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Legislatura IX - Commissione IV - Verbale del 18/02/2014 antimeridiano

     

     

     

     

     

    Verbale n. 5

    Seduta del 18 febbraio 2014

     

    Il giorno martedì 18 alle ore 10,30 si è riunita in udienza conoscitiva presso la sede dell’Assemblea Legislativa in Bologna Viale A. Moro n. 50, la Commissione Politiche per la Salute e Politiche Sociali, convocata con nota prot. n. 5899 del 12 febbraio 2014.

     

    Partecipano alla seduta i Consiglieri:

     

     

    Cognome e nome

    Qualifica

    Gruppo

    Voto

     

    DONINI Monica

    Presidente

    Federazione della Sinistra

    2

    presente

    PIVA Roberto

    Vice Presidente

    Partito Democratico

    5

    presente

    VECCHI Alberto

    Vice Presidente

    Forza Italia - PDL

    5

    presente

    BARBATI Liana

    Componente

    Italia dei Valori – Lista Di Pietro

    1

    assente

    BARBIERI Marco

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    CARINI Marco

    Componente

    Partito Democratico

    5

    presente

    CORRADI Roberto

    Componente

    Lega Nord Padania Emilia e Romagna

    4

    presente

    DEFRANCESCHI Andrea

    Componente

    Movimento 5 Stelle Beppegrillo.it

    1

    presente

    FIAMMENGHI Valdimiro

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    GRILLINI Franco

    Componente

    Gruppo Misto

    4

    presente

    MANDINI Sandro

    Componente

    Italia dei Valori – Lista Di Pietro

    1

    assente

    MARANI Paola

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    MAZZOTTI Mario

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    MUMOLO Antonio

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    NALDI Gian Guido

    Componente

    Sinistra Ecologia Libertà - Idee Verdi

    2

    assente

    NOÈ Silvia

    Componente

    UDC - Unione di Centro

    1

    assente

    PARUOLO Giuseppe

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    POLLASTRI Andrea

    Componente

    Forza Italia - PDL

    3

    presente

    SERRI Luciana

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    VILLANI Luigi Giuseppe

    Componente

    Forza Italia - PDL

    2

    presente

     

    Sono presenti i consiglieri: Gabriella MEO in sostituzione di Gian Guido NALDI; Stefano CAVALLI, Andrea LEONI, Marco LOMBARDI, Marco MONARI e Damiano ZOFFOLI.

     

    Hanno partecipato ai lavori della Commissione. C. Cicognani (Serv. Informazione e comunicazione istituzionale).

     

     

     

    Presiede la seduta: Monica DONINI

    Assiste la Segretaria: Nicoletta Tartari

    Resocontista: Nicoletta Tartari

     


     

    UDIENZA CONOSCITIVA

    del 18 febbraio 2014

    sul progetto di legge oggetto:

     

    4833 - Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Carini, Pariani, Marani, Mazzotti, Mumolo, Pagani, Piva, Zoffoli e Monari: "Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale. Abrogazione della legge regionale 4 febbraio 1994, n. 7 "Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale, attuazione della legge 8 novembre 1991, n. 381"" (05 12 13).

    Relatore consigliere Marco Carini

     

    Partecipano alla seduta:

     

    Alberani Alberto                            Resp. cooperative sociali Legacop Emilia-Romagna

    Aureli Daniela                             Sindaco Castiglione dei Pepoli

    Bacci Rosanna                             Pres. cooperativa sociale Il ginepro

    Bassani Enrico                            CISL

    Bortolotti Daniela                             CGIL Emilia-Romagna

    Brunelli Barbara                            Provincia di Bologna

    Brevegleri Riccardo               Coordinatore Forum Terzo settore

    Buganè Patrizia                             Cooperativa sociale Il martin pescatore

    Caselli Guido                             Unioncamere

    Mancini Enrica                            Legacoop Romagna

    Martinelli Maurizia                            CISL Emilia-Romagna

    Mingozzi Gianluca                            Confcooperative Emilia-Rormagna

    Monaci Emanuele                            Resp. settore sociale AGCI

    Moggi Pietro                                           Pres. Forum associazioni familiari Emilia-Romagna

    Fabbri Simone                             Legacoop Bologna

    Gaiba Marco                             Pres. Faremutua soc. mutuo soccorso

    Ghetti Alesandro                            Coldiretti Emilia-Romagna

    Guglielmetti Franca                            Pres. cooperativa sociale CADIAI

    Lamanna Antonio                            AUSER

    Lindo Luisa                                           Cooperativa sociale Il martin pescatore

    Liverani Enrico                             CGIL Emilia-Romagna

    Oneto Arnaldo                            Federfarma

    Piccagli Maurizio                            SPI-CGIL

    Possa Carlo                                           Resp. cooperative sociali Legacop Reggio Emilia

    Scalas Alessio                             Coldiretti Emilia-Romagna

    Tedesco Anna                             Forum associazioni familiari Emilia-Romagna

    Viviani Fausto                             CGIL Emilia-Romagna

    Zecchini Filiberto                              CISL Emilia-Romagna

     


    L’udienza conoscitiva inizia alle ore 10,55.

     

    Presidente DONINI

    Bene, siamo convocati oggi in udienza conoscitiva, come Commissione IV, per accogliere gli interventi, le valutazioni, le osservazioni, i contributi, sul progetto di legge numerato come 4833. La legge del 1994 era attuativa della legge nazionale dell’8 novembre 1991.

    Vicino a me c’è il relatore Marco Carini a cui mi accingo a dare la parola subito per una rapida e sintetica illustrazione della proposta che però presumo sia a conoscenza di tutti i convenuti, poi ascolteremo i vostri interventi e i vostri contributi, vi invito a prenotare l’intervento.

    Finita l’introduzione del collega Carini, sulla base delle richieste di intervento, faremo una valutazione dei tempi che offriremo a ognuno per poter esprimere il proprio punto di vista.

    Chiudo dando le ultime informazioni di ordine tecnico e procedurale: dopo questa audizione è possibile - sia per chi è intervenuto, sia anche per i soggetti presenti che non ritengono di intervenire ma vogliono lo stesso darci un contributo, sia per coloro che per diverse ragioni, pure essendo stati invitati, non sono potuti venire qui a Bologna - inviarci via mail all’indirizzo di posta elettronica (che è lo stesso con cui vi è stato inoltrato l’invito per oggi) i contenuti delle vostre osservazioni, contributi, proposte di emendamento, insomma qualunque tipo di documento nel merito, chiaramente, dell’oggetto di cui stiamo discutendo.

    Il tempo per l’inoltro di queste sollecitazioni è indicativamente la settimana successiva allo svolgimento dell’udienza conoscitiva, per cui entro venerdì 27.

    Bene, non aggiungo altro, lascio la parola al collega Carini, prego.

    Consigliere CARINI (relatore)

    L’avvio di questa udienza conoscitiva di stamattina di fatto completa un percorso di partecipazione che mi preme in qualche modo rendicontare a voi, perché caratterizza non soltanto un metodo di lavoro e lo spirito della stessa legge, ma caratterizza anche la particolare attenzione che abbiamo pensato di rivolgere al mondo degli interlocutori a cui questa legge fa riferimento. Questa legge ha avuto un percorso partecipativo nel senso più esteso del termine: abbiamo compiuto 12 incontri territoriali, a cui hanno fatto seguito anche tavoli tematici, tavoli tecnici, tavoli informali o maggiormente formalizzati, un confronto con gli uffici, un confronto con il mondo accademico.

    Di fatto in questo modo abbiamo cercato di costruire un progetto di legge che rispondesse nel migliore modo possibile non soltanto a una evidente esigenza di ammodernamento della legge, che si riscontrava e si raccoglieva in quegli incontri territoriali di cui vi ho parlato, ma anche una esigenza di prospettiva, come a dire quale strumento fosse più adatto a incarnare non soltanto l’adeguamento all’evoluzione normativa che nel frattempo era intercorso (penso ai passaggi che questa Regione ha compiuto in materia di accreditamento o alle stesse ASP e comunque a tutte quelle varianti che sono intervenute dal 1994 a oggi), oltre appunto a un adeguamento che era pure necessario c’erano anche evidenti esigenze che nascevano da alcune criticità che il momento di particolare crisi metteva a nudo. Penso in questo caso al mondo della cooperazione sociale di tipo B, al tentativo di sopravvivere a logiche più o meno velatamente mercantiliste, con cui loro si andavano misurando, soprattutto nei territori in cui si dovevano confrontare, come committenza con soggetti non più e non solo squisitamente pubblici, ma anche, come dicevo, a immaginare di quale cooperazione sociale avesse bisogno questa regione nei prossimi 10 anni. Era necessario, con questo, raccogliere una fotografia dell’esistente, che ci raccontava lo straordinario sviluppo che ha avuto la cooperazione sociale da venti anni a questa parte, dalla 381 e dalla legge regionale del 1994 a oggi; lo straordinario sviluppo che mette a nudo anche dei numeri impressionanti, che racconto solo brevemente, perché so di essere a fronte di una platea particolarmente competente, comunque questa è una regione in cui grossomodo operano oggi un migliaio di cooperative sociali, che hanno più di 2.500 unità locali attive, che hanno circa 38 mila dipendenti e che ha rilevato una crescita di più del 16% solo nell’ultimo quinquennio, fino al 2012. Quindi una forma di impresa particolarmente anticiclica, che purtuttavia oggi soffre delle difficoltà che la congiuntura particolarmente feroce mette loro di fronte.

    Questa cooperazione però è una cooperazione che ha sviluppato il tema dell’inclusione sociale in modo quali/quantitativo esuberante, se pensiamo al fatto che stiamo parlando di forme di impresa dove più del 77% dei dipendenti sono assunti a tempo indeterminato e che quasi il 76% degli stessi dipendenti è costituito da donne e anche che nel mondo della cooperazione sociale di tipo B, a fronte di prescrizioni di legge che vincolerebbero questa cooperazione a raggiungere percentuali del 30% di inclusione di soggetti svantaggiati, più del 40% di questi dipendenti sono in realtà soggetti svantaggiati.

    Se pensiamo a tutto questo e lo confrontiamo con l’evidente distonia che tutti conosciamo e che perdura da tanti anni - dall’incapacità di dare un assorbimento alle liste di collocamento obbligatorio, al tema degli invalidi e a tutte quelle forme che la legge prevedrebbe, anche in misura minore, ma che non trovano altrettanta soddisfazione nella concretezza - possiamo dire che questa cooperazione sociale, nel tema dell’inclusione sociale, ha raggiunto risultati enormi, ha garantito un profilo di attenzione che mette in interazione non soltanto l’economia con la solidarietà, ma anche una idea stessa di inclusione che caratterizza il wellfare del sistema integrato regionale. A tutto questo fa da contraltare, altrettanto positivo, l’esplosione della capacità operativa di quella cooperazione sociale attinente al tema dei servizi alla persona, quindi in particolare a quella di tipo A, che ha raggiunto dimensioni senza cui non saremmo in grado di garantire nella stessa quantità e qualità il nostro stesso sistema integrato di servizi, e mi riferisco ai servizi assistenziali, sociali, educativi e sanitari.

    Tutto questo è avvenuto in questi venti anni ed è avvenuto grazie a una crescita non facilitata, come alcuni detrattori inutilmente dicono e continuano a dire, ma semplicemente messa nelle condizioni di poter autonomamente operare, anzi molto spesso in una condizione di difficoltà da affrontare e che io stesso ho avuto modo di rilevare negli incontri di cui vi parlavo, che però ci dicono che questa Regione deve riconoscere, vuole riconoscere, lo straordinario profilo di funzione pubblica che la cooperazione sociale ha assunto all’interno del sistema integrato dei servizi.

    Bene, a tutto questo, che parrebbe essere una osservazione interna del mondo della Regione Emilia-Romagna, dell’attenzione che la Regione rivolge a questo particolare settore e a tutti gli interlocutori, che spaziano dalle organizzazioni sindacali alla pubblica amministrazione e a tutti gli interlocutori delle società partecipate o ex partecipate, oltre a tutto questo c’è in corso, ed è forse l’aspetto anche più interessante, una riflessione nello scenario dell’Unione europea. Una riflessione che si vede anche tradotta in particolari azioni concrete, ma che ha a cuore un’attenzione politica, che è un’attenzione politica da un lato alle nuove criticità emergenti di carattere sociale o socio-economico, soprattutto attinenti al tema del lavoro, della formazione, e anche dei servizi e dell’inclusione, ma dall’altro anche all’idea che possa esistere, come traino dell’economia complessiva, una economia relazionale, che esce dai confini a cui siamo abituati da tanto tempo, dai confini di quella cosiddetta economia interstiziale, cioè che va a occupare segmenti di produzione di servizio o segmenti di economia che vengono lasciati liberi da chi non li ritiene convenienti o produttivi; questa economia interstiziale, che è prevalentemente di carattere relazionale, oggi viene vissuta ed è al centro del dibattito importante nei vari scenari, a partire da quello europeo, come uno dei motori di sviluppo dei prossimi anni, quindi una valorizzazione che non è più soltanto di carattere solidaristico, ma che ha anche attenzioni di profilo ben diverso.

    Tutto questo lo si raccoglie da un lato nell’imponente lavoro che l’Unione europea sta cercando di fare nel tentativo di armonizzazione delle varie legislazioni che in Europa si riscontrano rispetto al tema dell’impresa sociale, impresa sociale che accoglie la cooperazione sociale, per come la conosciamo in Italia e in Emilia-Romagna, tra i protagonisti dei soggetti messi in osservazione dall’Unione europea, anche se non è la sola; e dall’altro anche riconoscimenti cui destinare risorse. L’Unione europea nell’ultimo progetto del settennato, che inizia nel 2014 e che riguarda il profilo di Horizon 2020, evidenzia, per esempio, per la prima volta, la possibilità per le imprese no profit, o comunque per i soggetti no profit, di partecipare direttamente a contribuzioni in conto capitale, con misure che arrivano anche al 100% dell’intervento: in questo c’è un implicito riconoscimento al ruolo propulsivo che negli specifici assi viene individuato e che riguardano il tema dell’economicizzazione, delle difficoltà sociali e economiche, delle disabilità, dell’inclusione sociale in senso lato. In tutto questo c’è evidentemente un percorso di particolare riconoscimento a quelle forme di impresa che mettono al centro il capitale umano, come luogo della crescita, della loro produzione, ma anche della loro relazione con il territorio che le ospita.

    Per questo da queste riflessioni ne esce una esigenza che non è solo quella di un semplice ammodernamento ai bisogni contingenti che la nostra evoluzione normativa aveva portato; prendiamo atto della consistenza di questo fenomeno della cooperazione sociale in Emilia-Romagna, ma cerchiamo anche di dare uno strumento che consenta alla cooperazione sociale e alle persone che ne beneficiano, direttamente o indirettamente, nelle varie forme, di potersi misurare con una cooperazione sociale anche orientata a assumere nuovo ruolo, dimensione e stile, da impresa sociale propriamente detta. È anche per questo che troviamo in questa legge attenzioni nuove, per esempio, al consolidamento del capitale sociale, per esempio alla propensione all’investimento diretto, per esempio anche a un nuovo stile di rapporto con la pubblica amministrazione, in una sfida che coglie fino in fondo quella che fu la riforma del Titolo V e che è stata in qualche modo anche declinata nella legge 328, ma mai, a nostro parere, pienamente soddisfatta, dagli attori che ne potevano essere protagonisti.

    Un’idea che possiamo anche, semplificandola un po’, semplicisticamente definire una declinazione emiliano-romagnola al concetto di sussidiarietà, una sussidiarietà che non vuole mettere in questa regione in antagonismo soggetti del privato sociale con soggetti pubblici, ma che chiama i soggetti del privato sociale a una funzione sinergica nell’erogazione del sistema integrato, in una complementarietà che risponde, comunque, a esigenze di programmazione e di pianificazione e complessivamente di governance del sistema integrato da parte del soggetto pubblico. Questo richiede anche una dimensione nuova, anche da parte del soggetto pubblico, che deve potenziare la sua capacità di essere orientatore nelle scelte di indirizzo, ma di essere anche controllore, a valle dei percorsi. Di qui anche la nuova linfa che si trae dall’idea di dare un nuovo ruolo di maggiore efficacia alla stessa Commissione consultiva della cooperazione sociale, ma anche alla predisposizione - attraverso gli atti che la Giunta delibererà in seguito - di albi e regolamenti; penso in particolare allo stesso albo della cooperazione sociale e alla capacità di utilizzarlo come strumento efficace, nella lettura del fenomeno e nel controllo del fenomeno. Quindi forme di regolamentazione che diano effettivamente una maggiore capacità di lettura e una maggiore capacità di orientamento a questo tipo di impresa e ai cittadini che ne beneficiano.

    Da ultimo, sempre per stare nelle considerazioni di carattere generale, anche questa legge ricadrà, attraverso la clausola valutativa, in quella possibilità di lettura nel tempo che ne consente, per ciò che riguarda la clausola valutativa, una lettura di efficacia e anche una possibilità di eventuale intervento nella rimodulazione che possa consentire eventuali correzioni là dove fossero rilevate.

    Per quanto riguarda il dettaglio, per non togliere tempo agli interventi, come ha detto la presidente, perché questa è soprattutto una giornata di ascolto e quindi di raccolta delle osservazioni che verranno prodotte, però rapidamente e solo per titoli richiamo ai presenti alcuni passaggi che ritengo importanti all’interno della legge e che voglio per primo sottolineare, li cito non per importanza, ma così, come mi sovvengono.

    È una legge che prevede anche di risolvere alcuni aspetti di rapporto con la pubblica amministrazione che fino a oggi non avevano avuto uno strumento di supporto: penso al comodato d’uso gratuito degli immobili possibile da adesso in poi, per quelle pubbliche amministrazioni che ne volessero fare utilizzo; penso alla possibilità per la cooperazione sociale di accedere ai servizi del centro di acquisti regionale, IntercentER; penso alla possibilità di accedere agli incentivi sugli investimenti relativi alle fonti rinnovabili, incentivi che non erano accessibili, in quanto la natura giuridica privatistica del soggetto a oggi non l’avrebbe consentito e che in questa legge trovano una modulazione che lo consente in alcune forme. Penso anche a alcuni aspetti che possono sembrare a qualcuno, forse, quasi eccessivamente avanzati rispetto all’ordinamento giuridico attuale del nostro Paese: penso al riconoscimento delle cosiddette persone deboli e lo sottolineo fin da ora, perché credo che sia un tema da molti già evidenziato, evidentemente non volendo con questo - e non è così, infatti, ed è scritto nella legge - prevedere modalità diverse di letture e di riconoscimento dei requisiti della cooperazione sociale di tipo B, che resta vincolata esclusivamente agli standard che la 381 prevede, ma che pur tuttavia, in quella logica che prima vi dicevo, che deve essere una logica di apertura verso possibilità di incentivo che derivassero da una normativa europea che a quelle forme destinasse risorse, noi mettiamo nelle condizioni la nostra cooperazione sociale di essere in grado, anche, di intercettare quei bisogni e anche eventualmente di intercettare quelle risorse.

    La stessa logica è stata utilizzata nel riconoscimento anche della forma di impresa di transizione e nel riconoscimento anche della forma di cooperazione di comunità, così come è importante riconoscere per le imprese, per la cooperazione sociale di tipo B, la particolare attenzione che viene destinata in questa legge a forme di maggiore accesso a concessioni e affidamenti diretti, attraverso una declinazione puntuale che con clausole sociali e di riserva mette nella praticabilità, per quelle pubbliche amministrazioni che lo ritenessero, di avvalersi di questo strumento a supporto normativo.

    Così come, ripeto, e vado concludendo, c’è una attenzione particolare alla possibilità di compartecipare a percorsi formativi nella strutturazione degli stessi, ma evidentemente insieme ai soggetti accreditati che la legge prevede; vengono messe alcune attenzioni anche rispetto alle politiche attive del lavoro, ma anche per esempio a elementi più di dettaglio, come la possibilità di non vedersi pregiudicata la mutualità prevalente per quelle cooperative che devono svolgere un’attività edilizia consona alla ristrutturazione dei servizi.

    Da ultimo, e con questo ho finito, il riconoscimento di requisiti particolari per l’accesso all’albo regionale anche finalizzati all’affidamento diretto o all’utilizzo di quelle clausole di riserva e sociali che citavo, che prevedono degli standard particolarmente qualificanti per la nostra cooperazione sociale. In questo passaggio noi diciamo anche a quei soggetti della cooperazione sociale che non fossero iscritti al nostro albo regionale, e che quindi provenissero da altri territori, che pure avendo nei loro territori requisiti differenti per l’accesso al loro albo regionale, se vogliono essere messi nelle condizioni paritetiche di poter beneficiare di queste misure, devono adeguarsi, strutturandosi anche loro con la capacità di essere letti con gli stessi requisiti che alle cooperative emiliano romagnole vengono richiesti.

    Presidente DONINI

    Grazie al collega Carini, iniziamo la parte degli interventi, io al momento ho quattro prenotazioni, quindi invito chi desideri intervenire di farci arrivare qui alla presidenza la richiesta.

    Io darei un massimo di 10 minuti, visto al momento gli scarsi interventi; è evidente che di mano in mano che qualcuno si iscrive, e quindi vi invito a farlo velocemente, sarà accolto e quindi sarà data la parola, quindi invito tutti a rimanere fino alla fine dello svolgimento degli interventi.

    Maurizia MARTINELLI (CISL Emilia-Romagna)

    Legge complessa, importante; noi per brevità, poi se c’è tempo ci sono anche alcuni articolati precisi su cui vorremmo intervenire, ma facciamo una relazione complessiva, accentuando la nostra attenzione naturalmente sugli aspetti che riteniamo critici, quindi sorvolo quelli che invece sono assolutamente condivisibili.

    La prima obiezione è proprio sul sistema sanitario. Ci rendiamo assolutamente conto che l’articolato, così come è scritto, in realtà sui servizi sanitari non modifica la legge precedente, però per chiarezza e anche per onestà nei confronti del mondo della cooperazione, siccome noi abbiamo, come organizzazione sindacale, su questo tema, aperto un tavolo molto preciso dentro l’assessorato alla sanità, evidentemente, in cui di volta in volta, sia che si tratti di accreditamento, sia che si tratti di sistema sanitario, andiamo a discutere e definire i pezzi della governance e a chi vanno questi pezzi, è chiaro che dobbiamo rilevare il fatto che non sarà una legge a modificare questo stato dell’arte.

    La cooperazione gestisce già, in modo direi oggi abbastanza marginale, alcuni pezzi del sistema sanitario; la Regione, quando ci ho parlato anche ultimamente del riordino ospedaliero, ha detto chiaramente che la sfida politica, ma nei confronti dell’Italia prima ancora che della Regione, era mantenere a risorse date il sistema sanitario alla sfera pubblica e mantenendo invariati i volumi di produzione tra sfera pubblica e privata. Noi condividiamo – lo dico in modo molto chiaro – questa sfida politica che la Regione ha nei confronti del sistema e riteniamo, invece, che appunto non vada ampliato, sostanzialmente, la sfera ad altri rispetto alla sanità. E questo sicuramente non per motivi di carattere ideologico, di difesa del pubblico tout court, ma proprio per delle considerazioni di carattere organizzativo, che molto brevemente potremmo definire in questi termini. Noi abbiamo un piano socio-sanitario che punta tutto sull’integrazione; voi vedete tutti, noi vediamo tutti, quanto sia difficile oggi fare integrazione, è il nodo e anche le difficoltà e le debolezze del nostro sistema, con il sistema di accreditamento, che noi difendiamo strenuamente fino alla morte, ma per altre ragioni, abbiamo visto quanto è difficile trovare coordinamento su base distrettuale di tutti i gestori, pubblici e privati, che ci sono, che fanno fatica a trovare efficacia e efficienza al livello distrettuale. Quindi per dire una cosa semplice: che è evidente che in questo momento, secondo noi, l’afferenza allo stesso unico gestore, in questo caso pubblico, rispetto alla sanità, facilita e a volte supera anche delle differenze che sono salariali e contrattuali, delle differenze di contratti.

    Riteniamo, invece, anche rispetto all’introduzione che è stata fatta e questo campo non è stato citato, che una delle aree cardine su cui la cooperazione, proprio per il bisogno di integrazione che c’è, si dovrebbe spendere e assolutamente impegnare è sicuramente l’area del socio-sanitario. Non dimentichiamo che gli psichiatri ci sono rimasti indietro nel sistema di accreditamento, per esempio, ma perché? Perché lì veramente si riesce a coniugare le professionalità sanitarie e il sanitario puro con le istanze e le caratteristiche del territorio, facendo leva proprio sul radicamento del territorio, facendo leva anche sulle nuove tecnologie. Noi abbiamo bisogno di un soggetto pubblico che faccia integrazione, certamente per fare questo non è sufficiente avere mercato, servizi e anche incentivi, ma è proporsi, questo lo dico alla cooperazione, sul mercato con grande professionalità di rete, di coordinamento, proprio facendo integrazione, noi diciamo sotto la titolarità della programmazione pubblica, evidentemente, però questa è la nostra analisi, ripeto, di carattere organizzativo e non ideologico, e vediamo nel socio-sanitario, anche per effetto della spostamento su aree territoriali di molti servizi sanitari, il futuro di possibile sviluppo e di necessità di sviluppo.

    La seconda questione, invece: d’accordo, torno a dire, non dico le cose su cui sono d’accordo, non potenziamento della cooperava di tipo B, l’allargamento ai soggetti deboli e con l’elenco che il documento della Comunità europea, quindi nessun tipo di problema, però qui bisogna che ci chiariamo rispetto alla formazione professionale, la formazione permanente. Questa è l’altra opzione di fondo, perché? Perché è evidente che questo tipo di attività, cioè la legge allarga la tipologia e allarga anche i soggetti destinatari, svantaggiati e deboli, e questo tipo di attività impatta, questa è la realtà, con un mondo di gestori pubblici e privati, che oggi ci sono, che fanno fatica, sostanzialmente, a rimanere su questo tipo di mercato, e questo allargamento della cooperazione a questo tipo di attività potrebbe sicuramente provocare del dumping contrattuale molto molto forte, con ricadute di carattere occupazionale, eccetera. Allora è chiaro che la legge va valutata per quello che è, ma anche per le ricadute e quindi su questo è chiaro che dobbiamo attenzionare anche sostanzialmente la realtà. Se Reggio andrà avanti in questi termini, evidentemente, abbiamo già aperto il confronto con l’assessorato alla formazione professionale per vedere effettivamente le ricadute sul sistema, precisando anche come facendo questo tipo di attività la cooperazione di tipo A si pone. Perché non è chiaro, e questo è un altro rilievo, dell’articolato, non solo dell’articolo 2, ma del 6, 7 e 8, non è chiaro se si pone a pari merito in termini di accreditamento compiuto, così come oggi ci sono i soggetti della formazione professionale che fanno accreditamento compiuto, o che cosa significano quelle parole collaboriamo con, partecipiamo alla realizzazione. Penso che questa sia un’altra questione su cui vada fatta più chiarezza.

    La terza questione è un desiderio. In una legge così importante, che si candida sostanzialmente a fare diventare la cooperazione l’economia sociale di riferimento, per tutte le ragioni che venivano dette in relazione, sulla regione Emilia-Romagna, ci saremmo aspettati anche nei primi articolati un riferimento al lavoro, un riferimento al fatto di come la cooperazione si qualifica in modo diverso rispetto all’area profit e al mondo privato, anche nei rapporti con i propri lavoratori, con i propri soci, quale patto di collaborazione, quali elementi di democraticità bisogna sostanziare in un mondo che si propone agli altri come il mondo dell’inclusione sociale e del protagonismo dal basso. Quindi questo riteniamo che sia importante; sono cose che ci sono, che sono note, però rinvigorire il patto evidentemente per noi è molto importante.

    Non abbiamo, lo voglio dire con chiarezza, problemi sostanziali rispetto a quello che chiamo il sistema di incentivi, che veniva elencato, quindi comodato d’uso per gli immobili, IntercentER, eccetera; rileviamo, però, che è chiaro che - a parte il tema delle coperture economiche rispetto a questo elemento, che è un tema che credo che ci sia tutto - va coordinato con tutta l’altra azione della Regione. Qui non voglio farla lunga più di tanto, cito solo uno di questi elementi: è giustissimo, credo, e di per sè, che si possa così fortemente incentivare il lavoratore svantaggiato, debole o psichiatrico attraverso il pagamento del 30% per i primi due anni o comunque quello che è scritto nell’articolato per gli altri due; è chiaro che riservare questo incentivo solo se quel lavoratore viene assunto tramite la cooperativa sociale di tipo B può determinare dei problemi, perché ci possono essere altri soggetti. Penso al mondo del volontariato, in questo caso, ma anche altri soggetti, penso alle organizzazioni sindacali o privati che possono inserire lavoratori di questo genere e non godere di questi incentivi, e questo stesso incentivo va raccordato con l’altro sistema incentivante che pure la Regione ha messo in campo ultimamente, cioè non può entrare in contraddizione.

    Non so quanti minuti ho ancora, invierò la richiesta di emendamento sull’articolato, mi premeva, però, precisare una cosa che riguarda i primi articoli. La cooperazione, si dice, partecipa alla programmazione e progettazione e gestione e realizzazione e valutazione; a questo lungo elenco di nomi, di sostantivi, è stata aggiunta “valutazione”, che toglierei. Non la spiego, nel senso che, come detto in relazione, è l’istanza pubblica che deve mantenere il controllo e quindi la valutazione è propedeutica, sostanzialmente, al controllo. Bisogna intendersi al comma 3, quando si dice che la regione esprimerà linee guida sostanzialmente per garantire il principio di sussidiarietà. Ora noi sappiamo di essere una regione che ha dei livelli concertativi molto complessi, che riguardano molti soggetti, non solo la cooperazione; credo che proprio perché ci si candida a entrare sostanzialmente, fino in fondo, nel sistema integrato, credo che queste linee guida francamente non possano riguardare solo la cooperazione.

    Alberto ALBERANI (Legacoop Emilia-Romagna)

    Parlo per Legacoop Emilia-Romagna, ma anche Alleanza delle cooperative italiana, perché stiamo in un percorso di unificazione, Legocop, Confcooperative e AGCI, e quindi stiamo aggiustando poi le riflessioni che esprimo in un documento che entro il 27 invieremo, probabilmente con carta intestata Alleanza cooperative italiane e non le tre sigle.

    Sicuramente, però, già nella costruzione di questo documento, che adesso vi illustro, una prima cosa anticipiamo: che riteniamo questa proposta una proposta assolutamente positiva, nell’ambito di un percorso che è in atto, che dalla rivisitazione del ruolo delle Asp, alla proposta sui caregiver, a questa, denota, come dire, una sensibilità, come Assemblea, Giunta e Regione, a mettere mano a quello che sono i dispositivi per affrontare la crisi economica con degli strumenti per poter potenziare tutte le risposte di welfare che abbiamo in questa regione.

    Mi fermo un attimo su questo titolo, crisi economica e nuovo welfare, perché noi pensiamo che la scelta di pensare una nuova legge per la cooperazione sociale di fatto sia una scelta politica opzionale, che identifica anche nell’economia sociale e nella cooperazione sociale in particolare modo, un adeguato strumento anche di proiezione da qua al 2020, va di moda questo adesso, quindi un riconoscimento del potere, come molte volte ci esortano, che ha una economia sociale a modificare quello che è lo sviluppo futuro, anche economico. Il fatto che la cooperazione sociale abbia integrato insieme dimensione sociale e imprenditoriale non è un riconoscimento casuale, ma è frutto, noi riteniamo, di un lavoro svolto in questi quaranta anni dalle cooperative sociali (quest’anno è iniziato il compleanno di cooperativa CADIAI a Bologna, per esempio, compie quaranta anni).

    Quindi da quaranta anni la cooperazione sociale si è affermata in questa regione come motore di sviluppo del welfare, essendo coerente ai principi e valori cooperativistici, quindi attraverso partecipazione democratica, attraverso organismi che funzionino in un certo modo, quindi coerenza cooperativistica, e essendo firmatari di un contratto collettivo nazionale di lavoro minacciato da uno pseudo volontariato concorrenziale, a volte anche organizzato, impropriamente, da alcuni soggetti, e ho già detto tutto, ma anche da un lavoro nero: 120 mila assistenti familiari di fatto stanno sostenendo questo sistema di welfare, molte volte non riconosciuto, perché forse si preferisce andare a discutere sulla mezz’ora dell’OSS, piuttosto che vedere questa valanga e non vedere in realtà l’integrale applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro da parte di 40 mila lavoratori che oggi beneficiano di questo contratto, addirittura, in questa regione, con oltre trenta mila lavoratori che, pur nel sommo delle relazioni sindacali nazionali (ci metto anche noi), già beneficiano di sanità integrativa. Quindi tutti i lavoratori delle categorie sociali oggi hanno un piano sanitario integrativo in questa regione, a differenza di altre regioni. Dico questo con forza, perché questo riconoscimento se non ce lo fanno altri ce lo facciamo noi, nel senso che il fatto che, comunque sia, continuiamo ad avere un sacco di donne che hanno la possibilità di andare in maternità, che abbiamo le ferie, la tredicesima e tutti questi istituti, noi lo rivendichiamo come una cosa assolutamente positiva, che garantisce quella qualità del lavoro che molte volte nell’ambito sociale non è garantita da uno pseudo volontariato e dal lavoro nero. Questo scusatemi, ma volevamo dirlo.

    In questi quaranta anni abbiamo realizzato l’articolo 118, la sussidiarietà, che qui viene ricordata circolare, di fatto la abbiamo chiamata welfare mix, abbiamo fatto una scelta politica, una opzione molto importante, strategica, collaborare insieme alle pubbliche amministrazioni. Non siamo la cooperazione sociale di altre regioni, continuiamo a pensare che la collaborazione tra amministrazioni pubbliche e cooperazioni sociali sia importante e fondamentale fino a quando l’amministrazione pubblica funziona in un certo modo, e quindi stimoliamo, anche, le amministrazioni pubbliche a funzionare in modo adeguato per rispondere ai bisogni.

    Ora tutte queste cose noi le abbiamo fatte in una dimensione di anche invenzione di servizi, ricordiamo sempre che noi non siamo un esempio di privatizzazione dei servizi, perché noi abbiamo inventato i servizi, non c’è nessun altro che ha inventato l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, vorrei sapere chi l’ha fatto, come impresa sociale! Noi abbiamo inventato i servizi per persone disabili, domiciliare, abbiamo inventato i servizi! Siamo riusciti, grazie al radicamento territoriale e l’ascolto dei bisogni con le persone, a innovare il sistema di welfare e a renderci disponibili, insieme alla pubblica amministrazione, a dare risposte sociali di un certo tipo.

    Fine della premessa di questi 4 minuti, entro nel merito dei sette o otto punti che poi rilanceremo, quindi per questo passiamo al primo punto, che è appunto il tema del riconoscimento della funzione pubblica. Riteniamo assolutamente adeguato che questa legge riconosca alla cooperazione sociale la funzione pubblica, così come appunto citato nell’articolo 1, e che in questa funzione pubblica ci sia anche il ruolo della cooperazione sociale nell’ambito della programmazione, progettazione, gestione e valutazione di quelle che sono le attività che vengono svolte, perché riteniamo che questa attività qua già sia presente nei piani sociali di zona e riteniamo che sia anche importante che come soggetto, anche di produzione di servizi, la voce, nell’esprimere anche valutazioni rispetto all’esito dei servizi, sia assolutamente importante. Immaginate che noi non esprimiamo valutazioni su quella che è la scelta dell’accreditamento dei servizi socio-sanitari in questa regione? E chi la deve esprimere? Non lo so, probabilmente quelli che ci lavorano hanno qualche cosa da dire rispetto a come funziona e anche agli aggiustamenti da fare.

    Ci fa piacere che ci sia un riconoscimento del fatto che la cooperazione sociale già sta facendo molte attività in ambito sanitario. Perché questo dice la legge e si sta facendo questa attività che non è una attività che, pure essendo possibile realizzare, ha creato dumping o problematicità con il Servizio sanitario nazionale universalistico, che continuiamo a difendere e volere qualificare il più possibile, però questo riconoscimento è un riconoscimento che già fotografa l’esistente.

    Punto due: fasce deboli, articolo 3, bene. La normativa europea dice che non ci sono solamente persone svantaggiate, nei laboratori protetti di tutta Europa lavorano altre categorie di persone. Il fatto che ci sia un riconoscimento che esiste, specie in questa fase di crisi economica, una fascia di popolazione che definiamo debole che può diventare svantaggiata, è una roba che a noi convince parecchio. Ovviamente ci preoccupa la gestione del confine tra fasce deboli e persone svantaggiate, quindi va bene che non ci sia riconoscimento dello sgravio fiscale alle fasce deboli. Attenzione a non creare quello che noi definiamo il dumping e comunque una concorrenza, una guerra tra poveri di persone svantaggiate o fasce deboli, perché questo potrebbe essere pericoloso, ma è importante che ci sia finalmente un riconoscimento che esiste in questa tipologia di persone, oggi peraltro messa in discussione, cioè con delle problematicità che voi forse conoscete, conseguenti alla nuova legge sui tirocini formativi, le borse lavoro, eccetera.

    L’albo: bene l’albo, che può essere l’occasione per monitorare le cooperative spurie, sono 600 le cooperative aderenti all’Alleanza cooperativa, 900 quelle iscritte all’albo. Iniziano a esserci molte cooperative sociali in questa regione che sfuggono, volontariamente, ai controlli delle associazioni di rappresentanza. Bisogna che su questo la Regione attivi anche un albo che sia un albo coerente, per questo motivo noi proponiamo nei futuri 90 giorni dopo la legge la possibilità di attivare anche un percorso, per esempio, di rendiconto sociale annuale, che racconta quante sono le persone assunte, quanti sono gli utenti, eccetera, una specie di bilancio sociale, da realizzare nel mese di luglio, che può permettere di comprendere quella cooperativa non solamente dal punto di vista economico, finanziario e patrimoniale – i cui dati, grazie Unioncamere, comunque abbiamo – ma anche dal punto di vista sociale.

    E veniamo ai Titoli II e III, che è la parte importante per noi, perché come ricordava anche Martinelli prima, e mi faceva piacere, è sicuramente una parte che va a riconoscere il valore e dare sostegni alla cooperazione sociale di inserimento lavorativo, le cooperative di tipo B. Questa parte in particolare modo, quindi il tema del 5%, il tema delle clausole sociali, è un articolo verso cui noi abbiamo molte aspettative, perché le cooperazioni sociali di tipo B in questa regione, a differenza che in altre regioni, non hanno ancora avuto quel sostegno e quella possibilità di espressione che hanno avuto invece in altre regioni. Su questo abbiamo alcune cose che abbiamo scritto, che ci preoccupano: per esempio l’articolo 9, il comma e), quando si parla di rendere premiabile la partecipazione dei portatori locali di interesse nella base sociale e nel governo della cooperativa, è un articolo che ci ha preoccupato, ci preoccupa, perché sarebbe come dire che se nel consiglio di amministrazione di una cooperativa c’è il funzionario pubblico del Comune, ci sono i vari stakeholder, ci sono i genitori del disabile, il funzionario pubblico, l’ex sindaco, un politico, eccetera, è meglio che se la cooperativa è fatta solamente da lavoratori. Ecco, questo non ci sembra adeguato, perché non è automatico che sia meglio, nel senso che potrebbe anche esserci un problema nel momento in cui dentro il consiglio di amministrazione siede un finanziario pubblico oppure un altro stakeholder del territorio, penso ai piccoli Comuni, potrebbe creare situazioni confuse.

    Quindi ci permettiamo di esprimere alcune proposte di spostamento, di aggiustamento di questo comma, così come anche il comma 3 all’articolo 10, che riguarda il tema delle cooperative di tipo A e le clausole sociali: bisogna fare attenzione che poi le cooperative di tipo A non utilizzino impropriamente le clausole sociali per poter assumere persone svantaggiate o fasce deboli.

    Sono tutte piccole cose rispetto ai Titoli II o III, che noi ci permettiamo di rilanciare, perché appunto nella rilettura, e in questa fase di audizione e di confronto, riteniamo che sia giusto anche limare alcune cose che ci creano, come dire, un pochino di problemi.

    Infine chiudo con promozione, sostegno e sviluppo: benissimo il tema di IntercentER, benissimo riconoscere i contratti maggiore rappresentativi, benissimo riconoscere anche tutti i sostegni, come quello dell’articolo 15, che in particolare modo crediamo porterà a stimolare le cooperative a attivare processi di fusione e integrazione, eccetera.

    Infine sulla Commissione, articolo 20: avevamo una Commissione al cui interno c’erano anche l’UPI, i Comuni, varie organizzazioni, che non venivano mai. Allora con l’assessore Marzocchi due anni fa abbiamo fatto un aggiustamento e abbiamo deciso che la Commissione forse era meglio che fosse composta da cooperazione sociale e adesso funziona. Non venivano mai e non c’era mai il numero legale, quindi di fatto si era depotenziato. Allora rimettere dentro che la Commissione per la cooperazione sociale è composta da tanti personaggi che poi alla fine non hanno esagerato interesse a partecipare alla Commissione, che poi corre il rischio di non convocarsi, perché non ha il numero legale, probabilmente è una esperienza che abbiamo già fatto e che non vorremmo ripetere, quindi ripensiamo un attimo a questa modalità di composizione della commissione che è importante.

    Chiudo con un mio - dico mio, poi interpreto il pensiero ovviamente di tante cooperative - leitmotiv, però lo facciamo e lo scriviamo: insomma, in tante altre regioni il sostegno concreto alla cooperazione sociale lo si esplicita anche attraverso sostegni di carattere fiscale, questo è molto evidente in molte regioni. Noi da sempre abbiamo detto: se non proprio l’abolizione totale dell’IRAP per le cooperative sociali, sicuramente un segnale in quella direzione potrebbe permettere alle cooperative sociali di fare investimenti, di ottimizzare quello che è anche la relazione con i propri lavoratori, insomma di avere quell’ossigeno che oggi purtroppo non hanno. Quindi rispetto a questo diciamo così, consapevoli dei problemi che ci sono, fiscali, economici, della crisi, eccetera, però l’auspicio che possa esserci un segnale, magari se non adesso in una situazione futura, anche in Giunta, eccetera, un auspicio che comunque abbiamo.

    Daniela BORTOLOTTI (CGIL Emilia-Romagna)

    Noi condividiamo l’idea di aggiornare la legislazione regionale attuale sulla cooperazione sociale, che compie venti anni quest’anno e in effetti in questi venti anni sono cambiate molte cose. Condividiamo anche l’idea di tenere in questa revisione della normativa un aggancio più preciso con gli scenari di tipo europeo che stanno riflettendo sul tema delle economie sociali e che nel nuovo sessennio pare possano introdurre anche meccanismi di incentivazione e finanziamenti che è bene provare a intercettare, naturalmente, quindi su questo principio condividiamo. E lo condividiamo perché pensiamo che sia importante nella nostra regione, per i numeri che venivano espressi, confermare il ruolo che la cooperazione sociale ha avuto, e ha, in questi anni, direi però rafforzando molto il principio e criterio che questo ruolo e la funzione pubblica che viene proposta nell’articolo 1 della legge, si sviluppa in quanto la cooperazione sociale si muove all’interno di un sistema di regole, di programmazione, che sono fissate dal governo pubblico.

    Questo credo che debba essere un punto molto chiaro nella nostra discussione: cioè non c’è una funzione pubblica a priori della cooperazione, c’è una funzione pubblica in quanto la cooperazione sta dentro a un sistema di regole di programmazione importante, discusso con le regole che detta il piano socio-sanitario regionale, che è il nostro riferimento principe rispetto a questi temi e a questa collocazione. In questo senso noi pensiamo che in particolare all’articolo 1 sia necessario - lavoreremo con una proposta emendativa in questo senso - richiamare una maggiore coerenza con il testo del piano socio-sanitario regionale appena prorogato. Perché, adesso non è il momento, non si può entrare nello specifico, però il fatto che il piano sia chiaro sul punto che programmazione, regolazione del sistema e verifica dei risultati del sistema, che sono funzioni pubbliche, credo che debba essere un tema fortemente considerato. In questo senso, anche per noi la parola “valutazione”, articolo 1, è una parola che può creare confusione, quindi proporremo, diciamo così, un testo più coerente con il piano socio-sanitario appena prorogato.

    Anche per noi è importante dentro a questo sistema di regole continuare a ragionare e a difendere il sistema dell’accreditamento, che naturalmente può essere reso più semplice, può essere innovato, può essere ammodernato, ma che deve restare come funzione che regola i rapporti tra il pubblico e il privato, così come deve restare la scelta sui contratti di servizio che definiscono alla fine quello che effettivamente si chiede alla cooperazione sociale.

    Anche per noi è importante, insomma, ragionare su interventi della cooperazione sociale, in particolare sul sociale, in particolare sul socio-sanitario e sull’educativo, così come invece pensiamo, anche qui la dico in modo molto esplicito, che sui temi della sanità, che pure era già prevista nella precedente normativa, lo schema resta quello attuale, di un accreditamento, ovviamente obbligatorio, e poi di una scelta sui contratti di servizio che è il pubblico a dovere fare. Poi, dal nostro punto di vista, credo che in questa fase, in questa regione, l’innovazione strutturale che si sta discutendo sulla sanità - e faccio riferimento alle case della salute, agli ospedali di comunità, il rapporto ospedale-territorio - debba rimanere sostanzialmente in carico alla sanità pubblica. Quindi il tema è di circoscrivere l’azione in campo sanitario.

    Sugli inserimenti lavorativi: noi pensiamo che sia importante chiarire un po’ meglio quale è la platea di soggetti deboli e fragili che qui viene proposta, pensiamo anche qui di proporre un emendamento, perché il regolamento della Comunità europea è talmente largo e talmente generale che potrebbe diventare una persona debole o fragile uno studente appena laureato, una donna, un disoccupato giovane da 24 mesi; ergo se l’interpretazione è troppo estensiva è chiaro che si crea un dumping, come prima ci diceva Alberani, tra deboli e svantaggiati, è evidente. Quindi il tema noi pensiamo sia di accogliere il principio, ma circoscrivere molto la platea, in modo che non si creino problemi, pure dentro a questa fase di crisi, di un equilibrio che, rispetto al creare lavoro, per noi vede altre priorità.

    Così come pensiamo che vada meglio approfondito il legame, la proposta sulle funzioni con le politiche attive e la formazione, proprio perché è un terreno complesso, su cui bisogna chiarire le regole, i confini, chi fa che cosa, questo mi pare evidente. Quindi da un lato condividiamo, perché appunto dentro un sistema di regole e con queste specifiche è necessario, anche dal nostro punto di vista, un ammodernamento. Dall’altro condividiamo anche, e lo abbiamo già discusso in altre sedi, l’idea che è necessario regolare i confini tra l’attività professionale e l’attività di volontariato, e mi fermo al volontariato; qui io penso che sarebbe opportuno dare corso alla previsione che, già da un po’ di tempo, sui vari tavoli di confronto emerge e che è quella di costruire linee guida che riguardino anche volontariato, Terzo settore più in generale, associazioni di promozione sociale. Cioè bisogna stare dentro un equilibrio e quindi è importante che insieme al caregiver, insieme alle cooperative sociali, ci sia anche una idea regolativa più complessiva, della quale ovviamente chiediamo che ci sia una promozione.

    E ancora: ci interessa ragionare su questa rivisitazione, anche perché pensiamo che ci debba essere un legame e una coerenza forse da esplicitare meglio, con la nuova legislazione che si sta discutendo nei tavoli con la Giunta sugli appalti, una legislazione che è anche ormai in stato abbastanza avanzato, una legislazione che noi giudichiamo molto importante perché, e interessa molto anche a noi, può consentire, insieme a questo, se costruiamo appunto una coerenza, di mettere in discussione tutte le cooperative spurie che ci sono nel nostro territorio, che adesso anche Alberani ci diceva, forse anche dentro la cooperazione sociale, perché non solo fanno concorrenza sleale agli imprenditori, ma fanno anche dumping sui diritti contrattuali, che è una cosa che ci riguarda moltissimo. Quindi trovare un legame anche con questo e quindi evitare la presenza di cooperative spurie, valorizzare le imprese sane del nostro territorio, tema che riguarda tutti noi. Imprese che, appunto, in quanto sane possono anche mettere risorse proprie nel sistema e non vivere solo ed esclusivamente di risorse delegate dal pubblico; imprese che provano a costruire sinergie e quindi a superare le frammentazioni che in diversi contesti del nostro territorio ci sono. È un tema che riguarda certamente anche le cooperazioni sociali e imprese che devono valorizzare il lavoro, noi su questo proporremo qualche emendamento, sempre in coerenza con la legge sugli appalti, per esempio per assumere l’idea che si applicano i contratti collettivi nazionali di settore e insieme anche la contrattazione di secondo livello; per esempio l’idea che non bisogna lavorare per appalti al massimo ribasso, ma in modo preciso su offerte economicamente più vantaggiose e per esempio regole più stringenti sul tema dei subappalti. Quindi proporremmo, su questi temi, qualche emendamento che va nella direzione di costruire un quadro di insieme coerente con i diversi interventi legislativi in campo o annunciati.

    Naturalmente abbiamo invece anche un interesse a capire e a partecipare alla Commissione consultiva, prevista all’articolo 20, a partire da un’analisi dei risultati prodotti in questi anni; quindi a noi pare un sistema importante, che vada valorizzato, ma proprio per dire anche che cosa abbiamo realizzato qui, quali sono i nodi critici che abbiamo davanti e come si possa insieme fare un passo avanti per risolverli.

    In questo senso ci auguriamo di poter proseguire il confronto con la Commissione nell’ambito e nel tempo che è previsto per la discussione di questa legge e a breve, nel tempo previsto, forniremo emendamenti che speriamo possano trovare accoglimento.

    Anna TEDESCO (Forum associazioni familiari Emilia-Romagna)

    Faccio una piccola premessa, che io non avevo richiesto la parola, però mi sento molto coinvolta nel discorso e non avevo indicato di parlare, ma lo stesso parlo volentieri, perché sono vicepresidente del Forum delle associazioni familiari dell’Emilia-Romagna e vorrei innanzitutto fare una precisazione: noi prevalentemente, come Forum, ci occupiamo di associazioni di volontariato e naturalmente al nostro interno abbiamo associazioni di volontariato che fanno anche cooperazione sociale e nello specifico cooperazioni di tipo B.

    In secondo luogo mi sento anche coinvolta in questo discorso di oggi perché sono presidente di una cooperativa sociale di tipo B, una delle prime che è nata a Bologna e quindi il discorso lo sento molto e vorrei sentirmi anche particolarmente grata di questa legge, di questa proposta di legge, che viene qui presentata: un momento di valorizzazione, credo che sia importante, della cooperazione sociale. Io mi sono battuta da venti anni su questo, Alberani lo sa perfettamente, ci siamo trovati tante volte, dicendo sempre che un riconoscimento davvero ufficiale di questo ruolo della cooperazione sociale ci vuole; se questo può essere il momento, io mi sento direttamente coinvolta.

    Mi trovo d’accordo con le annotazioni e quindi non le sto più a dire, che aveva fatto l’amico Alberani, che tante volte abbiamo parlato insieme proprio di quelle cose: sicuramente i ruoli del volontariato sono importanti, della cooperazione sociale è importante, il ruolo però di ognuno deve essere bene distinto, cioè io devo arrivare fino a un certo punto, come volontariato, e so che posso arrivare fino a un certo punto, perché l’altro punto deve essere svolto da chi ha le competenze.

    Quindi io parlo per quello che riguarda il lavoro, il lavoro del volontariato, che è volontariato e che siamo, dobbiamo essere grati a questo grande ruolo, però che resti dentro a certi limiti, io non posso trovarmi davanti a un esame di un’associazione di promozione sociale dove ho avuto un accertamento in quanto faceva di tutto fuori che del volontariato e della cooperazione sociale! Ecco, allora stare molto attenti a quelle che sono questi ambiti e io dico che è molto molto importante.

    I rilievi fatti anche fino a ora mi trovano in sintonia, direi proprio di sostenere queste Commissioni consultive, in modo che non siano solo un momento in cui ci si ritrova alla fine in due, in tre o forse anche in meno, dove non capiamo esattamente quale sarà il ruolo, che possono essere… che devono essere determinanti in tutto un discorso di sviluppo, che vuole essere questa legge. Ecco, spero che veramente questa legge possa andare avanti perché il ruolo della cooperazione sociale ha bisogno di un vero e proprio riconoscimento.

    Gianluca MINGOZZI (Confcooperative Emilia-Romagna)

    Ringrazio la presidenza per questo ulteriore intervento straordinario, mi sono aggiunto alla fine, perché volevo veramente pochi minuti per fare alcune precisazioni.

    Mi pare perfino - parlandone qui e anche con questo disegno di legge che, come ha detto il collega Alberani condividiamo anche soprattutto nello spirito, al di là di alcune osservazioni di carattere contenutistico - che sentendo alcuni interventi, la cooperazione sociale si sia messa un pochino a sgomitare. Nessuno qui vuole sgomitare, è sicuramente una realtà che sta crescendo e che non chiede, ma trova nuovi riconoscimenti, li trova nei fatti concreti, al di là di quello che possono dire le associazioni di rappresentanza della cooperazione sociale stessa, insomma.

    Per questo mi sembrava di dover dire che in questa situazione, nella situazione in cui ci troviamo, riguardo al welfare… è stato citato anche il piano sociale e sanitario, mi pare di avere sentito anche alcune riflessioni che la Regione Emilia-Romagna stessa sta facendo in questo periodo riguardo a questi temi, che sono i temi e scenari in cui si colloca chiaramente la cooperazione sociale e per esempio sul servizio sanitario voi tutti sapete, è stato richiamato, mi pare, dalla CGIL, che si sta parlando appunto di processi di spiccato decentramento, con qualche traballamento, problema (cito Porretta per dirne una, ma probabilmente se ne potrebbe fare anche un elenco più lungo). Allora dentro a queste novità, che uno può o meno condividere, ma che sono da accogliere in quanto tali, novità che sono definite dalla costrizione che proviene dalla diminuzione delle risorse, certamente, ma probabilmente anche da altro, forse anche da qualche elemento più nobile, che è per esempio quello della necessità, ormai condivisa, io credo, anche dagli amministratori pubblici, che è quella appunto di portare i servizi più vicini alla comunità, di rendere la struttura e i servizi e l’organizzazione dei servizi non solo più accessibili, e questo ce lo diciamo continuamente, ma anche in qualche modo più accessibili alla partecipazione, non solo alla fruizione, come tentavo di dire prima, da parte dei cittadini.

    Allora dentro a questo ragionamento io chiedo alla Regione, ma chiedo anche ai soggetti organizzati che sono intervenuti questa mattina, di approfondire la riflessione e di chiederci e di chiedersi se dentro a questo quadro, a questo scenario, non sia in un qualche modo necessario anche fare delle scelte, non dico esclusive, ma prioritarie, delle scelte che chiaramente la politica a volte è chiamata a fare, anzi sempre, dal mio punto di vista, riguardo i soggetti che in qualche modo devono avere un riguardo, un favor o comunque un interesse diverso da parte della politica e da parte appunto dei soggetti organizzati, in quanto detentori di caratteristiche particolari.

    Allora, e ho chiuso il ragionamento, se andiamo, come a me pare, nella direzione, che cercavo di descrivere prima, di un sistema non solo sanitario ma di servizi rivolti alla popolazione e ai cittadini, più accessibili, non solo da un punto di vista della fruizione, ma anche della partecipazione, allora a me pare che la riflessione vada fatta propriamente su questo tema: quali sono i soggetti organizzati, anche quelli imprenditoriali (e chiaramente sto facendo retorica, perché avrete capito dove sto parando), quindi anche quelli economici, che si caratterizzano più vicini, più similari e anche quindi più adatti a portare avanti e realizzare un sistema come mi pare che la Amministrazione regionale stessa sia iniziando a ipotizzare o comunque a cui stia pensando. Tra l’altro, a questo proposito, come cooperazione sociale abbiamo chiesto più e più volte - non lo dico qua per avanzare dei diritti, dato che non è neanche la sede - in particolare alla Giunta, di poterne parlare di questi temi, perché sentiamo dire anche nei convegni, porto a esempio il convegno sul sistema sanitario regionale del 29 novembre, ma ancora non abbiamo avuto occasione di poterla approfondire questa questione.

    Allora questa è la prima riflessione: quali sono i soggetti che più si avvicinano a una impostazione di questo genere. A me pare che il riconoscimento della funzione pubblica, che è inserito in questa legge, subito al primissimo articolo, vada decisamente in questa direzione; può essere discutibile, si può non essere d’accordo, però noi riteniamo - penso di parlare anche per i colleghi della cooperazione sociale - di poterla e doverla leggere in questo modo quella espressione, ovverosia la cooperazione sociale è uno dei soggetti, non il soggetto, tanto meno l’unico soggetto, ma è uno dei soggetti che entra a fare parte del panorama dei soggetti che stanno dentro a quel disegno, naturalmente per il suo ruolo, per il suo pezzo di responsabilità, per la sua competenza, non per la competenza di altri. Questa era la prima riflessione.

    Riguardo poi al principio di sussidiarietà, condivido che sarà necessario, anche qui, un approfondimento, pure io stesso insieme ai colleghi, sottolineandone tutta la positività all’interno della legge stessa, sul principio di i sussidiarietà; anche a questo proposito va approfondita in un qualche modo la discussione e valutato se appunto questo principio di sussidiarietà significa soggetti che governano il sistema o d’altra parte soggetti che, come dicevo prima, per il loro pezzo di competenza, la responsabilità, il ruolo, eccetera, contribuiscono, diciamo, a comporre un pezzo del sistema. Io credo che la cooperazione sociale si collochi in questo secondo aspetto, secondo versante. Ma non si vuole collocare, come è stato fino a ieri, e voi lo sapete tutti quanti quanto la cooperazione sociale abbia sofferto anche con colpe proprie, perché non è che le colpe stiano tutte da una parte, però abbia sofferto troppo a lungo e troppo spesso del ruolo di gestore e solo gestore e ancora peggio di semplice fornitore. A me e a noi, anche, per i ragionamenti che facevo prima, pare di poter dire che la cooperazione sociale non ambisca, ma sia già nelle condizioni per essere qualche cosa di più che un semplice fornitore di servizi. Per di più, ritengo che all’interno dell’ambito dei servizi alla persona il ruolo del semplice fornitore di servizi non sia solo inadatto, ma anche improprio. Se tutti i soggetti del sistema, dell’erogazione, dell’organizzazione, della programmazione, metteteci tutto il giro che siamo soliti fare, dei servizi alla persona, non si assume una responsabilità maggiore, che non sia solamente quella di fare il servizio e farlo bene, ma una responsabilità che vada nella direzione dell’interesse pubblico, generale, chiaramente qualche cosa manca. E questa è la seconda riflessione.

    Poi per quanto riguarda gli ambiti di presenza della cooperazione sociale, e ho finito Presidente, sta insieme ai discorsi che facevo prima, parte appunto da alcune cose che esistevano già, ma se è vero, come è vero, che noi la pensiamo così, che la cooperazione sociale assume un ruolo che va oltre ed è anche diverso, per certe questioni, dal semplice erogatore e fornitore, è chiaro che in qualche modo servirà che la cooperazione sociale abbia uno spazio di protagonismo anche all’interno di altre aree che sono strategiche nell’ambito dei servizi alla persona e quelle due di cui si è parlato stamattina sono centrali: sto parlando della sanità e della formazione professionale. Voglio chiarire che neanche la cooperazione ambisce a essere ente accreditato e quindi avere i requisiti, gli accessi che sono riservati agli enti di formazione; però certamente dentro all’ambito della formazione professionale, attraverso accordi, concertazioni e presenze negli organi anche di concertazione e consultazione, questo è necessario in termini organizzativi, in termini più propriamente esecutivi. Insomma, credo che sia innegabile che la cooperazione sociale a livello di formazione faccia un grandissimo volume. Ecco, bene, fare un grandissimo volume è una questione, farlo determinandone, insieme ad altri, anche, scopi, fini, obiettivi, e non solo, anche contenuti formativi, è un’altra questione: noi siamo qui.

    Per quanto riguarda la sanità, certo che dobbiamo stare al sistema di accreditamento sanitario, nessuno vuole aggirare questioni di questa importanza, ma è altrettanto vero che, come dicevo prima, la cooperazione sociale, se si crede e si ritiene che sia quel soggetto che dicevo prima, non può entrare in questo sistema, ma deve farlo. E nel caso di una amministrazione pubblica questa dovrebbe anche essere una preoccupazione sempre presente, oltretutto se si tiene conto del fatto che in termini di soggetto privato presente in questa area non ci sono propriamente dei soggetti con una responsabilità sociale quale è quella che si attribuisce e che ha la cooperazione sociale e che non hanno propriamente scopi di carattere economici quali quello della cooperazione sociale che voi sapete è senza fini di lucro.

    Quindi, per ricapitolare: credo che sia un errore non accettare le sfide del cambiamento, anche ammettendo che la complessità richieda una maggiore ricchezza di soggetti e di opportunità, accettiamola questa sfida, chiaramente, e questo è certamente vero, con delle regole precise, che non le deve dare certamente la cooperazione sociale, ma l’amministrazione pubblica e la politica prima di tutto. Però appunto si tratta di accettare un cammino verso l’innovazione, questa è la sfida che la cooperazione sociale intende non solo rivolgere, ma soprattutto in qualche modo anche approfondire con voi.

    Presidente DONINI

    Con questo abbiamo concluso gli interventi, ascoltando chi ha chiesto di intervenire. Ribadisco i tempi di dieci giorni circa per l’inoltro del materiale, della documentazione, l’invito è rivolto anche a coloro che, presenti, hanno ritenuto, però di non intervenire.

    A conclusione di questa nostra mattinata ridò la parola al collega, se ritiene in maniera molto sintetica, un po’ più ridotto che non nell’introduzione, di fare alcune considerazioni appunto conclusive.

    Consigliere CARINI (relatore)

    Estremamente sintetico: ovviamente questa giornata è una sorta di restituzione complessiva di quanto elaborato nei passaggi che vi ho descritto nella costruzione dell’iter. È chiaro che essendo anche questa una giornata dedicata all’ascolto, di fatto, produce la possibilità di sollecitare attenzioni particolari su alcuni passaggi che o risultano poco chiari, ma pure sono già strutturati e orientati verso obiettivi che gli interventi stessi mettono in evidenza. Quindi a me è parso che alcune osservazioni fossero già così pensate e descritte nel testo della legge, ma evidentemente serviranno delle riflessioni anche di natura eventualmente emendativa per chiarire al meglio e puntualizzare quali sono gli aspetti effettivi della legge.

    Così come è evidente che colgo il segnale positivo, che mi è sembrato di cogliere trasversalmente da tutti gli interventi, rispetto alla necessità di dotarci di uno strumento totalmente innovativo e quindi con questo cogliendo quale sia il significato che la cooperazione sociale assume in via prospettica nei prossimi anni e non soltanto, diciamo, in via di restituzione di uno stato dell’arte.

    E altrettanto colgo con forza, mi sembra trasversalmente anche questo, quello che secondo noi è il significato politico principale di questa legge e cioè il pieno riconoscimento della funzione pubblica della cooperazione sociale, che mi sembra essere il filo conduttore prioritario, enormemente prioritario e principale, rispetto all’articolato stesso, che risulta essere poi solo una declinazione applicativa di questo principio.

    È chiaro che nell’iter che la Presidente ha descritto ci sono ancora passaggi nei quali possono giungere le osservazioni, avremo cura di prenderne atto e di misurarci su queste.

    Un’anticipazione doverosa: l’assessorato competente, che è quello dell’assessore Marzocchi, quindi dei servizi sociali, sta già lavorando su uno degli aspetti che sono stati toccati e cioè sull’aspetto che riguarda l’armonizzazione con le norme che si stanno producendo in tema di appalti pubblici, sulla concorrenza, a discendere da direttive comunitarie che hanno meglio puntualizzato alcuni aspetti. Quindi diciamo che c’è ancora una parte di perfezionamento dell’elaborato, che è già in corso, così come altra parte sarà conseguente alle osservazioni che abbiamo raccolto.

    La seduta termina alle ore 12,20.

     

    Approvato nella seduta del 18 marzo 2014.

     

    La Segretaria

    La Presidente

    Nicoletta Tartari

    Monica Donini