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Legislatura IX - Commissione IV - Verbale del 14/04/2014 antimeridiano

     

     

     

     

    Verbale n. 11

    Seduta del 14 aprile 2014

     

    Il giorno 14 aprile 2014 alle ore 10 si è riunita presso la sede dell’Assemblea Legislativa in Bologna Viale A. Moro n. 50, la Commissione Politiche per la Salute e Politiche Sociali, convocata con nota prot. n. 14923 del 9 aprile 2014.

     

    Partecipano alla seduta i Consiglieri:

     

    Cognome e nome

    Qualifica

    Gruppo

    Voto

     

    DONINI Monica

    Presidente

    Federazione della Sinistra

    2

    presente

    PIVA Roberto

    Vice Presidente

    Partito Democratico

    5

    assente

    VECCHI Alberto

    Vice Presidente

    Forza Italia - PDL

    5

    assente

    BARBATI Liana

    Componente

    Italia dei Valori – Lista Di Pietro

    1

    presente

    BARBIERI Marco

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    CARINI Marco

    Componente

    Partito Democratico

    5

    assente

    CORRADI Roberto

    Componente

    Lega Nord Padania Emilia e Romagna

    4

    presente

    DEFRANCESCHI Andrea

    Componente

    Movimento 5 Stelle Beppegrillo.it

    1

    assente

    FIAMMENGHI Valdimiro

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    GRILLINI Franco

    Componente

    Gruppo Misto

    4

    presente

    MANDINI Sandro

    Componente

    Italia dei Valori – Lista Di Pietro

    1

    assente

    MARANI Paola

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    MAZZOTTI Mario

    Componente

    Partito Democratico

    2

    assente

    MUMOLO Antonio

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    NALDI Gian Guido

    Componente

    Sinistra Ecologia Libertà - Idee Verdi

    2

    assente

    NOÈ Silvia

    Componente

    UDC - Unione di Centro

    1

    assente

    PARUOLO Giuseppe

    Componente

    Partito Democratico

    2

    assente

    POLLASTRI Andrea

    Componente

    Forza Italia - PDL

    3

    presente

    SERRI Luciana

    Componente

    Partito Democratico

    2

    presente

    VILLANI Luigi Giuseppe

    Componente

    Forza Italia - PDL

    2

    presente

     

    Sono presenti i consiglieri: Roberta MORI in sostituzione di Marco CARINI e Gabriele FERRARI in sostituzione di Roberto PIVA.

     

    Hanno partecipato ai lavori della Commissione: F. Bergamini (Resp. Serv. Programmazione, valutazione e interventi regionali nell’ambito delle politiche della formazione e del lavoro); M. Forni (Resp. Serv. Coordinamento politiche sociali e socio-educative, programmazione e sviluppo del sistema dei servizi); C. Tommasini (Serv. Politiche per l’accoglienza e l’integrazione sociale); G. Cilione (Resp. Serv. Relazione con gli enti del ssr, sistemi organizzativi e risorse umane in ambito sanitario e sociale, supporto giuridico); B. Attili (Ser. Segreteria e affari legislativi); G. Squintani (Resp. Serv. Veterinario e igiene degli alimenti); E. Bastianin (Serv. Affari legislativi e qualità dei processi normativi); G. Strazzoni (Serv. Relazione con gli enti del ssr, sistemi organizzativi e risorse umane in ambito sanitario e sociale, supporto giuridico); M. Braglia (Serv. politiche per l’accoglienza e l’integrazione sociale); C. Cicognani (Serv. Informazione e comunicazione istituzionale).

     

    Presiede la seduta: Monica DONINI

    Assiste la Segretaria: Nicoletta Tartari

    Resocontista: Vanessa Francescon


    La presidente DONINI dichiara aperta la seduta alle ore 10,25.

     

    Sono presenti i consiglieri Barbieri, Corradi, Grillini, Marani, Mori, Pollastri, Serri e Villani.

     

    5377 - Relazione per la Sessione Comunitaria dell'Assemblea legislativa per l'anno 2014, ai sensi dell'art. 5 della L.R. n. 16/2008.

     

    La presidente DONINI introduce l’argomento, ricordando che la Commissione è chiamata a esprimere un parere alla Commissione referente I e che l’Aula, in occasione della seduta della sessione comunitaria, concluderà la sessione con l’approvazione di un atto di indirizzo.

    La relazione comprende i documenti predisposti dalla Giunta e il programma di lavoro della Commissione europea per il 2014. È stata predisposta, con l’ausilio del gruppo di lavoro, una bozza di parere, già trasmessa ai commissari, nella quale sono individuati gli oggetti di interesse specifico della Commissione; tale bozza potrà naturalmente essere rivista e implementata.

    Aggiunge che il programma di quest’anno della Commissione europea è piuttosto ristretto, anche perché l’attuale Commissione è in scadenza. Si è, inoltre, in una fase particolare, in cui stanno per essere siglate le intese sui nuovi fondi europei e la Regione sta già predisponendo i piani di attuazione per l’impiego di tali risorse. 

     

    Entrano i consiglieri Mumolo, Barbati e Ferrari.

     

    La dott.ssa BERGAMINI sottolinea che l’impegno della Regione si è concentrato sulla nuova programmazione comunitaria dei diversi fondi strutturali (Fondo sociale europeo e FEASR). La scelta dell’amministrazione regionale è di predisporre non solo una programmazione integrata di risorse, ma di politiche integrate. Spiega che la cornice rispetto alla quale le Regioni possono attivarsi rispetto ai programmi operativi regionali è costituita dall’accordo di partenariato che è oggetto di un negoziato informale tra lo Stato e la Commissione europea. Tale confronto si dovrà concludere entro il 22 aprile. 

    Circa il tema dell’inclusione, evidenzia che il regolamento comunitario prevede obbligatoriamente una allocazione, a livello nazionale, del 20% delle risorse del programma operativo FSE a valere sull’asse dell’inclusione sociale. Un ulteriore aspetto innovativo è che anche per le Regioni maggiormente sviluppate, quindi tutte quelle del centro nord, saranno attivati programmi operativi nazionali, che incidono direttamente sulle programmazioni regionali con interventi sulle persone. L’Emilia-Romagna ha deciso di investire il 20% su tale asse indipendentemente dal fatto che tale percentuale non sia obbligatoria a livello regionale. La seconda scelta di fondo operata dalla Regione è stata quella di promuovere un‘inclusione attiva, che passi in primo luogo attraverso il lavoro, supportando le persone nella fase di inserimento lavorativo e rendendo disponibili servizi aggiuntivi perché questo obiettivo sia fattibile e conseguibile. Lo scopo è evitare la targhettizzazione dei destinatari, inserendo nella programmazione degli obiettivi specifici per categorie di svantaggio; tutti gli interventi diretti alle fasce di svantaggio debbono avere un approccio trasversale in modo che tutti possano cogliere le opportunità per l’occupazione e per il lavoro. Occorre intervenire in un modo personalizzato e individualizzato, in cui l’analisi dei fabbisogni sia congiunta e riguardi tutti i servizi competenti, per costruire dei percorsi di inclusione sociale. Questa impostazione richiede in primo luogo un progetto di legge regionale in tema di occupazione-lavoro. La predisposizione di tale testo normativo deve coinvolgere tutti i servizi competenti in materia sociale e sanitaria, di lavoro, formazione e istruzione.

    Dal punto di vista operativo le innovazioni che si intendono portare nella nuova programmazione hanno come riferimento il tema del riordino istituzionale; nella precedente programmazione le Amministrazioni provinciali costituivano gli organismi intermedi di programmazione previsti dalle leggi regionali in materia. Inoltre, l’ambito di programmazione aveva come riferimenti i piani di zona, quindi territori anche più ristretti rispetto ai provinciali. Oggi tale assetto va riprogettato, tenendo in valore la logica delle reti territoriali, delle prassi consolidate, ma riportando a livello regionale una cornice unitaria di programmazione che permetta di avere interventi che garantiscano pari opportunità su tutto il territorio.

    Altro tema importante è la costruzione di un programma unitario sul tema dell’inclusione, promuovendo e sostenendo anche elementi di innovazione nelle modalità d’attuazione delle azioni, che richiedono un impegno congiunto di tutti gli attori coinvolti (autonomie educative e formative, i servizi territoriali competenti, imprese che concorrono utilmente a garantire una fase di formazione e anche l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate).

    Un elemento di incertezza riguarda il programma operativo nazionale, che prevedeva una sorta di social card. La Regione si è sempre opposta a tale iniziativa perché contrasta con le politiche attive. Ricorda che le risorse del fondo sociale europeo non devono essere impiegate per politiche passive di sussidi alle persone e per questo la Commissione, nella prima fase di valutazione dell’accordo di partenariato, ha sottolineato allo Stato italiano la non ammissibilità di queste spese. Conseguentemente, nella nuova proposta di accordo di partenariato è stato specificato che la social sarà a valere su fondi nazionali, ma resta il tema di che cosa si metterà al posto delle risorse previste per la social card. Informa che il confronto tra Stato e Regioni per tali accordi e avviare la programmazione è molto serrato, con incontri pressoché quotidiani.

     

    Entra il consigliere Fiammenghi ed escono i consiglieri Grillini e Barbati.

     

    La dott.ssa FORNI sottolinea che è la prima volta che si cerca di attuare una politica integrata tra sociale e lavoro e suggerisce alla collega Bergamini di approfondire il tema della garanzia per i giovani.

     

    La dott.ssa BERGAMINI spiega che in concomitanza con la programmazione del programma operativo, l’Unione europea, con una raccomandazione del luglio 2013, ha invitato gli Stati membri a politiche aggiuntive straordinarie per l’occupazione giovanile e quindi ad attivare azioni mirate per consentire la formazione e l’istruzione dei giovani della fascia tra i 15 e i 24 anni, accompagnandoli in tal modo al lavoro. Tale raccomandazione è stata tradotta a livello nazionale in un programma operativo che vede un cofinanziamento di risorse dedicate a garanzia giovani; si tratta di risorse del fondo sociale europeo e risorse di cofinanziamento nazionale e regionale. Sulla base di tale programma nazionale, le Regioni sono organismi intermedi che possono dare attuazione alle misure programmate tenendo conto delle specificità dei territori, modificando e modulando gli interventi in un quadro complessivo.

    Dai dati emersi (anche in considerazione dei risultati della relazione di ritorno alla clausola valutativa della legge regionale n. 5 del 2011 in tema di istruzione e formazione professionale) è evidente che anche in Emilia-Romagna esiste un problema di esclusione sociale, che dipende da diversi fattori: carenza di istruzione, di accesso al sistema e al welfare scolastico. Tutti elementi che incidono pesantemente sulle possibilità dei giovani di avere un percorso di istruzione e di formazione del lavoro che porta anche alla mobilità sociale. Lo scopo dell’intervento rivolto ai giovani è quello di garantire loro almeno un diploma e una qualifica. Lo schema di convenzione col Ministero del Lavoro è stato recentemente approvato dalla Giunta; ci si avvia ora al negoziato con lo Stato per poter poi attuare le misure attuative, tra cui percorsi di orientamento anche di livello specialistico e tirocini formativi per i quali è previsto un cofinanziamento regionale (450 euro come indennità di partecipazione mensile a carico delle imprese per i tirocini).

    All’interno del piano vi sono azioni rivolte all’incentivazione dell’assunzione, dei contratti di alto apprendistato e di apprendistato per la qualifica, e misure che riguardano il servizio civile regionale. 

     

    La presidente DONINI evidenzia l’integrazione tra politiche sociali e politiche del lavoro, viste le interconnessioni e le ricadute che la crisi occupazionale produce nell’ambito dei bisogni sociali, ma molte delle questioni sollevate dalla dottoressa Bergamini saranno comunque approfondite in V Commissione, competente sulle politiche del lavoro. Sottolinea che il piano operativo regionale sarà oggetto di discussione in Commissione e di approvazione in aula. La Commissione IV è chiamata oggi a indicare gli atti che considera di proprio interesse sia per la fase ascendente che per quella discendente.

     

    Il consigliere POLLASTRI sostiene che il tema in oggetto ha una valenza importantissima anche perché è stato da sempre una delle linee di indirizzo tracciate dall’Unione europea per combattere la povertà e tentare di assumere misure per l’inclusione sociale, soprattutto giovanile. L’accordo di partenariato stanzierà, a livello complessivo, 3,1 miliardi, di cui una quota verrà trasmessa alla Regione. Ritiene che alcuni degli interventi, come ad esempio gli incentivi alle imprese, rappresentino una boccata d’ossigeno per la lotta alla disoccupazione giovanile e per il sostegno alle categorie più svantaggiate. A suo giudizio tali tipi di incentivi avevano dato dei buoni risultati anche quando parte dei fondi erano gestiti dalle Province; anche ora, che – a quanto ha appreso – sarà la Regione a riassumersi tale competenza, è necessario che tale misura venga mantenuta.

    In merito al progetto di legge che citava la dottoressa Bergamini, chiede i tempi previsti per la sua adozione. Inoltre domanda se l’Emilia-Romagna ha già avanzato, al tavolo di confronto con il Governo, qualche proposta alternativa alla social card introdotta dall’allora Ministro Tremonti. 

     

    La consigliera MARANI giudica che siano molte le questioni affrontate dal programma FSE, che vanno dall’inserimento lavorativo di disabili, svantaggiati, persone con difficoltà, fino al contrasto alla povertà e quindi ad azioni che riguardano semplicemente chi, giovane o non giovane, rispetto alla crisi del mondo del lavoro si trova in una condizione di grande difficoltà economica. Le politiche attive per il lavoro, che riguardano la generalità della popolazione, sia i giovani che non trovano lavoro, sia chi, meno giovane, lo ha perso e non è in grado di reinserirsi nel mondo del lavoro, prevedono moltissime azioni, provvedimenti e iniziative che non solo lo Stato ma anche l’Amministrazione regionale hanno affrontato in questi anni.

    Ritiene tuttavia che bisognerebbe concentrare l’attenzione sul tema dell’inclusione sociale di coloro che non vivono la difficoltà momentanea legata alle problematiche della disoccupazione e cioè di soggetti che hanno problemi di accesso al mondo del lavoro collegati a difficoltà soggettive, che provengono da condizioni di disabilità, di svantaggio o comunque da condizioni di fragilità sociale. Tali categorie necessitano di percorsi protetti, guidati e di soluzioni ad hoc, altrimenti il rischio è di disperdere risorse e di non mettere in campo azioni organiche rispetto alle suddette problematiche. Ricorda, al riguardo, la protesta generalizzata degli enti locali in merito alla legge sui tirocini, che non ha soddisfatto i bisogni di risposta di quella, sempre più ampia, fascia di popolazione in grave difficoltà. Ci si è accorti, in quel caso, che il tirocinio non era lo strumento adatto e adeguato a risolvere i problemi legati all’accesso nel mercato del lavoro.

    Giudica molto positiva l’iniziativa di predisporre una testo normativo che disciplini organicamente tutta la materia sul piano territoriale. Vi è l’esigenza di supportate i territori, apprestando interventi di natura diversa, non solo economici. Critica la misura della social card che non è stata utile a sostenere e promuovere il lavoro. Si augura che il progetto di legge venga al più presto discusso e votato.

     

    Il consigliere CORRADI critica la raccomandazione della Commissione europea, ricordata nel rapporto conoscitivo della Giunta, che, nell’ottica di favorire un ripristino di un percorso virtuoso di erogazione del credito da parte delle banche, suggerisce l’individuazione di misure che possano, incidendo sulla gestione e organizzazione bancaria, favorire la redditività degli istituti di credito. Non crede che la redditività degli istituti di credito sia lo strumento più adatto a favorire il ripristino del circuito virtuoso del credito.

    Chiede un approfondimento circa l’orientamento della Commissione europea volto a stanziare risorse per l’acquisto di derrate alimentari da distribuire alle persone più indigenti. Si tratta di un tema su cui l’Assemblea legislativa si è più volte espressa, anche con documenti votati all’unanimità. Chiede che tipo di sforzo la Regione intende fare in questa direzione, posto che quel tipo di investimento da parte della Commissione europea si è mosso in termini altalenanti (in un momento era stato addirittura cancellato, poi ridotto, poi reintegrato) e che la Commissione prevede, per l’attuazione di tale impegno, un periodo piuttosto lungo (2014 – 2020). Domanda inoltre se c’è la possibilità di impiegare parte di tali stanziamenti per rafforzare quel meccanismo e quella rete sociale di strutture di volontariato che si occupano della fase materiale della gestione e della distribuzione delle derrate alimentari.

     

    La presidente DONINI precisa che il tema dell’accesso al credito e delle modalità con le quali si stabiliscono le relazioni tra sistema bancario, istituzioni europee e Paesi dell’Unione sarà oggetto di discussione della Commissione che si occupa delle politiche economiche.

     

    La dott.ssa BERGAMINI sottolinea che le definitive modalità di impiego e utilizzo delle risorse del programma operativo regionale non sono ancora state fissate, essendo ancora in atto il confronto con lo Stato. La Regione sta strutturando un programma operativo che complessivamente è di 807 milioni di euro (tra fondo sociale europeo e cofinanziamento regionale), la stessa cifra della precedente programmazione e il 20% di tale somma sarà destinata all’inclusione. Per il programma garanzia giovani, le risorse gestite direttamente dalla Regione, attraverso un piano d’attuazione regionale, sono 74 milioni di euro.

    Circa la preoccupazione manifestata dalla consigliera Marani, assicura che la Regione terrà in debita considerazione la situazione di coloro che rischiano l’esclusione per ragioni legate a disabilità e condizioni personali e soggettive.

    Rispetto al tema dei giovani e della crisi, spiega che già nel 2011 negli indirizzi regionali si individuava un elemento di preoccupazione rispetto a una crescita della disoccupazione giovanile. Oggi si è aggiunto un ulteriore problema, cioè che la crisi economica sta incidendo pesantemente sulla capacità dei giovani di accedere alla istruzione e alla formazione: sta crescendo il tasso di dispersione, cioè il numero di giovani che non hanno almeno una qualifica o un diploma, in conseguenza dell’aumento della povertà delle famiglie; per la laurea, dai dati a disposizione (che riguardano la percentuale di popolazione tra i 29 e i 34 anni che hanno almeno una laurea) dimostra che ancora l’ondata di crisi non è sopraggiunta, sebbene i dati dell’iscrizione all’Università siano in pesante calo. Cresce anche la domanda di borse di studio a tutti i livelli. Perciò il tema non è solo la disoccupazione, ma il rischio che la crisi si rifletta sui possibili sviluppi individuali dei giovani.

    Circa il rapporto tra imprese e giovani, richiama il piano giovani nel 2012, strumento di straordinaria importanza per l’occupazione giovanile a sostegno del fare impresa. L’obiettivo era promuovere l’occupazione giovanile attraverso misure formative e di incentivazione alle imprese, ma anche attraverso percorsi mirati di sostegno alla creazione di nuove imprese e al sostegno e strategie specifiche di sostegno agli imprenditori. Nel nuovo piano d’attuazione si parte dalla consapevolezza che per garantire l’occupazione dei giovani è necessaria la partecipazione attiva delle imprese, perché la Regione non crea da sola occupazione.

    Rispetto al tema delle Province, ammette che ci sono delle difficoltà perché non sono chiare le competenze che rimarranno in capo a tali enti e quali quelle che verranno allocate altrove. I centri per l’impiego verranno riconfigurati, ma la presenza pubblica sarà garantita. Aggiunge che ipotizzando che le Province non ci siano più, è evidente che sarà la Regione a doversi occupare delle competenze in materia di lavoro che prima spettavano agli enti locali.

    Sulla social card ribadisce che il fondo sociale europeo non la finanzia e, pertanto, non possono essere immaginati nemmeno interventi straordinari sulle persone che impattano sui territori e che hanno una regia che non è regionale. Bisogna evitare che la programmazione nazionale si sovrapponga, anziché essere complementare e integrativa, alle programmazioni regionali.

     

    La dott.ssa FORNI aggiunge, in relazione al tema della social card, che la sottosegretaria Guerra, avvalendosi di esperti nazionali che si erano occupati di reddito minimo di inserimento, ha formulato una proposta alternativa, la cosiddetta SIA, che comporta una spesa intorno ai 6 miliardi, cioè una carta acquisti, collegata alla presa in carico del servizio sociale. Non si tratta perciò di una semplice erogazione di fondi, ma è una erogazione di fondi con condizionalità. La sperimentazione di tale misura sta, però, dando dei problemi, ma gli assessori alle politiche sociali si sono già espressi con un documento che, pur contenendo alcune critiche, valuta nel complesso positiva l’iniziativa.

    Il progetto di legge di cui si è fatto cenno in diversi interventi è oggetto di studio e confronto di un gruppo di lavoro, di cui fanno parte membri di diversi servizi (sociale, sanità, lavoro, legislativo) ma anche operatori delle Asl e dei Comuni.

    Le preoccupazioni manifestate dalla consigliera Marani in relazione a determinate categorie di soggetti saranno approfondite e affrontate, tenendo conto che tali tematiche sono oggetto di discipline diverse, nazionali e regionali, perciò ogni eventuale intervento dovrà essere opportunamente calibrato. Il gruppo di lavoro entro giugno dovrà produrre un documento che sarà poi utilizzato per la redazione del progetto di legge che – si auspica – possa essere approvato entro la fine della legislatura.

     

    La dott.ssa TOMMASINI fa notare che nella bozza di parere il fondo europeo per gli aiuti agli indigenti (FEAD), in cui sono previsti 3,5 miliardi a livello comunitario, è segnalato come argomento di interesse della Commissione. Aggiunge che il tema degli indigenti è annoso e diversi sono stati gli interventi della Regione, tra cui la legge sul recupero alimentare. Sono stati confermati gli investimenti che la Comunità europea destinava per le derrate alimentari; il fondo prevede un cofinanziamento nazionale (gli stanziamenti provengono per l’85% dalla Comunità europea e per il 15% a livello nazionale). A livello nazionale, assieme alle organizzazioni caritative che si occupano del tema, si sta ragionando sulla questione. Ricorda che il piano sociale sanitario regionale prevede azioni a contrasto dell’impoverimento tra le quali la somministrazione dei beni alimentari e non solo. Il FEAD non si occuperà solo della questione delle derrate alimentari, ma anche di altri interventi, non da ultimo degli strumenti formativi (libri di scuola, materiale didattico) per agevolare i meno abbienti. La legge regionale n. 12 del 2007 riguarda, nello specifico, il recupero alimentare. Tale norma ha consentito alle politiche sociali di lavorare con diversi soggetti del territorio (Caritas, CSV), ma anche e soprattutto con gli enti locali per coordinare le iniziative.

     

    Esce la consigliera Marani.

     

    Il consigliere CORRADI dichiara che ciò che gli interessa è se una parte del finanziamento comunitario può anche essere destinata al rafforzamento della rete che sostiene e distribuisce le derrate alimentati.

     

    La dott.ssa TOMMASINI reputa che, al momento, sia corretto rimandare la questione al tavolo nazionale, cui partecipa anche la Regione.

     

    Il consigliere VILLANI chiede se il 15% del finanziamento sia solo nazionale e perciò non vi sia compartecipazione da parte della Regione.

     

    La dott.ssa TOMMASINI conferma che è così.

     

    La presidente DONINI cede la parola al dott. Cilione che tratterà del recepimento in fase discendente della direttiva europea sulla sanità transfrontaliera. L’Italia ha recepito formalmente la direttiva, entrata in vigore il 1° aprile 2014, che prevede una serie di adeguamenti anche di carattere normativo che riguardano tutte le Regioni. Si tratta di un tema che, presumibilmente, dovrebbe essere contenuto nella legge comunitaria del prossimo anno.

     

    Il dottor CILIONE precisa che si interverrà sul piano normativo solo se necessario. Come ricordato, è stata recepita recentemente la direttiva sulla sanità transfrontaliera. Ciò significa che un cittadino italiano può andare fuori dal proprio territorio nazionale per ottenere una prestazione, pagarne la spesa (perché si tratta di assistenza indiretta) e farsi rimborsare sulla base delle tariffe regionali vigenti. Si tratta di una garanzia e di un diritto che si aggiungono alle altre possibilità di ottenere cure, al di fuori del territorio nazionale, che erano già previste da normative. Rammenta in proposito la cosiddetta TEAM, cioè la tessera sanitaria che consente di ottenere le cure urgenti quando si è in un paese dell’Unione europea. Dunque, esiste già la possibilità per il cittadino di andare all’estero in centri di altissima specializzazione anche al di fuori dei paesi dell’Unione europea (Stati Uniti, Giappone) a fronte di casi piuttosto problematici e gravi. In questo caso il cittadino si reca presso la propria Azienda per ottenere l’autorizzazione ad andare in un centro di alta specializzazione nell’Unione europea e in Svizzera. L’Azienda che rilascia l’autorizzazione può direttamente pagare le prestazioni sostenute dal cittadino fuori dall’Unione europea.

    Oggi c’è un’ulteriore possibilità: andare presso centri, anche privati, non convenzionati, né accreditati col sistema di cura presso cui ci si rivolge, ricevere la prestazione e ottenere il rimborso delle spese. Tale nuova opportunità è stata commentata in due modi diversi: c’è chi la ritiene un tema di “libera scelta”, tanto il costo per il Servizio sanitario regionale rimane invariato perché sarebbe il medesimo se il soggetto si fosse fatto curare in Italia; c’è chi invece ritiene necessario regolamentare il percorso, condizionarlo a una serie di vincoli e verifiche precedenti, e considerare la possibilità di andare fuori dal proprio territorio ancora come un’eccezione. Il decreto legislativo n. 38 del 2014 fornisce già delle risposte perché elenca delle prestazioni per le quali è necessario comunque avere l’autorizzazione preventiva, mentre per le altre prestazioni, si prevede comunque che il cittadino possa presentare una domanda preventiva di verifica all’Azienda sanitaria, per accertare che non ci siano dei problemi successivi nel rimborso della prestazione. Vi è infatti la possibilità di negare tale diritto quando c’è un rischio per il paziente o un rischio su chi fornisce la prestazione. La prima esigenza che si pone è quindi quella di garantire ai cittadini una certa chiarezza e la tutela dei diritti che gli sono stati riconosciuti dalla normativa comunitaria prima e ora anche dalla normativa nazionale; successivamente si tratterà di intervenire per semplificare il sistema poiché coesistono normative nazionali e regionali.

    Oggi la prima preoccupazione è fare chiarezza con le Aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna, con le altre Regioni e con il Ministero per garantire i cittadini consentendo loro di esercitare i loro diritti. In questo senso si sta lavorando a linee guida comuni fra tutte le Regioni, in collaborazione con il Ministero. Le questioni verranno discusse con le Aziende dell’Emilia-Romagna affinché adottino delle procedure omogenee.

    Il decreto legislativo - continua - prevede una clausola di cedevolezza per cui le Regioni possono intervenire e stabilire alcuni aspetti, ulteriori o anche sostitutivi della disciplina statale; è evidente che l’attivazione di tale clausola potrà avvenire solo nel momento in cui ci sarà maggior chiarezza.

     

    Il consigliere POLLASTRI sottolinea che – come chiarito dal dott. Cilione – la clausola di cedevolezza consente alla Regione di intervenire con una propria disciplina. Si dovrà attendere dunque la posizione che assumerà in proposito l’Assessore alla sanità.

     

    Il consigliere VILLANI ritiene che l’Unione europea abbia inteso estendere la possibilità per i cittadini dei Paesi membri di curarsi fuori dai proprio confini perché, in questi anni, sono stati molti coloro che si sono recati all’estero per curarsi. Rileva, tuttavia, che ci sono delle difficoltà a gestire tale nuova procedura per cui reputa la clausola di cedevolezza come uno strumento di garanzia per i cittadini al fine di agevolare e semplificare l’iter procedurale.

     

    Il dottor CILIONE precisa che il sistema precedente non viene sostituito, ma oggi si introduce nello stesso una possibilità in più per i cittadini.

     

    Il consigliere VILLANI ripete che, al fine di rendere effettivamente operativo il sistema, è utile attivare la clausola di cedevolezza.

     

    La presidente DONINI evidenzia che la bozza di parere si limita a sollevare il tema e a indicare la necessità di continuare a seguire gli effetti del recepimento della direttiva sulla sanità transfrontaliera, con un accenno all’impatto dell’innovazione introdotta e al modo di far funzionare la clausola di cedevolezza.

     

    Il dottor CILIONE sottolinea che il regolamento precedente è rimasto in vigore nonostante l’adozione della direttiva. Stante così le cose, un cittadino può andare in Azienda per ottenere una specifica cura presso un paese dell’Unione europea e trovarsi di fronte a due possibilità: ottenere l’autorizzare ai sensi del regolamento e in questo caso paga direttamente l’Azienda, oppure attivare la procedura prevista dalla direttiva. Il Ministero suggerisce di applicare l’iter del regolamento perché più conveniente per i cittadini. Tuttavia la direttiva prevede in più la possibilità – non contemplata dal regolamento - di ottenere le prestazioni anche da un privato. Dunque, convivono diversi regimi di autorizzazione. La clausola di cedevolezza potrebbe servire per unificare e fondere questi diversi sistemi, ma appare preliminarmente opportuno confrontarsi con le altre Regioni. Nel frattempo, vi è l’esigenza di fornire alle Aziende delle linee guida che facciano il più possibile chiarezza.

     

    Il consigliere VILLANI fa notare che le indicazioni sono di agevolare il sistema transfrontaliero.

     

    Il dottor CILIONE ribatte che è vero che si tratta in prevalenza di mobilità passiva, tuttavia esiste anche quella in entrata, che è un tema di grande interesse anche per le strutture sanitarie dell’Emilia-Romagna.

     

    La presidente DONINI introduce la parte riguardante la fase ascendente, sottolineando che il programma legislativo della Commissione europea non contempla proposte di particolare rilievo relativamente a sanità e politiche sociali, pertanto nella bozza del parere sono segnalati la revisione della legislazione sull’igiene alimentare e l’atto europeo per l’accessibilità. Cede quindi la parola alla dottoressa Attili.

     

    La dott.ssa ATTILI, riprendendo le osservazioni del consigliere Corradi che aveva suggerito di destinare una parte delle risorse del FEAD per aiuti diretti non solo agli indigenti ma anche a quelle reti che si occupano di strutturare interventi e azioni specifiche, suggerisce di integrare la parte della bozza di parere con un invito alla Giunta regionale a partecipare attivamente con il Governo, nelle opportune sedi, alla definizione dei programmi di attuazione del FEAD, evidenziando l’importanza di azioni di sostegno anche all’attività dei soggetti che operano nei territori, come le associazioni di volontariato, allo scopo di ottimizzare l’efficacia degli interventi a favore dei meno abbienti.

     

    La presidente DONINI, in assenza di ulteriori interventi, mette in votazione il parere così come integrato.

     

    La Commissione esprime parere favorevole con 24 voti favorevoli (PD, LN, FDS), nessun contrario e 5 astenuti (FI-PDL)

     

    C162 - Richiesta di parere alla competente Commissione sullo schema di intesa fra la Regione Lombardia e la Regione Emilia-Romagna concernente il riordino dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell'Emilia-Romagna, ai sensi dell'art. 21 della l.r. 16/2008.

     

    La presidente DONINI introduce l’oggetto, ricordando che si era già intervenuti con legge regionale per recepire le norme nazionali in materia di riduzione dei componenti degli organi di enti e istituti. Ora occorre modificare altri articoli della legge istitutiva dell’Istituto zooprofilattico e a tal fine il presidente Errani sottoscriverà un’intesa con il presidente della Regione Lombardia, dopo che la Commissione si sarà espressa in merito allo schema di intesa. Una volta siglato tale atto, verrà elaborata la necessaria modifica legislativa. È evidente che la legge emiliano-romagnola e quella lombarda devono essere identiche perché l’istituto è unico.

     

    Il dott. SQUINTANI spiega brevemente che l’Istituto zooprofilattico è il laboratorio ufficiale che supporta il controllo ufficiale in tema di sicurezza alimentare e di sanità pubblica veterinaria: tutte le analisi e i campioni trasmessi dalle Usl, dal Nas o da qualsiasi ente pubblico, vengono inviati a tale Istituto. In ambito nazionale ci sono una serie di istituti analoghi che hanno solitamente valenza su più Regioni; quello dell’Emilia-Romagna e della Lombardia è il più importante a livello nazionale. Per l’Emilia-Romagna in particolare, tale organismo ha un ulteriore valore aggiuntivo: siccome l’Istituto nasce con lo scopo di seguire tutto quello che riguarda la profilassi degli animali e degli alimenti di origine animale, la Regione ha voluto da tempo ampliare queste competenze, aggiungendo anche quelle relative agli alimenti di origine vegetale prima svolte da ARPA (cui rimangono altre competenze come la potabilità dell’acqua, la radioattività e i fitosanitari).

    Nel 2012 il Ministero ha adottato un decreto legislativo per il riordino degli enti vigilati dal Ministero, tra cui anche gli istituti zooprofilattici, i quali operano non solo per le Regioni ma anche per lo Stato in relazione ad una serie di attività di cui poi si deve rendere conto anche a livello internazionale. Tale decreto ha introdotto diverse novità: la scelta dei criteri per la nomina del direttore generale ispirati al principio di trasparenza; i requisiti e la composizione degli organi istituzionali, in particolare del consiglio di amministrazione; l’ipotesi di poteri sostitutivi del Ministero in caso di mancato accordo delle Regioni (segnala che ci sono Regioni, soprattutto del centro sud, che non hanno mai emanato leggi in materia e gli Istituti sono retti da commissari). È stato, inoltre, abolito il comitato di controllo, composto dai presidenti delle Giunte o assessori delegati e da dirigenti veterinari e amministrativi.

    Aggiunge che il lavoro svolto è il risultato della collaborazione e condivisione, a livello tecnico, tra Emilia-Romagna e Lombardia e che l’impegno si è protratto a lungo nel tempo per diverse ragioni. Oggi sia il direttore generale che il consiglio di amministrazione dell’Istituto sono commissariati perciò è opportuno procedere celermente.

     

    Il dott. CILIONE spiega che una volta conclusosi il percorso normativo con l’approvazione della legge che ratificherà l’intesa, si potranno insediare i nuovi organi che avranno il compito di adottare gli atti fondamentali per la riorganizzazione dell’Istituto. Ci si augura che lo sforzo fatto contribuisca all’accrescimento delle competenze tecniche in seno agli organi dell’Istituto e che si dia vita ad una riorganizzazione che consenta di allineare il più possibile l’ente alla disciplina, alle regole e agli indirizzi valevoli per le Aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna e della Lombardia. Aggiunge che, rispetto alla versione precedente, è stato eliminato il passaggio che prevedeva che il presidente dell’Istituto dovesse essere scelto, a turni alterni, fra Regione Lombardia e Regione Emilia-Romagna, perché non pareva in linea con le esigenze di individuazione delle competenze tecniche più adeguate e idonee a comporre il Consiglio di amministrazione che è la sede in cui si prendono le decisioni strategiche. Inoltre, sono state previste delle riduzioni di compensi e si sono adeguate le procedure di nomina e i requisiti del direttore generale a quelle delle Aziende sanitarie. Si è mirato a equiordinare definitivamente le competenze della Lombardia con quelle dell’Emilia-Romagna nel governo e nelle decisioni strategiche riguardanti l’Istituto. Tutte le decisioni, pertanto, dovranno essere assunte insieme, attraverso la concertazione degli uffici tecnici e la condivisione delle scelte politiche da parte di entrambe le Regioni.

     

    Il consigliere POLLASTRI evidenzia che, nonostante i miglioramenti, si poteva fare un ulteriore sforzo, cioè ridurre il numero dei componenti del consiglio di amministrazione da 5 a 3, prevedendo una nomina da parte, rispettivamente, di Ministero, Regione Lombardia e Regione Emilia-Romagna. Inoltre, chiede se, in una prospettiva futura, sia pensabile che facciano parte dell’Istituto altre Regioni limitrofe, al fine di ridurre ulteriormente i costi.

     

    Il consigliere CORRADI chiede un chiarimento sulla procedura e cioè se per i contenuti dell’atto in esame (la cui fissazione è attribuita alle Regioni dalla legge nazionale) è comunque previsto un passaggio di validazione da parte del Ministero o se rimane una procedura esclusivamente riconducibile all’attività delle due Regioni.

    Osserva inoltre che mentre per il direttore generale - comprensibilmente - sono previsti requisiti di competenza specifica ed è dettagliato il meccanismo di individuazione delle competenze, per i componenti del consiglio di amministrazione il richiamo rimane generico: a suo giudizio sarebbe opportuno specificare più dettagliatamente i requisiti anche per tali soggetti, visto che l’organo ha funzioni meramente tecniche.

    Infine, si dichiara perplesso perché nel testo si prevede che l’Istituto possa anche occuparsi di produzione, commercializzazione e distribuzione di prodotti medicinali e chiede spiegazioni in merito.

     

    Il consigliere VILLANI interviene sull’ultima questione sollevata dal collega Corradi e invita a porre attenzione sulla parte in cui si prevede che per l’erogazione delle prestazioni sia assicurata la prevalenza delle attività ordinarie e non venga ad essa arrecato pregiudizio e siano adottate le misure necessarie per evitare conflitto di interessi. Se si mantenesse la possibilità di produrre e commercializzare farmaci ad uso veterinario è chiaro che ci sarebbe un evidente conflitto di interessi. Propone, dunque, di eliminare tale passaggio. Aggiunge che, dal momento che la legge era datata e che è in atto un cambiamento piuttosto vorticoso negli assetti organizzativi degli enti in generale del Paese, si poteva prevedere un consiglio d’amministrazione un po’ più snello e prevedere alcuni requisiti rispetto ai curricula di coloro che ambiscono ad entrare in tali organismi. Ribadisce che la critica principale riguarda la possibilità di produzione e distribuzione di medicinali, che a suo giudizio rappresenta un conflitto d’interesse macroscopico rispetto alle premesse e all’attività classica che l’Istituto ha sempre fatto cioè la ricerca.

     

    Il consigliere POLLASTRI chiede quali sono i compensi del direttore generale, di quello amministrativo e di quello sanitario.

     

    Il consigliere BARBIERI sottolinea che l’Istituto, occupandosi di ricerca, produce dei risultati, perciò – a suo giudizio – la produzione non va confusa con la commercializzazione. Ritiene, al contrario dei colleghi che lo hanno preceduto, che si offra un’opportunità in più. 

     

    Il consigliere VILLANI ritiene non corretto il ragionamento del consigliere Barbieri perché un ente pubblico che ha, tra gli scopi statutari, la ricerca, la farmacovigilanza, la sorveglianza epidemiologica debba mettere a disposizione i risultati ottenuti a chi i farmaci li produce, perché altrimenti si crea il conflitto d’interessi di cui si è detto. Aggiunge che potrebbero conseguire dei contenziosi, visto che qualche azienda farmaceutica a livello europeo potrebbe fare causa.

     

    Il consigliere BARBIERI ritiene che il ruolo del pubblico non sia solo di spesa: una struttura che opera sul mercato deve avere la possibilità di essere competitiva, riducendo i costi.

     

    Il consigliere CORRADI sottolinea che vi sono delle incongruenze evidenti perciò reputa necessario emendare il testo prima di approvarlo.

     

    La presidente DONINI chiede ai tecnici se è possibile intervenire sul testo per arricchire i contenuti dell’intesa. 

     

    Il dottor CILIONE chiarisce che l’intesa non è ancora stata sottoscritta, ma dopo che sarà siglata il contenuto del progetto di legge sarà di fatto blindato perché già concordato con la Regione Lombardia.

    Circa il numero dei componenti del consiglio di amministrazione, spiega che si era previsto un numero maggiore per le Regioni per evitare che pesasse troppo il voto del Ministero. Se la Commissione propone una riduzione, verrà sottoposta alla Lombardia tale possibile modifica nella composizione dell’organo.

    Le diverse modalità di nomina del consiglio di amministrazione e del direttore generale si giustificano sulla base del fatto che mentre quest’ultimo è un funzionario dirigente, i primi sono figure di alta amministrazione. Per entrambi sono previste competenze in materia veterinaria, ma nel caso del direttore generale vi è un elenco di idonei (come avviene per le Aziende sanitarie) tra cui scegliere e si stipula un contratto di lavoro, mentre per quanto riguarda il consiglio di amministrazione, quale luogo strategico delle decisioni fondamentali che riguardano l’organizzazione e il funzionamento dell’istituto, vi è più discrezionalità nella scelta.

    Circa il trattamento economico, il direttore generale percepisce la stessa somma del direttore di un’Azienda sanitaria (quindi circa 150.000 euro, cui può aggiungersi un ulteriore 20% corrisposti per risultato).

     

    Il dottor SQUINTANI chiarisce che il contenuto del documento è il medesimo del decreto legislativo, perciò risulta difficile pensare di poterlo emendare. L’articolo 9 del decreto legislativo n. 106 del 2012, infatti, prevede che gli Istituti zooprofilattici possono associarsi per lo svolgimento delle attività di produzione, immissione in commercio e distribuzione di medicinali e altri prodotti necessari alle attività di sanità pubblica veterinaria. Segnala che la produzione riguarda quasi esclusivamente vaccini e spiega che la ratio della disposizione deriva dalla necessità di avere disponibili con urgenza vaccini particolari in caso di emergenze sanitarie, la cui produzione non può essere delegata ai privati.

    Circa il numero dei componenti del consiglio di amministrazione, invita a considerare quanto detto dal collega Cilione perché, se venisse accolta la proposta di ridurre a 3 i componenti, è possibile che sia il Ministero a decidere l’indirizzo che deve seguire l’Istituto, condizionandone l’attività.

     

    La presidente DONINI, chiede al collega Pollastri se intende far mettere ai voti la sua richiesta di modifica.

     

    Il consigliere POLLASTRI chiede che la Commissione si esprima sulla sua proposta di ridurre da 5 a 3 i componenti del Consiglio di amministrazione, in modo che le Regioni abbiano ciascuna un rappresentate e non più due come all’articolo 5, comma 1, dell’intesa.

     

    La presidente DONINI mette in votazione la proposta.

     

    La Commissione respinge la proposta di modifica con 20 voti contrari (PD, FDS), 5 favorevoli (FI- PDL) e 4 astenuti (LN).

     

    La presidente DONINI chiede quindi alla Commissione di esprimersi sullo schema di deliberazione C162.

     

    La Commissione esprime parere favorevole con 20 voti favorevoli (PD, FDS), nessun contrario e 9 astenuti (FI-PDL, LN).

     

    3997 - Progetto di legge d'iniziativa del consigliere Mandini: "Integrazioni alla legge regionale 21 agosto 1997, n. 29 (Norme e provvedimenti per favorire le opportunità di vita autonoma e l'integrazione sociale delle persone disabili)" (21 05 13).

     

    La presidente DONINI spiega che la Commissione è chiamata a nominare il relatore e propone di nominare il consigliere Mandini, oggi assente per motivi istituzionali.

     

    La Commissione nomina relatore il consigliere Mandini

    con 29 voti favorevoli (PD, FI-PDL, LN, FDS),

    nessun contrario e nessun astenuto.

     

    La seduta termina alle ore 12,30.

     

    Approvato nella seduta del 13 maggio 2014.

     

    La Segretaria

    La Presidente

    Nicoletta Tartari

    Monica Donini