Espandi Indice
Legislatura XI - Commissione III - Resoconto del 21/02/2024 antimeridiano

    Resoconto integrale n. 7

    Seduta del 21 febbraio 2024

     

    Il giorno 21 febbraio 2024 alle ore 9,30 è convocata, con nota prot. n. PG.2024.4030 del 15/2/2024, presso la sede dell’Assemblea legislativa in Bologna, viale A. Moro n. 50, la Commissione Territorio, ambiente, mobilità, in modalità “mista”, cioè con la presenza in sede del presidente, dei vicepresidenti e dei seguenti membri per Gruppo assembleare: Amico (ERCEP); Dalfiume, Fabbri (PD); Facci (Misto); Rainieri (Lega); nonché degli altri partecipanti in via telematica, in applicazione dell’art. 124, comma 4 bis del Regolamento interno dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna e della delibera dell’Ufficio di Presidenza 26 maggio 2022, n. 26 (Disposizioni per lo svolgimento in modalità telematica o mista delle sedute delle Commissioni assembleari).

     

    Partecipano alla seduta i consiglieri:

     

    Cognome e nome

    Qualifica

    Gruppo 

    Voto

     

    CALIANDRO Stefano

    Presidente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    7

    presente

    OCCHI Emiliano

    Vicepresidente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    6

    presente

    ROSSI Nadia

    Vicepresidente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    5

    presente

    AMICO Federico Alessandro

    Componente

    Emilia-Romagna coraggiosa, ecologista, progressista

    2

    presente

    BONDAVALLI Stefania

    Componente

    Bonaccini Presidente

    1

    presente

    BULBI Massimo

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    1

    presente

    CASTALDINI Valentina

    Componente

    Forza Italia – Berlusconi per Borgonzoni

    1

    assente

    COSTA Andrea

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    4

    presente

    DAFFADA’ Matteo

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    1

    presente

    DALFIUME Mirella

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    1

    presente

    DALMONTE Gabriele

    Componente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    4

    assente

    EVANGELISTI Marta

    Componente

    Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni

    1

    assente

    FABBRI Marco

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    1

    presente

    FACCI Michele

    Componente

    Gruppo Misto

    1

    presente

    GIBERTONI Giulia

    Componente

    Gruppo Misto

    1

    assente

    MASTACCHI Marco

    Componente

    RETE CIVICA Progetto Emilia-Romagna

    1

    presente

    MONTALTI Lia

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    1

    presente

    PELLONI Simone

    Componente

    RETE CIVICA Progetto Emilia-Romagna

    1

    assente

    PICCININI Silvia

    Componente

    Movimento 5 Stelle

    1

    presente

    PIGONI Giulia

    Componente

    Italia Viva – Il Centro – Renew Europe 

    3

    presente

    POMPIGNOLI Massimiliano

    Componente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    1

    assente

    RAINIERI Fabio

    Componente

    Lega Salvini Emilia-Romagna

    1

    presente

    SABATTINI Luca

    Componente

    Partito Democratico Bonaccini Presidente

    1

    presente

    TAGLIAFERRI Giancarlo

    Componente

    Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni

    2

    presente

    ZAMBONI Silvia

    Componente

    Europa Verde

    1

    assente

     

     

    Sono altresì presenti i consiglieri: Stefano BARGI (Lega); Luca CUOGHI (FDI); Andrea LIVERANI (Lega); Daniele MARCHETTI (Lega).

     

    Partecipano alla seduta: Cristina GOVONI (Resp. sett. Tutela dell'ambiente ed economia circolare), Francesca PALAZZI (Resp. sett. Affari legislativi e aiuti di Stato), Monica PALAZZINI CERQUETELLA (Dir. gen. Cura del territorio e dell’ambiente), Alessandro POLITO, (Team leader della Direzione generale per l’Energia della Commissione europea), Attilio RAIMONDI (Dir. gen. Economia della Conoscenza, Ricerca, Lavoro, Imprese), Federica ROPA (Area viabilità, logistica e via d’acqua e aeroporti), Tommaso SIMEONI (Dir. gen. Cura del territorio e dell’ambiente), Luca TRENTINI (Dir. gen. Cura del territorio e dell’ambiente).

     

     

    Presiede la seduta: Stefano CALIANDRO

    Assiste la segretaria: Silvia Fanti


    DEREGISTRAZIONE CON CORREZIONI APPORTATE AL FINE DELLA MERA COMPRENSIONE DEL TESTO

     

     

    Presidente Stefano CALIANDRO. Buongiorno a tutti.

    Per ragioni di organizzazione temporale anche dei relatori che abbiamo invitato a partecipare oggi ho la necessità di iniziare senza ulteriori attese l’appello.

    Sono presenti oltre al sottoscritto, hanno confermato la loro presenza da remoto i colleghi Rossi, Amico, Costa, Dalfiume, Fabbri e Pigoni.

    Procedo, quindi, alla chiamata nominale degli altri colleghi.

    Non so se è collegato il collega Occhi.

    Occhi Emiliano non c’è ancora.

    Bondavalli Stefania. No

    Bulbi Massimo.

     

    Consigliere Massimo BULBI. Buongiorno, presidente.

     

    Presidente CALIANDRO. Buongiorno.

    Castaldini Valentina.No

    Daffadà Matteo.Non ancora

    Delmonte Gabriele.No

    Evangelisti Marta.No

    Facci Michele.

     

    Consigliere Michele FACCI. Buongiorno.

     

    Presidente CALIANDRO. Buongiorno.

    Gibertoni Giulia.No

    Mastacchi Marco.No

    Montalti Lia.No

    Pelloni Simone.No

    Piccinini Silvia ha scritto in chat.

    Pigoni Giulia ha scritto in chat.

    Pompignoli Massimiliano.No

    Rainieri Fabio.

    Sabattini Luca.

    Tagliaferri Giancarlo, presente.

    Zamboni Silvia.

    Procedo con il secondo appello.

    Occhi Emiliano non si è ancora collegato.

    Bondavalli.No

    Castaldini.No

    Daffadà.No

    Delmonte.No

    Evangelisti.

    Gibertoni.

    Mastacchi.

    Montalti.

    Pelloni.

    Pompignoli.

    Rainieri.

    Sabattini.

    Zamboni.

     

    -     Approvazione del processo verbale n. 6 del 2024.

     

    Presidente CALIANDRO. Partiamo dal punto “Approvazione del processo verbale n. 6 del 2024”.

    Se non vi sono contrarietà da parte della Commissione, lo darei per approvato.

    Vi ringrazio.

     

     

    8008 -Relazione per la Sessione europea dell'Assemblea legislativa per l'anno 2024, ai sensi dell'art. 5 della L.R. n. 16/2008.

     

    Audizione del dott. Alessandro Polito (Commissione europea – DG Energy) sul Pacchetto Energia Eolica, come delineato nell’obiettivo strategico 1 dell’allegato I “Nuove iniziative” del Programma di lavoro della Commissione europea per il 2024

     

    Presidente CALIANDRO. Passiamo all’oggetto 8008.

    All’interno del processo della Sessione europea per la sessione 2024, abbiamo l’audizione del dottor Polito della Commissione europea sul pacchetto energia, come delineato dall’obiettivo strategico 1 sulle “Nuove iniziative” di programma.

    Poiché per ragioni ancora di carattere organizzativo non sono presenti i due relatori, Bargi e Montalti, a cui mi riservo comunque di dare la parola, chiederei di rendere possibile l’intervento da remoto del dottor Alessandro Polito, team leader della Direzione generale per l’energia della Commissione europea, che illustrerà delle slide che sono già visualizzabili nella documentazione che è stata prodotta ai colleghi. Ci sente, dottor Polito?

     

    Alessandro POLITO, Commissione europea – DG Energy. Buongiorno. Sì, vi sento. Voi mi sentite?

     

    Presidente CALIANDRO. Sì, la sentiamo bene. Le lascio la parola per l’intervento.

     

    POLITO. La ringrazio.

    Innanzitutto mi scuso, sono collegato al telefonino, perché purtroppo dal nostro computer non sono riuscito a collegarmi, non riesco però a visualizzare le slide, quindi qualcuno da voi riesce a caricarle?

     

    Presidente CALIANDRO. Sì, le condividiamo noi e chiedo alla segreteria di farlo, in modo tale che mentre lei parla... Mi dica quando le vede.

     

    POLITO. Perfetto, sì.

    Si le vedo. Vi ringrazio per questo invito, è un piacere e un onore per noi presentare questa iniziativa, che è molto importante per la Commissione europea, in particolare per la Direzione Generale per l’Energia per la quale lavoro, perché noi consideriamo il settore eolico come un settore strategico tanto per la transizione energetica quanto per l’autonomia e la sicurezza energetica dell’Unione europea e per l’economia del nostro Paese.

    Io lavoro nella Direzione Generale Energia, nell’unità che si occupa di rinnovabili e integrazione del sistema energetico, e ovviamente l’eolico ricade tra le nostre competenze.

    Come dicevo, l’eolico ricopre un’importanza strategica per l’Unione europea. Noi abbiamo un target generale come Unione europea per la quota di rinnovabili all’interno del consumo totale di energia al 2030 che è del 42.5 per cento, è stata stabilita nella recente revisione della Direttiva rinnovabili, adottata a giugno dell’anno scorso ed entrata in vigore a novembre.

    Si tratta di un obiettivo molto ambizioso, se pensate che nel 2021 la quota di rinnovabili era del 22 per cento, che è comunque abbastanza alta. Parliamo infatti di una quota compresa tra un quinto e un quarto del consumo totale di energia, quindi non parliamo solo di elettricità, ma di consumo totale (trasporti, riscaldamento, uso industriale ecc…) e dobbiamo quasi raddoppiare questa quota.

    Questo significa che avremo bisogno di tutte le fonti di energia rinnovabili, di un contributo da parte di tutte le fonti, in particolare per quanto riguarda l’eolico la quota attuale sul totale del consumo di elettricità (parliamo solo di elettricità in questo caso, non di energia totale) è del 16 per cento per cento e dovrà aumentare al 34 per cento, quindi più che raddoppiata da qua al 2030, quindi in sei anni.

    Tornando alla slide precedente, in termini di capacità installata, quindi sostanzialmente di turbine eoliche e di pale eoliche installate, questa dovrà crescere di due volte e mezzo, quindi da 204 giga watt, che sono installate al momento in Europa, a 500 giga watt.

    Se considerate che il tasso di installazione nel 2022 è stato di 16 giga watt e nel 2023 è aumentato leggermente a 17, dovrà passare a 37 giga watt per anno, quindi più del doppio di quanto abbiamo installato negli ultimi anni, che comunque è stato un record rispetto agli anni precedenti. Questo per darvi un’idea dell’ambizione molto elevata, molto importante.

    Il settore eolico è molto importante anche dal punto di vista economico e sociale, occupazionale, perché 300.000 lavori sono creati nell’Unione europea tramite l’eolico. Se verranno raggiunti gli obiettivi di cui parlavo prima, si trasformerà in circa 900.000 posti di lavoro, quindi verranno triplicati i posti di lavoro nel settore, e parliamo già di quote molto importanti rispetto alla forza lavoro totale nell’Unione europea.

    È un settore con forti radici in Europa, 4 dei 10 più importanti produttori mondiali si trovano nell’Unione europea, altri 4 si trovano in Cina, quindi la Cina è il nostro maggiore competitor. La manifattura europea detiene l’85 per cento del mercato dell’Unione europea, quindi l’85 per cento del totale del valore di ciò che viene installato nell’Unione europea proviene da produttori europei, solo il 15 per cento dall’estero, principalmente tramite componenti provenienti dalla Cina o dalla Turchia.

    Al momento, in Europa ci sono pochissime turbine non europee installate, alcune turbine cinesi, ma parliamo veramente di poche decine, però a livello globale, se eravamo leader fino a qualche anno fa con una quota mercato del 42 per cento, adesso la nostra quota è scesa al 35 per cento ed è in declino, in particolare perché il mercato cinese è in fortissima espansione e in Cina si installano solo turbine cinesi, ma i produttori cinesi iniziano ad essere sempre più competitivi nei Paesi terzi, quindi al di fuori dell’Unione europea e al di fuori della Cina, e ben presto riusciranno ad essere competitivi anche all’interno dell’Unione europea. Si affacciano sempre di più con prodotti a basso costo ed efficienti.

    La slide iniziale era quindi per mostrare che c’è una grande ambizione, c’è un potenziale di mercato molto consistente e interessante per gli investitori e per gli operatori attuali, però a discapito di questa prospettiva molto positiva fa da contraltare una situazione del settore manifatturiero dell’eolico che ha visto una crisi abbastanza profonda negli ultimi due anni.

    Tutti i produttori di pale eoliche hanno subìto perdite nel 2022, la maggior parte aveva già avuto perdite nel 2021, e per il 2023 non abbiamo ancora dati definitivi, ma in base alle proiezioni la maggior parte degli operatori ha continuato a subire perdite.

    In alcuni casi questo è dovuto ad errori o cattiva gestione da parte di alcune aziende, ma nella maggior parte dei casi è dovuto a fattori di tipo diverso, che sono elencati in questa slide. Innanzitutto, una mancanza di domanda certa per l’installazione di turbine, perché produttori e aziende ci dicono che, a fronte di obiettivi ambiziosi espressi nella legislazione e di dichiarazioni degli Stati membri che fissano obiettivi anch’essi molto ambiziosi, negli ultimi anni vi è stato un ritmo di installazioni inferiore alle aspettative.

    La causa principale di questo ritmo contenuto è stato il procedimento di autorizzazioni troppo lento e farraginoso, che ha portato ritardi e soprattutto incertezza. A questo si aggiunge il fatto che spesso i produttori non hanno reale visibilità sulla domanda nei prossimi anni, quindi non sanno di preciso quanta domanda ci sarà nei prossimi anni, perché non c’è chiarezza da parte degli Stati membri sui sussidi e sui permessi che verranno concessi negli anni a venire, e di conseguenza faticano ad aumentare la capacità di produzione dei loro impianti proprio perché, non avendo visibilità, non possono correre il rischio di fare investimenti che poi potrebbero non essere bilanciati da un’effettiva domanda.

    Altro elemento che ha causato questa crisi è la forte inflazione e l’aumento dei prezzi soprattutto dei materiali, quindi l’acciaio, ad esempio, che è un componente essenziale delle turbine, in particolare delle cosiddette “torri”, ma anche alcuni Critical raw materials, per esempio quelli usati nei magneti permanenti che vengono utilizzati nelle turbine eoliche, hanno visto un aumento di prezzo molto importante, che, unito all’aumento del costo dei trasporti, ha determinato un forte aumento dei costi delle turbine.

    Considerando che i contratti che vengono sottoscritti tra produttore e acquirente (c’è chi poi va a installare queste turbine e le gestisce, le fa operare) spesso sono stati firmati anni fa, l’inflazione sostenuta negli ultimi due anni ha causato perdite importanti per i produttori.

    C’è anche un problema di aste, così come vengono programmate e gestite dagli Stati membri, perché spesso non rispecchiano la qualità dei prodotti fabbricati in Europa e la necessità di chiarezza e di trasparenza da parte dei produttori.

    Vi è poi una crescente competizione da parte di operatori internazionali, quindi i produttori cinesi che si affacciano nel mercato europeo e iniziano a promettere prodotti a costo inferiore, cosa che porta a una spinta verso il basso del costo della tecnologia, che obbliga i produttori europei a offrire prodotti a un prezzo inferiore rispetto a quello che sarebbe necessario per ottenere profitti di fatto.

    Ultimo punto, una mancanza di lavoratori con le competenze necessarie, che non è tanto un problema oggi, ma costituisce un problema in vista di una programmazione, perché, vista la crescita attesa del settore, si riscontrano già da oggi problemi nel reperire lavoratori con le necessarie competenze.

    Prossima slide. Questa crisi ovviamente non è arrivata negli ultimi mesi, come dicevo, ma va avanti da un paio d’anni e comunque l’Unione europea si era già attivata per affrontare questi problemi, che in alcuni casi sono anche di lunga durata, e alcune misure erano già state prese, per esempio la revisione della Direttiva rinnovabili, che, oltre a dare un obiettivo ambizioso, quindi un chiaro messaggio agli investitori, facilita e semplifica le procedure di autorizzazione.

    È stata adottata anche una regolamentazione di emergenza, per facilitare ulteriormente le procedure di autorizzazione. C’è stata una riforma della normativa sul mercato elettrico, che mira a dare più certezza a chi produce elettricità rinnovabile e stabilità nei profitti.

    La Commissione europea ha adottato il Green Deal Industrial Plan, che mira a favorire il settore dell’industria della cleantech nell’Unione europea, e due misure in particolare sono rilevanti per l’eolico, ma per tutte le rinnovabili, il “Net Zero” industriale, che vuole dare una spinta ai produttori di tecnologie rinnovabili non solo all’interno dell’Unione europea, il Critical Raw Material Act, che mira ad assicurare la fornitura di Critical Raw Material, che sono fondamentali per tutte le tecnologie rinnovabili e in particolare per l’eolico.

    C’è stata una maggiore flessibilità nella normativa sugli aiuti di Stato, quindi più facilità nel concedere aiuti di Stato per nuovi investimenti per chi produce tecnologie utili per la transizione energetica, e poi maggiori fondi tramite i fondi dell’Unione europea. Menzionerò in particolare l’Innovation Fund, che ha raddoppiato la quota di finanziamenti da dedicare alla manifattura di tecnologie pulite, e anche l’uso del Technical Support Instrument (TSI), che è un fondo dell’Unione europea, uno strumento di supporto per Amministrazioni nazionali e locali per migliorare le procedure amministrative, in cui c’è stato un focus particolare sulle procedure di autorizzazione per l’installazione di rinnovabili.

    Prossima slide. Queste misure però, come abbiamo detto, non hanno evitato la crisi del settore manifatturiero dell’eolico nell’Unione europea, per cui abbiamo deciso di adottare un piano basato su sei pilastri principali, che vedete in questa slide, ma descriverò in dettaglio nella prossima slide, alla quale propongo di passare.

    Il primo pilastro è la necessità di accelerare l’installazione di tecnologie eoliche nell’Unione europea. Come dicevamo, negli ultimi anni c’è stato un record, ma questo comunque è nettamente inferiore rispetto a quanto necessario per essere in linea con gli obiettivi stabiliti dall’Unione europea al 2030, per cui abbiamo adottato un’iniziativa che abbiamo chiamato “Accele-RES”, dove RES sta per Renewable Energy Resources, quindi accelerare le rinnovabili, principalmente favorendo una semplificazione dei processi di autorizzazione.

    Questo è già previsto all’interno della nuova Direttiva Rinnovabili, quindi non dobbiamo inventare nulla di nuovo, perché quanto previsto dalla direttiva è già quasi il massimo di ciò che si possa fare in termini di semplificazione e di accorciamento dei periodi per l’autorizzazione, però il focus che abbiamo introdotto è quello di far sì che gli Stati membri trasferiscano questa norma all’interno della normativa nazionale nella maniera più corretta e celere possibile.

    Per fare questo, abbiamo creato uno strumento di supporto online tramite un Q&A, un documento con domande e risposte (gli Stati membri possono inviare domande, la Commissione risponde e le risposte vengono pubblicate online), proprio per facilitare la trasposizione di questa normativa e la sua applicazione.

    In più, pubblicheremo tra meno di due mesi nuove linee guida sulle procedure di autorizzazione, per proporre soprattutto nuove best practices sulle procedure di autorizzazione, e anche linee guida sulle cosiddette Renewables Acceleration Areas, un nuovo concetto introdotto dalla Direttiva Rinnovabili, che prevede da parte degli Stati membri l’identificazione di aree geografiche all’interno del loro territorio, nelle quali l’installazione di rinnovabili sia particolarmente favorevole e adatta, per cui il processo di autorizzazione in queste aree è ulteriormente semplificato.

    Altro elemento fondamentale per accelerare queste installazioni è dare maggiore visibilità alla pipeline dei progetti, cioè ai progetti che sono in cantiere negli Stati membri, per cui abbiamo chiesto agli Stati membri di pubblicare entro dicembre dei commitment, dei pledges, degli impegni su quanto eolico intendano installare, 21 Stati membri le hanno inviate e sono pubblicate on line.

    Questo permette agli operatori economici di avere un’idea su quanto eolico verrà installato nei prossimi anni e di avere un impegno da parte degli Stati membri, che è molto importante per loro sia per realizzare gli investimenti, sia per ottenere finanziamenti, perché quando un produttore si rivolge ad un istituto finanziario per ottenere un prestito per aumentare la propria capacità produttiva vengono chieste garanzie sul fatto che effettivamente ci sarà un’adeguata domanda, quindi questi impegni sono funzionali a creare maggiore certezza.

    Creeremo nei prossimi mesi una piattaforma nella quale pubblicare le aste degli Stati membri o comunque informazioni sulle aste, sempre al fine di una maggiore trasparenza e di fornire agli operatori gli strumenti per capire in che direzione si muoverà il mercato e come gli Stati membri intendano indirizzarlo.

    Favoriremo una più stretta collaborazione a livello regionale, perché molte rinnovabili, in particolare l’eolico offshore, richiedono cooperazione regionale per favorire un’installazione più veloce. Abbiamo inviato anche raccomandazioni agli Stati membri in proposito, per dare maggiori dettagli sui loro piani futuri.

    A novembre, è stato anche adottato un piano d’azione sulla rete, quindi sul network, che è fondamentale anche per l’eolico, per cui tutto questo mira a favorire un’accelerazione nell’installazione di rinnovabili che, come dicevamo, è fondamentale per mantenere in vita il settore e renderlo competitivo.

    Prossima slide. Il secondo pilastro della nostra azione mira a migliorare il design delle aste. Le aste sono gli strumenti tramite i quali gli Stati membri danno supporto all’installazione di rinnovabili e nella maggior parte dei casi sono basate solo sul prezzo, quindi chi offre il prezzo più basso vince. Questo però spesso non rispecchia pienamente la qualità dei prodotti fatti in Europa, che includono anche elementi di maggiore innovazione o di sostenibilità ambientale.

    Abbiamo quindi proposto e proporremo in linee guida che verranno adottate ad aprile di concentrarsi anche su elementi non relativi al prezzo, quindi elementi qualitativi come la sostenibilità, la sicurezza dei prodotti dal punto di vista cibernetico, ma anche di tenere in considerazione la resilienza della produzione, quindi il fatto di assicurare stabilità nella fornitura di tecnologie rinnovabili all’Unione europea.

    Terremo in considerazione anche aspetti relativi alla condotta etica delle aziende, come suggeriremo e come in parte è stato introdotto anche nel Net Zero Industry Act (NZIA), per il quale di recente Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un accordo, ma guarderemo in queste linee guida anche ad altri aspetti, come per esempio il massimo tetto di prezzo da fissare, come viene fissato dagli Stati membri, quali sono le pratiche migliori, per far sì che ci sia effettivamente un miglior bilanciamento dei rapporti di forza tra i vari attori che partecipano alle aste e favorire la produzione dell’Unione europea.

    Poco fa ho menzionato il Net Zero Industry Act (NZIA). La Commissione europea è stata molto attiva per favorire un accordo tra i co-legislatori, Parlamento e Consiglio, per includere all’interno del Net Zero Industry Act questi criteri, che diventeranno obbligatori per una parte delle aste, a partire dal 2027, e poi lavoreremo anche per identificare rischi alla sicurezza cibernetica delle installazioni eoliche e della relativa infrastruttura.

    Prossima slide. Il terzo pilastro è l’accesso ai finanziamenti. Questo è un problema fondamentale, perché, come dicevo prima, spesso chi produce tecnologia eolica fatica a trovare finanziamenti proprio a causa di questo clima di incertezza.

    Se le azioni che ho descritto sotto i primi due pilastri mirano a dare maggiore visibilità e a velocizzare il ritmo di installazione, quindi aumentare la domanda e dare maggiore trasparenza alle prospettive del mercato nei prossimi anni, il terzo pilastro mira invece a dare maggiori aiuti finanziari ai produttori.

    Lo abbiamo fatto a livello di Unione europea tramite due strumenti principali, l’Innovation Fund, che viene finanziato dall’Emission Trading System (ETS) dell’Unione europea, cioè sostanzialmente dal contributo alle emissioni di carbonio che viene dato dalle industrie più inquinanti. C’è una specifica call dell’Innovation Fund dedicata al settore manifatturiero delle tecnologie pulite e la dotazione di questo fondo è stata quasi raddoppiata fino a 1 miliardo e 400 milioni e include la possibilità anche per l’eolico di partecipare.

    La procedura è ancora in corso, quindi non si è conclusa, vedremo che successo avranno i produttori di tecnologia eolica.

    Altro strumento fondamentale è che è La Banca europea per gli investimenti ha creato uno strumento per ridurre il rischio degli investimenti in manifattura, un cosiddetto de-risking tool tramite contro garanzie che vengono fornite dalla Banca europea per gli investimenti alle banche private che concedono finanziamenti al settore eolico.

    Vi è poi una semplificazione della normativa sugli aiuti di Stato e la Commissione si è impegnata a favorire l’uso di questi fondi. Infine, a livello di Direzione Generale per l’Energia abbiamo iniziato un dialogo con gli investitori per vedere quali sono i problemi nell’accesso agli investimenti e ai fondi da parte dell’industria e come attrarre l’interesse degli investitori.

    Prossima slide. Il quarto pilastro si riferisce al mercato internazionale, alla nostra azione per favorire l’accesso dei nostri produttori ai mercati terzi. Ricordiamo che, nonostante la crescente competenza cinese, restiamo comunque leader nel mercato globale, se escludiamo la Cina, quindi se prendiamo il mercato globale e togliamo la Cina, l’Unione europea resta comunque leader, quindi è importante per noi aprire ai mercati dei Paesi Terzi.

    Allo stesso tempo, è importante evitare che ci siano distorsioni tramite pratiche commerciali sleali da parte di Paesi terzi, distorsioni che poi si ripercuotono nel mercato interno dell’Unione europea, come per esempio l’uso di sussidi che distolgono il mercato interno oppure l’uso di uno strumento particolare come il Foreign direct investment screening regulation, in funzione da alcuni anni, che ci permette di analizzare gli investimenti stranieri in Europa e vedere se questi possano causare problemi in termini di sicurezza al nostro sistema produttivo. Anche l’aspetto internazionale e di commercio è stato quindi particolarmente rilevante all’interno di questo piano.

    Prossima slide. Il quinto pilastro è quello delle skills, delle competenze. Lo scorso anno, la Commissione europea ha favorito la nascita di una partnership per le competenze nel settore delle rinnovabili, che è gestito interamente dall’industria, inclusa l’industria rinnovabile, che sta facendo un ottimo lavoro e all’interno della quale il settore eolico è molto attivo.

    Il “Net Zero Industrial Act” prevede la creazione di “Net Zero Academy”, accademie per favorire lo sviluppo delle competenze necessarie nei vari settori che rientrano nell’ambito di applicazione del Net Zero e tra questi c’è anche l’eolico, e una Wind Academy verrà creata nei prossimi mesi.

    Ultima slide. L’ultimo pilastro del nostro piano d’azione prevede un forte impegno non solo dell’Unione europea, perché per il raggiungimento degli obiettivi inclusi all’interno del Piano è necessario che anche l’industria e gli Stati membri si impegnino per la realizzazione delle azioni che abbiamo descritto.

    Per questo motivo il 19 dicembre abbiamo chiesto agli Stati membri di impegnarsi, sottoscrivendo una Win charter, che non fa altro che appoggiare gli obiettivi del piano d’azione sull’industria eolica, 26 Stati membri su 27 hanno aderito all’iniziativa, quindi è stato un successo dal punto di vista dell’adesione.

    L’idea è di dimostrare che l’interesse per l’eolico non deriva solo dalla Commissione europea, ma riguarda anche il settore, perché più di 300 attori del settore eolico hanno sostenuto la Win charter, ma, vista l’adesione quasi unanime, è evidente come gli Stati membri diano forte importanza al settore eolico e all’industria dell’eolico, per la sua importanza tanto strategica quanto economica e sociale. All’interno della carta abbiamo chiesto all’industria di impegnarsi ad aumentare gli investimenti in capacità produttiva, qualora ovviamente gli obiettivi del piano d’azione vengano realizzati, quindi l’idea è che anche l’industria faccia la sua parte.

    Se dal punto di vista delle politiche ci saranno le condizioni necessarie per lo sviluppo dell’eolico, l’industria si impegna chiaramente ad aumentare gli investimenti, ed è ciò che in parte stiamo già vedendo. Abbiamo visto che ci sono segnali positivi dal punto di vista degli investimenti nel settore offshore in termini di capacità produttiva. Vestas, il più grande produttore europeo che ha sede in Danimarca, aprirà due nuove fabbriche in Polonia per la costruzione di componenti per turbine eoliche.

    La maggior parte delle azioni che ho descritto in questo Action Plan sono state già realizzate o verranno realizzate nei prossimi mesi, quindi abbiamo voluto creare un piano d’azione concreto. Ci sono 15 azioni in totale, la maggior parte delle quali hanno un termine, quindi è stata identificata una data entro la quale realizzare queste azioni, altre no, perché vengono svolte su base permanente, per esempio le nostre azioni nell’area del commercio internazionale non hanno una deadline, ma vengono realizzate in maniera permanente.

    Stessa cosa ci proponiamo di fare sugli aiuti di Stato, visto che si tratta di azioni che vengono realizzate su base permanente.

    Le altre azioni però sono concrete, hanno una deadline, che in tutti questi casi è fissata al più tardi entro la fine del 2024, ma circa la metà delle azioni è già stata realizzata, altre verranno portate a termine nei prossimi mesi, quindi siamo molto contenti e soddisfatti dello sviluppo e l’industria ci ha fornito un feedback molto positivo, il clima attorno al settore eolico è in miglioramento e noi speriamo di continuare così.

    Ovviamente non abbasseremo la guardia, perché richiede una costante attenzione e perché, come dicevamo, è un settore strategico, quindi è fondamentale da un punto di vista economico, ma anche per la nostra sicurezza energetica ed economica mantenere il settore eolico all’interno dell’Unione europea e far sì che resti un settore competitivo a livello internazionale e leader a livello globale.

    Vi ringrazio per la vostra attenzione e, se avete domande, sarò felice di rispondere.

     

    Presidente CALIANDRO. Grazie, dottore.

    Nel frattempo comunico che sono presenti anche i colleghi Occhi, Bondavalli, Daffadà, Mastacchi, Montalti, Rainieri, Sabattini, Bargi e Marchetti.

    Chiedo ai colleghi se abbiano domande su questa illustrazione. Se non ve ne sono, sempre con il placet dei relatori, andrei avanti con le audizioni.

    Mi risulta che il dottor Polito abbia degli ulteriori impegni, quindi non so per quanto tempo potrà seguire i lavori, comunque lo ringraziamo fin da adesso per la disponibilità accordataci.

     

    POLITO, Commissione europeaDG Energy. Grazie a voi. Io sono disponibile ancora per una ventina di minuti.

     

    Presidente CALIANDRO. Bene, quindi se dovesse maturare qualche domanda, ne usufruiremo.

    Adesso abbiamo l’ingegner Raimondi sul fotovoltaico offshore. Ci siamo già confrontati in precedenza su questo tema in occasione della discussione su Ravenna, quindi torniamo a vedere nella piattaforma europea questo sviluppo possibile e soprattutto utile rispetto a quelle che sono state le illustrazioni comunitarie sul tema.

     

    Attilio RAIMONDI. Buongiorno a tutti. Vi ringrazio dell’invito, che mi dà modo di parlare di un tema a noi molto caro. Io dovrei illustrare il provvedimento che, a fianco del Piano d’azione sull’eolico presentato dal dottor Polito, chiude il cerchio affrontando il tema dell’offshore.

    Il dottor Polito ha presentato molto in dettaglio il piano d’azione, io faccio un piccolo focus sull’offshore.

    Vorrei fare una premessa: negli ultimi dieci anni, a valle della sottoscrizione del Protocollo di Kyoto e dell’Accordo di Parigi, l’attenzione della comunità internazionale si è focalizzata sull’importanza delle fonti rinnovabili per la transizione ad un modello di sviluppo più sostenibile. Questo ha portato ad un accavallarsi di pacchetti della Commissione europea, che hanno progressivamente aumentato l’obiettivo di copertura dei consumi finali lordi dell’Unione con le fonti rinnovabili.

    Il dottor Polito ha detto prima che oggi siamo al 42,5 per cento, forse arriveremo addirittura al 45 per cento, perché abbiamo il Green Deal, il Fit for 55 e per ultimo il REPowerEU, che hanno indirizzato questi obiettivi.

    Anche il dottor Polito ha detto che è un obiettivo ambizioso, molto ambizioso, se consideriamo il livello a cui siamo oggi, aggravato dalle difficoltà straordinarie che hanno colpito il nostro continente, che non hanno risparmiato le imprese del settore eolico: la pandemia, la guerra, l’approvvigionamento energetico, l’aumento dei costi, la difficoltà di trovare le materie prime.

    Per questo la Commissione ha definito una serie di azioni immediate a sostegno dell’industria europea dell’energia eolica, che rappresenta un pilastro fondamentale del sistema elettrico, fornendo il 16 per cento per cento dell’energia consumata nell’Unione.

    Vado quindi oltre il Piano d’azione per affrontare il tema della comunicazione n. 668, che nell’ottobre scorso ha voluto sottolineare in costante impegno della Commissione a favore delle rinnovabili offshore e della realizzazione di nuovi e più ambiziosi obiettivi in materia, riconoscendo che queste fonti rinnovabili potranno dare un contributo importante alla decarbonizzazione del sistema energetico sia per il 2030 che per il 2050.

    Nella Strategia europea per lo sviluppo delle energie rinnovabili offshore nel 2020 era già riconosciuta la leadership industriale europea del settore dell’eolico, così come veniva confermata la grande possibilità di incremento della potenza installata da fonti rinnovabili e si indicava a quel tempo, nel 2020, tre anni fa (sembra chissà quanto tempo fa) una potenza complessiva, realizzabile dal 2030, di 60 gigawatt di energia eolica offshore.

    A gennaio 2023, quindi non molto tempo dopo, gli Stati membri hanno concordato obiettivi di produzione di energia eolica offshore per 111 gigawatt al 2030, quindi hanno praticamente raddoppiato l’obiettivo della Strategia dell’eolico offshore, adottata nell’ottobre 2020, e per il 2050 si è stabilito di arrivare a 317 gigawatt.

    Con questi obiettivi, tenendo conto che la potenza installata è di 16,3 gigawatt, cosa potrà servire per raggiungere l’obiettivo al 2030? Qualcosa come 12 gigawatt all’anno. Prendiamo atto di quello che è accaduto nel 2022, 1,2, quindi dobbiamo non raddoppiare, ma decuplicare, moltiplicare per 10 quello che è stato realizzato finora. Questo ci dice che bisogna creare delle azioni per sollecitare il mercato a realizzare questo.

    Nella comunicazione si indicano alcune sfide. La prima sfida è rafforzare l’infrastruttura di rete. Non possiamo parlare di energia elettrica prodotta, senza pensare alla rete che deve veicolare questa energia, e nell’offshore i progetti su larga scala sono generalmente lontani dalla costa (li vogliamo lontani dalla costa, non vogliamo vedere le pale, per cui li realizziamo lontano) e, più lontano si va, più c’è bisogno di una rete che sia adatta a trasportare l’energia, che sia capace di far andare l’energia non solo dall’impianto di produzione alla costa, ma anche all’interno, se voglio che quelli che stanno vicino ai Paesi della costa possano usufruire di questa energia prodotta da rinnovabili.

    Il nuovo Regolamento per le reti transeuropee dell’energia, approvato il 2 giugno 2022, ha istituito un quadro favorevole alla cooperazione transfrontaliera, per cui si potrà puntare a reti offshore ed onshore integrate, interconnesse, efficienti, che miglioreranno la sicurezza dell’approvvigionamento e ridurranno i costi per gli utenti, perché dobbiamo pensare anche a questo.

    Il Regolamento prevede alcune cose: l’individuazione di progetti rientranti nei Progetti di Interesse Comune, i PIC, l’accelerazione dei procedimenti autorizzativi, come diceva prima il dottor Polito, il rafforzamento della trasparenza e la partecipazione attiva del pubblico nella definizione dei progetti e dei piani. Fornisce strumenti per la ripartizione dei costi e degli incentivi, oltre a fissare le condizioni di ammissibilità ai finanziamenti europei.

    Secondo pilastro: accelerare il rilascio delle autorizzazioni. Come è stato detto prima, i progetti relativi alle infrastrutture di rete sono soggetti a procedure lunghe, che ostacolano la rapida realizzazione degli impianti. Per cui, il nuovo regolamento sulle reti transeuropee dell’energia va in quella direzione, accelerando i processi per l’autorizzazione di queste reti.

    Inoltre, la direttiva riveduta sulle FER, di cui si è parlato prima, contiene disposizioni per semplificare il rilascio delle autorizzazioni.

    Terzo pilastro: garantire una pianificazione integrata dello spazio marittimo. È fondamentale avere un piano che dice cosa me ne devo fare di questo territorio marino.

    È uno strumento indispensabile per destinare lo spazio marittimo ai diversi usi del mare, secondo un approccio ecosistemico, e per garantire la conservazione a lungo termine di tutte quelle attività che si svolgono in quell’ecosistema.

    Occorre garantire la coesistenza di tutte le attività e gli usi del mare, salvaguardando il conseguimento degli obiettivi di protezione e ripristino dell’ambiente e la sicurezza della navigazione.

    Abbiamo avuto recentemente un progetto europeo nel quale abbiamo affrontato tutte le attività che si svolgono nel mare. Parliamo di pesca, acquacoltura, industria, trasporti, turismo, sorveglianza marittima, protezione della costa. Tutte queste attività devono trovare un equilibrio per garantire la salvaguardia dell’ecosistema nel tempo.

    La Commissione si concentrerà, da quello che si è detto una nella comunicazione, sul passaggio da una pianificazione nazionale a una pianificazione regionale all’interno dei singoli bacini marittimi.

    Inoltre, la Commissione si concentrerà per integrare il sostegno agli Stati membri, per valutare gli impatti delle fonti rinnovabili sugli ecosistemi e per garantire un buono stato ecologico dei mari.

    Quarto punto: rafforzare la resilienza delle infrastrutture, tenendo conto della specificità dei singoli bacini marittimi. Poi abbiamo l’altro tema fondamentale della ricerca e dell’innovazione. Noi dobbiamo partire dalla consapevolezza che è stata la ricerca, l’innovazione a far sì che l’Europa diventasse leader della tecnologia eolica, della tecnologia offshore. Si tratta di continuare l’impegno sulle tecnologie emergenti, fotovoltaico galleggiante, eolico galleggiante, idrogeno. Noi abbiamo dei progetti nei quali ci parla anche di idrogeno grazie alle rinnovabili prodotte in mare.

    Ci sono diversi programmi di finanziamento, e sono disponibili. Lo ha detto prima il dottore, l’Horizon Europe, il Fondo per lo sviluppo regionale, il PNRR, il Fondo per l’innovazione, il piano strategico per le tecnologie energetiche. Non è un problema di soldi. Il problema è avere i progetti, progetti che siano in grado di sostenere quelle sfide, che siano veramente tarati su un territorio che li possa accogliere.

    La Commissione nella comunicazione chiarisce che intensificherà le azioni di ricerca e innovazione. In quale direzione? Nella circolarità, per esempio, per ridurre il rischio di interruzione dell’approvvigionamento di materie prime e migliorare la performance e la sostenibilità dell’eolico offshore.

    L’altro tema è avviare progetti sui materiali avanzati, perché dobbiamo tener conto che le nostre pale eoliche, i nostri generatori fanno riferimento a magneti permanenti che sono fatti con terre rare. Noi non abbiamo le terre rare. Come facciamo a garantire quello sviluppo del settore, se non abbiamo neanche la materia prima con cui facciamo le macchine? Quindi, dobbiamo avviare progetti per riuscire a sostituire quei magneti permanenti, ma non solo, a ridurre l’impatto ambientale e ottimizzare l’impatto dei parchi eolici. Tenete conto degli effetti cumulativi delle varie attività che si svolgono nel mare. Migliorare la produttività e l’efficienza dell’industria lungo tutta la catena del valore.

    L’altro tema fondamentale è sviluppare catene di approvvigionamento e competenze. Poi affronteremo anche quello. La catena di approvvigionamento dell’Unione europea per i parchi eolici offshore è una rete complessa di segmenti e componenti interconnessi.

    La domanda crescente di energia eolica in Europa e nel mondo determina un aumento della domanda di turbine, fondazioni, pali, cavi, apparecchiature elettriche e poi allestimento di porti e navi, perché gli impianti da qualche parte vanno realizzati, non è che arrivano e sono pronti. Quindi, per continuare a soddisfare questa domanda di rapida crescita, la capacità produttiva e unionale deve crescere in maniera considerevole e velocemente. Il problema è che stiamo assistendo, lo diceva prima il dottor Polito, ad una rapida crescita della capacità di fabbricazione di componenti per l’eolico offshore, al di fuori dell’Unione europea. Dobbiamo stare attenti, perché non dovrà, la nostra industria soltanto, essere in grado di produrre molte macchine, ma anche di essere competitiva, perché altrimenti le macchine vengono da fuori e quindi le nostre imprese non riusciranno a partecipare alla filiera.

    Ha parlato di porti e navi. I porti rappresentano i primi punti di accesso degli impianti, sono i terminali per le navi che installano gli impianti e che fanno la manutenzione e quindi devono offrire spazi adeguati per far accedere le navi e per installare, costruire e assemblare gli impianti.

    Considerate che una turbina eolica ha qualcosa come 12.000 componenti. Quindi, parafrasando una canzone sulle donne, oltre le pale c’è di più.

    Ricordatevi, non ci sono solamente le pale che vediamo, ma tutte le altre cose che sono attorno. È un problema serio. Le dimensioni delle pale sono cresciute negli ultimi anni. Parliamo di pale di decine e decine di metri. Per cui, è importante avere, come accesso alle navi che si realizzano, il dragaggio dei porti, accessi capaci di far arrivare le navi, gru adeguate a spostare questi componenti che sono molto pesanti.

    I temi che la Commissione dovrà affrontare e tenerne conto sono tanti, come il ruolo dei porti.

    Teniamo conto anche che il porto deve convivere con la città che c’è nel retroporto e quindi garantire la sostenibilità ambientale di quelle zone dove andremo a realizzare gli impianti, la mappatura e la classificazione delle infrastrutture portuali necessari a realizzare quegli obiettivi.

    Restando sul ruolo dell’industria europea, la Commissione ha presentato il Piano industriale del Green Deal, che mira a creare un contesto favorevole all’aumento della capacità produttiva di tecnologie verdi. Uno dei temi cruciali su cui si dovrà lavorare, lo ho affrontato prima, è il tema delle materie prime, le terre rare in grado di consentire agli impianti di garantire delle prestazioni elevate.

    La Commissione, quindi, sta valutando una serie di strategie per incrementare l’estrazione delle terre rare in Europa, per aumentare il riciclaggio dei magneti permanenti e la sostituzione delle terre rare con i materiali innovativi. Oltre a questo, promuovere partenariati per garantire l’approvvigionamento ininterrotto di materie prime critiche. Ultimo tema: le competenze.

    La Commissione europea ha riconosciuto che le competenze sono un prerequisito fondamentale per una transizione giusta, identificando le competenze come uno dei quattro pilastri del Green Deal Industrial Plan.

    L’Agenzia internazionale per l’energia nel “World Energy Employment 2023 report” ha evidenziato che le imprese nel settore dell’energia pulita stanno rilevando la mancanza di lavori qualificati, come effetto della forte crescita della domanda e quindi questo aspetto sta emergendo come il principale ostacolo e rischio per l’avvio della transizione energetica.

    Solo per il settore dell’offshore prima il dottore ha rappresentato la potenzialità di posti di lavoro per l’eolico. Io faccio il focus sull’eolico offshore. Parliamo di 20.054 nuovi posti di lavoro nei prossimi cinque anni. Quindi, data la velocità di questo sviluppo, l’accesso alla manodopera qualificata sarà un problema da affrontare nei vari segmenti specializzati della catena di approvvigionamento. Si dovrà quindi sostenere lo sviluppo di nuove capacità, di nuove competenze, sia per gli occupati, quindi la conversione, sia per i nuovi occupati, sul digitale, sulla robotica, sulla salute e la sicurezza, e attrarre giovani da altri settori per garantire che la transizione verde sia giusta.

    Ho rappresentato in più in fretta possibile i contenuti della comunicazione. Se mi chiedete la situazione in Emilia-Romagna dell’eolico offshore, non c’è problema a presentarvela, però non voglio deprimervi.

    Vado? Okay.

    In Emilia-Romagna – parlo di eolico – abbiamo qualcosa come 72 impianti, per una potenza complessiva di 45 megawatt. Abbiamo alcune domande che sono arrivate, che sono in corso di istruttoria, ma andiamo a fare il focus su quelle offshore.

    Ne abbiamo due, che sono in procedura di Via statale.

    Le potenze impegnate, le potenze installate da questi due impianti sono di 330 e 600 megawatt, una a Rimini e una a Ravenna. Parliamo, quindi, di 930 megawatt.

    Quanto incide nel Piano energetico questa risorsa? Andiamo un attimo indietro. Le fonti rinnovabili in Emilia-Romagna sono cresciute, nel periodo 2014-2020, con un trend piuttosto piatto, una curva abbastanza piatta, dall’11 al 14 per cento. Oggi siamo al 14 per cento. Quanto incide la potenza eolica sul totale della produzione elettrica regionale? Parliamo di 76 gigawattora all’anno, parliamo dello 0,3 per cento. È un piccolo contributo. Se questi due impianti eolici offshore saranno realizzati, noi passeremo a qualcosa come l’8 per cento della produzione elettrica regionale e quindi porteremo il contributo delle fonti rinnovabili sul totale della produzione elettrica regionale (parlo di produzione elettrica, sistema elettrico, non di tutti i consumi finali) dal 23 al 29, un aumento consistente.

    Sul consumo finale lordo, quello che ci interessa, dal 14 arriveremmo al 15,6 per cento. Non è moltissimo, però sarebbe un bel passo avanti riuscire a portare avanti questi progetti, sia per le forze lavoro sia per le nostre imprese manifatturiere, che parteciperebbero realizzando i propri impianti e per dare un segnale che si può fare, perché è importante dare questo segnale. Non possiamo stare fermi. Questo è un settore nel quale abbiamo le capacità perché abbiamo le imprese, che nel nostro territorio sanno lavorare in mare. Abbiamo le competenze, dobbiamo solamente riuscire ad avviare qualche impianto e dare un segnale che la transizione energetica e la transizione ecologica è possibile. Io avrei concluso.

     

    Presidente CALIANDRO. Abbiamo delle domande per l’ingegner Raimondi? Controlliamo anche da remoto. Diversamente, lo congederei. Non lo pensionerei perché mi ha spiegato che ancora manca qualche mese.

     

    RAIMONDI. Qualche mese c’è ancora.

     

    Presidente CALIANDRO. Siamo contenti di averla avuta in una delle ultime apparizioni in pubblico in Commissione.

     

    RAIMONDI. Vi ringrazio. È stato un onore e un privilegio lavorare con voi in questi anni. Grazie.

     

    Presidente CALIANDRO. Le due illustrazioni che sono intervenute questa mattina sono state evidentemente volute dalla Commissione, proprio perché il senso era quello di cercare quella vocazione comunitaria nell’ambito di una sessione che con lo sportello di Europe Direct, che ringrazio, abbiamo cercato di mettere in piedi per una discussione più ampia sul sistema dell’energia.

    Non ultimo in questi giorni il tema dell’energia rinnovabile si incrocia anche con la grave crisi climatica che stiamo vivendo in queste ore nel nostro distretto, e quindi anche una riflessione sulla produzione di energie pulite è quanto mai opportuna dal momento in cui i nostri figli e noi stessi viviamo in un contesto altamente inquinato. Abbiamo, quindi, la necessità di ragionare anche in maniera più trasversale rispetto a quelle che possono essere le tante possibilità.

    L’eolico, l’offshore eolico, è una delle possibilità, come giustamente l’ingegner Raimondi e anche il dottor Polito hanno voluto illustrare. Ci poniamo, quindi, in una trasversalità e in una circolarità anche della discussione che si pone rispetto a questo processo.

    Non per caso nei prossimi giorni verranno avviate anche la messa in campo di provvedimenti – magari poi lo potrà dire anche chi interverrà successivamente – legati a una legge sul clima della quale c’è bisogno, per tenere insieme tanto la produzione quanto la gestione di energia. Ad ogni modo, senza rubare lo spazio e il tempo ai colleghi, inviterei a questo punto la dottoressa Palazzi, che eredita un ruolo che negli anni precedenti è stato svolto dal dottor Ricciardelli.

    Prego.

     

    Francesca PALAZZI. Grazie.

    Un saluto a tutti e un ringraziamento particolare al presidente di questa Commissione e a tutti i consiglieri presenti. Penso che gli approfondimenti di oggi dimostrino come la Sessione europea dia spazio e luogo e sia appunto la spinta per affrontare temi strategici, in connessione agli obiettivi che pone il programma di lavoro della Commissione europea, e questo lo dimostra.

    Riprendo le parole del dottor Ricciardelli che per tantissimi anni ha lavorato e si è impegnato per realizzare al meglio gli strumenti per la Sessione: “Questa Sessione rappresenta un momento di coscienza e conoscenza per le Regioni di essere parte attiva dell’ordinamento europeo”.

    Lo hanno dimostrato gli interventi che mi hanno preceduta, ma sono tanti i temi sui quali le Regioni offrono un contributo fondamentale.

    L’avvio della Sessione europea è dato dall’approvazione da parte della Giunta regionale del rapporto conoscitivo, che è stato approvato quest’anno con una deliberazione del 5 febbraio, che ha fatto seguito alla presentazione della relazione sullo stato di conformità dell’ordinamento regionale agli atti normativi europei. È un lavoro che, come da tradizione, che io ho avuto modo di ereditare, perché ho assunto il nuovo incarico il 1° gennaio, grazie a un lavoro che era già in corsa e che era già pressoché realizzato, siamo giunti a predisporre la proposta alla Giunta di rapporto conoscitivo. È un lavoro che, come dicevo, nello spirito di tradizione che caratterizza la Regione Emilia-Romagna, è stato svolto in forte sinergia con tutte le direzioni generali e con l’ufficio di Bruxelles, che ringrazio, per dare modo all’Assemblea legislativa di avere un quadro il più possibile aggiornato, dal quale risulta che la Regione Emilia-Romagna continua a essere tra le Regioni italiane maggiormente coinvolte nelle tematiche europee.

    Come dicevo, la relazione sullo stato di conformità offre una panoramica generale. Ha un taglio trasversale a tutti i settori di intervento della Regione. Ogni atto, ogni provvedimento meriterebbe un approfondimento, come è stato fatto oggi per il tema dell’energia eolica.

    Mi limito semplicemente a richiamare i principali, il tema del digitale e i progetti PNRR che la Regione Emilia-Romagna ha attivato, i temi del territorio e dell’ambiente. Mi riferisco agli atti strategici di pianificazione regionale, come il Piano Aria Integrato e il Piano di Tutela delle Acque 2030.

    Su questi atti di pianificazione la Giunta regionale ha adottato un atto, un documento strategico sul quale si è espressa anche l’Assemblea legislativa con un apposito ordine del giorno che mi limito a richiamare.

    Pensiamo ai temi della mobilità sostenibile e al progetto PNRR, per migliorare l’accessibilità delle persone al trasporto pubblico, con l’obiettivo di generare benefici su scala interregionale. Penso anche al tema della programmazione europea per lo sviluppo rurale e a tutto quello che la Regione Emilia-Romagna ha messo in atto per realizzare concretamente gli obiettivi della programmazione. Mi riferisco ai numerosissimi bandi per lo sviluppo rurale, che sono stati adottati con riferimento ai diversi obiettivi della programmazione, come ad esempio il reddito e la competitività, lo sviluppo del territorio, la conoscenza e l’innovazione. Mi riferisco anche all’importante attività messa in atto per l’attuazione delle diverse organizzazioni comuni di mercato. Si pensi anche ai temi della ricerca e dell’innovazione, al tema in coerenza con la strategia di specializzazione intelligente, all’adozione della legge regionale n. 2 nel 2023, che ha anticipato di fatto la riflessione europea su come attrarre talenti nel territorio regionale. Poi, c’è anche il tema dell’energia, che oggi ha avuto un approfondimento appositamente dedicato al delicatissimo tema che è stato affrontato, che è quello della individuazione di aree idonee alla realizzazione di impianti a fonti rinnovabili.

    Penso ancora ai tantissimi progetti PNRR attivati dalla Direzione generale cura della persona, salute e welfare. Questo è un elenco sicuramente riduttivo, non esaustivo, di quello che la Regione Emilia-Romagna ha messo in atto, ma al solo obiettivo di mettere in evidenza l’impegno della Regione nella fase discendente del diritto comunitario.

    Tanti sarebbero gli spunti che il rapporto conoscitivo offre, che mette in evidenza in relazione ai diversi settori di intervento della Regione, nella fase discendente del diritto comunitario, ma per questo mi richiamo a quelli che sono i contenuti del rapporto conoscitivo.

    Passo subito, invece, alla fase ascendente del diritto comunitario per richiamare due risoluzioni che ha approvato l’Assemblea legislativa nell’ambito della formazione del diritto dell’Unione europea, diritto comunitario, che sono due risoluzioni che l’Assemblea legislativa ha approvato nel 2023, che riguardano i temi oggi affrontati nell’ambito di questa discussione, che hanno riguardato una il monitoraggio del suolo, e quindi la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul monitoraggio del suolo e la resilienza. Su questo sono state formulate specifiche osservazioni ai fini della formazione della posizione italiana sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo.

    È di pochi giorni fa la notizia che la posizione italiana è stata formata proprio sulla base dei contenuti che la risoluzione dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna proponeva.

    È un risultato non scontato, che ci fa ovviamente molto piacere, perché dimostra come l’attività della Regione venga apprezzata e porti a risultati concreti.

    Questo, analogamente, sta succedendo con un altro tema che è quello delle acque. In particolare, su questo è stata approvata un’apposita risoluzione dalla Regione, la numero 7050 del 28 giugno 2023, che sta portando a un analogo risultato, perché la posizione italiana sulla proposta di direttiva in materia di acque si è formata con l’apporto che la Regione Emilia-Romagna ha dato.

    In particolare, la proposta di direttiva del Parlamento europeo sul trattamento delle acque reflue urbane è già in dirittura d’arrivo. Ci fa piacere che alcune delle proposte della Regione Emilia-Romagna siano state accolte. Un’altra attende ancora uno sviluppo finale, ma lo segnalavo perché questo dimostra quanto la nostra Regione partecipi attivamente alla fase ascendente e discendente del diritto comunitario.

    Un solo spunto finale sul tema del Green Deal, perché avvicinandosi la fine del mandato dell’Unione europea, nel maggio 2023 è stato attivato un apposito sondaggio sullo stato di avanzamento delle politiche messe in atto per il raggiungimento degli obiettivi tramite la rete RegHub del Comitato delle Regioni. La Regione Emilia-Romagna, come hub regionale, partecipante al Comitato delle Regioni, ha partecipato a questo questionario proprio sui temi che sono stati oggi oggetto di discussione. Quindi, se interessa, il questionario può essere messo a disposizione.

    Mi fermo qui e ringrazio tutti per l’attenzione.

     

    Presidente CALIANDRO. Siamo noi che la ringraziamo, dottoressa Palazzi, sia per averci condotto intorno a un itinerario della potestà legislativa che viene riconosciuta tanto alla Regione quanto alla Sessione europea, che nel corso del tempo, come in parte è stato anche ricordato, è assurta e fonte regolativa di un diritto interno che dialoga a livello comunitario in maniera sempre più pregnante. Gli esempi che da ultimo ci ha citato la dottoressa Palazzi dimostrano come il rapporto tra discendente e ascendente che l’Assemblea legislativa ha maturato nei rapporti con la Commissione europea siano figli anche di quella Istituzione che per lungo tempo è stata inutilizzata, ovverosia il Comitato delle Regioni comunitarie, che ha permesso ai legislatori regionali di tutti i Land dei nostri 27 Paesi di partecipare a una costruzione anche di un processo decisionale che fino a poco tempo fa era relegato soltanto a interventi dei parlamentari europei.

    È una sinergia rispetto alla quale abbiamo il dovere di interrogarci, tanto più che la sollecitazione che, come presidente di Commissione raccolgo, di ricevere anche il report relativo al New Deal e al Green Deal dell’Unione europea è oggetto non soltanto di discussione interna, ma anche di prospettiva.

    Le prime due illustrazioni sugli obiettivi che ci siamo dati si inseriscono proprio in questa perfetta direzione. Darei la parola adesso invece, da remoto, alla dottoressa Palazzini del settore aree protette. È in presenza. Mi avevano detto che sarebbe intervenuta da remoto. Io purtroppo non la conosco. Nell’appunto mi hanno scritto che sarebbe intervenuta da remoto. Apprezziamo il fatto che sia in presenza. Prego.

     

    Monica PALAZZINI CERQUETELLA. Buongiorno.

    Riferisco in particolare rispetto al regolamento n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, che detta disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive all’interno dell’Unione europea, che ha trovato nel decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 230, il suo recepimento a livello nazionale. A seguito della legge 30 dicembre 2021, n. 234, è stato istituito un Fondo ministeriale da affidare alle Regioni per la realizzazione di interventi concreti volti al contrasto delle IAS di rilevanza unionale.

    Nell’ambito di questo finanziamento, che per la Regione Emilia-Romagna ammonta a 1.110.000 euro, 370.000 euro per ogni annualità, la Regione Emilia-Romagna ha emanato un bando approvato con la DGR n. 1885/2023 che contiene le linee guida per la candidatura di interventi finanziati al 100 per cento con fondi ministeriali al fine di realizzare interventi di contrasto e gestione alla diffusione sul nostro territorio delle specie esotiche invasive.

    Entro il termine del 19 gennaio di quest’anno sono pervenute tredici domande, articolate in diversi interventi. La fase istruttoria si concluderà il 19 marzo. A seguito di questo, verranno affidati agli Enti locali e agli enti di gestione delle aree protette finanziamenti per la realizzazione di interventi sul territorio.

     

    Presidente CALIANDRO. La ringrazio molto.

    Per il settore governo del territorio e dell’ambiente sono presenti sia il dottor Trentini che la dottoressa Faranghis. Interviene il dottor Trentini, immagino.

     

    (interruzione)

     

    Presidente CALIANDRO. Fai tu l’intervento finale?

     

    (interruzione)

     

    Presidente CALIANDRO. Non ho capito.

     

    (interruzione)

     

    Presidente CALIANDRO. C’è un problema dalla regia. È saltato il collegamento.

    Le chiedo di pazientare un attimo, perché ci seguono anche da...

     

    (interruzione)

     

    Presidente CALIANDRO. Possiamo riavviare il sistema?

    Se ci dovesse essere qualcuno che ci sente da remoto, ma lo dico per coloro che sono presenti in aula, dobbiamo sospendere per alcuni minuti perché non c’è connessione di rete.

     

    (La seduta è sospesa)

     

    Presidente CALIANDRO. Riprendiamo i lavori.Dottor Trentini, dopo averla interrotta, le ridò la parola. Prego.

     

    Luca TRENTINI. Buongiorno a tutti.

    Due parole veloci sulla parte del rapporto conoscitivo relativa al governo del territorio. Volevamo aggiornare un po’ la situazione sul progetto di direttiva sul monitoraggio della salute dei suoli, ma la dottoressa Palazzi lo ha già anticipato.

    Due parole, comunque, per fare il quadro. In generale, con il rapporto conoscitivo andiamo a vedere, nella fase discendente, come la Regione tiene dietro all’evoluzione del quadro normativo europeo. Poi valutiamo i progetti della fase ascendente. In materia di governo del territorio, ci togliamo una soddisfazione. L’obiettivo fondamentale è quello della riduzione del consumo di suolo, dell’azzeramento del consumo di suolo al 2050. Noi Regione siamo più avanti dell’Unione europea, perché abbiamo già messo in legge, con la nuova legge urbanistica, la n. 24/2017, questo obiettivo. L’Unione europea lo ha definito a livello di strategie, di programmi, ma non è riuscita a fissarlo con atti normativi, direttive o regolamenti. Noi abbiamo fissato questo obiettivo, questo vincolo al 2050. Il consumo di suolo da urbanizzazioni, impermeabilizzazioni dovrà essere a saldo zero. Se si impermeabilizza, bisogna deimpermeabilizzare altrettante aree.

    Come sapete, nella legge urbanistica c’è questo meccanismo di contenimento, la famosa quota del 3 per cento, di consumo di suolo, che i Comuni possono consumare al massimo da qui, praticamente da quando è entrata in vigore la nuova legge, fino al 2050.

    Ogni anno, quindi, ci troviamo a vedere l’evoluzione del quadro normativo europeo sul consumo di suolo, sulla protezione del suolo. Sapete che la Commissione europea provò, in realtà, già tra il 2006 e il 2012 ad approvare una direttiva sulla protezione del suolo. Non ci riuscì. Alla fine, il progetto fu ritirato. L’anno scorso è stata presentata questa proposta di direttiva, che inizialmente doveva avere come titolo “Sulla protezione del suolo”. È stata un po’ attenuata ed è diventata la direttiva “Sul monitoraggio della salute del suolo”. Per cui, capite anche l’evoluzione, la difficoltà che c’è sempre in questo argomento.

    Attualmente, nel programma di lavoro, risulta tra le proposte in sospeso. Speriamo che vada avanti. Comunque, sarà un incentivo a dare una buona e completa attuazione alla nostra legge urbanistica e anche agli eventuali miglioramenti, adattamenti negli indici di monitoraggio del consumo di suolo. Attendiamo e speriamo.

     

    Presidente CALIANDRO. La ringrazio tanto.

    A questo punto, per l’Area viabilità e logistica, l’ingegner Ropa, se non sbaglio, svolge l’intervento. Oppure Simeoni? Chi dei due? Come vi siete organizzati? Entrambi.

    Lascio la parola prima a Federica Ropa. Prego.

     

    Federica ROPA. Nell’ambito degli interventi relativi alla mobilità, vi illustro la parte di mia competenza, cioè le incentivazioni al trasporto ferroviario delle merci.

    Come sapete, è già dal 2009 che la Regione, in seguito al forte calo del traffico ferroviario prodotto dalla crisi economica, ha deciso di adottare disposizioni per contrastare l’ulteriore erosione del trasporto ferroviario merci a favore del trasporto stradale. Per evitare il collasso dell’intera filiera intermodale ferro-gomma e ferro-ferro, ha approvato le leggi n. 15/2009, n. 10/2014 e n. 30/2019, ovviamente sono leggi di bilancio, quindi disposizioni, relative a interventi per il trasporto ferroviario delle merci.

    L’obiettivo era quello di stimolare la crescita del trasporto merci ferroviario, incentivando nuovi traffici, quindi aggiuntivi rispetto a quelli già effettuati, su relazioni già esistenti e nuove relazioni, e ridurre il numero di mezzi pesanti in circolazione, con evidente beneficio per l’inquinamento e la qualità dell’aria, la congestione e la sicurezza.

    Fin dall’inizio è sempre stata prevista anche la possibilità di incentivare il trasporto delle merci lungo le vie navigabili, al fine di uniformare le politiche regionali con quelle promosse dall’Unione europea, ma questo canale non è mai stato attivato per mancanza di domande.

    Più recentemente abbiamo approvato, con la legge n. 24/2022, articolo 9, un’ulteriore tranche di interventi per il trasporto ferroviario e fluviomarittimo, anche in questo caso, delle merci. Con la delibera n. 149 del 6 febbraio 2023 è stato approvato il bando attuativo, rivolto ‒ come sempre ‒ alle imprese logistiche e agli operatori del trasporto multimodale. Il bando promuove l’incremento del traffico merci con modalità green mediante la realizzazione di servizi aggiuntivi, che trasferiscono, quindi, quote di traffico merci dalla modalità stradale alla modalità ferroviaria, consentendo la riduzione dell’inquinamento ambientale e un incremento della sicurezza.

    Sul bilancio regionale sono stanziati 2 milioni di euro per l’anno 2023, 2 milioni per il 2024 e 2,4 milioni per l’anno 2025. Questo, naturalmente, nell’ambito del più ampio obiettivo politico europeo del Green Deal: ecco perché siamo qua a relazionare.

    Al bando hanno partecipato, anche questa volta, solo imprese di ambito ferroviario. La graduatoria ha portato a concedere contributi a 15 imprese per 32 servizi.

    È importante segnalare che a dicembre la Giunta ha deliberato un correttivo al bando, stabilendo, per contrastare il calo prodotto dalla crisi economica generata da una pluralità dei fattori (quali il PIL, l’aumento dell’inflazione e i conflitti internazionali), dei correttivi alle modalità attuative contenute nel bando approvato, che prevedono, in particolare, la modifica del periodo di riferimento per considerare l’aggiuntività del servizio, che inizialmente era indicato fra il 1° gennaio 2022 e il 31 dicembre 2022. È invece stato previsto che possa essere preso a riferimento il periodo fra il 1° gennaio 2023 e il 30 aprile 2023, riparametrato alle 12 mensilità, in ragione della contrazione dei volumi di traffico ferroviario delle merci che si è iniziata a registrare già a partire dalla fine dell’anno 2022. Dopo la ripresa post-Covid, cioè, purtroppo questi conflitti mondiali hanno concorso a ridurre in maniera significativa anche la movimentazione delle merci, in particolare di quelle più vocate al trasporto ferroviario, quindi è stato necessario introdurre questo correttivo.

    Ora, dal 2024 inizia la rendicontazione. Entro il 28 febbraio aspettiamo le domande per i servizi resi nell’anno 2023. A fronte degli stanziamenti di bilancio illustrati poco fa, sono stati ammessi a contributo servizi pari a molto meno: 1.329.000 per il 2023, 1.447.000 per il 24, 1.570.000 per il 2025, per un totale di circa 4.350.000.

    Bisognerà vedere poi, in sede di presentazione delle domande, se questi importi possono essere confermati, e cioè se i servizi sono stati realmente attivati.

    Gli obiettivi della legge, che riassumiamo brevemente, sono: stimolare la crescita e incentivare esclusivamente i traffici aggiuntivi; incentivare i collegamenti che hanno come origine e destinazione un nodo regionale, cioè i collegamenti intraregionali e interregionali; privilegiare la retroportualità ferroviaria in quanto strategica per i nodi regionali, e con ampi margini di crescita per il traffico ferroviario e le relazioni con la istituenda ZLS, di cui però non abbiamo ancora evidenza; incentivare sia il traffico ferroviario intermodale, sia il traffico ferroviario tradizionale, mediante compensazione della differenza dei costi esterni del trasporto su strada a vantaggio degli utenti finali; e più in generale è perseguito l’obiettivo di ridurre l’inquinamento ambientale e incrementare la sicurezza della circolazione.

    Le caratteristiche e le modalità di incentivazione non sono molto variate negli anni. Comunque, i beneficiari diretti del contributo sono le imprese logistiche (i cosiddetti MTO) e gli operatori del trasporto multimodale, anche in forma consorziata e cooperativa, regolarmente costituiti e aventi sede legale in uno degli Stati membri dell’Unione europea, o nei Paesi facenti parte dello Spazio economico europeo, o dell’Associazione europea di libero scambio, quindi, ad ampio spettro. I beneficiari indiretti sono gli utenti finali del trasporto, cioè i caricatori e le imprese.

    L’incentivo è su base chilometrica, fino a un massimo di 120 chilometri percorsi in Emilia-Romagna. Per il ferroviario l’aiuto – naturalmente, tutti questi parametri sono stati oggetto di un’autorizzazione all’aiuto di Stato da parte dell’Europa – è di 1,1 centesimi di euro per tonnellata al chilometro. Condizioni minime per ottenere l’incentivo sono: realizzare almeno 20 treni all’anno, oppure trasportare almeno 15.000 tonnellate all’anno rispetto al periodo di riferimento definito e ridefinito, come ho detto prima, dal bando.

    L’importo massimo concedibile per ogni impresa è il 10 per cento delle risorse annualmente disponibili. I contributi calcolati sui chilometri di tragitto fino appunto ad un massimo di 120 chilometri dei servizi ammessi in graduatoria non sono cumulabili con altri contributi.

    Il periodo di contribuzione di ciascuno dei servizi incentivate per le annualità 2023 e 2024 (corrisponde all’anno solare, sempre sul 2023, con quella precisazione poi intervenuta a dicembre) e per l’annualità 2025, invece, terminerà il 25 ottobre per rispettare le tempistiche di rendicontazione delle risorse ministeriali, perché lo stanziamento di 6 milioni su 6,4 milioni è di derivazione del ministero dell’ambiente. Sono ammessi a contributo i servizi avviati a partire dal 1° gennaio 2023; l’effettivo avvio di ciascun servizio deve avvenire al massimo entro due mesi dalla pubblicazione della graduatoria.

    Ora siamo in attesa delle domande. Vedremo quanti di questi sono effettivamente partiti.

     

    Presidente CALIANDRO. Grazie. Ci sarebbe anche il dottor Simeoni, giusto? Prego.

     

    Tommaso SIMEONI. Buongiorno.

    Passiamo da mobilità delle merci a mobilità delle persone. Vi racconto brevemente quello che abbiamo fatto nel 2023 in attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria.

    In particolare, abbiamo intrapreso due misure: la prima, approvata con la DGR 1411 del 2023 è relativa agli incentivi per l’acquisto di biciclette a pedalata assistita. Perché abbiamo pensato a questa misura? Perché uno degli obiettivi che ha la Regione Emilia-Romagna è quello di favorire la diversione modale, cioè fare in modo che le persone inizino a utilizzare nuovi modi di spostarsi che possono essere fatti o attraverso i mezzi di trasporto pubblico, oppure attraverso dei mezzi privati, come la bicicletta, anche in considerazione del fatto che la maggior parte degli spostamenti in ambito urbano avviene nell’arco di tre chilometri.

    Per cui, oggi abbiamo le biciclette a pedalata assistita che consentono di fare degli spostamenti in autonomia di 10-20 chilometri, per cui teoricamente si potrebbe trasformare più della metà del traffico cittadino urbano in traffico di biciclette. Questa è un’idea molto ambiziosa, che ovviamente non è sempre possibile, però la Regione Emilia-Romagna, ha investito questi 9 milioni di euro in tre anni. Queste risorse vengono distribuite nel triennio che va dal 2023, al 2024 al 2025. Il primo anno per questa misura hanno ricevuto il contributo 6.409 cittadini e tra l’altro, gli ultimi sono in fase di liquidazione in questi giorni.

    L’incentivo prevedeva la possibilità di acquistare una bicicletta a pedalata assistita oppure una cargo bike che rispondesse a quanto previsto dall’articolo 50 del Codice della strada, quindi non veicoli che possono raggiungere velocità superiori ai 25 chilometri orari, perché sappiamo che ci sono delle biciclette che possono arrivare anche a 60-70 chilometri orari, ma non è quello l’obiettivo, perché lì poi entra in gioco una questione di sicurezza.

    Per cui, in realtà noi abbiamo ricevuto anche domande per queste tipologie di veicoli, che sono state escluse dal bando, ovviamente. In più, anche le cargo bike abbiamo visto che vengono molto utilizzate specie dalle famiglie, e abbiamo incentivato… In realtà, quelle incentivate sono poche, sono 112 perché il grosso va sulle biciclette a pedalata assistita.

    Nel primo anno di incentivo era previsto un extra bonus per chi rottamava l’auto, perché l’idea era questa: se tu rottami l’auto ti diamo un incentivo maggiore per acquistare la bicicletta. Questo però non ha funzionato, perché ovviamente non c’è una correlazione diretta tra la rottamazione delle auto e l’acquisto di una bicicletta, ovviamente. Sono solamente 160 quindi le auto che sono state rottamate a seguito di questo bando.

    Nel secondo anno il bando lo abbiamo aperto il 9 gennaio. Quest’anno, ad oggi abbiamo 4.779 domande, che in realtà non sappiamo ancora se verranno accolte, perché devono essere ancora istruite. Per cui, le risorse sono già concluse, ma c’è il sistema di un contatore automatico per cui, man mano che andranno avanti le istruttorie, si potranno rendere disponibili ulteriori risorse, quindi magari potrebbero entrare anche ulteriori domande nel corso del 2024.

    Altri 2,7 milioni di euro sono destinati per lo stesso bando nel 2025, quindi questo ha una copertura triennale.

    Altro bando che noi abbiamo portato avanti nel corso del 2023 è approvato con DGR n. 1444 relativa proprio alla realizzazione di infrastruttura ciclabile. L’idea dell’Emilia-Romagna è di favorire un pacchetto completo. L’obiettivo è creare le modalità perché le persone possano muoversi in sicurezza a piedi, perché i ragazzi possano andare a scuola, percorrere il tragitto casa-scuola in maniera sicura, e perché le persone possano muoversi all’interno dell’ambito urbano in bicicletta in maniera sicura.

    In questa nuova misura che abbiamo approvato, quindi, è prevista la realizzazione di piste ciclabili in sede propria, ma anche di bike lane, oppure di aree scolastiche, quindi con la messa in sicurezza anche dei tragitti casa-scuola.

    In questo anno (2023) i fondi a disposizione erano di 10 milioni di euro con un contributo massimo della Regione Emilia-Romagna di 500.000 euro e sono stati finanziati 25 progetti. Il bando ha avuto grande successo, tanto che abbiamo avuto 71 richieste di finanziamento, che è un bel segno: vuol dire che i Comuni si stanno muovendo e stanno credendo a questo tema.

    Il bando era rivolto ai 185 Comuni della pianura est-ovest dell’agglomerato di Bologna, che sono sotto infrazione per la qualità dell’aria, quindi 71 hanno presentato domanda.

    Vorrei aggiungere un’altra cosa, un po’ borderline, che però secondo me si può ricollegare: è il discorso dell’incentivo al MaaS, cioè del Mobility as a Service. Noi come Regione Emilia-Romagna abbiamo partecipato al bando nazionale del PNRR, Asse 1, relativo al MaaS e siamo arrivati secondi. Abbiamo avuto 2,3 milioni di euro da parte del ministero per portare avanti questa idea di MaaS a livello regionale. Quindi, la nostra idea è di avere un unico sistema che consenta di aggregare tutti i servizi relativi ai trasporti.

    Oggi noi abbiamo ROGER, una specie di MaaS che è nato un po’ prima. Ma oggi l’idea è di potenziare questo strumento, quindi rinnovandolo completamente, facendo in maniera tale che ci sia un unico strumento a livello regionale che consenta di gestire tutti gli spostamenti di tutte le tipologie di veicoli, quindi sia chi va in auto, sia chi va in bici, sia chi usa il mezzo pubblico in maniera libera e permeabile sul territorio. Questo sistema quindi secondo noi aiuterà anche le aree a domanda debole, perché se tu in tempo reale vedi che l’autobus sta per arrivare, magari lo vai a prendere, cioè ci credi… Perché c’è il mito che l’autobus è sempre in ritardo, sappiamo tutto quello che scrivono i giornali. Invece, vedere sul proprio strumento che l’autobus è lì in quel momento può aiutare secondo noi i cittadini.

    Ci auguriamo quindi che questa misura che è un po’ laterale possa comunque creare un substrato favorevole verso l’uso del trasporto pubblico.

     

    Presidente CALIANDRO. Io la ringrazio molto perché questa è stata una delle illustrazioni rispetto allo spirito con il quale abbiamo organizzato questa Sessione europea di quest’anno, cioè la sua trasversalità anche rispetto alle capacità di modificare gli stili di vita.

    D’altro canto, dalla produzione alla veicolazione delle merci, soprattutto c’è il grande tema della mobilità morbida nelle città, come strumento di comunitarizzazione degli stili di vita. Le ciclabili, le bici, il piedibus, gli strumenti di interconnessione sono evidentemente riferimenti che trovano la loro base in uno strumento comunitario su cui l’Emilia-Romagna attraversa questa fase di trasformazione, sia legislativa che culturale.

    Non so se ci sono domande da parte dei colleghi. Diversamente, la congederei. La ringrazio.

    Adesso ho l’ultimo intervento, dulcis in fundo, della dottoressa Cristina Govoni, che ci parla di tutto l’ampio spettro dell’economia circolare dell’ambiente.

     

    Cristina GOVONI. Grazie. Buongiorno a tutti e grazie per questa importante occasione per fare una riflessione a tutto campo sul diritto comunitario, sia in fase, abbiamo detto, ascendente, che discendente.

    Per la parte che qui rappresento più in senso stretto, quindi delle deleghe della vicepresidente, è evidente che siamo particolarmente interessati, perché tutto il diritto ambientale e non solo, del territorio, è pressoché di derivazione comunitaria. È chiaro quindi che siamo fortemente interessati e impattati da questo mondo, dalle direttive e dall’Europa. Molto è già stato detto, e cercherò arrivando in fondo, di essere sintetica.

    La dottoressa Palazzi, che mi ha preceduto, ha già fatto presente diverse cose che riguardano i tematismi dell’ambiente, quindi sarò anche abbastanza rapida, su questo, trattando fase ascendente delle cose fatte, che poi trovate già nella relazione, e fase discendente.

    Per quanto riguarda quella ascendente, abbiamo vari tematismi che sono in particolare interessati dal momento storico. Abbiamo tutto il tema delle nuove direttive della qualità dell’aria, che, come sapete, sono in discussione in questi giorni. Doveva essere ieri il trilogo fra Commissione, Parlamento e Consiglio per vedere di trovare un punto di approdo sui contenuti della nuova direttiva.

    Tale nuova direttiva sappiamo essere molto stringente, quindi comporterà anche per la nostra Regione dei tempi che vedremo quali sono. Una delle cose di cui si sta discutendo è la tempistica di recepimento, che una volta che sarà emanata ci vedrà attivamente coinvolti.

    Ovviamente su questo, come sapete, abbiamo appena adottato – avete appena adottato in Consiglio – il Piano Aria. Sui giornali, in questi giorni, ci sono le cronache: stiamo facendo i monitoraggi e stiamo ponendo in essere le azioni che il Piano ha previsto, ci stiamo lavorando attivamente.

    Per quanto riguarda l’acqua, è anche qui in corso l’emanazione di nuove direttive, l’aggiornamento delle direttive esistenti, sia la direttiva-quadro – chiamiamola “mamma” – sulle acque, che le direttive discendenti, con particolare riferimento anche alle acque reflue. È già stato detto infatti dalla dottoressa Palazzi, e ne siamo particolarmente contenti, che il lavoro fatto prima in via tecnica, poi anche con l’Assemblea, e la risoluzione abbiano portato il Governo italiano ad assumere la posizione della Regione Emilia-Romagna come posizione dello Stato membro in sede comunitaria.

    Stiamo facendo un monitoraggio sulla direttiva suolo e stiamo lavorando attivamente su alcune misure del PNRR. Quello che forse qui ancora non è stato detto è che noi abbiamo un progetto sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, in particolare su alcune misure – abbiamo l’M2C4 con riferimento alla rinaturazione dell’area del Po – su cui le strutture stanno lavorando. Abbiamo avuto un finanziamento per 357 milioni; si lavora a 56 schede di intervento, quindi è tanta roba, la diciamo così, attivamente.

    Abbiamo avuto investimenti PNRR per i siti orfani, per cui sono stati finanziati 18 siti orfani per circa 27 milioni. I siti orfani sono quelli delle bonifiche, quindi siti abbandonati, per cui stanno procedendo d’ufficio i Comuni in surroga all’inquinatore inadempiente o non esistente, quindi stiamo procedendo per quelli, e anche questa è una misura del PNRR.

    Sempre con riferimento al PNRR, abbiamo la Misura investimento 4.1 “Infrastrutture idriche primarie per sicurezza, approvvigionamento idrico e aumento e incremento della resilienza dell’agrosistema irriguo”. Stiamo gestendo, insieme ovviamente a Regione e Consorzi di bonifica, che sono soggetti attuatori, 226 milioni per gli investimenti in infrastrutture idriche, 160 per la resilienza del sistema irriguo. Sempre con la stessa misura, Riduzione delle perdite, abbiamo avuto un finanziamento di circa 10 milioni di euro per IRETI a Parma. Anche su questo quindi è intervenuto l’accordo e adesso sta partendo questo intervento.

    Come forse abbiamo anche già detto in questa sede, avevamo candidato interventi per 197 milioni sulle perdite, e non erano stati finanziati perché non avevamo abbastanza perdite rispetto ad altri. Abbiamo notizie che forse invece potrebbero essere finanziati, quindi poi vi aggiorneremo in ordine a questa misura qualora dovesse accadere questo. Siamo abbastanza pronti, però vediamo.

    Insieme ad ATERSIR abbiamo poi candidato sull’economia circolare, l’ATO rifiuti urbani, con diversi interventi. In particolare, gli interventi erano divisi su tre linee di azione. Abbiamo quindi un’azione su miglioramento e meccanizzazione della raccolta, che prevede 31 milioni di euro di finanziamento; una su proposta di altri sistemi sempre legati ai rifiuti urbani, per la realizzazione di nuovi impianti di trattamento; infine, il riciclaggio delle acque reflue e dei rifiuti, quindi per altri 138 milioni una e 27 l’altra.

    Infine, abbiamo sottoscritto un accordo, recentemente, e questo è un aggiornamento anche rispetto alla relazione: in data 16 febbraio abbiamo firmato l’accordo col Ministero per alcuni investimenti in fognatura e depurazione, sempre misure di questa natura.

    Come sapete siamo coinvolti negli obiettivi del Green Deal. Evidentemente c’è il tema della neutralità climatica, economia circolare, economia zero emissioni, e stiamo ragionando, sotto il profilo più come strutture tecniche sul percorso di neutralità climatica, e come avete votato anche di recente, la necessità, nell’ambito dei documenti programmatici, di una legislazione sul clima.

    Per quanto riguarda la fase discendente, ovviamente abbiamo partecipato ai percorsi sulla gestione delle direttive relative al rischio alluvioni, in particolare, abbiamo lavorato con le Autorità di distretto, e sono stati fatti e adottati i programmi delle misure. Per quanto riguarda l’aria abbiamo anche attivato tutto il sistema Move-In per consentire – così come le altre Regioni del bacino padano, perché cerchiamo sempre sulla qualità dell’aria di muoverci in sinergia fra Regioni del Bacino padano – attraverso questo sistema e a chi partecipa di poter girare con un chilometraggio limitato, ovviamente, anche a qualche veicolo inquinante per poter far fronte alle esigenze di vita quotidiana.

    Stiamo lavorando, come sapete, al Piano di tutela delle acque. L’Assemblea legislativa ha votato il documento di indirizzo strategico, quindi è in corso la predisposizione degli elaborati del Piano. Ci stiamo lavorando e abbiamo pubblicato il programma di lavoro, le misure consultive, nonché la valutazione globale provvisoria, che sono due strumenti che la normativa statale qui ci chiede in conformità con le direttive.

    Abbiamo anche dato attuazione alla direttiva 91/676/CE, chiamata Direttiva Nitrati, che prevede il programma d’azione, portando il regolamento per gli effluenti prima in approvazione in Giunta come schema di disciplina. Siamo venuti la settimana scorsa, se non ricordo male, per il parere di conformità della Commissione, e successivamente alla deliberazione dell’aula andremo poi in Giunta su questa misura.

    Per quanto riguarda le acque reflue, stiamo lavorando. Abbiamo fatto la pianificazione degli spazi marittimi dei rifiuti dei porti, nel 2023, abbiamo adottato per la prima volta tutti i piani dei rifiuti portuali previsti da direttive comunitarie, che integrano la pianificazione del Piano regionale in materia di rifiuti. Si è riusciti per la prima volta a fare anche quello di Cervia che nella passata stagione di pianificazione non era stato possibile farle. È un’attività che facciamo in collaborazione con le Capitanerie di porto. Noi facciamo la valutazione ambientale strategica, gli diamo il supporto; dopodiché, sono formalizzati con ordinanza delle Capitanerie, oppure nel caso di Ravenna, che è Autorità portuale, proprio con un atto dell’Autorità portuale. Comunque, alla fine del 2023 abbiamo completato anche tutta questa pianificazione che è sempre attuativa di direttive comunitarie.

    Sempre sotto il profilo della parte economia circolare, come sapete, siamo venuti a relazionare a inizio anno, sempre qui in Commissione, stiamo dando attuazione a tutte le azioni di piano, quindi il percorso sta proseguendo in questi termini. Fondamentalmente, sono queste le cose salienti che stiamo facendo. Ovviamente, tutta l’attività che facciamo come assessorato è legata ad attività che ben si inserisce, come dicevo all’inizio, nell’ambito del percorso comunitario, perché tutta la nostra legislazione è di derivazione comunitaria.

     

    Presidente CALIANDRO. Utilissimo, questo contributo, che chiaramente ha spaziato su temi anche più terreni, proprio per usare una metafora.

    A questo punto, chiederei ai relatori se vogliono interagire, come per prassi. La consigliera Montalti, relatrice di maggioranza l’aveva già chiesto. Riusciamo a collegare la consigliera Montalti?

    Nel frattempo, ricordiamo che sono anche collegati, seppure non siano membri effettivi, i colleghi Cuoghi e Liverani. Lia, ci senti?

     

    Relatrice consigliera Lia MONTALTI. Sì, forte e chiaro.

     

    Presidente CALIANDRO. Bene. Prego.

     

    Consigliera MONTALTI. Intanto, visti i tanti interventi di questa mattina, e tra l’altro voglio ringraziare tutti i relatori per il quadro chiaro e gli approfondimenti che ci hanno dato, tengo prima di tutto ad evidenziare come, grazie al rapporto conoscitivo siamo in grado anche di misurare il posizionamento della nostra Regione rispetto al quadro delle direttive, delle politiche e della programmazione europea. Mi sembra che da oggi venga fuori il dato di una Regione che cerca in maniera fattiva di portare avanti una serie di impegni rilevanti sul fronte del Green Deal e delle politiche ambientali e di contrasto al cambiamento climatico, tema che è sempre più centrale e rilevante.

    Io vengo dal territorio dell’alluvione, quindi le conseguenze e gli impatti del cambiamento climatico li abbiamo vissuti sulla nostra pelle. Credo che anche la Sessione europea debba essere l’occasione, come è emerso questa mattina, di essere consapevoli e rinnovare il nostro impegno concreto anche rispetto ai grandi obiettivi che l’Europa si è data, e che però in questi anni abbiamo visto che poi si sostanziano in decisioni chiare, che determinano scelte politiche anche a livello regionale e locale.

    Su questo la Sessione europea è il nostro strumento anche per capire quelle che possono essere le criticità rispetto alle ricadute delle scelte europee sul territorio emiliano-romagnolo, così come le opportunità. È una riflessione che…

     

    Presidente CALINADRO. È saltato il collegamento con la Montalti. Noi non la sentiamo… È possibile ripristinare l’audio?

     

    (interruzione)

     

    Presidente CALIANDRO. Si è freezato il suo collegamento? Quindi è un problema di connessione.

    Lia, tu ci senti? Però noi non sentiamo te.

     

    (interruzione)

     

    Presidente CALIANDRO. Forse hai poca banda. Proviamo a spegnere il video alla Montalti, vediamo se si riesce ad ascoltare. Prova a parlare, Lia. Ci senti? No.

     

    (interruzione)

     

    Presidente CALIANDRO. Dovrebbe uscire e rientrare lei. Lia, scollegati e rientra. Nel frattempo, do la parola al collega Bargi, così non teniamo tutti in stand-by. Prego.

     

    Relatore di minoranza Stefano BARGI. Molto brevemente.

    Rispetto ai tanti interventi che ci sono stati oggi, la Commissione è stata in grado di toccare tematiche che vanno anche oltre l’obiettivo che si era data, di esaminare ed entrare nel dettaglio, ovvero il pacchetto per l’energia eolica che è il punto n. 1 tra gli obiettivi strategici del Programma di lavoro della Commissione europea.

    Quest’anno come sapete c’è la novità dei due relatori, l’abbiamo visto l’anno scorso. Quest’anno ci sono magari meno punti nelle varie Commissioni rispetto al passato, sia perché il programma è un po’ più contenuto, vista l’imminenza delle elezioni europee, sia perché per lo stesso motivo i tempi sono più stretti, quindi sicuramente sarà un approfondimento un po’ più veloce rispetto agli anni passati. Stiamo cercando di stringerlo tra questa settimana e la prossima, proprio per arrivare in aula nei tempi congrui, anche perché ovviamente c’è questa scadenza elettorale che segnerà un bivio.

    Anche per questo io credo sia un momento, visti anche gli stravolgimenti che stanno avvenendo a livello internazionale, per fare anche un punto politico. Se è vero infatti che noi siamo una regione tra le più incastrate nel meccanismo europeo che riesce ad influire di più e a portare avanti il proprio pensiero sulle tematiche singole che vengono affrontate, è altrettanto vero che rispetto al tema complessivo del funzionamento dell’Unione, dovremmo far sentire la nostra voce. Io dico quindi che questo potrebbe essere il momento per poter fare alcune riflessioni e cominciare a trarre anche alcune conclusioni. Chiaramente è un tipo di dibattito che faremo in Aula. Adesso, nel percorso delle Commissioni si entra nei singoli aspetti. Ringrazio anch’io chi è intervenuto e ha dato un contributo, e ovviamente aspettiamo come relatori che la Commissione poi rediga il proprio parere.

    Grazie.

     

    Presidente CALIANDRO. Collega Montalti, proviamo a ripristinare l’audio e il video.

     

    Consigliera MONTALTI. Mi sentite adesso?

     

    Presidente CALIANDRO. Sì, prego.

     

    Consigliera MONTALTI. Ho cambiato dispositivo e non ho acceso il video, ma non so fino a che punto mi avevate sentito.

    Per concludere però il mio intervento volevo evidenziare che nel programma 2024 della Commissione europea, la Commissione si dà due obiettivi per gli ultimi mesi di legislatura: quello di rispettare gli impegni, quindi banalmente di completare il proprio programma di mandato, e ovviamente il tema del Green Deal e della lotta al cambiamento climatico è il tema strategico che ha caratterizzato il mandato 2019-2024.

    L’altro tema, che ha molto a che fare anche con uno dei punti centrali che abbiamo trattato oggi, ovvero gli investimenti in eolico offshore è il migliorare la regolamentazione, ridurre gli oneri e snellire la burocrazia.

    È una questione su cui molte volte ci è capitato di confrontarci anche all’interno di questa Commissione. Anche i relatori che sono intervenuti hanno messo in chiaro che, laddove ci sono investimenti negli interventi che sono strategici, perché per riuscire a produrre energia pulita attraverso fonti rinnovabili come l’eolico, che possono essere particolarmente performanti, il tema centrale, però, è far sì che gli investimenti abbiano degli iter il più possibile agevoli, ovviamente nel rispetto della tutela ambientale, nel rispetto dei controlli e degli equilibri, però, cercando anche proprio di ragionare su come sul fronte europeo si possa snellire la burocrazia.

    Questo è un tema centrale anche rispetto a tutta la parte di programmazione dei fondi europei. Per ritornare anche alla riflessione sull’alluvione è anche una di quelle questioni che noi abbiamo posto nel momento in cui ci è stato accordato quel miliardo di investimenti da fonti PNRR. Uno degli elementi che può rappresentare una criticità è l’aggravio di burocrazia, di regolamentazione, di paletti che noi vediamo esserci spesso attorno all’utilizzo dei fondi europei.

    Io credo che una delle cose che dovremmo chiedere all’Europa in questo percorso di Sessione europea sia anche di riflettere su come rendere più agevoli gli investimenti, soprattutto quando si tratta di ambiti rilevanti dal punto di vista della lotta al cambiamento climatico, della sicurezza del territorio, degli investimenti in rinnovabili.

    Con questo, presidente, ho concluso. Aspettiamo il passaggio nuovamente in questa Commissione con le proposte per poi arrivare alla discussione in Aula. Grazie.

     

    Presidente CALIANDRO. Grazie. Ringrazio tutti gli intervenuti ai lavori di questa mattina. Vi congedo dopo una mattina tutta con noi. I lavori si concludono qui.

     

     

    Espandi Indice