questo che io credo che da Roma chi governa… Lo dico non in chiave polemica, in questo momento proprio non mi interessa. Al di là del tema porti aperti o chiusi, sopra o sotto, noi abbiamo di fronte la necessità che da Roma in giù, a tutti i livelli di governo, si affronti questa sfida con questa consapevolezza.

Il tema dei porti aperti o chiusi può portare più o meno bene, a seconda dei momenti dal punto di vista elettorale, ma non è quello che serve. Quello che serve è avere in mente le politiche di inclusione dal punto di vista più complessivo, su un ambito, ripeto, molto delicato.

La consigliera Evangelisti ha chiesto dati che credo sia giusto che vengano trasferiti, già nelle prossime ore o nei prossimi giorni sarà nostra cura sicuramente farli avere, perché è giusto discutere con tutti i dati presenti, tra l’altro sono cose che non credo siano nascoste in un caveau, quindi saranno sicuramente reperibili e molto rapidamente trasferibili.

In ultimo ‒ e su questo davvero chiudo ‒ adesso ci conosciamo da qualche anno con qualcuno e credo che, al di là di tutto, su una cosa possiamo stare tranquilli: al di là di tutto, credo che su questo tema, che è molto delicato, ma come su altri, non troverete da questa parte un approccio di bandiera, ma troverete un approccio fondato su quello cui siamo chiamati a rispondere, cioè indicare soluzioni per provare a risolvere problemi in modo concreto e pragmatico, perché questo dobbiamo fare.

Ovviamente i problemi non sono né di destra, né di sinistra, le risposte possono essere di destra o di sinistra, ma devono innanzitutto esserci le risposte, perché l’unica cosa che non si può permettere di fare la politica e che non si possono permettere di fare le Istituzioni è non dare risposte.

Allora, quando ci sono questi dibattiti è assolutamente fondamentale indicare tutti gli elementi, indicare tutti gli aspetti, guardare bene tutti i dati, però è altrettanto importante indicare sempre, a prescindere dai ruoli che si occupano, soluzioni, perché altrimenti probabilmente facciamo un lavoro che rimane a metà.

Io sono disponibilissimo a mettermi a discutere di tutto, però discutiamo di fronte a soluzioni che vengono indicate, perché l’elenco della spesa lo sappiamo fare tutti, come si risolvono i problemi è la differenza tra chi affronta la politica in un certo modo e chi invece pensa che deve dare risposte. Io mi iscrivo nel mio piccolo sicuramente nella seconda di queste categorie e credo che questa Giunta, ovviamente nel suo insieme, sia esattamente in questo solco.

Con la consigliera Castaldini, con tutte le altre consigliere e consiglieri che sono intervenuti, piena disponibilità, però lasciamo da parte alcuni elementi di dibattito che non ci aiutano e stiamo sul problema e sulle soluzioni, perché su una cosa non possiamo nasconderci: il fenomeno dei flussi migratori c’è, ci sarà, e le Istituzioni non possono far altro che provare a trovare soluzioni e indicare soluzioni per evitare che diventi, insieme ad altre, un elemento di disgregazione e di ulteriore problematicità in una fase in cui, dal punto di vista sociale, ci aspettano mesi molto, molto complicati.

Ognuno di noi deve fare la propria parte, però credo che dobbiamo farlo tutti con la massima serietà e rigore. Grazie.

 

PRESIDENTE (Zamboni): Grazie, assessore.

A questo punto, passiamo alle dichiarazioni di voto sul provvedimento.

Qualcuno si iscrive per la dichiarazione di voto? Nessuno. Quindi, si passa alla votazione.

Consigliere Amico, ha la parola.

 

AMICO: Grazie, presidente.

Ovviamente anche dal mio intervento precedente è chiaro e lampante che noi voteremo a favore della proposta e ne riprendo alcuni passaggi che anche l’assessore ha adesso richiamato.

Quando ragioniamo di flussi legittimi, abbiamo la necessità di renderci conto di non essere più all’interno di una condizione di emergenza, ma di una condizione strutturale per quanto riguarda non solo l’Emilia-Romagna, ma l’intera Italia. Questa va governata ed è per questo che credo che l’ideologizzazione con la quale si è approcciato tutto il tema dei flussi anche a livello nazionale abbia avuto come esito costringere alla gestione emergenziale l’arrivo delle persone.

Ad oggi non ci sono elementi che ci facciano dire come, quando e perché delle persone possano arrivare con le giuste ambizioni all’interno del territorio italiano per costruire un proprio progetto di vita, una propria prospettiva, sapendo che, nello stesso tempo, la nostra capacità produttiva è a tutt’oggi in deficit di personale, non solo quello specializzato, ma complessivamente, che, come quella che fu fatta per quanto riguarda la stagione agricola nell’estate del 2020, se non ricordo male, tutte le sanatorie temporanee e provvisorie non hanno portato né ad una regolarizzazione, né ad una stabilizzazione e conseguentemente ad un’integrazione delle persone che sono venute a lavorare, e che quindi l’azione che va fatta in termini congiunti tra Regione, Comuni, soggetti del privato sociale che costruiscono le condizioni per gli Uffici scolastici, che costruiscono le condizioni per coloro che risiedono sul territorio emiliano-romagnolo possano trovare delle opportunità, delle condizioni nel rispetto dei doveri di poter ambire a un’integrazione piena, io credo che questo programma le individui ed ovviamente queste vanno poi dopo messe in pratica, non basta sicuramente scriverle. Io penso che con il concorso dei soggetti che hanno contribuito nella consultazione, nella concertazione, a costruire questo programma, questo potrà essere possibile.

Per cui, il nostro voto sul provvedimento sarà favorevole.

 

PRESIDENTE (Zamboni): Grazie, consigliere Amico.

Ha chiesto la parola la consigliera Stragliati.

 

STRAGLIATI: Grazie, presidente.

È evidente che rispetto a questa tematica abbiamo sensibilità diverse ma penso che in questo caso, come in altri casi, questo rappresenti il sale della democrazia.

Personalmente, ho sempre molto rispetto delle posizioni dei colleghi di maggioranza e sinceramente non mi permetto di denigrare le diverse posizioni, le considerazioni che vengono fatte in Assemblea, a differenza di alcune colleghe e alcuni colleghi che con supponenza e saccenza tendono sempre a sminuire e a denigrare gli interventi di chi siede nei banchi dell’opposizione. Io penso che un confronto sincero e franco sia sempre molto costruttivo.

Per cui, noi rimaniamo della nostra posizione, siamo contrari rispetto a questo Piano triennale che viene presentato e messo in votazione, per i vizi di forma che presenta e che ho esplicitato sia in Commissione, sia oggi in Assemblea. Ovvero, regime di prorogatio che è stato portato avanti dalla Giunta e anche rispetto alla mancanza di alcuni dati che ho richiesto e che non sono stati presentati in sede di clausola valutativa.

Per cui, assessore Taruffi, quando dicevo che la situazione del fenomeno migratorio va considerata nel suo complesso e non ci viene fornito, in sede di clausola valutativa, il dato rispetto alla criminalità delle persone straniere, evidentemente forse un aspetto significativo che poi si incastra con la realtà dei fatti, con gli esempi che portavo che riguardano la mia Provincia, ma che riguardano altre Province, come ho avuto modo di esplicitare in Commissione V, e lo sa bene la presidente Marchetti, anche rispetto alla tematica delle baby-gang. Peraltro, i dati dell’Osservatorio nazionale sull’adolescenza ci riferiscono che la nostra regione, in particolare la città di Bologna, presenta problematiche evidenti rispetto alle baby-gang. È stata depositata di recente una richiesta di istituzione di un tavolo in Commissione V, a prima firma Liverani, perché questa è una problematica non di poco conto e molto preoccupante.

Per cui, tanti aspetti che non sono stati affrontati in sede di clausola valutativa e che non vengono ripresi in questo piano.

Rispetto alle differenze ideologiche, come Gruppo Lega, siamo fermamente convinti che la politica dei porti aperti non sia assolutamente efficace per l’integrazione, per tutti, sia per chi accoglie sia per chi arriva. Quindi, siamo assolutamente d’accordo rispetto a quanto realizzato dal ministro Salvini con i Decreti Sicurezza, che sono stati criticati e denigrati da qualche collega del PD che mi ha preceduto. Riteniamo che una gestione, un controllo dell’immigrazione clandestina sia assolutamente imprescindibile e fondamentale. Forse i colleghi non hanno colto nel mio intervento precedente le considerazioni relative a chi viene in Italia per integrarsi, con l’intenzione di integrarsi e rispettare le regole. Questa è una premessa che ho fatto più volte, ma forse si vogliono cogliere solo altri aspetti.

Per cui, rimaniamo fermamente contrari rispetto a questo piano e rispetto alle politiche che sottendono questo piano. Lei, assessore, prima parlava di soluzioni. Oneri e onori. Lei adesso è al Governo. Rispetto alle problematiche, le soluzioni le deve trovare lei, assieme al presidente Bonaccini e ai suoi colleghi di Giunta. Certo che i dati che ha presentato il collega Marchetti rispetto alle assegnazioni degli alloggi popolari e ai contributi relativi al fondo affitti, che per la maggior parte vanno a cittadini stranieri, evidentemente vanno a creare uno squilibrio eccessivo. Concedere troppo a una minoranza, rispetto anche ai tanti italiani in difficoltà, può creare delle situazioni di tensione sociale.

Per cui, rimaniamo fermamente convinti del voto contrario rispetto a questo piano, nel rispetto delle diverse posizioni, che ‒ come si diceva ‒ rappresentano il sale della democrazia.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Zamboni): Grazie, consigliera Stragliati.

Ha chiesto di intervenire la consigliera Evangelisti.

 

EVANGELISTI: Grazie, presidente.

Grazie, assessore, per la risposta e le considerazioni che ha fornito in aula, sulle quali, però, non concordo davvero quasi in niente. Noi non ci siamo limitati a richiedere dei dati, ma abbiamo esaminato dati che la clausola valutativa e il piano fornivano, dati che ci siamo permessi di ritenere non completi e in alcune parti mancanti. Sulla base di quei dati abbiamo formulato considerazioni. Se vogliamo, abbiamo anche formulato proposte, che poi possono essere raccolte o meno e questo sta, appunto, nella discrezionalità di chi governa e anche questo è un principio democratico.

Lei si è soffermato in diversi passaggi sulla questione porti. Direi che Fratelli d’Italia sulla questione dei flussi in ingresso aveva un punto preciso del proprio programma, chiaro, una proposta. Su questa proposta si sono espressi gli italiani. Pare che questa proposta abbia trovato gradimento e quindi noi partiamo, anche per la disamina complessiva di questo schema, partiamo da lì e quindi dall’ingresso dei flussi. Dopodiché, lo si può condividere o meno, ma è il nostro punto di partenza.

Ci siamo focalizzati, riteniamo, su tematiche importanti, la situazione della donna, quella dei minori e anche quella dei nuclei familiari. Sono tutte tematiche estremamente attuali, che a nostro avviso potevano essere o potranno essere declinate in modo diverso o quantomeno più approfondito.

Non essendo abituati a firmare cambiali in bianco, prendiamo atto dell’apertura che c’è stata, però confermiamo il nostro voto contrario già espresso in Commissione. Grazie.

 

PRESIDENTE (Zamboni): Non vedo altre richieste di intervento.

Consigliera Marchetti, prego.

 

MARCHETTI Francesca: Grazie, presidente.

Solo per aggiungere naturalmente il voto positivo del Partito Democratico, ma anche perché è evidente che in questo piano sono emersi degli spunti, secondo me, alcuni dei quali anche colti. Quindi le sollecitazioni e le riflessioni ben vengano, ma credo che vada riconosciuto, così come l’assessore Taruffi anche nelle sue repliche ha sottolineato, quello che è il punto chiave, io credo, della sfida che abbiamo di fronte, anche nella prospettiva futura, che è passare da delle politiche di accoglienza a delle politiche di integrazione strutturata.

È ovvio che una comunità inclusiva, per le ragioni che abbiamo già espresso, dal nostro punto di vista ha determinate caratteristiche. Ciò non toglie che le considerazioni e tutte le questioni che possono migliorare anche il dibattito sarà nostra responsabilità coglierle.

Certo è che credo vada riconosciuto come questa Regione, con questo documento importante, lancia un messaggio politico importante, cioè va a rafforzare quella che è un’idea di Emilia-Romagna inclusiva, integrata, dove ognuno trova risposte ai propri bisogni, ma dove, oltre alla solidarietà, che è un elemento e un tratto caratterizzante, c’è anche la volontà di far sentire, far crescere un comune senso di appartenenza e di cittadinanza.

 

PRESIDENTE (Zamboni): Altre richieste di dichiarazione di voto?

Direi che nessuno chiede di intervenire.

Quindi passiamo alla votazione per alzata di mano.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

 

(La delibera oggetto 5497 con votazione per alzata di mano è approvata a maggioranza dei presenti)

 

OGGETTO 5776

Ratifica, ai sensi dell’art. 13, comma 2, dello Statuto, dell’intesa di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e il Commonwealth della Pennsylvania degli Stati Uniti d’America. (105)

(Discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Zamboni): Passiamo adesso al provvedimento oggetto 5776: ratifica, ai sensi dell’articolo 13, comma 2, dello Statuto, dell’intesa di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e il Commonwealth della Pennsylvania degli Stati Uniti d’America.

La Commissione Bilancio, Affari generali ed istituzionali ha espresso parere favorevole nella seduta del 19 ottobre 2022 con la seguente votazione: 35 voti a favore e nessun contrario.

Passiamo adesso alla discussione generale sul provvedimento.

Consigliere Fabbri, prego.

 

FABBRI: Grazie, presidente. Buongiorno a tutti i colleghi e a tutte le colleghe.

Brevemente, per fare alcune considerazioni rispetto a questa intesa di collaborazione, che si inserisce in una cornice molto vasto di accordi e intese che ha la Regione Emilia-Romagna attualmente in essere con diversi partner esteri, sia europei che extra europei.

Abbiamo visto, anche nel corso dell’ultima seduta, l’intesa di collaborazione, sempre ratificata col medesimo strumento normativo, legata alla collaborazione con la Generalità di Catalogna; ma sappiamo delle diverse collaborazioni su diversi campi, su diversi settori che sono da anni in corso, dalla Cina agli Stati Uniti stessi, al Québec, passando per il Brasile e l’Argentina, fino all’Europa, perché naturalmente, oltre alla Spagna, ci sono importanti accordi con alcune regioni tedesche e con altre francesi, come quella della Nuova Aquitania e dei Paesi della Loira.

Questa intesa va ad inserirsi dentro questa ampia cornice di relazioni che la nostra Regione coltiva e nutre da molto tempo e in questo caso questa intesa di collaborazione è frutto di un percorso pluriennale, che ha portato alla sottoscrizione con il Commonwealth della Pennsylvania, che ci vede non solo come Regione Emilia-Romagna, ma come sistema regionale coinvolti.

Fin dal 2018 è stata avviata questa relazione anche istituzionale, sono stati fatti a monte di questa intesa tantissimi incontri preparatori sia online che in presenza che attraverso missioni sia in entrata che in uscita, che hanno visto coinvolti sia tecnici che ovviamente politici, e ne approfitto per ringraziare, oltre per l’impegno della Giunta, anche per il significativo contributo da parte di ARTER, che in questi campi legati all’attrattività, allo sviluppo, all’internazionalizzazione e alla ricerca è come sempre presente sul campo.

Come dicevo poc’anzi, questa intesa, che è stata sottoscritta nel corso di una missione a Philadelphia nel giugno scorso, rafforza in realtà delle relazioni esistenti, legate a diverse aree di cooperazione, e in particolar modo la Pennsylvania è per noi un riferimento vivo e dinamico all’interno di quell’ecosistema regionale che si occupa in particolare di due settori per noi fondamentali, come quello dell’agroalimentare e della e-science.

Con questa intesa, quindi, ci impegniamo a coltivare questa collaborazione tra i diversi cluster industriali nell’area delle scienze umane, per passare al commercio dei prodotti agricoli, per esempio quelli legati alla catena del freddo e, più in generale, alla tecnologia e alla manifattura avanzata, così come il turismo e il commercio internazionale. Per noi la Pennsylvania è al centro anche di un importante corridoio farmaceutico proprio del nord est degli Stati Uniti.

Per tutte queste ragioni crediamo fortemente che oltre a rappresentare un’economia solida e anche un partner per coltivare questa intesa ma anche gli accordi attuativi per il nostro ecosistema, che è costituito non soltanto dalle Istituzioni ma soprattutto dalle imprese, dalla scuola e dall’università, dalla sanità - abbiamo visto anche questa importante collaborazione che è in corso con l’istituto Rizzoli - per noi è fondamentale ratificare quella che è stata un’intesa deliberata dalla Giunta il 5 giugno scorso e sulla quale naturalmente è stata ottenuta, come di consueto, l’autorizzazione del Dipartimento Affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri, al tempo retto dal ministro Gelmini.

Come dicevo, è stata sottoscritta il 17 giugno a Philadelphia, ha una durata quinquennale e, per le motivazioni che sono state poi addotte e introdotte in precedenza, crediamo fortemente in queste intese, in queste collaborazioni che tra l’altro sono anche molto richieste e favorite da quegli emiliano-romagnoli che per motivi di lavoro, studio o professione, sono anche momentaneamente all’estero o hanno deciso di trasferirsi. È un motivo per noi importante creare e coltivare queste opportunità.

Quindi, ne approfitto anche per anticipare già il voto favorevole da parte del Gruppo del Partito Democratico.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Zamboni): Grazie, consigliere Fabbri.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Stefano Bargi.

 

BARGI: Grazie, presidente.

Brevemente, per ribadire quanto abbiamo già espresso in Commissione.

Tendenzialmente, di fronte alle tematiche dell’internazionalizzazione siamo sempre stati favorevoli anche in passato, nella passata legislatura, salvo casi particolari. Questo non fa eccezione.

Resta però sempre un fatto. Noi, oltre a ratificare queste intese, manchiamo poi di una sorta di monitoraggio o controllo su quello che è il risultato delle medesime.

Lo scopo principale di questa intesa è una sorta di B2B, interazione tra imprese private, scambio commerciale, evidentemente joint venture. Quindi, anche gli investimenti diretti da e per la Pennsylvania sarebbero interessanti per capire anche quanto è il reddito da capitale che riportiamo a casa nostra, o viceversa, che paghiamo al Commonwealth della Pennsylvania.

Quindi, ci sono diverse tematiche, più che altro diversi dati sui quali sarebbe interessante tornare, al di là della migliore intesa. L’intesa in sé rimane interessante nel momento in cui fai la missioncina e vai a brindare con i politici della Pennsylvania, o viceversa, però poi, dopo, per capire se veramente produce degli effetti, bisognerebbe avere un punto di partenza, cioè quanto già le nostre imprese e, viceversa, le loro in queste realtà si sono già in qualche modo intrecciate, quant’è lo scambio commerciale oggi, quanto è il rapporto tra gli investimenti diretti oggi, e capire come si arriverà, da qui a cinque anni, a rendere più forte e più efficace questa interazione.

Al netto che sul tema della ricerca ‒ è stato citato prima ‒ ci sono varie realtà tra il modenese, Rizzoli, che soprattutto nel campo della salute portano avanti delle collaborazioni, ovviamente l’obiettivo, quello più economico-commerciale, rimane, a nostro avviso, al centro di queste intese. Deve esserlo, soprattutto se si vuole guardare a un’economia più globalizzata. Premesso che si va verso una globalizzazione fortemente regionalizzata, il che comunque aprirebbe un altro dibattito ancora su come ci si vorrà approcciare alle intese da qui in avanti. Nel caso specifico sarebbe interessante, come del resto in tutte le altre che abbiamo sottoscritto e ratificato in tutti questi anni, capire un pochino qual è l’andazzo. È vero che sono dati, quelli che rientrano nella bilancia commerciale, e nella bilancia dei pagamenti ancora di più, che hanno un valore prettamente interessante per un Governo nazionale, però è altrettanto vero che una Regione che fa un forte vanto del suo export, della sua interazione con il resto del mondo, forse un’analisi anche interna la meriterebbe. Altrimenti tende a essere più un esercizio da passacarte, per giustificare la missione all’estero, che non veramente un esercizio di rafforzamento degli scambi e dei rapporti.

Rinnovo per l’ennesima volta ‒ ogni volta che c’è l’intesa ricordo questo tema ‒ l’invito. Posso anche procedere con accesso agli atti annuali. Però, viste anche le tempistiche che ultimamente hanno questi strumenti, trovo un po’ difficile e controproducente dovervi ricorrere insistentemente. Sarebbe molto meglio avere uno strumento di monitoraggio che ci permetta di tenere in considerazione gli obiettivi raggiunti dalle intese, così da capire se effettivamente abbiamo apportato al nostro tessuto produttivo e in generale alla nostra comunità dei vantaggi strategici derivanti da questa tipologia di strumento.

Grazie.

 

PRESIDENTE (Zamboni): Altre richieste di intervento?

Non si vede nessuno palesarsi.

Quindi, passiamo alle dichiarazioni di voto.

Richiesta di intervento in dichiarazione di voto? Nessuno.

Quindi, votazione del provvedimento.

Votiamo per alzata di mano.

Favorevoli? Contrari? Astenuti?

È approvato all’unanimità.

 

(La delibera oggetto 5776 con votazione per alzata di mano è approvata all’unanimità dei presenti)

 

OGGETTO 5787

Comunicazione dell’Assessore Priolo su “Obiettivi e scelte strategiche generali del Piano Aria Integrato Regionale (PAIR 2030)”.

 

PRESIDENTE (Zamboni): Adesso passiamo al provvedimento oggetto 5787, che è una comunicazione dell’assessore Priolo su “Obiettivi e scelte strategiche generali del Piano Aria Integrato (PAIR 2030)”.

Su questa comunicazione segnalo che sono stati già presentati tre ordini del giorno: l’ordine del giorno 5787/1 a firma dei consiglieri Zappaterra, Taruffi e Pigoni; l’ordine del giorno 5787/2 a firma del consigliere Occhi; l’ordine del giorno 5787/3 a firma dei consiglieri Rainieri e Occhi. Su questo ordine del giorno insiste un emendamento a firma del consigliere Costa.

La parola, quindi, all’assessore per la comunicazione.

 

PRIOLO, vicepresidente della Giunta: Buongiorno a tutti. Consentitemi anche di ringraziare per gli interventi che da ieri a oggi avete fatto rispetto all’incarico che ho ricevuto dal presidente.

Credo mi conosciate. Energia, passione e dedizione sono una delle mie caratteristiche. Quindi proverò a restituirvele, con tutta l’attenzione di cui potrò dotarmi nel corso di questi anni, nella consapevolezza che la delega, che ulteriormente ha rafforzato i temi ambientali di cui mi occupo, ovviamente ha delle caratteristiche, delle particolarità che vedono sempre la necessità di comporre interessi anche, alle volte, contrapposti.

Parto da qua, da questa considerazione nell’illustrazione di queste linee strategiche del Piano dell’aria, anche perché siamo consapevoli dei tempi in cui questa discussione sta maturando e delle caratteristiche del panorama all’interno del quale, non soltanto in Emilia-Romagna, ma il nostro sistema Paese più genericamente e l’Europa si sta muovendo attualmente.

Queste linee strategiche, voi lo sapete, ho avuto modo, già durante le due Commissioni che si sono svolte il 6 e il 21 luglio, di dire che sono il primo punto di partenza per l’approvazione del Piano dell’aria. Parto da qua per dire che è un percorso e che quindi non si è avviato oggi. Si è avviato già prima dell’estate perché questo percorso prevede e richiede un confronto anche molto aperto, un confronto importante, che noi dobbiamo mettere in campo per rinnovare questo Piano, che è sottoposto – e voi lo sapete anche meglio di me – in questo momento anche a una procedura di condanna. Perciò anche la delicatezza all’interno della quale noi ci muoviamo richiede una maggiore attenzione, se è possibile, anche rispetto al piano precedente.

Dicevo, è l’avvio di un percorso perché, una volta approvate le linee di indirizzo, noi dovremmo seguire tutti i momenti che il percorso normativo prevede per l’adozione del piano e poi per l’approvazione. Abbiamo previsto un percorso per il quale l’adozione dovrebbe maturare in questo inverno. Quindi, c’è la prima parte in cui la Giunta dovrà adottare questo atto, per poi essere sottoposto ad un percorso di osservazioni e di discussione anche qua in aula e approdare in approvazione nell’autunno del 2023. Considerato che siamo nell’autunno del 2022, abbiamo un anno importante di discussione da questo momento, ma un anno che, come dicevo prima, è già partito prima, prima di questa estate.

Ora, dal punto di vista del metodo, lo anticipo qua perché credo che sia stato importante farlo per il Piano dei rifiuti e lo faremo anche per il Piano dell’aria, prima dell’adozione faremo diversi momenti di approfondimento di carattere verticale sulle tematiche, che colgono forse ciò che ho già visto essere espresso in alcuni ordini del giorno che sono collegati a questa discussione oggi.

È evidente che il Piano dell’aria, deve maturare dal punto di vista anche dello sviluppo di quelle che possono essere linee di azione che devono imprimere un’accelerazione anche a un modello di sviluppo economico che noi vogliamo portare avanti in Emilia-Romagna.

Questo prevede, come ho detto già in diverse occasioni, che sia la parte politica, quindi le Istituzioni, che i cittadini e le imprese riescano a sposare questi obiettivi come un modello e un’opportunità nuovi.

È evidente (gli ordini del giorno collegati definiscono l’urgenza e la situazione nella quale ci veniamo a trovare) che la transizione ecologica (non abbiamo più il Ministero della transizione ecologica, ma continuiamo ad avere l’assessorato della transizione ecologica) oggi risente anche di alcune battute di arresto che ha avuto nel corso del tempo. I problemi che stiamo avendo dal punto di vista dell’energia sono il riflesso di una transizione che ha bisogno di essere accelerata.

Anche il Piano dell’aria deve avere quindi la capacità di sposare quest’urgenza, anche perché i Piani di settore si devono parlare, quello che il collega Vincenzo Colla porterà avanti con il Piano triennale dell’energia dovrà leggersi necessariamente con il Piano della qualità dell’aria, però dovranno legarsi in maniera indissolubile proprio per accelerare alcuni processi, che avranno un vantaggio su quelli che sono gli obiettivi che noi ci stiamo opponendo sul Piano della qualità dell’aria.

Si parla più genericamente di disaccoppiamento della crescita tra economia e ambiente, in cui questi aspetti devono contemperarsi, in cui il modello economico deve avere invece un impatto positivo anche sull’ambiente, è evidente che questo Piano dell’aria fa una fotografia dello stato dell’arte all’interno del quale siamo in questo momento, perché anche i dati, anche la situazione attuale e quindi la conoscenza sono per noi il punto di riferimento per lavorare in questo nuovo Piano della qualità dell’aria.

Parlo di conoscenza di dati, perché le misure che noi abbiamo messo in campo nel corso degli anni hanno sicuramente contribuito ad un miglioramento dei dati sulla qualità dell’aria. Ho potuto rappresentarlo molto bene durante le Commissioni che abbiamo fatto e devo dire che abbiamo avuto una performance molto importante dal punto di vista della diminuzione delle emissioni e quindi delle caratteristiche inquinanti legate alle PM10, una diminuzione importante dell’NOx, una diminuzione rilevante dei componenti organici volatili, e da questo punto di vista una diminuzione in proporzione inferiore dell’ammoniaca, quindi dell’Nh3. Scusatemi alcuni tecnicismi, ma è per essere… Li avete richiamati peraltro anche negli ordini del giorno.

Parlo di questi dati perché, alla luce di questo, noi dovremmo impostare quelle che sono le azioni principali da mettere in campo con questo Piano della qualità dell’aria e quindi comprendere quelli che sono i settori di intervento e le azioni che noi dovremmo coniugare anche con i finanziamenti che intendiamo mettere a disposizione.

Questo Piano della qualità dell’aria ha, se possibile, rispetto al Piano precedente, una forza maggiore che risiede nelle risorse che stiamo mettendo a disposizione, risorse importanti che non sono soltanto del settore ambiente. Già da qui voglio rimarcare un aspetto rilevante, perché comunque il settore ambiente metterà su questo Piano dell’aria, da qui al 2030 ‒ a risorse date oggi, poi magari ce ne saranno delle altre ‒ quasi 150 milioni di euro.

Metteremo a disposizione 230 milioni di risorse dal POR FESR.

Avete fatto recentemente la discussione sul PSR e quindi avrete visto, nell’esposizione che ha fatto il collega Mammi, che cosa significa investire anche su un’agricoltura sostenibile, laddove saranno 400 milioni gli investimenti dedicati alla sostenibilità dell’agricoltura.

Poi ci sono le linee di finanziamenti importanti sulla mobilità sostenibile: 2,3 miliardi che saranno investiti nella nostra Regione e che quindi avranno un’esternalità, un impatto positivo.

Noi partiamo dalla consapevolezza che questo Piano dell’aria avrà sicuramente delle linee di azione ma avrà un approccio costruttivo di incentivo.

Io credo che noi dobbiamo uscire dalla logica che il Piano dell’aria sia un Piano che pone delle limitazioni, ed entrare in una logica che il Piano dell’aria è un Piano che, se ben costruito, ha la capacità e la potenzialità di contribuire all’innovazione del sistema dal punto di vista produttivo e quindi al miglioramento delle tecnologie e al miglioramento degli impatti che alcuni segmenti hanno sulla nostra qualità dell’aria.

Guardate, mi è arrivata la comunicazione questa mattina: noi siamo già nuovamente oggi in sforamento e siamo in sforamento nelle città emiliane. Tipicamente quindi Parma, Modena, Reggio e Piacenza. Sono dati che noi dobbiamo leggere.

Anche quello che è successo in questi anni, le città dove noi abbiamo maggiori sforamenti è evidente che si legano anche al modello e alle principali filiere, dal punto di vista economico, che noi abbiamo in queste città.

Vi volevo dare questo elemento rispetto al fatto che noi, non soltanto questa settimana, ma anche la settimana precedente, eravamo in sforamento della qualità dell’aria perché noi ancora i riscaldamenti non li abbiamo accesi. Questo è un dato molto rilevante. Non abbiamo ancora i riscaldamenti accesi. Dai dati che voi avete visto nelle slide e nella documentazione che vi abbiamo presentato nel corso delle Commissioni, il settore dell’industria impatta per il 9 per cento nella nostra qualità dell’aria.

È evidente che in questo momento sono due i segmenti su cui noi dobbiamo lavorare, che non sono il nostro nemico, ma sono gli aspetti su cui noi dobbiamo lavorare per migliorare. Sicuramente continua a essere il tema legato alla mobilità delle persone e delle merci, in particolar modo delle merci, perché ci sono dei segmenti che dimostrano la crescita, soprattutto in quest’ultimo anno, delle merci legate anche a una nuova tipologia della consegna, quindi dei modelli e degli stili di consumo anche dei cittadini. L’e-commerce sta potenziando alcuni modelli dal punto di vista anche della logistica, e voi lo sapete molto bene. Quindi, in quelli che sono i fattori di carattere primario che agiscono sulla nostra qualità dell’aria, sicuramente la mobilità delle persone e delle cose continua a rimanere uno degli aspetti sui quali dobbiamo interagire, sapendo che lo dobbiamo fare in sinergia con il Governo. L’avete visto: nelle mappe di calore dell’inquinamento sono gli assi autostradali che incidono molto nella vita delle nostre città. Da questo punto di vista, è una battaglia che non possiamo fare da soli. I provvedimenti che interagiscono con queste infrastrutture non sono nella nostra potestà.

L’altro aspetto è quello che voi avete evidenziato, anche con l’ordine del giorno, legato all’agricoltura. In questo momento, i modelli che si stanno muovendo in questa fase sono questi. Credo che sull’agricoltura dovremmo prestare una particolare attenzione proprio per aiutare il settore anche in questa transizione ecologica. Il settore ne ha bisogno, e lo chiede. Il settore ci sta chiedendo di essere aiutato in questa battaglia. Abbiamo le rilevanze, anche scientifiche, non soltanto italiane, abbiamo fatto studi all’interno del PrepAIR, che ci riconsegnano una stima abbastanza riconosciuta di quanto le attività agricole e zootecniche possano incidere.

Questo Piano dell’aria, quindi, non deve porre l’approccio limitativo, ma deve aiutare questo mondo, anche con i finanziamenti, ad andare in questa direzione. Lo stiamo già facendo. Guardate, abbiamo fatto recentemente un bando mettendo a disposizione 10 milioni di euro, e hanno risposto dal mondo agricolo e zootecnico con richieste per 35 milioni. Quindi, questi 25 milioni li dobbiamo mettere a disposizione. Noi dobbiamo andare a leggere questa domanda, dobbiamo andare in questa direzione e consentire a questo mondo di seguirci, di aiutarci in questa battaglia.

Questo Piano ha queste caratteristiche e deve riuscire a fare in modo che il cittadino, in questa fase, ci aiuti, in questa fase in cui gli aspetti di carattere energetico e quindi i costi legati all’energia, che voi oramai ben sapete meglio di me e di cui avete discusso… Ero presente quando il collega Colla ha fatto la sua comunicazione. È evidente che è complicato in questa fase riuscire a tenere insieme i temi della povertà energetica con i temi della qualità dell’aria, ma è necessario.

Quindi per fare questo noi dobbiamo aiutare il cittadino in questa sfida. Esattamente come dobbiamo farlo con il mondo dell’agricoltura e della zootecnia, lo dobbiamo fare assolutamente con il cittadino. Il bando che abbiamo messo a disposizione per la sostituzione delle stufe a massa legnosa deve diventare una potenzialità, deve diventare un’opportunità per i nostri cittadini, deve andare a esaurimento fondi, a esaurimento risorse.

Ma cosa sta succedendo? In questa contingenza storica molto particolare, se anche un cittadino volesse utilizzare una stufa innovativa a massa legnosa, i tempi per l’acquisto sono lunghi. Quindi, noi dobbiamo tener conto di questa contingenza che stiamo avendo in questo momento, sapendo che la Regione Emilia-Romagna da sola non può risolvere questo problema, che non è regionale. È nazionale e possibilmente anche internazionale.

Allora il tempo che ci daremo dall’approvazione di queste linee strategiche all’adozione in Giunta dovrà portare a maturazione anche questa discussione. Noi, guardate, faremo un focus ovviamente sui trasporti e la mobilità, un focus sull’energia da biomasse, un focus sull’agricoltura e le attività produttive, un focus sulle politiche urbanistiche, perché noi non possiamo disgiungere quello che la Regione pianifica con quelle che sono le potenzialità che le pianificazioni urbanistiche si portano dietro.

Faremo anche un approfondimento sul bacino padano e quindi sulle azioni che metteremo in campo e sugli aspetti sanitari che la qualità dell’aria si porta dietro. Guardate, non stiamo parlando di ambiente solo nella sua accezione della sostenibilità, ma degli impatti che la qualità dell’aria ha sulla salute dei nostri cittadini, sulla qualità della vita dei nostri cittadini.

È una discussione nota e noi dobbiamo essere consapevoli che la qualità dell’aria ha un’incidenza diretta sulla vita dei nostri cittadini, sulla qualità della vita dei nostri cittadini, sulla qualità della salute. Avete visto nella documentazione che vi ho presentato anche come migliorare la qualità dell’aria incida, come esternalità diretta, sulla diminuzione dei costi sanitari dei nostri cittadini. Questo è un aspetto che noi dobbiamo assolutamente contemperare, oltre, appunto, agli aspetti della qualità della vita degli stessi.

Quindi, avremo l’opportunità di approfondire anche queste argomentazioni e di comprendere quali sono le azioni che possono migliorare anche il precedente Piano della qualità dell’aria.

Il lavoro che stiamo facendo, dicevo, non parte da zero, ma tiene in considerazione anche quelle che sono le azioni che a livello nazionale si stanno mettendo in campo, per cui alla nostra Regione sono consegnati degli obiettivi standard, che andremo a misurare perché la misurazione è fondamentale e che però tengono conto di quello che è il panorama che si sta muovendo, di quelli che sono gli incentivi che a livello nazionale stanno venendo avanti. Quindi, noi abbiamo ben chiaro lo scenario nazionale su cui poggerà il nostro scenario regionale.

Concludo dicendo che durante questa estate noi abbiamo approvato anche degli emendamenti normativi, perché voi sapete che avevamo tutta la discussione legata all’entrata in vigore già dal 1° ottobre di quest’anno dei provvedimenti sulla mobilità delle persone, quindi sull’entrate in vigore, la semplifico, degli euro 4.

Abbiamo fatto una scelta di bacino padano, quindi tutte le Regioni stanno andando in questa direzione, per consentire di tenere sempre insieme, in questa fase storica estremamente complessa, il tema delle nuove povertà con il tema dell’esigenza di fare in modo che anche i cittadini che hanno meno possibilità possano non soltanto non essere discriminati in questa battaglia, ma partecipare a questa sfida insieme a noi. Anche l’applicazione Move-In, che abbiamo attivato in convenzione con la Regione Lombardia, darà questa ulteriore opportunità ai cittadini, ma migliorerà sicuramente anche la performance del nostro Piano della qualità dell’aria.

Quindi, io mi limito, mi fermo qua, anche perché il tempo a mia disposizione è cessato. So che la discussione dopo sarà una discussione molto ricca, per cui credo che durante la replica potrò essere forse più esaustiva su alcuni aspetti che emergeranno dal dibattito. Però, ecco, esattamente come è stata mia consuetudine con il Piano dei rifiuti, credetemi, a tutti questi focus tematici io vi inviterò. Vi manderò il materiale che emergerà da tutte queste discussioni. Avrete l’opportunità quindi di avere a disposizione un capitale di informazione importante e utile, ancor prima di andare in adozione di Giunta.

Come abbiamo fatto in precedenza, ancora prima dell’adozione in Giunta, faremo una discussione in Commissione perché io credo che, esattamente come è successo nella Commissione del 6 luglio e nella Commissione del 21 luglio, i suggerimenti, le proposte e quanto emerge in quei consessi non è mai vano. Il documento che era entrato in Commissione il 6 luglio è uscito diverso il 21 luglio.

Questo per dire che io ritengo una ricchezza il dibattito, ancorché nel posizionamento diverso di alcuni aspetti, che comprendo, come diceva anche il collega Taruffi, ci sono problemi uguali, ma ci possono essere risposte di destra o di sinistra, io mi premuro di dire che l’aria non ha confini, quindi è evidente che noi non possiamo agire soltanto come Regione Emilia-Romagna, ma lo dobbiamo assolutamente fare come bacino padano.

Vi do quest’ultimo elemento, perché mi ero presa anche questo impegno. Le Regioni, all’interno della Conferenza Stato Regioni che si è riunita e che ha validato un documento da presentare al nuovo Governo, hanno sposato la nostra richiesta, come Regioni del bacino padano, di mettere al centro dell’attenzione le risorse da dare al bacino padano, il fatto che siamo in condanna e la necessità di coniugare tutti questi aspetti con la crisi energetica, le povertà energetiche che stiamo avendo in questo momento.

Il documento è stato approvato dalla Conferenza Stato Regioni, credo che sia un fatto molto positivo, perché non è più neanche un fatto di bacino padano, diventa un fatto nazionale, è lo sforzo che abbiamo provato a fare in questo periodo, sperando che possa arrivare a maturazione.

Io per ora vi ringrazio e vi ascolto molto volentieri nel dibattito successivo.

 

PRESIDENTE (Zamboni): Grazie alla vicepresidente per questa comunicazione.

Considerato che sono quasi le ore 13, direi di sospendere la seduta. Riprendiamo nel pomeriggio, partendo dal dibattito generale sulla comunicazione.

A dopo.

 

La seduta ha termine alle ore 13.00

 

ALLEGATO

 

Partecipanti alla seduta

 

Numero di consiglieri assegnati alla Regione: 50

 

Hanno partecipato alla seduta i consiglieri:

Federico Alessandro AMICO; Stefano BARGI, Fabio BERGAMINI, Gianni BESSI, Stefania BONDAVALLI, Massimo BULBI, Stefano CALIANDRO, Valentina CASTALDINI, Maura CATELLANI, Andrea COSTA, Palma COSTI, Luca CUOGHI, Matteo DAFFADÀ, Gabriele DELMONTE, Marta EVANGELISTI; Marco FABBRI, Michele FACCI, Pasquale GERACE, Andrea LIVERANI, Francesca MALETTI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Marco MASTACCHI, Gian Luigi MOLINARI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Emiliano OCCHI, Giuseppe PARUOLO, Simone PELLONI, Emma PETITTI, Silvia PICCININI, Giulia PIGONI, Marilena PILLATI, Massimiliano POMPIGNOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Ottavia SONCINI, Valentina STRAGLIATI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Silvia ZAMBONI, Marcella ZAPPATERRA.

 

Hanno partecipato alla seduta:

il sottosegretario Davide BARUFFI;

gli assessori Andrea CORSINI, Mauro FELICORI, Barbara LORI, Alessio MAMMI, Irene PRIOLO, Igor TARUFFI.

 

Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno, il presidente della Giunta Stefano BONACCINI.

Hanno comunicato di non partecipare alla seduta gli assessori Paolo CALVANO, Raffaele DONINI, Paola SALOMONI e la consigliera Lia MONTALTI.

 

Votazione elettronica

 

OGGETTO 5442

Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: "Interventi urgenti a sostegno del settore agricolo, agroalimentare, ittico e delle bonifiche". (54)

Presenti: 42

Favorevoli: 41

Presenti non votanti: 1

Assenti: 8

 

Favorevoli:

AMICO Federico Alessandro; BARGI Stefano; BERGAMINI Fabio; BESSI Gianni; BONDAVALLI Stefania; BULBI Massimo; CALIANDRO Stefano; CASTALDINI Valentina; COSTA Andrea; COSTI Palma; CUOGHI Luca; DAFFADÀ Matteo; EVANGELISTI Marta; FABBRI Marco; FACCI Michele; FELICORI Mauro; GERACE Pasquale; LIVERANI Andrea; MALETTI Francesca; MARCHETTI Daniele; MARCHETTI Francesca; MASTACCHI Marco; MOLINARI Gian Luigi; MORI Roberta; MUMOLO Antonio; OCCHI Emiliano; PARUOLO Giuseppe; PIGONI Giulia; PILLATI Marilena; POMPIGNOLI Massimiliano; RAINIERI Fabio; RONTINI Manuela; ROSSI Nadia; SONCINI Ottavia; STRAGLIATI Valentina; TAGLIAFERRI Giancarlo; TARUFFI Igor;

ZAMBONI Silvia; ZAPPATERRA Marcella; CATELLANI Maura; PELLONI Simone

 

Presenti non votanti:

PETITTI Emma

 

Assenti:

BONACCINI Stefano; DELMONTE Gabriele; GIBERTONI Giulia; MONTALTI Lia; MONTEVECCHI Matteo; PICCININI Silvia; RANCAN Matteo; SABATTINI Luca

 

I PRESIDENTI

IL SEGRETARIO

Petitti - Zamboni

Bergamini