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Legislatura IX - Commissione IV - Verbale del 01/04/2014 antimeridiano

     

     

     

     

     

    Verbale n.10

    Seduta dell’1 aprile 2014

     

    Il giorno martedì 1 aprile 2014 alle ore 10,00 si è riunita presso la sede dell’Assemblea Legislativa in Bologna Viale A. Moro n. 50, la Commissione Politiche per la Salute e Politiche Sociali, convocata con nota prot. n. 13027 del 27 marzo 2014.

     

    Partecipano alla seduta i Consiglieri:

     

    Cognome e nome

    Qualifica

    Gruppo

    Voto

     

    DONINI Monica

    Presidente

    Federazione della Sinistra

    2

    presente

    PIVA Roberto

    Vice Presidente

    Partito Democratico

    5

    presente

    VECCHI Alberto

    Vice Presidente

    Forza Italia - PDL

    5

    presente

    BARBATI Liana

    Componente

    Italia dei Valori – Lista Di Pietro

    1

    presente

    BARBIERI Marco

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    CARINI Marco

    Componente

    Partito Democratico

    5

    presente

    CORRADI Roberto

    Componente

    Lega Nord Padania Emilia e Romagna

    4

    presente

    DEFRANCESCHI Andrea

    Componente

    Movimento 5 Stelle Beppegrillo.it

    1

    presente

    FIAMMENGHI Valdimiro

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    GRILLINI Franco

    Componente

    Gruppo Misto

    4

    presente

    MANDINI Sandro

    Componente

    Italia dei Valori – Lista Di Pietro

    1

    assente

    MARANI Paola

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    MAZZOTTI Mario

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    MUMOLO Antonio

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    NALDI Gian Guido

    Componente

    Sinistra Ecologia Libertà - Idee Verdi

    2

    presente

    NOÈ Silvia

    Componente

    UDC - Unione di Centro

    1

    presente

    PARUOLO Giuseppe

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    POLLASTRI Andrea

    Componente

    Forza Italia - PDL

    3

    presente

    SERRI Luciana

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    VILLANI Luigi Giuseppe

    Componente

    Forza Italia - PDL

    2

    presente

     

    È presente il consigliere Mauro MANFREDINI in sostituzione di Roberto CORRADI per parte della seduta.

     

    È altresì presente l’Assessore alla Promozione delle politiche sociali e di integrazione per l’immigrazione, volontariato, associazionismo e terzo settore Teresa MARZOCCHI.

     

    Hanno partecipato ai lavori della Commissione. M. Raciti (Resp. Servizio politiche per l'accoglienza e l'integrazione sociale); M. Barbieri (Servizio politiche per l'accoglienza e l'integrazione sociale); C. Cicognani (Servizio Informazione e comunicazione istituzionale).

     

    Presiede la seduta: Monica DONINI

    Assiste la Segretaria: Nicoletta Tartari

    Resocontista: Vanessa Francescon

     


    La presidente DONINI dichiara aperta la seduta alle ore 10,30.

     

    Sono presenti i consiglieri Carini, Corradi, Defranceschi, Fiammenghi, Grillini, Manfredini, Naldi, Paruolo, Piva e Serri.

     

    In apertura di seduta e in mancanza di obiezioni, la presidente DONINI avvisa che la seduta sarà trasmessa in diretta streaming, a seguito di richiesta formale presentata dal collega Favia e d’intesa con l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa.

     

    - Approvazione verbali nn.7 e 8 del 2014.

     

    La Commissione approva all'unanimità dei presenti.

     

    3997 - Progetto di legge d'iniziativa del consigliere Mandini: "Integrazioni alla legge regionale 21 agosto 1997, n. 29 (Norme e provvedimenti per favorire le opportunità di vita autonoma e l'integrazione sociale delle persone disabili)" (21 05 13).

     

    La presidente DONINI anticipa che il consigliere Mandini, non potendo essere presente alla seduta odierna, ha chiesto di rinviare l’oggetto 3997, che pertanto, in mancanza di obiezioni, sarà posto all’ordine del giorno della prossima seduta.

     

    Entrano le consigliere Marani e Noè.

     

    5251 - Proposta recante: "Approvazione del programma 2014-2016 per l'integrazione sociale dei cittadini stranieri (Art. 3 comma 2 L.R. 5/2004). Proposta all'Assemblea legislativa" (delibera di Giunta n. 261 del 03 03 14).

     

    La presidente DONINI cede la parola all’assessore Marzocchi per l’illustrazione della proposta, segnalando che, se possibile, sarà esaminata nella seduta assembleare convocata nella giornata di domani. Comunica che è stato presentato il seguente emendamento:

     

    Emendamento 1/Giunta:

    Alla pag. 35 dell’allegato, le parole “entro il 31/12/2015” sono sostituite dalle parole “entro il 31/12/2017”.

     

    Esce il consigliere Corradi.

     

    L’assessore MARZOCCHI ringrazia i presenti e spiega che l’urgenza dell’approvazione del documento in Commissione, per essere discusso in Aula domani, è motivata dal fatto che sono già stati calendarizzati degli incontri sul territorio per diffondere i contenuti del provvedimento.

    Ripercorre alcune delle fasi più importanti del percorso che ha condotto alla stesura della delibera: l’anno scorso si è effettuata la valutazione del piano triennale in scadenza, che era un atto dovuto previsto dalla stessa legge regionale sull’immigrazione. Quest’ultima è stata approvata dieci anni fa perciò è parso opportuno operare una riflessione più generale sull’efficacia della stessa, per verificare se fosse necessario intervenire con delle modifiche, considerata l’evoluzione del contesto migratorio e i molteplici mutamenti sociali intercorsi nel decennio trascorso. Gli esiti del monitoraggio sull’efficacia della legge sono stati positivi e perciò si è ritenuto al momento di non dover procedere ad alcuna revisione di essa, finché non ci sarà un’evoluzione della normativa nazionale, anche per non rischiare di intervenire su ambiti di competenza che non spettano alla Regione.

    Circa i piani triennali, ricorda che a luglio dell’anno scorso vi è stato un convegno in cui si è dato conto del lavoro svolto in questi anni, si sono raccolti pareri, osservazioni e suggerimenti che sono risultati utili per la stesura del nuovo programma triennale a cui hanno lavorato in modo trasversale i servizi di quasi tutti gli Assessorati, con il coinvolgimento dei territori e delle diverse soggettività che in forma organizzata si occupano di migrazione. Si dichiara molto convinta dell’impostazione che la Regione si è data già da dieci anni, cioè quella di favorire e promuovere la creazione di reti di rappresentanza diretta delle popolazioni migranti. Cita a tal proposito la rete dei ragazzi di seconda generazione, la rete della comunicazione interculturale e dei centri interculturali. Ciò ha favorito il protagonismo di tali soggetti, l’inclusione e la partecipazione.

    Il principio da cui si è partiti per la redazione del nuovo programma è che la collettività emiliano-romagnola è già una società multiculturale (12,2% di cittadini stranieri alla fine del 2013; nelle scuole un terzo dei ragazzi ha genitori stranieri). Stante così le cose, il lavoro che si dovrà fare nei prossimi tre anni riguarderà l’integrazione; non a caso il documento all’esame è stato nominato piano per l’integrazione e non per l’immigrazione.

    Lo scopo del programma, perciò, è diffondere i valori della coesione sociale affinché la multiculturalità sia una risorsa anziché una sfida. Il termine “inclusione” significa scambio e conoscenza delle diverse culture, senza pensare che chi arriva debba assumere la cultura del luogo in cui giunge. Ciò non vuole dire attribuire agli stranieri diritti ulteriori rispetto al resto della popolazione, ma condividere diritti e doveri, o meglio le responsabilità di cittadinanza.

    Una delle parole chiave, che il piano intende valorizzare, è “equità” che evoca la costruzione di una società giusta per tutti, indipendentemente dalle origini e dalla provenienza delle persone.

    Altro tema importante è quello della cittadinanza, che non significa solo riconoscere la cittadinanza ai bambini nati in Italia (competenza che, peraltro, non spetta alla Regione); cittadinanza vuol dire anche favorire dei percorsi di cittadinanza attiva, cioè coniugare e promuovere degli interventi che producano la responsabilità di cittadinanza, la partecipazione nella collettività sentendosi parte di essa e rendendo davvero protagonisti tutti i cittadini perché la coesione totale aumenti.

    Fondamentale risulta poi la questione dell’antidiscriminazione di cui ci si sta occupando da tempo e che non riguarda soltanto la tematica migratoria.

    Tra le azioni prioritarie contenute nel piano una riguarda la lingua, cioè i percorsi di alfabetizzazione estesi su tutto il territorio regionale, per consentire agli stranieri una maggiore accessibilità ai servizi in generale. Ovviamente rimangono i servizi dedicati, come quello, ad esempio, della tutela legale.

    Altra azione prioritaria è quella della mediazione e della formazione culturale. Le linee operative mirano a concretizzare il processo di inclusione culturale, attraverso la conoscenza e il lavoro tra le culture. In questi anni è stata formata una buona rete di mediatori culturali, presenti su tutto il territorio regionale, che hanno operato egregiamente sul tema della mediazione linguistica. Per i prossimi tre anni il loro impegno dovrà essere rivolto alla mediazione culturale che rappresenta il salto di qualità che ci si aspetta.

    Due sono, perciò, le grandi sfide che si intendono affrontare per affermare concretamente il concetto di integrazione: da un lato la presa in carico delle categorie più fragili, che sono le donne straniere, che in genere non lavorano e di conseguenza imparano meno la lingua, e i giovani. Un particolare discorso riguarda i giovani di seconda generazione per i quali la questione migratoria non rappresenta più un problema.

    Il programma approvato diventerà lo strumento con cui operare e da usare come ragionamento per i contenuti di ordine politico e per quelli di ordine operativo. Si tratta di un documento sintetico perché possa essere facilmente fruibile. Il lavoro presentato è stato lungo e comprende all’interno della parte sociale tutti i dati della migrazione, perché si voleva sottolineare politicamente il passaggio che si è inteso fare.

     

    Entrano i consiglieri Mumolo, Vecchi, Villani e Pollastri.

     

    La dottoressa RACITI richiama l’attenzione sull’emendamento proposto, con cui si fissa alla fine del 2017 l’azione conclusiva del programma triennale; essendo un programma triennale (2014-2016) è chiaro che va fatta nel 2017 la relazione conclusiva. Tale relazione sarà predisposta dal gruppo tecnico interassessorile – di cui fanno parte una trentina di rappresentanti di servizi diversi – che ormai da anni cura sia la valutazione che la predisposizione del piano.

    Aggiunge che vi sono alcune altre modifiche meramente formali da apportare al testo; se i commissari lo ritengono utile, può illustrarle dettagliatamente.

     

    La consigliera NOÈ sottolinea un passaggio della premessa dell’allegato che non la convince: “Nel breve periodo si prefigura pertanto uno scenario di stabilizzazione dei fabbisogni occupazionali che richiede prioritariamente investimenti sui processi di riqualificazione e di riconversione dei lavoratori stranieri disoccupati, attraverso programmi di politiche attive del lavoro, in particolare rivolte ad un reinserimento nei settori a forte innovazione e sviluppo”. Il suo timore – spiega – è che si creino delle corsie preferenziali, cioè delle modalità di trattamento differenziato tra chi è cittadino autoctono e chi è diventato residente sul territorio da alcuni anni.

    Si deve prendere atto – prosegue – che si è arrivati a un livello di saturazione che purtroppo rischia di inficiare la qualità della vita di chi è nato e risiede e di chi intende trasferirsi in regione, dove probabilmente può trovare delle condizioni migliori rispetto a quelle del luogo da cui proviene. Raccomanda, in questi tempi alquanto critici, di evitare situazioni che tendono a creare discriminazioni in una regione che non ha mai avuto problemi di questo tipo e che, anzi, si è sempre posta all’avanguardia rispetto alla questione dell’inclusione sociale.

    La Regione deve supportare le politiche comunitarie che aiutino l’Italia a fronteggiare il problema dell’immigrazione, soprattutto africana.

     

    Entrano i consiglieri Barbati e Mazzotti.

     

    Il consigliere VECCHI condivide quanto detto circa l’importanza dell’alfabetizzazione e della mediazione culturale, che sono necessarie ai fini dell’integrazione. Ciò che non condivide sono le affermazioni di carattere politico espresse dall’Assessore, che ha spiegato nel suo intervento come inclusione non significhi che coloro che vengono in Italia debbano assimilare la nostra cultura. Se ciò significa – commenta – che sono gli italiani a dover assimilare la cultura degli stranieri allora questa conclusione è inaccettabile. A suo giudizio chi si trasferisce nel nostro Paese deve imparare e conoscere la cultura e la storia italiana.

    Altrettanto contestabile – prosegue – è il richiamo alla cittadinanza attiva, che Forza Italia ha sempre fermamente criticato. Ricorda che è stato presentato un provvedimento volto ad attribuire la cittadinanza a persone che per legge non la potevano avere.

    Quelli menzionati sono temi politici che vedono il suo partito su posizioni nettamente opposte, mentre si condivide l’impegno contro ogni tipo di discriminazione.

    Forza Italia appoggia l’immigrazione controllata, cioè prestabilita. Grandi paesi di democrazia evoluta come il Canada e l’Australia, dove governano in maniera alternativa laburisti e conservatori, sul tema immigrazione hanno la stessa impostazione, cioè sostengono una immigrazione gestita e controllata.

     

    Esce il consigliere Pollastri.

     

    Il consigliere GRILLINI considera evidente che sul tema immigrazione e integrazione si gioca da tempo una partita politico-culturale che oppone destra e sinistra. La gestione delle politiche migratorie è uno dei temi che distingue la destra dalla sinistra in Italia.

    Concorda con la relazione dell’Assessore e ritiene che il piano sia un ottimo documento, da cui traspare anche l’impegno lodevole dell’amministrazione regionale e dei mediatori culturali che rappresentano un elemento fondamentale di integrazione.

    Quella dei flussi migratori è una questione sovranazionale. Si sa per certo, infatti, che dietro alla gestione di certi flussi migratori ci sono le mafie che gestiscono un mercato di carne umana. La gente che abbandona il proprio Paese d’origine paga e spesso investe tutte le proprie risorse e i risparmi anche della famiglia e della comunità per trovare una speranza di vita e di fortuna che poi, qualora la cosa abbia successo, si trasforma anche in rimesse degli immigrati.

    È necessario che la Regione porti il proprio contributo per affrontare una questione di tale portata.

    Aggiunge che il più delle volte l’immigrazione non è fatta di persone istruite o qualificate, ma ci sono alcuni Paesi che danno degli incentivi a sostegno di una immigrazione qualificata. Negli Stati Uniti c’è addirittura un movimento, a cui aderiscono personaggi come Bill Gates e altri, che richiede una modifica dell’Immigration act per favorire l’immigrazione dei cervelli. È evidente che una scelta di questo tipo rappresenta un brutale esercizio degli interessi di un Paese rispetto agli altri. Ricorda che 100.000 italiani nel 2012 se ne sono andati a vivere all’estero. Si tratta per lo più di persone laureate, per le quali il Paese ha speso un capitale pubblico e che se ne vanno a garantire la prosperità e la ricchezza di altri Paesi che magari son già prosperi e ricchi. L’immigrazione che interessa la Regione non è del tipo sopradescritto ma riguarda persone che scappano da paesi di guerra.

    Le questioni da affrontare sono sostanzialmente due: la prima riguarda il multiculturalismo. Il vero pericolo che va evitato è che si riformi in Italia una sorta di comunitarismo chiuso, per cui gli immigrati si organizzano in pezzi di quartiere come comunità chiusa e impermeabile riproducendo sul suolo emiliano-romagnolo le società - spesso violentemente misogine - da cui sono venuti.

    L’altra questione riguarda l’integrazione e l’Assessore - a suo giudizio - è stata chiara nello specificare come tale concetto vada inteso: integrazione con i nostri valori, con la nostra cultura, con la nostra democrazia. Per questo non comprende le perplessità manifestate dal collega Vecchi. Il lavoro dei mediatori culturali deve andare anche in questa direzione, non è un lavoro neutro: gli immigrati devono conoscere l’italiano per poter comunicare, altrimenti il rischio è che si formi il comunitarismo chiuso. Integrazione vuol dire garanzia per tutte le persone, in particolare per le donne e per i minori. Bisogna, quindi essere molto chiari e determinati: non si viene in Italia per fare infibulazione, non si viene in Italia per maltrattare le donne, non si viene in Italia per maltrattare i bambini. Va favorito un islamismo liberale, non certo l’integralismo che è al centro delle motivazioni belliche di molti Paesi come ad esempio la Siria.

    Le paure, a volte irrazionali a volte giustificate, devono essere combattute con provvedimenti adeguati, con una chiarezza di azione e di pensiero che – a suo parere – il piano in questione contiene. Si tratta di una sfida interessante, anche perché l’assorbimento dei valori della libertà, della democrazia e dei diritti civili finisce per favorire la diffusione di questi stessi valori nel resto del mondo. Compito della Regione è promuoverli.

     

    Entra il consigliere Barbieri.

     

    Il consigliere VILLANI interviene, sebbene la sua posizione sia stata espressa dal collega Vecchi, perché stimolato dall’intervento del collega Grillini.

    Si dichiara sostanzialmente d’accordo nell’evitare che si creino comunità chiuse che tendono a ripetere gli stessi stili di vita che hanno, in qualche occasione, anche determinato la migrazione. Tuttavia non concorda con alcune delle premesse illustrate dall’Assessore, perché – a suo giudizio – non tengono conto della particolare situazione geografica del nostro Paese, che è il più esposto tra quelli dell’Unione europea, e dell’incremento dei flussi migratori che si è avuto soltanto nei primi mesi di quest’anno. In Italia esiste una migrazione molto diversa da quella, ad esempio, presente negli Stati Uniti in cui un’immigrazione intellettualmente avanzata può dare un contributo d’innovazione ad un Paese che è già ampiamente avanti rispetto al nostro. Perciò giudica improprio ogni tipo di confronto con l’Italia.

    Ribadisce la sua contrarietà al piano perché, in alcuni passaggi nota delle incongruenze rispetto a ciò che sta succedendo nella realtà. Fa presente che la crisi economica ha prodotto, nel Paese, una disoccupazione giovanile di cittadini italiani abbondantemente sopra la media europea e che non ha, nell’immediato, nessuna possibilità di soluzione. Perciò bisogna evitare di intervenire con azioni che facciano apparire l’Italia come una sorta di bengodi in cui esiste un sistema di welfare in grado di accogliere chiunque. 

    Secondo il rapporto di Unioncamere, il 16% del PIL regionale è prodotto da lavoratori migranti. Non si indicano, tuttavia, i costi che il sistema sociale e sanitario sostiene per gli stranieri senza lavoro e per i clandestini. Inoltre critica le recenti posizioni anche di alte cariche dello Stato che confondono il turismo (che ha un saldo attivo di 12 miliardi nonostante il periodo di crisi) con la capacità di accoglienza: tali affermazioni tendono a dipingere il Paese come un paese dall’accoglienza indiscriminata. Sullo stesso tono, a suo giudizio, è l’affermazione contenuta nel piano secondo cui “occorre ribadire come la cornice normativa statale in materia di immigrazione, sostanzialmente concentrata sui temi della ammissione, delle condizioni di soggiorno e delle politiche di contrasto ed allontanamento delle persone in condizioni irregolari, rappresenti un elemento di indiscutibile condizionamento rispetto all’efficacia delle politiche di integrazione locali”. Di fatto, si criticano le politiche nazionali che tendono ad arrestare il flusso indiscriminato o comunque controllato. Pare che la delibera suggerisca di eliminare ogni contrasto all’immigrazione irregolare, favorendo un’abbondante invasione da parte di tutti i paesi del Nord Africa. Tale indirizzo è inaccettabile, non si tiene conto che il sentire comune della maggior parte degli italiani è un altro. Pensare e sostenere che l’Italia sia in grado di accogliere chiunque rappresenta una visione scellerata della politica migratoria. L’80-90% delle persone arrivano nel Paese in modo assolutamente indiscriminato e questo è un problema che finalmente anche l’Unione europea comincia ad affrontare. 

    La disoccupazione riguarda il 30% dei giovani italiani, perciò non ci si può permettere di aggravare ulteriormente una situazione sociale che è già pesantissima. Il rischio che avverte è che ci sia una sorta di razzismo al contrario, che si vada a istituire una sorta di meccanismo per il quale il lavoratore straniero disoccupato ha qualche diritto in più rispetto al giovane lavoratore italiano disoccupato.

    Conclude ribadendo che l’atto in discussione, pur contenendo degli elementi positivi, nasce da premesse che sono – a suo giudizio – totalmente inaccettabili.

     

    Il consigliere MANFREDINI, preliminarmente, si scusa con la dott.ssa Raciti per l’impazienza dimostrata nella precedente seduta della Commissione Parità in cui si è espresso il parere sulla proposta in discussione.

    A suo giudizio, l’integrazione che ha in mente il Governo di sinistra è inattuabile, è impensabile un’integrazione tra popoli così diversi. Critica l’Assessore che preferisce parlare di “responsabilità di cittadinanza” anziché di “doveri”, considerando che “dovere” ha un contenuto di maggior importanza rispetto a “responsabilità”.

    I risultati ottenuti fino ad oggi dalle politiche di integrazione sono stati insufficienti. Cita ad esempio le molte iniziative sponsorizzate dal Comune di Modena che non hanno prodotto i risultati attesi. Anzi – aggiunge – proprio nel modenese ci sono stati due omicidi che hanno coinvolto degli stranieri. Questo a dimostrazione che nessuna integrazione è possibile.

    Oggi – continua – i Comuni stanziano risorse per corsi di lingua italiana agli stranieri, mentre fino a qualche tempo fa la Regione destinava soldi agli enti locali perché organizzassero corsi di arabo, nella speranza che poi gli immigrati tornassero nei loro paesi d’origine (cosa che non è avvenuta): già dieci anni fa la Lega Nord chiedeva che gli stanziamenti fossero destinati alla conoscenza dell’italiano. I risultati ottenuti dai mediatori culturali sono stati deludenti. Stigmatizza la proposta della ministra Kyenge, che chieda una riserva di posti negli enti locali per gli extracomunitari.

    Suggerisce di prendere come esempio l’Olanda, che prima di autorizzare l’accesso sul proprio territorio verifica la conoscenza della lingua da parte di coloro che intendono risiedervi.

    Inoltre – continua – l’Italia non necessita più di manodopera straniera: le aziende del nord-est delocalizzano altrove la produzione e moltissimi giovani italiani preferiscono emigrare all’estero in cerca di lavoro, anche come contadini, sebbene anche nelle nostre zone montane ci siano terreni incolti che potrebbero essere sfruttati e dare lavoro ai giovani.

    Conclude ribadendo la sua contrarietà e opposizione alla delibera, avvertendo che l’intervento in Aula del suo gruppo sarà particolarmente severo.

     

    Il consigliere NALDI dichiara di essere d’accordo sul contenuto della delibera e con quanto espresso dall’Assessore. Aggiunge che anch’egli è convinto che il Paese non abbia un’illimitata capacità di accoglienza, ma che non deve essere il mercato a stabilire il punto di equilibrio. Una regolazione degli ingressi è necessaria, ma – aggiunge - le norme per contenere i flussi introdotte dal centro-destra, a partire dalla legge Bossi-Fini, si sono dimostrate fallimentari.

    Gli stranieri che sono migrati in Italia sono stati impiegati in lavori di basso profilo (badanti, lavapiatti, braccianti, facchini, muratori), che molti giovani italiani si rifiutano di fare. Inoltre molti di loro non hanno occasioni di interscambio culturale. Ricorda che la stessa società italiana è il risultato di culture diverse che nel corso dei secoli si sono integrate.

    Lo Stato deve pretendere che chi entra nel nostro Paese rispetti le leggi, che sono uno degli elementi fondamentali di evoluzione della società. Inoltre – prosegue – bisogna impegnarsi per l’integrazione dei giovani, soprattutto di seconda generazione. Per quel che riguarda l’accoglienza è necessario programmarla con umanità, tenendo conto delle reali possibilità di assorbimento del Paese.

     

    Esce il consigliere Defranceschi.

     

    L’assessore MARZOCCHI invita a distinguere i diversi tipi di migrazione, tenendo conto che una buona parte di essa non è programmata. Si riferisce ai profughi, che costantemente sbarcano sulle coste italiane (circa 20 mila persone all’anno). Questo aspetto non è trattato dal piano in votazione, se non per la parte relativa all’accompagnamento dei richiedenti asilo. La migrazione non programmata è di competenza nazionale e sovranazionale, sebbene – assicura – le Regioni hanno preso posizione precise sulla questione affinché si garantisca continuità a operazioni come quella denominata “Mare nostrum”, che rappresenta una scelta di civiltà ed è sostenuta dall’Europa per evitare morti in mare. Tuttavia ammette che è necessario predisporre un percorso integrato per coloro che sbarcano sul nostro territorio.

    Assicura, inoltre, che oggi l’Italia non è più considerata un Paese attraente né per la migrazione economica né per la migrazione non programmata. Rappresenta, piuttosto, un luogo di passaggio per migrare in altri Paesi. Aggiunge, però, che la normativa vigente obbliga lo straniero a presentare domanda di asilo sul territorio in cui giunge. Tale aspetto è un elemento di fragilità per l’Italia.

    Da alcuni anni la regolazione dei flussi non è concertata con gli altri paesi.

    Nel documento in votazione, si precisa che in Emilia-Romagna la migrazione è stabile, non è aumentata, perché non c’è lavoro. Stanti così le cose, l’impegno della Giunta è rivolto a coloro che sono già stabilmente sul territorio ma hanno perso il lavoro. Si tratta di stranieri che risiedono stabilmente sul territorio regionale assieme alle loro famiglie, per i quali si intendono realizzare percorsi di riqualificazione al fine di reintrodurli nel mondo del lavoro. Ciò non significa negare diritti agli italiani che hanno perso il lavoro.

    L’obiettivo del piano è governare l’immigrazione presente sul territorio al fine di costruire una comunità interculturale, che eviti il formarsi di ghetti.

    Ripete che – a suo parere – il significato di “responsabilità” è più forte rispetto al “dovere”: con il termine “responsabilità” si intende farsi carico dei bisogni della collettività di cui si fa parte e attraverso questo si potrà realizzare un sistema di welfare generativo di protagonismi, di partecipazione, di equità. 

     

    La presidente DONINI, in mancanza di ulteriori richieste di intervento, mette in votazione l’emendamento 1/Giunta.

     

    L’emendamento è approvato con 45 voti favorevoli (PD, FI-PDL, LN, FDS, IDV, SEL-V, UDC, Misto), nessun contrario e nessun astenuto.

     

    La presidente DONINI chiede quindi alla Commissione di esprimersi sulla proposta di delibera oggetto 5251.

     

    La Commissione esprime parere favorevole con 33 voti favorevoli (PD, FDS, IDV, SEL-V, Misto), 12 contrari (FI-PDL, LN, UDC) e nessun astenuto.

     

    1900 - Progetto di legge d'iniziativa della consigliera Noè: "Abrogazione della legge regionale 24 aprile 2006, n. 3 "Interventi in favore degli emiliano-romagnoli e funzionamento della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo"" (21 10 11).

     

    1901 - Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Favia e Defranceschi: "Abrogazione della legge regionale 24 aprile 2006, n. 3 - Interventi in favore degli emiliano-romagnoli e funzionamento della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo" (21 10 11).

     

    1911 - Progetto di legge d'iniziativa dei consiglieri Bernardini, Manfredini, Corradi e Cavalli: "Modifiche alla legge regionale 24 aprile 2006, n. 3 (Interventi in favore degli emiliano-romagnoli e funzionamento della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo) e abrogazione del Regolamento regionale 28 novembre 2006, n. 6 (Disciplina dei compensi e dei rimborsi spettante al presidente, ai componenti ed agli invitati della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo)" (25 10 11).

     

    1912 - Progetto di legge d'iniziativa della consigliera Barbati: "Abrogazione della legge regionale 24 aprile 2006, n. 3 (Interventi in favore degli emiliano-romagnoli e funzionamento della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo)" (26 10 11) .

     

    Entra il consigliere Defranceschi.

    La presidente DONINI segnala che la Commissione è chiamata ad affrontare le determinazioni procedurali relative ai progetti di legge presentati sulla Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo.

    Ricorda che la Commissione ha votato da tempo l’abbinamento dei testi, rinviando la scelta del testo base, anche su sollecitazione del Sottosegretario Bertelli che aveva invitato la Commissione a verificare la possibilità di arrivare ad un testo unificato. Nel luglio scorso, la Commissione ha deciso un ulteriore rinvio, stabilendo che un gruppo di lavoro (costituito dai presentatori dei testi all’esame e dai consiglieri componenti della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, in qualità di rappresentanti indicati dall’Assemblea legislativa), elaborasse un testo condiviso.

    Oggi, pertanto, dovranno essere espletate le questioni procedurali finora rinviate.

     

    La consigliera NOÈ comunica che i presentatori dei testi in oggetto hanno concordato di proporre come testo base il progetto sottoscritto dalla collega Barbati (oggetto 1912) e come relatore il consigliere Defranceschi.

     

    La presidente DONINI, in mancanza di ulteriori interventi, invita i commissari ad esprimersi sulla proposta di testo base indicato dai presentatori (oggetto 1912).

     

    La Commissione esprime parere favorevole con 46 voti favorevoli (PD, FI-PDL, LN, FDS, IDV, SEL-V, UDC, M5S, Misto), nessun contrario e nessun astenuto.

     

    La presidente DONINI chiede alla Commissione di esprimersi sulla scelta di nominare relatore il consigliere Defranceschi.

     

    La Commissione nomina relatore il consigliere Defranceschi

    con 44 voti favorevoli (PD, FI-PDL, LN, FDS, SEL-V, UDC, Misto),

    nessun contrario e 2 astenuti (IDV, M5S).

     

    La seduta termina alle ore 12,05.

     

    Approvato nella seduta del 29 aprile 2014.

     

    La Segretaria

    La Presidente

    Nicoletta Tartari

    Monica Donini